
(Adnkronos) - "Raccontava Toni Bisaglia come nei primissimi anni sessanta del secolo scorso, giusto a ridosso dell’elezione del nuovo capo dello Stato, il suo mentore Rumor lo avesse inviato al seguito di Antonio Segni in viaggio nei paesi nordici. Il suo compito era di monitorare la campagna “quirinalizia” già in corso. In buona sostanza tutto si ridusse a imbucare una gran quantità di cartoline con saluti affettuosissimi che il “candidato” indirizzava a deputati e senatori. Soprattutto a quelli del Partito Comunista -che poi però non lo avrebbero degnato neppure di un voto. Con tutte quelle cartoline Segni fu poi eletto. Ma non certo per i saluti che aveva inviato ai suoi potenziali elettori. Piuttosto perché con la sua presidenza Moro pensava all’epoca di blindare il centrosinistra e di coprirsi verso destra mettendosi al riparo dai malumori e dalle perplessità dei democristiani più diffidenti verso l’alleanza che si andava stipulando con i socialisti.
Altre storie, altri tempi, altre figure. Quello che però ci insegna il passato è che i capi dello Stato il più delle volte sono stati eletti a sorpresa. In modo preterintenzionale, se così si può dire. Il caso di Antonio Segni fu all’epoca un’eccezione. La regola semmai era che i favoriti della vigilia venivano quasi sempre impallinati. E che i candidati più convincenti diventavano tali solo in corso d’opera, buttando all’aria progetti e calcoli che fino a un attimo prima avevano trovato altre figure in cui incarnarsi. Quasi sempre vanamente. Appunto per questo viene da dire che non ha molto senso quell’agitarsi scomposto di tutti i protagonisti (e i comprimari) a tre anni del Q day, quando appunto finirà il secondo mandato di Sergio Mattarella.
Nel frattempo, si dovrà terminare la legislatura, forse -forse- cambiare la legge elettorale, celebrare le nuove elezioni, insediare un altro Parlamento e subito dopo un altro governo. Con tutte le incognite che accompagneranno ognuno di questi passaggi. Dunque sarebbe più utile una reciproca moratoria sul tema del Quirinale prossimo venturo. Non c’è bisogno che Meloni rivendichi la possibilità di un presidente di destra, né che la sinistra giudichi quella eventualità come minacciosa e sconveniente. E neppure che tutto intorno si dispieghino già ora interviste, pronunciamenti, manovre, allusioni, giravolte, conciliaboli, celebrazioni. In una parola tutto l’armamentario che i candidati -veri o immaginari- hanno cura di srotolare con così grande anticipo. Quando invece converrebbe anche a loro aspettare di trovarsi più a ridosso del momento fatidico.
Ma c’è una ragione più profonda che dovrebbe indurre tutti ad una maggiore sobrietà in materia. Ed è nel fatto che il capo dello Stato non dovrebbe essere vissuto come il supremo decisore del nostro equilibrio politico. Dovrebbe essere piuttosto il supremo regolatore del nostro equilibrio istituzionale. Dunque, farne il simbolo di una parte significherebbe più che altro farlo partire col piede sbagliato. Poiché appunto una volta insediato egli dovrebbe invece dimenticare il più presto possibile quella precedente militanza. Sapendo che il fatto di restarvi troppo ancorato finirebbe con l’essere per forza di cose un serio limite alla sua figura e forse anche alla sua influenza.
E infatti, nella nostra lunga tradizione, è capitato il più delle volte che il presidente eletto abbia dato qualche dispiacere ai suoi (grandi) elettori. Circostanza che ha finito appunto per avvalorare e radicare ancor più il principio costituzionale della sua “terzietà” rispetto alle parti in campo. Dunque è un pessimo segnale che ora tutto sembri già ruotare intorno a questo lontano appuntamento. Perché sottintende che al prossimo capo dello Stato si intenda chiedere di partecipare più direttamente alla disfida tra le parti. E perché rivela una sorta di sfiducia di quelle stesse parti nelle loro sorti politiche. Quasi che si voglia chiedere all’arbitro di dare una mano per una partita che nessuno pensa davvero di riuscire a vincere con le sue forze". (di Marco Follini)

(Adnkronos) - I padroni di casa del Messico sfidano l'Inghilterra ai Mondiali 2026. Nella notte tra oggi, domenica 5 luglio, e domani, lunedì 6 luglio alle ore 2, la Nazionale nordamericana affronterà quella britannica - in diretta tv e streaming - negli ottavi di finale della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. L'attesa sfida si disputerà allo stadio Azteca di Città del Messico.
La sfida tra Messico e INghilterra è in programma la prossima notte alle 2 ora italiana. Ecco le probabili formazioni:
Messico: (4-3-3): Rangel; Sanchez, Montes, Vasquez, Gallardo; Mora, Lira, Romo; Alvarado, Raul Jimenez, Quinones. All. Aguirre.
Inghilterra: (4-2-3-1): Pickford; Konsa, Stones, Guehi, O’Reilly; Rice, Anderson; Madueke, Bellingham, Gordon; Kane. All. Tuchel.
Messico-Inghilterra sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva su Dazn. Il match si potrà seguire anche in streaming sull'app di Dazn.

(Adnkronos) - Per anni, il nome di Shintaro Mochizuki è stato accompagnato dalla stessa domanda: che fine ha fatto quel ragazzo destinato a conquistare il tennis mondiale? Oggi, a 23 anni, il talento giapponese che affronterà Jannik Sinner a Wimbledon potrebbe aver trovato la sua strada. La vittoria a Londra contro lo spagnolo Rafa Jodar gli ha spalancato le porte degli ottavi di finale dello Slam inglese. E ora, ad attenderlo, ci sarà il numero uno del ranking Atp.
Chi è Mochizuki? Nato il 2 giugno 2003, la sua storia è quella di una promessa che - in parte - non ha rispettato le grandi attese. Il motivo? Nel 2019 conquistò Wimbledon juniores, diventando il primo tennista del suo Paese a vincere uno Slam Under 18 (raggiungendo, tra l'altro, il primo posto del ranking mondiale junior e arrivando a fare da sparring di Roger Federer alle Atp Finals). Alle sue spalle giocatori destinati a scrivere pagine importanti del tennis contemporaneo, come Lorenzo Musetti e Carlos Alcaraz, battuto dallo stesso Mochizuki alle Finals Juniores.
Il giapponese trascinò poi la sua nazionale alla conquista della Coppa Davis Junior, prima di incontrare una serie di problemi, trascorrendo anni tra Challenger e tornei minori. Insomma, un percorso sotto le aspettative.
Tra novembre 2025 e giugno di quest'anno aveva messo insieme solo 6vittorie, collezionando invece 23 sconfitte. Ma, a Wimbledon, è arrivata la svolta. Mochizuki ha iniziato il suo percorso dalle qualificazioni, superate grazie ai successi contro Gauthier Onclin e Titouan Tabur. Entrato nel tabellone principale ha eliminato Basing all'esordio, poi Quinn e Jodar: un filotto che gli ha regalato il primo ottavo di finale Slam della carriera. E la sfida al numero uno, con un pronostico (inevitabilmente) dalla parte dell'azzurro. Anche se, negli Slam, le sorprese sono sempre all'ordine del giorno.

(Adnkronos) - Grande attesa a New York per il big match tra Brasile e Norvegia. Oggi, domenica 5 luglio, i verdeoro 5 volte campioni e allenati da Carlo Ancelotti affrontano gli scandinavi - in diretta tv e streaming - negli ottavi di finale della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. La vincente del match troverà ai quarti del torneo una tra Inghilterra e Messico. Sfida nella sfida il duello tra le stelle della squadra: l'attaccante del Real Madrid Vinicius junior e il centravanti del Manchester City Erling Haaland.
La sfida tra Brasile e Norvegia è in programma oggi, domenica 5 luglio, alle ore 22. Ecco le probabili formazioni:
Brasile (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinhos, Gabriel Magalhaes, Douglas Santos; Casemiro, Bruno Guimaraes; Rayan, Danilo Santos, Vinicius; Cunha. All. Ancelotti.
Norvegia (4-3-3): Nyland; Pedersen, Ajer, Heggem, Wolfe; Berg, Berge, Odegaard; Nusa, Haaland, Sorloth. All. Solbakken.
Brasile-Norvegia sarà trasmessa in diretta televisiva su Rai 1 e su Dazn. Il match si potrà seguire in streaming su Rai Play e sull'app di Dazn.

(Adnkronos) - "Oggi abbiamo una cosa in più in comune, siamo entrambi sposati. Per me l’amore ha un nome e quel nome è Sara. Grazie a tutte le persone che erano qua con noi, grazie a Monica Cirinnà per aver officiato il nostro matrimonio, grazie alle mie figlie, ai nostri genitori, alle nostre famiglie e grazie a mia moglie. Grazie a chi, come noi, continua a credere nell’amore". Con queste parole, in un post su Instagram, Francesca Vecchioni, scrittrice, attivista per i diritti umani ed esperta di tematiche Lgbtqia+, ha annunciato l’unione civile con la compagna Sara, dopo circa 6 anni di fidanzamento.
Il video che accompagna il post mostra la neo sposa mentre scherza con il padre, il cantautore Roberto Vecchioni: "Noi siamo molto felici ma eravamo felici anche prima - dice l'artista - soltanto che prima eravamo un po' distanti. Adesso abbiamo una cosa in comune, che ci siamo sposati tutti e due. Che sembra che vada bene, almeno le prime tre settimane – ironizza il cantautore - poi dopo va benino e poi è un casino mai visto, tremendo. Però quando ci si sposa si pensa: il casino succede agli altri e non a me perché il mio matrimonio sarà perfetto fino ai novanta anni". "Che è quello che penso io", replica Francesca. "Poi bisogna pensare che un po' di casino ci sta, però siamo felici lo stesso", aggiunge la neosposa. E il papà chiude: "La felicità viene dal casino".
A officiare la cerimonia, nella casa della famiglia Vecchioni a Desenzano, è stata l’amica Monica Cirinnà, l’ex senatrice del Pd che ha legato il suo nome alla legge che nel 2016 ha istituito in Italia le unioni civili per le coppie omosessuali (passata alla storia come "legge Cirinnà"). Dopo il rito, la festa in giardino: musica, brindisi e - per alcuni ospiti - anche un tuffo finale in piscina.
Francesca Vecchioni, classe 1975, ha avuto precedentemente due figlie gemelle, Nina e Cloe, nel 2012, con la compagna di allora Alessandra Brogno. Le due si sono poi separate, mantenendo un rapporto di grande stima e affetto.
Francesca è presidente della Fondazione Diversity, che ha tra le sue attività principali l'organizzazione dei Diversity Media Awards (noti anche come gli "Oscar dell'inclusione"). Ha pubblicato diversi libri, tra cui: "Le cose cambiano" (2013, Isbn Edizioni), "Il tempo delle nuove mamme" (2015, Corriere della Sera), "T’innamorerai senza pensare" (2015, Mondadori), "Pregiudizi inconsapevoli. Perché i luoghi comuni sono sempre così affollati" (2020, Mondadori).

(Adnkronos) - Diversi attacchi ucraini hanno colpito nella notte tra il 4 e il 5 luglio sottostazioni elettriche in Crimea, provocando blackout diffusi nel territorio occupato dalla Russia. Lo riportano canali Telegram filo-ucraini e fonti locali citate dai media indipendenti.
Secondo il canale Exilenova Plus, gli attacchi avrebbero colpito le sottostazioni di Bakhchysarai e Zymyne, mentre il canale Crimean Wind ha riferito di un blackout esteso in tutta la penisola a seguito dei raid contro le infrastrutture energetiche.
Le autorità locali installate da Mosca hanno confermato almeno una vittima. Il capo dell’amministrazione della Crimea, Serghei Aksionov, ha riferito che una persona è stata uccisa e altre due sono rimaste ferite in un attacco nel nord della penisola.
La Crimea, annessa dalla Russia nel 2014 ma considerata territorio ucraino dalla comunità internazionale, è stata posta in “stato di emergenza” alla fine di giugno a causa delle conseguenze degli attacchi contro le infrastrutture energetiche, che hanno provocato carenze di carburante ed elettricità.
Da diverse settimane Kiev ha intensificato gli attacchi contro obiettivi energetici e logistici nella penisola, nell’ambito di quella che viene definita una strategia di “blocco energetico” dei territori occupati. Secondo fonti ucraine, anche le infrastrutture militari russe in Crimea sono state colpite nei giorni scorsi, inclusa la base aerea di Saky, dove sarebbero stati danneggiati o distrutti diversi velivoli militari.
Il Cremlino, intanto, ha reso noto che il presidente russo Vladimir Putin e l’ex presidente statunitense Donald Trump hanno avuto una conversazione telefonica durata circa un’ora e 25 minuti. Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha definito il colloquio “sostanziale e costruttivo”, aggiungendo che sono stati discussi gli sviluppi sul campo di battaglia e gli sforzi diplomatici in corso.

(Adnkronos) - Novak Djokovic torna in campo a Wimbledon 2026. Oggi, domenica 5 luglio, il tennista serbo sfida il russo Roman Safiullin - in diretta tv e streaming - agli ottavi di finale dello Slam di Londra. Nei turni precedenti Djokovic ha eliminato Paul, Wu, Tsitsipas e Rinderknech, mentre Safiullin, che arriva dalle qualificazioni, ha superato Kym, Rublev, Van de Zandschulp e Fonseca.
La sfida tra Djokovic e Safiullin è in programma oggi, domenica 5 luglio, alle ore 14.30, con il match che aprirà il programma del Centrale. I due tennisti si sono affrontati in tre precedenti, con Djokovic che conduce il parziale con tre vittorie a zero.
Djokovic-Safiullin sarà visibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match si potrà seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW.

(Adnkronos) - La Formula 1 torna protagonista a Silverstone. Oggi, domenica 5 luglio, il Mondiale riparte con il Gran Premio di Gran Bretagna - in diretta tv e streaming - dopo la gara Sprint vinta dalla Mercedes di Andrea Kimi Antonelli. Il giovane pilota italiano, leader della classifica Piloti, partirà dalla pole position seguito dalle due Ferrari di Charles Leclerc e Lewis Hamilton, secondo nella gara corta del Gp 'di casa'.
La griglia di partenza del Gp di Gran Bretagna:
1. Andrea Kimi Antonelli (Mercedes)
2. Charles Leclerc (Ferrari)
3. Lewis Hamilton (Ferrari)
4. George Russell (Mercedes)
5. Isack Hadjar (Red Bull)
6. Lando Norris (McLaren)
7. Max Verstappen (Red Bull)
8. Oscar Piastri (McLaren)
9. Arvid Lindblad (Racing Bulls)
10. Liam Lawson (Racing Bulls)
11. Gabriel Bortoleto (Audi)
12. Pierre Gasly (Alpine)
13. Nico Hulkenberg (Audi)
14. Oliver Bearman (Haas)
15. Carlos Sainz (Williams)
16. Alexander Albon (Williams)
17. Esteban Ocon (Haas)
18. Valtteri Bottas (Cadillac)
19. Franco Colapinto (Alpine)
20. Sergio Perez (Cadillac)
21. Lance Stroll (Aston Martin)
22. Fernando Alonso (Aston Martin)
Il Gran Premio di Gran Bretagna è in programma oggi, domenica 5 luglio, alle ore 16. La gara si potrà seguire in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport e in streaming sull'app SkyGo e su NOW.

(Adnkronos) - Jannik Sinner torna in campo a Wimbledon 2026. Oggi, domenica 5 luglio, il tennista azzurro sfida il giapponese Shintaro Mochizuki - in diretta tv e streaming - negli ottavi di finale dello Slam di Londra, a cui arriva da campione in carica dopo aver battuto Carlos Alcaraz, assente per infortunio, nella finale dello scorso anno.
Sinner nei turni precedenti ha eliminato Kecmanovic, Borges e Brooksby, mentre Mochizuki, che arriva dalle qualificazioni, ha superato Basing, Quinn e Jodar.
La sfida tra Sinner e Mochizuki è in programma oggi, domenica 5 luglio, intorno alle ore 18, con il match che è fissato come terzo sul campo Centrale. I due tennisti non si sono mai affrontati in carriera, con quello di Wimbledon che sarà quindi il loro primo match.
Sinner-Mochizuki sarà visibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match si potrà seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW.

(Adnkronos) - Il Tour de France 2026 torna protagonista con la seconda tappa. Oggi, domenica 5 luglio, la Grande Boucle prosegue - in diretta tv e streaming - con un'altra frazione spagnola dopo la cronometro a squadre che si è corsa a Barcellona e che ha inaugurato la nuova edizione, con la Visma a trionfare e Vingegaard, fresco vincitore del Giro d'Italia, a prendersi la prima maglia gialla. La seconda tappa partirà da Tarragona e arriverà ancora una volta a Barcellona, per un totale di 3.320 chilometri di percorso.
La seconda tappa del Tour de France 2026 partirà da Tarragona e affronterà diverse salite. La prima sarà quella di Begues, poi toccherà a tre passaggi sul Motjuic, già attraversato durante la cronometro a squadre, una scalata di terza categoria con una pendenza superiore al 10%. L'arrivo sarà ancora una volta a Barcellona.
La partenza della seconda tappa del Tour de France è prevista per le 13.45, con l'arrivo che è invece in programma intorno alle 17.26.
La Grande Boucle sarà trasmessa in diretta televisiva e in chiaro sui canali Rai, tra Rai 2 e RaiSport, ma anche sui canali Eurosport. Il Tour si potrà seguire anche in streaming su RaiPlay, HBO Max, Discovery+, DAZN, TIMvision e Prime Video Channels

(Adnkronos) - E' iniziata a Teheran la preghiera funebre per l'Ayatollah Ali Khamenei, ucciso in un raid aereo il primo giorno della guerra lanciata da Israele e Stati Uniti contro l'Iran lo scorso 28 febbraio. Presenti, tra le centinaia di migliaia di persone in piazza, anche i tre figli di Khamenei, Masoud, Meysam e Mostafa, ma non Mojtaba, la nuova Guida suprema dell'Iran rimasto ferito nel raid.
L'Irna riporta che a guidare la preghiera funebre per Khamenei e i quattro membri della famiglia uccisi nel raid è l'ayatollah Jafar Sobhani, una delle più alte figure religiose dell'Iran. Accanto alla bara di Khamenei c'è quella della nipote Zahra Mohammadi Golpayegani, che aveva solo 14 mesi quando è stata uccisa nel raid.
Presenti alla cerimonia anche il presidente Masoud Pezeshkian, il presidente dell'Assemblea consultiva Mohammad Bagher Ghalibaf e il capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei. All'evento ci sono anche il comandante della Forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, Esmail Qaani, e il comandante delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi.

(Adnkronos) - "Kom…plimenti a Ultimo e alla città di Roma! Sono davvero felice per Niccolò. Ogni record è fatto per essere battuto. Largo ai giovani… è giusto così! Ti voglio bene, Niccolò…e poi ci troveremo come le star". Così Vasco Rossi, attraverso i suoi canali social, si complimenta con Ultimo dopo il concerto-evento a Tor Vergata. Con 250.000 spettatori, il cantautore romano ha infatti superato lo storico record di pubblico pagante stabilito dallo stesso Vasco a Modena Park nel 2017.

(Adnkronos) - Dalla condanna del comunismo alla difesa del Save America Act, fino ai presunti successi in Iran, al rilancio dell'economia e all'esaltazione del "sogno americano". Sono questi i temi al centro del discorso pronunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump al National Mall di Washington in occasione delle celebrazioni per il 250° anniversario dell'Indipendenza americana.
Nel suo intervento, durato circa 40 minuti, Trump ha ripercorso i principali punti della sua agenda politica, alternando riferimenti alla storia degli Stati Uniti, alla sicurezza nazionale, all'immigrazione e ai risultati rivendicati dalla sua amministrazione.
"Il sogno americano è tornato", ha detto il presidente davanti alla folla, sostenendo che le forze armate e le forze di polizia siano "inondate di nuove reclute", al punto che, a suo dire, oggi sarebbe "difficile" trovare un impiego in questi settori. Trump ha poi descritto gli Stati Uniti come un "popolo eroico con uno spirito eroico", sostenendo che il Paese stia vivendo una nuova "Golden Age of America". "L'America è la luce e la gloria del mondo", ha affermato, assicurando che il futuro della nazione sarà "più grande, migliore e più forte" e che gli Stati Uniti "saranno sempre al vertice".
Trump ha ribadito che "non c'è obiettivo che non possiamo raggiungere e non c'è nulla che gli americani non possano fare", indicando come esempi il mercato azionario, che secondo il presidente si trova ai massimi storici, e un livello di occupazione che ha definito senza precedenti.
Tra i passaggi più politici del discorso, il presidente ha rilanciato il Save America Act, sostenendo la necessità di introdurre l'obbligo di dimostrare la cittadinanza per poter votare. "Tutti gli elettori dovranno fornire un piccolo documento chiamato prova di cittadinanza, e non ci saranno più schede elettorali per corrispondenza, tranne che per malattia, disabilità, dispiegamento militare o viaggi, e non ci saranno più brogli elettorali. È molto semplice", ha affermato tra gli applausi.
Trump ha inoltre richiamato altri punti della sua agenda, tra cui l'ordine esecutivo volto a limitare la cittadinanza per diritto di nascita e la difesa del Secondo Emendamento della Costituzione, che tutela il diritto al possesso di armi.
Nel passaggio dedicato alla politica estera, il presidente ha rivendicato i risultati ottenuti durante il suo mandato, citando il Venezuela e l'Iran. Trump ha fatto riferimento al sequestro dell'ex presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi e agli attacchi contro la marina iraniana, presentandoli come esempi della fermezza americana sulla scena internazionale. Ha inoltre rivendicato il "successo" dell'operazione militare contro i siti nucleari iraniani, indicandola come una dimostrazione della capacità degli Stati Uniti di colpire i propri avversari e difendere gli interessi nazionali.
Nel corso dell'intervento è tornato anche ad attaccare il comunismo. "Il comunismo è un sistema perdente, e lo sarà sempre. Il sistema comunista è l'opposto del sistema americano e non ha mai funzionato. Ci piace fermare una minaccia del genere immediatamente, prima ancora che inizi. È come un cancro, bisogna estirparla, bisogna estirparla in fretta", ha dichiarato.
Sul palco hanno raggiunto il presidente anche rappresentanti delle Gold Star Families, le famiglie dei militari americani caduti in servizio, e i membri dell'equipaggio della missione Artemis II della NASA, ai quali Trump ha reso omaggio insieme ai veterani.
Ripercorrendo la storia degli Stati Uniti, il presidente ha esposto una serie di bandiere storiche che, secondo quanto affermato, sventolavano durante la guerra d'indipendenza contro la Gran Bretagna. "Gli americani non permetteranno mai a nessuno di portar via la loro libertà, non accadrà", ha detto, aggiungendo che "oggi il nostro Paese è più ricco, più sicuro e più orgoglioso che mai" e che "stiamo facendo meglio di quanto non abbiamo mai fatto prima".
In chiusura Trump ha richiamato lo spirito della Rivoluzione americana. "Lo spirito del 1776 vive ancora in tutti noi", ha affermato, elogiando "la libertà americana" e concludendo: "Siamo solo all'inizio, il meglio deve ancora venire".
Al termine del discorso, il presidente e la first lady Melania Trump hanno assistito allo spettacolo pirotecnico di 'Salute to America' da una struttura allestita nei pressi del palco. La folla ha accolto con un lungo applauso i fuochi d'artificio che hanno illuminato il cielo del National Mall, mentre sulla capitale ha ricominciato a cadere la pioggia.

(Adnkronos) - Settima giornata di match a Wimbledon 2026. Oggi, domenca 5 luglio, torna in campo il campione in carica Jannik Sinner. Il numero uno del mondo e testa di serie numero uno chiuderà il programma sul campo central contro il giapponese Shintaro Mochizuki. Tocca anche al serbo Novak Djokovic che aprirà le danze sul Centre Court contro il russo Roman Safiullin. Ecco il programma di giornata, tutti i match e dove vederli in tv e streaming.
Ecco il programma di oggi a Wimbledon:
Centrale, dalle 14:30
Safiullin-Djokovic
Sabalenka-Osaka
Sinner-Mochizuki
Campo 1, dalle 14
Pegula-Jovic
Auger Aliassime-Davidovich Fokina
Benic-Gauff
Campo 2, dalle 12
Muchova-Krejcikova
Hurkacz-Struff
Tutte le partite di Wimbledon 2026 sono trasmesse in diretta tv e in esclusiva sui canali SkySport. I match si potranno seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW.

(Adnkronos) - Tor Vergata, 4 luglio. Qui, come promesso, la favola è diventata realtà. Quando Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, canta “Dove gli ultimi forza hanno e insieme cantano” (‘Pianeti), le sue parole diventano il manifesto di 250mila persone che lo hanno atteso per un anno intero. Un boato scuote un'area di oltre 150mila metri quadrati, inaugurando di fatto una delle arene per concerti più grandi d'Europa, pronta da oggi ad accogliere anche i giganti della musica internazionale. Ma questa notte è tutta per un ragazzo romano, 30 anni, cresciuto in periferia, precisamente nel quartiere di San Basilio, che ha promesso di dare voce agli ultimi. E ci è riuscito. E tutti gli 'ultimi' che si sentono rappresentati dal suo cantautorato emotivo, dove l'urgenza personale è il cardine, sono diventati la sua grandissima forza, quella che lo ha reso il primo artista a radunare una platea oceanica, a soli 30 anni.
La cronaca di un evento da record inizia molto prima che la musica parta. Inizia giorni prima, con i fan più devoti accampati con tende e ombrelli, per una devozione che non teme caldo, pioggia e stanchezza. E raggiunge il climax in un torrido sabato romano che è anche un anniversario: il 4 luglio, come il giorno del suo primo concerto all'Olimpico del 2019. Ad aprire le danze sulla cattedrale di acciaio e luci lunga 140 metri, ci pensa l’amico di sempre: Fabrizio Moro, il primo a credere in lui e nella sua arte. "Questa è la fotografia più bella della musica italiana", ha detto, proponendo un brindisi: "A voi, a Nic e al 4 luglio. Alla faccia di chi ci vuole male". Un passaggio di testimone simbolico prima del momento che tutti aspettano. E poi, il boato. Un elicottero sorvola la folla. Non è un film, è l'arrivo di Niccolò. Una scelta scenica che evoca l'impresa di Vasco Rossi per il suo storico concerto da quasi 230mila persone a Modena Park ma con un nuovo record: con 250.000 spettatori, l'allievo supera il maestro.
Quando finalmente appare sul palco, l'arena esplode. L'inizio è affidato a 'Pianeti', mentre sugli schermi lampeggia il suo manifesto: “Beati gli ultimi perché saranno i primi”. Da lì, comincia un viaggio senza sosta nel suo universo musicale. La scaletta è un'antologia di successi. "Roma, sei un capolavoro", dice prima di intonare 'Il capolavoro', per poi scatenare l'energia con 'Sono pazzo di te'. Ogni canzone è un coro, ogni parola urlata da 250mila voci che cantano la propria vita. Il viaggio prosegue tra la delicatezza di 'La stella più fragile dell'universo', la spensieratezza di 'Vieni nel mio cuore' e l'omaggio alle radici con 'Fateme Cantà'. Poi arriva il momento più emozionate: l'unico ospite della serata, il mentore Fabrizio Moro, torna sul palco. L'abbraccio tra i due sulle note della loro collaborazione del 2018, 'L'eternità (Il mio quartiere)', sigillando un legame artistico e umano.
C'è spazio per tutto: per la band, potentissima nel medley di 6 brani che unisce ‘L'ultima poesia’ e ‘Tutto questo sei tu’, e per l'intimità, con un lungo set al pianoforte sospeso. È qui che Ultimo trova la sua dimensione naturale e da solo con i suoi tasti, regala ‘Questa insensata voglia di te’, ‘Buon viaggio’, l'iconico ritornello di Alba e ‘Quel filo che ci unisce’, brano diventato a tutti gli effetti il manifesto della sua storia d'amore con la compagna Jacqueline Luna Di Giacomo, con la quale ha avuto il suo primo figlio, Enea, nato il 30 novembre 2024.
“Ho visto gente esclusa ridere a squarciagola”, canta in ‘22 Settembre’. E basta guardarsi intorno per capire che quella gente è tutta lì. Non sono semplici fan, sono un popolo. Un fenomeno di aggregazione che in Italia ha pochi eguali, paragonabile solo a quello generato da Vasco o Renato Zero. È il popolo di chi si è sentito fragile, incompreso, e ha trovato una voce nelle sue canzoni.
La chiusura è affidata al suo manifesto, ‘Sogni Appesi’. E quando le parole “Da quando ero bambino, solo un obiettivo / Dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo” risuonano per l'ultima volta nell'arena di Tor Vergata, è chiaro a tutti che questa non è stata solo la festa di Niccolò. Le sue parole finali, prima che i fuochi d'artificio sigillino la serata, lo confermano: "Ho fatto pace con tutti, ho fatto pace con tutto. Siamo nella storia". È stata la festa di un'intera generazione che ha trovato il suo primo posto nel mondo. Poco importa a che ora si tornerà a casa. Questa notte è già un "io c'ero" che migliaia di ragazzi si racconteranno per anni. La favola di Ultimo è diventata storia. E per i suoi fedeli, ora, la domanda è una sola: dopo aver toccato il cielo, dove può ancora volare Ultimo? (di Loredana Errico)

(Adnkronos) - L'aggressione fuori dal bar e le 20 coltellate alla schiena. È stato un gesto violento e, al momento, del tutto inspiegabile quello che si è consumato ieri, sabato 4 luglio, intorno alle 7.30 del mattino in zona San Siro, a Milano.
Un uomo di 55 anni è davanti al tavolo di un bar e parla con il padre, seduto lì accanto. Alle sue spalle arriva un giovane con il volto seminascosto. Si chiama Lamine Saidilly, ha 22 anni ed è di Conegliano Veneto. In mano regge un coltello dalla lama affialata. Sette centimetri che affonda una ventina di volte nella schiena della vittima senza alcun motivo.
E' all'esterno del bar 'La Giada', in via Capecelatro, zona San Siro, che si consuma l'aggressione. Saidilly, un ragazzo italiano di origine gambiana, viene fermato dalle forze dell'ordine dopo essere stato bloccato a terra dall'anziano padre della vittima e da un cittadino egiziano insieme ad alcuni avventori del locale. La vittima è trasportata in codice rosso all'ospedale Niguarda, dove versa in condizioni molto gravi. Secondo le prime ricostruzioni, il 55enne si era fermato a chiacchierare con alcuni clienti e con il padre all'esterno del locale. All'improvviso, il 22enne, che camminava da solo lungo la via, si è avvicinato e, senza dire una parola, ha estratto un coltello dalla lama di circa 7 centimetri, scagliandosi contro il 55enne.
Un'aggressione che sembrerebbe essere del tutto immotivata: i due non avrebbero alcun legame pregresso. Nato a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso, Lamin Saidilly avrebbe trascorso del tempo nel Regno Unito. Risulta essersi allontanato dalla propria casa circa una settimana fa e si trovava a Milano solo da pochi giorni. Al momento, gli inquirenti fanno sapere che non risultano precedenti ricoveri o trattamenti per problemi psichiatrici a carico del giovane. Le indagini della polizia sono in corso.

(Adnkronos) - Continua a salire il bilancio delle vittime del devastante terremoto che ha colpito il Venezuela lo scorso 24 giugno. I morti sono 2.954, secondo quanto emerge dai dati ufficiali diffusi oggi. Il numero dei decessi è aumentato di oltre 300 unità rispetto al giorno precedente.
Oltre 16mila persone hanno perso la propria abitazione e 856 edifici sono stati danneggiati, ha inoltre indicato il ministero venezuelano delle Comunicazioni, senza fornire dati sul numero dei dispersi, che secondo le Nazioni Unite potrebbe arrivare fino a 50.000 persone.
La prima scossa si è verificata a una profondità di 21,9 km, circa 200 km a ovest di Caracas. È stata seguita da una seconda a 10 km di profondità, registrata 39 secondi più tardi a 45 km di distanza, e poi da una ventina di repliche, secondo il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs). Secondo l’Usgs, il terremoto di magnitudo 7,5 è il più forte dal 1900 a colpire il Venezuela, Paese di quasi 30 milioni di abitanti la cui economia è in crisi da anni.
La situazione nel Paese sudamericano rimane critica, con molti cittadini che continuano a cercare rifugio e assistenza. Le autorità locali stanno lavorando per fornire aiuto e supporto alle popolazioni colpite, ma l'entità del disastro sta rendendo difficile un intervento rapido ed efficace. Il governo venezuelano ha confermato che i lavori di ricerca e soccorso proseguiranno senza sosta, con l'obiettivo di trovare eventuali sopravvissuti e portare sollievo alle famiglie delle vittime.
Le due scosse di terremoto, avvenute a 39 secondi di distanza l’una dall’altra, hanno colpito principalmente il nord del Paese. La Guaira, località balneare a circa quaranta chilometri dalla capitale Caracas, presenta numerosi edifici completamente ridotti in polvere. Molti sfollati si trovano ancora senza casa o in rifugi precari nei parchi. Anche Caracas è stata colpita: alcuni edifici sono crollati, ma i danni sono stati molto inferiori rispetto a La Guaira.
Giovedì, a 8 giorni dal terremoto, un uomo è stato estratto vivo dalle macerie. I soccorritori, racconta la Bbc, hanno lavorato per più di cento ore per salvarlo dopo averlo individuato tra le macerie di un edificio crollato, un parcheggio di un centro commerciale a La Guaira. La rete britannica racconta la storia di Hernán Gil, individuato dai soccorritori sotto 140 tonnellate di macerie. Alle operazioni per trarlo in salvo, ha riferito la Bbc, hanno contributo squadre di Venezuela, Cile, Costa Rica, El Salvador, Messico, Portogallo e Stati Uniti. Solo la notte appena passata sono riusciti a stabilire un contatto visivo con l'uomo.
Poche ore prima era stato un bambino di appena tre anni a essere estratto vivo. "Questi sono casi rari, se non rarissimi. Dopo un sisma come quello accaduto in Venezuela, ci sono molte variabili: la prima è il luogo, ovvero se il superstite riesce a muoversi in piccoli spazi sotto le macerie; poi l'accesso a fonti per idratarsi; infine le temperature a cui è esposto, se è in profondità o in superficie. A seconda di questo parametro, il corpo umano riesce a mantenere un certo equilibrio. Oltre a queste 3 varibili si deve aggiungere lo stato di salute generale prima della catastrofe: un ragazzo o un bimbo hanno maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto ad un anziano che già non stava bene. Possiamo avere 1-2 casi di sopravvissuti a un sisma dopo le 72 ore", ha spiegato all'Adnkronos Salute è Mario Raviolo, direttore della Maxiemergenza 118 dell'Asl Cn1.: una storia che sfida ogni statistica e riaccende la speranza dei soccorritori.

(Adnkronos) - Colloqui in pausa tra Iran e Usa. I due Paesi hanno infatti deciso di sospendere per una settimana i negoziati fino alla conclusione delle cerimonie funebri della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei. Le esequie, che dureranno 5 giorni, sono iniziate sabato con una tappa in Iraq, per concludersi il 9 luglio con la sepoltura a Mashhad.
Sono circa 15 milioni le persone attese nei prossimi giorni secondo il ministero della Salute iraniano, citato dall'agenzia Tasnim, precisando che la stima riguarda l'insieme degli eventi in programma. Ieri, nel giorno del corteo funebre, è restato "completamente chiuso" lo spazio aereo di Teheran.
Il ministero della Salute ha riferito inoltre che i preparativi delle esequie sono in corso da un mese e che sono stati allestiti ospedali da campo nei pressi della Grande Mosalla Imam Khomeini di Teheran, dove sono esposte le bare di Khamenei e di alcuni membri della sua famiglia. Le équipe mediche sono in stato di massima allerta, mentre anche le città di Qom e Mashdad ospiteranno cerimonie commemorative. Secondo il comune di Teheran, citato dall'agenzia Fars, oltre 2,2 milioni di persone hanno utilizzato la metropolitana tra le 5:30 e le 15 di ieri.
Un solo colpo e potremmo eliminarli tutti, ma non lo faremo perché altrimenti non avremmo più nessuno con cui negoziare", ha commentato il presidente americano Donald Trump affermando di seguire attentamente i funerali della Guida suprema iraniana. E ha ribadito ad Axios che gli iraniani "stanno supplicando di fare un accordo" per archiviare definitivamente la guerra. Le parti intanto hanno deciso di sospendere per una settimana i colloqui fino alla conclusione delle cerimonie funebri dell'ayatollah e dei suoi familiari uccisi negli attacchi di 4 mesi fa. "In questo momento, nessuno sparerà all'altro - ha detto - Sono tutti lì. Un solo colpo e potremmo eliminarli tutti, ma non lo faremo perché altrimenti non avremmo più nessuno con cui negoziare".
Le autorità iraniane si starebbero preparando all'eventualità che le cerimonie funebri di Ali Khamenei possano causare situazioni di emergenza e fino a 3mila morti. A scriverne, citando un documento riservato e fonti municipali di Teheran, è il quotidiano tedesco 'Die Welt'. L'articolo, scritto da Teheran da un autore anonimo la cui identità è nota alla redazione del giornale, afferma che i funzionari hanno elaborato piani per far fronte a una possibile situazione di emergenza - timori presumibilmente legati alla presenza di una folla così numerosa e con un caldo estremo - con conseguenti potenziali vittime - anche molto numerose - durante le processioni funebri per l'ex Guida Suprema.
Secondo Die Welt, citato da Iran International, una lettera riservata della Mezzaluna Rossa iraniana e dell'organizzazione nazionale per la gestione delle crisi, indirizzata al Primo Vicepresidente Mohammad-Reza Aref, prevede un numero di morti compreso tra 1.500 e 3mila. L'articolo riporta inoltre che sarebbe stata istituita un'unità speciale per gestire i morti e i dispersi, mentre migliaia di nuove tombe sarebbero state predisposte nel cimitero di Behesht-e Zahra a Teheran. Un'impiegata del comune di Teheran, identificata con uno pseudonimo per motivi di sicurezza, avrebbe dichiarato alla Welt che i colleghi del centro di coordinamento della crisi avrebbero confermato.
"Le fosse comuni preparate esistono davvero", ha affermato. "Ai responsabili è stato detto che fino a 3mila morti non sarebbero stati un problema. Con una folla così numerosa e questo caldo estremo, nessuno sa cosa succederà". Le cerimonie funebri di Khamenei sono iniziate a Teheran sabato e dovrebbero proseguire a Qom, nelle città irachene di Najaf e Karbala, e infine a Mashhad, dove è prevista la sepoltura giovedì.
Die Welt ha riferito che le autorità stanno pianificando una vasta operazione di sicurezza e logistica a Teheran, che include restrizioni alla circolazione, possibili interruzioni del traffico aereo, migliaia di autobus, cucine temporanee e l'utilizzo di scuole e moschee per ospitare i partecipanti. Secondo il quotidiano, il Comune di Teheran, guidato dal sindaco Alireza Zakani, sta svolgendo un ruolo centrale nei preparativi, mettendo a disposizione 11mila autobus e garantendo la circolazione e il funzionamento continuo di metropolitana e autobus a transito rapido.
Dipendenti comunali hanno riferito al giornale che per ciascun distretto di Teheran sono stati stanziati l'equivalente di circa 500-650mila euro per i tre giorni di cerimonie, esclusi i fondi aggiuntivi destinati a enti come i vigili del fuoco, l'ente gestore dei parchi, le autorità dei trasporti e le imprese edili.
L'entità dei preparativi ha destato preoccupazione, perché l'Iran ha una storia recente di calche mortali durante i funerali. Almeno 56 persone sono morte e oltre 200 sono rimaste ferite durante i funerali del comandante delle Guardie Rivoluzionarie Qasem Soleimani a Kerman nel 2020, mentre anche i funerali di Ruhollah Khomeini nel 1989 sono degenerati in scene di caos, causando almeno otto morti e centinaia di feriti.
Welt ha inoltre descritto una profonda tensione politica intorno alle cerimonie, affermando che i sostenitori radicali della Repubblica Islamica hanno sfruttato gli assembramenti notturni per denunciare il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran e minacciare alti funzionari coinvolti nei negoziati, tra cui il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Alcuni partecipanti hanno chiesto la continuazione della guerra per vendicare l'uccisione di Khamenei, mentre video diffusi online mostravano oratori religiosi estremisti pronunciare discorsi militanti, con alcuni partecipanti armati di fucili, si legge.

(Adnkronos) - Papa Leone, in visita pastorale a Lampedusa, varca la Porta d’Europa e -con un fuoriprogramma- si incammina da solo sugli scogli salendo su quello più alto e guarda l’orizzonte mentre lo zucchetto viene portato via dal vento. E’ la potentissima immagine che più di ogni altra sintetizza la visita nella patria dell’accoglienza. “Più delle parole contano i gesti, il mondo sia più umano”, aveva detto poco prima Leone salutando i lampedusani al campo sportivo dove ha celebrato messa.
Il primo atto della visita, nel solco dei migranti e dopo quella compiuta da papa Francesco a inizio pontificato, è iniziato al cimitero di Lampedusa: qui, tra croci anonime, sono sepolti anche migranti, ci sono anche bambini, morti nei viaggi della speranza. E’ stata la prima volta di un Pontefice. Una visita privata durante la quale il Papa si è inginocchiato, si è raccolto in preghiera, lasciando una corona di fiori. Quindi Leone e’ arrivato alla Porta d’Europa dove ha incontrato due famiglie di migranti. Tra loro, il piccolo Leo, arrivato a Lampedusa da solo dieci anni fa. Qui il fuoriprogramma di grande impatto, fortemente simbolico.
Al molo Favaloro, dove papa Francesco nel 2013 lanciò una corona di fiori in mare per commemorare i tanto morti nei viaggi della speranza, papa Leone ha scoperto una targa intitola al predecessore: ‘Molo Papa Francesco, luogo di approdo, speranza e umanità’. Qui ha incontrato anche alcuni migranti ospitati nell’hot spot lampedusano. Quindi, sulla Fiat Campagnola che utilizzo’ anche il predecessore nel suo viaggio sull’isola, papa Prevost e’ arrivato al campo sportivo, per un giorno ‘cattedrale a cielo aperto‘, per la celebrazione della messa alla quale hanno preso parte anche il governatore siciliano Renato Schifani, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e Claudio Baglioni, grande estimatore di Lampedusa: “Un grande dono per l’isola la visita di due papi”.
Nell’omelia, il chiaro messaggio politico sul dramma dei migranti. “C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”, la denuncia di Leone. Poi la sferzata all’Europa: “Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona”. Il Papa, al termine dell’omelia, saluta i lampedusani con un’espressione che letteralmente significa ‘o mio respiro’ ed e’il saluto più affettuoso usato dagli abitanti dell’isola per accogliere e confortare: “A voi comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: ‘O’scià!’”.
“A noi, posti provvidenzialmente nel cuore del Mediterraneo e alle porte dell’Europa, spesso tocca il compito di far gustare il sapore della terra promessa a chi riesce a sbarcare nelle nostre coste, dopo aver provato l’amarezza della schiavitù che si è lasciato alle spalle e l’incertezza della traversata che ha dovuto affrontare. Ma è una “terra promessa” strana, la nostra, perché non ha potenzialità e risorse tali da garantire un futuro; e, proprio per questo, solitamente è solo una terra di passaggio”, le parole dell’arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano. (dall’inviata Elena Davolio)

(Adnkronos) - Il concerto-evento di Ultimo ospitato all'università degli Studi di Roma Tor Vergata rappresenta un esempio di come un grande appuntamento musicale possa trasformarsi in un'occasione di ricerca, formazione e collaborazione tra istituzioni. Lo ha sottolineato il rettore dell'Ateneo, Nathan Levialdi Ghiron, evidenziando il ruolo dell'università nell'apertura verso la società civile e il coinvolgimento diretto degli studenti.
“L'università di Roma Tor Vergata dimostra anche in questa occasione una grande capacità di accoglienza e una grande apertura verso iniziative di terza missione che coinvolgono la società e il mondo dei giovani”, ha dichiarato Levialdi Ghiron. “L'evento è stato possibile grazie a una stretta collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte, dal Comune di Roma alla Prefettura, dalla Questura agli altri soggetti che hanno contribuito alla sua organizzazione”.
Il rettore ha inoltre evidenziato il valore scientifico dell'iniziativa: “Durante questo evento vengono realizzati due esperimenti molto importanti: uno sulla propagazione del suono e uno sulla misurazione del segnale delle telecomunicazioni in presenza di concentrazioni di oltre 250 mila persone”. Un'attività che, ha aggiunto, “consente ai nostri studenti di avere un ruolo proattivo e rappresenta un modo per testare nuovi modelli organizzativi per i grandi eventi”.
Secondo Levialdi Ghiron, “questa collaborazione potrà proseguire anche in futuro, offrendo nuove opportunità per replicare l'esperienza maturata e sviluppare ulteriori iniziative di ricerca, innovazione e formazione legate ai grandi eventi”.

(Adnkronos) - Una coppia a bordo di una moto Bmw è morta sul colpo oggi in un gravissimo incidente stradale avvenuto a Salgareda (Treviso), lungo la strada arginale del Piave che conduce al mare. A perdere la vita Francesco Paolo Fecarotta, 37 anni, e Jessica Laface, 32 anni, entrambi di Villorba.
I due erano a bordo della loro moto, quando hanno tamponato l’auto che li precedeva, una Dacia Sandero. Il violento impatto ha spezzato la moto in due, facendo volare la ruota anteriore per decine di metri e sbalzando i due motociclisti a terra lungo la strada dove hanno trovato immediatamente la morte. Inutile l'intervento del Suem 118. L’automobilista è ora indagato per omicidio stradale dalla Procura di Treviso e i due mezzi sono stati messi sotto sequestro.

(Adnkronos) - Il 4 luglio negli Stati Uniti è l'Independence Day. Ed è il giorno della gara degli hot dog con il consueto trionfo di Joey Chestnut, che si laurea campione per la 18esima volta. A Coney Island, New York, Chestnut ha dimostrato ancora una volta di essere un fuoriclasse (?) nella disciplina (?): ha trionfato ingurgitando 66 hot dog, 16 in più del rivale più temibile. "Sapevo che avrei vinto, avevo ancora margine", le parole di Chestnut, che non è riuscito ad avvicinare il record di 76 hot dog nella prova di 10 minuti. La prestazione, ha detto, è stata condizionata dal caldo: "Posso fare molto meglio".
Tra le donne, vittoria di Miki Sudo che ha ingerito 38 hot dog e un pezzo.
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