
(Adnkronos) - Il primo derby d'Italia, sul mercato, lo vince la Juventus. Il club bianconero - stando alle ultime news di oggi - si è assicurata le prestazioni di Tegra Bolongo, un giovane attaccante di 15 anni proveniente dal Losanna, su cui era forte anche l'interesse dell'Inter. Ma chi è Bolongo?
Tegra Bolongo è un centravanti di appena 15 anni, ma che si è fatto notare nelle giovanili del Losanna soprattutto per la sua grande forza fisica. Nonostante la giovane età, l'attaccante è alto 1,94 e può vantare anche una buona tecnica. Mancino di piede, ha segnato 14 gol nell'ultimo campionato Elite Under 16 svizzero, venendo convocato dalla nazionale elvetica, nonostante le sue origini congolesi.
La casa di Lola è la casa che l'artista Maria Lai (chiamata in
famiglia Lola) ha frequentato fin dall'infanzia e dove ha vissuto,
per oltre 20 anni, al rientro in Sardegna. In questa abitazione
incantata ha lavorato alle tele cucite, ai libri scritti con ago e
filo, alle ceramiche, ai telai policromi, qui ha inventato giochi e
scritto filastrocche per i nipoti, in queste stanze ha incontrato e
ospitato gli artisti suoi amici. Una mostra fotografica racconta la
vita che pervade questa casa, nelle cui stanze è possibile sentire
la presenza della persona che lì ha vissuto per tanti anni.
L'esposizione "A casa di Lola, sulle tracce di Maria Lai" di Pietro
Basoccu è ospitata all'Anfiteatro Caritas di Tortolì, sulla costa
orientale della Sardegna, fino al 9 settembre nell'ambito della
manifestazione della Pastorale del Turismo 2026 "Largo ai
sognatori", organizzata della Diocesi di Nuoro e Lanusei.
L'Università di Cagliari lancia un'offerta formativa con forti
sbocchi occupazionali: laboratori, agenzie governative, reparti
speciali forze dell'ordine, Dogane, Monopoli, enti impegnati nella
lotta al traffico illecito di rifiuti, operazioni di recupero e
contrasto di reati contro patrimonio naturalistico e aree
archeologiche, abusivismo edilizio. "Promuoviamo una formazione
innovativa e multidisciplinare in ambito nazionale che colma una
lacuna sul territorio" rimarca la coordinatrice, Patrizia Zavattari
Nel pomeriggio la Cittadella universitaria di Monserrato ospita il
primo incontro tra Patrizia Zavattari (docente ordinaria del
dipartimento Scienze biomediche), docenti, vertici forze
dell'ordine ed enti coinvolti nel corso di laurea magistrale Taf,
Tossicologia ambientale e forense. Il corso - unico nel panorama
accademico nazionale per offerta formativa, struttura didattica e
partner - offre una formazione multidisciplinare a 360 gradi in
ambito tossicologico, della salute, ambientale e forense. L'accesso
è libero sia per i laureati provenienti dalla triennale in Scienze
tossicologiche e controllo di qualità, sia da altre aree
disciplinari. Tra queste, biologia, farmaceutica, tecnici di
laboratorio, botanica, geologia, genetica, chimica, ecologia,
giurisprudenza, medicina del lavoro, risorse minerarie,
antropologia. L'incontro è aperto alle testate giornalistiche.
(Adnkronos) - Il settore degli investimenti mostra segnali di forte dinamismo in Italia nei primi sei mesi dell’anno con una crescita delle operazioni di M&a, private equity, venture capital e degli investimenti in infrastrutture digitali. È quanto emerge dall’EY-Parthenon Bulletin, secondo cui la vera sfida per il Paese sarà trasformare questa fase di espansione in una crescita economica strutturale, intervenendo su nodi cruciali come produttività, competenze, costo dell’energia e nuove tecnologie. Secondo le stime del report, l’economia italiana dovrebbe registrare una crescita del Pil dello 0,6% nel 2026, sostenuta soprattutto da consumi e investimenti, in un contesto internazionale ancora caratterizzato da incertezza geopolitica e tensioni commerciali. Parallelamente, emerge un clima di fiducia nel mondo imprenditoriale: il 74% dei ceo italiani prevede di realizzare operazioni di M&a nei prossimi mesi, una quota superiore alla media europea e globale, mentre il 68% intende incrementare gli investimenti in intelligenza artificiale, considerandola un fattore strutturale di competitività.
Secondo Marco Daviddi, managing partner Ey-Parthenon in Italia: “Tra il 2020 e il 2025 l’economia italiana -sottolinea- ha mostrato una capacità di recupero superiore a quella spesso rappresentata nel dibattito pubblico: il Pil nominale è cresciuto del 36%, superando Germania e Francia, mentre il Pil reale pro capite ha registrato, secondo le nostre stime, un incremento compreso tra il 10% e l’11%, collocando l’Italia ai vertici della crescita cumulata tra i principali Paesi europei.
Oggi non osserviamo segnali di recessione, ma una crescita positiva, seppur contenuta, che riflette un percorso di trasformazione ancora troppo lento. In questo quadro, i 700 deal di M&a annunciati nel primo semestre del 2026 (+18%) e la propensione agli investimenti espressa dal 74% dei ceo italiani confermano la volontà delle imprese di accelerare i processi di crescita e consolidamento. Il punto centrale non è quindi una fragilità congiunturale, quanto piuttosto la difficoltà di tradurre i fattori di tenuta in una traiettoria di sviluppo più robusta e persistente. La competitività delle imprese italiane è reale, così come la capacità di adattamento agli shock, ma operano all’interno di un sistema che continua ad essere frenato da vincoli strutturali: demografia, energia, salari e adozione delle tecnologie. La vera sfida oggi non è comprendere se il Paese sia sufficientemente solido, ma se sarà in grado di aumentare la velocità con cui affronta il cambiamento", continua ancora.
Nel dettaglio, nei primi sei mesi del 2026 sono state annunciate 700 operazioni di M&a, +18% rispetto alle 595 dello stesso periodo del 2025, per un controvalore complessivo di 25,3 miliardi di euro (+35%). A trainare il mercato, sono soprattutto l’industria manifatturiera, la tecnologia, i beni di consumo e i servizi. A livello mondiale il valore delle operazioni ha raggiunto 3.000 miliardi di dollari, il valore più elevato mai registrato in soli 6 mesi con una crescita del 42% rispetto al primo semestre del 2025. Continua anche il rafforzamento del Private equity i cui fondi hanno partecipato a 330 operazioni su target italiane per un valore complessivo di 7,9 miliardi di euro, rappresentando il 47% degli acquirenti presenti sul mercato. Oltre la metà delle transazioni (56%) riguarda operazioni add-on, segnale di una strategia sempre più orientata al consolidamento industriale delle società già in portafoglio.
Segnali di maturazione giungono anche dal venture capital con investimenti saliti a 673 milioni di euro (+47%), mentre il numero di operazioni si è ridotto da 132 a 104, una dinamica che riflette una maggiore selettività del mercato e un aumento della dimensione media dei round, passata da circa 3,5 a 6,5 milioni di euro. Nel Real estate gli investimenti hanno raggiunto 7,2 miliardi di euro (+24%) con gli asset alternativi, tra cui logistica, hospitality, infrastrutture operative, che rappresentano circa il 60% del mercato complessivo. Tra i comparti più strategici figurano, infine, i data center, considerati cruciali per lo sviluppo dell’Ia e del cloud. In Italia sono in via di sviluppo progetti per oltre 300 MW di capacità installata e investimenti stimati di 25 miliardi di euro entro il 2028.
Per Marco Daviddi, managing partner EY-Parthenon in Italia: “Il ruolo del capitale si sta ridefinendo in chiave sempre più selettiva e trasformativa. La sfida dei prossimi anni sarà rendere il Paese meno dipendente da fattori ciclici e più sostenuto da condizioni strutturali favorevoli all’attrazione dei talenti e alla crescita delle imprese, come condizione per poter garantire equità e sviluppo. Le sfide demografiche, energetiche, di trasformazione digitale e tecnologica che il Paese deve affrontare sono note da tempo. Ciò che farà la differenza sarà la capacità di affrontarle con un senso di urgenza che finora è spesso mancato. Perché il rischio principale per l’Italia non è una crisi economica. È l’illusione che il tempo giochi ancora a nostro favore", conclude.
Clicca qui per il report completo.

(Adnkronos) - Resta in carcere il 26enne tunisino, immigrato irregolare in Italia, che ha confessato di aver ucciso il giornalista Luca Esposito, all'anagrafe Luigi, colpito violentemente e poi dato alle fiamme nella notte tra sabato e domenica della scorsa settimana a Eboli (Salerno).
Stamattina si è tenuta l'udienza di convalida del fermo davanti al gip del tribunale di Salerno per il 26enne, fermato dai carabinieri la notte tra venerdì e sabato dopo due giorni di ricerche nelle campagne di Eboli. Assistito dall'avvocato Giovanni Mauri, il 26enne ha confermato in parte le dichiarazioni già rese durante il fermo ed ha aggiunto ulteriori dettagli su quanto accaduto quella notte.
Il giudice ha confermato il quadro accusatorio e per il momento contesta al 26enne i reati di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione e soppressione di cadavere. Per lui, il gip ha disposto la misura cautelare in carcere.

(Adnkronos) - 'E poi... non ti ho vista più' virale grazie su TikTok a 23 anni dalla sua uscita. Il singolo dei 360 Gradi - il gruppo dietro al successo di 'Sandra' del 1999 - impreziosito dal featuring di Fiorello è pronto a (ri)conquistare l'estate italiana.
"'E poi... non ti ho vista più', e invece è tornata e la stiamo risentendo su TikTok", commenta ironico lo showman all’Adnkronos. "Ma che bella questa cosa! Evviva, mi fa molto piacere. Ballatela sotto il sole, sul pattino, su una canoa. Divertitevi", aggiunge divertito. Per 'Fiore Nazionale' e per il duo formato da Stefano Gentili e Marco Faragli è un ritorno inatteso ma perfettamente in linea con la logica dei social: un serbatoio infinito dove le canzoni rinascono, cambiano contesto, trovano nuove generazioni e nuovi modi di essere ascoltate.
Correva l'anno 2003. Tra il trionfo di 'Gocce di memoria' di Giorgia e 'Un’emozione per sempre' di Eros Ramazzotti, in radio risuonava 'E poi... non ti ho vista più'. Una di quelle canzoni che ti prende subito, perché racconta un sentimento universale, dove tutti possono riconoscersi: un amore che si spegne all'improvviso. Una presenza che svanisce tra la folla, mentre i pensieri si sfilacciano su una melodia sospesa tra malinconia e dolcezza. Il brano racconta un addio improvviso: una storia semplice e autentica, dove si ama, si perde e si ricomincia. Leggendo il testo si capisce subito che la canzone non vuole consolare né urlare il dolore, ma preferisce mettere nero su bianco una riflessione sui sentimenti che cambiano e sulle persone che, a volte, prendono strade diverse: una consapevolezza attraversa tutto il pezzo.
"L’amore va così, a volte viene a volte va", recita il brano: una frase che ne riassume perfettamente il cuore. Il brano divenne la sigla di 'Viva Radio 2', la trasmissione di Fiorello e Marco Baldini, e raggiunse la nona posizione nella classifica dei singoli italiana. A contribuire a rendere il brano riconoscibile, è stato anche il videoclip con dei simpatici granchietti animati. "Era un video particolare, interessante e divertente", sorride oggi Fiorello, ripensando a quella stagione.
'E poi...non ti ho vista più' è solo uno dei tanti brani tornati popolari grazie a TikTok. Negli ultimi anni la piattaforma ha riportato in circolazione numerose canzoni del passato, trasformandole in nuovi tormentoni virali: da 'L’amore non mi basta' di Emma Marrone a classici come 'Amore no' di Adriano Celentano, 'Più di te' di Mina, 'Pedro' di Raffaella Carrà, 'Ma quale idea' di Pino D’Angiò, 'Ma non ho più la mia città' di Gerardina Trovato o 'Running Up That Hill (A Deal With God)' di Kate Bush. Il meccanismo è sempre lo stesso: un trend, una challenge, una serie tv o un frammento audio scelto dagli utenti basta a riaccendere l’attenzione su brani che appartengono a epoche diverse. TikTok diventa così un archivio, dove la Genezione Z riscopre vecchie hit e le rilegge con un linguaggio nuovo. In questo modo canzoni che sembravano appartenere solo alla memoria diventano nuovamente attuali, attraversano generazioni e ritrovano una seconda vita digitale.

(Adnkronos) - "Ho visto un ragazzo dove voi avete bisogno di vedere soltanto un musulmano. Abdul non ha agito per 'troppo Islam'. Dell'Islam non aveva quasi nulla: aveva rabbia, solitudine e un'identità consegnata a chi sapeva trasformarle in violenza". Così Vincenzo Fullone, attivista italiano e membro della Freedom Flotilla Coalition, parla di Abdul Ballout, il 21enne cittadino tedesco di origine libanese, presunto autore dell'attacco compiuto lo scorso 25 luglio durante il Pride di Berlino, morto giorno successivo durante un'operazione delle forze speciali di polizia.
In una storia su Instagram, Fullone di lui dice: "È cresciuto in una Germania che criminalizza perfino un'anguria, sostiene chi massacra il popolo della sua famiglia e poi pretende di non avere nulla a che fare con il rancore che produce". Questo, puntualizza, "non lo assolve", ma "avrei voluto che, al posto dell'Isis - ammesso che lo abbia davvero incontrato - avesse incontrato una cultura meno classista e meno fondata sulla supremazia bianca come criterio di appartenenza, credibilità e valore umano". Anche perché "smonta la favola del fanatico venuto da fuori: Abdul era tedesco, e anche la sua rabbia parlava tedesco. Voi vedete l'attentatore. lo guardo anche la fabbrica", conclude aggiungendo un post scriptum: "Adesso lo chiamano finalmente 'libanese'. Probabilmente perché, da vivo, non sono mai riusciti a farlo sentire tedesco".
Nelle sue stories, infine, Fullone pubblica lo screenshot di un post rimosso. Si tratterebbe di un messaggio pubblicato precedentemente, nel quale l'attivista, riferendosi ad Abdul Ballout, scriveva: "Avevi negli occhi il peso di un mondo troppo grande per la tua età. Avrei voluto che, almeno una volta, qualcuno ti avesse guardato con abbastanza amore da convincerti che valesse la pena restare. Che tu possa trovare la pace che qui non hai trovato. Riposa in pace habibi'. Sulla foto dello screenshot appare una scritta in rosso: 'La vostra fantastica libertà di parola'.

(Adnkronos) - Andrea Pirlo perde la panchina della Nazionale per "russofobia". Parola di Alessandro Di Battista. L'ex parlamentare M5S, attivo sui social e presenza costante in tv negli ultimi mesi, si esprime sul caso che ha coinvolto Pirlo. Candidato a diventare il ct dell'Italia, è stato bocciato per i rapporti commerciali con Fonbet, provider russo di scommesse. "Sapete tutto questo come si chiama? Russofobia! Secondo voi, se Pirlo avesse lavorato con un marchio israeliano, qualcuno avrebbe aperto bocca? Sarebbero stati tutti zitti!", scrive Di Battista nella sua newsletter.
"Quelli che oggi di indignano per i rapporti di Pirlo con Fonbet sono gli stessi che non hanno mai chiesto una sanzione contro lo Stato terrorista di Israele, sono gli stessi che non aprono bocca quando i terroristi israeliani vengono in Italia a 'decomprimere' dopo aver fatto a pezzi decine di migliaia di bambini palestinesi e sono gli stessi che spalancano le porte a Israele per qualunque manifestazione sportiva. L’ipocrisia dei politici europei e dei media italiani (salvo rare eccezioni) è davvero disgustosa!", aggiunge. Di Battista si esprime in particolare contro Pina Picierno, vicepresidente del parlamento europeo, tra i primi politici a contestare il possibile ingaggio di Pirlo: "La vicepresidente del Parlamento europeo prima si lancia in commenti calcistici e poi sostiene che la scelta di Pirlo sarebbe sbagliata perché questi lavora con un’azienda russa. Davvero imbarazzante!", scrive Di Battista.
Oggi, con Pirlo out, Picierno torna a esprimersi: "Accolgo con soddisfazione la scelta di non nominare Andrea Pirlo Ct della Nazionale", scrive sui social. "È una scelta giusta e doverosa, considerato ciò che Pirlo ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente il proprio prestigio a un'operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l'Ucraina veniva bombardata. La Nazionale italiana rappresenta l'Italia nel mondo. E l'Italia è dalla parte dell'Ucraina, dell'Unione europea e del diritto internazionale, con buona pace dei servi del regime putiniano che oggi saranno un po’ meno entusiasti".

(Adnkronos) - Andrea Abodi critica la Figc e Giovanni Malagò dopo il caso Pirlo. Oggi, lunedì 27 luglio, il ministro per lo Sport e i Giovani ha parlato della scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale, partendo proprio dal caos scoppiato intorno all'ex centrocampista del Milan, scelto da Maldini ma 'bocciato' per dopo la bufera legata ai suoi rapporti commerciali con Fonbet, provider russo di scommesse.
"La sua rinuncia alla panchina dell'Italia si commenta da sola, avremmo voluto che tutto si concludesse in modo differente, purtroppo non si è manifestata né una comunione di intenti e neppure la giusta tempestività", ha detto Abodi a Piacenza commentando proprio il caso Pirlo, "adesso dobbiamo recuperare una brutta figura".
Giovanni Malagò, intanto, ha preso tempo: "Il nuovo ct? Da questa mattina sto ricevendo tantissimi messaggi. Parlerò con tutti il prima possibile, come è giusto che sia", ha detto il presidente della Figc, ospite de Il Sole24Ore, "per il nostro recupero in termini di credibilità agonistica a livello di vertice, dove nulla è scontato, devi lavorare su ragazzi che oggi hanno dai 13 ai 16 anni. Per questo devi modificare tutta la filiera sotto il profilo della formazione, della cultura e questo implica anche l'allenatore. E' una questione di semina, le idee sono molto chiare", ha aggiunto Malagò che sul rapporto Baggio dice: "è bellissimo".
(Adnkronos) - La tragica morte di Abderrahim Fakir "impone innanzitutto rispetto", per "la vittima, la sua famiglia e tutte le persone coinvolte, compresi gli operatori del sistema di emergenza-urgenza territoriale, i soccorritori, i volontari del soccorso, gli operatori sanitari, le forze dell'ordine e tutti coloro che sono stati chiamati a intervenire in una situazione di estrema complessità. Ogni evento di questa natura coinvolge persone, famiglie e professionisti e lascia un segno profondo. Per questo motivo il dibattito pubblico deve svolgersi con prudenza e rigore, evitando conclusioni affrettate mentre sono ancora in corso gli accertamenti della magistratura e le verifiche tecnico sanitarie". E' quanto si legge in un documento firmato da 9 società medico-scientifiche, in cui si ribadisce che "l'analisi di un evento complesso non deve ricercare un colpevole da indicare all'opinione pubblica, ma deve contribuire a individuare interventi organizzativi, formativi e professionali capaci di rafforzare l'intero sistema dell'emergenza-urgenza. Eventuali responsabilità individuali competono esclusivamente agli organi deputati ad accertarle". Per gli specialisti, "solo un accertamento rigoroso può consentire di individuare eventuali responsabilità e, soprattutto, di comprendere quali insegnamenti possano essere tratti per migliorare il sistema".
"In questi giorni è stato affermato che la presenza di un medico fin dall'inizio dell'intervento avrebbe probabilmente evitato il decesso. Allo stato attuale tale affermazione non può essere considerata una conclusione scientificamente fondata", si precisa nel documento. "Stabilire se un evento fosse evitabile richiede infatti l'analisi completa della documentazione clinica, delle registrazioni della Centrale operativa, degli esiti autoptici e dell'intera sequenza temporale degli eventi. Anticipare tali conclusioni significa sostituirele opinioni alle evidenze. La gestione di una persona con grave agitazione psicomotoria rappresenta uno degli scenari più complessi che il sistema dell'emergenza-urgenza si trova ad affrontare. Coinvolge la centrale operativa, gli equipaggi territoriali, il pronto soccorso, gli specialisti consulenti, le forze dell'ordine e, frequentemente, i volontari del soccorso. Ridurre un evento così complesso alla presenza o all'assenza di una singola figura professionale significa offrire una rappresentazione parziale di una realtà organizzativa molto più articolata".
La migliore letteratura scientifica internazionale, continuano le società scientifiche, "dimostra come modelli organizzativi differenti - medicalizzati, infermieristici o misti - possano garantire elevati livelli di efficacia quando siano sostenuti da centrali operative efficienti, protocolli condivisi, formazione continua, integrazionemultiprofessionale, monitoraggio degli esiti e processi strutturati di miglioramento continuo. La qualità di un sistema non dipende dalla prevalenza di una professione sulle altre, ma dalla capacità di integrare competenze diverse, attivando nel momento opportuno la risorsa più appropriata perrispondere ai bisogni della persona assistita. Le tragedie non dovrebbero mai verificarsi. Quando purtroppo accadono, il rispetto per la vittima e per la sua famiglia impone due doveri: accertare con rigore le responsabilità, senza pregiudizi né scorciatoie, e imparare dagli errori, qualora accertati, affinché eventi analoghi possano essere prevenuti. Questo costituisce il fondamento della moderna cultura della sicurezza delle cure: analizzare i fatti, comprenderne le cause profonde e trasformare ogni evento avverso inun'opportunità di miglioramento", evidenzia il documento.
Le società scientifiche firmatarieritengono proprio "dovere promuovere un confronto fondato sulle evidenze scientifiche, sul metodo e sulla responsabilità istituzionale. Una tragedia - rimarcano - non può e non deve diventare l'occasione per sostenere interessi di categoria o modelli organizzativi precostituiti. Il dibattito scientifico deve rimanere libero, rigoroso e orientato esclusivamente alla tutela dei cittadini, alla sicurezza degli operatori e alla qualità delle cure. La vera sfida consiste nel costruire una rete dell'emergenza sempre più integrata, nella quale centrali operative, personale sanitario, volontari del soccorso, forze dell'ordine, servizi territoriali e ospedali condividano formazione, protocolli, linguaggi e responsabilità operative. Solo attraverso questa integrazione sarà possibile rendere il sistema più sicuro, più competente, più integrato e più capace di rispondere ai bisogni della collettività".
"Da questa vicenda - si ribadisce nel documento - devono nascere conoscenza, confronto, responsabilità e miglioramento. Non contrapposizioni tra professioni, né letture affrettate che rischiano di dividere il sistema invece direnderlo più sicuro, più competente, più integrato e più capace di rispondere ai bisogni dei cittadini", concludono i presidenti Roberto Romano (Aies), Silvia Scelsi (Aniarti), Valentina Angeli (Cosmeu), Daniele Marchisio (Gft), Angelo Giupponi (Hems), Katya Ranzato (Irc), Elena Bignami (Siaarti), Piero Paolini (Siems), Alessandro Riccardi (Simeu).

(Adnkronos) - Vozinha piange dopo i Mondiali. Il portiere di Capo Verde, diventato vero e proprio fenomeno social durante la rassegna iridata andata in scena in Stati Uniti, Messico e Canada, era arrivato al torneo da svincolato, ma ha finalmente trovato squadra.
Vozinha ha infatti firmato per il Colo Colo, squadra cilena che ha deciso di puntare sul 40enne. Il portiere, al momento della firma, non è riuscito a trattenere l'emozione. Presentatosi in smoking nero, Vozinha ha infatti iniziato a piangere, con le sue lacrime diventate rapidamente virali su X.
Vozinha si era fatto notare durante il Mondiale sia per le sue prestazioni, valse a Capo Verde la storica qualificazione ai sedicesimi di finale raggiunti alla prima partecipazione a una fase finale di Coppa del mondo, che soprattutto per la sua ascesa social Vozinha è arrivato al torneo con 50mila follower su Instagram e ne è uscito con quasi 30 milioni, 29,6 per la precisione.
Vozinha è un portiere capoverdiano di 40 anni, classe 1986. Ha iniziato a giocare in Africa, tra Capo Verde e Angola, prima di volare in Europa. Qui arriva al Zimbru Chisinau, squadra moldava che poi lo cede in Portogallo al Gil Vicente.
Vozinha vola poi a Cipro, per giocare con l'Ael Limassol, club di cui è diventato una vera e propria bandiera. Il portiere è poi volato in Slovacchia per giocare nel Trencin, prima di tornare in Portogallo per indossare la maglia del Chaves, club di Serie B portoghese prima di raggiungere il Cile per unirsi al Colo-Colo.

(Adnkronos) - E’ aperto il nuovo bando ‘Scuola in Ascolto’ per il triennio 2026-2029. Un investimento di oltre 3,7 milioni di euro che guarda al futuro della scuola lombarda, mettendo al centro le persone, la prevenzione e la qualità delle relazioni educative. L’obiettivo è, infatti, ascoltare gli studenti per prevenire il disagio e favore il benessere psicologico, educativo e relazionale delle nuove generazioni, rafforzare le comunità educanti e costruire una scuola sempre più inclusiva. Il servizio è rivolto alle istituzioni scolastiche statali e paritarie del primo e del secondo ciclo di istruzione e alle Istituzioni formative del sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). L’iniziativa si inserisce nel quadro del nuovo protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia.
“Sulla scia dei risultati della prima programmazione – commenta l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e lavoro Simona Tironi - la misura viene rafforzata con uno stanziamento di 3.738.000 euro, superiore a quello del precedente triennio, e con importanti novità pensate per semplificare il lavoro delle scuole, valorizzare l'esperienza maturata sul territorio e garantire continuità ai servizi di supporto. I risultati raggiunti nel triennio 2023-2025 – sottolinea Tironi - confermano l'importanza dell'investimento di Regione Lombardia”.
Grazie a 52 reti territoriali, composte da scuole statali, scuole paritarie e istituzioni formative, il progetto ha coinvolto 945 istituzioni scolastiche e formative dell'intero territorio regionale. Sono stati contrattualizzati 417 professionisti, di cui 301 psicologi e 116 pedagogisti. Attraverso 391 sportelli di ascolto sono stati realizzati migliaia di colloqui individuali con studenti, famiglie e personale scolastico e promossi 381 interventi direttamente nelle classi, dedicati alla prevenzione del disagio, all'educazione emotiva e alla promozione del benessere.
L’iniziativa prevede una prima fase di raccolta delle
manifestazioni di interesse per individuare le istituzioni
scolastiche e formative capofila e le relative reti territoriali
interessate alla realizzazione del servizio. Le istituzioni
capofila in possesso dei requisiti richiesti saranno selezionate e
accederanno alla seconda fase, dedicata alla realizzazione del
servizio e al relativo finanziamento. La presentazione delle
Manifestazioni di Interesse dovrà essere inviata a Regione
Lombardia esclusivamente online tramite la piattaforma Bandi e
Servizi, dalle ore 12.00 del 27 luglio ed entro le ore 17.00 del 2
ottobre, previa autenticazione tramite SPID, Carta d’Identità
Elettronica (CIE) o Carta Nazionale/Regionale dei Servizi
(CNS/CRS). Per eventuali richieste di informazioni è possibile
contattare la casella di posta elettronica dedicata:
“’Scuola in Ascolto’ – conclude l’assessore Tironi – è diventato, in pochi anni, un punto di riferimento per le comunità scolastiche lombarde, contribuendo a costruire ambienti educativi più inclusivi, attenti ai bisogni degli studenti e capaci di intervenire tempestivamente nelle situazioni di fragilità”.
Alcuni mesi fa, nel marzo 2026, in occasione della visita che l’assessore Tironi fece a Chiara Mocchi, l’insegnante di francese di Trescore Balneario (BG) accoltellata da un tredicenne nei corridoi dell'Istituto Comprensivo "Leonardo Da Vinci" e poi ricoverata all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, mise in evidenza l’importanza degli sportelli della ‘Scuola in ascolto’, “presìdi fondamentali all’interno degli istituti – rimarcò - per intercettare fragilità, bisogni e segnali che non possono essere ignorati”. L’insegnante ricevette poi il 29 maggio scorso, nel corso della Festa della Lombardia, il Premio Rosa Camuna, la più alta onorificenza attribuita dalla Regione.

(Adnkronos) - “C’è la necessità di prestare maggiore attenzione alla Bpco nella donna, perché ancora oggi viene diagnosticata meno frequentemente rispetto all’uomo. Il motivo principale è che la presentazione clinica è diversa. Siamo abituati a diagnosticare la Bpco nell’uomo fumatore che presenta tosse, espettorazione, cioè catarro, e dispnea, ovvero affanno. Nella donna, invece, spesso il sintomo predominante è soltanto la dispnea, senza tosse né catarro. Questo porta facilmente a ipotizzare una diagnosi di asma piuttosto che di Bpco. Inoltre la donna è più suscettibile agli effetti degli inquinanti: non solo al fumo di sigaretta, ma anche agli inquinanti domestici e quelli ambientali. Per questo motivo esistono molte donne non fumatrici che sviluppano comunque la broncopneumopatia cronica ostruttiva, senza però ricevere una diagnosi corretta”. Così Maria Pia Foschino Barbaro, pneumologa, professore onorario di Malattie dell’Apparato respiratorio, dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Foggia, commenta i contenuti dell’Advisory board organizzato in occasione della Giornata Internazionale della Donna, che ha coinvolto pneumologhe e donne affette da Bpco, con l’obiettivo di approfondire le peculiarità ed i bisogni della malattia nel sesso femminile.
“La Bpco nella donna tende anche a manifestarsi più precocemente rispetto all’uomo, quindi anche prima dei 40 anni - continua l’esperta - Tuttavia, proprio per la diversa sintomatologia, viene spesso scambiata per asma. Anche se, in termini assoluti, gli uomini fumano ancora più delle donne, a parità di esposizione al fumo la donna sviluppa sintomi più importanti: presenta maggiore dispnea, un declino più rapido della funzione polmonare, un numero superiore di riacutizzazioni e, complessivamente, una malattia più grave. A questo si aggiunge un altro elemento importante: nelle patologie croniche la donna presenta più frequentemente ansia e depressione. Molto spesso questi sintomi vengono attribuiti semplicemente a uno stato ansioso, senza approfondire adeguatamente la possibile presenza di una Bpco”.
Anche i fattori biologici – genetica, anatomia, fisiologia e ormoni – influenzano il comportamento sanitario e l’accesso alle cure. “La donna - chiarisce Foschino Barbaro - tende a chiedere aiuto più tardi rispetto all’uomo e, per i numerosi ruoli familiari e assistenziali che ricopre, spesso rimanda le visite mediche, mettendo le proprie esigenze dopo quelle degli altri. Esistono inoltre comorbidità, come ansia e depressione, che possono confondere ulteriormente il quadro clinico. È quindi fondamentale che il medico pensi alla possibilità di una Bpco anche nelle donne più giovani e con una storia di fumo non particolarmente importante, eseguendo una spirometria. Oggi, infatti, alle donne viene prescritta la spirometria molto meno frequentemente rispetto agli uomini”.
Anche la risposta ai farmaci può essere diversa. “Ad esempio - spiega Foschino Barbaro - gli uomini sembrano rispondere meglio ai corticosteroidi inalatori utilizzati nella Bpco, mentre le donne commettono più frequentemente errori nell’utilizzo degli inalatori e sono anche meno aderenti alla cura. I dati Osmed” sull’impiego dei farmaci, “mostrano che, nonostante in generale la donna sia più attenta alla salute, l’aderenza alle terapie inalatorie è inferiore rispetto a quella degli uomini, soprattutto nel Sud Italia, con l’eccezione del periodo pandemico. Trattandosi di una terapia cronica, l’abbandono precoce rappresenta un problema rilevante. Anche in questo caso entrano probabilmente in gioco fattori sociali”.
Per migliorare la presa in carico della Bpco femminile per la pneumologa “è necessario aumentare l’attenzione alle differenze di genere. L’Italia dispone già di una legge, approvata nel 2018, che promuove l’integrazione della medicina di genere nel Servizio sanitario, ma serve una maggiore sensibilizzazione del personale sanitario e pensare più frequentemente alla Bpco nelle donne, in presenza di dispnea". "Un altro obiettivo fondamentale - aggiunge Foschino Barbaro - è aumentare la diffusione delle conoscenze sulle differenze di genere non solo tra gli operatori sanitari, ma anche nella popolazione: le donne devono essere consapevoli della loro maggiore suscettibilità agli effetti del fumo e degli inquinanti”.
Guardando al futuro, “i dati del ministero mostrano che già intorno agli 11 anni le bambine fumano più dei coetanei maschi e che, a 17 anni, la differenza è ancora più marcata". "Questo comporterà inevitabilmente un cambiamento dell’epidemiologia delle malattie respiratorie - avverte l’esperta - È quindi fondamentale investire nella prevenzione, soprattutto nelle scuole, informando sui danni del fumo e degli inquinanti ambientali. La maggiore suscettibilità femminile agli inquinanti dipende anche da fattori anatomici e biologici. I polmoni sono mediamente più piccoli e quindi la stessa quantità di sostanze inalate si distribuisce su una superficie inferiore. Inoltre gli estrogeni hanno un’azione più pro-infiammatoria rispetto al testosterone. Questa maggiore suscettibilità - illustra - riguarda non solo la Bpco, ma anche il tumore del polmone. Esistono infatti donne che sviluppano un tumore polmonare pur non avendo mai fumato, mentre nell’uomo la malattia è molto più frequentemente associata al tabagismo. La priorità - conclude - è aumentare la conoscenza di queste differenze, soprattutto tra i giovani, affinché sia possibile prevenire la malattia, riconoscerla precocemente e garantire alle donne un percorso diagnostico e terapeutico realmente adeguato alle loro caratteristiche biologiche e sociali”.

(Adnkronos) - L’esperienza dell’associazione che “da oltre 10 anni affianca persone affette da Bpco nella gestione della malattia conferma pienamente quanto emerge” dell’Advisory board organizzato in occasione della Giornata internazionale della donna. Simona Barbaglia, presidente dell'Associazione nazionale pazienti Respiriamo insieme Aps, nel commentare i contenuti del documento condiviso da pneumologhe e donne con Broncopneumopatia cronica ostruttiva, dedicato all’approfondimento delle caratteristiche e ai bisogni della malattia nel sesso femminile, spiega che “molte donne arrivano alla diagnosi di Bpco dopo anni di sintomi interpretati come asma, bronchite cronica, scarsa forma fisica, menopausa o semplicemente come conseguenza dell’età. In altri casi, soprattutto se non fumatrici o ex fumatrici, con un consumo limitato di tabacco, la Bpco non viene nemmeno presa in considerazione tra le prime ipotesi diagnostiche”.
Il ritardo diagnostico “ha conseguenze importanti - continua Barbaglia - Significa arrivare a dare un nome alla malattia quando questa ha già compromesso, in modo spesso irreversibile, la salute di queste donne che convivono con dispnea, limitazioni nella vita quotidiana, riacutizzazioni, ricoveri evitabili e una progressiva perdita di autonomia. Ma significa anche perdere opportunità preziose di intervenire precocemente con programmi di cessazione del fumo, terapia farmacologica appropriata, vaccinazioni, riabilitazione respiratoria e supporto multidisciplinare. Anche dal nostro progetto ‘Scritture in rosa’, che ha raccolto le storie di donne con patologie respiratorie croniche - precisa - emerge chiaramente come il ritardo diagnostico non sia solo un problema clinico, ma anche umano: molte si sono sentite poco ascoltate, normalizzano i sintomi per anni”.
La Bpco “continua a essere percepita come una ‘malattia del fumatore’ - osserva Barbaglia - e questo genera nelle donne un forte senso di colpa, anche quando il fumo rappresenta solo uno dei molteplici fattori di rischio. Nelle storie raccolte da ‘Scritture in rosa’, ma non solo, emergono frequentemente parole come ‘vergogna’, ‘isolamento’, ‘paura del giudizio’ e ‘difficoltà a chiedere aiuto’. Le donne riferiscono di aver a lungo nascosto la propria dispnea, di evitare attività sociali perché temono di non riuscire a stare al passo con gli altri o di vivere con disagio anche gesti semplici come usare l’ossigenoterapia in pubblico”. Inoltre, “molte donne - prosegue la presidente di Respiriamo insieme - raccontano di essersi potute occupare della loro salute troppo tardi e solo dopo essersi prese cura di mariti, figli o nipoti. Molte continuano a mettere al primo posto i bisogni della famiglia, rimandando visite ed esami. Questo porta spesso a diagnosi ancora più tardive e a un peggioramento della qualità di vita. Contrastare lo stigma - puntualizza - significa anche cambiare” la narrazione della patologia che “non è ‘meritata’, ma una condizione cronica “che può e deve essere riconosciuta precocemente, trattata in modo appropriato e affrontata senza pregiudizi”.
Per invertire la tendenza, Barbaglia individua 4 priorità su cui agire. “La prima ovviamente è garantire una diagnosi precoce: occorre diffondere la cultura della spirometria come esame semplice e fondamentale, rendendola facilmente accessibile soprattutto nelle cure primarie e per le persone con sintomi respiratori persistenti. La seconda riguarda la riabilitazione respiratoria: troppe persone non vi accedono. Per renderla realmente disponibile in modo uniforme sul territorio - suggerisce - si possono sviluppare anche modelli domiciliari e di tele-riabilitazione. La terza è la presa in carico multidisciplinare - con pneumologo, medico di medicina generale, fisioterapista respiratorio, infermiere, psicologo, dietista - e, quando necessario, altri specialisti come assistente sociale o psicologo, dato l’impatto sulla vita lavorativa, familiare e relazionale”.
E, ancora, “la quarta azione è promuovere una reale medicina di genere nella pneumologia. La crescente prevalenza della Bpco nelle donne - riflette Barbaglia - impone percorsi diagnostici, campagne di sensibilizzazione e programmi formativi che tengano conto delle differenze biologiche, cliniche e sociali tra uomini e donne. Infine, chiediamo che la voce dei pazienti venga coinvolta stabilmente a livello istituzionali nella progettazione dei Pdta, delle campagne informative e dei percorsi assistenziali, perché siano più efficaci”.
In questo contesto, “crediamo che i Medici di medicina generale abbiano un ruolo determinante - sottolinea Barbaglia - ma necessitano di un ulteriore supporto formativo sulla medicina di genere applicata alla pneumologia. Lo stesso Advisory Board identifica la limitata conoscenza della Bpco femminile e la ridotta consapevolezza della malattia nella medicina territoriale come uno dei principali fattori che contribuiscono al ritardo diagnostico. Per questo appoggiamo con entusiasmo programmi di formazione congiunta tra società scientifiche, medicina generale e associazioni di pazienti. Accanto alla formazione, servono - elenca - poi strumenti organizzativi che consentano al medico di utilizzare facilmente la spirometria, lavorare in rete e attivare rapidamente percorsi diagnostici e riabilitativi. L’abolizione della scheda di prescrizione specialistica per la triplice terapia inalatoria nella Bpco - conclude - semplifica la presa in carico, ma deve essere accompagnata da percorsi condivisi, formazione continua e una reale integrazione tra domicilio, territorio ed ospedale”.

L’estate è il periodo di maggior consumo di mozzarella di bufala campana Dop. “C’è sempre più voglia di bufala campana e l’impegno dei produttori punta a garantire l’arrivo del prodotto non solo sulle tavole degli italiani, ma in tutto il mondo, nonostante le difficoltà logistiche di un formaggio fresco e gli aumenti esponenziali dei costi di produzione e trasporto”, dichiara il direttore del Consorzio di Tutela della mozzarella di bufala campana Dop, Pier Maria Saccani. Così, in vista della partenza per le vacanze di milioni di italiani, il Consorzio di Tutela lancia il vademecum con le 5 migliori 'posizioni' in cui mangiare la mozzarella di bufala campana Dop.
1. A 'pitoffio': espressione dialettale napoletana, che, nel caso della mozzarella, sta a indicare una posizione in piedi, gambe divaricate, busto leggermente proteso in avanti. In questo modo si può addentare facilmente una Bufala Dop. Questa è la posizione adatta per chi non vuole sporcarsi con la fuoriuscita del latticello al momento del morso.
2. Alla signora Gentile: qui si richiama il personaggio-cult del film di Paolo Sorrentino “È stata la mano di Dio”. Una signora anziana, scorbutica e verace, che si isola da tutti. La posizione: seduti su una sedia all’aperto, in mano un piatto con una mozzarella da almeno 500 g, che viene presa a morsi ripetuti. La posizione perfetta per chi vuole godersela da solo.
3. Alla Pulcinella: la posizione si rifà all’immagine tradizionale della maschera napoletana. In piedi, si alza un braccio in alto con in mano una mozzarella Dop e poi si fa scendere il braccio fino alla bocca, premendo per far uscire il latticello. È la posizione ideale per chi vuole lasciarsi sorprendere da un’esplosione di gusto, senza badare a nient’altro.
4. Alla Totò: il riferimento è alla mitica scena di 'Miseria e Nobiltà', in cui Pasquale, il fotografo ambulante interpretato da Enzo Turco, dà istruzioni a Felice Sciosciammocca-Totò sulla mozzarella: 'Tu la premi, se cola il latte te la pigli, sennò desisti'. La posizione è in piedi, la mozzarella va tenuta tra pollice e indice, si preme, esce il latte e poi si morde. La modalità preferita per chi vuol controllare la freschezza del prodotto.
5. Alla bon ton: è la posizione più classica, scelta da chi ha intenzione di dedicarsi tempo o per un pasto più formale. Si sta seduti, la mozzarella è sistemata in un piatto e si usano le posate con una raccomandazione: bisogna scegliere un coltello senza seghetto, per non 'strappare' la porcellana bianca. In questo caso si consiglia una pezzatura media, si taglia a torta e si degusta.

(Adnkronos) - Era intervenuto per difendere un amico da una rapina ma è stato colpito con un cacciavite alla testa che lo ha portato alla morte dopo oltre una settimana di agonia. Vittima un 30enne egiziano.
Il fatto è accaduto 18 luglio scorso intorno alle 15 alla stazione Togliatti di Roma quando un gambiano di 28 anni ha iniziato a minacciare con un cacciavite un connazionale di 30 anni intimandogli di consegnargli tutti i suoi beni. In difesa del 30enne era dunque intervenuto l'amico egiziano che ha però avuto la peggio.
L'aggressore, rintracciato dalla polizia e arrestato con l'accusa di tentato omicidio dopo il decesso del 30enne egiziano, rischia ora l'accusa di omicidio.

(Adnkronos) - La Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) "esprime profondo cordoglio per la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta a Bologna, e manifesta vicinanza ai suoi familiari. Quanto accaduto richiama tuttavia l'attenzione su un problema clinico, organizzativo, giuridico ed etico che non può essere affrontato attraverso dichiarazioni semplificative o individuando una singola manovra come soluzione valida in ogni circostanza", riporta una nota della società scientifica.
"Alcune condizioni psichiatriche acute, gli stati confusionali e deliranti e l'intossicazione da sostanze - spiega Siaarti - possono determinare alterazioni profonde della coscienza e del comportamento, associate a grave agitazione e a un rischio immediato per la persona, per i soccorritori e per chi si trova nelle vicinanze. In questi contesti il confine tra intervento sanitario, tutela della sicurezza e azione delle forze dell'ordine è particolarmente complesso". Queste "possono essere chiamate a garantire la sicurezza della scena e a utilizzare strumenti di contenimento proporzionati alla situazione. Parallelamente, il personale sanitario deve identificare rapidamente le possibili cause cliniche dell'agitazione, valutare le condizioni vitali e stabilire se sia necessario un trattamento farmacologico urgente. La sedazione può rappresentare, in circostanze selezionate, una componente essenziale del trattamento. Non costituisce tuttavia una procedura semplice né priva di rischi - sottolineano gli esperti - La somministrazione di farmaci sedativi a una persona fortemente agitata richiede una valutazione clinica immediata, la scelta appropriata del farmaco e della via di somministrazione, il monitoraggio continuo e la capacità di riconoscere e trattare tempestivamente depressione respiratoria, ostruzione delle vie aeree, instabilità emodinamica e altre complicanze". Per ottenere un controllo rapido ed efficace dell'agitazione, precisa Siaarti, "possono essere necessarie dosi e associazioni farmacologiche capaci di determinare una sedazione profonda, fino alla perdita dei riflessi protettivi delle vie aeree. Tale trattamento deve quindi essere effettuato da professionisti adeguatamente formati e all'interno di un sistema in grado di garantire immediatamente competenze avanzate nella gestione delle vie aeree, della ventilazione e delle funzioni vitali. In questo ambito, la formazione e le competenze dell'anestesista-rianimatore assumono un ruolo fondamentale".
"Anche il quadro giuridico - osservano gli anestesisti - richiede particolare attenzione. La sedazione è un trattamento sanitario e, come tale, è normalmente subordinata al consenso della persona. Nelle condizioni di emergenza e urgenza, quando il paziente non sia in grado di esprimere validamente la propria volontà, il medico deve assicurare le cure necessarie secondo appropriatezza, proporzionalità e tutela della persona. Diversa e più problematica è la situazione in cui il trattamento farmacologico venga proposto principalmente per contenere una persona che lo rifiuta o che non sia ancora stata compiutamente valutata dal punto di vista clinico". Il quadro normativo e applicativo, evidenziano la Siaarti, "non offre indicazioni sufficientemente uniformi e specifiche in merito ai presupposti, alle responsabilità, alle procedure e alle garanzie della sedazione farmacologica urgente nei contesti extraospedalieri caratterizzati da grave agitazione e pericolo immediato. Tale incertezza", secondo gli anestesisti, "non può essere colmata affidandosi esclusivamente a iniziative locali o alla responsabilità dei singoli operatori. A ciò si aggiungono rilevanti differenze regionali nella composizione degli equipaggi di emergenza territoriale, nella presenza del medico, nella formazione del personale, nella disponibilità dei farmaci e nelle procedure di collaborazione con le forze dell’ordine".
"Di fronte a eventi così drammatici - afferma Elena Bignami, presidente Siaarti - è comprensibile cercare risposte immediate, ma attribuire a una singola procedura o un unico elemento organizzativo la capacità di evitare sempre conseguenze tragiche rischia di restituire una rappresentazione incompleta. Occorrono rigore, prudenza e rispetto per la complessità clinica e operativa di questi interventi".
"La gestione di una persona in stato di grave agitazione - aggiunge Davide Colombo, referente Siaarti per la Medicina critica dell'emergenza - richiede sicurezza della scena, valutazione medica precoce, competenze avanzate, disponibilità di farmaci e dispositivi adeguati e una chiara definizione dei ruoli. La sedazione non può essere considerata una manovra automatica: è un trattamento potenzialmente salvavita, ma anche capace di produrre conseguenze gravissime quando effettuato senza preparazione, monitoraggio e capacità di gestione delle complicanze".
La società scientifica ritiene pertanto "necessario avviare rapidamente un confronto nazionale che coinvolga tutti i soggetti interessati, al fine di promuovere una gestione comune, efficace e supportata da interventi normativi, organizzativi e formativi per definire il miglior approccio alla gestione di persone che, in condizioni di grave agitazione, vivono un'emergenza e che, anche quando la situazione richiede misure di sicurezza, restano in primo luogo pazienti da assistere e tutelare. Solo un approccio interdisciplinare, fondato sulle evidenze, sulla formazione e su regole chiare - ribadisce la Siaarti - può tutelare contemporaneamente la persona assistita, i cittadini, gli operatori sanitari e gli appartenenti alle forze dell'ordine". La società scientifica, conclude la nota, "conferma la propria disponibilità a contribuire fin da subito a un confronto nazionale tra professionisti sanitari, servizi di emergenza territoriale, forze dell'ordine, giuristi e istituzioni, affinché un evento così drammatico possa trasformarsi in un'occasione concreta di miglioramento del sistema, attraverso la definizione di protocolli condivisi, standard formativi e indicazioni normative uniformi".

(Adnkronos) - Enrico, 40enne napoletano, convive da sempre con una compagna difficile: l'emofilia B, rara malattia ereditaria causata dalla carenza del fattore IX della coagulazione, che espone a un alto rischio di emorragie, anche potenzialmente letali. Per tutta la vita, periodicamente, per evitarle ha dovuto ricevere infusioni della proteina mancante. Ora, grazie alla terapia genica, potrà trascorrere i prossimi 25 anni senza la necessità di ulteriori trattamenti sostitutivi. Fondatore di una community di tifosi del Calcio Napoli e grande appassionato di basket, sport che ha praticato con ottimi risultati prima di doverlo abbandonare a causa del suo male, Enrico può guardare al futuro con una nuova speranza. L'azienda ospedaliera universitaria Federico II racconta oggi la sua storia: quella del primo paziente trattato con la terapia genica dell'emofilia B in Campania. La somministrazione è avvenuta con successo venerdì 24 luglio presso il Centro Hub per l'Emofilia e le Malattie emorragiche congenite dell'Aou napoletana, diretto da Matteo Di Minno. "A livello mondiale - sottolineano dall'azienda - sono ancora pochissimi i centri che eseguono questo trattamento. In Italia l'Aou Federico II è uno dei soli due centri in grado di offrirlo, grazie a un'organizzazione multidisciplinare di eccellenza, a competenze altamente specialistiche e all'adozione di rigorosi standard di qualità".
Come tutti i pazienti con emofilia B - spiega una nota dell'Aou campana - Enrico ha sperimentato nel corso della vita frequenti sanguinamenti a carico di articolazioni, muscoli e organi interni, con dolore, limitazione funzionale e conseguenze permanenti. Il timore costante di un'emorragia ha inevitabilmente condizionato anche i gesti più semplici della quotidianità, come salire una rampa di scale o praticare attività sportiva. Le terapie fino ad ora disponibili hanno consentito di migliorare significativamente la prognosi e la qualità di vita delle persone con emofilia B, ma richiedono somministrazioni endovenose frequenti che incidono profondamente sulla quotidianità dei pazienti. La terapia genica apre ora uno scenario completamente nuovo. Lo stesso Enrico, ripercorrendo la sua storia, la divide idealmente in due fasi: la prima, fino ai 17 anni, segnata dalla necessità di sottoporsi a infusioni molto frequenti che rendevano particolarmente complessa la vita quotidiana; la seconda accompagnata dai progressi delle terapie, durante la quale gli appuntamenti con il trattamento si sono progressivamente ridotti fino a una somministrazione settimanale. Oggi, con la terapia genica, inizia per lui la terza fase: quella di una prospettiva di vita profondamente diversa.
Enrico affida le sue emozioni a parole di gratitudine e speranza. "Vorrei esprimere la mia più sincera riconoscenza a tutta l'équipe del professor Matteo Di Minno - afferma - e in particolare alla dottoressa Ilenia Calcaterra, che mi ha sempre seguito con grande professionalità, attenzione e umanità. Voglio anche rivolgere un messaggio a tutti i giovani che convivono con l'emofilia B: abbiate fiducia nella scienza e nei professionisti che ogni giorno studiano questa malattia. Solo grazie a una collaborazione costante tra pazienti e medici possiamo continuare a migliorare i percorsi di cura e la qualità della nostra vita".
Ma in cosa consiste la terapia di Enrico? "E' stata effettuata un'unica infusione endovenosa che, attraverso un vettore, ha introdotto negli epatociti il gene funzionale che consente al fegato di produrre il Fattore IX in modo autonomo e duraturo, contribuendo a prevenire o ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento. Non si tratta soltanto di un'innovazione terapeutica, ma di un autentico cambiamento di paradigma", dichiara Di Minno. La terapia genica per l'emofilia B (etranacogene dezaparvovec di Csl) rappresenta infatti una delle massime espressioni della medicina di precisione, ricordano gli esperti dell'Aou Federico II di Napoli: un trattamento altamente specialistico che richiede un perfetto coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione sanitaria e istituzioni. "E' proprio questa capacità di lavorare insieme che ha consentito di trasformare una straordinaria innovazione scientifica in una concreta opportunità di cura".
"Questo intervento - precisa Di Minno - rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. L'obiettivo è continuare a garantire ai pazienti campani l'accesso alle terapie più innovative, consolidando un modello assistenziale fondato sull'eccellenza clinica, sulla ricerca traslazionale e sulla collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte".
"Questo importante traguardo conferma ancora una volta il ruolo dell'azienda ospedaliera universitaria Federico II come punto di riferimento nazionale - commenta il direttore generale dell'Aou, Elvira Bianco - e testimonia la capacità del nostro Servizio sanitario regionale di rendere accessibili ai propri cittadini le più avanzate opportunità terapeutiche disponibili a livello internazionale. Non celebriamo soltanto un successo medico, ma una nuova speranza per le persone con emofilia e per le loro famiglie".

(Adnkronos) - Nei giorni scorsi si pensava a più sopralluoghi nella casa delle vittime, Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, morte avvelenate a Natale. Dalla convocazione notificata dalla Procura ai difensori degli indagati, alle parti offese e ai rispettivi consulenti risulta, invece, è previsto un unico accesso, fissato per giovedì mattina, che vedrà in azione gli specialisti tedeschi, affiancati dalla polizia scientifica italiana.
Al termine delle attività, ci sarà un confronto, in procura, a Larino, sul lavoro svolto e sulle ulteriori verifiche, eventualmente necessarie. La ricerca di residui di ricina su superfici, arredi, suppellettili e indumenti richiede procedure particolarmente complesse. Anche per questo motivo la procura ha previsto che indagati, parti offese, consulenti tecnici e difensori possano assistere alle operazioni solo da remoto, evitando una presenza all’interno dell’abitazione, che potrebbe essere di ostacolo al lavoro degli specialisti.
Il sopralluogo arriva alla conclusione del lavoro scientifico, svolto finora nei laboratori del Robert Koch Institut di Berlino, e quello investigativo, portato avanti dalla Squadra mobile. Gli esperti confronteranno quanto emergerà direttamente nell’abitazione con i risultati delle analisi sui campioni biologici, sui circa settanta reperti alimentari sequestrati e sugli altri elementi acquisiti nel corso delle indagini, nel tentativo di ricostruire le modalità dell’avvelenamento.
L'autopsia ha confermato la morte per intossicazione da ricina. Tocca ora alla procura stabilire come la ricina sia stata ingerita dalle due vittime. C’è stato un intervento esterno, oppure la pista dell’omicidio maturato all’interno del nucleo familiare resta quella più plausibile?

(Adnkronos) - Lutto per Luciano Spalletti: oggi, lunedì 27 luglio, è morta la madre dell'allenatore della Juventus. Secondo quanto riportato da Tuttosport, la donna, di nome Ilva, è scomparsa all'età di 93 anni. La mamma del tecnico bianconero viveva a Sovigliana, un paese vicino Empoli, ed era una figura di riferimento per Spalletti.
L'allenatore della Juventus, subentrato a Tudor nel corso della passata stagione, ne ha sempre parlato con grande affetto e trasporto emotivo. Spalletti l'aveva difesa in occasione degli insulti piovuti su di lui dalle tribune del Franchi, quando, alla guida del Napoli, litigò con un tifoso: ""Ha insultato mia madre, che ha 90 anni, per tutta la durata della gara", aveva spiegato a fine partita.

(Adnkronos) - Fedez torna sui social dopo il ricovero d'urgenza dei giorni scorsi e annuncia una pausa: cancellato anche il concerto in programma al Forum il 25 settembre. Nel primo post su Instagram dopo l'uscita dall'ospedale, il rapper parla del cielo come simbolo di continuità, del tempo come unico bene davvero prezioso e della paura che cambia la prospettiva. Un messaggio lungo, intimo, che restituisce senza filtri ciò che ha vissuto negli ultimi giorni. "Tornato a casa, il cielo è sempre lo stesso. Orizzonti diversi ma tutti sotto lo stesso cielo. A volte non ci pensiamo, ma l’unico bene prezioso che veramente abbiamo è il tempo, spesso puntuale nel farci capire molte cose in ritardo. Tutti felici, tutti scontenti, tutti vivi", scrive il rapper su Instagram, accanto ad una foto che lo ritrae affacciato dal terrazzo di casa sullo skyline milanese.
Il rapper ripercorre le ore più difficili del ricovero, quelle in cui la fragilità diventa concreta e la mente corre veloce: "Quando sei in ospedale aspettando l’ultima trasfusione di sangue ti senti vacillare, pensi che il tuo tempo stia per finire o giù di lì. Proprio mentre sta iniziando un’altra vita, quella di tuo figlio piccolo".
La paura di non rivedere chi si ama, di non poter riabbracciare i figli, diventa la lente attraverso cui guardare tutto il resto: "In questi giorni, la paura di non poter riabbracciare le persone a me più care, i miei figli, mi ha fatto vedere il cielo in un altro modo. Un’altra volta ancora. Non è cosa guardi, ma quello che vedi".
Poi arriva l'annuncio della pausa, che non è sconfitta ma consapevolezza: "Il mio corpo ha alzato la mano per l’ennesima volta e mi ha detto 'fermati'. Ora a dirmelo ci sono anche i medici, ed è quello che farò. Ma senza sconforto, anzi. Mi sento ancora una volta fortunato ad esser sotto questo cielo". Il post si chiude con una promessa ai fan e alle persone che lo seguono: "Rifaremo insieme tutto ciò che sarò costretto a sospendere. Grazie al cielo". Fedez era atteso per il 25 settembre per un concerto al Forum di Assago.
Dopo il post sui social arriva la conferma dell'annullamento di tutti gli impegni live della stagione. "A seguito delle condizioni di salute di Fedez, che richiedono un periodo di cure e recupero, l’artista ha sospeso tutta l’attività live prevista tra agosto e settembre", si legge sul sito di Vivo Concerti. La decisione comporta l’annullamento dei dj set estivi e del concerto 'Casa 360°', in programma il 25 settembre 2026 all’Unipol Forum di Assago.
La tournée estiva si sarebbe articolata in una serie di dj set in piazze, festival e club del Sud e del Centro Italia. Il calendario prevedeva, il 4 agosto, la tappa in piazza Umberto I ad Adrano (Catania), seguita il 5 agosto dal dj set al Marina Summer Fest di Marina di Ragusa. Il 10 agosto Fedez sarebbe stato in piazza Vittorio Emanuele a Serradifalco (Caltanissetta), mentre il 13 agosto era atteso in piazza Matteotti a Gioia Tauro, in Calabria. Il giorno successivo, 14 agosto, l’artista avrebbe fatto tappa alla Praja di Gallipoli, una delle location simbolo della movida salentina. Il 16 agosto era invece in programma l’esibizione all’Avellino Summer Festival, mentre il 26 agosto Fedez sarebbe salito sul palco di piazza IV Novembre a Celano, in provincia dell’Aquila. Il mese di settembre si sarebbe aperto con il dj set del 2 settembre al Viterbo Music Festival, seguito il 3 settembre dall’appuntamento al Teatro del Fiero di Velletri, in provincia di Roma. L’ultimo evento, previsto subito dopo il grande concerto di Assago, era fissato per il 29 settembre alla DCM Arena di Decimomannu, in provincia di Cagliari.
Per quanto riguarda la biglietteria, è previsto il rimborso per tutte le persone che avevano acquistato il biglietto per Casa 360°. Chi ha effettuato l’acquisto online tramite TicketOne riceverà automaticamente il riaccredito sullo stesso metodo di pagamento utilizzato, senza necessità di inoltrare alcuna richiesta. Per gli acquisti effettuati nei punti vendita fisici, il rimborso potrà essere richiesto entro 30 giorni a partire da oggi, lunedì 27 luglio 2026.

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