(Adnkronos) - Spagna e Belgio tornano in campo per i quarti di finale del Mondiale 2026. Oggi, venerdì 10 luglio, le 'Furie rosse' guidate in panchina dal ct Luis De La Fuente affrontano i 'Diavoli rossi' di Rudi Garcia. In palio un posto in semifinale contro la Francia nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Los Angeles, alle 21 ora italiana.
Dove vedere Spagna-Belgio? Il match tra Spagna e Belgio sarà trasmesso in diretta televisiva su Rai1 e su Dazn e in streaming su Rai Play e sull'app di Dazn.
Domani si giocheranno le altre due semifinali: Inghilterra-Norvegia (sabato 11 luglio alle 23 ora italiana) e Argentina-Svizzera (nella notte tra sabato 11 e domenica 12, alle 3 ora italiana)

(Adnkronos) - Momento tutto da ridere durante la semifinale di Wimbledon 2026 tra Jannik Sinner e Novak Djokovic. Nel corso del terzo set del match, con l'azzurro avanti di due set e sul 2-1 nel terzo parziale (con un break) il serbo ha la possibilità di riaprire il discorso con una palla break. Sinner però la annulla con un ace da applausi e poi chiude il game rapidamente, portandosi sul 3-1. Djokovic si lascia andare a un sorriso amaro e proprio in quel momento un tifoso prova a incoraggiarlo: "Puoi farcela, Nole. Andiamo a vincere" il grido che si alza dalle tribune del Centrale.
L'ex numero uno ha la risposta pronta, che strappa un sorriso a tutti i presenti e anche un lungo applauso di incoraggiamento: "Magari dieci anni fa...". Parole pronunciate con il sorriso e con grande sportività dal serbo, che ha poi perso il match 6-4 6-4 6-4.

(Adnkronos) - Jannik Sinner vola in finale di Wimbledon 2026 e tiene vivo il sogno del 'back to back' sull'erba londinese. Domenica 12 luglio il fuoriclasse azzurro affronterà il tedesco Alexander Zverev, ma il numero uno del ranking Atp ha già la certezza di restare in testa alla classifica anche in caso di sconfitta. Zverev, che proprio oggi ha superato Alcaraz al secondo posto del ranking, è diventato il primo inseguitore dell'azzurro. Ecco come potrebbero cambiare i distacchi dopo l'ultimo atto dello Slam inglese (prima finale Slam della stagione per Sinner, la settima in carriera) e quanto guadagnerà il vincitore.
Sinner è certo di conservare la vetta del ranking Atp anche in caso di sconfitta in finale, visto che ciò che può cambiare è solo il margine sul secondo. Al momento, l'azzurro è a 12.750 punti e vincendo il titolo potrebbe salire a quota 13.450 puni. Dopo il successo in semifinale contro Fery, Zverev ha superato Alcaraz (fermo per un problema al polso) portandosi a 8.480 punti. E con un successo domenica potrebbe arrivare a 9.180 punti: il possibile nuovo distacco di Sinner sul secondo oscilla quindi tra 3.070 e 4.970 punti.
Con i suoi 8.160 punti, Alcaraz scende al terzo posto del ranking Atp e il fattore è da non sottovalutare, perché potrebbe stravolgere i prossimi tornei. Il regolamento Atp spiega come il numero 1 e il numero 2 del mondo debbano essere collocati nella parte alta e in quella bassa dei tabelloni, mentre il numero 3 viene sorteggiato in una delle due metà. E dunque, Sinner e Alcaraz potrebbero incrociarsi già in semifinale in semifinale nei prossimi tornei (e non solo in finale, come visto nell'ultimo periodo).
Fin qui, Sinner ha già guadagnato 3,4 milioni di euro a Wimbledon. In caso di successo in finale, l'azzurro arriverà a toccare i 4,8 milioni.

(Adnkronos) - Conti in attivo per Forza Italia nel 2025. Secondo l'ultimo bilancio, chiuso al 31 dicembre scorso, il partito guidato da Antonio Tajani, esattamente tre anni dopo la morte del suo fondatore Silvio Berlusconi, presenta un avanzo di circa 3 milioni di euro (per l'esattezza 2 milioni 931mila 780 euro) e, per ''effetto di tale risultato'', scrive nella sua relazione il tesoriere Fabio Roscioli, il patrimonio netto ''riduce la perdita progressiva passando da euro 98 milioni 778 mila 469 euro del precedente esercizio agli attuali 95 milioni 846 mila 689 euro".
A rimpinguare le casse è soprattutto il boom di iscritti, che grazie ai tesserati ha contribuito alla causa con quasi 2,7 milioni di euro. Nel complesso si tratta di un vero e proprio tesoretto in tempi di magra post abolizione del finanziamento pubblico. Si registra, inoltre, un "risultato positivo della gestione caratteristica pari ad euro 2 milioni 808 mila 110 euro''. Carte alla mano, il ''totale dei proventi della gestione caratteristica", ovvero l'ammontare degli 'introiti' comprensivi del 2 per mille e delle 'donazioni' dei parlamentari e delle imprese, presenta un "incremento di 214 mila 900 euro rispetto all’anno precedente dovuto ad un ulteriore successo decretato dalla campagna adesioni che ha bilanciato il decremento delle contribuzioni da terzi". Nello specifico, spiega Roscioli, "durante l’anno in esame si è assistito ad un aumento degli importi incassati dal tesseramento raggiungendo complessivamente la somma di euro 2 milioni 73 mila 460 euro".
Ad aumentare le finanze anche il contributo delle quote associative annuali (''le singole voci che compongono la voce dei proventi evidenziano un incremento delle quote associative di 1 milione 048 mila 204 euro'') mentre ''per le contribuzioni da terzi" si registra un "decremento rispetto all’anno precedente pari 763 mila 612 euro''.

(Adnkronos) - Il Comune di Mentana ha avviato con FiberCop la campagna 'Fatti della stessa fibra' per portare la fibra ottica di ultima generazione Ftth nelle abitazioni dei cittadini e nelle imprese locali, connettendo l’intera comunità a una rete di telecomunicazioni veloce, affidabile e sostenibile.
L'iniziativa, interamente finanziata da FiberCop, gestore dell'infrastruttura digitale più capillare ed estesa del Paese e a disposizione di tutti gli operatori telefonici, ha preso il via con la firma del protocollo d'intesa. "L'avvio di questo progetto rappresenta un ulteriore passo nella costruzione di una Mentana moderna, sempre più connessa, innovativa e capace di offrire servizi all’altezza delle esigenze di cittadini e imprese -dichiara il sindaco di Mentana, Marco Benedetti-. Investire nelle infrastrutture digitali significa investire nel futuro della nostra comunità e creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile e competitivo del territorio".
"Con la fibra ultraveloce -sottolinea il vice sindaco e assessore ai lavori pubblici, Federico Attanasio- la comunità di Mentana potrà contare su nuove opportunità per rendere più semplici, efficienti e accessibili i servizi digitali di tutti i giorni. FiberCop sta lavorando in collaborazione con l'Amministrazione comunale, prestando particolare attenzione alla gestione dei cantieri e alla qualità dei ripristini. Un impegno che guarda a un risultato preciso: mettere a disposizione del territorio una rete moderna, aperta agli operatori e capace di accompagnare cittadini, imprese e servizi pubblici verso nuove opportunità di crescita e innovazione".
Grazie alla fibra ottica di FiberCop, il territorio di Mentana avrà una rete ultraveloce che consentirà di accelerare i processi di digitalizzazione di cittadini, imprese e pubblica amministrazione, favorendo la fruizione di servizi innovativi, quali lo streaming in 4K/8K, lo smart working, la gestione smart delle abitazioni attraverso dispositivi per la domotica, la telemedicina e i servizi digitali come, ad esempio, la gestione del traffico, dell’illuminazione pubblica e il monitoraggio ambientale. Inoltre, la fibra ottica contribuirà ad aiutare l’ambiente grazie alla riduzione delle emissioni di Co2. La predisposizione alla connessione in fibra ottica sarà effettuata senza costi per i cittadini e per le imprese: un tecnico di FiberCop, previo appuntamento, installerà la borchia ottica all'interno dell'unità immobiliare. Predisposta la connessione, l'utente potrà rivolgersi al proprio operatore telefonico per richiedere l'attivazione del servizio internet ultraveloce e iniziare a usufruire delle prestazioni della nuova rete.
È possibile aderire alla campagna 'Fatti della stessa fibra' attraverso la pagina dedicata fattidellastessafibra.fibercop.com, dove cittadini e imprese possono verificare la copertura della rete, accedere alle informazioni di dettaglio e richiedere la predisposizione alla fibra ottica. Inoltre, FiberCop sarà presente sul territorio con attività informative dedicate alla cittadinanza, per accompagnare cittadini e imprese nel percorso di adesione. I lavori, già avviati, proseguiranno coinvolgendo progressivamente le vie del centro del Comune, fino a coprire entro la fine del 2026 l'intero territorio municipale.
Con l'iniziativa 'Fatti della stessa fibra', FiberCop conferma il proprio impegno nell'accelerare la trasformazione digitale del Paese e dei suoi territori. Un nuovo approccio che pone i cittadini e le imprese al centro del percorso di digitalizzazione delle comunità, semplificando l’esperienza di attivazione del servizio Ftth e promuovendo un utilizzo più consapevole delle opportunità della connettività.

(Adnkronos) - Torna dal 20 al 25 novembre L’Eredità delle Donne, il festival dedicato all’empowerment e alla valorizzazione delle competenze femminili, con la direzione artistica di Serena Dandini.
Le novità. La IX edizione si apre con un’importante novità. Grazie alla collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, che ha scelto il festival come manifestazione simbolo del proprio impegno per le pari opportunità e contro la violenza di genere, e al supporto di Gucci, partner fondatore, a cui si aggiunge come main partner il Gruppo Hera, il programma debutta su tre nuove città: Bologna, Reggio Emilia e Ravenna. L’obiettivo è fare del festival, ricco come sempre di ospiti italiane e internazionali, un punto di convergenza per le energie, le esperienze e le progettualità di un territorio da sempre particolarmente attivo sui temi dei diritti delle donne, coinvolgendo istituzioni, associazioni e realtà che da anni operano in Emilia-Romagna su questi fronti. A Firenze, luogo dove il festival è nato, tornerà una due giorni dedicata a novità letterarie e presentazioni.
“Paura non avremo”, il titolo della IX edizione. L'Eredità delle Donne celebra quest'anno il valore, la necessità e l'indomabilità del coraggio femminile e lo fa fin dal titolo, ispirandosi alle parole che abbiamo imparato a conoscere dai versi di Sebben che siamo donne, uno dei canti di protesta e di lotta più famosi. E se da sempre le donne hanno dovuto fare i conti con la paura - la paura della violenza, la paura di non veder rispettati i propri diritti, la paura del sessismo e della misoginia - è altrettanto vero che da sempre a essa reagiscono. È da qui che EDD riparte per affrontare questi temi con un approccio femminista, sollecitando le risposte di ricercatrici, politologhe, economiste, artiste, scienziate capaci di idee rivoluzionarie, di prospettive creative, di punti di vista originali. Cinque giorni di incontri, dibattiti, presentazioni di libri e una grande serata conclusiva condotta da Serena Dandini per celebrare insieme il 25 novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. In un momento storico di grandi cambiamenti e nuovi timori - sono 56 i conflitti oggi in corso, centinaia di migliaia le vittime, oltre 100 milioni le persone costrette a fuggire, mentre si susseguono gli allarmi di una recessione globale - l’Eredità delle Donne fa sue le parole di Teresa Mattei, Madre Costituente: «Aver paura non significa non aver il coraggio di superarla». Un festival che mantiene saldamente la testa nel futuro e il cuore nella storia, vista anche la ricorrenza proprio nel 2026 degli 80 anni del diritto di voto alle donne.
Il femminismo può essere popolare. La manifestazione, che negli anni ha coinvolto più di 650 ospiti da tutto il mondo, registrando oltre 87mila presenze fisiche e raggiungendo oltre 1,5 milioni di utenti in streaming, oggi torna per la IX edizione con la consapevolezza che la strada verso la parità sia tutt'altro che conclusa e proponendo la sua visione inclusiva e partecipativa di femminismo. L'obiettivo è coinvolgere un pubblico eterogeneo, non specialistico, di tutte le età, nella maniera più aperta, accessibile e popolare possibile, con l'idea che nessuno, tra spettatrici e spettatori, si senta lasciato indietro.
La call, per una mobilitazione nazionale. Torna anche in questa edizione il cartellone OFF, ormai un punto fermo del festival: dopo il successo dello scorso anno con 550 appuntamenti in tutta Italia, anche per il 2026 EDD lancerà la sua call, una chiamata verso tutte le realtà culturali, produttive italiane, ma anche ai singoli individui, invitandoli e condividere i valori dell’appuntamento di novembre. Posso essere proposti incontri e conferenze, dibattiti o momenti divulgativi e di approfondimento, spettacoli ma anche reading, trekking urbani, visite guidate, mostre, performance e tanto altro. Tutte le iniziative affini alle tematiche e ai valori del festival hanno l'opportunità di essere inserite nel cartellone OFF de L’Eredità delle Donne, che diventa così il festival di tutta l’Italia. Le proposte sono da presentare esclusivamente online, attraverso gli appositi form di partecipazione nel sito www.ereditadelledonne.eu entro il 30 settembre. Tutte le attività approvate saranno inserite all’interno della comunicazione del festival e saranno diffuse attraverso i canali ufficiali (comunicazioni alla stampa, sito internet e social).
Si è svolta questa mattina, nel cortile interno dell'Azienda
ospedaliero universitaria di Sassari, in viale San Pietro 10, di
fronte al Palazzo Bompiani, l'iniziativa nazionale "Cibo e Salute",
promossa da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione
Aletheia, alla quale ha aderito anche l'Aou di Sassari insieme a
oltre 70 ospedali e mercati contadini in tutta Italia.
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(Adnkronos) - Marc Marquez si prende il venerdì al Sachsenring. Lo spagnolo della Ducati realizza il miglior tempo nelle pre-qualifiche del Gp di Germania in 1'19"394 precedendo il connazionale dell'Aprilia Raul Fernandez (1'19"560) e il compagno di marca Fabio Di Giannantonio (1'19"674). Quarto tempo per il fratello Alex Marquez (1'19"711) con la Ducati del team Gresini seguito dall'australiano Jack Miller (1'19"841), con la Yamaha e da tre moto di Noale, con il giapponese Ai Ogura (1'19"906) davanti a Marco Bezzecchi (1'19"996) e allo sapgnolo Jorge Martin (1'20"011). Solo tredicesimo Francesco 'Pecco' Bagnaia (1'20"132) con la rossa di Borgo Panigale che sarà costretto a passare dal Q1. Domani alle 10.50 le qualifiche ufficiali e alle 15 la Sprint.

(Adnkronos) - Cinquant'anni dopo il disastro di Seveso "si può dire che, da un punto di vista legale, giustizia è stata fatta". Un congruo risarcimento "è importante" per il dramma vissuto dalla popolazione di Seveso e dei territori investiti dalla fuga di diossina fuoriuscita dalla fabbrica Icmesa il 10 luglio 1976. "Ma è ovvio che l'entità della sofferenza è stata tale che il danno intimo rimane". Per sempre. Quella lezione terribile però "è servita. L'abbiamo imparata a livello internazionale. Quando si verificò l'incidente, chi nel mondo aveva un'industria chimica 'in casa' si è detto: una Seveso potrebbe succedere anche qui, prima o poi". E il risultato della riflessione furono leggi "importantissime (in Europa la direttiva Seveso, ndr) che oggi regolamentano le norme di sicurezza che è indispensabile adottare, pena la chiusura della fabbrica che non le rispetta. La cultura del 'proteggiamo l'operaio nello stabilimento' si è ampliata. E oggi proteggiamo l'operaio nella fabbrica, ma proteggiamo anche l'ambiente dalla fabbrica, la popolazione che vive vicino alla fabbrica, i fiumi dove la fabbrica scarica e così via. C'è voluta una Seveso per poter realizzare questo cruciale cambio di prospettiva". A evidenziarlo all'Adnkronos Salute è Luigi Bisanti, medico esperto di epidemiologia. Nel 1976 era un giovane laureato in Medicina, percorso che aveva concluso nel 1974. Per due anni si era formato all'estero, "perché in Italia l'epidemiologia ai tempi era quasi inesistente". E dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine era appena rientrato in Italia, all'Istituto superiore di sanità (Iss), quando venne chiamato nell'Ufficio speciale per Seveso. Catapultato nel cuore di uno dei disastri ambientali più gravi della storia d'Italia.
Certe cose "non si dimenticano mai". E Bisanti ricorda tutto di quei giorni, del dolore e dello smarrimento della gente di Seveso e dell'impotenza di chi doveva dare risposte in assenza di dati. "Il clima era dei più difficili - racconta - perché non si aveva piena conoscenza su tutti gli effetti del tossico micidiale" che si era sprigionato. Nome in codice: Tcdd. "Il problema era sapere quanta diossina era stata liberata nell'ambiente, non se fosse presente. Perché in realtà il proprietario dell'Icmesa, cioè la Givaudan", che a sua volta faceva capo al colosso farmaceutico svizzero Hoffman-La Roche di Ginevra, "sapeva benissimo che si sarebbe formata diossina nel caso in cui quel ciclo di produzione fosse andato fuori controllo, ed era proprio ciò che era successo. Gli italiani non sapevano niente, ma loro lo sapevano già lo stesso giorno, per via dei precedenti incidenti industriali, e lo hanno tenuto per sé, comunicandolo solo a distanza di quasi 10 giorni" dal disastro, il 19 luglio, "consapevoli che due giorni dopo sarebbero arrivati i risultati delle analisi su matrici ambientali del Laboratorio di igiene e profilassi di Milano".
"Con i mezzi ancora non perfetti di cui si poteva disporre in quegli anni in laboratorio si seppe che c'era un sacco di diossina sparsa in giro. La situazione era molto tesa, soprattutto per quanto riguardava le gravidanze e come regolarsi. I precedenti erano incidenti con lavoratori esposti, prevalentemente maschi. Dati consistenti sulle gravidanze esposte a diossina non ce n'erano. La differenza era proprio questa: stavolta a Seveso l'incidente aveva riguardato la gente che abitava intorno alla fabbrica. E c'erano donne di tutte le età: donne in età fertile, donne già incinte e donne che lo sono diventate successivamente, quando ancora subivano l'esposizione" alla sostanza tossica. "Queste donne volevano essere informate e istruite sul da farsi. All'epoca tra l'altro l'aborto era ancora una pratica vietata, non c'era la legge 194" che arriverà nel 1978. "Per fortuna ci sono stati medici di grande valore, nella clinica Mangiagalli di Milano, che si mettevano al servizio di queste donne, assicurando che sarebbero stati al loro fianco supportandole in ogni decisione che avessero preso e garantendo loro la massima assistenza. E' stato un comportamento eccezionale, di medici e operatori che lavoravano secondo coscienza".
L'eredità scientifica del disastro
Sul fronte dell'epidemiologia dell'incidente si dovette partire praticamente da zero. "La diossina - spiega Bisanti - produce come effetti immediati principalmente la cloracne", gravi lesioni cutanee che colpirono soprattutto i bambini delle zone inquinate dalla nube tossica. "Ma il dramma è che questa sostanza si annida nel tessuto adiposo, è una molecola estremamente stabile, e si produce un effetto di somma perché l'organismo umano non ha le competenze enzimatiche sufficienti per metabolizzarla e distruggerla, oppure impiega decenni per poterlo fare. Quindi chi è esposto a diossina lo è continuativamente, come è stato per la popolazione delle zone interessate dalla contaminazione. Questa esposizione avrebbe potuto dare degli effetti a distanza che non erano allora completamente noti. Si sapeva che c'era un'azione cardiotossica, quindi sul cuore, un'azione sul sistema ormonale, sul sistema riproduttivo e poi sui tumori, prevalentemente del tessuto linfoematopoietico", quindi linfomi, leucemie, mielomi. Si badò subito agli effetti acuti e ad evitare l'esposizione, perciò nei primi momenti il primo interesse fu che in zona A", la più inquinata, "non ci poteva restare nessuno, perché sicuramente avrebbe avuto molti guai e seri".
Fu necessario "allontanare le persone e fu fatto dopo diversi giorni, non senza difficoltà - ricorda - Portare via oltre 700 persone dalla propria abitazione, costringerle a lasciare le loro case e la loro vita, non è facile, anche per i migliori politici che sanno parlare meglio con la gente. I più recalcitranti sono anche ritornati sotto il loro tetto, rompendo la rete che recintava la zona, esponendosi a un pericoloso accumulo di diossina". Tutte queste persone che vivevano nelle aree a rischio delimitate dagli esperti "sono state seguite. E non sapendo con precisione dove concentrarsi, si controllava tutto: gli enzimi di tutti gli organi - fegato, reni, stomaco, milza - i segni ematochimici che si associano alla comparsa dei tumori". E poi si presero contatti "con le persone più esperte sparse nel mondo, si provvedette ad acquisire informazioni valide, a conoscere tutta la letteratura medica che serviva per creare una struttura epidemiologica fatta di molte persone e competenti" per il caso Seveso. "E' intervenuta la Clinica del lavoro dell'Università degli Studi di Milano, e dagli anni Ottanta furono avviati studi per accertare effetti a lungo termine dell'esposizione a Tcdd". Nacquero collaborazioni con gli Usa e con i Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) di Atlanta. E si valutarono dai livelli plasmatici di Tcdd agli effetti di ogni tipo sull'organismo. Ogni aspetto diventava un programma di osservazione epidemiologica a sé".
Fra gli elementi che emersero ci fu anche "un'alterazione del rapporto maschi-femmine alla nascita" che fu documentato "dall'ospedale di Desio" in 674 nati nell'area tra il 1977 e il 1996. In pratica la quota di neonati maschi diminuiva al crescere della concentrazione plasmatica di Tcdd, con uno squilibrio che si notava in particolare "nei figli dei padri esposti alla sostanza quando avevano un'età inferiore a 19 anni". Una situazione "che suggeriva un'azione selettiva per la diossina sui cromosomi che riguardano i maschi e non le femmine". Alcuni studi più di lungo periodo indagarono sulla comparsa di tumori e in generale si studiò poi la mortalità della popolazione esposta rispetto a quella non esposta, osservando in particolare nei primi anni un eccesso per patologie cardiovascolari, sul quale potrebbero aver inciso anche "le terribili condizioni di stress che hanno caratterizzato la vita di quella popolazione per un lungo periodo di tempo dopo l'incidente". E ancora: l'ospedale di Desio, in collaborazione con i Cdc, impostò il Seveso Women's Health Study, che ha incluso 981 donne di cui erano disponibili campioni di sangue prelevati tra il 1976 e il 1981. Uno studio che ha permesso di documentare un aumento del rischio di tumori legato a ogni incremento dei livelli di Tcdd plasmatica. Nell'ambito di questo programma sono stati indagati anche altri effetti sull'organismo femminile, non solo oncologici, sia sulle donne reclutate che sulla loro progenie, sulla seconda generazione.
"Erano tutti studi molto attesi", ripercorre Bisanti, anche per l'analogia con un altro contesto di elevata e diffusa esposizione alla diossina, e cioè il caso dell'erbicida Angent Orange sparso sulle foreste e risaie del Vietnam tra il 1961 e il 1971. Sicuramente, fra le eredità positive del dramma di Seveso resta dunque "la produzione scientifica che derivò" e che contribuì ad aumentare la conoscenza di questo tossico e sul fronte nazionale "la svolta impressa all'epidemiologia italiana, che fino ad allora era stata 'un'orfanella', si può dire".
Una ferita invisibile
Ma ci sono anche gli insegnamenti su cosa "va evitato ad ogni costo in contesti di disastri come è stata la vicenda di Seveso", fa notare Bisanti. "Non dovremo dimenticare mai più che la popolazione colpita vive in aggiunta quello che definiamo lo stress da soccorso", osserva l'esperto facendo riferimento alle "misure di emergenza dei primi giorni, all'aggressione mediatrica, alla pressione ideologica di chi voleva per le donne il ricorso all'aborto e chi invece voleva impedirlo. Ci fu anche chi si appostava davanti agli ospedali, incurante del fatto che quelle donne stavano soffrendo in maniera indicibile". La popolazione ha dovuto fare i conti con la paura dell'ignoto, "leggeva titoli che sui principali quotidiani internazionali definivano la loro vicenda come una 'nuova Hiroshima'". Tutto questo stress, derivato anche dall'impatto che le scelte operate ebbero sugli anziani, come anche sui bambini e su tutti i cittadini dell'area in generale, "si può e si deve evitare con l'ascolto delle persone, curando la comunicazione con i diretti interessati, e non dimenticando di valorizzare la coesione sociale e la partecipazione". Nel disastro di Seveso è mancata "la capacità di favorire la resilienza della popolazione".
Giustizia è stata fatta "se si considera che la proprietà è stata condannata a pagare delle cifre veramente molto alte" per i danni. "Si parla di molti miliardi di lire dell'epoca e vanno aggiunti anche gli accordi extragiudiziali raggiunti. Il danno intimo, però, quello rimane". Una ferita dolorosa, da non dimenticare.

(Adnkronos) - Prende il via 'Vota il Gol' il concorso che accompagnerà il pubblico verso il Gran Galà del Calcio Aic 2026, in programma il prossimo 2 settembre al Teatro alla Scala di Milano, organizzato dall’Associazione Italiana Calciatori con la partecipazione della Lega Calcio Serie A e prodotto da Gianluca Cannizzo per Wonder Project S.r.l. in collaborazione con Demetrio Albertini per DA S.r.l. L’apertura delle votazioni metterà in competizione le dieci migliori reti segnate nel corso della Serie A Enilive 2025/2026 selezionate da Rivista Undici. Saranno poi tifosi e appassionati ad eleggere, con il loro voto, la rete più bella della stagione. L’iniziativa rappresenta uno degli appuntamenti più attesi dai tifosi, che avranno l’opportunità di rivivere alcune delle giocate più emozionanti dell’ultimo campionato e contribuire direttamente all’assegnazione del riconoscimento.
Il Teatro alla Scala ospiterà una serata dedicata ai protagonisti della stagione, capace di unire sport, cultura e spettacolo, celebrando il talento, i valori e le emozioni del calcio italiano. Le votazioni saranno aperte da venerdì 10 luglio a giovedì 27 agosto. È possibile esprimere la propria preferenza attraverso la votazione sul sito ufficiale del Gran Galà del Calcio Aic.
Kakashi Venture Accelerator (Kva), primo venture studio AI-native d'Italia e parte del Gruppo Excellence, annuncia il lancio ufficiale di Catalyst - Code & Architecture Transformation Accelerated by Llm & Intelligent Systems Technology - il framework proprietario per la modernizzazione governata del software legacy nelle istituzioni finanziarie e nei mercati regolati. Catalyst non è un prototipo: è già in operativo in produzione, sviluppato e validato su un programma di modernizzazione di centinaia di applicativi presso un importante gruppo italiano attivo nei settori bancario e assicurativo. Le banche italiane fronteggiano oggi tre pressioni simultanee che nessun approccio tradizionale è in grado di risolvere insieme. La prima è il debito tecnico: gran parte del sistema finanziario gira ancora su software obsoleto (Cobol, VB6, VB.NET, J2EE) che governa processi critici come pagamenti e gestione del rischio, spesso senza documentazione aggiornata. Secondo stime di settore, la maggior parte dei programmi tradizionali sfora tempi e budget.
La seconda è la pressione normativa: Dora, applicabile dal 17 gennaio 2025, impone requisiti stringenti di resilienza digitale, governance Ict e tracciabilità; il decreto italiano di adeguamento prevede sanzioni significative, fino al 10% del fatturato e, per alcune categorie di operatori, fino a 20 milioni di euro, oltre a responsabilità personali per i vertici aziendali; NIS2 fissa la piena conformità a ottobre 2026; l'Eu Ai Act alza ulteriormente l'asticella con sanzioni fino al 7% del fatturato per le violazioni più gravi e obblighi per i sistemi ad alto rischio in vigore da dicembre 2027. Adeguarsi in fretta non è più un'opzione: il ritardo diventa una passività legale.
La terza è il rischio dell'Ai generativa: i modelli generalisti possono produrre codice apparentemente corretto che, sui casi limite, diverge silenziosamente in produzione. Su un'infrastruttura finanziaria critica non è un difetto circoscritto, ma un'esposizione operativa e normativa di grave portata. "Oggi l'AI generativa riscrive un singolo gestionale legacy in giorni, non in mesi. Ma modernizzare centinaia di applicativi critici e interdipendenti, a parità di comportamento e in regime regolato, è un'altra cosa: lì il valore non è solo trasformare il codice, ma dimostrare, in modo verificabile e a prova di auditor, che il sistema modernizzato fa esattamente ciò che faceva prima. È la parte più difficile, ed è la disciplina della migration-assurance: con Catalyst l'abbiamo resa AI-native e cucita sui sistemi critici del mondo bancario e assicurativo", afferma Alberto Trivero, cto e co-fondatore di Kakashi Venture Accelerator.

(Adnkronos) - Mario Adinolfi "invidia" Valter Lavitola. "Il sistema mediatico e giudiziario italiano è adorabile nell’applicazione sistematica dei due pesi e delle due misure. Invidio Valter Lavitola che accusato di un reato lievissimo, mandante di strage, è lasciato tranquillamente a piede libero dalla procura di Roma anche se avrebbe fatto scappare il suo complice factotum in Camerun ed era pronto di fuggire lui stesso. Ma Lavitola può giocare la carta jolly: il suo amico Sigfrido Ranucci ", scrive Adinolfi, in una nota inoltrata dal suo pool difensivo, dopo l'arresto da parte della Guardia di Finanza con l'accusa di truffa ed evasione fiscale.
"Per lui - scrive Adinolfi - sui giornali scattano i condizionali, mentre il pm lo ascolta a piede libero e quello si avvale pure della facoltà di non rispondere. Io, evidentemente accusato di reati più gravi di strage, sono stato arrestato e mi mettono il braccialetto elettronico, ai giornali sono state passate istantaneamente e illegalmente tutte le carte sempre della procura di Roma, quotidiani e tg emettono sentenze già definitive di condanna, per me niente uso del condizionale, anzi ci sono pure le vittime intervistate, ovviamente in forma anonima perché sono quelle fornite dalle Iene e dall'avvocaticchio che appresso a loro si è fatto ricco minacciando chi non voleva costituirsi contro di me".
"Invidio Lavitola - ribadisce Adinolfi - perché se sei amico di Ranucci e vai a cena con Paolo Mieli, puoi essere pure pluripregiudicato mandante di una strage, ma il sistema mediatico e giudiziario ti tratta con i guanti bianchi. A me toccano la sentenza già emessa urbi et orbi dai media, la definizione di 'soggetto pericoloso' per via delle orrende scommesse e ovviamente arresti, più braccialetto elettronico. Per Lavitola e Ranucci è tutta 'macchina del fango', per Adinolfi la sentenza è già marchiata a fuoco, tipo lettera scarlatta. Quando notate i due pesi e le due misure, così plateali, chiedetevi almeno il perché", conclude.

(Adnkronos) - Sospese le repliche estive di Report. Lo comunica la Rai con una nota. "In attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci - si legge - la Direzione Approfondimento ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico .Resta fermo l'appuntamento con la nuova stagione di Report, che tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre".
Oggi la compagna di Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario con il gruppo che ha fatto esplodere l’ordigno lo scorso ottobre davanti all’abitazione di Ranucci, è stata sentita dagli investigatori come persona informata sui fatti. L’abitazione nel napoletano dove Gomes Tavares, tuttofare di Valter Lavitola, viveva con la compagna prima di partire in Camerun è stata perquisita alla ricerca di elementi utili all’indagine della procura di Roma.
Una perquisizione che segue quella eseguita sabato sera dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati scattata mentre Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato dinamitardo, era sotto casa con le valigie pronto a lasciare l’Italia per l’Africa. A quanto si apprende, Lavitola aveva acquistato un biglietto aereo. Le indagini intanto proseguono e risposte sono attese dall’analisi del materiale acquisito durante la perquisizione, tre cellulari, due pen drive e sette manoscritti con appunti di Lavitola.
"Non mi pento del rapporto di amicizia" con Valter Lavitola e "mi sembra che nel Parlamento ci sono tanti iscritti alla massoneria", ha dichiarato il conduttore di Report.

(Adnkronos) - “Accogliamo con sincera gratitudine la decisione assunta dalla Provincia autonoma di Trento e desideriamo ringraziare il presidente Maurizio Fugatti, l'assessore Mario Tonina, il direttore generale Antonio Ferro e tutti coloro che hanno contribuito a questo percorso per aver riconosciuto il valore di un modello che mette realmente al centro la persona e la continuità della presa in cura”. Così Alberto Fontana, segretario di Fondazione Serena e ideatore del modello NeMo, in una nota, commenta l’approvazione, da parte della Giunta provinciale, della rimodulazione del programma di sperimentazione gestionale del Centro Clinico NeMo (NeuroMuscular Omnicentre) Trento, attivo presso l'ospedale riabilitativo Villa Rosa di Pergine Valsugana. Il provvedimento autorizza la prosecuzione dell’attività del Centro attraverso la collaborazione tra l’Azienda provinciale per i servizi sanitari del Trentino e Fondazione Serena ETs.
“Il Centro clinico NeMo di Trento - continua Fontana - è nato dalla convinzione che le persone con malattie neuromuscolari abbiano diritto non soltanto alle migliori competenze cliniche, ma anche a un luogo capace di accompagnarle lungo tutto il percorso della malattia, insieme alle loro famiglie. Sapere che questo patrimonio viene oggi confermato e ulteriormente rafforzato rappresenta una notizia che ci riempie di fiducia e di responsabilità. La collaborazione tra Provincia, Asuit, l’Università, il territorio e Fondazione Serena - continua - dimostra che, quando le istituzioni, il mondo sanitario e il Terzo Settore lavorano insieme, è possibile costruire modelli innovativi che generano valore per l'intera comunità. Continueremo a fare la nostra parte - assicura Fontana - con lo stesso spirito di servizio, mettendo a disposizione competenze, ricerca, innovazione e tutta l'esperienza maturata dalla rete nazionale dei Centri clinici NeMo”. Fondazione Serena - conclude la nota - rinnova il proprio impegno a collaborare con tutte le istituzioni coinvolte affinché il Centro Clinico NeMo Trento continui a rappresentare un modello di eccellenza, capace di coniugare alta specializzazione, prossimità e umanità della cura.

"Noi chiudiamo il bilancio il 31 ottobre, e io dico che nel breve vogliamo superare i 300 milioni di fatturato. Ma la risposta vera è questa: abbiamo fatto una semina straordinaria di rapporti, relazioni progettuali in Italia. Noi vogliamo, nell'arco di un triennio che comincerà con la prossima primavera, raggiungere i 500 milioni. E questo perché in un turismo come il nostro, che è una grande piattaforma gestionale, la dimensione è fondamentale. Una marginalità di una certa consistenza può arrivare solo a una condizione: la dimensione". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Graziano Debellini, presidente di Th Group, primo Gruppo in Italia nell'accoglienza turistica con 32 hotel e oltre 6.500 camere, parla degli obiettivi per i prossimi anni.
"Questo settore è a bassa marginalità, quindi crescendo può abbattere in maniera più grande i suoi costi generali. La marginalità viene insieme alla dimensione, e questo è un passaggio fondamentale. Noi stiamo lavorando perché attorno al turismo invernale, ai villaggi, alle città d'arte e ai cinque stelle, ci possa essere il nostro balzo di maturità", ha spiegato Debellini.
Estate di 'fuoco'
"Per questa stagione estiva ad oggi siamo a un +7% sul mare e a un +20% sulla montagna a pari perimetro e pari data rispetto all'anno scorso. Abbiamo superato il 90% di riempimento per quanto riguarda la stagione estiva. Adesso è il momento della rifinitura sull'altissima stagione perché c'è una prenotazione sotto data abbastanza importante", ha sottolineatoi Debellini.
Numeri importanti per il Gruppo che punta ancora a crescere questa estate. "Noi abbiamo delle strutture -ha aggiunto Debellini- che stanno avendo dei risultati veramente strepitosi, come per esempio il Free Beach in Sardegna, che è una struttura sulla quale abbiamo fatto un avviamento nuovo in questi anni. E abbiamo anche degli avviamenti in corso con un grande villaggio a Praia a Mare, oltre 300 camere, uno nell'isola d'Elba. E gli avviamenti sono una parte fondamentale della vita delle aziende turistiche", sottolinea.
E per Debellini importante è anche il recente riconoscimento della classifica di Scenari Immobiliari. "Mi ha fatto anche un certo effetto positivo, vedere il nostro gruppo come il primo della classifica italiana. Davanti a Star Hotel, a Blu Serena, al gruppo Alpitour. Mi ha fatto una certa impressione perchè questa è un'azienda che 10 anni fa faceva 28 milioni di fatturato, oggi ne fa quasi 300 e si pone, come sviluppo e capacità di crescita, al primo posto", ha sottolineato.
Entrando nello specifico delle diverse strutture Debellini ha offerto anche un'analisi della dispobilità di spesa dei turisti in questa estate 2026. "Noi abbiamo tre strutture in Sardegna, risultati direi fortissimamente positivi sul Free Beach che è un test. Sulla Sardegna è necessaria una disponibilità più ampia, più ricca per andarci, perché c'è un costo viaggio con nave e il prodotto vale di più. La Sardegna rimane una regione preziosissima, e noi sulla Sardegna negli ultimi due anni abbiamo investito molto in termini di prodotto, cioè attrezzature, qualità del cibo e più personale per dare di più ai nostri clienti. Abbiamo fatto proprio una innovazione di prodotto di alto livello. Questo comporta certamente anche un aumento dei prezzi, però il cliente che va in Sardegna di solito risponde e infatti sulle 3 strutture abbiamo un riscontro importante", ha sottolineato Debellini.
Per quanto riguarda le altre regioni "come la Calabria e la Basilicata, c'è una clientela storica 'quattro stelle' della classe media italiana che comunque arriva con un budget limitato. Fa un po' eccezione la Puglia da una parte che si sta avvicinando alla Sardegna, e dall'altra la Sicilia. La Sicilia ha i prezzi inferiori sia alla Puglia che anche alla Sardegna, però ha una stagione più lunga", ha sottolineato.
E in conclusione anche "la clientela d'estate in montagna, sulle Dolomiti, su Courmayeur, sta rispondendo molto bene, e in montagna ci va una classe che è più robusta dal punto di vista del portafoglio", ha rimarcato.
Ultima stagione invernale da incorniciare
"Quella passata è stata la stagione invernale migliore di tutti gli ultimi anni. Sull'inverno noi siamo veramente il gruppo leader in Italia e credo che siamo anche quella realtà invidiata da tutti, con una presenza dalle Alpi alle Dolomiti che è un po' la nostra radice storica. E questa appena trascorsa è stata una stagione strepitosa, ulteriormente positiva in tutti i termini", ha sottolineato il numero uno di Th Group.
L'ultima operazione
E Th Group ha annunciato proprio oggi una nuova importante operazione. "Diamo un segnale molto importante nel segmento luxury, sui cinque stelle. E in occasione del nostro cinquantesimo anno di vita accresciamo anche la nostra presenza in Veneto, nostra sede legale". ha spiegato Debellini commentando l'annuncio da parte del Gruppo dell'apertura, nella seconda metà del 2027, di una nuova struttura cinque stelle superior destinata a diventare un nuovo punto di riferimento per il turismo di lusso italiano.
L'hotel sorgerà dal recupero e dalla valorizzazione dell'ex Caserma XXX Maggio di Peschiera del Garda, 13 mila metri quadri all'interno del sito Patrimonio Mondiale Unesco. Il progetto restituirà nuova vita a un complesso di straordinario valore storico, costruito su un'area che custodisce oltre duemila anni di storia: dagli insediamenti di età romana lungo la via Gallica alle testimonianze medievali e scaligere, fino alle fortificazioni che hanno reso Peschiera uno dei principali sistemi difensivi del Garda. Gli interventi archeologici hanno riportato alla luce resti dell'antico abitato romano, un tratto della viabilità che collegava il ponte sul Mincio alla via Gallica, un canale artificiale di epoca medievale e tracce di una torre ezzeliniana, confermando il valore storico e culturale del sito. L'hotel disporrà di 109 camere, un ristorante aperto anche agli ospiti esterni, una spa di oltre 4.000 metri quadrati, quattro piscine e una darsena privata, con un'offerta pensata per una clientela internazionale alla ricerca di esperienze di alto livello.
Per TH Group questo investimento rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita e di evoluzione del proprio portafoglio. “La storia di TH Group è fatta di persone, di incontri e di imprenditori che condividono una visione. Bruno Soave, proprietario dell’immobile è certamente uno di questi: fin dal primo confronto abbiamo riconosciuto una comune convinzione, quella che il patrimonio storico e culturale possa diventare un motore di sviluppo quando incontra un progetto imprenditoriale capace di valorizzarlo con rispetto e competenza. È questa sintonia che ha reso possibile un'iniziativa così ambiziosa. Con questa operazione continuiamo il percorso di crescita di TH Group nel segmento dell'ospitalità di alta gamma, che è tra quelli che stanno attirando i maggiori investimenti: quasi quattro nuovi progetti alberghieri su dieci riguardano infatti questa fascia di mercato. Investire in una struttura come questa significa credere nel valore di un patrimonio unico e nella capacità dell'ospitalità di qualità di generare occupazione, attrarre turismo internazionale e creare ricadute economiche durature per il territorio”, ha sottolineato Debellini.
L'iniziativa nasce dalla collaborazione con la proprietà dell'immobile e dal lavoro di Quimmo Prestige Agency, advisor dell'operazione immobiliare: “La selezione dell’operatore rappresenta uno degli elementi più determinanti per il successo di un progetto hospitality di questo livello. Non si tratta semplicemente di individuare un gestore alberghiero, ma di costruire una visione comune in grado di valorizzare il territorio, generare performance sostenibili e garantire un’esperienza di eccellenza agli ospiti e ai proprietari delle residenze. Alla base di tutto, la volontà di contribuire attivamente alla valorizzazione del patrimonio alberghiero italiano, affiancando imprenditori che condividono valori, prima ancora di un progetto”, commenta Cristina Gentile, responsabile della divisione hospitality di Quimmo Prestige Agency.
Soddisfazione viene espressa anche dalla proprietà: “Siamo entusiasti di aver finalizzato questa partnership con TH Group, una realtà tutta italiana che condivide la nostra visione per la valorizzazione dell'ex Caserma XXX Maggio e che rappresenta l'eccellenza e l'autenticità dell'hotellerie italiana. Il nostro obiettivo va oltre l'apertura di un hotel 5 stelle superior: vogliamo restituire alla comunità, al territorio e ai viaggiatori di tutto il mondo un pezzo di storia delle fortificazioni veneziane, trasformando un ex spazio militare in un'icona dell'ospitalità di alto standing, le cui porte saranno aperte anche al pubblico. La scelta di TH Group, come partner gestionale, è stata guidata proprio dalla volontà di garantire standard di servizio assoluti e forte identità, all'altezza di un sito Patrimonio dell'Umanità Unesco”, dichiara Bruno Soave, proprietario dell'immobile e ad Freedom Property Srl Società Benefit.
L'apertura è prevista nella seconda metà del 2027. Nell'ambito dell'operazione di affitto d'azienda alberghiera, Freedom Property Srl è stata assistita per gli aspetti fiscali e societari, dal dott. Enzo Tagliapietra, dottore commercialista con studio in Mestre (VE). Gli aspetti legali dell'operazione sono stati seguiti dallo Studio Legale Fratta Pasini e Associati per Freedom Property Srl e dallo Studio Legale Bassilana e Associati per TH Resorts.
La proposta di un grande Gruppo italiano nel turismo
"Il turismo in Italia è veramente frammentato, basta guardare i 28.000 alberghi familiari su 32.000. Su questa cosa qui dobbiamo riflettere, perché con i piccoli alberghi c'è un cambio generazionale e non tutti i figli d'arte -ha spiegato Debellini- vogliono continuare a fare i sacrifici dei genitori. E dall'altra parte ci sono poche catene. Il tema che io sto ponendo è: dobbiamo tutti, catene e singoli albergatori, fare un discorso industriale su questo settore, darci strumenti industriali e crescere insieme. Alcuni l'hanno mostrato, per esempio l'Alto Adige. Il tema che l'altro giorno davanti a 600 investitori di Scenari immobiliari io ho posto è: 'Ma voi siete interessati che ci sia un grande gruppo italiano?' Tante volte ho l'impressione che stiamo facendo diventare grandi i gruppi esteri che già sono grandi. Io credo che in Italia sarebbe bello che ci fosse uno o anche più gruppi italiani che diventano un riferimento. TH è disponibile a costruire questo soggetto", ha sottolineato.
Turismo settore strategico
"Questo è un governo -ha detto Debellini riferendosi all'esecutivo Meloni- che per primo ha ricosciuto, e iniziato anche a comunicare, l'importanza strategica del turismo per questo Paese. Non era mai accaduta così e devo darne atto al premier, al governo, ai ministri del Turismo che si sono succeduti, anche alle istituzioni regionali. Oggi c'è una consapevolezza sulla forza che il turismo contiene per il nostro Paese, dalle grandi città come Venezia e Firenze, fino ai piccoli borghi della Toscana, della Puglia, qualsiasi posto. Una consapevolezza che non c'era mai stata", ha spiegato.
Il personale? Sempre più difficile trovarlo
"Certamente noi abbiamo uno 'zoccolo duro', chiamiamolo così, di lavoratori -ha spiegato Debellini- che d'inverno opera nei nostri 12 villaggi sulla neve e d'estate torna a casa nelle varie località del Sud e delle isole nei nostri villaggi sul mare. Sono un po' il nostro tesoro, fatto di direttori, di capi servizio, di persone che sono l'intelaiatura dei villaggi. Facendo le due stagioni più qualche altro piccolo lavoro, abbiamo un gruppo importante, attorno a un migliaio di persone che sono veramente la 'spina dorsale' di TH. Poi nel complesso noi arriviamo a 5mila contratti di lavoro. Detto questo è sempre più difficile trovare giovani che vogliono lavorare nell'ospitalità, mentre un tempo c'era la fila dietro la porta".
"La nostra fortuna -ha ribadito Debellini- è l'accoppiata montagna-mare, le due stagioni che sono anche le più, le due più lunghe. Tutto il settore delle risorse umane, delle persone al lavoro, è una delle cose a cui noi dedichiamo di più. È il motivo per cui abbiamo fatto la scuola di ospitalità a Venezia, per cui abbiamo fatto l'iniziativa di formazione di giovani egiziani, è il motivo per cui stiamo lavorando per un'Its al Sud Italia. E' un ambito strategico per noi, da anni ci lavoriamo e quindi abbiamo anche tante bellissime sorprese, tanti giovani che vogliono venire a lavorare, a fare i camerieri e tutto il resto. Ma è uno sforzo incredibile, non è come una volta che aprivi la porta e trovavi la fila. La fila non c'è più. Per cui è tutto un lavoro di ricerca, di verifica, di recruiting, di incontro, di prova. Un lavoro immensamente più grande di una volta", ha spiegato Debellini.
Come ha sottolineato Debellini, è sempre più difficile intercettare l'interesse delle nuove generazioni per il lavoro nel settore. "Non posso nasconderti che anche noi abbiamo dei problemi, perché la gente non è più disposta a fare i sacrifici come una volta. Enon basta il giusto aspetto economico e anche quello logistico. Devi anche offrire, specialmente alle nuove generazioni, una prospettiva di crescita professionale. Quando tu fai così, l'azienda cresce. Noi siamo in questa prospettiva". E l'obiettivo di Th su questo versante è chiaro. "Noi stiamo lavorando per comunicare una passione per il lavoro dell'ospitalità, perché i giovani capiscano che questo è un settore strategico di questo Paese e che l'ospitalità è una cosa grande. Noi dobbiamo essere maestri e compagni di viaggio di questa scoperta e di questa sfida, dobbiamo renderla molto più attrattiva per i giovani", ha ribadito Debellini.
Gli effetti della guerra in Iran
"Il nostro tour operator Baobab, che è quello che di più ha risentito della guerra in Iran, dopo un momento di crisi molto seria ora sta avendo una reazione con segnali molto positivi. Pari data siamo a un +5%, e dovremmo raggiungere e superare l'obiettivo degli 80 milioni di budget previsto", ha spiegato Debellini.
E Debellini ha parlato anche di come il Gruppo ha affrontato la gestione del villaggio a Marsa Alam, in Egitto. "Noi in Egitto -ha aggiunto Debellini- abbiamo deciso di crescere, quindi di prendere anche altre strutture. E l'Egitto ha una capacità di resistenza anche alle intemperie delle guerre che è incredibile. E per gli italiani l'Egitto è considerata una una meta di famiglia, nella quale si trovano bene. Abbiamo avuto una flessione nel pieno della guerra, ma la gente già prenotava per il periodo successivo, per l'inverno. Adesso siamo in recupero, certamente non facciamo il bilancio che avevamo pensato, quindi avremo io mi immagino un 30% in meno, anche se il dato si muove quotidianamente ogni settimana", sottolinea.
E Debellini si aspetta ancora miglioramenti anche da Baobab. "Il nostro tour operator è condotto da Alessandro Gandola, devo dire una persona di grande esperienza, molto autorevole. Hanno saputo riproteggere tutta una serie di clienti, di ospiti, hanno saputo offrire loro anche delle alternative e quindi siamo fiduciosi per il futuro", ha concluso. (di Fabio Paluccio)

(Adnkronos) - A Londra è giornata di semifinali. Oggi, venerdì 10 luglio, Jannik Sinner affronta Novak Djokovic nel penultimo atto di Wimbledon 2026. Il fuoriclasse azzurro, campione in carica ai Championships, arriva al match con l'ex numero uno del ranking dopo aver battuto Kecmanovic, Borges, Brooksby, Mochizuki e Struff, mentre il serbo ha superato - nell'ordine - Wu, Tsitsipas, Rinderknech, Safiullin e Auger-Aliassime.
Il vincitore se la vedrà con Alexander Zverev, reduce dal successo contro Fery nell'altra semifinale del torneo (con il punteggio di 7-6 6-2 6-4) e finalista per la prima volta in carriera a Wimbledon.
Il match sarà visibile in diretta televisiva sui canali SkySport, ma anche in chiaro su Tv8. Il match si potrà seguire anche in streaming sull'app Sky Go, su NOW e su Tv8.it.
La finale di Wimbledon si giocherà domenica 12 luglio, non prima delle 17 ora italiana.

(Adnkronos) - Nasce Pics, il Polo Italiano per il Cyber e la Space Economy. L’iniziativa, presentata oggi in Senato e promossa dalla Fondazione Aises Ets– Spes Academy “Carlo Azeglio Ciampi”, si inquadra nell’ambito dell’accordo quadro con il Consiglio Nazionale delle Ricerche per rafforzare la collaborazione tra istituzioni, industria, università e centri di ricerca nei settori della cybersicurezza, della Space Economy e delle tecnologie emergenti. L’obiettivo, viene spiegato, è quello “di promuovere alta formazione, ricerca applicata, innovazione e trasferimento tecnologico, favorendo l’integrazione tra il dominio cyber e quello spaziale, oggi sempre più strategici per la sicurezza nazionale, la competitività industriale e l’autonomia tecnologica europea”. Nel corso della conferenza è stato inoltre sottoscritto un protocollo di collaborazione tra la Fondazione Aises Ets e Trends Research & Advisory, finalizzato allo sviluppo di programmi comuni di ricerca, formazione e cooperazione internazionale.
“Il Pics nasce con l’ambizione di costruire un ecosistema nazionale capace di mettere in rete istituzioni, imprese, università e centri di ricerca. Oggi la competitività di una nazione si misura sulla capacità di presidiare i domini strategici del cyber e dello spazio, investendo nelle competenze, nell’innovazione e nella formazione delle future classi dirigenti”, ha detto infatti Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises Ets e presidente del Polo. Il direttore Luigi Martino, inoltre, ha evidenziato come “l’Italia possiede competenze scientifiche, industriali e tecnologiche di assoluto rilievo. La sfida è metterle in connessione con i grandi network internazionali della ricerca e dell’innovazione. Il PiCS nasce per essere una piattaforma aperta di collaborazione, capace di favorire il dialogo tra istituzioni, università, imprese e partner esteri nei domini strategici del cyber e dello spazio”.
“Il Polo rappresenta un nuovo punto di riferimento nazionale per favorire il dialogo tra istituzioni, industria e mondo accademico in due settori destinati a incidere in misura crescente sulla sovranità tecnologica e sull’autonomia strategica dell’Italia e dell’Europa”, ha aggiunto, Marco Lisi, membro del cda dell’Agenzia Spaziale Italiana e Inviato Speciale per lo Spazio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; mentre Lamberto Maria Moruzzi, ministro plenipotenziario, vdg della Dge e direttore centrale per la diplomazia scientifica, spaziale e sportiva del ministero degli Affari Esteri ha fatto presente che oggi “la sicurezza nazionale non può prescindere dalla dimensione spaziale: innovazione, sicurezza e crescita economica sono strettamente connesse. L’Italia dispone di un ecosistema spaziale di eccellenza e il ministero degli Affari Esteri considera lo spazio una leva fondamentale per rafforzare la competitività del Paese, l’internazionalizzazione delle imprese e le partnership strategiche”.
Luciano Violante, presidente di Futuri Probabili, ha affermato dal canto suo che è “prioritaria la regolamentazione delle orbite che rischiano il sovraffollamento con danni rilevanti sotto molteplici profili. Il centro di ricerca Futuri Probabili sta redigendo un rapporto sul tema che verrà presentato entro l’anno. Anche in questa prospettiva, il Polo Italiano per il Cyber e la Space Economy rappresenta un’iniziativa di indubbio valore strategico per il futuro del Paese”. Secondo Lorenzo Benigni, senior vice president governmental & institutional relations di Elt Group, lo spazio “è oggi un dominio strategico da cui dipendono sicurezza, competitività e continuità dei servizi essenziali. Proteggerlo significa garantire la resilienza di un ecosistema sempre più interconnesso, congestionato e conteso. In questo scenario, lo spettro elettromagnetico è l’infrastruttura invisibile che consente ai satelliti di comunicare, trasmettere dati e supportare le operazioni. Presidiarlo è quindi una condizione indispensabile per proteggere gli asset spaziali, assicurare continuità operativa e difendere la superiorità informativa. In questa dimensione ELT porta una competenza industriale consolidata, maturata in oltre settant’anni di esperienza nel dominio elettromagnetico”.

(Adnkronos) - Momenti di tensione questo pomeriggio nel carcere di Genova Marassi, dove un detenuto ha inscenato una protesta salendo sul tetto dell'istituto penitenziario. A renderlo noto è il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria che spiega: "La situazione è costantemente monitorata dalla polizia penitenziaria, impegnata a gestire l'episodio garantendo la sicurezza dell'istituto e delle persone presenti. All'esterno del carcere sono presenti anche i vigili del fuoco e personale della polizia di Stato, che presidiano l'area a scopo precauzionale, mentre il dispositivo di sicurezza predisposto garantisce il controllo della situazione".
"L'uomo era giunto a Genova da poco, proveniente da un altro istituto penitenziario - spiega Vincenzo Tristaino, segretario nazionale Sappe per la Liguria - Da quanto si apprende, il detenuto si sarebbe già reso protagonista, durante una precedente detenzione nell'istituto penale di Nisida, di analoghe forme di protesta. Circostanza che, se confermata, rende ancora più evidente la complessità del soggetto e la professionalità con cui la polizia penitenziaria è chiamata a gestire situazioni ad alto rischio".
Tristaino richiama quindi l'attenzione sulle difficili condizioni in cui opera il personale del carcere genovese: "Marassi è ormai da tempo in condizioni di costante sovraffollamento, con circa 150 detenuti oltre la capienza regolamentare. A ciò si aggiunge una cronica carenza di personale di polizia penitenziaria e la presenza di numerosi detenuti assegnati per motivi di ordine e sicurezza, spesso particolarmente complessi da gestire. È evidente che un simile contesto aumenta il rischio di eventi critici e rende ancora più gravoso il lavoro degli operatori".
Il sindacalista punta quindi il dito contro l'amministrazione penitenziaria: "Tutto questo avviene nel silenzio più totale dei vertici dell'amministrazione regionale di Torino. La polizia penitenziaria è lasciata sola ad affrontare quotidianamente emergenze sempre più frequenti e complesse. Basta: esigiamo rispetto per il lavoro delle donne e degli uomini del Corpo e risposte concrete ai problemi degli istituti liguri".
Sulla vicenda interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, che segue con apprensione l'evolversi della situazione: "Confidiamo nella professionalità, nell'esperienza e nella capacità di mediazione e negoziazione delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria, che anche in questa circostanza stanno operando con equilibrio e grande senso di responsabilità per riportare la situazione alla normalità senza conseguenze per alcuno. Ancora una volta è il Corpo a dimostrare, nei fatti, di essere il principale presidio di sicurezza e legalità all'interno delle carceri italiane". Capece conclude ribadendo che "episodi come quello di oggi dimostrano quanto sia urgente intervenire sugli istituti più problematici del Paese, a partire da Marassi, assicurando adeguati organici, migliori condizioni operative e una gestione della popolazione detenuta che tenga conto delle reali capacità ricettive degli istituti. Non è più accettabile chiedere alla polizia penitenziaria di supplire, con il solo spirito di servizio, alle carenze del sistema".

(Adnkronos) - Il mare e la gravidanza. Tante future mamme scelgono il riposo sotto l'ombrellone per passare i mesi di gestazione. Ma è la scelta sicura per sé e per il bambino? La risposta che arriva dagli studi scientifici è rassicurante: "Il mare non è da evitare. Come per molte attività della vita quotidiana, però, è importante sapere cosa fare, cosa evitare e quando è opportuno consultare il proprio medico". Lo ribadiscono gli esperti della piattaforma anti-bufale 'Dottore ma è vero che?...' curata dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri).
Nuotare in mare in gravidanza è sicuro? "Sì, in una gravidanza che procede senza complicazioni. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2024 su 'Bmc Pregnancy and Childbirth' – che ha analizzato dieci studi clinici randomizzati su quasi 2.000 donne – ha mostrato che le attività acquatiche in gravidanza contribuiscono a controllare meglio il peso materno e a migliorare la qualità della vita, senza effetti negativi sul feto. Anche le principali linee guida internazionali supportano questa indicazione: l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda alle donne in gravidanza senza complicazioni almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata e le linee guida dell’American College of Obstetricians and Gynecologists includono esplicitamente l’idroterapia e gli esercizi acquatici tra le attività sicure in gravidanza. Nuotare in acqua ha il vantaggio di ridurre il carico sulle articolazioni e di alleggerire la sensazione di peso, particolarmente apprezzato negli ultimi mesi di gravidanza. Occorre però rispettare alcune precauzioni di buon senso: evitare le ore più calde della giornata; non esporsi a lungo al sole diretto; bere acqua frequentemente per non disidratarsi; non nuotare in mare aperto in presenza di correnti forti o condizioni meteo avverse. È comunque sempre utile informare il proprio ginecologo prima di iniziare qualunque programma di attività fisica, anche se di intensità moderata".
Il caldo del mare d’estate può essere pericoloso? "Le donne in gravidanza percepiscono il caldo in modo più intenso rispetto alla norma. Durante la gestazione il corpo produce più calore e per disperderlo aumenta il flusso di sangue verso la pelle: un meccanismo che rende la termoregolazione già più sollecitata anche in una giornata qualunque - rispondono gli specialisti - In estate, la combinazione di temperature elevate, esposizione solare prolungata e disidratazione può diventare un fattore di rischio reale. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su 'Nature Medicine' nel 2025, che ha analizzato 198 studi condotti in 66 paesi, ha documentato che l’esposizione al caldo in gravidanza aumenta il rischio di parto pretermine di circa il 4% per ogni grado centigrado di aumento della temperatura, e del 26% durante le ondate di calore. Risultati coerenti emergono da un’analisi recentemente pubblicata su 'Environment International', che ha esaminato oltre 36 milioni di nascite in 13 paesi – tra cui l’Italia – stimando che durante la stagione calda il rischio di parto pretermine - osservano - aumenti del 2,8% nelle giornate di caldo moderato e del 3,8% in quelle di caldo intenso, con circa 974 parti prematuri in più per ogni milione di nascite attribuibili al caldo nel nostro paese. Il rischio non riguarda una normale giornata al mare con le dovute precauzioni, ma le situazioni di esposizione prolungata senza riparo: stare al sole nelle ore centrali del giorno (tra le 11 e le 16 circa), non bere abbastanza acqua, non cercare ombra o ambienti freschi. In occasione di ondate di calore con allerta rossa, i medici consigliano in genere di evitare di uscire nelle ore più calde e di privilegiare ambienti climatizzati".
Ci sono attività acquatiche da evitare assolutamente in gravidanza? "Sì. Le immersioni subacquee con autorespiratore (cosiddetto scuba diving) sono controindicate in qualsiasi fase della gravidanza - rispondono - Le variazioni di pressione che si verificano in immersione possono provocare la formazione di bolle di gas nel sangue, una condizione nota come malattia da decompressione. Il feto, a causa delle particolarità del suo sistema circolatorio, è potenzialmente più esposto a questo rischio rispetto alla madre: la circolazione polmonare fetale non è in grado di filtrare le bolle di gas che si possono formare, le quali possono quindi raggiungere direttamente gli organi. L’American College of Obstetricians and Gynecologists raccomanda di evitare le immersioni per tutta la durata della gravidanza. Il Divers Alert Network, la principale organizzazione internazionale di medicina subacquea, condivide la stessa indicazione. Lo snorkeling in superficie, invece, è generalmente considerato praticabile, a condizione che si rimanga in superficie e che la gravidanza proceda regolarmente. Sono naturalmente da evitare i tuffi da altezze elevate, che possono causare traumi addominali, e le attività ad alto rischio di cadute o urti, come il surf o gli sport acquatici ad alta velocità".
Bisogna proteggersi dal sole in modo diverso durante la gravidanza? "Sì, e per più di una ragione. Durante la gravidanza si producono quantità maggiori di melanina (il pigmento responsabile del colore della pelle) a causa dei cambiamenti ormonali. Questa iperpigmentazione rende la cute più reattiva ai raggi ultravioletti e predispone a una condizione chiamata melasma gravidico, o 'maschera della gravidanza': macchie scure che compaiono soprattutto sul viso - concludono - La prevalenza del melasma in gravidanza varia, a seconda delle popolazioni studiate, tra il 36 e il 75% delle donne. Uno studio clinico su 200 donne in gravidanza ha dimostrato che l’uso regolare di un filtro solare ad ampio spettro a partire dal primo trimestre riduce di oltre il 90% l’incidenza del melasma. Le linee guida dermatologiche raccomandano creme solari ad ampio spettro con fattore di protezione (Spf) elevato, da applicare 20 minuti prima dell’esposizione e da rinnovare ogni due ore o dopo ogni bagno".

(Adnkronos) - I due ex 007 Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, finiti ai domiciliari nell'ambito dell'operazione dei Ros dei carabinieri e coordinata dalla procura di Roma, hanno risposto questa mattina alle domande del gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia.
Entrambi in pensione, sono coinvolti insieme ad altri quattro indagati nel presunto spionaggio in favore dei russi. Piras, sentito per primo dal giudice per le indagini preliminari, a quanto si apprende ha risposto alle domande fornendo una spiegazione alle sue condotte. Anche Di Pasquale comparso davanti al gip ha risposto all’interrogatorio.
"Il mio assistito resta un sottoufficiale dei carabinieri in pensione che ha dedicato la sua vita alla sicurezza dell’Italia. Purtroppo – ha detto l’avvocato Domenico Di Tullio che difende Di Pasquale - è incappato in una relazione amicale episodica con un altro soggetto che lo ha trascinato nella polvere. I due lavoravano nello stesso ufficio”.
Di Pasquale “ha chiarito rapporti e circostanze e tutti i fatti che gli vengono imputati. Non ha fornito alcun tipo di informazione riservata, segreta o segretissima”, ha spiegato ancora l’avvocato Di Tullio che ha presentato al giudice un’istanza per chiedere l’attenuazione della misura del suo assistito.
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Sarda News - Notizie in Sardegna
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