Una bandiera del Pd - Fotogramma

(Adnkronos) - Non solo il simbolo, un colore e il volto del leader rappresentano un punto di riferimento identitario per qualsiasi forza politica. Anche la 'sede fisica' ha un suo ruolo non di secondo piano. E questo vale per militanti, simpatizzanti e l’immaginario collettivo. Basta pensare a palazzo Grazioli, sede storica di Forza Italia a Roma per quasi 30 anni, che, insieme a Villa La Certosa in Sardegna, sono i luoghi iconici del berlusconismo. E così come via della Scrofa è la storia della destra italiana, Botteghe oscure per il Pci, piazza del Gesù per la Dc e via del Corso per il Psi. Ma quanto spendono i partiti oggi per l’affitto delle sedi nazionali? Spulciando gli ultimi bilanci, quelli chiusi al 31 dicembre del 2025, si scopre che nel centrodestra Fratelli d'Italia paga oltre 13mila euro al mese (circa 200 metri quadrati a Campo Marzio nel quattrocentesco palazzo al numero civico 39), mentre Forza Italia sborsa quasi 3mila euro in più (300 metri quadrati a palazzo Almagià-Fiano, in via in Lucina 17, a pochi passi da Montecitorio). Al terzo posto, con 12mila euro, si piazza il Movimento 5 stelle, ma è il Pd a vincere la speciale classifica del canone più oneroso, con 41,6 mila euro versati ogni trenta giorni per la locazione del 'Nazareno' (3mila 300 metri quadrati in via sant’Andrea delle Fratte). Una cifra che ricorda quella versata per via del Plebiscito dal Cav ai tempi d'oro.  

Ma andiamo con ordine. Sfogliando il rendiconto più recente del partito di Giorgia Meloni, alla voce 'oneri della gestione', il segretario amministrativo Roberto Carlo Mele riporta che sono stati spesi in 12 mesi 'per godimento di beni terzi', come si dice in gergo tecnico, 205mila 411, 91 euro. I 'costi per godimento beni di terzi', si legge nella nota integrativa, "comprendono la locazione di attrezzatura per ufficio oltre all'affitto della sede nazionale", che, apprende l'Adnkronos, vale 158mila 580 euro l'anno, ovvero 13mila 215 euro al mese, canone rimasto invariato rispetto al 2024 e interamente pagato alla Fondazione di An, proprietaria dei locali di via della Scrofa.  

L'ufficio di Meloni, utilizzato nelle vesti di presidente del partito ancora oggi per vertici politici o riunioni con i suoi più stretti collaboratori quando non è a palazzo Chigi, si trova nella stessa stanza che fu di Almirante, il fondatore dell’Msi, di Pino Rauti, soprannominato il ‘Gramsci nero’, e di Gianfranco Fini. Negli anni Settanta, Almirante fu quasi costretto a comprare l’immobile al civico 39 di via della Scrofa visto che per l’Msi non era possibile affittare proprie sedi a causa anche degli attentati e delle violenze di quel periodo turbolento, segnato dal terrorismo rosso e nero. Nel dicembre del 1984, il segretario missino inaugurò i locali della sede con la benedizione del parroco di Sant’Agostino: 22 stanze per oltre 500 metri quadrati, per una spesa, raccontano, di circa tre miliardi di vecchie lire. Quattro anni dopo, saranno allestite al piano terra le camere ardenti di Almirante e Pino Romualdi, altro fondatore dell’Msi: a maggio, morirono entrambi a distanza di 24 ore e andarono a farvi visita per un ultimo saluto anche due simboli della Resistenza come Nilde Iotti e Gian Carlo Pajetta. 

Se un anno fa era un testa a testa con i meloniani, ora Forza Italia tira fuori oltre 190mila euro per il contratto di locazione della sua sede nazionale in via in Lucina 17. Il bilancio dà un'indicazione precisa sui costi: l'affitto annuale è pari a 192mila 402 euro (vale a dire 16mila euro al mese), in aumento rispetto al passato, visto che nel 2024 il partito sborsava 160mila euro, ovvero circa 13mila e 330 euro mensili. Le cosiddette spese per godimento di beni di terzi, scrive il tesoriere Fabio Roscioli nella relazione gestionale, "sono pari a 207mila 95 euro e nella voce è compresa per 192mila 402 euro la locazione dell'intero anno della sede legale situata in Via in Lucina, 17 e le locazioni di alcune sedi periferiche". Inaugurata in pompa magna nel 2013 (circa 300 metri quadrati con un costo iniziale di affitto di 960mila euro a fronte dei 2,8 milioni annui per i 5mila metri quadrati della vecchia sede di via dell’Umiltà), san Lorenzo in Lucina ha rischiato più volte la chiusura. La 'serrata' è arrivata, infatti, nel 2015, anno orribile per le finanze di Fi quando il partito decise di tornare a via del Plebiscito. Poi, passata la buriana e con il definitivo addio alla storica residenza romana di palazzo Grazioli il 31 dicembre 2020 (che Silvio Berlusconi aveva preso in affitto nel '96) c'è stata la riapertura, ma Antonio Tajani e gli altri vertici si sono ritrovati una sede 'ristretta', sempre extralusso, ma rimpicciolita: gli attuali 300 metri quadrati con una sala grande utilizzata per le conferenze stampa. 

Mezzo milione di euro: a tanto ammonta, invece, il canone annuale del Nazareno, nello storico palazzo del Collegio Nazareno, circa 3mila 300 metri quadrati nel rione Trevi, a due passi da via del Tritone, nel cuore di Roma. Secondo l'esercizio finanziario del 2025 sono stati pagati 442mila 066 euro per 'servizi afferenti la sede nazionale': dalla vigilanza alle manutenzioni e riparazioni, dalle assicurazioni alla pulizia locali e i servizi logistici passando per il noleggio della piattaforma per videoconferenze. Per capire quanto pesa sulle casse dem il contratto di locazione dei locali di via Sant'Andrea delle Fratte, bisogna trovare nella relazione gestionale la voce 'costi per godimento di terzi afferenti le sedi operative', pari a 528mila 930 euro, ed estrapolare il costo dell'affitto annuale, che, a quanto si apprende, è pari a 500mila euro, ovvero 41,6mila euro al mese. In particolare, alcuni costi riguardano importanti lavori di ristrutturazione del Nazareno realizzati molto tempo prima e che vengono ammortizzati ogni anno. Solo nel 2024 ammontavano a 38mila euro e gli incrementi riguardavano "gli impianti termico ed elettrico" costati circa 5mila euro. Nel bilancio 2025 ''le spese relative ai lavori di ristrutturazione su beni di terzi, pari a euro 18.737, si riferiscono al valore residuo dei costi sostenuti per gli uffici di Via Sant’Andrea delle Fratte negli esercizi precedenti", scrive nella nota integrativa il tesoriere Michele Fina.  

Ammonta, poi, a 144mila euro il canone locatizio pentastellato, ovvero 12mila euro mensili. Nel bilancio M5s la voce 'conti d'ordine' spiega nel dettaglio i termini dell'affitto attraverso un contratto di deposito fiduciario: "E' tuttora in essere la garanzia (escrow agreement) per euro 144mila euro, concessa a terzi nel 2021 per contratto di locazione".