
(Adnkronos) - Jannik Sinner vola agli ottavi degli Internazionali d'Italia 2026. Oggi, lunedì 11 maggio, il tennista azzurro ha battuto l'australiano Alexei Popyrin nel terzo turno del Masters 1000 di Roma, imponendosi in due set con il punteggio di . Nel prossimo turno Sinner affronterà il derby azzurro contro Andrea Pellegrini, che è riuscito ad arrivare agli ottavi dalle qualificazioni battendo Frances Tiafoe nell'ultimo turno.
Quando Roma lo accoglie in campo, in cielo non c'è una nuvola. E per le vie del Foro regna l'euforia. Fin dalla mattina ci sono cappellini neri con il suo logo e la 'solita' marea arancione. In questi giorni il Centrale è diventato Capitale dello sport italiano, regno di un giocatore che resterà inevitabilmente nella cultura popolare nostrana. Un tempo si diceva che il calcio era la cosa più importante tra le cose meno importanti, di questi tempi però, grazie a un ragazzo altoatesino dai capelli rossi, le gerarchie sono cambiate.
Eppure quando parla, a vedere i suoi occhi, sembra che non se ne accorga. Ogni suo gesto fa notizia, ma a lui non importa. Dopo aver battuto Ofner all'esordio, a chi gli chiedeva cosa gli piacesse di Roma, lui ha risposto che non lo sapeva. Con quella sincerità genuina che viene dai monti e da una famiglia umile. Perchè, di questi tempi, è impossibile per Sinner uscire a fare una passeggiata, prendere un gelato, regalarsi un'amatriciana in centro. Figuriamoci visitare il Colosseo o passeggiare per Trastevere. La sua vita è hotel-campo, campo-hotel. Qualche volta c'è il golf, ma nulla di più. Ne vale la pena? È una domanda a cui solo Jannik può rispondere, ma a giudicare dai risultati, dalle gioie che regala a tutta Italia, e immaginiamo anche dal conto in banca, la risposta dovrebbe essere sì.
Per tutti quelli che sono sulle tribune del Centrale, vedere Sinner è un privilegio, una gioia per scappare dalla routine e regalarsi un pomeriggio diverso. E lui li ripaga. Per firmare il primo break della partita ci mette un solo game, e il pubblico ride. Popyrin decisamente meno. L'inizio di partita, per lui, è traumatico. La prima di Sinner è imprendibile, la sua risposta profonda a cercare le linee. I turni di servizio diventano una via crucis fatta di palle break e sforzi disumani. Nel mezzo Popyrin si ritrova una chance per recuperare lo svantaggio, più per caso che per merito, ma la speranza dura un momento. Sinner annulla l'euforia dell'avversario e conquista un altro break al game successivo. Il set se ne va così, in un soffio di vento di questo caldo pomeriggio romano, con un 6-2 che racconta un film dal finale prevedibile.
Eppure Popyrin, in una vecchia intervista, aveva detto che "se sono in giornata, posso battere chiunque". Ed effettivamente aveva fatto fuori Berrettini prima e Mensik poi, uno che Sinner lo aveva già battuto nei quarti di Doha, quando qualcuno aveva osato parlare di crisi. È difficile capire quindi quali e quanti siano i demeriti dell'australiano, dopotutto davanti c'è il numero 1. Quindi non prendetevela con Alexei, se il secondo set inizia esattamente come il primo. Break in apertura, altro break al terzo game. L'australiano è in tilt: corre da una parte all'altra, mentre Sinner non si muove dalla linea di fondo. A un certo punto sforna una palla corta, chiamando l'"ooooh" del Centrale, oggi più teatro che stadio. Tra un punto e l'altro qualche bambino urla un "daje Jannik", mentre una tifosa si scioglie in una dichiarazione che viene dal cuore: "Jannik ti amo".
Lui non si scompone, la sua testa è sempre sul prossimo punto. E così continua a macinare prime e break. Forse Popyrin può davvero vincere con chiunque quando è in giornata, ma questa non è la sua giornata. Anche oggi, il Centrale canta solo per Sinner, che chiude il set 6-0 e porta a casa quello che è sembrato un allenamento, nemmeno più lungo del solito, piuttosto che una vera partita di tennis. Forse per festeggiare non potrà andare a cena a Trastevere, o ad ammirare il tramonto sul Colosseo, ma ne vale la pena. (di Simone Cesarei)

Con più di 20 milioni di dischi venduti in tutto il mondo,
"Breakfast in America", pubblicato dai Supertramp nel 1979, è una
pietra miliare della musica. Il 22 e 23 maggio (ore 21) al Teatro
Massimo di Cagliari, la magia del mito della band britannica rivive
con la più importante tribute band europea dei Centrury's Crime in
un doppio live organizzato da Sardegna Concerti.
Due serate straordinarie in cui gli amanti della
band e di quel disco, capolavoro di ogni età, potranno tornare ad
ascoltare e applaudire i brani più amati come Dreamer, School, The
Logical Song, Goodbye Stranger, hit che valsero al gruppo inglese
due Grammy Awards. Uno spettacolo che celebra il periodo d'oro
della band, dal 1974 al 1983, quando il cantante e tastierista Rick
Davies e Roger Hodgson, cantante, chitarrista e tastierista
crearono successi intramontabili, che segnarono indelebilmente la
storia del rock e del pop internazionale.
Con la voce inconfondibile dei due musicisti, il
pianoforte staccato, il sassofono evocativo e il sound unico dei
Supertramp, Century's Crime è un viaggio nei grandi successi dei
Supertramp in grado di ricreare fedelmente l'atmosfera e l'energia
dei concerti originali. Il gruppo, formatosi agli inizi degli anni
Ottanta, nei primi dischi aveva proposto un suono riconducibile al
rock progressive. "Breakfast in America" era il loro settimo album,
ma già dal quarto, "Crime of the Century", e dal successivo
"Crisis? What Crisis?", avevano iniziato a raccogliere un grande
successo con una formula che riprendeva alcune idee del rock
progressive contaminandolo con suoni pop, disco e rock and roll che
rimandano allo stile dei Beatles.
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(Adnkronos) - “A 80 anni di distanza, rivivere quest'anniversario non è soltanto un dovere di memoria e nemmeno una semplice celebrazione. Il rischio degli anniversari tondi, come gli ottantesimi, è proprio quello di trasformarsi in una ritualità. Invece il significato del 2 giugno nella nostra storia ci offre ancora oggi strumenti utili per comprendere la realtà del Paese e il rapporto tra cittadini e istituzioni”. Lo ha dichiarato Umberto Gentiloni Silveri, professore ordinario di Storia contemporanea all’università degli Studi di Roma La Sapienza, intervenendo all’archivio storico del Quirinale durante l’incontro dedicato agli 80 anni della Repubblica italiana, promosso con la partecipazione della Fondazione Lottomatica.
Nel corso del suo intervento, Gentiloni Silveri ha ripercorso le origini della Repubblica e della Costituzione italiana, sottolineando come il referendum del 2 giugno 1946 continui a rappresentare un passaggio centrale nella costruzione dell’identità democratica del Paese. “Quel momento storico lontano – ha spiegato – può ancora darci stimoli e strumenti per leggere il presente, non solo sul piano istituzionale ma anche sul rapporto di fiducia tra lo Stato e i cittadini”.
Il professore si è poi soffermato sul ruolo svolto dai protagonisti della stagione costituente, indicando nel compromesso uno degli insegnamenti più attuali lasciati in eredità alla democrazia italiana. “Chi lavorò alla scrittura della Costituzione cercò un punto di equilibrio pur partendo da posizioni molto diverse e spesso contrapposte su temi fondamentali - ha osservato - L’eredità più grande di quella stagione – ha aggiunto – è proprio la capacità di trovare un equilibrio orientato all’interesse generale. Ognuno rinunciò a qualcosa, ma riuscì a contribuire alla costruzione di un bene comune che ha attraversato buona parte della storia successiva del nostro Paese”.

(Adnkronos) - L’Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (Apmarr Aps ets) rinnova il proprio consiglio direttivo e conferma alla presidenza Antonella Celano, punto di riferimento nazionale nell’ambito della tutela dei diritti delle persone affette da patologie reumatologiche e rare. Confermata anche Italia Agresta, come vicepresidente e i consiglieri Giacomina Durante, Mauro D'Antonio, Ferdinando Cedrone, Sonia Middei, mentre fanno il loro ingresso nel direttivo i consiglieri Irene Avaltroni, Carla Caprio, Graziano Di Giacomantonio.
Fondata nel 1984, Apmarr è oggi una delle principali realtà associative italiane impegnate nella tutela del diritto alla salute delle persone con malattie reumatologiche e rare. L’associazione opera quotidianamente per promuovere diagnosi precoce, accesso equo alle cure, riduzione delle liste d’attesa, appropriatezza terapeutica e miglioramento della qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. In Italia le patologie reumatologiche coinvolgono oltre 5 milioni di persone, molte delle quali convivono con forme severe e altamente invalidanti. Sotto la guida di Antonella Celano, Apmarr - informa una nota - ha consolidato negli anni il proprio ruolo di interlocutore autorevole con le istituzioni sanitarie e politiche, sviluppando attività di advocacy, campagne di sensibilizzazione, progetti nazionali e internazionali e percorsi dedicati all’empowerment dei pazienti.
"Ringrazio i soci di Apmarr per la fiducia che hanno voluto rinnovarmi – dichiara Celano –. Continueremo a lavorare con impegno e responsabilità affinché le persone con patologie reumatologiche e rare possano vedere pienamente riconosciuti i propri diritti, a partire da una diagnosi tempestiva e da un accesso uniforme alle cure su tutto il territorio nazionale. Il nostro obiettivo resta quello di dare voce ai pazienti e alle loro famiglie, rafforzando il dialogo con le istituzioni e promuovendo una sanità sempre più vicina ai bisogni reali delle persone". Nel corso degli anni - si legge - Apmarr ha ricevuto importanti riconoscimenti per l’attività svolta a favore dei pazienti. Tra questi il premio 'Eccellenze in Sanità 2025', assegnato nella sezione 'Roma Salute' per la categoria 'Volontariato in Sanità' dalla Fondazione San Camillo-Forlanini di Roma, per l’impegno profuso nella tutela delle persone con patologie reumatologiche e rare. Nel 2025 - concldue la nota - Antonella Celano è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferita con decreto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per il costante impegno civile e sociale portato avanti al fianco delle persone affette da malattie reumatologiche e rare.

(Adnkronos) - Rimborsata in Italia la combinazione a base di amivantamab, in formulazione sottocutanea, e lazertinib per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) avanzato. La combinazione - informa una nota di Johnson & Johnson - è indicata in persone adulte con mutazioni del recettore del fattore di crescita dell'epidermide (Egfr), nello specifico con delezioni nell'esone 19 o mutazioni di sostituzione L858R nell'esone 21, conosciute anche come mutazioni comuni di Egfr. Il tumore del polmone rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per l'oncologia: questa neoplasia si conferma come la seconda più frequente tra gli uomini e la terza tra le donne, ricorda J&J. All'interno di questo scenario, sono due i tipi principali di tumore del polmone; tra questi, il tumore polmonare non a piccole cellule è il più frequente e corrisponde a quasi l'85% dei nuovi casi. Inoltre, in 1 paziente su 5 si riscontra una mutazione dell'Egfr, un recettore tirosin-chinasico che aiuta le cellule a proliferare e a dividersi; nella maggior parte dei casi, la mutazione è una delezione nell'esone 19 o una mutazione puntiforme L858R nell'esone 21.
"Il tasso di sopravvivenza a 5 anni per le forme Egfr è ancora inferiore al 20%. Il quadro diventa ancor più complesso se guardiamo ai pazienti con mutazione L858R o delezione nell'esone 19, i quali tendono ad avere risposte meno durature agli inibitori tirosin-chinasici di prima, seconda e terza generazione, un dato che sottolinea la necessità di nuove opzioni terapeutiche mirate e strategie di intervento sempre più efficaci - spiega Silvia Novello, professore di Oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell'università di Torino, responsabile della Struttura complessa a direzione universitaria di Oncologia medica all'Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano e presidente Walce - Women against lung cancer in Europe - In tal senso, la natura eterogenea del tumore del polmone spinge la ricerca scientifica verso lo sviluppo di percorsi terapeutici sempre più diversificati e mirati, che tengano conto delle differenze individuali in termini di genetica, ma che col tempo terranno conto anche di altri fattori quali microbioma, stile di vita e ambiente. Possiamo dire che il trattamento di questa neoplasia sta attraversando un momento di transizione e cambiamento: siamo in una fase in cui la chemioterapia non è più l'unica opzione per i pazienti e dove si sta contribuendo a una ridefinizione del paradigma terapeutico, grazie a terapie che sempre più contribuiscono non solo a migliorare l’aspettativa, ma anche la qualità della vita. Oggi, infatti, grazie all'offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, tra i quali amivantamab, associabili ad inibitori tirosin-chinasici, possiamo agire in modo ancora più mirato sul tumore. Questa combinazione offre inoltre la possibilità di una somministrazione per via sottocutanea che, da un lato, riduce i tempi di somministrazione e il rischio di effetti collaterali, e dall'altro risulta migliorare l'esperienza del paziente".
La combinazione di amivantamab e lazertinib - si legge nella nota - rappresenta un approccio di medicina di precisione privo di chemioterapia, in grado di colpire i tumori con mutazioni di Egfr, bloccando la crescita tumorale su due fronti. In particolare, amivantamab è un anticorpo bispecifico completamente umano che colpisce sia Egfr che Met, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria; lazertinib, invece, è un inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell'Egfr.
"Questa combinazione terapeutica a somministrazione sottocutanea ha già dimostrato miglioramenti significativi nella sopravvivenza libera da progressione - sottolinea Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia toracica dell'Istituto europeo di oncologia di Milano - Inoltre, i dati più recenti relativi alla sopravvivenza globale suggeriscono che l'impiego combinato di amivantamab e lazertinib possa estendere significativamente la vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e mutazioni comuni dell'Egfr rispetto all'attuale standard di cura. In tal senso, i risultati degli studi registrativi rappresentano un passo avanti cruciale nella gestione di questa malattia: da un lato, prolungare l'aspettativa di vita è un indicatore chiave dell'efficacia di qualsiasi trattamento oncologico; dall'altro, poter offrire un trattamento chemio-free, somministrato per via sottocutanea, permette una maggior maneggevolezza nella somministrazione, ma soprattutto consente un beneficio per il paziente stesso in termini di qualità di vita. Lo studio Mariposa ha quindi confermato il potenziale trasformativo di questa combinazione come trattamento di prima linea, aprendo la strada ad un nuovo standard di cura e offrendo benefici concreti e clinicamente rilevanti per i nostri pazienti. Inoltre, l'approvazione di questo trattamento già dalla prima linea è un traguardo importante in quanto risponde al bisogno, ancora insoddisfatto, di offrire una nuova opzione terapeutica per questo tipo di tumore, permettendo inoltre di intervenire immediatamente con la terapia più efficace, colpendo il tumore quando è più vulnerabile e prima che la malattia progredisca ulteriormente".
Nonostante i grandi progressi della ricerca scientifica - rimarca J&J - circa il 75% dei pazienti con Nsclc è già in stadio III o IV al momento della diagnosi. Questo è dovuto ad un ritardo nel riconoscimento dei sintomi, generalmente non specifici, quali tosse, affaticamento, dolore al petto, dispnea, perdita di peso. Anche per questo, una diagnosi di tumore al polmone spesso porta pazienti e caregiver a provare sentimenti di incertezza, ansia e paura. In questo contesto, l'aspetto psicologico dei pazienti non va trascurato: a una corretta diagnosi è fondamentale affiancare un sostegno che vada oltre la sola terapia. Per questo motivo, le associazioni di pazienti sono una risorsa cruciale per accompagnare pazienti e caregiver lungo l'intero percorso di cura.
"Questa nuova terapia riaccende una speranza importante per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore - commenta Bruno Aratri, presidente di Ipop (Insieme per i pazienti di oncologia polmonare) - Non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto di poterlo fare con una migliore qualità di vita. Oggi sono necessarie una cura e una presa in carico globale della persona. In tal senso, l'evoluzione dei trattamenti in corso mira sempre più a integrarli nella vita quotidiana del paziente. Il nostro impegno come associazione è duplice: da un lato lavoriamo affinché le terapie innovative, sempre più mirate ed efficaci, possano arrivare in tempi rapidi al maggior numero possibile di pazienti che ne hanno bisogno, garantendo un accesso equo su tutto il territorio nazionale; dall'altro, ci dedichiamo a costruire una relazione solida tra medici e pazienti, che consiste in una parte importantissima della cura, mettendo al centro bisogni, aspettative e fragilità, e accompagnando le persone passo dopo passo nel loro percorso di cura".
La rimborsabilità in Italia della combinazione a base di amivantamab e lazertinib si basa sui risultati dello studio di fase 3 Mariposa, secondo cui - riferisce J&J - questa combinazione è il primo regime a dimostrare un beneficio superiore in termini di sopravvivenza globale rispetto all'attuale standard di cura. Lo studio ha raggiunto l'endpoint primario della progressione libera da malattia (Pfs): a un follow up mediano di 22 mesi, la combinazione ha mostrato una riduzione del 30% della progressione di malattia o morte.
"Come Johnson & Johnson investiamo da oltre 30 anni nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi che rispondano ai bisogni di cura dei pazienti oncologici e per metterci al fianco dei medici e del personale sanitario - dichiara conclude Alessandra Baldini, Direttrice medica, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia - Il nostro obiettivo è rendere questo, e tutte le malattie oncologiche delle nostre aree di ricerca, malattie intercettabili e curabili. In tal senso, la medicina di precisione per noi ha un enorme valore perché ci consente di costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché ogni paziente riceva il trattamento più appropriato ed efficace, modellato sulle sue specifiche esigenze. Siamo costantemente impegnati a rispondere ai bisogni dei pazienti, spingendo i confini della scienza e dell'innovazione per sviluppare opzioni terapeutiche sempre più personalizzate ed efficaci, con l'obiettivo di costruire una medicina del futuro incentrata sulla personalizzazione delle cure".

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"La candidatura di Iglesias a Capitale italiana del Libro 2027
rappresenta un passaggio importante nel percorso di crescita
culturale e civile della nostra città". Lo ha dichiarato il sindaco
Mauro Usai presentando il progetto 'Iglesias, il Libro nel
Mediterraneo', depositato al ministero della Cultura.
Il libro, ha aggiunto Usai, è "strumento di
sviluppo, coesione e identità", e la città ha scelto di "investire
nella cultura in modo strutturale, costruendo reti, valorizzando
competenze e immaginando un futuro in cui la conoscenza diventa
leva concreta di progresso".
La candidatura di Iglesias, già riconosciuta
Città che Legge dal Cepell del ministero della Cultura, coinvolge
altri dieci comuni del Sulcis-Iglesiente (Buggerru, Calasetta,
Carbonia, Carloforte, Domusnovas, Fluminimaggiore, Gonnesa, Musei,
Portoscuso e Sant'Antioco), la Provincia del Sulcis-Iglesiente, la
Regione Autonoma della Sardegna, la Fondazione di Sardegna, la
Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, il Parco
Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna e un ampio sistema
di associazioni territoriali.
Al centro della proposta ci sono gli Stati
Generali dell'Editoria, con Iglesias luogo di confronto sul futuro
del libro e della lettura, e l'Istituto Mediterraneo per il Libro e
la Lettura, organismo permanente che sorgerà negli spazi
riqualificati della biblioteca comunale Nicolò Cannelles.
"Vogliamo affermare la città come punto di
riferimento per le politiche del libro e della lettura", ha
dichiarato l'assessora alla Cultura Carlotta Scema.
La candidatura sarà promossa al Salone del Libro
di Torino da Maurizio Cristella, direttore artistico della Fiera
del Libro Argonautilus di Iglesias, nello stand dedicato al
progetto letterario.
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(Adnkronos) - Parte dall'Argentina la vicenda del focolaio di hantavirus sviluppato sulla nave da crociera Mv Hondius, quando nel porto di Ushuaia, capoluogo della Terra del Fuoco, - era il primo aprile - una coppia di olandesi è scesa per fare birdwatching in un'area dove è presente una discarica entrando - si ipotizza - in contatto con topi portatori dell'infezione che in Argentina ha causato alcuni focolai. I coniugi avevano visitato anche altre località dell'Argentina e del Cile. L'allarme è poi scattato con la segnalazione dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2 maggio, dopo che tra passeggeri e l’equipaggio si erano registrati casi di infezioni respiratorie severe.
Al momento, secondo l'Oms, si contano 7 casi confermati, 2 sospetti e 3 decessi, una donna tedesca e una coppia olandese. In Italia ci sono 4 persone sotto sorveglianza attiva, di cui 2 con nazionalità italiana e 2 stranieri. Erano sul volo della Klm dove per pochi minuti è salita e poi subito scesa la passeggera della nave deceduta per l'infezione.
Il responsabile del contagio è il virus Andes, una variante dell'hantavirus nota per la possibilità, rara, di trasmissione da persona a persona. Gli hantavirus - ricorda il ministero della Salute - infettano naturalmente i roditori. La trasmissione all'uomo avviene tramite il contatto con urina, escrementi o saliva contaminati di roditori infetti o, meno frequentemente, tramite morsi di roditori. Ad oggi, la trasmissione interumana è stata documentata, appunto, solo per il virus Andes nelle Americhe. L'infezione può causare una serie di malattie, anche fatali, può infatti coinvolgere i reni (nefrite), provocare emorragie o sindrome polmonare. Tra i diversi ceppi solo un numero limitato è noto per causare malattie nell'uomo.
Gli hantavirus presenti in Nord, Centro e Sud America possono causare la sindrome polmonare da hantavirus, una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore. Il virus Andes appartiene a questa famiglia ed è noto per una possibile trasmissione limitata da persona a persona attraverso un contatto stretto e prolungato, principalmente documentata in Argentina e Cile.
Gli hantavirus presenti in Europa e in Asia, invece, possono causare febbre emorragica con sindrome renale, che colpisce principalmente i reni e i vasi sanguigni. La trasmissione da persona a persona non è stata documentata in queste aree. La nefropatia epidemica, è una forma lieve di febbre emorragica con sindrome renale osservata in Europa.
Al momento - evidenzia il ministero della Salute - non esiste una cura specifica né un vaccino contro l'infezione da hantavirus, ma un'assistenza medica tempestiva è fondamentale per migliorare la sopravvivenza e si basa su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. La prevenzione si basa prevalentemente sulla riduzione dei contatti tra persone e roditori e sull'igiene. Durante le epidemie o in caso di sospetto contagio, la tempestiva identificazione e il rapido isolamento dei casi, il monitoraggio dei contatti stretti e l'applicazione delle misure standard di prevenzione delle infezioni sono fondamentali per limitare un'ulteriore diffusione.
Quattro decenni di risate, tra spettacoli in piazza e nei teatri,
gag e sketch in tv. La compagnia comica cagliaritana Lapola, tra le
più amate della scena teatrale sarda, compie quarant'anni. Per
celebrare la ricorrenza Massimiliano Medda, il fondatore,
Massimiliano e Stefano Lorrai, Marco Camboni, Daniele Gastaldi ed
il musicista Francesco Ghiani portano in scena il 12 maggio al
Teatro Massimo di Cagliari e in replica il 19, entrambi alle 21,
con la loro inconfondibile vis comica, un nuovo spettacolo pensato
proprio per l'anniversario artistico.
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(Adnkronos) - In Europa, semm cumasch. La frase, tra le strade di Como, è ricorrente. Per coronare un percorso iniziato tra i dilettanti, sette anni fa, e passato per la promozione in Serie A del 2024. La vittoria contro il Verona nell’ultimo turno di campionato lo ha certificato: nella stagione 2026/27, il Como giocherà in Europa. Se andrà ‘male’ sarà Conference League, visto che – a due giornate dalla fine del campionato - la squadra di Fabregas è sicura di chiudere almeno sesta. Il Milan e la Roma, al quarto e al quinto posto, distano però solo 2 punti (67, contro i 65 dei lombardi). Se andrà bene, sarà Europa League. Se andrà benissimo, sarà Champions League. Si deciderà nei prossimi 180 minuti, gli ultimi di una stagione già storica per la squadra e la città.
Questione di prime volte, quelle che non si scordano mai. Come l’Europa, un traguardo difficile da immaginare pochi anni fa, quando la società galleggiava tra le incertezze. Tra pochi mesi, il Lago di Como entrerà nelle cartoline delle coppe europee, la massima espressione del calcio del vecchio continente. A testimoniare una rivoluzione costruita un passo per volta con una visione nuova, possibile grazie al supporto di una proprietà ricca, solida e ambiziosa. Per dare qualche coordinata, dal 2019 il Como fa capo al socio unico Sent Entertainment Ltd, legato alla holding indonesiana Djarum, della famiglia Hartono. Alla guida oggi c’è Robert Hartono, che fino a pochi mesi fa aveva gestito gli affari insieme a suo fratello Michael, scomparso a marzo. L'impero Hartono è fondato sulla produzione di sigarette kretek (aromatizzate ai chiodi di garofano) e - tra le tante attività - la famiglia detiene il 51% delle azioni della Banca dell'Asia Centrale. Per dare un’idea, la ricchezza dell’85enne Robert Hartono supera i 20 miliardi di dollari e il patrimonio della famiglia è stimato in circa 43 miliardi di dollari. Facile dunque intuire come il Como sia oggi la squadra più ricca d’Italia, con ambizioni da big per il futuro. In questo senso, la conquista dell’Europa è ‘solo’ il naturale sbocco di un progetto desideroso di successi. Buona parte dei risultati sportivi si deve a Cesc Fabregas, planato sul Lago quasi per caso e diventato presto il simbolo di un progetto solido e vincente. Da calciatore-azionista e poi da tecnico di una squadra che ha imparato a vincere attraverso il bel gioco. Con il primo obiettivo di divertire i suoi tifosi. Uno dei tanti plus del ‘fenomeno Como’.
Le soddisfazioni degli ultimi anni hanno aiutato a ricreare un rapporto tra il club e la città. Una città che, per tradizione, ha sempre vissuto il calcio con eleganza e discrezione. In una dimensione quasi raccolta, legata però al turismo internazionale. Così il Sinigaglia, ampliato fino ai suoi attuali 12mila posti, è diventato punto d’incontro di mondi in apparenza lontani. Dalle famiglie del posto a tanti ragazzi trascinati allo stadio da anni di crescita. Oltre a tanti tifosi provenienti dall’estero, attratti dal fascino del Lago e di uno scenario unico per una partita di pallone. Senza dimenticare i vip che, nei mesi, hanno fatto la loro passerella in tribuna in un iconico red carpet con affaccio sul pallone (alle partite si sono visti Hugh Grant, Andrew Garfield, Keira Knightley e Michael Fassbender, ma anche Adrien Brody, Terry Crews e Jeff Goldblum). Il bello è che gli Hartono avevano comprato il Como solo per 'usarlo' come un set televisivo. "Volevamo girare dei documentari sul calcio italiano per la nostra tv indonesiana. Ci siamo chiesti per cosa fosse conosciuta Como, a parte il calcio. Per il Lago, quindi abbiamo costruiamo tutto attorno a quello" ha raccontato – in diversi interventi - il presidente del club Mirwan Suwarso. Pure così il club è diventato ciò che è oggi: una squadra della provincia in grado di raccontare un calcio diverso nella penisola. Oltre le critiche, arrivate soprattutto per la mancanza di italiani. La proprietà è indonesiana, l’allenatore è spagnolo e la rosa – tolte le riserve Goldaniga (difensore) e Vigorito (secondo portiere) - è straniera. Un modello unico e complicato da replicare, ancorato a un’idea magari non condivisibile, ma fin qui funzionante. I sogni, sul Lago, sono appena iniziati.

(Adnkronos) - Jannik Sinner si prepara per il terzo turno degli Internazionali d'Italia 2026... giocando a golf. Oggi, lunedì 11 maggio, sfida l'australiano Alexei Popyrin nel Masters 1000 di Roma, tornando in campo dopo l'esordio vincente contro Ofner di sabato. Sinner ha sfruttato il giorno libero concesso dall'organizzazione del torneo per smorzare un po' di tensione e distrarsi, ma sempre a modo suo.
Nella giornata di domenica 10 maggio infatti, l'azzurro si è recato al circolo 'Marco Simone Golf & Country Clyb' per giocare a golf in compagnia di alcuni membri del suo team. Ad accompagnarlo c'era infatti, come sempre in questi casi, l'allenatore Simone Vagnozzi, che ha posato con lo staff del circolo in una foto pubblicata sui loro profili social ufficiali: "Dal campo Centrale ai fairways", ha scritto il 'Marco Simone' su Instagram, "orgogliosi di aver accolto Jannik Sinner e il suo team al Marco Simone!".
Proprio il golf è uno degli hobby preferiti di Sinner per distrarsi e staccare dal tennis, come rivelato proprio dal tennista azzurro in conferenza stampa: "Certo che mi diverto anch'io fuori dal campo, dove faccio quello che voglio fare, perché alla fine si vive una volta sola e ho 24 anni, però il mio divertimento a volte lo faccio vedere un po' meno".
"Voi non sapete come sono. Ognuno è diverso. In questi due giorni ho giocato a golf, a calcio, questo è un po' il mio divertimento", aveva detto Sinner, "ci sono altri che si divertono in un altro modo ed è una cosa normale. Non c'è una regola, però alla fine in questi giorni qua l'obiettivo principale era riposarmi per essere più pronto possibile per questo torneo".

(Adnkronos) - Cristalfarma, azienda italiana nota per lo spirito innovativo e le soluzioni all’avanguardia,pioniera dal 2022 nell’impiego di attivi provenienti da colture in vertical farming nei propri integratori avanzati, annuncia il lancio di un ulteriore nuovo progetto di ricerca dedicato allo sviluppo e alla coltivazione in ambienti controllati di funghi medicinali ed alghe ad uso salutistico umano.
Cristalfarma vanta già una solida esperienza in questo approccio, avendo sviluppato – prima nel settore -, in collaborazione con Cultipharm, 14 protocolli di coltivazione in vertical farming, tra il 2022 e oggi che hanno permesso all'azienda di acquisire competenze tecniche e scientifiche uniche nel panorama italiano. Questo nuovo programma rappresenta la naturale evoluzione di un percorso di innovazione continua, con l'obiettivo di ampliare il portfolio di specie coltivate e ottimizzare ulteriormente la qualità, la riproducibilità e la tracciabilità dei processi produttivi in un percorso di sostenibilità ambientale.
Fin dal momento in cui i botanici prodotti in vertical farming sono stati utilizzati negli integratori di Cristalfarma, il termine “integratori avanzati” ha caratterizzato e distinto i prodotti dell’azienda milanese. Funghi medicinali ed alghe ad uso salutistico al centro della ricerca sul benessere. I due progetti si concentrano su specie fungine ed alghe riconosciute dalla letteratura scientifica internazionale e di alto interesse salutistico per le loro proprietà benefiche sull'organismo umano. La coltivazione in ambienti controllati consente di mantenere standard qualitativi elevati e riproducibili, minimizzando le variabili ambientali e assicurando una costante standardizzazione nella concentrazione e nel profilo dei principi attivi.
Un modello produttivo sostenibile e all'avanguardia La metodologia del vertical farming adottata da Cristalfarma permette di ottimizzare l'utilizzo delle risorse idriche ed energetiche, eliminare l'impiego di pesticidi e garantire produzioni indipendenti dalla stagionalità. I 14 protocolli già validati costituiscono una base scientifica consolidata su cui il nuovo programma di ricerca si innesta, con l'obiettivo di sviluppare ulteriori formulazioni destinate all'integrazione alimentare e ai prodotti per il benessere.
"Questo nuovo progetto rappresenta per noi un ulteriore passo a conferma della scelta di estrema ed avanzata qualità intrapresa anni fa", ha dichiarato Cristina Del Bono, CEO di Cristalfarma. "Dal 2022 abbiamo investito con determinazione nella ricerca applicata al vertical farming e i 14 protocolli sviluppati sono la dimostrazione concreta della nostra capacità di tradurre la scienza in soluzioni reali per la salute delle persone. Oggi alziamo ulteriormente l'asticella."
“Grazie alla collaborazione con Cristalfarma, che con visione pionieristica ci contattò nel 2021 per sviluppare attivi da impiegare nei propri integratori, e alla sua passione per l’alta qualità, l’attenzione ai dettagli e la sostenibilità, abbiamo potuto sviluppare insieme negli anni progetti di ricerca e ottimizzazione coltiva ottenendo risultati di eccellenza nel campo dei botanicals che oggi sono il cuore degli integratori avanzati dell’azienda stessa. Cristalfarma rappresenta oggi l’azienda europea con il maggior numero di protocolli coltivi in CEA (alghe, botanici e funghi) sviluppati in esclusiva assieme a noi e credo anche in senso assoluto tra le aziende del settore” ha aggiunto Alessandro Algeri, Amministratore Delegato di Cultipharm, società partner di Cristalfarma dal 2022

(Adnkronos) - Jannik Sinner torna in campo agli Internazionali d'Italia 2026. Oggi, lunedì 11 maggio, il tennista azzurro sfida l'australiano Alexei Popyrin - in diretta tv e streaming, anche in chiaro - nel terzo turno del Masters 1000 di Roma. Sinner ha superato il secondo turno imponendosi all'esordio, dopo il bye del primo, in due set su Sebastian Ofner con il punteggio di 6-3, 6-4 mentre Popyrin, già mattatore di Matteo Berrettini al primo turno, ha vinto a sorpresa con il ceco Jakub Mensik, che aveva battuto proprio Sinner nei quarti di Doha.
In caso di passaggio del turno, Sinner troverà agli ottavi il vincente di Pellegrino-Tiafoe.

(Adnkronos) - Il tema ambientale non può essere lasciato soltanto alla sinistra o ai movimenti radicali. È da questa convinzione che parte la riflessione di Francesco Giubilei nella nuova puntata di “Italia in transizione”, il podcast di Adnkronos e Shared Ground condotto dal vicedirettore Giorgio Rutelli.
Presidente di Nazione Futura e direttore della Fondazione Alleanza Nazionale, Giubilei sostiene che il mondo conservatore debba costruire una propria cultura ambientalista, alternativa sia al negazionismo sia all’ambientalismo ideologico.
Più che di “ambiente”, però, preferisce parlare di “natura”. Una distinzione che considera culturale prima ancora che linguistica. La sua idea è che uomo e natura non siano in contrapposizione, ma parte dello stesso insieme, secondo una concezione del “creato” che richiama anche la tradizione cristiana e il pensiero conservatore europeo.
La sfida dei giovani e il vuoto lasciato alla protesta
Nel corso della conversazione emerge un altro punto: la destra, secondo Giubilei, ha lasciato troppo spazio ai movimenti ambientalisti radicali, permettendo a realtà come Ultima Generazione di monopolizzare il dibattito pubblico, soprattutto tra i giovani.
Il problema non sarebbe tanto aver criticato il Green Deal o figure come Greta Thunberg, quanto non aver costruito una proposta alternativa riconoscibile.
Per questo, sostiene, serve un “ecologismo conservatore” capace di parlare ai giovani anche attraverso iniziative concrete: cura dei quartieri, tutela dei parchi, pulizia delle spiagge, attenzione agli spazi pubblici.
Comunità e territorio contro l’ambientalismo astratto
Giubilei richiama più volte il pensiero del filosofo britannico Roger Scruton, secondo cui la tutela ambientale deve partire dalla comunità e dal territorio.
La critica è verso un ambientalismo percepito come troppo astratto e globale, distante dalla vita quotidiana delle persone. La sostenibilità, invece, dovrebbe tradursi in azioni concrete e responsabilità diretta nei confronti dei luoghi in cui si vive.
Energia e competitività industriale
Il confronto si sposta poi sul tema energetico, letto soprattutto attraverso il prisma della competitività industriale.
Secondo Giubilei, l’Italia paga oggi il prezzo di errori strategici compiuti negli ultimi anni in Europa: costi dell’energia troppo alti, dipendenza dall’estero e una transizione ecologica gestita in modo troppo ideologico.
La soluzione proposta è il ritorno a un vero “mix energetico”, richiamando esplicitamente la strategia di Enrico Mattei: diversificazione dei fornitori, sviluppo delle rinnovabili, utilizzo del gas come fonte di transizione e apertura al nucleare di nuova generazione.
Rinnovabili sì, ma non bastano
Giubilei respinge l’idea che il mondo conservatore sia contrario alle rinnovabili. Solare, eolico e idroelettrico vengono considerati strumenti indispensabili, soprattutto in un Paese come l’Italia.
Il problema, dice, è pensare che possano bastare da sole a sostenere un sistema industriale avanzato. Le industrie energivore hanno bisogno di continuità e stabilità energetica che le sole rinnovabili oggi non riescono ancora a garantire.
Da qui la necessità di integrare le diverse fonti energetiche all’interno di una strategia più ampia.
Il ritorno del nucleare
Ampio spazio viene dedicato al tema nucleare. Secondo Giubilei, il dibattito italiano resta bloccato da una cultura del “no” e dal fenomeno Nimby, il “Not in my backyard”, che negli anni avrebbe ostacolato infrastrutture strategiche come gasdotti, termovalorizzatori e grandi opere.
Porta come esempio il termovalorizzatore di Roma e quello di Acerra, sostenendo che il costo economico e ambientale del non fare le opere sia spesso superiore all’impatto delle opere stesse.
Sul nucleare insiste sulla necessità di distinguere le tecnologie attuali da quelle del passato: mini reattori modulari, nuovi standard di sicurezza e integrazione all’interno di un mix energetico più ampio. L’obiettivo è ridurre i costi energetici e rafforzare l’autonomia strategica italiana ed europea.
La critica al Green Deal europeo
Uno dei passaggi centrali della puntata riguarda il Green Deal europeo e l’approccio adottato da Bruxelles negli ultimi anni.
Secondo Giubilei, il problema principale non è tanto l’obiettivo della sostenibilità quanto il metodo scelto dalla Commissione europea: un approccio “dirigista”, basato su obblighi e imposizioni più che su incentivi e gradualità.
L’esempio più citato è quello dell’auto elettrica. Non c’è, spiega, una contrarietà ideologica verso questa tecnologia. La critica riguarda l’idea di imporla senza tenere conto delle condizioni economiche delle famiglie, delle differenze tra gli Stati europei e delle conseguenze sull’industria automobilistica.
Lo stesso discorso vale per la direttiva sulle “Case Green” e per altre normative ambientali europee che, secondo Giubilei, rischiano di scaricare costi troppo elevati su famiglie e piccole imprese.
Germania, automotive e rischio deindustrializzazione
Nella sua analisi, l’Europa avrebbe inoltre commesso errori strategici anche sul piano industriale: la chiusura del nucleare in Germania, il ritardo sull’elettrico rispetto alla Cina e la penalizzazione di tecnologie ibride e biocarburanti.
Il risultato sarebbe un continente meno competitivo e più esposto alla concorrenza asiatica. Giubilei cita anche la crisi dell’automotive tedesco e le difficoltà di grandi gruppi industriali come esempio delle conseguenze di una transizione gestita in modo troppo rigido.
Una transizione “pragmatica”
La linea proposta da Giubilei prova quindi a collocarsi in uno spazio intermedio: né negazionismo climatico né ambientalismo radicale, ma una transizione costruita con gradualità, pragmatismo e attenzione agli effetti economici e sociali delle politiche ambientali.
Una visione che punta a tenere insieme tutela ambientale, crescita industriale e consenso sociale, evitando che la sostenibilità venga percepita come un costo imposto dall’alto.
YouTube: https://youtu.be/PnwK1FxDctU?si=BAqjJSJpaH1g79we
Spotify: https://open.spotify.com/episode/25g9s20e2UmzXylLxb445l?si=VTo3xn6AQhexa_jh7LAV_A
Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/ep-3-italia-da-custodire-con-francesco-giubilei/

(Adnkronos) - Un semplice tifoso... scambiato per un tennista agli Internazionali d'Italia 2026. Oggi, lunedì 11 maggio, nella giornata di Jannik Sinner, che scenderà in campo al terzo turno del Masters 1000 di Roma contro Alexei Popyrin, al Foro Italico si è assistito a una scena surreale.
Succede tutto per la via principale che collega il Centrale agli altri campi, all'altezza del Pietrangeli. Alcuni bambini hanno rincorso un uomo asiatico, fermandolo per per chiedergli un autografo. La sua reazione però è stata di pura sorpresa: "Volete il mio autografo?", gi ha detto spaesato, "non sono un tennista".
Poco importa ai bambini, che comunque lo hanno pregato di firmare il loro quaderno e se ne sono andati soddisfatti dopo essere riusciti nell'impresa. Immediata la battuta di un altro appassionato: "Posso avere un selfie?", ha detto all'uomo, che si è sciolto in una risata.

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(Adnkronos) - Circa 100 persone con sordocecità provenienti da tutta Italia, ciascuna affiancata da un volontario, hanno partecipato alla X Conferenza nazionale delle persone sordocieche della Fondazione Lega del Filo d'Oro, che ha riunito dal 7 al 10 maggio al Club Hotel Dante di Cervia (Ravenna) professionisti dell'ente e oltre 50 interpreti di Lis e Lis tattile, fondamentali per permettere ai partecipanti di comunicare, confrontarsi e prendere parte a tutte le attività in programma.
La Conferenza nazionale delle persone sordocieche, appuntamento triennale di grande valore - informa l'ente in una nota - anche in questa edizione si è confermata un'occasione fondamentale per condividere esperienze, bisogni e aspirazioni, ma anche per portare all'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni le istanze di chi vive questa disabilità complessa e rafforzare la consapevolezza sui diritti ancora da garantire e sulla necessità di costruire una società sempre più inclusiva. Il tema scelto per questa edizione, 'Liberi di scegliere', segna un'evoluzione importante nel percorso avviato trent'anni fa con la prima Conferenza dedicata a 'Fuori dall’isolamento'. Oltre all'esigenza di uscire da una condizione di esclusione, le persone sordocieche rivendicano oggi il diritto di decidere come vivere la propria vita: lavoro, affettività, passioni, partecipazione sociale: ambiti in cui la libertà di scelta deve poter essere concreta e pienamente esercitabile.
"A trent'anni dalla prima Conferenza nazionale delle persone sordocieche, il contesto è profondamente cambiato - ha affermato Francesco Mercurio, presidente del Comitato delle persone sordocieche della Fondazione Lega del Filo d'Oro - Sono stati fatti passi avanti importanti sul piano culturale, normativo e tecnologico, ampliando le possibilità di comunicazione, autonomia e partecipazione sociale. Se allora la priorità era uscire dall'isolamento, oggi questo non è più sufficiente: le persone sordocieche chiedono di poter scegliere, in modo libero e consapevole, come costruire il proprio progetto di vita. La vera sfida è fare in modo che questa libertà sia effettiva, creando le condizioni perché ciascuno possa studiare, lavorare, vivere le proprie relazioni e partecipare pienamente alla società. Vogliamo essere protagonisti delle nostre vite, registi e sceneggiatori del film della nostra esistenza, non più attori di un copione che altri scrivono per noi".
Il programma della conferenza ha alternato relazioni introduttive e testimonianze dirette di persone sordocieche, momenti di dibattito e gruppi di discussione, nei quali i partecipanti hanno potuto confrontarsi sugli ostacoli ancora esistenti - culturali, ambientali e organizzativi - e individuare possibili soluzioni per superarli, prosegue la nota. Accanto ai momenti di approfondimento, c'è stato spazio anche per i laboratori esperienziali - dalla musica ai quadri tattili fino al Nordic Walking - e per le attività sociali, occasioni fondamentali per promuovere autonomia, relazione e inclusione.
"I contenuti emersi in queste giornate rappresentano una guida preziosa per il nostro impegno futuro: ascoltare direttamente le persone sordocieche ci permette di comprendere in modo sempre più approfondito i loro bisogni - ha dichiarato Rossano Bartoli, presidente della Fondazione Lega del Filo d'Oro - E' da questo ascolto che nascono risposte concrete e sempre più efficaci. In questa direzione, la Fondazione è impegnata a rafforzare e ampliare la propria presenza sul territorio - oggi con 12 sedi - per raggiungere un numero crescente di persone e famiglie e garantire loro servizi sempre più adeguati alle loro necessità. La sfida è continuare a lavorare per una società in cui i diritti siano pienamente riconosciuti e ciascuno possa esprimere il proprio potenziale".
In Italia - ricorda la la Lega del Filo d'Oro - si stima che le persone con disabilità sensoriali e plurime alla vista e all'udito e, contemporaneamente, con limitazioni di tipo motorio siano oltre 360mila. Una stima attualmente al ribasso perché non tiene in considerazione anche i minori al di sotto dei 15 anni, che non erano inclusi nella rilevazione, e le persone che presentano, oltre alla minorazione sensoriale, anche una disabilità intellettiva. Si tratta di persone che troppo spesso rischiano di rimanere invisibili, confinate nell'isolamento imposto dalla propria disabilità. In questo contesto, un passo avanti fondamentale è rappresentato dal recente riconoscimento della sordocecità come disabilità unica e specifica, sancito con l'approvazione definitiva del disegno di legge Semplificazioni-bis, che ha dato piena attuazione alla legge 107/2010. Una conquista attesa da anni, che ha esteso il riconoscimento a tutte le persone con compromissioni combinate della vista e dell'udito, congenite o acquisite, a prescindere dall'età di insorgenza. Una svolta importante sul piano normativo, che pone ora la sfida di tradurre questo riconoscimento in diritti concretamente esigibili, garantendo piena inclusione, autonomia e partecipazione alla vita sociale per tutte le persone sordocieche.

(Adnkronos) - Il 21 maggio torna 'Impossibile 2026', la biennale promossa da Save the Children – l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro - per dare voce ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e portarli al centro del dibattito pubblico e delle politiche nazionali. 'Investire nell’infanzia, investire nelle periferie' è il titolo dell’edizione di quest’anno, si legge in una nota, la terza dal 2022, in cui ragazze e ragazzi, esperte ed esperti, rappresentanti delle istituzioni, del terzo settore, della cultura e dell’impresa, si confronteranno su proposte e iniziative concrete per superare le disuguaglianze urbane e sociali che, nel nostro Paese, ostacolano l’accesso pieno ed effettivo ai diritti di bambine, bambini e adolescenti. 'Impossibile 2026' si svolgerà a partire dalle 9.15 presso l’Acquario romano (Piazza Manfredo Fanti – Roma).
“In Italia migliaia di bambine, bambini e adolescenti nascono e crescono nelle periferie urbane o in aree vulnerabili, luoghi in cui spesso ci si scontra con una maggiore carenza di luoghi ricreativi, spazi verdi e ambienti accoglienti e sicuri in cui trascorrere il tempo libero e coltivare relazioni. Ma non può e non deve essere il contesto in cui si nasce a decidere quanto lontano si può arrivare - ha dichiarato Claudio Tesauro, presidente di Save the Children - È urgente intervenire per garantire a tutti le stesse opportunità di crescita, con interventi mirati e risorse certe, restituendo ai più giovani il diritto di immaginare, scegliere e costruire liberamente il proprio futuro. Proprio per questo le periferie non possono essere considerate solo come luoghi di degrado, di devianza o di povertà: sono spazi in cui, accanto alle difficoltà, esistono energie, risorse, identità e relazioni da riconoscere e valorizzare. Sostenerle significa prendersi cura dei territori e delle persone insieme, a partire dai bambini, dalle bambine e dagli adolescenti. Significa costruire città più eque e inclusive, dove la qualità della vita, i diritti e le possibilità siano garantiti a tutti, ovunque si abiti”.
Al centro della giornata di confronto di 'Impossibile 2026' la ricerca 'I luoghi che contano', realizzata dal Polo Ricerche di Save the Children con il supporto di un Comitato scientifico di esperti e un Comitato di pilotaggio composto da ragazzi e ragazze di tutta Italia, coordinato dall’associazione giovanile Scomodo. Lo studio si compone di una mappatura delle diseguaglianze territoriali ed educative che colpiscono l’infanzia e l’adolescenza nelle Aree di Disagio socioeconomico in ambito Urbano (Adu) identificate da Istat, insieme a un’indagine campionaria che ha coinvolto duemila studenti e studentesse, affondi qualitativi in quattro 'periferie' storiche e un approfondimento sugli investimenti e le politiche urbane.
I lavori – moderati dal Direttore dell’Ansa Luigi Contu - verranno aperti dalla relazione introduttiva del Presidente Claudio Tesauro, seguita dagli interventi del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, della Sindaca di Bergamo Elena Carnevali, componente dell'Ufficio di Presidenza di Anci con delega a Istruzione e politiche educative, e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che si alterneranno alle voci di ragazze, ragazzi, operatrici di Save the Children impegnate sul territorio e ad altre testimonianze. Seguirà il dibattito I luoghi che contano: evidenze e strategie per il cambiamento, con Raffaela Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children, Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università di Roma La Sapienza, Marco Rossi-Doria, Presidente di Con i bambini e Don Marco Pagniello, Direttore Caritas. Un secondo momento di confronto, L’infanzia al centro: costruire alleanze e reti per il cambiamento, vedrà protagonisti Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children, Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo, Fabio Ciciliano, Capo Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio, Antonella Portapirillo, Dirigente scolastica dell’IC Ferdinando Russo di Napoli, e Fabrizio Arena, Presidente dell’Associazione Zen Insieme di Palermo.
Nel pomeriggio si svolgeranno i Dialoghi Possibili, tre tavoli di lavoro paralleli – realizzati in collaborazione con Anci - in cui saranno ragazze e ragazzi del Movimento Giovani e dei Comitati di Innovazione di Save the Children insieme al Comitato di pilotaggio della ricerca coordinato da Scomodo, a confrontarsi con esperti accademici del mondo della cultura, della società civile e del settore privato, decisori pubblici e rappresentanti istituzionali, condividendo esperienze e punti di vista per arrivare alla definizione di idee e proposte concrete di cambiamento. Al termine della discussione le indicazioni emerse dai tre Dialoghi verranno illustrate in plenaria. Al primo Dialogo, Generazione periferia: costruire futuro, creare opportunità, sono stati invitati a partecipare Elena Carnevali (Sindaca di Bergamo - componente dell'Ufficio di Presidenza di Anci con delega a Istruzione e politiche educative), Irene Manzi (Deputata, commissione cultura e istruzione), Mauro Berruto (Deputato, già CT Nazionale Volley maschile), Giuseppe Pierro (Capo Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, Pcm), Roberta Paltrinieri (Alma Mater Studiorum Università di Bologna), Andrea Ciarini (Sapienza Università di Roma), Giorgio Righetti (Direttore Generale di Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa), Margherita Accornero (Responsabile progetti e formatrice, Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti - Cospe), Bianca Piserchia (Responsabile Area Progettazione, Governance e Advocacy della Fondazione Banco dell’Energia), Antonella Portarapillo (Dirigente scolastico, IC Russo, Napoli).
Al secondo Dialogo, Periferie che parlano: resilienza, appartenenza e partecipazione, sono stati invitati Giuseppe Battaglia (Assessore alle Periferie del Comune di Roma), Ivonne Cosciotti (Sindaca di Pioltello - MI), Camilla Bianchi (Assessora a Transizione ecologica, Ambiente e Verde del Comune di Brescia), Vittoria Baldino (Deputata), Salvatore Monni (Università Roma Tre), Andrea Comollo (Responsabile Comunicazione di WeWorld), Marco Birolini (Giornalista di Avvenire, esperto di inchieste su tematiche sociali e criminalità), Domenico Iannacone (Giornalista, regista e autore televisivo), Paola Barretta (Portavoce Associazione Carta di Roma), Veronica Rossi (Sustainability Director Lavazza Group / Segretaria Generale Fondazione Lavazza), Daniele Spagnoli (Sustainability Manager del Gruppo Feltrinelli), Claudia Giordano (Dirigente Scolastico IC Via delle Azzorre, Ostia - Roma).
Per il terzo Dialogo, Culture di periferia: immaginari, legami e futuri condivisi, sono invitati a partecipare Anna Scavuzzo (Vicesindaca e Assessora alla Rigenerazione Urbana e Educazione del Comune di Milano), Beatrice Aimi (Assessora alla Comunità Giovanile e alle Politiche Giovanili del Comune di Parma), Michele Raitano (Sapienza Università di Roma), Francesco Rullani (Università Cà Foscari di Venezia), Valentina Prisciandaro (Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali (Cnoas), Giulio Cederna (Direttore della Fondazione Paolo Bulgari), Luca Burlando (Segretario Amministrativo del Consiglio Nazionale Giovani), Giorgio Tamburlini (Presidente del Centro per la salute del bambino - Csb), Sandra Sarti (Fondazione Fratelli Tutti), Felice Fabrizio (Head of Esg di Juventus), Massimo Castiglia (Sponsor and event manager Corporate Communication Italy di Ferrero Commerciale Italia srl), Paolo Lozzi (Dirigente scolastico, IC Ennio Morricone, San Basilio - Roma). I Dialoghi Possibili si concluderanno con gli interventi di Daniela Fatarella e Veronica Nicotra, Segretaria Generale di Anci, moderati dalla giornalista di Rainews Francesca Biagiotti. L'evento ha ricevuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio e di Roma Capitale. I media partner di 'Impossibile 2026' sono l’agenzia Ansa, Rai, Il Corriere della Sera, Chora & Will Media, AdnKronos. I Dialoghi Possibili sono realizzati in collaborazione con Anci.

(Adnkronos) - Le protagoniste de ‘Il Diavolo veste Prada 2’ stanno facendo affari d'oro con i loro tacchi a spillo. Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt - il trio che aveva già trasformato il primo film in un cult generazionale - hanno firmato per il sequel un accordo da capogiro: 12,5 milioni di dollari ciascuna, più cospicui bonus legati agli incassi. Lo rivela Variety, spiegando che diverse fonti stimano per ognuna di loro i 20 milioni complessivi di guadagno se il film continuerà a macinare record al box office. La notizia arriva infatti mentre il sequel vola oltre i 300 milioni di dollari al box office mondiale (ed è solo il risultato parziale), confermando che il ritorno di Miranda Priestly e delle sue assistenti è uno degli eventi cinematografici dell’anno.
Secondo 'Variety', il merito di questo accordo economico così clamorosamente paritario per le protagoniste è tutto di Meryl Streep che, considerata l’elemento imprescindibile del progetto, avrebbe potuto chiedere molto di più per tornare a interpretare la glaciale direttrice di Runway ma ha invece scelto una strada diversa: negoziare un accordo che garantisse a Hathaway e Blunt lo stesso identico compenso.
Il risultato? Tre assegni identici da 12,5 milioni di dollari, più i bonus già in pagamento grazie al successo planetario del film. Il gesto di Meryl Streep è considerato l'ennesima dimostrazione della grandezza dell'attrice ed è un caso raro a Hollywood, dove le gerarchie salariali tra star sono di solido rigide, le trattative molto inviduali e i cachet molto distanti l'uno dall'altro.
Il sequel, diretto ancora da David Frankel, ha riportato sullo schermo Miranda Priestly, Andrea Sachs ed Emily Charlton vent’anni dopo. E il pubblico ha risposto come se non avesse mai smesso di aspettarle. Ora, con le rivelazioni sui compensi, è chiaro che anche dietro le quinte 'Il Diavolo veste Prada 2' ha fatto storia: potere, stile e parità salariale, tutto in un unico colpo di tacco.
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