
(Adnkronos) - Si è concluso il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping. Lo ha confermato un funzionario della Casa Bianca. Il colloquio tra il presidente degli Stati Uniti, in visita in Cina, e il leader cinese è andato avanti per circa due ore e 15 minuti, secondo quanto riportano i giornalisti al seguito di Trump.

(Adnkronos) - Donald Trump ha sicuramente apprezzato il benvenuto in pompa magna fuori dalla Grande Sala del Popolo di Pechino, a pochi passi da Piazza Tiananmen. "Un onore come pochi altri che abbia mai visto prima”, l’ha definito l’americano, subito dopo aver preso la parola all’inizio del bilaterale Cina-Usa. L’accoglienza per il presidente statunitense da parte di Xi Jinping è stata, a suo modo, unica, tra elaborate sfilate di soldati, giovani studenti che celebravano con bandierine l’arrivo del tycoon di New York, una salva di ventuno colpi e una banda che eseguiva le note dell’inno americano “The Star-Spangled Banner”. Allo stesso tempo, è sembrato più l’incontro fra due vecchi amici che quello fra i leader dei paesi più potenti del mondo, con tutte le loro divergenze e rivalità, in primis quelle commerciali. Iconica è stata la lunga stretta di mano fra i due all’inizio della giornata, con Trump - con la sua emblematica cravatta rossa - che ha persino dato una pacca sul braccio a Xi. Per il presidente cinese, la cerimonia è servita anche a mostrare al mondo il potere militare del suo Paese e a mandare un chiaro messaggio di forza, non solo diplomatica.
Dopo il sontuoso benvenuto, il bilaterale è iniziato immediatamente. “La relazione più lunga tra i nostri paesi che due presidenti abbiano mai avuto”, l’ha definita Trump, alludendo al fatto che la sua amicizia con Xi vada avanti fin dal 2016. I leader si erano già incontrati in Corea del Sud lo scorso ottobre - dove avevano concordato di sospendere una logorante guerra commerciale - ma la posta in palio in questo vertice è apparsa fin da subito più alta. Vari i punti di contesa, partendo dal commercio, la guerra con l’Iran e la questione di Taiwan. L'incontro, la prima visita presidenziale statunitense in Cina in quasi un decennio, si è aperto nella Grande Sala del Popolo con le parole di Xi – seduto proprio di fronte a Trump – al centro di un lungo tavolo ovale, fiancheggiato da funzionari su entrambi i lati. La guida di Pechino ha enfatizzato come il mondo stia vivendo una trasformazione epocale che accelera, raggiungendo un nuovo bivio, mentre lo scenario internazionale è teatro di mutamenti e turbolenze.
“Riusciranno la Cina e gli Stati Uniti a superare la 'Trappola di Tucidide' (l’antico generale greco, ndr) e a stabilire un nuovo paradigma per le relazioni tra le grandi potenze? Potremo unire le forze per affrontare le sfide globali e apportare maggiore stabilità al mondo? Potremo concentrarci sul benessere dei nostri popoli e sul futuro dell'umanità per costruire insieme un futuro luminoso per le nostre relazioni bilaterali? Queste sono le domande poste dalla storia, dal mondo e dai suoi popoli”, ha detto Xi Jinping, sottolineando come le relazioni stabili tra Cina e Stati Uniti siano a beneficio del mondo. Di fatto, ha esortato la Cina e gli Stati Uniti a essere “partner piuttosto che avversari”, invitando i Paesi a collaborare per indirizzare le relazioni “nella giusta direzione”. “Affinché il 2026 possa rivelarsi un anno storico per i legami tra i due Paesi”, ha aggiunto il leader cinese. Tuttavia, il presidente cinese non ha fatto nessun riferimento pubblico all’Iran o agli altri conflitti globali, preferendo attenersi a generici appelli per relazioni bilaterali stabili. “Gli interessi comuni tra Cina e Stati Uniti superano le nostre divergenze”. Xi ha inoltre ribadito come le relazioni economiche e commerciali siano, nella loro essenza, vantaggiose per entrambe le parti. Da parte sua, l’inquilino della Casa Bianca ha assicurato che i due Paesi avranno un futuro fantastico insieme. “Sei un grande leader. Lo dico a tutti. Sei un grande leader. A volte alla gente non piace che io lo dica, ma lo dico comunque, perché è vero”, ha detto Trump, “è un onore essere tuo amico”.
Accompagnato da alti dirigenti delle imprese americane, tra cui Jensen Huang del produttore statunitense di chip Nvidia ed Elon Musk, il repubblicano ha sottolineato come tutti siano venuti in Cina a rendere omaggio al Paese asiatico. “Abbiamo il business migliore e il più grande. Il migliore al mondo. Persone straordinarie, e sono tutte con me”, ha dichiarato. Ostentando grande entusiasmo per l’incontro: “C'è chi dice che sarà il vertice più importante di sempre”. Nelle parole del presidente americano si è letta la volontà di mantenere una relazione solida con Pechino: “Siamo andati d'accordo anche quando c'erano delle difficoltà; le abbiamo risolte", ha detto Trump. "Io chiamavo te e tu chiamavi me ogni volta che avevamo un problema - la gente non lo sa - ogni volta che avevamo un problema. Lo risolvevamo molto rapidamente”.
Nonostante la maggior parte del bilaterale sia stata a porte chiuse, alcuni dei più illustri Ceo americani al seguito del Presidente Donald Trump hanno descritto la mattinata come positiva e produttiva. Interpellato dai giornalisti sull'andamento degli incontri, Elon Musk - l'imprenditore miliardario alla guida di Tesla e SpaceX - ha risposto: “Meraviglioso”. Alla domanda su quali risultati fossero stati conseguiti, ha affermato: “Molte cose buone”. Trump ha presentato Xi agli imprenditori uno per uno. Secondo il leader cinese, le aziende statunitensi sono profondamente coinvolte nel processo di riforma e apertura della Cina. "La Cina accoglie con favore il rafforzamento della cooperazione reciprocamente vantaggiosa con gli Stati Uniti e ritiene che le aziende statunitensi avranno prospettive più ampie in Cina”, ha detto. Dopo circa due ore e quindici minuti, il bilaterale si è concluso nel cuore di Pechino.
Secondo un resoconto diffuso da Xinhua, l'agenzia di stampa ufficiale cinese, Xi ha avvertito Trump che la questione di Taiwan potrebbe portare i due Paesi al conflitto. “Se gestita adeguatamente, i due Paesi potranno mantenere la stabilità. Se gestita male, i due Paesi entreranno in rotta di collisione o addirittura si scontreranno, ponendo l'intera relazione tra Stati Uniti e Cina in una situazione estremamente pericolosa”, sono le parole del cinese nel resoconto. La questione di Taiwan rimane fra le più spinose fra i due Paesi, con Xi che punta ad ottenere un rinvio o una riduzione delle vendite di armi statunitensi all'isola che Pechino da sempre considera come parte del suo territorio. Xi, durante il bilaterale, ha affermato che l'indipendenza di Taiwan e la pace nello Stretto di Taiwan sono incompatibili. L'amministrazione Trump - nei mesi prima del viaggio a Pechino - aveva posticipato l'annuncio di un pacchetto di vendite di armi a Taiwan del valore di 13 miliardi di dollari, al fine di evitare di irritare Xi prima del vertice. Di fatto, lo scorso febbraio, in una conversazione telefonica Xi aveva esortato Trump a gestire le vendite di armi a Taiwan con “estrema cautela”. Sugli altri temi, come la guerra in Iran, le parti non si sono ancora espresse. Stessa storia sulla questione delle terre rare e dei rapporti commerciali, sebbene si preveda che entrambe le parti esplorino ulteriori opportunità per le proprie aziende di investire e operare nei rispettivi Paesi. In particolare, gli Stati Uniti puntano a siglare importanti accordi sugli acquisti cinesi nei settori dell'agricoltura, dell'aviazione e dell'energia. La giornata proseguirà con Trump e Xi Jinping al Tempio del Cielo per una visita culturale. (di Iacopo Luzi)

(Adnkronos) - Riparte il Giro d'Italia con la sesta tappa. Oggi, giovedì 14 maggio, si corre la Paestum-Napoli, di 142 chilometri. La frazione 6 della Corsa rosa presenta una sola difficoltà altimetrica, che non dovrebbe creare troppi cambiamenti nella classifica generale: probabile una conclusione in volata nel capoluogo campano. In maglia rosa c'è il portoghese Afonso Eulalio. Ecco orario, percorso e dove vedere la sesta tappa del Giro d'Italia 2026.
La sesta tappa del Giro d'Italia presenta un percorso breve e pianeggiante. La prima parte scorrerà lungo la costa tirrenica fino a Salerno, dove si sale a Cava de’ Tirreni (unico Gpm di giornata) per entrare nella piana attorno al Vesuvio. Dopo Nola, gli ultimi 70 km sono cittadini in un susseguirsi di centri abitati quasi senza soluzione di continuità. Prima di entrare a Napoli si percorrono circa 20 km in superstrada. Finale nella città di Napoli su strade ampie e asfaltate. Gli ultimi 3 km sono dritti lungo il porto. A 650 m dall’arrivo, una curva a sinistra immette nella leggera salita (4%) di via Acton su basolato. A 400 m dall’arrivo, altre due curve a destra conducono sul rettilineo finale su pavé largo 8 m.
La partenza della sesta tappa del Giro d'Italia 2026 è prevista oggi, giovedì 14 maggio, alle 12:20: l'arrivo è in programma intorno alle 17. La gara si potrà seguire in diretta televisiva in chiaro sui canali Rai e su quelli Eurosport. In streaming invece la corsa sarà disponibile su RaiPlay, Hbo MAX., Dazn, Discovery+ e Prime Video Channels.

(Adnkronos) - Jannik Sinner a caccia della semifinale agli Internazionali d'Italia 2026. Oggi, giovedì 14 maggio, il tennista azzurro sfida il russo Andrej Rublev - in diretta tv e streaming - nei quarti di finale del Masters 1000 di Roma. Il numero 1 del mondo arriva al match dopo aver battuto Ofner all'esordio, Popyrin al secondo turno e vinto il derby italiano con Pellegrino al terzo. Rublev invece ha eliminato Kecmanovic, Davidovich Fokina e Basilashvili.
La sfida tra Sinner e Rublev è in programma oggi, giovedì 14 maggio, alle 13. I due tennisti si sono affrontati in ben dieci precedenti, con l'azzurro che conduce con un parziale di 7-3. Quattro confronti diretti sono andati in scena sulla terra battuta. Sul rosso, Sinner ha uno score di 3 vittorie e 1 sconfitta. L'ultimo incrocio risale agli ottavi di finale del Roland Garros 2025, quando Sinner si impose in tre set.
Sinner-Rublev sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport, ma anche in chiaro su Tv8. Il match sarà visibile anche in streaming sull'app SkyGo, su NOW e sulla piattaforma web di Tv8.

(Adnkronos) - Perché alcune persone sono più altruiste di altre? Una nuova ricerca suggerisce che parte della risposta potrebbe trovarsi direttamente nel cervello, nei meccanismi che regolano l'apprendimento sociale. Lo studio, coordinato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari Rodolfo Paoletti dell'università Statale di Milano, in collaborazione con l'Istituto di neuroscienze del Cnr, Irccs Humanitas e Université Côte d'Azur, è pubblicato su 'Nature Neuroscience' e mostra che anche i comportamenti di condivisione e cooperazione possono essere appresi osservando gli altri.
Nei modelli sperimentali analizzati, gli individui imparano rapidamente la relazione tra azione e conseguenze senza bisogno di esperienza diretta, non solo in contesti di pericolo, ma anche nel caso di esperienze positive. Dimostrano quindi una capacità di apprendimento sociale flessibile e adattiva. In particolare, gli animali osservatori non si limitano a imitare: sono in grado di comprendere le conseguenze delle azioni e adattare il comportamento anche quando il contesto cambia. Questo indica che l'osservazione genera una forma di apprendimento più complessa rispetto alla semplice copia, basata su associazioni tra azione e beneficio per gli altri.
Un elemento centrale della ricerca riguarda il ruolo dell'ippocampo, e in particolare della sua regione dorsale (dCA1), che si dimostra cruciale per questo tipo di apprendimento sociale. Quando l'attività di questa area viene alterata durante la fase di osservazione, la capacità di apprendere comportamenti sociali si riduce, pur lasciando intatte memoria e abilità motorie di base. Ancora più rilevante, osservano gli esperti, è che non tutti gli individui reagiscono allo stesso modo: a partire dalla stessa esperienza emergono differenze significative, con alcuni più orientati verso scelte prosociali e altri più egoiste. Queste differenze prendono forma già durante l'osservazione, attraverso diverse modalità di attivazione neurale nell'ippocampo.
I risultati indicano inoltre che questo processo è plastico: intervenendo sull'attività del dCA1 è possibile modificare le scelte future, rendendo gli individui più inclini alla condivisione o, al contrario, più orientati a comportamenti egoistici.
"Questi risultati - analizza Diego Scheggia, docente di Farmacologia della Statale di Milano e corresponding author dello studio - mostrano che il cervello non si limita a registrare ciò che osserva, ma interpreta attivamente le esperienze sociali, costruendo rappresentazioni flessibili che guidano il comportamento futuro. Le implicazioni sono ampie. Comprendere come il cervello costruisce la capacità di imparare dagli altri apre nuove prospettive nello studio dei meccanismi della cooperazione e dell'empatia, oltre a offrire strumenti per indagare condizioni in cui l'apprendimento sociale è compromesso e per comprendere i cambiamenti legati all'invecchiamento o alle malattie neurodegenerative".

(Adnkronos) - Gonfiori improvvisi e dolore intenso: l'angioedema ereditario (Hae) colpisce in modo imprevedibile. Spesso confusi con una banale allergia quando i sintomi interessano volto e mani, oppure con stress e disturbi intestinali quando colpiscono l'addome, questi attacchi nascondono una realtà molto più complessa: l'Hae è una malattia genetica rara che colpisce circa 1 persona ogni 50.000. Proprio perché i suoi sintomi 'imitano' condizioni molto più frequenti, la diagnosi arriva spesso dopo anni, ritardando l'accesso a percorsi terapeutici appropriati ed esponendo i pazienti a rischi evitabili e a un forte impatto sulla qualità di vita. Per aumentare la consapevolezza sulla malattia, nella settimana della Giornata mondiale dell'Angioedema ereditario (16 maggio), i principali esperti italiani ed europei si sono riuniti a Milano per l'evento 'HAEllo, we're HAEre. It's not what it seems. Decode the rare", promosso da BioCryst Ireland, azienda di Neopharmed Gentili.
Il peso di questa malattia è ancora più rilevante se si considera che i sintomi compaiono già durante l'infanzia e l'adolescenza e la patologia non si esaurisce negli attacchi. A condizionare la quotidianità e la possibilità di fare progetti è anche l'ansia costante dell'incertezza, analizzano gli esperti: non sapere quando, dove e con quale intensità si manifesterà il prossimo episodio.
Da qui la necessità di favorire il riconoscimento precoce, un passaggio cruciale per consentire ai pazienti di accedere a trattamenti mirati in grado di restituire qualità di vita e maggiore serenità nella quotidianità. Con questo obiettivo è stato realizzato anche un video motion graphic pensato per rendere più riconoscibili i segnali della malattia. Oggi in Italia sono circa 1.300 i pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di Hae e possono contare su una rete di 27 centri di riferimento distribuiti sul territorio nazionale, per una presa in carico specializzata e multidisciplinare.
L'angioedema ereditario si manifesta con episodi improvvisi e ricorrenti di gonfiore (edema), di intensità e frequenza variabile, che possono interessare diverse parti del corpo, in particolare viso, mani, piedi, apparato gastrointestinale e vie respiratorie. Nei casi più gravi, il coinvolgimento della laringe può risultare potenzialmente fatale, con rischio di soffocamento se non si interviene tempestivamente.
Alla base della malattia vi è una mutazione genetica che determina una carenza o un malfunzionamento della proteina C1-inibitore, con conseguente produzione eccessiva di bradichinina, responsabile della formazione degli edemi. La malattia è ereditaria: se un genitore è affetto, il rischio di trasmissione ai figli è del 50%. Tuttavia, in circa 1 caso su 4, compare anche senza precedenti familiari, rendendo il riconoscimento ancora più complesso.
"L'angioedema ereditario è una malattia rara ma tutt'altro che invisibile per chi ne soffre. Il suo peso è duplice: fisico, legato al dolore e alla limitazione funzionale durante gli episodi di edema, e psicologico, legato all'imprevedibilità degli attacchi - spiega Mauro Cancian, Presidente Itaca, Italian Network for Hereditary and Acquired Angioedema -. La diagnosi si conferma con esami specifici, ma la vera sfida è anticiparla: pensare all'Hae di fronte a episodi ricorrenti di gonfiore o dolori addominali senza una causa evidente, evitando di confonderla con allergie o altre condizioni.
Negli ultimi vent'anni la capacità di riconoscere la malattia è cresciuta in modo significativo e, parallelamente, sono cambiate le prospettive di cura: se in passato l'obiettivo era gestire gli attacchi, oggi come indicano anche le Linee Guida puntiamo al controllo completo della malattia e alla normalizzazione della vita dei pazienti, resa possibile grazie alla profilassi a lungo termine. La disponibilità di opzioni terapeutiche anche orali, semplici da assumere e con prospettive di estensione all'età pediatrica, rende questo obiettivo sempre più concreto".
"In assenza di una diagnosi e di un trattamento adeguato, convivere con l'angioedema ereditario significa vivere sotto la costante minaccia di attacchi imprevedibili, che limitano la quotidianità, dallo studio al lavoro, alle relazioni sociali. Per i più giovani, questo si traduce nella difficoltà di vivere pienamente la propria età: fare sport, partecipare a una gita scolastica, a momenti di socialità - sottolinea Pietro Mantovano, presidente Aaee, Associazione per l'angioedema ereditario ed altre forme rare di angioedema - Grazie al lavoro con la rete scientifica Itaca, la consapevolezza è cresciuta, ma bisogna continuare: nelle malattie rare l'informazione è il primo passo verso una diagnosi tempestiva. Restano sfide importanti: garantire un accesso equo alle cure, rendere le terapie più accessibili e vicine ai pazienti, alleggerendo il carico su famiglie e caregiver, e rafforzare il supporto psicologico, soprattutto quando la diagnosi arriva senza una storia familiare di malattia".
I progressi terapeutici hanno aperto nuove prospettive per i pazienti, tuttavia l'accesso alle cure resta talvolta difficoltoso, evidenziano gli esperti. Le Linee guida (Wao/Eaaci) indicano una direzione: raggiungere il controllo della malattia e migliorare la qualità di vita dei pazienti. "Dietro ogni diagnosi di angioedema ereditario c'è un percorso complesso, spesso fatto di attese, incertezze e un forte impatto sulla vita quotidiana - dichiara Alessandro Del Bono, Ceo di Neopharmed Gentili - Vogliamo contribuire a offrire ai pazienti nuove prospettive, attraverso terapie innovative ed esplorando nuove frontiere della cura. Allo stesso tempo, sosteniamo iniziative di awareness, fondamentali per accendere i riflettori sui bisogni ancora insoddisfatti e favorire una gestione sempre più efficace e consapevole della malattia". In occasione della Giornata mondiale sono previste iniziative di sensibilizzazione in tutta Europa. In Italia, la rete Itaca e l'associazione pazienti Aaee promuovono un open day nei centri di riferimento, aperto a pazienti, famiglie e a chi sospetta di essere affetto dalla patologia. Perché, quando si tratta di Hae, spesso non è quello che sembra: riconoscerlo in tempo può cambiare la vita, concludono gli esperti.

uattro persone arrestate, una denunciata per spaccio di droga e 300 pastiglie di ossicodone sequestrate.
E' il bilancio del servizio coordinato dalla Squadra mobile della Questura di Cagliari e finalizzato al contrasto della criminalità e dello spaccio nelle aree maggiormente sensibili della città e in particolare nella cosiddetta "zona rossa" di piazza del Carmine.
In azione Squadra mobile, Volante, reparto Prevenzione crimine, polizia amministrativa e unità cinofile.
Nel corso dei servizi di osservazione e appostamento, gli investigatori hanno documentato diversi episodi di cessione di sostanze stupefacenti", spiegano dalla Questura.
Al termine delle attività, sono stati arrestati tre algerini e un tunisino, regolari sul territorio nazionale, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Denunciato per lo stesso reato un altro tunisino.
Le perquisizioni hanno consentito di sequestrare circa 100 grammi complessivi di droga. Rinvenute anche 300 pastiglie di ossicodone, potente farmaco oppiaceo "il cui abuso rappresenta un fenomeno emergente e particolarmente pericoloso, soprattutto tra i più giovani", precisano dalla polizia.
Controllati anche numerosi locali del centro storico.

I Carabinieri della Sezione Radiomobile del Reparto Territoriale di Olbia hanno arrestato un 46enne olbiese, già noto alle forze dell'ordine, per violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza (con obbligo di permanenza domiciliare in orario notturno) e per porto ingiustificato di armi.
Il Controllo e la Scoperta
Nel corso della notte, durante un servizio di perlustrazione nel centro abitato di Olbia, i militari hanno notato un soggetto che, alla vista dell'auto di servizio, si è nascosto dietro a un veicolo in sosta. Immediatamente raggiunto e identificato, l'uomo è stato trovato in possesso di un fucile subacqueo con elastico armato e fiocina inserita.
L'Arma e l'Arresto
Il fucile subacqueo, che costituiva un'arma potenzialmente pericolosa, è stato immediatamente tolto dalla disponibilità dell'uomo e sottoposto a sequestro. Il 46enne è stato dichiarato in arresto e, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania, è stato posto in regime di arresti domiciliari presso la propria abitazione, in attesa del rito direttissimo.
L'Impegno dell'Arma
L'operazione si inserisce nell'ordinario impegno dell'Arma dei Carabinieri nella tutela della sicurezza pubblica, con particolare attenzione al centro urbano olbiese. L'attività costante di controllo del territorio e di prevenzione attiva rappresenta uno strumento fondamentale per prevenire e reprimere comportamenti pericolosi, garantendo ai cittadini un ambiente più sicuro.
Si precisa che i fatti sopra riportati si riferiscono esclusivamente alla fase di indagine preliminare, fatti salvi il giudizio di merito e, eventualmente, del Giudice del Riesame.

Momenti di paura nel tardo pomeriggio di oggi lungo la strada provinciale 15, nel territorio di Nughedu Santa Vittoria, dove un'auto ha preso fuoco mentre era in marcia. Intorno alle 19.30, una coppia di giovani stava viaggiando verso Neoneli quando ha iniziato a sentire un forte odore di fumo provenire dal motore.
La Pronta Reazione
Accortisi del pericolo, i due hanno immediatamente deciso di fermare il veicolo in una piazzola di sosta e sono scesi dall'abitacolo. Poco dopo, l'auto è stata completamente avvolta dalle fiamme. Nessuna conseguenza fisica per i giovani, che sono riusciti a mettersi in salvo prima che il rogo si propagasse.
L'Intervento dei Vigili del Fuoco
Sul posto sono intervenute tempestivamente due squadre dei Vigili del Fuoco provenienti dai distaccamenti di Abbasanta e Sorgono, che hanno domato le fiamme e messo in sicurezza l'area. Le cause dell'incendio sono ancora in corso di accertamento, ma non si esclude un guasto tecnico al veicolo.
Il tempestivo allontanamento dalla vettura ha evitato conseguenze più gravi per la coppia, che è rimasta illesa.

QUARTU SANT'ELENA – A poco più di tre settimane dal voto, Fratelli d'Italia ufficializza la sua squadra per le elezioni comunali di Quartu Sant'Elena, in programma domenica 7 e lunedì 8 giugno. La lista, che sosterrà la candidatura a sindaco di Marco Porcu per la coalizione di centrodestra, sarà presentata venerdì 15 maggio alle ore 11.00 nella sede del partito in via Eligio Porcu 69.
I Candidati Consiglieri
Ecco i 28 nomi che compongono la lista di Fratelli d'Italia:
Lucio Torru, Andrea Anedda, Francesca Angioni, Maria Gabriella Angius, Maurizio Aramini, Carmelo Barbagallo, Livia Maria Boi, Rodolfo Cadeddu, Laura Cavagnoli, Ludovica Cixi, Gianluca Coro, Damiano Curcio, Claudia Falchi, Loredana Loddo, Simona Mannai, Moreno Marchetti, Angela Martinelli, Alessio Mascia, Tiziana Mori, Riccardo Mulas, Stefania Orofino, Damiano Paolucci, Maurizio Piano, Michele Pisano, Francesco Podda, Felicina Pontis, Nicholas Secci.
La Presentazione
L'incontro di venerdì servirà per presentare ufficialmente alla stampa e alla città la squadra che affiancherà Marco Porcu nella competizione elettorale. Il candidato sindaco del centrodestra sarà presente insieme a tutti i candidati consiglieri.
Le elezioni comunali si terranno il 7 e 8 giugno 2026. I cittadini di Quartu Sant'Elena sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale.

CAGLIARI – Dura presa di posizione di Salvatore Sirigu, coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia, che attacca il sindaco Massimo Zedda sulle recenti dichiarazioni in materia di immigrazione e accoglienza.
"Una Lettura Selettiva della Storia"
"Apprendiamo con interesse che il sindaco Massimo Zedda abbia finalmente scoperto la storia e i santi della Sardegna – scrive Sirigu – ma solo per giustificare la propria visione ideologica dell'immigrazione. Una lettura curiosa, selettiva e decisamente a convenienza. Citare Sant'Agostino e Sant'Efisio come simboli del 'siamo tutti migranti' fa sicuramente effetto in un comizio o sui social, ma forse il Sindaco dimentica qualche dettaglio storico non proprio irrilevante".
Sirigu ricorda che Sant'Agostino proveniva dal Nord Africa e Sant'Efisio dall'Oriente romano. "Ma il sindaco dovrebbe anche spiegare ai cittadini dove, esattamente, nell'antichità esistessero impunità per il mancato rispetto delle regole, immigrazione clandestina, Ong politicizzate, trafficanti di esseri umani e occupazioni abusive tollerate dalla sinistra. Il richiamo storico deve essere completo, non secondo convenienza politica".
"Il Sindaco dimentica il suo ruolo"
Sirigu ha poi aggiunto: "La consigliera Stefania Loi ha avuto il coraggio di dire ciò che molti cittadini pensano. Accoglienza e integrazione non possono significare assenza di regole e soprattutto ha chiesto al Sindaco cosa l'Amministrazione avesse intenzione di fare per sostenere le attività commerciali in difficoltà".
"Invece di rispondere nel merito ai propri cittadini – prosegue il coordinatore di FdI – il Sindaco ha scordato il suo ruolo istituzionale per trasformarsi in un tribuno qualsiasi, sfoderare la trita accusa di razzismo e rifugiarsi nelle solite lezioni morali e nelle citazioni storiche usate un tanto al chilo".
"Ai cittadini interessano sicurezza e legalità"
"A noi e ai cittadini interessa la realtà: sicurezza, legalità, rispetto delle regole e sostegno a famiglie e attività commerciali della zona. Il resto è propaganda buona per qualche post indignato, per l'ennesima predica politically correct, sicuramente degna di chi prova a strappare un applauso ma non certo di un primo cittadino che si preoccupa della sua comunità", conclude Sirigu.

Tortolì, Asl Ogliastra e Consiglio Comunale: "Piena Solidarietà al Sindaco Marcello Ladu dopo il Grave Atto Intimidatorio"
TORTOLÌ – La Direzione Strategica della Asl Ogliastra ha espresso la più profonda solidarietà e la totale vicinanza al sindaco di Tortolì, Marcello Ladu, bersaglio nelle scorse ore di un grave atto intimidatorio.
Il Condanna Unanime
"La Direzione condanna fermamente un gesto che non colpisce solo un uomo e un amministratore stimato, ma l'intera comunità ogliastrina e le istituzioni che lavorano quotidianamente per il bene pubblico", si legge nella nota diffusa dall'azienda sanitaria.
Anche il Consiglio Comunale di Tortolì ha espresso piena vicinanza e solidarietà al primo cittadino, condannando con forza il grave episodio. "Episodi di questo tenore suscitano in tutti noi profonda amarezza e preoccupazione – sottolineano i consiglieri – perché colpiscono non solo una persona, ma i valori di rispetto, dialogo e legalità su cui si fonda la nostra Comunità".
Il Consiglio Straordinario
L'amministrazione comunale ha convocato un Consiglio Comunale in via straordinaria e urgente per venerdì 15 maggio alle ore 10:30. L'invito è esteso a tutta la cittadinanza per "ribadire insieme, con una voce sola, il nostro impegno a difesa della legalità e della convivenza civile".
Un gesto di vicinanza collettivo a un amministratore colpito, ma anche un segnale forte contro qualsiasi forma di intimidazione.

(Adnkronos) - Momenti surreali agli Internazionali di Roma, durante il match dei quarti di finale tra Luciano Darderi e Rafa Jodar. Verso la fine del primo set, sul punteggio di 6-5 per lo spagnolo, la partita è stata interrotta per un doppio motivo. Sul Centrale non funziona l'arbitraggio elettronico e c'è scarsa visibilità in campo, a causa del fumo arrivato dallo stadio Olimpico, per i festeggiamenti Coppa Italia dell'Inter. Darderi è stato netto con il direttore di gara: "Io così non vedo niente" ha detto l'azzurro, con riferimento all'impossibilità di continuare con certe condizioni.
Il match è ripreso dopo circa 18 minuti, in seguito a un lungo warm-up dei due giocatori, d'accordo per continuare la sfida.

(Adnkronos) - Un'esplosione di italianità, tra fuochi d'artificio e un abito da sposa con il tricolore che squarcia la scena. La prima semifinale dell'Eurovision Song Contest 2026 ha avuto un protagonista indiscusso: Sal Da Vinci. La sua performance, un mix di melodia classica, coreografia moderna e una potenza travolgente, ha conquistato l'Europa anche se la finalissima di sabato era già garantita. Un successo annunciato, anticipato da un video-spoiler delle prove diventato virale e da un entusiasmo crescente che lo posiziona tra i grandi preferiti. "È sempre tutto molto sorprendente per me", commenta l'artista all'Adnkronos. Il vero carburante di questi giorni è l'incredibile affetto del pubblico, che ha premiato una scelta precisa: quella di riportare la tradizione in un contesto contemporaneo. "Siamo ritornati a portare su un palco internazionale la melodia", spiega Sal Da Vinci. "La lingua italiana ha un suono meraviglioso. Dalla prima volta che sono arrivato qui per i party promozionali, ad Amsterdam e a Londra, tutti cantavano la mia canzone. I non italiani cantavano la mia canzone". La prova definitiva? "Nella metro, mentre giravo dei reel, ho visto degli stranieri che mimavano i gesti della mia coreografia. La musica è così potente che riconcilia tutto".
Questa identità affonda le radici nella grande tradizione partenopea, proprio mentre la canzone classica napoletana è in lizza per diventare patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. "La cultura di Napoli, e quindi dell'Italia, è riconosciuta nel mondo", afferma con orgoglio. "La mia idea è sempre stata quella di lavorare con il cuore nel passato ma la testa nella modernità. Ecco perché abbiamo una danza moderna, ma una canzone all'italiana. La riconoscibilità che sta avendo il brano è sintomo che stiamo facendo gli italiani. E nessuno meglio di noi può fare l'italiano".
Nonostante il brano 'Per sempre sì' sia il più ascoltato in streaming tra quelli in gara e i bookmaker lo diano sul podio, Sal Da Vinci scherma la pressione, riportando tutto alla sua essenza. "Io non ho mai guardato ai numeri. Penso alla performance, a rappresentare il mio paese nel miglior modo possibile", dichiara. "So che c'è un sistema che si muove attraverso i numeri, è inutile prenderci in giro. Ma se partiamo dai numeri per fare musica, allora non abbiamo capito niente".
Di fronte alle polemiche sulla presenza di Israele, che hanno portato cinque Paesi al ritiro, l'artista ribadisce la sua posizione con fermezza: "Io faccio musica, sono un venditore ambulante di sentimenti. Tutti abbiamo un cuore sanguinante, ma la musica per me è sempre stata portatrice di un messaggio di pace. Certo, non posso dire 'sono felice e me ne frego di quello che sta accadendo', questa consapevolezza la porto sul palco". Poi distingue la natura dell'evento: "L'Eurovision non è le Nazioni Unite, ma un evento delle televisioni di stato. Ogni azienda, come la Rai, partecipa mandando il suo delegato a cantare. Non c'è altro".
L'avventura eurovisiva è un ciclone di emozioni e fatica. "Vengo da una stanchezza disarmante, questo è un circo, un allenamento quotidiano", ammette con sincerità. Ma tra un impegno e l'altro, trova il tempo di rifugiarsi nei sapori di casa, in un ristorante napoletano a Vienna. Il peso e l'onore di rappresentare l'Italia sono ben presenti: "Mi hanno dato una patente, mi hanno dato una macchina e devo saperla guidare".
Un percorso incredibile per un artista che a Sanremo non partiva certo da favorito. "Le quote erano a 81", ricorda. "Pensa quanto era alto, cioè 'questo non vincerà mai'. E poi le cose sono cambiate. Ancora oggi non mi capacito". Intanto, il futuro è già scritto. Il 29 maggio uscirà il suo nuovo album, "Per sempre sì", un disco che descrive come "un concentrato di grandi sentimenti, di storie che mi appartengono e altre che ho preso in affidamento". E poi un tour monumentale che, dopo il Canada, lo porterà in tutta Italia, fino alla storica tripletta all'Arena Flegrea di Napoli a settembre (25, 26 e 27), con due date già quasi sold out. Per poi proseguire in ottobre con il tour nei teatri. Ma il sogno più grande resta un altro: "La pace. Quello sarebbe veramente il più grande successo per l'umanità". (di Loredana Errico)

(Adnkronos) - E' martedì 12 maggio, l'allerta su un possibile caso di hantavirus scatta "alle 14.14, ora italiana", con un messaggio inviato dall'autorità competente britannica. "Ci comunicano che un cittadino inglese residente a Sant'Elena, che aveva viaggiato il 25 aprile scorso con il volo fra Sant'Elena e Johannesburg, dove purtroppo si era verificato il caso della signora poi deceduta a causa dell'hantavirus", seconda vittima del focolaio rilevato sulla nave da crociera Mv Hondius, "si trova in Italia. E ci danno i suoi estremi". Il racconto dell'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, comincia così. E' la ricostruzione delle tappe che hanno portato in serata di martedì a rintracciare il 60enne, ora in isolamento all'ospedale Sacco di Milano con un suo contatto. L'amico, età circa 50 anni, sarà libero di andare (sono entrambi risultati negativi ai test). L'uomo invece, che sul volo sedeva a poche file di distanza dalla 69enne olandese moglie di quello che è considerato il 'paziente zero' del focolaio, resterà in Italia - al Sacco o in un'altra struttura che verrà eventualmente identificata - fino alla fine della quarantena, fissata per il 6 giugno, cioè a 42 giorni esatti dal presunto contatto a rischio.
Quando martedì la macchina si è attivata, Bertolaso si trovava al ministero della Salute, al suo fianco il ministro Orazio Schillaci e Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento Prevenzione del ministero. "Ci stavamo occupando della riforma della medicina territoriale e abbiamo potuto seguire e organizzare in diretta tutta l'attività di tracciamento e identificazione", ha spiegato l'assessore durante il punto stampa davanti al pronto soccorso infettivologico del Sacco.
Il turista inglese era alloggiato a Milano, in un B&B. Appresa questa informazione cruciale "si è attivata immediatamente la Questura di Milano - ripercorre Bertolaso -. Nell'arco di poche ore questo cittadino è stato identificato, era insieme ad un contatto che lo accompagnava. Nel momento in cui abbiamo avuto i suoi dati, compreso gli estremi del passaporto, tramite il sistema informativo del ministero dell'Interno è stato rintracciato. Il ministro Schillaci ha informato il ministro Matteo Piantedosi. Io ho chiamato personalmente il questore di Milano Bruno Megale". Il turista "ha girato 4-5 città italiane prima di arrivare qui a Milano e alle 18 abbiamo potuto comunicare il luogo dove aveva preso alloggio".
I due erano in giro per la città a quell'ora. "Intorno alle 20, rientrati al B&B, hanno trovato ad aspettarli la polizia e poi il personale sanitario. Abbiamo spiegato tutto e hanno reagito 'all'inglese', molto tranquilli - racconta Bertolaso -. Sono venuti al Sacco di buon grado e si sono sottoposti a tutti i controlli". Erano preoccupati? "No - ha riferito l'infettivologo Andrea Gori, direttore del Centro regionale per le malattie infettive (Ceremi) della Lombardia - Ovviamente è stata un po' una sorpresa sentirsi bussare alla porta dalla polizia seguita dal personale medico scafandrato. Ora sono ricoverati al Sacco, ma stanno bene".
E, ha continuato Gori, "non ci sono stati problemi nell'attivazione di tutta la macchina. L'Unità del Sacco che si occupa delle emergenze sanitarie nel momento in cui è scattata l'allerta si è subito organizzata. Abbiamo mezzi specifici e personale dedicato e si sono occupati di loro. Il laboratorio si è attivato e tutti i test sono stati eseguiti durante la notte. Alle cinque del mattino avevamo già tutte le risposte necessarie".
Sul volo Sant'Elena-Johannesburg, il turista britannico era seduto "nel posto 15F, la donna che è deceduta era al 13 C", ha chiarito Bertolaso. Quindi due file di distanza. "L'uomo - ha aggiunto Gori - era a conoscenza di tutta la vicenda hantavirus", sotto i riflettori dei media internazionali da giorni, "ma a lui non era stato comunicato" della necessità di dover stare in quarantena. "Non era consapevole del rischio personale che stava correndo", ha precisato Bertolaso.
Martedì "alle 20.30 al B&B è dunque arrivata l'ambulanza del Sacco dedicata a questo tipo di patologie infettive con a bordo personale esperto e attrezzato - ha proseguito l'assessore -. I due cittadini inglesi sono stati caricati e portati in ospedale dove sono stati posti in isolamento. Gori e la sua équipe hanno fatto tutti i prelievi" e alle 5 del mattino "abbiamo potuto comunicare che erano negativi per hantavirus, e per tutte le altre patologie respiratorie indagate", da Sars a Rsv e influenza, per avere una panoramica completa. Il contatto del turista in isolamento "non aveva viaggiato su quel volo, ma aveva accompagnato questo signore qui in Italia e secondo le indicazioni dell'Oms e del nostro ministero è libero di andare, di tornarsene a casa". Per il 60enne invece adesso scatteranno controlli periodici per tutto il periodo della quarantena. I test saranno eseguiti una volta alla settimana, a meno a che il paziente durante questo periodo non presenti dei sintomi compatibili con hantavirus. "Non essendo malato né positivo e non avendo viremia in corso dovrà semplicemente pazientare fino al 6 giugno - ha spiegato Bertolaso -. L'auspicio è che non si manifesti nessun sintomo".
Le condizioni del turista britannico "in questo momento sono assolutamente buone - ha confermato Gori -, è asintomatico e tutti gli esami sono negativi. Questo vuol dire quindi che al momento non è contagioso e non lo è stato fino ad adesso. Quindi non ci sono problemi per le persone che ha potuto incontrare nei giorni scorsi. Poiché la latenza di questo virus è lunga dovrà continuare la quarantena e farà esami periodici per confermare la negatività nel tempo, ma vorrei ripetere che non è contagioso. Tant'è vero che la persona che stava insieme a lui può tornarsene tranquillamente a casa senza nessun rischio né per lui né per tutti noi". Quanto al B&B, "le persone sono state rassicurate ovviamente e sono state informate della negatività della persona", ha detto Gori.
E' dunque possibile, ha rimarcato Bertolaso, "fugare tutte le preoccupazioni, i timori, i dubbi di tutti gli italiani che in questi giorni sono stati bombardati di notizie" sul rischio hantavirus. "Nessuno può essere a rischio di contagio perché il paziente è negativo e ora è in isolamento e fino al 6 giugno lo teniamo sotto controllo. Se dovesse malaguratamente diventare positivo non avrebbe infettato nessuno e verrebbe messo sotto terapia e sotto assistenza sanitaria. Non ci sono problemi da questo punto di vista, né pericoli per chi possa aver incontrato questa persona fino ad oggi".
Quanto al tempo che è stato necessario per allertare l'Italia sulla presenza di un contatto a rischio, da quando l'uomo è atterrato in Sud Africa il 25 aprile e quando poi il 4 maggio è stata confermata la positività della donna deceduta, "se c'è stata qualche falla" nel sistema di tracciamento internazionale "non credo che possiamo essere come Paese considerati responsabili di questa falla - ha osservato Bertolaso -. Anzi, noi alle 14 abbiamo saputo di questa vicenda e siamo intervenuti immediatamente. Quello che è accaduto prima dovremmo chiederlo eventualmente agli inglesi e a tutte quelle autorità internazionali che avrebbero dovuto forse comunicarci tempestivamente questa vicenda, ma nulla può essere ascritto al nostro Paese, al nostro governo o alla nostra organizzazione, che si è dimostrata efficace ed efficiente".
Un'ipotesi di rimpatrio del turista non è stata presa in considerazione perché, ha motivato l'assessore, "comporterebbe rischi, anche se fosse sotto controllo e protetto, e le normative prevedono che debba rimanere qui. Sarà dunque nostro ospite fino al 6 giugno". "E non siamo preoccupati per uno sviluppo e un allargamento epidemico su più ampia scala in questo momento - ha concluso Gori -. Sappiamo che il virus si trasmette da contatti molto stretti. La differenza in questo caso la fa la lunghezza del contatto e la vicinanza. E infatti si sono infettate le persone che stanno molto tempo vicine, come marito e moglie" nel caso dei primi due deceduti. "È difficile che ci sia una trasmissione da uomo a uomo con l'hantavirus, anche con questo ceppo Andes". In altre parole, "non è un nuovo Covid", ha chiosato Bertolaso.

(Adnkronos) - Piogge, temporali, ma anche venti di burrasca e grandine. Ancora un'ondata di maltempo a colpire l'Italia oggi, giovedì 14 maggio, e a far scattare l'allerta meteo gialla in ben sette regioni. Nel mirino del meteo finiscono soprattutto le regioni del Centro-Nord.
Un’ampia circolazione depressionaria, con centro d’azione sul Mare del Nord, pilota impulsi perturbati fino al Mediterraneo. Tra oggi e domani un sistema frontale porterà un peggioramento su gran parte del Centro-Nord dell’Italia, con temporali localmente forti e venti sud-occidentali in intensificazione. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte, alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati, ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse.
L’avviso prevede dal mattino di oggi, giovedì 14 maggio, venti sud-occidentali da forti a burrasca, su Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, con possibili mareggiate sulle coste esposte. Si prevedono, inoltre, precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica.
Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata quindi per la giornata di oggi allerta gialla sulla Provincia Autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, su gran parte del Veneto e della Lombardia, su settori di Emilia-Romagna, Puglia e Calabria.
Il quadro meteorologico e delle criticità previste sull’Italia è aggiornato quotidianamente in base alle nuove previsioni e all’evolversi dei fenomeni, ed è disponibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile (www.protezionecivile.gov.it), insieme alle norme generali di comportamento da tenere in caso di maltempo. Le informazioni sui livelli di allerta regionali, sulle criticità specifiche che potrebbero riguardare i singoli territori e sulle azioni di prevenzione adottate sono gestite dalle strutture territoriali di protezione civile, in contatto con le quali il Dipartimento seguirà l’evolversi della situazione.

(Adnkronos) - Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero lanciato attacchi segreti di vasta portata contro l'Iran durante il conflitto con Stati Uniti e Israele e questo rischia di trascinare alcuni Stati del Golfo in una guerra diretta con Teheran. La notizia è stata data in esclusiva dal Wall Street Journal citando fonti ben informate, che hanno descritto gli Emirati come pronti a usare i loro aerei da combattimento di fabbricazione occidentale per proteggere il potere economico e la crescente influenza in tutto il Medio Oriente. Allo stesso tempo, però, fonti citate dal Guardian mettono in luce le divisioni all'interno degli stati del Golfo, in particolare tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, sulla questione se la rabbia araba per gli attacchi iraniani debba sfociare in rappresaglie militari o se ciò possa generare un livello di ostilità da parte dell'Iran tale da minacciare i delicati rapporti diplomatici tra gli stati del Golfo.
In ogni caso gli attacchi degli Emirati, non rivendicati, includono un bombardamento ad aprile di una raffineria sull'isola iraniana di Lavan, nel Golfo Persico, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza dei fatti. Il Kuwait, invece, ha annunciato l'arresto di almeno quattro membri del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche che tentavano di compiere "attacchi terroristici" sull'isola di Bubiyan.
"E' significativo che un Paese arabo del Golfo, in veste di parte belligerante, abbia colpito direttamente l'Iran", ha affermato Dina Esfandiary, analista del Medio Oriente e autrice di un libro sull'ascesa degli Emirati Arabi Uniti. "Teheran ora cercherà di acuire ulteriormente le tensioni tra gli Emirati Arabi Uniti e gli altri Paesi arabi del Golfo che stanno cercando di mediare per porre fine alla guerra", ha aggiunto. Prima della guerra, i paesi del Golfo avevano dichiarato che non avrebbero permesso l'utilizzo del loro spazio aereo o delle loro basi per attacchi. Ma una volta iniziata la guerra, l'Iran ha lanciato attacchi missilistici e con droni contro centri abitati, infrastrutture energetiche e aeroporti del Golfo, nel tentativo di aumentare i costi economici e politici e rendere più difficile per gli Stati Uniti e Israele proseguire l'attacco. L'Iran ha concentrato gran parte del suo fuoco sugli Emirati Arabi Uniti, prendendo di mira il Paese con oltre 2.800 missili e droni, un numero di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altro Paese, Israele compreso.
Gli attacchi hanno duramente colpito il traffico aereo, il turismo e il mercato immobiliare degli Emirati Arabi Uniti, provocando un'ondata di licenziamenti e sospensioni dal lavoro. Hanno inoltre determinato un cambiamento fondamentale nella prospettiva strategica del Paese, che ora considera l'Iran un attore ostile intenzionato a minare il modello economico e sociale del Paese, basato sui talenti stranieri e sulla reputazione di sicurezza e stabilità, secondo quanto affermato da funzionari del Golfo. Da allora, gli Emirati Arabi Uniti sono emersi come il Paese più apertamente conflittuale del Golfo e hanno mantenuto una forte cooperazione militare con gli Stati Uniti per tutta la durata della guerra, secondo fonti a conoscenza dei fatti.
"Gli Emirati hanno chiarito fin da subito di non volere questa guerra. Ma è altrettanto chiaro che, sin dai primi attacchi iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi ha espresso in modo piuttosto trasparente la sua percezione di un drastico cambiamento del quadro regionale", ha affermato al Wall Street Journal H.A. Hellyer, ricercatore senior presso il Royal United Services Institute for Defense and Security Studies di Londra. "Abu Dhabi non ha confermato quali obiettivi abbia preso di mira, né se li abbia effettivamente presi di mira, ma fin dai primi giorni della guerra sembrava solo questione di tempo prima di assistere a un maggiore coinvolgimento militare di diversi Stati del Golfo nel conflitto", ha aggiunto.
Spiegando la posizione di Riad ad Arab News, Turki al-Faisal, ex ambasciatore saudita negli Stati Uniti, ha insistito sulla saggezza della moderazione. "Se il piano israeliano riuscisse a scatenare una guerra tra noi e l'Iran, la regione verrebbe trasformata in uno stato di devastazione e distruzione, e Israele riuscirebbe a imporre la propria volontà sulla regione, rimanendo l'unico attore in gioco nel nostro territorio", ha scritto al-Faisal.
Secondo alcune ipotesi, se l'Arabia Saudita entrasse oggi in una guerra totale, gli impianti petroliferi sulla costa orientale verrebbero distrutti, gli impianti di desalinizzazione colpiti, il pellegrinaggio alla Mecca subirebbe conseguenze catastrofiche e i progetti di Vision 2030 si bloccherebbero. L'ostilità degli Emirati Arabi Uniti nei confronti dell'Iran riflette divergenze ideologiche di lunga data, tra cui la disponibilità di Abu Dhabi a firmare gli Accordi di Abramo per la normalizzazione delle relazioni con Israele. La strategia di Teheran di trascinare i Paesi del Golfo nella guerra ha esacerbato le divisioni politiche tra le monarchie arabe, costringendole a cercare nuovi accordi che possano garantire la loro sicurezza.
Mentre tutti gli stati del Golfo sono alle prese con crescenti rischi per la sicurezza e con l'affidabilità degli Stati Uniti, Abu Dhabi sta rafforzando il rapporto con Washington, ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti. Oltre i raid, gli Emirati hanno appoggiato le bozze di una risoluzione alle Nazioni Unite che autorizzava l'uso della forza, se necessario, per rompere la morsa dell'Iran sullo stretto di Hormuz. Gli Emirati Arabi Uniti hanno inoltre agito contro gli interessi finanziari dell'Iran, chiudendo scuole e club a Dubai legati a Teheran e negando visti e permessi di transito ai cittadini iraniani. Queste misure hanno compromesso il sostegno economico che gli Emirati hanno a lungo fornito all'Iran, in un contesto di pesanti sanzioni occidentali. L'Iran ha risposto accusando ripetutamente gli Emirati Arabi Uniti di essersi uniti alla campagna statunitense e israeliana.

(Adnkronos) - Luciano Darderi contro Rafa Jodar nei quarti di finale degli Internazionali d'Italia 2026. L'azzurro, testa di serie numero 18, affronta il 19enne spagnolo, numero 32 del seeding e astro nascente del circuito.
Chi vince, affronta in semifinale il norvegese Casper Ruud, numero 23 del tabellone.
(Adnkronos) - La spiaggia di Cannes è stata presa d’assalto, con persone assiepate anche sui muretti laterali, per la proiezione di ‘Top Gun’ nel programma del Cinéma de la Plage del 79esimo Festival di Cannes. Un appuntamento speciale per celebrare i 40 anni dall’uscita del cult del 1986 con Tom Cruise. Nessuna apparizione del pilota Maverick, nonostante nel pomeriggio un post dell’attore su Instagram avesse fatto sperare i fan: “Non vedo l’ora di festeggiare con tutti voi i 40 anni di Top Gun. Sarà divertente riguardarlo sul grande schermo”. A introdurre l’evento sono stati Frédéric Moget, direttore generale di Paramount Pictures Francia, e Charles H. Rivkin, ceo della Motion Picture Association.

(Adnkronos) - Ancora caos attorno al derby Roma-Lazio, che non trova una collocazione a causa della concomitanza con la finale degli Internazionali d'Italia. L'ultima proposta avanzata dalla Lega Calcio Serie A era di giocare alle 12 di domenica 17 maggio, insieme alle altre quattro gare che vedono coinvolte le squadre in corsa per la Champions. Una strada che però, per la Prefettura, non è percorribile per motivi di ordine pubblico.
La Lega Serie A aveva proposto l'anticipo di mezz'ora della stracittadina per agevolare il deflusso delle persone, dopo che - vista la concomitanza con la sfida di tennis - la Prefettura capitolina aveva deciso di far slittare il derby a lunedì alle 20.45, insieme agli altri match. La Lega Calcio Serie A, come aveva già preannunciato, ha inviato il ricorso al Tar, con la decisione che dovrebbe arrivare entro domani pomeriggio.
Ma cosa sta succedendo? La Lega Serie A aveva richiesto l'anticipo del derby di Roma, e quindi anche delle altre partite della 37esima giornata che riguardano le squadre impegnate, insieme ai giallorossi, nella corsa Champions (ovvero Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan, Como-Parma e Pisa-Napoli). Questo perché, come da regolamento del campionato, deve essere garantita la contemporaneità alle partite di squadre che condividono gli obiettivi nelle ultime due partite della stagione. Secondo l'ultimo 'piano' della Serie A, tutte le partite potevano essere anticipate alle 12 di domenica 17 maggio, con spostamento della finale del Masters 1000 di Roma alle 17:30. Una strada che però non è percorribile - come risulta - e che ha portato la Lega a optare per il ricorso al Tar.

(Adnkronos) - Torna la Coppa Italia. Oggi, mercoledì 13 maggio, è il giorno della finale Lazio-Inter. Le due squadre sono curiosamente affrontate anche in campionato qualche giorno fa: ad avere la meglio sono stati i nerazzurri, con un 3-0 in trasferta firmato da Lautaro Martinez, Sucic e Mkhitaryan. Si gioca alle 21.
Dove vedere Lazio-Inter? L'ultimo atto del torneo sarà trasmesso in chiaro su Canale 5. L’ultimo atto del torneo sarà visibile in streaming su SportMediaset e Infinity.
Lazio e Inter torneranno poi in campo nel weekend per il penultimo turno di campionato. I biancocelesti affronteranno la Roma nel derby, mentre i nerazzurri ospiteranno il Verona a San Siro.

(Adnkronos) - Alla famiglia di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007 "della parte economica non interessa sostanzialmente nulla. Questo concetto che si stiano arroccando per due soldi in croce, perché tali sono, è oltremodo offensivo. Dei circa 300 euro al mese che ricevono da Stasi oggi, le garantisco che i Poggi farebbero a meno. Non vivono certo di quelli”. Lo afferma, in un’intervista a Open, Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia. Un tema, quello della restituzione del denaro, che sui social viene spesso chiamato in causa per sostenere la presunta ostilità verso la nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio al posto del condannato Alberto Stasi.
“Ci vorrebbe solo un po' più di rispetto nell'immaginare una famiglia che ha avuto una figlia uccisa, con uno Stato che ha riconosciuto la responsabilità del condannato dopo due indagini a Pavia, ricorso straordinario alla Cassazione, ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, due tentativi di revisione a Brescia… tutto sommato penso che anche i Poggi potessero e possano pensare che i circa 50 magistrati che fino ad oggi hanno visto la vicenda non abbiano sbagliato” spiega l’avvocato. Se la revisione dovesse dimostrare l’innocenza di Stasi, alla famiglia Poggi “restituire quelle somme non comporterebbe nessun concreto, serio disagio”. Il risarcimento stabilito dalle sentenze è pari a un milione di euro, ma dopo una lunga battaglia legale si è arrivati a un accordo transattivo di circa 700mila euro, ad oggi percepiti circa 350-400mila euro, “di cui ne avranno spesi 150 mila” per affrontare i processi. “Avranno messo da parte 200mila euro. Il signor Poggi da sempre ha un conto dedicato, dove ogni mese vengono accreditati questi circa 350-400 euro del lavoro di Stasi, e lui quella cifra non l'ha mai toccata, ce l'ha lì. Restituire quelle somme - conclude il legale Tizzoni - non comporterebbe nessun concreto, serio disagio”.
La Procura di Milano è intanto al lavoro sugli odiatori social che nell’ultimo anno, da quando Pavia ha aperto la nuova inchiesta sul delitto, si sono scagliati contro la famiglia della vittima e le cugine Paola e Stefania Cappa. Le denunce vanno dall’ipotesi di diffamazione, alla calunnia fino agli atti persecutori. Circa 70 - ha annunciato Gianluigi Nuzzi nel corso della trasmissione tv ‘Dentro la notizia’ - le denunce presentate dai genitori della ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007, un centinaio invece le querele che racchiudono l’odio contro le gemelle.
Le denunce riguardano quanto trasmesso da youtuber e blogger, non risparmiano presunti testimoni ritenuti inattendibili, riguardano anche svariati articoli di stampa e trasmissioni televisive oltre a ignoti leoni da tastiera. Si tratta di un altro capitolo del caso più mediatico della cronaca nera italiana su cui il sostituto procuratore di Milano Antonio Pansa è pronto a mettere ordine.
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