
(Adnkronos) - L'Inter torna in campo in Serie A. Oggi, domenica 17 maggio, i nerazzurri ospitano il Verona a San Siro nella penultima giornata di campionato. La squadra di Chivu, campione d'Italia, saluterà i suoi tifosi con le due coppe conquistate in stagione: quella dello scudetto, che verrà consegnata proprio oggi, e la coppa Italia, vinta mercoledì 13 maggio contro la Lazio. Dall'altra parte, i gialloblù sono già retrocessi. Calcio d'inizio alle 15.
Dove vedere Inter-Verona e la premiazione scudetto? Inter-Verona sarà disponibile su Dazn, ma anche su Sky per gli abbonati con Zona Dazn (canale 214). Partita visibile in streaming sull'app di Dazn.
Nell'ultima giornata di campionato, l'Inter affronterà il Bologna in trasferta. Il Verona ospiterà invece la Roma.

(Adnkronos) - La Royal Commission for Riyadh City ha aperto le porte della Western Station lungo la Orange Line della Metro di Riyadh. Con l’attivazione di questa stazione, entra ufficialmente in esercizio l’intera linea, composta da 22 stazioni e realizzata da Webuild. La Western Station completa la spina dorsale della rete driverless della capitale, infrastruttura da 176 chilometri complessivi che posiziona Riyadh tra le città più avanzate al mondo per il trasporto pubblico automatizzato. Situata nella parte occidentale di Riyadh e lungo una delle sue principali arterie, la Al Madinah Al Munawarah Road, la Western Station rappresenta un nodo urbano articolato progettato per redistribuire i flussi intermodali di mobilità.
Si estende su 112.000 metri quadrati e integra una stazione metro sopraelevata, un terminal per gli autobus, un parcheggio interrato da oltre 600 posti, spazi commerciali, una moschea e una grande piazza pubblica. Dal punto di vista architettonico, la stazione interpreta in chiave contemporanea il paesaggio saudita. Il progetto si sviluppa attraverso volumi ispirati ai colori e alle forme delle dune del deserto. Strutture orizzontali emergono dal suolo, delineando gli accessi alla stazione, accompagnando la luce naturale all’interno degli spazi e offrendo zone d’ombra ai passaggi pedonali.
Due grandi archi, con campate fino a 115 metri e un’altezza fino a circa 24 metri, sorreggono le coperture principali, restituendo una struttura monumentale ma leggibile come parte integrante del paesaggio urbano, più che come oggetto isolato. La Western Station è un progetto con una forte impronta sostenibile. La struttura è stata progettata secondo i criteri LEED Gold, una delle certificazioni più riconosciute in ambito di sostenibilità.
L’impiego di apparecchiature ad alta efficienza e il contributo di energia rinnovabile autoprodotta hanno consentito la riduzione dei consumi idrici ed energetici già durante la fase di costruzione. Il Gruppo Webuild è presente dal 1966 nel Regno Saudita, dove ha già realizzato oltre 90 progetti, spaziando dalla mobilità urbana ai grandi edifici civili, dagli ospedali agli impianti industriali. A Riyadh, oltre alla Orange Line, ha realizzato opere iconiche come il Kingdom Centre, punto di riferimento dello skyline cittadino, ed è impegnato nella realizzazione di più lotti del progetto di sviluppo urbanistico Diriyah Gate. Più di recente, si è aggiudicato il contratto per l’estensione della Red Line della Metro di Riyadh, per supportare la capitale saudita in una nuova fase della sua crescita urbana.

(Adnkronos) - Strategia, commercio, difesa, energia e nuove geometrie geopolitiche tra Indo-Pacifico e Mediterraneo. Alla vigilia della visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Italia, Vas Shenoy, Chief Representative per l'Italia della Indian Chamber of Commerce, traccia un quadro della crescente convergenza tra Roma e Nuova Delhi in un momento di forte instabilità globale.
Nell’intervista, Shenoy spiega perché la relazione tra Giorgia Meloni e Modi oggi passi dall’Imec alla cooperazione industriale nella difesa, fino al concetto di "Indo-Mediterraneo" come nuovo spazio geopolitico integrato. Ampio spazio anche al ruolo dei Brics, alla posizione dell’India rispetto a Cina, Iran e Stati Uniti, e agli effetti economici della guerra in Asia occidentale sull’economia indiana, tra pressione energetica, rischio inflazione e debolezza della rupia.
Il 20 maggio ci sarà la prima visita bilaterale del Primo ministro Modi in Italia. Quali sono i punti chiave?
La visita va letta come parte dell’arco strategico occidentale dell’India, alla vigilia della firma dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India, che dovrebbe aumentare in modo significativo il commercio UE-India e Italia-India. La visita di Modi a Roma avviene in un momento di turbolenza globale: crisi energetica, pressione sulle democrazie, volatilità nei rapporti con gli Stati Uniti e ricerca europea di una propria autonomia strategica, un terreno sul quale l’India può essere d’aiuto. India e Italia si incontrano sempre più su questo piano, perché l’India pratica da tempo l’autonomia strategica, mentre l’Europa sta cercando ora di definire la propria versione, e la presidente del Consiglio Meloni è una forza chiave nella leadership europea.
Indo-Mediterraneo. India e Italia non sono semplicemente due partner bilaterali che si scambiano visite. Sono due poli di una geografia più ampia che collega Oceano Indiano, Golfo, Mar Rosso, Mediterraneo ed Europa. Questo rende sicurezza marittima, rotte commerciali e resilienza energetica temi centrali della visita, incluso il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa, l’Imec. Nonostante la guerra in Asia occidentale, l’Imec resta centrale nell’agenda India-Italia, soprattutto vista la forte relazione comune con gli Emirati Arabi Uniti.
Si parla anche di difesa e innovazione?
Sono altri due fattori molto importanti, anch’essi parte del Piano d’Azione Strategico Congiunto 2025-2029. Quel piano impegna i due Paesi a una Roadmap Industriale della Difesa, alla co-produzione, al co-sviluppo, alla ricerca nel settore della difesa, alla cooperazione marittima, alla cybersicurezza e al contrasto al cybercrime. La visita a Nuova Delhi del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, alla fine di aprile, ha creato un forte slancio che dovrebbe essere finalizzato dai due leader.
La visita arriva dopo Operation Sindoor (gli attacchi indiani contro gruppi terroristi in Pakistan), dopo il rinnovarsi delle tensioni in Asia occidentale e nel contesto di una dottrina indiana antiterrorismo più netta. Permette quindi a India e Italia di discutere terrorismo, energia, Iran, Hormuz, catene di approvvigionamento della difesa e Indo-Mediterraneo in un’unica conversazione, invece che come dossier separati.
Come vede il rapporto Meloni-Modi?
La relazione è diventata insolitamente produttiva perché entrambi i leader comprendono il linguaggio della sovranità, della politica industriale, dell’autonomia strategica e della connettività. La parte italiana vede l’India non solo come un mercato, ma come un attore civile e strategico. L’India vede l’Italia come un partner europeo con proiezione mediterranea, capacità nella difesa e serietà politica. Entrambi hanno forti relazioni con il Giappone e con la sua leader Sanae Takaichi e, ancora più importante dopo la visita del presidente Trump in Cina, il ruolo di Italia e India nell’Indo-Pacifico sarà importante come fattore di stabilizzazione per il Sud globale e per il resto del mondo.
Oltre all’Indo-Pacifico, entrambi i leader credono fortemente nell’Africa e vi investono. L’India ospiterà il quarto vertice India-Africa il 31 maggio, mentre l’Italia ha fatto del Piano Mattei il proprio programma di punta per l’Africa. India, Italia e Kenya hanno lanciato una partnership trilaterale strategica per co-progettare e distribuire soluzioni di intelligenza artificiale scalabili e sovrane in Africa.
La visita di Modi in Italia si colloca all’incrocio tra commercio, difesa, energia, sicurezza marittima e ricerca europea di un nuovo vocabolario strategico per l’Indo-Mediterraneo. Per l’India, l’Italia sta diventando una delle porte europee più utili. Per l’Italia, l’India non è più soltanto un’opportunità asiatica. È un partner nella definizione dei corridoi e dell’architettura di sicurezza che plasmeranno il fianco sud dell’Europa.
Allargando lo sguardo, com’è andata la riunione dei ministri degli Esteri Brics a Nuova Delhi?
La riunione a Nuova Delhi è stata utile, ma ha mostrato anche i limiti del formato Brics allargato. L’India è riuscita a convocare il gruppo in un momento difficile, con Iran ed Emirati Arabi Uniti entrambi nella stessa stanza, mentre la guerra in Asia occidentale incideva direttamente su energia, commercio e sicurezza marittima. Già questo non era irrilevante.
Ma la riunione non ha prodotto il tipo di dichiarazione politica unitaria a cui l’India puntava. La frattura principale è stata sull’Asia occidentale. L’Iran voleva che i Brics condannassero Stati Uniti e Israele, mentre la posizione degli Emirati era naturalmente di condanna dell’Iran. Il risultato è stato una dichiarazione della presidenza, elaborata dall’India, invece di un comunicato congiunto pieno. Questo ci dice che i Brics sono ormai abbastanza grandi da essere geopoliticamente rilevanti, ma anche troppo divisi al loro interno per parlare facilmente con una sola voce.
La presenza “di basso livello” della Cina che effetto ha avuto?
La mancanza di una rappresentanza cinese di alto livello è stata notata. L’assenza di Wang Yi aveva un valore simbolico, perché la Cina resta una delle potenze centrali dei Brics e ha anche una forte influenza sull’Iran. Inoltre, la riunione coincideva con il vertice Trump-Xi a Pechino. In un certo senso, qualsiasi svolta nei Brics avrebbe potuto oscurare il vertice Trump-Xi, nel quale la Cina stava cercando di proiettare la propria immagine di seconda potenza globale, allontanandosi dal formato multilaterale e multipolare che l’India sta cercando di promuovere.
Il punto più importante è che l’India ha presieduto la riunione con una certa disciplina. Non ha permesso che i Brics diventassero un teatro anti-occidentale interamente plasmato da Teheran, Mosca o Pechino, e questo era il vero obiettivo indiano. Nuova Delhi vuole che i Brics restino una piattaforma per la riforma della governance globale e la voce del Sud globale, non un blocco anti-occidentale che eredita automaticamente ogni conflitto dei suoi membri.
In che modo la guerra in Asia occidentale incide sull’economia indiana?
L’esposizione dell’India è immediata, perché l’energia è la cinghia di trasmissione tra l’Asia occidentale e l’economia indiana. Lo Stretto di Hormuz non è un chokepoint astratto per l’India. È legato all’inflazione, alle partite correnti, alla rupia, ai fertilizzanti, alla plastica, ai costi di trasporto, al carburante domestico e alla stabilità politica. Sul piano umano, oltre 9 milioni di cittadini indiani vivono nel Golfo, formando una spina dorsale dell’economia del Golfo e inviando rimesse che restano una fonte importante di valuta estera per il Paese.
L’India importa più del 90 per cento del proprio petrolio greggio, con circa la metà proveniente dall’Asia occidentale. Si stima inoltre che ogni aumento di 10 dollari del prezzo del greggio possa aggiungere circa 13-15 miliardi di dollari alla fattura annuale delle importazioni indiane, allargare il deficit delle partite correnti di 36 punti base, aumentare l’inflazione di 35-40 punti base e ridurre la crescita di 20-25 punti base nell’anno fiscale 2027. Senza contare che l’aumento del costo della vita incide automaticamente sulla politica in una democrazia sensibile ai prezzi.
L’economia indiana non è fragile, ma è sensibile all’energia. L’India dispone di riserve, di un sistema bancario più forte e di margini di politica economica, ma una guerra prolungata in Asia occidentale costringerebbe comunque a scelte difficili: assorbire fiscalmente i prezzi dei carburanti, trasferirli sui consumatori, difendere la rupia in modo più aggressivo o rallentare alcune importazioni.
Perché Modi ha richiamato all’austerità, era un tentativo di conservare valuta estera?
Sì, al fondo il richiamo di Modi all’austerità riguardava la conservazione della valuta estera, anche se è stato formulato nel linguaggio della disciplina nazionale. L’appello di Modi includeva il risparmio di carburante, un maggiore uso del trasporto pubblico e del carpooling, lavoro da casa e riunioni online dove possibile, riduzione dei viaggi esteri non essenziali, rinuncia all’acquisto di oro per un anno, riduzione del consumo di oli alimentari e uso più contenuto dei fertilizzanti.
Modi non stava annunciando il panico. Stava cercando di socializzare la sobrietà prima che la pressione macroeconomica diventasse più visibile. La vulnerabilità dell’India in una crisi di questo tipo non riguarda soltanto il greggio. Riguarda anche oro, viaggi all’estero, fertilizzanti, oli alimentari e importazioni legate all’energia. Sono tutti canali di uscita di valuta estera in un contesto in cui l’India potrebbe dover prendere decisioni difficili se il conflitto continuerà.
L’appello ha anche una funzione politica interna. Sposta il peso del problema da una questione puramente tecnica a uno sforzo nazionale. È un tratto tipico della governance di Modi: trasformare la prudenza macroeconomica in dovere civico. Se funzionerà economicamente dipenderà dalla scala della risposta. Ma politicamente prepara i cittadini a una fase in cui carburanti, importazioni e pressione valutaria potrebbero richiedere sacrifici.
Qual è la sua opinione sulla rupia? È destinata a peggiorare?
La rupia si è comportata male perché le pressioni sono reali. È scesa a minimi storici, con il cambio a 95,79 per dollaro, perdendo più del 5 per cento dall’inizio della guerra con l’Iran. Reuters ha inoltre riferito che è stata la valuta asiatica con la peggiore performance dell’anno, sotto pressione per il petrolio, i deflussi di capitale, i rimborsi del debito estero e le coperture degli importatori.
La mia opinione è che la rupia possa indebolirsi ulteriormente, ma non in modo disordinato, a meno che il petrolio resti elevato molto più a lungo o i deflussi di portafoglio accelerino. La Reserve Bank of India non vorrà bruciare riserve per difendere indefinitamente un livello simbolico, che è la soglia psicologica di 1 dollaro a 100 rupie, ma vorrà evitare il panico. Questo significa attenuare la volatilità, non fissare il tasso di cambio.
Barclays mantiene una previsione di fine anno per il cambio dollaro-rupia a 96,80, mentre DBS ha sostenuto che una ripresa duratura della rupia richiederebbe o un crollo dei prezzi del petrolio o una ripresa dei flussi di portafoglio. Anche gli investitori stranieri stanno uscendo dal mercato indiano, vista la sua vicinanza alla guerra in Asia occidentale e le sue relazioni con Iran e Israele. Questo sta mettendo ulteriore pressione sulla rupia e sulle riserve valutarie. Tuttavia, l’India resta un’economia fondamentalmente solida e la crescita è interna e continuerà.
Quindi la risposta è: sì, un ulteriore indebolimento è plausibile. Ma il problema della rupia non è soltanto valutario. È il prezzo visibile della dipendenza energetica dell’India in tempo di guerra. Se il petrolio si stabilizza e i flussi tornano, la rupia può stabilizzarsi. Se Hormuz resta sotto pressione e il greggio rimane alto, la pressione al deprezzamento continuerà. (di Giorgio Rutelli)

(Adnkronos) - Espulsi Nicolò Rovella e Wesley in Roma-Lazio. Oggi, domenica 17 maggio, i giallorossi hanno sfidato i biancocelesti nel derby della penultima giornata di Serie A, in una partita condizionata anche da episodi arbitrali. Dopo un gol annullato a Dia nel primo tempo e un rigore chiesto da Gasperini nella ripresa, l'arbitro Maresca ha sventolato due cartellini rossi verso il centrocampista della Lazio e l'esterno della Roma dopo una rissa in area giallorossa.
Succede tutto al 70'. Da uno scontro di gioco tra Maldini e Mancini nasce una mischia furibonda, con Wesley che va a contatto con Rovella, provando a colpirlo al volto. Il centrocampista della Lazio reagisce e tenta a sua volta di rispondere, ma a quel punto interviene l'arbitro Maresca, che prima seda la rissa e poi sventola due cartellini rossi per condotta violenta.
Rovella quindi salterà l'ultima di campionato contro il Pisa, mentre Wesley non ci sarà a Verona, quando la Roma sfiderà l'Hellas.

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Proseguono i controlli dei carabinieri nella 'zona rossa' a
Cagliari. L'operazione ha interessato in modo particolare le zone a
tutela rinforzata del capoluogo, oggetto di recenti misure per la
maggior tutela del decoro urbano.
I militari del Nucleo operativo e radiomobile
della Compagnia di Cagliari, supportati dai colleghi delle Stazioni
di Cagliari Villanova, Stampace e Sant'Avendrace, hanno
identificato complessivamente 92 persone, con diverse denunce,
segnalazioni e provvedimenti di allontanamento.
Nel corso dei controlli, i carabinieri hanno
deferito in stato di libertà un 56enne cagliaritano, già noto alle
forze di polizia, rintracciato e bloccato subito dopo aver tentato
di utilizzare alcune carte di credito risultate rubate in un
distributore automatico di tabacchi. Una seconda denuncia per
resistenza a pubblico ufficiale è scattata nei confronti di un
28enne di origine tunisina, residente a Capoterra; il giovane,
durante le procedure di identificazione, ha tentato di sottrarsi al
controllo spintonando i militari. Infine, un 25enne di origine
algerina, residente a Selargius e già noto alle forze di polizia, è
stato denunciato per porto di armi o oggetti atti ad offendere: a
seguito di una perquisizione personale, è stato trovato in possesso
di un coltello a serramanico e di un flessibile da lavoro.
I due inoltre sono stati trovati in possesso,
rispettivamente, di sette e 54 pastiglie di un potente
antidolorifico utilizzato nel mercato nero come droga, senza la
necessaria prescrizione medica.
Infine i carabinieri hanno proceduto
all'allontanamento di nove cittadini stranieri, di età compresa tra
i 18 e i 43 anni (originari di Senegal, Gambia, Guinea, Marocco,
Egitto, Algeria e Somalia), sorpresi a bivaccare tra Piazza del
Carmine e Piazza Matteotti in palese violazione delle ordinanze
prefettizie vigenti.
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(Adnkronos) - La MotoGp torna in pista in Catalogna. Oggi, domenica 17 maggio, il Motomondiale riparte con il Gran Premio di Barcellona - in diretta tv e streaming - sul circuito di Montmelò. Il pole position ci sarà lo spagnolo Pedro Acosta e si riparte dal successo di Alex Marquez nella gara sprint. Si inizia alle 14.
Dove vedere il Gp di Catalogna? Il Gran Premio sarà visibile sui canali SkySport. Il Gran Premio sarà visibile in streaming su Sky Go e NOW.
La prossima tappa della MotoGp sarà in Italia, al Mugello, nel weekend del 29-31 maggio.
(Adnkronos) - Caos all'inizio del secondo tempo di Genoa-Milan, partita di Serie A di oggi, domenica 17 maggio. Nei primi minuti della ripresa, dopo il gol del vantaggio rossonero di Nkunku su rigore (51'), la partita è stata interrotta per problemi di visibilità, legati al lancio di fumogeni dei tifosi del Genoa dalla gradinata.
Per qualche minuto si è capito poco sul rettangolo verde. In campo è arrivata anche una monetina, lanciata dagli spalti e raccolta dall'arbitro Sozza. Il portiere del Milan, Mike Maignan, è stato costretto ad allontanarsi dalla sua porta dopo l'annuncio dello speaker del Ferraris.
Dopo circa 5 minuti di stop, la partita è ricominciata con un calcio di punizione in favore dei rossoblù di De Rossi.

(Adnkronos) - Proteste in Roma-Lazio. Oggi, domenica 17 maggio, i giallorossi hanno sfidato i biancocelesti nel derby della penultima giornata di Serie A, in una partita decisiva per la corsa alla Champions League e condizionata anche da qualche episodio arbitrale. Dopo il gol annullato a Dia per fuorigioco nel primo tempo, la squadra di Gasperini ha protestato per un contatto in area della Lazio tra Nicolò Rovella e Zeki Celik, su cui la Roma ha chiesto a gran voce un calcio di rigore.
Succede tutto al 56'. Sugli sviluppi di un calcio d'angolo in favore dei giallorossi, il pallone arriva dalle parti di Rovella, che alza la gamba per allontanare il pallone ma si vede scavalcato dall'inserimento di Celik. I due giocatori vanno così a contatto, con il turco che resta a terra dolorante, mentre i giocatori in campo e Gasperini in panchina chiedono un calcio di rigore.
L'arbitro Maresca fa invece segno di continuare e la sua decisione viene confermata poco dopo anche dal Var, con il contatto tra i due considerato casuale e di lieve entità, non tale quindi da assegnare un rigore.

(Adnkronos) - Simone Bolelli e Andrea Vavassori a caccia del titolo nella finale degli Internazionali d'Italia 2026. Oggi, domenica 17 maggio, i due tennisti azzurri sfidano la coppia tutta spagnola formata da Manuel Granollers e Horacio Zeballos - in diretta tv e streaming - nell'ultimo atto del tabellone di doppio maschile del Masters 1000 di Roma.
Alle 17 invece la finale maschile tra Jannik Sinner e Casper Ruud.

(Adnkronos) - Gol annullato alla Lazio nel derby contro la Roma. Oggi, domenica 17 maggio, i giallorossi sfidano i biancocelesti all'Olimpico nella penultima giornata di Serie A, in una partita fondamentale in chiave Champions League. In un primo tempo molto bloccato, Boulaye Dia riesce a segnare su assist di Rovella, ma l'arbitro Maresca annulla tutto per fuorigioco.
Succede tutto al 29'. Rovella pesca bene Dia in area, servendo l'assist per l'inserimento dell'attaccante biancoceleste. Il senegalese si ritrova solo davanti a Svilar, sbaglia il primo tentativo ma riesce a segnare sulla ribattuta. La gioia però dura poco. L'assistente alza la bandierina e l'arbitro annulla tutto per fuorigioco.
Le immagini confermano l'offside di Dia, partito troppo avanti rispetto all'ultimo difensore della Roma e finito in fuorigioco con, praticamente, la sua intera figura.

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(Adnkronos) - Tallinn - "Tredici anni fa ero ancora un tesoro nazionale", ha detto Garry Kasparov con ironia amara a Jill Dougherty. "Adesso sono un terrorista ufficialmente incriminato. Ho cambiato status”. Così inizia il dialogo alla Lennart Meri Conference di Tallinn tra l’ex campione di scacchi e ora dissidente russo (da 13 anni è in esilio dal regime putiniano) e la giornalista, già corrispondente da Mosca, per oltre 30 anni alla Cnn e ora docente a Georgetown.
La prima domanda di Dougherty ha sfidato subito uno dei luoghi comuni più diffusi: Putin sarebbe in difficoltà, nascosto in un bunker, con un cerchio magico sgretolato. Kasparov, da ex scacchista abituato a ragionare con le informazioni disponibili sul tavolo, non è d’accordo.
"Negli scacchi hai il 100% delle informazioni di fronte a te. Ma la situazione reale di un dittatore è il segreto più gelosamente custodito in qualsiasi dittatura. Parlare di Putin nel bunker, dello stato di salute di Putin, dei suoi cerchi magici, mi ricorda la vecchia cremlinologia: guardare chi stava vicino a Breznev affacciato dal mausoleo di Lenin e cercarci significati politici. È più astrologia che analisi”.
Quello che invece Kasparov è disposto ad affermare con certezza è altro. Putin non è soltanto in guerra contro l'Ucraina. "Putin è in guerra contro l'Europa, contro tutte le istituzioni europee, contro il mondo libero. E non lo dico io: lo sta comunicando lui stesso, in modo molto costante, da oltre due decenni”.
Il passaggio più forte del dialogo ha riguardato la prevedibilità di Putin. Kasparov ha ricostruito una linea dritta, che avrebbe dovuto essere visibile a tutti: nel 2005, al suo secondo mandato, Putin disse davanti alla Duma e al Senato riuniti in seduta comune che "il crollo dell'Unione Sovietica è stata la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo". Due anni dopo, nel 2007, lo ripeté a Monaco di Baviera, guardando negli occhi George W. Bush e tutti i leader del mondo libero. L'anno seguente, attaccò la Georgia.
"I dittatori mentono sempre su ciò che hanno fatto. Ma molto spesso ti dicono esattamente quello che faranno. Il Mein Kampf fu pubblicato nel 1925, era un progetto. Nessuno lo prese sul serio. Nel 2007, Putin pose un ultimatum: riportare la Nato ai confini del 1997. Lo rimise sul tavolo nel dicembre 2021. L'obiettivo di Putin era, è e sarà ripristinare la gloria dell'impero russo. E non vi è alcuna indicazione che abbia cambiato idea”.
Uno dei momenti più elettrici della conversazione è arrivato quando Dougherty, cercando di aprire una finestra sul futuro, ha usato per tre volte consecutive l'espressione "quando la guerra finirà" (when the war ends). Kasparov l'ha interrotta: "Tre volte hai detto war ends. Non hai avuto il coraggio di dire: when Ukraine wins”.
Dougherty si è difesa: "Ovviamente, perché nessuno sa come si vinca o si perda". E Kasparov ha ribadito la sua formula: "Senza una vittoria ucraina, nulla cambierà in Russia. Niente. Bisogna dimostrare che gli imperi muoiono. E niente, se non la bandiera ucraina issata a Sebastopoli, lo dimostrerà”.
Kasparov ha proposto una lettura della storia russa che va oltre Putin: non si tratta di un virus comunista, ma di un "virus imperiale" che muta da secoli. "Nel 1991 abbiamo fatto un errore colossale: ci siamo occupati del virus comunista, ma non del virus imperiale, che si è ripresentato. E a meno che non convinciamo il russo medio che l'impero è morto, non vedremo mai nessun cambiamento”.
La vittoria ucraina, ha spiegato, non richiede una resa incondizionata come nel 1945, né la conquista di Mosca. "Pensate al 1918: la Germania firmò la resa l'11 novembre mentre le sue truppe erano ancora in Francia e in Belgio, perché aveva esaurito le risorse. Putin potrebbe essere messo in una situazione analoga”.
Dougherty ha affrontato un tema scomodo: cosa fanno davvero i leader dell'opposizione russa in esilio? Kasparov non ha risparmiato i suoi stessi colleghi. "Le persone che incontri frequentemente a Washington sono sognatori che elaborano piani grandiosi su come ricostruire la Russia dopo Putin. Ma nulla di tutto ciò avrà senso a meno che l'Ucraina non vinca la guerra". E più direttamente: "Non hanno un piano. Scrivono bei documenti per ottenere fondi e donazioni. Punto”.
Anche la delegazione russa nell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, di cui fa parte, è vista da Kasparov come un organismo ancora troppo debole, ma che rappresenta l'unico embrione istituzionale di un'alternativa al regime di Putin.
Vero apprezzamento invece per Boris Nemtsov, "l'unico politico che si era opposto con fermezza all'annessione imperiale", quando nel 2014 Mosca annesse la Crimea. Ucciso l’anno dopo con quattro colpi di pistola alle spalle.
Alla domanda filosofica di Dougherty sulla pokayanie - il concetto russo di penitenza, di espiazione - Kasparov ha risposto con una diagnosi impietosa. La Russia non ha mai attraversato un vero processo giudiziario di condanna dei crimini comunisti. E il momento breve di autocoscienza degli anni Ottanta è stato rapidamente sepolto sotto una restaurazione nostalgica. "Vladimir Putin non è stato un incidente. Abbiamo perso una finestra molto breve, alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90, per uscire dal binario imperiale”.
La sua conclusione "Dovete costringere i russi a fare una scelta. La guerra è perduta, l'impero è morto. Volete rientrare in Europa pagando i risarcimenti e riconoscendo i crimini del regime? Oppure volete diventare un satellite della Cina? I russi non abbracceranno la democrazia occidentale con il cuore. Forse lo faranno con lo stomaco, per la fame”.
Kasparov ha sollevato uno scenario che pochi osano nominare: il rischio che, se l'Occidente non agisce, sia la Cina a fare a pezzi l'impero russo. "La Cina ha rivendicazioni territoriali enormi sulla Russia: un’area grande quasi il triplo della Francia, 1,5 milioni di chilometri quadrati. L'intero territorio da Vladivostok a Chita era cinese fino al 1860. E la Cina aspetta. Se non facciamo nulla, l'Impero russo collasserà - ma sarà la Cina a farlo collassare. Forse tra qualche anno ci sarà un referendum in Siberia orientale e scopriremo che è cinese”.
La sessione di domande non è stata meno interessante. Una giornalista russa in esilio, riconosciuta come terrorista dal Cremlino per il suo sostegno all'esercito ucraino, ha chiesto se sia pensabile un'alleanza militare europea senza gli Stati Uniti. Per Kasparov, "la sicurezza e l'indipendenza dei paesi baltici e della Polonia non dovrebbero dipendere dal capriccio di un uomo nell'Ufficio Ovale che si è dimostrato, per tutta la sua vita, molto obbediente alle richieste del Cremlino. Il solo fatto che stiamo dibattendo se attivare o meno l’articolo 5 lo indebolisce, se non lo rende irrilevante. Putin ci sta ascoltando”.
"Come dovrebbe trattare l'Unione Europea una Russia che ha perso la guerra?", la proposta di Kasparov, in parte ironica in parte serissima, è la "Russia Taiwan": creare un'entità politica alternativa che raggruppi i milioni di russi che vogliono tagliare i ponti con il regime di Putin, offrire loro documenti, offrire loro uno status, formarli come forza politica. "Abbiamo milioni di russi che vogliono uscirne. Non hanno dove andare. I loro passaporti scadono nel '26 e nel '27. L'Europa continua a rilasciare oltre mezzo milione di visti l'anno — ma non a loro. Dategli una chance”.
Infine, uno studioso dell'Università della Florida ha posto una domanda sulla paralisi delle élite occidentali, su quella costante self-deterrence che nel 2022 portò l'amministrazione Biden a rifiutare di consegnare armi serie all'Ucraina perché "l'esercito sarebbe crollato in due settimane". La risposta di Kasparov è stata un atto d'accusa: "Appeasement è una parola negativa, ma Chamberlain aveva buone intenzioni. Era ingenuo, non faceva affari con Hitler. Noi abbiamo fatto qualcosa di peggio: abbiamo saputo, capito, e comunque non abbiamo agito. L'Ucraina ha dimostrato che l'unico modo per rendere Putin prevedibile è mostrare forza”. (di Giorgio Rutelli)

(Adnkronos) - La MotoGp torna in pista in Catalogna. Oggi, domenica 17 maggio, il Motomondiale riparte con il Gran Premio di Barcellona - in diretta tv e streaming - sul circuito di Montmelò. Il pole position ci sarà lo spagnolo Pedro Acosta e si riparte dal successo di Alex Marquez nella gara sprint. Ecco orario, griglia di partenza e dove vedere il Gp di Catalogna.
Ecco la griglia di partenza del Gp di Barcellona, al via oggi alle 14:
1. Pedro Acosta (KTM)
2. Franco Morbidelli (Ducati)
3. Alex Marquez (Ducati)
4. Raul Fernandez (Aprilia)
5. Johann Zarco (Honda)
6. Fabio Di Giannantonio (Ducati)
7. Fabio Quartararo (Yamaha)
8. Brad Binder (KTM)
9. Jorge Martin (Aprilia)
10. Joan Mir (Honda)
11. Jack Miller (Yamaha)
12. Marco Bezzecchi (Aprilia)
13. Francesco Bagnaia (Ducati)
14. Enea Bastianini (KTM)
15. Fermin Aldeguer (Ducati)
16. Luca Marini (Honda)
17. Maverick Vinales (KTM)
18. Ai Ogura (Aprilia)
19. Alex Rins (Yamaha)
20. Diogo Moreira (Honda)
21. Augusto Fernandez (Yamaha)
22. Toprak Razgatlioglu (Yamaha)
Gli appuntamenti del Gran Premio di Catalogna di MotoGp saranno trasmessi in diretta televisiva sui canali SkySport. Il Gran Premio sarà visibile in streaming su Sky Go e NOW.

(Adnkronos) - La finale dell’Eurovision Song Contest (con la vittoria della Bulgaria e il quinto posto di Sal Da Vinci) è stata seguita ieri sera su Rai1 da 5.033.000 spettatori con il 36% di share, risultando di gran lunga il programma più visto del prime time di sabato 16 maggio e della seconda serata. Al secondo posto, tra i programmi di prime time, 'Il gladiatore 2' su Canale 5 con 1.621.000 spettatori e il 12.2% di share. In terza posizione, 'In Altre Parole' su La7 con 1.083.000 spettatori e il 6.1% di share, nella prima parte, e 616.000 spettatori con il 4.2%, nella seconda.
A seguire, tra gli altri ascolti di prime time: 'Il marchese del Grillo' su Rete4 (743.000 spettatori, share 5%), 'The Rookie' su Rai2 (598.000 spettatori, share 3.5%), 'Kung Fu Panda 4' su Italia 1 (544.000 spettatori, share 3.2%), 'Accordi & Disaccordi' sul Nove (515.000 spettatori, share 3.4%), 'MotoGP – Sprint Race' e 'Paddock Live Show' su Tv8 (rispettivamente, 476.000 spettatori, share 2.7%, e 172.000 spettatori, share 1%), 'Sapiens – Un Solo Pianeta' su Rai3 (433.000 spettatori, share 2.8%),

(Adnkronos) - Silvia Toffanin torna oggi, domenica 17 maggio, con il secondo appuntamento del weekend in compagnia di Verissimo. Oggi andrà in onda una puntata replica, 'Verissimo-Le storie': una selezione delle interviste più intense realizzate da Silvia Toffanin nel corso di questa edizione.
Le interviste che verranno oggi proposte non sono state svelate, ma la puntata speciale promette di rivivere le emozioni più intense della stagione.

(Adnkronos) - Il primo ministro britannico Keir Starmer si dimetterà di sua spontanea volontà. Lo scrive il Daily Mail, citando fonti governative. "Keir Starmer ha confidato ai suoi amici più stretti l'intenzione di dimettersi da primo ministro", afferma l'articolo. Secondo le fonti, il primo ministro comprende la situazione politica del Paese, ma desidera lasciare l'incarico con dignità.
"Non è ancora chiaro quando esattamente verrà fatto questo annuncio", aggiunge il giornale britannico. A maggio, quasi 100 parlamentari hanno chiesto le dimissioni del primo ministro in seguito alla sconfitta del Partito Laburista alle elezioni locali. Diversi funzionari governativi si sono dimessi per protesta, tra cui il ministro della Sanità Wes Streeting, considerato un importante rivale di Starmer.
Come riportato dal quotidiano Telegraph, il sindaco di Manchester, Andy Burnham, considerato anche un oppositore dell'attuale leader del partito al governo, intende candidarsi al parlamento, entrando così in lizza per la carica di primo ministro.

(Adnkronos) - La Juve torna in campo in Serie A, a caccia di un posto nella prossima edizione della Champions League. Oggi, domenica 17 maggio, i bianconeri ospitano la Fiorentina allo Stadium nella penultima giornata di campionato. La squadra di Spalletti, terza a 68 punti, va a caccia di una vittoria cruciale per blindare un posto tra le prime quattro. Dall'altra parte, i viola sono già sicuri della salvezza. Calcio d'inizio alle 12, in contemporanea con Genoa-Milan, Pisa-Napoli, Roma-Lazio e Como-Parma.
Dove vedere Juve Fiorentina? La partita di oggi sarà visibile su Dazn, ma anche su Sky Sport ai canali Sky Sport Uno (201), Sky Sport Calcio (202), Sky Sport 4K (213) e Sky Sport (251). Partita disponibile in streaming su Sky Go, Now e sull'app di Dazn
Nell'ultima giornata di campionato, la Juve affronterà il Torino nel derby. La Fiorentina ospiterà invece l'Atalanta.

(Adnkronos) - Torna in campo il Milan in Serie A. Oggi, domenica 17 maggio, la squadra di Allegri affronta il Genoa in trasferta nella penultima partita di campionato. I rossoneri, quarti a 67 punti (gli stessi della Roma), vanno a caccia di un successo fondamentale nella corsa Champions. Dall'altra parte i rossoblù, già certi della salvezza, ci terranno a far bene per salutare il pubblico di Marassi nell'ultima partita stagionale al Ferraris. Calcio d'inizio alle 12, in contemporanea con Juve-Fiorentina, Roma-Lazio, Pisa-Napoli e Como-Parma.
Dove vedere Genoa-Milan? La partita sarà trasmessa in diretta e in esclusiva su Dazn, oltre che in streaming sull'app di Dazn.
Nell'ultima giornata di campionato, il Milan ospiterà il Cagliari a San Siro. Il Genoa sarà invece impegnato al Via del Mare contro il Lecce.

(Adnkronos) - Derby della Capitale in Serie A. Oggi, domenica 17 maggio, la Roma sfida la Lazio - in diretta tv e streaming - allo stadio Olimpico nella 37esima giornata, la penultima di campionato. I giallorossi arrivano alla sfida con l'entusiasmo della rimonta di Parma, dove la squadra di Gasperini è riuscita a battere i ducali 3-2 in pieno recupero e ad agganciare il quarto posto occupato dal Milan.
Nell'ultima giornata di Serie A, la Lazio ospiterà il Pisa, mentre la Roma volerà a Verona per sfidare l'Hellas, già retrocesso.
(Adnkronos) - "Il grande palcoscenico mondiale ci distrae dalle piccole cronache di casa nostra. Così ora l’incontro tra Trump e Xi Jing Ping, appena sparecchiato, ci consente di alzare lo sguardo oltre lo steccato di casa e di fare i conti - o almeno, cercare di farli - con tutti gli interrogativi globali che infine decideranno anche di noi e delle nostre sorti. Ai tempi di Mao e di Nixon 1972) gli Stati Uniti e la Cina erano (assieme all’Urss) i due poli della disputa globale. Tutto sembrava molto ordinato. Di qua la democrazia, di là il comunismo. Di qua il mercato, di là lo statalismo economico. Di qua le libere elezioni, di là le parate. All’epoca si trattava solo di far convivere, non senza una certa fatica, questi due opposti modi di vedere le cose. Ora quella nettezza si è un po’ perduta. Non perché i due sistemi si assomiglino di più. Ma perché hanno perso, questo sì, alcune delle loro caratteristiche. Dando vita a un nuovo duello, privo di alcune delle rigidità tipiche di certi nostri trascorsi ideologici. Così, la Cina sembra fare proprie molte delle modalità dell’economia di mercato, senza per questo mai allentare le briglie del controllo politico sui suoi cittadini. Mentre l’America nella versione di Trump appare assai meno partecipe dei valori e dei diritti più tipici delle democrazie. Valori e diritti che anche la vecchia guardia repubblicana a suo tempo aveva saputo custodire con una certa coerenza.
Così oggi è cambiato per entrambi il terreno di gioco. Con una differenza, però. E cioè che la Cina sta ampliando il perimetro delle sue relazioni e si offre ormai come un riferimento strategico per il cosiddetto 'sud globale', e cioè quell’insieme di paesi che vogliono contendere al vecchio e malandato occidente il suo primato negli affari del mondo. Mentre gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, stanno a poco a poco sfilacciando quella vecchia e preziosa rete di complicità e di amicizie che hanno lungamente accompagnato e sottolineato la sua egemonia nel mondo che si è cercato di ricostruire all’indomani della fine della seconda guerra mondiale (e ancor più all’indomani della vittoria nella guerra fredda).
A suo tempo Nixon e Mao avevano percorso la strada della reciproca convenienza, trovando tra loro una sorta di equilibrio geopolitico. Mentre è piuttosto chiaro che nell’amichevole (?) match tra Trump e Xi è stato il secondo a trarre in maggior vantaggio dai colloqui. Infatti il cinese ha potuto sottolineare indisturbato che quello di Taiwan è un affare interno cinese, ed ha evitato con cura di agevolare il suo interlocutore americano infilatosi nel pantano dell’Iran e dello stretto di Hormuz.
La stessa evocazione della famosa trappola di Tucidide, e cioè la regola del conflitto che fin dai tempi di Sparta e di Atene tendeva a prodursi tra una potenza egemone in declino e una potenza sfidante in ascesa, è sembrata fatta apposta per tagliare su misura agli Stati Uniti il vestito grigio del paese in mesto declino e alla Cina l’abito scintillante del paese in pieno sviluppo di potenza. E' pur vero che il leader cinese ha concesso che forse questa volta, a differenza che nell’antica Grecia, quella 'trappola' si sarebbe potuta e ancora si potrebbe evitare. Ma solo a patto di lasciare ampio spazio al nuovo potere globale a spese del vecchio.
Dunque si può dire che tra i due l’uno abbia tratto un probabile vantaggio e l’altro si trovi invece a fare i conti con una difficoltà in più. Il fatto è che la debolezza americana in questo contesto ha qualcosa di 'ideologico'. O almeno, così sembra a chi coltiva il ricordo della storia. L’ascesa degli Usa nell’ordine mondiale era legata infatti assai largamente al suo significato politico e perfino ideologico. Al suo essere cioè il luogo e il portabandiera della 'liberaldemocrazia'. Fu questa la matrice ideale del conflitto rovente, caldissimo contro il nazifascismo e poi del conflitto freddo ma non freddissimo contro il socialismo reale. Oggi che quella bandiera appare stinta e quasi priva di significato -innanzitutto a coloro che più si erano dati da fare per farla sventolare, qualche volta perfino a sproposito- tutto quel mondo appare ormai in ritirata. Ideale ancor prima che strategica. Con tutte le conseguenze, anche economiche, che finiscono per discendere sopra ognuno di noi. Quanto all’Europa, è piuttosto ovvio che se non ci si pone ora all’altezza di questo dilemma, e di questi rischi, non andremo lontani. Ma questo, si sapeva anche prima". (di Marco Follini)

(Adnkronos) - Torna in campo la Juve in Serie A. Oggi, domenica 17 maggio, i bianconeri ospitano la Fiorentina allo Stadium nella penultima giornata di campionato. La squadra di Spalletti, terza a 68 punti, va a caccia di una vittoria che sarebbe pesantissima per blindare la zona Champions. Dall'altra parte, i viola hanno già conquistato l'aritmetica salvezza. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Juve-Fiorentina, in campo alle 12:
Juve (4-2-3-1): Di Gregorio; Kalulu, Bremer, Kelly, Cambiaso; Locatelli, Koopmeiners; Conceiçao, McKennie, Yildiz; Vlahovic. All. Spalletti
Fiorentina (4-1-4-1): De Gea; Dodo, Pongracic, Ranieri, Gosens; Fagioli; Parisi, Mandragora, Ndour, Solomon; Piccoli. All. Vanoli
Juve-Fiorentina sarà visibile su Dazn, ma anche su Sky Sport ai canali Sky Sport Uno (201), Sky Sport Calcio (202), Sky Sport 4K (213) e Sky Sport (251). Partita disponibile in streaming su Sky Go, Now e sull'app di Dazn.
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