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(Adnkronos) - "La notte non è il lato oscuro del giorno". È questo lo slogan dello spot volto a promuovere il 'Forum delle Città della Notte', organismo permanente di confronto dedicato ai temi della movida, della sicurezza, della cultura, della salute, della mobilità, del turismo, del commerco, dell'intrattenimento e della qualità di vita nelle ore serali e notturne presentato dal Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma. "La notte non è soltanto il lato oscuro del giorno, ma deve diventare un momento, così come avviene negli altri paesi europei, in cui la gente riesce ad essere garantita sulla sicurezza, il trasporto e sulla possibilità di godere del patrimonio artistico e culturale". Ha dichiarato Aurigemma "Questo forum - ha spiegato - nasce per dare ascolto a tutte coloro che lavorano durante la notte, per coloro che vogliono avere un’attività di svago ma anche per garantire coloro che durante la notte vogliono riposare. Questi problemi - ha continuato - non devono diventare un’emergenza, il nostro compito é cercare di prevenire. Il mondo della notte non ha colore politico, riguarda tutti noi". La presentazione è stata introdotta dal Sottosegretario di Stato alla Cultura, Giampiero Cannella: "Partiamo da un dato: la movida va recuperata nella sua caratteristica essenziale, che vuol dire vivere la notte, ma non come assoluta licenza, nella quale l’unico scopo è trasformare le nostre città in luoghi di divertimento, bensì viverla con consapevolezza. Inoltre - ha sottolineato - in Italia i centri storici dove si sviluppa la movida sono quelli più preziosi, dove sono spesso presenti monumenti antichi. Quindi bisogna viverla con una consapevolezza diversa rispetto alle altre città".
È intervenuto durante la presentazione anche il Segretario Ugl Roma e Provincia, Ermenegildo Rossi: "Abbiamo cercato di fare qualche passo in avanti per cercare di dare delle regole che non soltanto possano dare delle soluzioni e un conforto maggiore agli operatori, ma ci siamo concentrati in quella che è la sicurezza della movida. In particolare - ha spiegato Rossi - insieme alla federazione Ugl abbiamo cercato di far comprendere all’ambito politico sociale di Roma un dato significativo: durante la notte c’è un esercito di persone che opera a prescindere e che potrebbe essere utilizzato per aumentare le circostanze in cui le persone si sentono tranquille durante le ore notturne. Molti sindaci e prefetti delle città italiane - ha continuato - hanno firmato il Protocollo 'Mille occhi sulla città' che, a Roma, è stato completamente abbandonato. Quello che mi dispiace - ha concluso - é che proprio il Campidoglio negli ultimi giorni non ha fatto nient’altro che sponsorizzare una serie di soluzioni che per loro possono dare più sicurezza durante le ore notturne, ma si rivelano essere del tutto inadeguate".

(Adnkronos) - Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha regalato una pistola a tutti i leader presenti al vertice Nato di Ankara. Presidenti e primi ministri come hanno gestito il dono particolare? Il tema rimbalza da un paese all'altro, con retroscena e spiegazioni fornite dai diretti interessati o dai media. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha portato l'arma in Italia. Secondo quanto riferiscono fonti governative all'Adnkronos, l'operazione si è svolta seguendo le procedure previste: la pistola è stata presa in carico da personale autorizzato a maneggiare armi e, una volta rientrati in Italia, sono state avviate le procedure per denunciarne il possesso. L'arma è stata quindi registrata a Palazzo Chigi, come avviene per tutti i doni ricevuti dal premier, ed è entrata nella disponibilità della Presidenza, protocollata come ogni altro omaggio. Anche in questo caso, a rendere possibile il trasporto è stato il documento fornito da Erdogan per l'uscita dell'arma dal Paese.
Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha condiviso le immagini del regalo, una pistola Gumusay .357 Magnum, un raro modello con 6 proiettili prodotto dall'azienda turca MKE negli anni '90. L'arma è stata regalata in una custodia di legno, con la bandiera turca e il logo della Nato. Sulla scatola, la frase in turco e in inglese 'Gumusay, il primo revolver prodotto nel nostro paese'. Il premier ungherese Peter Magyar ha pubblicato la foto del gentile omaggio su X: "Un regalo insolito dal presidente Erdogan al Vertice Nato: una rivoltella Magnum con munizioni, incisa con il mio nome…".
Il premier britannico Keir Starmer, sul volo di rientro a Londra, ha spiegato, che Erdogan aveva allegato anche una nota che esentava le armi dai controlli doganali sulle esportazioni turche. Starmer ha però preferito lasciare la pistola in Turchia, poiché introdurla nel Regno Unito sarebbe stato illegale. Il presidente slovacco Peter Pellegrini, come mostrano i video sui social, ha aperto la scatola e mostrato l'arma ai giornalisti durante il volo di ritorno in patria.
Ogni paese gestisce il presente secondo le proprie leggi. Il premier belga, Bart De Wever, avrebbe realizzato di aver ricevuto una pistola solo al ritorno a Bruxelles. Il dono è stato consegnato alla polizia. Un collaboratore del presidente polacco Karol Nawrocki ha spiegato all'emittente Radio RMF FM che la pistola, dopo il via libera delle autorità doganali a Varsavia, sarà custodita in un luogo appropriato: "Nessuno la userà per sparare". Scelte diverse a quanto pare da Paesi Bassi e Svezia: i regali sono stati affidati per ora alle ambasciate ad Ankara.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con ogni probabilità consegnerà la pistola a un museo militare. In Grecia, l'arma finirà esposta nel museo della guerra di Atene. In Canada, il primo ministro Mark Carney ha commentato la vicenda con ironia: "Il mio regalo, lo sciroppo d'acero, è apparso un po' misero...". Carney, a Ankara, non si era reso conto di aver ricevuto una pistola: "Vorrei tranquillzzare i canadesi, tengono le armi alla larga da me". La .357 dovrebbe essere consegnata ad un museo.

(Adnkronos) - Le ondate di calore rappresentano un rischio crescente per la salute delle persone più fragili: anziani, pazienti cronici, immunodepressi e persone con diabete. Tra le categorie più esposte "ci sono anche i detenuti, soprattutto negli istituti penitenziari caratterizzati da sovraffollamento e celle condivise, dove le elevate temperature si sommano a condizioni ambientali già critiche". Così all’Adnkronos Salute Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, il sindacato dei medici specialisti ambulatoriali. "Il caldo aumenta la problematica - sottolinea Magi -. Alle difficoltà legate alla diffusione di eventuali malattie infettive si aggiungono infatti i rischi connessi alle alte temperature, che possono aggravare patologie preesistenti e mettere in pericolo la salute delle persone più vulnerabili. Per questo, secondo noi di Sumai è necessario garantire ai detenuti condizioni adeguate di tutela sanitaria, ricordando che il diritto alla salute vale anche per chi sta scontando una pena".
Per Magi il problema "non è solo climatico". Il "sovraffollamento delle carceri e la promiscuità all'interno delle celle rendono più difficile prevenire i rischi sanitari. Spazi ristretti e condivisi favoriscono infatti la diffusione delle infezioni e complicano la gestione delle persone con condizioni di salute già compromesse. A queste criticità – fa notare - si aggiunge un'organizzazione dell'assistenza sanitaria spesso insufficiente. Nella maggior parte degli istituti penitenziari, quando un detenuto ha bisogno di una visita specialistica o di un esame diagnostico deve essere trasferito in una struttura sanitaria esterna, con procedure complesse che richiedono personale di scorta, autorizzazioni e percorsi dedicati, oltre a costi elevati".
Per questo "Sumai propone di rafforzare la medicina di prossimità anche nelle carceri, creando strutture sanitarie interne sul modello delle Case della Comunità. L'obiettivo è gestire direttamente negli istituti le urgenze non gravi e seguire in modo continuativo i detenuti con patologie croniche, riducendo gli spostamenti e garantendo un'assistenza più tempestiva". La "presenza stabile di specialisti ambulatoriali all'interno degli istituti consentirebbe di migliorare la presa in carico dei pazienti, alleggerire il ricorso agli ospedali e ai pronto soccorso e rendere effettivo il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione, anche per le persone private della libertà personale" conclude Magi.

(Adnkronos) - Carlos Alcaraz mette nel mirino il ritorno in campo. Il fuoriclasse spagnolo, alle prese con il recupero dall'infortunio al polso rimediato a Barcellona, ha pubblicato un nuovo video sui social in cui ha mostrato ai tifosi i suoi progressi in allenamento. Alcaraz è tornato a impugnare la racchetta con la mano destra - e non è una novità, visto che aveva già condiviso un filmato un paio di settimane fa, a ridosso di Wimbledon - ma stavolta si è mostrato molto più sicuro negli scambi e ha mostrato parte del lavoro fatto con il suo staff. A corredo di una serie di foto e video, il numero 2 del ranking Atp ha aggiunto una frase emblematica e che fa ben sperare: "Sulla buona strada".
Al momento, Alcaraz resta comunque ai box. Dopo il forfait al Roland Garros ha saltato anche Wimbledon e - notizia di ieri - non ci sarà nemmeno a Montreal, perché assente nell'entry list del Masters 1000 canadese. Lo spagnolo potrebbe però tornare in campo nel Masters 1000 di Cincinnati, in programma dall'8 al 23 agosto, per testare la sua condizione in vista degli Us Open.

(Adnkronos) - "Lo confermo: non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci". Giuseppe Conte insiste. Il leader del M5S, dopo aver parlato di "minaccia russa costruita", torna ad esprimersi sull'argomento con un post. "Avete visto che polverone? In Italia basta mettere in discussione i miliardi buttati per la corsa al riarmo per finire bersaglio di attacchi da tutte le direzioni. Io lo confermo: non penso che la minaccia numero uno per gli italiani sia la volontà della Russia di invaderci e che quindi la nostra emergenza sia buttare montagne di miliardi per una affannosa corsa al riarmo", dice Conte ribadendo concetti esposti nel comizio del campo largo a Napoli due giorni fa. Nel post social, il leader M5S fa riferimento specifico all'inesistente "volontà della Russia di invaderci". Nell'intervento a Napoli, si era genericamente espresso su "minaccia russa" nell'ennesima giornata caratterizzata dai raid di Mosca contro l'Ucraina, con vittime tra i civili.
"Mi preoccupano altre minacce. Il crollo dei salari rispetto al 2021, i costi energetici che mandano sul lastrico le aziende, i 130 milioni di ore di cassa integrazione aumentate in appena due anni, le file in ospedale, il record storico di persone in assoluta povertà. Comunque se il problema è quel che dico io potete rileggere la dichiarazione di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa San Paolo: "Se mi si chiede qual è la priorità dico il sociale, non la difesa militare. Vedendo 95mila bambini in famiglie con reddito sotto i 15mila euro, il fatto che stiamo ragionando su come aumentare le spese per le armi mi fa sentire in imbarazzo da cittadino italiano"", prosegue il leader del M5S.
"Quanto alla minaccia russa nei confronti dei Paesi europei, che i potenti comparti industriali e finanziari che ne traggono profitto economico hanno interesse ad alimentare sempre più, si può leggere la valutazione del comandante Nato Grynkewich secondo cui "la Russia non sta cercando un conflitto". Io e la mia comunità politica continueremo a contrastare la folle logica del riarmo e tutta la retorica che la accompagna per interessi che sono molto lontani da quelli reali dei cittadini. Su questo fronte, basterebbe costruire una difesa comune europea per ottenere un notevole risparmio delle spese militari", sottolinea Conte.
"Ma soprattutto non dovremmo perdere tempo nel designare – sono passati ormai due mesi e non abbiamo ancora un nome – un delegato europeo per negoziare con la Russia, visto che la diplomazia non costa nulla e la storia ci insegna che è efficace, ben più del riarmo, per assicurarci un futuro di pace e di effettiva sicurezza. Se ne facciano tutti una ragione", conclude Conte.

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Per la Commissione Europea Instagram e Facebook danno "dipendenza", un po' come le droghe pesanti[1]. Per l'esecutivo Ue, che si esprime in via preliminare, Meta ha violato il Digital Services Act a causa del design di Instagram e Facebook, concepito "in modo da creare dipendenza". L'indagine si concentra su funzionalità quali lo scorrimento infinito (infinite scroll), la riproduzione automatica (autoplay), le notifiche push e i sistemi di raccomandazione delle piattaforme, altamente personalizzati. L'indagine della Commissione indica che Meta non ha valutato adeguatamente i rischi che il suo design, "volto a creare dipendenza", comporta per il benessere fisico e mentale degli utenti, inclusi i minori e gli adulti vulnerabili.
Se le conclusioni preliminari verranno confermate, Meta rischia una multa miliardaria: considerando che nel 2025 ha fatturato 200,97 miliardi di dollari e che l'ammenda può arrivare fino al 6% dei ricavi, l'ammenda potrebbe teoricamente essere fino a 10,55 miliardi di euro (12,06 mld di dollari). Per l'esecutivo Ue, Meta non ha preso in considerazione alcune caratteristiche di design di Instagram e Facebook, come i suggerimenti altamente personalizzati, la riproduzione automatica e lo scorrimento infinito, che propongono "costantemente" nuovi contenuti agli utenti.
Queste funzionalità, sottolinea la Commissione, alimentano nell'utente l'impulso a continuare a scorrere i contenuti e portano il cervello in una sorta di "modalità pilota automatico", favorendo abitudini malsane e un utilizzo "compulsivo" dei social. Inoltre, secondo la Commissione, Meta "ha trascurato le informazioni disponibili sul tempo che i minori trascorrono su Instagram o Facebook durante le ore notturne e su come l'ottimizzazione dei diversi formati, come Reel e Storie, possa portare a un uso eccessivo[2] o compulsivo dei servizi". Gli elementi raccolti dimostrano, aggiunge l'esecutivo Ue, che le attuali misure di mitigazione adottate da Meta "non sono riuscite ad affrontare efficacemente i rischi derivanti dal design che favorisce la dipendenza".
Ad esempio, gli strumenti per la gestione del tempo su Instagram e Facebook, compresi quelli attivati di default per gli adolescenti, possono essere facilmente ignorati e non portano a una riduzione o a un controllo significativi dell'utilizzo del servizio. Per l'esecutivo Ue, inoltre, i controlli parentali di Meta sono efficaci solo se i genitori e i tutori possiedono "adeguate competenze tecniche" e dedicano "tempo ed energie" per comprenderli appieno, cosa che non tutti fanno o hanno la possibilità di fare. Questo, secondo la Commissione, compromette l'efficacia di queste misure nell'affrontare i rischi "intrinseci" legati al design di Instagram e Facebook, "concepito per creare dipendenza". Le iniziative di sensibilizzazione di Meta, come suggerimenti e link a risorse sulla salute mentale disponibili in una pagina dedicata del centro sicurezza, per la Commissione non sembrano mitigare a sufficienza i rischi associati al design che favorisce la "dipendenza" su Facebook e Instagram.
In questa fase dell'indagine, per la Commissione Meta deve modificare il design sia di Instagram che di Facebook. Ad esempio, dovrebbe disattivare di default funzionalità che favoriscono la dipendenza, come la riproduzione automatica e lo scorrimento infinito, introducendo efficaci "pause dal tempo trascorso sullo schermo" e adattando il sistema di raccomandazione affinché sia meno orientato a massimizzare il coinvolgimento degli utenti. Meta ora può esercitare il suo diritto alla difesa. Può esaminare i documenti contenuti nel fascicolo dell'indagine della Commissione e rispondere per iscritto alle conclusioni preliminari della stessa. Parallelamente, sarà consultato il Comitato europeo per i servizi digitali.
Se le valutazioni della Commissione verranno confermate, l'esecutivo potrebbe comminare un'ammenda proporzionata alla natura, alla gravità, alla reiterazione e alla durata della violazione, entro un limite massimo pari al 6% del fatturato annuo totale a livello mondiale del fornitore. Le conclusioni preliminari di oggi rientrano nel procedimento avviato il 16 maggio 2024 per indagare sulla conformità di Meta al regolamento sui servizi digitali (Digital Services Act).
Le valutazioni preliminari della Commissione si basano su un'indagine approfondita che ha incluso l'analisi delle relazioni di valutazione dei rischi di Meta, dei dati e dei documenti interni e delle risposte di Meta a numerose richieste di informazioni, nonché l'esame di vaste ricerche scientifiche sull'argomento e colloqui con esperti di vari settori, tra cui quello delle dipendenze comportamentali.
L'indagine riguarda anche le preoccupazioni relative alle misure di verifica dell'età adottate da Meta per i minori di età inferiore ai 13 anni, per le quali sono state adottate conclusioni preliminari il 29 aprile scorso. Separatamente, la Commissione prosegue l'indagine sui cosiddetti effetti "rabbit hole" (spirale di contenuti) causati dalla progettazione dei sistemi di raccomandazione di Facebook e Instagram, che potrebbero sfruttare la vulnerabilità e l'inesperienza dei minori.
"Tutelare la salute fisica e mentale dei cittadini europei - afferma la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen - deve essere una priorità per le piattaforme di social media. Il regolamento sui servizi digitali fornisce un quadro chiaro per responsabilizzare le piattaforme in merito alla progettazione e agli effetti dei loro servizi, che possono indurre dipendenza. Siamo pienamente impegnati a far rispettare la nostra normativa in Europa".

(Adnkronos) - Da oggi sarà ufficialmente possibile atterrare al 'President Donald J. Trump International Airport' di Palm Beach, in Florida. Il cambio di nome dello scalo, sancito da una legge statale firmata dal governatore Ron DeSantis, prevede anche l'adozione del nuovo codice internazionale "Djt". La decisione è stata celebrata dallo stesso Trump su Truth Social, dicendosi "onorato" per il riconoscimento e promettendo di collaborare per trasformare l'aeroporto in "uno dei migliori e più spettacolari del mondo". Lo scalo di Palm Beach diventa così l'ottavo aeroporto statunitense intitolato a un presidente, ma il primo dedicato a un leader ancora in carica. Il primato si inserisce nella più ampia campagna di valorizzazione del nome Trump nello spazio pubblico americano, un fenomeno che ha già precedenti noti come la Trump Tower e la Trump Plaza a New York, ma che sta assumendo sempre di più una dimensione istituzionale.
Da est a ovest, parlamenti statali a maggioranza repubblicana e iniziative federali stanno contribuendo a una nuova ondata di intitolazioni legate al presidente. In Oklahoma un tratto della U.S. Route 287 è stato ribattezzato President Donald J. Trump Highway, mentre in Tennessee un ponte sulla Interstate 40 porta il nome del tycoon. Anche a Washington la sede dello United States Institute of Peace è stata rinominata dal Dipartimento di Stato il "Donald J. Trump Institute of Peace", per celebrare il ruolo del presidente negli accordi diplomatici in Medio Oriente culminati negli Accordi di Abramo.
Le motivazioni ufficiali alla base di queste iniziative variano a seconda dei contesti locali: in alcuni casi vengono presentate come riconoscimenti all'azione politica dell'amministrazione, in altri come tributi al consenso elettorale ottenuto dal presidente nelle aree più conservatrici del Paese. Il risultato, però, rappresenta una rottura con una lunga consuetudine americana: storicamente, l'omaggio toponomastico ai capi di Stato americani è sempre stato un processo postumo o riservato a leader da tempo ritirati, concepito come un tributo nazionale unanime; nella prassi politica statunitense, infatti, gli unici rari omaggi a leader in carica si limitano solitamente a scuole elementari o licei locali. Grandi presidenti del passato come Harry Truman o Franklin D. Roosevelt si opposero attivamente all'idea di erigere monumenti a se stessi mentre occupavano lo Studio Ovale, considerandolo un vezzo monarchico lontano dallo spirito repubblicano. Persino i pochissimi precedenti storici - come la temporanea intitolazione della diga "Hoover Dam" a Herbert Hoover nel 1930 - finirono per ritorcersi contro i promotori, giudicati colpevoli di eccessivo egocentrismo.
Al contrario, la galassia Trump rivendica oggi questi spazi come un risarcimento politico contro la narrazione dei media mainstream. Il terreno di scontro più aspro si sta consumando proprio a Washington, attorno al John F. Kennedy Center for the Performing Arts. Nel tentativo di trasformare l'istituzione nel 'The Donald J. Trump and The John F. Kennedy Memorial Center', il consiglio di amministrazione controllato dai fedelissimi del presidente ha innescato una durissima battaglia legale. Proprio in questi giorni, la Corte d'Appello federale ha respinto il ricorso del governo, confermando l'illegalità del cambio di nome poiché attuato senza il necessario consenso del Congresso. I giudici hanno bocciato le tesi dei legali di Trump, secondo cui la rimozione del nome avrebbe danneggiato la raccolta fondi del teatro, stabilendo che la denominazione protetta debba rimanere esclusivamente quella dedicata a Jfk.
L'amministrazione sta ora provando a "nascondere" il colpo, particolarmente doloroso per l'ego del presidente. Per ottemperare all'ordine del tribunale, le lettere con il nome di Trump sono state rimosse dalla facciata marmorea del teatro, ma l'intero edificio è avvolto da settimane sotto un intricato sistema di impalcature e teloni scuri. Mentre la deputata democratica Joyce Beatty, promotrice della causa, accusa l'amministrazione di usare i ponteggi per mascherare la sconfitta legale e "celare l'oltraggio al decoro istituzionale", il giudice distrettuale Christopher Cooper ha ordinato formalmente alla direzione del centro di presentare un rapporto dettagliato per spiegare i motivi di questo blocco dei lavori.

Equalitas è tornata con la nuova edizione del Tavolo Vino - Lavoro: cinque anni di confronto, ricerca e progettualità per fare della sostenibilità sociale uno dei pilastri imprescindibili della filiera vitivinicola italiana. Un traguardo raggiunto nell’ambito del Festival Luci sul Lavoro, uno dei più importanti appuntamenti nazionali dedicati alla cultura e al dibattito su questo tema, celebrato con l’incontro 'Cinque anni di Tavolo Vino-Lavoro. Un bilancio e uno sguardo al futuro', ieri, giovedì 9 luglio, presso il Chiostro della Fortezza di Montepulciano, all’interno della XVII edizione del Festival.
L’appuntamento ha rappresentato un momento di riflessione condivisa sui risultati complessivi raggiunti dal Tavolo, nato nel 2020 con l’obiettivo di promuovere una visione della sostenibilità capace di integrare qualità del lavoro, benessere e competitività nelle imprese; ha costruito così un osservatorio attivo capace di coinvolgere istituzioni, università, imprese, consorzi di tutela, buyers e stakeholders internazionali in un dialogo stabile sulle trasformazioni del mondo del lavoro nel comparto vitivinicolo. Nel corso degli anni, l’attività di Equalitas e Luci sul Lavoro ha indagato alcune delle questioni chiave per il settore: dalla formazione del personale alle politiche di sostenibilità sociale nel modello business del vino, dal lavoro migrante alle politiche giovanili fino alla sicurezza nei distretti del vino. In questo senso, l'incontro del 9 luglio non è stato soltanto un momento celebrativo del percorso compiuto dal Tavolo Permanente ma ha segnato l’avvio del secondo quinquennio con l’inizio di una nuova fase di lavoro per definire le priorità e rilanciare questo impegno condiviso.
“In questi cinque anni - ha sottolineato Riccardo Ricci Curbastro, presidente Equalitas - abbiamo dimostrato che parlare di sostenibilità significa parlare anche e soprattutto di persone. Il benessere e la sicurezza sul lavoro sono parte integrante della qualità del vino e delle capacità delle imprese di generare valore nel tempo. Vogliamo proseguire questo percorso accompagnando la filiera verso le nuove sfide che attendono il comparto con l’obiettivo di consolidare il metodo costruito in questi anni, fondato su ricerca, dialogo e collaborazione, rafforzando il ruolo dei Consorzi di tutela come motori di diffusione delle buone pratiche in cantina”. L’incontro, moderato da Gianluca Semprini, giornalista e conduttore televisivo, ha visto inoltre la partecipazione di Federico Varazi, vicepresidente Slow Food, Marco Morganti, presidente Assobenefit, Susanna Crociani, vicepresidente Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, e Jean-René Bilongo, presidente Osservatorio Placido Rizzotto.
Tra i risultati più significativi del primo quinquennio è emerso il progressivo riconoscimento della sostenibilità sociale come componente imprescindibile nella filiera del vino. Infatti, secondo i risultati delle ricerche promosse e divulgate dal Tavolo, il 95% delle imprese intervistate negli anni condivide la definizione di sostenibilità sociale proposta dal progetto ed in linea generale le imprese che investono in benessere emotivo risultano più produttive (fino al 23% in più di profitti ed il 78% in meno di assenteismo). In questo percorso, lo standard Equalitas, tra gli enti di normazione leader per la sostenibilità della filiera vitivinicola italiana, ha svolto un ruolo pionieristico, essendo tra i primi a integrare gli indicatori dedicati alla dimensione del lavoro (oltre 50 nello standard in vigore) e rendendo quindi sempre più misurabili e verificabili aspetti quali le pari opportunità, il welfare aziendale e la responsabilità sociale lungo tutta la filiera. Accanto ai progressi, si sono tuttavia evidenziate alcune criticità persistenti, imputabili a una combinazione di inerzia organizzativa, vincoli economici e scarsa percezione del ritorno sull’investimento, che riguardano, in particolar modo, l’adozione di certificazioni e la presenza femminile nei ruoli direttivi e manageriali.
Il confronto ha infine delineato le principali sfide e opportunità ancora aperte anche nel comparto vitivinicolo, partendo dal contrasto allo sfruttamento del lavoro più vulnerabile, migrante in primis, il rafforzamento della cultura della sicurezza, il sostegno alle piccole imprese nell’adozione di strumenti di sostenibilità sociale e le potenzialità delle nuove generazioni. Temi già di strutturale importanza che assumono sempre più valore in relazione all’evoluzione del quadro normativo europeo, sia in riferimento alla direttiva Csrd sulla rendicontazione che in chiave di contrasto al social washing. Su queste basi si apre il nuovo ciclo del Tavolo permanente con l’obiettivo di accompagnare la filiera vitivinicola italiana verso una sostenibilità concreta, misurabile e condivisa.
“Grazie alla collaborazione ormai decennale con il festival Luci sul Lavoro è cresciuta la nostra cultura del lavoro, quello giusto, sicuro e produttivo che abbiamo propagato lungo la nostra filiera attraverso il continuo miglioramento degli standard Equalitas, i quali rappresentano oggi un modello per circa un quarto della filiera del vino e sono dei riferimenti internazionali in materia. Da questa edizione del Tavolo Vino-Lavoro ne usciamo motivati per un quinquennio in cui dedicarci con ancora maggior forza a questo trasferimento valoriale, sempre più nel vivo dei territori e delle imprese”, ha commentato Michele Manelli, vicepresidente di Equalitas delegato a questo progetto.

Workday Inc. ha pubblicato una nuova ricerca globale che mostra come, pur riducendo il burnout e aumentando la fiducia sul lavoro, l’Ai potrebbe contribuire a un crescente 'deficit di connessione' nei luoghi di lavoro. I dipendenti più giovani sono i più a rischio: il 20% dei lavoratori Gen Z intervistati ha dichiarato di essersi assentato dal lavoro quest'anno a causa di sentimenti di solitudine o isolamento.
Lo Human Connection Workplace Index ha coinvolto 2.150 lavoratori che utilizzano attivamente l'Ai in grandi aziende di diversi settori e aree geografiche, misurando in che modo l’Ai stia ridefinendo fiducia, collaborazione e connessione sociale sul lavoro. Secondo i risultati del report, l'adozione dell'Ai ha introdotto benefici concreti.
Innanzitutto, l’Ai riduce il burnout e aumenta la produttività: il 62% dei dipendenti dichiara che il proprio rischio di stress o burnout è diminuito da quando ha iniziato a usare l’Ai, e l’86% si sente più produttivo grazie all’AI. Molti affermano inoltre che gli strumenti Ai li hanno aiutati a concentrarsi su attività di maggior valore strategico. Poi, la fiducia dei dipendenti è in crescita: quasi due terzi (64%) dichiarano che l’Ai ha aumentato la loro fiducia nella capacità di avere successo in ruoli futuri.
Tuttavia, accanto a questi benefici, l’Index rivela un potenziale cambiamento nei modi in cui i colleghi si relazionano tra loro. Infatti, lLa connessione quotidiana potrebbe erodersi lentamente: un terzo (33%) raramente o mai ha conversazioni con i colleghi che vadano oltre i compiti lavorativi transazionali nel corso di una settimana, e meno della metà (46%) trova facile o abbastanza facile stringere amicizie al lavoro. Il 14% di tutti i dipendenti intervistati si è assentato nell’ultimo anno a causa di solitudine o isolamento sociale.
Inoltre, l’Ai sembra socialmente più 'priva di attrito' rispetto ai colleghi: dall’adozione dell’Ai, il 16% degli intervistati dichiara di avere meno pazienza per le conversazioni informali. Negli ultimi 12 mesi, il 76% ha utilizzato uno strumento Ai per ricevere consigli, il 52% per fare brainstorming e il 37% persino per compagnia, citando il supporto privo di giudizi e sempre disponibile dell’Ai come motivo per cui si rivolgono alla tecnologia invece che ai colleghi.
E il divario generazionale nella connessione sul lavoro è marcato: la Gen Z ha 12 volte più probabilità della Gen X di sentirsi completamente disconnessa dai colleghi, il doppio rispetto ai Millennial e otto volte più della Gen X di sentirsi sola al lavoro. Più di un quinto dichiara che gli strumenti Ai hanno peggiorato le proprie relazioni personali con i colleghi e di sentirsi più solo da quando gli strumenti AI sono stati introdotti sul posto di lavoro.
I risultati dell’Index arrivano in un momento in cui il basso coinvolgimento dei dipendenti avrebbe causato alla sola economia mondiale 10 trilioni di dollari in perdita di produttività solo nell’ultimo anno. Inoltre, alla domanda su cosa li preoccupi di più riguardo all’Ai, il 43% degli intervistati cita la riduzione delle interazioni umane come principale preoccupazione, davanti alla perdita del lavoro, sottolineando l’urgente necessità di affrontare il tema della connessione umana mentre l’adozione dell’Ai accelera.
“Stiamo osservando che l’Ai ha un effetto molto positivo sulla produttività sul lavoro, e i dipendenti di tutti i settori a livello globale ci dicono chiaramente di sentirsi meno esauriti rispetto a prima di iniziare a usare gli strumenti AI”, ha dichiarato Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday per l’Italia. “Ma il nostro Index avverte che, man mano che indirizziamo sempre più domande, idee e persino conflitti attraverso l’Ai, rischiamo di perdere le interazioni umane quotidiane che costruiscono fiducia, resilienza e senso di connessione. Attraverso la Workday Foundation, stiamo investendo in soluzioni che utilizzino i guadagni di efficienza dell’AI per rafforzare le nostre connessioni umane”.
Il report raccomanda che, per affrontare questa sfida, i leader debbano trattare la connessione sociale come un’infrastruttura fondamentale. Ciò significa progettare intenzionalmente le modalità di collaborazione, feedback e mentorship; monitorare in che modo l’Ai stia influenzando fiducia, senso di appartenenza e relazioni tra i team; e introdurre misure di salvaguardia affinché l’Ai integri, piuttosto che sostituisca, le conversazioni difficili che costruiscono resilienza e innovazione.

(Adnkronos) - Dall'invito a segnalare nuove inchieste alla risposta, decisamente provocatoria, di Fratelli d'Italia. Dopo che nei giorni scorsi Report aveva chiesto ai cittadini, attraverso i propri canali social, di inviare spunti e dossier da approfondire, il partito di Giorgia Meloni ha raccolto l'appello inviando oggi una mail alla redazione della trasmissione di Rai 3, trasformando l'iniziativa in un'ironica stoccata sul caso del rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, sospetto mandante dell'attentato commesso lo scorso anno ai danni del giornalista. Nel messaggio, Fratelli d'Italia scrive: "Vi segnaliamo la curiosa amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, pregiudicato, massone e faccendiere, indagato per essere il presunto mandante dell'attentato al conduttore di Report".
La mail prosegue sostenendo che "Il rapporto di amicizia è stato più volte confermato dallo stesso Ranucci in diverse interviste e dichiarazioni pubbliche, oltre che da una fotografia scattata all'interno del ristorante dello stesso Lavitola e pubblicata dai mezzi di informazione". In chiusura, il partito conclude con un'ulteriore nota ironica: "Siamo certi che la squadra di Report approfondirà la vicenda con rigore giornalistico e che vaglierà questa storia con la massima attenzione".
"Spetta alla Procura farsi un'idea", dice intanto il responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, rispondendo a una domanda a margine del convegno Fdi-Ecr "La forza dei territori". "Sicuramente io spero di avere amici che si comportino diversamente, ma questo poi vedremo, sarà la Procura a fare le sue riflessioni", aggiunge.
"Ero in piazza convintamente a dare solidarietà a Ranucci, pur non condividendo il suo modo di fare televisione, perché credo che la libertà di stampa sia un patrimonio condiviso. Mi auguro che la solidarietà che ha avuto da tutta la nazione fosse ben riposta. Tutto qua", dice ancora Donzelli. "Però mettiamola così: se esistesse qualcuno che oggi fa il metodo Report su questa vicenda, sarebbe molto spiacevole per Report", conclude.

(Adnkronos) - Incidente in casa e tanta oaura per Csaba dalla Zorza. A raccontarlo via social è la stessa giudice di 'Cortesie per gli ospiti': "Il mio post di oggi è per ringraziare chi lunedì pomeriggio si è preso cura di me. Non avevo mai avuto la necessità di essere trasportata in ospedale a bordo di un’ambulanza. Lunedì sera è successo. All’improvviso la luce si è spenta. Gli ultimi gradini delle scale che stavo scendendo credo di averli saltati e mi sono trovata con la fronte contro il pavimento freddo".
"Forse il caldo, forse la pressione, oppure la stanchezza. Per fortuna niente di davvero grave. I volontari che mi hanno soccorso mi hanno legata alla barella e quando ho riaperto gli occhi ho incontrato quelli di Riccardo, che non avevo mai visto prima - scrive ancora - Poi il pronto soccorso pieno. I medici, gli infermieri, anche gli studenti che al Policlinico di Milano mi hanno accolto, visitato, rassicurato, sorvegliato. Per fortuna non mi sono rotta nulla. Ma ho un bernoccolo sulla fronte che ci ha fatto preoccupare un po’ e che si sta già riassorbendo".
"Ora sto meglio", rassicura dalla Zorza che condlude: "Grazie di cuore a tutti coloro che sono stati intorno a me in quell’androne dove sono atterrata. Non serve nominarli, loro lo sanno. Io lo so. Grazie per essere le persone stupende che siete. E alla Ca’ Granda di Milano, che da tanti secoli è davvero la Casa di chi ha bisogno di cura".
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(di Marzia Piga) La Corte dei Conti ha approvato il giudizio di
parifica del Rendiconto generale della Regione per l'esercizio
2025, confermando la solidità degli equilibri finanziari
dell'amministrazione. Nonostante il via libera, la requisitoria
della procuratrice regionale Valera Motzo e la relazione delle
magistrate relatrici contabili Cristina Ragucci, Elisa Carnieletto
e Tiziana Sorbello, hanno evidenziato diverse criticità, in
particolare sulla sanità, sulla tempistica della programmazione,
con l'approvazione tardiva delle leggi di bilancio che ha costretto
la Regione a quattro mesi di esercizio provvisorio e limitato
l'operatività degli uffici per un terzo dell'anno, sull'eccessivo
ricorso alle variazioni di bilancio.
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(Adnkronos) - Un ciclista di 75 anni è morto sul colpo, investito frontalmente da un’auto che proveniva dalla direzione opposta. L’incidente mortale è accaduto stamane verso le 10 a Carceri di Santa Caterina d’Este, in provincia di Padova. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri di Este intervenuti sul posto, l’anziano è stato investito dall’auto che in quel momento stava superando un mezzo pesante lungo la sua stessa corsia di marcia. Inutili tutti i tentativi di salvare il 75enne da parte dei sanitari del Suem 118.
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