Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....

A guardarla bene ricorda un 'disco volante' e in effetti fu creata per la prima volta nel 1955 proprio dopo un presunto avvistamento di Ufo sopra lo stadio di Firenze, da una trafila in bronzo realizzata a Pistoia. Un'origine curiosa per un originale formato di pasta lanciato sul mercato quest'anno con il nome 'Riccioli', che è l'ultimo nato in casa 'Tirrena', brand d'eccellenza creato nel 2023 dalla famiglia Frescobaldi, dando una nuova vita ai terreni posseduti fin dal 1300 in quello che ancora oggi è considerato il 'granaio di Firenze', a metà strada tra il capoluogo toscano e la costa. Un terroir particolarmente vocato alla coltivazione dei grani antichi, grazie alla sinergia tra terreni argillosi, clima mite e brezze del Mar Tirreno, da cui deriva il nome di questa pasta a filiera corta, al 100% 'made in Tuscany', dal chicco alla tavola.
Un progetto che unisce agricoltura, ricerca e cultura gastronomica e che è espressione autentica del territorio toscano, unito al sapere e alla visione della famiglia Frescobaldi. A spiegare come è nato è Matteo Frescobaldi, brand manager di Tirrena e dell’olio Laudemio Frescobaldi, 30ma generazione di una delle più antiche e illustri casate aristocratiche fiorentine: "Coltiviamo grano da sempre. Attorno all’anno 1000 i Frescobaldi si trasferirono a Firenze dalla Val di Pesa, dove ancora oggi possiedono la Tenuta Castiglioni, il più antico possedimento agricolo, un terroir naturalmente vocato alla coltivazione del grano duro. Il clima mite e le brezze pomeridiane del Mar Tirreno creano le condizioni ideali per un’agricoltura rispettosa e sostenibile. È qui che abbiamo 150 ettari di terreno da sempre destinati alla coltivazione di cereali, che però erano rivolti alla vendita".
"Poi, data la grande espansione che il settore dell’alta gastronomia ha avuto negli ultimi anni, abbiamo deciso di dedicare una parte di essi alla realizzazione di una pasta di alta qualità. L'idea era di fare della pasta quello che già avevamo fatto per l'olio: un prodotto di eccellenza. Ciò che rende davvero unica Tirrena è la qualità che nasce dal terreno stesso in cui viene coltivata la materia prima. È una pasta che esprime in pieno il carattere del territorio toscano, proprio come accade anche con un grande vino", sottolinea.
Tirrena è una pasta di semolato di grano duro, quindi semi-integrale e poco raffinata, con un maggiore contenuto di fibre, polifenoli, germe di grano e vitamine, ottenuta da un blend di farine di tre grani antichi - Senatore Cappelli (circa 50%), Khorasan (circa 35%) ed Evoldur (circa 15%) - selezionate dopo anni di ricerca agronomica insieme al professor Stefano Benedettelli dell’Università di Firenze, con l’obiettivo di individuare il mix più adatto ai terreni e al clima della zona. Per arrivare a questo blend, ricorda Matteo Frescobaldi, "abbiamo fatto diverse prove da un punto di vista sia produttivo sia gustativo e dopo 3 anni siamo arrivati a questo blend".
Sono grani duri antichi coltivati esclusivamente nelle tenute Frescobaldi della Val di Pesa (Montespertoli) e di Collesalvetti (Livorno), portati per la molitura al Molino Borgioli di Calenzano e poi affidati per la trasformazione al Pastificio Artigiano Fabbri di Strada in Chianti, una realtà storica fondata nel 1893, esempio di eccellenza nella lavorazione lenta e a bassa temperatura. "Dopo averne visitati tanti, abbiamo scelto quello che secondo noi è il migliore pastificio artigianale, l'unico che trafila la pasta mantenendo una temperatura a 38 gradi", precisa.
La pasta, infatti, viene essiccata dalle 72 alle 144 ore in celle statiche a temperature rigorosamente al di sotto dei 38° C per preservare le qualità organolettiche del grano e aumentarne la digeribilità. Ciò garantisce di conservare inalterato il sapore del grano e conferisce alla pasta, oltre a innumerevoli benefici per la salute, una straordinaria capacità di assorbire i condimenti. Una lavorazione resa possibile da una filiera integrata che permette di controllare ogni fase, dalla coltivazione alla pastificazione.
Tirrena, quindi, è una pasta espressione del suo territorio e a rappresentarlo è anche il packaging: il motivo ondulato che decora le eleganti confezioni vuole rappresentare, infatti, i campi di grano stilizzati. Non solo: ogni pacco reca una scheda tecnica del prodotto che riporta luogo di coltivazione e regione di produzione, blend in percentuale delle varietà di grani antichi, epoca di raccolta, tipologia di sfarinato, temperature e giorni di essiccazione per ogni formato. "Un approccio che valorizza la filiera, la trasparenza e il legame con la terra, capace di portare sulla tavola di tutto il mondo l’essenza della Toscana”, assicura Matteo Frescobaldi.
Nel 2025 sono stati coltivati circa 100 ettari di grano duro, da cui sono stati ottenuti 1.000 quintali, trasformati in 700 quintali di semolato e circa 600 quintali di pasta Tirrena. La distribuzione avviene per metà sul mercato italiano, mentre l'altra metà è destinata all'export e in prevalenza verso gli Stati Uniti, che assorbono almeno il 30%, mentre il restanto 20% va al resto del mondo. Il 70% delle vendite avviene nel canale retail e il 30% nella ristorazione, dove Tirrena sta progressivamente trovando spazio nelle cucine di chef e trattorie contemporanee, soprattutto a Firenze.
Lanciata nel 2023 con sei formati, la collezione Tirrena oggi conta undici referenze. Tra i formati più richiesti si confermano gli Spaghetti n.5, seguiti da Linguine, Penne, Paccheri e Caserecce. Se nel canale retail guidano le vendite Spaghetti n.5, Penne e Caserecce, nella ristorazione trovano maggiore diffusione Spaghetti n.5, Paccheri e Mezze Maniche. Con l’arrivo dei Riccioli - dalla forma avvolgente capace di trattenere i condimenti, rendendola ideale per sughi cremosi e ricchi - Tirrena continua così a svilupparsi restando fedele alla propria visione: una pasta che nasce dalla terra, valorizza la biodiversità dei grani antichi e racconta un nuovo modo di interpretare la tradizione italiana. Un progetto, dunque, che affonda le sue radici nel passato, ma che guarda con consapevolezza al futuro, promuovendo la qualità, la tracciabilità e l’identità di un prodotto che è già diventato simbolo del 'made in Tuscany'.

(Adnkronos) - Da Barbara D'Urso a Strscia la Notizia passando per il Grande Fratello Vip, la Ruota della Fortuna, Bianca Berlinguer e Giorgio Panariello. Nel corso della serata con la stampa a Cologno Monzese, Pier Silvio Berlusconi ha risposto a diverse domande e annunciato le novità dei palinsesti Mediaset.
Per quanto riguarda le indiscrezioni relative a un possibile veto nei confronti di Barbara D'Urso nelle altri reti, dopo l'uscita da Mediaset, Berlusconi ha commentato: "Ma quale veto?". Il chairman e group ceo di Mfe-Mediaforeurope ha respinto con decisione questa ricostruzione: "Se avessi davvero questo potere di porre veti, non lo avrei forse utilizzato per la vicenda di Ei Towers?". Berlusconi ha poi chiarito di non avere alcuna intenzione di intervenire sulle scelte professionali della conduttrice: "Per quanto riguarda Barbara D'Urso, alla quale auguro ogni bene, non è affar nostro dove decide di andare a lavorare".
Pier Silvio Berlusconi ha risposto anche a una domanda sul futuro di 'Striscia la Notizia' e sul rapporto con Antonio Ricci. Ha preferito non sbilanciarsi, spiegando che sono in corso valutazioni interne sul programma: "Su Striscia la Notizia stiamo valutando e ragionando ad oggi. Non ho alcuna informazione in più da dare". Una dichiarazione che lascia quindi aperti tutti gli scenari sul futuro dello storico tg satirico ideato da Antonio Ricci, uno dei brand più longevi e rappresentativi della televisione Mediaset.
Rispondendo a una domanda su 'La Ruota della Fortuna', sul sorpasso su 'Affari Tuoi' e sui progetti futuri, Pier Silvio Berlusconi ha spiegato che il successo del quiz non nasce da un'idea improvvisata ma da una strategia editoriale studiata da tempo: "Non è che il successo de 'La Ruota della Fortuna' porti con sé l'esperimento di altri ritorni o revival di grandi classici. È esattamente il contrario". E ha raccontato che il progetto era stato impostato l'anno precedente alla messa in onda: "Abbiamo deciso di lavorare su alcuni grandi classici della televisione e di riportarli in onda. Il primo è stato 'La Ruota della Fortuna', ma erano già in lavorazione, ed erano già parte della nostra strategia editoriale, anche 'Passaparola', 'Ok, il Prezzo è Giusto!' e altri titoli storici che per il momento non voglio ancora svelare".
Il numero uno di Mediaset ha ricordato che i segnali positivi erano arrivati fin dalle prime sperimentazioni: "La Ruota della Fortuna' era già andata in onda con ottimi ascolti nell'autunno di due stagioni fa e, a novembre, riflettendo sull'evoluzione dell'access di Canale 5, abbiamo iniziato a ragionare sul futuro. Con tutto il rispetto per il lavoro di 'Striscia la Notizia' e di Antonio Ricci, ci siamo chiesti se non fosse il momento di provare qualcosa di completamente diverso. Non una soluzione simile a quella della Rai ma un vero cambiamento". A convincere Mediaset sono stati soprattutto i dati raccolti nelle prove effettuate: "Guardando agli ascolti, alla permanenza del pubblico e alle sensazioni che avevamo raccolto fin dalle puntate zero nel preserale, a fine novembre avevamo già deciso che il futuro dell'access sarebbe stato 'La Ruota della Fortuna'. E così è stato". Sul futuro del format, Berlusconi lascia aperte diverse possibilità: "Potrebbero esserci anche delle edizioni in prima serata".
Berlusconi ha commentato anche l'arrivo di Giorgio Panariello e la collaborazione con Selvaggia Lucarelli, soffermandosi anche sulla strategia editoriale di Canale 5. Parlando di Panariello, Berlusconi ha spiegato: "E' una sfida, una novità per noi. In passato ha già lavorato con il nostro gruppo e ora realizzerà un evento destinato a ripetersi nel tempo. Stiamo inoltre lavorando per capire se ci siano le condizioni per sviluppare anche una fiction con lui". Il top manager ha poi rivendicato la ricchezza dell'offerta italiana che alimenta la programmazione della rete: "Non so se vi rendete conto della ricchezza che abbiamo in Italia, dal cinema alla fiction, con tutti quei volti che il pubblico di Canale 5 riconosce e sente vicini. Noi continuiamo a lavorare per aggiungerne altri, mantenendo quell'intrattenimento classico che il pubblico ci chiede, ma affiancandolo a una linea di grandi eventi che probabilmente nessun altro al mondo realizza come noi". Secondo Berlusconi, questa strategia ha già prodotto risultati concreti: "Stiamo percorrendo una strada nuova. Credo che ci siamo riusciti e che sia una strada bellissima, perché questi eventi portano su Canale 5 anche un pubblico che abitualmente non segue la rete. Vorremmo esportare questo modello anche in Spagna e in Germania, ma non è semplice".
Un passaggio è stato dedicato anche a Selvaggia Lucarelli, sbarcata ufficialmente a Mediaset nel marzo 2026, come opinionista di punta dell'edizione del Grande Fratello Vip su Canale 5 e alla guida della prossima edizione de 'L'Isola dei Famosi'. "Con Selvaggia abbiamo un contratto di collaborazione. È una professionista che ci piace e intanto iniziamo così, che mi sembra già molto - ha evidenziato Berlusconi -. La posizione che avrà nel Grande Fratello è totalmente innovativa e sperimentale e credo che questo dica già molto della volontà che abbiamo di lavorare insieme anche in futuro".
Nel corso della serata con la stampa, Pier Silvio Berlusconi ha confermato la centralità del Grande Fratello VIP nella strategia di Canale 5, sottolineando la fiducia nella squadra che realizzerà il programma. "La squadra è confermata e ci piace molto. Il programma partirà a settembre con una stagione classica. Non escludiamo che possa essere riproposto anche in primavera". Berlusconi ha ribadito come il reality rappresenti ormai una presenza stabile nell'offerta della rete: "Il Grande Fratello è una costante del palinsesto di Canale 5 e, sia in termini di volume produttivo sia di risultati, continua a ottenere ottimi riscontri".
Parlando invece de 'L'Isola dei Famosi', il chairman e Group ceo di Mfe-Mediaforeurope ha spiegato che il programma tornerà con un'impostazione diversa rispetto al passato: "Abbiamo cambiato formula, scegliendo una strada nuova e più efficiente. Anche la conduzione sarà diversa, proprio per provare a innovare il format". Sulla collocazione in palinsesto resta ancora qualche valutazione da completare: "Potrebbe trovare spazio tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027, oppure direttamente nei primi mesi del 2027".
E' tornato anche sul progetto di seconda serata affidato a Bianca Berlinguer, già annunciato in passato ma mai arrivato concretamente in onda: "Vi ricordate che avevo annunciato una seconda serata condotta e realizzata da Bianca Berlinguer? Non ha ancora avuto una reale produzione e una messa in onda. Io non volevo che andasse in onda in orari improbabili e contro programmazioni particolarmente difficili. Ma siccome gli orari improbabili sono una caratteristica della televisione italiana, abbiamo deciso di saltare un giro".
Il progetto, però, non è stato accantonato: "Da gennaio 2027 Bianca Berlinguer condurrà una serie di appuntamenti in seconda serata su Canale 5". Il chairman e group ceo di Mfe-Mediaforeurope ha inoltre lasciato aperta la possibilità che l'iniziativa possa proseguire anche nella stagione successiva. I nuovi appuntamenti avranno una chiara impronta politica e saranno distinti rispetto al lavoro svolto dalla giornalista su Rete 4: "Visto l'anno particolare che ci attende, le seconde serate saranno dedicate all'informazione politica, differenziandosi da 'È Sempre Cartabianca'".
Tra le novità allo studio per la prossima stagione di Canale 5 ci sono due storici game show della televisione italiana: 'Passaparola' e 'Ok, il Prezzo è Giusto!'. Ad annunciarlo è stato Federico di Chio, direttore marketing strategico Mediaset, spiegando che stanno lavorando al rilancio dei due format: "Sono due grandissimi marchi storici di Mediaset che vogliamo rivitalizzare, così come abbiamo fatto con 'La Ruota della Fortuna'" ha detto durante la serata con la stampa a Cologno Monzese.
Nel frattempo, la rete conferma i principali titoli dell'intrattenimento. Nel preserale e nell'access prime time torneranno 'Avanti un Altro!', 'The Wall', 'Caduta Libera'. Per la seconda serata spazio all'approfondimento con Federico Rampini, che tornerà in autunno con quattro nuove puntate di 'Risiko - Sfide di potere'. Per quanto riguarda Italia 1, vengono confermati alcuni dei programmi simbolo della rete: 'Le Iene', 'Le Iene Inside', 'Zelig On' e 'Sarabanda Celebrity'. Grande attenzione anche al cinema, con una programmazione che comprende alcuni dei titoli internazionali più importanti degli ultimi anni: 'Dune - Parte Due', 'Mission: Impossible', 'Cattivissimo Me 4', 'Wonka', 'Wicked' e 'Twisters - Forze della natura'.
Resta centrale anche l'offerta sportiva del gruppo Mediaset, distribuita tra Canale 5 e Italia 1, con la trasmissione di Coppa Italia, Supercoppa Italiana e delle Atp Finals di novembre. Nessuna rivoluzione invece per il daytime di Canale 5, che conferma i suoi programmi più consolidati. Nel corso della giornata troveranno ancora spazio 'Mattino Cinque', 'Forum', il TG5, 'Beautiful', 'Tutto per la mia famiglia', 'Forbidden Fruit', 'Uomini e Donne', 'Amici', 'Dentro la Notizia' e gli appuntamenti del weekend con 'Amici' e 'Verissimo'.
Tra i temi affrontati da Pier Silvio Berlusconi durante la serata con la stampa a Cologno Monzese c'è stato anche quello degli orari dell'access prime time e delle parole di Stefano De Martino e Gerry Scotti, rivali nell'access prime time con 'Affari Tuoi' e 'La Ruota della Fortuna', che hanno lanciato un appello dal palco per finire prima. Il chairman e group ceo di Mfe-Mediaforeurope di Mfe-Mediaset ha ribadito la sua posizione sulla necessità di anticipare la prima serata televisiva, chiamando in causa direttamente la Rai: "La Rai è servizio pubblico, noi siamo una televisione commerciale. La Rai detta la linea e noi la seguiamo. Se la Rai andrà alle 20.30, noi la seguiremo immediatamente. Lo prometto".
Berlusconi ha spiegato di sostenere questa tesi da anni: "Sono tre anni che lo predico. E oggi, senza avere nulla contro la Rai e l'attuale dirigenza, devo dire che non hanno fatto nulla. I numeri sono soltanto delle scuse". Il numero uno di Mediaset, ha aggiunto: "Noi abbiamo l'esigenza di mandare in onda un break pubblicitario. Quando la Rai chiuderà davvero prima, chiuderemo prima anche noi. Lo prometto a voi e lo prometto alla Rai. Quando parlano di esigenze commerciali è una finta, diciamoci la verità. Loro fanno la prima mossa e noi li seguiremo". Berlusconi ha inoltre ricordato che Mediaset ha già provato a ridurre la durata dell'access prime time: "Abbiamo fatto un'intera stagione stando più corti noi e non è successo niente. La Rai è andata avanti per la sua strada e noi stiamo ancora aspettando".
L'obiettivo, ha sottolineato, è quello di riportare gli orari televisivi a una dimensione più sostenibile per il pubblico: "Saremmo felici di restituire alle famiglie italiane degli orari più normali. Ormai la seconda serata praticamente non esiste più". Su questo tema Berlusconi si è detto particolarmente convinto: "Da tempo abbiamo oltrepassato quello che è ragionevole. È vero che le famiglie italiane, per vedere la conclusione di una fiction turca o di altri programmi, devono fare orari improbabili". Da qui l'auspicio di anticipare progressivamente tutta la programmazione: "Anticipare tutto? Sì. Per quanto riguarda invece la durata della prima serata, dipende dai singoli prodotti e dalle esigenze editoriali dei diversi programmi".

(Adnkronos) - "Il 2025 conferma il percorso di crescita della Fondazione Lega del Filo d'Oro, che continua ad ampliare la propria capacità di risposta ai bisogni delle persone sordocieche e con pluridisabilità psicosensoriale, rafforzando la presenza sul territorio nazionale e investendo nello sviluppo dei servizi, dell’organizzazione e delle relazioni. Un anno record in cui è stato raggiunto il numero più alto di utenti seguiti e di giornate di ricovero erogate nella storia della Fondazione, a testimonianza di un impegno costante che guarda con determinazione al futuro". E' quanto si legge in una nota. "Sono state 1.405 le persone con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale - informa la nota - che, assieme alle loro famiglie, hanno ricevuto uno o più servizi nelle varie modalità, in crescita del 10% rispetto al 2024. Le giornate di ricovero (a tempo pieno e degenza diurna) erogate dai 5 Centri Residenziali sono state 74.174, con un incremento del 3% nel raffronto con l’anno precedente, commisurato ai posti letto disponibili e alle modalità di saturazione previste. Quale risultato del progressivo ampliamento della presenza territoriale della Lega del Filo d’Oro, i Servizi e le Sedi Territoriali sono stati punto di riferimento per 1.120 persone sordocieche e con pluridisabilità psicosensoriale, con una crescita del 12% rispetto al 2024".
Al risultato - si legge - ha contribuito l’apertura della sede territoriale di Rende (Cosenza), primo presidio in Calabria, nata con l’obiettivo di offrire un punto di riferimento sul territorio per le persone sordocieche e le loro famiglie. "La Fondazione prosegue il suo percorso di espansione con una nuova sede a Nuoro, attiva dal mese di giugno 2026, che amplia ulteriormente la presenza dell’Ente anche in Sardegna, per un totale di 13 regioni". E' il quadro che emerge dal bilancio sociale 2025 che la Fondazione Lega del Filo d’Oro ha presentato questa mattina presso l’Università degli Studi di Milano, alla presenza di Rossano Bartoli, presidente Fondazione Lega del Filo d’Oro; Alessandro Missale, direttore Dipartimento di Economia, Management e metodi quantitativi, Università degli Studi di Milano; Clodia Vurro, responsabile scientifico del progetto, Università degli Studi di Milano; Barbara Duca, direttore Amministrazione Finanza e controllo Lega del Filo d'Oro; Roberto Costantini, direttore generale Lega del Filo d'Oro e Enzo Manes, fondatore Dynamo Camp.
"Essere presenti, con continuità e competenza, nella vita delle persone con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale richiede scelte organizzative coraggiose e capacità di evolvere nel tempo. Il 2025 è stato un anno importante per la Fondazione Lega del Filo d’Oro nell’evoluzione dei servizi, dell’organizzazione e delle relazioni – ha dichiarato Bartoli – Nei prossimi anni continueremo a muoverci lungo il cammino tracciato, consapevoli che le risposte ai bisogni complessi si costruiscono nel tempo, passo dopo passo. Crescere significherà avvicinarsi ancora di più alle persone, rafforzare la presenza nei territori, integrare competenze e modelli di intervento, mantenendo al centro i percorsi di vita e il rispetto delle abilità di ciascuno".
In crescita il numero dei dipendenti: al 31 dicembre 2025 erano 802 - dettaglia la nota - in aumento di 28 unità (+4%) rispetto all’anno precedente, di cui 723 con contratto a tempo indeterminato, pari al 90% dell'organico complessivo. Anche il numero di volontari, parte integrante del modello di intervento della Lega del Filo d’Oro sin dalla sua costituzione, ha registrato un sostanziale incremento. "I volontari attivi sono stati 769, con una crescita del 16% rispetto al 2024 e segnando il valore più alto mai registrato. Le ore di volontariato complessivamente donate sono state 64.326, in aumento del 12% rispetto al 2024, di cui 56.684 a diretto contatto con gli utenti". Nel corso del 2025, il supporto dei donatori privati - individui, aziende o fondazioni - è stato fondamentale per raggiungere gli obiettivi e progettare le sfide future. "Il valore totale delle donazioni è stato di 72,71 milioni di euro - emerge dal report -: escludendo i lasciti testamentari, le donazioni hanno registrato una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Anche il numero totale dei donatori attivi è cresciuto (469.460, +2,4% rispetto al 2024), a conferma della capacità dell’Ente di instaurare relazioni di solidarietà, durature e trasparenti. I risultati economico-finanziari e la situazione patrimoniale hanno testimoniato, ancora una volta, la solidità della Fondazione e l’autonomia nel bilanciare continuità e crescita per rispondere con capillarità crescente ai bisogni degli utenti e delle loro famiglie".
Con l’obiettivo di garantire alle persone con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale il pieno riconoscimento dei diritti, negli ultimi anni la Lega del Filo d’Oro "si è impegnata affinché non fosse fermato l’iter per la revisione e la piena applicazione della Legge 107/2010 sul riconoscimento della sordocecità come disabilità unica e specifica. A tal proposito, il 2025 ha portato ad un ulteriore e rilevante passo avanti, con l’approvazione definitiva, il 26 novembre, del Ddl Semplificazioni-bis, che aggiorna la definizione normativa di sordocecità, superando il precedente vincolo legato all’età di insorgenza e riconoscendo la condizione indipendentemente dal momento in cui viene acquisita. Si tratta di un traguardo atteso da tempo, reso possibile anche grazie al pluriennale e costante lavoro di rappresentanza e sensibilizzazione della Lega del Filo d’Oro, che ha contribuito in modo determinante a riportare nelle Sedi Istituzionali le criticità di un impianto normativo ormai non più adeguato alle reali caratteristiche della popolazione sordocieca".
"Il bilancio sociale della Lega del Filo d’Oro continua a rappresentare uno strumento chiave per accompagnare l’Ente nel proprio percorso di crescita, in coerenza con le aspettative degli stakeholder, validate attraverso la nuova analisi di materialità che ha coinvolto 3.310 rispondenti, il numero più alto mai registrato – ha dichiarato Clodia Vurro – In questa edizione, dati e informazioni restituiscono una rafforzata capacità di generare valore attraverso la costruzione dell’autonomia, intesa non come traguardo, ma come processo che attraversa l’intero operato della Fondazione: dalla relazione con i territori, grazie a servizi di prossimità che nel 2025 hanno seguito 1.120 utenti (+12%), alla stabilità del capitale umano, con il 90% del personale a tempo indeterminato. Nel corso dell’anno, l’autonomia ha trovato un’ulteriore declinazione nella sostenibilità ambientale: il percorso che ha condotto alla certificazione colloca la Lega del Filo d'Oro tra i casi di studio del Terzo Settore capaci di tradurre la responsabilità ambientale in leva strategica di autonomia organizzativa”.

(Adnkronos) - La cantante gallese Bonnie Tyler, celebre per successi come “Total Eclipse of the Heart”, “Holding Out for a Hero” e “It’s a Heartache”, è morta all'età di 75 anni in un ospedale in Portogallo, dove era ricoverata per una grave malattia dopo un intervento chirurgico d’urgenza all’intestino. La notizia è stata comunicata dalla famiglia e dal suo team attraverso un messaggio ufficiale alla Bbc, nel quale è stato espresso il dolore per una perdita arrivata in modo improvviso. "La famiglia e il team sono distrutti nell’annunciare che Bonnie è scomparsa inaspettatamente", si legge nella dichiarazione diffusa dai suoi rappresentanti, che hanno chiesto rispetto e privacy in questo momento di lutto. La malattia aveva costretto la cantante a un lungo ricovero. Nei mesi precedenti Tyler era stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico in Portogallo e successivamente era stata posta in coma indotto dai medici per favorire il recupero. Dopo essere uscita dal coma, le sue condizioni erano rimaste comunque molto fragili, con un lungo periodo trascorso in terapia intensiva.
Nata con il nome di Gaynor Hopkins l’8 giugno 1951 a Skewen, nel distretto di Neath Port Talbot, nel sud del Galles, Bonnie Tyler aveva iniziato il suo percorso artistico lontano dai grandi palcoscenici internazionali. Cresciuta in una famiglia semplice, aveva mosso i primi passi cantando nei locali della zona di Swansea, fino a essere notata dal talent scout Roger Bell. Nel 1977 arrivò il primo grande riconoscimento con il singolo “Lost in France”, che le permise di entrare nel panorama musicale britannico. Nello stesso anno pubblicò “It’s a Heartache”, una ballata country-pop destinata a diventare un successo planetario: il brano raggiunse i vertici delle classifiche britanniche e americane, consacrando il talento di una cantante dalla voce roca e potente, diversa da qualsiasi altra Quella particolare tonalità vocale, segnata da un timbro graffiante e drammatico, sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica. Bonnie Tyler non cercò mai di nascondere la sua unicità: trasformò una caratteristica insolita in una firma artistica capace di emozionare milioni di persone.
Il momento più alto della sua carriera arrivò nel 1983 con “Total Eclipse of the Heart”, il brano scritto da Jim Steinman, storico autore legato anche al mondo del rock e collaboratore di artisti come Meat Loaf. La canzone, contenuta nell’album “Faster Than the Speed of Night”, divenne un fenomeno globale, conquistando il primo posto nelle classifiche di numerosi Paesi e trasformando Bonnie Tyler in una star internazionale. Con quel successo diventò anche la prima artista gallese a raggiungere la vetta della classifica statunitense Billboard Hot 100. “Total Eclipse of the Heart” non è mai davvero tramontata. A distanza di decenni dalla pubblicazione continua a essere ascoltata, cantata e riscoperta dalle nuove generazioni. Il brano ha superato anche il miliardo di ascolti sulla piattaforma Spotify, confermando una popolarità rimasta intatta nel tempo. "Non mi stanco mai di cantarla", aveva raccontato Tyler in una recente intervista, spiegando il legame speciale con una canzone che il pubblico ancora oggi aspetta di intonare insieme a lei.
Dopo il successo mondiale di “Total Eclipse of the Heart”, Bonnie Tyler continuò a lasciare il segno con altri brani diventati simbolici, tra cui “Holding Out for a Hero”, inserito nella colonna sonora del film “Footloose” e successivamente riportato all’attenzione del pubblico anche grazie alla sua presenza in “Shrek 2”.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto diverse candidature ai Grammy Awards, sia per il singolo più famoso sia per l’album “Faster Than the Speed of Night”. Rimase inoltre una presenza costante sulla scena musicale europea, continuando a pubblicare dischi e a esibirsi dal vivo per decenni. Nel 2013 rappresentò il Regno Unito all’Eurovision Song Contest, mentre nel 2023 è stata insignita del titolo di Mbe, riconoscimento britannico per il contributo dato alla musica.
Negli ultimi anni Bonnie Tyler aveva continuato a celebrare il proprio repertorio, anche attraverso nuove versioni dei suoi successi. Una delle ultime riletture di “Total Eclipse of the Heart” è stata realizzata in collaborazione con il mondo della musica elettronica, a dimostrazione della capacità della cantante di attraversare epoche e generazioni diverse. A lasciare un vuoto nella sua vita privata è il marito Robert Sullivan, al suo fianco da oltre cinquant’anni, insieme alla famiglia e ai milioni di fan sparsi nel mondo. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Le sfide poste dalla competizione geopolitica, dall’innovazione tecnologica, dalla sicurezza energetica e dalle minacce non convenzionali nel Mediterraneo. E' stato questo il tema al centro di 'Geopolitica, tecnologie e sicurezza: sfide e prospettive per l’Italia', la conferenza internazionale organizzata a Roma da Med-Or Italian Foundation in collaborazione con la Luiss School of Government. Un appuntamento che ha visto esperti ed esponenti del mondo accademico, istituzionale e industriale confrontarsi sulle principali sfide geopolitiche e tecnologiche nel Mediterraneo. L'iniziativa si inserisce nelle attività del progetto di ricerca 'Geopolitica, tecnologie e sicurezza nel Mediterraneo. Evoluzione e sfide alla sicurezza globale nel Mediterraneo Allargato, tra competizione geopolitica e rivoluzione tecnologica. Quali prospettive per l’Italia?', sviluppato nell’ambito del bando 'Geopolitica e tecnologia', promosso dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Csf.
L’evento si è articolato in due tavole rotonde. La prima, dedicata al tema 'Connettività, tecnologia, energia e sicurezza: il Mediterraneo frontiera globale', ha visto gli interventi di Hoda A. Al Khzaimi, director of Center of Cyber Security at the New York University Abu Dhabi; Giuseppe Calabrò, consigliere per la Sicurezza energetica del ministro della Difesa e professore ordinario all'Università degli Studi della Tuscia; Mohamed Ali Chihi, executive director del Global Institute for Strategic Research (Gisr) di Doha; Stefano Del Col, direttore del Segretariato del Consiglio supremo di difesa presso la Presidenza della Repubblica Italiana; e Gaetano Quagliariello, dean della Luiss School of Government. La seconda tavola rotonda, dal titolo 'Il peso della geopolitica: tra conflitti e competizione tecnologica. Quali prospettive per il Sistema Paese', ha registrato la partecipazione di Enrico Bagnasco, presidente di Confindustria Assafrica e Mediterraneo e amministratore delegato di Sparkle; Nunzia Ciardi, vicedirettore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale; Francesco Macrì, presidente di Leonardo; e Biagio Mazzotta, presidente di Fincantieri. I lavori sono stati conclusi da Marco Minniti, presidente di Med-Or Italian Foundation.
"La Conferenza, principale evento pubblico del progetto - spiegano gli organizzatori -, intende contribuire alla diffusione dei risultati della ricerca, che confluiranno in una pubblicazione scientifica conclusiva, la cui presentazione è prevista a novembre a Milano".

(Adnkronos) - L'Assemblea dei soci di Atac Spa ha approvato il Bilancio di esercizio chiuso al 31 dicembre 2025. I risultati confermano il percorso di consolidamento economico e industriale dell'azienda, evidenziando un miglioramento dei principali indicatori economici, finanziari e operativi e rafforzando le condizioni necessarie per sostenere gli investimenti previsti dal Piano strategico operativo. Il valore della produzione supera il miliardo di euro, attestandosi a 1,023 miliardi, con un incremento del 7% rispetto al 2024 (+67,3 milioni di euro).
Particolarmente significativo è il risultato del Margine operativo lordo, che raggiunge 131,8 milioni di euro, in crescita del 20,5% rispetto all'anno precedente. Si tratta dell'indicatore che misura la capacità dell'azienda di generare valore attraverso la propria attività caratteristica e che conferma il rafforzamento della gestione operativa e il consolidamento del percorso di crescita avviato negli ultimi anni. Il bilancio si chiude inoltre con un utile netto positivo di 331 mila euro, che, come deliberato dall'Assemblea, sarà destinato in parte alla riserva legale e per la parte restante alla distribuzione al socio Roma Capitale.
Anche sotto il profilo patrimoniale e finanziario i risultati evidenziano una situazione di grande equilibrio. La Posizione finanziaria netta rimane positiva per oltre 101 milioni di euro, consentendo all'azienda di sostenere un piano di investimenti che nel solo 2025 ha quasi raggiunto i 200 milioni di euro se si considerano anche gli interventi sulle infrastrutture commissionati da Roma Capitale (23 milioni di euro). Il Patrimonio netto si attesta a 485,7 milioni di euro, confermando la solidità della struttura patrimoniale. I risultati economici sono accompagnati da un miglioramento delle principali performance operative.
Nel corso del 2025 Atac ha prodotto 147,3 milioni di vetture/chilometro, con una crescita superiore al 7% rispetto all'anno precedente, a conferma dell'incremento dell'offerta di trasporto per cittadini e visitatori. Prosegue anche il recupero della domanda. Venduto un volume di oltre 104 milioni di titoli di viaggio, quindi biglietti e abbonamenti, con un incremento dell'8,8% rispetto al 2024. A trainare la crescita sono stati soprattutto: i biglietti ordinari (+15,3%), i titoli dedicati ai turisti (+9,8%). Continua inoltre il processo di digitalizzazione dei servizi: quasi un acquisto su tre (28,9%) avviene ormai attraverso canali digitali o sistemi contactless Tap&Go, canale privilegiato dai clienti che da solo ha generato la vendita del 50% dei biglietti, rendendo più semplice e veloce l'accesso al trasporto pubblico.
Il rafforzamento dei servizi è stato accompagnato da un importante investimento sulle risorse umane. Nel corso del 2025 Atac ha effettuato 566 assunzioni, inserendo 463 nuovi conducenti e 80 ulteriori figure operative e 23 figure manageriali e tecniche, fondamentali per sostenere l'incremento dell'offerta di trasporto e garantire la continuità del servizio. L'organico aziendale si mantiene stabile intorno alle 10.200 persone, che rappresentano il principale patrimonio dell'azienda. I risultati approvati confermano il percorso di rilancio industriale di Atac e la capacità di mettere a terra i processi già avviati, dal rinnovo delle flotte alla digitalizzazione dei servizi, dagli investimenti sulle infrastrutture alla sostenibilità ambientale in un’ottica di miglioramento continuo della qualità del servizio offerto a cittadini e turisti.
L'approvazione del bilancio economico anticipa, peraltro, la presentazione del primo bilancio di sostenibilità che il Consiglio d’amministrazione dell’azienda esaminerà il prossimo 29 luglio. Si tratta di un bilancio volontario di Atac (l’obbligatorietà è prevista a partire dal prossimo anno) a conferma dell'impegno che l'azienda sta mettendo, in questi anni di trasformazione, nel rendicontare non solo i risultati economici, ma anche il valore ambientale, sociale e di governance generato per la città.

(Adnkronos) - La scienza come diventa arte. Ha i colori di una cellula osservata al microscopio, la geometria di una struttura molecolare, la texture di un tessuto biologico immortalato durante un esperimento. Immagini che ritraggono il lavoro di migliaia di ricercatori, che nei laboratori cercano risposte e nuove soluzioni per la salute della popolazione. Così Tales - The Art of Life Sciences porta la ricerca fuori dalle mura del laboratorio, negli spazi urbani, verso la comunità, rendendola più visibile, accessibile e vicina. Il progetto trasformerà le immagini scientifiche, frutto del lavoro di giovani ricercatori, in una mostra d’arte, disponibile dal 21 al 27 settembre sui totem digitali di 6 stazioni della metropolitana di Milano. Tales 2026 - informa una nota - è promosso da ‘Bion - Cluster lombardo scienze della vita’, comunità regionale che aggrega circa cento organizzazioni pubbliche e private attive nel settore delle life sciences e opera come punto di raccordo tra ricerca, accademia, industria, clinica e servizi.
“Tales persegue due obiettivi complementari”, spiega Gianluca Vago, presidente Bion - Cluster lombardo scienze della vita e direttore del dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia (Dipo) Università Statale di Milano. “Da un lato - continua - vuole far emergere il contributo dei giovani talenti allo sviluppo della conoscenza scientifica. Dall’altro, mira ad avvicinare i cittadini e il grande pubblico a questi temi, spesso poco visibili. La scienza, per essere sostenuta e valorizzata, deve prima di tutto essere condivisa e compresa. Il progetto – aggiunge Vago - ha coinvolto 28 realtà lombarde tra Irccs, università, centri di ricerca e di innovazione, che hanno aderito all’iniziativa contribuendo alla diffusione del contest e alla valorizzazione delle attività scientifiche svolte sul territorio. Questa ampia adesione evidenzia la capacità del sistema lombardo delle scienze della vita di fare rete e di promuovere iniziative condivise, orientate alla divulgazione scientifica, alla valorizzazione della ricerca e alla promozione dei giovani talenti, che, grazie a questo progetto, hanno l’opportunità di presentare i propri lavori a un pubblico più ampio”.
“Tales rappresenta un esempio concreto di come la Lombardia intenda valorizzare il proprio straordinario patrimonio di competenze scientifiche - sottolinea Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia - creando un ponte tra i laboratori di ricerca e la società. Rendere visibile il lavoro dei giovani ricercatori significa far conoscere ai cittadini il valore della ricerca biomedica e il suo impatto sulla salute e sulla qualità della vita. La Lombardia è oggi uno dei principali ecosistemi europei delle scienze della vita e Regione continua a sostenerne la crescita attraverso investimenti nella ricerca, bandi dedicati come il ‘Consolidator’ e politiche che favoriscono l’innovazione tecnologica. Crediamo che investire sui giovani talenti e sulla capacità di fare rete tra università, Irccs, centri di ricerca e imprese sia la scelta migliore per costruire la medicina del futuro e rafforzare la competitività del nostro territorio”.
“Milano è da sempre una città che intreccia scienza, cultura e vita quotidiana, e Tales ne è un esempio perfetto - afferma Giuseppe Sala, sindaco del Comune di Milano - Portare le immagini della ricerca sui totem di 6 stazioni della metropolitana significa incontrare i cittadini negli spazi che attraversano ogni giorno, trasformando un luogo di passaggio in un’occasione di scoperta. È un modo concreto per restituire alla comunità il valore del lavoro dei nostri giovani ricercatori e per ricordare che la ricerca biomedica non appartiene solo ai laboratori, ma riguarda la salute e il futuro di tutti noi. Milano vuole continuare a essere una città dove il sapere è accessibile, condiviso e capace di ispirare, e dove i talenti trovano lo spazio per crescere e farsi conoscere”.
Il contest ‘The Art of Life Sciences’ - precisa la nota - è aperto ai ricercatori tra i 18 e i 40 anni che operano in un’organizzazione lombarda. Ogni partecipante può candidarsi con una sola immagine, accompagnata da un breve testo descrittivo in un linguaggio accessibile. Le opere caricate dai ricercatori entreranno prima in una galleria online sulla piattaforma Tales (talesofbion.it) che, dal 22 luglio, sarà aperta al voto del pubblico: chiunque potrà guardare le immagini ed esprimere la propria preferenza, trasformando la scienza in un’esperienza condivisa e partecipata. Le 30 immagini che avranno raccolto più voti entro il 7 settembre usciranno dai laboratori per entrare nella città: saranno esposte nell’ambito della Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori. Il percorso culminerà il 25 settembre con la Conferenza finale, dove una giuria selezionerà le 3 immagini vincitrici di Tales 2026. I 3 ricercatori premiati riceveranno un riconoscimento ufficiale davanti alla comunità scientifica istituzionale e industriale lombarda.
L'iniziativa - concludono gli organizzatori - mette in luce il valore dei giovani talenti che si stanno formando all’interno del sistema lombardo della ricerca e contribuisce a rafforzare il legame tra eccellenza scientifica, formazione e futuro del territorio. La rete costruita attorno al progetto, inoltre, consolida l’identità dell’ecosistema regionale delle scienze della vita, rafforzandone la visibilità e promuovendo la Lombardia come un territorio capace di attrarre talenti, investimenti e nuove opportunità di collaborazione.

(Adnkronos) - La nutraceutica, insieme a una dieta mediterranea ipocalorica, può contrastare la steatosi epatica. “Sono sufficienti 6 mesi di trattamento con l’integratore a base di alghe brune Gdue, per ottenere una riduzione del peso e della massa grassa, un aumento del colesterolo ‘buono’ Hdl e, soprattutto, una diminuzione dei livelli di grasso nel fegato”. E’ quanto emerso da uno studio italiano presentato, nelle scorse settimane, a Bologna, al congresso nazionale Sinut-Società italiana di nutraceutica. Il trial clinico randomizzato, in doppio cieco, è stato condotto su 112 persone trattate con dieta ipocalorica, supplementazione con Gdue, o placebo. Dopo 24 settimane - informa una nota - un paziente su 2 non presentava più una steatosi di grado moderato-severo, un risultato significativamente migliore rispetto al gruppo di controllo che ha assunto il placebo, che ha confermato dati già osservati in studi su animali. Il nutraceutico è stato ben tollerato, senza particolari problemi di sicurezza emersi durante l’intera ricerca.
Lo studio è stato condotto dal team di Livia Pisciotta, professoressa ordinaria di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Genova e direttrice della Scuola di Specializzazione, in collaborazione con la Clinica Gastroenterologica dell’Università di Genova diretta da Edoardo Giannini, professore del dipartimento di Medicina interna, Irccs-Aom Policlinico San Martino del capoluogo ligure.
“Il fegato grasso legato ai disturbi metabolici è oggi una delle malattie croniche epatiche più diffuse - spiega Pisciotta - Colpisce il 25% della popolazione italiana e rappresenta ormai un importante problema di salute pubblica e interessa sempre più persone. Ciò è dovuto soprattutto alla costante crescita tra la popolazione del grave eccesso di peso, della sindrome metabolica e dell’iperglicemia. Si calcola, per esempio, che la prevalenza della steatosi epatica sale fino al 70-80% tra i pazienti obesi o fra quelli colpiti da diabete mellito di tipo 2. Oggi sappiamo che non riguarda solo il fegato ma si tratta di una manifestazione di un'alterazione metabolica che coinvolge tutto l'organismo, oggi definita Masld, malattia epatica steatosi associata a disfunzione metabolica. Insulino-resistenza, sovrappeso e accumulo di grasso - chiarisce - favoriscono il deposito di lipidi anche a livello epatico”.
La modifica dello stile di vita “resta il cardine terapeutico - sottolinea Pisciotta - tuttavia, l’aderenza a lungo termine è spesso difficile. Esiste un bisogno medico in larga parte insoddisfatto e intervenire solo su alimentazione o sedentarietà può non bastare. Troppi pazienti non raggiungono o non mantengono un calo di peso clinicamente significativo per impattare positivamente sulla patologia epatica. Di recente - puntualizza - sono stati approvati farmaci che agiscono riducendo la steatosi, spegnendo l'infiammazione e migliorando il danno epatico. Sono però indicati solo per quei pazienti con forme più avanzate della malattia, come la fibrosi epatica da moderata a severa. Quindi può essere molto utile, per le forme meno gravi di fegato grasso, ricorrere ad un trattamento efficace e ben tollerato come Gdue”.
La steatosi epatica non alcolica “è una condizione clinica che può diventare molto pericolosa - illustra Pisciotta - È asintomatica nelle fasi iniziali e quasi sempre viene diagnosticata per caso o quando è troppo tardi. Inoltre, è una delle principali cause nei Paesi Occidentali di tumore del fegato. Il trattamento di prima linea resta la dieta ipocalorica, come quella mediterranea, associata ad una costante attività fisica. Un calo ponderale del 5% circa si associa già a una riduzione del grasso epatico, mentre una diminuzione del 7-10% o superiore può portare benefici metabolici e istologici più ampi. Nutraceutici, come Gdue, presentano grandi potenzialità e sono un valido strumento di supporto nel contrasto alla malattia epatica. I risultati del trial clinico con Gdue, presentati al meeting di Bologna sono assai incoraggianti. Ora - conclude - sono necessari ulteriori studi, su popolazioni più ampie e con un follow-up più lungo, per confermare questi benefici e meglio definirne il ruolo nella pratica clinica”.

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....
Sarà pronta fra due anni la metropolitana leggera di Cagliari, da
Bonaria alla stazione di piazza Matteotti. Lo conferma all'Ansa
l'amministratore unico dell'Arst, Giovanni Mocci.
(Adnkronos) - Arriva in Italia la prima generazione di esoscheletri medicali leggeri per il supporto alla deambulazione. Wimoove S.r.l. presenta WIM e WIM S, dispositivi robotici indossabili sviluppati "per sostenere il cammino di persone con ridotta mobilità e per affiancare il lavoro di fisiatri, fisioterapisti, ortopedici, centri riabilitativi, Rsa e strutture sanitarie. Prodotti da WIRobotics, azienda sudcoreana specializzata in robotica indossabile, WIM e WIM S - informa una nota dell'azienda - sono dispositivi medici Ce Classe I secondo il regolamento Ue 2017/745. Wimoove affianca WIRobotics nello sviluppo del progetto per il mercato europeo, occupandosi anche della distribuzione e contribuendo alla sua introduzione nel sistema sanitario, riabilitativo e assistenziale, alla costruzione della rete professionale e alla valorizzazione clinica della tecnologia2.
L’introduzione di WIM e WIM S - si legge - "risponde a un bisogno sempre più rilevante: rendere più accessibili soluzioni tecnologiche leggere, indossabili e utilizzabili anche al di fuori dei grandi centri ospedalieri, con l’obiettivo di supportare la mobilità quotidiana e favorire percorsi di maggiore autonomia. A differenza degli esoscheletri destinati allo sport o alla performance outdoor, WIM e WIM S nascono per un utilizzo in ambito sanitario, riabilitativo e assistenziale. Il dispositivo agisce a livello dell’anca, supportando il movimento naturale del passo attraverso una coppia assistiva o resistiva che accompagna la flessione e l’estensione durante la camminata. La tecnologia è progettata per adattarsi al movimento dell’utente, sostenendo il cammino senza sostituire il ruolo attivo della persona e senza bypassare la valutazione del professionista sanitario. La gamma si articola in due soluzioni principali. WIM è pensato per il canale professionale: fisioterapisti, centri riabilitativi, strutture sanitarie, ospedali, Rsa e operatori che possono integrarlo all’interno di percorsi guidati. WIM S è invece orientato all’uso domestico e al canale consumer medicale, attraverso sanitarie e ortopedie partner, per pazienti e caregiver che cercano un supporto alla mobilità nella vita quotidiana".
"Con Wimoove vogliamo portare la robotica indossabile fuori da una dimensione esclusivamente ospedaliera e renderla più vicina ai bisogni reali delle persone e dei professionisti sanitari - dichiara Paolo Ferretti, Ceo di Wimoove -. Il nostro obiettivo non è sostituire il medico, il fisiatra o il fisioterapista, ma offrire loro uno strumento innovativo per accompagnare percorsi di mobilità, autonomia e continuità assistenziale. WIM e WIM S nascono proprio per creare un ponte tra tecnologia, clinica e vita quotidiana".
Le applicazioni potenziali - dettaglia la nota - riguardano diversi contesti: "Supporto alla camminata in persone anziane con decadimento funzionale, percorsi di riabilitazione motoria, assistenza in presenza di ridotta mobilità, programmi di home care e continuità del percorso dopo la dimissione. La valutazione dell’idoneità all’utilizzo resta sempre legata al quadro individuale della persona e al confronto con il professionista sanitario. La tecnologia WIM è stata oggetto di studi e valutazioni clinico-funzionali su popolazioni anziane e su contesti di cammino assistito. La documentazione disponibile riporta risultati relativi a parametri come velocità del passo, equilibrio, resistenza, forza articolare e riduzione dello sforzo muscolare. Questi elementi rappresentano una base di approfondimento per il dialogo con fisiatri, fisioterapisti, ortopedici, neurologi e strutture riabilitative interessate a integrare nuove soluzioni di robotica indossabile nei propri percorsi. Elemento centrale del progetto Wimoove è anche il modello di accesso al dispositivo. La società sta costruendo una rete di interlocutori professionali, sanitarie, ortopedie e strutture partner, con l’obiettivo di permettere agli utenti interessati di conoscere il prodotto, richiedere informazioni e valutare una prova guidata. Il sito Wimoove diventerà il punto di contatto per raccogliere richieste sia da parte di professionisti e strutture, sia da parte di pazienti e caregiver".
Con questo lancio - conclude la nota - "Wimoove si posiziona in uno spazio ancora poco presidiato del mercato: quello degli esoscheletri medicali leggeri, accessibili, indossabili e pensati per un utilizzo concreto nella quotidianità. Una frontiera in cui la robotica non è più solo tecnologia dimostrativa, ma può diventare uno strumento di supporto per la salute, la mobilità e la qualità della vita".

Le indennità di accompagnamento rappresentano una componente rilevante delle prestazioni assistenziali erogate dall’Inps e nel 2024 sono state il 77,8% delle prestazioni agli invalidi civili. Sono destinate a soggetti con gravi limitazioni dell’autonomia personale e sono riconosciute indipendentemente dalle condizioni reddituali. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. Nel periodo 2001-2024, le nuove indennità di accompagnamento per anno di decorrenza mostrano una dinamica articolata. Dopo una fase di crescita fino al 2008, si osserva una riduzione tra il 2009 e il 2011, in concomitanza con interventi di rafforzamento delle verifiche sulle prestazioni di invalidità civile. Negli anni successivi, la dinamica torna a crescere in un quadro demografico caratterizzato dall’aumento della popolazione anziana e molto anziana, con le nuove indennità che passano da circa 300 mila nel 2012 a 395 mila nel 2019.
La dinamica si interrompe nel 2020, in corrispondenza della pandemia e dei rallentamenti nei procedimenti di accertamento medico-legale, per poi riprendere negli anni successivi, fino al picco del 2023, pari a 436 mila nuove indennità. Sotto il profilo demografico, le indennità di accompagnamento si caratterizzano per una marcata prevalenza femminile: le donne rappresentano circa il 60% dei nuovi beneficiari negli anni più recenti, in linea con la loro maggiore presenza nelle età avanzate. Parallelamente, aumenta l’età media alla decorrenza della prestazione, soprattutto tra gli uomini, con una riduzione del differenziale di età tra i sessi: da circa 6 anni nel 2001 a circa 4 anni nel 2024.
L’Assegno di inclusione dalla sua istituzione, ha coinvolto quasi 1 milione di nuclei (2,3 milioni di persone), concentrati nel Mezzogiorno e con importo medio crescente. Nel primo anno della misura il numero di nuclei con almeno un pagamento nell’anno è stato pari a 768 mila e l’importo medio mensile percepito è stato di 616 euro. L’anno successivo il numero di nuclei con almeno un pagamento è salito a 835 mila e l’importo medio mensile percepito è stato di 754 euro. Il numero mensile di nuclei beneficiari Adi a marzo 2026 è pari a 641 mila e l’importo medio erogato è di 680 euro. In oltre la metà dei nuclei è presente un anziano, cioè una persona con almeno 60 anni di età.
Nel corso del tempo, l’importo del Bonus asilo nido è stato progressivamente incrementato (pari a 1.000 euro nel 2017 e 2018 e a 1.500 euro nel 2019) e, a partire dal 2020 (Legge n. 160 del 2019), è stato modulato in funzione dell’Isee minorenni. In questa fase, il contributo - erogato come rimborso delle rette - prevedeva un massimo di 3.000 euro per Isee fino a 25.000 euro, 2.500 euro per Isee compreso tra 25.001 e 40.000 euro e 1.500 euro per Isee superiore a tale soglia o non disponibile.
Con la legge di bilancio per il 2024 (Legge n. 213 del 2023), la misura è stata ulteriormente rafforzata per i figli nati a partire dal 1° gennaio 2024, introducendo la possibilità di accedere a un contributo più elevato a partire dal secondo figlio, a condizione che il nucleo familiare presenti un Isee fino a 40.000 euro e abbia almeno un figlio di età inferiore ai 10 anni. Per queste famiglie, l’importo del Bonus è stato fissato fino a 3.600 euro, mentre resta pari a 1.500 euro per Isee superiori a 40.000 euro o in assenza di un Isee valido. Successivamente, la Legge n. 207 del 2024 (legge di bilancio per il 2025) è intervenuta nuovamente sulla misura: per i bambini nati dal 1° gennaio 2024, l’incremento del Bonus fino a 3.600 euro (pari a un aumento di 2.100 euro rispetto al livello base) è riconosciuto a tutti i nuclei con Isee fino a 40.000 euro, indipendentemente dalla presenza di altri figli sotto i 10 anni. Restano invece invariati gli importi previsti per i bambini nati prima del 1° gennaio 2024, pari a 3.000, 2.500 e 1.500 euro in funzione delle fasce Isee.
Accanto alle modifiche di natura economica, nel 2025 il quadro normativo è stato ulteriormente definito da interventi di carattere interpretativo e regolamentare. In particolare, è stato chiarito che il Bonus asilo nido può essere riconosciuto, oltre che per la frequenza presso i tradizionali asili nido pubblici e privati, anche per quella a servizi educativi per l’infanzia autorizzati secondo la normativa regionale. Infine, a decorrere dal 1° gennaio 2026, la domanda per accedere al Bonus, se accolta, produce effetti anche per gli anni successivi, previa verifica dei requisiti e prenotazione delle mensilità per ciascun anno solare.
La principale misura di sostegno alle famiglie con figli a carico, l’Assegno unico e universale (Auu), ha erogato, nel 2025, prestazioni per 19,8 miliardi di euro, un livello di spesa sostanzialmente in linea con quello registrato nell’anno precedente. Sul versante dei beneficiari si osserva un lieve ridimensionamento della platea, con una contrazione sia del numero di nuclei familiari raggiunti dalla misura (6,3 milioni, a fronte dei 6,4 milioni del 2024), sia del numero di figli destinatari dell’assegno (circa 10 milioni rispetto ai 10,1 milioni dell’anno precedente). Anche gli importi medi mensili per nucleo risultano stabili, attestandosi in entrambi gli anni su 274 euro, in ragione del contenuto tasso di adeguamento al costo della vita applicato nel 2025, pari a +0,8% per la perequazione degli importi base e delle maggiorazioni, nonché delle fasce Isee.
Il Reddito di libertà ha registrato una partecipazione crescente, segno di una domanda significativa da parte delle donne destinatarie della misura. Le richiedenti che hanno presentato almeno un’istanza sono oggi oltre 11.600, per un totale complessivo di più di 13.600 domande. Complessivamente, il 63% delle donne in possesso dei requisiti ha ottenuto il riconoscimento del contributo. L’andamento temporale delle domande e delle concessioni appare strettamente connesso all’evoluzione degli stanziamenti: l’incremento dei fondi negli ultimi anni ha infatti determinato un aumento delle istanze presentate, confermando il legame diretto tra disponibilità finanziaria e capacità della misura di rispondere alla domanda potenziale.

L'Inps fa il punto su pensionati, pensioni e non solo. Nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi, giovedì 9 luglio, a Roma, l'Istituto Nazionale Previdenza Sociale ha svelato che in Italia ci sono 16,4 milioni di pensionati, di cui 8 milioni uomini e 8,4 milioni donne. Le pensionate rappresentano dunque il 51% del totale e l’ammontare complessivo delle pensioni è pari a 371 miliardi, di cui il 56% va agli uomini.
In Italia gli assegni di pensione degli uomini sono del 34% superiori a quelli delle donne, dati alla mano: 2.166 euro contro 1.619 euro, mentre il 96% dei pensionati percepisce una prestazione Inps con un importo medio pari a 1.906 euro. Il 4% è per rendite Inail e per pensioni casse professionali, Fondi pensione ed enti minori.
L’età effettiva di pensionamento è aumentata. Per vecchiaia e anticipate il totale passa da 61,7 anni nel 2012 a 64,7 nel 2025 (64,5 nel 2024; lavoratori dipendenti). La pensione di vecchiaia si è così allineata al requisito ordinario (67 anni dal 2019): nel 2025 è circa 67,1 anni per gli uomini e 67,3 per le donne. Le pensioni anticipate ‘raccontano’ inoltre di carriere lunghe: le settimane contributive medie passano a 1830 nel 1995 a oltre 2.220 nel 2025, cioè da poco più di 35 anni a oltre 42 anni di contributi.
In Italia, le donne arrivano alla pensione con oltre 300 settimane di contributi in meno degli uomini, pari quasi a 6 anni. I dipendenti privati e gli autonomi convergono nell’età di uscita, ma tra gli autonomi in media la contribuzione nella vecchiaia è superiore di circa 110-120 settimane.
Nel 2025 gli assicurati Inps - vale a dire l’insieme di tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali - sono pari a 27,2 milioni, evidenziando un incremento di 244.000 unità rispetto al 2024, di circa 1,7 milioni rispetto al dato pre-pandemia del 2019 (+6,8%), di 2,55 milioni rispetto al 2014, che era stato il punto di minimo dopo il doppio shock degli anni 2008-2014 (crisi finanziaria internazionale e crisi dei debiti sovrani dei Paesi mediterranei).
Nel complesso, mentre gli assicurati dipendenti (operai agricoli, lavoratori domestici, dipendenti pubblici, dipendenti privati) sono costantemente aumentati, al contrario gli assicurati indipendenti (artigiani, commercianti, lavoro agricolo autonomo, collaboratori e professionisti della Gestione separata, lavoro accessorio e occasionale, percettori di voucher) sono costantemente diminuiti.
La crescita degli assicurati è stata soprattutto determinata dall’allargamento continuo del bacino del lavoro alle dipendenze delle imprese private, passato da 13,63 milioni di assicurati nel 2014 a 15,46 milioni nel 2019 a 17,15 milioni nel 2025, con tassi di crescita sempre ampiamente sopra il valore medio totale.
Il 29% degli assicurati si trova nelle regioni del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia) e un altro 23% nelle regioni del Nord-Est, per cui il Settentrione totalizza oltre la metà degli assicurati Inps. La crescita degli assicurati mostra andamenti differenti a livello di aree geografiche. Tra il 2014 e il 2019 le regioni del Nord hanno evidenziato una crescita superiore al 4%, mentre le regioni meridionali hanno mostrato un aumento inferiore al 2%.
Nel 2025 i dipendenti hanno superato per la prima volta la soglia dei 21 milioni. Rispetto al 2024 l’incremento è stato di circa 250.000 unità, pari all’1,2%, un valore inferiore a quello medio (tasso medio annuo) dell’intero periodo 2019-2025 (+1,6%). All’aumento dei dipendenti si è accompagnato un modestissimo aumento del numero medio di giornate retribuite (+0,2%). Esse risultano 255,2 pari all’81,8% delle 312 giornate teoricamente retribuibili in un anno. Erano 254,6 nel 2024 e 252,8 nel 2019. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. La femminilizzazione, misurata dalla quota di lavoratrici, è cresciuta quasi impercettibilmente: è pari al 45,18% nel 2025, contro il 45,16% nel 2024 e il 44,92% nel 2019. Più significativo l’incremento in termini di intensità di impiego: nel 2025 per le donne il numero medio di giornate retribuite è risultato pari a 253 contro 251,8 nel 2024 e 249,7 nel 2019. Mentre la femminilizzazione procede seppur molto lentamente, decisamente più intensi risultano altri due trend demografici: la crescita degli stranieri e il rilievo dell’invecchiamento.
La quota di lavoro dipendente svolto da stranieri nel 2025 risulta pari a poco più di 3 milioni di lavoratori, il 14,3% del totale: un dipendente su 7. L’anno prima incidevano per il 13,7%, nel 2019 per l’11,4%. L’incremento è tutto attribuibile alla componente extracomunitaria, passata da 1,7 milioni nel 2019 a 2,5 milioni nel 2025, con un ritmo medio annuo di crescita del 6,8%, sostanzialmente confermato anche nell’ultimo anno (+6,5%). La componente comunitaria, rappresentata in gran parte da lavoratori rumeni, risulta invece ormai stabilizzata attorno a mezzo milione di unità. Oltre al numero, per i dipendenti stranieri è aumentata anche l’intensità di impiego (seppur tuttora inferiore alla media generale): per gli extracomunitari si è passati da 217 giornate retribuite nel 2019 a 224 nel 2025, per i comunitari da 214 a 233.
L’incidenza degli immigrati è settorialmente molto eterogenea. In quattro aree - sommando extracomunitari e comunitari dell’Est Europa - è pari o superiore al 25%: si tratta dell’industria leggera del made in Italy (tessile-abbigliamento-pelli-cuoio-legno-mobile), delle costruzioni (28,3%), dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi di supporto (tra cui il lavoro somministrato, le attività di vigilanza, pulizie, servizi per il paesaggio). Valori elevati e in crescita, tra il 15 e il 20%, si registrano anche per altri importanti comparti manifatturieri (metalmeccanica, alimentari), per i trasporti-magazzinaggio e per altre attività di servizio. Si tratta quindi di settori in cui i processi di immigrazione sono arrivati a rappresentare un lavoratore su quattro. La presenza straniera è ancora marginale solo in alcuni ambiti come i servizi di rete e il credito - non a caso a retribuzione pro capite più elevata della media - oltre che ovviamente nel settore pubblico.
I beneficiari di almeno una giornata di Naspi nel 2025 sono pari a 2,845 milioni, in lieve aumento (+0,4%) rispetto all’anno precedente. Nel 2024, a fronte di 2,834 milioni di beneficiari, la crescita era stata più sostenuta (+3,7%) rispetto al 2023. Nel 2025 l’incremento dei beneficiari si colloca in un contesto di moderata espansione dell’occupazione, con una dinamica più contenuta rispetto all’anno precedente sia per i contratti a termine (+0,3%) sia per quelli a tempo indeterminato (+1,2%). Prosegue, inoltre, la riduzione dei trattamenti riferiti ai lavoratori domestici (-5,6%), in linea con il calo già registrato nel 2024 (-5,8%) e coerente con la contrazione osservata nel settore.
Le giornate indennizzate, dopo l’aumento del 2,8% registrato nel 2024 (pari a 364 milioni), nel 2025 evidenziano una lieve flessione (-0,3%) che porta il valore complessivo a 363 milioni. In tale ambito, la componente prevalente continua a essere rappresentata dai lavoratori a termine, cui è riferibile la quota maggioritaria delle giornate complessivamente erogate. Con riferimento al tipo di lavoratore, il maggior numero di giornate indennizzate, in linea con gli anni precedenti, afferisce ai lavoratori a termine, stabilizzandosi su un valore di 220 milioni nel 2025 in linea con il dato del 2024 (222 milioni), mentre si registra un aumento per i lavoratori a tempo indeterminato (+1,9%), per i quali la somma delle giornate nel 2025 risulta pari a 108 milioni, contro i 106 milioni dell’anno precedente.
Per i lavoratori domestici continua la contrazione delle giornate indennizzate che passano da 33 milioni del 2023, a 30 milioni del 2024, a 28 milioni nel 2025. In termini medi complessivi, il numero di giornate indennizzate per beneficiario rimane stabile rispetto a quello registrato nel 2024 (128 giornate), quindi tra 4 e 5 mesi. Continua a crescere nel 2025 la spesa relativa alla Naspi (inclusi gli oneri per contributi figurativi), che passa da 16.983 a 17.934 milioni di euro (+5,6%). L’incremento è riconducibile sia all’aumento del numero di beneficiari sia alla crescita degli importi medi erogati. La spesa media per giornata indennizzata, pari a 47 euro nel 2024, registra infatti un aumento del 5,9%, attestandosi a 49 euro nel 2025.
Nel corso del tempo inoltre, l’importo del Bonus asilo nido è stato progressivamente incrementato (pari a 1.000 euro nel 2017 e 2018 e a 1.500 euro nel 2019) e, a partire dal 2020 (Legge n. 160 del 2019), è stato modulato in funzione dell’Isee minorenni. In questa fase, il contributo - erogato come rimborso delle rette - prevedeva un massimo di 3.000 euro per Isee fino a 25.000 euro, 2.500 euro per Isee compreso tra 25.001 e 40.000 euro e 1.500 euro per Isee superiore a tale soglia o non disponibile.
Nel settore privato non agricolo, nel 2024, la quota di imprese con almeno un contratto di lavoro agile si attesta intorno al 3%, mentre nel settore pubblico al 17%. L’adozione del lavoro agile risulta maggiormente concentrata nelle imprese di grandi dimensioni e nel settore pubblico: le imprese con più di 100 dipendenti presentano le percentuali più elevate di adozione, raggiungendo fino al 51,8% nel settore privato non agricolo (2020) e al 56,8% nel pubblico (2024). Le piccole imprese (0-15 dipendenti) mostrano, invece, una diffusione molto più contenuta, con valori generalmente inferiori al 5% nel privato e compresi tra il 7% e il 17% nel pubblico.
Dal punto di vista temporale, dopo il picco del 2020 legato alla pandemia, la quota di imprese che adottano lo smart working tende a ridursi leggermente nelle piccole e medie imprese del settore privato, mentre nelle grandi imprese, soprattutto nel settore pubblico, i livelli rimangono elevati o addirittura aumentano negli anni successivi. Nel settore privato le donne sono più rappresentate tra i lavoratori che svolgono almeno una parte della propria attività da remoto rispetto agli uomini. Nel settore pubblico, invece, la situazione si inverte e questo dipende dal fatto che nei settori dove c’è maggiore concentrazione di donne, come nella scuola o nella sanità, il ricorso al lavoro da remoto è limitato.
L’adozione del lavoro da remoto mostra una significativa eterogeneità territoriale. Il Nord-Ovest presenta sistematicamente i livelli più elevati, seguito dal Centro e dal Nord-Est, mentre Sud e Isole registrano valori significativamente più contenuti. Il divario risulta particolarmente evidente nel 2020: nel Nord-Ovest la quota di lavoratori in modalità da remoto raggiunge il livello più alto (circa 18-19%), seguita dal Centro (circa 16%) e dal Nord-Est (intorno al 13%). Nel Mezzogiorno, invece, l’utilizzo di questa modalità organizzativa è molto più contenuto, attestandosi intorno al 3-3,5%. Negli anni successivi, pur ridimensionandosi rispetto al picco pandemico, le differenze territoriali rimangono persistenti: le regioni del Nord e del Centro si stabilizzano su livelli strutturalmente più elevati, mentre il Sud e le Isole continuano a mostrare un’incidenza del lavoro agile nettamente inferiore.

(Adnkronos) - C'è chi esce dal campo correndo e chi, come Haaland, sembra avanzare come il boss del livello finale di un videogioco. La sua camminata, decisa e imperturbabile, è diventata un fenomeno sui social, dove in tanti scherzano sul fatto che metta soggezione ancora prima di toccare il pallone. Meme e battute si sprecano.
Haaland insieme a Lionel Messi e Kylian Mbappé è finora il grande protagonista del mondiale. Il 26enne norvegese, nato a Leeds, ha finora ha relizzato sette reti come il francese e l'argentino e sabato è atteso al quarto di finale con l'Inghilterra, in programma a Miami alle 23. Sfida nella sfida quella con il centravanti della nazionale dei tre leoni, Harry Kane.

Nel 2025, le prestazioni liquidate dall’Inps, ovvero il flusso di nuovi trattamenti previdenziali e assistenziali, sono diminuite dell’1,8% rispetto all’anno precedente, attestandosi a poco più di 1,5 milioni. Di queste, il 54% consiste di prestazioni previdenziali e il 46% di prestazioni assistenziali, con importi medi mensili pari rispettivamente a 1.312 e 500 euro. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma.
La riduzione ha interessato soprattutto le prestazioni previdenziali, diminuite del 3,2%. Al loro interno, il calo è stato più marcato per le pensioni anticipate/anzianità (-5,9%) e per i trattamenti ai superstiti (-4,3%), mentre le pensioni di vecchiaia sono rimaste sostanzialmente stabili in termini di numerosità all’ingresso. Le prestazioni assistenziali, nel complesso, non mostrano variazioni rilevanti, interrompendo una fase di crescita sostenuta osservata negli anni precedenti. Gli importi medi mensili dei trattamenti liquidati sono rimasti sostanzialmente invariati, passando nel complesso da 937 a 940 euro (+0,3%).
La componente previdenziale ha registrato un aumento dello 0,7%, con andamenti differenziati: le pensioni anticipate/anzianità sono rimaste pressoché stabili, mentre quelle di vecchiaia sono cresciute del 2%, raggiungendo 1.164 euro mensili. Per la componente assistenziale si osservano variazioni contenute, con un valore medio passato da 493 a 500 euro.
Nel 2025 gli assicurati Inps - vale a dire l’insieme di tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali - sono pari a 27,2 milioni, evidenziando un incremento di 244.000 unità rispetto al 2024, di circa 1,7 milioni rispetto al dato pre-pandemia del 2019 (+6,8%), di 2,55 milioni rispetto al 2014, che era stato il punto di minimo dopo il doppio shock degli anni 2008-2014 (crisi finanziaria internazionale e crisi dei debiti sovrani dei Paesi mediterranei).
Nel complesso, mentre gli assicurati dipendenti (operai agricoli, lavoratori domestici, dipendenti pubblici, dipendenti privati) sono costantemente aumentati, al contrario gli assicurati indipendenti (artigiani, commercianti, lavoro agricolo autonomo, collaboratori e professionisti della Gestione separata, lavoro accessorio e occasionale, percettori di voucher) sono costantemente diminuiti.
La crescita degli assicurati è stata soprattutto determinata dall’allargamento continuo del bacino del lavoro alle dipendenze delle imprese private, passato da 13,63 milioni di assicurati nel 2014 a 15,46 milioni nel 2019 a 17,15 milioni nel 2025, con tassi di crescita sempre ampiamente sopra il valore medio totale.
Il 29% degli assicurati si trova nelle regioni del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia) e un altro 23% nelle regioni del Nord-Est, per cui il Settentrione totalizza oltre la metà degli assicurati Inps. La crescita degli assicurati mostra andamenti differenti a livello di aree geografiche.
Tra il 2014 e il 2019 le regioni del Nord hanno evidenziato una crescita superiore al 4%, mentre le regioni meridionali hanno mostrato un aumento inferiore al 2%. Tra il 2019 e il 2024, la crescita è stata quasi del 6% a livello nazionale, con l’insieme delle regioni del Sud e delle Isole (+7,5%) largamente sopra tutte le altre ripartizioni geografiche. Infine, nell’ultimo anno, rispetto al valore medio (+0,9%) di crescita, è da sottolineare il dato del Centro (+1,1%).
Quasi il 95% dei soggetti è assicurato nel corso dell’anno presso un’unica gestione previdenziale, il restante 5% ha contributi in almeno due gestioni e viene classificato sulla base della posizione principale (quella per cui ha percepito il reddito o la retribuzione maggiore). In ogni caso, non c’è collegamento tra numero di posizioni previdenziali e numero di rapporti di lavoro. Disaggregando maggiormente all’interno della posizione previdenziale e focalizzando l’analisi sul periodo più recente, emergono alcune dinamiche molto marcate.
Il trend del lavoro indipendente tra il 2023 e il 2025 ha una componente positiva data dall’apporto dei collaboratori e dei professionisti della Gestione separata e una componente negativa rappresentata dal lavoro autonomo tradizionale (artigiani, commercianti e coltivatori diretti) in lenta ma continua contrazione. Inoltre, nel confronto con gli assicurati dipendenti, si caratterizza per una minore presenza di stranieri e soprattutto per una minore presenza di giovani.
Il Rapporto sottolinea, nella Gestione separata la crescita incessante dei professionisti (sono percettori di redditi derivanti dall’esercizio per professione abituale d’attività di lavoro autonomo organizzato in modo non imprenditoriale, tra cui, per esempio: l’igienista dentale, il consulente informatico, il fisioterapista, etc.) e il recente incremento dei collaboratori - dopo anni di sostanziale stabilità - dovuto anche agli effetti della nuova regolamentazione del lavoro sportivo varata nel 2021 (decreto legislativo n. 36 del 2021) ed entrata in vigore il 1° luglio 2023, fondata su una netta distinzione tra volontariato e lavoro sportivo, quest’ultimo possibile in varie forme sia di lavoro dipendente (apprendistato, contratto a termine fino a cinque anni, etc.) che di lavoro indipendente (collaborazioni sportive; lavoro professionistico con partita Iva). Stabile e sempre su valori modesti (non confrontabili con i livelli raggiunti dai voucher nel 2016-2017) il lavoro occasionale, rappresentato dai contratti di prestazione occasionale (adoperabili esclusivamente da micro-imprese, a parte alcune eccezioni regolamentate come gli steward delle squadre di calcio) e dalle attività remunerabili tramite il libretto di famiglia.

(Adnkronos) - Una nuova malattia genetica del neurosviluppo è stata identificata grazie allo studio di nove pazienti appartenenti a tre famiglie, due italiane e una francese. La ricerca, condotta dall’Irccs Oasi Maria SS. di Troina, in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania e l’Irccs ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, "ha dimostrato per la prima volta che varianti con perdita di funzione in entrambe le copie del gene GIT1 causano una rara sindrome caratterizzata da microcefalia, alterazioni cerebrali, grave disabilità intellettiva, caratteristiche riconoscibili del volto e deficit della crescita. I risultati, pubblicati sulla rivista 'Brain' dell’Oxford University Press, identificano GIT1 come nuovo gene-malattia nell’uomo", sottolinea la nota del Bambino Gesù. La sindrome "è stata riconosciuta in 9 pazienti appartenenti a due famiglie italiane e una francese, accomunati da microcefalia, alterazioni cerebrali alla risonanza magnetica, grave disabilità intellettiva, caratteristiche morfologiche riconoscibili del volto, ritardo della crescita intrauterina e bassa statura", precisa lo studio.
"La ricerca ha avuto origine dal lavoro clinico della dottoressa Pinella Failla e dei colleghi dell’Irccs Oasi di Troina su una numerosa famiglia consanguinea con più persone affette da disabilità intellettiva. Casi analoghi sono stati successivamente individuati in una seconda famiglia italiana seguita presso lo stesso Istituto e, attraverso il confronto con altri ricercatori, in una famiglia francese. Determinante - prosegue la nota - è stata la combinazione tra genetica familiare e moderne tecnologie di sequenziamento del Dna. In questa fase ha avuto un ruolo centrale il professor Marco Fichera che, insieme ai biologi dei Laboratori di Genetica Medica dell’Irccs Oasi di Troina e del Policlinico 'G. Rodolico-San Marco' di Catania, ha individuato, attraverso una mappatura estesa all’intero genoma mediante analisi di linkage, la regione cromosomica coinvolta nella malattia, circoscrivendo la ricerca e ponendo le basi per l’identificazione di GIT1 mediante sequenziamento dell’esoma".
Un contributo decisivo è venuto dal dottor Marco Tartaglia e dal suo gruppo dell’Irccs Bambino Gesù di Roma "che, dopo aver indipendentemente identificato GIT1 come gene malattia candidato per questa nuova condizione del neurosviluppo, hanno confermato sperimentalmente il ruolo causale delle varianti patogenetiche di GIT1 mediante studi funzionali in vitro e in vivo utilizzando il modello zebrafish", sottolinea la nota.
"Gli esperimenti hanno permesso di chiarire il meccanismo biologico alla base della malattia, dimostrando che la perdita di funzione di GIT1 altera la dinamica del citoscheletro, la struttura che regola la forma, l’adesione e il movimento delle cellule, attraverso una riduzione dell’attività della proteina RAC1. Il modello zebrafish ha inoltre riprodotto alterazioni dello sviluppo coerenti con quelle osservate nei pazienti, fornendo un ulteriore supporto al nesso causale tra il gene e il quadro clinico. La scoperta potrà favorire una diagnosi più precisa per altri pazienti con caratteristiche simili, migliorando la consulenza genetica e la presa in carico clinica delle famiglie", osserva la nota.
Il progetto è stato condotto nell’ambito delle attività di ricerca dedicate ai pazienti orfani di diagnosi della Rete Idea, la rete pediatrica degli Irccs, finanziate dal ministero della Salute, e di quelle sostenute dallo stesso ministero grazie al Pnrr. Un ruolo importante ha avuto anche la piattaforma di ricerca congiunta tra l’Università degli Studi di Catania e l’Irccs Oasi di Troina.

Nel 2025 i dipendenti hanno superato per la prima volta la soglia dei 21 milioni. Rispetto al 2024 l’incremento è stato di circa 250.000 unità, pari all’1,2%, un valore inferiore a quello medio (tasso medio annuo) dell’intero periodo 2019-2025 (+1,6%). All’aumento dei dipendenti si è accompagnato un modestissimo aumento del numero medio di giornate retribuite (+0,2%). Esse risultano 255,2 pari all’81,8% delle 312 giornate teoricamente retribuibili in un anno. Erano 254,6 nel 2024 e 252,8 nel 2019. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. La femminilizzazione, misurata dalla quota di lavoratrici, è cresciuta quasi impercettibilmente: è pari al 45,18% nel 2025, contro il 45,16% nel 2024 e il 44,92% nel 2019. Più significativo l’incremento in termini di intensità di impiego: nel 2025 per le donne il numero medio di giornate retribuite è risultato pari a 253 contro 251,8 nel 2024 e 249,7 nel 2019. Mentre la femminilizzazione procede seppur molto lentamente, decisamente più intensi risultano altri due trend demografici: la crescita degli stranieri e il rilievo dell’invecchiamento.
La quota di lavoro dipendente svolto da stranieri nel 2025 risulta pari a poco più di 3 milioni di lavoratori, il 14,3% del totale: un dipendente su 7. L’anno prima incidevano per il 13,7%, nel 2019 per l’11,4%. L’incremento è tutto attribuibile alla componente extracomunitaria, passata da 1,7 milioni nel 2019 a 2,5 milioni nel 2025, con un ritmo medio annuo di crescita del 6,8%, sostanzialmente confermato anche nell’ultimo anno (+6,5%). La componente comunitaria, rappresentata in gran parte da lavoratori rumeni, risulta invece ormai stabilizzata attorno a mezzo milione di unità. Oltre al numero, per i dipendenti stranieri è aumentata anche l’intensità di impiego (seppur tuttora inferiore alla media generale): per gli extracomunitari si è passati da 217 giornate retribuite nel 2019 a 224 nel 2025, per i comunitari da 214 a 233.
L’incidenza degli immigrati è settorialmente molto eterogenea. In quattro aree - sommando extracomunitari e comunitari dell’Est Europa - è pari o superiore al 25%: si tratta dell’industria leggera del made in Italy (tessile-abbigliamento-pelli-cuoio-legno-mobile), delle costruzioni (28,3%), dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi di supporto (tra cui il lavoro somministrato, le attività di vigilanza, pulizie, servizi per il paesaggio). Valori elevati e in crescita, tra il 15 e il 20%, si registrano anche per altri importanti comparti manifatturieri (metalmeccanica, alimentari), per i trasporti-magazzinaggio e per altre attività di servizio. Si tratta quindi di settori in cui i processi di immigrazione sono arrivati a rappresentare un lavoratore su quattro. La presenza straniera è ancora marginale solo in alcuni ambiti come i servizi di rete e il credito - non a caso a retribuzione pro capite più elevata della media - oltre che ovviamente nel settore pubblico.
Nel settore privato non agricolo, nel 2024, la quota di imprese con almeno un contratto di lavoro agile si attesta intorno al 3%, mentre nel settore pubblico al 17%. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. L’adozione del lavoro agile risulta maggiormente concentrata nelle imprese di grandi dimensioni e nel settore pubblico: le imprese con più di 100 dipendenti presentano le percentuali più elevate di adozione, raggiungendo fino al 51,8% nel settore privato non agricolo (2020) e al 56,8% nel pubblico (2024). Le piccole imprese (0-15 dipendenti) mostrano, invece, una diffusione molto più contenuta, con valori generalmente inferiori al 5% nel privato e compresi tra il 7% e il 17% nel pubblico.
Dal punto di vista temporale, dopo il picco del 2020 legato alla pandemia, la quota di imprese che adottano lo smart working tende a ridursi leggermente nelle piccole e medie imprese del settore privato, mentre nelle grandi imprese, soprattutto nel settore pubblico, i livelli rimangono elevati o addirittura aumentano negli anni successivi. Nel settore privato le donne sono più rappresentate tra i lavoratori che svolgono almeno una parte della propria attività da remoto rispetto agli uomini. Nel settore pubblico, invece, la situazione si inverte e questo dipende dal fatto che nei settori dove c’è maggiore concentrazione di donne, come nella scuola o nella sanità, il ricorso al lavoro da remoto è limitato.
L’adozione del lavoro da remoto mostra una significativa eterogeneità territoriale. Il Nord-Ovest presenta sistematicamente i livelli più elevati, seguito dal Centro e dal Nord-Est, mentre Sud e Isole registrano valori significativamente più contenuti. Il divario risulta particolarmente evidente nel 2020: nel Nord-Ovest la quota di lavoratori in modalità da remoto raggiunge il livello più alto (circa 18-19%), seguita dal Centro (circa 16%) e dal Nord-Est (intorno al 13%). Nel Mezzogiorno, invece, l’utilizzo di questa modalità organizzativa è molto più contenuto, attestandosi intorno al 3-3,5%. Negli anni successivi, pur ridimensionandosi rispetto al picco pandemico, le differenze territoriali rimangono persistenti: le regioni del Nord e del Centro si stabilizzano su livelli strutturalmente più elevati, mentre il Sud e le Isole continuano a mostrare un’incidenza del lavoro agile nettamente inferiore.
Le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni nell’anno sono state pari a 414 milioni nel 2023, 509 milioni nel 2024, 548 milioni nel 2025. Tra il 2023 e il 2024 è aumentata la richiesta di cassa integrazione guadagni ordinaria (cigo), mentre tra il 2024 e il 2025 la crescita ha riguardato la cassa integrazione guadagni straordinaria (cigs). Modestissime le integrazioni salariali a carico dei fondi di solidarietà bilaterali.
La variazione di +98 milioni di ore autorizzate di cigo tra il 2023 e il 2024 è dovuta per +75% al settore economico metalmeccanico, +29% al tac (tessile, abbigliamento, calzature) e -5% alla fabbricazione di carta. Residuali, in positivo o in negativo, le restanti variazioni dovute agli altri settori economici. La variazione di +80 milioni di ore autorizzate di cigs tra il 2024 e il 2025 mostra invece una scomposizione più articolata: il 58% si deve al metalmeccanico, il 19% alle telecomunicazioni, circa il 10% al tac, il restante 13% a una pluralità di altri settori (fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, fabbricazione di prodotti in gomma e in materie plastiche, commercio all’ingrosso, etc.). Solo una parte delle ore autorizzate è effettivamente utilizzata dalle imprese. Negli anni esaminati il ‘tiraggio’, ovvero il rapporto tra ore utilizzate e ore autorizzate, è stimato attorno al 30-40%, con oscillazioni a seconda dei mesi e del tipo di intervento.
Il numero di beneficiari mensili negli ultimi tre anni ha oscillato tra un minimo di 208 mila (agosto 2023) e un massimo di 425 mila (ottobre 2024), mentre il numero medio di ore mensili per beneficiario ha oscillato tra 36 ore (dicembre 2023) e 48 ore (luglio 2024). Mediamente, quindi, l’integrazione ha riguardato tra il 20% e il 30% dell’orario di lavoro mensile. Nel 2025 ci sono stati mediamente 312.000 lavoratori cassintegrati al mese, per circa 40 ore. Nel 2025, su 1,66 milioni di imprese, quelle che hanno fatto effettivo utilizzo di cig (almeno 1 dipendente per almeno 1 mese dell’anno) sono state 49.000 (di cui poco più di 3.000 nei servizi e quasi 46.000 nell’industria), mentre 1,61 milioni non hanno utilizzato integrazioni salariali. A livello nazionale, le 49.000 imprese che hanno fatto utilizzo di cig (di cui 1.460 per tutti e dodici i mesi dell’anno) rappresentano il 2,9% delle imprese (margine estensivo) e occupano il 10,9% dei dipendenti. In totale, i dipendenti22 con almeno un episodio di cig sono stati 305 mila (il 17,5% del totale dei dipendenti delle imprese che hanno utilizzato cig, margine intensivo). In proporzione, il settore economico con il maggior numero di imprese con ricorso alla cig è stato quello delle costruzioni (16,0% delle imprese).
A partire dal 2022 si assiste a una continua flessione del numero di occupati nel settore domestico e nel 2025 il numero dei lavoratori domestici è stato pari a circa 804 mila con una riduzione di circa 19 mila unità (-2%) rispetto all’anno precedente. Questo andamento ha riguardato sia la componente italiana sia quella straniera: in particolare si evidenzia una riduzione della quota di lavoratori stranieri che, dopo i massimi registrati (con punte all’80%) in concomitanza con le sanatorie di inizio secolo (L. n.189 del 2002, L. n.102 del 2009, D.Lgs. n.109 del 2012), si attesta nel 2025 al valore del 69%.
L’incidenza dei lavoratori maschi si è modificata nel tempo: era del 15% dopo le regolarizzazioni del 2020 e 2021, nel 2023 si è ridotta al 12% e ancora all’11% nel 2024 e 2025 a conferma dell’effetto della regolarizzazione sulla componente di sesso maschile. Nel 2025 le donne occupate nel lavoro domestico sono 713-714 mila mentre gli uomini appena 91 mila. La flessione avvenuta nel 2025 è concentrata essenzialmente nella classe ‘da 30 a 54 anni’ che ha registrato, considerando congiuntamente gli uomini e le donne, una riduzione di -24.000 unità (-6%). E’ invece aumentato il numero di lavoratori (+6.000) con età a partire dai 55 anni con una crescita del +7%. Nel periodo osservato si registra un progressivo invecchiamento della forza lavoro domestica.
La fascia d’età maggiormente penalizzata è quella compresa tra i 30 e i 54 anni, che perde 10 punti percentuali, passando dal 60% del 2019 al 50% del 2025. In diminuzione, seppur in misura più contenuta, anche la classe fino a 29 anni, che scende dal 5% al 4% nello stesso arco temporale. Di conseguenza, aumenta il peso delle fasce d’età più avanzate (oltre i 54 anni), che rappresentavano il 35% dei lavoratori domestici nel 2019 e raggiungono il 46% nel 2025.
Questa dinamica si riflette nell’incremento dell’età media del settore, che cresce di tre anni, passando da 49 a 52 anni. L’aumento interessa sia le donne sia gli uomini, pur partendo da livelli differenti. Gli uomini presentano stabilmente un’età media inferiore rispetto alle donne: nel 2025 le lavoratrici domestiche hanno un’età media di 52 anni, contro i 48 anni dei colleghi uomini; nel 2019 tali valori erano rispettivamente pari a 49 e 45 anni.
Nel 2021, anno della regolarizzazione, si è registrata una dinamica divergente tra i due generi: l’età media degli uomini è diminuita fino a 42 anni, mentre quella delle donne è aumentata raggiungendo i 50 anni. Questo andamento suggerisce che il processo di regolarizzazione abbia favorito l’emersione di lavoratori uomini relativamente più giovani, mentre tra le donne abbia interessato in misura maggiore lavoratrici appartenenti a fasce d’età più mature.
La retribuzione settimanale da lavoro domestico nel 2025 è in media pari a 195 euro. Questo valore è differenziato per colf (160 euro) e badanti (234 euro) in relazione soprattutto all’intensità di impiego (orario settimanale). La differente distribuzione del numero di lavoratori per orario settimanale è legata alle caratteristiche del lavoro svolto, continuativo quello delle badanti, più frammentato, invece, quello delle colf. Per le colf la classe modale è ‘fino a 24 ore settimanali’ (pari a quasi il 60% del totale colf) mentre per le badanti è quella ‘oltre 45 ore settimanali’ (pari al 37% del totale badanti).

(Adnkronos) - "Il governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’ambasciata della Federazione russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma". Ad annunciarlo in un post su 'X' è il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro 3 giorni", ha aggiunto concludendo: "Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale".
Nei giorni scorsi due persone sono state arrestate a Roma per spionaggio in favore della Russia e accesso abusivo a sistema informatico o telematico. Gavino Raoul Piras, uno degli ex 007 finiti ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta del Ros, accedeva a documenti contrassegnati come segreti, riservati, riservatissimi e anche classificati come Nato Secret.
"La parte russa darà una risposta adeguata". Ad affermarlo, secondo quanto riferisce Ria Novosti, è il ministero degli Esteri russo.

"La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso. Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito. La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro".
"Se il lavoro è debole - sostiene - la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione. L’Inps non si sostituisce alle politiche del lavoro, ma svolge un ruolo essenziale e distintivo. Grazie al patrimonio informativo di cui dispone, può interpretare l’evoluzione del mercato del lavoro, coglierne le trasformazioni prima che si traducano in criticità e mettere in luce il legame tra le dinamiche occupazionali di oggi e la sostenibilità delle pensioni di domani. La grande sfida non è soltanto attrarre lavoro, ma consolidare nel Paese competenze, produttività e continuità occupazionale. Significa riportare energie giovani, valorizzare gli over 55, accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione e sostenere una crescita capace di rendere più solido il patto sociale". A dirlo il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, presentando il XXV Rapporto annuale dell’Istituto.
"Per questo - avverte - l’educazione previdenziale non è un’attività accessoria. E' una politica di cittadinanza. Entrare nelle scuole, nelle università, nei centri di formazione e nelle imprese significa spiegare alle nuove generazioni che la previdenza non è un tema lontano, ma una parte della propria libertà futura. In questa prospettiva si collocano anche le iniziative di collaborazione istituzionale, come quella con l’Agenzia delle Entrate, che avvicinano cultura fiscale, cultura finanziaria e cultura previdenziale. Un Paese maturo costruisce legalità con conoscenza, comprensione e responsabilità condivisa".
"La famiglia resta uno dei pilastri della protezione sociale italiana. Non per retorica, ma per un’evidenza che emerge con chiarezza dalla realtà del Paese. E' all’interno delle famiglie che vengono assorbite molte delle fragilità economiche e sociali; è lì che si sostengono i figli, gli anziani, le persone con disabilità e quelle non autosufficienti, colmando spesso le carenze dei servizi pubblici e le insufficienze del mercato. Per questo il lavoro di cura che grava sulle famiglie, nell’assistenza ai figli, ai familiari fragili e agli anziani, deve essere pienamente riconosciuto, valorizzato e sostenuto. Non si tratta soltanto di una responsabilità privata, ma di una funzione sociale essenziale, che contribuisce al benessere collettivo e alla coesione del Paese. Proprio perché la famiglia costituisce un sostegno così importante, non può essere lasciata sola".
"L’Assegno unico e universale - illustra - è ormai un pilastro del sistema. Nel 2025 raggiunge oltre 6 milioni di nuclei familiari e 10 milioni di figli, con un trasferimento di risorse alle famiglie di circa 20 miliardi di euro all’anno. Accanto ad esso, il Bonus nuovi nati, il Bonus asilo nido, i congedi parentali, le misure per la disabilità e la cura compongono un insieme che non può più essere raccontato come una sommatoria di interventi. La sfida è passare dalle prestazioni isolate ai percorsi. Dalla domanda amministrativa all’accompagnamento della persona. Il nuovo Portale della famiglia e della genitorialità rappresenta esattamente questa direzione. Non è una semplice piattaforma. E' un cambio di grammatica amministrativa. In un unico spazio digitale, accessibile anche da app, sono raccolte oltre 40 prestazioni Inps e circa 300 servizi di altre pubbliche amministrazioni".
"Questa nuova piattaforma - fa notare - non organizza i servizi secondo l’organigramma dell’amministrazione. Li organizza secondo la vita concreta delle persone. Diventare genitori, crescere un figlio, affrontare una disabilità, cercare servizi di prossimità, conoscere una misura, presentare una domanda. Questo significa trasformare la protezione sociale in esperienza accessibile. Il cittadino non deve inseguire l’amministrazione. E' l’amministrazione che deve organizzarsi intorno alla vita reale dei cittadini. Qui si misura la modernità di un’istituzione. Non nel numero di piattaforme che produce, ma nella capacità di ridurre la distanza tra diritto e accesso. Se l’Inps deve seguire gli eventi della vita, deve diventare un modello dinamico come dinamica è la vita, superando lo schema statico e assistenziale che interviene solo quando il bisogno si è già manifestato in forma conclamata".
"Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari. La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri. Per tale motivo negli ultimi anni è stato potenziato il Bonus asilo nido. L’utilizzo della misura è passato dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. E' una crescita molto rilevante, ma il dato va letto fino in fondo. Le famiglie con Isee più basso continuano spesso a usare meno la misura, perché vivono in contesti nei quali l’offerta di servizi è più debole, il lavoro è più instabile, il ritorno economico dell’occupazione femminile è più incerto. Una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se i territori non offrono le stesse condizioni di accesso".
"Lo stesso vale - sottolinea - per il lavoro agile, pressoché inesistente prima del 2020 e oggi presente in una parte significativa dell’organizzazione del lavoro. Quando ben utilizzato, può contribuire a ridurre la penalizzazione economica legata alla maternità e a favorire una maggiore condivisione dei carichi familiari. E' uno degli strumenti che possono attenuare la frattura tra genitorialità e lavoro. La denatalità non si contrasta con una misura sola. Richiede un ecosistema fatto di lavoro stabile, salari adeguati, servizi all’infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere, accessibilità digitale, prossimità territoriale e cultura della condivisione. In questa logica, l’Inps può avere una funzione essenziale. Rendere i sostegni alla famiglia, alla genitorialità e alla cura più leggibili, più semplici, più vicini, più integrati".
"Al 31 dicembre 2025 l’Inps registra 16,4 milioni di pensionati, 21 milioni di pensioni e una spesa lorda pari a 371 miliardi di euro. Sono numeri che danno la misura della responsabilità dell’Istituto, perché rappresentano la stratificazione di decenni di lavoro, salari, interruzioni, trasformazioni industriali, disuguaglianze e mobilità sociale. Le pensioni di oggi raccontano le carriere di ieri. Le pensioni di domani racconteranno il lavoro di oggi. Per questo il divario pensionistico tra uomini e donne non può essere letto soltanto come effetto della normativa previdenziale. Nasce prima. Nasce in carriere più frammentate, in salari più bassi, in part-time spesso non scelti, nella maternità, nella cura familiare, nella minore continuità contributiva".
"La sostenibilità - spiega - non è soltanto un equilibrio contabile. E' una responsabilità tra generazioni. Significa garantire che chi oggi è in pensione riceva ciò che gli spetta, ma anche che chi oggi lavora non erediti un sistema insostenibile. Il vero modo di difendere le pensioni non è separarle dal resto, è ricostruire il loro legame con il lavoro, con i giovani, con le donne, con le imprese e con la crescita. Per questo la previdenza deve essere pensata come un percorso. Non soltanto come una prestazione finale. Un giovane che entra oggi nel mercato del lavoro deve poter comprendere fin dall’inizio che ogni scelta lavorativa, ogni interruzione, ogni periodo di inattività, ogni contributo versato o non versato contribuisce a costruire una parte della sua futura autonomia".
"In questa prospettiva - afferma - l’educazione previdenziale diventa una leva strategica. Non serve soltanto a spiegare come funziona il sistema. Serve a rendere le persone più consapevoli, più libere, più capaci di orientarsi. Una previdenza compresa è una previdenza più forte. La sostenibilità previdenziale, dunque, non è una stanza separata del Rapporto. E' il punto in cui si incontrano lavoro, natalità, produttività, legalità, competenze, partecipazione femminile e fiducia dei giovani. Deve essere pensata come transizione, non come emergenza permanente".
"L’Inps non è più soltanto l’ente che paga pensioni ed eroga prestazioni socio-assistenziali. E' la principale infrastruttura sociale del Paese. Infrastruttura sociale significa essere il luogo in cui il lavoro incontra la previdenza, la famiglia incontra il sostegno pubblico, l’impresa incontra la legalità contributiva, il cittadino incontra i propri diritti, il territorio incontra lo Stato. Nessun’altra amministrazione possiede, con la stessa ampiezza, questa capacità di connessione. Per questo il nuovo ruolo dell’Istituto va letto nella logica dell’Officina del welfare".
"Non una trasformazione formale - spiega - non una formula da comunicazione. La parola officina è tradizionalmente ricondotta alla precedente opificina, al campo semantico dell’opus e del facere, cioè dell’opera e del fare competente. Non richiama il movimento astratto, ma il luogo in cui una materia viene lavorata, riparata, messa a punto e resa capace di durare. Applicata al welfare, questa immagine descrive un’istituzione che non si limita a erogare prestazioni, ma costruisce percorsi, connessioni e soluzioni. Non più terminale burocratico, ma motore pubblico che ricompone prestazioni, dati e diritti in percorsi di tutela effettiva. Questa è la nuova frontiera del welfare generativo su cui si fonda il metodo operativo dell’Inps. Il welfare tradizionale interviene quando il bisogno si è già manifestato. Il welfare generativo prova a intercettarlo prima. Non si limita a compensare una fragilità. Cerca di abilitare una persona. Non distribuisce solo risorse. Costruisce accesso, autonomia, partecipazione, fiducia".
"In questa visione - sostiene - l’Istituto non aspetta soltanto la domanda. Legge i fenomeni. Organizza i servizi. Mette in relazione le amministrazioni. Avvicina lo Stato ai cittadini. Usa i dati per comprendere, non per classificare. Usa il digitale per semplificare, non per allontanare. Non è uno slogan. È una postura istituzionale capace di leggere il tempo e tradurlo in capacità amministrativa, sociale e civile".
"Per dare corpo alla nuova visione dell'Inps servono strumenti, organizzazione e metodo. Il primo strumento è organizzativo e tecnologico. Consiste in un nuovo Modello di servizio fondato sull’impiego delle tecnologie digitali e, oggi, dell’Intelligenza Artificiale. Nei primi due anni di questo nuovo corso abbiamo dato impulso alla digitalizzazione, rafforzando la piattaforma MyInps, ridisegnando l’App Inps mobile, sviluppando il Portale Inps per i giovani, il Portale della famiglia e della genitorialità, puntando su comunicazioni sempre più personalizzate, valorizzando i dati e l’interoperabilità tra servizi pubblici".
"Nel 2025 - ricorda - il sistema MyInps ha raggiunto quasi un miliardo di servizi digitali erogati in ambiente autenticato. L’App Inps mobile ha registrato 5,5 milioni di download in un anno e mezzo e ha superato i 300 milioni di accessi autenticati. Il Portale Inps per i giovani ha raggiunto 3 milioni di accessi in un anno. Il Portale della Famiglia e della Genitorialità ha superato 500 mila accessi in quattro mesi, con una media di 120 mila accessi mensili, triplicati rispetto alla fase precedente. Non sono progetti isolati, ma parti di un’unica architettura che si sta trasformando in un ecosistema di welfare nuovo. L’Istituto sta passando da un modello impostato sull’erogazione di prestazioni a una logica per eventi della vita. Un nuovo modo di porsi in cui il cittadino non è più costretto a conoscere l’organizzazione interna dell’amministrazione pubblica, ma l’amministrazione capace di presentarsi secondo bisogni comprensibili".
"Questo - commenta - è un passaggio culturale enorme. La burocrazia spesso chiede al cittadino di parlare la propria lingua. Il nuovo welfare deve fare il contrario. Deve imparare la lingua della vita. Il secondo strumento è la prossimità. Il digitale è decisivo, ma non basta. Una piattaforma può essere moderna e, nello stesso tempo, lontana da chi non ha competenze, connessione, strumenti o fiducia. Per questo il nuovo Inps deve essere digitale ma anche raggiungibile. Da questo punto di vista il lavoro di circa 25 mila donne e uomini dell’Istituto è fondamentale. A loro va il mio personale ringraziamento. In questa direzione va anche l’accordo di collaborazione con Anci, che ha portato a sviluppare e attivare Punti utente evoluti presso i Comuni delle aree interne e le isole minori".
"Una scelta precisa - dice - dettata dalla volontà di portare i servizi anche dove non esiste una sede fisica dell’Istituto, di raggiungere le persone nei territori più esposti allo spopolamento e al divario digitale, di impedire che una distanza geografica diventi esclusione amministrativa. La prossimità non è nostalgia dello sportello. E' accesso effettivo. E' la capacità dello Stato di non lasciare solo chi è più lontano, più fragile, meno attrezzato. Il terzo strumento sono i dati. I dati dell’Inps non sono un archivio. Sono una delle più grandi infrastrutture conoscitive del Paese. Raccontano lavoro, redditi, famiglie, contributi, prestazioni, pensioni, imprese, territori, fragilità".
"Se governati con sicurezza - dice - trasparenza e responsabilità pubblica, i dati consentono di passare da un welfare che certifica il bisogno a un welfare che lo comprende. Da un’amministrazione che risponde a una domanda a un’amministrazione che può intercettare un rischio. Da un sistema che attende il cittadino a un sistema che può orientarlo. L’Intelligenza Artificiale si colloca qui. Non come moda tecnologica, non come scorciatoia, non come sostituzione della decisione umana, ma come strumento pubblico per migliorare la qualità dei servizi, semplificare il linguaggio, ridurre errori, personalizzare comunicazioni, rafforzare i controlli, prevenire frodi, ridurre il mancato accesso alle prestazioni. L’algoritmo, in una istituzione pubblica, non può mai diventare sovrano. Deve restare strumento, comprensibile, controllabile, orientato alla giustizia amministrativa".

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....
Pagina 153 di 430
Sarda News - Notizie in Sardegna
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Per proporre i tuoi feed o un contenuto originale, scrivici a info@sardanews.it