(Adnkronos) - Un futuro post-apocalittico da salvare e uno spazio cosmico dove recuperare oggetti smarriti. Sono questi gli scenari delle novità che Bao Publishing lancia al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 (14-18 maggio). La casa editrice milanese si conferma protagonista della kermesse, schierando un team di autori capitanato da LRNZ e Zerocalcare e presentando un catalogo che spazia dalla fantascienza d'autore al graphic novel intimista. A guidare le uscite è l'anteprima di 'Geist Maschine Vol. 2' di LRNZ (Lorenzo Ceccotti). Il secondo capitolo della trilogia post-apocalittica, in uscita ufficiale il 22 maggio, prosegue il viaggio dei giovani Sol, Len e Aiden a bordo di un robot antropomorfo. Partendo dalle rovine di una Roma futuristica, i protagonisti sono diretti verso la leggendaria città di Otan, ultimo baluardo della civiltà. Il tema della storia si lega perfettamente a quello del Salone, "Il mondo salvato dai ragazzini", esplorando argomenti come la guerra, la fine della civiltà e la speranza portata dalle nuove generazioni.
Altra grande novità è 'Devo andare nello spazio', l'opera d'esordio come autore unico del fumettista sardo Riccardo Atzeni, disponibile dal 15 maggio. Realizzato interamente ad acquerello, il libro racconta la storia surreale e tenera di Mocci, un precario di Cagliari che di lavoro recupera oggetti smarriti finiti nello spazio. La sua routine tra stelle e rifiuti digitali si intreccia con un rapporto irrisolto con il padre malato, che scompare misteriosamente. Un racconto che tocca i temi dei legami familiari, dell'amicizia e del lavoro precario nell'era tecnologica.
Fitto il calendario di appuntamenti con gli autori. L'evento di punta è "Il fumetto è una macchina della verità" , che si terrà domenica 17 maggio dalle 13 alle 14 presso l'Arena Bookstock (Pad. 4). Un incontro collettivo che vedrà la partecipazione di Riccardo Atzeni, Carlotta Dicataldo, LRNZ, Irene Marchesini, Rita Petruccioli e Zerocalcare. Gli autori si racconteranno e disegneranno dal vivo, svelando il grado di onestà necessario per creare le loro opere. Da segnalare anche altri due appuntamenti. Sabato 16 maggio, dalle 13 alle 14 nella Sala Gialla (Pad. 4), Rita Petruccioli presenterà la sua opera 'Medea'. Si tratta di una rilettura del mito classico in chiave spaziale, opera che esplora dinamiche di potere, genere e appartenenza, mostrando come una storia antica possa riflettere le contraddizioni del presente. Inoltre, per la prima volta in Italia, sarà presente al Salone l'autrice francese Sixtine Dano, che ha pubblicato con BAO il graphic novel 'Sibylline'.

(Adnkronos) - Roma prova a trasformare la gestione dei rifiuti in un laboratorio avanzato di osservazione territoriale, intelligenza artificiale e monitoraggio geospaziale. È questo il senso della collaborazione tra AMA, European Space Agency e Utilitalia presentata alla Conferenza Esri Italia 2026, l’appuntamento nazionale dedicato ai sistemi Gis e alla gestione intelligente dei dati geografici.
Al centro del progetto c’è Ucronia, la piattaforma di trasformazione digitale sviluppata da AMA e concepita come un “gemello digitale geografico” della Capitale, capace di integrare dati provenienti da cittadini, sensori, droni e satelliti in un’unica centrale operativa attiva h24.
L’idea di fondo è trasformare la gestione dell’igiene urbana in un sistema predittivo, capace non soltanto di reagire ai problemi ma di anticiparli. Non più soltanto raccolta rifiuti, dunque, ma monitoraggio del territorio, prevenzione degli allagamenti, contrasto alle discariche abusive, analisi delle isole di calore e supporto alla Protezione Civile.
Nel panel organizzato da AMA all’Ergife Palace Hotel, il direttore comunicazione e relazioni istituzionali dell’azienda Patrizio Caligiuri ha spiegato come la trasformazione tecnologica abbia rappresentato uno spartiacque per la municipalizzata romana. “Questa azienda era seduta su una montagna di dati che non erano mai stati raccolti e sistematizzati”, ha detto, ricordando come il punto di svolta sia stato introdurre la “misurabilità” nei processi operativi.
Ucronia, acronimo di Utility, Circular Economy, Real-time, Operation, Network, Integration, Assets, nasce proprio con questo obiettivo: unificare e rendere leggibile una massa enorme di informazioni territoriali. La piattaforma gestisce oltre 500 milioni di dati geospaziali, articolati su circa 100 livelli geografici e 100 report interattivi.
Il sistema opera su quattro livelli integrati. Il primo è costituito dalle segnalazioni di cittadini e operatori sul territorio. Il secondo dai sensori IoT installati sui mezzi AMA e dai sistemi di monitoraggio dei cassonetti. Il terzo riguarda droni e rilievi aerei ad alta precisione. Il quarto è lo spazio: immagini satellitari della costellazione Sentinel-2 e dei satelliti commerciali Pléiades Neo, integrate grazie alla collaborazione con Esa.
Per capire la scala del progetto basta guardare i numeri di Roma: 3 milioni di abitanti serviti, 1.300 chilometri quadrati di territorio — sette volte Milano e dodici volte Parigi — 11mila chilometri di strade, 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti gestiti ogni anno e una flotta di 3mila veicoli monitorati in tempo reale.
Caligiuri ha raccontato anche un caso concreto avvenuto proprio nelle ultime settimane. Alcuni impianti esterni di conferimento hanno avuto problemi simultanei, rallentando il ciclo dei rifiuti e causando accumuli in diversi quadranti della città.
“Tre anni fa questa situazione avrebbe avuto un impatto molto più forte”, ha spiegato. “Grazie alle segnalazioni in tempo reale siamo stati in grado di capire dove intervenire momento per momento, anche con operazioni straordinarie notturne”.
L’obiettivo non è soltanto aumentare l’efficienza, ma trasformare il dato in uno strumento di governo urbano. Tra le applicazioni già operative ci sono sistemi predittivi per la gestione delle caditoie e la prevenzione degli allagamenti, algoritmi per individuare le aree più esposte agli incendi collegati alle discariche abusive e modelli di simulazione dei flussi turistici durante grandi eventi come il Giubileo.
Secondo i dati diffusi da AMA, il sistema ha già prodotto risultati misurabili: dimezzamento delle segnalazioni dei cittadini, tempi medi di chiusura dei guasti scesi sotto i due giorni, aumento del 30% della disponibilità dei mezzi operativi e incremento del 37% dell’efficienza nelle attività di spazzamento e raccolta foglie.
Caligiuri ha insistito sul fatto che il valore del sistema non riguarda soltanto l’igiene urbana. “Questa tecnologia deve avere una funzione pratica. Deve servire a governare meglio la città”.
Un ruolo centrale nel progetto è svolto dalla costellazione Iride, il grande programma italiano di osservazione della Terra coordinato da Esa e finanziato con fondi del Pnrr. Gabriella Costa, responsabile del programma, ha definito Iride “un’ambizione italiana” e uno dei più grandi progetti europei nel settore spaziale.
La costellazione prevede 68 satelliti con tecnologie diverse — radar, ottiche multispettrali e iperspettrali — progettati per fornire dati destinati a servizi ambientali, sicurezza, monitoraggio infrastrutturale e protezione civile. Nel 2026 sono già operativi 31 satelliti e altri 24 dovrebbero essere lanciati entro fine anno.
Costa ha sottolineato come il progetto non riguardi soltanto i satelliti, ma un intero ecosistema fatto di centri di controllo, sistemi di elaborazione del dato e piattaforme di distribuzione delle informazioni.
“Il satellite senza un centro di controllo è solo un detrito spaziale”, ha osservato, spiegando che il vero valore nasce dalla capacità di trasformare immagini e dati in strumenti operativi per chi deve prendere decisioni sul territorio.
La collaborazione con AMA si concentra su quattro aree principali: individuazione delle discariche abusive, monitoraggio delle isole di calore urbane, rilevazione di dissesti del terreno e gestione delle aree verdi.
Il primo risultato operativo è già arrivato sul fronte delle discariche illegali. Utilizzando immagini satellitari ad altissima risoluzione — fino a 50 centimetri — elaborate con algoritmi di intelligenza artificiale, Esa e AMA hanno identificato diverse aree di abbandono illecito di rifiuti successivamente verificate sul campo dagli operatori dell’azienda.
“Abbiamo avuto riscontri molto positivi”, ha spiegato Costa, definendo il progetto “una prima dimostrazione quasi operativa” dei servizi Iride.
A dare una dimensione industriale e nazionale al progetto è invece Utilitalia, la federazione che rappresenta oltre 400 operatori dei servizi idrici, ambientali ed energetici italiani. La direttrice generale Annamaria Barrile ha definito Ucronia “un fiore all’occhiello” e un modello destinato a diventare standard nazionale per le utility.
Secondo Barrile, la vera trasformazione non consiste semplicemente nell’introduzione di nuove tecnologie, ma nel passaggio da una gestione reattiva a una gestione predittiva dei servizi pubblici.
“Il dato non è più un sottoprodotto dell’attività operativa, ma diventa un’infrastruttura”, ha spiegato.
La dirigente ha citato diversi esempi di digitalizzazione già in corso nelle utility italiane: contatori intelligenti nel settore gas, telecontrollo delle reti idriche, sensoristica avanzata per i rifiuti. E ha indicato nell’intelligenza artificiale lo strumento che potrebbe ridurre il divario tecnologico tra operatori più avanzati e realtà meno strutturate.
Nel progetto AMA-Esa emerge così una tendenza più ampia: lo spazio non è più un settore separato dalla vita quotidiana, ma una componente sempre più integrata nella gestione urbana. I satelliti diventano strumenti per governare il traffico dei rifiuti, individuare incendi, prevedere allagamenti o monitorare infrastrutture critiche.

(Adnkronos) - Jannik Sinner fa 'impazzire' Andrej Rublev. Oggi, giovedì 14 maggio, il tennista azzurro ha battuto il russo in due set con il punteggio di 6-3, 6-4 nei quarti del Masters 1000 di Roma, raggiungendo per il secondo anno consecutivo la semifinale del torneo 'di casa'.
Sinner ha vinto una partita largamente dominata, salvo la reazione finale di Rublev, che è riuscito anche a strappare un break all'azzurro, come nessuno era riuscito a fare fin qui a Roma. Soprattutto nel primo set però, il russo ha mostrato più di qualche momento di frustrazione. Dopo aver subito il primo break nel primo game del match, Sinner ha continuato a giocare profondo e a cercare le linee, pescandole in più occasioni.
Proprio dopo l'ennesima riga sverniciata dal rovescio lungolinea dell'azzurro, Rublev ha 'sfogato' un po' di frustrazione lasciandosi andare a un gesto di stizza. Il russo ha guardato il punto d'impatto per qualche secondo, allargando le braccia e tornando a fondocampo scuotendo la testa.

(Adnkronos) - “L’Italia ha già compiuto passi da gigante nell’economia circolare e oggi si conferma tra i Paesi europei più avanzati sul fronte della circolarità industriale. Le imprese hanno investito molto in questa direzione e numerosi indicatori mostrano performance superiori alla media Ue. Ora però bisogna passare da una dimensione prevalentemente tecnica a una vera politica industriale sostenibile, con una visione strategica che consenta al Paese di mantenere la propria leadership”. Così Lara Ponti, vicepresidente di Confindustria, durante l'ottava edizione della Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare che si è tenuta a Roma; un momento di confronto sulle politiche nazionali ed europee, nell’anno in cui si attende il varo del Circular Economy Act da parte dell’Unione Europea.
Secondo Ponti, il primo nodo da affrontare riguarda il quadro normativo: “Serve una regolazione chiara, stabile e soprattutto una capacità concreta di attuazione. In Italia questo resta un tema decisivo e auspichiamo che la politica adotti strategie realmente funzionali allo sviluppo dell’economia circolare”. La vicepresidente di Confindustria ha poi sottolineato la necessità di rafforzare la domanda di prodotti e servizi sostenibili: “Il settore pubblico può diventare un potente volano di mercato. Negli appalti pubblici andrebbero premiate le imprese che investono in circolarità e servirebbero incentivi fiscali capaci di sostenere questa trasformazione”.
Ponti ha inoltre evidenziato come innovazione e sperimentazione rappresentino elementi centrali per la competitività industriale: “L’economia circolare è una frontiera industriale avanzata e ha bisogno di condizioni che consentano di sperimentare, innovare e anche sbagliare rapidamente. Questo non è compatibile con tempi burocratici troppo lunghi o con vincoli pensati per impianti già a regime”. Da qui l’appello a costruire un ecosistema favorevole agli investimenti: “Quello che serve è una visione chiara di dove vogliamo andare e una capacità altrettanto chiara di realizzarla”.

(Adnkronos) - “L’economia circolare non è più soltanto una questione ambientale, ma un fattore strategico per la sicurezza degli approvvigionamenti e per la competitività industriale europea”. Ha dichiarato Edo Ronchi, presidente Fondazione per lo sviluppo sostenibile, intervenuto alla Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare 2026 a Roma presso la Biblioteca nazionale centrale; un momento di confronto sulle politiche nazionali ed europee, nell’anno in cui si attende il varo del Circular Economy Act da parte dell’Unione Europea.
Ronchi ha evidenziato come il contesto globale sia profondamente cambiato: “Guerre, dazi e restrizioni commerciali stanno aumentando le difficoltà di accesso alle materie prime critiche. L’Ocse ha rilevato che tra il 2009 e il 2024 le restrizioni alle esportazioni di materie prime sono aumentate di cinque volte, tra dazi, limiti quantitativi e divieti di esportazione”. Secondo Ronchi, oltre alla dipendenza energetica da petrolio e gas, “oggi abbiamo un problema crescente di sicurezza degli approvvigionamenti di materiali strategici: l’Europa ne classifica 34 come critici e 17 come essenziali per lo sviluppo industriale”.
Per il presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, aumentare la circolarità significa ridurre questa vulnerabilità: “La maggiore circolarità ha oggi una funzione geopolitica oltre che ambientale. Serve a diminuire la dipendenza da alcune aree del mondo e a rafforzare la resilienza economica e industriale europea”. Ronchi ha ricordato anche il ruolo della Banca Europea per gli Investimenti, che ha recentemente stimato il fabbisogno di investimenti necessari per accelerare la transizione circolare.
Nel suo intervento Ronchi ha illustrato le dieci proposte elaborate dal Circular Economy Network in vista del futuro regolamento europeo: “Occorre rafforzare il mercato delle materie prime riciclate, perché non basta riciclare se poi i materiali recuperati non sostituiscono davvero quelli vergini”. Tra le priorità indicate anche il miglioramento della raccolta dei Raee: “Le apparecchiature elettriche ed elettroniche rappresentano una vera miniera di materiali strategici, ma oggi in Italia raccogliamo meno del 30%, lontanissimi dal target europeo del 65%”. Ronchi ha inoltre sottolineato la necessità di favorire fiscalmente le attività circolari, dal riciclo alla riparazione fino allo sharing: “Le attività che aumentano la competitività sostenibile devono essere incentivate anche dal punto di vista fiscale”. Infine, ha richiamato il ruolo centrale dei territori: “La transizione circolare coinvolge l’intera economia e deve vedere protagoniste anche le amministrazioni locali e le regioni”.

(Adnkronos) - Jannik Sinner vola in semifinale agli Internazionali d'Italia 2026. Oggi, giovedì 14 maggio, il tennista azzurro ha battuto Andrej Rublev nei quarti del Masters 1000 di Roma, imponendosi in due set con il punteggio di 6-2, 6-4, raggiungendo la 32esima vittoria consecutiva nei Masters e superando Novak Djokovic in questa speciale classifica. Ora il numero 1 del mondo, che arrivava al torneo dopo la finale persa lo scorso anno contro Carlos Alcaraz, aspetta l'avversario che uscirà dal match tra Daniil Medvedev e Martin Landaluce.
Al Foro ci sono ancora i postumi di una serata storica, dopo un'ebbrezza tanto bella quanto inaspettata. Il trionfo di Luciano Darderi contro il baby fenomeno Rafa Jodar, che qualcuno, nella fretta di trovare nuovi predestinati, già vede come terzo incomodo nel dualismo che sta dominando il tennis, ha regalato per il secondo anno consecutivo la certezza di avere un italiano in semifinale a Roma, che presto potrebbero diventare due. Nell'edizione 2025 era stato Musetti a staccare il pass, prima di arrendersi alla classe superiore di Alcaraz. Oggi però Lorenzo non c'è, fermato dall'ennesimo infortunio di una stagione maledetta, e così gli occhi d'Italia si spostano sul uno dei protagonisti meno attesi. Darderi si prende il titolo di numero 2 azzurro e accende l'entusiasmo aspettando il piatto forte, colui che aduna le masse e colora il tricolore d'arancione.
Sinner in campo vuol dire sold out e record. Vuol dire rinnovamento e aria d'alta quota. Significa spingere il tennis italiano oltre sé stesso, come mai era successo prima. Gli exploit degli ultimi anni, i risultati degli altri azzurri, almeno in parte, sono anche merito di chi quell'asticella la alza sempre un po' di più, che motiva, ispira e accende i riflettori su uno sport che per troppo tempo è stato snobbato nel nostro Paese. E così i bambini iniziano a giocare a tennis, i circoli si riempiono e nascono nuovi talenti. È un'ascesa bellissima, e se l'avessimo detto qualche anno fa, nessuno ci avrebbe creduto. Sinner ha portato il tennis italiano in un'altra dimensione e riscritto le sue regole. Ha creato prevedibilità nella più imprevedibile delle discipline, ne ha cambiato i crismi. Nel più mentale degli sport lui ha riaffermato il potere della semplicità.
Dopo la vittoria con Pellegrino, il primo, forse l'unico, a portarlo al limite, almeno dal punto di vista fisico, Sinner ha riaffermato la sua legge. Sta provando cose nuove, certo: si spinge di più a rete, prova, con alterna fortuna, qualche palla corta, cerca quell'imprevedibilità di cui è maestro il suo grande rivale. Ma la sua forza resta la solidità da fondo e una mentalità inscalfibile, che penetra nelle menti degli avversari ancor prima di scendere in campo. E così l'avversario di giornata, quel Rublev che proprio nella mente ha il suo principale nemico, entra nel Centrale con il sorriso di chi sa di doverci provare, ma che in realtà ha già la valigia pronta. Alla vigilia Andrej aveva scherzato, dicendo che più vince e più Sinner si avvicina alla sconfitta. La sua risata nascondeva una verità inevitabile, perché prima o poi Jannik perderà. Ma, per citare Aragorn davanti ai cancelli di Mordor, non è questo il giorno.
Il copione sembra quello di un regista con poca fantasia. Sinner ci mette cinque minuti e un game per conquistare il primo break della sua giornata con un dritto diagonale che si stampa sulla linea, e che resterà a lungo negli incubi di Rublev. Il russo però, e questa è già una notizia, non perde la testa, resta nella partita e al quarto parziale si prende la sua chance. Ma le due palle break a disposizione si scontrano con quella calma, fredda e letale, che viene dai monti del nord. Jannik resiste e continua a giocare sulle righe. A un certo punto Rublev si ferma, guarda davanti a sé, fissa quel punto d'impatto, tanto preciso da non sembrare reale, e allarga le braccia. È una reazione che abbiamo visto spesso, in queste due settimane. Il russo cerca di rimanere dentro agli scambi, tenere il ritmo di Sinner, che aspetta e poi colpisce. Al settimo game si costruisce tre occasioni per il secondo break, ma di pallina ne basta una, e il primo set se ne va così 6-2.
Chi pensava di poter assistere a una storia diversa, al ritorno in campo, si sbagliava di grosso. "Sei il dio della racchetta", urla il Centrale, mentre una fan con il cuore arancione grida: "Sei il più bello". Sinner, sotto il suo cappelino nero, sorride e si rimette al lavoro. Gli basta un game, come al solito, per piazzare il primo break del set. Rublev prova a restare lì e ad approfittare del caldo sul Centrale. Jannik sembra infatti accusare un po' di fatica, proprio come era successo con Pellegrino, ma per prepararsi a Parigi ha bisogno anche di questo. Sentire il sudore, la pesantezza delle gambe, e vincere comunque. Il messaggio, a Sinner, arriva forte e chiaro.
Nel quinto gioco si conquista l'ennesima palla break dopo aver strappato gli applausi del Centrale con una bellissima corta, ma questa volta Rublev c'è e resiste. Dopotutto lui, che ha lottato con la depressione e con i capricci della mente, non può arrendersi così facilmente. Andrej torna a palla break, la trasforma con un bel dritto e urla. Vagnozzi e Cahill, nel loro angolo, si alzano in piedi. Richiamano Jannik all'attenzione, dopotutto è la prima volta in tutto il torneo che gli rubano la battuta. Qualche contraccolpo sembra esserci, Rublev, per un momento, ci crede. Poi tutto rallenta e torna la normalità. Sinner mantiene calma e mani sul match, chiudendo i giochi 6-4 e regalando all'Italia un altro azzurro, quello più atteso, in semifinale per il secondo anno consecutivo. Sicuramente la profezia di Andrej si avvererà, ci sarà un giorno in cui Jannik perderà. Ma non è questo il giorno. (di Simone Cesarei)

(Adnkronos) - Un topo selvatico 'indiziato speciale' per l'infezione da hantavirus. Ma anche l'Italia deve preoccuparsi e iniziare a temere i ratti in città? A risponde all'Adnkronos Salute è Giovanni Cattoli, direttore sanitario dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IzsVe)
Gli hantavirus, spiega, "li conosciamo e non sono nuovi, qui in Europa si studiano da tempo. Il virus Andes è l'unico tra questi, al momento, che ha sempre dimostrato che è in grado di dare anche infezioni che si trasmettono da uomo a uomo mentre gli altri - pur avendo capacità di infettare l'uomo - non hanno una tramissione interumana. La vicenda della nave da crociera ha dimostrato che possono avvenire, ma non sono virus che hanno un'efficiacia di trasmissione come, ad esempio, quella che ha l'influenza. Nel caso degli hantavirus ci vuole un contatto stretto e prolungato. Per quanto riguarda gli hantavirus in Europa, anche nel loro caso il serbatorio-animale è il roditore, ma parliamo di specie diverse rispetto a quello selvatico" come il coliargo - che sembra essere il principale indiziato per il presunto contatto, durante una escursione a Usuaiha, della coppia di passeggeri olandesi della Mv Hondius risultati poi positivi e deceduti - che "non è presente in Europa e in Italia".
Gli hantavirus sono virus zoonotici a Rna diffusi a livello globale e responsabili di malattie potenzialmente gravi e letali. "All'interno di questo genere sono state identificate oltre 20 specie virali. Il principale serbatoio è costituito dai roditori, dai quali il virus viene trasmesso alle persone soprattutto tramite inalazione di particelle contaminate provenienti da urina, feci o saliva, oppure attraverso il contatto con superfici contaminate - riporta la circolare del ministero della Salute dedicata proprio alla gestione degli hantavirus -. Diversi studi hanno documentato la presenza nel Nord Italia di roditori sieropositivi per altri ceppi di hantavirus associati a febbre emorragica con sindrome renale (Hfrs) o nefropatia epidemica (Ne). In particolare, in Trentino sono stati rilevati anticorpi anti-Puumala virus (Puuv) nello 0,4% dei Clethrionomys glareolus e anti-Dobrava virus (Dobv) nello 0,2% degli Apodemus flavicollis. In ambito umano, sono stati segnalati in Italia solo pochi casi sporadici di infezione da hantavirus, correlati a esposizione avvenuta all’estero o in aree transfrontaliere, principalmente sostenuti da Puuv e Dobv in contesti europei e associati al virus Sin Nombre (Snv) in alcuni casi importati dalle Americhe".
Sulla possibilità che i topi di città come Roma o Milano diventino il serbatoio di hantavirus, il direttore sanitario dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie è categorico: "Non è possibile, perché la stragrande maggioranza dei roditori interessati dall'hantavirus è di campagna, tanto è vero che finora sia da un punto di vista di ritrovamento nei 'serbatoi' (animali), sia i casi segnalati in Europa, sono sempre roditori selvatici che hanno avuto contatti con persone in ambiente agroforestale. Non sono a conoscenza - conclude l'esperto - di infezioni in Europa in ambienti urbani, ma ci sono dei casi di boscaioli o guardie forestali infettati dall'hantavirus nelle forme del 'Vecchio continente', diciamo". Su quale scenario dovremmo aspettarci dal focolaio della nave da crociera, "altri positivi potrebbero saltar fuori", avverte il direttore sanitario IzsVe, ma "credo che saranno i passeggeri della nave che hanno condiviso un ambiente ristretto per molti giorni e non altri contatti".

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La spiaggia di Tuerredda, già nota a tanti turisti e al 13/o posto
tra nella classifica "Europe's 50 Best Beaches", entra nell'elenco
dei litorali che possono fregiarsi della Bandiera Blu, 525 comuni,
17 nella sola Sardegna. Si tratta della cala, dal mare turchese con
sfumature di verde e granelli di sabbia bianca, le cui immagini
compaiono durante tutto il film "La vita va così", di Riccardo
Milani. La pellicola, uscita ad ottobre 2025, racconta la storia di
un pastore che è riuscito a bloccare la realizzazione di un
residence vicino al mare, resistendo ad offerte milionarie per
l'acquisto della sua casa, tratto da una storia vera.
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Il ministero del Turismo, con il supporto di Enit Spa, lancia
"Welcome to the Dream, Welcome to Italia", la campagna di
promozione del turismo italiano che rientra negli interventi
previsti dal dl Ciclone Harry.
L'iniziativa racconta la bellezza dell'Italia a
partire dalle immagini di Calabria, Sardegna e Sicilia, le tre
Regioni colpite dal ciclone a gennaio.
La campagna, che parte oggi dalle grandi
stazioni italiane, è rivolta ai principali mercati europei e
internazionali di riferimento delle tre regioni (quali Germania,
Francia, Stati Uniti, Polonia, Repubblica Ceca, Svizzera, Regno
Unito, Austria, Australia, Spagna e area Benelux) e al mercato
domestico, prioritario per la quota di presenze registrate.
Obiettivo: rafforzare la comunicazione e la
promozione dell'Italia come destinazione turistica accogliente e
sicura, contrastando le immagini negative legate al ciclone.
"Calabria, Sardegna e Sicilia sono pronte a
regalare esperienze uniche. Diamo voce a un racconto positivo che
contrasti le immagini negative - dichiara il ministro del Turismo
Gianmarco Mazzi -. L'Italia è una destinazione meravigliosa e
sicura.
Puntare sul mercato domestico, europeo e i
principali mercati internazionali di riferimento e
sull'informazione corretta è fondamentale. L'Italia è pronta a
essere scoperta, o riscoperta, mostrando al mondo il suo patrimonio
turistico, i paesaggi, i cammini e i borghi".
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(Adnkronos) - L’Italia è leader in Europa per la circolarità ma resta il Paese più dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie dell’Ue. Il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall’estero, contro una media Ue del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%. Il costo di questa dipendenza sta diventando sempre più insostenibile. Nel 2025 la spesa per le importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un aumento del 23,3% rispetto al 2021, pur con volumi complessivi in calo. Il costo dei metalli - nichel, rame, acciaio - è cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali. Sono i dati che emergono dall’VIII Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, presentato oggi a Roma durante la Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare, promossa dal Circular Economy Network in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e con Enea.
"Con la crisi di Hormuz si discute molto della necessità di ridurre la vulnerabilità prodotta dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, ma troppo poco di quella altrettanto critica legata a numerose materie prime, decisive per la sicurezza degli approvvigionamenti e soggette a forte volatilità dei prezzi - osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile - Una maggiore circolarità dell'economia, che implica un uso più efficiente dei materiali, una riduzione del consumo di materie prime attraverso il riciclo dei rifiuti e un ricorso più ampio alla riparazione, al riutilizzo e all'uso condiviso, insieme a modelli di consumo più sobri e responsabili, diventerà sempre più una condizione imposta non solo dalla crisi climatica e dalla limitatezza delle risorse, ma dal contesto geopolitico. La circolarità è ormai un contenuto essenziale di una politica industriale all'altezza dei tempi”.
L'EUROPA - Sul fronte europeo, il Rapporto evidenzia un ritardo significativo: nonostante il notevole aumento del riciclo e la riduzione dello smaltimento, la generazione complessiva di rifiuti resta elevata e i consumi di materie prime, in gran parte importate, rimangono consistenti. I volumi globali di materiali utilizzati sono più che triplicati negli ultimi 50 anni e continuano a crescere al ritmo del 2,3% annuo. Di questo passo l'Unione non raggiungerà il target del 24% di tasso di circolarità entro il 2030.
LE PROPOSTE DEL CEN - In vista del futuro Circular Economy Act, il Circular Economy Network propone dieci azioni concrete per accelerare la transizione verso un modello circolare capace di ridurre sprechi, dipendenza dalle materie prime vergini e impatto ambientale: creare un mercato unico delle materie prime seconde; rafforzare il recupero dei rifiuti elettronici e delle materie critiche; progettare prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili; estendere la responsabilità dei produttori a tutte le filiere; introdurre incentivi fiscali per riparazione, riuso e ricondizionamento; usare gli appalti pubblici per sostenere i mercati circolari; favorire alleanze industriali tra produzione e riciclo; rafforzare il ruolo di città e regioni nella transizione; mobilitare investimenti pubblici e privati per l’economia circolare; promuovere standard comuni e cooperazione internazionale per filiere circolari competitive e sostenibili.
LE MATERIE PRIME CRITICHE - Una sezione innovativa del Rapporto 2026, elaborata da Enea, mette in relazione diretta la circolarità con la sicurezza delle materie prime critiche. Il fosforo, componente essenziale di fertilizzanti e mangimi, è un caso emblematico: la dipendenza europea dalle importazioni è dell'82%. Il Rapporto indica nei fanghi di depurazione una fonte sottoutilizzata di recupero di questo elemento strategico. Per quanto riguarda il magnesio, la Cina controlla l'88% della produzione mondiale e la dipendenza Ue è totale per il magnesio primario. Il Rapporto analizza il potenziale della desalinizzazione circolare: la salamoia prodotta dagli impianti - tradizionalmente considerata uno scarto problematico - contiene elementi come magnesio, potassio, calcio e bromo con un valore di mercato teorico superiore a 200 euro per metro cubo.
“L’attuale crisi geopolitica ha evidenziato la vulnerabilità del nostro sistema produttivo che dipende per il 46,6% dall’importazione di materie prime - sottolinea Claudia Brunori, direttrice del dipartimento Enea di Sostenibilità - Anche se il nostro Paese ha sviluppato una grande capacità di riciclo e produttività delle materie prime, è quanto mai necessario un cambio di paradigma improntato sullo sfruttamento delle nostre ‘miniere’ urbane e sull’uso efficiente delle risorse lungo la catena di valore, a partire dalle fasi di progettazione e produzione. In questo contesto, Enea è fortemente impegnata nello sviluppo e nel trasferimento di soluzioni tecnologiche avanzate che possono imprimere una decisa accelerazione verso la circolarità; tuttavia, per generare un effetto sistemico e duraturo, occorrono anche strumenti normativi e finanziari adeguati”.
I DATI DELLA CIRCOLARITA' - In Italia, il tasso di utilizzo circolare di materia (Cmu) ha raggiunto il 21,6% nel 2024 - il più alto in Europa - contro una media Ue del 12,2%. Significa che oltre un quinto dei materiali consumati in Italia non viene estratto né importato, ma recuperato. Un risparmio strategico enorme, in termini di costi, emissioni e dipendenza geopolitica. Il tasso di riciclaggio sul totale dei rifiuti gestiti (urbani e speciali) ci mostra che l'Italia, su 160 Mt ne ricicla l'85,6% (137 Mt), più del doppio della media Ue che è del 41,2% e distaccando nettamente Spagna (54,7%), Francia (52,3%) e la stessa Germania (44,4%). La produttività delle risorse è cresciuta del 32% dal 2019: nel 2024 l'Italia si è confermata leader, generando 4,7 euro di Pil per ogni chilogrammo di risorse consumate, il valore più alto tra le grandi economie europee e nettamente sopra la media Ue (3 €/kg). Sul fronte del riciclo degli imballaggi l'Italia guida la classifica europea con il 76,7% nel 2024 (dato Conai), contro una media Ue del 67,5%.
GLI INVESTIMENTI - Infine, il Rapporto segnala "una contraddizione preoccupante: proprio mentre il contesto geopolitico rende urgente accelerare la circolarità, gli investimenti privati in Italia nelle attività tipiche dell’economia circolare (riciclo, riuso, riparazione, noleggio, leasing) sono calati da 13,1 miliardi di euro nel 2019 a 10,2 miliardi nel 2023 (dallo 0,7% allo 0,5% del Pil). Una tendenza negativa condivisa quasi in tutta Europa". Sul fronte del Pnrr, "con oltre 1.100 progetti finanziati per impianti di gestione dei rifiuti e filiere del riciclo, la spesa resta bassa - circa il 17% a ottobre 2025 - con scadenze al 2026 sempre più a rischio". Sul piano industriale, il programma Transizione 5.0 ha mostrato, secondo il Rapporto, "forti limiti di coerenza e efficacia", evidenziando la necessità "di integrare stabilmente la circolarità nelle strategie industriali nazionali".
L'OCCUPAZIONE - L'occupazione in una serie di attività tipiche più direttamente collegate all’economia circolare conta 508mila addetti (2% del totale, in linea con la media Ue), ma con una flessione del 7% rispetto al 2019. "È un segnale che l'economia circolare italiana, pur eccellente nelle performance ambientali, non ha ancora trovato un modello di crescita economica robusta", si evidenzia nell'analisi.

(Adnkronos) - La storia e l'archeologia di Capri sempre più valore aggiunto per l'attrattività dell'isola azzurra. Mettendo in rete e rendendo sempre più fruibili tutti i musei e le aree archeologiche. E' la visione di Luca Di Franco, 39 anni, dal 2 aprile scorso nuovo direttore dei Musei e Parchi archeologici di Capri, nominato dal ministero della Cultura, che in un'intervista all'Adnkronos annuncia i prossimi passi del suo mandato. "I musei di Capri -spiega Di Franco, caprese di nascita- hanno un ruolo decisivo sull'attrattività turistica dell'Isola, e con i due comuni, Capri e Anacapri, stiamo lavorando proprio in tal senso. L'obiettivo principale dei Musei di Capri è proprio quello di avvicinare la comunità locale, ma anche quella nazionale e internazionale, verso la storia di Capri, che non è solo paesaggio o mondanità, ma in realtà nasce proprio dalla cultura, dalla storia". Parlando di Capri il pensiero dei più va alla Grotta Azzurra.
"A breve -spiega Di Franco- presenteremo una serie di eventi importanti per tutta l'estate per celebrare i 200 anni della 'scoperta' della Grotta Azzurra da parte di August Kopisch il 17 agosto del 1826. Fu lui a darle questo nuovo nome, prima veniva chiamata Grotta di Gradola, e a portarla alle cronache mondiali. Da quel momento e per circa 150 anni Capri è diventata la meta di grandissimi personaggi: artisti, letterati, studiosi, ma anche politici. Tutte le personalità più importanti hanno calcato i suoli dell'isola perché erano attratti dalla sua grande storia: la Grotta Azzurra, la presenza degli imperatori, la monumentalità della Certosa. E quindi la storia di Capri in realtà è al centro del turismo e noi vogliamo riportare l'attenzione proprio verso la storia dell'Isola. Faremo una grande mostra curata da me e dal professor Massimo Osanna, direttore generale musei del Ministero della Cultura, e abbiamo in programma una serie di eventi importanti: mostre, conferenze, tantissime attività. E sempre con il professor Osanna il 28 maggio presenteremo l'ampliamento del museo archeologico insieme alla nuova identità visiva", annuncia Di Franco.
Tante novità per imprimere un cambio di passo che, sottolinea Di Franco, si sta già toccando con mano sull'Isola. "La pubblicità che stiamo facendo, sempre a sfondo culturale, sta avendo i suoi effetti positivi. Abbiamo implementato molto la cartellonistica e tutto quello che riguarda la pubblicità sui social e sui giornali. E già questo ha portato -spiega- a un certo incremento dei visitatori, non solo nella Certosa di San Giacomo, che è il sito principale, ma anche su siti un po' meno frequentati come la Casa Rossa, che ha avuto nella prima domenica gratuita 300 visitatori, un numero piccolo per i grandi musei, ma che per una piccola casa-museo è considerevole. E ad aprile abbiamo avuto un boom di visitatori per lo stesso sito. Ci tengo a sottolineare questo poiché la Casa Rossa è un modello di gestione, con il comune di Anacapri e con una cooperativa sociale, che cura l’accoglienza. E abbiamo avuto un grande incremento per Villa Jovis che, resa percorribile con i nuovi lavori in corso, anche di accessibilità cognitiva, è molto più attrattiva", spiega il direttore dei Musei di Capri. Tra le innovazioni il biglietto unico che permette in un mese di visitare Certosa e Museo archeologico nazionale, Villa Jovis, Grotta Azzurra, Casa Rossa e Villa Damecuta.
"Un dato da riscontrare -spiega Di Franco- è che chi viene a Capri non conosce pienamente i musei di Capri, viene attratto principalmente dalla Grotta Azzurra, che è il nostro sito più visitato e ci fornisce il sostentamento maggiore come introiti, però non sa, prima cosa, che la Grotta Azzurra è un museo statale e non sa che è legata a una serie di altri musei. Il biglietto unico sta aiutando questa connessione. Si sta creando una rete e una grande sensibilità verso il mondo culturale e i risultati sono ottimi. Certo, siamo ancora a metà maggio e quindi è presto per fare bilanci, però già marzo-aprile sono stati due mesi intensi, soprattutto aprile", spiega.
E presto ci saranno anche novità sulla fruizione dei siti archeologici. "Il 28 maggio -sottolinea Di Franco- nella conferenza stampa con il professor Osanna presenteremo oltre alla nuova identità visiva, anche e soprattutto l'ampliamento del museo archeologico con due nuove sale e in quell'occasione ci saranno i titolari delle ricerche, soprattutto universitarie, in corso a Capri. Proprio per far capire alla comunità, tramite la stampa, quello che si sta facendo. Perché mai come questa volta Capri è al centro di ricerche scientifiche che sono promosse o coordinate dal ministero e che coinvolgono diverse università. Quindi questo è un motivo di confronto, di dialogo che credo sia fondamentale. Le tempistiche per le ricerche archeologiche sono un po’ più lunghe, ovviamente, perché richiedono un’attenta riflessione sui processi storici".
E Di Franco indica già delle prossime date per potere godere di nuove meraviglie archeologiche a Capri. "Dal punto di vista della valorizzazione invece i tempi sono molto più brevi: conto che tra la primavera e l'estate del 2027 riusciremo ad aprire la villa di Gradola, che sarà una delle maggiori attrattive non solo archeologiche ma anche paesaggistiche di Capri, perché è una villa imperiale che si trova proprio al di sopra della Grotta Azzurra, che ne era il ninfeo. Ci sono ampi spazi anche per poter passeggiare, e per poter fruire in comodità non solo dell'archeologia ma anche del paesaggio", sottolinea.
E non solo. "A Damecuta -spiega Di Franco- abbiamo un progetto cofinanziato da fondi europei gestiti dalla Regione Campania. Quindi contiamo che per la fine del 2027, massimo 2028, anche Damecuta avrà un restyling completo del parco e dell'accessibilità. Ma nel frattempo stiamo conducendo ricerche con l'Università di Messina e quindi il 28 maggio la collega Stefania Tuccinardi che dirige le indagini con me presenterà dei dati preliminari molto interessanti che hanno un po' cambiato la planimetria della villa e dato anche qualche spunto di riflessione in più proprio sulla sua storia", spiega. "A Gradola invece -sottolinea Di Franco- sarà una ricerca archeologica totalmente nuova, perché stiamo scavando tutta la villa imperiale. Non svelo niente perché dobbiamo ancora concludere le ricerche, ma si tratta dell'ultima villa imperiale ancora da indagare a Capri", sottolinea.
Ma per Di Franco il vero 'motore' di queste attività è chiaro. "Più che il mio ruolo credo sia importante che l'ente abbia una sua impronta e una sua struttura. È fondamentale che Capri venga messa ora al centro della cultura. E credo che il Ministero con questa azione di autonomia speciale abbia fornito i mezzi per poter operare nel modo migliore. Ora il Ministero ha deciso di puntare sulla cultura di Capri e per questo credo che un ringraziamento va dato al ministro Giuli", sottolinea.
Ma la valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico di Capri, secondo Di Franco, può e deve passare anche da momenti di confronto sull'Isola. E proprio domani prenderà il via la prima edizione dei Capri Talks, progetto ideato e organizzato da Spin Factor. Un format di confronto tra istituzioni, imprese e informazione sui grandi temi che si terrà nella Certosa di San Giacomo. "Quando mi è stato chiesto di ospitare l'evento in Certosa io ovviamente ho risposto immediatamente presente, ma aggiungendo una cosa in più. La Certosa di San Giacomo deve essere a Capri il luogo in cui si svolgono attività istituzionali, di confronto e di qualsiasi genere che portano a vivere il museo. La Certosa di San Giacomo, così come anche gli altri musei, devono essere luoghi da vivere, non soltanto da fruire. Io quando passeggio nel museo vedo a volte i turisti che sono seduti nel giardino del Priore o nel Chiostro Grande a leggere, e tra poco ci sarà anche il parco da visitare. Questo deve essere il nostro museo: un luogo dove ritrovarsi. E un'iniziativa come questa credo che sia fondamentale per far capire che cos'è il nostro museo", sottolinea Di Franco.
E il direttore dei Musei di Capri ha già chiara la strada da perseguire in merito. "Non abbiamo ancora spazi adeguati -spiega- per poter ospitare conferenze, convegni e quindi questo ci porta un po' di difficoltà. Ma abbiamo già individuato le aree da restaurare e dove realizzare un auditorium e sale polifunzionali. Questo ovviamente ci permetterà di accogliere tutti nel modo più idoneo possibile, in modo attrezzato. E l'obiettivo è che qualunque evento si faccia a Capri, di carattere culturale, scientifico, di dibattito venga fatto presso il nostro auditorium", conclude. (di Fabio Paluccio)

(Adnkronos) - In Italia vivono 4 milioni di cittadini dopo la diagnosi di tumore, che presentano nuovi bisogni clinici, riabilitativi, sociali e lavorativi. Ma vi è il rischio concreto che diritti conquistati in anni di battaglie civili restino sulla carta a causa di ritardi procedurali, rimpalli di competenze e mancanza di decreti attuativi. La denuncia è contenuta nel 18° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato oggi a Roma nell'ambito della XXI Giornata nazionale del malato oncologico, promossa da Favo-Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia e dalle centinaia di associazioni federate.
"E' emblematico - segnala la Favo - il caso del Piano oncologico nazionale (Pon) 2023-2027. Nonostante le ripetute sollecitazioni, la mancata operatività della Cabina di regia nazionale ha paralizzato finora le funzioni di monitoraggio e controllo previste dal documento, rendendo impossibile verificare l'effettiva allocazione delle risorse finanziarie destinate all'oncologia. Analogamente, il Coordinamento generale delle reti oncologiche (Cro) versa in una preoccupante situazione di stallo. Nonostante la prima delibera approvata nel 2024, l'organismo non è ancora attivo: il ministero della Salute si trova così nell'impossibilità di conoscere lo stato reale delle reti e di intervenire con incentivi o correttivi sulle carenze locali e la diffusione delle best practice. Questa paralisi aggrava le già profonde divergenze tra le Regioni, facendo venir meno l'unico vero obiettivo di sistema: l'abbattimento delle disuguaglianze e la riduzione delle liste d'attesa. Persino il fondamentale principio della partecipazione delle associazioni di pazienti alle funzioni strategiche del Servizio sanitario nazionale rischia di naufragare nell'assenza dei necessari decreti attuativi. Questa sequela di opere incompiute non rappresenta un semplice intoppo tecnico, ma un ostacolo materiale che impedisce ai pazienti di beneficiare di una tutela effettiva".
"Il contrasto tra la visione politica e l'inerzia burocratica emerge con chiarezza analizzando alcuni nodi cruciali che, nonostante i provvedimenti formali, sono ancora irrisolti - afferma Francesco De Lorenzo, presidente Favo - Senza la Cabina di regia nazionale, il Pon resta un documento programmatico privo di gambe, incapace di incidere sui percorsi di cura e di garantire l'uniformità dei livelli assistenziali su tutto il territorio nazionale. La mancata attivazione del Cro svuota di senso l'Accordo Stato-Regioni del 2019, impedendo quel consolidamento uniforme delle reti su tutto il territorio che è l'architrave della sanità oncologica moderna. E' eticamente inaccettabile che atti sottoscritti ai massimi livelli istituzionali vengano svuotati da una macchina amministrativa incapace di dare seguito ai propri impegni, trasformando diritti faticosamente conquistati in una sterile lettera morta e in attese estenuanti. La burocrazia, spesso autoreferenziale e lenta, finisce per svuotare di significato i principi sanciti dalle leggi". Inoltre, "nonostante il quadro normativo sia chiaro - continua De Lorenzo - la partecipazione dei pazienti nei Percorsi diagnostici terapeutici-assistenziali (Pdta) oncologici per contribuire alla loro progettazione, revisione e valutazione oncologici presenta ancora una forte variabilità regionale".
"La partecipazione delle associazioni di pazienti alle Reti oncologiche regionali e ai processi decisionali di ministero e Aifa rappresenta oggi un pilastro della governance sanitaria - sottolinea Maurizio Campagna, componente del comitato scientifico dell'Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici - Questo modello di collaborazione strutturata assicura uguaglianza nell'accesso alle cure, appropriatezza della spesa e l’effettiva umanizzazione dei percorsi assistenziali".
"Il cancro - precisa Elisabetta Iannelli, segretario Favo - non è solo una sfida clinica: ha un impatto sociale che coinvolge pazienti e caregiver. Nonostante le tutele assicurate dal Servizio sanitario nazionale, la malattia genera tossicità finanziaria, che obbliga a scelte difficili. Risparmi familiari vengono spesso erosi per coprire i costi per la mobilità sanitaria forzata, per il ricorso alla sanità privata per visite, esami e accertamenti o per l'assistenza domiciliare non rimborsata. In questo contesto, il welfare aziendale può diventare una vera infrastruttura di sostegno e rendere più sostenibile la vita quotidiana attorno alla cura e già esistono nel nostro Paese esempi virtuosi. Come Favo, riteniamo necessario promuovere modelli di assistenza sui luoghi di lavoro realmente inclusivi".
"In questa legislatura abbiamo voluto dare un segnale concreto anche sul piano dei diritti sociali e lavorativi, con l'approvazione della legge n. 106 del 2025, che rafforza le tutele per i lavoratori affetti da patologie oncologiche, invalidanti e croniche", dichiara il senatore Francesco Zaffini, presidente della X Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica. La norma riconosce che "il percorso di cura non può tradursi in una penalizzazione professionale o reddituale, introducendo strumenti aggiuntivi come permessi retribuiti per visite, esami e terapie, oltre a maggiori garanzie per la conservazione del posto di lavoro. A questo impegno - continua - si affiancano le misure contenute nell'ultima legge di Bilancio, che confermano l'attenzione del Governo e del Parlamento verso la sfida oncologica. La lotta contro il cancro richiede una strategia integrata: prevenzione, screening, diagnosi precoce, presa in carico territoriale, ricerca, accesso equo alle terapie innovative e tutela della qualità della vita durante e dopo la malattia. Investire in questi ambiti significa non solo migliorare l'aspettativa e la qualità di vita dei pazienti, ma anche rafforzare la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale. La collaborazione con realtà come Favo è essenziale per costruire politiche sanitarie realmente vicine ai bisogni delle persone".
Nel 2025 sono state stimate in Italia circa 390mila nuove diagnosi di tumore, ricorda la Favo. "In numerose neoplasie i tassi di sopravvivenza e guarigione sono in aumento - evidenzia Massimo Di Maio, presidente Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - Le evidenze scientifiche ci dimostrano che, in molti casi, il paziente può avere un beneficio anche grazie all'esercizio fisico. Si parla di 'exercise oncology'. Programmi di attività fisica adeguatamente strutturati sono in grado di migliorare parametri fisiologici, funzionali e psicologici nei pazienti oncologici, contribuendo a contrastare molti degli eventi avversi associati alla malattia e alle terapie". Lo studio Challenge, per esempio, ha dimostrato che un programma di esercizio fisico strutturato, in pazienti con tumore del colon, è risultato associato a un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da malattia e della sopravvivenza globale. "In Italia, però, l'effettivo inserimento dell'attività fisica nei percorsi di cura oncologici è ancora incompleto e disomogeneo - osserva Di Maio - Solo in alcune Regioni, recentemente, sono state rese operative le cosiddette 'palestre della salute'. A differenza di altri Paesi, come Regno Unito, Germania o Paesi Bassi, non esiste ancora un modello organizzativo condiviso a livello nazionale".
"Mentre su nutrizione e attività fisica l'attenzione istituzionale è già alta, è oggi urgente agire contro i cosiddetti rischi nascosti e taciuti del fumo-non-fumo, ossia sul mondo delle svapo - avverte Paola Varese, direttore scientifico Favo - La diffusione del fumo tecnologico si è ormai triplicata tra i giovanissimi negli ultimi 5 anni. Nonostante venga dipinto come un sistema sicuro per superare la dipendenza, i dati 2024-2025 delineano un'urgenza sociale: il 28% degli studenti è già un consumatore 'duale' o 'triale', alternando sigarette, e-cig e tabacco riscaldato. Questa combinazione funge da drammatico moltiplicatore di danno: se il fumatore tradizionale ha un rischio di cancro al polmone 14 volte superiore rispetto a chi non fuma, per il fumatore duale tale rischio balza a quasi 60 volte superiore, quadruplicando di fatto il pericolo rispetto al solo tabacco". Uno studio europeo ha identificato nelle e-cig 107 sostanze cancerogene, 32 mutagene e 20 composti legati alla sterilità, oltre alla liberazione di metalli pesanti come nichel e cromo durante il riscaldamento, rimarcano gli esperti. "La sfida, oggi, è promuovere consapevolezza tra giovanissimi e genitori - prosegue Varese - smontando una strategia di marketing accattivante che promuove abitudini che inducono dipendenza con gravi rischi per la salute".
"Un'ulteriore esigenza dei pazienti oncologici è sottoporsi ad alcune vaccinazioni per ridurre il rischio di complicanze gravi, accessi ospedalieri e mortalità - puntualizza Roberta Siliquini, Dipartimento di Scienze della sanità pubblica e pediatriche all'università di Torino - E' quanto sostiene un'ampia letteratura scientifica a livello internazionale, ma i tassi di copertura non sono ancora ottimali in Italia. Solo per l'antinfluenzale siamo a meno del 50%, in linea a quanto avviene in altri Paesi europei. Va migliorata l'offerta vaccinale attiva all’interno dei percorsi oncologici, per esempio prevedendo ambulatori vaccinali dedicati nei luoghi di cura". Conclude De Lorenzo: "I bisogni dei malati sono multidisciplinari e complessi. Il volontariato in oncologia si sta evolvendo e Favo si è strutturata per diventare un modello avanzato di interlocuzione istituzionale. Rappresentiamo più di 200 associazioni federate, 25mila volontari e 700mila iscritti in tutta Italia. Raccogliere e far sentire la voce dei pazienti non è più soltanto un'istanza etica o un obiettivo di equità. Rappresenta una vera e propria questione di metodo, per migliorare a 360 gradi la cura dei pazienti".
(Adnkronos) - Il Museo MaXXI di Roma ha aperto le sue porte alla mostra fotografica “Italia di Moda”, un racconto per immagini che in 48 fotografie narra i luoghi dell’Italia in una cornice di paesaggi, città e borghi. Protagonisti del progetto - in mostra dal 14 maggio al 7 giugno - il fotografo Andrea Varani e la top model di origini russe e ucraine Ludmilla Voronkina Bozzetti, che in viaggio per oltre un anno hanno utilizzato la moda come linguaggio narrativo per raccontare il territorio, l’arte e la cultura italiana. (Video)
Gli abiti indossati per gli scatti, firmati da alcune delle più iconiche maison italiane tra cui Giorgio Armani, Dolce & Gabbana, Roberto Cavalli ed Etro, non rappresentano solo un elemento puramente estetico ma si integrano nelle caratteristiche e nella bellezza dei paesaggi, fondendosi con l’identità dei luoghi. Simbolo di come la moda sia anche mezzo di conoscenza del territorio e di atmosfere locali.
Filo rosso tra le fotografie della mostra è l’equilibrio visivo tra corpo, spazio e cultura, che trovano espressione nell’interpretazione di Ludmilla Voronkina Bozzetti e nello sguardo di Andrea Varani, attraverso scatti che raccontano un Paese fatto di luoghi e sensazioni che con il mezzo della fotografia di moda cercano un nuovo orizzonte di visione artistica, superando i confini tradizionali.
Dalle Dolomiti al Sud Italia, passando per città simbolo e luoghi meno conosciuti, “Italia di Moda”, negli spazi del MaXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha dunque l’obiettivo di incarnare un progetto visivo all’avanguardia che restituisca una geografia emozionale del Belpaese. Elementi simbolo delle regioni italiane diventano dunque strumento visivo del racconto: un rigoglioso vigneto della Toscana, le rocce della Sardegna, un gelato sulla scalinata di Piazza di Spagna/Trinità dei Monti e tanto altro, una vera e propria immersione in tradizioni e ambienti che circondano l’essere umano e nella bellezza degli spazi naturali e urbani.
“È un progetto dove il protagonista è soltanto l’Italia, anche se il linguaggio è quello della moda. Vorrei che le persone si immergessero in questa narrazione, si sentissero un po’ parte di un Paese e un popolo che sono unici. I luoghi sono stati scelti perché famosi, altri perché li conoscevo personalmente ed erano tappe della mia infanzia che ho voluto reinserire nel progetto.” Racconta il fotografo autore degli scatti, Andrea Varani, che ha parlato di un trasporto sentimentale nell’utilizzare come set anche luoghi della sua infanzia.
“Questo è il nostro racconto dell’Italia, delle bellezze ed eccellente italiane. Abbiamo fatto un viaggio ungo quasi un anno in cui abbiamo incontrato tantissime persone che ci hanno aiutato molto, ci hanno aperto le loro case e raccontato le loro storie. In ognuna delle 20 regioni abbiamo fatto due o tre scatti caratteristici per raccontarne le eccellenze, e io sono onorata di partecipare ed essere musa di questo progetto, che nasce dalla volontà di raccontare il nostro amore per l’Italia. Con il fotografo abbiamo voluto coniugare le bellezze con la moda, che è grande vetrina del Made in Italy nel mondo. Il nostro progetto dopo questa tappa al MaXXI andrà a giugno a Firenze, poi Vicenza e tappe internazionali come Madrid, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti.” Racconta Ludmilla Voronkina Bozzetti, la modella protagonista di tutti gli scatti.

(Adnkronos) - Birra Peroni e Cigierre – Compagnia Generale Ristorazione spa - azienda italiana leader nel casual dining, annunciano l’avvio di una nuova collaborazione: 'The Lab (Learning across brand)', un programma innovativo di sviluppo interaziendale che nasce dalla volontà condivisa di investire in modo continuo sulla crescita dei talenti, sperimentando modalità di apprendimento capaci di superare i confini organizzativi tradizionali. Il progetto rappresenta un’evoluzione naturale del percorso già avviato tra le due realtà e si inserisce all’interno dell’ecosistema formativo della Cigierre Academy - Centro di formazione d’eccellenza del Gruppo Cigierre - che da tempo coinvolge entrambe le aziende in iniziative dedicate allo sviluppo delle competenze nel settore. Con The Lab, la formazione si trasforma in esperienza concreta e contaminazione tra culture aziendali: un laboratorio in cui competenze, visioni e modelli di business diversi si incontrano per generare valore condiviso.
Il programma coinvolge 12 talenti interni delle due aziende, provenienti da diverse aree del business, che da maggio a novembre lavoreranno fianco a fianco su due progetti strategici ad alto impatto: sviluppo del segmento no-alcol all’interno del modello di business Cigierre con l’obiettivo di aumentarne la penetrazione in specifiche occasioni di consumo – come il pranzo – e di intercettare nuovi target di consumatori all’interno di insegne come Old Wild West e Wiener Haus; employer branding del settore horeca con lo sviluppo di strategie ed iniziative concrete per rafforzare l’attrattività del canale nel mercato del lavoro, valorizzando le opportunità professionali offerte dal comparto.
Accanto al lavoro progettuale, i partecipanti prenderanno parte a momenti di formazione dedicata – tra cui project management, design thinking e sviluppo di competenze soft e digitali – oltre a sessioni di confronto diretto con il management.
"Voglio ringraziare Cigierre per questo progetto sviluppato insieme. Portare la nostra collaborazione oltre il perimetro strettamente commerciale ci permette non solo di costruire relazioni più solide ma soprattutto di offrire alle colleghe e ai colleghi delle opportunità innovative di sviluppo professionale. The Lab metterà le persone in contatto con prospettive diverse e complementari, favorendo un confronto aperto e unico nel suo genere", ha dichiarato Gianluca Di Gioia, direttore HR di Birra Peroni "Questo per noi è un ulteriore passo nel rendere Birra Peroni sempre più 'The Place to BE(er)', un’azienda che è molto più di un semplice luogo di lavoro, in cui poter crescere, mettersi alla prova e contribuire attivamente al futuro del business".
Anche Cigierre sottolinea il valore strategico dell’iniziativa. "La contaminazione tra culture diverse è alla base dello spirito che anima la nostra Cigierre Academy. The Lab rappresenta una nuova opportunità che ci stimola e ci coinvolge in questa direzione. È un piacere lavorare insieme a Birra Peroni, campione ed esempio di inclusione per questo progetto. Sarà un percorso fatto di collaborazione e apprendimento, un’occasione di sviluppo per tutti noi", dichiara Mario Perego, group head of hr di Cigierre.

(Adnkronos) - Le cefalee non sono un semplice dolore passeggero, ma patologie neurologiche complesse che possono compromettere profondamente qualità della vita, relazioni sociali e attività lavorativa. In occasione della Giornata del mal di testa, che si celebra il 16 maggio, la Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) e la Società italiana di neurologia (Sin) lanciano la campagna 'Su la testa': un invito rivolto a pazienti, medici e istituzioni a guardare oltre il sintomo e affrontare le cefalee come una priorità di salute pubblica.
Le cefalee - spiegano gli esperti in una nota - comprendono diverse forme cliniche, dall'emicrania alla cefalea tensiva, fino alle forme più rare e severe come la cefalea a grappolo e le nevralgie cranio-facciali. Solo l'emicrania interessa in Italia circa 6-7 milioni di persone ed è oggi riconosciuta tra le principali cause di disabilità nella popolazione adulta. In molti casi, oltre al dolore, i pazienti sperimentano nausea, vomito, sensibilità a luce e rumori, difficoltà cognitive e alterazioni della concentrazione, con un impatto importante sulla vita quotidiana. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha compiuto progressi decisivi nella comprensione dei meccanismi biologici delle cefalee. Oggi sappiamo che il dolore nasce dall'attivazione del sistema trigemino-vascolare e dal coinvolgimento di mediatori come il Cgrp (peptide correlato al gene della calcitonina) e l'ossido nitrico, elementi che hanno aperto la strada a nuove terapie target sempre più efficaci e mirate.
La campagna 'Su la testa' invita a "non farsi schiacciare dal mal di testa - afferma Marina de Tommaso, presidente Sisc - E' un messaggio rivolto: ai pazienti, che non devono chiudersi in casa pensando di risolvere il problema da soli, ma rivolgersi al medico; ai medici, che devono conoscere sempre meglio le opportunità offerte dalla ricerca e alle istituzioni, che devono guardare oltre il costo immediato delle cure. Se non interveniamo tempestivamente, il rischio è la cronicizzazione della malattia, con conseguenze molto pesanti sulla vita delle persone e sull'intero sistema sociale e sanitario". Uno dei punti centrali richiamati dagli specialisti riguarda proprio la "tempestività dell'intervento terapeutico: assumere precocemente i farmaci ai primi segnali della cefalea può contribuire a bloccare l'innesco della crisi acuta e ridurre il rischio che gli attacchi diventino sempre più frequenti e invalidanti". Si tratta di un percorso che richiede però diagnosi rapide, corretta informazione e accesso omogeneo alle cure su tutto il territorio nazionale.
"Le cefalee rappresentano una delle principali cause neurologiche di disabilità e richiedono una presa in carico strutturata e multidisciplinare - dichiara Mario Zappia, presidente Sin - Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici che consentono di migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti, ma resta fondamentale rafforzare la collaborazione tra medicina del territorio, neurologi e centri specialistici, affinché nessun paziente arrivi troppo tardi alle cure appropriate".
"Per troppo tempo le cefalee, e in particolare l'emicrania, sono state banalizzate come un semplice mal di testa, mentre oggi sappiamo che si tratta di patologie neurologiche complesse, che coinvolgono diversi sistemi del cervello e possono compromettere profondamente la qualità della vita - sottolinea Cristina Tassorelli, segretario della Sin - Negli ultimi anni la ricerca ha compiuto progressi straordinari: la scoperta di nuovi meccanismi biologici, come il ruolo del Cgrp e dell'infiammazione neurogena, ha portato allo sviluppo di terapie innovative e sempre più mirate, capaci di cambiare concretamente la vita di molti pazienti. La sfida adesso è fare in modo che queste opportunità terapeutiche arrivino effettivamente alle persone che ne hanno bisogno, evitando l'evoluzione verso forme croniche e altamente invalidanti".
La campagna prevede in tutte le regioni italiane iniziative di sensibilizzazione negli ambulatori dei medici di medicina generale, nelle scuole, nelle piazze e nei comuni, attraverso incontri informativi, campagne educative e attività territoriali promosse dalle sezioni regionali della Sisc insieme alla Sin. "La Giornata del mal di testa - conclude de Tommaso - serve proprio a mantenere alta l'attenzione su patologie che riguardano milioni di persone e che non possono più essere considerate disturbi minori. Dobbiamo continuare a fare passi in avanti, anzi 'in alto', nella conoscenza, nella diagnosi e nella presa in carico dei pazienti".
(Adnkronos) - Premiazione oggi in Campidoglio della squadra di Daniele De Rossi Ostiamare, promossa in serie C dopo 35 anni.

(Adnkronos) - Donyell Malen è un giocatore della Roma e continuerà a esserlo anche nella prossima stagione. La curiosità è che l'ufficialità del riscatto dell'attaccante da parte dei giallorossi arriva... grazie alla sconfitta della Lazio nella finale di Coppa Italia contro l'Inter. Il trionfo dei nerazzurri ha reso certa la qualificazione della squadra di Gasperini almeno all'Europa League, condizione presente nell'accordo fatto mesi fa con l'Aston Villa per il riscatto del bomber olandese, che ha spaccato il campionato a suon di gol.
Malen è arrivato a Roma a gennaio, in prestito con obbligo di riscatto a 25 milioni: per far scattare la clausola servivano il 50% delle presenze sul totale delle gare a disposizione da gennaio (già superate) e la qualificazione a una delle due competizioni europee più importanti: è sicura da ieri quella all'Europa League, ma i giallorossi tenteranno di raggiungere la Champions nelle ultime due partite della stagione. Fin qui, Malen ha realizzato 13 gol in campionato. Numeri monstre considerando il suo arrivo a metà campionato, che lo mettono dietro solo a Lautaro Martinez, a quota 17.

(Adnkronos) - "Colloqui e incontri estremamente positivi e produttivi". Così Donald Trump ha descritto gli impegni a Pechino, dove ha visto il leader cinese Xi Jinping. Il presidente degli Stati Uniti, riportano i media americani, ha ringraziato Xi per "la magnifica accoglienza, senza pari". Durante il banchetto a cui ha partecipato con Xi, il presidente Usa ha aggiunto che sinora i colloqui sono stati "tutti positivi per gli Usa e la Cina".
"Oggi abbiamo avuto conversazioni e incontri estremamente positivi e produttivi con la delegazione cinese, e questa sera è un'altra preziosa opportunità per discutere tra amici alcune delle cose di cui abbiamo parlato oggi", ha detto Trump parlando all'inizio del banchetto di Stato offerto da Xi e sottolineando come la relazione tra Stati Uniti e Cina sia "una delle più significative nella storia umana". E a esempio dell'influenza americana sulla cultura del gigante asiatico, il presidente ha detto che "molti cinesi ora amano il basket e i blue jeans". E d'altro canto "i ristoranti cinesi in America oggi superano in numero le cinque più grandi catene di fast food negli Stati Uniti messe insieme", ha osservato, definendola "un'affermazione piuttosto importante".
Trump ha invitato Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan alla Casa Bianca, ha annunciato lo stesso presidente americano durante il banchetto offerto dal presidente cinese, precisando che l'incontro avverrà il 24 settembre. "Non vediamo l'ora. E ora vorrei alzare un calice e proporre un brindisi ai ricchi e duraturi legami tra i popoli americano e cinese", le parole del presidente Usa.
“Grazie ancora, presidente Xi, per questa splendida accoglienza, e stasera, è mio onore estendere un invito a lei, signora Peng, a farci visita alla Casa Bianca questo 24 settembre", ha detto Trump, tornando a definire quella tra Washington e Pechino "una relazione molto speciale, e voglio ringraziarvi ancora, questo è un momento incredibile".
"Il mondo è un mondo speciale con noi due uniti e insieme", ha scandito il presidente Usa durante il discorso al banchetto di Stato, ribadendo che Stati Uniti e Cina hanno "molto in comune" e indicando i valori del "duro lavoro", del "coraggio" e del "successo".
Insieme, Cina e Stati Uniti, "possiamo aiutarci a vicenda a raggiungere il successo", ha detto il leader cinese Xi Jinping, secondo le dichiarazioni riportate dai giornalisti al seguito del presidente degli Stati Uniti. "I popoli di Cina e Stati Uniti sono entrambi grandi popoli, impegnati a realizzare il grande rinnovamento della nazione cinese e a rendere di nuovo grande l'America", ha affermato Xi, che ha aggiunto "make America great again", citando lo slogan secondo la traduzione ascoltata dai reporter.
"Oggi con il presidente Trump abbiamo avuto uno scambio approfondito sulle relazioni Cina-Usa e le dinamiche a livello regionale e internazionale" e "sia la Cina che gli Stati Uniti guadagnano dalla cooperazione e perdono nel confronto", motivo per cui "i nostri due Paesi dovrebbero essere partner e non rivali", ha ribadito il leader cinese.
"Entrambi crediamo che le relazioni Cina-Usa siano le più importanti a livello bilaterale al mondo - ha aggiunto, nelle dichiarazioni raccolte dalla Cnn - Dobbiamo farle funzionare e non rovinarle mai". "Io e il presidente Trump abbiamo concordato di costruire un rapporto costruttivo tra Cina e Usa di stabilità strategica per promuovere uno sviluppo stabile, sano e sostenibile delle relazioni e portare pace, prosperità e progresso al mondo", ha aggiunto Xi Jinping.

(Adnkronos) - Cercasi idraulici (e non solo) disperatamente: non è un problema solo della casalinga di Voghera ma anche delle grandi aziende. Anche quest’anno la lista degli 'introvabili' sul mercato del lavoro, ovvero di quelle figure professionali di difficile reperimento, è infatti colma di profili tecnico-pratici. Lo conferma l’edizione 2026 dell’Osservatorio tematico realizzato dal Centro Nazionale Orientamento di Elis, ente di formazione e consorzio di aziende, che in questa duplice veste gode di un punto di vista privilegiato, riunendo intorno a sé oltre 130 soggetti, tra grandi Gruppi, Pmi, Università e Centri di ricerca, concentrati soprattutto nei settori digitale, energia, grandi opere, finanza e trasporti.
Sono proprio le stesse aziende a constatare che trovare addetti come autisti di mezzi pubblici, manutentori, impiantisti elettrici e idraulici, saldatori sia attualmente una missione spesso complicatissima. Rispetto all’edizione 2025, sembra invece che la carestia di camerieri, addetti al retail, tecnici per impianti fotovoltaici e fibra ottica stia, nel frattempo, gradualmente rientrando, consentendo a questi mestieri di uscire dalla top 10 dei più introvabili (per le aziende). Sono dati che, in ogni caso, non stupiscono, visto che lo stesso Cno, sempre insieme a Skuola.net, solo qualche settimana fa aveva confermato un trend noto da tempo: quasi uno studente delle superiori su due (il 48,9%) scarta a prescindere l'idea di svolgere un mestiere tecnico-pratico, un dato peraltro in aumento di quasi il 20% rispetto allo scorso anno.
Ma quali sono queste famose professioni per cui le aziende faticano a trovare candidati? Ecco la classifica elaborata da Elis, in ordine di vacancy, ovvero la quantità di posti mancanti stimati:
1. Operaio edile (inclusi carpentieri, escavatoristi, ecc.). La medaglia d'oro degli introvabili va a chi materialmente costruisce le nostre città e tiene in piedi le nostre case. Senza gli operatori del cantiere, i grandi progetti infrastrutturali rischiano di restare bloccati sulla carta.
2. Manutentore industriale. Le fabbriche italiane, in alcuni settori vero e proprio fiore all'occhiello nel mondo, hanno costantemente bisogno di mani esperte per evitare il fermo macchine. Eppure, la carenza di questi profili tecnici, chiamati a riparare e supervisionare le linee di produzione sul lungo periodo, potrebbe presto mettere in seria difficoltà l'intero comparto manifatturiero.
3. Impiantista elettrico/elettricista. Dalle abitazioni private ai grandi capannoni industriali, l'energia deve scorrere in totale sicurezza. Peccato che gli esperti che installano, aggiornano e riparano questi impianti complessi siano diventati una vera e propria rarità sul mercato del lavoro.
4. Saldatore. L'unione di componenti metalliche richiede precisione assoluta e competenze non indifferenti. Se i robot hanno imparato a farlo benissimo in fabbrica su oggetti di dimensioni contenute, ci sono settori in cui questo è letteralmente impossibile: cantieri marittimi, edilizia e grande industria. Anche in un Paese altamente tecnologico come gli Stati Uniti ha fatto scalpore la storia di una scuola professionale per saldatori che, al primo impiego, assicura ai suoi diplomati uno stipendio uguale, o persino superiore, a quello di un laureato al college.
5. Meccanico specializzato. Riparare veicoli o macchinari complessi non è più 'solo' un lavoro manuale, ma un'attività che fonde meccanica e alta tecnologia, in campo elettrico ed elettronico. In una parola: meccatronica. Le aziende del settore automotive e dell'industria di precisione sono alla continua ricerca di queste figure. Che, purtroppo, sono altrettanto costantemente scarse in termini numerici.
6. Impiantista idraulico. Quando si parla di idraulica, oggi, non ci si riferisce più solo alla riparazione di tubature domestiche. Spesso, infatti, si tratta di dover gestire complessi sistemi termoidraulici, vitali per la transizione ecologica e l'efficientamento energetico degli edifici e delle aziende. Un settore, dunque, in fortissima espansione che però denuncia un vuoto di decine di migliaia di addetti qualificati.
7. Tecnico di automazione.I robot e le linee automatizzate dominano l'Industria 4.0, ma per controllarli servono esseri umani preparatissimi. Questo specialista ibrido, che si muove con disinvoltura tra informatica, elettronica e meccanica, è attualmente tra i più contesi dai 'cacciatori di teste'.
8. Programmatore Cnc. Tradurre un disegno al computer in istruzioni digitali per un macchinario di altissima precisione: è questo il ruolo essenziale dei programmatori a controllo numerico (Cnc). Un mestiere che unisce sapientemente intelligenza digitale e cuore manifatturiero. Peccato che sia ancora molto snobbato dai più giovani, che invece potrebbero avere una predisposizione naturale per svolgerlo.
9. Tecnico di laboratorio controllo qualità. Il 'Made in Italy' si basa sull'eccellenza, e sono proprio questi specialisti a certificarla. Senza professionisti attenti ai dettagli, che testano e garantiscono gli standard qualitativi delle produzioni, le filiere rischiano di subire pericolose battute d'arresto. Il problema è che sul mercato ce ne sono molti meno di quanti ne servirebbero.
10. Autista di mezzi pubblici. La mobilità sostenibile (non solo dal punto di vista ecologico) nelle nostre città dipende, anche e soprattutto, dagli addetti al trasporto pubblico: conducenti di autobus, tram e metro. Una professione che è sempre a contatto con i cittadini e fondamentale per la vita urbana, ma che fatica enormemente a trovare un adeguato ricambio generazionale. Ormai da anni. E attenzione, la guida autonoma in contesti complessi e imprevedibili come le nostre città è ancora al di là da venire.
Quelle appena descritte sono figure professionali che mancano non solo in alcuni specifici contesti. Si tratta di carenze sistemiche e strutturali. L’analisi di Cno e Skuola.net mette, infatti, insieme il fabbisogno espresso dalle 103 imprese del Consorzio Elis e da altre aziende partner dell’organizzazione, incrociandolo con i dati di alcune grandi agenzie del lavoro che aderiscono al Consorzio, tra cui Gi Group, Manpower, Orienta, Randstad, Umana. A questi si aggiungono le statistiche fornite dalla Piattaforma Siisl del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e i risultati degli studi periodici di Unioncamere e Confcommercio. Si tratta, quindi, di una rosa di opportunità di lavoro che non sono legate a mode passeggere o comparti specifici ma che, anzi, garantiscono una certa longevità. Al contrario di alcune professioni teorico-culturali, che restano le preferite dei giovani ma che saranno profondamente 'toccate', in termini di fabbisogni occupazionali, dalla diffusione dell’AI.
“Le proiezioni di Anthropic, tra i big dell’Intelligenza Artificiale, prevedono un impatto estremamente ridotto dell’IA soprattutto sui mestieri tecnici, che sono peraltro estremamente richiesti dal mercato – osserva Pietro Cum, amministratore delegato Elis –. Un motivo in più per riscoprire queste professioni, considerate troppo spesso una scelta di ripiego, quando invece sono indispensabili al Paese e di grande soddisfazione, anche economica, per chi le svolge".
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