La Sma, atrofia muscolare spinale, colpisce il sistema nervoso centrale molto prima di quanto si pensasse, già nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale. E' la scoperta di uno studio italiano pubblicato su 'Nature Communications', frutto di una collaborazione tra i gruppi di ricerca del Centro Dino Ferrari dell'università Statale di Milano, di Humanitas University e della Fondazione Irccs Ca' Granda ospedale Maggiore Policlinico, con il contributo della Columbia University di New York. Per gli autori il lavoro ribalta la visione tradizionale della Sma come malattia esclusiva dei neuroni del movimento, conferma l'importanza dello screening neonatale e apre nuove prospettive terapeutiche.
La ricerca è stata coordinata da Stefania Corti, professoressa di Neurologia all'università degli Studi di Milano e direttrice Ssd Malattie neuromuscolari e rare del Policlinico, e da Simona Lodato, professoressa di Anatomia umana presso Humanitas University e group leader del laboratorio di Neurosviluppo dell'Irccs Istituto clinico Humanitas. Utilizzando organoidi, strutture tridimensionali derivate da cellule di pazienti che riproducono in miniatura il tessuto nervoso, le due scienziate e i loro team hanno potuto osservare cosa accade nel sistema nervoso dei pazienti sin dalle prime fasi del suo sviluppo. "Abbiamo scoperto che la carenza di Smn, proteina fondamentale per il funzionamento dei motoneuroni e la cui mancanza è causa diretta della Sma, non danneggia solo i motoneuroni maturi, ma altera profondamente i programmi di differenziamento già a livello dei progenitori neurali", spiega Corti. "Questo significa che la malattia inizia molto prima della comparsa dei sintomi, e rafforza l'importanza cruciale dello screening neonatale e del trattamento precoce", sottolinea la docente. "Gli organoidi ci hanno aperto una finestra su processi biologici finora inaccessibili - aggiunge Lodato - Per la prima volta abbiamo potuto seguire in tempo reale come la mancanza di Smn comprometta le traiettorie di sviluppo neuronale, creando una sorta di 'blocco' nella maturazione delle cellule. Questi strumenti sono preziosi non solo per comprendere i meccanismi della malattia, ma anche per testare nuove strategie terapeutiche in un contesto umano".
Le analisi di sequenziamento a singola cellula di queste complesse strutture tridimensionali che ricapitolano importanti step del differenziamento neuronale e della formazione di reti funzionali - descrive una nota - hanno rivelato alterazioni diffuse che coinvolgono diverse popolazioni neuronali, al di là dei già centrali motoneuroni, mentre le registrazioni elettrofisiologiche hanno evidenziato una ipereccitabilità anomala sia negli organoidi spinali che cerebrali, dimostrando che le disfunzioni si estendono all'intero sistema nervoso centrale. Lo studio ha inoltre dimostrato che un trattamento precoce con oligonucleotidi antisenso ottimizzati per la biodistribuzione, capaci di aumentare i livelli di proteina Smn, è in grado di correggere sia i difetti morfologici sia quelli funzionali precoci, ripristinando i normali pattern di attività elettrica e riducendo significativamente la morte cellulare che determina le forme di neurodegenerazione dei giovani affetti da Sma. Un risultato che fornisce una solida base scientifica per l'importanza dell'intervento terapeutico tempestivo.
L'atrofia muscolare spinale rimane una delle principali cause genetiche di morte infantile, ma le terapie approvate negli ultimi anni hanno radicalmente cambiato la prognosi dei pazienti, ricordano gli esperti. Questo studio aggiunge "un tassello fondamentale alla comprensione dei meccanismi alla base della malattia, indicando che i benefici maggiori si ottengono quando il trattamento inizia prima che i danni al sistema nervoso diventino irreversibili, idealmente in fase presintomatica, grazie anche allo screening neonatale".
La pubblicazione - si legge nella nota - rappresenta il coronamento di anni di lavoro congiunto tra istituzioni che costituiscono l'eccellenza della neurologia e delle neuroscienze italiane. Il Centro Dino Ferrari dell'università degli Studi e del Policlinico di Milano è da decenni un punto di riferimento internazionale per le malattie neuromuscolari; l'univeristà Statale di Milano ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di modelli innovativi di malattia, inclusi gli organoidi utilizzati in questo studio, e alla definizione di nuovi approcci terapeutici per la Sma; Humanitas University e l'Irccs Istituto clinico Humanitas hanno sviluppato una expertise riconosciuta nella biologia dello sviluppo del sistema nervoso e nell'impatto che questa possa avere in malattie neurodegenerative; la Fondazione Irccs Ca' Granda ospedale Maggiore Policlinico garantisce quel continuum tra ricerca e clinica che permette di tradurre le scoperte scientifiche in benefici concreti per i pazienti.
Ordinanza del sindaco, 'eventi atmosferici di eccezionale
intensità'... 
Stretta sui cambi di casacca, voto di fiducia in tempi più rapidi, Statuto delle opposizioni. Sono alcune delle novità del nuovo Regolamento della Camera che approderà in aula da lunedì 16 febbraio per la discussione generale per essere approvato in settimana. Le nuove regole sono frutto di una lunga discussione e di un lavoro bipartisan in Giunta del regolamento e, se approvate dall'Aula con la necessaria maggioranza assoluta dei componenti, entreranno in vigore dalla prossima legislatura.
Per quel che riguarda il passaggio dei deputati da un gruppo parlamentare a un altro in corso di legislatura, vengono introdotti una serie di disincentivi. Il più rilevante è quello di natura economica: il deputato che cambia casacca, salvo alcune eccezioni, non porterà più in dote al nuovo Gruppo tutta la quota di contributi previsti dalle regole di Montecitorio ma solo la metà, lasciando l'altro 50% al Gruppo in cui è stato eletto e che ha deciso di abbandonare. Inoltre, altra forma di disincentivo, è prevista la decadenza dall'Ufficio di presidenza del deputato che ne fa parte ma che decide di cambiare gruppo. Anche qui sono previste eccezioni.
Sulla fiducia, viene eliminato lo stop dei lavori di 24 ore tra il momento in cui viene richiesta la fiducia in aula e il voto della stessa. D'altro canto, però, le nuove regole cercano anche di limitare il ricorso a decreti legge del governo, con relativo voto di fiducia e compressione dei tempi di confronto parlamentare. Viene infatti previsto il "contingentamento dei tempi" per l'esame dei Dl senza fiducia, con la possibilità di conversione in tempi certi.
Tra gli obiettivi del nuovo regolamento, anche quello di arginare gli interventi fiume dei deputati, con una stretta sulla richiesta di parola sul regolamento, sugli Odg, sull'ordine dei lavori, ammessi solo quando "vertano in modo diretto e univoco sullo svolgimento e sulle modalità della discussione in corso" o per "questioni di eccezionale rilevanza e urgenza".
Per i deputati, oltre a prevedere un rafforzamento dello Statuto delle opposizioni, è prevista l'introduzionbe del Codice di condotta con "principi e norme di condotta ai quali i deputati devono attenersi nell'esercizio del mandato parlamentare". Sono previste sanzioni per le violazioni. Sulla condotta dei deputati vigilerà un Comitato consultivo a composizione bipartisan presieduto da un deputato designato dal presidente della Camera.
Introdotte anche una serie di disposizioni per implementare il coordinamento tra Camera e Senato, come la possibilità di convocare congiuntamente le Giunte del regolamento per la definizione di regole comuni.
Rafael Mini, l'unico atleta di San Marino alle Olimpiadi: "Qui per godermela, poi si torna a scuola"

A Milano Cortina c’è uno sciatore che non gareggia per l’Italia, ma che di sicuro avrà anche il supporto azzurro alle Olimpiadi. Dopo Giovanni Franzoni, Dominik Paris, Mattia Casse e gli altri italiani, ai Giochi c’è pure Rafael Mini. Ha diciassette anni, è l’unico atleta di San Marino qualificato. Dal Monte Titano a Bormio, per divertirsi e godersi l’esperienza della vita: “Emozioni? Sono calmo, so di essere in un momento di grande forma” spiega all’Adnkronos prima del suo esordio nel gigante sabato 14 febbraio.
Rafael Mini, unico atleta di San Marino alle Olimpiadi
Mini sorride e racconta la sua prima esperienza alle Olimpiadi, fatta saltando la scuola per qualche settimana: “Qui devo solo fare ciò che so, mi sento pronto. In questi giorni mi sono allenato tanto, anche in condizioni simili alla gara. Sto molto bene. Non punto al podio, voglio godermi il momento e divertirmi”. Sulla Stelvio di Bormio, Rafael sarà un po’ il 197° atleta della delegazione, andando ad aggiungersi ai 196 atleti che venerdì scorso hanno sfilato con il tricolore nella cerimonia inaugurale. Lui, quella sera, era portabandiera per San Marino: “Mi guardavano tutti alla tv, che orgoglio. Prima di partire, la mia famiglia mi ha detto di divertirmi e sorridere. Domani verranno tutti su a fare il tifo e ci sarà anche mia sorella Camila, di 12 anni. È più emozionata di me. I Capi di Stato di San Marino mi hanno ringraziato e fatto i complimenti. Mi hanno detto di portare in alto la bandiera”. Ai piedi del Monte Titano, a due passi da casa, ha imparato a sciare su una pista in plastica: “Con neve e ghiaccio simulati”. E il viaggio fino alle Olimpiadi lo ha visto sciare anche in... un centro commerciale di Dubai: "Per guadagnare punti utili in Coppa del Mondo".
Rafael Mini: "Franzoni? Gli ho chiesto una foto"
Mini si sta godendo le Olimpiadi invernali dando un occhio anche agli italiani, che nella prima giornata di gare hanno regalato emozioni con la doppia medaglia in discesa di Franzoni e Paris: “Allenamenti con Giovanni? No, lui scia su altre piste perché fa discipline veloci. Ma l’ho incontrato il giorno della gara, gli ho chiesto una foto con la medaglia. Poi aveva dei controlli da fare ed è scappato. Abbiamo parlato nei giorni successivi, mi sono complimentato con lui ed è stato gentilissimo. È un mito, un grande davvero”.
Fin qui, un solo rammarico per il suo viaggio a cinque cerchi: “Esserci è bellissimo, ma mi dispiace un po’ non avere il Villaggio olimpico. Per conoscere tanti atleti di diverse parti del mondo”. Prima dell’esordio, c’è tempo anche per voltarsi indietro: “È stato un percorso lungo. Da ragazzino suonavo il violino. Era una sfida appassionante, ma inconciliabile con lo sport ad alto livello. Sono contendo della scelta fatta, almeno sono arrivato alle Olimpiadi”. Per godersela, anche con la libertà di fare qualche pronostico: “Gigante? Per me vince Odermatt, lo slalom lo vince McGrath”. (di Michele Antonelli, inviato a Bormio)
La nave resta agli ormeggi del porto sardo stasera e non effettuerà
il ritorno domani... 
Francesca Lollobrigida, ancora lei. Dopo l'oro olimpico nei 3000 metri, oggi 12 febbraio la pattinatrice laziale ha concesso il bis nei 5000 metri, trionfando con 6'46''17 e trionfando ancora alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. E' il quarto podio olimpico della sua carriera, un traguardo che la proietta definitivamente nell'élite dello sport italiano, accanto a leggende come Compagnoni, Wierer, Brignone, Piller Cottrer e Vanzetta. Per l'Italia è il sesto oro ai Giochi.
Nata il 7 febbraio 1991 a Frascati, nei Castelli Romani, pronipote dell'indimenticabile Gina Lollobrigida, Francesca ha trasformato una stagione difficilissima in una favola olimpica. "Volevo ritirarmi quest'anno, è stata la peggiore stagione della mia vita, ho pianto tanto", ha raccontato. A convincerla a non mollare sono stati il marito, la famiglia e la federazione. Una scelta che oggi pesa come l'oro più prezioso. La maternità, lungi dall'essere un limite, è diventata una nuova forza. Tommaso è nato nel 2023 e da allora la carriera di Lollobrigida ha assunto un significato diverso. "Le vittorie più belle sono quelle dopo essere diventata madre. Ho riscoperto me stessa come atleta, mamma e donna. Si può essere mamme e tornare più forti di prima: Milano-Cortina era il modo per mostrarlo alla gente".
Ex regina del pattinaggio in linea, con 16 titoli mondiali, Lollobrigida vive tra Roma e Baselga di Piné per gli allenamenti. Dopo l'argento nei 3000 e il bronzo nella mass start a Pechino 2022, e l'oro mondiale nei 5000 metri a Hamar 2025 – il primo per un'italiana – ora punta a completare l'opera olimpica. Le rivali non mancano: Sablikova, Wiklund, Weidemann e Conijn sono pronte a dare battaglia. Ma Francesca sa di avere dalla sua esperienza, resistenza e una consapevolezza nuova. "Da sola non ce l'avrei fatta: è un lavoro di squadra enorme. È la parte più dura, ma anche la più bella". Oggi il secondo oro.

Gian Gaetano Bellavia è indagato dalla Procura di Milano per presunta violazione del trattamento dei dati, previsto dal Codice sulla privacy, in merito all'archivio privato detenuto dal consulente, noto per lavorare con diverse Procure e con il programma televisivo Report.
Il bisogno di sentirlo - secondo quanto si apprende - ha portato i pubblici ministeri all’iscrizione, "a garanzia" del commercialista difeso dall’avvocato Luca Ricci.
L'inchiesta
Al centro dell'indagine la denuncia mossa a un'ex dipendente, indagata per accesso abusivo a sistema informatico e appropriazione indebita, la quale avrebbe sottratto dall'archivio documenti riservati pari a oltre un milione di file, secondo quanto emerge da una consulenza chiesta proprio dalla difesa Bellavia. Bilanci, consulenze fiscali e tecniche, relazioni redatte di suo pugno su incarico delle procure, hanno fatto gridare qualcuno al dossieraggio, ma Bellavia ha sempre respinto con forza l'accusa, così come ha sempre rispedito al mittente la tesi diffamatoria del passaggio di dati raccolti in sede di incarichi giudiziari alla trasmissione Report.
La Procura ora prova ad approfondire proprio la questione legata alla conversazione del corposo schedario. Per il legale "i professionisti non solo hanno l’obbligo di conservare i fascicoli e i documenti per dieci anni, ma hanno anche pieno diritto di conservare l’archivio storico della propria attività e dei propri scritti".
Gasparri attacca Ranucci
“Apprendo con soddisfazione che Gian Gaetano Bellavia, commercialista, consulente di molteplici ministeri, di magistrati e della trasmissione Report, è stato iscritto dalla Procura di Milano come indagato per un'ipotesi di violazione della legge sulla privacy - dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri -. Ho denunciato, nei giorni scorsi, Bellavia, ma insieme a lui tutta la baracca di Report, per una possibile operazione illegale che potrebbero aver condotto, a mio avviso, con un vero e proprio dossieraggio. Ranucci continua a fare affermazioni infondate e ad attaccarmi su cose inesistenti, ma farebbe bene a pensare alle sue responsabilità ed alla vicenda Bellavia. Sono onorato - sottolinea - di essermi rivolto alla magistratura e continuerò a seguire la vicenda, sperando che la Procura di Milano questa volta vada fino in fondo".
"Compatisco lo stordito Ranucci - attacca Gasparri - che chiede le scuse perché ritiene poco grave il reato di violazione della privacy, che è invece gravissimo ed è proprio la premessa del dossieraggio che si basa proprio sulla violazione delle privacy altrui. Ranucci è anche un omofobo. Ranucci deve vergognarsi e scusarsi con tutti gli italiani. Ranucci è abituato a mischiare le carte e a dire fanfaluche. La verità è che il ‘suo’ Bellavia è indagato e che i metodi di Report sono sotto indagine. Fiero di aver denunciato questa gente stiano tranquilli che non daremo tregua a costoro. E la Rai che fa? Lascia mano libera a simili soggetti?”, conclude.
Focus su longevità, dieta sardo-mediterranea e turismo
esperienziale... 
La morte di Federica Torzullo per mano del marito Claudio Carlomagno "è un dato ormai acquisito". Così il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, in una nota in cui mette a fuoco alcuni elementi del femminicidio.
Quanto alle ragioni del gesto omicidiario "che, sin dall’inizio con la formalizzazione del provvedimento del fermo del coniuge del 18 gennaio 2026, l’Ufficio di Procura aveva individuato nel rifiuto di Federica di mantenere il rapporto affettivo con il coniuge".
L'ultimatum di Federica e i piani saltati, il movente
Il prosieguo delle indagini "ha confermato e rafforzato il movente: prove documentali e dichiarative riferiscono dell’iter seguito alla ricerca di una soluzione condivisa, convintamente da Federica e, solo apparentemente, da Carlomagno, più interessato a tirarla per le lunghe nel tentativo di difendere la confort zone raggiunta: permanenza nella villa di proprietà di Federica e fruizione dell’appoggio logistico offerto dai suoceri per la gestione del figlio nei momenti di assenza dei genitori. Intanto, Federica doveva rassegnarsi a vivere così. Solo Federica, passando dall’idea all’azione di separarsi, avrebbe potuto mandare all’aria i piani" di Carlomagno.
La decisione, "già da tempo maturata", di disfarsi di Federica arriva nel periodo natalizio, spiega il procuratore, "quando Federica, stanca e provata dall’ostruzionismo" del marito, "gli dà l’ultimatum: dopo le feste di Natale ognuno si sarebbe dovuto trasferire in domicili diversi da quello familiare: il minore sarebbe rimasto nella villa familiare e, a turno, ognuno dei genitori si sarebbe alternato nel ruolo di educatore".
Infatti, dopo aver trascorso insieme le festività natalizie, Federica preannuncia che al ritorno da un viaggio in Basilicata, previsto per l’11 gennaio 2026, le modalità concordate della separazione si sarebbero inverate. Ed è proprio la sera di giovedì 8 gennaio, alla vigilia della partenza per la Basilicata, che Federica, alle prese con la preparazione delle valigie, ritorna sull’argomento in maniera decisa "incontrando la reazione violenta di Carlomagno, il quale realizza che ormai la melina era inutile e che i suoi piani, come aveva previsto, sarebbero saltati con decorrenza lunedì 11 gennaio: recupera il coltello che aveva occultato all’abbisogna e infierisce su Federica".
Le modalità del delitto
L'ha uccisa "in bagno, nel box doccia, nella camera armadio? Questo lo diranno le prove scientifiche in fase di perfezionamento. Ha agito da solo dalle 6,40 alle 7,15? Anche questo lo diranno le prove scientifiche - sottolinea Liguori - Ha bruciato il corpo della vittima nella buca scavata o nel cassone del camion? Il resto è conosciuto. Siamo in attesa del deposito della consulenza autoptica e di quella forense sui cellulari sequestrati".
"Spegnere i riflettori sul minore"
"Rivolgendomi a tutti gli attori del processo (difensori e consulenti dell’indagato e delle parti offese parti offese comprese, tutore e curatore del minore) e ai media, avverto la necessità di richiamare tutti, me compreso, ad una sorta di self-restraint e di valutare attentamente il contenuto delle informazioni acquisite e veicolate all’esterno e che siano rispettose della privacy del minore, avendo assistito alla pubblicazione di aspetti della sua vita quotidiana che nulla hanno a che vedere con il processo (per esempio la lista giochi richiesti, lettera indirizzata al figlio, audizione protetta in Procura, collocamento provvisorio, abitudini familiari ecc.) e che finiscono per minarne la crescita e lo sviluppo, in specie in una comunità ristretta come Anguillara, all’interno della quale egli deve continuare a vivere, iniziando dalla ripresa scolastica", scrive ancora nel comunicato il procuratore Liguori.
Per il procuratore infine "sarebbe auspicabile spegnere i riflettori sul minore consentendogli di tornare a vivere la sua vita, lasciando a noi adulti l’onere costituzionale di garantire a tutte le parti del processo un equo e giusto processo".
'Buona notizia ma l'attenzione resti alta'... 
Il tumore del colon retto colpisce sempre più giovani. La malattia è sotto i riflettori dopo la morte di James Van der Beek, deceduto ieri a 48 anni. L'attore, indimenticato protagonista della serie 'Dawson's Creek', era malato da tempo e nel 2024 aveva reso nota la diagnosi di cancro al colon, individuato nel 2023. Van der Beek si è ammalato ad un'età 'verde'. Un caso sempre più comune. "Sono in aumento i casi di cancro al colon sotto i 50 anni. E' una tendenza riscontrata negli anni passati negli Usa e da circa 5 anni anche in Europa", dice all'Adnkronos Salute Chiara Cremolini, professore ordinario di Oncologia medica all'università di Pisa e membro del direttivo nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica).
"Oggi 1 diagnosi su 8 di cancro al colon riguarda giovani under 50. E si stima che nel 2030, nel mondo, il cancro al colon sarà la prima causa di morte per tumore nella fascia d'età 30-50 anni. Le cause? Non le sappiamo. Sicuramente in alcuni giovani si tratta di forme genetiche, c'è familiarità. Ma nell'80% dei casi la causa non è genetica", spiega.
Le ipotesi sulle cause
Tra le ipotesi sull'aumento di questo tumore nei giovani "ci sono i cibi ultraprocessati, che si associano a un maggior sviluppo di polipi al colon, la 'porta' di accesso al cancro del colon se non vengono intercettati in tempo - avverte Cremolini - Poi l'esposizione agli antibiotici in età infantile, fumo e alcol. E sappiamo benissimo che tra i giovani non c'è una riduzione del consumo di tabacco e alcol, anzi. Su questa fascia di età c'è ancora molto da lavorare in termini di prevenzione secondaria, ovvero promuovere gli stili di vita: no alcol, no fumo, no cibi ultraprocessati, no sedentarietà; sì alla dieta mediterranea e all'attività fisica regolare".
La scomparsa di Van der Beek riaccende l'attenzione su una malattia ancora percepita, soprattutto tra i più giovani, come improbabile. "Sapevo che non stava bene, ero sua fan da bambina - ricorda l'oncologa - e lo avevo visto a una reunion di tutto il cast della serie Tv tanto amata dalla mia generazione, Dawson's Creek. Avevo capito che la situazione era grave, nonostante le cure". Cremolini sottolinea l'importanza di "cogliere i sintomi precocemente: mal di pancia, alternanza tra diarrea e stitichezza, stanchezza prolungata e intensa, dimagrimento, sangue nelle feci. Sono sintomi uguali per tutti, ma i giovani tendono a sottovalutarli perché non pensano che a 38 anni possano sviluppare un cancro al colon. Il risultato? Arrivano più tardi alla diagnosi".
I dati
Secondo i dati Aiom contenuti nel rapporto 'I numeri del cancro 2025', nel 2024 in Italia sono state stimate circa 48.706 nuove diagnosi di tumore del colon retto (27.473 uomini e 21.233 donne). Nel 2022 i decessi stimati sono stati 24.200 (13.000 uomini e 11.200 donne). La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 65% negli uomini e del 66% nelle donne. Le persone viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore del colon retto sono circa 442.600 (227.600 uomini e 215.000 donne).
Nei pazienti più giovani, però, la malattia sembra avere caratteristiche più aggressive. "E' particolarmente aggressiva - precisa Cremolini - e, nonostante le cure, i risultati dei trattamenti sono meno brillanti e i giovani muoiono prima. I motivi non li conosciamo, ma può esserci un legame con fattori molecolari e biologici: molto dipende da com'è fatto il tumore".
L'attore americano, per sostenere i costi delle terapie, nel 2024 aveva messo all'asta alcuni oggetti legati alla sua carriera. "Sapevo anche questo", prosegue l'esperta: "I farmaci oncologici sono molto costosi. Oltre alla chemioterapia ci sono i farmaci anti-vomito, il personale che somministra la terapia, la struttura e così via. Parliamo di centinaia di migliaia di euro. In Italia, se non ci fosse il nostro Servizio sanitario nazionale - osserva Cremolini - soltanto i ricchi potrebbero accedere a queste terapie, mentre la stragrande maggioranza delle persone non potrebbe curarsi. Da noi il paziente non paga". Un richiamo, conclude la specialista, all'importanza della "prevenzione, dell'attenzione ai sintomi e del valore del Ssn nel garantire l'accesso alle cure".

Tre persone, tra cui due ragazzi minorenni e l'autista di un bus, sono rimasti feriti in un incidente stradale avvenuto nel primo pomeriggio di oggi, intorno alle 14, nel Mantovano. L'autobus, un mezzo della linea 6 di Apam, la società che gestisce il trasporto pubblico urbano per conto del Comune di Mantova, era partito dal capoluogo in direzione Canedole quando, giunto all'altezza del comune di San Giorgio Bigarello, per evitare un veicolo proveniente dalla corsia opposta, si è spostato sul margine destro della carreggiata, finendo nel canale attiguo alla carreggiata.
A bordo c'erano 27 passeggeri, tutti di età compresa tra i 15 e 17 anni, studenti dell’Itis di Mantova. Ad avere la peggio sono stati il conducente dell'autobus, un uomo di 59 anni residente a Mantova, e due passeggeri, una ragazza di 17 anni e uno di 15, entrambi residenti a Roverbella. I 3 sono stati soccorsi dai sanitari dell'Areu 118, che li hanno trasportati in codice giallo all'ospedale civile di Mantova. Nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, personale dell'Anas e la polizia locale, oltre ai carabinieri della stazione di Roverbella che hanno proceduto ai rilievi del caso.

Avere più follower sui social equivale ad avere più voti nelle urne? In passato questa equazione può aver funzionato (caso Obama), ultimamente sembra non reggere molto, basti pensare alla parabola di Rita De Crescenzo che riesce a portare migliaia di persone a Roccaraso ma poche decine a votare per i "suoi" candidati alle ultime regionali. Sarebbe però fuorviante liquidare i numeri social come pura vanità digitale. Nel mezzo, tra hype e scetticismo, si muove oggi la comunicazione politica, sempre più modellata dagli algoritmi, dai formati video e dalla gara per conquistare la nostra attenzione.
Il tema è riemerso in questi giorni alla luce delle performance online del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, così virale da avere più di un imitatore social, che ha da poco lanciato una app per informare i cittadini su notizie, progetti e eventi, coinvolgerli con sondaggi e questionari, permettere loro di inviare proposte e idee, iscriversi a mailing list, partecipare come volontari e anche fare donazioni. La campagna elettorale per le amministrative 2027 è dunque iniziata con largo anticipo, ma cosa è cambiato in questi cinque anni?
“Il lavoro sui social è cambiato profondamente”, spiega all’Adnkronos Daniele Cinà[1] , capo della Comunicazione digitale del Campidoglio. “Se prima Facebook e Twitter erano centrali in una logica community based, oggi la dinamica è guidata dalla scoperta dei contenuti. Instagram e TikTok premiano la capacità di intercettare pubblici nuovi, non solo di parlare alla propria base”.
La trasformazione gira sempre intorno a quella cosa lì, l’algoritmo. Le piattaforme non distribuiscono più i contenuti prevalentemente ai follower, ma li spingono verso audience potenzialmente molto più ampie. “Con la sezione ‘Per te’, il numero di follower è diventato in gran parte secondario”, osserva Cinà. “I contenuti possono raggiungere platee enormi. Per il sindaco di Roma questo ha significato picchi fino a 25 milioni di visualizzazioni in un mese”.
Tradotto: l’unità di misura non è più la dimensione della comunità, ma la capacità del contenuto di raggiungere un pubblico sempre più ampio.
“I follower e i like non sono automaticamente né elettori né voti che finiscono nelle urne”, aggiunge Domenico Giordano, capo di Arcadia[2], contattato dall’Adnkronos per un commento. “Ma senza follower e like diventa molto più complicato gareggiare nel mercato dell’attenzione digitale”.
Il primato dei formati brevi
Il mutamento tecnologico ha imposto anche una revisione del linguaggio. “Dai post scritti si è passati soprattutto a brevi video, spesso entro i 60 o 90 secondi”, spiega Cinà. “I contenuti devono essere sintetici, verticali, narrativi. Non basta informare, bisogna coinvolgere per creare fiducia”.
Una trasformazione che Giordano legge come sistemica: “Non è più pensabile governare le community senza dati, senza processare le reaction comportamentali degli utenti”. La comunicazione politica diventa sempre più audiovisiva, immediata, ma anche misurata, testata, ottimizzata.
Resta però un vincolo strutturale: la credibilità. “La cifra comunicativa deve essere compatibile con il profilo istituzionale e con la reputazione del candidato”, osserva Cinà. Un punto che converge con l’analisi di Arcadia: “Audience e reputazione sono oggi variabili inseparabili. Le elezioni si possono vincere più facilmente se alla visibilità si combina una narrazione reputazionale credibile”.
Follower (non) uguale elettori
Insomma i numeri ci dicono fino a un certo punto. “I follower non si traducono automaticamente in consenso elettorale”, chiarisce Cinà. “Sono un indicatore di visibilità, interesse o fiducia digitale. Il voto dipende da molti altri fattori: radicamento territoriale, reputazione amministrativa, agenda politica”.
Giordano amplia la prospettiva: “Nelle elezioni democratiche contemporanee, segnate da una regressione della partecipazione, senza audience e reputazione viene meno anche la mobilitazione”. La differenza è sottile ma cruciale: i social non garantiscono il consenso, ma condizionano la possibilità stessa di entrare nella competizione narrativa.
Il quadro si complica ulteriormente con le scelte delle piattaforme. “La decisione di Meta di non consentire più la sponsorizzazione dei contenuti politici rappresenta una difficoltà aggiuntiva”, osserva Cinà. “Soprattutto per candidati poco conosciuti”.
Una dinamica che rafforza, secondo Giordano, la logica del lungo periodo: “Chiunque pensi seriamente di competere deve dotarsi di una strategia digitale. Ma la dimensione digitale non può sbocciare a ridosso delle elezioni”. Meno advertising, più centralità dei contatti "organici". Meno spesa media, più qualità dei contenuti. “Serviranno staff molto preparati, capaci di produrre contenuti che abbiano un impatto”, dice Cinà.
“Le campagne non si vincono con i social”, sintetizza Cinà. “Ma i social possono certamente aiutare a vincere”. Giordano chiude il cerchio: “Il presidio delle piattaforme non significa vincere a prescindere, ma avere qualche chance in più”. I social agiscono più come moltiplicatori di visibilità, amplificatori reputazionali e generatori di clima che come meccanismi diretti di conversione elettorale. La politica digitale contemporanea non è né pura aritmetica dei follower né semplice storytelling creativo. È un equilibrio instabile tra algoritmi, dati, linguaggio, reputazione e tempo. Nella società dell’attenzione frammentata, prima ancora del consenso, si compete per essere visti. Ma la fatica vera arriva quando poi bisogna essere anche creduti.
Ma Pisacane dovrà rinunciare ancora a Deiola e Borrelli... 
Non convalidato l'arresto nei confronti di Manuela Aiello, le 43enne accusata di avere ucciso la figlia di 2 anni, Beatrice, nella villetta in cui abitavano a Bordighera, in provincia di Imperia. La donna, su decisione del giudice, resta comunque in carcere, per pericolo di inquinamento delle prove. La decisione è arrivata dopo l'interrogatorio di convalida che si è tenuto questa mattina nel carcere di Imperia.
"Il gip Massimiliano Botti ha disposto il carcere per omicidio preterintenzionale come richiesto dalla procura, evidenziando che la versione della donna è smentita dalle altre risultanze, in particolare la relazione del medico legale sulle molteplici lesioni sul corpo e in testa[1], i video sugli spostamenti e la lunga telefonata al 118", ha evidenziato la procura di Imperia.
Aiello, che ha partecipato all'interrogatorio da remoto collegata dal carcere di Genova Pontedecimo, dove è detenuta, è assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Manuela Corbetta. La donna ha risposto alle domande del giudice, ribadendo di non avere mai messo le mani addosso a nessuna delle sue figlie, spiegando che sono le ragioni della sua vita. Una tesi che non ha convinto la pm Veronica Meglio, la quale, basandosi sulla perizia del medico legale Andrea Leoncini, ipotizza che Aiello abbia colpito Beatrice con un corpo contundente, che, ad avviso del perito, non possono essere le scale da cui, secondo il racconto della donna, sarebbe caduta la piccola.
Nei prossimi giorni sarà eseguita l'autopsia, la difesa ha già incaricato un consulente e sta preparando il ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione della donna. "L'accertamento autoptico sarà rilevante - ha spiegato l'avvocato Bruno Di Giovanni - perché bisognerà capire quali sono le cause della morte, qual è il significato delle lesioni e se vi sia un nesso tra le lesioni e la morte. Potrebbe esserci, come aveva chiesto il pm in via subordinata, un abbandono di incapaci seguito dalla morte, che però pretende non vi siano lesioni o percosse. Potrebbe essere anche un atteggiamento colposo di negligenza nell'assistenza alle figlie".

Dopo la Francia, anche la Germania ha chiesto le dimissioni della relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi, Francesca Albanese, dopo le sue parole su Israele "nemico comune dell'umanità" rilasciate sabato scorso alla presenza di un dirigente di Hamas e del ministro degli Esteri iraniano.
"La signora Albanese si è già permessa in passato numerose uscite fuori luogo. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele: non può ricoprire questo incarico", ha scritto su X il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul.
Ieri la Francia, membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha chiesto le dimissioni della relatrice speciale dell'Onu dopo le dichiarazioni definite "oltraggiose e colpevoli" dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. La Francia, ha spiegato, "condanna senza riserve le dichiarazioni oltraggiose e colpevoli della signora Francesca Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile".
Le parole di Barrot sono arrivate dopo che martedì scorso la deputata Caroline Yadan e diversi altri parlamentari francesi avevano chiesto a loro volta le dimissioni di Albanese. Yadan ha definito come "retorica demonizzatrice con profonde radici antisemite" le dichiarazioni rilasciate dalla relatrice Onu, che descrivevano Israele come un "nemico comune dell'umanità". Secondo Yadan, un mandato delle Nazioni Unite richiede "imparzialità, moderazione e senso di responsabilità" e non può trasformarsi in "una piattaforma per posizioni radicali". E ha così invitato la Francia a intervenire affinché la Albanese venga rimossa con effetto immediato.
Barrot ha affermato che le parole della Albanese sono "assolutamente inaccettabili" e ha denunciato "una lunga lista di posizioni scandalose", citando in particolare dichiarazioni che avrebbero minimizzato o giustificato il 7 ottobre, da lui descritto come "il peggior massacro antisemita dopo l'Olocausto", nonché riferimenti alla "lobby ebraica" o paragoni tra Israele e il Terzo Reich.
Secondo Barrot, Albanese non può rivendicare lo status di "esperta indipendente" delle Nazioni Unite. "Non è né un'esperta né indipendente; è un'attivista politica che diffonde discorsi d'odio", ha affermato, ritenendo che le sue posizioni minino la causa palestinese che afferma di difendere. Parigi ne chiederà ufficialmente le dimissioni durante la prossima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il 23 febbraio.

Scioperi del trasporto aereo confermati, nonostante l’appello del Garante. I sindacati tirano dritto e mantengono le mobilitazioni già proclamate per il 16 febbraio e il 7 marzo, respingendo la richiesta di spostarle per evitare sovrapposizioni con il calendario dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026.
Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac e Anp spiegano in una lettera inviata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alla Commissione di garanzia sugli scioperi di aver sempre agito “con alto senso di responsabilità verso i lavoratori e verso il Paese”, ma di non poter accogliere l’invito in questa occasione.
"Le azioni di sciopero nel trasporto aereo, infatti, sono state proclamate da tempo, così come da tempo era nota la programmazione dei Giochi Olimpici", scrivono, aggiungendo che queste azioni sono state "proclamate a sostegno delle vertenze per il rinnovo del Ccnl e di contratti aziendali di lavoro scaduti da molti mesi, ed in presenza di trattative infruttuose con aziende sorde alle legittime istanze rappresentate dalle scriventi che non hanno dato prova di volerli rinnovare a condizioni adeguate, rendendo, di fatto, impossibile la cancellazione o il differimento delle azioni sindacali legittimamente proclamate".
"I sindacati che ignorano le richieste del Garante e le proposte di mediazione del Ministero si dimostrano irresponsabili e anti-italiani. Mentre il Mondo guarda a Milano Cortina 2026 con interesse e ammirazione, pensare di bloccare il traffico aereo è assurdo. Si tratta di un affronto non solo ai cittadini ma anche agli atleti olimpici e paralimpici. Sapremo rispondere con forza, pretendendo il rispetto della legge e dell’Italia”, il commento del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini.
Parole a cui replica all'AdnKronos Fabrizio Cuscito, coordinatore nazionale trasporto aereo Filt Cgil, "Gli scioperi sono stati programmati con ampio preavviso e nel rispetto della normativa", afferma, ricordando che sono stati proclamati "perché i lavoratori delle aziende interessate hanno il contratto scaduto, aziende che non hanno fatto nulla per rinnovarlo. Quello di Ita, in particolare, è scaduto un anno fa. Ci piacerebbe che quella stessa forza che Salvini pensa di usare nei confronti dei lavoratori, la usasse con le aziende che non rinnovano i contratti. Troppo facile prendersela con i più deboli e stare sempre dalla parte dei più forti".

"Il telefono è il terzo incomodo in una coppia". Così Raoul Bova introduce uno dei temi di 'Amici comuni', il nuovo film di Marco Castaldi con Francesca Inaudi, Beatrice Arnera e Luca Vecchi. "Nella camera da letto ci sei tu, l'altra persona e anche i rispettivi telefoni", continua l'attore.
"Sicuramente inquina alcune dinamiche, è diventato una componente di spionaggio", aggiunge con ironia Vecchi, volto del collettivo comico The Pills. "Viviamo in un momento storico in cui l’essere umano ha confini sempre più sfumati: la tecnologia, la globalizzazione, le nuove forme di relazione. L’amore si muove di conseguenza. Interrogarsi su come le relazioni si allarghino, si adattino e si trasformino dentro questo nuovo scenario è una delle domande che il film affronta con leggerezza", osserva Inaudi. Al centro del film - dal 13 febbraio su Paramount+, in occasione di San Valentino - ci sono "quattro antieroi, ma non persone cattive: sono umani e devono maneggiare sentimenti che sono la materia più difficile da gestire", spiega Arnera.
La storia segue tre amici e due coppie, messi di fronte alla più misteriosa e universale delle domande: che cos’è l’amore? Marco (Bova) e Giulia (Inaudi) sono sposati da anni e ricevono la notizia del matrimonio imminente della loro amica Veronica ("una donna molto sola che ha molto tempo per guardarsi dentro", dice Arnera) con Claudio (Vecchi), conosciuto solo pochi mesi prima. La notizia innesca una spirale emotiva che costringe tutti a confrontarsi con bisogni reali, desideri taciuti e ferite rimaste aperte. Il matrimonio si avvicina come un’inevitabile resa dei conti. 'Amici comuni' parla d’amore, certo, ma soprattutto di ciò che oggi lo incrina: le maschere, le fragilità, i non detti e quel costante obbligo non scritto di performare anche nella coppia. "Il performare crea immagini non vere che diventano gabbie", dice Bova. "Non sempre questa maschera si può portare avanti: a un certo punto escono le verità. Mostrare le nostre vulnerabilità renderebbe tutto più semplice". Mostrarsi per ciò che si è, aggiunge, "è un atto di sincerità, anzi di necessità di comprensione e comunicazione diretta". Ma non è facile. Come sottolinea Inaudi, "guardarsi allo specchio e dire 'io sono questa cosa qui' è un salto nel vuoto". "Raccontiamo una storia universale", dice Arnera, "che indaga sentimenti fragili, irrisolti e a volte buffi. Ognuno può rivedersi in un aspetto di quelle sofferenze o difficoltà".
Il film affronta anche il tema della capacità - o l’incapacità - di mettere a fuoco i propri sentimenti. "L’innamoramento è una corsa da centometristi, la maratona è un’altra cosa", riflette Vecchi. "I nostri personaggi sono affezionati alla partenza, alla fase passionale, e forse per questo vivono l’amore in modo performativo: se non c’è stimolo continuo, scatta il panico. È molto contemporaneo questo bisogno di essere sempre 'accesi'". "Le relazioni, da sempre, sono un terreno di prova", aggiunge Inaudi. "Passato l’innamoramento inizia la vera sfida. Oggi siamo bulimici: consumiamo tutto in fretta e appena l’intensità cala pensiamo che sia finita. In realtà quel passaggio si può attraversare, aggirare, affrontare". Per Bova "dipende dai presupposti: c’è chi parte da una base solida e poi perde entusiasmo, chi scopre che la persona amata non è quella che credeva, perché l’innamoramento maschera. A volte l’altro cambia, si trasforma, e allora nasce la ricerca di qualcosa di più sincero, più adatto, più felice". Perché - conclude Vecchi - "non siamo polaroid: evolviamo, invecchiamo, cambiamo esigenze".

Dall'infortunio alla medaglia d'oro. Federica Brignone trionfa nel SuperG alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 con un'impresa destinata a entrare nella storia dello sci e dello sport azzurro. Una rincorsa iniziata 10 mesi fa dopo un grave infortunio, le perazioni e la ripresa. Ad accompagnarla, nei passaggi cruciali, il chirurgo ortopedico Andrea Panzeri, presidente della Commissione medica della Fisi (Federazione italiana sport invernali). "C'è una grande emozione, anche se siamo dei professionisti. Ma passiamo tanto tempo con questi grandi atleti e oggi vedere cosa ha fatto Federica, l'oro, ci riempie d'orgoglio per un risultato incredibile che è frutto di un lavoro di gruppo tra professionisti di alto livello, di un timing azzeccato per le scelte degli interventi, soprattutto nel secondo che ha dato la svolta. E poi il lavoro sugli sci: Federica ci ha creduto e non ha mai mollato. Non ci ha mai chiesto 'posso?', o 'cosa ne pensate?'. Ha lavorato giorno dopo giorno senza fretta", dice all'Adnkronos Salute.
Panzeri ha seguito tutto il calvario della campionessa dalla sala operatoria al podio. Un 'viaggio' iniziato 10 mesi fa con la frattura scomposta pluriflammentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. Lo specialista oggi è con lei a festeggiare un oro che è un'impresa unica nello sci. Sorpreso? "Sì e no - risponde - avevamo visto che nelle prime uscite Federica rispondeva bene e 'aveva le gambe' per stupire".
Qual è il segreto dietro a questa corsa contro il tempo che ha portato oggi alla medaglia più importante? "Concentrazione sugli obiettivi, basi scientifiche, test, impegno, lavoro - elenca Panzeri - Quello che siamo riusciti a fare è possibile perché lavoriamo con atleti di altissimo livello, solo con loro si può fare, che dedicano se stessi tutti i giorni. Anche noi ci prendiamo dei rischi con le decisioni, ma - conclude - dietro ogni scelta ci sono test e risultati. E' molto importante la fiducia reciproca e oggi ci godiamo questa giornata fantastica".

'Olimpiadi del verde' a Milano: presentato alla stampa Myplant, il Salone internazionale del florovivaismo, del garden e del paesaggio (FieraMilano Rho, 18-20 febbraio). Una 'green arena' di 60.000 metri quadrati dove va in scena la grande sfida espositiva tra le piante più pregiate, i fiori più spettacolari, i motori più innovativi, i migliori progetti di paesaggio, le soluzioni più sostenibili, le città più green, le migliori scuole di floral design, le tecniche più efficaci per la cura del verde.
Myplant si prepara a ospitare il meglio dell’offerta florovivaistica dall’Italia e dal mondo, mettendo in mostra, in un grande confronto espositivo che coinvolge l’insieme delle filiere del verde, valorizzando le eccellenze del settore e promuovendo talento, innovazione e sostenibilità, e mettendo in connessione produzione, progettazione del paesaggio, tecnologie e gestione sostenibile del verde pubblico, privato e sportivo.
Circa ottocento espositori confermati, 20% provenienti dall'estero, principalmente Paesi Bassi, Spagna, Danimarca, Germania e Francia, e migliaia di visitatori previsti da ogni parte del mondo, per una delle kermesse più importanti a livello globale e vetrina di un florovivaismo 'Made in Italy’ che ha raggiunto nuovi record, superando i 3,25 miliardi di euro di valore alla produzione e confermando l’Italia tra i primi esportatori di piante e fiori al mondo. Oltre 200 le delegazioni di top buyer internazionali da 47 Paesi. Da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Germania, Croazia, Spagna, Romania, Cina, Francia, Maghreb e Turchia le delegazioni internazionali di business più nutrite. Sempre più importanti le presenze di compratori dal Medio Oriente, così come dall’Asia Centrale. Oltre 130 aziende estere accreditate in visita, 160 giornalisti già registratisi, a testimonianza di un interesse mediatico internazionale.
Il programma comprende le attesissime dimostrazioni con i trend-setter dell’arte floreale e del décor, i maestri boscaioli, le spettacolari sfilate di flower fashion, gli affascinanti allestimenti green. In cartellone un eccezionale programma di incontri, convegni e meeting con istituzioni, rappresentanze, tecnici, esperti, scienziati, giornalisti provenienti dal mondo agricolo, sportivo, della ricerca, della pianificazione, della progettazione, dell’università, dell’immobiliare, degli eventi. Dai paesaggi olimpici di Milano-Cortina ai giardini terapeutici, dai parchi storici ai musei a cielo aperto, alla riqualificazione urbana, ai manti sportivi e molto altro.
La decima edizione di Myplant & Garden introduce una nuova organizzazione dei padiglioni, offrendo una visione completa e aggiornata della filiera orto-florovivaistica articolata in 9 macrosettori: vivai, fiori, arredo, vasi, decorazione, paesaggio, servizi, tecnica e macchinari. Il padiglione 20 sarà interamente dedicato ai motori (superficie raddoppiata) e a My Green Sports, con due sale convegni e l’anteprima della nuova sezione Motori e ricambi (lancio 2027). My Landscape si sposta nel padiglione 8, con nuova identità e doppia sala convegni per incontri e mostre di alto profilo sulla progettazione del paesaggio. Un boulevard di oltre 100 metri collegherà paesaggio, architettura e materiali con My Decor, cuore creativo per il flower design, con workshop e sfilate. Vivaismo e piante in vaso occuperanno il padiglione 16 e metà del 12, accanto ai marchi leader del comparto tecnico-chimico e all’area Garden Center New Trend, con l’iniziativa celebrativa '10 anni di trend – the best of'. Sguardo all’innovazione con My Innovation: un circuito dedicato alle soluzioni più avanzate e sostenibili per il futuro del verde.
Nel 2024 il valore della produzione florovivaistica italiana ha superato i 3,25 miliardi di euro (Istat), con un +3,5% sul 2023, +23% in cinque anni e +30,8% rispetto al 2014, nonostante le criticità climatiche e di mercato. Il vivaismo rappresenta il 54,5% del totale (oltre 1,7 mld euro, +3,4%), mentre la floricoltura pesa per il 45,5% (1,5 mld euro, +3,5%). Il settore vale l’8% delle produzioni vegetali e il 5,3% dell’agricoltura italiana, con 17.500 imprese e oltre 45.000 ettari coltivati (Crea-Camere di commercio).
A livello territoriale, il Centro Italia concentra il 39% del valore (1,26 mld euro), trainato dalla Toscana, leader del vivaismo nazionale con oltre 1 miliardo di euro. Seguono Nord Italia (38%, 1,23 mld euro) e Sud Italia (23%, 760 mln euro), con la Sicilia prima area produttiva del Mezzogiorno. Nel contesto internazionale, il valore della produzione mondiale di fiori e piante in vaso nel 2024 è stimato in 24,5 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 29 miliardi di euro del vivaismo e 101 milioni della produzione di bulbi (Crea su dati Aiph).
Nello stesso anno, il settore florovivaistico dell’Unione europea ha raggiunto un valore alla produzione di 24,5 miliardi di euro (Eurostat). L’Italia si conferma esportatore netto, con un saldo commerciale positivo di 374 milioni di euro: esportazioni oltre 1,2 miliardi di euro (+6,3%) e importazioni pari a 888 milioni di euro. I principali mercati di sbocco restano Francia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Regno Unito. Il peso economico del settore lo rende non solo un motore per l’occupazione e l’export, ma anche un contributo alle soluzioni ambientali, in particolare nei centri urbani, attraverso la ricerca scientifica, l’innovazione, la progettazione, la fornitura e la cura di piante per parchi, alberature stradali, giardini e infrastrutture verdi.
Il verde urbano è oggi riconosciuto come infrastruttura strategica per la resilienza delle città, con benefici misurabili su clima, salute e qualità della vita. Enea e Agenzia europea dell’ambiente (Eea) lo indicano tra le principali soluzioni per l’adattamento climatico (Climate-Adapt). La vegetazione urbana contribuisce al raffrescamento delle città, riducendo le temperature medie fino a 1–1,5 °C, con valori localmente superiori, grazie a ombreggiamento ed evapotraspirazione. Migliora inoltre la qualità dell’aria, assorbendo No₂, O₃ e riducendo il particolato fine (Us Epa), e limita il rischio di allagamenti favorendo l’infiltrazione delle acque piovane. Le strategie più efficaci puntano su una diffusione capillare del verde: alberature stradali, pocket parks, tetti e facciate verdi, cortili e reti ecologiche (Enea). Il modello 3-30-300 (Oms, Unece) fissa obiettivi chiari: almeno tre alberi visibili da ogni abitazione, il 30% di copertura arborea a livello di quartiere e un grande spazio verde raggiungibile entro 300 metri. L’accesso resta però diseguale: nell’area metropolitana di Milano, ad esempio, solo il 37% delle superfici residenziali ha uno spazio verde raggiungibile in 5 minuti a piedi (Land, ForestaMi).
I benefici sono anche economici e sociali. Nel 2025 in Italia si sono registrati oltre 370 eventi climatici avversi, con perdite stimate in 11,9 miliardi di euro; senza adeguate politiche, i danni potrebbero superare il 5% del PIL entro il 2050. Lo stress da calore comporta una perdita globale stimata di 80 milioni di posti di lavoro equivalenti (Oil). La prossimità al verde è associata a una riduzione fino al 25% del rischio di malattie croniche e a un miglioramento della salute mentale, in linea con il principio di biofilia. In conclusione, investire nel verde urbano significa ridurre i rischi climatici, migliorare salute e benessere e rafforzare il florovivaismo, in coerenza con la Strategia Ue per la biodiversità 2030. In quest’ottica, il programma convegnistico restituisce l’immagine di una filiera matura, consapevole delle grandi sfide ambientali, urbane e sociali, e allo stesso tempo orientata al futuro.
Al centro del dibattito, il verde come infrastruttura viva e strategica per città e territori, capace di generare ricchezza, bellezza e benessere sociale, tra gestione pubblica e privata, progettazione, sport, ricerca, innovazione e nuove generazioni: un calendario di incontri che va da Coldiretti a David Chipperfiled Architects, dal Politecnico di Milano a Green city Italia, dall'istituto Crea alle università di Firenze, Bologna e Bari, dall’Eurac all’Aiapp, dalla Cia-Agricoltori italiani al Conaf, a Confartigianato, Assoimpredia, a Lombardini22, Aipv, Sia, Assofloro, Cnr e molti altri tra rappresentanze di settore, centri di ricerca, studi di progettazione internazionali, esperti, ordini professionali, Pubbliche Amministrazioni. Da sottolineare gli appuntamenti sul verde sportivo, tra calcio, atletica e golf, con gli interventi di Aitg, Federazione italiana golf, Federcalcio servizi, Lnd impianti, Lega serie B, Lega Pro, Como 1907, Venezia Fc, Albinoleffe, Coni, Fidal, Centro tecnico di Coverciano (Casa Azzurri).
Ulteriore tema trattato sarà il verde terapeutico. Su questo argomento, si segnala il lancio della VII edizione del concorso creativo di progettazione a fini sociali 'I giardini di Myplant' che, dal 2016, realizza gratuitamente giardini che diventano spazi di cura, accoglienza e speranza per chi è più fragile. Questa edizione sarà a favore degli spazi esterni di una associazione di Milano che accoglie bambini e ragazzi vittime di abusi e gravi maltrattamenti famigliari. Con la decima edizione, Myplant ribadisce il proprio ruolo di piattaforma di riferimento per il confronto tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca, offrendo una visione integrata delle filiere del verde. Un appuntamento che rafforza il ruolo strategico del florovivaismo nello sviluppo sostenibile dei territori. Dal 18 al 20 febbraio, a Fiera Milano Rho.

Anche nei territori più remoti, dove la montagna detta i tempi e le distanze sembrano allungarsi, il recapito postale continua a rappresentare un servizio essenziale, un presidio di prossimità che unisce le comunità e le connette al resto del Paese e del mondo. In Valle d’Aosta, Poste Italiane garantisce quotidianamente il servizio di recapito attraverso due centri di distribuzione, ad Aosta e Saint-Vincent, con il lavoro di circa cento portalettere che raggiungono abitazioni, borgate e frazioni, anche nelle zone più difficili da servire, mantenendo vivo un legame fatto di affidabilità, costanza e attenzione alle persone. Tra questi c’è Sonia, 51 anni, portalettere di Poste Italiane dal 2006, che da sei anni opera nella zona di La Salle all’ingresso della Valdigne. Un lavoro svolto con discrezione e continuità, che nel tempo le ha permesso di osservare come la posta rifletta non solo la vita quotidiana delle comunità, ma anche i momenti straordinari che le attraversano.
È proprio a La Salle, infatti, che Sonia recapita anche la corrispondenza destinata a Federica Brignone, la sciatrice italiana più vincente di sempre in Coppa del Mondo e simbolo dello sport italiano nel mondo. Un rapporto fatto di normalità e rispetto dei ruoli, come accade spesso nei piccoli centri, dove anche i grandi nomi restano parte integrante del tessuto locale. "È una famiglia molto conosciuta qui. Le imprese sportive di Federica Brignone sono immediatamente riconoscibili. – spiega la portalettere Sonia - Pochi giorni dopo il successo, infatti, arrivano molte più lettere e cartoline del solito; soprattutto dall’estero. È una cosa molto bella da vedere".
In un’epoca in cui il recapito si è evoluto e si è ampliato, con un incremento progressivo delle consegne dei pacchi, la posta ordinaria mantiene un valore simbolico e profondo: racconta storie, successi, relazioni e vicinanza, anche a chilometri di distanza. Quello di Poste Italiane nelle valli valdostane è un impegno silenzioso e costante, indispensabile nei luoghi più remoti e suggestivi del territorio, dove il recapito non è solo un servizio, ma un segno concreto di presenza, continuità e attenzione verso le persone.

Dieci mesi fa una caduta devastante, oggi l’oro olimpico davanti al Capo dello Stato. Federica Brignone firma una delle imprese più incredibili della storia dello sci italiano conquistando il SuperG alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, a quasi 36 anni, dopo un infortunio che avrebbe potuto chiudere per sempre la sua carriera.
Il 3 aprile scorso la campionessa azzurra aveva riportato una frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, oltre alla rottura del legamento crociato anteriore: un trauma ad alta energia, tra i più temuti nello sci alpino. Un quadro clinico gravissimo, che per molti atleti significa stop definitivo. E invece, meno di un anno dopo, Brignone è tornata in pista e ha trasformato la riabilitazione in un capolavoro sportivo[1]. "Un vertice assoluto nella storia dello sci alpino e dello sport italiano, ma anche un caso-studio di straordinaria rilevanza scientifica e clinica e di mirabile resilienza umana", afferma all'Adnkronos Salute Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento.
Secondo Bernetti, "il successo di oggi è il risultato di una sinergia perfetta tra l'alto livello della chirurgia traumatologica, protocolli riabilitativi multidisciplinari d'avanguardia e una tempra psicologica che incarna il concetto di resilienza applicata allo sport d'élite. La complessità del trauma - ricorda lo specialista - aveva richiesto un approccio diagnostico e terapeutico caratterizzato da una precisione chirurgica assoluta e da un percorso riabilitativo post-operatorio rigoroso. Infatti, la stabilità clinica era stata ulteriormente messa a repentaglio dalla necessità di gestire non solo la riparazione ossea, ma anche la ricostruzione legamentosa, un processo che richiede una tempistica biologica di guarigione spesso in contrasto con le esigenze di un calendario olimpico imminente. L'obiettivo non era solo la guarigione clinica, ma il recupero di una funzionalità tale da permettere prestazioni atletiche estreme in condizioni di ghiaccio vivo e pendenze elevate. L'approccio chirurgico era stato guidato dalla necessità di preservare quanto più possibile l'anatomia originale della superficie articolare tibiale. La gestione contemporanea della lesione del Lca ha richiesto una pianificazione strategica per criticità in seguito a traumi così complessi che coinvolgono sia le strutture ossee che quelle legamentose".
"L'utilizzo di tecniche mininvasive e l'integrazione di medicina rigenerativa - prosegue Bernetti - è stato fondamentale per accelerare i processi di guarigione dei tessuti molli e migliorare l'ambiente biochimico intra-articolare, favorendo una rigenerazione tissutale di alta qualità. La complessità della frattura - sottolinea il segretario generale Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) - imponeva un monitoraggio clinico e funzionale che andasse oltre la semplice riabilitazione tradizionale. In questi casi la riabilitazione è ancora di più individualizzata e richiede un approccio multimodale e multiprofessionale con tecnologie di monitoraggio e trattamento di ultima generazione. Il team di esperti ha lavorato in sinergia, garantendo che ogni fase del recupero fosse validata da parametri oggettivi. Ma, oltre all'eccellenza medica e tecnologica, il fattore determinante che ha trasformato un percorso clinico complesso in un successo leggendario è stata la resilienza di Federica".
"Per un'atleta di 35 anni - osserva il medico-fisiatra - affrontare un 'calvario' di 10 mesi fatto di dolore, riabilitazione estenuante e incertezze sul futuro professionale richiede una forza mentale non comune, non per nulla è soprannominata la Tigre di La Salle. Già solo arrivare a competere alle Olimpiadi era un successo. Dopo oggi possiamo dire che l'impresa eroica della campionessa entra di diritto nella legenda dello sport mondiale".
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