(Adnkronos) - Tragedia alle Maldive dove cinque italiani sono morti in seguito a un incidente avvenuto durante un'immersione subacquea. E' accaduto nell'atollo di Vaavu: i connazionali sarebbero deceduti per aver provato l'esplorazione di alcune grotte a 50 metri di profondità.
Due vittime sarebbero di Genova e le altre tre rispettivamente di Poirino, Milano e Padova. Tra queste, a quanto apprende l'Adnkronos, ci sarebbe Monica Montefalcone, ricercatrice Unige. La donna, 51 anni, lavorava presso il Distav, Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Genova.
Fino a ora è stato recuperato un solo corpo, mentre proseguono le ricerche. Lo ha riferito il sito d'informazione locale The Edition, precisando che l'informazione diffusa dalle autorità locali in precedenza, secondo cui tutti i corpi erano stati ritrovati, è stata frutto di un errore avvenuto durante le operazioni di ricerca, causato da una comunicazione non corretta.

(Adnkronos) - "Attraverso l'efficienza energetica del patrimonio edilizio e l'implementazione di una produzione distribuita da impianti alimentati a fonti rinnovabili si può contribuire attivamente a incrementare la resilienza del sistema energetico alla scala europea". Ad affermarlo Virginia Pascale, presidente della commissione Efficienza energetica del costruito dell'Ordine degli ingegneri della provincia di Milano, in occasione degli 'Stati generali delle ingegnerie – Innovazioni per un futuro comune'. Organizzato dall'Ordine all'Acquario civico meneghino, il convegno costituisce uno spazio di dialogo aperto a professionisti, istituzioni e mondo produttivo per riflettere su come l’innovazione possa aiutare ad affrontare le grandi sfide globali.
"Il primo step", ha spiegato Pascale, "è sempre quello di ridurre drasticamente la domanda di energia termica dei fabbricati, attraverso la riduzione dei fabbisogni, quindi la coibentazione dell'involucro edilizio e l'efficientamento degli impianti, che possibilmente devono essere dotati anche di sistemi di automazione e controllo. A valle di tutto questo", ha concluso Pascale, "il fabbisogno residuo può essere coperto da una produzione distribuita da fonti rinnovabili grazie a impianti installati direttamente in loco, sui fabbricati".

(Adnkronos) - Gli esseri umani preistorici di Neanderthal potrebbero aver utilizzato una procedura sorprendente per curare una carie, 59mila anni fa. Lo rivela una ricerca di un team internazionale. “Questa scoperta rappresenta una vera e propria pietra miliare sia per l'antropologia che per l'odontoiatria evoluzionistica, perché documenta la transizione cruciale dall'automedicazione istintiva, che osserviamo anche nei primati non umani, a una strategia medica realmente intenzionale e deliberata”, commenta Gregorio Oxilia, professore associato di anatomia umana presso il dipartimento di Medicina e chirurgia dell'Università Lum Giuseppe Degennaro, in una intervista rilasciata dalla Cnn. L’esperto non ha fatto parte del team che ha svolto la ricerca, ma in precedenza ha studiato le tecniche di raschiamento utilizzate per trattare le lesioni cariose in un individuo di Homo Sapiens di circa 14mila anni fa.
La ricerca - informa l’Ateneo in una nota - è stata condotta nella grotta di Chagryskaya, nell'attuale Russia, situata sui monti Altai nella Siberia sudoccidentale, dove i ricercatori hanno rinvenuto un molare inferiore di un Neanderthal adulto risalente a un periodo compreso fra 49mila e 70mila anni fa. Gli scienziati hanno notato dei graffi sul dente intorno al foro prodotto dalla carie, che suggerisce una manipolazione tramite uno strumento di qualche tipo. Questa prova indica il più antico caso conosciuto di intervento sulla cavità dentale nella storia evolutiva umana. "Ciò che mi ha stupito - afferma Alisa Zubova, autrice principale dello studio e ricercatrice senior presso il Museo di Antropologia ed Etnografia Pietro il Grande dell'Accademia russa delle Scienze di San Pietroburgo - è stata la capacità intuitiva con cui la persona a cui apparteneva questo dente ha capito esattamente da dove proveniva il dolore e si è resa conto che la sua fonte poteva essere eliminata. Non ci eravamo mai imbattuti in nulla di simile prima d'ora, né tra i Neanderthal né tra gli esseri umani moderni di epoche molto successive”.
Questi risultati si aggiungono a un crescente numero di prove che dimostrano come i Neanderthal, i nostri parenti umani estinti più prossimi, fossero cognitivamente e psicologicamente più simili agli esseri umani moderni di quanto si pensasse in precedenza, anziché essere i rozzi e semplici uomini delle caverne descritti dagli stereotipi del passato.

(Adnkronos) - Si è conclusa al centro congressi di Riva del Garda la dodicesima edizione del primo evento italiano dedicato all’innovazione sostenibile dell’ambiente costruito. Un’edizione particolarmente partecipata e interamente focalizzata su uno dei dossier più urgenti dei prossimi anni: la questione abitativa.
Soddisfazione da parte dei vertici di Riva del Garda Fierecongressi, che hanno evidenziato la qualità del confronto e la solidità delle proposte emerse. Come ha dichiarato Alessandra Albarelli, direttrice generale di Riva del Garda Fierecongressi: "Torniamo da questa esperienza come da un viaggio in Europa, con un patrimonio di conoscenze e strumenti in più, in grado di offrire un quadro maturo delle soluzioni possibili, utili per lavorare meglio anche nel nostro Paese. Le esperienze condivise dimostrano che quella che oggi definiamo emergenza abitativa può trovare risposte concrete attraverso competenze, collaborazione e capacità di mettere a sistema le migliori pratiche”.
A REbuild è infatti scaturita con chiarezza una convinzione condivisa da tutta la community: la casa non può più essere interpretata come un semplice prodotto immobiliare, ma come un ecosistema di servizi, relazioni e opportunità, in grado di incidere sulla qualità della vita, sulla competitività dei territori e sulla coesione sociale. Un cambiamento di prospettiva profondo, alimentato da trasformazioni demografiche, sociali ed economiche che stanno ridefinendo bisogni, aspettative e modelli dell’abitare contemporaneo.
La due giorni di confronto ha restituito l’immagine di una domanda abitativa sempre più articolata e distante dalle logiche del passato: accessibilità economica, salute, servizi di prossimità, sostenibilità ambientale, flessibilità degli spazi e qualità delle relazioni urbane diventano elementi integrati di una nuova idea di abitare. In questo scenario, la casa evolve in infrastruttura sociale e piattaforma di benessere, all’interno di un sistema che connette tecnologia, comunità, welfare e innovazione.
Lo squilibrio geografico tra domanda e offerta, l'insostenibilità economica che mina il senso di cittadinanza, i tempi e la complessità dei procedimenti urbanistica, la transizione verso un'edilizia industrializzata e il reperimento di 'capitali pazienti' sono stati i temi principali di confronto presentati in apertura da Ezio Micelli, presidente del Comitato scientifico di REbuild, poi sviluppati attraverso i cinque pilastri chiave - politiche, capitali, regole, costruire, abitare - attorno ai quali si è svolto il confronto organizzato da REbuild per dare una lettura sistemica della questione abitativa.
Il messaggio emerso è chiaro: affrontare la sfida dell’housing richiede la capacità di coniugare competenze, saperi e filiere diverse in una visione comune. Politiche pubbliche, finanza, progettazione, costruzioni, manifattura, digitalizzazione e processi gestionali non possono più operare per compartimenti stagni ma devono contribuire a costruire un modello integrato, capace di tradurre innovazione e sostenibilità in soluzioni concrete, replicabili e accessibili.
È proprio questa convergenza tra conoscenze, strumenti e capacità realizzative ad aver rappresentato il cuore di 'Housing Remix', tema guida dell’edizione 2026: un percorso che ha messo in dialogo istituzioni, imprese e investitori per delineare una nuova stagione dell’abitare, fondata sulla collaborazione e sulla capacità di leggere il cambiamento come occasione di trasformazione strutturale per il Paese.
Una lettura che è passata sotto la lente attenta di economisti, sociologi, imprenditori, operatori della finanza, ricercatori, rappresentanti italiani ed esteri delle istituzioni e della politica. Ne è nato un percorso – sviluppato in 22 conferenze con oltre 80 speaker, 3 workshop, 5 side event, 6 appuntamenti di networking e più di 200 incontri B2B in agenda - che, facendo tesoro delle migliori pratiche internazionali e delle eccellenze italiane già attive sul territorio, può contribuire a delineare risposte solide, evolute e applicabili per il futuro delle politiche abitative del Paese.
Secondo Ezio Micelli “il punto di partenza si trova guardando oltre i confini nazionali, dove capitali come Madrid e Vienna si impongono ormai come riferimenti imprescindibili, modelli capaci di far dialogare in modo integrato i tre motori dello sviluppo urbano: la pianificazione, i mercati finanziari e la filiera delle costruzioni. Ma la sfida lanciata da REbuild non è un invito alla copia acritica. L’Italia possiede già gli anticorpi e le competenze per reagire, con pratiche virtuose di riqualificazione del patrimonio e strumenti amministrativi innovativi che già si rintracciano nell'azione di molti attori della pubblica amministrazione e del terzo settore”.
Negli incontri è emersa una visione condivisa: affrontare la crisi abitativa richiede un approccio integrato che coinvolga finanza, costruzioni e istituzioni. La finanza punta a investimenti più responsabili e sostenibili nel lungo periodo; il settore delle costruzioni si mostra aperto all’innovazione; le amministrazioni pubbliche lavorano invece a norme più efficaci e rapide, rafforzando il dialogo con gli attori della filiera per rispondere all’urgenza abitativa.
Prova concreta di questo approccio è il progetto pionieristico 'Orizzonti dell’abitare in Trentino', un modello partecipativo sviluppato dalla Provincia autonoma di Trento in collaborazione con REbuild per accompagnare la definizione della nuova legge provinciale sulla casa. “L’accordo con l’assessorato provinciale alle politiche per la casa - ha evidenziato il presidente di Riva del Garda Fierecongressi, Roberto Pellegrini - rappresenta per noi un importante valore aggiunto, perché conferma quanto sia fondamentale fare rete tra enti, istituzioni e tutti gli stakeholder coinvolti sul tema dell’abitare. Siamo orgogliosi che il modello di innovazione sostenibile promosso da REbuild possa diventare oggi uno strumento operativo a supporto della definizione delle future politiche abitative provinciali”.
Non solo. REbuild ha ospitato la firma di un protocollo d’intesa tra Anaci, Croce Rossa Italiana (Cri) e Sima per avviare un progetto innovativo sull’abitare che prevede la trasformazione dei condomìni in presìdi di prossimità sanitaria e sociale, con attività di telemedicina, teleassistenza, monitoraggio e supporto per anziani e persone fragili.
La sintesi emersa dai tavoli di REbuild non è infatti destinata a rimanere un esercizio teorico, ma si è configurata come un vero e proprio quadro d’azione maturo. Mettendo in relazione solidità concettuale e concretezza dei casi di studio analizzati, emerge oggi un patrimonio di strumenti e soluzioni che offre all’Italia le condizioni per avviare una nuova stagione dell’abitare.
Un contributo decisivo in questa direzione è arrivato anche dai workshop di REbuild, che hanno attivato un confronto trasversale tra regole, competenze pubbliche, strumenti finanziari, processi industriali, sostenibilità e nuovi modelli di collaborazione tra attori della filiera.
Dalle diverse sessioni è emerso con chiarezza come la sostenibilità ambientale e i criteri Esg non rappresentino più un ambito parallelo, ma una componente strutturale del modo di progettare, costruire e abitare. La sfida successiva riguarda la piena integrazione di questo valore nei modelli economici, immobiliari e finanziari, rendendolo un parametro effettivo di valutazione e sviluppo.
In questo contesto, la finanza assume un ruolo abilitante essenziale: come leva per rendere possibili operazioni complesse, è chiamata a misurarne la fattibilità e a costruire scenari di investimento credibili e sostenibili nel tempo. Una finanza in grado di dialogare con l’interesse pubblico può contribuire in modo decisivo a trasformare la casa in una infrastruttura sociale, economica e urbana.
Accanto a questo, anche in linea con le indicazioni europee, emerge il ruolo di una filiera delle costruzioni sempre più industrializzata – ricordando come il tema dell’off-site sia nato proprio a REbuild - capace di incidere concretamente su efficienza, riduzione dei tempi, qualità del costruito e uso delle risorse. Perché questo potenziale si traduca in impatto reale, è necessario rafforzare la stabilità della filiera e la sua capacità di condividere obiettivi, benefici e responsabilità lungo l’intero processo.
Se molti strumenti sono già disponibili, il nodo decisivo resta la loro piena efficacia: servono competenze adeguate, modelli organizzativi meno frammentati e una maggiore capacità di costruire soluzioni condivise tra pubblico e privato. L’alleanza per la casa, emersa con forza a REbuild, passa necessariamente attraverso nuove e più solide alleanze di filiera.
- GOLFO ARANCI, 14 MAG - Formazione specialistica post diploma e
tradizione marinara si fondono per regalare competenze e nuove
opportunità di lavoro. È l'obiettivo dell'accordo di collaborazione
siglato oggi nella sede di Golfo Aranci dell'AdSP, tra la
Fondazione ITS Academy MO.SO.S. e il Consorzio dei pescatori,
promotori dell'Accademia della pesca tradizionale. Progetto
sostenuto anche dal Comune di Golfo Aranci.
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(Adnkronos) - “Uno degli indicatori più positivi è la rigenerazione e il riutilizzo degli imballaggi in legno, che in dieci anni sono passati da 700mila tonnellate a oltre un milione. Se consideriamo che l'Italia acquista il 90% del legno all'estero, parliamo di una quantità significativa di materiale che viene ripreso dal mercato, rigenerato e reintrodotto, in piena linea con i nuovi regolamenti europei sugli imballaggi”. Sono le parole di Nicola Semeraro, Presidente di Rilegno, intervenendo oggi a Milano a ‘Il valore del legno, come l’economia circolare disegna il futuro’, un appuntamento organizzato dal Consorzio Nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclo degli imballaggi in legno in Italia (Rilegno) al Salone d’Onore di Triennale Milano. L’appuntamento si è focalizzato sulle prospettive del legno e sulle visioni future della sua economia circolare.
Dal convegno emerge chiara la mission di Rilegno, “mettere insieme aziende diverse: il segreto risiede in questa sinergia”, osserva Semeraro che poi aggiunge: “L'Italia è un Paese con una logistica molto integrata e necessita di moltissimi imballaggi per movimentare le merci. Il Consorzio è dunque al servizio di numerose aziende, ma soprattutto dei cittadini, poiché il nostro operato si ripercuote sulla vita quotidiana delle persone. Viva il legno, dunque, nella speranza che l'uomo lo rispetti sempre di più”.
“Ci consideriamo i custodi di questa materia e cerchiamo di renderla viva all'infinito, obiettivo possibile grazie alla sua riutilizzabilità - si sofferma - Possiamo parlare di sostenibilità ed economia circolare, ma è necessario passare dalle parole ai fatti. Il legno ha dimostrato negli anni che i risultati concreti ci sono: nell'ultimo decennio tutti i dati sono in crescita, dal recupero al riutilizzo, fino alla produzione di imballaggi”. “Senza peccare di presunzione - dice - possiamo affermare che quanto Rilegno dimostra oggi è frutto di anni di lavoro e di progetti iniziati ventotto anni fa. Per realizzare veri progetti ambientali come il nostro occorre tempo: noi abbiamo iniziato quando gli altri ancora non sapevano quale direzione intraprendere”, conclude.

(Adnkronos) - Cinque italiani sono morti nell'atollo di Vaavu, nelle Maldive, in seguito a un incidente avvenuto durante un'immersione subacquea. Lo ha riferito la Farnesina, precisando che i connazionali sarebbero deceduti per aver provato l'esplorazione di alcune grotte a 50 metri di profondità. La ricostruzione dell'incidente è ancora in corso da parte delle autorità delle Maldive.
La Farnesina e l'ambasciata d'Italia a Colombo seguono il caso con la massima attenzione sin dalla prima segnalazione. La sede sta provvedendo a prendere contatto con i familiari delle vittime per fornire ogni necessaria assistenza consolare.

(Adnkronos) - La Federazione Italiana Tennis e Padel e la Ferrero Commerciale Italia S.r.l. e Soremartec Italia S.r.l. hanno sottoscritto il Protocollo d’intesa per promuovere attività educative e formative, di carattere ludico-motorio e di orientamento alle discipline sportive di racchetta della FITP, arricchite dal metodo Joy of moving (JOM), nelle Istituzioni scolastiche dell’infanzia e del primo e secondo ciclo di istruzione. Il Protocollo è stato presentato questa mattina presso la Sala conferenze del Centrale del Foro Italico: sono intervenuti Gianni Milan Vicepresidente FITP, Gianpiero Vietto, Direttore Ferrero International progetto K.Jom, Massimo Castiglia, Responsabile Sponsorizzazioni Ferrero Commerciale Italia, Marco Brambilla, Responsabile Comunicazione Corporate Ferrero Commerciale Italia, Michelangelo Dell’Edera, Direttore dell’Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi”, Rita Grande, Coordinatrice del circuito Tennis Trophy FITP Kinder Joy of Moving e testimonial K.Jom, Mauro Ricevuti Direttore del Master finale Trophy FITP Kinder Joy of Moving. Questo Protocollo, oltre a chiudere la circolarità di intenti, sancita dai singoli accordi recentemente firmati dalla FITP e dalla Ferrero S.p.A. con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, estende quelli già in essere tra le parti per il progetto “Racchette in Classe” e la partecipazione delle scuole alle “Nitto ATP Finals”.
La collaborazione tra l’Istituto Superiore di Formazione FITP “Roberto Lombardi” e il “Village LAB” Joy of moving di Alba (Laboratorio permanente di sperimentazione e ricerca sull’attività motoria), finalizzata a tradurre le evidenze scientifiche in azioni divulgative e materiali didattici innovativi da utilizzare nella formazione congiunta FITP – JOM, consolida la pluriennale collaborazione tra Ferrero e FITP nell’ambito del progetto scolastico “Racchette in Classe”. L’approccio inclusivo e multidisciplinare della FITP ha creato le condizioni ideali per l’alleanza con “Joy of moving”, metodo che interconnette le dimensioni dell’educazione della persona: stili di vita attivi e sani, area fisico-motoria, cognitiva, sociale ed emotivo-relazionale.
Nel dettaglio, FITP e Ferrero garantiranno il coordinamento e il monitoraggio operativo di tutte le attività, l’integrazione e la formalizzazione del metodo Joy of moving nei profili e nei livelli di qualifica federali concordati, l’evoluzione dei materiali didattici e la formazione congiunta basata su un approccio pedagogico multidisciplinare e innovativo, la programmazione e la realizzazione di eventi, le attività di comunicazione e l’arricchimento dei percorsi formativi universitari con il metodo Joy of moving, nell'ambito delle convenzioni già attive tra la FITP e i diversi Atenei. La conferenza stampa è stata anche l’occasione per presentare del Master finale del Tennis e Padel Trophy FITP Kinder Joy of Moving 2026 in programma a Roma dal 19 alle 27 agosto, tappa finale della ventunesima edizione del circuito dedicato a ragazzi e ragazze dai 9 ai 16 anni. Un’esperienza che mette insieme competizione, divertimento e valori sportivi e che giungerà dopo ben 121 tornei svolti in altrettanti circoli tennistici distribuiti sul territorio nazionale con oltre 22.000 partecipanti, tra cui i ragazzi del wheelchair alla ottava partecipazione come parte integrante della manifestazione.

(Adnkronos) - "L'acqua del lago si è svuotata e il bacino non si è più riempito: oggi il livello dell'acqua è fermo a metà e non riesce più a salire. A oggi abbiamo perso il 25% del fatturato, abbiamo registrato la disdetta anche di due matrimoni qui da noi, per non parlare della Pasqua: è andata malissimo. Zero, zero, zero. Oggi lo spettacolo del Ghedina mette pena e io sono in grande difficoltà, anche con il personale che non so se posso confermare per la stagione estiva". Lo racconta all'Adnkronos Antonio Saliola, titolare del ristorante Saliola al lago Ghedina, lo specchio d'acqua a nord-est di Cortina d'Ampezzo e fra gli scorci più rinomati delle Dolomiti.
"Durante le Olimpiadi - racconta Saliola - per l'approvvigionamento necessario alla pista di bob, hanno attinto alla fonte da cui veniva alimentato il lago e poi non hanno più riaperto l'afflusso, con il conseguente mancato ripristino del livello dell'acqua. Sarebbe bastato, una volta finito l'uso della pista, riaprire la mandata verso il lago: e invece se ne sono scordati, fregati. E quando a marzo ce ne siamo accorti, il lago non c'era più. È marcito l'humus", il composto organico fondamentale per la fertilità del terreno lacustre e che concorre alla struttura del suolo e alla ritenzione idrica del bacino.
A interessarsi della vicenda sono stati soprattutto, sottolinea il titolare del locale, "l'assessore alla Protezione Civile, Polizia Municipale, Pianificazione Urbanistica, Edilizia Privata e Residenziale e Società Partecipate di Cortina d'Ampezzo Stefano Ghezze e il geologo Ennio Grillo. Sono stati più unici che rari: dai loro primi sopralluoghi, vedendo che il lago non si riempiva nuovamente, hanno pensato a delle perdite nel terreno e alla distruzione dell'humus e a conseguenti spaccature nel terreno. Non essendo mai stato così basso il livello idrico negli ultimi 100 anni, si possono essere formate delle fessure, delle vere e proprie spaccature che drenano nel terreno e non fanno salire l'acqua sopra un certo punto". Proprio come una vasca con un tappo aperto o con una crepa a un determinato livello. Livello che, con l'arrivo della stagione più calda, rischia di abbassarsi ulteriormente: "Se a metà luglio siamo con il lago a metà della capienza, a giugno, luglio e agosto che faccio? Già oggi la gente passa ma non si ferma più al Ghedina". Il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi ha sottolineato all'Adnkronos come "eventuali perdite non sono di competenza dell'amministrazione".

(Adnkronos) - Esiste in Italia un forte divario tra la disponibilità dichiarata a donare il plasma e i comportamenti concreti. "Sette italiani su 10 affermano che vorrebbero donare, quindi la grande maggioranza della popolazione si dice favorevole". Tuttavia, questa intenzione non si traduce sempre in azione. "Il problema principale è la scarsa conoscenza: solo 2 italiani su 10 sanno davvero cos'è il plasma. Anche tra chi dona, circa la metà non è pienamente consapevole dell'utilizzo che viene fatto del plasma raccolto". Lo ha detto Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, intervenuto alla presentazione - oggi a Roma - della ricerca dell'Istituto Piepoli commissionata da Takeda Italia sulla consapevolezza degli italiani rispetto all'importanza del plasma.
Per Gigliuto, la chiave è soprattutto l'informazione: "Serve una grande campagna di comunicazione per colmare questo gap conoscitivo e culturale". Accanto alla sensibilizzazione, aggiunge, "è fondamentale rendere la donazione più semplice e accessibile, vicino casa e con modalità flessibili, quando le persone sono disponibili".

(Adnkronos) - “Io devo fare i conti con la mia faccia”. Un nuovo intervento? “Ti dirò se voglio fare altro”. È la lezione “enorme” di Giovanni Bagnasco, allora 14enne, cresciuto all’interno del percorso di cura Smile House, per una malformazione craniofacciale, che oggi è diventato anche attore. “Noi chirurghi pensiamo che il dato estetico sia la cosa più importante. E invece non è così”, spiega, all’Adnkronos Salute, Domenico Scopelliti, presidente e fondatore di Smile House Fondazione Ets, direttore dell'Unità operativa complessa di chirurgia Maxillo-facciale dell'ospedale San Filippo Neri, Asl Roma 1. “Le malformazioni craniofacciali, in particolare la labiopalatoschisi, vengono spesso affrontate come un problema chirurgico da correggere precocemente - continua - L’approccio tradizionale si è a lungo basato su un’idea semplice: operare e risolvere. Ma la realtà è più complessa. Anche quando la chirurgia è tecnicamente perfetta, la crescita del bambino cambia le condizioni iniziali. Le cicatrici, lo sviluppo osseo, la funzione respiratoria, la fonazione e l’alimentazione evolvono nel tempo. E, soprattutto, evolve la percezione di sé. Il risultato è che la cura non può essere un singolo atto, ma un percorso lungo anni”.
Da questa consapevolezza, è nato il modello Smile House. “Si tratta di un sistema organizzato su più livelli che accompagna il paziente dalla diagnosi prenatale fino alla fine dello sviluppo, spesso anche oltre i 20 anni - illustra Scopelliti - Il principio è semplice nella teoria, più complesso nella realizzazione: costruire una presa in carico continua, multidisciplinare e territoriale per assistere, fin dalla diagnosi prenatale, questa condizione e mettere in atto tutta una serie di attività perché la famiglia sia sostenuta ad affrontare questa realtà, mettendo al mondo un piccolo che possa avere tutte le opportunità per realizzare la propria vita”. L’impatti del progetto è concreto e misurabile. “Il 65% dei bambini nati in Italia con labiopalatoschisi è stato trattato in uno dei Centri Smile House - precisa - Complessivamente, tra il 2010 e il 2024, abbiamo assistito oltre 1.600 pazienti, offerto più di 93mila consulenze multidisciplinari ed effettuato circa 5mila interventi chirurgici”.
Il cuore del modello è il lavoro di squadra in una rete nazionale perché “l’obiettivo non è solo ricostruire un volto - rimarca Scopelliti - ma garantire funzioni vitali: alimentazione, respirazione, linguaggio e sviluppo sociale” evitando “frammentazione e migrazione sanitaria”. Per questo non esiste un unico specialista, ma un sistema integrato che “comprende una lunga serie di esperti: chirurgo maxillo-facciale; ortodontista e odontoiatra; anestesista pediatrico; pediatra; otorinolaringoiatra e foniatra; logopedista; psicologo dell’età evolutiva; infermieri dedicati all’allattamento e alla crescita, oltre a protesisti e implantologi nei casi complessi”.
La nascita della rete Smile House è avvenuta più tardi, “nel 2008, da un primo accordo con il ministero della Salute - ricostruisce il fondatore - Nel 2006 ci era stato commissionato uno studio analitico e ci siamo resi conto che c’erano due problemi fondamentali: la discontinuità delle cure e la migrazione sanitaria”, condizioni che aumentano i costi sociali e anche per il Servizio sanitario. “Oggi siamo presenti con 8 centri distribuiti sul territorio nazionale - Vicenza, Monza, Pisa, Ancona, Roma, Cagliari, Taranto e Catania - Noi coordiniamo tutto il progetto e garantiamo la continuità delle cure e il controllo della qualità. Ma attualmente - precisa - il ministero sta valutando la possibilità che questa diventi una delle prime reti nazionali per il trattamento delle malformazioni craniofacciali”.
Il percorso inizia spesso già con la diagnosi prenatale, “quando la famiglia viene informata e accompagnata nelle scelte - racconta Scopelliti - Alla nascita, la prima sfida non è chirurgica ma funzionale: alimentare il bambino in modo corretto. In molti casi, grazie a tecniche specifiche e formazione delle famiglie, è possibile evitare ospedalizzazioni prolungate e consentire un’alimentazione naturale o assistita. Segue poi la fase ortopedico-ortodontica precoce, che prepara i tessuti alla chirurgia successiva, migliorando gli esiti funzionali ed estetici. Gli interventi chirurgici - chiarisce - vengono quindi distribuiti nel tempo, spesso tra il quarto mese e il primo anno di vita, in modo progressivo e personalizzato. Parallelamente, logopedia e supporto psicologico iniziano precocemente, perché lo sviluppo non è solo fisico ma anche relazionale e comunicativo”.
Il punto centrale del modello non è la tecnica chirurgica, ma l’obiettivo finale: l’integrazione sociale. “Un bambino non è guarito solo perché operato - afferma l’esperto - È guarito quando può parlare, mangiare, respirare e soprattutto vivere relazioni senza barriere psicologiche o sociali”. Anche per questo, nel celebrare 25 anni di attività, l’anno scorso, Smile House ha promosso, all’interno della manifestazione Taomoda-week, a Taormina, una sfilata che ha coinvolto proprio i ragazzi seguiti dalla Fondazione. “Il primo a sfilare è stato Bagnasco - osserva Scopelliti - Seguiamo molti dei nostri ragazzi sui social. Non usano filtri: mostrano che non intendono cancellare la differenza, ma integrarla nella vita”.

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- DORGALI, 14 MAG - Trentanove candeline e un programma che accosta
i grandi nomi del jazz contemporaneo a progetti radicati nella
tradizione musicale locale e in generale del sud. Cala Gonone Jazz
Festival farà risuonare le note tra il 9 luglio, il 24 e infine il
31 luglio e il 1/o agosto nel borgo marittimo di Dorgali in luoghi
suggestivi come le Grotte del Bue Marino, l'Acquario e il Teatro
Comunale.
(Adnkronos) - Pioggia di vip agli Internazionali d'Italia 2026 per Jannik Sinner. Oggi, giovedì 14 maggio, il numero 1 del mondo ha raggiunto la semifinale del Masters 1000 di Roma, battendo Andrej Rublev nei quarti in un Centrale sold out. A vedere il tennista azzurro c'erano anche molti volti noti dello sport e dello spettacolo, oltre che della politica.
In prima fila nella tribuna d'onore del Centrale è apparso Paolo Maldini, ex bandiera del Milan e della Nazionale, poco distante dal suo ex dirigente Adriano Galliani. A qualche posto di distanza ecco il ministro dei Trasporti e leader della Lega Matteo Salvini. Presenti in tribuna anche la biatleta italiana Dorothea Wierer, il giornalista Massimo Giletti e Alessia Marcuzzi.
Sempre al fianco di Sinner i genitori, il padre Hanspeter e la madre Siglinde, accompagnati questa volta anche dal fratello Mark, assente nei primi turni del torneo. In tribuna, come sempre, anche il capitano di Coppa Davis Filippo Volandri e quella di Bjk Cup Tathiana Garbin.

(Adnkronos) - Una giornata dedicata alla manutenzione ordinaria e alla cura degli spazi del Villaggio Sos bambini di Saronno (Varese), attraverso piccoli interventi concreti pensati per contribuire al benessere quotidiano dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie accolte nella struttura. È l’iniziativa che ha coinvolto i collaboratori italiani di Ucb Pharma che ha così rinnovato il proprio impegno nell’ambito della sostenibilità sociale organizzando la quarta ‘Giornata del volontariato di Ucb Italia’ in collaborazione con Sos Villaggi dei Bambini. Accanto alle attività svolte durante la giornata - informa la farmaceutica in una nota - ulteriori donazioni saranno destinate a sostenere interventi di manutenzione più complessi, che richiederanno il coinvolgimento di professionisti specializzati, con l’obiettivo di continuare a migliorare gli ambienti del centro e renderli sempre più accoglienti e funzionali.
Novità simbolica dell’edizione 2026 è stata la piantumazione di un melograno all’interno del cortile del Villaggio Sos Bambini di Saronno, scelta condivisa con i responsabili della struttura. Albero da sempre associato alla vita, alla prosperità e alla cura, il melograno rappresenta il desiderio di costruire insieme un futuro fondato su attenzione, crescita e responsabilità condivisa.
“Questa giornata rappresenta per noi un momento importante di partecipazione e vicinanza concreta al territorio – ha dichiarato Federico Chinni, General Manager di Ucb Italia – In Ucb crediamo che il nostro ruolo non si esaurisca nello sviluppo di innovazioni scientifiche capaci di migliorare la vita delle persone affette da malattie croniche. Sentiamo anche la responsabilità di essere parte attiva dell’ecosistema della cura, creando valore e collaborando con le comunità in tutte le dimensioni che contribuiscono al benessere delle persone, anche oltre la terapia. La scelta di piantare un melograno vuole essere un segno tangibile di questo impegno: un gesto semplice ma duraturo, che parla di cura, relazioni e futuro condiviso”. La collaborazione con Sos Villaggi dei Bambini - conclude la nota - si inserisce nel più ampio percorso di sostenibilità di Ucb Pharma, che promuove iniziative orientate a generare, nei territori in cui opera, un impatto positivo su più livelli, non solo per i pazienti, ma anche per le comunità e gli operatori del sistema.

(Adnkronos) - Un uomo è stato soccorso dal 118 e trasportato d'urgenza all'ospedale Grassi di Ostia a causa di diverse ferite, di cui una profonda, al torace. Ad accoltellarlosarebbe stata la compagna durante una lite.
E' accaduto questa mattina intorno alle 7 in via dei Romagnoli, a Ostia, sul litorale romano. I sanitari lo hanno sottoposto a un delicato intervento chirurgico e ora è ricoverato in prognosi riservata. Secondo quanto riferito dai medici è in pericolo di vita.
La compagna è stata arrestata dai carabinieri perché gravemente indiziata del reato di tentato omicidio e condotta a Rebibbia, in attesa dell'udienza di convalida. Secondo i primi accertamenti, si tratterebbe di un episodio di violenza tra le mura domestiche, a seguito di un violento diverbio scoppiato all'interno dell'abitazione tra l’uomo e la sua compagna, entrambi romani. Sul caso indagano i carabinieri della stazione e della compagnia di Ostia, chiamati dalla mamma della vittima che era in casa al momento del ferimento. Nell’abitazione sono stati eseguiti i rilievi tecnico-scientifici, da parte dei Carabinieri del Gruppo di Ostia ed è stato rinvenuto anche un coltello da cucina sporco di sangue.

(Adnkronos) - La visita specialistica non si sposta, ma arriva a casa. È il principio che guida ‘Ovunque vicini’, un’infrastruttura di prossimità che punta a ridurre disuguaglianze territoriali, frammentazione assistenziale e tempi di accesso, mettendo in connessione specialisti, territorio, caregiver e persone con sclerosi laterale amiotrofica (Sla) in un percorso continuo di cura. Promosso da Aisla- Associazione italiana Sla, in partenariato con Fondazione Serena – Centri clinici Nemo, il progetto, che viene presentato martedì 19 maggio, dalle ore 11 alle 13, al Salone d’Onore della Triennale di Milano, mette in dialogo salute, innovazione sociale, telemedicina, presa in carico multidisciplinare e progetto di vita delle persone con disabilità, in coerenza con i nuovi paradigmi della medicina territoriale e della continuità assistenziale. Nel corso dell’evento di presentazione - informa Aisla in una nota - saranno presentati il modello operativo, la governance clinica e sociale del sistema e ci sarà una dimostrazione live del percorso di presa in carico, dalla richiesta del paziente alla televisita specialistica, fino al follow-up assistenziale.
A dare l’avvio all’incontro che rappresenta l’avvio pubblico di un progetto nazionale che punta a portare il sistema di cura là dove la vita accade, nelle case delle persone, saranno i saluti istituzionali del ministro per le Disabilità, onorevole Alessandra Locatelli. Interverranno quindi, tra gli altri: Fulvia Massimelli, presidente nazionale Aisla; Alberto Fontana, ideatore dei Centri clinici Nemo; Alessandro Padovani, direttore della Clinica di neurologia e prorettore alla Ricerca dell’Università degli Studi di Brescia che parlerà del cambiamento della medicina, dall’episodio alla continuità della cura; rappresentanti del mondo clinico, istituzionale e delle prime 3 Regioni coinvolte nella fase pilota del modello: Calabria, Basilicata e Veneto.
Le tre esperienze territoriali - spiega Aisla - rappresentano “il primo passo di un percorso che, a partire dall’autunno, vedrà un progressivo coinvolgimento di ulteriori territori italiani, con l’obiettivo di rendere sempre più accessibile una medicina specialistica di prossimità per le persone con Sla”. Il progetto è realizzato con il contributo della presidenza del Consiglio dei ministri – ministro per le disabilità, a valere sul Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità.

(Adnkronos) - Le nuove frontiere delle cure sono protagoniste all’81° Congresso italiano di pediatria (Sip), in programma a Padova dal 27 al 29 maggio: dalle Car-T, che nelle leucemie pediatriche mostrano remissioni complete fino all’80-90% dei casi e che oggi trovano nuove applicazioni nelle malattie autoimmuni, agli screening che consentono di diagnosticare precocemente diabete tipo 1 e celiachia, riducendo il rischio di esordi gravi; dai progressi nella lotta alla fibrosi cistica - che grazie alle nuove terapie hanno radicalmente cambiato le prospettive di vita dei pazienti, portando l’aspettativa di vita da circa 25 anni a oltre 60-70 anni - a quelli per la prevenzione della bronchiolite da virus respiratorio sinciziale (Rsv).
Oggi la ricerca consente sempre più spesso di prevedere il rischio di malattia, modificare il decorso delle patologie e costruire cure personalizzate sul singolo bambino, informa la Società italiana di pediatria, in una nota. Una rivoluzione che sta cambiando concretamente prognosi, qualità e aspettative di vita anche nelle condizioni pediatriche più complesse. Ma “accanto ai progressi scientifici emergono anche nuove sfide: l’impatto del digitale sull’infanzia e sull’adolescenza, l’impennata dei disturbi alimentari, le fragilità psicologiche, gli effetti degli stili di vita e dei cambiamenti ambientali sulla salute dei bambini”. Così, la tre giorni di lavori congressuali, tra corsi pratici, letture magistrali e sessioni scientifiche, metteranno a confronto i pediatri italiani sulle principali sfide della salute dei bambini e degli adolescenti.
“La pediatria sta vivendo una fase di cambiamento molto profonda - afferma Rino Agostiniani, presidente Sip - Oggi abbiamo strumenti straordinari per prevenire, diagnosticare precocemente e curare malattie che fino a pochi anni fa avevano prospettive completamente diverse. Ma insieme ai progressi scientifici emergono nuove fragilità legate soprattutto al contesto sociale e ambientale: dal disagio psicologico alle dipendenze digitali sino ai danni del cibo ultraprocessato. Questioni che richiedono alla pediatria non solo competenze cliniche, ma anche una capacità crescente di interpretare i cambiamenti sociali. Il Congresso vuole offrire una lettura integrata di questi cambiamenti e riportare al centro il diritto dei bambini e degli adolescenti a crescere in salute”.
Ampio spazio - si legge nella nota - sarà dedicato all’intelligenza artificiale in pediatria, con focus su diagnosi assistita, machine learning, governance ed etica dell’intelligenza artificiale (Ai). Riflettori puntati anche sulla sostenibilità del sistema sanitario, le cure primarie e la riforma dell’organizzazione territoriale. Si parlerà di malattie rare, oltre che di vaccinazioni, infezioni respiratorie, dolore cronico, antibioticoresistenza. Al centro del dibattito anche i grandi temi della prevenzione dai primi mille giorni alla salute cardiovascolare. Una particolare attenzione sarà dedicata inoltre ai nuovi scenari sociali e culturali che attraversano l’età evolutiva: le nuove forme di abuso e maltrattamento, i bisogni dei bambini con fragilità complesse, i rischi del digitale, i nuovi temi legati alle identità di genere.
La Cerimonia inaugurale si terrà mercoledì 27 maggio alle ore 15.30 presso la Sala Mantegna del Padova Congress. In programma, dopo i saluti delle istituzioni e la relazione del Presidente Sip seguiranno le letture magistrali di: Gianpiero Dalla Zuanna, professore di Demografia all’Università di Padova, dedicata al calo delle nascite e ai cambiamenti demografici in Italia; Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sul tema dei cambiamenti climatici e salute infantile; Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti, sul rapporto tra alimentazione, sostenibilità e salute dei bambini. Le Letture Magistrali proseguiranno anche il 28 e il 29 maggio con ospiti di rilievo internazionale tra cui: Dante Carraro, direttore dell’Ong Medici con l’Africa Cuamm, che parlerà della pediatria nei contesti fragili africani; Franco Locatelli, direttore dell’Oncoematologia dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, che approfondirà le nuove frontiere delle Car-T; Umberto Simeoni, dell’Università di Losanna, su epigenetica e longevità; mentre Li Hong, della Shanghai Jiao Tong University School of Medicine, presenterà una lettura dedicata alla nutrizione clinica pediatrica.

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(Adnkronos) - Il plasma rappresenta una risorsa strategica per la salute pubblica, alla base della produzione di farmaci plasmaderivati salvavita utilizzati nel trattamento di malattie rare e gravi, ma rimane ancora poco conosciuto dagli italiani. E' quanto emerge da una recente indagine condotta dall'Istituto Piepoli e commissionata da Takeda Italia, presentata oggi a Roma nel corso di un evento promosso su iniziativa del vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè. Secondo la ricerca, 7 italiani su 10 si dichiarano disponibili a donare plasma nei prossimi 12 mesi se avessero maggiori informazioni sul suo utilizzo; la percentuale sale all'83% tra i donatori. In un contesto di crescente fabbisogno di farmaci plasmaderivati, questi dati sollevano un tema di sicurezza sanitaria che riguarda direttamente la capacità del Paese di garantire continuità di cura. Accanto all'informazione, emergono come decisive anche le leve organizzative: facilità di accesso ai centri, strumenti di prenotazione e servizi aggiuntivi risultano molto più rilevanti degli incentivi economici.
L'indagine - realizzata a marzo 2026 su un campione rappresentativo della popolazione adulta italiana e su un campione di donatori - mostra come alla forte consapevolezza dell'importanza del plasma non corrisponda un livello di informazione adeguato. Il 95% degli italiani considera infatti il plasma una risorsa fondamentale per la cura dei pazienti, ma solo 2 cittadini su 10 sanno realmente cosa sia e solo il 23% si dichiara informato sul suo effettivo utilizzo. Anche tra i donatori, la conoscenza della filiera risulta spesso incompleta. In particolare, solo 1 italiano su 3 sa che il plasma non può essere prodotto artificialmente, mentre 2 cittadini su 3 non sanno che una quota significativa del plasma utilizzato in Italia proviene dall'estero. Quando questa informazione viene resa esplicita, cresce in modo netto la percezione del rischio per i pazienti e per il Servizio sanitario nazionale, evidenziando una vulnerabilità strutturale che richiede attenzione. "Gli italiani - ha spiegato Livio Gigliuto, presidente dell'Istituto Piepoli - sanno che il plasma è importante, ma spesso non sanno bene a cosa serve e perché sia così prezioso. Forse proprio per questo in tanti si dicono disponibili a donarlo, ma in pochi alla fine donano davvero. Insomma, serve più informazione: spiegare meglio il valore del plasma significa aiutare più persone a donare e rafforzare una risorsa essenziale per la sicurezza sanitaria del Paese".
Dalla survey - è emerso dall'incontro - risulta con chiarezza che la criticità non risiede nella mancanza di disponibilità dei cittadini, ma nell'assenza di un'azione sistemica capace di informare, facilitare e attivare il sistema delle donazioni. Un passaggio fondamentale per aumentare la consapevolezza dell'importanza del plasma e consentire anche all'Italia di raggiungere e consolidare l'autosufficienza necessaria a rispondere al fabbisogno crescente di medicinali plasmaderivati. Durante il dibattito è stato sottolineato anche il ruolo centrale delle istituzioni nella promozione della donazione di plasma come responsabilità pubblica. "Il tema del plasma chiama direttamente le istituzioni a una responsabilità verso la sicurezza sanitaria del Paese. Garantire l'autosufficienza significa proteggere la continuità delle cure e ridurre vulnerabilità che oggi incidono sulla resilienza del sistema. E' necessario agire in modo coerente con le indicazioni europee sui medicinali critici, che richiamano gli Stati membri a presidiare e rafforzare le filiere strategiche per la salute pubblica", ha dichiarato Mulè in un messaggio agli organizzatori.
Garantire l'autosufficienza nazionale di plasma - è stato più volte ribadito - richiede scelte di policy coordinate, orientate al lungo periodo e integrate nella strategia complessiva di sicurezza del Servizio sanitario nazionale. "La disponibilità di plasma è un fattore determinante per garantire terapie salvavita e continuità assistenziale, soprattutto per i pazienti con patologie rare e gravi - ha sottolineato Francesco Carugi, presidente Gruppo aziende emoderivati Farmindustria (Gaef) - E' necessario adottare un approccio sistemico che preveda interventi di breve, medio e lungo periodo, in grado di rendere la filiera più solida, sostenibile e meno esposta a dipendenze esterne".
Un ulteriore elemento chiave riguarda il luogo della donazione. Il centro trasfusionale ospedaliero è indicato come opzione preferenziale, a conferma del fatto che la donazione di plasma è percepita come un atto sanitario ad alta responsabilità, per il quale i cittadini ricercano un contesto strutturato e pienamente integrato nella rete dei servizi sanitari. "Ogni carenza di plasma si traduce in un rischio concreto per i pazienti. Investire su informazione, educazione, accessibilità e qualità organizzativa dei servizi significa rafforzare l'esigibilità del diritto alle cure e ridurre le disuguaglianze. Come in ogni ambito del servizio sanitario pubblico - ha evidenziato Tonino Aceti, prsidente di Salutequità - anche per la donazione le dimensioni della prossimità e della semplificazione nell'accesso al servizio possono produrre effetti positivi sulla disponibilità delle persone a donare".
Nel complesso, la ricerca dell'Istituto Piepoli delinea uno scenario chiaro: il potenziale per aumentare la donazione di plasma in Italia è già presente. Informazione strutturata, accessibilità e organizzazione dei servizi - si legge in una nota - possono consentire di trasformare questa disponibilità diffusa in una leva strutturale di sicurezza e resilienza per il Servizio sanitario nazionale, anche in relazione al ruolo essenziale dei plasmaderivati salvavita nel garantire continuità terapeutica ai pazienti.
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