
La Carta del docente torna nel 2026 con una serie di novità. Dall'importo ai destinatari del voucher fino ai servizi validi. "Aumentano i fondi per i servizi della carta docente e aumenta anche la platea degli utilizzatori. Abbiamo infatti deciso di aggiungere ai 400 milioni che ogni anno sono destinati a finanziare la carta docente altri 270 milioni di euro tratti dai fondi europei. Inoltre abbiamo aggiunto 253.868 utilizzatori e cioè i precari sino a 30 giugno e il personale educativo.", ha detto il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in un video social.
L'importo
L’assegno annuale della Carta del docente si riduce a 390 euro ma ognuno potrà chiedere in più alle scuole l’acquisto di computer o libri o corsi per la propria formazione, grazie al finanziamento di ulteriori 270 milioni di euro a esse assegnate e utilizzabili anche per pagare il personale amministrativo per la gestione delle pratiche.
Ora rientrano anche i docenti precari
Quest'anno la Carta del Docente si allarga anche a 200mila precari con contratto al 30 giugno. "La Carta docente era stata concepita male perché si riferiva soltanto al personale di ruolo, ma dal 2021 ci sono state alcune sentenze che hanno condannato lo Stato a pagare e a estendere la Carta docente anche ai docenti precari. Queste sentenze - ha spiegato Valditara - non erano mai state adempiute, noi abbiamo iniziato lo scorso anno e quest'anno abbiamo completato l'adempimento di queste sentenze perché giustamente i precari possano anche loro godere di questo benefit".
Come utilizzare il bonus (nel 2026 valido anche per rimborso trasporti)
"Questi quattro anni sono stati spesi un miliardo 323 milioni di euro che sono stati utilizzati con queste finalità: il 60 e mezzo per cento delle risorse è stato impiegato per l'acquisto di hardware e software, tablet, computer; il 28 per cento per l'acquisto di libri; il 6% per spese di formazione e le altre spese sono pressoché irrilevanti. Abbiamo deciso dunque di potenziare i servizi per la formazione e infatti il docente non soltanto potrà continuare ad utilizzare la Carta docente, - ha proseguito il ministro - ma potrà anche per la formazione, per l'aggiornamento quindi per il corso di lingue e via dicendo, piuttosto che per l'utilizzo di tablet e computer potrà passare dalla sua scuola. Alle scuole infatti saranno destinati quei fondi europei, 270 milioni di euro, che in passato non sempre venivano impiegati com efficienza. Le scuole dunque acquisteranno i tablet, acquisteranno i computer o eventualmente i libri e dopodiché li daranno in comodato ai docenti. Ovviamente per queste attività aggiuntive il personale sarà pagato in più con i fondi europei. Si libereranno dunque risorse importanti sulla carta docente che abbiamo deciso di destinare anche ad altri servizi. Da quest'anno infatti saranno utilizzabili pure per le spese di trasporto, anche per abbonamenti sui mezzi pubblici".
L’obiettivo è quello di finanziare, a partire dal prossimo anno, un vero e proprio welfare utilizzabile per qualsiasi spesa, al netto dei fondi assegnati alle scuole per la formazione di tutto il personale. In questa ottica, il sindacato Anief si dice d'accordo sull'idea di trasformare dal prossimo anno la stessa Carta del docente in una carta servizi che sia utilizzabile anche dal personale Ata a cui garantire il diritto per coprire ulteriori spese per la formazione.
Il sindacato Anief: "Importante 38% risorse in più"
Secondo Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, che ha vinto il ricorso in Corte di giustizia europea per estendere il bonus anche ai supplenti al 30 giugno e che aveva chiesto 100 milioni di euro per non ridurre l'importo, "è importante che il ministro Giuseppe Valditara abbia trovato ulteriori risorse per 270 milioni di euro (38% di risorse in più), assegnate alle scuole proprio per le finalità originarie previste dalla legge (formazione del personale e utilizzo del materiale didattico). Inoltre, l'idea poi di potere garantire a tutto il personale della scuola la spesa di tale bonus come Carta dei servizi, conferma l'attenzione a quel welfare recentemente introdotto con l’assicurazione sanitaria, senza togliere complessivamente la quota che da dieci è stata assegnata annualmente, quota che grazie ai nuovi servizi offerti dalle scuole aumenterà il portfolio in dotazione"
Infine, il sindacato comunica "che rimangono aperte le vertenze legali per assegnare il bonus anche ai docenti supplenti brevi e saltuari alla luce dell'ultima sentenza della Cgue e dei ricorsi già vinti presso i tribunali del lavoro. I ricorsi continuano ad essere attivati anche per tutti i docenti precari che negli anni passati hanno svolto supplenze annuali o al termine delle attività didattiche senza ricevere il bonus".

Il divorzio di Vannacci dalla Lega complica lo scenario di riforma della legge elettorale in un vero e proprio risiko di variabili tutte da definire. "C'è un giocatore in più che si muove in autonomia e che ancora non è chiaro a chi dreni voti: se al Carroccio, o a tutti i partiti della coalizione, o ai partiti fuori dalla coalizione, o al bacino degli astensionisti. Va compresa la consistenza elettorale di Vannacci e il suo posizionamento politico, ma il rischio è che per farlo i tempi si allunghino. E i tempi non sono irrilevanti, soprattutto se si vorranno seguire le indicazioni della Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d'Europa, che indica il termine di un anno prima della fine della legislatura". Ne parla con l'Adnkronos Giovanni Guzzetta, professore di diritto costituzionale all'università di Roma Tor Vergata, che da esperto di legge elettorale aggiunge: "C'è un dilemma tra tempi stretti (legati al principio dell'anno della commissione di Venezia - ndr) ed esigenza di attendere per vedere come si sviluppa il fenomeno".
"Nessuno ha capito bene quale saranno le conseguenze di questa fuoriuscita che è una gatta da pelare sia per le forze di maggioranza che per quelle di opposizione ". Prima di parlare di legge elettorale, "bisogna capire a che bacino attinge Vannacci che potrebbe prendere voti dall'elettorato astensionistico ma anche da elettori dell’opposizione particolarmente sensibili a parole d’ordine radicali. Ormai l’elettorato è molto volatile - rimarca - Si tratta, poi, di vedere che tipo di rapporto sarà intrattenuto dalle forze di maggioranza con questo soggetto politico, se vorranno coinvolgerlo nella creazione di uno schieramento o se preferiranno tenerlo al di fuori. A seconda di questa prima evoluzione ci saranno effetti sulla legge elettorale che, per come si profila, avrà sicuramente una soglia di sbarramento. Ma la collocazione di tale soglie è una scelta fondamentalmente politica. Dipende dalle valutazioni che si faranno su queste forze minori: sono vari i partiti interessati".
Che legge avvantaggerebbe Vannacci? "Parlando in astratto un sistema elettorale proporzionale gli attribuirebbe un vantaggio o svantaggio a seconda di quale sia la soglia di sbarramento e a seconda che sia al di fuori o all'interno della coalizione. Ovviamente questo ragionamento si estenderebbe a tutte le coalizioni", risponde. E il premio di maggioranza? "Astrattamente viene attribuito al singolo partito che ha più voti o alla coalizione su cui si ripartisce proporzionalmente. Ma nel sistema italiano è assai probabile che ne beneficerà una coalizione. Anche lì - precisa l'esperto - le tecnicalità sono infinite, persino come ripartire il premio all’interno della coalizione può essere variamente modulato". "Quindi alla domanda si può rispondere che: se Vannacci sarà in coalizione con il centrodestra verrà avvantaggiato dalla coalizione (e dall’eventuale premio), se fuori dalla coalizione da una soglia di sbarramento che non lo colpisca e magari escluda partiti con meno consenso ".
E alle forze di maggioranza cosa conviene? "Dipende da come valuteranno il rapporto con il movimento dell'ex Generale e la sua affidabilità rispetto alla coalizione - prosegue Guzzetta - Il problema non è solo vincere ma avere una coalizione che resta coesa e questa è una valutazione squisitamente politica oltre che speculare ai problemi delle coalizioni della opposizione". Magari restare con la legge elettorale attuale? "A me sembra superata dalla stessa volontà di farne un'altra - conclude il professore di Tor Vergata - e non direi che la fuoriuscita modifichi sostanzialmente il quadro". Le forze politiche sanno infatti che quella vigente, il Rosatellum, favorisce la coalizione che si presenta più unita alle urne e che, nel caso in cui l’opposizione, questa volta, riesca a presentarsi unita, il rischio è di un sostanziale pareggio tra le due, a detrimento della governabilità del Paese e con la possibilità di ritorno a governi tecnici. (di Roberta Lanzara)

"Sappiamo che il mieloma multiplo è una patologia ematologica oncologica dove abbiamo diversi bisogni insoddisfatti da colmare. Questo ci ha portato a sviluppare il nostro farmaco belantamab, che ha un meccanismo d'azione sicuramente innovativo per andare a colmare questi bisogni insoddisfatti. Siamo al fianco della comunità scientifica e dei pazienti perché in questi percorsi è fondamentale la collaborazione. Vogliamo garantire ai pazienti un tempo e una qualità di vita migliore". Così Elisabetta Campagnoli, direttore medico Oncoematologia di Gsk, all’incontro con la stampa sul tema 'Mieloma multiplo: nuove terapie, aumento della sopravvivenza, cronicizzazione', organizzato dalla stessa azienda oggi a Milano.
L'efficacia di belantamab è confermata dagli studi clinici "Dreamm-7 e Dreamm-8 che hanno dimostrato l’impatto importante in termini di sopravvivenza nei pazienti refrattari, quindi recidivati, dalla prima linea, affetti da mieloma multiplo - spiega Campagnoli - Per questa patologia ci sono diversi trattamenti che possono essere utilizzati, ma è tipico delle malattie ematologiche oncologiche andare a sviluppare una sorta di refrattarietà". Per questo, "una volta finito un trattamento, il paziente molto spesso recidiva e ha bisogno di cambiare il meccanismo d'azione del trattamento – chiarisce – L’innovazione di belantamab sta proprio nel nuovo meccanismo" d'azione.
Infine Campagnoli ribadisce l’impegno di Gsk "che non finisce qui - assicura - perché sono diversi gli studi ancora in corso nell'ambito del mieloma multiplo per trovare sempre di più la possibilità di dare una risposta precoce ai pazienti".

"Il tumore della vescica coinvolge circa 31.000 nuovi pazienti l'anno in Italia e in una piccola quota di questi pazienti la malattia esordisce già come una forma avanzata, ovvero con delle metastasi. Un'altra quota di pazienti che ha una diagnosi in una fase localizzata di malattia evolve purtroppo verso una forma avanzata. Quando ci troviamo di fronte a questi pazienti l'obiettivo delle cure è quello di aumentare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita". Così Roberto Iacovelli, professore associato di Oncologia medica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Fondazione Policlinico Gemelli, Irccs di Roma, all'incontro con la stampa promosso da Msd oggi nella Capitale, dopo che Aifa ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni (carcinomi cervice, endometrio e urotelio) che si aggiungono alle attuali 25.
"Ed è proprio in questo contesto che l'utilizzo dell'immunoterapia pembrolizumab in associazione ad un altro farmaco, l'anticorpo coniugato enfortumab vedotin, è in grado di aumentare le aspettative di vita dei pazienti, di raddoppiare la sopravvivenza, la possibilità di controllare più a lungo la malattia e di ridurre nel 70% dei casi circa la malattia in una maniera in clinicamente significativa, con un 30% dei pazienti che ha una scomparsa della malattia, ovvero delle metastasi. E questo ovviamente si traduce clinicamente in un benessere importante per i pazienti, perché significa togliere la malattia, togliere tutti i sintomi legati alla presenza della malattia". "Ecco - conclude - in questo nuovo contesto, in questo gruppo di pazienti sta cambiando, grazie a questa nuova associazione, il trattamento. E tutti i pazienti in Italia che esordiscono con una malattia di tipo metastatico localmente avanzato devono essere valutati per l'avvio di un trattamento con pembrolizumab in associazione con enfortumab vedotin".
Attese onde alte sino a 5 metri nelle prime ore di venerdì 6...
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In 10 anni l'aspettativa di vita dei pazienti con mieloma multiplo è quasi quadruplicata, passando da circa 2 anni e mezzo a oltre 10. Una conquista notevole, dovuta ai progressi della medicina. Nella maggior parte dei casi le terapie attuali non permettono ancora di ottenere una guarigione definitiva, perché quasi tutti i pazienti finiscono per avere una o più ricadute. In questo contesto gli anticorpi farmaco coniugati (Adc) sono trattamenti innovativi che combinano un anticorpo monoclonale, progettato per riconoscere specificamente una proteina presente sulle cellule malate, con un farmaco citotossico che la elimina. Attualmente, dopo l'approvazione dell'Ema-Agenzia europea dei medicinali, per belantamab mafodotin è in corso la procedura registrativa anche in Italia per l'impiego alla prima recidiva. A fare il punto sui trattamenti che permettono di colpire in modo mirato le cellule tumorali, riducendo i danni di quelle sane e gli effetti collaterali rispetto alle terapie tradizionali, si confrontano oggi a Milano - in occasione di un media tutorial organizzato da Gsk - Silvia Mangiacavalli, ematologa Uoc di Ematologia Irccs Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia; Alessandro Corso, direttore Uoc di Ematologia dell'ospedale di Legnano (Milano), ed Elisabetta Campagnoli, direttore medico Oncoematologia di Gsk.
ll mieloma multiplo - ricorda Gsk in una nota - è un tumore maligno che colpisce le plasmacellule, un tipo di globuli bianchi presenti nel midollo osseo, fondamentali per il nostro sistema immunitario per difendere l'organismo da infezioni causate da batteri e virus. Nel caso del mieloma multiplo le plasmacellule subiscono una trasformazione genetica che le porta a proliferare in modo incontrollato. Questa crescita anomala ostacola la produzione delle altre cellule del midollo osseo, causando problemi come anemia, difficoltà nella coagulazione del sangue, un maggiore rischio di infezioni e danni alle ossa. Inoltre, le plasmacellule tumorali iniziano a produrre grandi quantità di anticorpi anomali, chiamati proteine monoclonali, che non sono funzionali e non aiutano il sistema immunitario.
La patologia è al secondo posto fra le neoplasie ematologiche più frequenti dopo il linfoma non-Hodgkin, ed è responsabile dell'1-2% di tutti i casi di cancro e del 10-15% dei tumori ematologici. La malattia colpisce soprattutto gli anziani, con un'età media alla diagnosi di circa 70 anni (solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni). Il quadro clinico può variare di molto: esistono pazienti del tutto asintomatici, specie nelle fasi iniziali. Sono segni e sintomi distintivi: la proliferazione massiccia delle plasmacellule e, di riflesso, una riduzione dei livelli di immunoglobuline con un aumento del rischio di infezioni. Spesso sono presenti anemia, responsabile di stanchezza, debolezza, difficoltà respiratoria, e, più raramente, una riduzione dei globuli bianchi (leucopenia) o delle piastrine (trombocitopenia), che determina la minor resistenza alle infezioni e la facilità al sanguinamento, anche in seguito a banali tagli. Comune sintomo è il dolore osseo, soprattutto a livello della schiena, dell'anca e del costato con fratture anche spontanee.
Belantamab mafodotin - spiega la nota - è un Adc composto da un anticorpo monoclonale che riconosce una proteina (Bcma) presente sulla superficie delle plasmacellule tumorali. Dopo essersi legato specificamente al Bcma, belantamab entra nella cellula malata e rilascia il suo farmaco citotossico (Mmaf), che impedisce alle cellule tumorali di dividersi e le porta alla morte. Oltre a questo, l'anticorpo è in grado di stimolare il sistema immunitario, attivando meccanismi come la distruzione diretta delle cellule tumorali attraverso le difese naturali e la loro eliminazione da parte di cellule immunitarie specializzate.
Le autorizzazioni regolatorie per il farmaco sono state chieste sulla scorta dei risultati di due studi clinici denominati Dreamm-7 e Dreamm-8. Il primo ha valutato l'efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con bortezomib e desametasone (Vd) rispetto alla combinazione di daratumumab, bortezomib e desametasone (Dvd), standard of care, in pazienti precedentemente trattati con almeno una linea di trattamento. Nel caso specifico belantamab mafodotin ha dimostrato un'efficacia statisticamente significativa, triplicando la Pfs (sopravvivenza libera da progressione di malattia) mediana rispetto a Dvd (36,6 mesi vs 13,4 mesi) e riducendo il rischio di morte del 42%. Dream-8 aveva l'obiettivo di valutare l'efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con pomalidomide e desametasone (Pd) rispetto alla combinazione di pomalidomide, bortezomib e desametasone (Pvd), in pazienti precedentemente trattati con almeno una linea di trattamento a base di lenalidomide. Anche in questo studio la sopravvivenza libera da malattia è aumentata a 32,6 mesi rispetto ai 12,5 mesi osservati nel braccio di controllo. Da non sottovalutare, inoltre, che nel contesto di entrambi gli studi clinici il profilo di sicurezza delle combinazioni Bvd e Bpd è risultato coerente con il profilo di sicurezza noto per i singoli agenti e la qualità di vita dei pazienti (Hrqol) è stata mantenuta durante tutto il trattamento, per entrambi gli studi.
Attualmente Gsk ha deciso di rendere disponibile questa innovazione a tutti i centri che ne faranno richiesta, offrendo il farmaco a un prezzo simbolico per permettere ai pazienti italiani di accedere fin da subito ai benefici evidenziati dagli studi clinici. Belantamab mafodotin - conclude l'azienda - può essere somministrato in regime di Day hospital, senza la necessità di pre-medicazioni o ricoveri, rendendo il trattamento facilmente fruibile anche presso i reparti di ematologia meno strutturati e non esclusivamente nei centri altamente specializzati.

La medicina di precisione ha rimesso il paziente al centro sviluppando ogni trattamento sulle sue caratteristiche specifiche: biologiche, cliniche, genetiche. Una filosofia sposata dall'azienda ospedaliero universitaria Sant'Andrea di Roma e che si traduce in un percorso strutturato - su due livelli - anche per la psichiatria. "Il primo livello prevede un'analisi dettagliata delle interazioni tra i farmaci assunti dal paziente, grazie a un software bioinformatico specializzato. Il secondo livello è pensato per le situazioni più complesse o in caso di farmacoresistenza, dove si analizza il profilo genetico del paziente per capire come il suo organismo metabolizza i farmaci. In questo modo possiamo anticipare reazioni avverse o inefficacia e scegliere con maggiore precisione la terapia più adatta". Lo spiega all'Adnkronos Salute Antonio Del Casale, professore associato di Psichiatria presso il Dipartimento di Psicologia dinamica, clinica e salute, Sapienza università di Roma, e direttore del Servizio di Salute mentale e di precisione dell'Aou Sant'Andrea. Un ambulatorio integrato dedicato alla farmacoterapia personalizzata di disturbi psichici.
"Come psichiatra - racconta Del Casale - seguo casi particolarmente complessi: depressioni resistenti, disturbi ossessivo-compulsivi refrattari, psicosi non rispondenti ai trattamenti tradizionali, oppure pazienti con comorbilità oncologiche o internistiche. In questi scenari il supporto della medicina di precisione è fondamentale: le tecniche di dosaggio ematico dei farmaci e la farmaco-genetica ci aiutano a scegliere terapie più tollerabili, efficaci e compatibili con l'intero quadro clinico della persona. Uno degli obbiettivi per il futuro è quello di integrare le più avanzate tecniche di neuroimaging nella diagnosi psichiatrica".
Lo stesso approccio vale in neurologia, "ad esempio nella gestione delle epilessie resistenti, dove la risposta ai farmaci può variare molto da paziente a paziente e dove la presenza di altre patologie può complicare la terapia. Oppure in ambiti come la cardiologia e le malattie infettive, dove è frequente l'uso di terapie complesse, spesso croniche, che richiedono un controllo attento delle combinazioni farmacologiche per evitare effetti avversi e massimizzare l'efficacia. In definitiva, la medicina di precisione è già una realtà - sottolinea lo specialista - e indica la direzione della medicina contemporanea: tornare a curare la persona nella sua unicità".
Obiettivo 'ridurre effetti collaterali, evitare terapie inefficaci e migliorare l'aderenza alle cure'
Questo percorso, tracciato da Del Casale, nasce dentro l'azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea di Roma con il Centro di riferimento regionale per la medicina di precisione (Crrmp), fondato e diretto da Maurizio Simmaco che da anni guida un laboratorio di biochimica clinica e diagnostica molecolare tra i più avanzati in Italia. Il centro è nato dall'integrazione tra competenze cliniche e tecnologie innovative. Si utilizzano infatti piattaforme bioinformatiche per studiare le terapie farmacologiche, valutare il rischio di interazioni sfavorevoli e suggerire ove necessario terapie alternative più compatibili con le caratteristiche del paziente. In casi specifici, eseguono analisi genetiche e monitoraggi ematici per farmaci a dosaggio critico. Tutto questo teoricamente consente di ridurre effetti collaterali, evitare terapie inefficaci e migliorare l'aderenza del paziente alle cure.
Il centro lavora in sinergia con i reparti ospedalieri e con il territorio. E' aperto sia a pazienti ricoverati sia a pazienti esterni, tramite ambulatori dedicati o anche con servizi di telemedicina. Una parte importante della missione riguarda anche la formazione dei medici e il dialogo con i professionisti della salute sul territorio.

"L'immunoterapia negli ultimi anni ha un po' ridisegnato le strategie di cura di una serie di tumori solidi e oggi celebriamo due indicazioni per l'immunoterapia nei tumori ginecologici. Una è legata al tumore dell'utero, conosciuto anche come tumore dell'endometrio. E' il tumore più frequente, colpisce circa 10.000 donne l'anno. Per anni lo abbiamo considerato un tumore molto facile da curare. In realtà ad oggi è l'unico tumore con incidenza e mortalità in aumento tra tutte le neoplasie ginecologiche. La buona notizia è che non è un unico tumore: sono quattro tumori diversi e circa il 30% delle pazienti con tumore dell'endometrio ha una caratteristica genetica che si chiama 'instabilità dei microsatelliti'. Oggi abbiamo scoperto che, quando combiniamo l'immunoterapia alla chemioterapia nei tumori dell'endometrio avanzati e metastatici che hanno questa caratteristica genetica, l'immunoterapia riduce rispetto alla sola chemioterapia di circa il 70% il rischio di progressione morte di malattia. Questo è un risultato che mai avremmo pensato di vedere". Così Domenica Lorusso, responsabile del programma di Ginecologia oncologica di Humanitas San Pio a Milano, all'incontro con la stampa promosso da Msd oggi a Roma, dopo che Aifa ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni (carcinomi cervice, endometrio e urotelio) che si aggiungono alle attuali 25.
"Il tumore della cervice uterina, invece - prosegue la specialista - colpisce circa 2.600 donne in Italia ed è un tumore legato nel 90% dei casi a un'infezione virale che è l'infezione da Papillomavirus, per il quale oggi abbiamo una prevenzione primaria (vaccini) e una prevenzione secondaria (screening). Purtroppo - sottolinea Lorusso - malgrado questo ancora oggi ogni anno 2.600 donne in Italia si ammalano di tumore della cervice uterina, e proprio perché è causato da un virus e il virus crea infiammazione, abbiamo scoperto che l'immunoterapia è molto efficace in questo tumore e quando la combiniamo alla radiochemioterapia, che da 25 anni è lo standard di cura nei tumori localmente avanzati, l'immunoterapia combinata alla chemio aumenta di un ulteriore 10% la sopravvivenza e riduce nelle forme più avanzate, stadi terzo e quarto, del 45% il rischio di morte".
"Questo è un risultato veramente straordinario - rimarca l'esperta - perché vuol dire curare una quota in più di pazienti e portare l'aspettativa di vita a 3 anni quasi al 90%. Aggiungere l'immunoterapia alla radiochemioterapia vuol dire potenzialmente guarire il 10% in più delle pazienti, mentre al momento della recidiva sicuramente riusciamo a prolungare la sopravvivenza, ma vivere di più con la malattia non è come essere guariti dalla malattia".
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Nikita Perotti ospite oggi a La volta buona è tornato a parlare del suo rapporto con Andrea Delogu, conduttrice televisiva e sua partner di ballo a Ballando con le stelle, dove hanno trionfato insieme.
Recentemente intervistata da Gianluca Gazzoli nel podcast 'Passa dal BSMT', Andrea Delogu ha ammesso che difficilmente gli uomini fanno il primo passo con lei. Nikita Perotti nel salotto di Caterina Balivo ha commentato la dichiarazione della conduttrice: "Se vedi Andrea Delogu per la prima volta ti manca il respiro e perdi l'uso della parola. Io ci sono riuscito solo perché sono un ragazzino e perché ero il suo maestro".
Il legame tra Perotti e Delogu resta dunque un solido rapporto di amicizia, che in passato qualcuno aveva scambiato per flirt. Delogu è attualmente fidanzata con Alessandro Marziali, che Perotti ha conosciuto personalmente: "È simpatico, mi piace al suo fianco", ha detto.
Nel frattempo, Perotti ha accennato a un possibile flirt con Greta, professoressa dell'Eredità: "Ci siamo conosciuti a 'La porta magica', abbiamo avuto modo di parlare. Abbiamo intenzione di fare una coreografia insieme. Ma se fossi fidanzato lo direi senza problemi".

Lindsey Vonn punta Milano Cortina 2026. La sciatrice americana, 41 anni, si è rotta il crociato nell'ultima gara di Coppa del Mondo a Crans-Montana, ma non ha rinunciato ai Giochi invernali. Vonn è determinata a presentarsi in pista e a gareggiare, nonostante il grave infortunio, e a testimoniarlo c'è un video pubblicato sul suo account Instagram.
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Un post condiviso da L I N D S E Y • V O N N (@lindseyvonn)[1]
L'americana è alle prese con un allenamento completo: pesi, squat, salti. Tutto con un tutore al ginocchio, fondamentale per permettere alla gamba di muoversi nonostante l'infortunio: Non mollo. Lavoro più che posso perché accada! Grazie alla mia squadra e a tutti per il vostro incredibile supporto. Continuiamo a crederci", ha scritto a corredo del video Vonn.
"Venerdì scorso a Crans Montana, durante l'ultima gara di Coppa del Mondo, mi sono rotta completamente il legamento crociato anteriore. Ho anche un trauma osseo, un infortunio comune in caso di rottura del legamento crociato anteriore, oltre a un danno al menisco", aveva annunciato Lindsey Vonn[2] all'indomani del grave infortunio. "Non sappiamo se fosse preesistente o dovuto all'incidente. Ho consultato dei medici, sono andata in palestra e oggi sono anche andata a sciare. Il mio ginocchio non è gonfio e, con l'aiuto di una ginocchiera, sono fiduciosa di poter gareggiare domenica", ha spiegato nel corso di una conferenza stampa a Cortina.
"Ovviamente, non è quello che speravo - ha sottolineato -. Ho lavorato duramente per arrivare a questi Giochi in una posizione molto diversa. So quali erano le mie possibilità prima dell'incidente e so che non sono le stesse di oggi, ma so che c'è ancora una possibilità e finché ci sarà una possibilità, ci proverò".

Jessica e Jacques Moretti hanno scritto una lettera ai dipendenti del bar Le Constellation, dove hanno perso la vita 41 persone per un rogo scoppiato a Capodanno, per dir loro che non verranno abbandonati e che sono stati pagati gli stipendi. ''Non vi abbandoneremo. Siamo legati da questo stesso destino e faremo di tutto per sostenervi'', scrivono nella missiva ottenuta da FranceInfo. "A causa delle indagini in corso siamo stati costretti ad astenerci dall'esprimere le nostre più sentite condoglianze subito dopo questa tragedia. Il sospetto di collusione nei nostri confronti ci ha portato a interrompere ogni rapporto, rendendo questa prova ancora più insopportabile", hanno detto i Moretti per giustificarsi dai mancati contatti con i dipendenti prima di ora. Domenica, durante la trasmissione 'Mise au point', un cameriere di Le Constellation, Gaetan, si è lamentato del fatto che i suoi superiori non lo avessero mai contattato.
"Nessuna fuga con la cassa"
Nella lettera, i Moretti hanno anche scritto di essere "in lutto per coloro che non ci sono più, con immenso dolore". Il riferimento è ai tre dipendenti morti nella tragedia di Capodanno, la cameriera Cyane, il bodyguard Stefan e il Dj Mateo. Jessica e Jacques Moretti hanno detto anche do voler smentire alcune voci diffuse dai "media che stanno impazzendo". Tra queste, "una delle più spregevoli è stata quella sulla fuga immediata dalla scena, con la cassa sottobraccio, mentre eravamo lì, di fronte al caos, terrorizzati da quelle scene di guerra durante quella notte di orrore, cercando di portare aiuto, soprattutto ad alcuni di voi", hanno aggiunto.
Il pagamento degli stipendi
Nella parte finale della lettera, i Moretti spiegano che "gli stipendi sono stati pagati il 6 gennaio'', ma ''tutti i nostri conti aziendali e personali sono stati congelati. Speriamo che la Procura acconsenta a una revoca parziale del blocco per il pagamento urgente di questi importi". Accusati di omicidio colposo, incendio doloso e lesioni personali colpose, i Moretti saranno nuovamente interrogati dalla Procura della Repubblica la prossima settimana.

"Negli ultimi 10 anni Msd ha riscritto la storia dell'oncologia, investendo in maniera importante sull'immuno-oncologia. Il punto di svolta è arrivato proprio 10 anni fa, con i primi risultati di pembrolizumab in una delle forme di cancro allora più difficili da trattare: il melanoma. All'epoca la probabilità di sopravvivenza era intorno al 5%; l'introduzione di pembrolizumab, in aggiunta allo standard di cura disponibile, ha portato quella percentuale fino al 50%. Un risultato che ha aperto la strada a un nuovo modo di pensare l'intero percorso terapeutico per molti pazienti oncologici". Così Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia, all'incontro con la stampa - oggi a Roma - dopo che l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni (carcinomi cervice, endometrio e urotelio) che si aggiungono alle attuali 25.
"Oggi, a distanza di 10 anni - spiega Luppi - quell'intuizione si traduce in un ampliamento concreto delle possibilità di cura. Con l'inizio del 2026, pembrolizumab ottiene infatti 3 nuove indicazioni rimborsate dall'Aifa, che si aggiungono alle 25 già approvate. Due di queste nuove indicazioni hanno ottenuto anche il riconoscimento di 'innovatività'. In totale, il farmaco pembrolizumab può ora essere utilizzato in 28 diversi tipi di tumore".
"L'obiettivo di Msd è continuare a scoprire e sviluppare farmaci innovativi, capaci non solo di scrivere nuove pagine della storia della medicina, ma soprattutto di offrire più vita e una migliore qualità di vita ai pazienti. Un impegno che si traduce anche in importanti investimenti in Italia", sottolinea Luppi. "L'azienda è attualmente coinvolta in oltre 83 studi clinici di fase 3, con più di 50 molecole in fase 2 e circa 30 in fase 3 di sviluppo, in oncologia e in altre aree terapeutiche. Sono numeri significativi - rimarca - perché la vita in buona salute non è mai abbastanza. E come Msd il nostro impegno, oggi e in futuro, sarà sempre all'insegna dell'innovazione".

Ogni giorno migliaia di persone cercano su web e social risposte sulla propria salute ancora prima di varcare la soglia di uno studio medico o di una farmacia. L'intelligenza artificiale e Dottor Google sono i primi interlocutori a cui rivolgersi, mentre tra reel di Instagram, TikTok e post su Facebook si prova a decifrare un sintomo, azzardare un'autodiagnosi o intercettare un consiglio. Il bisogno di salute corre veloce anche sui social, ma insieme alle opportunità cresce una domanda cruciale: come assicurare un'informazione sanitaria corretta, affidabile ed efficace, soprattutto quando a comunicarla sono le istituzioni? E' il tema al centro dell'episodio 'Comunicazione e attenta informazione nell'era dei social' del vodcast 'Ssn - Salute, sostenibilità, nuove frontiere', dedicato al rapporto tra digitale, intelligenza artificiale e comunicazione sanitaria, realizzato da Adnkronos in collaborazione con AbbVie e disponibile da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Ospiti in studio sono l'onorevole Ilenia Malavasi, membro della Commissione Sanità della Camera dei deputati, e l'onorevole Alessandro Cattaneo, membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni. In collegamento ci sono l'onorevole Simona Loizzo, medico e presidente dell'Intergruppo parlamentare sulla Sanità digitale, e Irma Cordella, Corporate Affairs Director di AbbVie Italia.
"I social hanno cambiato il modo di comunicare già da tempo - osserva Cattaneo - rendendo la comunicazione più veloce, disintermediata, con l'illusione di un rapporto diretto tra istituzioni e cittadini". In ambito sanitario, però, la posta in gioco è più alta. "Viviamo già un'epoca con troppe fake news - avverte l'onorevole - per questo il rigore scientifico deve restare centrale. Quando si parla di salute, l'approccio fai da te non va mai bene". Sull'intelligenza artificiale, sempre più presente anche nelle scelte sanitarie, Cattaneo riconosce il potenziale straordinario degli algoritmi, soprattutto se integrati con grandi quantità di dati sanitari: "Se utilizzata correttamente, l'Ia consente una potenza di calcolo e di analisi impensabile fino a pochi anni fa, con benefici enormi in termini di prevenzione". Ma, mette in guardia, "se si parte da presupposti sbagliati o si interrogano male i sistemi, il rischio di arrivare a conclusioni errate è altissimo. In sanità, il fai da te non è mai una buona idea".
A rafforzare questo punto interviene Loizzo, che evidenzia luci e ombre dell'Ia applicata alla salute. "L'intelligenza artificiale è una grande opportunità - spiega - perché consente di utilizzare enormi quantità di dati clinici, fondamentali per la ricerca e per lo sviluppo di terapie di precisione, in particolare in oncologia". Un pericolo è quello di aumentare le diseguaglianze territoriali. "Secondo l'Ocse - ricorda l'onorevole - i governi devono investire affinché l'innovazione non crei una sanità di serie A e una di serie B". Senza dimenticare il tema della responsabilità legale: "Chi risponde di una decisione terapeutica suggerita da un algoritmo? Il medico, l'azienda che lo produce, o il sistema sanitario che lo utilizza?". Suscita poi particolare preoccupazione l'uso improprio delle chatbox da parte dei più giovani. "Non possiamo permettere che si diffondano terapie 'pret-à-porter' - ammonisce Loizzo - con farmaci acquistati online o suggeriti dai social senza controllo medico. Sarebbe un passo indietro pericoloso".
Dal punto di vista istituzionale, Malavasi sottolinea come la digitalizzazione rappresenti "la terza grande gamba della riforma della sanità", accanto a risorse e personale, mentre "telemedicina e telemonitoraggi possono rafforzare la prossimità delle cure e la fiducia tra cittadini e sistema sanitario". Allo stesso tempo, l'onorevole richiama la necessità di proteggere i dati e colmare il digital divide. "I cittadini usano moltissimo i social, ma ancora poco il Fascicolo sanitario elettronico, che invece è uno strumento preziosissimo, una vera carta d'identità sanitaria", rimarca. Un capitolo centrale del confronto è sulla prevenzione. "Il 40% delle malattie oncologiche e cardiovascolari è prevenibile - ricorda Malavasi - ma i dati sull'adesione agli screening restano preoccupanti. In Italia lo screening mammografico raggiunge in media solo il 53% delle donne, con forti differenze regionali. Qui i social possono essere un alleato - suggerisce - ma serve un'informazione rigorosa, scientifica, capace di orientare e non di disorientare".
Dal punto di vista aziendale, Cordella si sofferma su come social e intelligenza artificiale offrano nuove opportunità di comunicazione in temi di salute. "Permettono di parlare a target diversi, con linguaggi e tempi più efficaci: il 38% della Generazione Z utilizza esclusivamente i social per informarsi su possibili patologie". Un'opportunità che comporta anche grandi responsabilità. "Il rischio dell'autodiagnosi resta - precisa Cordella - per questo deve essere sempre chiaro che diagnosi e terapie spettano ai medici: i like non sono un indicatore di qualità dell'informazione. Credibilità e attendibilità devono restare i nostri fari". L'episodio completo del vodcast che racconta l'evoluzione del sistema salute attraverso la voce dei protagonisti è disponibile sui canali YouTube, Spotify, oltre che nella sezione Podcast di adnkronos.com.

E' morto l'ingegnere di 57 anni rimasto schiacciato questa mattina da una lastra di ferro all'interno di una ditta a Cambiago, nel Milanese. Mancavano pochi minuti alle 8 quando l'uomo, Craiu Dinu Florian, originario della Romania e residente a Treviglio (Bergamo) è stato investito da una pesante lastra di ferro all'interno dello stabilimento siderurgico, che si occupa della costruzione di cassoni per mezzi pesanti.
Per liberare Florian è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco del comando di Treviglio. Il 57enne, in condizioni disperate, è stato poi trasportato dal 118 all'ospedale di Verdellino, nella Bergamasca, dove ne è stata dichiarata la morte.
Nell'incidente è rimasto ferito a un braccio anche un 54enne rumeno, portato all'ospedale di Vimercate. Sul luogo dell'incidente, le cui cause sono al vaglio dei tecnici di Ats, sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Pioltello.

"Lei rimane il grande amore della mia vita". Angelo Pisani ospite oggi, a La volta buona, ha parlato della fine del matrimonio con Katia Follesa. I due si sono separati dopo circa 20 anni di relazione, confermando la fine della loro storia nel 2024. Nonostante la separazione tra Pisani e Follesa resta un legame profondo, fondato sull'affetto e sul rispetto reciproco.
A dimostrarlo anche la presenza di Pisani al compleanno della comica lo scorso 12 gennaio, festa alla quale ha partecipato anche il nuovo compagno di lei, Vincenzo Ferrara. "L’amore cambia fisionomia. Lei rimane il grande amore della mia vita, solo che a un certo punto non era più l’amore connotato nel rapporto di coppia", ha spiegato Pisani.
Nessun rancore ma solo una nuova forma di amore: "Lei è una presenza fondamentale nella mia famiglia e io lo sono per lei. Se lei è felice io sono felice", ha sottolineato l'attore.

Giornata fitta di incontri per Giorgia Meloni domani venerdì 6 febbraio a Milano, prima della cerimonia inaugurale dei giochi di Milano Cortina allo stadio San Siro. A quanto apprende l'Adnkronos, nella sede della prefettura, la premier vedrà in mattinata il presidente polacco Rafael Nawrocki e poi il vicepresidente degli Stati Uniti Jd Vance, atterrato questa mattina a Malpensa con la famiglia al seguito.
Previsto anche un bilaterale con l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani.
L'incontro con Nawrocki è previsto per le 12, si legge sull'agenda di Palazzo Chigi. A seguire, alle 13, il faccia a faccia con Vance.
Alla cerimonia di domani è attesa una presenza istituzionale di massimo livello. Hanno confermato la partecipazione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, oltre alla presidente del Consiglio. Saranno presenti anche numerosi membri del governo: tra i ministri confermati i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, Andrea Abodi, Matteo Piantedosi, Giancarlo Giorgetti, Paolo Zangrillo, Giuseppe Valditara e Daniela Santanchè. Annunciata inoltre la partecipazione di diversi sottosegretari, tra cui Alberto Barachini.
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