
(Adnkronos) - Carlos Alcaraz non parteciperà al prossimo Wimbledon e così Jannik Sinner può allungare ancora al numero 1 del ranking Atp. Oggi, martedì 19 maggio, il tennista spagnolo ha annunciato il ritiro dallo Slam londinese a causa dell'infortunio al polso rimediato a Barcellona, che già lo aveva costretto a saltare Madrid e gli Internazionali d'Italia a Roma.
Il forfait di Alcaraz offre una ghiotta chance a Sinner, che già al Roland Garros, a cui lo spagnolo arrivava da campione in carica dopo aver battuto l'azzurro in finale, ha l'occasione di allungare nel ranking Atp, mentre a Londra la situazione è inversa. Nel 2025 è stato Sinner a vincere la finale contro Alcaraz e dovrà quindi difendere i 2000 punti conquistati, con lo spagnolo che perderà invece tutti quelli raggiunti nell'ultima stagione.
Sinner, con il trionfo a Roma, aveva già 'seminato' Alcaraz in testa al ranking Atp. L'azzurro ha guadagnato infatti 350 punti in più rispetto ai 650 che doveva difendere, volando quindi a quota 14700 e facendo scivolare Alcaraz a -2700. Ulteriori 50 punti sono stati 'consegnati' a Sinner dopo che è scaduta la penalità per essersi cancellato lo scorso anno dall'Atp 500 di Amburgo.
La rinuncia a Wimbledon, così come al Queen's, vinto proprio da Alcaraz, farà perdere allo spagnolo ben 1800 punti nel ranking Atp, oltre ai 2000 che gli saranno già scalati a Parigi. Un'occasione per Sinner, che potrà allungare ancora prima provando a vincere il Roland Garros, migliorando così il bottino dello scorso anno, e poi difendendo i 2000 punti di Londra.

(Adnkronos) - La saga dei 'Melodi' si prepara a un nuovo capitolo. Da un lato, l’esigenza dell’Italia di rafforzare il proprio ruolo di interlocutore europeo privilegiato di una delle grandi potenze economiche emergenti. Dall’altro, la volontà di Nuova Delhi di ampliare la rete di partnership in Occidente mentre si intensifica la competizione globale con la Cina. Sul tavolo, soprattutto commercio, investimenti e difesa. Domani, tra le fontane barocche e i pini secolari di Villa Pamphili, andrà in scena il vertice tra la premier Giorgia Meloni e il primo ministro indiano Narendra Modi, impegnato in una missione di sei giorni tra Medio Oriente ed Europa.
Una “special relationship” costruita negli anni anche attraverso la potenza comunicativa dei social: video, selfie e post reciproci hanno contribuito ad alimentare l’immagine di una sintonia personale particolarmente forte tra i due leader. Sui social indiani questo rapporto ha persino generato il fenomeno 'Melodi' - fusione tra i cognomi Meloni e Modi - diventato virale dopo il G20 di Nuova Delhi del 2023 e trasformatosi in breve tempo in un tormentone online.
La visita a Roma di Modi, sottolineano fonti italiane alla vigilia dell’evento, “riveste particolare importanza nel quadro del consolidamento delle relazioni tra Italia e India e del rafforzamento del dialogo politico tra le due Nazioni”. Si tratta del primo bilaterale in Italia, dopo la partecipazione al G7 di Borgo Egnazia nel giugno 2024 e al G20 di Roma nell’ottobre 2021, oltre che della prima missione ufficiale a Roma di un primo ministro indiano negli ultimi 26 anni. Nel corso del loro faccia a faccia (il settimo in tre anni), Meloni e Modi adotteranno una dichiarazione congiunta per elevare le relazioni tra Italia e India al rango di partenariato strategico speciale.
L’accordo che sarà firmato domani punta innanzitutto a rendere stabili gli incontri annuali tra i due capi di governo e a portare entro il 2029 gli scambi commerciali tra i due Paesi a 20 miliardi di euro, anche grazie all’accordo di libero scambio tra Unione europea e India. Prevede inoltre il lancio dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-India 2027 e il rafforzamento di Innovit India, l’iniziativa dedicata alla collaborazione tra i rispettivi ecosistemi dell’innovazione. Oltre ai temi bilaterali, Meloni e Modi discuteranno anche dei principali dossier internazionali, dal Medio Oriente alla guerra in Ucraina, fino alla sicurezza nell’Indo-Pacifico.
I due leader prenderanno inoltre parte a un pranzo di lavoro con i vertici di alcuni tra i principali gruppi industriali italiani e indiani. Tra le aziende presenti dovrebbero figurare Leonardo, Fincantieri e Bonifiche Ferraresi. A seguire, Giorgia Meloni e Narendra Modi assisteranno alla firma di una serie di accordi nei settori del trasporto marittimo, dell’agricoltura, dell’istruzione superiore, dei minerali critici, della cooperazione museale e del contrasto ai reati economico-finanziari.
Secondo le stesse fonti italiane, il dialogo tra Italia e India ha raggiunto “un livello di intensità senza precedenti” dopo l’avvio del Partenariato Strategico nel 2023 e il successivo lancio del Piano d’Azione Strategico Congiunto 2025-2029. La cooperazione tra i due Paesi si è così ampliata in diversi settori strategici: dalla difesa alla ricerca scientifica, dal commercio agli investimenti, fino allo sviluppo di un’intelligenza artificiale “umano-centrica” e alla lotta contro terrorismo e traffico di esseri umani.
La 'special relationship' tra Meloni e Modi prende forma già nel novembre 2022, quando i due leader si incontrano ufficialmente per la prima volta a margine del G20 di Bali, poche settimane dopo l’insediamento della leader di Fdi a Palazzo Chigi. Il colloquio, definito “eccellente” da Modi, si focalizza su commercio e rafforzamento della cooperazione bilaterale, sulla sicurezza nell’Indo-Pacifico e sui principali dossier internazionali a partire dalla guerra in Ucraina, scoppiata pochi mesi prima. A marzo 2023 Meloni compie la sua prima visita ufficiale in India da presidente del Consiglio. È anche il primo viaggio bilaterale in Asia del suo mandato. A Nuova Delhi viene ricevuta con tutti gli onori al Rashtrapati Bhavan, il palazzo presidenziale indiano.
La missione della premier segna simbolicamente la fine del lungo gelo diplomatico seguito al caso Marò e inaugura una nuova fase dei rapporti tra Roma e Nuova Delhi. Meloni partecipa anche al Raisina Dialogue, il principale forum geopolitico indiano. Durante il viaggio emergono già i primi segnali della sintonia personale tra i due leader. Meloni definisce Modi “il leader più amato del mondo”, frase che ottiene enorme eco sui media indiani e sui social.
Il rapporto politico e personale tra i due leader decolla durante il G20 ospitato dall’India nel settembre 2023. In quei giorni Giorgia Meloni pubblica sui social un selfie con Modi accompagnato dall’hashtag “#Melodi”, contribuendo alla nascita di uno dei fenomeni virali politici dell’anno. Ma la dimensione pop è soltanto la superficie di un rapporto ben più strutturato: dietro i meme prende forma un progressivo avvicinamento strategico tra Roma e Nuova Delhi, destinato a rafforzarsi anche nei successivi incontri: dalla Cop 28 a Dubai (2023) al G7 italiano a Borgo Egnazia (2024), dal G20 a Rio (2024) al summit di Johannesburg (2025). Adesso, c’è un nuovo capitolo da scrivere. (di Antonio Atte)

(Adnkronos) - "Il progetto 'Ovunque vicini' rappresenta per Aisla un grande gesto di responsabilità. Si tratta di un impegno condiviso con altre istituzioni per portare e garantire l'assistenza direttamente nelle case, supportando le persone con la Sla e le loro famiglie e facendo capire loro che non possono e non devono restare da sole". Così Fulvia Massimelli, presidente nazionale Aisla - Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, spiega l'iniziativa presentata oggi a Milano, nata per garantire assistenza specialistica per le persone con sclerosi laterale amiotrofica.
Il modello, attraverso la App Isa, porta a domicilio competenze cliniche dei Centri Nemo e il supporto sociale di Aisla che "nasce dalla prossimità e dall'incontro di alcune persone che, davanti alla gravità della malattia, hanno capito che non è possibile affrontarla da sole - sottolinea Massimelli - L'associazione è sempre stata presente con l'assistenza, accompagnando le famiglie e cercando di difenderne i diritti. Ci siamo accorti, però, che questo non basta: occorre fare un passo oltre e garantire la continuità della cura proprio nei territori dove le persone vivono", conclude.

(Adnkronos) - "La medicina delle prossimità è importante soprattutto nella sclerosi laterale amiotrofica e, in generale, crea un ecosistema che risponde non tanto alla malattia, ma ai bisogni assistenziali della persona con malattia. Si tratta di un cambio di paradigma e di prospettiva che porta al centro di tutto il sistema le persone con diverse malattie ma con bisogni che, a volte, sono comuni". Così Alessandro Padovani, direttore della Clinica Neurologica dell'università degli Studi di Brescia, intervenendo oggi nel Salone d'Onore della Triennale di Milano alla presentazione di 'Ovunque vicini - Assistenza specialistica per le persone con Sla', il nuovo modello promosso da Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) in partenariato con Fondazione Serena, Centri clinici Nemo, e realizzato con il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei ministri - ministro per le Disabilità, a valere sul Fondo unico per l'inclusione delle persone con disabilità, e con il contributo di Intesa Sanpaolo.
"L'ecosistema che dobbiamo costruire non va centrato sulla malattia, ma sulle persone e i loro bisogni assistenziali - spiega il neurologo - Più che cercare terapie miracolose si vuole creare le condizioni affinché le persone possano vivere anche con la malattia nel miglior modo possibile".
Il progetto promosso da Aisla punta proprio in questa direzione. "Ovunque vicini - conclude Padovani - testimonia che questo è possibile e che la strada è quella che abbiamo individuato: portare il sistema nelle case anche grazie alle tecnologie e all'intelligenza artificiale. Il sistema sanitario deve essere parte integrante anche di attività all’interno delle abitazioni. I pazienti devono sentirsi curati, protetti e accuditi nei loro bisogni anche nelle loro case".

(Adnkronos) - Non solo una App, non solo una televisita, ma un nuovo modo di prendersi cura di chi vive con la sclerosi laterale amiotrofica. E' stato presentato oggi nel Salone d'Onore della Triennale di Milano 'Ovunque vicini - Assistenza specialistica per le persone con Sla', il nuovo modello promosso da Aisla - Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica in partenariato con Fondazione Serena e Centri clinici Nemo, realizzato con il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, ministro per le Disabilità, a valere sul Fondo unico per l'inclusione delle persone con disabilità, e con il contributo di Intesa Sanpaolo. Al centro della giornata la dimostrazione concreta di Isa, la piattaforma digitale che rende operativo il modello 'Ovunque vicini'. Il progetto - spiega Aisla in una nota - nasce da una convinzione semplice, quanto radicale: la qualità della cura non può dipendere dal luogo in cui si nasce. L'obiettivo è costruire una infrastruttura nazionale di prossimità specialistica, capace di portare competenze cliniche, supporto sociale e continuità assistenziale direttamente nella vita quotidiana delle persone con Sla e delle loro famiglie, riducendo frammentazione e diseguaglianze territoriali.
La scelta del Salone d'Onore della Triennale di Milano - si legge - non è stata simbolica, soltanto per prestigio, ma per coerenza: 'Ovunque vicini' nasce esattamente lì dove nasce ogni innovazione autentica, nel momento in cui si smette di adattarsi ai limiti esistenti e si inizia a riprogettare il sistema attorno alle persone. La presentazione, moderata da Francesco Ognibene, caporedattore di 'Avvenire', si è aperta con il saluto del ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che ha richiamato il valore di modelli capaci di rendere più vicina, accessibile e continua la presa in carico delle persone con disabilità complesse, in coerenza con il principio del Progetto di vita personalizzato e partecipato. "Aisla nasce dalla prossimità - ha spiegato Fulvia Massimelli, presidente nazionale Aisla - Ma davanti alla complessità della Sla, esserci non basta più. Serve continuità. Serve capacità di collegare competenze diverse. Serve ridurre le distanze".
'Ovunque vicini' - percorso ideato e maturato da Alberto Fontana, ideatore dei Centri clinici Nemo, e Grazia Micarelli, direttore generale Aisla e responsabile del progetto - parte da una domanda molto concreta: come garantire continuità specialistica quando la malattia accelera e il sistema rischia di frammentarsi? "Nessuna eccellenza clinica è davvero eccellenza se resta lontana dalla vita delle persone - ha ricordato Fontana - 'Ovunque vicini' nasce dalla stessa intuizione che ha dato origine a Nemo: fare in modo che la qualità della cura non dipenda dal luogo in cui si vive, ma dalla capacità del sistema di restare vicino alle persone, nel tempo". La sfida, oggi, "non è soltanto innovare - ha sottolineato Micarelli - La vera sfida è dimostrare che l'innovazione migliora concretamente la vita delle persone: più tempestività, più continuità, meno frammentazione e meno solitudine per le famiglie: una buona idea conta davvero solo quando cambia la vita delle persone".
Nel suo intervento Alessandro Padovani, neurologo e direttore della Clinica Neurologica dell'università degli Studi di Brescia, ha descritto il passaggio da una medicina centrata sull'episodio acuto a una medicina della continuità e delle complessità. "La Sla - ha illustrato - ci obbliga a confrontarci con quasi tutte le grandi sfide della medicina contemporanea: multidisciplinarietà, continuità assistenziale, domiciliarità, supporto ai caregiver e integrazione tra clinica e sociale. La prossimità oggi non è una semplificazione della medicina. E' la sua evoluzione necessaria".
Da oggi - riporta la nota - Isa è scaricabile gratuitamente su App Store e Google Play, consentendo alle persone con Sla e ai caregiver di attivare richieste di supporto specialistico, accedere a televisite con i professionisti dei Centri clinici Nemo, ricevere orientamento sociale attraverso Aisla e beneficiare di una presa in carico più tempestiva e coordinata, con un primo contatto entro 4 ore durante le 12 ore di operatività del servizio. Isa è stata sviluppata con Advice Pharma Group, Cro biodigitale italiana nata nell'ecosistema del Politecnico di Milano e specializzata in ricerca clinica digitale e tecnologie medicali avanzate, rafforzando la solidità scientifica e tecnologica del progetto. Un ruolo centrale è stato riconosciuto anche alla costruzione di alleanze capaci di sostenere innovazione sociale e prossimità nel tempo. In questo quadro si inserisce il contributo di Intesa Sanpaolo, rappresentata nel corso della giornata da Andrea Forghieri, Executive Director Intesa Sanpaolo per il Sociale, a sostegno di modelli in grado di rendere più accessibili e continue le risposte dedicate alle persone più fragili e alle loro famiglie. Un impegno che nasce dalla convinzione che le sfide sociali più rilevanti richiedano il lavoro comune tra soggetti privati, privato sociale e istituzioni pubbliche, capaci di condividere risorse e co-progettare risposte sempre più concrete, accessibili e continue.
Il progetto entrerà ora nella sua prima sperimentazione territoriale in Calabria, Basilicata e Veneto, 3 Regioni pilota differenti per caratteristiche geografiche e organizzative. Dalla Calabria l'assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface ha rimarcato: "Abbiamo aderito con convinzione a 'Ovunque vicini' perché rispecchia il Welfare della presenza che stiamo costruendo in Calabria, un modello concreto in cui le istituzioni azzerano le distanze geografiche, portando l'alta specialistica e il supporto sociale direttamente a casa del paziente". Dalla Basilicata Antonio Corona, dirigente della direzione regionale Welfare, ha espresso il sostegno della Regione alla sperimentazione evidenziando che "con 'Ovunque vicini' siamo certi di poter aiutare le persone affette da Sla a non sentirsi sole, rafforzando al tempo stesso la capacità del territorio di accompagnare bisogni così complessi". Dal Veneto è giunto il sostegno istituzionale del presidente della Regione, Alberto Stefani, che ha definito "motivo di orgoglio la partecipazione alla sperimentazione". La prossimità - conclude Aisla - non è uno slogan. E' un'organizzazione della cura. E quando migliora davvero la vita delle persone, può finalmente diventare sistema.
(Adnkronos) - Sul giallo di Pietracatella è stato ascoltato oggi in Questura, per la seconda volta e su richiesta del legale di uno dei medici del Pronto Soccorso del Cardarelli, l'infermiere che avrebbe fornito agli inquirenti un tassello fondamentale per misurare la gravità di quelle ore.
Chiamato per dare una mano alla famiglia, dopo che Antonella Di Ielsi, 55 anni, e la figlia Sara di appena 15, erano state dimesse dall'ospedale, l'uomo avrebbe descritto una scena drammatica. La ragazzina sembrava essere in uno stato di puro delirio, incapace di connettersi con la realtà. La madre, dal canto suo, appariva in condizioni talmente critiche da aver quasi perso l'uso della parola.
L'infermiere sarebbe comunque stato categorico: le sacche per le flebo erano perfettamente sigillate e l'intera procedura è avvenuta sotto gli occhi di testimoni. Nessun errore medico, nessuna anomalia in quel soccorso estremo. Il veleno stava già lavorando, silenzioso e devastante, all'interno dei corpi delle due vittime.

(Adnkronos) - “Il rapporto tra gli Stati Uniti e l’Italia è estremamente forte, ma si basa davvero sul tipo di legami che vengono creati dagli studenti che arrivano qui in Italia, imparano la cultura italiana, ma allo stesso tempo costruiscono relazioni e spiegano cosa rappresentano gli Stati Uniti. Sono i nostri leader del futuro. Le relazioni che stanno costruendo oggi, come studenti in un programma di questo tipo, li accompagneranno nel futuro”. Sono le parole di Douglass Benning, Console Generale degli Stati Uniti a Milano, alla presentazione del primo Knowledge Center di Knowhow.org, la piattaforma educativa globale che integra formazione accademica, esperienza nelle imprese e immersione culturale, con l'obiettivo di formare la prossima generazione di leader. La prima sede permanente della piattaforma, è situata nell'Edificio Spark 3 nel quartiere in rigenerazione di Santa Giulia a Milano.
“Per quanto riguarda nello specifico il Nord Italia e i forti legami commerciali che abbiamo, queste sono le relazioni che ci permetteranno, insieme, di affrontare le sfide che il mondo deve affrontare oggi - spiega il console Benning - come il cambiamento climatico, l’intelligenza artificiale e le sfide economiche. Quindi tutti questi studenti sono davvero ciò che costruisce il rapporto tra i nostri Paesi per il futuro”.
“Posso garantirvi che alcuni studenti decideranno di rimanere qui, perché l’Italia è un luogo così accogliente e vivace. Milano, e in particolare la Lombardia, sono aree economiche e commerciali estremamente dinamiche, ricche di cultura e con forti legami storici con gli Stati Uniti. Quindi posso garantire che molte persone che stanno studiando in questo programma decideranno di fare dell’Italia la loro casa e costruire qui il proprio futuro professionale”, conclude.

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(Adnkronos) - Antonio Conte lascia il Napoli e torna alla Juventus? Una è una notizia, l'altra una clamorosa voce che potrebbe presto concretizzarsi. Il tecnico azzurro, dopo due anni a Castel Volturno, avrebbe infatti comunicato al presidente Aurelio De Laurentiis la propria volontà di lasciare Napoli per una nuova avventura, al termine di un biennio che è iniziato con lo scudetto dello scorso anno ma che in questa stagione ha deluso.
Secondo quanto riportato da SkySport infatti, nelle scorse ore sarebbe andato in scena un vertice tra De Laurentiis e Conte, con il presidente che, di fronte alla ferma volontà del suo tecnico di lasciare, non si sarebbe opposto, come invece aveva fatto la scorsa estate fino a convincerlo a rimanere.
Proprio come lo scorso anno, Conte torna quindi a essere uno dei candidati forti per la panchina della Juventus, nel caso in cui Luciano Spalletti decidesse di lasciare Torino. Il tecnico toscano ha appena rinnovato il suo contratto fino al 2028, ma le ultime deludenti prestazioni e un'eventuale esclusione dalla prossima Champions League potrebbero mettere a rischio il suo futuro.

(Adnkronos) - “Knowhow.org nasce da un'esperienza decennale ed è un progetto portato avanti da me e mia moglie. Siamo una piattaforma integrata, il che significa che uniamo servizi e infrastrutture, offrendo al mondo dell'accademia statunitense la possibilità di interconnettersi con il tessuto sociale ed economico locale, dall'industria alla finanza, fino all'arte. Questa nuova struttura che abbiamo realizzato a Milano è il frutto di un investimento pianificato e costruito nel tempo. Abbiamo investito 15 milioni di euro su questo territorio perché Milano ci ha offerto quelle basi e quel Dna che ci consentiranno, in futuro, di scalare i nostri progetti”. A dirlo Daniele Frappelli, Co-Fondatore di Knowhow.org, intervenendo all’inaugurazione del primo Knowledge Center di Knowhow.org, la piattaforma educativa globale che integra formazione accademica, esperienza nelle imprese e immersione culturale, con l'obiettivo di formare la prossima generazione di leader. La prima sede permanente della piattaforma, è situata nell'Edificio Spark 3 nel quartiere in rigenerazione di Santa Giulia a Milano.
“Gli stakeholder stanno rispondendo bene - riprende - Oggi le istituzioni sono qui con noi, a partire da Assolombarda, con la quale stiamo finalizzando un accordo che ci consentirà di integrarci sempre di più e di sfruttare appieno le capacità di questa infrastruttura. Il progetto nasce per avvicinare due mondi non solo a parole, ma attraverso programmi e attività reali. Questo significa - approfondisce - studenti che lavorano come consulenti per le aziende; professori che supportano la ricerca, lo sviluppo, le imprese e i sistemi sociali; aziende che possono attrarre talenti e condividere percorsi di crescita sfruttando un network internazionale", conclude.

(Adnkronos) - “Gli Stati Uniti sono da sempre il nostro mercato di sbocco principale per le aziende del territorio di Assolombarda: vale 8 miliardi di export. Il Future Leader Program permette di avere un'esperienza concreta all'interno delle nostre imprese”. Con queste dichiarazioni, Alvise Biffi, presidente di Assolombarda, è intervenuto nel corso della presentazione del primo Knowledge Center di Knowhow.org, la piattaforma educativa globale che integra formazione accademica, esperienza nelle imprese e immersione culturale, con l'obiettivo di formare la prossima generazione di leader. La prima sede permanente della piattaforma, è situata nell'Edificio Spark 3 nel quartiere in rigenerazione di Santa Giulia a Milano.
“Gli Stati Uniti conoscono il bello e ben fatto del Made in Italy nei nostri prodotti, conoscono i nostri imprenditori e i nostri professionisti, che hanno studiato e che lavorano negli Stati Uniti - spiega Biffi - ma pochi americani, al di fuori del perimetro delle multinazionali, lavorano e vivono l'esperienza della nostra Pmi”.
“Questa, pertanto, è una grande opportunità per avvicinare mondi e culture diverse, far crescere le nostre Pmi per arrivare direttamente sul mercato americano e non solo nella filiera delle grandi aziende che esportano e per fare in modo che la cultura americana permei il modello di business italiano e il modello e la cultura italiana permeino l'esperienza che vivranno qui i giovani studenti, che saranno i nostri migliori ambasciatori per sviluppare il Made in Italy negli Stati Uniti”, conclude.

(Adnkronos) - Oggi in Italia per 15.500 donne con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo è necessaria la biopsia liquida per selezionare le terapie più efficaci. Però solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una frammentazione regionale. "Per garantire l'esame in modo uniforme su tutto il territorio è necessario destinare 15 milioni di euro ricavandoli dal fondo di 238 milioni per il potenziamento della sanità inseriti nella legge di Bilancio 2026. Il finanziamento della biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di Esr1 è già previsto dal provvedimento legislativo dallo scorso dicembre. Vanno subito sbloccate le risorse economiche e il test deve uscire dai laboratori di ricerca per diventare un'opportunità concreta offerta dal Servizio sanitario nazionale". E' l'appello della comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti, lanciato oggi a Milano in un incontro con la stampa per fare il punto sulla medicina di precisione nella cura della neoplasia più frequente in Italia.
"Ogni anno nel nostro Paese più di 53mila donne si ammalano di tumore del seno - spiega Giuseppe Curigliano, presidente eletto dell'European Society for Medical Oncology (Esmo) e professore Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell'università Statale di Milano - Con l'approvazione di nuove terapie orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (Ee) e negativi per Her2. Le mutazioni di Esr1 sono il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale. Individuarle, dopo una progressione di malattia metastatica, significa offrire una possibilità concreta di accedere a un trattamento efficace che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. E' un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti".
"In legge di Bilancio, con un emendamento a mia prima firma abbiamo previsto le risorse necessarie per sostenere l'accesso alla biopsia liquida nell'ambito dei percorsi di oncologia di precisione - afferma Elena Murelli, senatrice della Commissione Sanità, Lavoro e Affari sociali - E' ora necessario completare rapidamente il percorso attuativo, affinché le risorse stanziate siano effettivamente disponibili e traducibili in un accesso uniforme al test su tutto il territorio nazionale. La biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di Esr1 rappresenta uno strumento clinicamente rilevante per orientare in modo appropriato le scelte terapeutiche, migliorando l'efficacia dei trattamenti e contribuendo a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie nonché tutelare la vita dei pazienti. Per questo prosegue il confronto con il ministero della Salute, con l'obiettivo di garantire la piena operatività delle misure previste e assicurare alle pazienti un accesso equo e tempestivo a questa innovazione diagnostica".
Per le pazienti con cancro metastatico "i progressi scientifici hanno portato a un significativo aumento della sopravvivenza - sottolinea Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - La personalizzazione delle terapie consente ora alle pazienti metastatiche che progrediscono al trattamento di prima linea di ottenere risultati impensabili fino a pochi anni fa. Come società scientifica, riteniamo prioritario garantire l'equità di accesso alle cure sull'intero territorio nazionale. E' fondamentale ridurre il tempo tra la rimborsabilità di un nuovo trattamento mirato e l'ingresso nei Livelli essenziali di assistenza del relativo test genomico. Solo così - avverte - l'oncologia di precisione può diventare una realtà per tutti i pazienti. La scelta del trattamento deve tenere sempre più in considerazione anche le possibili insorgenze di meccanismi di resistenza, oltre che le caratteristiche biologico-molecolari del singolo tumore".
"Attraverso un esame non invasivo e ripetibile nel corso del tempo siamo in grado di ricercare alcune alterazioni molecolari a carico di biomarcatori predittivi di risposta ai trattamenti", illustra Umberto Malapelle, coordinatore del Gruppo di patologia molecolare e medicina di precisione della Siapec (Società italiana di anatomia patologica e citologia diagnostica) e presidente della International Society of Liquid Biopsy. "Le tecnologie richieste per queste analisi sono la Ngs e la dPcr. Il problema non è solo 'come' eseguire il test, ma soprattutto 'dove' e 'quando' - osserva - Esperienza e infrastrutture sono elementi chiave nel settore della patologia molecolare, e vanno tenuti in considerazione per la selezione dei laboratori che devono supportare questa tipologia di test. I 15 milioni del fondo serviranno anche a costruire questa infrastruttura diagnostica interna al Servizio sanitario nazionale, senza la quale la biopsia liquida rischia di restare un'occasione mancata".
"Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un profondo cambiamento nel trattamento del carcinoma mammario metastatico - conclude Antonella Campana, presidente di Fondazione IncontraDonna - Oggi però è fondamentale fare un passo ulteriore: garantire un accesso equo e tempestivo all'innovazione. Le pazienti non possono essere costrette a percorrere centinaia di chilometri per eseguire un test che può orientare la scelta terapeutica. E' necessario che i laboratori si coordinino o che tutte le Regioni approvino al più presto il codice tariffario. La ricerca delle mutazioni di Esr1 riguarda decine di migliaia di donne. Non è accettabile non poter beneficiare di una terapia mirata, efficace e che consente una buona qualità di vita, perché il test non è disponibile nel proprio centro oncologico".

(Adnkronos) - Dopo il caso del 31enne Salim El Koudri, che sabato pomeriggio con la sua auto ha falciato e ferito in modo grave sette passanti in pieno centro a Modena, si riapre lo scontro politico sul tema della cittadinanza e sulla possibilità di revocarla a chi commette reati gravi. A quanto si apprende da fonti qualificate, l'uomo, che ha anche la cittadinanza marocchina, ha avuto diritto alla cittadinanza italiana sulla base dell'articolo 14 delle legge 91/1992 in quanto "minore convivente con genitore che diventa cittadino italiano" e, in questo caso, la normativa vigente non permette la revoca della cittadinanza italiana.
Da minorenne l'uomo ha avuto diritto alla cittadinanza italiana sulla base dell'articolo 14 delle legge 91/1992 secondo cui "i figli minori di chi acquista o riacquista la cittadinanza italiana, se convivono con esso, acquistano la cittadinanza italiana, ma, divenuti maggiorenni, possono rinunciarvi, se in possesso di altra cittadinanza".
La legge prevede la revoca della cittadinanza italiana - a chi non ha soltanto quella visto che un cittadino non puo’ essere reso apolide - ma solo in casi specifici. Tra questi ultimi non rientra chi, come appunto il 31enne, l’ha acquisita sulla base dell’articolo 14 delle legge 91/1992 quando era minore costantemente convivente con genitore diventato cittadino italiano.
"Non è possibile revocargli la cittadinanza", conferma all'Adnkronos il professore Paolo Morozzo Della Rocca, ordinario di Diritto Privato all'Università per Stranieri di Perugia. "Il caso non rientra peraltro nell'ipotesi di reati di terrorismo e poi comunque se il suo modo di acquisto della cittadinanza è sulla base dell'articolo 14 della legge, non è tra quelli indicati nell'articolo 10 bis (per la possibilità di revoca ndr)".
Della Rocca ricorda che negli anni passati "anche a seguito della guerra dello Stato islamico e del fenomeno dei cosiddetti foreign fighters, in diversi Paesi europei e anche in Italia, fu prevista la revoca della cittadinanza in casi particolari". Infatti "in altri Paesi ci fu il problema di gestire ex combattenti con doppia nazionalità", continua l'esperto ricordando che però in Italia il fenomeno non ebbe la stessa diffusione. In ogni caso la vicenda di Modena "non c'entra nulla", sottolinea.

(Adnkronos) - Un settore in piena evoluzione, capace di unire performance, accessibilità e consapevolezza, attraversando il mondo fitness e quello olistico con linguaggi sempre più contaminati. Raccontano questa trasformazione le novità di RiminiWellness 2026, in programma dal 28 al 31 maggio alla Fiera di Rimini e sulla Riviera. Per la sua ventesima edizione, la manifestazione internazionale organizzata da Italian Exhibition Group, osservatorio privilegiato sui nuovi trend del wellness contemporaneo, amplia il proprio ecosistema di eventi, discipline e format.
L’allenamento contemporaneo diventa un’esperienza completa, tecnica e coinvolgente. Ne è esempio il debutto del Barre Training Evolution, presentato da Fif-Federazione Italiana Fitness, che rilegge il lavoro alla sbarra integrando Pilates, functional training e Reformer. Un sistema fluido incentrato su controllo, postura, stabilità, capace di adattarsi a diversi livelli, ampliando le possibilità per i professionisti del settore. Nella stessa direzione, BodyPump Heavy di Les Mills, tra i lanci più attesi dell’edizione 2026. Il format evolve verso un lavoro più intenso, con carichi maggiori e un focus mirato su forza e ipertrofia, mantenendo però l’energia e la dimensione collettiva che hanno reso iconico il programma. Anche il mondo della dance fitness si rinnova con Zumba + Lift, la nuova proposta firmata Beto Perez che alterna sequenze cardio e lavoro con i pesi, per un allenamento completo tra divertimento e costruzione muscolare in un’unica esperienza ritmata.
Tra le tendenze emerge la riscoperta del movimento naturale, rielaborato in chiave tecnica e strutturata. Striding Walking Workout e Working Program trasformano la camminata in un allenamento completo, costruito su ritmo, coordinazione e lavoro muscolare. Il gesto più semplice diventa così uno strumento efficace per migliorare resistenza, tonicità e postura, mantenendo un impatto sostenibile. Una ricerca di efficacia a basso impatto che si estende all’acqua, dove debutta il Water Cross. Il protocollo porta il functional training in piscina e sfrutta la resistenza naturale dell’acqua per intensificare il lavoro muscolare e cardiovascolare, riducendo al tempo stesso lo stress sulle articolazioni.
RiminiWellness 2026 rafforza anche il suo ruolo di riferimento per le grandi community del fitness, sempre più centrali nell’evoluzione del settore. Tra le novità, il debutto della Gdmi 1978, con un intero padiglione dedicato. Con oltre 70.000 iscritti e più di 600 centri attivi, si afferma oggi come la realtà sportiva con il maggior numero di tesserati in Italia e in Europa, grazie a un metodo che punta su allenamento a corpo libero e preparazione atletica adattiva e progressiva.
RiminiWellness continua a essere il palcoscenico dei grandi eventi legati al functional training e al CrossFit. Hyrox torna per il quarto anno, con un’edizione che si preannuncia come la più imponente: quattro giorni di gare e migliaia di atleti coinvolti in un format internazionale che mette alla prova resistenza, forza e strategia. Italian Showdown conferma il proprio ruolo di riferimento per la community CrossFit. Dopo il successo della decima edizione, che ha registrato il tutto esaurito e una partecipazione internazionale, nel 2026 porta nuove modalità di gara, tra cui la divisione in coppia, che aggiunge una dimensione ancora più collaborativa e strategica alla competizione.
Il mondo olistico e una visione sempre più sistemica dell’organismo. In questa direzione si inserisce il Cranial Reset & Longevity Touch un nuovo un protocollo neuro-connettivale che agisce sulla struttura cranica per attivare un rilascio miofasciale profondo e processi rigenerativi. La ricerca sul movimento consapevole si sviluppa anche attraverso nuovi strumenti e metodologie come Infinity Bands, disciplina che usa elastici tessili come input sensoriali per il sistema nervoso, migliorando coordinazione, stabilità e organizzazione del gesto.
La Symmetrical Gymnastics interviene invece sulle asimmetrie corporee attraverso sequenze ritmiche che coinvolgono entrambi gli emisferi cerebrali, favorendo un riequilibrio tra postura, movimento e percezione. Healing Hands propone un’esperienza immersiva dedicata al massaggio professionale: tecniche orientali e occidentali si incontrano in un approccio pratico e partecipativo che mette al centro il contatto, l’ascolto e la personalizzazione del trattamento.

(Adnkronos) - "Il salmone ha avuto un'evoluzione quantitativa per quanto riguarda la ristorazione in Italia, aumentando la quota e la presenza presso i menù disponibili fuori casa. Una spinta importante è data dal salmone consumato come sushi, quindi dal salmone crudo, che ha sempre attratto la curiosità dei consumatori su quella parte di esperienziale etnica, ovvero l’attitudine dei consumatori italiani a consumare fuori casa ciò che non si riesce a consumare in casa. Questo sicuramente è stato da traino per il consumo fuori casa, insieme al mondo del delivery, che si accompagna al mondo del sushi”. Lo ha detto Matteo Figura, Direttore Foodservice di Circana Italia, all’edizione 2026 del Seafood Seminar, il congresso annuale organizzato dal Norwegian Seafood Council, che ha riunito a Milano, durante la fiera internazionale Tutto Food, i principali operatori e stakeholder della filiera ittica italiana e norvegesi.
Nel corso dell’evento sono stati presentati dati e analisi realizzati insieme ai partner di ricerca del Norwegian Seafood Council, offrendo una panoramica sull’evoluzione dei consumi ittici in Italia, con particolare attenzione a salmone norvegese, baccalà e stoccafisso. “Il sushi è un prodotto che viene consumato fuori casa in diverse ricettazioni. Abbiamo citato il tema del sushi, però ci sono anche, in tempi recenti, delle evoluzioni più innovative, come tutto il mondo del Poke, per esempio, che è un concetto che si sposa molto bene con alcune caratteristiche dei trend che i consumatori cercano fuori casa, come quelle legate alla salute, all'accessibilità e alla convenience. Questo sicuramente ha delle caratteristiche intrinseche che trova il favore dei consumatori fuori casa”, conclude.

(Adnkronos) - “L’industria norvegese è piuttosto giovane. Ha solo 50 anni e c’è stato un rapido sviluppo dell’innovazione. Abbiamo innovazioni nei vaccini, che hanno migliorato il benessere e la salute dei pesci nel tempo. Abbiamo anche assistito a un rapido sviluppo nella genetica e nell’allevamento, che hanno migliorato l’alimentazione, portando a una produzione di salmoni più sostenibile”. Così Magnus Åsli, director of Quality and Sustainability di Cermaq Norway, illustrando le principali innovazioni nell’acquacoltura norvegese nel contesto dell’edizione 2026 del Seafood Seminar, il congresso annuale organizzato dal Norwegian Seafood Council, che ha riunito a Milano, durante la fiera internazionale Tutto Food, i principali operatori e stakeholder della filiera ittica italiana e norvegesi. Nel corso dell’evento sono stati presentati dati e analisi realizzati insieme ai partner di ricerca del Norwegian Seafood Council, offrendo una panoramica sull’evoluzione dei consumi ittici in Italia, con particolare attenzione a salmone norvegese, baccalà e stoccafisso.
“Inoltre, ora stiamo assistendo a un rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale. Utilizziamo dati per monitorare il benessere dei nostri salmoni in tempo reale - spiega Åsli - Monitoriamo anche fattori ambientali come l’ossigeno e la temperatura dell’acqua, oltre a ciò che accade intorno alle gabbie, così da poter intervenire immediatamente se necessario”.
“La qualità del salmone inizia dal mare. Se hai un salmone ‘felice’, allora ottieni anche un prodotto finale di buona qualità. Nella parte settentrionale della Norvegia, dove alleviamo i salmoni, siamo fortunati ad avere basse temperature dell’acqua marina perché significa anche avere meno agenti patogeni, meno virus e batteri, e quindi non dobbiamo gestire o trattare molto i pesci. Vediamo che tutto ciò porta a un’ottima qualità finale del prodotto: buon colore, buona consistenza e un sapore molto buono del pesce”, conclude.

(Adnkronos) - Il mercato ittico del retail italiano continua a crescere e supera nel 2026 i 4 miliardi di euro di valore. È quanto emerso nel corso dell’edizione 2026 del Norwegian Seafood Seminar, il congresso annuale organizzato dal Norwegian Seafood Council, che ha riunito a Milano, durante la fiera internazionale Tutto Food, i principali operatori e stakeholder della filiera ittica italiana e norvegese. Nel corso dell’evento sono stati presentati dati e analisi realizzati insieme ai partner di ricerca del Norwegian Seafood Council, offrendo una panoramica sull’evoluzione dei consumi ittici in Italia, con particolare attenzione a salmone norvegese, baccalà e stoccafisso.
"Il Seafood Seminar rappresenta ogni anno un importante momento di confronto per tutta la filiera ittica italiana e norvegese", commenta Tom-Jørgen Gangsø, Direttore Italia del Norwegian Seafood Council. "L’obiettivo -continua- è offrire agli operatori una fotografia aggiornata del mercato, condividendo dati, insight e tendenze che aiutino a comprendere come stanno evolvendo consumi, distribuzione e modelli di acquisto. I numeri presentati quest’anno mostrano una crescita nelle vendite al dettaglio di prodotti a peso fisso per salmone e stoccafisso, mentre il baccalà è in calo. Se consideriamo, invece, il consumo fuori casa, il salmone ha mostrato una forte crescita, mentre lo stoccafisso è piuttosto stabile. Anche per il baccalà si registra un calo delle porzioni nell'Out Of Home, che può essere spiegato dalle quote di pesca del merluzzo inferiori negli ultimi anni".
Il comparto ittico del retail italiano raggiunge nel 2026 i 4.012 milioni di euro, in crescita del +3,6% rispetto all’anno precedente e del +6,3% nel biennio 2024-2026. A trainare sono soprattutto i formati confezionati, che crescono più rapidamente del pesce a peso variabile e stanno guadagnando quote di mercato rispetto all’anno precedente.
L’evoluzione dei consumi è guidata anche da una crescente attenzione verso qualità, sicurezza e sostenibilità. Secondo la ricerca condotta da NielsenIQ, il 54% degli italiani considera oggi la qualità più importante del prezzo nelle scelte alimentari vs 44% registrato un anno fa. Tra i principali driver di acquisto emergono sicurezza alimentare e freschezza (64%), qualità e garanzie di sicurezza (61%), sostenibilità ambientale (52%) e tracciabilità dell’origine (49%).
"I numeri mostrano un cambiamento strutturale nelle priorità dei consumatori", commenta Andrea Succi, Consumer Panel Sales Lead, NielsenIQ. "Anche in un contesto economico ancora influenzato dall’inflazione, cresce la ricerca di qualità, sicurezza e valore nutrizionale. Il pesce, e in particolare il salmone norvegese, beneficia di questo cambiamento grazie a un posizionamento sempre più forte in termini di affidabilità, qualità percepita e versatilità di consumo", continua.
Il salmone si conferma la categoria più dinamica: l’Italia è oggi il sesto mercato mondiale per consumo di salmone atlantico e il terzo per il salmone norvegese, con consumi cresciuti del +6% nel 2025. Le esportazioni norvegesi verso l’Italia hanno registrato un +4% nei primi quattro mesi del 2026, consolidando una crescita stabile della categoria. Nel settore retail italiano, il salmone genera 757 milioni di euro di fatturato considerando prodotti a peso fisso, con performance particolarmente positive per il fresco confezionato (+12,9%) e il congelato (+3,2%). Il salmone affumicato resta il segmento principale con 565 milioni di euro, pur mostrando una sostanziale stabilità. I discount registrano la crescita più sostenuta, mentre la private label raggiunge un valore di 320 milioni di euro, pari al 42% del mercato retail del salmone.
Anche il segmento Out Of Home ha subito una evoluzione quantitativa, specialmente per il salmone. Secondo Circana, nel 2025 gli ordini di salmone nel canale Fuori Casa sono aumentati del +15,6%, contro il +3% registrato nei consumi domestici. Il sushi si conferma il principale driver del fenomeno: il 69% degli ordini del Fuori Casa di salmone avviene in formato sushi. "Il salmone è oggi una delle categorie alimentari più capaci di intercettare i nuovi modelli di consumo", spiega Matteo Figura, Executive Foodservice Director, Circana. "La crescita del sushi e dei format quick service ha ampliato le occasioni di consumo e reso il salmone un prodotto quotidiano, accessibile e trasversale. Il fuori casa continua a rappresentare il principale acceleratore di questa evoluzione", continua.
Accanto al salmone, anche baccalà e stoccafisso mostrano segnali di trasformazione legati all’evoluzione delle abitudini di consumo. Nel retail, lo stoccafisso confezionato cresce del +3,4% raggiungendo i 5,8 milioni di euro, viene trainato soprattutto dai formati ready to eat, che rappresentano il 71% del valore totale, e dalla crescita del prodotto surgelato, che si attesta su +10,9% rispetto anno precedente. Positivi anche i risultati della private label (+12,9%). Il baccalà registra invece una lieve flessione (-1,6%, pari a 20,7 milioni di euro), crescono però le preparazioni surgelate (+2,9% in volume) e il ready to eat (+19%), a conferma di una domanda sempre più orientata verso praticità e velocità di preparazione.
Anche il tradizionale prodotto “da ammollare” continua a perdere peso (-18,5%), evidenziando un cambiamento strutturale nei comportamenti di acquisto. "Il mercato italiano continua a dimostrare una forte attenzione verso i prodotti ittici, ma con modalità di consumo sempre più evolute. Crescono le occasioni di consumo fuori casa, aumenta la richiesta di prodotti pratici e pronti all’uso e diventano sempre più centrali qualità, sostenibilità e tracciabilità. In questo scenario il seafood norvegese continua a rafforzare il proprio posizionamento grazie alla capacità dei produttori norvegesi e italiani di coniugare innovazione, affidabilità della filiera e risposta concreta alle nuove esigenze dei consumatori italiani", conclude Tom-Jørgen Gangsø.

(Adnkronos) - La sostenibilità non parla più soltanto il linguaggio dell’ambiente. Sempre di più, per gli italiani, significa salute, benessere psicofisico, protezione sociale, qualità del lavoro e capacità di guardare al futuro senza sentirsi esposti a crisi fuori controllo.
È il cambio di prospettiva emerso in Adnkronos durante la presentazione del Terzo rapporto sulla sostenibilità sociale, promosso da Eikon Strategic Consulting e dedicato quest’anno al tema “Salute, benessere e sostenibilità”. Un volume che arriva alla terza edizione e che registra una trasformazione profonda: il concetto di sostenibilità si sta spostando dal solo perimetro ambientale a quello, più ampio e più vicino alla vita quotidiana, della vulnerabilità sociale.
Al centro non c’è più soltanto la tutela del pianeta, ma la domanda di cura. Cura del corpo, della salute mentale, delle relazioni, del lavoro, dei territori, delle comunità. La sostenibilità diventa così una chiave per leggere l’ansia verso il futuro e il bisogno di un welfare capace di intercettare fragilità nuove.
Sommario
Il punto di partenza del rapporto è l’evoluzione stessa della parola sostenibilità. Un concetto che, di anno in anno, si allarga e cambia contenuto. Se la prima associazione resta spesso quella ambientale, l’indagine mostra come nella percezione degli italiani cresca la dimensione sociale: salute, benessere, sicurezza, qualità della vita.
A richiamare questo passaggio è stato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, che ha collocato il rapporto dentro il quadro più ampio delle trasformazioni in corso. La sostenibilità, ha ricordato, si fonda su quattro dimensioni: economica, sociale, ambientale e istituzionale. E proprio quella sociale è la più difficile da misurare, perché riguarda tensioni, aspettative, paure e domande che non sempre trovano una forma immediata.
Dal rapporto, secondo Giovannini, emerge innanzitutto che la società italiana non è ferma. È “viva”, attraversata da nuove sensibilità e da una particolare attenzione dei giovani. Ma è anche una società in cui cresce l’incertezza. Il senso di essere in balia di grandi eventi internazionali, di decisioni prese altrove, di trasformazioni tecnologiche e climatiche difficili da controllare alimenta una domanda di protezione.
Dentro questa domanda, la salute assume un peso centrale. Non solo salute fisica, ma anche salute mentale. Il benessere psicologico diventa una parte essenziale della sostenibilità sociale, perché ansia, insicurezza e sfiducia incidono sulla capacità delle persone di progettare la propria vita.
Giovannini ha richiamato anche il legame tra clima e salute. Siccità, raccolti, disponibilità alimentare, sistemi sanitari sotto pressione e impatto psicologico delle crisi ambientali sono ormai elementi di uno stesso quadro. La sostenibilità ambientale, quindi, non scompare: entra nella sostenibilità sociale, perché i suoi effetti ricadono direttamente sulle condizioni di vita delle persone.
Uno dei nodi più forti emersi dal confronto è la percezione del futuro. Il rapporto descrive un Paese in cui l’incertezza non è un rumore di fondo, ma un elemento strutturale. La paura del domani orienta le priorità, modifica le aspettative e accresce la domanda di welfare. Per Giovannini, il rischio è che questa insicurezza alimenti la ricerca di scorciatoie: l’idea che serva un decisore forte, un comando centrale, una risposta semplificata a problemi complessi. Ma la risposta, ha sottolineato, dovrebbe andare nella direzione opposta: più coerenza delle politiche, più visione, più capacità di tenere insieme economia, ambiente, salute e istituzioni.
La revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, la futura programmazione di bilancio e l’utilizzo dei fondi europei 2028-2034 vengono indicati come passaggi decisivi. Non semplici appuntamenti tecnici, ma occasioni per decidere quale idea di futuro proporre al Paese.
Il tema dei giovani è centrale. Non basta considerarli destinatari delle politiche, ha ricordato Giovannini: bisogna portarli nei processi decisionali. Anche perché sono proprio loro a intercettare con maggiore intensità la trasformazione della sostenibilità in domanda di salute, sicurezza e senso.
A entrare nel cuore del rapporto è stato Enrico Pozzi, Ceo Eikon, che ha spiegato come la nuova edizione non nasca da una prosecuzione meccanica dei lavori precedenti, ma da un dato che aveva colpito i ricercatori: la forte preoccupazione dei giovani per la salute e per il corpo.
Un dato non scontato. La giovinezza è spesso associata alla vitalità, alla progettualità, alla possibilità. Eppure, proprio tra i più giovani, era emersa una domanda di sicurezza legata al corpo, al benessere psicofisico, alla paura di non reggere l’incertezza. Da qui la scelta di concentrare il rapporto sull’obiettivo 3 dell’Agenda 2030, dedicato a salute e benessere. Il risultato, ha spiegato Pozzi, è l’emersione di una “sensazione impressionante di vulnerabilità”.
La sostenibilità, percepita come rischio e possibilità ambientale e sociale, si traduce nelle risposte degli intervistati in fragilità individuale. Il passaggio è dal collettivo all’individuale, dal macro al micro, dal “noi” all’“io” e alle reti più vicine alla persona. Il corpo diventa così un luogo politico e sociale. Non perché sostituisca i grandi temi collettivi, ma perché li assorbe. Le crisi ambientali, economiche, sanitarie e tecnologiche vengono vissute nella forma della vulnerabilità personale: stress, ansia, paura, insicurezza, bisogno di protezione.
Pozzi ha richiamato anche il tema del futuro come “spazio del progetto”. Quando il futuro si restringe, si riduce la capacità di desiderare, scegliere, agire. Il rapporto indica che per il 70% degli intervistati l’esperienza del futuro è prevalentemente negativa o molto negativa. Un dato che sposta la sostenibilità dal terreno delle politiche di lungo periodo a quello, molto concreto, della vita psichica e sociale delle persone. Da qui nasce la domanda di un welfare allargato. Non più affidato soltanto allo Stato o alle istituzioni tradizionali, ma capace di coinvolgere una pluralità di attori: terzo settore, imprese, organizzazioni, comunità, reti territoriali.
Il rapporto mostra che la domanda di salute e benessere si sta spostando anche verso il sistema produttivo. A evidenziarlo è stata Paola Aragno, vice presidente Eikon, che ha spiegato come le aziende siano sempre più chiamate in causa non solo come luoghi di lavoro, ma come soggetti che incidono sulla qualità della vita delle persone.
Il cambiamento nasce da fattori strutturali. L’aspettativa di vita aumenta, una quota rilevante della popolazione convive con patologie croniche, cresce il peso della cosiddetta generazione sandwich, stretta tra cura dei figli e assistenza ai genitori, e aumentano stress e ansia nei percorsi lavorativi.
In questo scenario, il welfare aziendale non viene più percepito come semplice integrazione accessoria. Diventa parte della domanda complessiva di protezione. Oltre il 60% degli intervistati chiede alle aziende di inserire nelle politiche di welfare forme di assistenza psicologica. Il 22% dichiara un peggioramento del proprio benessere al lavoro negli ultimi due anni.
Ma il rapporto mette in luce anche una distanza evidente tra aspettative e realtà. Il 60% degli intervistati chiede alle aziende di intervenire, ma solo il 16% percepisce un impegno concreto. E circa il 60% giudica le imprese ancora poco o per niente impegnate su un’idea ampia di welfare. Il punto, quindi, non è aggiungere benefit, ma ripensare modelli organizzativi. Il benessere non può essere raccontato soltanto, deve essere misurato. Non può essere cosmetico, deve incidere su processi, relazioni, tempi, carichi, ascolto, qualità del lavoro.
Il rapporto non affida alle imprese un ruolo salvifico, né scarica su di loro responsabilità che restano pubbliche. Piuttosto, registra un cambiamento: le persone chiedono risposte anche nei luoghi in cui trascorrono una parte rilevante della propria vita. Da questo punto di vista, il welfare aziendale diventa credibile solo se evita due rischi: la comunicazione di facciata e la frammentazione degli interventi. La salute e il benessere non possono essere trattati come un catalogo di servizi slegati dall’organizzazione reale del lavoro.
La ricerca indica tre condizioni. La prima è la misurazione: capire se le iniziative producono effetti percepiti e verificabili. La seconda è la coerenza: non si può parlare di benessere se mancano condizioni di base come retribuzione adeguata, qualità delle relazioni, ascolto e sostenibilità dei carichi. La terza è la rete: nessuna organizzazione può produrre welfare da sola, ma può contribuire a un sistema più ampio.
È in questo quadro che si inseriscono le esperienze raccontate nel volume. Casi diversi, non sovrapponibili, che servono soprattutto a mostrare come la sostenibilità sociale possa assumere forme concrete: assicurazione e protezione, relazione di cura, caregiver giovani, prevenzione oncologica, processi produttivi sostenibili.
Le cinque esperienze presentate nel rapporto non esauriscono il tema, ma aiutano a leggere una tendenza: la sostenibilità sociale prende forma quando salute e benessere diventano criteri organizzativi, non solo dichiarazioni di principio.
Nel caso di AXA Italia, Giorgia Freddi, responsabile External Communication, Sustainability and Public Affairs, ha messo al centro il ruolo delle assicurazioni nella protezione e nella mutualizzazione dei rischi. Il passaggio interessante non è tanto la singola iniziativa, quanto l’idea che salute e benessere facciano parte di una infrastruttura sociale. Ricerca, sensibilizzazione e volontariato vengono indicati come leve per passare da una funzione di semplice copertura del rischio a un accompagnamento più ampio lungo il percorso di vita. Il nodo, anche qui, è la coerenza: senza alleanze e senza integrazione con altri attori, la sostenibilità resta comunicazione.
Con Cura per la Persona, il focus si sposta sulla relazione sanitaria. Stefania Polvani, cofondatrice dell’associazione, ha presentato la certificazione Perla, nata per misurare la qualità della relazione di cura nelle strutture sanitarie. Il tema è rilevante perché porta dentro la sostenibilità un aspetto spesso considerato immateriale: il modo in cui il paziente viene accolto, ascoltato, accompagnato. La competenza tecnica resta fondamentale, ma non basta. La qualità della comunicazione, la personalizzazione e la centralità della persona diventano criteri valutabili. Nel secondo anno sono stati certificati 34 centri in Italia. Il punto politico e culturale è che la cura non si misura solo in prestazioni, ma anche nella relazione.
La Fondazione MSD ha portato invece il tema dei giovani caregiver. Marina Panfilo, direttrice della Fondazione, ha raccontato la condizione di ragazzi e ragazze tra i 18 e i 30 anni che assistono familiari con malattie o disabilità: una forma di welfare invisibile, spesso data per scontata dentro le famiglie. Alcuni giovani arrivano a dedicare fino a 35 ore settimanali alla cura. Il dato più significativo è che otto giovani caregiver su dieci chiedono un riconoscimento sociale e istituzionale del proprio ruolo. Non solo un sostegno economico, ma dignità. Il progetto costruito anche attraverso le Health Humanities e la collaborazione con RUFA – Rome University of Fine Arts mostra come la sostenibilità sociale passi anche dalla capacità di rendere visibile ciò che normalmente resta ai margini.
Con Komen Italia, il rapporto affronta il tema della prevenzione come trasformazione culturale. Giustiniana Vecchiotti, direttore Programmi istituzionali e Mission di Komen Italia, ha ricostruito la storia della Race for the Cure e della mobilitazione sui tumori del seno. Ventisei anni fa, in un Paese in cui la parola tumore era ancora un tabù, portare la prevenzione nello spazio pubblico significava cambiare linguaggio e immaginario. La Carovana della prevenzione, con oltre 300mila donne visitate gratuitamente in dieci anni, aggiunge un elemento sociale: la prevenzione non è uguale per tutti se non raggiunge territori fragili, carceri, isole minori, donne con minori possibilità di accesso. Il messaggio è che prevenire non può essere un privilegio.
Infine, Logista Italia porta il discorso dentro i processi produttivi. Valerio Tepedino, National Hubs Director di Logista Italia, ha raccontato il caso della logistica inversa applicata agli imballaggi. La scatola di cartone non viene più trattata come rifiuto, ma come risorsa che ritorna, viene controllata, riutilizzata e poi riciclata. Oltre 60mila punti vendita partecipano al modello e più dell’80% delle scatole viene recuperato e riutilizzato. Il dato ambientale è evidente, ma il punto sociale riguarda la partecipazione: lavoratori e partner non sono destinatari passivi di una procedura, ma parte di un sistema che rende visibile il contributo di ciascuno.
Lo sguardo si sposta ora verso il quarto rapporto sulla sostenibilità sociale. Cristina Cenci, partner dell’Istituto di Ricerche Eikon, ha anticipato il lavoro sul Caring Index, una metodologia progettata da Eikon per misurare quanto le persone percepiscano un impegno effettivo della propria organizzazione su salute e benessere.
L’idea nasce da una mancanza. Esistono molte rendicontazioni di sostenibilità, molte mappature delle iniziative aziendali e molte indagini di clima, ma manca un indice capace di fotografare in modo sistematico la percezione dell’impegno organizzativo sulla cura delle persone. Il Caring Index punta anche a contrastare il social washing. Non basta dichiarare attenzione al benessere o offrire singoli servizi se non vengono rispettate condizioni di base. Tra queste, la percezione di una retribuzione adeguata, la qualità delle relazioni interne, la possibilità di esprimere bisogni ed esigenze, il rapporto con i responsabili diretti. La logica è semplice: un’organizzazione non può dirsi attenta al benessere se non affronta ciò che produce malessere. Per questo l’indice vuole distinguere tra welfare sostanziale e welfare cosmetico, tra iniziative utili e operazioni di immagine.
Le organizzazioni che si distingueranno potranno ottenere il bollino “We Care For Us”, valido due anni. Ma l’aspetto più rilevante è la prospettiva culturale: il benessere come processo circolare, in cui prendersi cura delle persone significa contribuire anche alla qualità della collettività.
A chiudere l’incontro è stato il richiamo al ruolo dell’informazione. Se alla sostenibilità devono corrispondere azioni concrete, alle azioni concrete devono corrispondere parole corrette. Raccontare la sostenibilità significa evitare formule vuote, semplificazioni, retorica e operazioni di facciata.
È un punto particolarmente delicato in una fase in cui una parte del dibattito pubblico tende a rappresentare la sostenibilità come un ostacolo, un costo, un vincolo da aggirare. Il rapporto, invece, mostra che la sostenibilità è sempre più percepita come condizione per tenere insieme salute, lavoro, ambiente, welfare e futuro.
Il messaggio che arriva dal Terzo rapporto sulla sostenibilità sociale è che gli italiani non chiedono soltanto più ambiente, più sanità o più welfare. Chiedono protezione, fiducia, riconoscimento, prevenzione, qualità delle relazioni e possibilità di futuro.
La sostenibilità sociale nasce esattamente qui: quando la vulnerabilità individuale diventa domanda collettiva. E quando istituzioni, imprese, terzo settore, media e cittadini sono chiamati a trasformare quella domanda in scelte concrete, misurabili e credibili.

(Adnkronos) - "Se penso agli sviluppi dell'intelligenza artificiale in sanità, io non ho mai visto nulla che si sia mosso così velocemente in tutta la mia vita. Bisogna comunque considerare che la diffusione della tecnologia, in generale, è molto più lenta nel settore sanitario. E questo vale anche per l'Ai. Si può avere la migliore tecnologia in circolazione, ma ci si troverà a chiedersi: perché l'adozione è così lenta?". Per il medico radiologo Woojin Kim, Chief Strategy Officer e Chief Medical Information Officer dell'azienda Hoppr e Chief Medical Officer dell'American College of Radiology Data Science Institute, lo stesso discorso vale per l'Ai applicata alla radiologia: "Sono stati investiti miliardi di dollari, ma la sua adozione clinica è stata al momento inferiore alle aspettative, considerando l'entità degli investimenti".
E "ci sono molte ragioni che lo spiegano", dichiara all'Adnkronos Salute. Una - analizza Kim a margine dell'evento 'Healthcare Informatics Connect', promosso da Philips al Milano Luiss Hub - ha a che fare con la sfida di riuscire ad "adattare l'Ai al flusso di lavoro" degli esperti. "Prendiamo uno dei casi d'uso tipici in radiologia: la cosiddetta Narrow Ai", cioè un sistema che esegue alcune funzioni complesse, ben determinate e per cui è stato addestrato.
"Io posso mostrare a un modello di questo tipo l'immagine di una Tac encefalo e dirà se c'è un'emorragia o no. Ma il radiologo non si limita a cercare emorragie in una Tac encefalo. Ci sono letteralmente centinaia di altri possibili reperti che tiene a mente e che sta cercando. Se si offre una soluzione di Ai che individua solo un paio di reperti, questa non si adatta al flusso di lavoro del radiologo. Se aggiunge finestre pop-up e clic aggiuntivi, non vorrò usarla. Una curiosità: negli Stati Uniti un radiologo in media usa già il mouse per 2 chilometri al giorno e fa clic oltre 5.000 volte al giorno. Quindi queste obiezioni sono comprensibili. Inoltre, a volte il più grande ostacolo siamo noi medici che, essendo così abituati al nostro modo di lavorare, non vogliamo che cambi".
C'è poi l'ecosistema tecnologico in cui deve integrarsi l'Ai quando arriva in un ospedale. "La sanità fa ancora grande affidamento su flussi di lavoro obsoleti, inclusi fax, Cd e sistemi informativi frammentati - ragiona Kim - Aggiornare software, implementare la cartella clinica elettronica o il sistema informativo di radiologia può richiedere un investimento di tempo e risorse". E "l'aspetto economico complessivo è una delle valutazioni su cui si basano i dirigenti che devono prendere le decisioni". Su questo fronte è cruciale "la gestione del cambiamento. Non si tratta semplicemente di introdurre una nuova tecnologia", osserva l'esperto. "Tanti dicono che i dirigenti che devono valutare se adottare o meno una soluzione di Ai in sanità, si preoccupano di tre cose: il ritorno d'investimento, il costo totale e gli obblighi normativi. La questione di chi paga per l'Ai, di come verrà rimborsata, è ancora aperta. E poi ci sono le questioni relative alla sicurezza del paziente e alla privacy. In generale, il contesto normativo è estremamente complesso quando si parla di sanità. Quindi, anche un caso d'uso dell'Ai davvero eccezionale si misurerà con diversi ostacoli normativi". Questo è "il panorama attuale", dice Kim. Un panorama che però è in evoluzione.
Dove sta andando la tecnologia? "Nel mondo dell'Ai si passa dai Llm - Large Language Model (che alimentavano per esempio ChatGpt quando è apparso per la prima volta) ai Lmm - Large Multimodal Model e a quella che è la tendenza più in voga al momento, cioè agentic Ai (basata su agenti, ndr)", un sistema con un'autonomia ancora maggiore. "Ora dobbiamo pensare a come integrarla nel mondo sanitario". Parlando di grandi modelli multimodali, descrive Kim, "posso dire che in radiologia si sta verificando un piccolo cambio di paradigma, ma con un impatto enorme: questi sistemi sono in grado di esaminare radiografie del torace e generare un referto che il radiologo rilegge, eventualmente modifica, e infine approva. Se mi si chiede qual è secondo me la tendenza più in voga in ambito di intelligenza artificiale e radiologia, io nel 2026 rispondo: la redazione automatica dei referti radiologici. Negli Stati Uniti è esattamente quello che sta succedendo. E cambierà radicalmente il modo in cui l'Ai verrà utilizzata in radiologia. Per quanto riguarda l'ultima evoluzione, l'Ai basata su agenti, dobbiamo cambiare la nostra infrastruttura per assicurarci di poterle permettere di realizzarsi".
Oggi "il più grande trend dell'intelligenza artificiale nel settore sanitario è la tecnologia di trascrizione assistita da Ai. Immaginiamo un medico e un paziente che stanno avendo un colloquio. Il medico qualche anno fa guardava lo schermo del computer, digitando, mentre il paziente parlava. E si perdeva il contatto visivo. Ora", con questa sorta di 'assistente invisibile', "il medico parla col paziente e l'Ai ascolta. Alla fine del colloquio il dottore guarda lo schermo della cartella clinica elettronica e trova il riepilogo" della visita. Molti medici "adorano questa tecnologia, perché ora possono guardare negli occhi i pazienti e tornare a essere davvero i loro medici. Il numero di visite non è poi così diverso, ma il carico cognitivo e amministrativo è effettivamente minore. E sei un medico più felice". Questo il quadro tracciato da Kim, che è anche medico radiologo al Palo Alto VA Medical Center e, nelle vesti di imprenditore, le sue precedenti aziende di tecnologia sanitaria sono state acquisite da grandi operatori del settore.
L'esperto racconta quello che i professionisti sanitari concretamente vogliono dall'Ai e anche cosa non vogliono (come ad esempio "troppi pop-up e clic aggiuntivi"). In sintesi, un ritratto dell'assistente ideale. "Questo è il tipo di tendenza che stiamo osservando - spiega - Molte volte si sente dire: 'L'Ai ti migliorerà la vita, ti farà lavorare più velocemente ed essere più efficiente, più produttivo'. La realtà è che i migliori casi d'uso che ho visto sono quelli in cui l'Ai ti fa sentire meno stanco, così che tu possa davvero essere medico. E lo stiamo vedendo in radiologia, ma anche in medicina generale. Spero davvero che la tecnologia arrivi a questo. C'è una convinzione diffusa che possa contribuire a ridurre il burnout dei medici". E c'è un fattore che fa la differenza, conclude Kim: "E' importante anche come si implementa la soluzione di Ai, non solo la tecnologia in sé".
In principio, fu AlexNet. Nel 2012, questo modello di rete neurale vinse con la più bassa percentuale di errore la gara per sistemi di riconoscimento immagini 'ImageNet Large Scale Visual Recognition Challenge', "ed è allora che il mondo del deep learning è davvero cambiato. Molti hanno pensato: se l'Ai può distinguere tra gatti e cani, forse le si può mostrare l'immagine di una radiografia e chiederle: c'è un tumore ai polmoni o no?". La pietra miliare ricordata da Kim sembrerebbe l'incipit di una storia che parla di professioni perdute, di medici in via di estinzione scalzati da super tecnologie. In realtà non è così, assicura l'esperto. E non lo è stato nonostante la 'profezia' di "Geoffrey Hinton, uno dei padrini dell'Ai, che 10 anni fa nel 2016 disse: 'La gente dovrebbe smettere di formare radiologi ora'. Facendo un salto in avanti fino ai giorni nostri - spiega Kim - la realtà è ben diversa: abbiamo bisogno di più radiologi e, se il mondo gli avesse dato ascolto 10 anni fa, oggi saremmo in guai seri visto che negli Stati Uniti la crescita dei radiologi si aggira tra l'1% e il 2% annuo e il volume di imaging continua a crescere invece a un tasso di circa il 4-6% per anno. Un divario che si allarga sempre di più".
Per Kim il fattore umano resta cruciale, nell'era dell'Ai. E l'intelligenza artificiale dovrebbe lavorare come un 'assistente' che facilita il flusso del lavoro, ma sempre consentendo il 'potere di veto' umano. Il radiologo, in altre parole, deve poter eventualmente annullare i suggerimenti dell'Ai senza attriti. "In realtà - rimarca - in questo momento c'è una carenza di radiologi e anche con la svolta dell'Ai avremo bisogno di più radiologi, non di meno".
In questo decennio, racconta, una delle domande più ricorrenti è stata: l'intelligenza artificiale sostituirà i radiologi? Sostituirà questo o quell'altro medico? "Ma è la domanda sbagliata - ragiona l'esperto - La realtà è che abbiamo carenza di radiologi. E questa carenza non scomparirà presto. Chi (anche noti esperti di Ai) dice il contrario si sbaglia, confonde un compito" che potrebbe essere assolto dall'Ai "con un lavoro. Ma il lavoro non è solo un compito, sono molteplici compiti, molteplici dimensioni. Il pericolo che vedo è ridurre tutto a una singola dimensione. Noi medici, radiologi e altri professionisti sanitari, non guardiamo solo le immagini" di una radiografia o una Tac. "Su tutto questo serve una riflessione seria".
Contrastare l'uso ombra dell'Ai, sicurezza informatica, utilità clinica come faro. Per l'intelligenza artificiale in sanità Kim vede tre grandi sfide. Uno degli aspetti che va discusso, evidenzia, è "sicuramente quello che viene chiamato l'uso ombra dell'Ai. Noi sappiamo che i medici usano l'Ai in questo momento. Un'Ai che non è necessariamente autorizzata dai sistemi sanitari perché non l'hanno implementata nei loro sistemi, ma loro la usano comunque. E sanno che non dovrebbero, perché così i dati dei loro pazienti non sono necessariamente al sicuro. Molte persone, sia medici e operatori sanitari sia pazienti, utilizzano strumenti come ChatGpt per domande sulla propria salute. La grande sfida sarà: come possiamo muoverci abbastanza velocemente in modo da permettere alle persone di utilizzare in maniera sicura l'intelligenza artificiale", un'Ai integrata, ben strutturata e sicura, "senza dover ricorrere a questa Ai ombra?".
"La seconda sfida è la sicurezza informatica - prosegue - Molti ospedali vengono hackerati, finiscono nel mirino di attacchi ransomware" o di altro tipo. Le minacce cresceranno nel tempo. Come anche le incognite. Kim guarda per esempio a Claude Mythos Preview di Anthropic, Ai con la capacità di identificare e sfruttare vulnerabilità di sicurezza nei programmi informatici, nei browser, nei sistemi più utilizzati. Uno strumento potente che intimorisce anche gli esperti per i rischi a cui potrebbe aprire le porte se finisse in mani sbagliate. "La mia preoccupazione è che gli attacchi informatici, la loro sofisticazione, la loro frequenza peggioreranno velocemente. Quindi i sistemi sanitari devono davvero prepararsi a questo, spesso infatti sono vulnerabili. Penso che debbano riflettere seriamente su come proteggere loro stessi e i pazienti". Il terzo elemento citato da Kim è anche un auspicio: "Vorrei davvero che l'Ai aiutasse tutti coloro che lavorano nei sistemi sanitari, non solo che li rendesse più veloci. Se un radiologo si trova a leggere 200 casi al giorno invece di 100, grazie alla soluzione di Ai che gli viene fornita, alla fine sarà esausto e magari cercherà un altro lavoro. A meno che la stessa soluzione di intelligenza artificiale non dia loro l'impressione di leggere 50 casi al giorno, nel qual caso potrebbero essere più soddisfatti. Tutti si concentrano sull'accuratezza clinica, i manager sull'efficienza clinica, sulla produttività e sui tempi di risposta. Vorrei sfidare l'intero settore a guardare oltre: la cosa più importante è l'utilità clinica. Se una cosa non è clinicamente utile, non importa quanto sia precisa o quanto faccia andare veloce, non verrà utilizzata".
Nel capitolo sicurezza entra anche "il rischio di immagini deepfake - continua Kim - Sappiamo da anni che l'intelligenza artificiale può creare una radiografia del torace o una Tac dell'addome o del bacino che potrebbero ingannare completamente i radiologi. Dobbiamo preoccuparcene, perché ci saranno malintenzionati che useranno la tecnologia in modo dannoso. Quindi l'industria deve riflettere su questo e su come proteggersi". Ma c'è anche altro: "Per alcune malattie i casi sono rari e non ci sono dati sufficienti per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. C'è chi dice: creiamo sinteticamente migliaia di questi casi e addestriamo il modello di intelligenza artificiale. Tuttavia, c'è stato uno studio molto interessante 4 anni fa, che mostrava come i modelli di Ai possano prevedere l'etnia indicata dal paziente semplicemente guardando una radiografia. Ora, se mi deste una radiografia, io non sarei in grado di dirvi se si tratta di un paziente bianco o di un paziente nero. Ma l'Ai, per qualche ragione, riesce a capirlo. Significa che in queste immagini sono codificate delle informazioni nascoste. Pertanto, quando si creano sinteticamente dei casi su determinati stati patologici solo per potenziare il proprio modello di Ai bisogna chiedersi: quale altro bias sto introducendo che non posso vedere? C'è dunque un problema con i deepfake, ma anche con i dati sintetici. Bisogna fare un passo indietro e chiedersi: che dire di tutte quelle cose nascoste che io, come essere umano, non riesco nemmeno a vedere? Quali ulteriori bias nascosti stiamo introducendo?". (di Lucia Scopelliti)

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(Adnkronos) - Il ritorno de I Cesaroni, una delle serie più amate della televisione italiana, sta vivendo un percorso in salita, minato da due fattori critici: una collocazione in palinsesto che ha scatenato le proteste del pubblico e un calo progressivo degli ascolti. La situazione ha messo in allarme la storica e fedele fanbase, che sui social network ha lanciato una vera e propria "chiamata alle armi" per tentare di salvare le sorti della famiglia della Garbatella. Nelle ultime ore, sulle principali pagine dedicate alla serie, è circolato un appello accorato: "Ciò che conta è lo share televisivo e sarà quello a determinare se ci sarà una nuova stagione o meno. I numeri attuali stanno mettendo a rischio una prossima stagione. Li abbiamo aspettati per 12 anni, non possiamo farli chiudere subito. Le puntate si guardano in diretta".
A giudicare dai commenti sui social, il calo d'ascolto non è figlio di una delusione per la trama, ma di un orario di messa in onda giudicato insostenibile. "La stagione è molto bella, ma fate finire Scotti alle 21:20", scrive un utente. Nel mirino dei fan finisce la strategia di palinsesto di Mediaset. A pesare sulla messa in onda tardiva è la durata dell'access prime time, con 'La Ruota della Fortuna' che ieri è terminata alle 21:53, posticipando l'inizio della fiction e trasformandola, di fatto, in una "seconda serata". L'analisi dei dati conferma il quadro.
Dopo un esordio promettente il 13 aprile con 3.486.000 spettatori (22,6%), la tendenza si è invertita bruscamente, scendendo a 2.301.000 (16,9%) il 20 aprile e poi a 2.140.000 (15,2%) il 27 aprile. Di fronte a questi dati e alle proteste, Mediaset ha cambiato strategia, optando per un solo episodio a settimana a partire dal 4 maggio. La mossa ha inizialmente riportato il numero di spettatori a 2.730.000 (15,6%), ma non è bastata per invertire il trend negativo. Il calo è infatti ripreso l'11 maggio (2.470.000 spettatori, 14.5%) e ieri, 18 maggio, con 2.164.000 spettatori e uno share del 13%.
Una strategia, quella del singolo episodio, che ha invece premiato la concorrenza di Rai1 con 'Roberta Valente - Notaio in Sorrento'. Partita il 12 aprile con dati simili a quelli della serie Mediaset (3.483.000 spettatori, 21.6% ), la fiction Rai si è mantenuta stabile nelle settimane successive per poi registrare un'inversione di tendenza positiva proprio con le puntate singole finali. Il penultimo appuntamento del 3 maggio ha infatti segnato 3.423.000 spettatori (19,7%), mentre l'ultima puntata del 10 maggio ha chiuso in crescita a 3.523.000 spettatori (20,4%). Per la famiglia della Garbatella, il destino è ora appeso ai risultati dei prossimi tre appuntamenti del 25 maggio, 1 giugno e 8 giugno. Saranno queste ultime serate a determinare se l'appello dei fan avrà avuto effetto: ci sarà un futuro per la serie?
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