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(Adnkronos) - La vitamina D non è solo un nutriente, ma un vero e proprio 'interruttore biologico' che regola il nostro sistema immunitario e la salute delle ossa. "Tuttavia, per massimizzarne l'efficacia non basta semplicemente assumerla: bisogna sapere come farlo correttamente. Basandoci sulle evidenze scientifiche, ecco un approfondimento sulle modalità ottimali di assunzione". Lo spiega all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.
Mattina o sera: esiste un orario ideale? "Sebbene la vitamina D possa essere assunta in qualsiasi momento della giornata, la ricerca suggerisce alcune considerazioni importanti - risponde Minelli - Essendo una vitamina liposolubile, la vitamina D necessita della presenza di grassi per essere assorbita dall'intestino. Pertanto, il momento ideale è in corrispondenza del pasto principale della giornata (che sia pranzo o cena), purché contenga una quota di grassi sani (olio extravergine d'oliva, pesce, frutta secca)".
Impatto sul sonno. "Alcuni studi osservazionali indicano che l'assunzione di dosi elevate di vitamina D la sera potrebbe interferire con la produzione di melatonina, influenzando potenzialmente la qualità del sonno in soggetti sensibili. Se si riscontrano difficoltà a dormire, è consigliabile assumerla a colazione o a pranzo", suggerisce l'immunologo.
Con quali alimenti non va associata? "Più che di 'divieti', è corretto parlare di interferenze che possono ridurne la biodisponibilità - indica Minelli - Eccesso di fibre: una dieta estremamente ricca di fibre vegetali (se assunte contemporaneamente all'integratore) può accelerare il transito intestinale o 'sequestrare' parte della vitamina, riducendone l'assorbimento. E' preferibile distanziare l'assunzione di integratori di fibre dalla vitamina D. Sostituti del grasso e farmaci per il peso: l'uso di prodotti che inibiscono l'assorbimento dei grassi (come l'orlistat) o l'abuso di paraffina liquida (usata come lassativo) può bloccare quasi totalmente l'assimilazione della vitamina D. Un consumo eccessivo di alcol può interferire con i processi di attivazione della vitamina D che avvengono nel fegato e nei reni, rendendola meno efficace".
Cosa aiuta l'assorbimento? "Per far sì che la vitamina D funzioni al meglio, è utile considerare alcune sinergie - indica lo specialista - Sebbene l'associazione con la K2 non sia un obbligo tassativo per la correzione della carenza, è noto che il magnesio è un cofattore essenziale per attivare la vitamina D nel sangue. Una carenza di magnesio può rendere la vitamina D inerte".
Il ruolo del peso corporeo. "Nei soggetti in sovrappeso o con obesità, la vitamina D tende a essere 'sequestrata' dal tessuto adiposo. In questi casi, l'assunzione deve essere attentamente monitorata dal medico - precisa Minelli - poiché le dosi standard potrebbero non essere sufficienti".
Il consiglio d'oro. "Non dimentichiamo - conclude l'immunologo - che la fonte primaria resta il sole. Per capire se il tuo corpo sta producendo vitamina D mentre sei all'aperto, guarda la tua ombra: se è più corta della tua altezza, la produzione è massima. Se l'ombra è più lunga (come al tramonto o in inverno a certe latitudini), la sintesi cutanea è minima o assente, rendendo l'integrazione o l'apporto alimentare ancora più preziosi".

(Adnkronos) - Giallo di Pietracatella, disposti altri esami per risolvere il mistero delle due donne morte su cui le analisi hanno rilevato tracce di ricina, un potente veleno. Domani, martedì 28 aprile, negli uffici della Polizia giudiziaria a Campobasso, sarà effettuato l’accertamento tecnico irripetibile sul cellulare di Alice Di Vita, 18 anni, sorella e figlia delle due donne. Come richiesto dalla Procura, alla presenza delle parti, si procederà con l’estrazione della copia forense dei dati presenti sul telefono. Gli investigatori analizzeranno le chat che la ragazza ha tenuto con la madre, la sorella e il padre durante gli accessi delle due donne al pronto soccorso dell’ospedale 'Cardarelli' nelle drammatiche ore che hanno preceduto il loro decesso, anche per riscontrare eventuali responsabilità dei cinque medici indagati per omicidio colposo.
L’inchiesta entrerà così in una fase decisiva. Si tratta di attività fondamentali perché non replicabili, destinate quindi ad avere un peso determinante nella ricostruzione dei fatti e nelle eventuali valutazioni giudiziarie. Mercoledì, a Bari, al centro delle operazioni ci saranno i reperti biologici di Antonella e Sara, già acquisiti. Particolare attenzione sarà riservata ai vetrini dell’esame autoptico, nello specifico alle analisi istologiche, che verranno nuovamente esaminate, alla presenza delle parti, per chiarire alcuni passaggi ancora poco definiti.
L’obiettivo degli esperti è quello di ottenere dati più solidi e scientificamente attendibili, in grado di confermare o rivedere quanto emerso finora. I risultati di questi accertamenti sono attesi con grande interesse e potrebbero orientare in modo significativo il prosieguo dell’indagine. Intanto, la relazione tecnica già acquisita agli atti fornisce indicazioni importanti. Secondo la valutazione peritale, vengono confermate tracce riconducibili ad Antonella e Sara, mentre Gianni Di Vita risulterebbe escluso. Tuttavia, proprio su quest’ultimo punto, c’è l’invito alla cautela: il campione analizzato sarebbe stato prelevato in ritardo e sottoposto a esame in una fase in cui il materiale biologico risultava ormai degradato. Una circostanza che, pur portando a un’esclusione, ne limita la portata probatoria e lascia aperta la necessità di ulteriori approfondimenti. È anche per questo che gli accertamenti in programma assumono un valore ancora più rilevante.
A questo proposito, una nota ufficiale dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani Irccs di Roma, tesa a fare chiarezza sul ‘giallo di Pietracatella’, dopo la diffusione di notizie ritenute inesatte o incomplete. L’istituto, punto di riferimento nazionale per le malattie infettive, ha ritenuto necessario precisare i passaggi relativi alla gestione dei campioni biologici di Giovanni Di Vita, al centro della vicenda: “A seguito delle ultime notizie relative alla vicenda di Pietracatella, avendo rilevato alcune imprecisioni comparse sulla stampa, al fine di evitare speculazioni e ricostruzioni non corrette, si chiarisce che i campioni del paziente Di Vita Giovanni sono stati raccolti e conservati presso l’Istituto secondo modalità specificamente previste e validate per le indagini di microbiologia clinica, che costituivano l’unica tipologia di analisi per la quale l’Istituto era stato formalmente coinvolto. In tale ambito, la conservazione è avvenuta a +4°C per le indagini sierologiche e mediante congelamento a -20°C per gli estratti destinati alle analisi molecolari, in conformità a protocolli standardizzati per lo specifico test di riferimento”. Comunque, allo stato dei fatti, non si può affermare con certezza scientifica che Gianni Di Vita sia stato anche lui vittima di avvelenamento.
Le due donne sono decedute, tra il 27 e il 28 dicembre dello scorso anno, presso l'ospedale Cardarelli di Campobasso, Sara era morta per prima, il 27 dicembre; la madre Antonella la mattina seguente. Il marito e padre Gianni Di Vita era stato nel frattempo trasferito allo Spallanzani di Roma. Determinante si è rivelata anche la telefonata intercorsa tra gli investigatori e i medici dell'ospedale di Campobasso per orientare i campioni da repertare. I valori di laboratorio destarono subito allarme: le piastrine del padre risultavano superiori a 112.000 e la bilirubina totale era elevata in tutti e tre i familiari. “È alta a Sara, ad Antonella. È alta anche a Giovanni Di Vita”, aveva comunicato il medico. "Aumenta sempre di più, ed è indiretta e non coniugata”. Quindi per Gianni la birilubina era alta, ma le tracce di ricina non sono state trovate: un giallo nel giallo.
Il 28 dicembre, la Scientifica aveva effettuato un sopralluogo nell'abitazione di famiglia. Gli investigatori avevano trovato funghi e vongole nei frigoriferi di casa, ma al momento del sopralluogo non era ancora chiaro se quei cibi avessero giocato un ruolo nella vicenda. Tracce di ricina, negli alimenti, nessuna. Quindi le due donne e forse Gianni, avevano consumato fuori di casa gli alimenti contenenti la ricina?
La svolta decisiva arriva con la conferma dell’avvelenamento dalla Tossicologia clinica di Pavia. La relazione del Centro antiveleni Maugeri, trasmessa alla Procura di Larino, ha messo nero su bianco ciò che finora era rimasto nel campo delle ipotesi: un quadro compatibile con una grave intossicazione da ricina per le vittime, madre e figlia morte tra il 27 e il 28 dicembre scorso.
Un elemento che rafforza in modo netto l’impianto investigativo già delineato nelle settimane precedenti, quando le analisi avevano evidenziato una “non negatività” alla sostanza nei campioni biologici, lasciando intendere la presenza del veleno ma senza una formalizzazione definitiva.
Ora, invece, il dato scientifico si consolida. E con esso cambia il peso dell’inchiesta. La ricina – una delle tossine naturali più potenti, capace di bloccare la sintesi proteica e provocare un collasso progressivo degli organi – diventa sempre più il perno attorno a cui ruota l’intero caso. La Procura di Larino, che procede per duplice omicidio premeditato contro ignoti, dispone finalmente di un riscontro tecnico strutturato, destinato a incidere sia sul piano investigativo sia su quello processuale. Il punto centrale, adesso, è duplice: come sia stata somministrata la sostanza e da dove provenga.
Le indagini, infatti, restano aperte su più fronti. Da un lato, la ricostruzione delle ultime ore di vita delle due donne e dei contatti avuti nei giorni precedenti al Natale; dall’altro, la filiera della sostanza, con verifiche che spaziano dall’eventuale estrazione artigianale dai semi di ricino fino all’ipotesi di un approvvigionamento attraverso circuiti illegali, incluso il dark web. Nel frattempo proseguono le audizioni in questura: familiari, conoscenti, persone informate sui fatti. Un lavoro minuzioso, già arrivato a decine di testimonianze, che punta a colmare le incongruenze emerse e a definire con precisione dinamiche e responsabilità. La relazione del Maugeri rappresenta comunque un punto di non ritorno: non più sospetti, ma una base scientifica su cui costruire l’accusa.

(Adnkronos) - "Ho parlato con Marotta mi è sembrato sereno e convinto, quindi anche io sono sereno e convinto...". Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, tifoso dell'Inter e presidente dell'Inter Club Parlamento, interpellato dall'AdnKronos, fa sapere di aver appena parlato con il presidente del club nerazzurro Beppe Marotta, dopo la tempesta per l'inchiesta arbitri sul Var (con l'indagine in corso della Procura di Milano. "Ma poi di cosa parliamo. Dicono che ci hanno dato un arbitro amico e con quello abbiamo perso 3 a 0...".
La Russa aggiunge: "Piuttosto restiamo concentrati sullo scudetto, perché mi pare che quando vinciamo a qualcuno dà fastidio...".

(Adnkronos) - Nuovo appuntamento con il programma tv di Francesca Fagnani. Domani, martedì 28 aprile, andrà in onda la quarta puntata di 'Belve', con tre nuovi ospiti protagonisti degli iconici faccia a faccia.
Romina Power, Elena Santarelli e Sal Da Vinci sono i tre protagonisti della puntata di martedì 28 aprile, che si metteranno in gioco rispondendo alle domande dirette e spesso irriverenti della conduttrice.
Da quest’anno in onda anche i provini di 'Belve': persone comuni siederanno sullo sgabello intervistate da Francesca Fagnani. Non mancherà, come di consueto, la sigla di chiusura con tutti i fuori onda degli ospiti, diventato nel corso degli anni uno dei momenti più attesi dal pubblico.
Come ogni settimana, la puntata va in onda alle 21.20 su Rai 2, ma sarà disponibile anche on demand su RaiPlay e Disney+.

(Adnkronos) - Marco Bocci e l'amore con Laura Chiatti. L'attore è stato ospite a Verissimo nella puntata del 26 aprile, dove ha parlato della sua relazione con l'attrice e modella, tormentata da alti e bassi. La loro storia va avanti da 13 anni, ma è stato lo stesso Bocci a rivelare come il loro rapporto possa essere anche burrascoso: "Noi siamo abbastanza selvaggi nella nostra vita insieme", ha detto nel salotto di Silvia Toffanin, "ci sosteniamo e ci lasciamo un sacco di volte".
"Io penso di essere l'uomo più lasciato della storia dell'umanità. Oggi vengo qui da lasciato! Laura mi tiene in standby, sia nella parte affettiva che nella parte lavorativa", ha spiegato. Ed ecco l'appello di Toffanin: "Laura, per favore riprenditelo, dove va senza di te. Tu Marco, devi andare a casa e fare pace".
"Essere padre e marito è complicatissimo, perché non c'è un modo, una maniera, ma c'è un vivere, un'intuizione", ha continuato Bocci, "quindi si possono commettere tanti errori, ma è chiaro che io con loro mi diverto tantissimo: ad esempio, non lavoro quando ci sono le partite dei miei figli".

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(Adnkronos) - Medici, infermieri e personale sanitario sono introvabili, come del resto attesta anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo cui la carenza di infermieri è considerata una vera e propria bomba ad orologeria: entro il 2030 in Europa ne mancheranno 1 milione. Un dato allarmante ed ora le società di recruitment si organizzano per selezionare e formare all’estero personale sanitario professionale da far arrivare in Italia. Si punta su altre nazioni extra europee i cui professionisti sanitari siano propensi a fare un’esperienza nel nostro Paese. Ecco quindi che per far fronte all’ormai nota carenza di infermieri e professionisti sanitari in Italia, negli ultimi tre anni sono state oltre 1.000 le figure sanitarie selezionate e formate da International Recruitment, l’Hub specializzata di Openjobmetis Spa, tra le più importanti agenzie per il lavoro attive nel nostro Paese.
In tutto, Openjobmetis ha incontrato e svolto colloqui all’estero con oltre 5.000 persone, per poi selezionarne 1.000 per la formazione e l’inserimento in Italia nelle strutture sanitarie di destinazione. Ma quali sono le regioni d'Italia in cui vanno a lavorare gli infermieri e i professionisti sanitari che arrivano dall’estero? Al 1° posto c’è la Lombardia con il 50% delle attivazioni. Segue un’altra regione del nord come il Piemonte, che si colloca in 2a posizione (19%). Il 10% dei professionisti selezionati si è inserito in Sardegna. A seguire il Veneto (8%) e la 1a regione del Sud, la Calabria (5%). Presenti nella classifica anche Emilia Romagna (4%), Valle d’Aosta (3%) e Marche (1%).
Le motivazioni che spingono questi professionisti a trasferirsi in Italia sono prima di tutto economiche, per un compenso, quindi, superiore rispetto a quello percepibile nei Paesi di origine, ma anche per migliorarsi professionalmente nei nostri ospedali. Un’esperienza in Italia di questo tipo, a diretto contatto con le procedure e gli standard italiani, consente infatti maggior possibilità di carriera.
Quali sono i Paesi di origine di questi professionisti? Al 1° posto troviamo la Tunisia (30%), seguita da India (25%) e Paraguay (15%); e ancora Brasile (12%), Perù (9%), El Salvador (7%). Qualche caso (2%) anche da: Colombia, Argentina, Pakistan. 'Openjobmetis International Recruitment' propone la stabilità di un contratto a tempo indeterminato e si fa mediatore culturale per accompagnare le figure assunte nell’inserimento oltre che professionale, anche pratico-logistico e sociale. Il profilo degli infermieri assunti è all’85% rappresentato da donne, di cui 70% con figli. L’età media è compresa tra i 25 e i 38 anni, con un’esperienza professionale pregressa media di 5 anni. L’iter prevede che, una volta selezionati, gli infermieri, già in possesso di una buona conoscenza della lingua italiana, ne approfondiscano lo studio a livello professionale. Vi è quindi il riconoscimento del titolo di studio della nazione per poi avviarsi a un periodo di 1 mese di formazione on the job durante il quale perfezionarsi sulle prassi italiane, e ancora, sullo studio della lingua. Trascorsi i primi 2 anni, la maggior parte dei professionisti rimane in Italia.
“Ultimamente ci stiamo concentrando su un nuovo Paese, El Salvador, che ci permette di attrarre numerosi infermieri ben preparati sia a livello linguistico che tecnico. Abbiamo inoltre richieste di molti infermieri dai Paesi da tutto il mondo e in particolare del Centro Africa che vorrebbero venire a lavorare in Italia", spiega Daniela Pomarolli, head of International Recruitment di Openjobmetis.
"Il nostro impegno si sta allargando inoltre verso altri ambiti di competenza professionale per i quali abbiamo sviluppato due nuove aree, Learn To Italy e Quick To Italy. Learn To Italy è il programma che prevede la formazione in loco, con focus anche su sicurezza e lingua italiana, per garantire risorse competenti e pronte per ogni settore. Grazie all’inserimento attraverso i canali previsti dall'art. 23 del Testo Unico Immigrazione, il progetto ci permette di offrire alle imprese italiane una forza lavoro esperta, solida e pronta all'inserimento in realtà del nostro territorio. Quick To Italy è il servizio di consulenza che supporta le aziende nella gestione completa delle pratiche amministrative necessarie per assumere lavoratori extracomunitari già individuati. Il programma semplifica e accelera l’ingresso in Italia di personale qualificato proveniente da qualsiasi settore, riducendo tempi e complessità burocratiche per le aziende clienti", conclude.

(Adnkronos) - Henna Virkkunen, Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, sarà tra gli ospiti d’eccezione della prima edizione della WTC – World Tech Conference, in programma dal 24 al 28 giugno a Milano.
Tra le principali voci europee sulle transizioni tecnologiche ed economiche in atto, Virkkunen offrirà una prospettiva strategica sulle sfide che stanno ridisegnando il contesto competitivo europeo e globale.
Organizzata da Micromegas Comunicazione, la WTC si propone come piattaforma di riferimento per il dialogo tra istituzioni, scienza e mondo produttivo, promuo-vendo il confronto tra attori pubblici e privati sui grandi temi dell’innovazione e dello sviluppo. Si configura inoltre come uno spazio di incontro tra i principali sta-keholder, con l’obiettivo di fare sistema e sostenere la crescita dell’innovazione, coerentemente alle linee guida della Strategia Italiana per le Tecnologie Quantisti-che, contribuendo a ridefinire il modo in cui la comunità globale interpreta l’inte-grazione tra intelligenza artificiale, quantum computing, economia, sicurezza e svi-luppo sostenibile.
La presenza di Virkkunen alla prima edizione rafforza l’ambizione della manifesta-zione di affermarsi come hub internazionale di alto livello, capace di attrarre prota-gonisti della scena economica e istituzionale globale, diventando un centro strate-gico per l’innovazione e la cooperazione internazionale

(Adnkronos) - L'inchiesta arbitri si abbatte sul calcio italiano. Il designatore degli arbitri di Serie A e B Gianluca Rocchi è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva, in relazione ad alcuni episodi della stagione 2024/25: nelle scorse ore gli è stato notificato un avviso di garanzia. Ma cosa sta succedendo? Per lui, l'accusa è di aver fatto pressioni su alcuni arbitri e di aver scelto direttori di gara graditi all'Inter. In questo senso, tanti tifosi si pongono da diverse ore la stessa domanda: "Cosa rischia l'Inter in questa vicenda?". Sul tema è intervenuto ieri sera - ai microfoni di Dazn - l'avvocato esperto di diritto sportivo Mattia Grassani, che ha chiarito alcuni punti del caso: "Allo stato attuale, l'indagine penale ha come indagati il designatore Rocchi e il supervisore Var Gervasoni. Non ci sono tesserati di società, dipendenti o club che rispondono a titolo oggettivo. È prematuro fare ipotesi sui club, ma in campo sportivo dovessero esserci delle responsabilità le sanzioni previste dal codice di giustizia sportiva sono pesantissime. Per i responsabili, si va da quattro anni di squalifica, con sanzioni per i club di minimo 3 punti di penalizzazione. Se i responsabili avessero agito per conto dei club, la retrocessione all'ultimo posto in classifica".
Grassani ha aggiunto: "Le tempistiche della giustizia? Il procedimento penale e quello sportivo viaggiano su binari paralleli. Visto che siamo a fine aprile, se un club dovesse essere giudicato colpevole, credo ci siano i tempi per far scontare la sanzione relativamente a questo campionato, al massimo in quello futuro. Attualmente, la procura federale ha chiesto gli atti alla Procura di Milano e credo che per le tempistiche la procura federale non indugerà sull'approfondire in quelli che saranno gli atti trasmessi dalla Procura di Milano. Gli interrogatori di garanzia sono previsti nei prossimi giorni per Rocchi e Gervasoni, decideranno se rispondere o se avvalersi della facoltà di non rispondere. Il procedimento sportivo deve essere chiuso entro 60 giorni, prorogabili con altri 60, dal momento in cui viene aperto. Il processo penale ha tempi più dilatati". L'avvocato ha risposto anche a una domanda sul paragone con la vicenda Calciopoli, del 2006: "Differenze? Seppur in una fase iniziale, ritengo che rispetto a Calciopoli nel 2006 ci siano sinistre modalità comuni. In Calciopoli c'era la cupola, un sistema che condizionava i designatori, ora la storia rischia di ripetersi".
Grassani ha poi precisato: "La frode sportiva è un reato che punisce coloro che alterano o tentano di alterare le competizioni sportive, in qualunque forma. In questo caso l'ipotesi è di concorso, avviene quando una o più persone hanno lo stesso obiettivo. L'associazione per delinquere, invece, è più grave, perché parla di un'organizzazione stabile che nel corso del tempo ha compiuto più reati. Quali potrebbero essere le conseguenze per Rocchi? Dal punto di vista penale, per la frode sportiva ci sono sanzioni severissime, da 2 a 6 anni di reclusione. Per competizioni che coinvolgono agenzie di scommesse, la pena può arrivare fino a 9 anni".

(Adnkronos) - "Con 555 visite effettuate in soli 2 giorni, si può parlare di un risultato davvero notevole, per non dire strepitoso. A bordo della 'Nave della salute' di One Health Foundation, sulla tratta Ancona-Durazzo-Ancona, sono state erogate prestazioni che, se quantificate economicamente, supererebbero i 100mila euro. Ma il dato più significativo è un altro: è stato possibile individuare persone a rischio sia per malattie cardiovascolari sia per familiarità oncologica". A dirlo è Rossana Berardi, direttrice Clinica Oncologica Aou Marche, presidente di One Health Foundation e presidente eletto di Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), che con l'Adnkronos Salute traccia un bilancio dell'iniziativa giunta alla sua terza edizione .
Il viaggio è iniziato giovedì 23 aprile dal porto di Ancona, con ritorno il giorno dopo da Durazzo. Per 2 giorni sono stati attivi 10 ambulatori (2 di cardiologia, genetica oncologica, medicina vascolare, oculistica, dermatologia, ecografia addominale, nutrizione clinica, neurochirurgia e screening per Hiv, Hcv, Hbv e sifilide) e 17 medici specialisti hanno visitato i passeggeri. In totale sono state svolte 23 visite neuro-chirurgiche, 89 visite ed esami cardiologici, 45 visite dermatologiche, 44 test per Hiv, sifilide ed epatite B e C. Sono anche state eseguite 35 visite nutrizionistiche, 44 visite di consulenza oncologica e visite senologiche, 57 ecografie all'addome, 101 ecodoppler e 94 visite oculistiche. Sempre durante la traversata dell'Adriatico, a un uomo di 78 anni (con passaporto italiano) è stato diagnosticato un infarto in atto.
"Tutto questo ha permesso di avviare i pazienti, in gran parte passeggeri albanesi, prevalentemente automobilisti, con un’età media tra i 50 e i 60 anni, verso percorsi di monitoraggio più approfonditi, dopo essersi sottoposti a screening e controlli gratuiti", sottolinea Berardi. "Dopo questo successo - conclude Mauro Boldrini, vicepresidente di One Health Foundation - abbiamo deciso di intensificare queste campagne, perché abbiamo visto come la 'Nave della salute' rappresenti un esempio virtuoso che può essere esportato e diffuso. Fondamentali per noi rimarranno i progetti di prevenzione con l'Albania, dati i rapporti istituzionali avviati col ministro della Salute e con il rettore dell'università di Tirana".

(Adnkronos) - Prosegue e si rafforza la collaborazione Italia-Albania sul tema della prevenzione e sensibilizzazione agli stili di vita sani. Quest'estate partirà un nuovo progetto in 36 centri medici estivi del Paese balcanico dove verranno effettuati esami di screening e attività di sensibilizzazione. La decisione è stata presa durante la terza edizione della 'Nave della salute', l'iniziativa promossa da One Health Foundation. Per 2 giorni a bordo dell'imbarcazione, sulla tratta Ancora-Durazzo-Ancona, sono stati svolti più di 550 visite e test gratuiti per i passeggeri.
"Ringraziamo One Health Foundation per tutto quello che finora ha fatto in Albania - dichiara Evis Sala, ministro della Salute della Repubblica d'Albania - Durante l'incontro con la delegazione italiana, partita dalle Marche, abbiamo deciso di avviare un nuovo progetto sul nostro territorio nazionale. L'idea è affiancare medici italiani ai giovani medici albanesi durante l'attività estiva dei centri, con il fine di creare una proficua collaborazione. In Albania al momento sono disponibili diversi programmi di prevenzione che però vanno rafforzati anche per ridurre l'impatto delle malattie sul sistema di cure ospedaliere. Da anni sono attivi gli screening per il tumore della mammella e del collo dell'utero e abbiamo introdotto anche la vaccinazione anti-Hpv per gli adolescenti maschi. I tassi d'adesione sono ancora bassi e, ad esempio, per il carcinoma mammario sono fermi al 50%. Dobbiamo poi avviare altri programmi per la diagnosi precoce delle malattie cardio-vascolari e di quelle metaboliche. Siamo pronti a partire e intendiamo creare uno scambio di know-how con l'Italia che duri nel tempo".
"Bisogna anche rafforzare i rapporti di collaborazione tra Italia ed Albania e gli scambi tra i due Paesi sul fronte sia della ricerca che della formazione - afferma Rossana Berardi, presidente di One Health Foundation e presidente eletto Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - Abbiamo perciò sottoscritto un protocollo d'intesa tra l'università di Medicina di Tirana e l'università Politecnica delle Marche per favorire gli scambi tra docenti e studenti e i rapporti di collaborazione scientifica. In quest’ottica si inserisce il progetto nei centri estivi che rappresenta un esempio concreto di cooperazione internazionale per la prevenzione. Ringraziamo tutti i rappresentanti delle istituzioni albanesi per la fiducia, il sostegno e per aver reso possibile la terza edizione della 'Nave della salute' e anche l'amico e armatore di Adria Ferries Alberto Rossi".
"E' stato un grandissimo successo e per le prossime edizioni vogliamo ampliare ulteriormente l'offerta con altri ambulatori - commenta Mauro Boldrini, vice presidente di One Health Foundation e direttore Comunicazione Aiom - Siamo già al lavoro per attivare il progetto estivo e sviluppare altre campagne a 360 gradi che coinvolgano tutte le fasce della popolazione".
Il viaggio di questa terza edizione ha visto la collaborazione con Fondazione Quotidiano Sanita. E' iniziato giovedì 23 aprile dal porto di Ancona, con ritorno il giorno dopo da Durazzo. Per 2 giorni sono stati attivi 10 ambulatori e 17 medici specialisti hanno visitato i passeggeri. Quindi il rientro in Ancona sabato 25 aprile.

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(Adnkronos) - Nel trattamento del mieloma multiplo è oggi rimborsata in Italia la terapia Ciltacabtagene autoleucel (cilta-cel) a base di cellule T con recettore dell'antigene chimerico (Car-T), sviluppata da Johnson & Johnson. Il trattamento, ad oggi unica terapia avanzata utilizzabile in linee precoci di trattamento - spiega l'azienda in una nota - è indicato in pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario che hanno ricevuto almeno una precedente terapia, inclusi un agente immunomodulante e un inibitore del proteasoma, nei quali si è verificata progressione della malattia durante l'ultima terapia e che sono refrattari a lenalidomide.
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che ha origine nel midollo osseo ed è causato dalla proliferazione incontrollata delle plasmacellule neoplastiche, ricorda J&J. Seppur con un'incidenza nel complesso stabile, con circa 5.700 nuove diagnosi ogni anno, la mortalità è in calo, grazie ai progressi della ricerca scientifica. Si tratta di una malattia caratterizzata dal susseguirsi di recidive e trattamenti, periodi di remissione sempre più brevi e l'aumento dei tassi di tossicità e comorbidità man mano che si susseguono le linee di trattamento.
"Avere la possibilità di trattare un paziente che ha ricevuto solo una linea di terapia, a differenza di pazienti in recidiva dopo almeno 3 linee di terapia - attuale approvazione delle Car-T in Italia - significa intervenire in una fase di malattia in cui ci si aspetta una maggiore efficacia dei trattamenti, sia per una minor potenziale resistenza alle terapie, sia perché ci si avvale di un sistema immunitario meno compromesso rispetto a uno sottoposto a molteplici trattamenti terapeutici", afferma Francesca Gay, professore associato di Ematologia, Dipartimento di Biotecnologie e Scienza per la salute, università degli Studi di Torino, Divisione di Ematologia dell'azienda ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino. "I dati disponibili - continua - mostrano un'efficacia di trattamento anche nei pazienti che hanno mostrato refrattarietà alla lenalidomide, parte ormai integrante della maggior parte dei trattamenti di prima linea. Questa modalità di cura one-shot è destinata a cambiare l'approccio alla malattia: per anni il trattamento dei pazienti affetti da mieloma multiplo si basava su un trattamento continuativo, virtualmente proseguito fino a ripresa di malattia o finché tollerato. Questo nuovo approccio terapeutico, con alti potenziali di risposta, per la prima volta consentirà finalmente un intervallo libero da trattamento con conseguente miglioramento potenziale anche della qualità di vita dei pazienti. Grazie a queste innovazioni, inoltre, si sta parlando sempre più frequentemente del concetto di cura anche nel mieloma multiplo, dove l'obiettivo è garantire il controllo della malattia a lungo termine, consentendo al paziente di condurre una vita il più possibile normale e in assenza di terapia".
Cilta-cel è un'immunoterapia basata sulla riprogrammazione genetica dei linfociti T di un paziente, illustra la nota. Attraverso l'integrazione di un transgene codificante per un recettore chimerico dell'antigene (Car), queste cellule vengono istruite a identificare ed eliminare le cellule che esprimono l'antigene di maturazione delle cellule B (Bcma), proteina altamente espressa su quelle di mieloma. Proprio per la sua complessità, cilta-cel, come altre terapie a base di Car-T, può essere somministrata solo in centri trapianti specializzati e certificati sul territorio nazionale.
"Il percorso Car-T è un vero e proprio viaggio di medicina personalizzata che trasforma il sistema immunitario del paziente in un farmaco vivo - descrive Stefania Bramanti, caposezione Terapie cellulari, Irccs Istituto clinico Humanitas, Milano - Tutto inizia con l'aferesi, il prelievo dei linfociti T del paziente, che vengono poi inviati a laboratori specializzati per essere 'riprogrammati' geneticamente. Contemporaneamente, al paziente viene somministrata una terapia ponte per evitare la progressione della malattia. Dopo un ciclo di chemioterapia, le cellule potenziate vengono reinfuse nel paziente, ma non prima che vengano effettuati rigorosi controlli di qualità sulle cellule stesse: è qui che inizia la sorveglianza attiva per monitorare la risposta immunitaria del paziente. La procedura stessa di sviluppo del farmaco è articolata: il passaggio dall'aferesi alla reinfusione non è immediato: ci sono altri quattro passaggi fondamentali che garantiscono l'effettiva fruibilità della terapia. Proprio data la loro complessità l'erogazione di Car-T richiede un coordinamento a livello medico e a livello logistico per renderle effettivamente operative: serve una certificazione rigorosa dei centri e una formazione specifica di tutto il personale per garantire un'equa accessibilità alla terapia su tutto il territorio nazionale".
Nel complesso percorso delle Car-T, le associazioni di pazienti hanno un ruolo "fondamentale per integrare l'eccellenza scientifica con un sistema di informazione trasparente e un supporto emotivo costante per il malato e la sua rete familiare - evidenzia Davide Petruzzelli, presidente dell'associazione La Lampada di Aladino Ets - Se il progresso scientifico avanza rapidamente, a volte invece il sistema sanitario fatica a tenere il passo per quanto riguarda la gestione, l'organizzazione dei servizi e la loro accessibilità, anche a causa di limiti procedurali e di pianificazione. Per questo è necessario migliorare il supporto ai pazienti che devono spostarsi e avvicinare i servizi al territorio. Come associazione, ci impegniamo per fornire supporto completo alle persone colpite dal cancro, inclusi malati, ex malati, familiari, caregiver e lungoviventi, offrendo assistenza a 360 gradi grazie a un'equipe multidisciplinare che propone interventi personalizzati finalizzati al recupero di una buona qualità di vita".
L'auspicio, per Matilde Cani, responsabile Progetti istituzionali Ail - Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma, Milano Monza Brianza, è che "l'accesso a questa e alle altre terapie innovative possa essere sempre più rapido ed equo su tutto il territorio nazionale". L'associazione "da oltre 50 anni è al fianco dei pazienti ematologici con l'obiettivo di sostenere la ricerca, l’assistenza e sensibilizzare l’opinione pubblica contro i tumori del sangue. Attraverso l'opera delle 83 sezioni provinciali, il nostro impegno ultimo è di contribuire a curare al meglio i pazienti".
Il via libera al rimborso da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) - riporta la nota - si è basata sui risultati dello studio di fase 3 Cartitude-4 che ha valutato l'efficacia e sicurezza di cilta-cel in pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario che hanno ricevuto da una a tre linee di trattamento precedenti, tra cui un inibitore del proteasoma e un agente immunomodulante, nei quali si è verificata progressione della malattia durante l'ultima terapia e che presentano refrattarietà a lenalidomide, rispetto alle terapie standard di pomalidomide, bortezomib e desametasone o daratumumab, pomalidomide e desametasone. Nello specifico, al cut-off dei dati a 33,6 mesi dell'analisi intention-to-treat è stata riscontrata una riduzione del rischio di progressione del 71%, supportata da un dato statisticamente significativo di riduzione del rischio di morte del 45%.
Le terapie Car-T necessitano di un processo produttivo molto complesso, per ottimizzare il quale J&J ha affrontato una serie di investimenti finalizzati alla realizzazione e apertura di un nuovo sito produttivo dedicato allo sviluppo queste terapie a Gand, in Belgio, volto a soddisfare la richiesta di cilta-cel in tutta Europa, compresa l'Italia. "Da oltre 30 anni Johnson & Johnson investe nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi che rispondano ai bisogni di cura dei pazienti e per essere al fianco di medici nel trattamento dei tumori ematologici e solidi - dichiara Alessandra Baldini, direttrice medica, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia - L'arrivo in Italia di questa terapia rappresenta per noi un nuovo passo verso la nostra missione di trasformare il decorso di questa malattia devastante. Questo traguardo enfatizza anche la centralità della medicina personalizzata, nella ricerca e sviluppo di Johnson & Johnson, con l'idea di costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché tutti i pazienti ricevano il trattamento più giusto e più efficace, sulla base dei bisogni di ciascuno, contribuendo a costruire una medicina del futuro basata sulla personalizzazione delle cure". Aggiunge Jacopo Murzi, amministratore delegato, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia: "Da molti anni lavoriamo con passione e dedizione per combattere il mieloma multiplo, rinnovando la nostra volontà di guidare l'innovazione terapeutica e ridefinire i paradigmi di trattamento. In Johnson & Johnson consideriamo la salute come un investimento, necessario per rispondere con efficacia e tempestività ai bisogni di cura insoddisfatti dei pazienti. Come partner del sistema salute, collaborando con istituzioni, comunità scientifica e associazioni pazienti, continuiamo a investire in Italia in innovazione e studi clinici - soprattutto in ambito onco‑ematologico - per trasformare la scienza in benefici tangibili per i pazienti".

(Adnkronos) - "L’Associazione Italiana Arbitri esprime il proprio rammarico per quanto appreso dagli organi di stampa in relazione alla vicenda che coinvolge il designatore arbitrale della Can A e B, Gianluca Rocchi, e il componente Andrea Gervasoni. Il Comitato Nazionale, nella seduta odierna, provvederà alle determinazioni conseguenti e ad assicurare la continuità della funzione tecnica della citata Commissione". Così l'Associazione Italiana Arbitri (Aia) ha precisato la propria posizione sull'inchiesta in una nota.
"Quanto alla specifica vicenda - si legge nel comunicato - il Presidente dell’Aia, Antonio Zappi, ricevuto l’esposto presentato dal sig. Domenico Rocca dispose immediatamente l’invio della documentazione pervenuta alla Procura Federale della Figc. Successivamente, l’Associazione ha preso atto dell’avvenuta archiviazione del procedimento in ambito sportivo. Il nuovo regolamento tecnico dell’Aia, in vigore dal 1 luglio 2025, dispone ora che il Responsabile della Can, in occasione di ogni turno di gara dei campionati di Serie A e Serie B e nelle altre competizioni con Var, può designare, secondo le proprie valutazioni, un supervisore tra i componenti della Commissione, incaricato di svolgere un debriefing tecnico post-gara e di redigere una relazione sull’attività svolta, rimessa alla facoltà del Responsabile della Can".

(Adnkronos) - La primavera e l'aumento costante delle temperature stanno 'risvegliando' le zanzare e con loro anche le arbovirosi che trasmettono come vettori: dalla Dengue alla Chikungunya, fino al virus West Nile. Nell'ultima settimana si segnalano casi di Dengue in provincia di Brescia e a Scandicci (Firenze). L'ultimo bollettino dell'Istituto superiore di sanità (Iss) registrava 113 casi di Dengue dall'inizio dell'anno al 31 marzo, "tutti associati a viaggi all'estero: un numero molto superiore a quello registrato nello stesso periodo dello scorso anno, quando nei primi 5 mesi ne erano stati registrati 60". A questi contagi si aggiungono "10 casi confermati di Chikungunya, tutti associati a viaggi all'estero, 90% con luogo di esposizione Seychelles", e "2 casi di Zika virus, tutti importati". A Roma il sindaco Gualtieri ha firmato un'ordinanza "volta alla prevenzione e al controllo delle malattie trasmesse da insetti vettori ed in particolare dalla zanzara tigre (Aedes albopictus) e dalla zanzara comune (Culex pipiens) derivante dall'infestazione". Le amministrazioni si muovono con le disinfestazioni di aree verdi, dei parchi e con i suggerimenti per i condomini e i privati cittadini.
"Con le temperature che si rialzano tornano le zanzare - spiega all'Adnkronos Salute l'epidemiologo Massimo Ciccozzi - Sopra i 10 gradi iniziano a ripopolarsi, poi dai 20-25 fino ai 38 gradi entrano nel vivo e pungono di più. Questo clima sub-tropicale che stiamo vivendo è l'ideale. Con le zanzare tornano le malattie di cui sono vettori: Dengue, Chikungunya e West Nile, che da rare in Italia ormai vediamo ogni anno. Soprattutto quest'ultima lo scorso anno ha fatto registrare in Italia oltre 700 casi e 49 decessi. Per West Nile non abbiamo il vaccino; per la Dengue c'è, ma lo consiglio a chi deve viaggiare in Paesi endemici. In questo periodo si devono programmare le disinfestazioni in ville e parchi delle città, mettere le zanzariere a casa e preparare i repellenti. La 'nostra' zanzara Culex, che punge solo di notte, ci ronza vicino e non ci fa dormire. Ma la tigre è molto subdola, ha un volo silenzioso e non ci accorgiamo della sua presenza, 'morde' di giorno e di notte. Soprattutto, non riposa come la Culex sul muro di casa, dove è facile trovarla ed eliminarla. La tigre si rifuggia nella vegetazione ed essendo nera con strisce bianche è difficile riconoscerla".
"Da circa 1 mese vediamo i primi casi di arbovirosi, poi si deve capire se sono d'importazione o autoctoni, ma il momento in cui si deve agire sui ristagni di acqua con i larvicidi è proprio questo, aprile e maggio. Anzi, forse è già tardi - afferma l'infettivologo Matteo Bassetti - Poi con la disinfestazione contro gli esemplari adulti si deve proseguire a maggio e giugno. Si deve procedere adesso contro tutte le zanzare, la tigre, ma anche la Culex che trasmette la West Nile. Quest'ultima arbovirosi - ricorda - lo scorso anno ha fatto un disastro e ci siamo trovati ad agosto nel pieno di focolai attivi. Il ministero della Salute dovrebbe dare indicazioni precise ai Comuni su cosa fare, ma anche ai medici di famiglia. Su questo tema ci si deve muovere in fretta ora, altrimenti in estate siamo di nuovo nel mezzo di una emergenza".

(Adnkronos) - "In Albania la professione medica è particolarmente ambita. Ogni anno la Facoltà di Medicina di Tirana accoglie circa 500 nuovi studenti, che rappresentano il numero massimo sostenibile in base alle risorse disponibili, tra docenti e strutture. Solo 5 anni fa gli iscritti erano circa 260 all'anno: l'aumento è stato necessario per rispondere al fabbisogno crescente di medici nel nostro sistema sanitario nazionale. Nel complesso, considerando tutti i 6 anni di corso, gli studenti iscritti al programma di Medicina generale sono circa 3.000. Si tratta del percorso più richiesto all'interno dell'offerta formativa". Lo ha detto Xheladin Draçini, rettore dell'università di Medicina di Tirana, in occasione della firma di un protocollo di intesa con l'università Politecnica delle Marche, che contribuirà a promuovere progettualità condivise e a rafforzare la collaborazione tra i due atenei in ottica One Health.
L'accordo è stato siglato a Tirana lo scorso 24 aprile alla presenza di Rossana Berardi, professore ordinario di Oncologia all'università Politecnica delle Marche e presidente di One Health Foundation, che ha portato il documento già sottoscritto dal rettore Enrico Quagliarini. "Per sostenere questo impegno formativo - ha spiegato Draçini - le collaborazioni internazionali giocano un ruolo fondamentale, contribuendo a migliorare la qualità della didattica e a condividere competenze. Parallelamente, il Governo albanese ha messo in campo strategie per trattenere i giovani professionisti nel Paese. Dopo la laurea, i medici hanno infatti la possibilità - ma anche l'obbligo - di lavorare per un periodo compreso tra 1 e 3 anni nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. A questo si affianca un sistema di 36 scuole di specializzazione collegate all'università di Medicina, che permette di proseguire il percorso formativo".
"Per noi le università italiane rappresentano un partner fondamentale nelle collaborazioni con le università straniere. Questo anche per una ragione molto semplice: una parte significativa dei nostri docenti si è formata proprio in Italia - ha ricordato Draçini - Ciò facilita enormemente il dialogo perché condividiamo un contesto culturale simile, un approccio comune e, spesso, anche problematiche analoghe, in particolare nel campo della salute".
Per il rettore, "resta però una sfida importante: colmare la distanza tra conoscenza e comportamento. Sappiamo tutti - ha sottolineato - che il tabacco è dannoso, eppure il suo consumo resta diffuso. Proprio per affrontare queste contraddizioni, la nostra università ha sviluppato un polo di salute pubblica di grande rilievo, in stretta collaborazione con l'Istituto di sanità pubblica dell'Albania. Questo ci permette non solo di fare informazione, ma anche di raccogliere dati e studiare i comportamenti che incidono negativamente sulla salute. In questo contesto, esistono ampie possibilità di sviluppare progetti comuni, anche a distanza, da realizzare contemporaneamente in Albania e in Italia, favorendo lo scambio di studenti e docenti. Si tratta di collaborazioni che possono essere attivate rapidamente e senza particolari ostacoli. Anzi, riteniamo che queste esperienze possano essere molto utili anche per gli studenti italiani, offrendo loro l'opportunità di confrontarsi con problematiche di salute pubblica diverse da quelle che incontrerebbero nel proprio Paese, e quindi di arricchire il proprio percorso formativo".
"A 1 anno dalla precedente missione, la 'Nave della salute' di One Health Foundation è tornata a Tirana, confermandosi non solo come progetto sanitario, ma anche come esperienza di cooperazione accademica e culturale - ha evidenziato Berardi - Un'iniziativa che unisce assistenza, formazione e ricerca, e che vede coinvolte università e istituzioni di diversi Paesi. Come One Health Foundation abbiamo stretto un accordo con FederCusi, la Federazione dei Cus, Centri universitari sportivi in Italia, e auspicabilmente potremo sottoscriverne anche un altro a livello europeo. Il nostro obiettivo è formare gli 'ambasciatori della salute', giovani che possano parlare ai giovani, giovani studenti di Medicina che adottano buone pratiche, pratiche sportive, stili di vita sani".
La visita della delegazione della 'Nave della salute' nella sede dell'ateneo di Tirana è coincisa con il secondo congresso delle scienze della salute, un'occasione per ribadire un cambio di prospettiva: non più solo medicina intesa come cura della malattia, ma salute come bene da preservare e promuovere. Un approccio che si inserisce nella visione One Health, in cui la salute umana è strettamente legata a quella dell'ambiente e del pianeta. "Non possiamo pensare alla medicina solo in termini di ospedali e patologie - hanno concluso Draçini e Berardi - ma dobbiamo guardare alla salute in senso più ampio, come equilibrio tra uomo, ambiente e società".

(Adnkronos) - "Ringrazio One Health Foundation per il suo lavoro in Albania. Abbiamo fatto un brainstorming molto rapido e da questo è nata un'idea che spero di poter concretizzare già da questa estate, con l'apertura delle guardie mediche estive per turisti nel Paese". Lo ha detto il ministro della Salute della Repubblica d'Albania, Evis Sala, che a Durazzo il 24 aprile ha incontrato sulla 'Nave della salute' la delegazione di One Health Foundation.
"In Albania sono attive 36 guardie mediche estive e, in vista della stagione, è in corso una selezione di giovani medici. Sarebbe bello avviare una collaborazione con One Health Foundation - ha aggiunto Sala al fianco di Rossana Berardi, presidente di One Health Foundation e presidente eletto di Aiom (Associazione italiana oncologia medica) - per integrare attività di screening e sensibilizzazione sugli stili di vita e sui fattori di rischio, insieme a un lavoro di educazione sanitaria rivolto alla popolazione. Potremmo includere anche semplici strumenti diagnostici, come l'ecografia, che è portatile e permette di portare la medicina direttamente al cittadino", ha sottolineato il ministro, precisando che l'obiettivo è la prevenzione e la diagnosi precoce. "Sono molto ottimista - ha detto - L'idea è nata oggi e vogliamo portarla avanti per questa stagione estiva. Magari non riusciremo a realizzarla subito in modo completo, ma siamo determinati a farlo".
Sul tema più generale della prevenzione, Sala ha spiegato che l'Albania sta già sviluppando diversi programmi. "Una parte importante della mia visione - ha illustrato il ministro della Salute - è spostare il sistema sanitario dalla cura ospedaliera alla prevenzione primaria. Dobbiamo investire nel capitale umano, che è importante non solo per la salute delle persone, ma anche per l'economia".
Nel Paese delle Aquile, ha ricordato Sala, "sono attivi programmi di screening per il tumore al seno, per il tumore del collo dell'utero e altre patologie, oltre ai programmi di vaccinazione. Recentemente è stata ampliata anche la fascia d'età di alcuni screening ed è stato introdotto il vaccino Hpv per i ragazzi. Tuttavia - ha osservato - c'è ancora molto da fare perché l'adesione agli screening è ancora intorno al 50%. Inoltre, mancano ancora programmi strutturati per la prevenzione delle condizioni legate agli stili di vita, come diabete, malattie cardiovascolari e disturbi metabolici. Su questo dobbiamo lavorare ancora molto. E' un progetto di lungo periodo, ma possiamo costruirlo insieme".
Il ministro ha infine sottolineato il valore dell'esperienza italiana: "In Italia i programmi di prevenzione e le figure professionali dedicate agli stili di vita, come il nutrizionista, sono molto sviluppati. Mi piacerebbe portare questo know-how anche in Albania, per costruire una collaborazione stabile e duratura".

(Adnkronos) - "Ogni anno la nostra attività di screening si è concentrata su una patologia oculistica con forte impatto sociale, con l'obiettivo di realizzare interventi di prevenzione mirati. Le malattie dell'occhio ad alta incidenza e potenzialmente invalidanti, infatti, sono quelle per cui la prevenzione risulta più efficace". Così all'Adnkronos Salute Carlo Sprovieri, direttore Uoc Oculistica ospedale Murri Ast Fermo, tra i 17 medici a bordo della 'Nave della salute' di One Health Foundation, che da Ancona a Durazzo e ritorno ad Ancona il 23 e 24 aprile hanno effettuato in 10 ambulatori visite e controlli gratuiti ai passeggeri. L'obiettivo: promuovere a 360 gradi la salute e il benessere, ma soprattutto la prevenzione secondaria di patologie importanti.
"Molte di queste patologie - spiega Sprovieri - sono di tipo degenerativo e hanno un andamento lento e spesso silenzioso. Un esempio è il glaucoma, una malattia oculare subdola che, nelle fasi iniziali, non presenta sintomi percepibili dal paziente. Per questo motivo, uno screening esteso a diverse fasce d'età può permettere diagnosi più precoci e quindi una maggiore possibilità di trattamento", sottolinea. "Nel corso delle attività - riferisce lo specialista - sono state individuate anche forme iniziali di maculopatie completamente sconosciute ai pazienti, in prevalenza giovani adulti albanesi, e ancora non percepibili sul piano clinico. In questi casi si è potuto indirizzare le persone verso controlli periodici e follow-up specialistici. Sono emerse inoltre situazioni di forte predisposizione al glaucoma, che hanno reso necessario l'invio a esami di approfondimento per una diagnosi più precisa, non sempre immediata nella fase iniziale della malattia". In una precedente edizione dell'iniziativa, ricorda Sprovieri, "l'attenzione si era invece concentrata sulle patologie della cornea, un ambito in cui la prevenzione attraverso la visita oculistica di base risulta particolarmente efficace. Si tratta infatti di condizioni spesso individuabili già con un semplice controllo clinico, se effettuato in tempo". Un "dato significativo" registrato negli ultimi 2 anni "riguarda la scarsa abitudine ai controlli oculistici: nella quasi totalità dei pazienti albanesi visitati sulla 'Nave della salute' di One Health non risultavano precedenti visite specialistiche, anche in persone che svolgono attività lavorative quotidiane come la guida. Solo in rari casi i pazienti avevano effettuato 1 o 2 controlli nel corso della vita; nella maggior parte, invece, non vi era mai stato un contatto con lo specialista".
Queste iniziative, "insieme ad altre esperienze di medicina vascolare e prevenzione sul territorio, rappresentano però solo una parte di un fabbisogno molto più ampio - precisa l'esperto - Sono interventi importanti, ma ancora limitati rispetto alle necessità complessive. Nel campo dell'oculistica, in particolare, esistono già diverse esperienze di prevenzione itinerante realizzate anche attraverso ambulatori mobili e iniziative promosse da associazioni e strutture sanitarie. Tuttavia - fa notare Sprovieri - la prevenzione resta ancora insufficiente rispetto alla domanda". Il "limite principale resta quello dei costi: la prevenzione richiede investimenti costanti, ma rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’impatto delle malattie nel lungo periodo", conclude.

(Adnkronos) - Il caso del paziente 78enne soccorso sulla 'Nave della salute' richiama l'attenzione sulla prevenzione secondaria per ridurre il rischio di un nuovo evento cardiovascolare in chi ha già avuto un infarto o una malattia cardiaca. "Ma iniziative come questa sono importanti anche per sensibilizzare i più giovani: il processo che può portare a infarto o ictus dopo i 50-60 anni spesso inizia già intorno ai 20, anche per fattori genetici. Il problema è che il colesterolo alto non dà sintomi, e quindi resta invisibile per anni, e tra i giovani non è percepito come un pericolo". Così all'Adnkronos Salute Roberto Catalini, direttore Uoc Medicina interna Ast Macerata, ospedale di Macerata, tra i 17 medici a bordo della 'Nave della salute' di One Health Foundation per effettuate in 10 ambulatori visite e controlli gratuiti per 2 giorni (23-24 aprile) ai passeggeri sulla tratta Ancona-Durazzo-Ancona. L'obiettivo: promuovere a 360 gradi la salute e il benessere, ma soprattutto la prevenzione secondaria di patologie importanti.
"Diventa quindi essenziale intervenire precocemente - sottolinea Catalini - soprattutto tra le nuove generazioni, sempre più esposte a cattive abitudini: consumo di cibo ultraprocessato, bevande zuccherate, sedentarietà e aumento di sovrappeso e obesità. Tutti fattori che avranno un impatto sulla salute in età adulta". Il nodo centrale per l'esperto resta la prevenzione, "che però richiede investimenti e, soprattutto, un cambiamento culturale. Non si tratta di 'medicalizzare' la società, ma di promuovere scelte consapevoli nella vita quotidiana. In questo senso, anche piccoli gesti fanno la differenza", assicura Catalini: "Camminare regolarmente è una delle attività più semplici ed efficaci per mantenersi in salute - raccomanda - Allo stesso tempo, è importante limitare il consumo di zuccheri. Quanto ad alimenti come la pasta, spesso demonizzati, è bene ricordare che possono far parte di una dieta equilibrata".
Sulla 'Nave della salute' un'attenzione particolare "è stata rivolta a una categoria spesso trascurata: gli autotrasportatori, uomini con un'età media tra i 50 e i 55 anni che viaggiano regolarmente tra Italia e Albania - spiega Catalini - Dai controlli effettuati lo scorso anno e in questa edizione, è emerso un dato significativo: molti di loro non avevano mai eseguito un ecocolordoppler, un esame semplice, ma fondamentale che consente di 'aprire una finestra' sul sistema vascolare. Questo tipo di indagine permette di verificare se fattori di rischio come colesterolo alto, ipertensione, fumo e diabete abbiano già causato danni alla circolazione. Il problema è che patologie come l'aterosclerosi si sviluppano lentamente e in modo silenzioso: quando compaiono i sintomi, spesso il danno è già avanzato". Le manifestazioni più note sono l'ictus, l'infarto e l'arteriopatia degli arti inferiori. Tuttavia, "queste condizioni rappresentano la fase finale di un processo che può durare decenni. Intervenire prima della comparsa dei sintomi - avverte il medico - è quindi cruciale per prevenire conseguenze gravi. La prevenzione resta infatti l'arma più efficace. Le malattie cardiovascolari sono ancora oggi la principale causa di morte a livello globale, superando anche i tumori. E se in passato colpivano soprattutto gli uomini, oggi si osserva un aumento significativo anche tra le donne, complice il cambiamento degli stili di vita: ad esempio, il fumo è sempre più diffuso anche nella popolazione femminile".
Iniziative come la 'Nave della salute', conclude Catalini, "vanno proprio in questa direzione: portare la prevenzione direttamente alle persone. Un impegno che si affianca ad altre esperienze sul territorio, come il progetto 'Carotidi in piazza', promosso da anni nelle Marche. Solo lo scorso anno a Macerata sono stati eseguiti 714 screening, con l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione su patologie ancora troppo spesso sottovalutate. Persistono infatti convinzioni errate, come l'idea che il colesterolo alto sia un problema 'normale' o inevitabile perché presente in famiglia. In realtà, quando si manifestano le malattie, le conseguenze possono essere molto serie".
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