La guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz si stanno
traducendo in una nuova pressione sui costi delle micro e piccole
imprese italiane e sarde in particolare. Non si tratta solo di
grandi industrie energivore o di trasporti internazionali: a essere
colpite in modo diretto e immediato sono soprattutto le attività di
prossimità, quelle che ogni giorno entrano nelle case dei sardi,
consegnano prodotti, effettuano manutenzioni, assistenza tecnica e
servizi sul territorio. Secondo l'analisi elaborata dalla Cna a
livello nazionale, l'aumento medio del gasolio può determinare
extra costi che oscillano tra 3 e 4 miliardi di euro l'anno
sull'intero sistema delle micro e piccole imprese italiane. Per la
Sardegna, la situazione è ulteriormente aggravata da una condizione
strutturale ben nota: i costi di insularità rendono già oggi il
carburante e l'energia mediamente più cari rispetto alle regioni
continentali, amplificando l'impatto di ogni shock sui prezzi
internazionali del petrolio. L'analisi della CNA quantifica gli
aggravi attesi categoria per categoria che possono arrivare anche a
oltre 10.500 euro annui.A questi costi diretti si sommano gli aumenti dell'energia per laboratori, forni e impianti: panifici, lavanderie, gelaterie e altri laboratori artigiani devono far fronte contemporaneamente al rincaro dei carburanti e a quello dell'energia elettrica e del gas.
Secondo Cna i settori più vulnerabili sono quelli degli impiantisti, manutentori, panifici, lavanderie, gelaterie, laboratori artigiani, NCC, taxi e autotrasporto merci.
"Il conflitto in Medio Oriente non è una crisi lontana: entra direttamente nei bilanci delle nostre imprese artigiane, dalla manutenzione della caldaia alla consegna del pane, dall'assistenza tecnica ai piccoli cantieri. Per un artigiano sardo, che già paga il carburante più di un collega continentale a causa dell'insularità, ogni rincaro internazionale si traduce in una doppia penalizzazione. Non possiamo accettare che...