
(Adnkronos) - “Il vino apre a tanti mercati e, secondo gli studi, dove si radica all'estero porta con sé anche una parte dell'agroalimentare che altrimenti farebbe fatica ad arrivare. L'iniziativa voluta dal Ministero degli Esteri, che ha il compito di coinvolgere gli istituti di cultura nell'attività di promozione che l'Italia fa all'estero a sostegno delle proprie aziende, per noi è fondamentale”. Lo ha detto Federico Bricolo, presidente di VeronaFiere, intervenendo alla giornata conclusiva della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, svoltasi a Verona, in merito all’iniziativa del Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale “Territori. Racconti di architetture e vino”, ideato insieme a Vinitaly. Con il coinvolgimento di dieci cantine d’autore distribuite lungo la Penisola, l’iniziativa della Farnesina propone un racconto inedito dell’Italia utilizzando un linguaggio multimediale che valorizza non solo l’eccellenza della filiera vinicola ma anche il patrimonio architettonico e di design che rappresenta.
“Uno dei punti di forza del nostro Paese è proprio quello di essere in grado di promuovere il Made in Italy - aggiunge - Al Vinitaly, inoltre, abbiamo già dato vita ad una iniziativa che si può sposare benissimo con l’idea” che sottende al progetto lanciato dal Ministero “ossia quella del Bacco di Caravaggio, che è uscito dal Museo degli Uffizi non per andare in un grande museo, ma per andare, per la prima volta, in un quartiere fieristico. È rimasto lì quattro giorni, con tutti i visitatori del Vinitaly che lo hanno potuto vedere, tornando così a casa non solo con l'idea dell'eccezionalità dei nostri prodotti vitivinicoli, ma anche della bellezza e della maestria dell'arte italiana. Questa è una direzione che dobbiamo continuare portare avanti ed è importante il supporto che ci dà il Ministero degli Esteri”.

(Adnkronos) - L'amministrazione Trump ha imposto una nuova serie di dazi doganali globali a 60 Paesi partner, tra cui quelli dell'Ue, accusandoli di pratiche sleali per non aver applicato divieti adeguati contro le merci prodotte con il lavoro forzato.
Questo nonostante i Paesi come il Canada e quelli dell'Unione, soggetti a nuovi balzelli del 10%, abbiano già normative attive contro lo sfruttamento lavorativo. Come hanno spiegato i funzionari statunitensi, l'attuale livello di applicazione di tali leggi all'estero è inefficace e penalizza ingiustamente le imprese americane, anche se diversi osservatori e legislatori Usa di opposizione vedono questa nuova accusa semplicemente come un pretesto per conservare l'impianto tariffario fortemente voluto da Donald Trump dopo che la Corte Suprema statunitense ha invalidato le basi precedenti con una decisione di febbraio.
La base legale per questo nuovo sviluppo è la Sezione 301 del Trade Act del 1974, che consente al presidente di imporre dazi sui Paesi stranieri che intraprendono pratiche commerciali irragionevoli o discriminatorie. In questo caso, il termine "lavoro forzato" fa riferimento alla definizione legale contenuta nella Sezione 307 del Tariff Act del 1930: "ogni lavoro o servizio estorto a qualsiasi persona sotto la minaccia di una qualsiasi sanzione per la sua mancata esecuzione e per il quale il lavoratore non si offra volontariamente", includendo il lavoro minorile di questo genere. L'ufficio del rappresentante al Commercio Usa (Ustr) Jamieson Greer ha utilizzato questo concetto come base per un'indagine ai sensi della Sezione 301, rilevando che le 60 economie, da cui arriva circa il 99,4% delle importazioni Usa, non avevano vietato legalmente le importazioni di beni prodotti con il lavoro forzato o non avevano applicato i divieti esistenti sulla carta.
Secondo le conclusioni di tali indagini, queste mancanze costituiscono pratiche commerciali "irragionevoli" poiché permettevano ai produttori stranieri di abbattere i costi, distorcere la concorrenza e danneggiare le aziende (comprese quelle statunitensi) che non ricorrono al lavoro forzato. L'Ustr ha citato esempi specifici come il cotone dello Xinjiang, il riso del Myanmar e il tabacco del Malawi come merci contaminate dal lavoro forzato che entrano nelle catene di approvvigionamento globali attraverso partner commerciali permissivi. Greer ha poi evidenziato l'incapacità dei Paesi oggetto dell'analisi di approvare o far rispettare leggi che vietino l'importazione di beni prodotti dal lavoro forzato nei propri Paesi, affermando che ciò svantaggia le imprese statunitensi che invece rispettano tali leggi. Ottawa vieta già l'importazione di tali merci, mentre il divieto Ue entrerà in vigore a dicembre 2027.
La portata dei nuovi dazi non ha precedenti nella storia degli Stati Uniti. Storicamente, l'applicazione delle norme sul lavoro forzato ai sensi della Sezione 307 ha operato in modo ristretto e chirurgico, prendendo di mira specifiche aziende, regioni o categorie di prodotti (come il cotone dello Xinjiang, un particolare peschereccio, una specifica fabbrica) attraverso gli ordini di detenzione dell'ufficio doganale, non tramite dazi a livello di intera economia. Ma invece di bloccare specifiche spedizioni contaminate dal lavoro forzato, l'Ustr sta usando l'incapacità dei governi stranieri di vigilare sul lavoro forzato come base per dazi generalizzati sull'intera economia ai sensi della Sezione 301, uno statuto sui rimedi commerciali, non lo statuto sul divieto di importazione (la Sezione 307) stesso.
Tuttavia, negli ultimi anni il Congresso Usa ha modificato gli strumenti a sua disposizione per utilizzare il lavoro forzato come base legale per azioni di più vasta portata. La stessa Sezione 307 del 1930 conteneva una scappatoia legata alla "domanda di consumo" che esentava le merci non prodotte a livello nazionale in quantità sufficiente a soddisfare la domanda Usa, una lacuna che ne ha limitato l'applicazione per decenni. Anche per questo la legge è rimasta in gran parte inutilizzata fino agli anni '90, quando l'ufficio doganale emanò 31 ordini di trattenimento delle merci e sei riscontri formali, mirati per lo più a merci cinesi.
Dopodiché, con il Trade Facilitation and Trade Enforcement Act del 2016, i legislatori Usa hanno eliminato l'eccezione della "domanda di consumo", consentendo un'applicazione molto più ampia. Da allora si è registrato un forte picco di ordini di trattenimento delle merci, specie nel periodo compreso tra il 2016 (primo anno della prima presidenza Trump) e il 2021, relativo a otto Paesi e con un focus mantenuto sul lavoro forzato nello Xinjiang. Nel 2021 il Congresso si è spinto oltre, affermando la presunzione relativa che tutte le merci prodotte in tutto o in parte nello Xinjiang siano contaminate dal lavoro forzato e quindi vietate a meno che gli importatori non dimostrino il contrario: uno strumento molto più forte rispetto agli ordini emessi caso per caso.
Come rileva il New York Times, gli Usa hanno "probabilmente le restrizioni più rigide al mondo sulle importazioni legate al lavoro forzato. Hanno vietato l'importazione di merci prodotte con il lavoro schiavile per quasi un secolo, sebbene consentano ancora il lavoro carcerario in condizioni che le organizzazioni sindacali considerano coercitive". Per esempio, nel 2021, i legislatori statunitensi hanno approvato una legge che vieta le importazioni dalla regione cinese dello Xinjiang, dove avevano scoperto che il lavoro forzato era dilagante, e messo pressione sugli alleati affinché facessero ugualmente, dato che la mossa non era certo scorrelata dal più vasto confronto geo-economico in atto tra Washington e Pechino.
Anche in questo caso emergono i contorni di manovre politiche al di là degli aspetti puramente economico-giuridici. Greer e altri funzionari statunitensi hanno dichiarato pubblicamente di non poter pregiudicare l'esito delle indagini commerciali, ma come ricorda la testata statunitense, dei rappresentanti dell'amministrazione hanno rassicurato in privato diversi governi stranieri sul fatto che le loro aliquote tariffarie finiranno per essere le stesse degli accordi negoziati l'anno scorso, secondo quanto riferito da persone a conoscenza delle discussioni. Indiscrezioni corroborate dal fatto che la Commissione europea, che aveva definito pretestuose le accuse relative al lavoro forzato, abbia ricevuto di buon grado la notizia dei nuovi dazi, definendoli "in linea con gli impegni tariffari" assunti dagli Usa nell'ambito dell'accordo commerciale raggiunto l'anno scorso e "un segnale positivo" per il progressivo miglioramento delle relazioni.
Internamente agli States non sono mancati gli osservatori che hanno indicato l'accusa di lavoro forzato come un semplice pretesto per conservare l'impianto tariffario temporaneo applicato da Trump con un dazio globale del 10%, imposta ai sensi della Sezione 122 del Trade Act e con scadenza oggi, subito dopo la decisione della Corte Suprema che ha invalidato i dazi annunciati con grande fanfara durante il "Liberation Day" di aprile 2025. Secondo l'influente Peterson Institute, difficilmente i nuovi dazi resisterebbero in tribunale.
"Il prossimo piano commerciale di Trump consiste nell'ordinare all'Ustr di ricostruire i suoi dazi globali illegali con il pretesto di affrontare il lavoro forzato", ha dichiarato ieri il senatore democratico Ron Wyden durante un'audizione al Congresso, sottolineando che se l'amministrazione volesse prendere sul serio il problema del lavoro forzato, "il primo passo sarebbe guardare al proprio storico di applicazione delle leggi".

(Adnkronos) - Il primo ministro della Spagna, Pedro Sanchez, ha definito "drammatica" la situazione causata dai violenti incendi boschivi che stanno colpendo contemporaneamente diverse aree del paese. Tra i roghi più preoccupanti, in giornate caratterizzate dalla nuova ondata di calore, figurano quelli divampati ad alcune decine di chilometri da Madrid.
Due dei tre incendi che imperversano a ovest della capitlae sono "sul punto di fondersi" in un unico rogo, ha reso noto il rappresentante del governo regionale a Madrid, Francisco Martin, avvertendo che l'incendio è "fuori controllo". "Due incendi, quello a San Martin e quello a Villa del Prado, sono sul punto di unirsi e trasformarsi in un unico rogo che avanza verso Navas del Rey", ha dichiarato Martin ai giornalisti, aggiungendo che altri villaggi della zona sono in fase di evacuazione.
"Stiamo vivendo una situazione drammatica, non solo in diverse province spagnole ma anche in regioni di Paesi vicini. Gli incendi boschivi stanno devastando migliaia di ettari e colpiscono numerose città e villaggi", ha scritto Sanchez su X, rivolgendo un nuovo appello alla popolazione affinché "segua le indicazioni" delle autorità e dei servizi di emergenza.
La Spagna ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale nella regione di Madrid e nella provincia di Avila, vicino alla capitale. Il provvedimento, annunciato dal ministero dell'Interno, mira ad accelerare l'impiego di risorse per combattere gli incendi, che nella regione di Madrid hanno costretto all'evacuazione di 10.000 persone, e affida la gestione dell'emergenza a un'unità militare di intervento.

Abbanoa è quarta nella classifica dei 100 centro maggiori
gestori del servizio idrico Integrato elaborata dal Laboratorio Ref
Ricerche, il più accreditato istituto di ricerca nel mondo delle
utilities. La società pubblica, che in Sardegna serve circa 750
mila utenze, è preceduta da Acquedotto Pugliese, dalla torinese
Smat e dalla lombarda Cap.
L'ultimo bilancio di Abbanoa, approvato
dall'assemblea degli azionisti lo scorso aprile con il 99,74% dei
voti favorevoli, lo 0,26% astenuti e nessun contrario, si è chiuso
con un risultato d'esercizio positivo per 3,41 milioni di euro e un
patrimonio netto di 343,7 milioni di euro, ricorda il gestore.
Lo scorso anno, per la prima volta, gli
investimenti in efficientamento delle infrastrutture hanno
raggiunto quota 136,3 milioni di euro. Fino al 2029 ne sono stati
pianificati altri per oltre un miliardo di euro, per finanziare 723
interventi in tutta l'Isola: il 51,4% delle risorse proviene dai
ricavi delle bollette e il 48,6% da finanziamenti pubblici.
"La posizione di vertice nella classifica",
commenta il presidente di Abbanoa, Giuseppe Sardu, "riflette
l'impegno dell'Azienda, condiviso con i miei colleghi consiglieri
Anna Maria Busia e Cristiano Camilleri, nel miglioramento continuo
della qualità del servizio, nella riduzione degli impatti
ambientali anche rispetto alle sfide dei cambiamenti
climatici".
"Essere quarta in Italia", sottolinea il
direttore generale Stefano Sebastio, "significa che Abbanoa
rappresenta un pilastro per lo sviluppo e la sicurezza idrica del
territorio servito, contribuendo al benessere delle comunità e alla
competitività del sistema economico locale".
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(Adnkronos) - La norma anti-maranza? "È un titolo giornalistico. È qualcosa di un pochino più complesso, perché cambia la realtà dei fatti che c'è oggi". Così il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, intervistato dalla trasmissione "Gli Inascoltabili" su Radio Roma Sound, spiega la riforma sull'imputabilità dei minori approvata dal Consiglio dei ministri.
"Un reato commesso da un minorenne, quindi dai 14 ai 18 anni, oggi non è automaticamente sanzionato, perché in automatico si presume che uno che ha meno di 18 anni non sia perfettamente consapevole di quello che combina. Con questa norma si ribalta la situazione: si dà per scontato che a 14, 15, 16 e 17 anni tu sia consapevole di quello che fai e delle conseguenze, a meno che non venga dimostrato che non sei in grado di intendere e di volere. Quindi si ribalta il principio", afferma.
Secondo Salvini, "fino a oggi, se uno commette un reato e ha 15 anni, si dice: 'Poverello, però è piccolino'. Con questa norma, a meno che non si dimostri che c'erano condizioni di particolare difficoltà, si è imputabili a 16 anni come si è imputabili a 20 anni".
Il vicepremier difende quindi la scelta del governo: "Dico che è giusto. Lo dico anche da genitore". E porta l'esempio della patente: "Dall'anno prossimo si potrà conseguire la patente, sia per l'auto sia per i mezzi pesanti, a 17 anni. Quindi i famosi 18 anni ne perderanno uno: si potrà conseguire la licenza di guida anche a 17 anni. Perché avere 16 anni o 17 anni oggi è diverso da quando li avevo io negli anni Novanta e, quindi, onori e oneri. Se commetti un reato non ti puoi nascondere dietro la minore età, mettiamola così".
"La riabilitazione c'è e ci sarà anche da domani. È semplicemente che fino a oggi si riteneva, fino a prova contraria, non punibile, non perseguibile chi commetteva un reato nella minore età", continua il leghista.
"Da domani si ritiene che un quindicenne abbia la stessa consapevolezza di un diciannovenne quando fa qualcosa, in bene o in male. Al tempo stesso non è solo un tema sanzionatorio. Sono stato in carcere da Mario Roggero la settimana scorsa, ho parlato anche con altri ospiti del carcere di Bollate: l'obiettivo è dare una seconda chance a tutti, evidentemente soprattutto se giovani o giovanissimi", afferma.
Secondo Salvini, "non si può neanche far passare il concetto che si sia impuniti anche se si va in giro col coltello, se si minaccia, se si rapina, se si aggredisce, perché non si hanno ancora 18 anni. Devi essere consapevole di quello che fai e di quello che non fai".
(Adnkronos) - Primo grande esodo estivo in questo fine settimana. In base alle stime dell’Osservatorio mobilità stradale da oggi sino a domenica 26 luglio sulle strade e autostrade della società del Gruppo Fs ci saranno oltre 27 milioni di spostamenti di autoveicoli.
Viabilità Italia prevede bollino rosso oggi pomeriggio 24 luglio, domani mattina sabato 25 luglio e domenica pomeriggio 26 luglio: oggi pomeriggio e sabato mattina per gli spostamenti in crescita dai grandi centri urbani per le prime partenze e per weekend brevi verso le località di villeggiatura e di mare; domenica pomeriggio per i rientri verso le grandi città. In vista dell’aumento dei flussi Anas ha potenziato l’impegno del personale su tutto il territorio nazionale e ha ridimensionato la presenza dei cantieri.
Da oggi e fino al 7 settembre saranno chiusi o sospesi 1.175 cantieri, l’83% di quelli attivi (1.414). Il divieto di transito dei veicoli pesanti è in vigore oggi, venerdì 24 luglio dalle ore 16 alle 22, sabato 25 luglio dalle 8 alle 16 e domenica 26 luglio dalle 7.00 alle 22.00.
“Siamo impegnati a garantire una circolazione fluida e scorrevole a tutti gli utenti nonostante i grandi flussi di traffico – ha spiegato l’Amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme - come previsto dal nostro piano esodo sono operativi 2.500 tra personale tecnico e di esercizio oltre al personale delle Sale Operative Territoriali e della Sala Situazioni Nazionale, per assicurare il monitoraggio del traffico in tempo reale h 24. Con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le forze dell’ordine da sempre siamo in prima linea per tutelare la sicurezza stradale dei cittadini lungo la rete. Con il nostro lavoro – sottolinea l’Ad Gemme - vogliamo assicurare a chi si mette in viaggio vacanze serene. Con la raccomandazione per tutti e senza eccezioni di avere sempre comportamenti corretti alla guida come ricordiamo nella nostra campagna di comunicazione con il nostro spot: ‘Quando sei alla guida tutto può aspettare’”.
L’intensificazione della circolazione potrà riguardare i principali itinerari turistici: la A2 “Autostrada del Mediterraneo” che attraversa Campania, Basilicata e Calabria; le statali 106 Jonica e 18 Tirrena Inferiore in Calabria; le autostrade A19 Palermo-Catania e A29 Palermo-Mazara del Vallo in Sicilia; la strada statale 131 Carlo Felice in Sardegna; la strada statale 148 Pontina nel Lazio, arteria particolarmente trafficata che insieme alla SS7 “Appia” assicura i collegamenti tra Roma e le località turistiche del basso Lazio; l’Itinerario E45 (SS675 e SS3 bis) che interessa Umbria, Toscana, Emilia Romagna e collega il nord est con il centro Italia; le direttrici SS1 Aurelia (Lazio, Toscana e Liguria), SS16 Adriatica (Puglia, Molise, Abruzzo, Emilia-Romagna e Veneto).
Al nord i Raccordi Autostradali RA13 ed RA14 in Friuli-Venezia Giulia verso i valichi di confine, la SS36 del Lago di Como e dello Spluga in Lombardia, la SS45 di Val Trebbia in Liguria, la SS26 della Valle D’Aosta e la SS309 Romea tra Emilia-Romagna e Veneto e la SS 51 di Alemagna in Veneto.
Carburanti, benzina al massimo del 2026: ecco la stangata estiva
Per chi si mette in viaggio è importante, più che mai nei giorni di esodo, seguire una serie di accortezze:
1) Dotarsi di generi di prima necessità e di una scorta d’acqua per evitare disidratazione durante il viaggio soprattutto nei giorni in cui è previsto grande caldo:
2) Controllare il veicolo, in particolare pressione degli pneumatici, efficienza delle luci, livelli di olio e acqua;
3) Consultare il meteo e il calendario dei giorni critici, quando i tempi di percorrenza potranno essere maggiori della norma, valutando eventuali percorsi alternativi Non assumere sostanze alcoliche o droghe prima o durante la guida;
4) Tutti i passeggeri e il guidatore, senza eccezioni, devono indossare la cintura e assicurare i bambini nei seggiolini o negli adattatori (fino a 1,50 metri di altezza);
5) Rispettare i limiti di velocità e tenersi sempre sulla corsia libera a destra mantenendo la distanza di sicurezza;
6) In caso di stanchezza o sensazione di sonno fermarsi subito, in sicurezza nelle aree di servizio, per riposarsi e recuperare le energie;
7) Non distrarsi mai alla guida - Sono tre i tipi di distrazione da evitare quando si conduce un veicolo: distrazione visiva, non guardare la strada; distrazione cognitiva, non porre attenzione alla guida; distrazione manuale, avere le mani impegnate sul volante.

(Adnkronos) - "Chiedo al Governo di introdurre una legge nazionale fondata su una regola semplice: sotto i 15 anni nessun accesso ai social network; dai 15 anni apertura del primo profilo soltanto dopo il conseguimento di un Patentino digitale obbligatorio, rilasciato al termine di un percorso nazionale certificato". Lancia la sua proposta Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell'Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, Gap e cyberbullismo (Di.Te.), dopo l'approvazione definitiva in Francia della legge che vieta l'accesso ai social agli under 15 con nuovi obblighi imposti alle piattaforme, e prevede inoltre misure sull'utilizzo degli smartphone nelle scuole superiori, con entrata in vigore a partire dall'anno scolastico 2026-2027. Mentre anche in Italia si riapre il dibattito sull'efficacia dei divieti e sulla necessità di proteggere bambini e adolescenti negli ambienti digitali, l'esperto di tecno-dipendenze spiega che "il divieto rappresenta un primo passo importante, ma non può essere considerato sufficiente".
"La decisione francese - commenta Lavenia - interrompe finalmente una finzione: quella secondo cui bambini, adolescenti e multinazionali della tecnologia possano confrontarsi ad armi pari. Le piattaforme non sono semplici contenitori di informazioni. Selezionano ciò che vediamo, misurano le nostre reazioni, anticipano i nostri desideri e costruiscono percorsi personalizzati per trattenerci il più a lungo possibile. Il loro obiettivo economico non è farci stare bene, ma farci restare", avverte lo psicologo. "Chiedere a un ragazzo di 11, 12 o 13 anni di governare da solo questi meccanismi - riflette - significa attribuirgli capacità di autocontrollo e regolazione emotiva che sono ancora in costruzione. Riconoscerlo non significa considerare gli adolescenti incapaci, ma prendere sul serio una fase della vita nella quale il bisogno di appartenenza, il giudizio dei coetanei, la ricompensa immediata e la ricerca di approvazione hanno un peso particolarmente forte". Giusto quindi imporre una regola, che "non diventa inutile soltanto perché può essere violata - precisa Lavenia - Anche i limiti di velocità vengono superati e i minorenni riescono talvolta ad acquistare alcolici", però "nessuno propone per questo di cancellare quelle norme. Una legge non elimina ogni rischio - ricorda - ma stabilisce una soglia, attribuisce responsabilità e indica ciò che una comunità considera accettabile".
Ciò premesso, Lavenia richiama l'esperienza dell'Australia, dove dal dicembre 2025 le piattaforme devono impedire agli under 16 di possedere un account. Ci dice che la verifica dell'età, se applicata debolmente, può essere aggirata: il garante australiano ha comunicato la limitazione di circa 4,7 milioni di account, e una prima ricerca su 408 adolescenti ha rilevato che oltre l'85% degli under 16 coinvolti continuava a utilizzare almeno una delle piattaforme interessate. Dati iniziali, che non consentono ancora valutazioni definitive, ma già mostrano la distanza che può esistere tra una norma e la sua applicazione concreta. "L'Australia non dimostra che il divieto sia inutile - puntualizza lo psicologo - Dimostra che scrivere un'età nella legge non basta. Un ragazzo può dichiarare una data di nascita falsa, utilizzare un account o il documento di un adulto e, quando il controllo dipende dalla localizzazione geografica, ricorrere anche a strumenti come le Vpn. Una Vpn può nascondere il luogo dal quale ci si collega, ma non dovrebbe poter generare una credenziale personale valida". Da qui la proposta di Lavenia al Governo italiano: sotto i 15 anni nessun profilo social, dopo i 15 anni Patentino digitale obbligatorio.
Il percorso nazionale certificato suggerito dallo psicologo per ottenere il Patentino digitale "dovrebbe essere realizzato nelle scuole e coinvolgere anche le famiglie, affrontando il funzionamento degli algoritmi, la protezione dei dati personali, il cyberbullismo, la manipolazione dei contenuti, l'intelligenza artificiale, la gestione del tempo online, il riconoscimento delle relazioni pericolose e i segnali di un utilizzo problematico". Il senso è chiaro: "La verifica dell'età risponde soltanto alla domanda: 'Quanti anni hai?'. Il Patentino digitale aggiunge una domanda decisiva: 'Sei stato preparato a entrare in questo ambiente?'. Non basta raggiungere un'età anagrafica", è convinto Lavenia. "Prima di accedere alle piattaforme devono essere acquisite alcune competenze minime, esattamente come avviene in altri contesti nei quali la libertà comporta rischi e responsabilità". Il certificato dovrebbe essere "personale, non cedibile e verificabile dalle piattaforme attraverso una credenziale digitale sicura, senza comunicare informazioni scolastiche o altri dati sensibili del minore". Chiarisce l'esperto: "La piattaforma non avrebbe bisogno di conoscere il percorso personale del ragazzo. Dovrebbe ricevere soltanto la conferma che l'età richiesta è stata raggiunta e che la formazione è stata completata. Un sistema progettato nel rispetto della privacy potrebbe restituire un semplice esito di idoneità, impedendo che lo stesso certificato venga utilizzato per aprire profili intestati a persone diverse".
Secondo Lavenia, il Patentino non renderebbe il sistema impossibile da aggirare, ma lo renderebbe più credibile rispetto a una semplice casella nella quale dichiarare la propria data di nascita. "Nessuna protezione è inviolabile - rimarca - Il punto non è promettere un sistema perfetto, ma innalzare concretamente la soglia di accesso. Oggi bastano pochi secondi per dichiararsi maggiorenni. Con il Patentino servirebbero invece un'identità verificata, un percorso completato e una credenziale personale. La differenza è tra una porta lasciata aperta e una porta dotata di controlli reali". Dal canto loro, le piattaforme dovrebbero essere obbligate a verificare sia l'età sia il possesso della certificazione, con sanzioni proporzionate al fatturato in caso di controlli insufficienti o violazioni sistematiche. "Non è accettabile che la responsabilità continui a ricadere soltanto sulle famiglie - dice lo psicologo - Quando un ragazzo dorme poco, trascorre ore online o non riesce più a separarsi dallo smartphone, ci chiediamo immediatamente dove abbiano sbagliato i genitori. Ma nessuna famiglia può competere da sola con aziende che investono risorse enormi per analizzare ogni clic, ogni esitazione e ogni secondo di attenzione. Regole ed educazione non sono alternative. Un bambino non impara ad attraversare la strada soltanto perché gli spieghiamo che le automobili sono pericolose. All'inizio gli teniamo la mano, gli imponiamo di fermarsi, gli insegniamo a guardare e solo progressivamente gli concediamo autonomia. La regola precede la libertà non per negarla, ma per renderla possibile".
In conclusione, "il Governo italiano non si limiti a osservare Francia e Australia - è l'invito di Lavenia - Costruisca un modello più completo, nel quale al limite anagrafico si aggiungano formazione, responsabilità delle piattaforme e sostegno alle famiglie. Non basta verificare l'età: prima dei social bisogna certificare le competenze. Un divieto non insegna da solo a vivere, ma può concedere tempo perché il cervello maturi, l'identità si consolidi e un ragazzo impari a distinguere un desiderio autentico da un impulso alimentato dall'algoritmo. Il vero diritto da tutelare non è quello di aprire un profilo il prima possibile, ma quello di crescere prima che siano le piattaforme a suggerire continuamente chi si dovrebbe diventare".

(Adnkronos) - Jürgen Klopp è stato ufficialmente nominato commissario tecnico della nazionale tedesca, succedendo a Julian Nagelsmann, con un contratto fino ai Mondiali del 2030 (Spagna, Portogallo, Marocco), come annunciato da Bernd Neuendorf, presidente della Federazione calcistica tedesca (Dfb). "Siamo lieti di presentare Jürgen Klopp come nostro nuovo allenatore", ha dichiarato in conferenza stampa. "Questo rappresenta il culmine ideale della mia carriera, della mia vita, della mia vita professionale. Dedicherò tutte le mie energie a questo incarico", ha sottolineato il nuovo allenatore della Mannschaft. Klopp ha anche avvertito che, qualora la stampa dovesse scatenare una valanga di critiche nei suoi confronti in futuro, si dimetterebbe: "Se domani direte: 'È un incapace', me ne andrò".
Quattro giorni dopo l'umiliante eliminazione della Germania ai sedicesimi di finale dei Mondiali per mano del Paraguay, il commissario tecnico della nazionale tedesca, Julian Nagelsmann, si è dimesso. Neuendorf si è recato a New York con uno dei suoi vicepresidenti, Hans-Joachim Watzke, per i primi colloqui con Klopp, che hanno portato a un accordo di massima. Tuttavia, Klopp era sotto contratto con la Red Bull dall'inizio del 2025 alla fine del 2029 come responsabile globale del settore calcio del gruppo Red Bull, l'azienda austriaca di energy drink che possiede, tra gli altri, l'RB Lipsia e il Salisburgo, e detiene una quota del Paris FC. Il via libera è arrivato infine dall'amministratore delegato della Red Bull, Oliver Mintzlaff, che ha incontrato i vertici della Federazione calcistica tedesca (Dfb).
Klopp è stato svincolato a titolo gratuito, in cambio di una semplice donazione di un milione di euro alla fondazione Wings for Life della Red Bull, dedicata alla ricerca sulle lesioni del midollo spinale, come confermato da Bernd Neuendorf che ha poi aggiunto che Klopp "abbandonerà completamente il suo incarico (alla Red Bull) per concentrarsi interamente sul suo lavoro presso la Federazione".
A 59 anni, Jürgen Klopp si trova ad affrontare la sfida più grande della sua carriera da allenatore, finora costellata di numerosi successi con il Borussia Dortmund (campione di Germania nel 2011 e nel 2012) e il Liverpool (vincitore della Champions League nel 2019, campione della Premier League nel 2020). La Germania, quattro volte campione del mondo (1954, 1974, 1990, 2014), ha subito tre delusioni consecutive ai Mondiali, con due eliminazioni nella fase a gironi nel 2018 e nel 2022 e un'eliminazione ai sedicesimi di finale quest'anno. Dalla sconfitta in semifinale contro la Francia agli Europei del 2016, la Germania non ha più raggiunto le semifinali di un torneo importante, un digiuno senza precedenti che dura da un decennio per una nazione che ha anche vinto il Campionato Europeo per tre volte (1972, 1980, 1996).

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(Adnkronos) - Ventisettesimo giorno di ricerche nel lago di Vico, nel Viterbese, di Luigi Cavallari. Da quasi un mese il marito della ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, resta disperso nelle stesse acque in cui il 27 giugno scorso aveva cercato refrigerio durante una gita in barca con la moglie.
Fu la stessa ministra a lanciare l’allarme, ma da quel momento le operazioni ininterrotte non hanno, però, fornito alcun elemento utile alla sua localizzazione. Nella nuova giornata di ricerche sono impegnati i nuclei sommozzatori provenienti da Ravenna, Cagliari e Reggio Calabria, oltre ai soccorritori acquatici con le moto d’acqua e gli esperti topografi, incaricati di mappare le zone già perlustrate e organizzare le operazioni, coordinate dall'Unità di comando locale. A perlustrare l'area, particolarmente vasta, sono tornati oggi anche i droni del Comando provinciale di Roma.
Da quattro settimane le squadre specializzate dei vigili del fuoco di tutta Italia si alternano nella perlustrazione dei fondali con l'aiuto di strumenti tecnologici di ultima generazione, come sonar e robot. Apparecchiature indispensabili a causa della scarsissima visibilità dello specchio d'acqua già a pochi metri di profondità. I fondali limacciosi con depositi di alghe, infatti, tendono a nascondere quello che si deposita, rendendo le operazioni particolarmente complesse. Ogni 'anomalia' sul fondo del lago viene rilevata e verificata. Un lavoro meticoloso che, però, sinora non ha dato esito.

(Adnkronos) - "Ci avete lasciato in mutande". Tra indumenti intimi simbolicamente stesi all'aria e striscioni a tema, è questo lo slogan del presidio nazionale in corso a Roma davanti al ministero della Salute, promosso da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp "per dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità privata e delle Rsa che attendono da troppo tempo il rinnovo dei contratti collettivi nazionali". Dichiarano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi: "Dopo anni di rinvii, incontri interlocutori e dichiarazioni di principio, ci aspettiamo finalmente un segnale di discontinuità. Non bastano più gli impegni: servono decisioni concrete",
"Rispettivamente da 8 e 14 anni, 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti continuano a garantire un servizio pubblico essenziale senza un contratto rinnovato", ricordano i sindacalisti. "Chiediamo che Governo e Conferenza delle Regioni assumano finalmente un ruolo decisivo, introducendo regole certe sugli accreditamenti: chi eroga servizi pubblici con risorse pubbliche deve essere obbligato a rinnovare i contratti collettivi nazionali. È l'unico modo per impedire che il dumping contrattuale continui ad essere finanziato con soldi pubblici", è l'appello dei sindacato. "Non può esserci una sanità privata che continua a crescere sulle spalle di chi lavora", ribadiscono le sigle. "I dati diffusi dall'Area Studi Mediobanca - ribadiscono - parlano di un settore che nel 2024 ha raggiunto 13,4 miliardi di euro di ricavi, con una crescita del +22% rispetto al 2019. È evidente che le risorse e lo sviluppo del comparto devono tradursi anche nel rinnovo dei contratti, nella crescita dei salari e nella valorizzazione delle professionalità che ogni giorno garantiscono l’assistenza ai cittadini. In considerazione di questo, è davvero inaccettabile che il Parlamento abbia escluso le lavoratrici e i lavoratori del socio-sanitario dall'indennità di vacanza contrattuale. Una scelta che rischia di alimentare ulteriormente i ritardi nei rinnovi e di penalizzare chi opera in un settore fondamentale del servizio sanitario".
"Il presidio rappresenta un nuovo passaggio di una mobilitazione che non si fermerà", avvertono Bozzanca, Chierchia e Longobardi: "Continueremo a sostenere questa vertenza fino a quando non arriveranno il rinnovo dei contratti, salari dignitosi e regole chiare sugli accreditamenti. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle Rsa non possono più aspettare".

(Adnkronos) - E' appena iniziata al Sant'Orsola di Bologna l'autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica durante un intervento della polizia in zona Pilastro. Quattro i consulenti nominati dalla procura: il medico legale Valentina Bugelli, direttrice dell'Istituto di Medicina legale di Parma, Cristina Basso, docente di Anatomia patologica dell'Università di Padova e direttrice dell'Unità operativa complessa di Patologia cardiovascolare dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria della città, Manuela Bonizzoli, specialista in Anestesia e Rianimazione e in Cardiologia e direttrice di cure intensive del "Careggi" di Firenze, e il tossicologo Luca Morini dell'Università di Pavia.
Come ha spiegato l'avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due agenti, l'autopsia, con termini di 90 giorni assegnati dalla Procura, dovrà chiarire "le cause della morte e tutto quello che ci è ruotato attorno, sull'intervento dei poliziotti e dei sanitari. E anche sulle condizioni di quest'uomo prima che tutto ciò accadesse".

(Adnkronos) - La povertà, con quasi un quarto delle risposte (23,3%), è la ragione per la quale si è lasciato il paese d’origine. Seguono la mancanza di lavoro (18,5%), la speranza di trovare condizioni di vita migliori (14,8%), il ricongiungimento famigliare (10,3%), la mancanza di libertà nel paese d’origine (9,4%), la guerra o i gravi disordini (8,9%), il fatto di essere stato vittima di persecuzioni (5,7%), i problemi ambientali/climatici (afa, siccità, inondazioni, ecc.) (5,2%) o, più raramente, l’essere stato vittima di discriminazioni (religiose, di genere, ecc.) (2%). E' il dato che emerge da una indagine dell'Eurispes sulla condizione degli immigrati in Italia.
Il nostro Paese viene scelto dagli immigrati come destinazione perché ci vive la loro famiglia (20,5%) o amici/conoscenti (18,4%). Diffusa l’idea che in Italia c’è benessere economico (15,5%) e che il nostro sia un paese accogliente con gli stranieri (10,6%). Per alcuni era impossibile recarsi altrove (Convenzione di Dublino) (10%), ed un 9,8% ritiene che in Italia ci sia la possibilità di trovare lavoro, mentre per l’8,8% è stata determinante.
Oltre un terzo degli immigrati sono arrivati in Italia tramite permesso/carta di soggiorno (36,3%), un quinto tramite sbarco/ingresso clandestino (20,7%) ed un altro quinto tramite richiesta di asilo (19,4%). Oltre a questi canali più diffusi, l’8,6% riferisce di essere giunto tramite ricongiungimento famigliare, il 3,1% con permesso di soggiorno turistico, il 2,7% con permesso per motivi di studio; il 9,2% indica altre modalità.
Sono più numerosi tra gli uomini che tra le donne coloro che ammettono di essere arrivati nel nostro Paese con sbarco o ingresso clandestino (23,8% contro 15,3%) e con permesso/carta di soggiorno (38,9% contro 31,7%). Le immigrate riferiscono, invece, con frequenza maggiore di essere arrivate tramite ricongiungimento famigliare (16,9% contro 3,9%).
L’arrivo clandestino viene citato in percentuale superiore alla media da chi arriva dall’Egitto (52,9%), Bangladesh (38,5%), Marocco (26,7%), Pakistan (26,3%), Nigeria (25%). Gli ingressi per ricongiungimento familiare risultano più frequenti tra chi proviene da Ecuador (25%), Filippine (20%), Albania (16,7%), Ucraina (14,3%); le richieste di asilo, invece, tra gli originari di Nigeria (50%), Marocco (40,0%), Senegal (33,3%).
Gli stranieri privi di permesso di soggiorno rappresentano il 15,5%. Tra questi è più elevata la percentuale di chi è arrivato da 3-5 anni (il 30,9% contro il 27,3% dei regolari), da meno di un anno (16% contro 8% dei regolari) e da 1-2 anni (23,5% contro 18,6%); il contrario si riscontra per i residenti da più di 6 anni (vive in Italia da più di 10 anni il 20,9% dei possessori di permesso di soggiorno, a fronte dell’11,1% di chi ne è privo). "La regolarità, prevedibilmente, rappresenta un elemento di stabilità sul territorio", si legge.
Quanto alla permanenza in Italia, il 27,8% degli immigrati interpellati da Eurispes vive in Italia da 3-5 anni, il 24,2% da 6-10 anni, il 19,4% da 1-2 anni ed un altro 19,4% da più di 10 anni, il 9,2% da meno di un anno. La maggioranza degli immigrati racconta dunque una permanenza nel nostro Paese di media durata, tra i 3 e i 10 anni, un quinto, invece, una permanenza ormai lunga, superiore al decennio. Sono, d’altra parte, numerosi gli immigrati di recente arrivo (il 28,6% da meno di 2 anni), a conferma della notevole mobilità dei flussi migratori.
Il 78,1% degli immigrati ha un lavoro in Italia, il 13,2% non lo ha ma lo sta cercando, l'8,6% non lo sta cercando. Secondo i dati della ricerca, gli uomini che lavorano sono più numerosi rispetto alle donne: 83,1% vs 69,3%. Tra chi ha un permesso di soggiorno la percentuale di chi lavora è più elevata rispetto a chi ne è privo (80,7% vs 64,2%). Mentre il 22,2% di chi non ha il permesso di soggiorno sta cercando una occupazione, il 13,6% non la cerca. Il 93,4% degli immigrati occupati afferma di svolgere un solo lavoro, il 6,6% dichiara di svolgerne più di uno. È possibile, inoltre, che tale valore sia sottostimato, poiché spesso si tratta di lavoro nero e sommerso.
La condizione lavorativa dei residenti stranieri in Italia mostra una quota prevalente di rapporti di lavoro stabili (62,4%), mentre il 32,4% dichiara un impiego periodico o stagionale e il 5,2% un'occupazione saltuaria o occasionale. Questa evidenza suggerisce come, per la maggioranza degli stranieri occupati, l'inserimento nel mercato del lavoro italiano abbia assunto una configurazione tendenzialmente continuativa, sebbene una quota non trascurabile, pari a oltre un terzo del campione, si trovi in una condizione di precarietà temporale legata alla natura stagionale o periodica dell’attività svolta. La somma delle due categorie non stabili raggiunge infatti il 37,6%, a indicare come oltre un terzo dei lavoratori stranieri operi al di fuori di un orizzonte occupazionale pienamente consolidato. La quota di occupazione stabile che cresce in modo pressoché lineare al crescere del livello di istruzione. Tra chi non possiede alcun titolo o ha la sola licenza elementare, la quota di lavoro stabile si ferma al 32,3%, mentre sale al 54,9% tra i diplomati di licenza media, al 73,6% tra i diplomati di maturità, fino a raggiungere il 93,5% tra i laureati. Lo scarto tra gli estremi della distribuzione supera dunque i 60 punti percentuali.
La distribuzione delle professioni svolte prevalentemente in Italia dai residenti stranieri evidenzia una concentrazione significativa in alcune categorie occupazionali: operai (20,4%) e lavoratori agricoli (12,8%). Su livelli intermedi si collocano alcune professioni legate ai servizi alla persona e alla ristorazione: badante e domestico/addetto alle pulizie raggiungono entrambi il 6,9%, valore identico a quello degli impiegati privati, mentre cameriere/aiuto in cucina si attesta al 5,9%, scaricatore/facchino e rider/fattorino al 5,4% ciascuno, e cuoco/pizzaiolo al 5,2%. Si tratta di un insieme di occupazioni che, pur diversificate per natura, condividono caratteristiche di bassa qualificazione e ridotta stabilità contrattuale. Le professioni a maggiore qualificazione restano marginali nella distribuzione complessiva: il libero professionista raccoglie il 4,2%, l’imprenditore il 2,2% e l’impiegato pubblico appena lo 0,7%, quest'ultimo tra i valori più contenuti dell’intera distribuzione. Anche le attività commerciali, sia in forma di esercizio fisso che ambulante, si mantengono su quote ridotte, rispettivamente al 3,7% e all'1%.
Riguardo al giudizio sull’atteggiamento degli italiani nei confronti degli stranieri, prevale la percezione di indifferenza (22,3%), insieme alla sensazione di atteggiamento amichevole, avvertito da uno straniero su cinque (20,3%). Seguono comportamenti di comprensione/solidarietà (14,6%), ostilità (14,2%) e diffidenza (13,1%). Un immigrato su dieci percepisce atteggiamenti razzisti (10%), l’egoismo si ferma al 2,9% e l’atteggiamento compassionevole/pietoso al 2,1%. Guardando all’insieme delle valutazioni positive e di quelle negative e considerando tra queste anche l’indifferenza, queste ultime superano le prime (62,5% contro 37%). Il Nord-Ovest è l’unica area geografica in cui domina la percezione di ostilità (22%) e, insieme al Centro è l’area che ottiene nel complesso meno risposte positive.
Sono soprattutto gli uomini ad affermare di essere stati testimoni di episodi di razzismo: il 66% contro il 43,4% delle donne. Ancora una volta è il Nord-Ovest a raccogliere il maggior numero di indicazioni in questo senso (64,9%), anche se il fenomeno appare diffuso in tutte le regioni. Le esperienze personali rappresentano una ulteriore conferma del fenomeno: la maggioranza degli immigrati è stata vittima in prima persona di episodi di razzismo almeno una volta (53,2%). Nel dettaglio il 24% qualche volta, il 19,8% una sola volta e il 9,4% molte volte. Nel dettaglio i comportamenti razzisti subìti sono: la scortesia (55,7%); seguono con distacco la derisione (38,8%), gli insulti a sfondo razzista (35,3%) e l’esclusione (31,5%), mentre è stato vittima di aggressione fisica il 14% del campione.
Il 24,3% degli immigrati ha ricevuto almeno una proposta di lavoro illegale (escluso il lavoro nero) nel corso della propria esperienza in Italia. Secondo i dati della ricerca, le modalità attraverso cui i residenti stranieri hanno trovato il proprio lavoro attuale evidenziano un ruolo nettamente prevalente delle reti relazionali informali: il 47,7% ha trovato lavoro soprattutto tramite parenti o amici, il 29% tramite un proprio connazionale. Sommando queste due modalità, oltre tre quarti degli intervistati hanno individuato il proprio lavoro attraverso canali relazionali di natura personale o comunitaria, configurando un meccanismo di accesso al mercato del lavoro fortemente mediato da legami sociali piuttosto che da canali istituzionali.
La distribuzione delle tipologie contrattuali tra i lavoratori stranieri in Italia evidenzia la prevalenza di contratti a tempo indeterminato, indicata dal 37,5% degli immigrati, seguita dal 30,8% che dichiara un contratto a tempo determinato. Sommando le due tipologie di contratto stabile e a termine, il 68,3% degli intervistati dispone di una forma contrattuale riconosciuta, mentre forme più precarie come l’apprendistato e il contratto atipico raccolgono incidenze marginali, rispettivamente l’1,5% e il 3,7%. Un dato di particolare rilievo riguarda la quota di chi dichiara di non avere alcun contratto, pari al 23,8%, a cui si aggiunge lo 0,7% in attesa di regolarizzazione. Quasi un quarto dei lavoratori stranieri si trova dunque in una condizione priva di tutela contrattuale formale, un dato che segnala la persistenza di un’area significativa di lavoro irregolare o non formalizzato all’interno della popolazione straniera occupata in Italia. Questa dimensione contrattuale si riflette anche nella valutazione che gli intervistati danno del proprio guadagno mensile. La valutazione del guadagno mensile da parte dei lavoratori stranieri restituisce un giudizio prevalentemente positivo, con oltre la metà degli intervistati, pari al 52,1%, che ritengono il proprio stipendio sufficiente. Una quota significativa, pari al 30,5%, lo giudica invece scarso, mentre le posizioni estreme raccolgono incidenze più contenute: il 12% si dichiara soddisfatto e il 5,4% lo ritiene assolutamente insufficiente.
Il giudizio sul comportamento del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori stranieri risulta prevalentemente positivo, con la maggioranza degli immigrati, pari al 54,1%, che lo definisce corretto. Una quota più contenuta, pari all’8,8%, attribuisce al proprio datore di lavoro un atteggiamento di sostegno, descrivendolo come una figura che cerca di aiutare. Sul fronte delle valutazioni negative, il 19,7% giudica il comportamento del proprio datore di lavoro non corretto, mentre il 6,4% dichiara di subire maltrattamenti, un dato che, pur restando contenuto in termini percentuali, segnala la presenza di forme di abuso che coinvolgono una quota non trascurabile di lavoratori stranieri.
Le donne straniere occupate in Italia esprimono un giudizio sensibilmente più positivo sul comportamento del proprio datore di lavoro rispetto agli uomini. Il 67,9% delle lavoratrici definisce corretto l'atteggiamento del datore di lavoro, contro il 47,5% degli uomini, con uno scarto superiore ai 20 punti percentuali. Sul fronte opposto, quasi un quarto degli uomini (23,9%) giudica non corretto il comportamento del datore di lavoro, a fronte del 10,7% delle donne. Tra i lavoratori uomini risultano inoltre più frequenti le segnalazioni di maltrattamenti (7,6% contro 3,8%) e la condizione di assenza di un datore di lavoro (14,1% contro 4,6%). Le donne, invece, indicano più spesso un datore di lavoro disponibile ad aiutarle (13% contro 6,9%). Secondo Eurispes, il dato va letto anche alla luce della forte presenza femminile in settori come il lavoro domestico e l'assistenza alla persona, caratterizzati da dinamiche relazionali e contrattuali specifiche.
L'indagine mette inoltre in evidenza il peso della regolarità del soggiorno nelle condizioni lavorative: tra chi possiede un permesso di soggiorno, il 55,2% valuta corretto il comportamento del proprio datore di lavoro, quota che scende al 46,2% tra gli irregolari. Ancora più marcata la differenza sul fronte dei maltrattamenti: il 15,4% di chi è privo di permesso dichiara di subirne, contro il 5,1% di chi è in regola. Per Eurispes, la mancanza del permesso di soggiorno rappresenta dunque un importante fattore di vulnerabilità ed esposizione a forme di abuso sul lavoro.
Il rapporto segnala infine uno scarso ricorso agli strumenti di tutela. L'80,8% degli immigrati afferma di non essersi mai rivolto a sindacati, patronati o altre agenzie di supporto. Tra le motivazioni principali, il 39,2% sostiene di non averne avuto bisogno, mentre il 24% ritiene che queste strutture non possano essere utili. Un ulteriore 21,3% dichiara di non sapere a chi rivolgersi, evidenziando un deficit informativo. La mancanza di fiducia nelle istituzioni di tutela riguarda il 12,2% degli intervistati, mentre barriere linguistiche e condizione di irregolarità incidono in misura marginale, rispettivamente con l'1,8% e lo 0,3% delle risposte.
Un terzo dei migranti presenti in Italia ha organizzato il suo viaggio di arrivo nel Belpaese da solo; in quasi tre casi su dieci, invece, tramite intermediari a pagamento. Secondo i dati, il 33,4% dei migranti intervistati ha organizzato da solo la propria emigrazione, più di uno su 5 si è affidato ad intermediari del suo paese dietro pagamento (21,3%) e quasi un altro quinto lo ha fatto tramite parenti/amici che già vivevano in Italia (19,2%).
Altri sono emigrati tramite il decreto flussi (15%) e, più raramente, attraverso intermediari italiani dietro pagamento (6,5%) o attraverso istituzioni religiose (2,9%). D’altronde, le modalità attraverso le quali gli stranieri giungono nei Paesi europei possono essere non del tutto trasparenti e regolari, elemento che induce una parte di loro a non indicare con precisione i canali utilizzati.
Considerando i Paesi d'origine, si registrano percentuali superiori alla media di migranti che affermano di aver organizzato da soli la propria emigrazione tra chi viene dall'Ucraina (57,1%), dall'Albania (44,4%), dalla Nigeria (41,7%), dall'Egitto (41,1%), dalla Moldavia (40%). Da segnalare anche l’elevata percentuale di stranieri provenienti dalla Cina (54,2%) e dalle Filippine (40%) giunti nel nostro Paese tramite parenti/amici che già vivevano qui; al contrario, il valore risulta decisamente basso tra i soggetti ucraini, peruviani, senegalesi, albanesi, marocchini. I residenti di origine straniera che dichiarano con maggior frequenza di essere emigrati attraverso intermediari del proprio Paese dietro pagamento sono quelli provenienti da Perù (100%), Marocco (46,6%), Egitto (35,3%), Senegal (33,3%), India (33,3%).
La maggioranza degli immigrati dichiara di voler restare in Italia per sempre (52%) e quasi un terzo intende restare almeno per diversi anni (30,9%). Solo uno su 10 pensa di lasciare l'Italia: il 5,6% per spostarsi in un altro Paese e un 4,8% per tornare nel proprio Paese d'origine. A questi si aggiunge un 6,7% che non sa che cosa farà.
Nel complesso, evidenzia il rapporto Eurispes, la larghissima maggioranza dei migranti (82,9%) ha intenzione di rimanere a vivere in Italia ancora a lungo o per sempre. Il nostro Paese è dunque visto soprattutto come un luogo stabile di approdo, molto più che di passaggio.
Tra chi ha intenzione di emigrare in un altro Paese, la destinazione più citata è la Germania (48,3%). Seguono il Regno Unito (13,8%) e la Francia (13,8%), gli Stati Uniti (10,3%), la Spagna (6,9%) e, infine, Svezia e Canada (entrambe 3,4%).

(Adnkronos) - Infortunio mortale sul lavoro a Roma. La vittima è un operaio di 47 anni rimasto schiacciato sotto una macchina spazzatrice in zona Romanina - Tor Vergata. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l'uomo ieri pomeriggio era al lavoro nel piazzale esterno di una ditta in via Orazio Raimondo, quando per cause da accertare è stato travolto dal mezzo pesante, che si è inclinato su un lato. Quando i soccorritori sono giunti sul posto per il 47enne non c'è stato nulla da fare, l'uomo è stato trovato sotto la macchina spazzatrice, privo di vita.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione Roma Tor Vergata, oltre a personale Spresal, dell'Asl e dell'Ispettorato del lavoro della Procura di Roma. La salma è stata trasferita alla camera mortuaria del Policlinico Tor Vergata, in attesa dell'autopsia disposta dall'autorità giudiziaria. Secondo i primi accertamenti la posizione assicurativa e previdenziale dell'operaio era regolare.

(Adnkronos) - Un ladro incappucciato, sorpreso a rubare in un'abitazione, è stato accoltellato dal padrone di casa. E' successo a Ramacca, nel Catanese. Quando il proprietario ha visto il ladro in casa, lo ha raggiunto ed è nata una violenta colluttazione sfociata nella coltellata al ladro.
L'uomo ferito è scappato ma è poi stato rintracciato a poca distanza dall'abitazione da carabinieri. E' ricoverato in ospedale.

(Adnkronos) - Il calciatore australiano Cristian Volpato, stella dei Socceroos ai Mondiali, giocatore del Sassuolo ed ex Roma, sarebbe risultato positivo alla cocaina dopo essere stato fermato per eccesso di velocità a Sydney venerdì, secondo quanto riportato dalla polizia e da diverse fonti. Un comunicato della polizia del Nuovo Galles del Sud afferma che un uomo di 22 anni, ampiamente identificato dai media locali come Volpato, che gioca in Italia, sarebbe stato fermato due volte per eccesso di velocità durante la notte.
La prima volta è risultato positivo all'etilometro e gli è stata notificata una contravvenzione, prima di essere fermato nuovamente due ore dopo. Questa volta è stato sottoposto a un test antidroga che è risultato positivo alla cocaina, ha affermato la polizia, e un secondo campione è stato inviato per ulteriori analisi. "La sua patente di guida internazionale è stata sospesa per un periodo di sei mesi, revocandogli il diritto di guidare nel Nuovo Galles del Sud", ha dichiarato la polizia.
Volpato, che gioca nel Sassuolo, squadra di Serie A, ha collezionato tre presenze con i Socceroos ai Mondiali dopo aver cambiato nazionalità sportiva, passando dall'Italia all'Australia, poco prima del torneo. Nato e cresciuto a Sydney, si è trasferito all'estero e ha rappresentato l'Italia a vari livelli giovanili.
Tony Basha, allenatore di Sydney che ha allenato Volpato prima del suo trasferimento in Italia e che continua a essere un suo mentore, ha dichiarato al Sydney Morning Herald che il centrocampista offensivo ha negato di aver assunto cocaina o qualsiasi altra sostanza illecita. "Era irremovibile sul fatto di non averne mai fatto uso", ha detto Basha. "Era scioccato. Anch'io sono scioccato perché si tratta di un'accusa molto grave".
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