
"Otto pazienti affetti da gravi malattie autoimmuni refrattarie ai trattamenti convenzionali hanno potuto interrompere completamente le terapie immunosoppressive. Sette di loro sono oggi in remissione clinica, mentre l'ottavo, affetto da sclerosi sistemica giovanile, mostra un miglioramento clinico importante e progressivo nel tempo". Questo risultato per il trattamento delle malattie autoimmuni pediatriche più gravi è stato ottenuto grazie all'uso delle cellule Car-T dirette contro il bersaglio rappresentato dalla molecola CD19. I dati definitivi (follow-up oltre i 24 mesi) dello studio coordinato dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con l'università di Erlangen (Germania), sono stati appena pubblicati su 'Nature Medicine'.
Lo studio e gli 8 piccoli pazienti
Le malattie autoimmuni - spiegano dal Bambino Gesù - sono malattie caratterizzate da un'aggressione del sistema immunitario che, invece di difendere l'organismo da agenti patogeni come batteri e virus, aggredisce i tessuti sani scambiandoli per estranei e pericolosi. Questo malfunzionamento causa un processo infiammatorio che interessa potenzialmente qualsiasi parte del corpo, inclusi organi vitali quali il rene e i polmoni, le articolazioni, la pelle, i vasi sanguigni e altri tessuti. Gli 8 pazienti coinvolti nello studio, 7 femmine e 1 maschio tra 5 e 17 anni, 5 dei quali trattati con cellule Car-T dagli specialisti del Bambino Gesù e 3 dall'università di Erlangen, erano affetti da forme particolarmente aggressive di malattie autoimmuni a esordio pediatrico: 4 da lupus eritematoso sistemico (una malattia cronica che può attaccare vari organi tra cui reni, sistema nervoso centrale e polmoni), 3 da dermatomiosite (una rara patologia infiammatoria autoimmune che colpisce prevalentemente la cute ed i muscoli scheletrici) e 1 da sclerosi sistemica giovanile (una rara malattia autoimmune cronica caratterizzata da infiammazione, vasculopatia, fibrosi del tessuto connettivo, della pelle e degli organi interni).
Tutti presentavano una storia clinica complessa, caratterizzata da risposta parziale o solo temporanea a numerosi trattamenti immunosoppressivi, inclusi farmaci biologici diretti contro i linfociti B, e da un grave coinvolgimento di organi vitali, come reni e polmoni, con episodi potenzialmente letali in più di un caso.
La terapia con Car-T
La terapia con Car-T - ricordano gli esperti dell'Irccs della Santa Sede - prevede la manipolazione in laboratorio dei linfociti T del paziente per renderli capaci di riconoscere il bersaglio tumorale, attraverso l'introduzione di una sequenza di Dna che codifica per una proteina chiamata recettore chimerico antigenico (Car, Chimeric Antigen Receptor). Nelle leucemie linfoblastiche acute e nei linfomi non Hodgkin il Car riconosce un bersaglio rappresentato dall'antigene CD19 espresso dalle cellule tumorali, che vengono in questo modo riconosciute e attaccate. Lo stesso antigene CD19 è espresso anche dai linfociti B del sistema immunitario, che, nel caso di malattie autoimmuni B-mediate, giocano un ruolo cruciale nel determinare la malattia. L'eliminazione mirata di queste cellule consente non solo di ridurre l'infiammazione, ma di ripristinare l'equilibrio del sistema immunitario, aumentando la possibilità di remissioni durature senza terapie croniche. Un obiettivo particolarmente rilevante in età pediatrica, dove l'esposizione prolungata agli immunosoppressori può compromettere la funzione di organi critici, crescita, sviluppo e, soprattutto, qualità di vita.
"Con le cellule Car-T anti-CD19 abbiamo applicato in modo innovativo un approccio di terapia genica già consolidato nelle leucemie e nei linfomi a un ambito completamente diverso, cioè quello delle malattie autoimmuni - afferma Franco Locatelli, responsabile dell'area di Oncoematologia e Terapia cellulare e genica del Bambino Gesù - In queste patologie il bersaglio non è una cellula tumorale, ma i linfociti B cosiddetti auto-reattivi che alimentano l'infiammazione e il danno d'organo. I risultati pubblicati oggi su 'Nature Medicine', ottenuti su 8 pazienti seguiti nel tempo, dimostrano che questo approccio può portare a un controllo profondo e duraturo della malattia, con sospensione completa delle terapie immunosoppressive: un traguardo particolarmente importante in età pediatrica. Questa ulteriore pubblicazione scientifica conferma, grazie alla presenza di un'Officina farmaceutica istituzionale, il ruolo pionieristico dell'ospedale Bambino Gesù nell'ambito delle terapie avanzate e, in particolare, delle cellule Car-T".
I dati e i risultati "straordinari" dello studio
I dati, si legge in una nota del Bambino Gesù, mostrano che tutti e 8 i pazienti hanno sospeso completamente le terapie immunosoppressive. Sette hanno raggiunto una remissione clinica completa, mentre nel paziente con sclerosi sistemica - una malattia che per sua natura evolve più lentamente - si osserva comunque una riduzione significativa e continua della gravità e una stabilizzazione del coinvolgimento d'organo, senza progressione della malattia. Nei pazienti con lupus è stata documentata una riduzione marcata e progressiva dell'attività di malattia, con remissione completa e miglioramenti clinicamente rilevanti anche nelle forme più gravi, comprese quelle con insufficienza renale avanzata. Nei pazienti con dermatomiosite giovanile si è osservato un recupero della forza muscolare, una regressione delle manifestazioni cutanee e una netta riduzione di complicanze croniche e dolorose come la calcinosi cutanea (cioè il deposito di calcio), tradizionalmente difficile da trattare".
"I risultati sono stati straordinari, non avevamo mai visto una remissione clinica così profonda con le terapie tradizionali - sottolinea Fabrizio De Benedetti, responsabile dell'area di ricerca di Immunologia, Reumatologia e Malattie infettive dell'ospedale - I dati sono particolarmente importanti perché le malattie autoimmuni in età pediatrica hanno un costo sociale altissimo in termini di qualità della vita del paziente e del nucleo familiare, oltre a un costo economico rilevante per il sistema sanitario. Questi risultati rafforzano la prospettiva di avviare studi clinici dedicati per offrire questa strategia a un numero più ampio di bambini con malattie autoimmuni gravi. Non a caso negli ultimi 4 mesi abbiamo trattato con le Car-T altri 4 bambini e ragazzi".
Lo studio - riferiscono gli esperti - evidenzia inoltre che i benefici clinici si mantengono anche dopo la ricostituzione delle cellule B, suggerendo che la terapia Car-T non agisca come una semplice soppressione temporanea, ma possa indurre un vero e proprio 'reset' del sistema immunitario. A questo si associano segnali di regressione del danno d'organo, documentati da biopsie renali di controllo e da esami radiologici e funzionali a carico del polmone.
Dal punto di vista della sicurezza - conclude la nota - gli eventi avversi osservati sono stati lievi e transitori, senza infezioni gravi né complicanze a lungo termine. La terapia si è dimostrata ben tollerata anche in pazienti con condizioni cliniche estremamente complesse. Lo studio è stato realizzato anche attraverso il supporto dei fondi derivanti dalla progettualità CN3, nella quale l'ospedale Bambino Gesù svolge il ruolo di coordinatore per lo spoke 10 dedicato agli approcci di terapia genica.
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Mentre cresce l’hype per la 76ma edizione del Festival di Sanremo, i riflettori si accendono sugli artisti e sulle rivalità. Gli esperti Sisal hanno individuato i testa a testa che, tra i diversi generi che quest’anno compongono il ricco 'bouquet' dell’Ariston, potrebbero promettere più 'spettacolo'. Il cantautorato pop, fortemente rappresentato anche in questa edizione, potrebbe per esempio riservare un acceso duello tra due amatissimi protagonisti della scena contemporanea: Ermal Meta e Tommaso Paradiso. Chi fra i due avrebbe più chance di piazzarsi meglio in finale? Le probabilità potrebbero essere più alte per il cantautore romano che, offerto a 1,72 su Sisal.it, spodesterebbe così l’ex vincitore di Sanremo 2018, a 2,00.
Spazio poi all’indie italiano. Tra i testa a testa potenzialmente più sorprendenti spicca quello tra Levante e il duo Maria Antonietta–Colombre. Sei anni fa era stata proprio l’artista siciliana, debuttante all’Ariston, a volere Maria Antonietta al suo fianco insieme a Francesca Michielin per formare nella serata Cover una squadra tutta al femminile sulle note di 'Si può dare di più'. Oggi, che sono entrambe in gara, non è da escludere che possano diventare accese rivali. Un’ipotesi che vedrebbe il duo marchigiano in testa a 1,65, contro il 2,10 di Levante. Il rap della nuova scena è invece rappresentato da Sayf, il cui flow incisivo e potente potrebbe sfidare lo stile fresco e originale di Tredici Pietro, in un confronto puramente GenZ che vedrebbe il primo favorito a 1,44 rispetto al secondo, a 2,60.
A interpretare la voce di Napoli ci penseranno Luchè e Sal Da Vinci, tra cui potrebbe disputarsi uno scontro in cui l’urban avrebbe la meglio sulla tradizione partenopea. Su Sisal.it il testa a testa vede infatti favorito Luchè a 1,65 rispetto a Da Vinci, a 2,10. E infine, la sfida tra re e regina dei tormentoni, Elettra Lamborghini e Samurai Jay, che si gioca ad armi pari (1,85) e proprio per questo potrebbe rivelare grandi sorprese.
Italia maglia nera per spreco alimentare, ogni settimana buttato oltre mezzo chilo di cibo a persona

Nel confronto con gli altri Paesi europei, lo spreco settimanale pro capite degli italiani è di 555,8 g, più dei francesi (459,9 g), spagnoli (446,5 g), olandesi (469,6 g) e tedeschi (512,9 g). Siamo ultimi in questa classifica, con circa 100 grammi di cibo buttato in più a persona rispetto a uno spagnolo o a un francese, come confermano i dati del Cross country report 2025 di Waste watcher international, diffusi in occasione della 13sima Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare.
Tuttavia, una nota positiva c'è: dal 2015 a oggi, in Italia lo spreco pro capite settimanale è sceso di quasi 100 grammi, passando da 650 g agli attuali 555,8 g. Sebbene stia aumentando la consapevolezza del legame tra spreco e impatto ambientale, siamo però ancora lontani dal traguardo per il 2030, che prevede una riduzione dello spreco domestico fino a 369,7 grammi a settimana.
Secondo il Food waste index report 2024 dell’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente), ogni anno nel mondo vengono sprecate 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione globale. Un paradosso etico insostenibile: mentre ogni persona getta quasi 80 kg di alimenti all’anno, oltre 670 milioni di persone soffrono la fame. Lo spreco pesa anche sull’ambiente: è responsabile di quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra e consuma un quarto dell’acqua dolce destinata all’agricoltura. In termini di emissioni, se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il terzo emettitore di gas serra dopo Cina e Stati Uniti. In questo scenario, la filiera zootecnica italiana si distingue per best practice orientate alla sostenibilità, con riduzioni significative di consumi idrici ed emissioni. Ma il percorso virtuoso non si ferma agli allevamenti o agli stabilimenti: la sfida continua sugli scaffali dei supermercati e nelle nostre case. È nelle cucine, infatti, che si gioca la partita decisiva.

Con l’inizio del nuovo anno, il rinnovo dell'Isee rappresenta un’operazione fondamentale per milioni di famiglie italiane. L'Indicatore della situazione economica equivalente è infatti lo strumento principale utilizzato dallo Stato per stabilire l’accesso a bonus, agevolazioni e prestazioni sociali. Il mancato aggiornamento dell’Isee 2026 nei tempi previsti, può comportare la perdita di importanti aiuti economici, anche per chi ne ha beneficiato negli anni precedenti. L'esperta Agnese Giardini di Immobiliare.it spiega perché è necessario rinnovarlo, chi è obbligato a farlo e come procedere in modo corretto.
Quando va rinnovato l'Isee e da chi
L'Isee ha validità annuale e scade automaticamente il 31 dicembre di ogni anno. Dal 1°gennaio 2026, l'Isee del 2025 non sarà pertanto più valido. In assenza di rinnovo, le amministrazioni non potranno verificare la reale situazione economica del nucleo familiare, sospendendo o negando come conseguenza l'erogazione dei benefici. Rinnovare l'Isee a inizio anno è quindi particolarmente importante per chi percepisce bonus mensili o continuativi, come l’assegno unico o i contributi per le bollette. Senza un Isee valido, le prestazioni potrebbero essere ridotte all’importo minimo oppure addirittura bloccate del tutto fino alla presentazione di una nuova dichiarazione.
Devono rinnovare l'Isee tutte le famiglie che intendono richiedere o continuare a ricevere prestazioni legate al reddito e al patrimonio. L’obbligo riguarda non solo chi presenta una nuova domanda, ma anche chi già beneficia di aiuti economici e vuole mantenerli. Il rinnovo è fondamentale per chi ha figli a carico, famiglie numerose, studenti universitari che usufruiscono di agevolazioni sulle tasse, anziani che ricevono prestazioni socio-sanitarie e cittadini che accedono a bonus energia, affitto o trasporti. Poiché la validità dell'Isee non si rinnova automaticamente, anche chi non ha avuto variazioni economiche deve comunque provvedere ad aggiornare la propria situazione.
Il rinnovo dell'Isee avviene tramite la presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). E' possibile procedere online, accedendo al portale dell'Inps con le proprie credenziali digitali, oppure rivolgendosi a un Caf o a un professionista abilitato. La procedura online, resa più semplice e guidata, richiede tuttavia attenzione nella verifica dei dati. Una volta presentata la Dsu, l'Inps elabora l'Isee solitamente entro pochi giorni. E' importante conservare la ricevuta, controllando che l’indicatore sia stato correttamente rilasciato, soprattutto prima di presentare eventuali domande per bonus o agevolazioni.
La Dsu è il documento che contiene tutte le informazioni anagrafiche, reddituali e patrimoniali del nucleo familiare. Negli ultimi anni è stato introdotto l'Isee precompilato, in grado di utilizzare dati già in possesso dell'Agenzia delle Entrate e dell'Inps, come redditi e patrimoni finanziari. Il cittadino è tenuto a confermare o integrare le informazioni mancanti, riducendo il rischio di errori. Modalità particolarmente utile per chi ha una situazione economica semplice e non ha subito rilevanti variazioni, anche se resta fondamentale controllare con attenzione ogni voce prima dell’invio definitivo.
Documenti necessari e anno di riferimento
L'Isee 2026 si basa sui redditi percepiti nel 2024 e sui patrimoni posseduti al 31 dicembre 2024. Nel calcolo rientrano stipendi, pensioni, redditi da lavoro autonomo, trattamenti assistenziali e rendite finanziarie. Per quanto concerne il patrimonio, vengono considerati conti correnti, depositi, titoli, investimenti, immobili e terreni. Il valore finale tiene in considerazione anche la composizione del nucleo familiare, attraverso una scala di equivalenza che aumenta al crescere dei componenti e in presenza di particolari condizioni, come la disabilità.
In alcuni casi, l'Isee potrebbe non fotografare adeguatamente la situazione economica attuale del nucleo familiare. Si può quindi ricorrere all'Isee corrente, da richiedere in caso di perdita del posto di lavoro, significativa riduzione del reddito o cessazione di trattamenti assistenziali. L'Isee corrente di validità limitata, aggiorna i dati reddituali agli ultimi 12 mesi (o 2 mesi in casi specifici). Può essere vantaggioso per chi ha subito un peggioramento economico recente e rischia di superare le soglie previste per l’accesso ai bonus.
Negli ultimi anni il calcolo dell'Isee è stato oggetto di revisioni mirate per renderlo più equo. Anche per il 2026 viene confermata maggiore attenzione alla composizione familiare e alla tutela dei nuclei più fragili. Alcune modifiche riguardano il peso del patrimonio immobiliare e le franchigie applicate ai conti correnti, oltre a una migliore valorizzazione delle famiglie con più figli. Aggiustamenti che possono incidere positivamente sull’importo finale dell’indicatore, ampliando la platea di chi rientra nelle soglie per ottenere agevolazioni.
Il sistema Isee prevede specifiche detrazioni per l’abitazione principale, riducendo il valore del patrimonio immobiliare ai fini del calcolo. Un vantaggio importante per i proprietari di casa, soprattutto se l’immobile è l’unico posseduto. Le famiglie numerose beneficiano invece di una scala di equivalenza più favorevole, che abbassa l'Isee a parità di reddito. La presenza di tre o più figli, così come di figli minorenni, può garantire una importante differenza nell’accesso a bonus e prestazioni.
Bonus
Le regole Isee aggiornate si applicano alla maggior parte delle prestazioni sociali agevolate, tra cui: assegno unico[1] e universale per i figli a carico; bonus luce e gas; agevolazioni per mense scolastiche e trasporti; riduzioni sulle tasse universitarie; contributi e bonus affitto. In molti casi, l'importo del beneficio varia in base al valore dell'Isee: più basso è l’indicatore, maggiore è l’aiuto economico riconosciuto.
Senza un Isee 2026 valido, si rischia la sospensione automatica dei bonus. L'assegno unico potrebbe essere ridotto all’importo minimo, mentre per bonus energia e altre agevolazioni esiste la possibilità perdere completamente il diritto al beneficio. L'assenza di un Isee aggiornato può inoltre impedire l’accesso a nuove misure di sostegno introdotte nel corso dell'anno. Rinnovare tempestivamente l'Isee non è quindi solo un mero adempimento burocratico, ma una scelta fondamentale per tutelare il bilancio familiare senza dover rinunciare ad aiuti economici essenziali.

Il World Nutella® day, celebrato ogni anno il 5 febbraio, è stato creato spontaneamente nel 2007 dalla blogger americana Sara Rosso. Questa giornata speciale è dedicata a unire i fan di Nutella® in tutto il mondo per ringraziarli del loro affetto e permettere loro di condividere la propria passione per Nutella® sui social media attraverso foto, ricette e messaggi. Fin dalla sua nascita, il World Nutella® day è diventato un fenomeno globale, con fan in tutto il mondo che esprimono il loro amore per Nutella®.
In occasione del World Nutella® day 2026 verrà presentato un volume da collezione dedicato a Nutella®, edito dalla casa editrice Assouline: uno speciale coffee table book che esplora tutte le sfaccettature dell’universo Nutella® attraverso sei capitoli – history, quality, bread breakfast, versatility, nutella world e iconicity – offrendo un racconto visivo e narrativo che ne ripercorre l’evoluzione come simbolo culturale riconosciuto a livello globale. Il libro rappresenta una celebrazione dell’eredità di Nutella® in quanto icona capace di unire generazioni, culture e tradizioni, testimoniando come Nutella® sia entrata nell’immaginario collettivo di milioni di persone in tutto il mondo.
Amata in oltre 170 Paesi e prodotta in undici stabilimenti nel mondo, Nutella® è da sempre protagonista sulle tavole di milioni di famiglie, accompagnando rituali e momenti di consumo: dalla colazione ai momenti di pausa, dalle ricette casalinghe alle creazioni più originali. Un legame profondo con i suoi lovers che continua a evolvere, alimentando un dialogo fatto di creatività, condivisione e passione. Negli anni, Nutella® ha costruito una relazione sempre più stretta con il mondo dell’arte e della creatività, dando vita a progetti capaci di raccontarne l’iconicità e il valore simbolico.
Il volume realizzato insieme ad Assouline rappresenta una nuova tappa di questo percorso, confermando il ruolo di Nutella® come protagonista anche oltre i confini del mondo del food. “Il World Nutella® day è la prova tangibile della forza duratura del nostro brand e della passione ineguagliabile dei nostri fan, che hanno elevato Nutella® a icona culturale, celebrata persino nei libri e nelle mostre, oltre che sulle tavole di milioni di persone. Nutella® è da sempre sinonimo di gioia e positività e oggi la sua famiglia di prodotti è più ricca che mai: dai biscotti agli snack, dal gelato ai prodotti da forno surgelati, fino alla nuova proposta plant-based. In Ferrero continuiamo ad innovare per rispondere alle esigenze in evoluzione dei consumatori e offrire esperienze di consumo uniche e coinvolgenti,” ha dichiarato Thomas Chatenier, presidente globale di Nutella.
Negli ultimi anni, Nutella® ha confermato il proprio spirito di innovazione, evolvendosi da love brand a vero e proprio powerbrand globale, grazie all’ampliamento costante della gamma. Un percorso che testimonia la capacità della marca di interpretare nuovi momenti di consumo e rispondere, talvolta anticipandoli, ai trend emergenti. Anche quest’anno, il 5 febbraio, i fan sono invitati a celebrare il World Nutella® day condividendo sui social il proprio Nutella® Way - che sia una ricetta, un rituale, un ricordo o un momento speciale - utilizzando gli hashtag #Nutella #CondividiUnSorrisoConNutella #WorldNutellaDay.

Fabrizio Frizzi avrebbe compiuto oggi, giovedì 5 febbraio, 68 anni. Il celebre conduttore televisivo, ricordato da pubblico e colleghi come il 'volto buono della tv' è scomparso il 26 marzo del 2018 a causa di un'emorragia cerebrale, lasciando un vuoto profondo nel cuore di chi ha avuto il piacere di conoscerlo e di lavorare al suo fianco.
A ricordarlo nel giorno del suo compleanno è stato Carlo Conti che sui social ha condiviso uno scatto con l'amico e collega e ha scritto: "Buon compleanno amico mio". Un legame quello tra i due che era stato celebrato sul palco del Festival di Sanremo dello scorso anno, quando Conti, insieme ad Antonella Clerici e Gerry Scotti, aveva reso omaggio a Frizzi con il brano 'Un amico in me', interpretato dallo stesso Fabrizio Frizzi in passato.
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Il ricordo del conduttore romano rimane ancora oggi vivido. Fabrizio Frizzi ha avuto due grandi amori nella sua vita: Rita Dalla Chiesa e Carlotta Mantovan. Con quest'ultima, più riservata, la storia d'amore nacque nel 2001 quando lei era concorrente di 'Miss Italia'. Da un rapporto professionale sbocciò una relazione sentimentale. La loro figlia Stella è nata nel 2013, un anno prima del matrimonio celebrato nel 2014.
Rita Dalla Chiesa, sua prima moglie, ha più volte raccontato pubblicamente il dolore legato alla scomparsa di Fabrizio Frizzi. Nel 1992 i due si sposano. L’unione arrivò però al capolinea nel 1998, mentre il divorzio venne ufficializzato nel 2002. Nonostante la fine del matrimonio, il rapporto tra Frizzi e Dalla Chiesa è rimasto nel tempo fondato su rispetto e stima reciproca.
"Quando è morto mio padre ero distrutta, l'incontro con lui mi ha salvato. La sua leggerezza, il suo amore tenero mi hanno ridato vita. Poi l'ho perso due volte quando ci siamo separati e quando è mancato. Un dolore forte che non passerà mai definitivamente", aveva raccontato Dalla Chiesa ospite di Monica Setta a 'Storie al bivio'.

In un contesto in cui le patologie neurologiche rappresentano sempre di più una sfida a livello epidemiologico, clinico ed economico, prende il via academyX, un percorso di alta formazione dedicato ai neurologi miastenologi, ideato e istituito da Sda Bocconi School of Management in collaborazione con argenx e con focus specifico sulle malattie neuromuscolari e sulla miastenia grave. L'obiettivo è contribuire a creare le basi per formare una nuova generazione di specialisti capaci non soltanto di eccellere sul piano clinico, ma anche di comprendere le dinamiche della sanità pubblica, dell'innovazione terapeutica e della sostenibilità dei sistemi sanitari.
Il percorso, patrocinato dalla Sin (Società italiana di neurologia) - spiega una nota - coinvolgerà circa 25 neurologi specialisti in miastenia grave e si svilupperà nel corso del 2026 attraverso incontri in presenza ospitati nelle sedi di Sda Bocconi School of Management di Milano e Roma. Il programma prevede 3 momenti formativi che si terranno rispettivamente a febbraio e settembre a Milano e ad aprile a Roma, favorendo un confronto continuo tra partecipanti, faculty ed esperti provenienti da ambiti clinici, accademici e manageriali. "AcademyX - illustra Monica Otto, direttrice scientifica del programma e direttrice Executive Education for Government, Health and Not for Profit Division di Sda Bocconi - nasce con l'obiettivo di offrire ai neurologi un percorso di alta formazione che integri competenze cliniche e manageriali. Il programma è stato progettato per supportare i partecipanti nella comprensione delle dinamiche organizzative e decisionali del sistema sanitario, favorendo un approccio multidisciplinare alla gestione delle patologie neuromuscolari e della miastenia grave".
In particolare, academyX propone un percorso manageriale strutturato volto a rafforzare le competenze di governo del sistema salute, che integra contenuti clinici avanzati sulle patologie neuromuscolari e sulla miastenia grave, dalla governance del Servizio sanitario nazionale alle politiche del farmaco, dalla ricerca clinica alla valutazione delle evidenze cliniche ed economiche fino all'evoluzione della digital health e dell'intelligenza artificiale applicate alla pratica neurologica. L'obiettivo - chiariscono gli organizzatori - è offrire ai partecipanti una visione ampia e multidisciplinare, in cui le conoscenze cliniche si inseriscono all'interno di un solido impianto manageriale, consentendo di comprendere i meccanismi decisionali e organizzativi che regolano l'accesso all'innovazione e la presa in carico dei pazienti. In questo senso, academyX intende accompagnare i neurologi nello sviluppo di strumenti utili ad affrontare le sfide cliniche e di sistema che caratterizzano la gestione delle malattie neuromuscolari, tra cui la miastenia grave.
"Oggi la neurologia rappresenta una sfida complessa per il mondo scientifico poiché non è più sufficiente una preparazione esclusivamente clinica", sottolinea Raffaele Iorio, neurologo della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma e responsabile scientifico del progetto. "E' fondamentale infatti comprendere il funzionamento del Servizio sanitario nazionale, i meccanismi di governance e le politiche del farmaco che regolano l'accesso alle terapie. In questo senso - prosegue - il percorso di academyX assume un valore strategico, poiché permette di acquisire competenze chiave per interpretare in modo più consapevole i processi decisionali e a contribuire attivamente allo sviluppo di percorsi di cura sostenibili, equi e realmente orientati al paziente".
Particolare attenzione è dedicata alla miastenia grave, patologia rara e complessa che richiede un approccio sempre più personalizzato e guidato dai dati, nonché una stretta integrazione tra competenze cliniche e organizzative. "La gestione della miastenia grave richiede un approccio sempre più integrato, in cui l'innovazione terapeutica e tecnologica si affianchi alla pratica clinica e alla presa in carico globale del paziente", evidenza Lorenzo Maggi, neurologo della Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta di Milano e responsabile scientifico del progetto. "Integrare medicina, dati e nuove tecnologie - aggiunge - significa migliorare la personalizzazione dei trattamenti, la continuità assistenziale lungo tutto il percorso di cura e la capacità di rispondere in modo efficace a una patologia complessa".
La patologia rappresenta una sfida rilevante dal punto di vista clinico, sia per l'impatto che ha sulla vita quotidiana dei pazienti, sia sull'organizzazione dei percorsi di cura. "Come azienda che si occupa di patologie neurologiche e fortemente orientata all'innovazione - afferma Fabrizio Celia, amministratore delegato di argenx Italia - sentiamo forte la responsabilità di contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti, grazie anche a progetti come academyX che, attraverso una formazione di alto livello, è in grado di favorire una crescita professionale a beneficio dei pazienti e del Ssn. Crediamo infatti che investire nella formazione significhi contribuire concretamente a migliorare la presa in carico delle persone con miastenia grave e a costruire un sistema sempre più orientato al valore e ai bisogni dei pazienti".
Pil cresce del 7,7% nel periodo 2019-2024, oltre media nazionale
del 5,8%...
Prosegue il monitoraggio della Marina Militare, in zona anche aereo
Gdf...
Coordinatore trapianti Aou Cagliari, 'ringraziamo le due donatrici
sarde e loro famiglie'... 
Il caffè fa bene o male alla salute? La domanda ha ispirato un 'processo' simbolico celebrato ieri alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, città dove secondo le stime si bevono ogni anno 800 milioni di tazzine su un totale di 35 miliardi in Italia. Solo in serata l'esito del dibattimento: caffè assolto, ma con un limite massimo di 3 al giorno.
Il 'processo al caffè', promosso dall'Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri (OmceoMi), è stato presieduto dal presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, dopo un'introduzione storica di Elio Franzini, ordinario di Estetica all'università Statale del capoluogo lombardo. Protagonisti il pubblico ministero Tiziana Siciliano, gli avvocati della difesa Ilaria Li Vigni e Giorgia Andreis, il perito e medico legale Umberto Genovese, vari teste ed esperti medici.
Al termine del dibattimento la Corte ha "assolto l'imputato ai sensi dell'articolo 530, comma 2, del Codice di procedura penale, rilevando che la responsabilità non è stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio", informa oggi OmceoMi. E' stato quindi "respinto il capo d'accusa ispirato all'articolo 444 del Codice penale", ossia "pericolo per la salute pubblica". Nella motivazione è stato tuttavia chiarito che "il tema richiede una lettura articolata e non semplificata". In particolare, il giudice ha sottolineato "la necessità di distinguere tra caffeina e caffè", richiamando il principio secondo cui "va evitato un consumo eccessivo" e individuando, "in linea con i parametri minimi delle linee guida, una soglia orientativa di non oltre 3 tazzine di caffè italiano al giorno". E' stata anche ribadita "la differenza tra persone sane e persone con patologie cardiovascolari, neurologiche o con disturbi del sonno".
Inscenare un processo per valutare rischi e benefici degli alimenti è ormai una tradizione per l'Ordine dei medici meneghino, che in passato ha già messo alla sbarra latte, carne rossa, zucchero, sale e vino. "Abbiamo scelto ancora una volta di affrontare un tema molto concreto, che tocca tutti, partendo dalla domanda più semplice: il caffè fa bene o fa male?", spiega il presidente di OmceoMi, Roberto Carlo Rossi. "Abbiamo voluto offrire al pubblico gli elementi per farsi un'idea e affidare alla comunità medica il compito di continuare il dibattito. Grazie ai giurati della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri Fnomceo (il presidente Filippo Anelli con Roberto Monaco, Pierluigi Vecchio) e dell'Ordine di Milano (Giuseppe Deleo e Andrea Senna), il giudice, al termine di un grande lavoro processuale - rimarca Rossi - ha deciso per l'assoluzione, pur con varie indicazioni su qualità e limiti di consumo".
Perché ci vuole cautela
Il caffè "non è solo un piacere, ma una sostanza psicoattiva che merita cautela", è la motivazione chiave dell'accusa. "Ciò che viene considerato un gesto innocente può in realtà nascondere implicazioni serie - ha avvertito Stefano Carugo, direttore dell'Uoc di Cardiologia del Policlinico di Milano - Nelle persone vulnerabili il consumo di caffè può aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, insonnia cronica, palpitazioni e crisi d'ansia. Nei bambini e negli adolescenti non dovrebbe nemmeno essere proposto", mentre "in gravidanza le principali società scientifiche raccomandano la massima prudenza. La caffeina ha effetti cardiologici e neurologici reali: il consumo non è mai del tutto privo di rischi, soprattutto in chi non ne percepisce il potenziale impatto. Anche le bevande ad alto contenuto di caffeina, oggi molto diffuse tra i giovani - ha precisato lo specialista - possono comportare eventi avversi anche importanti".
Danni alla bocca
Occhio anche ai possibili danni alla bocca, ha continuato Lucia Giannini, odontoiatra e segretario della Commissione Albo odontoiatri di Milano: "Il consumo di caffè è tradizionalmente associato a effetti negativi ben noti, quali la pigmentazione dentale e il potenziale erosivo. Ma il caffè e i suoi componenti esercitano anche un'influenza rilevante sul microbiota orale, sui tessuti parodontali e sul metabolismo dell'osso alveolare", ha ammonito l'esperta. Testimoni per l'accusa anche Luigi Ferini Strambi (responsabile Centro di Medicina del sonno - Unità di Neurologia, ospedale San Raffaele Turro Milano), Diego Fornasari (direttore Scuola di specializzazione in Farmacologia e Tossicologia clinica università degli Studi di Milano) e Laura Prosperi (storica del cibo del Centro di ricerca sull'alimentazione sostenibile dell'università Bicocca di Milano).
Quindi la parola alla difesa: "Se assunto con equilibrio, il caffè può addirittura allungare la vita", è la tesi. "Il caffè non è un veleno - ha affermato Nicola Montano, professore ordinario di Medicina interna del Policlinico di Milano - Studi recenti su oltre 1 milione di persone mostrano che il consumo moderato è associato a minore rischio di diabete tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale. Non solo: la letteratura più solida evidenzia benefici significativi sul fegato, sulla funzione cognitiva e sulla qualità della vita. Negli adulti sani - ha puntualizzato - bere tra i 3 e i 5 caffè al giorno può addirittura fare bene alla salute". Sentiti come testi della difesa anche Michele Crippa (gastronomo e docente di Scienze e Tecnologie alimentari), Anete Dinne (gastronoma ed esperta di caffè) e Gianpiero Manes (responsabile Uoc Gastroenterologia Asst Rhodense).
Fiamme spente dai vigili del fuoco, Indagini affidate ai
carabinieri... 
E’ donna e ha 63 anni la prima paziente in Italia a essere trattata con Psilocibina. La somministrazione è avvenuta questa mattina presso la clinica psichiatrica dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti nell’ambito di una sperimentazione clinica per il trattamento della depressione resistente, condotta dall’équipe di Giovanni Martinotti, Direttore dell’Unità operativa.
La 63enne ha assunto una compressa contenente il principale principio attivo dei cosiddetti funghi psichedelici. La procedura si è svolta regolarmente e, al momento, non sono state rilevate particolari criticità cliniche. La paziente è attualmente sotto osservazione, come previsto dal protocollo sperimentale. Il disegno dello studio è randomizzato e in doppio cieco: né i pazienti né i clinici sanno se venga somministrato il composto attivo o un placebo.
La paziente potrebbe dunque aver ricevuto psilocibina oppure una compressa placebo, condizione necessaria a garantire la solidità scientifica dei risultati. Il protocollo prevede una seconda somministrazione dello stesso trattamento farmacologico a distanza di tre settimane, seguita da un attento follow-up clinico per valutare l’evoluzione dei sintomi depressivi nel tempo.
La sperimentazione è rivolta esclusivamente a pazienti affetti da depressione resistente ai farmaci, una condizione clinica complessa che non risponde adeguatamente alle terapie antidepressive convenzionali. “Questo primo trattamento - sottolinea Martinotti, professore ordinario all’università Gabriele d’Annunzio - rappresenta un passaggio storico per la ricerca clinica italiana nel campo delle neuroscienze e della psichiatria, che apre nuove prospettive per lo studio di approcci terapeutici innovativi nei disturbi dell’umore”.
Un elemento distintivo dello studio è l’integrazione con la stimolazione magnetica transcranica (Tms), una tecnica di brain stimulation non invasiva. Tutti i pazienti arruolati ricevono un trattamento con Tms: chi assume il placebo farmacologico riceve una Tms attiva, mentre chi assume la psilocibina riceve una stimolazione magnetica sham (placebo). In questo modo, entrambi i gruppi hanno accesso a un intervento potenzialmente efficace, garantendo al contempo l’equilibrio etico e metodologico della ricerca.
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“La sindrome di Alagille è una malattia genetica rara e multisistemica. È causata dalla mutazione di un singolo gene, JAG1 o NOTCH2, che determina alterazioni in diversi organi e apparati. L’organo più frequentemente coinvolto è il fegato, dove si osserva una riduzione dei dotti biliari (duttopenia). Questo provoca una ritenzione della bile, una condizione chiamata colestasi. Tuttavia, la sindrome può interessare anche cuore, reni, occhi, scheletro e altri organi. Per quanto riguarda i bisogni clinici dei bambini con sindrome di Alagille, uno dei problemi principali è il prurito colestatico, spesso molto intenso e invalidante. Questo sintomo ha un forte impatto sulla qualità della vita, sia dei pazienti sia delle loro famiglie. Alla colestasi sono inoltre associati altri disturbi, come il deficit di vitamine liposolubili (A, D, E e K) e la comparsa di xantomi, accumuli di colesterolo nella pelle che possono essere visibili, antiestetici e talvolta deformanti. Una delle più recenti innovazioni terapeutiche per la sindrome di Alagille è odevixibat, un farmaco che inibisce un trasportatore intestinale degli acidi biliari, coinvolto nel cosiddetto circolo enteroepatico. Bloccando questo meccanismo, il farmaco aumenta l’eliminazione degli acidi biliari con le feci e riduce i loro livelli nel sangue. Come dimostrato dallo studio clinico di fase 3 ASSERT, questo porta a una significativa riduzione del prurito colestatico e a un miglioramento della qualità del sonno nei bambini trattati”. Così all’Adnkronos Salute Emanuele Nicastro dell'Epatologia pediatrica e dei trapianti dell'ospedale di Bergamo Asst Papa Giovanni XXIII e Vicepresidente della Sigenp, Società italiana di gastroenterologia epatologia e nutrizione pediatrica.
“Il raggiungimento di obiettivi clinici come il controllo del prurito è di importanza fondamentale nella gestione di una malattia cronica come la sindrome di Alagille – spiega Nicastro -. Ridurre il prurito e migliorare il sonno significa diminuire la stanchezza, lo stress familiare e favorire apprendimento, attenzione e benessere psicologico dei bambini. Sebbene esistano anche pazienti adulti, la malattia si manifesta spesso già in età pediatrica con queste caratteristiche”. Un “ulteriore aspetto cruciale è che il prurito severo rappresenta talvolta un’indicazione al trapianto di fegato. Evitare o ritardare il trapianto è particolarmente importante nei bambini con comorbidità cardiache e renali, per i quali un intervento così complesso comporta rischi maggiori” conclude.

“Ipsen concentra il proprio impegno nelle malattie rare, ma anche in oncologia e neuroscienze, con un obiettivo comune: offrire ai pazienti soluzioni terapeutiche innovative in aree ad alta complessità e con bisogni clinici ancora in gran parte insoddisfatti. Proprio nelle malattie rare, tuttavia, il percorso dell’innovazione presenta sfide aggiuntive”. Così all’Adnkronos Chiara Marchesi, Medical & Regulatory Affairs Director di Ipsen Italia
“È fondamentale, innanzitutto, mantenere un dialogo costante con esperti, società scientifiche, associazioni di pazienti e istituzioni - prosegue - Il percorso di cura deve essere non solo efficace, ma anche personalizzato e sostenibile. Dal punto di vista scientifico, una delle principali sfide è arrivare a una diagnosi il più possibile precoce. La conoscenza di molte patologie rare, infatti, è ancora limitata a pochi centri e a un numero ristretto di specialisti. Un ulteriore ostacolo riguarda la possibilità di produrre dati scientifici solidi, considerando che le popolazioni di pazienti sono spesso numericamente ridotte ed eterogenee. In questo contesto, accanto ai dati provenienti dagli studi registrativi, assumono un ruolo sempre più rilevante le evidenze di real world, fondamentali per comprendere l’impatto reale delle terapie”.
Il “paziente va considerato a 360 gradi. Molte malattie rare coinvolgono anche l’età pediatrica e sono associate a bisogni complessi - sottolinea Marchesi - Per questo l’ascolto delle associazioni di pazienti, come ad esempio Alagille Italia, è essenziale per sviluppare soluzioni realmente rispondenti alle esigenze quotidiane delle persone e delle famiglie”.
Un altro tema cruciale “è quello dell’accesso alle cure. L’innovazione deve arrivare concretamente ai pazienti, ma i percorsi possono essere lunghi e diversi da regione a regione. Il confronto continuo con le istituzioni è quindi indispensabile per garantire un accesso il più possibile equo e tempestivo”.
“Ipsen - evidenzia Marchesi - rappresenta già un punto di riferimento nell’ambito delle malattie colestatiche epatiche rare, un gruppo eterogeneo di patologie legate a un’alterazione cronica del flusso biliare di origine genetica o autoimmune. Sono già disponibili opzioni terapeutiche, ad esempio nella sindrome di Alagille, nella colestasi intraepatica familiare progressiva, patologia genetica pediatrica, e nella colangite biliare primitiva, di origine autoimmune”. La “pipeline di ricerca resta fortemente focalizzata su questo ambito, con altre due patologie attualmente in studio: l’atresia biliare, per cui è in corso uno studio di fase 3, e la colangite sclerosante primaria, per la quale si è recentemente concluso uno studio di fase 2 con risultati positivi. La qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie è sempre al centro delle attività - aggiunge - Un esempio concreto è un servizio sviluppato da Ipsen che prevede la consegna domiciliare del farmaco, insieme a materiali informativi dedicati, per rendere il percorso di cura più semplice e vicino alle esigenze quotidiane”.
Infine, il tema della sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale “è oggi più che mai centrale. Ipsen investe in ricerca con l’obiettivo di portare nuove molecole o nuove indicazioni terapeutiche, e considera essenziale un confronto aperto con le istituzioni. Al centro del dibattito va posto il valore dell’innovazione, non solo per il beneficio individuale in termini di benessere e qualità di vita, ma anche per l’impatto positivo che può generare sull’intera società” conclude.

L’innovazione terapeutica “rappresentata da odevixibat costituisce un passo fondamentale nel percorso di cura della Sindrome di Alagille” (ALGS) e rivela “un interesse concreto e un’attenzione verso una patologia rara, complessa e con un forte impatto sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie”. Così Martina Brotto, presidente di Alagille Italia Odv, commenta l’approvazione, da parte dell’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA), trattamento indicato in pazienti di età pari o superiore a 6 mesi. Si tratta di “una nuova opzione terapeutica mirata, in grado di intervenire su uno dei sintomi più gravosi della malattia: il prurito colestatico che compromette profondamente il benessere quotidiano dei bambini e delle loro famiglie, influenzando il sonno, la crescita, la frequenza scolastica e la vita familiare”.
Questa innovazione rappresenta quindi “una speranza concreta di miglioramento della qualità di vita - conclude Brotto - non solo per i bambini ma per l’intero nucleo familiare, contribuendo a ridurre anche il carico assistenziale e psicologico legato alla gestione quotidiana della patologia”.
I bisogni insoddisfatti delle persone con Sindrome di Alagille e delle loro famiglie “sono ancora numerosi e riguardano sia l’ambito clinico sia quello organizzativo e assistenziale - spiega la Presidente - Per quanto riguarda in particolare i pazienti pediatrici, una delle principali criticità è rappresentata dalla transizione delle cure”, cioè il passaggio dall’età pediatrica all’età adulta. “Quando il bambino diventa un adulto, compie 18 anni e smette di essere inserito in un percorso ben segnato, si trova in una sorta di terra di mezzo”, perde “la continuità assistenziale” e quindi il controllo della patologia.
Inoltre, “spesso ci troviamo” in difficoltà per “il mancato riconoscimento del comma di gravità della legge 104 - aggiunge Brotto - La nostra è una patologia multisistemica, rara e cronica che richiede numerosi controlli con specialisti diversi, spesso in giornate differenti, perché non sempre è possibile concentrare tutte le visite nello stesso giorno. In assenza del comma di gravità - rimarca - il genitore non ha diritto ai permessi per accompagnare il figlio alle visite”.
Da qui nasce l’esigenza, sentita come una vera e propria necessità, di “un protocollo che unisca un po’ l’Italia nella gestione della malattia”, oltre alla constatazione che, “al momento, non esiste un centro di riferimento per adulti”.

E' morto a Roma l'ex giudice Corrado Carnevale, aveva 95 anni. Nato a Licata nel maggio 1930, era stato presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione. Per una serie di sentenze di annullamento gli venne attribuito il soprannome 'ammazzasentenze'.
Tra i verdetti annullati quello sui mandanti dell'omicidio di Chinnici e quello per la strage di piazza Fontana, le condanne per la cosiddetta 'Pizza connection' o ancora alcune condanne inflitte alla banda della Magliana. Coinvolto in un’inchiesta, per l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ne è uscito assolto.
Dal 1993 al 2007 venne sospeso dal servizio, poi il ritorno in Cassazione e la pensione nel 2013. I funerali si svolgeranno venerdì alle 15 nella chiesa di Cristo Re a viale Mazzini.
Carnevale è stato uno dei magistrati più potenti, controversi e discussi della storia repubblicana. Per quasi un decennio, alla guida della prima sezione penale della Corte suprema di Cassazione, ha esercitato un'influenza senza precedenti sul giudizio di legittimità, incidendo in modo determinante sull'esito di centinaia di processi che riguardavano mafia, terrorismo, criminalità organizzata e grandi delitti politici. È in quegli anni che la stampa gli affibbiò un soprannome destinato a diventare marchio indelebile: il giudice ammazzasentenze.
Un'etichetta che Carnevale ha sempre respinto, rivendicando fino all'ultimo una concezione rigorosa, formalista e garantista del diritto. Ma che, nel linguaggio giornalistico e nell'immaginario collettivo, finì per identificare una stagione della giustizia italiana segnata da annullamenti clamorosi, rinvii a nuovo giudizio, scarcerazioni eccellenti e da uno scontro durissimo con il pool antimafia di Palermo e con Giovanni Falcone.
Con la presidenza della prima sezione penale della Cassazione, Corrado Carnevale assume di fatto il monopolio del giudizio di legittimità sui processi più delicati. È in quella sede che arrivano i ricorsi sui grandi procedimenti di mafia e terrorismo, in un'Italia attraversata dalla violenza politica e dalla sfida frontale di Cosa nostra allo Stato.
Tra il 1985 e il 1993, il collegio da lui presieduto annulla o rinvia a nuovo giudizio circa cinquecento sentenze. Un numero enorme, che non ha eguali nella storia della Suprema Corte, secondo il monitoraggio sui provvedimenti della prima sezione penale della Suprema Corte ordinato dal ministro della Giustizia, Claudio Martelli e controllato dal giudice Giovanni Falcone alla Direzione Generale degli Affari Penali del dicastero. Non si tratta quasi mai di assoluzioni nel merito, ma di annullamenti per vizi procedurali, difetti di motivazione, inosservanza delle norme di legge, valutazione ritenuta scorretta degli indizi o delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
È questa linea interpretativa a produrre gli effetti più controversi. Vengono annullati gli ergastoli inflitti ai fratelli Michele e Salvatore Greco per l'omicidio del giudice Rocco Chinnici; vengono cancellate le condanne per la strage dell'Italicus; rinviate a nuovo giudizio parti centrali dell'inchiesta Pizza Connection, che coinvolgeva Gaetano Badalamenti e il traffico internazionale di droga tra Sicilia e Stati Uniti; azzerate decine di condanne nei confronti della banda della Magliana; annullati i mandati di cattura contro esponenti di primo piano della camorra e della 'ndrangheta, come Giuseppe Misso, Giuseppe Lo Giudice, esponenti dei clan Piromalli e Santapaola.
Nel 1987 annulla per tre volte l'ergastolo inflitto al mafioso Santo Barranca per l'omicidio del maresciallo dei carabinieri Vito Ievolella; nello stesso anno rinvia a nuovo giudizio gli ergastoli inflitti ai presunti killer del capitano Emanuele Basile; nel 1988 azzera 19 ergastoli nel grande processo alla 'ndrangheta reggina per vizi nella composizione del collegio giudicante. Nel 1991 e 1992 arrivano altri annullamenti clamorosi: provvedimenti cautelari revocati a carico di boss come Francesco Schiavone detto Sandokan, custodie annullate nei confronti di esponenti dei clan Moccia e Magliulo, ergastoli cancellati in processi di mafia calabrese e siciliana. Una sequenza che costruisce la sua fama e accende un sospetto sempre più diffuso: che l'applicazione rigorosa del formalismo giuridico finisca per smontare, pezzo dopo pezzo, l'impianto giudiziario costruito nei processi di merito.
Carnevale contesta apertamente il teorema dell'organizzazione unitaria di Cosa nostra. Nei suoi provvedimenti nega valore probatorio alla Commissione interprovinciale e mette in dubbio l'attendibilità di Tommaso Buscetta, il pentito che aveva descritto la mafia come una piramide con una cupola di comando. Per Carnevale, la mafia non è un organismo unitario ma una sommatoria di bande.
È uno scontro frontale con il pool antimafia di Palermo e con Giovanni Falcone.

Un uomo di 65 anni è morto in un incidente stradale avvenuto nella notte, intorno alle 1.30, lungo l'autostrada A1 al chilometro 300, nel territorio comunale di Bagno a Ripoli (Firenze). Il sinistro ha coinvolto tre mezzi pesanti.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, un mezzo di polisoccorso e un autogru. Le operazioni di soccorso si sono rivelate particolarmente complesse: l'uomo, alla guida del camion rimasto schiacciato tra gli altri due, era incastrato all'interno della cabina di guida.
I vigili del fuoco hanno utilizzato l'autogru per spostare il rimorchio e liberare l'abitacolo, lavorando a lungo tra le lamiere per estrarre il conducente. Una volta recuperato, il personale sanitario non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.
Secondo una prima ricostruzione, l’incidente sarebbe stato causato da un tamponamento. Durante le operazioni di soccorso e messa in sicurezza dell'area, il traffico sull’A1 è rimasto completamente bloccato, con pesanti ripercussioni sulla circolazione.

Tragedia nella serata di ieri, martedì 4 febbraio, poco prima delle 22, in via Galgani, nella frazione di Rughi, nel comune di Porcari, in provincia di Lucca. Quattro persone, tutte appartenenti allo stesso nucleo familiare di origine albanese, hanno perso la vita a causa di esalazioni di monossido di carbonio sprigionate da una caldaia malfunzionante.
Le vittime sono il padre di 48 anni, la madre di 43, il figlio di 22 anni e la figlia di 15. In gravi condizioni il fratello del capofamiglia, che nel tentativo di prestare soccorso ai familiari è rimasto seriamente intossicato ed è stato trasportato d'urgenza all'ospedale di Cisanello a Pisa. Due carabinieri intervenuti sul posto hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati sottoposti a cure ospedaliere.
L'allarme è stato lanciato al numero unico delle emergenze 112, dopo che qualcuno all'interno dell'abitazione aveva accusato un malore. È stato lo stesso fratello della vittima a guidare i militari fino all'abitazione, al civico 186 di via Galgani. Una volta entrati nell'appartamento, i soccorritori si sono trovati di fronte a una scena drammatica: i corpi dei quattro familiari erano già privi di vita. Ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile.
Secondo i primi accertamenti, l'origine delle esalazioni sarebbe accidentale. Un difetto della caldaia avrebbe provocato la fuoriuscita del monossido di carbonio, gas inodore e altamente letale.
Sul posto sono intervenuti l'automedica di Lucca, le ambulanze della Croce Rossa di Lucca, della Croce Verde di Porcari e della Misericordia di Santa Gemma Galgani, oltre ai carabinieri e ai vigili del fuoco, che hanno effettuato l'accesso all’abitazione insieme ai militari. Era stato allertato anche l'elisoccorso Pegaso, poi fatto rientrare dopo la constatazione del decesso delle quattro persone.
La comunità locale è sotto shock per l'accaduto. Le indagini proseguono per chiarire nel dettaglio le cause tecniche del guasto.
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