
La felicità di essere scampati ai bombardamenti, di poter
continuare a studiare, di potersi costuire un futuro sono scolpiti
nei sorrisi dei nove studenti palestinesi arrivati ieri in Sardegna
dopo essere stati evacuati dalla Striscia di Gaza. Grazie a borse
di studio finanziate dall'Università di Sassari, dalla Regione
Sardegna e dall'Ersu di Sassari, potranno continuare i loro studi
all'Ateneo sassarese. Altri otto studenti arriveranno a Sassari
all'apertura del prossimo corridoio umanitario dalla Palestina.
Gli studenti, quattro ragazze e cinque ragazzi,
sono atterrati ieri notte all'aeroporto di Alghero, accolti dal
rettore Gavino Mariotti con l'assessore regionale Antonio Piu,
delegato dalla presidente Alessandra Todde, e il presidente
dell'Ersu Daniele Maoddi.
"Questa per noi è una bellissima giornata.
Stiamo soccorrendo sotto il profilo umanitario dei giovani, nostri
studenti, perché sono nostri studenti, che vengono da una
situazione di disagio e di difficoltà e abbiamo deciso di dargli
l'opportunità di proseguire i loro studi. Quindi non è solo una
questione umanitaria, ma anche una questione di garanzia, perché il
diritto allo studio si deve difendere in tutto il mondo", ha detto
il rettore Mariotti al loro arrivo.
Stamattina nell'aula magna dell'Università di
Sassari si è svolto un incontro per illustrare il progetto e
presentare gli studenti. Oltre al rettore, sono intervenuti il
presidente dell'Ersu Maoddi, l'arcivescovo di Sassari Francesco
Soddu, la responsabile dell'Ufficio orientamento e Servizi agli
studenti dell'ateneo, Vanna Meloni, la rappresentante del
coordinamento regionale di "Students Beyond Borders-Progetto Fiori
dai Cannoni", Federica Calbini.
Gli studenti frequenteranno i corsi di laurea
dell'Ateneo grazie alle borse di 12mila euro ciascuna, finanziate
dall'Università di Sassari (5), dalla Regione (2) e dall'Ersu di
Sassari (2), che che fornirà anche a vitto e alloggio nelle case
dello studente all'intero gruppo.
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(Adnkronos) - “L'intervento nel mio panel è focalizzato su quanto le città oggi possano essere considerate Smart, che cosa significa Smart City e che cosa significa avere delle città che evolvono ed evolveranno sempre di più, tenendo ben presente qual è la necessità di includere, senza creare nuove disuguaglianze. Investire, quindi, su città che si sviluppano, crescono e diventano sempre più performanti non significa dimenticare chi ha necessità di avere una casa accessibile e sostenibile, ma anche a dei costi che siano alla portata. Su questo Green Building Council vuole riportare l'attenzione del proprio intervento”. E’ quanto affermato da Fabrizio Capaccioli, Presidente Green Building Council Italia, alla dodicesima edizione di Rebuild, l’evento dedicato all’innovazione sostenibile del mondo delle costruzioni in corso al Centro Congressi di Riva del Garda (Tn).
“La presenza di Green Building Council Italia non solo in un territorio trentino, ma a Rebuild, è fondamentale, e ormai da anni è un appuntamento a cui non rinunciamo e non possiamo mancare, per i temi che vengono costantemente affrontati, che riguardano l'ambiente costruito, il mondo delle costruzioni e il mondo della sostenibilità - spiega - Green Building Council ha la necessità di portare il proprio contributo: si tratta di una collaborazione, peraltro, che dura anche durante tutto l'anno, perché con diversi membri, per esempio il comitato scientifico, c'è una collaborazione stretta anche su altri tavoli”.
“E’ per questo che Green Building Council ha la necessità di portare, all'interno di una manifestazione importante come Rebuild, anche quest'anno, il proprio contributo su cosa significa fare sostenibilità, salvaguardia del pianeta e gestione della centralità dell'essere umano nel modo di costruire sostenibile, ma che abbia al centro anche una serie di altri parametri che rendono inevitabilmente focale i temi dei dibattiti che vengono affrontati all'interno di Rebuild”, conclude Capaccioli.

(Adnkronos) - 170 mln il valore economico distribuito sul territorio Sessanta milioni gli investimenti in infrastrutture, quasi raddoppiati rispetto al 2024 (32 milioni) e più che triplicati rispetto al 2023 (17milioni), di cui la quota maggioritaria, 36,7 mln (+123%) destinata all’ambiente, seguita dalla generazione di energia con 22,7 milioni mentre quasi 1 milione di euro è stato investito per l’installazione di colonnine di ricarica elettrica e lo sviluppo di nuovi asset di illuminazione pubblica. A questo si aggiungono oltre 170 mln di valore economico generato da dividendi, imposte, canoni e concessioni, ordini ai fornitori, costo del lavoro ed erogazioni ad associazioni. Sono i principali numeri contenuti nell’ottava edizione del Bilancio di Sostenibilità Territoriale del Piemonte di A2A , che rendiconta le prestazioni ambientali, economiche e sociali del Gruppo in Piemonte nel 2025 e i piani di attività previsti per i prossimi anni. Il documento e’ stato illustrato oggi dal presidente e ad di A2A Ambiente, Fulvio Roncari. “Il Piemonte si conferma un’area strategica per A2A - ha sottolineato Roncari - il nostro impegno nella regione si traduce in investimenti e soluzioni innovative che rendono la transizione ecologica un percorso reale per le comunità che serviamo. Solo nel 2025 - ha ricordato - abbiamo generato oltre 170 milioni di euro di valore per il territorio, tra dividendi, imposte, canoni e concessioni, ordini ai fornitori, costo del lavoro ed erogazioni ad associazioni, e investito oltre 60 milioni di euro, in aumento dell’88% rispetto al 2024, nello sviluppo e nel potenziamento delle nostre infrastrutture, con un focus sull’economia circolare. Attraverso i nostri impianti, inoltre, abbiamo contribuito a evitare 113 mila tonnellate di Co2 e a valorizzare i rifiuti come nuove risorse, recuperando oltre 200 mila tonnellate di materie prime seconde. È così che interpretiamo il nostro ruolo: supportare gli stakeholder locali con soluzioni industriali innovative, capaci di coniugare sostenibilità ambientale, sviluppo economico e competitività locale” In particolare, nel 2025, A2A , attraverso la controllata Aprica, ha consolidato la propria presenza in Piemonte, aggiudicandosi la gara per l’affidamento del servizio di igiene urbana in 52 comuni nella provincia di Cuneo, parte del Consorzio SEA. Il nuovo appalto interessa un bacino di utenze di circa 160.000 residenti e prevede la gestione integrata dei rifiuti urbani per otto anni, con la possibilità di rinnovare per altri due. L’avvio dei servizi è avvenuto il 1° marzo 2026, attualmente con una squadra di 150 addetti e 130 automezzi operativi. Nell’ambito dell’economia circolare, il polo di Cavaglià resta centrale nella strategia del Gruppo, come testimoniano gli investimenti in nuove tecnologie all’interno del sito. Si è concluso il rinnovamento dell’impianto di trattamento e selezione della plastica, dalla capacità autorizzata di 60.000 tonnellate all’anno, ed è proseguita la a collaborazione con il Politecnico di Torino per migliorare ulteriormente la strategia di riciclo e valorizzazione della materia. Il sito di trattamento della frazione organica con produzione di biometano e compost, dalla capacità autorizzata di 66.000 tonnellate l’anno, è stato al centro della 39esima campagna di Legambiente ‘I cantieri della transizione ecologica’, un percorso lungo la Penisola che racconta la transizione ecologica già in atto tramite esperienze virtuose e replicabili.
Inoltre, A2A ha recentemente ricevuto l’autorizzazione dalla provincia di Biella per la realizzazione dell’impianto di selezione e recupero dei rifiuti tessili, che verrà realizzato grazie a un investimento di circa 25 mln in arco piano dove una volta trattati, i tessuti verranno inviati a industrie del territorio per produrre filato riciclato o prodotti. non filati riciclati. Infine, è stato avviato il cantiere per lo stabilimento di recupero degli imballaggi in polietilene a bassa densità e in polipropilene (Ldpe e Pp) per trasformarli in nuovi prodotti e materie prime utili per produrre sacchetti, film e altri contenitori, il progetto prevede oltre 35 mln di investimenti. E ancora, nel sito di Asti, dedicato al recupero del vetro e che nel 2025 ha prodotto oltre 100 mila tonnellate di materia prima seconda è stato sostituito il primo vaglio della fase di pretrattamento dei rifiuti, seguito, nei primi mesi del 2026, dall’installazione di nuovi vagli e separatori con l’obiettivo di migliorare la qualità del rifiuto recuperato. Interventi che aprono alla progressiva sostituzione delle macchine di selezione ottica prevista il prossimo anno. Attraverso la produzione di energia rinnovabile da matrice agricola e zootecnica, sono state evitate 8.400 tCo2 di emissioni.
Gli impianti di Livorno Ferraris e Scalenghe sono stati convertiti da biogas a biometano, e sono entrati in esercizio a dicembre 2025, producendo i primi metri cubi di gas con gli inizi del nuovo anno. A regime, permetteranno rispettivamente di immettere in rete circa 3,6 e 2,7 mln di metri cubi all’anno di biometano ed eviteranno l’emissione di circa 15.000 tonnellate di Co2 equivalente l’anno. Entro l’estate del 2026, verrà riconvertito anche il sito di Suno, che permetterà di immetterne in rete altri circa 3,2 milioni ed eviterà l’emissione di circa 7.600 tonnellate di Co2 equivalente all’anno. Per quanto riguarda la generazione di energia, nel 2025, la centrale di Chivasso, dotata di avanzati sistemi di monitoraggio e di contenimento delle emissioni, ha prodotto 1.626 Gwh di energia. Nel mese di novembre, all’interno del polo, è entrato in funzione un impianto di stoccaggio dell’energia Bess, Battery Energy Storage System.
In Piemonte sono presenti inoltre 12 parchi fotovoltaici, compreso quello in esercizio nella centrale di Chivasso, che hanno prodotto complessivamente 5 Gwh di energia elettrica, permettendo di evitare oltre 2.000 tonnellate di Co2. Infine, stati avviati i lavori per lo sviluppo di alcuni impianti fotovoltaici sul territorio con una capacità totale maggiore di 120 Mwp e circa 200 Gwh di produzione di energia annua. Gli investimenti si traducono anche in supporto ai fornitori e, in particolare, alle pmi locali: sono 186 nella Regione, di cui il 66% con meno di 50 dipendenti, per un totale complessivo di 144 mln di euro di ordini in forniture. Dal 2025 A2A conta l’87% dell’ordinato affidato a fornitori con score Ecovadis in Piemonte e, a conferma dell’attenzione verso le proprie persone, è stato progettato e avviato a inizio 2026 il programma AI Adoption che prevede 32 ore di formazione per oltre 7 mila dipendenti per diffondere questa nuova tecnologia in azienda e sviluppare nuove competenze.
È stata inoltre pubblicata la Policy per la prevenzione e il contrasto a violenze, molestie e discriminazioni di genere sul luogo di lavoro, introducendo la figura della Consigliera di Fiduciae messo a disposizione dei dipendenti il supporto ai caregiver e un servizio di counseling psicologico. Infine, sul territorio, è stato avviato il progetto di inserimento lavorativo in collaborazione con una cooperativa sociale, che coinvolge persone in condizione di vulnerabilità: nei siti piemontesi in cui opera il Gruppo ne sono state impiegate 15. Anche nel 2025, poi, il Gruppo si è impegnato nella formazione delle nuove generazioni con circa 7.000 tra studenti e docenti coinvolti in laboratori didattici e ore di formazione scuola-lavoro.
Infine, A2A è attiva nella regione anche tramite Fondazione Banco dell’energia, un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata alla raccolta di fondi per supportare, in collaborazione con enti del terzo settore, persone e famiglie in condizioni di fragilità economica e sociale, con un focus particolare sulla lotta alla povertà energetica. Tramite lo stanziamento su più anni di 250 mila euro, nel 2025 sono stati svolti tre progetti, 1 avviato e 2 conclusi, che hanno aiutato quasi 500 famiglie in condizione di povertà energetica, tramite supporto informativo, il pagamento delle bollette energetiche e l’acquisto di elettrodomestici di nuova generazione.
Nel corso dell’incontro e’ stato anche confermato che nel 2026, il programma dei Forum ‘Transizione giusta: un’impresa comune’ prevede 15 tappe in tutta Italia, in occasione delle quali vengono presentati i Bilanci di Sostenibilità Territoriali. Dieci incontri del ciclo hanno l’obiettivo di rafforzare la competitività delle pmi italiane, in collaborazione con Teha e con le associazioni territoriali di Confindustria. Il programma, dopo Mantova e il Piemonte, coinvolgerà nel corso dell’anno Friuli-Venezia Giulia, Bergamo, Puglia, Brescia, Valtellina – Valchiavenna, Cremona, Milano, Calabria, Campania, Sicilia, Liguria, Monza e Brianza e Abruzzo.

(Adnkronos) - La medicina mondiale volta pagina. Con una storica pubblicazione su 'The Lancet', il consenso internazionale ha ufficialmente ridefinito la Polycystic Ovary Syndrome (Pcos) come Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome (Pmos). "Un cambio di nome che sancisce, dopo decenni, la fine di una visione esclusivamente ginecologica a favore di un approccio sistemico", commenta l'Egoi-Pcos (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on Pcos) in una nota. Per gli esperti si tratta di "un riconoscimento scientifico senza precedenti". Il gruppo, infatti, sosteneva questa tesi "da oltre 4 anni, avendo proposto per primo il superamento del vecchio termine a favore della definizione di Endocrine Metabolic Syndrome (Ems), ritenuta più idonea" in quanto il termine 'polyendocrine' rischia di frammentare il concetto fisiopatologico della sindrome.
"Il riconoscimento della componente metabolica nella nuova nomenclatura internazionale è un passaggio storico - afferma Vittorio Unfer, presidente di Egoi-Pcos - Conferma ciò che sosteniamo da anni: questa non è una semplice condizione ovarica, ma una sindrome endocrino-metabolica sistemica che impatta sull'intero organismo". Mentre il documento internazionale prevede un'implementazione graduale della nuova classificazione nei prossimi 3 anni, per Egoi-Pcos il futuro è già presente. Il gruppo - riferisce la nota - ha infatti già consolidato: una rete di centri all'avanguardia in Italia, con 6 centri specialistici in fase di inaugurazione o già attivi, tra cui il San Camillo di Roma (il primo centro pubblico di riferimento); un'espansione globale, attraverso una rete internazionale che unisce eccellenze in Polonia, Russia, Georgia e Brasile; un approccio multidisciplinare, un modello di cura che non si limita al sintomo locale, ma gestisce la paziente lungo tutto l'arco della vita.
La ridefinizione in Pmos non è un semplice esercizio semantico, ma una svolta che impatta diagnosi, terapie e prevenzione, precisano gli esperti. "Il cambio di nome rappresenta il riconoscimento di una nuova identità biologica - sottolinea Unfer - Smettere di chiamarlo 'ovaio policistico' significa finalmente guardare oltre l'ecografia per concentrarsi sulle cause e sulla prevenzione delle complicanze cardiometaboliche future. Oggi la comunità scientifica internazionale si allinea alla visione che Egoi-Pcos promuove da tempo, mettendo al centro la salute globale della donna".

(Adnkronos) - Più medici abilitati ai controlli ispettivi Inps sui lavoratori in malattia, con l'obiettivo di controlli più frequenti, e un nuovo servizio online dedicato per i datori di lavoro che vogliono richiedere visite mediche di controllo ai lavoratori in malattia, disponibile sulla Piattaforma digitale nazionale dati (Pdnd). Sono le novità introdotte per il 2026 dalla Legge di Bilancio.
Le fasce orarie di reperibilità dei lavoratori, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, ogni giorno compresi festivi e domeniche, sono le stesse per dipendenti pubblici e privati, in recepimento della sentenza del Tar Lazio n. 16305/2023 che ha annullato la precedente differenziazione.
Secondo l’Osservatorio statistico sul Polo unico di tutela della malattia terzo e quarto trimestre 2025, che riporta dati sui certificati medici di malattia e sulle visite mediche di controllo domiciliare effettuate dall’Inps, nel secondo semestre 2025 il numero di certificati medici presentati ha superato i 14 milioni di certificati, in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+2,8%). Il 78,7% dei certificati presentati nel secondo semestre del 2025 ha riguardato lavoratori del settore privato. Nello stesso periodo sono state effettuate circa 399 mila visite mediche di controllo, il 3,7% in più rispetto al secondo semestre 2024.
In caso di assenza per malattia, il dipendente deve ottenere un certificato medico e rimanere reperibile presso il domicilio indicato per le visite fiscali dell’Inps, sottoponendosi ai controlli per verificare la giustificazione dell’assenza. Tra gli obblighi del medico curante c’è l’invio telematico dell’attestato medico all’Inps entro il giorno successivo all’inizio dell’evento.
Il dipendente deve trasmettere copia del documento al datore di lavoro entro due giorni, ma è sufficiente il numero di protocollo, con cui l’azienda può verificare l’attestato sul portale Inps. In tutti i casi di visita medica fiscale Inps, disposta d’ufficio o su richiesta del datore di lavoro, sono applicabili sanzioni per assenze ingiustificate.

(Adnkronos) - La Principessa Kate Middleton è arrivata a Reggio Emilia per la visita da lei fortemente voluta che si concentrerà sulla conoscenza del 'Reggio Emilia Approach' per lo sviluppo della prima infanzia. In una città blindata, accolta dall'abbraccio della folla, tra applausi e bandiere inglesi, la principessa del Galles è arrivata intorno alle 13 nella piazza del Municipio. Ad attenderla sotto al colonnato il sindaco Marco Massari e il prefetto Salvatore Angieri. La principessa ha salutato il pubblico presente tra cui anche una cinquantina di bambini di alcune sezioni di due scuole d'infanzia di Reggio Emilia. Poi ha ricevuto dal sindaco in dono un tricolore.
La principessa avrà l'occasione di conoscere la storia di Reggio Emilia e le circostanze culturali ed educative che hanno portato allo sviluppo di questo approccio riconosciuto a livello internazionale. L'Ambasciata di Londra a Roma fa sapere che ''insieme ai leader civici, la Principessa sarà affiancata da alcune figure chiave, oggi in età avanzata, che hanno svolto un ruolo fondamentale nel plasmare la filosofia di Reggio''. Questo momento offrirà alla Principessa l’opportunità di vedere in prima persona il forte impegno civico alla base dell’identità educativa della città. Dopo l’incontro, Sua Altezza Reale lascerà il Municipio e si dirigerà in piazza Camillo Prampolini, dove incontrerà i membri della comunità locale.
Basandosi sullo Shaping Us Framework del Centro, lanciato nel febbraio 2025, la visita esamina come una comprensione condivisa dello sviluppo sociale ed emotivo possa connettersi con approcci in altri Paesi che lavorano per dare priorità ai primi anni di vita, sottolinea l'Ambasciata.
L’approccio all’educazione della prima infanzia di Reggio Emilia, riconosciuto a livello internazionale, pone infatti le relazioni, l’ambiente e la comunità al centro dello sviluppo del bambino ed è ampiamente rispettato per la creazione di ambienti di apprendimento accoglienti, creativi e reattivi. La sua filosofia unica dell’apprendimento precoce, incentrata su creatività, relazioni e scoperta pratica, è rinomata a livello mondiale e altamente considerata nel settore dell’infanzia.

(Adnkronos) - "La campagna nasce da una convinzione che abbiamo in Alfasigma: l'analisi dei bisogni è il punto di partenza di qualsiasi intervento. Per raggiungere questo obiettivo lavoriamo su due fronti: da un lato la collaborazione con i clinici e le società scientifiche, dall'altro l'ascolto diretto dei bisogni dei pazienti. Questa iniziativa è stata per noi un'esperienza estremamente positiva perché nasce da una stretta collaborazione con le associazioni dei pazienti, inoltre una ricerca etnografica ci ha permesso di raccogliere le testimonianze di pazienti e caregiver nella loro quotidianità". Lo ha detto Stefania Bassanini, VP Medical Affairs di Alfasigma, oggi a Roma alla presentazione della campagna 'Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?', promossa in collaborazione con associazione EpaC Ets e con il patrocinio di Aigo - Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf - Associazione italiana per lo studio del fegato, Cleo - Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi - Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg - Società italiana di medicina generale e delle cure primarie.
"Questo approccio ha permesso di far emergere bisogni ancora insoddisfatti e criticità nel percorso di cura del paziente - sottolinea Bassanini - Grazie alla campagna saranno organizzati eventi formativi sul territorio per fornire informazioni sulla patologia e sulla sua gestione a 360 gradi: dal counseling nutrizionale fino al riconoscimento dei sintomi che rappresentano un campanello d'allarme per una presa in carico tempestiva. Crediamo che per migliorare il percorso di cura del paziente sia fondamentale il contributo di tutti gli attori del sistema salute: istituzioni, società scientifiche, associazioni pazienti e industria. Il messaggio che vogliamo dare è chiaro", conclude: "Ognuno deve fare la propria parte affinché l'encefalopatia epatica non resti una patologia di secondo piano, ma venga gestita con percorsi di cura omogenei sul territorio, diagnosi più precoci e tempestive e un adeguato e corretto supporto ai caregiver che accompagnano il paziente".

(Adnkronos) - Nuovo allarme sanitario su una nave da crociera. Circa 1.700 persone sono state messe in quarantena su una nave arrivata nella notte a Bordeaux da Brest dopo che un passeggero è morto presumibilmente a causa di una gastroenterite. Lo hanno riferito le autorità sanitarie francesi all'Afp.
Tra i 1.233 passeggeri, in maggioranza britannici e irlandesi, oltre al 90enne deceduto, una cinquantina hanno manifestato disturbi gastrointestinali e sono in corso analisi per rilevare l'eventuale presenza di norovirus, secondo una fonte sanitaria che precisa che a bordo si trovano anche 514 membri dell'equipaggio. La nave della compagnia Ambassador Cruise Line, partita dalle Isole Shetland il 6 maggio, ha fatto scalo a Belfast, Liverpool e Brest prima di raggiungere Bordeaux, da dove dovrebbe ripartire in linea di massima per la Spagna. Oggi a mezzogiorno, era ormeggiata in centro città, senza alcuna misura di sicurezza a terra.

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(Adnkronos) - Carlos Alcaraz e Jannik Sinner non sono amici. A dirlo oggi è stato proprio il tennista spagnolo, che ha parlato dell'azzurro in un'intervista a Vanity Fair: "Quando si compete a questi livelli, è difficile avere un rapporto di amicizia. i può fare, ovviamente, e io sarei favorevole all'idea".
Per ora però il loro rapporto è di rivalità: "Le grandi rivalità si costruiscono nel tempo, non siamo ancora al livello di chi ha fatto la storia del tennis. Abbiamo tutti e due tanti anni ancora davanti, quindi se tutto andrà per il meglio ci affronteremo ancora in molte finali e ci divideremo le vittorie".
"Noi vogliamo dimostrare al mondo che possiamo dare il nostro massimo in campo, cercando di infliggere più danni possibili all'avversario e batterci a vicenda, per poi essere però semplicemente due ragazzi che vanno tanto d'accordo anche fuori dal campo", ha continuato Alcaraz, "noi ci aiutiamo a vincenda a dare il meglio, lottiamo per lo stesso obiettivo ma non c'è bisogno di odiarsi soltanto perché vogliamo la stessa cosa".
Alcaraz ha anche ammesso di subire un po' le pressioni e la vita frenetica del tennista: "Sono consapevole che sto vivendo una vita da sogno. Dopotutto è la vita che ho sempre sognato", ha rivelato lo spagnolo, numero due del mondo, "a volte però vorrei avere più momenti per me, fare le cose che fanno i ragazzi di 22 anni".

(Adnkronos) - "L'iniziativa di oggi rappresenta un esempio concreto di come si possa rafforzare il collegamento tra il territorio regionale della Lombardia - la più grande regione italiana, con oltre 10 milioni di abitanti - e le istituzioni nazionali, lavorando insieme in una logica di squadra. E' lo stesso approccio che emerge anche dal paper di approfondimento di Alfasigma presentato oggi, che mette in evidenza le forti disuguaglianze territoriali ancora presenti nel nostro Paese. L'encefalopatia epatica è una complicanza molto diffusa, ma ancora largamente sottodiagnosticata. Per questo è fondamentale favorire una diagnosi precoce e far emergere il sommerso, superando le differenze territoriali nell'accesso alle cure e nella presa in carico dei pazienti. Lo studio offre strumenti utili per individuare azioni concrete su cui costruire una strategia condivisa tra Stato e Regioni, valorizzando la collaborazione sul territorio come elemento chiave". Così Emanuele Monti, presidente Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia, Regione Lombardia, a Roma alla presentazione della campagna 'Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?', promossa da Alfasigma in collaborazione con associazione EpaC Ets e con il patrocinio di Aigo - Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf - Associazione italiana per lo studio del fegato, Cleo - Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi - Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg - Società italiana di medicina generale e delle cure primarie.
"Parliamo di una patologia in cui esiste un'ampia area di casi sottodiagnosticati - sottolinea Monti - ma anche di segnali precoci che possono aiutare a intervenire tempestivamente: confusione mentale, disturbi del linguaggio, sonnolenza e alterazioni comportamentali. Sono aspetti che richiedono una forte integrazione tra ambito sanitario e sociale, perché solo attraverso un approccio coordinato è possibile definire strategie efficaci".
"Importante - aggiunge - anche il focus sulla 'caregiver academy'. Le persone che assistono e si prendono cura sono figure fondamentali nella gestione di questa patologia. I caregiver devono essere formati, accompagnati e supportati, perché rappresentano un elemento centrale nella presa in carico complessiva del paziente. La comunicazione, infine, resta un aspetto decisivo: viviamo in un'epoca in cui informare correttamente e raggiungere le persone nel modo giusto è essenziale per migliorare consapevolezza, diagnosi e assistenza", conclude Monti.

(Adnkronos) - "Molti pazienti con encefalopatia epatica arrivano alla diagnosi tardi, spesso già in fase avanzata. Il ritardo diagnostico è uno dei determinanti più importanti dell'evoluzione prognostica e funzionale dei pazienti con cirrosi epatica".
Così Giacomo Germani, segretario dell'Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), alla presentazione - oggi a Roma - della campagna 'Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?', promossa da Alfasigma in collaborazione con associazione EpaC Ets e con i patrocini di Aigo - Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf, Cleo - Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi - Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg - Società italiana di medicina generale e delle cure primarie.
L'encefalopatia epatica, spiega lo specialista, "è una complicanza neurologica della cirrosi che può manifestarsi inizialmente in forme lievi, definite 'encefalopatia minima', ma evolvere progressivamente in forme più gravi e conclamate. In questi casi il paziente può sviluppare importanti alterazioni neurologiche, fino al coma, con conseguente necessità di ricovero ospedaliero. Per questo - avverte Germani - è fondamentale riconoscere tempestivamente non solo i fattori che possono scatenare la patologia, come infezioni, disidratazione o stipsi, ma anche i sintomi più precoci e lievi. Tra questi rientrano alterazioni del ritmo sonno-veglia, difficoltà di concentrazione o lievi problemi motori, segnali che spesso vengono sottovalutati o confusi altre alterazioni neurologiche associate magari all'età del paziente o ad altre comorbidità".
"Una diagnosi precoce e una presa in carico adeguata già nelle fasi iniziali della malattia possono fare la differenza, migliorando prognosi, qualità di vita e gestione clinica dei pazienti con cirrosi epatica ed encefalopatia", conclude l'esperto.

(Adnkronos) - Si terrà il prossimo 27 maggio alle 11, presso la Casa circondariale di Castrovillari, 'Oltre', l’evento moda promosso dall’Associazione Jole Santelli con il sostegno della Regione Calabria e la direzione artistica di Claudio Greco. Una manifestazione pensata per celebrare inclusione, diversità e valorizzazione della persona attraverso il linguaggio universale della moda, trasformando la passerella in uno spazio di partecipazione, sensibilità e bellezza autentica. Testimonial dell’evento sarà Francesca Pascale, che ha voluto accompagnare la sua presenza con un ricordo intenso e profondo dedicato a Jole Santelli.
"Sostenere l’iniziativa “Oltre” significa dare concretezza al principio che nessuno debba essere lasciato indietro. Trasformare la solidarietà in azioni tangibili significa creare opportunità reali di inclusione e riscatto -ha detto il presidente della regione Calabria Roberto Occhiuto-. Vedere le detenute della Casa Circondariale di Castrovillari impegnate nel laboratorio sartoriale e i ragazzi autistici del progetto “Modelli si nasce” sfilare con orgoglio e professionalità rappresenta la prova che la Calabria può essere un modello avanzato di civiltà, integrazione e umanità. È un messaggio potente: il diritto al riscatto per chi ha sbagliato e il diritto all’inclusione per chi vive condizioni di fragilità devono diventare pilastri di una società più giusta e consapevole".
"Il ricordo di Jole Santelli continua a vivere attraverso iniziative come questa. Jole è stata una donna straordinaria, che ha amato profondamente la Calabria, la sua sensibilità e la sua visione restano ancora oggi un esempio autentico di politica fatta con passione, vicinanza e umanità -ha aggiunto Occhiuto-. Ringrazio l’Associazione Jole Santelli per l’impegno costante e per la sensibilità dimostrata. Crediamo che la dignità delle persone non sia definita dagli errori o dalle fragilità, ma dalla possibilità di riappropriarsi del proprio futuro attraverso il talento, la creatività e il lavoro”.
(Adnkronos) - “Ricordare Jole Santelli significa ricordare una donna che ha donato tutta sé stessa alla sua terra, alla sua gente e alla politica vissuta come servizio. Ha affrontato il suo percorso con forza, determinazione e amore profondo per la Calabria, senza mai perdere il sorriso, il coraggio e la dignità, anche nei momenti più difficili. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto umano e politico enorme, perché Jole non rappresentava soltanto un’istituzione: rappresentava una presenza autentica, vicina alle persone, capace di parlare con il cuore prima ancora che con i ruoli -ha detto Pascale, vicepresidente di 'Diritti e Libertà' e presidente onoraria di 'Gay conservatori liberali'-. L’Associazione nata nel suo nome non è soltanto un ricordo, ma un impegno concreto affinché i valori in cui ha creduto continuino a vivere: attenzione verso gli altri, amore per la propria terra, libertà, solidarietà e senso delle istituzioni. Ricordarla significa non lasciare spegnere ciò che ha seminato. E significa dire, con riconoscenza e affetto, che la Calabria non dimenticherà mai una donna che le ha dedicato tutta l’anima".
"Con “Oltre il confine” vogliamo lanciare un messaggio chiaro: ogni persona ha il diritto di esprimere sé stessa liberamente, oltre ogni etichetta, oltre ogni pregiudizio e oltre gli errori del passato. In questi anni, come Associazione Jole Santelli, abbiamo realizzato numerosi progetti dedicati al mondo del carcere e alle neurodivergenze, ma questa iniziativa vuole andare ancora oltre: vuole essere un inno concreto all’inclusione, alla dignità e alla possibilità, per ognuno di noi, di trovare il proprio spazio nella società attraverso il talento, la creatività e la libertà di espressione -ha detto Paola Santelli, presidente dell’Associazione Jole Santelli-. Ringrazio di cuore Francesca Pascale, alla quale ci lega un rapporto di profonda amicizia e tanti bellissimi ricordi con Jole, per essere la testimonial di questa iniziativa. Un grazie speciale anche alla giornalista Paola Severini Melograni che ha aderito sin da subito e con grande sensibilità al progetto, condividendone pienamente lo spirito e i valori. Un ringraziamento particolare va inoltre al presidente Roberto Occhiuto, grazie al quale tutto questo ha potuto prendere forma. È stata infatti fortemente voluta da lui la legge regionale che ha previsto un finanziamento a sostegno delle attività dell’Associazione Jole Santelli, consentendoci di realizzare progetti concreti dedicati all’inclusione, al sociale e alla valorizzazione delle fragilità».

(Adnkronos) - "Oggi è un giorno storico perché finalmente si dà voce ai pazienti e alle loro famiglie, persone che troppo spesso non sono state ascoltate. L'encefalopatia epatica, infatti, è una complicanza della cirrosi epatica ancora accompagnata da un forte stigma, perché questa malattia viene spesso associata esclusivamente al consumo di alcol. In realtà la cirrosi può avere molte altre cause: infettive, metaboliche, autoimmuni e non solo. L'encefalopatia epatica provoca inoltre importanti difficoltà cognitive e psicologiche: problemi di memoria, alterazioni del comportamento e azioni incontrollate che possono disorientare profondamente anche i familiari e i caregiver. Questa campagna rappresenta quindi l'inizio di un percorso di corretta informazione, nato proprio dall'esperienza concreta di una paziente e della sua famiglia. Insieme alle società scientifiche vogliamo diffondere nei prossimi mesi strumenti e informazioni utili per aiutare pazienti e caregiver a gestire meglio questa condizione. Le persone devono sapere che non sono più sole".
Così Massimiliano Conforti, presidente dell'associazione EpaC Ets, alla presentazione - oggi a Roma - della campagna 'Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?', promossa da Alfasigma in collaborazione con EpaC e con il patrocinio di Aigo - Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf - Associazione italiana per lo studio del fegato, Cleo - Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi - Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg - Società italiana di medicina generale e delle cure primarie.

(Adnkronos) - Confusione, disorientamento, sonnolenza, cambiamenti di umore, difficoltà di concentrazione e memoria, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a coma e danni neurologici permanenti: sono i sintomi di grave impatto sulla vita quotidiana dell'encefalopatia epatica (Ee), la seconda manifestazione più grave e frequente della cirrosi scompensata, dopo l'ascite, con il 30-45% dei pazienti cirrotici che sviluppa almeno un episodio. Una complicanza a elevata complessità clinica, andamento cronico recidivante, sottodiagnosticata o riconosciuta tardivamente, causata dall'incapacità del fegato di eliminare tossine, come l'ammoniaca, che si accumulano nell'organismo e raggiungono il cervello. Dopo un primo episodio il rischio di recidiva a 1 anno è del 40% e la sopravvivenza fortemente compromessa. L'Ee è responsabile di 10.000-14.000 ricoveri ordinari l'anno con costi complessivi di gestione ospedaliera che assorbono oltre 200 milioni l'anno di risorse pubbliche. L'encefalopatia epatica, gravata da una carenza di diagnosi precoce, da un significativo sommerso clinico e dalle fragilità del continuum di cura nella fase di post-dimissione, con evidenti criticità in termini di appropriatezza e aderenza terapeutica, rappresenta una priorità. Eppure, ad oggi questa grave sindrome continua a essere gestita solo come evento acuto in emergenza, vittima di limiti clinici, strutturali e organizzativi. E' il quadro tracciato dai promotori di una campagna sull'Ee.
Per rendere 'visibile' e riconoscibile questa seria condizione, difficile da individuare nelle fasi iniziali, è stata presentata a Roma 'Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?', campagna promossa da Alfasigma in collaborazione con Associazione EpaC Ets e con i patrocini di Aigo - Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf - Associazione italiana per lo studio del fegato, Cleo - Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi - Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg - Società italiana di medicina generale e delle cure primarie. Dal momento che l'Ee, per le sue caratteristiche fisiopatologiche, le criticità del percorso di cura e i tanti bisogni assistenziali dei pazienti fragili, rappresenta un paradigma della cronicità, l'iniziativa - spiega una nota - vuole essere un richiamo forte a guardare 'oltre il sintomo' e non banalizzare i segnali della complicanza, a rafforzare la centralità della persona, a sostenere pazienti e caregiver, attraverso un sito web dedicato (www.encefalopatiaepatica.it), strumenti di patient empowerment come opuscoli informativi e pillole formative, eventi istituzionali regionali e una 'caregiver academy'.
"Il valore della campagna 'Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?' sta nel voler enfatizzare la persona ponendola al centro di un percorso di presa in carico globale, costruire intorno alla persona/paziente un supporto concreto attraverso l'integrazione ospedale-territorio, ma più ancora una consapevolezza a riconoscere la patologia, a non banalizzare i segnali che nelle fasi iniziali possono essere sfumati e costruire una rete attorno ai molteplici bisogni clinici e di vita quotidiana - afferma Massimiliano Conforti, presidente EpaC Ets - Le evidenze dimostrano che circa il 20% dei pazienti con epatopatia cronica avanzata necessita di un'assistenza continuativa: pertanto, diventa indispensabile riconoscere il ruolo strategico del caregiver, che a sua volta andrebbe supportato da un care manager, una figura intermedia tra i medici curanti e il paziente, alla quale il caregiver può rivolgersi nella fase di post-dimissione. In questo modo si ridurrebbero gli accessi al pronto soccorso e si migliorerebbe la qualità di vita del paziente, che spesso è una persona anziana".
La diagnosi di Ee avviene quasi sempre nelle fasi manifeste, generando un 'effetto domino' che produce devastanti ricadute cliniche ed economiche, sottolineano gli esperti. Raggiungere il paziente prima dello scompenso, attraverso una diagnosi tempestiva e l'identificazione del sommerso, è la leva strategica per spostare il baricentro da una gestione dell'episodio acuto in emergenza a una logica di presa in carico precoce e continuativa per trasformare una condizione ad alto tasso di recidive in una cronicità gestibile, in cui la prevenzione secondaria è cruciale. "Il ritardo diagnostico dell'encefalopatia epatica ha un peso significativo; il punto critico sta nel fatto che molti pazienti non arrivano alla diagnosi quando compaiono i primi segni, ma quando sviluppano l'encefalopatia clinicamente manifesta - dice Giacomo Germani, segretario Aisf - Se l'encefalopatia non viene diagnosticata precocemente, si rischia di arrivare a un punto in cui il paziente è gestibile solo in ospedale, e gli studi evidenziano che dopo un primo ricovero circa il 40% dei pazienti va incontro a una riospedalizzazione. Oggi abbiamo una serie di strumenti disponibili e validati da un punto di vista scientifico, il cui utilizzo congiunto deve permetterci di intercettare una quota significativa di pazienti con encefalopatia epatica non diagnosticata e agire preventivamente affinché non diventi conclamata".
Il momento di maggiore fragilità di sistema, dove la tenuta del continuum di cura è messa a dura prova e il paziente spesso si perde - si evidenzia nella nota - è quello del post-dimissione, quando la persona torna a casa e vengono meno sia terapie adeguate già al momento di lasciare l'ospedale, sia il follow-up ravvicinato a partire dalle prime settimane, che il coordinamento tra ospedale e territorio. In questa fase il rischio di isolamento, recidive e riospedalizzazioni è molto alto. "Certamente il confine ospedale-territorio e territorio-ospedale è da presidiare con grande attenzione. La medicina interna, essendo una disciplina ospedaliera, ha un volume di quasi 1 milione di ricoveri l'anno ed è particolarmente attenta a questo passaggio; soprattutto per i pazienti che presentano una o più cronicità, questa attenzione speciale è ancora più importante - interviene Andrea Montagnani, presidente nazionale Fadoi - Nel caso del paziente con Ee l'attenzione deve essere ancora più stringente, in quanto una transizione appropriata dall'ospedale al territorio può ridurre le ricadute di questa complicanza. Perché questo avvenga, è necessaria una stretta sinergia e un dialogo tra la medicina internistica dell'ospedale e la medicina generale del territorio, che deve seguire il paziente dopo la dimissione in tutte le possibili criticità del percorso di cura e i suoi bisogni clinici, ma anche nell'eventuale evoluzione della patologia e nel contesto sociale in cui vive".
L'efficace presa in carico del paziente con encefalopatia epatica - viene rimarcarto - deve avvalersi di un modello a rete integrata e multidisciplinare: la complessità del quadro clinico richiede l'attivazione sinergica di diverse figure professionali, tra cui nodale la necessaria collaborazione bidirezionale tra il medico di medicina generale (territorio) e la medicina specialistica (ospedale). "Il medico di medicina generale è una figura professionale centrale e determinante quando compare un sintomo o un segno che possono indurre un sospetto di encefalopatia epatica - commenta Ignazio Grattagliano, vicepresidente nazionale Simg - Il medico deve 'fermare il tempo', nel senso che deve riesaminare tutta la situazione generale e sottoporre il paziente a ulteriori accertamenti di laboratorio per valutare la presenza o meno di squilibri elettrolitici. Poi, attraverso precise domande al caregiver sulle condizioni del paziente, il Mmg deve arrivare a un nuovo inquadramento della patologia, per prendere in considerazione tutte le possibili cause che stanno facendo precipitare la situazione verso un'encefalopatia epatica e, se il sospetto viene confermato, inviare subito il paziente all'internista ospedaliero. E' questo il momento in cui si verifica l'aggancio alla medicina specialistica da parte della medicina territoriale, per una valutazione più approfondita di un paziente che diventa sempre più complesso".
La malattia come conseguenza di una cirrosi scompensata, osservano i promotori della campagna, non può essere intercettata solo quando diventa emergenza: in questo senso è fondamentale il coinvolgimento sul territorio dei Mmg. Fondamentale, inoltre, una programmazione chiara, che consenta ai clinici di arrivare prima. E' quanto si propone il Policy paper presentato durante l'evento istituzionale. "Le istituzioni devono prestare la massima attenzione a patologie complesse come gli stati avanzati di cirrosi e l'insufficienza epatica, rafforzando la capacità del Ssn di intervenire prima fuori dall'ospedale e poi dentro l'ospedale - afferma il senatore Guido Quintino Liris, componente V Commissione Bilancio del Senato - Servono organizzazione, assistenza domiciliare, collegamento tra medici di medicina generale e specialisti, coinvolgimento del personale sanitario e supporto concreto ai caregiver e alle famiglie. Oggi diagnosi e terapie consentono di gestire meglio queste patologie, ma è centrale costruire percorsi chiari, protocolli condivisi e una presa in carico continua del paziente, dal territorio fino alle strutture ospedaliere".
Il documento - dettaglia la nota - è il risultato di un confronto che ha coinvolto istituzioni nazionali e regionali, clinici, società scientifiche, associazioni dei pazienti ed economisti sanitari. Politici ed esperti, riuniti in 3 gruppi di lavoro, hanno analizzato evidenze cliniche ed esperienze organizzative, individuando le principali criticità della presa in carico del paziente con Ee. Ne sono emerse 6 priorità operative, replicabili nei diversi contesti regionali: 1) Promuovere il riconoscimento istituzionale dell'area delle malattie epatiche attraverso l'attivazione di un Piano nazionale e l'inclusione nei Lea di percorsi e standard uniformi, sviluppando e rendendo operativi Pdta specifici per la cirrosi e l'encefalopatia epatica, per garantire continuità, appropriatezza e omogeneità delle cure sul territorio nazionale; 2) Integrare strumenti come lo score Fib-4 per l'identificazione precoce dei pazienti a rischio e l'emersione del sommerso, rafforzando al contempo la prevenzione secondaria nei pazienti già diagnosticati per ridurre recidive e riospedalizzazioni; 3) Potenziare l'integrazione ospedale-territorio attraverso modelli Hub&Spoke, per assicurare continuità assistenziale e presa in carico multidisciplinare; 4) Valorizzare il ruolo del caregiver, promuovendone formazione e riconoscimento come parte attiva nel percorso di cura; 5) Garantire continuità terapeutica e aderenza, riducendo le barriere logistiche e favorendo modelli di distribuzione dei farmaci più vicini al domicilio, anche tramite Dpc; 6) Migliorare il post-dimissione con una regia chiara e condivisa tra i diversi attori del sistema, per ridurre discontinuità assistenziale, migliorare l'aderenza e limitare riospedalizzazioni potenzialmente evitabili.
Secondo Emanuele Monti, presidente Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia, Regione Lombardia, "per rendere più efficace la presa in carico dell'encefalopatia epatica serve passare da interventi episodici a percorsi strutturati, capaci di intercettare prima il sommerso e garantire continuità nel post-dimissione, con un sostegno reale a famiglie e caregiver. La differenza la fanno azioni concrete e tempestive: percorsi e Pdta aggiornati, reti integrate ospedale-territorio, tavoli tecnici e indicatori che consentano di misurare l'impatto e ridurre le disuguaglianze tra territori. Il raccordo con il livello nazionale è decisivo per accelerare l'adozione di standard comuni, mantenendo al tempo stesso l'aderenza alle specificità regionali. In questa prospettiva, la Lombardia è pronta a fare la propria parte anche valorizzando iniziative di awareness e patient activation come la campagna presentata oggi". Tutto questo finalizzato a garantire continuità, accesso e aderenza terapeutica, migliorare il post-dimissione e gli esiti clinici, abbattere i costi.
"La campagna 'RiEEsci a vederla?' è per Alfasigma un'esperienza positiva perché ci ha permesso di collaborare con l'organizzazione dei pazienti in un’ottica di partnership e di co-creazione di contenuti, strumenti e servizi - dichiara Stefania Bassanini, VP, Medical Affairs, Alfasigma Italia - Il progetto è basato sulla volontà di offrire a pazienti e caregiver strumenti che ne migliorino la consapevolezza nella gestione della malattia e l'aderenza al proprio percorso di cura, che sono la chiave di volta della prevenzione dell'encefalopatia epatica, una condizione che se non viene adeguatamente trattata può determinare esiti fatali. Crediamo molto nell'health literacy, che è una risorsa fondamentale per il paziente cronico, e la nostra campagna offrirà a pazienti e caregiver momenti formativi sul territorio, in cui grazie alla collaborazione con l’associazione EpaC e con i clinici offriremo informazioni sulla patologia e su tutti gli aspetti legati alla migliore gestione della stessa: dal counseling nutrizionale fino all'elenco ragionato dei sintomi da monitorare per evitare ricadute pericolose per il paziente".
Con il supporto a questa iniziativa - conclude la nota - Alfasigma rinnova il proprio impegno al fianco dei pazienti, dei caregiver e della comunità medico-scientifica, confermando la centralità dell'area gastroenterologica nel proprio percorso di sviluppo e innovazione. Un impegno che si riflette anche nei recenti investimenti annunciati negli stabilimenti produttivi di Pomezia e Alanno, a sostegno della crescita industriale e della capacità di rispondere ai bisogni di salute dei pazienti.

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A undici anni dalla scomparsa di Ornette Coleman, sassofonista
statunitense considerato il padre del movimento del free jazz, due
tra i più illustri musicisti del panorama jazzistico italiano,
Rosario Giuliani al sax alto e Fabrizio Bosso alla tromba, si
uniscono sulla scena per rendere omaggio a uno dei musicisti più
rivoluzionari del Novecento.
Giovedì 14 maggio, al Teatro Massimo (ore 21), e
venerdì 15 maggio a Il Vecchio Mulino (ore 20.30), il quartetto
formato da Fabrizio Bosso alla tromba, Rosario Giuliani al sax
alto, Giulio Scianatico al contrabbasso e Sasha Mashin alla
batteria, sarà tra i protagonisti della nona edizione di Jazz Club
Network, il circuito di concerti organizzato da CeDAC, Circuito
Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna, in
collaborazione con l'Associazione culturale Il Jazzino.
Sul palcoscenico la band presenterà
"Ornettology", viaggio sonoro nello spirito del celebre
sassofonista passato alla storia per essere riuscito a rompere le
convenzioni del jazz tradizionale.
Bosso e Giulini, accompagnati dal talento di
Sasha Mashin alla batteria e dalla solida presenza di Giulio
Scianatico al contrabbasso, offrono un tributo emozionante e
intenso al compositore texano con un repertorio che include alcuni
dei brani più iconici di Coleman, come "Lonely Woman", "Ramblin",
"Blues Connotation", "Free" e "Congeniality". Pezzi tratti da album
storici come "The Shape of Jazz to Come," "Tomorrow is the
Question!", "Something Else!!!!," che rappresentano la quintessenza
del pensiero musicale di Coleman.
Un live capace di celebrare la tradizione
guardando con audacia al futuro del jazz, mantenendo vivo lo
spirito di innovazione e libertà che Coleman ha instillato nel
genere.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
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(Adnkronos) - Né perfetto, né infallibile, ma indispensabile. L'indice di massa corporea (Bmi) resta oggi l'unico strumento di screening rapido, universale e a costo zero che abbiamo per l'obesità, nonostante in Italia l'83% dei pazienti ne sia ancora sprovvisto, perché manca nella loro cartella del medico di famiglia. In assenza di parametri migliori e ugualmente accessibili, non possiamo permetterci di mandarlo 'in pensione'. Il rischio è di ritardare la diagnosi e il trattamento dei pazienti. A schierarsi in difesa del Bmi come strumento di screening è la Società italiana dell'obesità (Sio), dall'European Congress on Obesity (Eco 2026) in corso a Istanbul fino al 15 maggio.
"Vogliamo mandare in pensione il Bmi? Prima troviamo un'alternativa che non sia un ostacolo per i pazienti", dichiara Silvio Buscemi, presidente Sio. "Oggi - continua - assistiamo a un paradosso pericoloso: da un lato la Lancet Commission propone criteri diagnostici basati sul danno d'organo che complicano e rallentano l'accesso ai trattamenti; dall'altro, i dati reali ci dicono che in Italia non riusciamo nemmeno a pesare e misurare i pazienti. Sposiamo la linea di pragmatismo: lo screening e la diagnosi devono restare semplici e immediati, o l'obesità resterà una malattia invisibile".
Secondo la Sio, il Bmi resta lo strumento di orientamento iniziale insostituibile. "E' vero che non è un parametro perfetto e che esistono falsi positivi o negativi - continua Buscemi - ma è un riferimento che la popolazione e i medici hanno impiegato 40 anni a metabolizzare. Chiedere oggi di sostituirlo con ecografie o analisi approfondite del danno d'organo per ogni sospetto caso di obesità è insostenibile soprattutto dal punto di vista organizzativo. Non dobbiamo aspettare che la malattia manifesti le sue 200 possibili complicanze per intervenire. Il Bmi ci permette di fare lo screening subito".
A conferma della necessità di semplificare anziché complicare, Buscemi cita lo studio Itros, condotto su un campione di 1,8 milioni di pazienti italiani. I risultati sono emblematici: solo il 17% dei pazienti presenta il dato del Bmi registrato nelle cartelle dei medici di medicina generale. Nonostante sia il parametro più semplice (richiede solo peso e altezza), viene rilevato raramente a causa di barriere burocratiche e mancanza di tempo. "Siamo ancora all'alba della misurazione di base e c'è chi vorrebbe già imporre parametri d'élite", sottolinea Buscemi. "Se non riusciamo a ottenere un dato banale come il Bmi nell'83% dei casi, come possiamo pensare di rivoluzionare le linee guida con criteri più complessi? Significherebbe rendere l'obesità una malattia fantasma per il sistema sanitario".
La Sio denuncia, inoltre, come la legge sulla privacy stia ostacolando la ricerca e la prevenzione, impedendo la creazione di un registro epidemiologico efficace. "E' assurdo che i medici di base non possano conferire dati anonimizzati per scopi di ricerca scientifica a causa di interpretazioni burocratiche della privacy", dice il presidente della società scientifica. "Affrontare l'obesità, che colpisce 6 milioni di italiani - conclude - richiede un sistema di monitoraggio costante. Senza una misurazione semplice e applicabile, come il Bmi, e senza la possibilità di raccogliere questi dati, restiamo al buio, impossibilitati a valutare l'efficacia delle cure e delle politiche sanitarie. E' come voler ridurre i consumi elettrici di un Paese senza poter leggere i contatori. Chiediamo alle Istituzioni di intervenire: meno burocrazia, più misurazioni".

(Adnkronos) - Andrej Rublev 'teme' Jannik Sinner. Il tennista russo sfiderà domani, giovedì 14 maggio, l'azzurro nei quarti di finale degli Internazionali d'Italia 2026, dopo aver passato il turno battendo il georgiano Basilashvili in rimonta. Al termine della partita, inevitabile per Rublev parlare del match contro il numero 1 del mondo, affrontato in dieci precedenti con sette sconfitte.
"Quanti Masters 1000 ha vinto di fila? Cinque? Quante partite consecutive? Venti?", ha detto ridendo Rublev a TennisTv elencando i record di Sinner, "si sta avvicinando alla sconfitta. Più vince e più si avvicina".
"Io sto bene, non sono emozionato per la partita contro Jannik, non sto male", ha raccontato il russo, "se mi chiedi se preferirei giocare contro qualcun altro, ovviamente risponderei 'certo che preferirei qualcun altro'. Quella con Sinner però è anche una sfida con me stesso. Voglio sfidare me stesso contro Jannik".
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