
(Adnkronos) - Polemiche ai Mondiali 2026 per il gesto di un arbitro prima di Germania-Curacao, partita giocata ieri, domenica 14 giugno. Pochi secondi prima del fischio di inizio, la regia televisiva internazionale ha mostrato - come sempre - la sala Var per presentare gli arbitri della sfida addetti al video. Uno di questi, l'australiano Shaun Evans, è però finito al centro delle polemiche perché durante l'inquadratura televisiva ha fatto un gesto con la mano destra che ha subito fatto discutere. In poco tempo, ne è venuto fuori un caso politico. Secondo tanti osservatori, il gesto di Evans (semplificando, un 'ok' con la mano capovolta) sarebbe da ricondurre al simbolo del 'white power', familiare ad ambienti di estrema destra e associato a gruppi suprematisti bianchi.
L'episodio, che ha suscitato un grande dibattito sui social, al momento non è stato commentato né dalla Fifa né dal diretto interessato.
Su X, a difesa dell'arbitro, si diffonde anche un'altra interpretazione legata ad un gesto tanto innocuo quanto diffuso, soprattutto nel passato recente. "Il gesto mi ricorda quello che facevamo a scuola - scrive un utente -: facevamo un cerchio con le dita e chi lo guardava si beccava un pugno sulla spalla...".

(Adnkronos) - Dalla gestione della malattia alla possibilità di una vita più normale. Sono le nuove opportunità che si aprono per le persone con emoglobinuria parossistica notturna (Epn) - rara patologia del sangue che si stima colpisca 3-5 pazienti ogni milione di abitanti - alla luce dei dati presentati al congresso dell’European Hematology Association (Eha), recentemente concluso a Stoccolma. I nuovi risultati - informa una nota - confermano, nel lungo periodo, quanto già osservato con iptacopan, la prima monoterapia orale disponibile anche in Italia, evidenziando un miglioramento clinico duraturo, con livelli di emoglobina che raggiungono e si mantengono nella norma (≥12 g/dL) anche fino a 6 anni di trattamento, con un impatto concreto sulla qualità di vita dei pazienti. A un anno dalla rimborsabilità nel nostro Paese, questi dati “rafforzano” il ruolo della monoterapia orale nel rispondere a bisogni clinici ancora non completamente soddisfatti.
“In Italia si stima che circa 500 pazienti convivano con emoglobinuria parossistica notturna. È una patologia del sangue estremamente complessa da gestire, che impatta fortemente sul benessere fisico ed emotivo dei pazienti”, spiega Antonio Risitano, presidente dell’International Pnh Interest Group, e direttore dell’Uoc di Ematologia e Trapianto dell’Aorn Moscati di Avellino. “Si tratta di una malattia del midollo osseo, che non è di tipo tumorale. Nei pazienti si osserva che il funzionamento del midollo osseo è difettoso sia dal punto di vista quantitativo (vengono prodotte meno cellule del sangue, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) che da quello qualitativo (gran parte delle cellule prodotte sono ‘difettose’). A causa di questo ‘difetto’ i globuli rossi circolanti si distruggono spontaneamente nel sangue, attraverso un meccanismo di emolisi. Ne deriva un’anemia più o meno severa, che spesso richiede trasfusioni ripetute, e che impatta negativamente sulla qualità della vita dei pazienti. Il difetto delle cellule del sangue - aggiunge - è alla base anche di un’altra possibile manifestazione della malattia: la tendenza alla trombosi, che può determinare complicanze molto severe, talvolta anche mortali”.
Nonostante i progressi degli ultimi anni, una parte significativa dei pazienti continua a presentare anemia persistente e, in alcuni casi, necessita ancora di trasfusioni. “Storicamente la sopravvivenza era stimata intorno ai 20-25 anni dall’insorgenza della malattia – prosegue Risitano – Negli ultimi vent’anni i progressi terapeutici hanno permesso una sostanziale normalizzazione delle prospettive di vita, grazie all’introduzione di trattamenti in grado di controllare le principali manifestazioni cliniche, come trombosi e anemia. Oggi l’obiettivo è andare oltre, migliorando ulteriormente i livelli di emoglobina per avere un impatto ancora più significativo sulla qualità di vita dei pazienti”.
“La monoterapia orale - precisa l’esperto - sta mostrando risultati rilevanti proprio in questa direzione. Gli studi più recenti confermano le potenzialità dell’inibitore selettivo del fattore B del complemento, iptacopan, che agisce in modo mirato consentendo di controllare sia l’emolisi di tipo intravascolare, sia quella di tipo extravascolare, che spesso diventava clinicamente significativa durante le terapie precedenti, rappresentandone uno dei principali limiti. Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dalla somministrazione orale, che semplifica la gestione della malattia, riduce la dipendenza dalle strutture ospedaliere e alleggerisce il carico quotidiano per i pazienti”.
I nuovi dati presentati a Stoccolma - che includono analisi degli studi di fase 3 Apply e Appoint e le relative estensioni - evidenziano come “una quota rilevante di pazienti riesca a raggiungere e mantenere livelli di emoglobina nella norma (≥12 g/dL) nel lungo periodo”, si legge nella nota. In particolare, “oltre il 70% dei pazienti presenta valori normalizzati a 3 e 4 anni di trattamento, mentre l’87% risulta libero da trasfusioni durante l’intero periodo osservato. I benefici si mantengono anche nel tempo, con evidenze disponibili fino a 6 anni di follow-up”. Al tempo stesso “non si segnalano particolari criticità in termini di sicurezza e tollerabilità, mentre migliorano i principali sintomi della malattia, a cominciare dalla fatigue”.
Questi dati - concludono gli esperti - rafforzano il ruolo di iptacopan come opzione terapeutica in grado di offrire un controllo più stabile della malattia. Per molti pazienti questo si traduce nella possibilità di ridurre la necessità di trasfusioni, migliorare parametri clinici chiave e recuperare una maggiore normalità nella vita quotidiana. Con un periodo di osservazione che ormai supera i 6 anni per tutti i pazienti inseriti in questi trial clinici si può affermare che “questa terapia ha permesso di spostare in alto l’asticella del trattamento dell’Epn, aggiungendo, all’allungamento della sopravvivenza e alla prevenzione delle gravi complicanze della malattia, anche la normalizzazione dei parametri ematologici ed il conseguente miglioramento della qualità della vita”.

(Adnkronos) - "La possibilità di utilizzare l’immunoterapia in prima linea ha modificato in modo sostanziale il percorso terapeutico del tumore dell’endometrio, soprattutto nei casi di malattia avanzata e metastatica, dando una chance terapeutica fondamentale in pazienti che prima erano considerate avere una prognosi tendenzialmente molto negativa". Così Stefano Uccella, ordinario e direttore Uoc Ginecologia e Ostetricia Università di Verona, commentando i risultati a lungo termine e nella pratica clinica di dostarlimab nel trattamento del tumore dell’endometrio.
Dal punto di vista clinico, l’arrivo dell’immunoterapia ha modificato profondamente il percorso terapeutico "soprattutto nei casi avanzati e metastatici - sottolinea Uccella - offrendo una chance concreta a pazienti che in passato avevano prognosi sfavorevole. La possibilità di utilizzare l’immunoterapia in prima linea ha modificato in modo sostanziale il percorso terapeutico. La chirurgia, tuttavia, mantiene un ruolo centrale perché consente la rimozione della malattia e la definizione delle caratteristiche biologiche e molecolari del tumore, fondamentali per individuare i sottogruppi più sensibili ai trattamenti immunologici. Sono inoltre in corso studi che valutano l’impiego dell’immunoterapia prima dell’intervento con l’obiettivo di ridurre il volume tumorale e rendere possibili interventi meno demolitivi".
Un punto di svolta è rappresentato dai risultati dello studio Ruby che hanno dimostrato come l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia migliori non solo la sopravvivenza libera da progressione ma anche la sopravvivenza globale, in particolare nei tumori con instabilità dei microsatelliti. "Oggi una quota crescente di pazienti ottiene risposte più durature nel tempo - evidenzia Uccella -. Nella pratica clinica questo si traduce in una maggiore possibilità di mantenere attività personali familiari e lavorative e in un cambiamento concreto dell’evoluzione della malattia".
In questo scenario diventa sempre più rilevante la centralizzazione delle pazienti in centri hub ad alto volume. La crescente complessità terapeutica richiede infatti competenze multidisciplinari che comprendono profilazione molecolare biomarcatori indicazioni all’immunoterapia e integrazione con chirurgia e radioterapia.
"Nei centri ad alto volume è possibile offrire una reale presa in carico multidisciplinare - spiega Uccella - evidenziando come “questo approccio consente decisioni più appropriate e personalizzate con un impatto positivo anche sugli esiti chirurgici e sulla riduzione delle complicanze. I centri di riferimento svolgono inoltre un ruolo chiave nella ricerca clinica e nell’accesso alle terapie innovative all’interno delle reti oncologiche. Non è una questione solo organizzativa ma un modo concreto per migliorare qualità delle cure, appropriatezza delle decisioni e risultati oncologici. Il modello ideale è quello della rete oncologica, in cui il centro hub rappresenta il riferimento per la definizione della strategia terapeutica e per i casi più complessi, mantenendo al contempo una stretta collaborazione con le strutture territoriali per garantire continuità assistenziale e prossimità delle cure".
Guardando al futuro, le prospettive riguardano un’ulteriore evoluzione del ruolo dell’immunoterapia. “È ragionevole aspettarsi la sua introduzione anche in fasi sempre più precoci della malattia – aggiunge l’esperto - indicando tra le direttrici di sviluppo anche le combinazioni con farmaci antiangiogenici e terapie target”. Un ambito di interesse riguarda anche le pazienti giovani che desiderano preservare la fertilità: in casi selezionati l’immunoterapia potrebbe contribuire a ridurre il ricorso all’isterectomia. “L’evoluzione delle strategie terapeutiche porterà - conclude Uccella - a una sempre maggiore integrazione tra chirurgia diagnostica molecolare e terapie sistemiche all’interno di percorsi personalizzati costruiti sulla biologia del tumore oltre che sulla sua estensione”.

(Adnkronos) - "A quattro anni dallo studio Ruby, l’immunoterapia con dostarlimab in associazione alla chemioterapia è ormai uno standard consolidato nel trattamento del carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato". Lo sottolinea Chiara Cassani, ricercatrice dipartimento di Scienze clinico-diagnostiche, chirurgiche e pediatriche Università di Pavia e ginecologa oncologa presso Uo Ostetricia e Ginecologia Fondazione Irccs Policlinico San Matteo Pavia, evidenziando che "non si tratta più di un’opzione sperimentale ma di un cambio strutturale nella pratica clinica: oggi si osservano risposte più durature, maggiore controllo della malattia e miglior qualità di vita rispetto al passato". Sul fronte della ricerca, la priorità è invece ampliare i dati di real life. "Servono informazioni sulla durata delle risposte nel lungo termine, sulla qualità di vita e sull’identificazione dei sottogruppi che traggono maggior beneficio – afferma l’esperta - con l’obiettivo futuro di ridurre o modulare anche l’impiego della chemioterapia".
Possiamo parlare di un cambiamento consolidato. "Per molti anni il trattamento di riferimento - spiega Cassani - è stato rappresentato esclusivamente dalla chemioterapia o dalla combinazione di chemio e radioterapia che, pur consentendo di controllare la malattia in una quota di pazienti, aveva limiti importanti in termini di durata della risposta. Oggi disponiamo di evidenze solide che dimostrano come l'aggiunta dell'immunoterapia sia in grado di migliorare significativamente il controllo della malattia e la sopravvivenza. Nella pratica clinica, infatti, l’immunoterapia in prima linea è ormai realtà e la valutazione dello stato di mismatch repair, il sistema che ripara gli errori del Dna è parte integrante del percorso diagnostico iniziale".
Particolarmente rilevante il beneficio osservato nelle pazienti pMMR, con sistema di riparazione del Dna funzionante, storicamente escluse dalle terapie innovative. "Vediamo nella quotidianità - sottolinea - un controllo di malattia più duraturo e periodi più lunghi senza progressione. Questo si traduce anche in un impatto positivo sulla qualità di vita, con la possibilità per molte donne di mantenere le proprie attività personali e sociali". Nel contesto di un centro ad alta specializzazione, "il ruolo dell’approccio multidisciplinare è determinante. Anatomopatologo, patologo molecolare, oncologo e ginecologo oncologo lavorano insieme nella nostra realtà per definire strategie terapeutiche personalizzate. A questo si aggiunge il contributo di altri specialisti per la gestione delle tossicità, elemento cruciale nell’uso dell’immunoterapia", aggiunge.
Infine, grande attenzione alle reti oncologiche: "Sono fondamentali per garantire equità di accesso e uniformità di trattamento. L’auspicio è che diventino sempre più integrate anche per favorire la raccolta sistematica dei dati e migliorare la personalizzazione delle cure". Nel caso del carcinoma dell'endometrio, l'accesso tempestivo alla diagnostica molecolare e ai trattamenti innovativi come l'immunoterapia rappresenta un esempio concreto del valore delle reti oncologiche. "Per il futuro auspico infatti reti sempre più integrate, capaci di favorire non solo l'accesso alle cure ma anche la raccolta sistematica di dati clinici e biologici. Questo consentirebbe di accelerare la ricerca, migliorare la personalizzazione delle terapie e ridurre le disuguaglianze assistenziali. L'obiettivo finale deve essere garantire a ogni donna il miglior percorso di cura possibile, indipendentemente dal contesto geografico in cui vive", conclude.

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Fra martedì 16 giugno e mercoledì 17, Abbanoa ha programmato lavori
che comporteranno la sospensione dell'erogazione idrica in alcune
zone di Olbia, Alghero, Usini, Uri e Olmedo.
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(Adnkronos) - Una questione... d'onore. Il Giappone ha esordito alla grande contro l'Olanda ai Mondiali, agguantando un bel pareggio al fotofinish con il gol dell'ex Lazio Kamada, valso il 2-2. A fare il giro del mondo, subito dopo la partita, è stato però il comportamento dei tifosi nipponici presenti allo stadio di Kansas City: dopo il triplice fischio, i sostenitori della nazionale giapponese hanno dedicato diversi minuti alla 'pulizia' dell'impianto. Equipaggiati di guanti e appositi sacchi, i tifosi hanno raccolto tutta la spazzatura presente sulle tribune, lasciandola poi in un angolo per il ritiro del personale addetto.
Un atto di educazione e rispetto per il lavoro altrui, abitudine diffusa anche tra i calciatori. Non a caso, i giocatori del Giappone fanno sempre lo stesso negli spogliatoi, lasciando tutto in ordine al termine delle partite.

(Adnkronos) - Colpo di mercato del Real Madrid. I Blancos hanno raggiunto un accordo con il Chelsea per il trasferimento di Marc Cucurella, che resterà legato al club spagnolo per le prossime sei stagioni, fino al 30 giugno 2032. Si tratta di un'operazione da circa 60 milioni, 55 milioni di base fissa più 5 di bonus. Per il nuovo tecnico José Mourinho è dunque il terzo colpo importante di un mercato che fin qui ha regalato diverse sorprese, dopo Konaté e Dumfries.
“Il Real Madrid CF e il Chelsea FC hanno raggiunto un accordo per il trasferimento del giocatore Marc Cucurella, che sarà legato al nostro club per le prossime sei stagioni, fino al 30 giugno 2032” si legge nel comunicato pubblicato oggi, lunedì 15 giugno, dal club madrileno.

(Adnkronos) - "Faremo piena luce sull'episodio". Così l'Atm, azienda trasporti milanesi, in una nota assicura di aver già avviato un'indagine interna sulla chat in cui alcuni dipendenti si scambiavano foto di passeggere, corredandole da commenti sessisti. Un caso segnalato da una passeggera e reso pubblico sui social dalla scrittrice Carlotta Vagnoli.
Una "reazione durissima" quella che annuncia l'azienda di trasporti milanesi, assicurando di aver aperto già domenica l'indagine interna, dopo la segnalazione di una passeggera. La ragazza sabato mattina, viaggiando sul tram 15 da piazza Duomo a Rozzano, aveva seduto accanto un uomo con la divisa da autista. Con il cellulare in mano scambiava messaggi su una chat chiamata 'Staff Ticinese'. La ragazza ha notato - riporta Vagnoli - un "fitto scambio di immagini" di donne, che ritiene siano fotogrammi delle riprese dei sistemi di videosorveglianza interni ai mezzi pubblici, accompagnate da "commenti sessisti e frasi oscene".
Un "uso improprio di immagini delle telecamere di bordo", evidenzia Atm, assicurando di essersi "prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città. Crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa".
"Un’ennesima chat in cui corpi di donne ignare di essere riprese vengono scambiati e commentati con violenza e sessismo tra colleghi: il caso stavolta colpisce il trasporto pubblico milanese, poiché a passarsi i fotogrammi delle telecamere di sicurezza sono alcuni autisti dei mezzi meneghini", scrive Carlotta Vagnoli sul suo profilo Instagram.
La scrittrice sottolinea come i commenti facciano riferimento al corpo delle donne, sessualizzandole: "Commenti sul culo, sulle gambe", le immagini scambiate nella chat sono "fotogrammi presi dalla videosorveglianza". "Siamo - di nuovo - nella sfera della technology facilitated gender based violence, ovvero quella violenza agevolata dai dispositivi tecnologici che no, non sono imparziali", ha scritto Vagnoli.

(Adnkronos) - Donald Trump rivendica la fine della guerra con l'Iran come una vittoria diplomatica e strategica, celebrando la riapertura dello Stretto di Hormuz e il ritorno alla normalità delle rotte energetiche globali. Ma mentre la Casa Bianca presenta l'accordo come un successo capace di garantire stabilità in Medio Oriente e sicurezza per il commercio internazionale, analisti ed esperti invitano alla prudenza.
Per gli analisti del Washingon Post il presidente americano celebrava quello che a ben vedere è un ritorno alla normalità del 27 febbraio, il giorno prima che Stati Uniti e Israele attaccassero l'Iran, un risultato ben lontano dagli obiettivi originari di uno sforzo bellico iniziato con la promessa di venire in aiuto dei manifestanti iraniani scesi in piazza per denunciare il regime.
Dopo l'uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei, Trump aveva esortato gli iraniani a riprendersi il paese. In Iran però non c'è stata alcuna rivolta, e nei quasi quattro mesi trascorsi da allora, la leadership ha dimostrato la capacità di resistere agli attacchi devastanti del più potente esercito della storia, di bloccare lo Stretto di Hormuz, di paralizzare i mercati energetici globali e di creare una spaccatura così profonda tra Trump e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu che il leader statunitense ha trascorso parte del suo 80mo compleanno, ieri, a inveire contro la controparte israeliana parlando con i giornalisti.
L'approccio di Trump è cambiato, sottolinea il quotidiano americano: invece di esortare gli iraniani a rovesciare la loro leadership repressiva, l'attenzione si concentra ora sulla negoziazione con il regime. Il presidente ha scelto di mettere fine alle azioni militari che potrebbero mettere a repentaglio la pace, come ha fatto ieri con Netanyahu. "Per quanto riguarda il cambio di regime, non mi è mai importato", ha dichiarato al Wall Street Journal ieri. L'attuale leadership iraniana è "il terzo gruppo con cui abbiamo avuto a che fare, ed è il gruppo più razionale finora".
Nel propagandare l'accordo che ha posto fine ai combattimenti inoltre, Trump e i suoi principali collaboratori hanno affermato che l'Iran ha accettato di non perseguire il possesso di un'arma nucleare. Ma i leader iraniani, che hanno ripetutamente fatto promesse analoghe lungo i decenni, hanno suggerito che la parte più delicata dei colloqui sul programma nucleare sono ancora da affrontare e si terranno solo dopo la revoca del blocco navale statunitense sui loro porti.
Con i dettagli dell'accordo ancora non divulgati pubblicamente, e l'attesa per gli sviluppi delle trattative sul nucleare, per gli esperti è troppo presto per valutare la vera portata dell'intesa, celebrata peraltro in toni vittoriosi anche da parte iraniana. I negoziatori dovranno ora discutere una moratoria sull'ulteriore arricchimento del combustibile nucleare, nonché il destino delle attuali scorte di uranio arricchito dell'Iran, sviluppate da Teheran dopo il ritiro di Trump dall'accordo sul nucleare dell'era Obama nel 2018. "L'Iran sa come prolungare questi negoziati e cercare di ottenere concessioni lungo il percorso", ha scritto su X Dan Shapiro, che si è occupato di questioni iraniane durante l'amministrazione Biden ed era ambasciatore degli Stati Uniti in Israele quando l'accordo sul nucleare iraniano del 2015 ha preso forma.
"È possibile che non si raggiunga alcun accordo, ed è molto probabile che, se se ne raggiungerà uno, sarà peggiore di quello che avremmo potuto ottenere attraverso la diplomazia prima della guerra". L'eredità dell'accordo di domenica sarà probabilmente più limitata, ha affermato Shapiro, e conterrà una lezione per l'Iran che potrebbe voler utilizzare in futuro. "L'apertura dello Stretto di Hormuz è il risultato più importante di questo accordo", ha concluso. "L'Iran ha trasformato un potenziale strumento di pressione teorico in uno molto concreto e potente, imponendo costi all'economia globale e mettendo in difficoltà il presidente Trump.
Qualsiasi accordo per porre fine a un conflitto, soprattutto uno che ha sconvolto l'economia globale, causato la morte di 13 militari statunitensi, di un numero imprecisato di civili iraniani e riportato il Libano nella triste condizione di vittima di guerre altrui, è uno sviluppo positivo, sottolinea oggi la Cnn. Anche gli analisti dell'emittente americana, però si fermano a riflettere sulla reale portata dell'intesa e fanno notare come la scarsità di dettagli e la limitata conoscenza dei termini dell'accordo pongano Trump di fronte a tre domande immediate che determineranno il futuro equilibrio strategico in Medio Oriente, il posto della guerra nella storia e l'impatto che tutto ciò avrà sulla sua eredità presidenziale.
Queste domande sono:
1. L'apertura dello Stretto e la fine del blocco indicano solo un ritorno allo status quo prebellico, dato che la cruciale questione nucleare è ancora irrisolta?
2. Trump è più vicino a raggiungere un accordo sul nucleare superiore al patto internazionale, sostenuto e monitorato, negoziato dall'amministrazione Obama, al quale l'Iran si atteneva fino a quando Trump non lo ha stracciato durante il suo primo mandato?
3. E, soprattutto, al di là di un ridimensionamento delle capacità militari convenzionali dell'Iran, una guerra che la maggioranza degli americani non voleva e che ha scatenato enormi sofferenze a livello globale ha raggiunto risultati tali da giustificarne il costo?

(Adnkronos) - Il Gruppo Magis rafforza ulteriormente il proprio impegno per il benessere delle proprie persone con nuove iniziative e misure a favore della genitorialità e natalità, introducendo nuove iniziative per i neo-genitori. In un contesto nazionale segnato dal progressivo calo demografico e dalla diminuzione delle nascite, il Gruppo rafforza ulteriormente il proprio sistema di welfare aziendale attraverso nuove collaborazioni con Europediatria e Prénatal, con l’obiettivo di accompagnare lavoratrici e lavoratori in una delle fasi più importanti della vita personale e familiare: la nascita di un figlio. In occasione di ogni nuova nascita, infatti, madri e padri del Gruppo Magis potranno accedere a un percorso di coaching genitoriale realizzato con Europediatria – realtà di Verona che mette al centro la salute e il benessere dei bambini accompagnando le famiglie nei primi anni di crescita - oppure usufruire, in alternativa, di un contributo del valore di 400 euro da utilizzare nei punti vendita Prénatal.
La nuova misura si aggiunge agli strumenti già introdotti da Magis a inizio anno all’interno del pacchetto welfare dedicato alla genitorialità, che comprende un bonus nascita di 500 euro da spendere in beni e servizi welfare, l’incremento del congedo parentale integrativo - con un innalzamento dell’indennità economica a carico dell’azienda del 10%, tre giorni lavorativi aggiuntivi per il congedo di paternità, permessi dedicati al primo giorno di scuola primaria e ulteriori facilitazioni logistiche per le collaboratrici in gravidanza. L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato dal Gruppo all’interno del Piano industriale 2025-2030, che individua nelle persone uno dei pilastri strategici della creazione di valore nel lungo termine. Il Piano Industriale prevede infatti il raggiungimento dei seguenti target lato People: la certificazione di quattro società per la parità di genere, il 46% di presenza femminile in organico, l’azzeramento del gender pay gap e il coinvolgimento dell’80% della popolazione aziendale in programmi di formazione e change management.
"Sostenere le nostre persone in uno dei momenti più importanti della loro vita, ossia diventare genitori, significa mettere al centro collaboratrici e collaboratori e riconoscere che ciascuno può esprimere al meglio il proprio valore quando si sente supportato, non solo nel lavoro, ma anche nella vita personale", spiega Federico Testa, presidente di Magis. "Stiamo costruendo un Gruppo che vuole crescere mettendo davvero al centro le persone - interviene Alessandro Russo, consigliere delegato di Magis - Le misure dedicate alla genitorialità vanno proprio in questa direzione: non limitarsi a riconoscere un bisogno, ma offrire strumenti concreti di supporto per i nostri collaboratori e collaboratrici e per le loro famiglie. È questo il modello di welfare che vogliamo sviluppare: vicino, accessibile e capace di accompagnare le persone nel tempo".

(Adnkronos) - "Condivido il divieto dei social sotto i 16 anni. Ma credo che il vero rischio sia fermarsi al divieto e pensare di aver risolto il problema". Così all'Adnkronos Salute Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo (DiTe), intervenendo sull'annuncio del premier britannico Keir Starmer sull'imminente divieto di utilizzo dei social media per tutti i minori di 16 anni, "il governo vieterà l'accesso ai social media a tutti i minori di 16 anni".
"Da oltre dieci anni - spiega - mi batto per l’introduzione del Patentino digitale perché la questione non è soltanto quando un ragazzo entra nel mondo digitale, ma come ci entra. Nessuno si sognerebbe di mettere un adolescente alla guida senza insegnargli le regole della strada. Eppure permettiamo ai nostri figli di attraversare ogni giorno luoghi capaci di influenzare emozioni, identità, relazioni e comportamenti senza aver mai ricevuto una vera educazione digitale. Se davvero vogliamo proteggere i ragazzi, il divieto deve essere accompagnato da un percorso educativo obbligatorio".
"A 16 anni si dovrebbe poter accedere ai social solo dopo aver dimostrato di conoscere i rischi, le opportunità e le responsabilità che la vita digitale comportaE oggi questo discorso non può più riguardare soltanto i social. Deve estendersi anche all’intelligenza artificiale. Perché - continua Lavenia - stiamo consegnando ai ragazzi strumenti potentissimi che possono informare, orientare, consolare, persuadere e perfino sostituirsi al confronto umano, senza aver insegnato loro come utilizzarli in modo critico e consapevole. L’educazione viene sempre prima della tecnologia. Sempre. Altrimenti continueremo a discutere di età, piattaforme e algoritmi, dimenticando che il vero tema sono le competenze e la consapevolezza delle persone che li utilizzano. Il Patentino digitale - conclude - non è un ostacolo ma una forma di cura e bisogna avere il coraggio di dirlo".

(Adnkronos) - Come gestire la salute del personale in volo, in assenza di gravità e su stazioni stabili non terrestri? E quello che viene sperimentato ‘in volo’ può risultare utile nelle esperienze negli ospedali terrestri? E quale è il ruolo dell'ingegnere clinico in queste situazioni? A questi interrogativi è stata dedicata la sessione ‘Sanità e spazio: il futuro è ora’ del 26.esimo Convegno Aiic, Associazione italiana ingegneri clinici, che si è appena concluso a Torino.
Le sfide della medicina aerospaziale - riporta una nota - sono state ben rappresentate attraverso la voce di un connazionale che in orbita ci ha vissuto a lungo: con i suoi 313 giorni nello spazio, Paolo Nespoli - dal 1998 al 2018 astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e americana (Nasa) - è infatti uno degli autentici esperti italiani di vita nello spazio. “Tutto l’equipaggio in orbita deve fare tante cose - ha spiegato Nespoli - comprese le attività che si avvicinano al mestiere del farmacista e dell’infermiere perché, a bordo, abbiamo farmaci leggeri, che servono per piccoli malesseri, e anche prodotti per episodi impegnativi da gestire sotto controllo medico a distanza. Inoltre è utile occorre ricordare che sulla Iss”, acronimo che sta per Stazione spaziale internazionale, “circa la metà degli esperimenti è proprio di carattere biomedico, indagini realizzate per comprendere come funziona il corpo umano in assenza di gravità, o gravità ridotta". "Quando siamo in orbita - ha precisato Nespoli - ogni mese viene aggiornata una cartella medica personalizzata e realizzato un controllo generale dello stato di salute fisico, comprendente anche un consulto con uno psicologo. Nulla è lasciato al caso proprio nell'ambito della salute di chi è in orbita".
A conferma di questa dichiarazione, il maggiore Alessandro Scagliusi, medico sperimentatore di volo, capo gruppo Fattori umani, reparto Medicina aeronautica e spaziale, ha chiarito che "viene sviluppato il massimo sforzo per comprendere la fisiologia umana nello spazio. Ciò significa monitorare come l’organismo si adatta a un ambiente estremo: dal sistema cardiovascolare fino all’apparato muscolo-scheletrico e alla performance cognitiva. La sfida - ha evidenziato - è trasformare questi cambiamenti in dati misurabili, trasmissibili e interpretabili, anche a bordo, attraverso tecnologie affidabili e procedure standardizzate".
Guardando alle prossime missioni spaziali, Vincenzo Giorgio, vicepresidente Thales Alenia Space, ha ricordato che “la presenza permanente sulla luna sarà la prossima frontiera di esplorazione strutturata dello spazio, dove l’essere umano rimane al centro della sfida tecnologica, mentre per ‘l’obiettivo Marte’ la tempistica è decisamente più lunga, per problematiche che riguardano prima di tutto i sistemi di propulsione e la tempistica del viaggio”.
Su queste sono le sfide ingegneristiche, aerospaziali e cliniche dell'immediato futuro, il territorio piemontese sia un protagonista privilegiato: qui infatti ha sede la gran parte delle attività italiane di collaborazione spaziale internazionale dato che è il centro logistico e ingegneristico di Iss e Lunar Gateway. Una vocazione interpretata dal tessuto di imprese che operano in ambito torinese e che Walter Cugno, vicepresidente del Distretto aerospaziale Piemonte (Dap). “Le Pmi - ha puntualizzato - rivestono un ruolo centrale nell’ideare e sviluppare soluzioni innovative, dalla sperimentazione di nuove terapie in ambito spaziale, fino all’applicazione di tecnologie avanzate per la salute sulla Terra. Come Dap valorizziamo il contributo delle Pmi, promuovendo collaborazioni e progetti che rafforzino la ricerca biomedica grazie alle competenze e alle tecnologie del settore aerospaziale”.
In questo percorso, secondo il maggiore Scagliusi, il ruolo dell’ingegnere clinico “è centrale, perché contribuisce ad integrare dispositivo, dato, sicurezza e decisione clinica”. Durante la sessione – a cui hanno contribuito anche il tenente Giovanni Tassi Stabile, dell’Istituto di medicina aerospaziale, Cesare Capararo, Altec, Torino) e Alberto Audenino del Politecnico di Torino - è stato presentato anche il primo risultato di una sperimentazione in volo promossa da Aiic con il progetto DigySky, laboratorio volante che simula le condizioni delle missioni spaziali per il monitoraggio biometrico in tempo reale. “È la medicina del futuro che estende i propri confini oltre le mura dell’ospedale”, ha illustrato Paolo Pari, membro Aiic e storico esponente dell’ingegneria clinica italiana e promotore del progetto. “Punta dritta allo spazio: un’attività d'avanguardia promosso da Aiic che unisce sanità, aviazione ed esplorazione spaziale”, ha aggiunto. L'iniziativa ha visto la trasformazione di un aeromobile Piper PA32 in un vero e proprio simulacro di navicella spaziale e laboratorio volante. Durante le campagne di volo sperimentali eseguite nei cieli di Torino - riporta la nota - il velivolo ha riprodotto le sollecitazioni psico-fisiche tipiche delle missioni extra-atmosferiche – comprese parabole per simulare l'assenza di gravità – monitorando in tempo reale e in alta quota i parametri fisiologici dell'equipaggio sottoposto a stress.
Nel progetto l’ingegnere clinico è stato identificato come specialista di missione. La sua figura, uscendo dal contesto corsia/ospedale, si è integrato nello staff tecnico-operativo di una missione aerospaziale, con un ruolo fondamentale per supportare gli ingegneri aerospaziali nell'allestimento di bordo e nella gestione dei dispositivi medici integrati nell'aereo. L’obiettivo finale del progetto è l'applicazione dei principi di Human Factors e monitoraggio avanzato direttamente nella sanità nazionale, per elevare gli standard di sicurezza nelle sale operatorie e nelle terapie intensive del Servizio sanitario nazionale (Ssn). L'iniziativa è stata frutto di una sinergia strategica guidata da Aiic in collaborazione con partner d'eccellenza del territorio piemontese come DigiSky, che ha messo a disposizione e allestito l’aeromobile e Altec, che gestisce già oggi la Iss, con il coinvolgimento di istituzioni chiave come l'Istituto di Medicina aerospaziale e il Dap.
“Con questa missione - ha continuato Pari - abbiamo dimostrato che le competenze dell’ingegnere clinico, dalla gestione delle tecnologie per la salute alla validazione dei dati, diventano l’anello di congiunzione indispensabile in contesti ad altissima criticità. Saper integrare e far dialogare sistemi complessi è una capacità cruciale: serve oggi a bordo di un laboratorio volante o di una stazione spaziale, ma ha una ricaduta diretta e immediata per innalzare gli standard di sicurezza e cura nei nostri ospedali. Si tratta dei cosiddetti processi di cross-fertilization che già in altri ambiti hanno dato ottimi risultati".
L’obiettivo finale del progetto, e della sessione al Convegno Aiic, è stato stabilire una relazione tra Aiic ed il Dap affinché in tutti i prossimi passaggi - progettazione, modellizzazione, testing - dei moduli aerospaziali progettati in Italia siano coinvolti gli ingegneri clinici in quanto professionisti in grado di contribuire con specifico know how al corretto dimensionamento di spazi e sistemi laddove sia utile e necessario intervenire sul monitoraggio della salute degli equipaggi.

(Adnkronos) - I Mondiali continuano a dominare la prima serata. Ieri su Rai1 Paesi Bassi‑Giappone ha raccolto 3.731.000 spettatori con il 28% di share (primo tempo a 4.077.000 – 26.4%, secondo tempo a 3.406.000 – 30.1%). Al secondo posto, su Canale5, 'Racconto di una Notte' ha ottenuto 1.749.000 spettatori pari al 15.2% di share. Terzo gradino del podio per Rai3 con il meglio di 'Presadiretta', seguito da 853.000 spettatori con il 5.6% di share.
A seguire, tra gli altri ascolti di prime time: 'My Spy' su Italia1 (795.000 spettatori, share 5.3%), 'La Corrida' sul Nove (444.000 spettatori, share 4.4%), 'Elsbeth' su Rai2 (556.000 spettatori, share 4%), 'Unfit – La Psicologia di Donald Trump' su La7 (441.000 spettatori, share 3%), 'Assassinio sul Nilo' su Rete4 (387.000 spettatori, share 2.8%), 'Jumanji – The Next Level' su Tv8 (254.000 spettatori, share 1.9%).
Nell’access prime time, 'La Ruota della Fortuna' su Canale 5 ha ottenuto 4.362.000 spettatori pari al 27.2% di share, mentre su Rai1 'Affari Tuoi Mundial' ha registrato 3.681.000 spettatori con il 23.7% di share e, a seguire, 'Mondiali 2026 – Pre partita Paesi Bassi‑Giappone' è stato visto da 2.730.000 spettatori pari al 16.8% di share.
"Con le trebbiatrici che stanno entrando nei campi della Sardegna,
le quotazioni del grano duro precipitano, con un calo ancora in
movimento, a 27 euro al quintale, ben al di sotto dei costi di
produzione. Un quadro che prefigura, di fatto, l'arrivo di una
delle peggiori stagioni mai registrate negli ultimi anni dal
comparto isolano". L'allarme arriva dal presidente di
Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras.
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(Adnkronos) - "Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini". Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio commenta l'istituzione del 'patentino antifascista' proposto dagli organizzatori della Fiera nazionale della piccola e media editoria 'Più Libri Più Liberi', prevista a Roma per il prossimo dicembre.
Le parole di Nordio arrivano dopo quelle della premier Giorgia Meloni, che aveva parlato di "censura". "Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria 'Più libri più liberi', che si svolgerà a Roma, le case editrici - aveva scritto du X - dovranno ottenere quest’anno il 'patentino antifascista', sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono".
"La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno - concludeva - Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica".
Alla presidente del Consiglio aveva quindi risposto una nota della Fiera della Piccola e Media Editoria: "La decisione di chiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili, non è affatto censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera. È un documento basato su riferimenti istituzionali e universali privo di visioni di parte, senza accenni politici e tantomeno legami partitici. È evidente che così non è stato interpretato".
“Siamo rammaricati di quanto sta accadendo - proseguiva il comunicato -, l’intervento della Presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito ci inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale".

(Adnkronos) - L'azzurro Jannik Sinner, che sta lavorando in attesa di rientrare sull'erba del torneo di Wimbledon, dopo il ritiro al Roland Garros, ha completato la 76esima settimana da numero 1 del mondo in carriera. Il campione altoatesino guida il gruppo di sei italiani tra i primi 50 del mondo e di 8 nei primi 100 nel ranking Atp. In questa settimana, tra l'altro, c'è il primo torneo da Top 10 di Flavio Cobolli, impegnato a Halle contro Frances Tiafoe. Il movimento più significativo, rispetto all'ultima classifica, l'ha compiuto Mattia Bellucci, che ha guadagnato ben quattro posizioni grazie ai quarti di finale del torneo sull'erba di Stoccarda, ora è numero 74 del mondo. Da segnalare anche il best ranking di Federico Cinà (n. 181, +4) grazie alla semifinale al Challenger di Bratislava, e il debutto in Top 300 di Filippo Romano (298, +57), semifinalista al Challenger di Ilkley.
Sinner guida il ranking Atp con 13.500 punti, per quanto riguarda gli altri italiani seguono al decimo posto Flavio Cobolli (3.540), al n. 15 (+1) Lorenzo Musetti (2.315), al 17 (+1) Luciano Darderi (2.300), al 34 (=0) Matteo Arnaldi (1.336), al 49 (-1) Matteo Berrettini (985), al 65 (+1) Lorenzo Sonego (855) e al 74 (+4) Mattia Bellucci (814). Pochi i movimenti tra i Top 20 con Daniil Medvedev che supera Novak Djokovic e sale alla posizione numero 7 con il serbo che scivola in ottava. Nelle prima sei posizioni restano Sinner, Carlos Alcaraz (9.960), Alexander Zverev (7.190), Auger-Aliassime, Shelton e de Minaur. In nona posizione, appena sopra Cobolli, c'è Fritz.
Nella classifica del ranking Wta l'azzurra Jasmine Paolini è sempre la prima italiana, stabile in 14esima posizione. Alle sue spalle scende di cinque posizioni Elisabetta Cocciaretto (n.46), mentre recupera ben 21 posizioni Lucia Bronzetti (n.126), mentre Lisa Pigato è al numero 135, d la 18enne romana Tyra Caterina Grant è ora numero 161. Nella top ten Aryna Sabalenka è sempre in vetta e mantiene un vantaggio di poco meno di 950 punti sulla kazaka Elena Rybakina, seconda, che conferma il “best ranking”. Sul terzo gradino del podio, stabile la polacca Iga Swiatek.

(Adnkronos) - Scoperta un'enorme riserva di gas molecolare nell'Universo primordiale. È stato un team internazionale di ricerca, di cui fa parte anche Andrea Pallottini, ricercatore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa: si tratta di un’enorme riserva di gas molecolare freddo in Rebels-25, una galassia che esiste da quando l’Universo aveva appena 700 milioni di anni, meno del 5% della sua età attuale. Questo gas rappresenta il combustibile necessario alla formazione di nuove stelle e la sua scoperta aiuta a capire come le prime galassie siano riuscite a svilupparsi così rapidamente nelle prime fasi della storia cosmica. Lo studio è stato pubblicato su "Monthly Notices of the Royal Astronomical Society" (Oxford Academic).
"Per la prima volta abbiamo una prova diretta che alcune galassie dell'Universo primordiale erano estremamente ricche di gas molecolare, il combustibile da cui nascono le stelle", commenta Andrea Pallottini del Dipartimento di Fisica dell'Università di Pisa. "Comprendere le caratteristiche fisiche di questo materiale è essenziale per ricostruire i processi che hanno portato alla formazione delle prime galassie e all'evoluzione dell'Universo nei suoi primi miliardi di anni".
Il risultato è stato ottenuto grazie alle osservazioni del radiotelescopio Very Large Array (VLA) negli Stati Uniti e dell'interferometro Alma in Cile. I ricercatori hanno identificato il segnale emesso dal monossido di carbonio presente nella galassia, una traccia fondamentale per misurare la quantità di gas molecolare disponibile. I risultati aprono inoltre nuove prospettive per lo studio dell'Universo giovane. I futuri radiotelescopi di nuova generazione permetteranno di estendere queste osservazioni a un numero molto più ampio di galassie, offrendo una visione sempre più dettagliata delle prime fasi dell'evoluzione cosmica. Lo studio è stato diretto da Karin Cescon, studentessa di dottorato dell'Università di Leida (Paesi Bassi) e ha coinvolto ricercatrici e ricercatori che provengono da numerose istituzioni, tra cui l'Osservatorio di Leida, il National Radio Astronomy Observatory (Nrao) degli Stati Uniti, l'European Southern Observatory (Eso), il Cosmic Dawn Center (Danimarca) e diversi atenei e centri di ricerca europei, asiatici e nordamericani.

(Adnkronos) - Un'ondata di attacchi russi ha colpito nella notte l'Ucraina provocando almeno nove morti, quattro a Kiev e cinque a Kharkiv. A renderlo noto sono le autorità ucraine. "Purtroppo, il numero dei morti sale a quattro", ha scritto su Telegram il capo dell'amministrazione militare di Kiev, Timour Tkatchenko, dopo aver comunicato una prima cifra di due vittime. Poche ore prima, il ministro dell'Interno Igor Klymenko aveva riferito che "cinque soccorritori dei servizi di emergenza statali (erano) stati uccisi mentre combattevano gli incendi" a Kharkiv.
La Russia ha poi confermato di aver condotto un "attacco massiccio" contro siti dell'industria militare a Kiev, aggiungendo che obiettivi militari sono stati colpiti a Kharkiv e a Dnipro.
Intanto, in seguito all'attacco, il monastero di Kyiv-Pechersk Lavra in Ucraina, fondato nel 1050 e patrimonio dell'Unesco, ha subìto gravi danni, hanno riferito le autorità locali. Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha aggiunto che l'attacco ha danneggiato le linee elettriche e ha lasciato 140.000 residenti della capitale senza corrente oltre ad aver provocato 20 feriti.
Mosca ha tuttavia negato di aver bersagliato lo storico monastero, affermando che il sito è stato invece colpito da un missile di difesa aerea Patriot di fabbricazione statunitense. "Secondo rapporti confermati, il complesso della di Kiev Pechersk Lavra è stato colpito da un missile del sistema missilistico antiaereo americano Patriot. Una delle ragioni del malfunzionamento del sistema potrebbe essere stata che i paesi occidentali hanno fornito al regime di Kiev missili 'scaduti'", ha dichiarato il ministero della Difesa russo in un comunicato.
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