
(Adnkronos) - Hamas avrebbe pianificato un attentato da compiere in Europa in occasione dell'anniversario del massacro compiuto in Israele il 7 ottobre del 2023. Lo sostengono gli inquirenti tedeschi, spiegando che era già stato preparato un video preregistrato di rivendicazione dell'attacco e che è stato trovato durante l'arresto di un gruppo di miliziani nell'autunno del 2025. "A uno dei sospettati è stato sequestrato un video preregistrato in cui il gruppo rivendicava la responsabilità dell'attentato", ha dichiarato il procuratore generale federale Jens Rommel durante la conferenza stampa annuale del suo ufficio a Karlsruhe.
Dallo scorso autunno la Procura federale ha arrestato nove presunti sostenitori di Hamas, accusati di essere stati coinvolti nel trasporto e nello stoccaggio di armi e munizioni per il gruppo dall'estate del 2025. Il video di rivendicazione annunciava un attacco in concomitanza con il secondo anniversario del massacro di Hamas, intorno al 7 ottobre 2025, ha continuato Rommel.
Nei mesi successivi, altri sei uomini sono stati arrestati in relazione al caso in Germania e in altri Paesi europei: l'ultimo arresto è avvenuto alla fine di maggio in Danimarca, e in precedenza in Gran Bretagna e a Cipro. Secondo la Procura federale, uno degli accusati avrebbe custodito armi a Vienna.

(Adnkronos) - Il Tribunale di Milano ha assolto tutti gli otto imputati del processo milanese Torre Milano. E' il primo verdetto che arriva dei tanti filoni sull'urbanistica, in cui si contestano i reati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto condanne da 2 anni e 4 mesi a un anno.
L'assoluzione pronunciata dalla giudice monocratica Paola Braggion è stata accolta, in aula, da un applauso. Gli otto imputati dell'inchiesta sull'urbanistica che riguarda la ristrutturazione di Torre Milano hanno agito seguendo le regole allora in vigore e in buona fede. Questa, in sintesi, la nota con cui il presidente del Tribunale Fabio Roia spiega - anticipando le motivazioni che saranno depositate tra 90 giorni - la sentenza che chiude con un'assoluzione piena il primo processo del filone sulla rigenerazione urbana. In particolare il verdetto pronunciato dalla giudice Paola Braggion con la formula "il fatto non costituisce reato" ha fatto cadere l'accusa nei confronti dei costruttori e l'architetto del progetto di aver proceduto a un intervento edilizio, alto oltre 87 metri, con titolo illegittimo (con l'atto della Scia, ndr) - trattandosi di nuova costruzione e non di ristrutturazione e senza previo piano attuativo.
Assolti anche i funzionari del Comune di Milano citati per rispondere penalmente per aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali, e senza redigere un piano attuativo. "Per tutti difetta l'elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione", si spiega nella nota.

(Adnkronos) - Dopo i 60 anni pensare che basti camminare come unica attività fisica potrebbe essere un'illusione. "Tutte le linee guida internazionali concordano su queste indicazioni: almeno 150 minuti alla settimana di attività aerobica moderata oppure 75 minuti alla settimana di attività intensa. Oppure, ancora, combinazioni equivalenti delle precedenti indicazioni. Sia l’Organizzazione mondiale della sanità sia il ministero della Salute consigliano, quando possibile, di arrivare anche a raddoppiare questi tempi. Inoltre, almeno due volte alla settimana, sono raccomandati esercizi di potenziamento muscolare e di equilibrio". A fare il punto è la piattaforma anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' curata dalla Fnomceo (Federazione italiana degli Ordini dei medici, chirurgi e odontoiatri).
Secondo gli esperti, "l’attività aerobica comprende esercizi prolungati come camminata, corsa, bicicletta e nuoto; l’attività anaerobica include sforzi brevi e intensi come flessioni ed esercizi con i pesi. Per valutare l’intensità c’è un utile trucco: quando si riesce a conversare durante il movimento, vuol dire che l’intensità è moderata. Con l’aumento dell’intensità, invece, aumentano anche il battito cardiaco e la frequenza respiratoria", ricordano.
Oltre alla camminata e alla ginnastica, quali altre attività sono consigliate? "Possibili attività di intensità moderata, utili anche per rinforzare la muscolatura, includono: stretching; yoga (adattato all’età avanzata); tai chi; nuoto; esercizi aerobici a basso impatto, cioè senza sforzare le articolazioni. Le attività intense includono corsa; nuoto a ritmo più vigoroso; pedalare velocemente o in salita; calcio; tennis; ballo; arti marziali".
Quali sono i benefici dell’attività fisica nella terza età? "L’attività fisica regolare è fondamentale per la salute, anche nella terza età, cioè a partire dai 65 anni. Uno stile di vita attivo deve essere mantenuto lungo tutto l’arco della vita, adattando sforzi e modalità in base al proprio stato di salute - continuano gli esperti - Non serve essere competitivi o praticare sport intensi: per attività fisica si intendono tutti i movimenti che impegnano il sistema muscolo-scheletrico e consentono di consumare più energia del riposo. E i benefici sono molteplici. In generale, a qualunque età : migliora la pressione arteriosa; diminuisce il rischio di malattie cardiocircolatorie e di patologie come il diabete di tipo 2; migliorano le funzioni respiratorie; si riduce il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore; si rinforzano muscoli e ossa; si controlla il peso, evitando l’obesità; migliora la qualità del sonno; migliora il benessere psicologico, controllando l’ansia e la depressione. Uno stile di vita attivo, insomma, non solo previene infortuni e disturbi tipici dell’età, ma riduce la mortalità per tutte le cause. In poche parole, si vive più sani, più a lungo".

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(Adnkronos) - "L’estensione dell’indicazione di dostarlimab rappresenta uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi anni nella cura del carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato, oggi possiamo associare l’immunoterapia alla chemioterapia fin dall’inizio del percorso offrendo un trattamento più efficace a un numero molto maggiore di donne". Così Elisa Picardo, ginecologa oncologa dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute e della Scienza di Torino e presidente Acto (Alleanza contro il tumore ovarico) Piemonte. A quattro anni dallo studio Ruby, pubblicato nel 2023 sul New England Journal of Medicine, l’immunoterapia è entrata stabilmente nella pratica clinica modificando la gestione della malattia. “Per noi clinici significa avere uno strumento in più per controllare il tumore e migliorare la sopravvivenza, per le pazienti significa nuove prospettive”, sottolinea Picardo, evidenziando come non sia più un’opzione per pochi ma una possibilità concreta per la maggior parte delle donne.
"Inizialmente i maggiori benefici dell’immunoterapia erano stati osservati nelle pazienti con alterazioni molecolari specifiche, le cosiddette dMMR/MSI-H. I dati successivi dello studio Ruby hanno però dimostrato un beneficio anche nelle pazienti pMMR/MSS, cioè quelle con un sistema di riparazione del Dna funzionante, che rappresentano la quota più numerosa dei tumori dell’endometrio – prosegue l’esperta -. I risultati pubblicati nel 2024 su Annals of Oncology mostrano una riduzione significativa del rischio di morte con dostarlimab associato a carboplatino e paclitaxel rispetto alla sola chemioterapia - spiega la ginecologa oncologa -. Nella pratica clinica emergono segnali coerenti con gli studi: “osserviamo risposte più durature e un controllo della malattia che in molti casi si mantiene nel tempo, anche se serviranno dati real life più maturi".
In questo scenario diventa centrale il ruolo delle reti oncologiche. "La vera sfida oggi non è solo avere farmaci innovativi ma garantire che tutte le pazienti possano accedervi in modo tempestivo e uniforme", afferma Picardo, ricordando il valore di una gestione multidisciplinare e specializzata. In Piemonte, aggiunge, "la rete oncologica rappresenta un modello consolidato che aiuta a ridurre le disuguaglianze" con il supporto anche delle associazioni di pazienti nell’orientamento e nell’informazione. Guardando al medio termine le priorità sono diagnosi precoce, accesso alla profilazione molecolare, rafforzamento dei percorsi multidisciplinari e gestione delle tossicità immuno-correlate. "Infine, dobbiamo continuare a investire nella ricerca. Studi come Ruby e Nrg-Gy018 hanno dimostrato che l’integrazione dell’immunoterapia in prima linea cambia gli esiti clinici, ora dobbiamo portare questi risultati nella pratica quotidiana per tutte le donne", sottolineando come la vera innovazione sia oggi la possibilità di puntare a un controllo a lungo termine della malattia e a una migliore qualità di vita. "Come medico vedo il valore di questi risultati nei numeri e nelle curve di sopravvivenza. Come presidente di Acto Piemonte lo vedo negli occhi delle donne e delle loro famiglie. Ogni nuova opportunità terapeutica - conclude Picardo - significa più tempo, più progetti, più vita. È questo il vero significato dell’innovazione".

(Adnkronos) - Con la chiusura delle scuole e l'aumento del tempo libero, "cresce il rischio dell’esposizione di bambini e adolescenti a social network e piattaforme digitali". Sinpia ( Società Italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) e l’Istituto di Neuropsichiatria infantile 'Giovanni Bollea' dell’Aou Policlinico Umberto I-Sapienza Università di Roma richiamano l'attenzione di famiglie e istituzioni sui rischi di un uso non accompagnato dei social e sulle strategie per proteggere il benessere psichico dei più giovani. "Secondo i dati dell’Oms - riporta una nota di Sinpia - tra il 2018 e il 2022 la quota di adolescenti con un uso problematico dei social media è salita dal 7% all’11%, con un impatto maggiore sulle ragazze; questo fenomeno si associa spesso a un minor benessere psichico, disturbi del sonno, ansia, depressione e calo del rendimento scolastico. La letteratura scientifica più recente (2024-2025), inoltre, evidenzia pericoli specifici per i minori più vulnerabili, legati all'istigazione al suicidio e ad atti di autolesionismo. Uno studio del 2025 ha dimostrato che l’esposizione frequente a contenuti autolesivi può associarsi a un aumento a breve termine di pensieri suicidari e impulsi pericolosi".
"In un’epoca in cui la vita digitale è parte integrante della vita quotidiana – afferma Elisa Fazzi, Neuropsichiatra infantile dell’Università di Brescia e presidente Sinpia – è fondamentale richiamare l’attenzione di famiglie, scuole e istituzioni sulla necessità di governare l’uso dei social network con equilibrio, regole e una solida educazione digitale. La sfida non è demonizzare la tecnologia, ma proteggere bambini e adolescenti da un uso non regolato attraverso una strategia di accompagnamento graduale, evitando sia l'iper-controllo che l'abbandono educativo, considerando che gli effetti dei social dipendono da una pluralità di fattori: l’età, la qualità dei contenuti, la vulnerabilità individuale e, soprattutto, la presenza di adulti competenti come punti di riferimento".
"I social - secondo gli esperti Sinpia - offrono, tuttavia, anche opportunità preziose: possono favorire il senso di appartenenza, contrastare l’isolamento sociale, facilitare l’accesso a informazioni e supporto tra pari e stimolare la creatività. Per molti adolescenti fragili, lo spazio digitale rappresenta un luogo fondamentale di ascolto e confronto". "Esistono, però, alcune dinamiche problematiche che i genitori e le Istituzioni devono conoscere, come l’effetto trigger, ossia il fattore innesco immediato di alcuni contenuti che possono scatenare comportamenti disfunzionali anche ad alto rischio, specialmente in ragazzi che già vivono isolamento o difficoltà emotive - spiegano -; oppure il contagio sociale in cui si osserva una preoccupante tendenza alla normalizzazione e spettacolarizzazione del dolore psichico, che può aumentare e l'imitazione tra i pari più fragili; infine, le dinamiche di gruppo, le “community online” che possono amplificare vulnerabilità preesistenti, rendendo la diffusione di pratiche pericolose un fenomeno di gruppo che disinibisce il singolo".
"Accanto ai grandi temi che coinvolgono le nuove generazioni e la loro salute mentale, cresce la preoccupazione verso l’esposizione continuativa dei minori nel mondo online, spesso poco controllato e in alcuni casi pericoloso, dove è molto più facile imbattersi in contenuti violenti, estremisti o umilianti - dichiara Francesco Pisani, direttore Uoc Npi Policlinico Umberto I Sapienza Università di Roma -. La ripetizione di immagini e linguaggi inappropriati può determinare una desensibilizzazione emotiva, inducendo i minori a normalizzare l’aggressività e a percepire in modo distorto il rischio e le relazioni sociali. Questo clima digitale facilita fenomeni come il cyberbullismo, la partecipazione a sfide pericolose (challenge) e il contatto con community che promuovono comportamenti a rischio o contesti che alimentano molti dei disturbi neuropsichiatrici che trattiamo".
"Il motivo per cui i minori sono così esposti – commenta Arianna Terrinoni, neuropsichiatra infantile dell’Uoc Npi Policlinico Umberto I Sapienza Università di Roma - risiede nella natura stessa del loro sviluppo: il cervello adolescenziale è strutturalmente più sensibile ai meccanismi di ricompensa e alla pressione sociale, pur possedendo ancora una limitata capacità critica per interromperne l’utilizzo eccessivo o riconoscere certi tipi di manipolazioni Gli algoritmi delle piattaforme, progettati per massimizzare il coinvolgimento emotivo, tendono purtroppo a privilegiare contenuti estremi e attivanti, inclusi quelli dannosi. Anche il contesto adulto fatica, spesso, a fornire una buona educazione digitale". Questi temi sono stati al centro del Convegno 'Connessioni pericolose? 2.0 Tecnologie digitali, adolescenti e salute mentale', organizzato dall’Istituto di Neuropsichiatria infantile dell'Aou Policlinico Umberto I Sapienza Università di Roma con il patrocinio della Sinpia - Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che ha riunito Neuropsichiatri, Istituzioni e massimi esperti del settore.
Gli esperti hanno stilato alcune raccomandazioni per le famiglie: 1) Non utilizzare i dispositivi come "pacificatori" o “baby sitter” per calmare i bambini; 2) Rispettare i limiti di età previsti dalle piattaforme e cercare evitare l'uso dei social prima della preadolescenza; 3) Preservare spazi offline nella vita quotidiana: evitare gli schermi durante i pasti e lasciare gli smartphone fuori dalla camera durante la notte per proteggere la qualità del sonno; 4) Osservare i segnali di allarme come insonnia, irritabilità, ritiro sociale o bisogno compulsivo di controllare le notifiche. A livello istituzionale gli esperti concordano, inoltre, sulla necessità di introdurre l'educazione digitale e affettiva nelle scuole, richiedere maggiore trasparenza agli algoritmi delle piattaforme, implementare sistemi reali di verifica dell’età e rafforzare i servizi di neuropsichiatria infantile per supportare le fragilità emergenti. "L’obiettivo non è la proibizione totale —spesso inefficace o controproducente — ma la costruzione di un ecosistema digitale sicuro attraverso una vera alleanza tra famiglia, scuola e istituzioni per trasformare la rete in uno spazio di crescita protetto", conclude la nota.

(Adnkronos) - La Cia ha avvertito Donald Trump: l'intelligence degli Stati Uniti ha seri dubbi sulla reale volontà dell'Iran di fare concessioni concrete in relazione al proprio programma nucleare. Il tema è centrale per il presidente americano nel dialogo che ha portato Washington e Teheran alla firma - per ora solo digitale - dell'accordo per porre fine alla guerra. Il memorandum d'intesa sarà firmato a Ginevra, per gli Usa sarà presente il vicepresidente JD Vance. A quel punto, si aprirà la fase successiva: in un periodo di 60 giorni - con proroghe possibili - le parti si confronteranno sul programma nucleare della Repubblica islamica.
"L'Iran non avrà mai un'arma atomica", ha detto e ripetuto Trump. Le certezze del presidente, secondo quanto scrive Axios, non sono condivise dall'intelligence. John Ratcliffe, direttore della Cia, e altri funzionari di rilievo hanno sollevato dubbi sulla reale disponibilità di Teheran. Raticliffe non sarebbe l'unico peso massimo scettico ai vertici dell'amministrazione. Analoghe preoccupazioni sono state espresse dal segretario di Stato, Marco Rubio, e dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth.
Il tema è stato affrontato in una serie di meeting di alto livello, tra Trump e i suoi principali consiglieri, prima dell'annuncio dell'accordo nella giornata di domenica 14 giugno.Negli incontri sono state discusse informazioni raccolte da diverse agenzie di intelligence statunitensi: i report, afferma Axios, mostravano scarsa coerenza tra le posizioni private dei funzionari iraniani sull'accordo e i messaggi inviati dagli stessi soggetti ai mediatori e agli Stati Uniti. Ratcliffe e Rubio, sulla base di tali informazioni, hanno manifestato i propri dubbi sulla reale disponibilità degli iraniani ad accettare le condizioni previste da Washington.
"Le informazioni indicano che le intenzioni iraniane non sono in linea con i loro impegni nell'ambito dell'accordo", ha affermato una fonte citata dalla testata. "Il presidente Trump ascolta tutte le opinioni su qualsiasi questione, ma tutti capiscono che è lui a prendere la decisione finale", ha affermato un funzionario della Casa Bianca in relazione al tema. "Questo memorandum d'intesa rispetta tutte le linee rosse che l'amministrazione ha a lungo evidenziato per garantire che l'Iran non possa mai possedere un'arma nucleare, non possa mantenere il suo uranio altamente arricchito e non possa tenere in ostaggio la fornitura di energia a livello mondiale", ha affermato il funzionario facendo riferimento al blocco dello Stretto di Hormuz e aggiungendo che Trump avrebbe accettato solo un accordo finale "buono".
Il vicepresidente Vance, con gli emissari Steve Witkoff e Jared Kushner, dovrebbe incontrare venerdì il presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, al tavolo con mediatori di Pakistan e Qatar, per discutere la fase successiva dei negoziati. Il testo integrale del memorandum d'intesa, che dovrebbe essere articolato in 14 punti, non è ancora stato pubblicato. Axios cita una fonte a conoscenza del testo: gli iraniani otterranno più di quanto siano chiamati a concedere, a meno che non accettino di firmare un accordo nucleare che soddisfi in toto gli obiettivi degli Stati Uniti.
Secondo la fonte citata da Axios, il memorandum d'intesa prevede che Stati Uniti e Iran si impegnino a "risolvere la questione dello smaltimento del materiale arricchito stoccato" da Teheran e a "discutere la questione dell'arricchimento futuro e altre questioni concordate di comune accordo relative alle esigenze nucleari dell'Iran, sulla base di un quadro soddisfacente che verrà concordato nell'accordo finale".
L'Iran terrà fermo il proprio programma nucleare finché i negoziati proseguiranno. Stati Uniti nel frattempo non imporrebbero nuove sanzioni né schiererebbero ulteriori forze nella regione. In caso di intesa definitiva, gli Stati Uniti ritireranno le forze mobilitate per la guerra entro 30 giorni e porranno fine a tutte le sanzioni contro l'Iran secondo un calendario concordato. Nell'ambito dell'amministrazione Trump, ribadisce la testata, diverse figure ritengono improbabile che l'Iran firmi un accordo sul nucleare alle condizioni degli Stati Uniti. Nel corso del dialogo supplementare, è altamente probabile che Teheran tragga vantaggio dal quadro legato al memorandum d'intesa. In realtà, secondo la roadmap abbozzata da un alto funzionario, Washington potrebbe avere un quadro chiaro sulle reali intenzioni iraniane nel giro di 2-3 settimane, senza attendere la scadenza di 2 mesi: il processo, in teoria, potrebbe fermarsi senza che l'Iran ottenga grandi vantaggi.
L'accordo annunciato domenica porterà alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla rimozione, già iniziata, del blocco navale americano. Il memorandum, afferma Axios, stabilisce che "l'Iran si impegnerà al massimo per garantire il passaggio sicuro e gratuito delle navi commerciali per 60 giorni", mentre gli Usa revocheranno gradualmente il blocco fino alla sua completa rimozione entro 30 giorni. L'Iran avvierà un dialogo con l'Oman "per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi" nello Stretto, con la partecipazione di altri Paesi del Golfo al fine di raggiungere una soluzione "in linea con il diritto internazionale applicabile e i diritti sovrani" dei Paesi della regione. I media di Teheran hanno fatto riferimento più volte all'introduzione di un sistema di pedaggi al termine del periodo di 60 giorni.
Una delle questioni cruciali nei negoziati è stata lo sblocco dei fondi e dei beni iraniani congelati. Il documento firmato, spiega Axios, lascia ampio margine di interpretazione. Gli Stati Uniti "si impegnano a rendere" i fondi "pienamente disponibili per l'uso... al momento dell'attuazione del presente memorandum d'intesa", secondo la fonte citata da Axios. Si tratterebbe di un modello "pagamento in base alle prestazioni". Il memorandum d'intesa prevede inoltre che qualsiasi accordo finale includa un "piano definitivo e concordato di comune accordo" per l'istituzione di un fondo di 300 miliardi di dollari per la "ricostruzione e lo sviluppo economico" dell'Iran, con la definizione diun meccanismo per la sua attuazione. In realtà, si tratterebbe di un piano a lungo termine che si concretizzerebbe solo se l'Iran smantellasse il suo programma nucleare e varasse significative riforme interne.
(Adnkronos) - L'Iran ha iniziato i suoi Mondiali 2026 tra le proteste e le tensioni. Oggi, martedì 16 giugno, la Nazionale della Repubblica islamica ha affrontato la Nuova Zelanda nella prima giornata del girone G, in una partita segnata dalle manifestazioni di dissenso verso il regime iraniano e dai fischi durante l'esecuzione dell'inno.
Fuori dal SoFi Stadium di Los Angeles, città che raccoglie la più grande comunità iraniana degli Stati Uniti, un gruppo di manifestanti si è radunato per protestare contro il regime degli ayatollah, intonando cori e sventolando la vecchia bandiera iraniana, quella utilizzata prima della Rivoluzione Islamica. Tra la folla anche cartelloni contro l'accordo firmato da Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra che ha messo a rischio la partecipazione della Nazionale al Mondiale americano.
Il vessillo verde, bianco e rosso con al centro un leone e un sole, è stato sostituito a partire dal 1980, ma è riapparso anche sulle tribune dello stadio nonostante le minacce della Federazione iraniana, che aveva sollecitato l'intervento preventivo della Fifa. La Federcalcio internazionale vieta l'esibizione di simboli e vessilli di carattere politico e l'Iran aveva minacciato di ritirare la squadra e lasciare il campo in caso di esposizione della bandiera in questione.
La 'flag' è finita al centro anche di una causa davanti ad un giudice del tribunale della contea di Los Angeles per iniziativa dell'Institute for Voice of Liberty e di Sam Kermanian, tifoso intenzionato a contestare le norme della federcalcio mondiale Il caso è stato discusso con procedura d'urgenza poche ore prima della partita. Il giudice Curtis A. Kin ha stabilito la validità del divieto di esibire la vecchia bandiera: "La libertà di parola è incredibilmente importante, è sacra, un pilastro della nostra società, ma non è illimitata, come ad esempio nel caso di un privato cittadino, su una proprietà privata e, come dimostrato da precedenti casi, attraverso una regolamentazione ragionevole".
Risultato, no al tifoso. "Ci potrebbero essere danni per circa 2.500 membri dello staff che devono occuparsi dei protocolli di sicurezza", la sentenza del giudice. "Modificare un protocollo consolidato di uno stadio per un evento di grandi dimensioni in poche ore rappresenta un onere enorme. È difficile immaginare come la Fifa possa apportare una modifica in uno stadio e non negli altri".
Il New York Times documenta il dibattito andato in scena in aula. L'avvocato Shahrokh Mokhtarzadeh, legale del ricorrente, ha citato una sentenza della Corte Suprema della California, secondo cui un'entità commerciale non dovrebbe essere autorizzata a costringere un cliente a rinunciare al diritto alla libertà di parola in cambio della partecipazione all'evento. In sostanza, vietare l'esibizione della bandiera rappresenta la violazione di un diritto: "C'è una grande comunità iraniana in California, e molti non vogliono entrare allo stadio con la bandiera della Repubblica Islamica. Viene loro negato l'esercizio della libertà di parola". "Quindi si potrebbe entrare con una bandiera nazista, confederata, sovietica o del Ku Klux Klan?", ha ribattuto il giudice prima di esprimersi: bandiera vietata, almeno in teoria.

(Adnkronos) - L'Iran ha iniziato i suoi Mondiali 2026 tra le proteste. Oggi, martedì 16 giugno, la Nazionale della Repubblica islamica ha affrontato la Nuova Zelanda nella prima giornata del girone G, in una partita segnata dalle manifestazioni di dissenso verso il regime iraniano.
Fuori dal SoFi Stadium di Los Angeles, che raccoglie la più grande comunità iraniana degli Stati Uniti, un gruppo di manifestanti si è radunato per protestare contro il regime al governo nel Paese, intonando cori e sventolando la vecchia bandiera iraniana, quella utilizzata prima della Rivoluzione Islamica. Tra la folla anche cartelloni contro l'accordo in procinto di essere firmato da Stati Uniti e Iran, che metterebbe fine alla guerra in corso da diversi mesi e che aveva messo a rischio la partecipazione della Nazionale al Mondiale americano.
Il vessillo verde, bianco e rosso con al centro un leone e un sole, è stato sostituito a partire dal 1980, ma è riapparso anche sulle tribune dello stadio nonostante le minacce della Federazione iraniana, che si era 'raccomandata' con la Fifa per non permetterlo. L'Iran infatti aveva minacciato di ritirare la squadra e lasciare il campo in caso di esposizione di simboli politici.

(Adnkronos) - Dopo il caos e le polemiche delle ultime settimane, ai Mondiali 2026 tocca all'Iran. Oggi la nazionale iraniana del ct Ali Ghalenoei farà il suo debutto in Coppa del Mondo contro la Nuova Zelanda, al Los Angeles Stadium. Si tratta di una delle sfide del girone G.
Nell'altra partita del girone, 1-1 tra Belgio ed Egitto.

(Adnkronos) - Dopo il caos e le polemiche delle ultime settimane, ai Mondiali 2026 tocca all'Iran. Oggi la nazionale iraniana del ct Ali Ghalenoei farà il suo debutto in Coppa del Mondo contro la Nuova Zelanda, al Los Angeles Stadium. Si tratta di una delle sfide del girone G.
Nell'altra partita del girone, 1-1 tra Belgio ed Egitto.

(Adnkronos) - Dopo il caos e le polemiche delle ultime settimane, ai Mondiali 2026 tocca all'Iran. Oggi la nazionale iraniana del ct Ali Ghalenoei farà il suo debutto in Coppa del Mondo contro la Nuova Zelanda, al Los Angeles Stadium. Si tratta di una delle sfide del girone G.
Nell'altra partita del girone, 1-1 tra Belgio ed Egitto.

(Adnkronos) - Pareggio tra gol e spettacolo per l'Iran all'esordio nei Mondiali 2026. Oggi, martedì 16 giugno, la Nazionale della Repubblica Islamica è stata fermata sul 2-2 dalla Nuova Zelanda in una partita segnata dalle proteste contro il regime degli ayatollah sugli spalti e che ha regalato però un vero show in campo. A decidere il match la doppietta di Just, al 7' e al 55', e le reti di Rezaeian al 33' e di Mohebi al 64'. Con questo punto, Iran e Nuova Zelanda raggiungono quota 1 nel girone G, a pari merito con Belgio ed Egitto.
La partita dell'Iran comincia ben prima del fischio d'inizio. Fuori dallo stadio gruppi di manifestanti si riuniscono per protestare contro il regime degli ayatollah, mentre sugli spalti si vede la 'vecchia' bandiera iraniana, quella utilizzata prima della Rivoluzione Islamica. Il vessillo verde, bianco e rosso con al centro un leone e un sole, è stato sostituito a partire dal 1980, ma è riapparso anche sulle tribune dello stadio nonostante le minacce della Federazione iraniana, che aveva sollecitato l'intervento preventivo della Fifa.
La tensione che si avverte sugli spalti, però, in campo non c'è. La partita è aperta fin dai primi minuti, con la Nuova Zelanda che è la prima a sbloccare il risultato dopo appena sette minuti. Just riceve un pallone in area e calcia sotto la traversa con il destro, portando in vantaggio la sua Nazionale. L'inizio choc però non scoraggia l'Iran. Ci pensa Taremi a caricarsi la squadra sulle spalle: l'ex attaccante dell'Inter arriva palla al piede fino al limite dell'area e calcia a giro, colpendo il palo. Per il pareggio bisogna aspettare il 33': Rezaeian si infila in area e sfrutta il lavoro di un compagno per piazzare il tap-in dell'1-1 con cui si conclude il primo tempo, con l'Iran che in pieno recupero si vede annullato il gol di Nemati per fuorigioco.
L'Iran parte bene anche nella ripresa, ma è la Nuova Zelanda a trovare ancora una volta il vantaggio. Al 55' una bella azione corale libera Just, che controlla in area e batte Beiranvand, non perfetto nella circostanza, firmando la sua doppietta. I neozelandesi sfiorano il raddoppio con Singh poco dopo, prima di subire la reazione avversaria. Al 64' un cross dalla destra trova Mohebi smarcato in area, che di testa firma il nuovo pareggio iraniano. Il finale è tutto della Nazionale della Repubblica islamica, che spinge ma non sfonda, con la partita che termina quindi 2-2. L'Iran incassa un punto e lascia Los Angeles per tornare in Messico: la selezione, infatti, è autorizzata a rimanere sul territorio degli Stati Uniti solo per poche ore.
Nell'altra partita del girone, 1-1 tra Belgio ed Egitto.

(Adnkronos) - Marcelo Bielsa contro Gianni Infantino ai Mondiali 2026. Oggi, martedì 16 giugno, l'Uruguay ha sfidato l'Arabia Saudita nella prima giornata del girone H nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. Prima dell'inizio della partita però, è andato in scena un gesto di protesta da parte del ct sudamericano contro il 'nuovo' Mondiale a 48 squadre voluto dal presidente della Fifa.
Al momento dell'annuncio delle formazioni sui maxi schermi di Miami infatti, Bielsa si è mostrato con il capo chino, senza guardare la telecamera e rifiutandosi di fare qualunque tipo di azione, come invece fanno i giocatori impegnati nei Mondiali. Tutto, come detto, in protesta con il nuovo format della Coppa del Mondo.

(Adnkronos) - Un incontro con Vladimir Putin negli Stati Uniti, a 'casa' di Donald Trump. E' la proposta che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lancia per stanare il leader russo e imprimere un'accelerazione ai negoziati con Mosca per porre fine alla guerra. Il conflitto dura da 4 anni e mezzo, il dialogo si è arenato da tempo e la soluzione negoziale appare ancora lontanissima. Nelle ultime settimane, l'Ucraina ha colpito con regolarità il territorio della Russia: i droni di Kiev si spingono in profondità, prendendo di mira soprattutto impianti petroliferi e raffinerie. Il quadro sul terreno è cambiato rispetto a quando Trump sollecitava Zelensky ad accettare le condizioni di Mosca: l'Ucraina non ha mai contemplato la cessione del Donbass per chiudere il conflitto e, a giudicare dagli equilibri attuali, non ha sbagliato.
Zelensky da tempo si dice pronto ad incontrare Putin per trovare una soluzione a livello di leader. Dal Cremlino, arriva sempre la stessa risposta provocatoria: "Zelensky può venire a Mosca". Il presidente ucraino sceglie ora un'altra soluzione per uscire dallo stallo: ha proposto a Trump di incontrare Putin negli Stati Uniti. Nella giornata di domenica "abbiamo discusso con il presidente Trump della possibilità di organizzare un simile incontro negli Stati Uniti, in un formato che Putin avrebbe molte più difficoltà a rifiutare", le parole del presidente ucraino in un videomessaggio pubblicato su X. "Vedremo cosa ne verrà fuori". Il tema verrà riproposto probabilmente anche nelle prossime ore: Zelensky arriverà a Evian, in Francia, per il G7. E tra i leader ad attenderlo troverà anche Trump. Il presidente americano è arrivato dopo aver raggiunto l'intesa con l'Iran per porre fine alla crisi in Medio Oriente. Ora, nell'agenda della Casa Bianca, la guerra tra Ucraina e Russia può tornare in posizione di primo piano.
"Forse possiamo fare qualcosa per l'Ucraina. Credo che sia Putin che Zelensky siano disponibili", ha detto Trump al G7 prima dell'incontro bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron. "Ora che abbiamo chiuso con l'Iran, ci possiamo concentrare su questo", ha aggiunto. Proprio Macron è il principale fautore di un ruolo più attivo di Washington: "Quello che desidero davvero è che gli americani dicano: 'Siamo con voi, continueremo ad aiutare l'Ucraina, eserciteremo maggiore pressione sulla Russia'", ha detto il numero 1 dell'Eliseo all'emittente Tf1. "Il tipo di negoziazione giusto prevede che Ucraina e Russia siano sedute allo stesso tavolo, ma con la presenza anche di europei e americani", ha aggiunto poi il presidente francese.

(Adnkronos) - L'Hôtel Royal di Évian-les-Bains, che tra le sue mura ha ospitato l'attrice Greta Garbo e lo scrittore Marcel Proust - il quale vi lavorò ad alcune pagine di 'Alla ricerca del tempo perduto' - accoglie da ieri, lunedì 15 giugno, i leader del G7. Centocinquanta camere in stile Belle Époque, un parco di 19 ettari affacciato sul Lago di Ginevra e un accesso privato alle sue acque: è questa la cornice scelta dalla Francia per il vertice delle principali economie del mondo, in programma fino al 17 giugno. Ma è la storia del momento, più che quella dell'albergo, a fare da protagonista. Se l'intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran rappresenta il primo segnale concreto di disgelo dopo mesi di tensioni, la speranza è che da Évian i leader riescano a recuperare almeno una parte del tempo perduto dalla diplomazia internazionale.
Prima ancora dell'apertura formale dei lavori, i riflettori si sono concentrati sul bilaterale tra Donald Trump ed Emmanuel Macron, primo incontro tra i due leader dopo l'annuncio del memorandum d'intesa Usa-Iran, che sarà formalizzato venerdì a Ginevra. Un faccia a faccia dal forte valore simbolico, con toni insolitamente caldi dopo le frizioni dei mesi scorsi. “Emmanuel è stato un amico speciale per me. Abbiamo avuto un rapporto fantastico e lavorato insieme a molti accordi”, ha detto Trump. Parole ricambiate da Macron, che ha definito l'intesa “un passo molto importante per la pace e per l'economia globale”, assicurando che la Francia e gli alleati europei “si prenderanno le proprie responsabilità per sostenerla”. Posizione rimarcata anche dalla premier Giorgia Meloni.
Il presidente americano ha insistito soprattutto sugli effetti immediati dell'accordo. "Lo Stretto è già stato parzialmente riaperto", ha dichiarato riferendosi a Hormuz. “Le navi stanno già iniziando a transitare. Venerdì sarà completamente aperto”. E sul negoziato ha spiegato che la svolta è arrivata grazie a un cambio di interlocutori a Teheran: “Abbiamo trovato un gruppo molto intelligente, forte e preparato. Alla fine siamo riusciti a raggiungere un accordo”, aggiungendo di aver sospeso una nuova escalation militare proprio grazie all'intesa, conclusa all'ultimo momento utile.
Il punto cardine resta il programma nucleare. “La cosa principale è che l'Iran non avrà un'arma nucleare. Hanno accettato pienamente questo punto, con forti meccanismi di controllo”, ha scandito Trump, cogliendo l'occasione per attaccare ancora una volta il Jcpoa, l'accordo siglato dall'amministrazione Obama, definito “una strada verso l'arma nucleare”. Il tycoon inoltre annunciato che il testo del memorandum, siglato digitalmente, sarà reso pubblico dopo la firma di venerdì: “Voglio che venga pubblicato, perché è un documento molto importante”. Sul fronte delle sanzioni, il presidente Usa ha mantenuto una posizione prudente: “Dipende dal comportamento. Se faranno ciò che devono fare, allora questo inizierà a entrare in vigore”.
Sul piano economico, Trump ha collegato direttamente l'accordo alla discesa delle quotazioni energetiche: “Il prezzo del petrolio sta crollando”, ha sostenuto, indicando nel ritorno della libera navigazione nel Golfo il principale fattore di stabilizzazione dei mercati internazionali. Se il capitolo nucleare sembra avviarsi verso una soluzione, l'attenzione si sposta ora sulla cosiddetta "fase due": garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, la cui paralisi ha messo a soqquadro l'economia di mezzo mondo.
Nella notte è arrivata la dichiarazione congiunta di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, che hanno accolto con favore l'annuncio del memorandum e si sono congratulati con Washington, Teheran e con i mediatori coinvolti, "inclusi Pakistan, Qatar e tutti gli altri". Per le quattro capitali europee "questo è un momento di opportunità per ristabilire la stabilità regionale e stabilizzare l'economia globale". La priorità immediata, sottolineano, è la riapertura incondizionata di Hormuz: "L'urgente riapertura dello Stretto con una libertà di navigazione senza restrizioni è essenziale". A tal fine, i quattro Paesi si dicono pronti a sostenere "una missione strettamente difensiva e indipendente per rassicurare il traffico commerciale e condurre operazioni di sminamento".
Macron ha anticipato i contorni di questa iniziativa nel corso della giornata di ieri: "Abbiamo costruito con i britannici una missione, siamo sul posto con diverse nazioni - olandesi, italiani, britannici, noi. Siamo pronti ad agire molto velocemente", ha detto, precisando la disponibilità a "inviare aerei, una fregata, sminatori". Trump, dal canto suo, ha chiarito che non ci sarà alcun pedaggio nello Stretto - "abbiamo avuto una piccola discussione con l'Iran al riguardo" - e ha mostrato apertura verso la presenza navale alleata: "Non credo che avremo bisogno di molto aiuto. Ma non è una cattiva idea avere là una o due navi di alcuni Paesi. Non si sa mai cosa può succedere".
Anche Meloni, arrivata al summit ieri, dopo l’incontro a Villa Pamphilj con l'omologa giapponese Sanae Takaichi (altro membro del club del G7) ha confermato la disponibilità italiana a partecipare. "Si tratta di un'occasione di pace che va colta: l'Italia è pronta a sostenere il processo diplomatico", ha dichiarato, ribadendo due principi considerati non negoziabili: "L'Iran non può dotarsi dell'arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita". Quindi ha aggiunto: "Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto". Per la premier "è necessario, infine, che le ostilità cessino anche in Libano", dove l'Italia "continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese". Per Meloni, il G7 in Francia ha rappresentato anche l’occasione per rivedere di persona Donald Trump per la prima volta dal vertice di Sharm el Sheikh dello scorso ottobre e, soprattutto, dopo le recenti critiche, rivolte dal capo della Casa Bianca alla presidente del Consiglio nelle ultime settimane. I due sono stati tra i primi a essere accolti da Emmanuel Macron e dalla moglie Brigitte per la foto di rito.
Il vertice di Évian non si esaurisce sul dossier iraniano. Nel corso del bilaterale con Macron di ieri, Trump ha riferito di aver avuto nelle ultime ore colloqui separati con Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, lasciando intravedere la possibilità di una nuova iniziativa diplomatica anche sul conflitto in Ucraina. "Penso che entrambi siano aperti a una soluzione", ha affermato. "Ora che questa questione è conclusa, ci concentreremo su quella". Oggi Zelensky si unirà ai lavori del summit per la sessione dedicata al conflitto con la Russia. "Prima dell'inizio del G7, abbiamo fatto sapere che siamo pronti a incontrare Putin durante il vertice", ha dichiarato il leader ucraino, ma Mosca "ha dimostrato ancora una volta di non essere pronta a discutere di questa possibilità". Un segnale che raffredda l'ottimismo di Trump, e che ricorda come, archiviato il capitolo iraniano, i leader del G7 si troveranno oggi di fronte a un dossier ben più intricato. E ancora lontano da una soluzione. (dall'inviato Antonio Atte)

(Adnkronos) - La chat ‘Ticinese Staff’, in cui alcuni dipendenti Atm si scambiavano immagini di passeggere prese dai video delle telecamere a bordo dei mezzi, esiste. A confermarlo non ci sarebbe - a quanto apprende l’Adnkronos - solo la foto dello schermo del telefono di un autista fuori servizio, scattata sabato mattina su un tram della linea 15 da una passeggera. Quell’immagine, in cui oltre alle foto di donne, si notano anche i commenti sessisti tra colleghi, è stata subito postata dalla ragazza e in breve condivisa da altri utenti sui social, finendo all’attenzione di Atm. L’azienda già sabato sera si è messa in contatto con la passeggera, suggerendole di presentare una formale segnalazione dell’accaduto.
Lei lo ha fatto, facendo così partire l’indagine interna all’azienda. Atm, che fin da subito ha garantito “la massima attenzione per fare piena luce sull'episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città”, ha deciso di muoversi anche per le vie legali, formalizzando la denuncia alla Polizia locale per “uso improprio di immagini delle telecamere di bordo da parte di alcuni dipendenti” e annunciando un esposto al Garante della Privacy. Le diverse indagini procederanno in parallelo, per chiarire non solo l’origine delle immagini scambiate sulla chat, ma anche quanti e chi siano gli iscritti.
Il caso è stato reso pubblico dalla scrittrice Carlotta Vagnoli: "Un’ennesima chat in cui corpi di donne ignare di essere riprese vengono scambiati e commentati con violenza e sessismo tra colleghi: il caso stavolta colpisce il trasporto pubblico milanese, poiché a passarsi i fotogrammi delle telecamere di sicurezza sono alcuni autisti dei mezzi meneghini", ha scritto sul suo profilo Instagram.
"Faremo piena luce sull'episodio", ha fatto sapere l'azienda trasporti milanesi, in una nota assicurando di aver già avviato un'indagine interna sulla chat, dopo la segnalazione di una passeggera.
La ragazza sabato mattina, viaggiando sul tram 15 da piazza Duomo a Rozzano, aveva seduto accanto un uomo con la divisa da autista. Con il cellulare in mano scambiava messaggi su una chat chiamata 'Staff Ticinese'. La ragazza ha notato - riporta Vagnoli - un "fitto scambio di immagini" di donne, che ritiene siano fotogrammi delle riprese dei sistemi di videosorveglianza interni ai mezzi pubblici, accompagnate da "commenti sessisti e frasi oscene".
Un "uso improprio di immagini delle telecamere di bordo", evidenzia Atm, assicurando di essersi "prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città. Crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa".
Oltre al Codacons e Atm, anche la passeggera farà un esposto sull'accaduto. "Faremo tutto velocemente, di modo che la magistratura possa indagare altrettanto velocemente", ha fatto sapere all'Adnkronos l'avvocata e attivista Cathy La Torre, che assiste la ragazza che, una volta capito cosa stava accadendo, ha estratto il suo telefono e ha iniziato a scattare foto allo schermo dell'autista. Solo una "minima parte" di quel materiale è stata pubblicata sui social, ben di più sarebbero gli scatti che finiranno nell'esposto che verrà presentato in Procura e da cui "si vede che sicuramente si tratta di immagini prese dalle telecamere di sicurezza e accompagnate da abusi sessuali verbali, che possono costituire il reato di diffamazione", ha spiegato l'avvocata La Torre.
Nelle varie fotografie scattate sarebbero ben visibili, oltre ai commenti, anche nomi e cognomi - per come li aveva salvati in rubrica l'autista incrociato sul 15 - degli utenti attivi nella chat. "Erano tanti, più di dieci", ha anticipato la legale, precisando che gli utenti che hanno commentato sabato mattina sono "tutti uomini" e "non solo autisti" ma - osserva - "chissà quante altre persone sono in quella chat". La premura ora è proprio che "la magistratura agisca in fretta", perché "è di una gravità inaudita che i sistemi informativi che dovrebbero garantire la sicurezza dei mezzi e dei passeggeri vengano trafugati, per scambiarsi foto tra colleghi e abusare sessualmente di quelle immagini e di quelle donne".

(Adnkronos) - Mentalità del più forte, guerre senza piani B per il futuro e rifiuto della sconfitta da parte del 'nemico' considerato più fragile: Donald Trump è come Vladimir Putin? Apparentemente sì, stando almeno all'analisi del New York Times.
Il quotidiano americano sottolinea infatti come il tycoon condivida con lo 'zar' la resistenza all'idea che Paesi che sulla carta si presentavano come più deboli li abbiano costretti a uno stallo. "Entrambi i leader si affidano a negoziati per vincere la capitolazione del nemico che non sono riusciti ad assicurarsi in battaglia". L'Iran e l'Ucraina hanno entrambi respinto con forza questa mentalità del più forte. La loro recalcitranza riflette la realtà di due guerre in stallo, con una profonda mancanza di fiducia intorno a un processo bloccato, si aggiunge.
"Entrambi i conflitti hanno prodotto un risultato simile: una potenza più debole ha intrappolato una più forte in un confronto costoso", commenta Fiona Hill, a capo del desk Russia ed Europa al Consiglio di sicurezza nazionale durante la prima Amministrazione Trump, in un 'policy paper' scritto per la Brookings Institution nei giorni scorsi. "Come Putin, Trump non aveva un piano per quello che sarebbe potuto succedere dopo".
"La radice della questione è che entrambi i presidenti hanno avviato una guerra con una comprensione della parte opposta limitata. Entrambi hanno proiettato le loro opinioni frutto del ruolo centralizzato che occupano sull'Iran e sull'Ucraina, hanno quindi pensato che se potevano decapitare il sistema, questo sarebbe caduto", ha aggiunto Hill in una intervista al quotidiano americano.
Intanto Volodymyr Zelensky ha spiegato di aver proposto un incontro con il presidente russo a margine del G7 di Évian, in Francia, ma Mosca - dice - non sarebbe "pronta" a partecipare. A riferirlo è stato lo stesso presidente ucraino ai giornalisti durante la visita al Monastero delle Grotte di Kiev, colpito nella notte di ieri da bombardamenti russi.
"Prima dell’inizio del G7, vi dico la verità, avevamo trasmesso il messaggio che eravamo pronti a incontrare Putin", ha spiegato Zelensky, aggiungendo che un eventuale formato con la partecipazione di europei e Stati Uniti rappresenterebbe "un'ottima opportunità per incontrarci tutti insieme", estendendo quindi l'invito anche alla parte russa. Una fonte della presidenza ucraina ha inoltre riferito all'Afp e ad altri media che la proposta era stata avanzata "attraverso canali, intermediari, diplomatici e servizi d'intelligence", senza tuttavia ricevere "una risposta chiara" da Mosca.
"Forse possiamo fare qualcosa per l'Ucraina. Credo che sia Putin che Zelensky siano disponibili", intanto, le parole del presidente americano parlando ai giornalisti da Evian prima del bilaterale con Emmanuel Macron. "Ora che abbiamo chiuso con l'Iran, ci possiamo concentrare su questo", ha aggiunto.

(Adnkronos) - Paura per l'Uruguay prima dell'esordio ai Mondiali 2026. La Nazionale sudamericana affronta l'Arabia Saudita nella prima giornata del girone H della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, con il prepartita che è stato segnato da qualche momento di tensione.
Mentre la squadra allenata da Marcelo Bielsa si dirigeva verso il Miami Stadium di Miami infatti, il pullman è stato fermato dalla polizia americana, che ha fatto scendere i calciatori per perquisirne i bagagli.
I giocatori sono stati schierati in fila mentre i poliziotti frugavano in borse ed equipaggiamento 'di campo', con l'aiuto anche dei cani antidroga.

(Adnkronos) - Non si vedevano dal summit di Sharm el-Sheikh, quando l'inquilino della Casa Bianca arrivò per siglare l'accordo sul cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Oggi Giorgia Meloni e Donald Trump si sono ritrovati nuovamente nella stessa stanza, dopo le dure critiche rivolte dal presidente americano alla premier italiana, accusata di non avere abbastanza “coraggio” e di non fornire un sostegno adeguato nel conflitto con l’Iran.
Il G7 di Evian rappresenta l’occasione per un riavvicinamento tra i due leader, riferiscono fonti diplomatiche. Sorrisi, qualche scambio di battute e un clima definito molto disteso: così viene descritto l’incontro andato in scena oggi all’Hotel Royal di Evian. Meloni e Trump sono stati tra i primi leader a essere accolti da Emmanuel Macron e dalla première dame Brigitte, prima della cena ufficiale. Sui social, il presidente francese ha condiviso il video dell’arrivo della premier italiana accompagnato dalle note di Felicità di Albano e Romina.
Domani il vertice entrerà nel vivo e uno dei momenti più attesi sarà il confronto sull’Ucraina con il presidente Volodymyr Zelensky. Nel frattempo, sul dossier iraniano Trump ottiene la disponibilità dei leader europei, Meloni compresa, a valutare una missione navale per lo sminamento dello Stretto di Hormuz, pur avendo lui stesso indicato che tale opzione potrebbe non essere strettamente necessaria. “Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Meloni, dopo dichiarazione congiunta firmata con i leader di Francia, Germania e Regno Unito.

(Adnkronos) - "La certezza è una donna con i capelli biondi, certezza al 100%". È quanto affermato da un testimone nell’intervista sull'omicidio di Garlasco raccolta da Antonino Monteleone, e che sarà mandata in onda nel corso della prima puntata di 'Filorosso' questa sera su Rai 3 e RaiPlay. Come si spiega in un'anticipazione, l’uomo il 13 agosto 2007 si trovava a Garlasco, proprio durante le ore del delitto di Chiara Poggi, e – come sottolineato nel corso dell’intervista – aveva già formalizzato lo scorso anno ai carabinieri le sue dichiarazioni.
L’uomo, come viene ricostruito, era in attesa di un appuntamento di lavoro fissato per le 10, stava passeggiando per Garlasco quando si è imbattuto in una donna in bicicletta: "La certezza è una donna con i capelli biondi, certezza al 100%". Un ricordo che il testimone definisce vivido e immutato nel tempo: "Io ho dei flash talmente forti in mente che non me li si può cambiare".
Poi un passaggio relativo alle presunte intimidazioni ricevute dopo aver parlato: "Mi hanno suonato il campanello di casa dicendomi di farmi i fatti miei, che io di Garlasco non ne devo sapere niente". La testimonianza completa sarà divulgata nel corso della puntata di “Filorosso”.
(Adnkronos) - Prima ai Mondiali 2026 per l'Uruguay. Nella notte tra oggi, lunedì 15 giugno, e domani, martedì 16, la Nazionale sudamericana sfida l'Arabia Saudita - in diretta tv e streaming - nella prima giornata del gruppo H, completato da Spagna e Capo Verde, nella rassegna iridata che ha preso il via in Stati Uniti, Messico e Canada. La partita si giocherà al Miami Stadium di Miami.
Alle 3 Iran-Nuova Zelanda.
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