
(Adnkronos) - Prosegue e si rafforza la collaborazione Italia-Albania sul tema della prevenzione e sensibilizzazione agli stili di vita sani. Quest'estate partirà un nuovo progetto in 36 centri medici estivi del Paese balcanico dove verranno effettuati esami di screening e attività di sensibilizzazione. La decisione è stata presa durante la terza edizione della 'Nave della salute', l'iniziativa promossa da One Health Foundation. Per 2 giorni a bordo dell'imbarcazione, sulla tratta Ancora-Durazzo-Ancona, sono stati svolti più di 550 visite e test gratuiti per i passeggeri.
"Ringraziamo One Health Foundation per tutto quello che finora ha fatto in Albania - dichiara Evis Sala, ministro della Salute della Repubblica d'Albania - Durante l'incontro con la delegazione italiana, partita dalle Marche, abbiamo deciso di avviare un nuovo progetto sul nostro territorio nazionale. L'idea è affiancare medici italiani ai giovani medici albanesi durante l'attività estiva dei centri, con il fine di creare una proficua collaborazione. In Albania al momento sono disponibili diversi programmi di prevenzione che però vanno rafforzati anche per ridurre l'impatto delle malattie sul sistema di cure ospedaliere. Da anni sono attivi gli screening per il tumore della mammella e del collo dell'utero e abbiamo introdotto anche la vaccinazione anti-Hpv per gli adolescenti maschi. I tassi d'adesione sono ancora bassi e, ad esempio, per il carcinoma mammario sono fermi al 50%. Dobbiamo poi avviare altri programmi per la diagnosi precoce delle malattie cardio-vascolari e di quelle metaboliche. Siamo pronti a partire e intendiamo creare uno scambio di know-how con l'Italia che duri nel tempo".
"Bisogna anche rafforzare i rapporti di collaborazione tra Italia ed Albania e gli scambi tra i due Paesi sul fronte sia della ricerca che della formazione - afferma Rossana Berardi, presidente di One Health Foundation e presidente eletto Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - Abbiamo perciò sottoscritto un protocollo d'intesa tra l'università di Medicina di Tirana e l'università Politecnica delle Marche per favorire gli scambi tra docenti e studenti e i rapporti di collaborazione scientifica. In quest’ottica si inserisce il progetto nei centri estivi che rappresenta un esempio concreto di cooperazione internazionale per la prevenzione. Ringraziamo tutti i rappresentanti delle istituzioni albanesi per la fiducia, il sostegno e per aver reso possibile la terza edizione della 'Nave della salute' e anche l'amico e armatore di Adria Ferries Alberto Rossi".
"E' stato un grandissimo successo e per le prossime edizioni vogliamo ampliare ulteriormente l'offerta con altri ambulatori - commenta Mauro Boldrini, vice presidente di One Health Foundation e direttore Comunicazione Aiom - Siamo già al lavoro per attivare il progetto estivo e sviluppare altre campagne a 360 gradi che coinvolgano tutte le fasce della popolazione".
Il viaggio di questa terza edizione ha visto la collaborazione con Fondazione Quotidiano Sanita. E' iniziato giovedì 23 aprile dal porto di Ancona, con ritorno il giorno dopo da Durazzo. Per 2 giorni sono stati attivi 10 ambulatori e 17 medici specialisti hanno visitato i passeggeri. Quindi il rientro in Ancona sabato 25 aprile.

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(Adnkronos) - Nel trattamento del mieloma multiplo è oggi rimborsata in Italia la terapia Ciltacabtagene autoleucel (cilta-cel) a base di cellule T con recettore dell'antigene chimerico (Car-T), sviluppata da Johnson & Johnson. Il trattamento, ad oggi unica terapia avanzata utilizzabile in linee precoci di trattamento - spiega l'azienda in una nota - è indicato in pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario che hanno ricevuto almeno una precedente terapia, inclusi un agente immunomodulante e un inibitore del proteasoma, nei quali si è verificata progressione della malattia durante l'ultima terapia e che sono refrattari a lenalidomide.
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che ha origine nel midollo osseo ed è causato dalla proliferazione incontrollata delle plasmacellule neoplastiche, ricorda J&J. Seppur con un'incidenza nel complesso stabile, con circa 5.700 nuove diagnosi ogni anno, la mortalità è in calo, grazie ai progressi della ricerca scientifica. Si tratta di una malattia caratterizzata dal susseguirsi di recidive e trattamenti, periodi di remissione sempre più brevi e l'aumento dei tassi di tossicità e comorbidità man mano che si susseguono le linee di trattamento.
"Avere la possibilità di trattare un paziente che ha ricevuto solo una linea di terapia, a differenza di pazienti in recidiva dopo almeno 3 linee di terapia - attuale approvazione delle Car-T in Italia - significa intervenire in una fase di malattia in cui ci si aspetta una maggiore efficacia dei trattamenti, sia per una minor potenziale resistenza alle terapie, sia perché ci si avvale di un sistema immunitario meno compromesso rispetto a uno sottoposto a molteplici trattamenti terapeutici", afferma Francesca Gay, professore associato di Ematologia, Dipartimento di Biotecnologie e Scienza per la salute, università degli Studi di Torino, Divisione di Ematologia dell'azienda ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino. "I dati disponibili - continua - mostrano un'efficacia di trattamento anche nei pazienti che hanno mostrato refrattarietà alla lenalidomide, parte ormai integrante della maggior parte dei trattamenti di prima linea. Questa modalità di cura one-shot è destinata a cambiare l'approccio alla malattia: per anni il trattamento dei pazienti affetti da mieloma multiplo si basava su un trattamento continuativo, virtualmente proseguito fino a ripresa di malattia o finché tollerato. Questo nuovo approccio terapeutico, con alti potenziali di risposta, per la prima volta consentirà finalmente un intervallo libero da trattamento con conseguente miglioramento potenziale anche della qualità di vita dei pazienti. Grazie a queste innovazioni, inoltre, si sta parlando sempre più frequentemente del concetto di cura anche nel mieloma multiplo, dove l'obiettivo è garantire il controllo della malattia a lungo termine, consentendo al paziente di condurre una vita il più possibile normale e in assenza di terapia".
Cilta-cel è un'immunoterapia basata sulla riprogrammazione genetica dei linfociti T di un paziente, illustra la nota. Attraverso l'integrazione di un transgene codificante per un recettore chimerico dell'antigene (Car), queste cellule vengono istruite a identificare ed eliminare le cellule che esprimono l'antigene di maturazione delle cellule B (Bcma), proteina altamente espressa su quelle di mieloma. Proprio per la sua complessità, cilta-cel, come altre terapie a base di Car-T, può essere somministrata solo in centri trapianti specializzati e certificati sul territorio nazionale.
"Il percorso Car-T è un vero e proprio viaggio di medicina personalizzata che trasforma il sistema immunitario del paziente in un farmaco vivo - descrive Stefania Bramanti, caposezione Terapie cellulari, Irccs Istituto clinico Humanitas, Milano - Tutto inizia con l'aferesi, il prelievo dei linfociti T del paziente, che vengono poi inviati a laboratori specializzati per essere 'riprogrammati' geneticamente. Contemporaneamente, al paziente viene somministrata una terapia ponte per evitare la progressione della malattia. Dopo un ciclo di chemioterapia, le cellule potenziate vengono reinfuse nel paziente, ma non prima che vengano effettuati rigorosi controlli di qualità sulle cellule stesse: è qui che inizia la sorveglianza attiva per monitorare la risposta immunitaria del paziente. La procedura stessa di sviluppo del farmaco è articolata: il passaggio dall'aferesi alla reinfusione non è immediato: ci sono altri quattro passaggi fondamentali che garantiscono l'effettiva fruibilità della terapia. Proprio data la loro complessità l'erogazione di Car-T richiede un coordinamento a livello medico e a livello logistico per renderle effettivamente operative: serve una certificazione rigorosa dei centri e una formazione specifica di tutto il personale per garantire un'equa accessibilità alla terapia su tutto il territorio nazionale".
Nel complesso percorso delle Car-T, le associazioni di pazienti hanno un ruolo "fondamentale per integrare l'eccellenza scientifica con un sistema di informazione trasparente e un supporto emotivo costante per il malato e la sua rete familiare - evidenzia Davide Petruzzelli, presidente dell'associazione La Lampada di Aladino Ets - Se il progresso scientifico avanza rapidamente, a volte invece il sistema sanitario fatica a tenere il passo per quanto riguarda la gestione, l'organizzazione dei servizi e la loro accessibilità, anche a causa di limiti procedurali e di pianificazione. Per questo è necessario migliorare il supporto ai pazienti che devono spostarsi e avvicinare i servizi al territorio. Come associazione, ci impegniamo per fornire supporto completo alle persone colpite dal cancro, inclusi malati, ex malati, familiari, caregiver e lungoviventi, offrendo assistenza a 360 gradi grazie a un'equipe multidisciplinare che propone interventi personalizzati finalizzati al recupero di una buona qualità di vita".
L'auspicio, per Matilde Cani, responsabile Progetti istituzionali Ail - Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma, Milano Monza Brianza, è che "l'accesso a questa e alle altre terapie innovative possa essere sempre più rapido ed equo su tutto il territorio nazionale". L'associazione "da oltre 50 anni è al fianco dei pazienti ematologici con l'obiettivo di sostenere la ricerca, l’assistenza e sensibilizzare l’opinione pubblica contro i tumori del sangue. Attraverso l'opera delle 83 sezioni provinciali, il nostro impegno ultimo è di contribuire a curare al meglio i pazienti".
Il via libera al rimborso da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) - riporta la nota - si è basata sui risultati dello studio di fase 3 Cartitude-4 che ha valutato l'efficacia e sicurezza di cilta-cel in pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario che hanno ricevuto da una a tre linee di trattamento precedenti, tra cui un inibitore del proteasoma e un agente immunomodulante, nei quali si è verificata progressione della malattia durante l'ultima terapia e che presentano refrattarietà a lenalidomide, rispetto alle terapie standard di pomalidomide, bortezomib e desametasone o daratumumab, pomalidomide e desametasone. Nello specifico, al cut-off dei dati a 33,6 mesi dell'analisi intention-to-treat è stata riscontrata una riduzione del rischio di progressione del 71%, supportata da un dato statisticamente significativo di riduzione del rischio di morte del 45%.
Le terapie Car-T necessitano di un processo produttivo molto complesso, per ottimizzare il quale J&J ha affrontato una serie di investimenti finalizzati alla realizzazione e apertura di un nuovo sito produttivo dedicato allo sviluppo queste terapie a Gand, in Belgio, volto a soddisfare la richiesta di cilta-cel in tutta Europa, compresa l'Italia. "Da oltre 30 anni Johnson & Johnson investe nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi che rispondano ai bisogni di cura dei pazienti e per essere al fianco di medici nel trattamento dei tumori ematologici e solidi - dichiara Alessandra Baldini, direttrice medica, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia - L'arrivo in Italia di questa terapia rappresenta per noi un nuovo passo verso la nostra missione di trasformare il decorso di questa malattia devastante. Questo traguardo enfatizza anche la centralità della medicina personalizzata, nella ricerca e sviluppo di Johnson & Johnson, con l'idea di costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché tutti i pazienti ricevano il trattamento più giusto e più efficace, sulla base dei bisogni di ciascuno, contribuendo a costruire una medicina del futuro basata sulla personalizzazione delle cure". Aggiunge Jacopo Murzi, amministratore delegato, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia: "Da molti anni lavoriamo con passione e dedizione per combattere il mieloma multiplo, rinnovando la nostra volontà di guidare l'innovazione terapeutica e ridefinire i paradigmi di trattamento. In Johnson & Johnson consideriamo la salute come un investimento, necessario per rispondere con efficacia e tempestività ai bisogni di cura insoddisfatti dei pazienti. Come partner del sistema salute, collaborando con istituzioni, comunità scientifica e associazioni pazienti, continuiamo a investire in Italia in innovazione e studi clinici - soprattutto in ambito onco‑ematologico - per trasformare la scienza in benefici tangibili per i pazienti".

(Adnkronos) - "L’Associazione Italiana Arbitri esprime il proprio rammarico per quanto appreso dagli organi di stampa in relazione alla vicenda che coinvolge il designatore arbitrale della Can A e B, Gianluca Rocchi, e il componente Andrea Gervasoni. Il Comitato Nazionale, nella seduta odierna, provvederà alle determinazioni conseguenti e ad assicurare la continuità della funzione tecnica della citata Commissione". Così l'Associazione Italiana Arbitri (Aia) ha precisato la propria posizione sull'inchiesta in una nota.
"Quanto alla specifica vicenda - si legge nel comunicato - il Presidente dell’Aia, Antonio Zappi, ricevuto l’esposto presentato dal sig. Domenico Rocca dispose immediatamente l’invio della documentazione pervenuta alla Procura Federale della Figc. Successivamente, l’Associazione ha preso atto dell’avvenuta archiviazione del procedimento in ambito sportivo. Il nuovo regolamento tecnico dell’Aia, in vigore dal 1 luglio 2025, dispone ora che il Responsabile della Can, in occasione di ogni turno di gara dei campionati di Serie A e Serie B e nelle altre competizioni con Var, può designare, secondo le proprie valutazioni, un supervisore tra i componenti della Commissione, incaricato di svolgere un debriefing tecnico post-gara e di redigere una relazione sull’attività svolta, rimessa alla facoltà del Responsabile della Can".

(Adnkronos) - La primavera e l'aumento costante delle temperature stanno 'risvegliando' le zanzare e con loro anche le arbovirosi che trasmettono come vettori: dalla Dengue alla Chikungunya, fino al virus West Nile. Nell'ultima settimana si segnalano casi di Dengue in provincia di Brescia e a Scandicci (Firenze). L'ultimo bollettino dell'Istituto superiore di sanità (Iss) registrava 113 casi di Dengue dall'inizio dell'anno al 31 marzo, "tutti associati a viaggi all'estero: un numero molto superiore a quello registrato nello stesso periodo dello scorso anno, quando nei primi 5 mesi ne erano stati registrati 60". A questi contagi si aggiungono "10 casi confermati di Chikungunya, tutti associati a viaggi all'estero, 90% con luogo di esposizione Seychelles", e "2 casi di Zika virus, tutti importati". A Roma il sindaco Gualtieri ha firmato un'ordinanza "volta alla prevenzione e al controllo delle malattie trasmesse da insetti vettori ed in particolare dalla zanzara tigre (Aedes albopictus) e dalla zanzara comune (Culex pipiens) derivante dall'infestazione". Le amministrazioni si muovono con le disinfestazioni di aree verdi, dei parchi e con i suggerimenti per i condomini e i privati cittadini.
"Con le temperature che si rialzano tornano le zanzare - spiega all'Adnkronos Salute l'epidemiologo Massimo Ciccozzi - Sopra i 10 gradi iniziano a ripopolarsi, poi dai 20-25 fino ai 38 gradi entrano nel vivo e pungono di più. Questo clima sub-tropicale che stiamo vivendo è l'ideale. Con le zanzare tornano le malattie di cui sono vettori: Dengue, Chikungunya e West Nile, che da rare in Italia ormai vediamo ogni anno. Soprattutto quest'ultima lo scorso anno ha fatto registrare in Italia oltre 700 casi e 49 decessi. Per West Nile non abbiamo il vaccino; per la Dengue c'è, ma lo consiglio a chi deve viaggiare in Paesi endemici. In questo periodo si devono programmare le disinfestazioni in ville e parchi delle città, mettere le zanzariere a casa e preparare i repellenti. La 'nostra' zanzara Culex, che punge solo di notte, ci ronza vicino e non ci fa dormire. Ma la tigre è molto subdola, ha un volo silenzioso e non ci accorgiamo della sua presenza, 'morde' di giorno e di notte. Soprattutto, non riposa come la Culex sul muro di casa, dove è facile trovarla ed eliminarla. La tigre si rifuggia nella vegetazione ed essendo nera con strisce bianche è difficile riconoscerla".
"Da circa 1 mese vediamo i primi casi di arbovirosi, poi si deve capire se sono d'importazione o autoctoni, ma il momento in cui si deve agire sui ristagni di acqua con i larvicidi è proprio questo, aprile e maggio. Anzi, forse è già tardi - afferma l'infettivologo Matteo Bassetti - Poi con la disinfestazione contro gli esemplari adulti si deve proseguire a maggio e giugno. Si deve procedere adesso contro tutte le zanzare, la tigre, ma anche la Culex che trasmette la West Nile. Quest'ultima arbovirosi - ricorda - lo scorso anno ha fatto un disastro e ci siamo trovati ad agosto nel pieno di focolai attivi. Il ministero della Salute dovrebbe dare indicazioni precise ai Comuni su cosa fare, ma anche ai medici di famiglia. Su questo tema ci si deve muovere in fretta ora, altrimenti in estate siamo di nuovo nel mezzo di una emergenza".

(Adnkronos) - "In Albania la professione medica è particolarmente ambita. Ogni anno la Facoltà di Medicina di Tirana accoglie circa 500 nuovi studenti, che rappresentano il numero massimo sostenibile in base alle risorse disponibili, tra docenti e strutture. Solo 5 anni fa gli iscritti erano circa 260 all'anno: l'aumento è stato necessario per rispondere al fabbisogno crescente di medici nel nostro sistema sanitario nazionale. Nel complesso, considerando tutti i 6 anni di corso, gli studenti iscritti al programma di Medicina generale sono circa 3.000. Si tratta del percorso più richiesto all'interno dell'offerta formativa". Lo ha detto Xheladin Draçini, rettore dell'università di Medicina di Tirana, in occasione della firma di un protocollo di intesa con l'università Politecnica delle Marche, che contribuirà a promuovere progettualità condivise e a rafforzare la collaborazione tra i due atenei in ottica One Health.
L'accordo è stato siglato a Tirana lo scorso 24 aprile alla presenza di Rossana Berardi, professore ordinario di Oncologia all'università Politecnica delle Marche e presidente di One Health Foundation, che ha portato il documento già sottoscritto dal rettore Enrico Quagliarini. "Per sostenere questo impegno formativo - ha spiegato Draçini - le collaborazioni internazionali giocano un ruolo fondamentale, contribuendo a migliorare la qualità della didattica e a condividere competenze. Parallelamente, il Governo albanese ha messo in campo strategie per trattenere i giovani professionisti nel Paese. Dopo la laurea, i medici hanno infatti la possibilità - ma anche l'obbligo - di lavorare per un periodo compreso tra 1 e 3 anni nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. A questo si affianca un sistema di 36 scuole di specializzazione collegate all'università di Medicina, che permette di proseguire il percorso formativo".
"Per noi le università italiane rappresentano un partner fondamentale nelle collaborazioni con le università straniere. Questo anche per una ragione molto semplice: una parte significativa dei nostri docenti si è formata proprio in Italia - ha ricordato Draçini - Ciò facilita enormemente il dialogo perché condividiamo un contesto culturale simile, un approccio comune e, spesso, anche problematiche analoghe, in particolare nel campo della salute".
Per il rettore, "resta però una sfida importante: colmare la distanza tra conoscenza e comportamento. Sappiamo tutti - ha sottolineato - che il tabacco è dannoso, eppure il suo consumo resta diffuso. Proprio per affrontare queste contraddizioni, la nostra università ha sviluppato un polo di salute pubblica di grande rilievo, in stretta collaborazione con l'Istituto di sanità pubblica dell'Albania. Questo ci permette non solo di fare informazione, ma anche di raccogliere dati e studiare i comportamenti che incidono negativamente sulla salute. In questo contesto, esistono ampie possibilità di sviluppare progetti comuni, anche a distanza, da realizzare contemporaneamente in Albania e in Italia, favorendo lo scambio di studenti e docenti. Si tratta di collaborazioni che possono essere attivate rapidamente e senza particolari ostacoli. Anzi, riteniamo che queste esperienze possano essere molto utili anche per gli studenti italiani, offrendo loro l'opportunità di confrontarsi con problematiche di salute pubblica diverse da quelle che incontrerebbero nel proprio Paese, e quindi di arricchire il proprio percorso formativo".
"A 1 anno dalla precedente missione, la 'Nave della salute' di One Health Foundation è tornata a Tirana, confermandosi non solo come progetto sanitario, ma anche come esperienza di cooperazione accademica e culturale - ha evidenziato Berardi - Un'iniziativa che unisce assistenza, formazione e ricerca, e che vede coinvolte università e istituzioni di diversi Paesi. Come One Health Foundation abbiamo stretto un accordo con FederCusi, la Federazione dei Cus, Centri universitari sportivi in Italia, e auspicabilmente potremo sottoscriverne anche un altro a livello europeo. Il nostro obiettivo è formare gli 'ambasciatori della salute', giovani che possano parlare ai giovani, giovani studenti di Medicina che adottano buone pratiche, pratiche sportive, stili di vita sani".
La visita della delegazione della 'Nave della salute' nella sede dell'ateneo di Tirana è coincisa con il secondo congresso delle scienze della salute, un'occasione per ribadire un cambio di prospettiva: non più solo medicina intesa come cura della malattia, ma salute come bene da preservare e promuovere. Un approccio che si inserisce nella visione One Health, in cui la salute umana è strettamente legata a quella dell'ambiente e del pianeta. "Non possiamo pensare alla medicina solo in termini di ospedali e patologie - hanno concluso Draçini e Berardi - ma dobbiamo guardare alla salute in senso più ampio, come equilibrio tra uomo, ambiente e società".

(Adnkronos) - "Ringrazio One Health Foundation per il suo lavoro in Albania. Abbiamo fatto un brainstorming molto rapido e da questo è nata un'idea che spero di poter concretizzare già da questa estate, con l'apertura delle guardie mediche estive per turisti nel Paese". Lo ha detto il ministro della Salute della Repubblica d'Albania, Evis Sala, che a Durazzo il 24 aprile ha incontrato sulla 'Nave della salute' la delegazione di One Health Foundation.
"In Albania sono attive 36 guardie mediche estive e, in vista della stagione, è in corso una selezione di giovani medici. Sarebbe bello avviare una collaborazione con One Health Foundation - ha aggiunto Sala al fianco di Rossana Berardi, presidente di One Health Foundation e presidente eletto di Aiom (Associazione italiana oncologia medica) - per integrare attività di screening e sensibilizzazione sugli stili di vita e sui fattori di rischio, insieme a un lavoro di educazione sanitaria rivolto alla popolazione. Potremmo includere anche semplici strumenti diagnostici, come l'ecografia, che è portatile e permette di portare la medicina direttamente al cittadino", ha sottolineato il ministro, precisando che l'obiettivo è la prevenzione e la diagnosi precoce. "Sono molto ottimista - ha detto - L'idea è nata oggi e vogliamo portarla avanti per questa stagione estiva. Magari non riusciremo a realizzarla subito in modo completo, ma siamo determinati a farlo".
Sul tema più generale della prevenzione, Sala ha spiegato che l'Albania sta già sviluppando diversi programmi. "Una parte importante della mia visione - ha illustrato il ministro della Salute - è spostare il sistema sanitario dalla cura ospedaliera alla prevenzione primaria. Dobbiamo investire nel capitale umano, che è importante non solo per la salute delle persone, ma anche per l'economia".
Nel Paese delle Aquile, ha ricordato Sala, "sono attivi programmi di screening per il tumore al seno, per il tumore del collo dell'utero e altre patologie, oltre ai programmi di vaccinazione. Recentemente è stata ampliata anche la fascia d'età di alcuni screening ed è stato introdotto il vaccino Hpv per i ragazzi. Tuttavia - ha osservato - c'è ancora molto da fare perché l'adesione agli screening è ancora intorno al 50%. Inoltre, mancano ancora programmi strutturati per la prevenzione delle condizioni legate agli stili di vita, come diabete, malattie cardiovascolari e disturbi metabolici. Su questo dobbiamo lavorare ancora molto. E' un progetto di lungo periodo, ma possiamo costruirlo insieme".
Il ministro ha infine sottolineato il valore dell'esperienza italiana: "In Italia i programmi di prevenzione e le figure professionali dedicate agli stili di vita, come il nutrizionista, sono molto sviluppati. Mi piacerebbe portare questo know-how anche in Albania, per costruire una collaborazione stabile e duratura".

(Adnkronos) - "Ogni anno la nostra attività di screening si è concentrata su una patologia oculistica con forte impatto sociale, con l'obiettivo di realizzare interventi di prevenzione mirati. Le malattie dell'occhio ad alta incidenza e potenzialmente invalidanti, infatti, sono quelle per cui la prevenzione risulta più efficace". Così all'Adnkronos Salute Carlo Sprovieri, direttore Uoc Oculistica ospedale Murri Ast Fermo, tra i 17 medici a bordo della 'Nave della salute' di One Health Foundation, che da Ancona a Durazzo e ritorno ad Ancona il 23 e 24 aprile hanno effettuato in 10 ambulatori visite e controlli gratuiti ai passeggeri. L'obiettivo: promuovere a 360 gradi la salute e il benessere, ma soprattutto la prevenzione secondaria di patologie importanti.
"Molte di queste patologie - spiega Sprovieri - sono di tipo degenerativo e hanno un andamento lento e spesso silenzioso. Un esempio è il glaucoma, una malattia oculare subdola che, nelle fasi iniziali, non presenta sintomi percepibili dal paziente. Per questo motivo, uno screening esteso a diverse fasce d'età può permettere diagnosi più precoci e quindi una maggiore possibilità di trattamento", sottolinea. "Nel corso delle attività - riferisce lo specialista - sono state individuate anche forme iniziali di maculopatie completamente sconosciute ai pazienti, in prevalenza giovani adulti albanesi, e ancora non percepibili sul piano clinico. In questi casi si è potuto indirizzare le persone verso controlli periodici e follow-up specialistici. Sono emerse inoltre situazioni di forte predisposizione al glaucoma, che hanno reso necessario l'invio a esami di approfondimento per una diagnosi più precisa, non sempre immediata nella fase iniziale della malattia". In una precedente edizione dell'iniziativa, ricorda Sprovieri, "l'attenzione si era invece concentrata sulle patologie della cornea, un ambito in cui la prevenzione attraverso la visita oculistica di base risulta particolarmente efficace. Si tratta infatti di condizioni spesso individuabili già con un semplice controllo clinico, se effettuato in tempo". Un "dato significativo" registrato negli ultimi 2 anni "riguarda la scarsa abitudine ai controlli oculistici: nella quasi totalità dei pazienti albanesi visitati sulla 'Nave della salute' di One Health non risultavano precedenti visite specialistiche, anche in persone che svolgono attività lavorative quotidiane come la guida. Solo in rari casi i pazienti avevano effettuato 1 o 2 controlli nel corso della vita; nella maggior parte, invece, non vi era mai stato un contatto con lo specialista".
Queste iniziative, "insieme ad altre esperienze di medicina vascolare e prevenzione sul territorio, rappresentano però solo una parte di un fabbisogno molto più ampio - precisa l'esperto - Sono interventi importanti, ma ancora limitati rispetto alle necessità complessive. Nel campo dell'oculistica, in particolare, esistono già diverse esperienze di prevenzione itinerante realizzate anche attraverso ambulatori mobili e iniziative promosse da associazioni e strutture sanitarie. Tuttavia - fa notare Sprovieri - la prevenzione resta ancora insufficiente rispetto alla domanda". Il "limite principale resta quello dei costi: la prevenzione richiede investimenti costanti, ma rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’impatto delle malattie nel lungo periodo", conclude.

(Adnkronos) - Il caso del paziente 78enne soccorso sulla 'Nave della salute' richiama l'attenzione sulla prevenzione secondaria per ridurre il rischio di un nuovo evento cardiovascolare in chi ha già avuto un infarto o una malattia cardiaca. "Ma iniziative come questa sono importanti anche per sensibilizzare i più giovani: il processo che può portare a infarto o ictus dopo i 50-60 anni spesso inizia già intorno ai 20, anche per fattori genetici. Il problema è che il colesterolo alto non dà sintomi, e quindi resta invisibile per anni, e tra i giovani non è percepito come un pericolo". Così all'Adnkronos Salute Roberto Catalini, direttore Uoc Medicina interna Ast Macerata, ospedale di Macerata, tra i 17 medici a bordo della 'Nave della salute' di One Health Foundation per effettuate in 10 ambulatori visite e controlli gratuiti per 2 giorni (23-24 aprile) ai passeggeri sulla tratta Ancona-Durazzo-Ancona. L'obiettivo: promuovere a 360 gradi la salute e il benessere, ma soprattutto la prevenzione secondaria di patologie importanti.
"Diventa quindi essenziale intervenire precocemente - sottolinea Catalini - soprattutto tra le nuove generazioni, sempre più esposte a cattive abitudini: consumo di cibo ultraprocessato, bevande zuccherate, sedentarietà e aumento di sovrappeso e obesità. Tutti fattori che avranno un impatto sulla salute in età adulta". Il nodo centrale per l'esperto resta la prevenzione, "che però richiede investimenti e, soprattutto, un cambiamento culturale. Non si tratta di 'medicalizzare' la società, ma di promuovere scelte consapevoli nella vita quotidiana. In questo senso, anche piccoli gesti fanno la differenza", assicura Catalini: "Camminare regolarmente è una delle attività più semplici ed efficaci per mantenersi in salute - raccomanda - Allo stesso tempo, è importante limitare il consumo di zuccheri. Quanto ad alimenti come la pasta, spesso demonizzati, è bene ricordare che possono far parte di una dieta equilibrata".
Sulla 'Nave della salute' un'attenzione particolare "è stata rivolta a una categoria spesso trascurata: gli autotrasportatori, uomini con un'età media tra i 50 e i 55 anni che viaggiano regolarmente tra Italia e Albania - spiega Catalini - Dai controlli effettuati lo scorso anno e in questa edizione, è emerso un dato significativo: molti di loro non avevano mai eseguito un ecocolordoppler, un esame semplice, ma fondamentale che consente di 'aprire una finestra' sul sistema vascolare. Questo tipo di indagine permette di verificare se fattori di rischio come colesterolo alto, ipertensione, fumo e diabete abbiano già causato danni alla circolazione. Il problema è che patologie come l'aterosclerosi si sviluppano lentamente e in modo silenzioso: quando compaiono i sintomi, spesso il danno è già avanzato". Le manifestazioni più note sono l'ictus, l'infarto e l'arteriopatia degli arti inferiori. Tuttavia, "queste condizioni rappresentano la fase finale di un processo che può durare decenni. Intervenire prima della comparsa dei sintomi - avverte il medico - è quindi cruciale per prevenire conseguenze gravi. La prevenzione resta infatti l'arma più efficace. Le malattie cardiovascolari sono ancora oggi la principale causa di morte a livello globale, superando anche i tumori. E se in passato colpivano soprattutto gli uomini, oggi si osserva un aumento significativo anche tra le donne, complice il cambiamento degli stili di vita: ad esempio, il fumo è sempre più diffuso anche nella popolazione femminile".
Iniziative come la 'Nave della salute', conclude Catalini, "vanno proprio in questa direzione: portare la prevenzione direttamente alle persone. Un impegno che si affianca ad altre esperienze sul territorio, come il progetto 'Carotidi in piazza', promosso da anni nelle Marche. Solo lo scorso anno a Macerata sono stati eseguiti 714 screening, con l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione su patologie ancora troppo spesso sottovalutate. Persistono infatti convinzioni errate, come l'idea che il colesterolo alto sia un problema 'normale' o inevitabile perché presente in famiglia. In realtà, quando si manifestano le malattie, le conseguenze possono essere molto serie".
(Adnkronos) - In un’Italia sospesa tra il 'tutto e subito' e il bisogno crescente di dedicare il 'giusto tempo' a ciò che conta davvero, la Sardegna si distingue come un territorio che anticipa il resto del Paese nel rapporto con il tempo. I dati dell’indagine 'Gli italiani e il tempo ritrovato' condotta da AstraRicerche su un campione rappresentativo della popolazione italiana 18-70 anni, raccontano infatti un’isola dove il 'tempo giusto' è più spesso una realtà vissuta, e non solo un obiettivo da raggiungere. A commissionare lo studio è Ichnusa, la birra sarda che da sempre racconta un territorio dove il tempo si vive con intensità e rispetto, lo stesso principio che ispira 'Ichnusa Metodo Lento', l’ultima nata dello storico birrificio di Assemini che ha scelto di dedicare più tempo al cuore del processo birrario, la fermentazione, esprimendo al meglio e con più chiarezza il profilo organolettico e gli ingredienti.
Se in Italia oltre 1 persona su 3 (38%) si percepisce immersa in ritmi frenetici, in Sardegna questo dato si ferma a circa il 24%, il più basso a livello nazionale. Un segnale concreto di un rapporto più equilibrato con il tempo, coerente con una cultura che da sempre conosce il valore del tempo vissuto con rispetto e attenzione. Anche la pressione sociale appare più contenuta: quasi 7 italiani su 10 (67%) sentono di vivere seguendo una “tabella di marcia decisa da altri”, mentre in Sardegna questa quota scende al 61%, confermando un approccio più libero rispetto alle aspettative esterne.
Non è un caso che Ichnusa, nata e radicata in quest’isola, abbia scelto di raccontare proprio il valore del tempo. La ricerca lo conferma: se c'è un luogo che incarna il desiderio di rallentare, per gli italiani è innanzitutto il mare (il 40% lo sceglie come destinazione ideale per “vivere a un ritmo diverso e più giusto”) Guardando più da vicino il contesto sardo, emerge un insieme di esperienze che gli abitanti dell’isola associano al “tempo ritrovato”: un aperitivo al tramonto vista mare ad Alghero (37%), il silenzio nella natura tra i boschi del Supramonte (22%), una cena lenta nell’entroterra della Barbagia sotto le stelle (19%), e una birra con amici sulla spiaggia a Stintino dopo una giornata al mare (18%). Quattro immagini, un unico filo: il piacere del tempo che si dilata.
Per circa 1 italiano su 4 (27%), il segreto per ritrovare il proprio tempo risiede nell’approccio mentale, cioè nella capacità di vivere di più nel presente. In Sardegna questo dato sale a circa il 29%, a conferma di una cultura che conosce il valore del fare le cose con cura, pur confrontandosi con le stesse accelerazioni del mondo contemporaneo.
Quando si guarda a cosa si vorrebbe dedicare più tempo, tra gli italiani guidano le relazioni profonde (58%), la cura del corpo (57%), passioni e hobby (53%) e il contatto con la natura (51%). In Sardegna il podio resta invariato, ma tutti i valori risultano più elevati: spiccano in particolare la cura del corpo e le passioni, entrambe sopra il 60%, seguite dal contatto con la natura, leggermente superiore alla media nazionale. Un quadro che rafforza l’idea di un territorio dove il benessere personale e il piacere delle piccole cose hanno ancora il giusto peso.
L’idea che dedicare il giusto tempo migliori i risultati raccoglie un consenso quasi unanime: l’85% degli italiani si dichiara d’accordo. In Sardegna l’adesione è ancora più alta (87%), tra le più elevate a livello nazionale, a conferma di una cultura che attribuisce grande valore al tempo vissuto con attenzione e autenticità.

(Adnkronos) - “Il vento tra Regno Unito e Stati Uniti è cambiato, si è fatto molto più burrascoso, e Re Carlo è consapevole che avrà l’arduo compito di tenere il timone ben saldo per non rischiare di intaccare ulteriormente i delicati rapporti tra Londra e Washington”. Intervistato dall'Adnkronos, Robert Jobson, tra i più acuti osservatori delle dinamiche della Corona, non usa giri di parole per descrivere la complessità della visita di Stato che il Monarca si appresta a compiere da oggi negli Stati Uniti, ospite del presidente Donald Trump. Il riferimento non è solo a quanto accaduto nei giorni scorsi in occasione della cena dei corrispondenti, un evento che ha alzato ulteriormente il livello di sicurezza attorno al presidente degli Stati Uniti, rendendo ancora più complessa la macchina organizzativa proprio in vista dell’arrivo dei Windsor.
“L'aria che si respira oltreoceano sembra carica di un'elettricità che va ben oltre il protocollo diplomatico. Si tratta di una visita che cade in un momento di fragilità geopolitica senza precedenti”, sottolinea Jobson, firma storica del The Sun, Daily Express e News of the World, e volto noto di “Good Morning America” sul canale americano Abc, secondo cui nei prossimi quattro giorni il mondo assisterà a una coreografia istituzionale impeccabile che dovrà però fare i conti con una realtà brutale: “Non si sarebbe potuto scegliere un tempismo migliore. Nemmeno un romanziere di successo del New York Times avrebbe osato tanto".
Il riferimento è alla coincidenza quasi surreale tra l'arrivo del Re e le recenti fughe di notizie dal Pentagono che hanno scosso le fondamenta dell'alleanza atlantica, compreso anche il ruolo di Londra agli occhi di Washington. L'agenda ufficiale prevede i massimi onori, dalla cena di Stato alla Casa Bianca fino al discorso congiunto al Congresso, il primo per un monarca britannico dal 1991, quando a tenerlo fu proprio la madre Elisabetta II ospite dell’allora presidente George W. Bush. Jobson lo definisce “il momento di soft-power più importante e delicato del giovane regno del Re".
Tuttavia, dietro le quinte del cerimoniale, il clima a Londra è tutt’altro che sereno. Molte voci autorevoli avevano suggerito di rimandare il viaggio, temendo che la Corona possa essere strumentalizzata in un momento di scontro aperto tra Downing Street e Washington. Citando le preoccupazioni espresse da figure come David Dimbleby, storico presentatore di 'Question Time', programma di dibattito politico della Bbc, e Sir Ed Davey, leader dei Liberal Democratici britannici, Jobson sottolinea come molti considerino la visita “un uso improprio del Monarca da parte del governo di Keir Starmer in un pessimo momento politico. Il timore è che il Re possa trovarsi coinvolto, suo malgrado, in quello che potrebbe essere un colpo diplomatico a favore di Donald Trump”.
Il nodo della questione è squisitamente costituzionale. Il Re agisce su consiglio dei suoi ministri e la sua figura dovrebbe restare protetta dalle contese politiche. Invece, Jobson osserva che “mandare Sua Maestà a Washington, dove il presidente ha passato settimane a insultare il nostro Primo Ministro, le nostre truppe e la nostra capacità militare, spinge la Corona proprio laddove la costituzione era stata concepita per tenerla fuori. La situazione è precipitata ulteriormente negli ultimi giorni con la diffusione di una email interna del Pentagono in cui si ipotizzano ritorsioni contro gli alleati Nato restii a sostenere il conflitto in Iran, arrivando persino a mettere in discussione il supporto americano su territori storicamente sensibili come le Falkland”.
Per Carlo III, il compito si preannuncia arduo come sottolinea ulteriormente il royal editor: “Si troverà a brindare con un leader che ha definito il Primo Ministro britannico codardo e che sembra pronto a riaprire ferite che Londra considerava chiuse dal 1982. Eppure, nonostante le provocazioni e il fatto che Sir Keir Starmer sia stato escluso dalla lista degli ospiti, Carlo III non ha margine di manovra politica. Il Re conosce il suo lavoro. Sorriderà. Leggerà il discorso. Alzerà il calice. La diplomazia reale, in questo contesto, diventa un atto di resistenza stoica”.
Mentre il mondo si interroga se queste frizioni siano solo passeggere o il preludio a uno smantellamento di decenni di cooperazione atlantica, il Re entra direttamente nell'occhio del ciclone. “Il vento è cambiato: il Re deve navigare queste acque turbolente senza compromettere la neutralità della Corona. Sarà la vera prova del fuoco del suo regno in un momento in cui la musica, tra i due Paesi, è decisamente cambiata”. (di Alessandro Allocca)

(Adnkronos) - "Un crimine contro la storia dello spettacolo italiano". Fiorello diventa 'testimonial' di una crociata contro la vendita del Teatro delle Vittorie, storico tempio del varietà e dell'intrattenimento Rai. Lo showman, questa mattina, ha postato sui social un video in cui appariva davanti al teatro con Fabrizio Biggio, che con lui conduce 'La Pennicanza' per annunciare che la nuova settimana dello show radiofonico di Radio2 partirà oggi alle 13.45 proprio da questo tema. Solo ieri, in un'intervista al 'Messaggero', Renzo Arbore indicava in Fiorello l'unico che poteva salvare il Teatro Delle Vittorie. E la risposta di Fiorello non è tardata ad arrivare. Lo showman e Biggio hanno affisso due cartelli sulle porte del Teatro delle Vittorie con messaggi inequivocabili: "Questo Teatro non si dovrebbe vendere" e “Questo Teatro non è in vendita!".
Fiorello, nel video diffuso sui suoi social, dichiara: "Oggi inizieremo la puntata de ‘La Pennicanza’ proprio da qua, dal Teatro delle Vittorie. Io lo chiamo un crimine contro la storia dello spettacolo italiano. Questo teatro non si dovrebbe vendere e non si dovrebbe neanche pensare di venderlo per quello che si è vissuto là dentro, per la storia dello spettacolo italiano, per i grandi varietà - aggiunge lo showman -. Il grande ‘Fantastico’ di Pippo Baudo, Raffaella Carrà, Mina. Tutti i grandi dello spettacolo italiano sono stati qua dentro".
Il teatro è tra gli immobili che la Rai ha messo in vendita come previsto nel piano immobiliare votato dal precedente Cda Rai e confermato da quello attuale. Nel piano è prevista la vendita di 15 immobili della Rai, compresi, oltre al Delle Vittorie, la sede di Corso Sempione a Milano e Palazzo Labia a Venezia. Sul Teatro delle Vittorie - a quanto apprende l'Adnkronos - pesa il fatto che l'immobile, che richiederebbe una ristrutturazione importante e molto costosa, non risponderebbe comunque ai nuovi standard richiesti e alle nuove esigenze produttive, mentre a Saxa Rubra è in fase di ultimazione un nuovo studio che risponde a tutte le nuove esigenze e corredato dalle più moderne tecnologie.
"La messa in vendita del Teatro Delle Vittorie rientra negli obiettivi di un piano immobiliare che – unico nella storia Rai - guarda al futuro, non solo a Roma, con significativi interventi tecnologici volti alla completa modernizzazione e trasformazione in Digital Media Company", sottolinea la Rai in una nota, mentre da ambienti vicini all'azienda, l'Adnkronos apprende che la stima per una ristrutturazione del teatro era stata quantificata in costi per oltre 7 milioni di euro e almeno tre anni di lavori. "Per quanto riguarda il Teatro Delle Vittorie – pezzo importantissimo della storia Rai – tutte le valutazioni tecniche rappresentano da tempo costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura, delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico, dei vincoli e delle limitazioni imposti dal fatto che si trova all’interno di un condominio, e dei problemi di impermeabilizzazione e la conseguente esiguità dei programmi che vi vengono realizzati. Per questi motivi, sommati ai costi milionari di manutenzione, la sua vendita era stata già deliberata dal precedente Cda nel luglio 2022", si legge ancora.
"L’obiettivo della Rai - prosegue la nota aziendale - non è, dunque, quello di cancellare la propria storia, ma di declinarla al futuro, razionalizzando al meglio le proprie strutture, investendo in profondi cambiamenti, come sta accadendo con il potenziamento tecnologico e d’avanguardia di Saxa Rubra, la riqualificazione di Viale Mazzini – attesa da decenni - con il concomitante utilizzo della sede di Via Alessandro Severo, già concepita con criteri d’avanguardia - e il completamento degli interventi in via Teulada. Il tutto per introdurre un modello immobiliare più flessibile e adattato alle reali esigenze produttive di un broadcaster moderno, migliorando l’utilizzo degli spazi e la qualità degli ambienti di lavoro per i propri dipendenti".

(Adnkronos) - Nuovi ritrovamenti emergono dagli scavi della necropoli di Porta Stabia, a Pompei, dove gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di due uomini morti durante le fasi dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse l'antica città in meno di 24 ore, mentre tentavano di mettersi in salvo verso la costa. Secondo le prime ricostruzioni, i due sarebbero deceduti in momenti diversi della stessa eruzione: uno colpito da una corrente piroclastica, l’altro raggiunto dalla caduta di lapilli.
Un uomo è stato ritrovato con un mortaio di terracotta, che sembra essere stato utilizzato come protezione durante la caduta di lapilli e frammenti vulcanici. Il gesto richiama le descrizioni di Plinio il Giovane, testimone oculare, che in una lettera riferisce come le persone in fuga dal vulcano cercassero di difendersi dal materiale eruttivo con cuscini legati sulla testa. Il rinvenimento è avvenuto durante recenti scavi nell’area della necropoli di Porta Stabia, appena fuori le mura dell’antica Pompei, condotti nell’ambito del completamento dell’indagine sulla tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher. Gli archeologi impegnati sul campo hanno portato alla luce i resti di due uomini che tentarono di fuggire verso la costa durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I due individui, morti in momenti diversi dell’eruzione, offrono nuovi elementi per comprendere le dinamiche dell’evento e le condizioni affrontate dagli abitanti nelle vie di fuga.
Uno di loro, più giovane, fu probabilmente travolto da una corrente piroclastica, ovvero una nube ardente di cenere e gas tossici, mentre tentava di allontanarsi dalla città. L’altro, più adulto, morì qualche ora prima sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi la testa con un mortaio di terracotta ritrovato accanto al corpo, con evidenti segni di frattura. Inoltre, portava con sé una lucerna in ceramica per orientarsi in condizioni di scarsa visibilità, un piccolo anello in ferro al mignolo sinistro e un gruzzolo di dieci monete in bronzo. Il modello digitale, che propone una ricostruzione della seconda vittima, è stato generato attraverso una combinazione di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco, con l’obiettivo di restituire un’immagine scientificamente fondata ma accessibile a tutti. La ricostruzione rappresenta un prototipo sperimentale, pensato per rendere i risultati delle ricerche archeologiche maggiormente accessibili a un pubblico di non specialisti.
“L'Italia storicamente ha sempre fatto della cultura classica un ingrediente fondamentale dell'innovazione. – dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli - A Pompei l'intelligenza artificiale, tema che il Ministero della Cultura sta seguendo con attenzione, aiuta non solo nella tutela dell'immenso patrimonio archeologico, ma anche nel racconto, coinvolgente e accessibile, della vita antica; un modello che potrà essere ulteriormente sviluppato a Pompei e oltre, per supportare le attività di tutela e valorizzazione su tutto il territorio nazionale, anche relativamente all'archeologia preventiva e urbana, fermo restando che al centro di ogni attività culturale resta sempre l'essere umano".
“La vastità dei dati archeologici a Pompei e oltre è ormai tale che solo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli adeguatamente - ha affermato il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel – Ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie. Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva. Visitare Pompei o imparare il latino, essenzialmente, significa fare un’esperienza profonda, unica e bellissima, e le ricostruzioni ci aiutano a coinvolgere più persone in questa avventura".
"Il progetto apre una riflessione più ampia sull’impiego dell’IA in archeologia - ha aggiunto il professore Jacopo Bonetto dell’Università di Padova - una tecnologia che può contribuire alla produzione di modelli interpretativi e al miglioramento degli strumenti di comunicazione, ma che richiede un uso controllato e metodologicamente fondato, sempre in integrazione con il lavoro degli specialisti".
Proprio sul tema dell’intelligenza artificiale, a luglio nel Parco Archeologico di Pompei, è in programma l’edizione 2026 di “Orbits - Dialogues with Intelligence. Habitat - Disegnare la società post-AI” che riporta l’etica e la filosofia al centro del dibattito tecnologico, promuovendo un uso consapevole del digitale. Tra i protagonisti, il professore Luciano Floridi, founding director del Digital Ethics Center a Yale, che ha commentato così la novità: “L'uomo di Pompei fuggiva con un mortaio sul capo, una lucerna in mano, e dieci monete: portava ciò che gli sembrava utile per orientarsi nel buio. Duemila anni dopo, l'IA ci aiuta a ricostruire i suoi ultimi momenti. Il caso parla a tutte le discipline umanistiche. L'IA non sostituisce l'archeologo. Sotto il suo controllo, ne amplia e approfondisce le potenzialità; e rende accessibile a molti ciò che prima era leggibile solo per pochi. Senza l'IA, gran parte del patrimonio rischia di restare inesplorato per chi fa archeologia, e muto per chi la ama. Marguerite Yourcenar, nei taccuini delle «Memorie di Adriano», descriveva il suo «esercizio» come «un piede nell'erudizione, l'altro nella magia»: quella magia che consiste nel trasportarsi col pensiero dentro qualcun altro. È esattamente ciò che l'archeologia fa da sempre: ricostruire scientificamente dal di dentro un mondo scomparso, e permetterci di immaginarlo. L'IA accelera la resa di quella ricostruzione, ma la magia resta umana. Una tecnologia così potente porta con sé rischi reali. L'IA produce ipotesi, non verità. Le ipotesi vanno riviste, discusse, corrette, integrate, approvate. La responsabilità scientifica non si delega. Ma il rischio non è che l'IA sbagli: è che smettiamo di pensare usandola. Le discipline umanistiche ci insegnano proprio questo, a distinguere la ricostruzione dalla fantasia. Pompei, ancora una volta, è il grande laboratorio che ci istruisce".

(Adnkronos) - Sono 280mila le persone in Italia che soffrono di stenosi aortica, patologia che impedisce alla valvola aortica di aprirsi correttamente ostacolando il flusso di sangue dal cuore al resto dell’organismo. E ogni anno sono oltre 12mila gli interventi microinvasivi di sostituzione della valvola eseguiti nel nostro Paese, ma il 15% dei pazienti non sopravvive a un anno dall’operazione. Fino a oggi le decisioni terapeutiche di procedere con l’intervento erano guidate da due criteri schematici come età anagrafica e numero di patologie presenti, i due studi italiani appena pubblicati su 'Jacc Cardiovascular Interventions' e sul''European Journal of Preventive Cardiology', mostrano, invece, che piena autonomia, buona nutrizione e performance fisica, sono cruciali per misurare il rischio dei pazienti.
"Attualmente, la valutazione clinica che precede l’intervento di - Tavr (Transcatheter aortic valve replacement) si basa su una scala di punteggio sviluppata decenni fa per la chirurgia cardiaca tradizionale su popolazioni più giovani e meno fragili, che calcola la probabilità di morte entro 30 giorni dall’intervento", spiega Niccolò Marchionni, professore emerito di Medicina interna presso l’Università di Firenze e co-autore degli studi. "Sono sempre più le evidenze che suggeriscono come la fragilità e la compromissione funzionale globale svolgano un ruolo cruciale nel determinare gli esiti clinici, rendendo indispensabile la loro integrazione nella valutazione del rischio". Per questo i ricercatori, come riportato dallo studio, hanno sottoposto 562 pazienti con indicazione di Tavr ed età media di 83 anni, a una valutazione geriatrica multidimensionale per quantificare fragilità, autonomia nelle attività quotidiane di base, stato nutrizionale, funzione cognitiva, presenza di più patologie e disabilità, per ottenere un quadro completo e clinicamente rilevante per la valutazione del rischio di peggioramento e mortalità a 1 anno.
"Questo strumento è in grado di identificare, con una altissima precisione, il 15% di pazienti che, dopo l’intervento, non sopravvivono almeno un anno o diventano disabili nello stesso periodo", afferma Marchionni. "In particolare, dall’analisi sono emersi quattro fattori predittivi di esito sfavorevole: il punteggio nutrizionale, il numero di attività quotidiane preservate, la funzionalità renale e la pressione arteriosa polmonare sistolica misurata con l’ecocardiogramma. Combinando questi quattro parametri, abbiamo derivato un punteggio numerico calcolabile in pochi minuti con dati già disponibili nella valutazione pre-intervento di routine", evidenzia Marchionni. Non si tratta di un miglioramento marginale, ma di un salto qualitativo sostanziale nella capacità di prevedere chi non trarrà beneficio dalla Tavr. "Possiamo riconoscere in anticipo i casi in cui la procedura si rivelerebbe futile: un intervento costoso e invasivo, senza un reale beneficio per il paziente. Evitare queste situazioni riduce i rischi inutili per gli anziani e libera risorse per chi può davvero trarne vantaggio", sottolinea.
"Al contempo, il lavoro suggerisce anche una prospettiva nuova per questi pazienti ad alto rischio. In futuro - aggiunge Marchionni - chi presenta condizioni sfavorevoli potrà essere avviato prima a programmi di 'pre-abilitazione”' mirati a correggere i fattori modificabili più critici, dalla malnutrizione alla debolezza muscolare, così da ridurre il rischio che la Tavr risulti inutile". Il secondo studio, pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, estende lo sguardo oltre la Tavr, includendo anziani con amiloidosi cardiaca e scompenso cardiaco cronico. "Grazie a una valutazione geriatrica approfondita di 956 pazienti, abbiamo individuato cinque diverse 'categorie di vulnerabilità' costruite combinando tre aspetti: la disabilità funzionale, il rischio di malnutrizione e la performance fisica", osserva Carlo Fumagalli, ricercatore in Fisiopatologia dell’invecchiamento presso l’Università Vanvitelli di Napoli e co-autore di entrambi gli studi". Dai risultati, continua, "è emerso che i pazienti senza alcuna vulnerabilità (piena autonomia, buona nutrizione, buona performance fisica) hanno una sopravvivenza a due anni nel 92,3%, quelli più vulnerabili, al contrario, sopravvivono a due anni solo in circa il 60% dei casi. Inoltre, la disabilità funzionale si è confermata il fattore più potente, con un rischio di morte quasi quadruplicato rispetto ai pazienti autonomi".
“Oggi le decisioni terapeutiche negli anziani con malattie cardiovascolari sono ancora troppo spesso guidate da criteri schematici, come l’età anagrafica o il numero di patologie presenti - aggiunge Fumagalli -. I nostri risultati mostrano invece quanto sia più utile capire come è fatto quel singolo paziente, quanto è autonomo, quanto è nutrito, quanto è forte. Questo cambia profondamente il modo di scegliere le cure". L’approccio proposto "permette di superare una visione 'a misura unica' dell’anziano cardiopatico.Due pazienti di 80 anni con la stessa malattia - continua Marchionni - possono avere bisogni e prospettive completamente diversi. Classificarli in categorie di vulnerabilità progressiva aiuta a calibrare meglio terapie, controlli e persino obiettivi di cura, evitando sia l’accanimento sia il pessimismo ingiustificato".
"La vera medicina di precisione - concludono Marchionni e Fumagalli -, non è fatta solo di sofisticate tecnologie, ma di un’attenzione più sartoriale alla persona, soprattutto quando è anziana e fragile. Mettere insieme le competenze di cardiologi e geriatri, come abbiamo fatto in questa collaborazione multicentrica, è il passo necessario per offrire cure più giuste e più umane”"

(Adnkronos) - Iniziano le giornate calde e con esse tornano le zanzare. A Roma sono già in corso i trattamenti antilarvali a cura del Comune, ma con un'ordinanza il Sindaco Roberto Gualtieri ricorda che la collaborazione dei cittadini è sempre determinante per l'efficacia degli interventi messi in campo per la prevenzione e il controllo delle malattie trasmesse da insetti vettori, in particolare dalle zanzara tigre e dalla zanzara comune.
Il provvedimento, al fine di tutelare la salute pubblica dei residenti nel territorio di Roma Capitale, dispone le misure necessarie per contrastare la diffusione nei condomini e nelle aree private. Tra le disposizioni per limitare la proliferazione delle zanzare vi è quella di effettuare interventi preventivi antilarvali e privilegiare prodotti biologici, non abbandonare oggetti e contenitori su balconi e terrazzi o coprirli se non rimovibili, evitare innaffiamenti continui e pulire le grondaie.
Roma Capitale ha lanciato anche la campagna di sensibilizzazione 'Meglio prevenire che zanzare', diffusa attraverso i canali e il circuito della comunicazione istituzionale. "Anche quest’anno l’ordinanza firmata dal sindaco dispone tutte le misure necessarie che i privati devono adottare per la tutela della salute pubblica - dichiara Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale - La collaborazione dei cittadini, infatti, concorre in maniera determinante alla limitazione della proliferazione delle zanzare nel territorio urbano. Proprio con questo obiettivo, il Dipartimento Tutela Ambientale ha già avviato sulle aree pubbliche i trattamenti sulle caditoie e i tombini, eseguiti con prodotti naturali, in tutti i Municipi. Il primo ciclo dei sei trattamenti è iniziato e marzo e l’ultimo terminerà a novembre".

(Adnkronos) - Giornata chiave nell’inchiesta sul presunto giro di prostituzione legato a clienti facoltosi e personaggi noti, tra cui calciatori di Serie A. Si tengono oggi, al Palazzo di giustizia di Milano, gli interrogatori dei quattro indagati finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
Davanti alla giudice per le indagini preliminari Chiara Valori sono comparsi Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, ritenuti dagli inquirenti i promotori dell’organizzazione. Secondo l’accusa, la coppia – legata sia nella vita privata che negli affari – avrebbe coordinato l’attività, impartendo direttive operative a Alessio Salamone e Luan Amilton Fraga Luz, che – stando alle indagini – si sarebbero occupati della gestione diretta dei rapporti con i clienti, tra cui figurerebbero anche calciatori di Serie A.
Gli interrogatori si svolgono al settimo piano del tribunale, in un’area sorvegliata dai carabinieri. L’inchiesta punta a chiarire l’organizzazione e i flussi di denaro legati al presunto sistema.

(Adnkronos) - Il ritorno di Chiara Ferragni. L'imprenditrice digitale, dopo la chiusura della vicenda giudiziaria con il proscioglimento per il Pandoro gate, è tornata attivissima sui suoi profili social, lanciando un messaggio diretto ai suoi follower nel gruppo privato su Instagram.
"Ciao ragazzi, non ci sentiamo da tanto", ha scritto, in inglese, Ferragni, "penso sia arrivato il momento di tornare a parlare un po', finalmente direi. Come state?". Un altro piccolo passo verso la normalità per l'imprenditrice digitale, tornata a instaurare un rapporto diretto con i suoi follower.
Ferragni è reduce da un viaggio in Namibia, un momento che le è servito per ricaricarsi e lasciarsi alle spalle gli anni complicati: ""Questo viaggio in Namibia", ha scritto Ferragni, "non è stato solo un'avventura: per me ha significato chiudere un cerchio".
"Mi sono trovata a contatto con la natura, mi sono sentita presente e amata e ho capito davvero perché le cose dovevano andare in un certo modo per essere 1000% più felice e me stessa di quanto io sia mai stata". Ferragni ha poi raccontato di aver pianto di felicità durante questo viaggio che ha definito "uno dei più belli che ho mai fatto".

(Adnkronos) - Il calcio italiano torna nel caos per l'inchiesta arbitri. Il designatore di Serie A e B Gianluca Rocchi è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva (per alcuni episodi della stagione 2024/25) e nelle scorse ore gli è stato notificato un avviso di garanzia. L'accusa è di aver fatto pressioni su alcuni arbitri e di aver scelto direttori di gara graditi all'Inter. La novità di oggi, lunedì 27 aprile, è che il caso potrebbe riguardare anche altri direttori di gare e altre partite. L'inchiesta condotta dal pubblico ministero milanese Maurizio Ascione si sta allargando a tutto il mondo arbitrale e ad altre partite. Ecco cosa sappiamo finora.
Breve riassunto di quanto successo in questi giorni. I fatti al centro dell'inchiesta - fin qui - si rifanno alla passata stagione: al centro ci sono alcune partite di Serie A (Udinese-Parma e Bologna-Inter), la semifinale di Coppa Italia di ritorno Inter-Milan e Salernitana-Modena di Serie B. Gli investigatori vogliono vederci chiaro anche su Inter-Verona del 2023-24: in particolare per l'episodio della gomitata di Bastoni a Duda. Tra gli indagati, oltre al designatore Rocchi, anche il supervisore Var Andrea Gervasoni (entrambi si sono autosospesi dai rispettivi ruoli). Come riportato dal quotidiano La Repubblica, ci sono tre nuovi indagati. Il primo è Daniele Paterna, Var in Udinese-Parma. Poi ci sono Luigi Nasca, Var in Salernitana-Modena e in Inter-Verona del 6 gennaio 2024, e Rodolfo Di Vuolo, Avar in Inter-Verona.
Oltre alle decisioni in sala Var (sotto la lente di ingrandimento degli investigatori), si sa anche che la polizia giudiziaria negli ultimi mesi ha acquisito spese e rimborsi di arbitri e addetti al Var per vederci chiaro sulle 'presenze' a Lissone. Questo a certificare - precisa il quotidiano La Stampa - che sarebbero dunque diverse le interferenze (e le partite) al vaglio.

(Adnkronos) - Il calcio italiano torna nel caos per l'inchiesta arbitri. Il designatore di Serie A e B Gianluca Rocchi è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva (per alcuni episodi della stagione 2024/25) e nelle scorse ore gli è stato notificato un avviso di garanzia. L'accusa è di aver fatto pressioni su alcuni arbitri e di aver scelto direttori di gara graditi all'Inter. La novità di oggi, lunedì 27 aprile, è che il caso potrebbe riguardare anche altri direttori di gare e altre partite. Come riportato dal quotidiano La Stampa , l'inchiesta condotta dal pubblico ministero milanese Maurizio Ascione si sta allargando a tutto il mondo arbitrale. Ecco cosa sappiamo finora.
Breve riassunto di quanto successo in questi giorni. I fatti al centro dell'inchiesta - fin qui - si rifanno alla passata stagione: al centro ci sono alcune partite di Serie A (Udinese-Parma e Bologna-Inter), la semifinale di Coppa Italia di ritorno Inter-Milan e Salernitana-Modena di Serie B. Gli investigatori vogliono vederci chiaro anche su Inter-Verona del 2023-24: in particolare per l'episodio della gomitata di Bastoni a Duda. Tra gli indagati, oltre al designatore Rocchi, anche il supervisore Var Andrea Gervasoni (entrambi si sono autosospesi dai rispettivi ruoli). Rocchi e Gervasoni sono indagati per concorso in frode sportiva: si presume quindi che nella lista degli indagati figurino altri soggetti, visto che il reato in questione coinvolge almeno due attori. (QUI LA SPIEGAZIONE)
Oltre alle decisioni in sala Var (sotto la lente di ingrandimento degli investigatori), si sa anche che la polizia giudiziaria negli ultimi mesi ha acquisito spese e rimborsi di arbitri e addetti al Var per vederci chiaro sulle 'presenze' a Lissone. Questo a certificare che sarebbero dunque diverse le interferenze al vaglio.

(Adnkronos) - Due mesi fa scoppiava il conflitto in Iran e in questi sessanta giorni gli italiani hanno speso, considerando solo bollette, carburante e mutui, oltre 1,7 miliardi di euro in più. Il dato arriva dall’analisi di Facile.it, che ha calcolato quanto sia effettivamente pesata sulle tasche dei consumatori la guerra ad oggi.
Ormai tutti sappiamo che le bollette luce e gas sono salite a causa del conflitto in Iran, ma di quanto? Secondo le stime di Facile.it, per gli italiani con un contratto di fornitura a prezzo indicizzato nel mercato libero l’aumento si tradurrà in un aggravio di oltre 40 euro tra marzo e aprile. Più nello specifico, a salire maggiormente saranno le bollette del gas; guardando ai consumi di una famiglia tipo (consumo pari a 1.100 smc), per le utenze di marzo e aprile la spesa media sarà di circa 263 euro, vale a dire più o meno 36 euro in più (+16%) rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero aumentate. Minore l’impatto sulle bollette della luce; per una famiglia tipo (consumo pari a 2.000 kWh), le bollette di marzo e aprile arriveranno a 110 euro, in aumento del 5% rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe fossero rimaste stabili.
È possibile stimare che gli aumenti di luce e gas di questi soli due mesi peseranno sulle tasche degli italiani con un contratto variabile, complessivamente, fino a 500 milioni di euro. Secondo gli analisti di Facile.it, stando alle attuali previsioni sul prezzo dell'energia, nei prossimi 12 mesi gli italiani con contratto di fornitura indicizzato spenderanno 2.165 euro tra luce e gas, vale a dire l’11% in più (217 euro) rispetto ai 1.948 euro previsti prima che scoppiasse il conflitto.
Nonostante la Bce non sia ancora intervenuta sui tassi - gli esperti si aspettano il primo aumento a giugno - le rate dei mutui variabili hanno ripreso a crescere. La ragione è l’Euribor, indice di riferimento per questo tipo di finanziamenti, che da prima dello scoppio del conflitto ad oggi è salito di circa 15 punti base, con picchi di +25 punti base (Euribor a 3 mesi). Questi movimenti si traducono in un aumento di circa 5 euro nella rata di aprile e di ulteriori 5 euro in quella di maggio, calcolato su un finanziamento variabile standard sottoscritto negli ultimi anni (126.000 euro da restituire in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile).
E rischia di non essere l’ultimo aumento; guardando ai Futures aggiornati al 23 aprile 2026 si scopre che l’indice potrebbe salire ulteriormente, facendo passare la rata del mutuo standard dagli attuali 620 euro ai 642 euro entro l’inizio del secondo semestre per chiudere a circa 660 euro entro fine anno. Se queste previsioni si avverassero, nel 2026 la rata mensile del mutuo variabile standard salirebbe quindi di quasi 40 euro.
Soffermandoci su tassi offerti ai nuovi mutuatari, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni al 70%, oggi i migliori Tan disponibili partono dal 2,99% per il fisso e dal 2,35% per il variabile. Possibile immaginare che se la situazione di crisi continuerà, i valori cambieranno nei prossimi mesi. La spesa che è cresciuta maggiormente, si legge ancora nell’analisi di Facile.it, è quella per il carburante; secondo le stime elaborate a due mesi dallo scoppio del conflitto, per fare rifornimento di benzina e diesel nei mesi di marzo e aprile gli italiani hanno speso 1,2 miliardi di euro in più rispetto a quanto avrebbero fatto se le tariffe fossero rimaste uguali a quelle pre-conflitto.
L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione i consumi di carburante rilevati sulla rete a marzo 2026 (pari a 744.000 tonnellate di benzina e 1,25 milioni di tonnellate di gasolio) e le variazioni settimanali del prezzo di diesel e benzina. A marzo 2026 per rifornirsi alla pompa gli italiani hanno pagato, in media, 4,7 miliardi di euro, vale a dire il 13% in più rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero cresciute a causa del conflitto. Ad aprile invece, a parità di consumi, il totale dovrebbe arrivare a sfiorare, se non addirittura superare, i 4,9 miliardi, circa il 17% in più rispetto a febbraio.
Nello specifico, il prezzo medio mensile della benzina alla pompa è passato da 1,65 euro/litro di febbraio intorno a 1,77 euro/litro di marzo e dovrebbe chiudere aprile a circa 1,76 euro/litro, rincaro che, nei due mesi, si tradurrebbe in un aggravio di circa 215 milioni di euro. Per il diesel, invece, il prezzo medio è salito da 1,70 euro/litro di febbraio a 1,99 di marzo e potrebbe chiudere aprile a circa 2,1 euro/litro, valori che peserebbero sulle tasche degli italiani per oltre 1 miliardo di euro in costi extra.
Per un pieno di benzina (50 litri), la spesa media è passata da 83 euro di febbraio a 88 euro di marzo e aprile; per un pieno di diesel, invece, il costo è passato da 85 euro di febbraio a 99 euro di marzo raggiungendo, ad aprile, i 105 euro. Secondo le stime di Facile.it, considerando il prezzo del carburante aggiornato al 26/4/2026 e una percorrenza di 10.000 km, un automobilista spende in benzina, in un anno, circa 1.147 euro, vale a dire il 5% in più (+50 euro) rispetto alle previsioni pre-conflitto (23 febbraio 2026). Se si considera il prezzo del diesel, invece, la spesa annua è di 1.132 euro, in aumento del 20% (+192 euro). L’effetto, in valori assoluti, è ancora più visibile se si guarda al settore degli autotrasporti: per percorrere una tratta di 3.000 km prima del conflitto un camion spendeva 1.283 euro di diesel, oggi, invece, ne spende 262 euro in più, vale a dire 1.544 euro.
Una crescita del mercato degli immobili e una partecipazione sempre
più ampia e qualificata: è quanto è emerso dai dati relativi al
2025 sul mercato delle aste immobiliari in Sardegna, che cambia
prospettiva e supera l'immagine di settore legato esclusivamente
alla speculazione.
(Adnkronos) - L'Assemblea Generale dell'Epa (European Parents' Association), riunita a Parigi in questi giorni, ha approfondito il tema della tutela digitale dei minori europei sotto diversi aspetti, anche attraverso la partecipazione a diversi progetti finanziati dalla Ue. Inoltre hanno condiviso le ragioni dell’azione legale inibitoria di classe contro le piattaforme Meta (Facebook e Instagram) e TikTok e valuteranno l’opportunità di seguirne l’esempio nei rispettivi ordinamenti nazionali, seguendo il modello pioneristico sviluppato in Italia dal Moige (Movimento Italiano Genitori) con il supporto dello Studio Legale Ambrosio & Commodo di Torino. L'esperienza italiana, prima class action inibitoria europea contro i social in materia di tutela dei minori, attualmente pendente davanti al Tribunale delle Imprese di Milano con prima udienza fissata al 14 maggio prossimo, è stata presentata come un modello replicabile e adattabile ai diversi contesti giuridici nazionali, nella consapevolezza che la battaglia contro gli algoritmi che creano dipendenza nei minori non ha più confini nazionali. Il filo conduttore che unisce le 30 associazioni di Epa è la denuncia, documentata da solide evidenze scientifiche, di pratiche illecite e lesive poste in essere dalle piattaforme social ai danni di bambini e adolescenti europei: la manipolazione algoritmica, lo scroll infinito, la profilazione comportamentale e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per massimizzare la permanenza in piattaforma costituiscono forme di tecnologia persuasiva, la cosiddetta captologia, che agiscono sul sistema dopaminergico del cervello in sviluppo, generando dipendenza e danni permanenti.
''La scienza è inequivocabile - sottolinea il Moige - la corteccia prefrontale raggiunge la piena maturazione intorno ai 25 anni, rendendo i minori biologicamente più vulnerabili alla manipolazione computazionale. Lo conferma, tra gli altri, uno studio pubblicato su Jama Pediatrics nel giugno 2025 (Maza et al.), mentre la Commissione Europea, nel suo studio Benessere e salute mentale a scuola (maggio 2024), documenta il peggioramento della salute mentale degli studenti europei direttamente correlato all'uso inadeguato dei social''.
Le azioni inibitorie che hanno spinto il Moige ad agire concretamente e che altre associazioni Epa hanno condiviso trovano solide basi nel diritto europeo: il Digital Services Act (Dsa), il Digital Markets Act (Dma) e il Regolamento sull'Intelligenza Artificiale (AI Act) riconoscono esplicitamente l'esistenza dell'Ia manipolativa e ne vietano le applicazioni più lesive. ''Eppure - denunciano le associazioni riunite a Parigi - nessuno di questi strumenti ha finora prodotto misure concrete ed efficaci a protezione dei minori. E' a questa inerzia regolatoria che la class action intende rispondere, avvalendosi degli strumenti di tutela collettiva introdotti da ciascun ordinamento nel recepimento della Direttiva europea sulle azioni rappresentative''.
Un'azione fondata su tre pilastri fondamentali: il rispetto dell'obbligo di verifica dell'età, l'eliminazione dei meccanismi di dipendenza algoritmica, e il dovere di informazione trasparente sui rischi per la salute dei minori. Lo studio è disponibile a supportare le associazioni europee partner nella strutturazione delle rispettive azioni, nel rispetto di ogni legislazione nazionale. ''Siamo lieti della straordinaria accoglienza che le associazioni europee hanno riservato alla nostra iniziativa giudiziaria - ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale del Moige - Mettiamo a disposizione di tutti i partner Epa la nostra esperienza e competenza''. ''La protezione dei minori non è perseguita adeguatamente dalle piattaforme: i nostri figli vengono danneggiati da algoritmi progettati per creare disagio e dipendenza, in spregio alle leggi vigenti - ha aggiunto Stefano Crico, presidente europeo di Epa (European Parents' Association) - Come Epa, sosteniamo con convinzione questa alleanza e incoraggiamo ogni associazione membro ad agire nei propri Paesi. È tempo che l'Europa parli con una voce sola a difesa dei propri bambini''.
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