
"Quest'anno, se l'Anci sarà d'accordo, perché con loro concerto sempre volentieri le scelte, faremo un paniere ancora più ristretto della Carta dedicata a te". Lo ha affermato il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida a proposito dell'iniziativa del governo per sostenere i redditi con il bonus per la spesa alimentare, intervenendo alla 42esima assemblea dell'Anci.
"E a chi dice 'ma perché vuoi scegliere quello che le persone possono comprare con la carta dedicata a te?' Io rispondo che vorrei che venisse sempre più indirizzata la capacità delle persone di scegliere le cose di alta qualità che, - ha proseguito Lollobrigida - guarda caso, nove volte su 10 sposano le produzioni nazionali, per permettere di diminuire la povertà agendo sulle filiere che danno lavoro e ricchezza in questa nostra bella Nazione".
Tutto questo, ha insistito Lollobrigida per "dare la possibilità di sviluppare anche nella 'Carta dedicata a te' non solo il sostegno ai più deboli, ma che il sostegno ai più deboli torni a vantaggio di alcune produzioni che vengono realizzate in Italia".

Dalle monete 'da collezione' regalate per comunioni e cresime ai lingotti più o meno grandi, acquistati dalle famiglie italiane sulla scia del boom economico, ma anche come bene rifugio durante le crisi: pur in assenza di dati ufficiali, secondo alcune stime l'oro da investimento in mano agli italiani ammonterebbe a circa 1.200-1.500 tonnellate (per un valore di quasi 167 miliardi), pari al 25-30% dell'oro privato totale (che include gioielli, etc.), pari a circa 4.500/5.000 tonnellate, con un controvalore indicativo di 499-550 miliardi di euro, considerando il prezzo di mercato dell'oro attualmente di circa 111.000 euro al kg. E' quanto emerge dalla relazione tecnica all'emendamento, proposto alla Manovra per la tassazione agevolata al 12,5%, che stima per le casse dello stato un gettito tra 1,67 e 2,08, ipotizzando che solo il 10% delle quantità evidenziate sopra fosse oggetto di affrancamento.
Con il termine l'oro da investimento si intendono le monete d'oro di purezza pari o superiore a 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel Paese di origine e i lingotti o le placchette di peso superiore a un 1 grammo, di purezza pari o superiore a 995 millesimi. Beni con ampio margine di rivalutazione visto che l'oro da investimento nelle sue classiche funzioni di bene rifugio, dono o eredità spesso non è corredato da una completa documentazione che attesti il costo storico, pur in assenza di violazioni fiscali, trattandosi, nella maggior parte dei casi, di operazioni molto datate e di beni tramandati tra generazioni o ricevute in eredità in una procedura successoria senza inventario e quindi senza un valore analitico di riferimento.
L' assenza di idonea documentazione di acquisto comporta, pertanto, in sede di cessione, l'applicazione dell'aliquota del 26% sull’intero valore dell’oro ceduto, anziché sulla sola plusvalenza effettivamente realizzata e ciò anche in assenza di qualunque intento speculativo. Da qui, per facilitare l’emersione e la circolazione di oro fisico da investimento, garantendo al tempo stesso un significativo incremento del gettito, si propone con l'emendamento l’applicazione di un’aliquota agevolata del 12,5% ai fini della procedura di rivalutazione attraverso una misura "temporanea e straordinaria".

"Il 41,8% degli adolescenti si è rivolto all’intelligenza artificiale per chiedere aiuto quando era triste, solo/a o ansioso/a. Oltre il 42% per chiedere consigli su scelte importanti da fare. Oltre il 92% dei 15-19enni intervistati usa strumenti di Ia, contro il 46,7% degli adulti". Sono alcuni dei principali risultati di un sondaggio inedito sul rapporto tra adolescenti e Intelligenza artificiale dal quale emerge anche la funzione di conforto emotivo degli strumenti dell’Ia, contenuto nella XVI edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia, dal titolo 'Senza filtri', diffuso oggi da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, a pochi giorni dalla Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’adolescenza. L’Atlante verrà presentato il 19 novembre a Roma, presso la sede di Save the Children.
"Il 92,5% degli adolescenti ascoltati utilizza strumenti di Ia, contro il 46,7% degli adulti. Il 30,9% - quasi un/a ragazzo/a su tre - tutti i giorni o quasi, il 43,3% qualche volta a settimana, solo il 7,5% non la utilizza mai", si legge nel report. Quest’anno l’Atlante ha voluto indagare l’età dell’adolescenza, attraverso un’analisi dei dati e un viaggio in ascolto delle voci di ragazze e ragazzi. Il risultato è una fotografia ricca e complessa, di adolescenti onlife, da una parte consapevoli delle difficoltà della fase che attraversano e alla ricerca di nuove strade e spazi di condivisione, dall’altra a rischio di isolamento.
"Il 60% degli adolescenti è soddisfatto o molto soddisfatto di sé, con percentuali più elevate tra i ragazzi (71%) rispetto alle ragazze (50%); al 9% è capitato di isolarsi volontariamente anche per brevi periodi per problemi di natura psicologica; quasi uno su 8 ha usato psicofarmaci senza prescrizione nell’ultimo anno, con una percentuale più alta tra le ragazze (16,3%) - rileva l'indagine - Un gap di genere che si riscontra anche quando li si interroga sul proprio benessere psicologico: poco più di una ragazza su tre mostra di avere un buon equilibrio psicologico (34%), contro il 66% dei ragazzi, la più ampia differenza di genere rilevata tra tutti i Paesi europei (oltre 30 punti percentuali). In totale, meno della metà dei ragazzi e delle ragazze (49,6%) mostra un buon livello di benessere psicologico".
"La vita dei nativi digitali si svolge in una dimensione onlife, in cui non ci sono più barriere tra mondo fisico e virtuale. Il 38% dei 15-19enni afferma di guardare spesso il cellulare in presenza di amici o parenti – il fenomeno del ‘phubbing’ – e il 27% si sente nervoso quando non lo ha con sé. Più di uno su 8 è iperconnesso, cioè risponde ad indicatori che rilevano un profilo di uso problematico di internet (13%) e il 47,1% è stato/a vittima di cyberbullismo, un dato in aumento dal 2018, quando le vittime erano il 31,1%. Il 30% ha fatto ghosting, bloccando una persona improvvisamente senza fornire spiegazioni. Il 37% dei 15-19enni trascorre tempo sui siti porno per adulti, percentuale che sale al 54,5 % nel caso dei ragazzi, rispetto al 19,1% delle ragazze".
"Quanto alla dimensione off-line, un adolescente su due non ha mai visitato mostre o musei nel 2024 (oltre il 60% nel Mezzogiorno), il 21,2% non è mai andato al cinema, il 46,2% non legge libri al di là di quelli scolastici. Il 18,1% non fa nessuna attività fisica, percentuale che sale al 29,2% nel Mezzogiorno. Meno della metà (47,6%) dei giovani tra i 15 e i 24 anni ha fatto una gita o una vacanza di almeno una notte, in Italia o all’estero, rispetto all’81% dei giovani spagnoli e il 90% degli olandesi - continua il report - Sul fronte delle relazioni, gli amici restano per i ragazzi e le ragazze un punto fermo nelle acque incerte dell’adolescenza: più di 8 su dieci sono soddisfatti del loro rapporto con gli amici (il 40% soddisfatti, il 42,5% molto soddisfatti). Pochissimi, solo l’1,6% non sono per nulla soddisfatti. Positiva anche la relazione con i genitori, il 78% se ne dichiara soddisfatto o molto soddisfatto (84% i ragazzi, 73% le ragazze), anche se il 31% dichiara di aver avuto gravi problemi nel rapporto con loro".

Mercoledì 12 novembre 2025 arriva in tutte le librerie e gli store Fantasmi romeni. Dieci biografie straordinarie di Carolina Vincenti, ultima uscita del catalogo de La Lepre Edizioni. Il libro sarà presentato anche alla Fiera della piccola e media editoria – Più libri Più liberi 2025. Dieci ritratti di personaggi sospesi tra Oriente e Occidente sono i fantasmi che attraversano questo fascinoso racconto corale. Li accomuna un doppio filo: l’esilio e un destino fuori dall’ordinario. Così la Romania viene rievocata attraverso la memoria frammentata della diaspora dove, come in una matrioska, ogni storia ne racchiude un’altra. L’autrice ha voluto raccontare la Romania che aveva ascoltato e guardato attraverso la lente dei racconti di chi, quel paese, lo aveva perduto. Ha percorso le vite altrui per rispondere alla domanda su chi si è, da dove si viene, quale lingua si parla nei sogni, e le è parso più facile rispondere raccontando di altri. Poiché nessuno, più di un esule, si interroga sulla propria identità. Il conforto dei ricordi diventa il filo da seguire e la nostalgia vive nei particolari: una certa casa o il profumo di un albero, o ancora la strada Mantuleasa di Eliade. Appartenere è un balsamo che genera benessere, come sanno bene coloro che s’incamminano nel mondo alla ricerca di un’identità.
Gli esuli romeni che abitano questo libro sono le figure di un caleidoscopio. Cioran, allo stesso tempo genio e flâneur fallito, Sergio Calibidache, musicista idolatrato ma ostile alle registrazioni, Constantin Brancusi, punta di diamante dell’avanguardia che non amava parlare di sé, Paul Celan, poeta dell’agonia sublime, Panait Istrati, scrittore di novelle incantate, il “Gor’kij dei Balcani”. Con loro Mircea Eliade, il più illustre storico delle religioni del Novecento – ma anche incantevole romanziere e poeta – e Ioan Petru Culianu, sapientissimo gnostico ucciso all’apice della gloria accademica da un misterioso assassino. O ancora, Marta
Bibescu, musa proustiana dei salotti della Belle Époque, Dimitri Cantemir, il principe visionario che aveva osservato alla fine del Seicento l’Europa decollare e la mezzaluna del Bosforo declinare ed Elena Ghica, formidabile principessa itinerante, archeologa, botanica, scrittrice e pioniera del pensiero liberale delle élite cosmopolite. Come una matrioska, ogni storia ne racchiude un’altra e contiene i semi della nostalgia di chi lascia il proprio mondo per addentrarsi in una nuova vita.
Jannik Sinner torna in campo alle Atp Finals di Torino. Oggi, venerdì 14 novembre, il fuoriclasse azzurro sfida l'americano Ben Shelton nell'ultima partita del gruppo Bjorn Borg. Sinner ha già festeggiato la qualificazione alla semifinale e il primo posto nel gruppo, già eliminato invece Shelton. Si comincia non prima delle 14.
Dove vedere Sinner-Shelton? Il match sarà visibile in diretta e in chiaro su Rai 2, ma anche sui canali SkySport. Match visibile anche in streaming su Rai Play, Sky Go, Now e Tennis Tv
Sinner toenrà in campo domani pomeriggio alle 14, per la semifinale del Torneo dei Maestri contro Alex De Minaur.

L'ultima idea per trovare risorse che possano finanziare misure da correggere o inserire nella manovra è tassare l'oro degli italiani, quello che è stato accumulato negli anni e che generalmente è fermo in una cassetta di sicurezza o dentro un armadio, per farlo 'emergere' in cambio di un sostanziale vantaggio futuro, in caso di vendita. L'operazione, che metterebbe d'accordo Lega e Forza Italia ma che il Tesoro considera ancora tutta da verificare, potrebbe assicurare, secondo i calcoli e le simulazioni fatte finora, fino a 2 miliardi di euro. E' una buona idea? Proviamo a mettere sul tavolo pro e contro.
Di cosa stiamo parlando
La proposta è quella di prevedere una tassazione al 12,5%, la stessa dei titoli di stato e quella più vantaggiosa rispetto ad altre aliquote, per dichiarare e far emergere anelli, braccialetti, orecchini e catenine, ma anche lingotti e monete da collezione, sprovvisti del documento di acquisto. Il meccanismo è semplice: in cambio dell'imposta versata allo Stato, entro il 30 giugno del 2026, si ottiene una rivalutazione dei beni che sono stati acquistati o ereditati. Perché può esserci un vantaggio? Perché quando chi avrà scelto di dichiarare il proprio bene, pagando adesso il 12,5%, lo rivenderà, invece di pagare il 26% sull'intero valore, pagherà il 26% solo sulla plusvalenza, ovvero sulla differenza tra il prezzo di vendita e il valore dato all'oggetto al momento della dichiarazione.
Come si arriva a stimare due miliardi di possibile introito per l'erario? Secondo le stime prese in considerazione, l'oro privato in Italia potrebbe ammontare a circa 4.500/5.000 tonnellate, con un controvalore indicativo di 499/550 miliardi. Ipotizzando un'adesione del 10%, la misura darebbe un gettito stimato tra 1,67 e 2,08 miliardi.
Perché può essere una buona idea
Sarebbe un'operazione di trasparenza, che rientrerebbe a pieno titolo in una strategia complessiva di emersione del 'nero' o, comunque, dei beni che quasi sempre sfuggono alla tassazione. Potrebbe consentire a molti italiani di dare un valore a oggetti che spesso sono destinati a passare di mano come eredità o a finire 'deprezzati' nelle contrattazioni con i compro oro. Sarebbe il modo per trovare coperture che consentirebbero di finanziare misure utili alla politica economica.
Quali sono i rischi che vanno considerati
Ci sono però anche una serie di rischi, che possono diventare controindicazioni. Primo, potrebbe essere un modo per agevolare chi vuole ripulire merce rubata o di dubbia provenienza. Secondo, non è detto che la quota di persone che accettano lo scambio tra una tassa da pagare subito e un beneficio futuro, sempre fiscale, possa essere alla fine quella attesa. Questo anche perché non è così facile vendere oro al suo valore reale. Terzo, potrebbe essere percepita come un'operazione per fare cassa e accolta come una nuova tassa imposta su beni 'privati' e considerati in molti casi un rifugio 'affettivo' cui ricorrere solo in casi estremi. (Di Fabio Insenga)

È un nuovo passo avanti nella cura integrata dei pazienti oncologici. Al Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs nasce il primo ambulatorio in Italia dedicato alle complicanze oculari causate dai più innovativi farmaci antitumorali, gli anticorpo-farmaco coniugati (Adc). Le terapie 'intelligenti', come gli 'Adc' rappresentano una delle frontiere più promettenti dell’oncologia moderna. Questi farmaci uniscono la potenza della chemioterapia, alla precisione di un anticorpo monoclonale, capace di portare il farmaco direttamente sulla cellula tumorale, riducendo i danni ai tessuti sani. Tuttavia anche questi trattamenti possono causare effetti indesiderati, tra i quali la tossicità oculare, che merita attenzione e competenze specialistiche. Proprio per gestire e riconoscere tempestivamente questi disturbi è stato inaugurato al Gemelli un ambulatorio multidisciplinare, dove oculisti e oncologi lavorano fianco a fianco per tutelare la vista e la qualità di vita dei pazienti. Oltre all’attività clinica, il nuovo servizio svilupperà linee guida per la gestione delle complicanze oculari e promuoverà progetti di ricerca per cercare di comprenderne meglio le cause e i meccanismi.
“Gli Adc sono farmaci straordinari e potenzialmente salvavita – spiega il professor Giampaolo Tortora, direttore del Gemelli Comprehensive Cancer Center – ma è fondamentale imparare a gestire in modo efficace i loro effetti collaterali, per garantire la massima efficacia della terapia e la sicurezza del paziente. Questo ambulatorio rappresenta un modello di cura integrata e un ulteriore passo avanti verso un’assistenza oncologica sempre più personalizzata". I disturbi oculari legati agli Adc possono manifestarsi con bruciore, arrossamento, sensazione di corpo estraneo, visione offuscata o eccessiva lacrimazione. “Si tratta per lo più di alterazioni lievi o moderate e reversibili – spiega il professor Stanislao Rizzo, direttore della Uoc di Oculistica – ma vanno gestite da uno specialista, perché possono alterare temporaneamente la visione e incidere sulla qualità di vita.”
“Siamo il centro italiano che in assoluto gestisce il maggior numero di persone con tumore dell’ovaio – ricorda la professoressa Anna Fagotti, Ordinario di Ginecologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc Carcinoma Ovarico di Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs -. Il nostro obiettivo è quello di identificare precocemente il meccanismo patogenetico della tossicità oculare per attuare un intervento sempre più preventivo e condividere la nostra esperienza con i nostri colleghi in altri ospedali".
Il nuovo ambulatorio, affidato ai dottori Andrea Giudiceandrea e Tommaso Salgarello della Uoc di Oculistica ed entrambi ricercatori Ucsc, si inserisce nella rete di servizi super specialistici del Gemelli dedicati agli effetti collaterali delle terapie oncologiche – dalle complicanze cardiologiche a quelle endocrine o gastrointestinali – confermando l’approccio multidisciplinare e centrato sulla persona che caratterizza la Fondazione.
“Questa nuova iniziativa – afferma il professor Antonio Gasbarrini, direttore scientifico di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs e Ordinario di Medicina Interna Ucsc - ci consentirà anche di fare ricerca innovativa. Ed è un esempio di ricerca davvero a tutela della persona. Perché noi continuiamo sempre ad occuparci dei nostri pazienti: durante i trial clinici registrativi, alla conclusione e in qualunque momento; insomma in trial, 'out of trial' e 'after trial'. Il benessere dei pazienti è la nostra priorità assoluta”.
“Questo progetto – commenta il direttore generale di Fondazione Policlinico Gemelli Daniele Piacentini – riassume perfettamente l’identità del Gemelli: eccellenza clinica, sicurezza, innovazione e ricerca continua. È un esempio concreto di come la collaborazione tra diverse competenze possa tradursi in un beneficio reale per i pazienti.”

Si è aperta ieri sera, 13 novembre, presso il Centro Studi Americani di via Michelangelo Caetani 32 a Roma, la quarta edizione del Festival della Cultura Americana, quest’anno dedicata al tema “The American Dream: mito, realtà e contraddizioni”.
La serata inaugurale, introdotta dal direttore del Centro Roberto Sgalla, ha avuto un avvio emozionante con l’esibizione del Coro Gospel dell’Università Roma Tor Vergata, che ha subito conquistato il pubblico con la sua energia e intensità.
Sono intervenuti Karen Schinnerer (US Embassy), Federica Di Pillo (American Chamber of Commerce), Daniele Fiorentino (Comitato Organizzazione del Festival della Cultura Americana) e Paolo Gaudenzi (Consigliere per la Cooperazione Scientifica presso il Consolato Generale d’Italia a Boston). Tutti hanno sottolineato l’importanza del tema scelto e i rapporti di collaborazione che legano il Centro Studi Americani a numerose realtà culturali, che saranno protagoniste durante l’intero festival.
La serata è stata impreziosita dall’intervento di Monica Maggioni, consigliera d’amministrazione del Centro, che ha evidenziato come il Sogno Americano sia un concetto capace di includere personalità di diverse origini culturali e sociali, sottolineando che ciascuno, dalle proprie prospettive, può raggiungerlo e viverlo.
L’atmosfera è stata resa ancora più coinvolgente dalle note swing anni ’40 della Smile Orchestra, che ha accompagnato gli ospiti e contribuito a trasformare l’inaugurazione in un momento di festa e riflessione.
Il Festival proseguirà nei prossimi giorni con incontri, dibattiti e appuntamenti dedicati a esplorare le molte sfaccettature del mito americano, tra sogni, contraddizioni e realtà contemporanee.

"I problemi della Ferrari di oggi? Le aspettative sono sempre un po' più alte. Voglio dire, non stanno facendo un cattivo lavoro, ma non è proprio quello che ci si aspetta. Quindi, se finiscono quarti, sì, è al di sotto delle aspettative, ma sono vicini, possono anche arrivare secondi. John Elkann ha detto che i piloti dovrebbero guidare di più e parlare di meno? Tutti si preoccupano quando il successo non arriva. E' così difficile per i meccanici, per gli ingegneri, per il top management, ma anche per i piloti. Quindi, a volte si vedono prestazioni eccezionali da parte dei due piloti, soprattutto da parte di Leclerc, che sta facendo un ottimo lavoro, ma anche di Hamilton che sono sicuro ha fatto di tutto per vincere il suo prossimo campionato del mondo, perché era quello che voleva. Ma al momento non gli sta andando così bene". Lo ha detto l'ex pilota di F1 Gerhard Berger in occasione della première romana di 'Benetton Formula' il docufilm a trent’anni dai grandi successi del Team nel Mondiale di Formula 1.
"Cosa manca ancora alla Ferrari per vincere un mondiale? È molto difficile giudicare dall'esterno. Bisogna essere dentro per capire meglio i problemi. Ma penso che sia molto importante mantenere la calma e la coerenza. Perché ricordo quando è arrivato Jean Todd e Ross Brown ci è voluto un po' prima che vincesse il campionato. Ora non so quanti e quanto profondi siano i loro problemi. Ma la coerenza di solito è una cosa molto importante", ha aggiunto Berger.
"Chi vincerà questo mondiale? Sarebbe interessante dire Verstappen, ma credo che ha perso un po' troppo questo fine settimana, anche se mai dire mai, ma sarà molto difficile. Ha bisogno di un po' di fortuna, o di un po' di sfortuna per gli altri. In circostanze normali, direi che Norris sarà molto probabilmente il vincitore. Piastri, al momento, sta attraversando un momento un po' difficile, ma tornerà. È normale. È giovane. Sta iniziando a sentirsi sotto pressione con la possibilità di essere campione. E penso che per lui ora sia molto importante mantenere la calma. E se non vincerà quest'anno, sono sicuro che vincerà un altro anno perché è un pilota molto bravo", ha spiegato l'ex pilota di Benetton, Ferrari e McLaren.
"Se mi piace questa nuova Formula 1? Voglio dire, guardando le nuove regole del prossimo anno, forse non lo sappiamo. Le mie regole sarebbero meno pesanti e un po' diverse. Ma non importa. La Formula 1 ha un successo mai visto prima. Abbiamo visto un successo incredibile con Bernie Ecclestone all'epoca. Ma ora vediamo un successo incredibile anche con Liberty Media e Stefano Domenicali, che sta facendo davvero un lavoro eccezionale. Quindi la Formula 1 è davvero in grande ascesa. Sarà interessante vedere fin dove potrà arrivare", ha spiegato Berger.
"L'approccio della Benetton alla Formula 1 nella gestione, nel design, nell'intero approccio non era il tipico approccio della Formula 1 ed era difficile aspettarsi questo successo, ma ha funzionato molto bene e ha fatto un lavoro incredibile. E poi la Ferrari ha chiamato. La Ferrari ha chiamato me, sì, è stata una decisione difficile, posso dirlo, probabilmente la decisione più difficile della mia vita da pilota, ma, era la Ferrari, era anche qualcosa di molto speciale e ho seguito la sua chiamata", ha confessato l'ex pilota di F1 Gerhard Berger.
"Oggi la Red Bull è simile alla Benetton? Sì, ho sempre pensato che ci siano state due aziende che hanno cambiato la Formula 1 in un certo modo, ovvero Benetton e Red Bull. La Benetton stava iniziando in questo modo e, onestamente, iniziando dal tessile, era un approccio di marketing diverso, e questo nessuno lo poteva copiare, ma la Red Bull ha avuto un approccio simile. Anche le bevande energetiche e gli sport estremi sono molto diversi. Conosciamo tutti la Benetton dalle magliette, dai vestiti, quindi all'inizio è stato molto strano. E poi quando è arrivata la Red Bull, ho pensato che anche questo era diverso, perché eravamo abituati a Lotus, Mercedes, Bmw, Williams e così via, e alla Ferrari, ovviamente. Quindi, queste due aziende hanno avuto un grande impatto sulla Formula 1", ha aggiunto Berger.

In Italia meno del 20% dei casi di cancro dello stomaco è scoperto in fase iniziale, quando le possibilità di guarigione sono elevate e la sopravvivenza a 5 anni può raggiungere il 90%. Per aumentare il numero di diagnosi precoci, garantire a tutti i pazienti le terapie appropriate ed eliminare le differenze territoriali nell’accesso ai test diagnostici di immunoistochimica, fondamentali per una corretta caratterizzazione molecolare del tumore, serve un percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (Pdta) nazionale per il carcinoma gastrico che, però, non è previsto nel recente aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. La richiesta viene da pazienti ed esperti nel corso dell’8° Convegno nazionale di ‘Vivere senza stomaco, si può Odv’, sul tema ‘Tumore gastrico, una sfida da vincere insieme: nuovi e vecchi bisogni’, oggi a Roma.
"Il carcinoma gastrico, a differenza del tumore del colon-retto, altra neoplasia gastrointestinale, è privo di programmi di screening che consentano una diagnosi precoce – afferma Claudia Santangelo, presidente di ‘Vivere senza stomaco, si può Odv’ - Per questo è fondamentale migliorare il livello di consapevolezza dei cittadini sui fattori di rischio e sulle regole di prevenzione primaria, che riguardano gli stili di vita sani, in particolare la dieta corretta, fondamentale per evitare lo sviluppo della malattia. Non solo. In Italia vivono 72.900 persone dopo la diagnosi di tumore dello stomaco. È necessario aiutarli nel difficile percorso di cura e tutelare i loro diritti. Chiediamo che sia istituito un Pdta nazionale per il tumore gastrico, affiancato da Pdta regionali armonizzati tra loro per migliorare l’assistenza. Solo un Pdta nazionale - spiega - può garantire la presa in carico multidisciplinare all’interno di centri di riferimento e l’interazione sistematica tra le figure professionali coinvolte. La cura delle persone con tumore dello stomaco richiede, a partire dalla diagnosi, un approccio multidisciplinare, che può migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti".
Inoltre, "è importante - continua Santangelo - che sia garantito un supporto nutrizionale adeguato, fondamentale per affrontare il carcinoma gastrico, prima, durante e dopo il trattamento. Ci rivolgiamo alle Istituzioni perché gli alimenti a fini medici speciali siano inseriti nei Lea, cioè nell’elenco delle cure garantite a tutti i cittadini. Sono integratori che devono essere necessariamente assunti da chi è in preparazione durante la chemioterapia prima dell’intervento chirurgico o da chi lo ha appena subito. Ad oggi, l’accesso agli alimenti a fini medici speciali è ancora limitato con gravi disparità territoriali e, spesso, grava economicamente sui pazienti".
Nel 2024, in Italia - riferisce l’associazione in una nota - sono stati stimati circa 14.100 nuovi casi di tumore dello stomaco (in diminuzione rispetto ai 15.000 nel 2023). La sopravvivenza a 5 anni raggiunge il 32%, rispetto al 25% della media europea. Inoltre, nel nostro Paese, la mortalità per carcinoma gastrico negli uomini 20-49enni, in 15 anni (2006-2021), è diminuita del 38,6%. "I progressi delle terapie sono evidenti – sottolinea Nicola Silvestris, segretario nazionale Aiom - Associazione italiana di oncologia medica - La chirurgia rappresenta il trattamento principale ad intento curativo nei pazienti con tumore dello stomaco in stadio non metastatico. L’elevato tasso di recidive loco-regionali o a distanza dopo l’intervento chirurgico ha portato a sviluppare un approccio multimodale nella malattia operabile, basato sull’impiego della chemioterapia prima e dopo la chirurgia, che attualmente costituisce lo schema di riferimento in questa popolazione di pazienti. Oggi, nella malattia metastatica – precisa - abbiamo a disposizione diverse opzioni, dalla chemioterapia alle terapie mirate fino all’immunoterapia, che possono essere utilizzate in combinazione. La caratterizzazione del tumore con test diagnostici di immunoistochimica deve essere eseguita in ogni paziente, prima di definire la prima linea di terapia".
"L’immunoistochimica è un test di laboratorio fondamentale per la diagnosi, la caratterizzazione e la gestione del tumore gastrico, perché consente di identificare biomarcatori predittivi chiave come HER2, PD-L1, MMR e Claudina 18.2 - evidenzia Matteo Fassan, professore di Anatomia patologica dell’Università degli Studi di Padova e Direttore dell’Anatomia patologica della Ulls2 Marca Trevigiana - Questi dati sono cruciali per scegliere le terapie mirate più efficaci e personalizzare il trattamento, migliorando la prognosi e l’efficacia delle cure. Vanno eliminate le differenze territoriali nell’accesso ai test". L’incidenza del tumore gastrico, "a livello globale, è diminuita a partire dall’inizio degli anni Novanta - conclude Silvestris - grazie all’eradicazione dell’infezione da Helicobacter pylori con la terapia antibiotica. Va però tenuta sempre alta l’attenzione nei confronti degli altri fattori di rischio, come il fumo, che aumenta del 40% la probabilità di sviluppare la malattia, e la dieta scorretta, cioè ricca di cibi salati e affumicati e povera di frutta fresca e verdura. Anche il sovrappeso e l’obesità svolgono un ruolo importante".

I 'no' di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti alla Coppa Davis 'dividono' le Atp Finals di Torino. Il tema del giorno alla Inalpi Arena è la rinuncia del tennista toscano alla convocazione di capitan Filippo Volandri per le altre Finals, quelle di Bologna in programma la prossima settimana. Un appuntamento a cui l'Italia arriverà con l'obiettivo di uno storico tris. L'assenza del toscano, spiegata ieri in conferenza stampa dopo la sconfitta contro Alcaraz, si unisce a quella del numero uno. E fa discutere.
I tifosi alle Finals: "Coppa Davis è storia"
Un giro nel foyer della Inalpi Arena, durante la rifinitura di Ben Shelton, chiarisce il sentimento popolare. Il primo appassionato è Felice, 70 anni. È di Torino, alle Atp Finals 'gioca' in casa e spiega all'Adnkronos: "I no di Sinner e Musetti all'Italia? La Coppa Davis è una cosa storica, non scherziamo. Non è una noiosa e non deve passare il messaggio: 'Se ho voglia vado, altrimenti ciao'. Ci sono tanti interessi in campo e tanti tornei, è vero, ma uno sforzo per il tricolore si potrebbe fare". Felice tocca anche il tema delle maggiori 'attenzioni' alla rinuncia di Jannik: "Sinner è Sinner, ovvio. Come diceva il Marchese del Grillo, interpretato dal grandissimo Alberto Sordi, 'Io sono io, voi...'. Scherzi a parte, Jannik ha scelto di prepararsi per l'Australia. Ormai dobbiamo accettarlo e ce ne faremo una ragione a Bologna, speriamo che la scelta premi anche Musetti per la prossima stagione".
"No alla Coppa Davis? Giusto che i giocatori riposino"
Massimo Magna, 27 anni, è arrivato alla Inalpi Arena in mattinata da Gallarate, per godersi Sinner-Shelton: "Le stagioni sono ormai piene di impegni e i giocatori fanno valutazioni accurate. Dopo un anno così intenso - spiega dando una sistemata al suo cappellino arancione - è anche giusto che i campioni decidano di riposare. Musetti ha fatto Atene pochi giorni fa ed è arrivato a Torino stanchissimo, capisco che possa essere importante una settimana in più di riposo e di preparazione in vista del 2026. Credo sia anche normale che ci siano meno attenzioni sul no di Musetti. Sinner è il numero uno azzurro, su di lui ci sono e ci saranno sempre i riflettori puntati. Sarebbe stato bello averli entrambi visto che quest'anno l'evento è in Italia, ma magari la vinceremo comunque. Il doppio è forte e le possibilità non mancheranno".
"Italia può vincere Davis senza Sinner e Musetti"
Sulla stessa linea di pensiero Lorenzo Stellino: "Per Musetti è un momento particolare, tra un po' gli nascerà il secondo figlio e la stagione è stata intensa. Dico però che in Italia ci sono ottimi atleti, a cominciare da Matteo Berrettini e Flavio Cobolli. Rischiamo che poi giochino sempre gli stessi, queste assenze possono farli crescere. Se fossi in Volandri mi piacerebbe veder crescere gli altri ragazzi, anche con un occhio ai prossimi anni. Così ci sarà sempre un ricambio". Matteo Battistini, 29 anni, tira fuori un altro tema: "Dire di no alla Nazionale è sempre difficile. Sinner però ha già dato tanto all'azzurro e si può capire. Musetti ancora deve dimostrare molto, ma non mancheranno le occasioni. Per me, oggi, hanno fatto bene a rinunciare". Ci interrompe incuriosito Luca, tifoso 16enne arrivato ieri da Livorno con mamma e papà: "La soluzione potrebbe essere cambiare la formula della Coppa Davis e non farla ogni anno. Come succede nel calcio. I Mondiali si giocano ogni quattro anni, per questo sono così sentiti da tutti". Il tema esiste. (di Michele Antonelli, inviato a Torino)
Oggi giornata di sciopero per gli studenti. In oltre 50 città in tutta Italia sono state organizzate manifestazioni. Lo slogan è 'Un’altra scuola, un altro mondo è possibile' con una piattaforma rivendicativa che si concentra in sei problemi principali vissuti dagli studenti: didattica e valutazione, diritto allo studio, edilizia scolastica, rappresentanza studentesca, transfemminismo e benessere psicologico e rapporto scuola lavoro.
Da Roma a Milano, proteste "contro la scuola del genocidio" e per chiedere "giustizia climatica".
Oggi giornata di sciopero per gli studenti. In oltre 50 città in tutta Italia sono state organizzate manifestazioni. Lo slogan è 'Un’altra scuola, un altro mondo è possibile' con una piattaforma rivendicativa che si concentra in sei problemi principali vissuti dagli studenti: didattica e valutazione, diritto allo studio, edilizia scolastica, rappresentanza studentesca, transfemminismo e benessere psicologico e rapporto scuola lavoro.
Da Roma a Milano, proteste "contro la scuola del genocidio" e per chiedere "giustizia climatica".

Un elicottero proveniente dalla provincia di Asti è precipitato in un’area agricola tra i comuni di Casalromano, Mantova, e Isola Dovarese, in provincia di Cremona. Il velivolo si è schiantato al suolo in una zona di campagna avvolta dalla nebbia fitta, condizione meteorologica che, secondo le prime valutazioni, potrebbe aver contribuito all’incidente.
Sul posto sono intervenute numerose squadre dei Vigili del Fuoco del Comando di Mantova, impegnate nelle operazioni di messa in sicurezza e nei rilievi tecnici dell’area. Stando alle prime informazioni, si registra una vittima: il pilota dell’elicottero, unico occupante a bordo. Le cause dello schianto sono al vaglio delle autorità competenti, che stanno ricostruendo la dinamica dell’accaduto.

La condanna all'ergastolo per Filippo Turetta diventa definitiva. Nell'aula bunker di Mestre, davanti alla Corte d'assise d'appello presieduta dal giudice Michele Medici, si è celebrata la breve udienza per formalizzare la rinuncia all'appello della Procura generale di Venezia e dello stesso imputato, reo confesso dell'omicidio dell'ex fidanzata Giulia Cecchettin. Si chiude così, senza neppure il passaggio in Cassazione, l'intera vicenda giudiziaria per il delitto dell'11 novembre 2023. In aula erano presenti solo i legali, Turetta è rimasto dietro le sbarre del carcere di Verona.
Il 14 ottobre, il 23enne aveva rinunciato ai motivi d'appello, lo scorso 6 novembre anche l'accusa aveva preso atto del verdetto di primo grado pronunciato il 3 dicembre 2024 con cui Turetta viene riconosciuto responsabile del delitto premeditato, escluse le aggravanti della crudeltà e dello stalking. In una lettera, l'ex fidanzato della vittima - difeso dagli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera - aveva spiegato la sua rinuncia a difendersi assumendosi la "piena responsabilità" dell'omicidio "di cui mi pento ogni giorno sinceramente dal profondo del cuore". Archiviati i processi, Turetta può concentrarsi sulla giustizia riparativa, un approccio di espiazione introdotto dalla riforma Cartabia che prevede il coinvolgimento diretto delle parti attraverso un percorso di ascolto e di riconoscimento di quanto fatto. Un cammino che non sostituisce la condanna, ma la integra.
Un'opzione che il giovane ha deciso di voler intraprendere solo nel caso di consenso preventivo del padre della vittima, nonostante la legge consente l'istanza anche in caso contrario. E le parole pronunciate da Gino Cecchettin sembrano andare in questo senso. "Non esiste una giustizia capace di restituire ciò che è stato tolto, ma esiste la consapevolezza che la verità è stata riconosciuta e che le responsabilità sono state pienamente accertate", ha detto apprendendo del mancato appello. "Continuare a combattere quando la guerra è finita è, in fondo, un atto sterile. La consapevolezza che è il momento di fermarsi, invece, è un segno di pace interiore e di maturità, un passo che andrebbe compiuto più spesso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, non di placare il dolore. Come padre, ho scelto da tempo di guardare avanti, perché l’unico modo per onorare Giulia è costruire, ogni giorno, qualcosa di buono in suo nome".

La condanna all'ergastolo per Filippo Turetta diventa definitiva. Nell'aula bunker di Mestre, davanti alla Corte d'assise d'appello presieduta dal giudice Michele Medici, si è celebrata la breve udienza per formalizzare la rinuncia all'appello della Procura generale di Venezia e dello stesso imputato, reo confesso dell'omicidio dell'ex fidanzata Giulia Cecchettin. Si chiude così, senza neppure il passaggio in Cassazione, l'intera vicenda giudiziaria per il delitto dell'11 novembre 2023. In aula erano presenti solo i legali, Turetta è rimasto dietro le sbarre del carcere di Verona.
Il 14 ottobre, il 23enne aveva rinunciato ai motivi d'appello, lo scorso 6 novembre anche l'accusa aveva preso atto del verdetto di primo grado pronunciato il 3 dicembre 2024 con cui Turetta viene riconosciuto responsabile del delitto premeditato, escluse le aggravanti della crudeltà e dello stalking. In una lettera, l'ex fidanzato della vittima - difeso dagli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera - aveva spiegato la sua rinuncia a difendersi assumendosi la "piena responsabilità" dell'omicidio "di cui mi pento ogni giorno sinceramente dal profondo del cuore". Archiviati i processi, Turetta può concentrarsi sulla giustizia riparativa, un approccio di espiazione introdotto dalla riforma Cartabia che prevede il coinvolgimento diretto delle parti attraverso un percorso di ascolto e di riconoscimento di quanto fatto. Un cammino che non sostituisce la condanna, ma la integra.
Un'opzione che il giovane ha deciso di voler intraprendere solo nel caso di consenso preventivo del padre della vittima, nonostante la legge consente l'istanza anche in caso contrario. E le parole pronunciate da Gino Cecchettin sembrano andare in questo senso. "Non esiste una giustizia capace di restituire ciò che è stato tolto, ma esiste la consapevolezza che la verità è stata riconosciuta e che le responsabilità sono state pienamente accertate", ha detto apprendendo del mancato appello. "Continuare a combattere quando la guerra è finita è, in fondo, un atto sterile[1]. La consapevolezza che è il momento di fermarsi, invece, è un segno di pace interiore e di maturità, un passo che andrebbe compiuto più spesso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, non di placare il dolore. Come padre, ho scelto da tempo di guardare avanti, perché l’unico modo per onorare Giulia è costruire, ogni giorno, qualcosa di buono in suo nome".

Valorizzare le eccellenze tipiche del territorio e sostenere i produttori locali: sono solo alcuni dei pilastri della strategia di sostenibilità di Metro Italia, che favorisce il dibattito tra tutti gli attori della filiera dei consumi fuori casa sulla valorizzazione dell’enogastronomia Made in Italy della Regione Emilia-Romagna. All’interno del ristorante 'Serra Sole' dello chef Massimiliano Poggi a Castel Maggiore (Bologna), Metro Italia ha organizzato un confronto sulla promozione delle eccellenze enogastronomiche locali, sostenendo il legame con il territorio di origine e favorendo l’adozione da parte dei ristoratori di materie prime eccellenti, simbolo della tradizione locale. Presenti al dibattito anche i rappresentanti istituzionali del territorio, Fipe Bologna e i tre produttori locali Valsamoggia, Villani/Bedeschi e Tre Monti.
L’evento ha rappresentato la nona tappa del tour 'SquisITA-l’Italia in un boccone', promosso da Metro Italia nel 2022 in occasione del suo 50° anniversario per sottolineare il forte legame dell’azienda con le produzioni eccellenti del territorio in tutto il paese. Nel territorio dell’Emilia-Romagna, Metro impiega più di 300 persone in sei punti vendita. Il primo è stato inaugurato a Bologna nel 1991, seguito da Parma nel 1995, Modena nel 1996, Ravenna e Ferrara nel 2001, fino ad arrivare all’ultima apertura a Piacenza nel 2002.
A livello nazionale, Metro conta circa 7000 prodotti locali in assortimento nei propri Store, di cui 470 del territorio dell’Emilia-Romagna. Per garantire un’ampia offerta di eccellenze regionali, Metro Italia collabora con 65 aziende e piccole e medie imprese dell’Emilia-Romagna, che forniscono numerosi prodotti come vino, formaggi, salumi, ortofrutta, molti dei quali certificati Igt (4) e Dop (9). Nel mondo dei vini Metro conta complessivamente 100 etichette, di cui 22 trattate anche al di fuori della regione. Nello specifico si tratta di 69 vini Doc e 31 vini Igt, frutto della collaborazione con 16 fornitori locali. Metro sostiene così il tessuto socioeconomico locale, permettendo ai professionisti dell’horeca di creare un'offerta più distintiva e di valore, facendo leva su prodotti locali e di qualità.
“L’Emilia-Romagna è una delle culle della tradizione gastronomica italiana, un territorio straordinario dove qualità, artigianalità e passione si incontrano ogni giorno. Come Metro Italia crediamo fortemente nel valore dei prodotti locali e nel ruolo che giocano nel raccontare l’identità del nostro Paese. Attraverso il nostro impegno al fianco dei produttori e dei professionisti dell’horeca, vogliamo continuare a sostenere e valorizzare queste eccellenze, promuovendo filiere sostenibili e una cultura del cibo autentica e responsabile”, afferma Alessia Vanzulli, head of fresh, own brand & localism di Metro Italia.
“La nostra non è solo una filosofia di cucina, ma una vera e propria filosofia d’impresa, fondata su un principio etico. Crediamo in una filiera corta e radicata nel territorio, capace di alimentare la microeconomia locale. Collaboriamo da anni con allevatori, produttori e selezionatori che condividono i nostri valori di rispetto per le persone, per gli animali, per il lavoro di tutti, e valorizziamo i prodotti locali promuovendo la cultura gastronomica bolognese e le sue eccellenze. Il nostro obiettivo è la costruzione di un modello d’impresa che sostenga e faccia crescere il territorio”, dichiara Massimiliano Poggi, chef-patron del ristorante Serra Sole.
“Oggi i clienti - sottolinea Roberto Melloni, presidente di Fipe Bologna - cercano sempre più un’esperienza gastronomica autentica, legata al territorio e alle tradizioni locali. Questo porta i ristoratori a valorizzare la cucina tradizionale e i prodotti tipici, costruendo un’offerta che metta al centro qualità e identità. Tuttavia, la principale difficoltà resta la continuità delle materie prime: i piccoli produttori locali, pur offrendo eccellenza, faticano a garantire forniture costanti e standard omogenei. Per superare queste criticità, servono strategie capaci di sostenere i produttori e allo stesso tempo di assicurare ai ristoratori la possibilità di proporre un prodotto locale stabile e competitivo. Creare un ponte tra questi due mondi è la vera sfida per costruire un modello che valorizzi davvero il territorio”.
“La visione di Metro sul mondo horeca - commenta David Navacchia, Tre Monti - ci stupisce sempre: l'attenzione reale ai localismi e il coinvolgimento concreto di produttori e ristoratori in iniziative come questa non ti fanno sentire parte di una semplice operazione di marketing. Si tratta di un progetto culturale vero e proprio, teso a sottolineare che l’artigianalità e la piccola dimensione delle realtà produttive non sono un limite, ma una risorsa che il cliente finale dà spesso per scontate ma che, in realtà, scontate non sono”.
“Mantenere viva la tradizione casearia locale è un impegno quotidiano, soprattutto in un mercato del latte così imprevedibile. Far parte del network Metro Italia per noi è fondamentale: ci permette di consolidare la nostra presenza sul territorio e di far crescere i nostri prodotti e la nostra tradizione all’interno di una realtà di riferimento per i professionisti della ristorazione”, sostiene Matteo Manzini, Valsamoggia.
“Villani Salumi, con la sua lunga storia dal 1886 e il radicamento territoriale - ricorda Carlo Filippo Villani, direttore generale di Villani spa - incarna una filosofia produttiva che valorizza il saper fare artigianale, la tipicità locale e l’identità culturale dei territori da cui provengono i salumi. I prodotti considerati eccellenze strategiche lo sono perché portano con sé non solo gusto e qualità, ma anche una storia, una tradizione e un legame autentico con la terra d’origine”.

"La manovra del governo nel rispetto dei vincoli europei, ha scelto la via del contenimento del deficit e del sostegno ai redditi medio-bassi, ma tocca da vicino anche la classe dirigente e produttiva del Paese. La nostra valutazione resta prudente. Pur riconoscendo segnali positivi, come il sostegno ai redditi medi e l’attenzione, seppur parziale, al lavoro qualificato, manca ancora una visione di lungo periodo. Manca una strategia capace di tenere insieme crescita, produttività e sostenibilità sociale. L’Italia ha bisogno di una politica economica che premi chi investe, chi innova, chi crea valore, e che renda strutturali le misure che oggi appaiono solo temporanee o frammentarie. Non bastano interventi episodici". Così Mauro Ballarè, presidente di Manageritalia, dal palco dell'assemblea nazionale dei manager a Napoli, sulla manovra economica del governo.
E Ballarè ha ricordato la collaborazione con l'esecutivo. "Abbiamo lavorato nei mesi scorsi con spirito costruttivo e con la consueta capacità di proposta. Il confronto con il Governo, in particolare, con il viceministro Maurizio Leo, ha rappresentato un momento di ascolto reciproco e di riconoscimento del ruolo dei manager come interlocutori qualificati e responsabili. Abbiamo portato idee concrete e proposte equilibrate, nate dal lavoro di posizionamento costruito insieme ai territori e sviluppate attraverso i position paper in particolare, quello dedicato al fisco ha rappresentato un punto di riferimento essenziale per il confronto con le istituzioni. Un lavoro collettivo, serio e documentato, che ha reso la nostra voce più autorevole e la nostra proposta più incisiva", ha sottolineato.
"E oggi -ha rivendicato Ballarè- possiamo dire che alcuni risultati importanti sono arrivati. La riduzione della seconda aliquota Irpef, dal 35% al 33%, rappresenta un segnale concreto di attenzione verso la classe media produttiva, coinvolgendo anche i redditi più elevati, fino a 200.000 euro. Un passo nella direzione giusta, perché riconosce il contributo di chi ogni giorno sostiene il sistema fiscale del Paese. Lo stesso vale per le misure dedicate al welfare contrattuale e alla previdenza complementare, che rispecchiano le nostre richieste di una politica capace di sostenere il lavoro qualificato e le famiglie. Sono scelte che parlano di fiducia, di equità, e di responsabilità condivisa", ha aggiunto Ballarè. E per il presidente di Manageritalia "anche sul fronte previdenziale, la conferma della piena perequazione delle pensioni è un segnale importante di attenzione verso chi ha lavorato e contribuito per una vita intera. Scelte che, nel loro insieme, rappresentano una direzione chiara: quella di un Paese che inizia a riconoscere che la crescita si costruisce con chi la produce, e che il lavoro di qualità, la competenza e la responsabilità devono tornare al centro dell’agenda economica nazionale".
"Serve una traiettoria chiara e condivisa per rilanciare il lavoro, il capitale umano e la competitività del Paese. In questo senso, il nostro giudizio sulla manovra è equilibrato ma vigile. Riconosciamo i passi avanti, ma chiediamo di più. Chiediamo una prospettiva che guardi oltre l’emergenza, che restituisca fiducia, stabilità e una visione autenticamente riformatrice".

Fondato nel 1935 e con sede presso il Vittoriano di Roma, l’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano è la principale istituzione nazionale dedicata alla tutela, alla promozione e alla valorizzazione degli studi e delle testimonianze relative al processo di unificazione italiana. L’Istituto conserva un vastissimo patrimonio documentario, bibliografico e iconografico e promuove attività di ricerca, convegni, mostre, pubblicazioni e iniziative volte a diffondere la conoscenza del Risorgimento in Italia e all’estero. Tra le sue missioni principali vi è quella di favorire la trasmissione della memoria storica del Risorgimento alle nuove generazioni, come strumento di educazione civica e culturale.
In questa chiave, ha promosso, a partire dallo scorso anno, l’istituzione di un Premio espressamente dedicato alla ricerca e alla divulgazione storica, italiana e internazionale, dedicate in particolare all’Ottocento italiano e al Risorgimento. L’edizione 2025 del Premio Nazionale Risorgimento è stata organizzata in collaborazione con il Comune di Milano - Museo del Risorgimento di Milano e Castello Sforzesco - e con il Comitato di Milano dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.
La cerimonia di consegna si terrà mercoledì 19 novembre 2025, alle 17.30, presso la Sala della Balla del Castello Sforzesco (Piazza Castello, Milano), alla presenza di rappresentanti del mondo accademico, culturale e istituzionale.
All’evento prenderanno parte Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Alessandro Campi, Direttore dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Francesca Tasso, Direttrice Area Musei del Castello, Musei Archeologici e Museo del Risorgimento, e Salvatore Carrubba, Direttore del Comitato di Milano dell’Istituto, che introdurranno la cerimonia e presenteranno i vincitori selezionati da due giurie composte da storici, italiani e internazionali, e da esponenti del mondo giornalistico e della comunicazione.
I vincitori dell’edizione 2025: Premio alla Carriera conferito al prof. Alberto Mario Banti, dell’Università di Pisa, per la sua lunga e proficua attività di studio e ricerca dedicata alla storia del Risorgimento e alla costruzione di approcci di ricerca e interpretazione storica originali e innovativi, che gli sono valsi una grande notorietà internazionale.
Premio Libro dell’Anno assegnato al prof. Andrea Mammone (Università di Roma “La Sapienza”) per il volume Il mito dei Borbone (Mondadori, 2024), un contributo originale alla riflessione sui miti politici e storici dell’Italia contemporanea, con particolare riferimento alle polemiche di stampo “revisionistico” sul brigantaggio.
Premio Speciale della Giuria attribuito alla prof.ssa Lucy Riall (European University Institute, Firenze) per i suoi numerosi lavori di ricerca che, nel corso degli anni, hanno rinnovato in profondità lo studio del Risorgimento italiano in una prospettiva europea e comparata, a partire dal suo fondamentale e innovativo studio sul mito di Garibaldi.
•Premio per la Divulgazione storica assegnato a Rai Cultura - RAI Storia, per la sua lunga e intensa attività di produzione e diffusione di contenuti dedicati alla storia nazionale, con particolare attenzione al periodo risorgimentale, e per l’importante contributo offerto alla divulgazione e alla conoscenza della storia in particolare nelle nuove generazioni grazie all’uso di linguaggi e contenuto innovativi. Il riconoscimento sarà ritirato dal dr. Fabrizio Zappi, Direttore Cultura ed Educational della RAI, e dal dott. Giuseppe Giannotti, vice-direttore di Rai Cultura (responsabile per la Storia).
Il Premio Nazionale Risorgimento non si limita a celebrare il valore della ricerca storica, ma vuole essere un invito a rinnovare l’interesse per il Risorgimento e i suoi protagonisti come parte viva della nostra memoria collettiva. Il Risorgimento non è soltanto un periodo fondativo della storia d’Italia, ma anche un patrimonio ideale di libertà, partecipazione e costruzione civile, da trasmettere e reinterpretare alla luce delle sfide del presente. L’iniziativa intende perciò stimolare la conoscenza, la curiosità e l’impegno delle nuove generazioni verso la storia nazionale, rafforzando la consapevolezza del legame tra passato, cittadinanza e futuro.
“Con questo premio vogliamo riconoscere l’impegno di chi, attraverso la ricerca, l’insegnamento e la divulgazione, contribuisce a mantenere vivo il significato civile e culturale del Risorgimento - ha dichiarato il Direttore dell’Istituto Alessandro Campi - La memoria pubblica del Risorgimento è un bene comune, da coltivare e trasmettere. Il Premio vuole essere un ponte tra storia e contemporaneità, rivolto soprattutto ai giovani, affinché comprendano il valore delle libertà e delle istituzioni nate da quella stagione".

Nei giorni scorsi a Corte di Giustizia europea si è recentemente pronunciata sul tema della direttiva sul salario minimo a seguito del ricorso presentato dalla Danimarca, che ne richiedeva l’annullamento. Ma come funziona il salario minimo nei principali Paesi europei? Secondo l’analisi dello studio legale Daverio&Florio, specializzato nel diritto del lavoro e nel diritto della previdenza sociale, che in Italia rappresenta il network internazionale Innangard, il salario minimo è presente in quasi tutti i Paesi europei, ad eccezione dell’Italia, della Danimarca, dell’Austria, della Finlandia e della Svezia, ma con valori e applicazioni molto differenti.
Considerando esclusivamente i Paesi analizzati, in Francia e in Spagna esiste già da tempo, rispettivamente dal 1950 e dal 1963, mentre i valori più alti si registrano in Lussemburgo (€ 2.704 / mese) e in Germania (€2.161 / mese). La Spagna, l’Olanda, il Belgio e l’Irlanda in questi anni hanno aumentato gli importi. Svezia e Danimarca, così come l’Italia, seguono modelli basati sulla negoziazione dei contratti collettivi e dei livelli salariali da parte dei sindacati.
Entrando nell’analisi, in Germania, il salario minimo è stato introdotto nel 2015 e negli anni ha visto un incremento costante arrivando a un totale di 2.161 euro lordi mensili. Si applica a tutti i dipendenti, con alcune eccezioni.
In Belgio, sin dal 1975 esiste il reddito minimo mensile medio garantito (Gammi), che in seguito all'ultima indicizzazione di quest’anno ammonta effettivamente a 2.112 euro lordi. È rivolto ai dipendenti con un contratto di lavoro dai 18 anni in su e che lavorano a tempo pieno.
L’Olanda è uno dei Paesi “storici”, con il salario minimo che esiste da ben il 1969. Attualmente il salario minimo mensile ammonta a €2.246 lordi registrando in due anni un aumento del 16%. Il salario minimo si applica solo nel caso in cui un dipendente sia assunto con un contratto di lavoro ed è progressivo: dai 15 ai 21 anni aumenta in base all'età, diventando successivamente fisso. Dal 2024, inoltre, l’Olanda ha introdotto un salario minimo orario, al fine di renderlo ancora più equo.
In Irlanda il salario minimo nazionale è stabilito dal National Minimum Wage Act 2000 (2.282 euro/mese lordi), ma verrà sostituito con il salario di sussistenza a partire dal 2026. Per determinare la cifra, il governo irlandese sta adottando un approccio a soglia fissa del 60% del salario mediano, che si stima comporterà un aumento del reddito da euro 11,30 a 13,10 lordi all’ora. Attualmente hanno diritto al salario minimo i lavoratori a tempo pieno, a tempo parziale, temporanei, occasionali e stagionali di età superiore ai 20 anni. Ai dipendenti di età inferiore ai 20 anni si applicano aliquote salariali minime diverse.
Il primo salario minimo in Spagna (Smi) risale al 1963. L’importo attuale è di 1.381 euro al mese lordi ed è determinato su base mensile o giornaliera, ma con valori inferiori per i lavoratori temporanei, stagionali e domestici. Concludiamo infine con la Francia che è senza dubbio uno dei primi Paesi ad aver introdotto il minimo salariale (attivo dal 1950), valido a tutti i dipendenti che hanno almeno 18 anni, indipendentemente dal contenuto e dalla forma del contratto di lavoro e della retribuzione. Il "salario minimo di crescita interprofessionale" (Smic) è pari a 1.802 euro lordi mensili (per 35 ore), e si rivaluta in base all'aumento dei prezzi e all'aumento del salario medio.

Un tema cruciale per il futuro del Paese: come ricostruire un clima di fiducia in Italia e la centralità dei corpi intermedi. E' quello messo oggi al centro del dibattito della 106° l’assemblea nazionale di Manageritalia svoltasi a Napoli, presso gli spazi dell’Hotel Royal Continental. In un contesto sociale ed economico segnato da incertezza e disillusione, Manageritalia, la Federazione nazionale dirigenti, quadri ed executive professional del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato ha chiamato a raccolta manager, esperti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo produttivo per riflettere su come superare la sfiducia diffusa e promuovere una nuova narrazione del Paese, fondata su coesione, rappresentanza e responsabilità.
In un contesto segnato da pessimismo diffuso, come evidenziato dalle ricerche internazionali condotte da Ipsos in oltre 30 Paesi, l’Italia si colloca stabilmente tra le nazioni con il sentiment più negativo, nonostante fondamentali economici superiori a molti altri. Il 74% degli italiani ritiene che il Paese stia andando nella direzione sbagliata, il 71% ha una visione negativa dell’economia. Tra le principali risposte sui problemi c’è proprio l’occupazione e l’economia (57%) anche se poi lo avverte meno incombente sul proprio territorio (34%). C’è una forte percezione sull’aumento della povertà (74% d’accordo) e diseguaglianze (75% d’accordo). Soltanto il 41% si considera parte del ceto medio o upper class e il 55% è insoddisfatto della propria situazione economica. Diffuso clima di sfiducia nelle istituzioni (49% ma il 42% dichiara di averne).
L’indagine dimostra anche che l’Italia è il Paese in cui si registra il maggior divario tra percezione e realtà e compito di chi ha un ruolo dirigenziale in azienda è anche di contribuire a valorizzare ciò che funziona: il capitale sociale, il volontariato e il ruolo crescente delle imprese coesive, che investono in responsabilità sociale, formazione, welfare e relazioni con il territorio. Per il 77% degli italiani per rimanere competitiva sul mercato l’impresa dovrà essere necessariamente legata al benessere economico e sociale che genera nel territorio in cui opera. In questo scenario, il ruolo dei manager, della managerialità e della rappresentanza è cruciale.
Per Marco Ballarè, Presidente di Manageritalia "ricostruire la fiducia non è solo un obiettivo politico o economico, ma una missione collettiva che interpella tutti: istituzioni, imprese, media, scuola, cittadini. Il Paese non cresce da troppo tempo, bisogna cambiare registro e mettere in campo una nuova visione dell’organizzazione del lavoro che metta in sinergia il senso per le persone e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie”.
“Servono scelte di prospettiva – prosegue Ballarè - Riforme strutturali che aumentino la produttività, sostengano la competitività, e incentivino il lavoro di qualità. Serve una politica industriale che valorizzi i settori del terziario avanzato, la digitalizzazione, la transizione green, la formazione e la ricerca. E serve, soprattutto, ricostruire la fiducia: la fiducia dei cittadini, delle famiglie, delle imprese".
“È tempo di raccontare un’Italia che funziona – conclude Ballarè – l’Italia che innova, che include, senza per questo nascondere ma al contrario denunciando ciò che non funziona come facciamo spesso quando ci scagliamo ad esempio contro l’evasione fiscale o portiamo avanti iniziative per introdurre misure specifiche a favore della natalità, con la conciliazione tra vita familiare e lavoro in un Paese in forte calo demografico. Dobbiamo uscire dalla narrazione del declino assoluto e tornare a credere nel potenziale italiano, valorizzando le esperienze virtuose, le imprese coesive, il capitale umano e sociale che ogni giorno contribuisce al benessere collettivo. Manageritalia vuole essere parte attiva di questo processo, rafforzando il ruolo dei manager e dei corpi intermedi come catalizzatori di dialogo, innovazione e inclusione", ha concluso.
Come ha sottolineato Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos Doxa: “Costruire relazioni di fiducia con dipendenti, stakeholder e comunità e guidare le imprese verso modelli più inclusivi, sostenibili e coesi è compito dei manager. Attraverso una managerialità consapevole e orientata al bene comune le imprese possono diventare motori di fiducia e innovazione”.
Questo corrisponde con le aspettative manifestate nell’indagine: per il 41,2% della popolazione attiva i corpi intermedi devono contribuire alla crescita e al benessere sociale dell’intero Paese; per il 31,4% supplire alle carenze delle politiche pubbliche e dei servizi pubblici; per il 20,8% mediare tra le decisioni delle autorità pubbliche e le opinioni, per il 22,6% promuovere la cultura della collaborazione e della partecipazione “dal basso” e solo per 16,8% concentrarsi principalmente sulla tutela degli interessi degli associati.
L’assemblea si è conclusa con un appello a guardare con lucidità e speranza al futuro, valorizzando ciò che ci unisce e investendo in conoscenza, coesione e responsabilità. Perché solo così sarà possibile uscire dal ripiegamento difensivo e costruire un Paese più forte, giusto e fiducioso.

“Mi dicevano che dovevo solo mangiare meno, ma io non riuscivo neanche a respirare nel mio corpo”. Dopo anni di diete fallite e crisi di alimentazione compulsiva, Sara (nome di fantasia), 27 anni, è arrivata al centro di eccellenza convenzionato con il Servizio sanitario nazionale per la cura dei disturbi alimentari, Villa Miralago. Nel suo percorso ha scoperto che il problema non era la forza di volontà, ma il dolore emotivo che cercava di anestetizzare con il cibo. Come Sara, in Italia ci sono oltre 600mila persone che soffrono di un disturbo da alimentazione incontrollata, chiamato più comunemente 'binge eating'. "Si tratta di una condizione in forte aumento, che riguarda più del 20% dei 3 milioni di pazienti con diagnosi da un disturbo del comportamento alimentare e che, in molti casi, conduce all’obesità con gravi complicazioni fisiche. Per questo la diagnosi precoce diventa fondamentale ai fini dell’efficacia delle terapie e per prevenire ulteriori patologie correlate all’eccesso di peso". A puntare i riflettori sull’obesità come ‘spia’ del 'binge eating' sono stati gli esperti della Fondazione Ananke, in occasione del settimo congresso nazionale della Società italiana di Riabilitazione interdisciplinare disturbi alimentari e del peso (Siridap), dal titolo “Costellazioni visibili e invisibili. Come sono cambiati i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione”, che apre oggi Varese e che si concluderà il 15 novembre.
Il convegno ha visto riuniti i massimi esperti italiani in materia di disturbi alimentari: psichiatri, psicoterapeuti, medici, ricercatori, associazioni di familiari e rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità e delle principali fondazioni di ricerca. "La storia di Sara apre una riflessione più ampia: quando l’obesità non è solo una questione di calorie o di volontà, ma spesso una manifestazione clinica del 'binge eating', una patologia che unisce fattori psicologici, biologici e ambientali – spiega Alessandro Raggi, psicoterapeuta e vicepresidente della Fondazione Ananke –. Il disturbo si manifesta con abbuffate ricorrenti, accompagnate dalla sensazione di perdita di controllo e senza comportamenti compensatori (come vomito o uso di lassativi)”.
Dunque, non è solo fame. “Il binge eating ha superato per frequenza anoressia e bulimia - spiega Laura Dalla Ragione, psichiatra, membro del Direttivo Siridap e direttrice della rete Dca Usl Umbria 1 -. È una condizione che porta spesso all’obesità, ma nasce da un disagio psicologico profondo. Occorre riconoscerla e curarla con un approccio integrato. A differenza dell’obesità ‘omeostatica’, dovuta a cause metaboliche o abitudinarie, il binge eating ha radici psichiche e relazionali e comporta gravi conseguenze fisiche: malattie cardiovascolari, ipertensione, depressione e alcune forme di tumore”.
Gli ultimi dati del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità confermano un aumento costante dei casi e una crescita significativa delle diagnosi di 'binge eating', oggi frequentemente associato a obesità di origine psicogena. “È urgente superare l’idea che l’obesità sia solo una questione di educazione alimentare – puntualizza Eugenia Dozio, responsabile dell’area Nutrizione di Villa Miralago –. Nei casi a base psicologica, l’intervento deve essere terapeutico e multidisciplinare, non prescrittivo”.
L’aumento delle richieste di cura ha riacceso il dibattito sulla necessità di riconoscere il binge eating come patologia cronica nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), accanto all’obesità già definita malattia cronica dalla recente Legge Pella. "Villa Miralago, il più grande centro europeo per la cura dei disturbi alimentari, è un modello del Servizio Sanitario Nazionale e conferma il proprio impegno nella cura di queste patologie – afferma Alberto Pozzoli, presidente della Fondazione Ananke –. Il congresso Siridap sarà l’occasione per un confronto tra clinica e istituzioni, e per restituire visibilità a una sofferenza spesso invisibile”. Visibilità, infatti, significa aumentare le diagnosi precoci. E diagnosi precoci si traducono in terapie più efficaci e minori complicazioni. Proprio come è successo a Sara. “Quando ho capito che non era una questione di volontà, ma di dolore emotivo, è cambiato tutto”, conclude Sara.
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