
Il tumore ovarico ogni anno in Italia fa registrare più di 5.400 nuovi casi. Otto donne su 10, al momento della diagnosi, presentano una malattia già in fase avanzata e vengono generalmente sottoposte a un intervento chirurgico seguito da una chemioterapia a base di platino. La sopravvivenza globale a 5 anni delle pazienti con tumori epiteliali maligni dell'ovaio si aggira intorno al 43%. I tassi di mortalità risultano però in diminuzione, nell'ultimo decennio, anche grazie all'introduzione di nuovi e più efficaci trattamenti in alternativa alla chemioterapia tradizionale. E' così oggi possibile donare una speranza alle 52mila donne che nel nostro Paese vivono con una diagnosi di carcinoma dell'ovaio, anche a quelle che sviluppano una recidiva che non risponde alla terapia a base di platino (Proc). Storicamente, le opzioni di trattamento per queste pazienti sono state limitate alla sola chemioterapia. Quelle disponibili, oltre a non aver dimostrato un vantaggio in sopravvivenza, spesso comportano eventi avversi che possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita. E' questa l'attuale situazione che emerge tra gli esperti durante l'evento scientifico 'FOLight - Discovering new frontiers in ovarian cancer, organizzato da AbbVie. L'evento inizia oggi e vede riuniti per 2 giorni a Sorrento oncologi, ginecologi, anatomopatologi, oftalmologi e altri professionisti della salute. L'obiettivo è discutere sulle ultime prospettive di trattamento e sulle nuove esigenze delle donne colpite dalla malattia.
"Tra quelli ginecologici il carcinoma ovarico è il più insidioso e il settimo più diagnosticato tra le donne di tutto mondo - sottolinea Sandro Pignata, direttore Uoc Uro-ginecologia Int-Irccs Fondazione Pascale di Napoli - Si caratterizza per una forte aggressività e non presenta sintomi specifici che invece sono spesso associabili a quelli di altre patologie. Anche la prevenzione secondaria è molto difficile e non esistono al momento degli esami di screening accertati. Il risultato è che appena 1 caso su 10 viene individuato quando la malattia è confinata solo alle ovaie. Questo rende ulteriormente più difficili le già limitate possibilità di cura. Di solito il trattamento consiste in un primo intervento chirurgico a cui seguono cicli di chemioterapia a base di platino. La neoplasia tende però a recidivare nel 70% dei casi di stadio III e IV e cioè quando è diffusa alla cavità addominale o estesa ad organi, come fegato o polmoni. La resistenza ai farmaci tradizionali è molto frequente e quindi la ricerca scientifica ha dovuto concentrarsi sulla medicina di precisione e sull'individuazione di nuove terapie mirate".
Le uniche terapie innovative finora disponibili nel carcinoma dell'ovaio sono state riservate solo ad alcune categorie di pazienti e solo nelle prime fasi della malattia, mentre per le pazienti in stadio più avanzato, tra cui le pazienti platino-resistenti, rimane un importante bisogno insoddisfatto. La ricerca scientifica si sta oggi concentrando su anticorpi farmaco-coniugati diretti su nuovi biomarcatori, di recente identificazione, presenti in uno specifico setting di pazienti. "Il recente arrivo degli anticorpi farmaco-coniugati rappresenta una svolta importante - aggiunge Anna Fagotti, direttrice Uoc Carcinoma ovarico della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma - Sono terapie che devono essere al più presto rese disponibili ed effettivamente fruibili in Italia. In particolare, sono necessarie alle pazienti che risultano resistenti alla chemioterapia a base di platino. Mirvetuximab soravtansine è stato autorizzato a livello europeo a fine del 2024. Ha dimostrato di migliorare la prognosi in quanto ritarda la progressione della malattia, aumenta la sopravvivenza globale con un diverso profilo di tossicità rispetto ai trattamenti tradizionali. Indispensabile per il ricorso alla terapia è stata l'identificazione di un nuovo biomarcatore, il recettore dei folati (FRα). Si calcola sia overespresso in circa 50% di tutte le pazienti. Ora si rende necessario un cambio di paradigma, nella presa in carico di questo specifico setting, in modo da consentire un accesso equo a tutte le opzioni di trattamento disponibili".
"Nel carcinoma ovarico stiamo assistendo a un'evoluzione importante: la sopravvivenza può aumentare grazie a terapie sempre più mirate - afferma Ilaria Bellet, presidente Acto Italia (Alleanza contro il tumore ovarico) - Gli anticorpi farmaco-coniugati stanno cambiando le prospettive per molte pazienti e per trasformare questa innovazione in cura serve un passo decisivo: renderli disponibili in modo tempestivo e omogeneo sul territorio, insieme agli strumenti diagnostici indispensabili per accedervi. In parallelo, non possiamo trascurare il valore di un'informazione corretta: i tumori ginecologici sono ancora poco conosciuti e la scarsa consapevolezza può tradursi in diagnosi tardive e percorsi più difficili. Acto è impegnata a colmare questo divario con iniziative di sensibilizzazione e orientamento".
"Da molti anni siamo impegnati in ambito onco-ematologico utilizzando sempre le tecnologie più avanzate con l'obiettivo di sviluppare terapie che abbiano un impatto significativo sulla vita dei pazienti e sui loro bisogni insoddisfatti - dichiara Fabrizio Greco, amministratore delegato AbbVie Italia - Dobbiamo continuare a collaborare con le istituzioni, le società scientifiche e le associazioni dei pazienti per riconoscere il valore dell'innovazione terapeutica, renderla disponibile in modo rapido e ampio a tutti coloro che ne hanno bisogno ed integrarla tempestivamente nella pratica clinica".

Potrebbe essere trasmesso alla procura di Venezia, competente per i reati distrettuali, il fascicolo che vede indagati un giornalista 48enne, ex vicedirettore di un telegiornale nazionale, e la professoressa di liceo 52enne di Treviso accusati di concorso di violenza sessuale nei confronti di minori, pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pornografico. I nomi dei due, finiti al centro di un'inchiesta avviata a Roma e coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri con i carabinieri del Nucleo investigativo, non vengono resi noti per tutelare il più possibile l'identità dei minori coinvolti nei fatti, ora al vaglio dell'autorità giudiziaria.
A far partire le indagini era stata infatti la denuncia presentata dall'ex compagno della donna, dopo che la figlia aveva raccontato di aver trovato sul pc della madre una chat in cui venivano scambiate foto e messaggi a sfondo sessuale che ritraevano minori, tra i quali anche lei e i suoi due cuginetti di 5 e 8 anni. Proprio nell'interesse supremo dei giovanissimi e dei bambini, il Codice deontologico dei giornalisti prevede, nelle vicende "che coinvolgono persone minorenni, sia in qualità di protagonisti che di vittime o testimoni", di non diffondere dati personali e "ogni altra circostanza ed elemento che possano, anche indirettamente, consentire la loro identificazione, avendo cura di evitare sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione. La necessità di tutela è finalizzata ad impedire che l’informazione possa incidere sull’armonico sviluppo della loro personalità, turbare il loro equilibrio psico-fisico e influenzare negativamente la loro crescita".
La Carta di Treviso, documento che punta proprio a proteggere i minori quando sono oggetto di informazione, ricorda che "va garantito l’anonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca" e va anche "evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possano con facilità portare alla sua identificazione" come ad esempio "le generalità dei genitori", "l'indirizzo" o "la scuola".

"Si è avvalso della facoltà di non rispondere, non è ancora nelle condizioni fisiche per farlo" il legale del tranviere indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, convocato per essere interrogato in Procura a Milano sul deragliamento del tram della linea 9 dello scorso 27 febbraio in cui hanno perso la vita due persone. Ad affermarlo l'avvocato Mirko Mazzali.
Il sessantenne - difeso dagli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali - è stato convocato dai pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, titolari del fascicolo. Il conducente, quel venerdì, era entrato in servizio nel primo pomeriggio e - nelle dichiarazioni spontanee rese alla Polizia locale - ha dichiarato di aver perso il controllo del tram per un malore improvviso, dovuto a un trauma all'alluce del piede sinistro che si sarebbe provocato mentre, a inizio turno, aveva aiutato a salire a bordo del mezzo un disabile in carrozzina. Il dolore sarebbe piano piano cresciuto, fino a diventare fortissimo tanto da avere una sorta di mancamento.
La sincope vasovagale, diagnosticata al Niguarda, sarebbe alla base del salto della fermata in viale Vittorio Veneto e del mancato scambio che ha portato il tramlink non a procedere dritto, ma a girare a velocità elevata a sinistra finendo la corsa contro lo stabile.

Un’Italia nella quale lo sport non è più un privilegio, ma un diritto. Dove ogni piazza, ogni quartiere, ogni città diventa un palcoscenico di energia, inclusione e futuro. Questo è Sport Illumina il progetto promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi con un finanziamento di 31,8 milioni di euro e ideato da Sport e Salute. Illumina è la rivoluzione italiana che non solo trasforma gli spazi, ma accende la vita delle persone. Non si tratta di sogni, ma di possibilità concrete: campi da basket che ricordano il Madison Square Garden, campi da tennis con le stesse superfici degli Australian Open, tornei sotto le stelle, attività scelte dai cittadini stessi. Dalla prima scintilla di Cologno Monzese nascerà un’onda che attraverserà l’Italia, portando accessibilità, divertimento, salute e comunità in ogni angolo del Paese. Lo sport smette di essere osservato e diventa vissuto, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, guidato da tutor pronti a supportare ogni cittadino. Questa è la nuova visione dello sport italiano e chiunque voglia partecipare potrà finalmente farlo. Quello di Cologno Monzese, il primo Illumina, degli 85 in fase di realizzazione, è realtà grazie anche alla visione del Comune che ha creduto nel progetto.
Qui lo sport è da sempre un punto di riferimento per la comunità e per molti giovani. Il nuovo spazio nasce nel parco di via Neruda, dove per anni un campetto da basket è stato luogo di incontro spontaneo per i ragazzi del quartiere. Da quell’esperienza prende forma oggi un’area sportiva rinnovata e aperta a tutti. Uno spazio multifunzionale con campo da basket 3x3, area calisthenics e parete per l’arrampicata. Ad arricchire la giornata, la presenza dei ragazzi delle scuole, delle Asd locali, dei cittadini oltre agli Ambassador del Team Illumina: i campioni Filippo Magnini e Giacomo Galanda, l’artista Silvia Salemi, gli atleti Sara e Paolo Vargetto e il freestyler Swan Ritossa. L’inaugurazione si è distinta per uno show musicale curato da Warner Music Italy, media partner del progetto, con l’esibizione del vincitore di Sanremo Giovani, Nicolò Filippucci.
Questa eredità tangibile nasce da una visione condivisa tra Sport e Salute e partner che hanno scelto di investire nel futuro del Paese: Bancomat attivatore dello spazio di Cologno Monzese, adidas, Enel, Birra Peroni, i media partner Warner Music Urban Vision e Greenset come Official Supplier. Un vero gioco di squadra che ha trasformato uno spazio urbano in un luogo capace di generare futuro.
Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani ha parlato così durante l'evento: “Il nostro Progetto Sport Illumina ha come obiettivo la riqualificazione urbana e sociale dei luoghi dove poter praticare gratuitamente attività motoria, perché abbiamo il dovere di intervenire tanto più dove emergono o hanno addirittura il sopravvento disagi sociali e fenomeni criminali, come abbiamo fatto a Caivano, non solo con il ricostruito centro sportivo Pino Daniele, ma anche con il playground che abbiamo realizzato e dedicato a Fortuna e Antonio, bambini lanciati da due balconi tredici anni fa, applicando il principio dello sport come indispensabile difesa immunitaria sociale. Con questo spirito e con queste consapevolezze il Governo Meloni sta investendo risorse finanziare e attuando progetti diffusi, come mai successo nella storia della Repubblica, mettendo a disposizione delle comunità nuove infrastrutture pubbliche, a partire dai 1.543 spazi attrezzati nei Comuni del Sud sotto i 10.000 abitanti, ai quali si aggiungono ora le 85 progettualità di Sport Illumina, come questa di Cologno Monzese, con un investimento finanziario complessivo di quasi 32 milioni”.
Marco Mezzaroma, Presidente di Sport e Salute, ha aggiunto: “Questa è la risposta concreta di Sport e Salute a una domanda sempre crescente di spazi e luoghi dove poter svolgere attività fisica e sportiva in maniera libera, gratuita e accessibile. Abbattiamo così alcune delle barriere d’accesso allo sport. Un impegno concreto che non si conclude al taglio del nastro ma si consolida nella gestione quotidiana di questi spazi”. Sulla stessa linea il commento di Diego Nepi Molineris, Amministratore Delegato di Sport e Salute:“Illumina nasce da un’idea semplice ma dirompente: il buio si deve trasformare in opportunità e il silenzio nel battito di una comunità. La nostra missione è generare valore sociale. Accendiamo i territori con l’arma più potente che abbiamo: la bellezza dello sport praticato, libero e accessibile a tutti, perché lo sport è vita e illumina tutto!".
Stefano Zanelli, Sindaco di Cologno Monzese ha concluso: "Il progetto Sport Illumina ci ha permesso non soltanto di riqualificare un’area sportiva nel nostro territorio, nel contempo è una opportunità per un percorso di condivisione sportiva con la popolazione cittadina ed in particolare i nostri giovani. Siamo certi che il coinvolgimento delle associazioni sportive e la presenza di tutor faranno di questo playground un punto di riferimento importante per tutti, con la consapevolezza che lo sport, soprattutto quello praticato all'aperto, è fonte di benessere, amicizia e vita"

“Sono onorato di essere stato qui quest'oggi l'inaugurazione del primo Illumina che è il primo di 85 che verranno realizzati nell'arco di pochi mesi che sono spazi veramente dedicati alle persone, alle comunità, senza nessun limite di età né senza nessun limite anche di frequentazione. È importante che lo Stato, con aziende come Sport e Salute, abbia dato un segnale di un cambiamento importante”. Lo ha detto oggi a Cologno Monzese, il giornalista sportivo Massimo Caputi, partecipando alla presentazione di “Sport Illumina”, nell’ambito del progetto Illumina, ideato da Sport e Salute e promosso e finanziato dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Un progetto che mira a soddisfare la necessità di restituire ai cittadini luoghi di aggregazione autentici, accessibili e sicuri.
Lo sport come strumento di riappropriazione del territorio e aggregazione, dunque, “perché sport significa benessere e attività fisica significa condivisione, coinvolgimento”, riflette il giornalista che poi si sofferma su come Sport Illumina dia la possibilità “alle varie generazioni di essere insieme tra di loro”.
E aggiunge: “Ha un alto significato valoriale culturale per il nostro Paese. Credo che anche i risultati che stiamo ottenendo ad alto livello” agonistico “siano un'ulteriore spinta per i giovani”. Poi conclude: “Non bisogna essere dei campioni, bisogna stare bene con se stessi e con gli altri”.

Inaugurare questo spazio, che mette lo sport al centro anche della quotidianità "è un qualcosa di molto importante, anche perché, forse, si è un po' persa l'abitudine tra i ragazzi di oggi di uscire, andare al campetto, conoscere e incontrarsi con qualcuno e creare la magia dello sport, del gioco, dell'apprendimento, del continuare a sognare". Lo ha detto Filippo Magnini, ex nuotatore, oggi alla presentazione a Cologno Monzese di 'Sport Illumina', nell’ambito del progetto Illumina, ideato da Sport e Salute e promosso e finanziato dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi tramite il dipartimento per lo Sport, che vuole rispondere concretamente alla necessità di restituire ai cittadini luoghi di aggregazione autentici, accessibili e sicuri.
"Questo è il primo, ma ce ne saranno più di 80 in tutt'Italia. Un bellissimo progetto di Sport e Salute di cui sono contento di far parte -sottolinea il nuotatore plurimedagliato- adesso lo sport" è considerato soprattutto nella sua componente "agonistica, si guarda al professionista che fa dello sport il suo lavoro e deve vincere medaglie. Invece lo sport è libertà, salute, vita. Riportare i ragazzi anche solo a giocare, a interagire tra di loro, a respirare l'aria, a conoscere nuove persone e fare nuove amicizie secondo me è il vero scopo dello sport. Le medaglie sono un qualcosa in più".

I dialoghi tra mente, cervello, corpo e microbiota. Un punto di vista nuovo, che parte dagli studi recenti di neuroscienze e approda a discipline nascenti come la psichiatria nutrizionale e il neurometabolismo. E' il lavoro delle autrici Eliana Liotta e Michela Matteoli che firmano 'La mente radiosa. I cibi e i pensieri che nutrono il cervello e rischiarano la vita' (Sonzogno), in libreria dal 17 marzo. Dall'opera è tratta una lectio scenica delle autrici, che si terrà al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano lunedì 4 maggio alle 20.30.
Liotta, giornalista e saggista, e Matteoli, neuroscienziata che dirige il programma di Neuroscienze dell'ospedale universitario milanese Humanitas, propongono una visione in linea con le scoperte recenti: una mente incarnata nel cervello e in dialogo continuo con il corpo e con il microbiota intestinale. Proprio questa dimensione materiale merita interesse, a partire dall'alimentazione. Dall'analisi dei dati scientifici emerge che, in media, italiane e italiani sono carenti di sostanze essenziali per il sistema nervoso, come gli omega-3 e le vitamine B e D.
"Rischiamo di avere cervelli malnutriti in una società opulenta, e non stupisce che la conseguenza siano stati ansiosi, senso di fatica, disturbi del sonno o difficoltà di concentrazione. Ma le nostre menti straordinarie hanno fame anche di sentimenti, spiritualità, pace. Sono creatrici di mondi che palpitano nella musica, nell'arte, nei teatri, nei film", riflettono le autrici. E tutti questi pensieri, esperienze, emozioni ci modificano, fisicamente. "Il nostro cervello muta mentre viviamo", scrivono Liotta e Matteoli che suggeriscono: "Prendiamoci cura della nostra mente, diamole quello di cui ha bisogno: stimoli, relazioni, sfide, bellezza. Alleniamola con amore. E lei ci ripagherà, radiosa, per molti anni a venire".

Creare ponti tra oncologia, società civile, informazione e organizzazione dei servizi sanitari. Perché la lotta ai tumori non passa solo da terapie e protocolli, ma anche da chi rende più comprensibili i temi della salute, da chi sostiene concretamente i pazienti e da chi sviluppa modelli innovativi di assistenza. Con questo spirito il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo), in chiusura del 30esimo Congresso nazionale che si è svolto a Roma, ha consegnato i tre premi che riconoscono ogni anno l'impegno di professionisti, associazioni e istituzioni che contribuiscono concretamente a migliorare il percorso di cura delle persone con tumore: il premio giornalistico 'Gianni Bonadonna' a Laura Berti (Rai Medicina 33); il premio 'Human Touch' all’Associazione Irene Onlus e il premio 'Elisabetta Fabbrini', realizzato in collaborazione con Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) e Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche), conferito ex aequo all'Asst Valle Olona e all'azienda ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino.
"Questi premi rappresentano uno dei momenti più significativi del nostro congresso. Valorizzare chi contribuisce a rendere più comprensibili i temi della salute, chi sostiene concretamente le persone malate e chi sviluppa modelli innovativi di assistenza significa rafforzare un'idea di oncologia sempre più attenta alla qualità della vita e alla continuità delle cure", afferma Carlo Garufi, presidente del congresso Cipomo. "In oncologia la qualità delle cure dipende sempre più dalla capacità di lavorare insieme - sottolinea Paolo Tralongo, presidente Cipomo - Informazione corretta, associazionismo e innovazione organizzativa sono tre elementi fondamentali per migliorare il percorso delle persone con tumore. Con questi premi vogliamo riconoscere esperienze che dimostrano come sia possibile costruire un sistema più vicino ai pazienti, capace di integrare competenze diverse e di trasformare buone pratiche locali in modelli utili per tutto il servizio sanitario".
La buona divulgazione scientifica, che rende accessibili e comprensibili al grande pubblico argomenti complessi di medicina e salute, è il tema del premio giornalistico 'Gianni Bonadonna' dedicato al grande oncologo italiano fondatore dell'oncologia medica moderna, assegnato a Laura Berti, giornalista e conduttrice di 'Medicina 33', storica trasmissione Rai dedicata alla salute, si legge in una nota del Cipomo. Un progetto di sostegno ai pazienti e alle famiglie di persone con neoplasie cerebrali dell'adulto e del bambino è stato al centro del premio 'Human Touch' conferito all'Associazione Irene Onlus, ritirato dal presidente Patrizio Fausti. L'oncologia di prossimità e la personalizzazione del percorso oncologico sul territorio sono il focus del premio 'Elisabetta Fabbrini', in collaborazione con Fiaso e Fnopi. Riconoscimento quest'anno assegnato ex aequo all'azienda socio sanitaria territoriale Valle Olona e all'Ao Ordine Mauriziano di Torino. Della prima è stato premiato il progetto per l'attenzione alla gestione territoriale delle persone con tumore in fase cronica, promuovendo un modello organizzativo orientato alla continuità assistenziale e all'integrazione multidisciplinare delle competenze; della seconda il progetto di un modello organizzativo strutturato che valorizza il case management come strumento concreto di integrazione tra diverse aree cliniche, favorendo la personalizzazione dei percorsi di cura.

Sembra un'opera astratta di Van Gogh con colori accesi che ricordano 'La notte stellata' del celebre artista. In realtà, quello che brilla sullo schermo dei microscopi a scansione del nuovo polo dell'Irccs Fondazione Pascale, inaugurato questa mattina a Mercogliano (in provincia di Avellino), è la mappa vitale di un tumore. Non è un'esercitazione estetica, ma la più avanzata frontiera della medicina di precisione: la biologia spaziale. Si tratta di una delle linee di ricerca di punta del primo laboratorio del Sud Italia interamente dedicato all'immunoncologia, realizzato con una donazione della Fondazione Irti, presieduta da Natalino Irti. Il centro punta allo studio dei meccanismi di resistenza alle cure e alla personalizzazione dei trattamenti per rendere l'immunoterapia, sempre più 'democratica' ed efficace per tutti i pazienti. "Qui convergono le linee di ricerca più promettenti: dall'analisi del microbioma alla profilazione genetica dei pazienti (gene signature), fino all'identificazione di nuovi biomarcatori molecolari - dichiara Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all'Università Federico II di Napoli e direttore dell'Unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie Innovative dell'Istituto Pascale di Napoli -. Ma la linea di ricerca più avanzata che stiamo esplorando è la biologia spaziale, una disciplina rivoluzionaria che permette di studiare il 'microambiente tumorale' con una precisione chirurgica. Mentre la genomica tradizionale analizza i tessuti come in un 'frullato' di cellule, la biologia spaziale permette di mantenere intatta l'architettura del tumore, preservandone il contesto topografico. Grazie a strumentazioni di ultima generazione siamo quindi in grado di mappare non solo la presenza delle cellule tumorali, ma la loro interazione geografica con il sistema immunitario".
Non è dunque solo un laboratorio - spiegano dal Pascale - ma un ecosistema di innovazione. Una vera e propria 'silicon valley' dell'immunoncologia che vede impegnato l'intero team di Ascierto, come i ricercatori Gabriele Madonna, Domenico Mallardo, Caterina Costa e Mariaelena Capone. "Con questo laboratorio facciamo un ulteriore salto di qualità nella medicina di precisione - dichiara Alfredo Budillon, direttore scientifico -. Non ci limitiamo più a guardare le cellule tumorali in modo isolato, ma ne studiamo l'architettura spaziale. Questo ci può permettere di capire perché alcuni pazienti rispondono alle cure e altri no, nel solco di terapie sempre più personalizzate che riducono gli effetti collaterali e massimizzano l'efficacia del trattamento. È un traguardo importante che si integra in un contesto, quello del centro di Mercogliano, dove abbiamo centralizzato tutte le maggiori piattaforme tecnologiche dell'Istituto, e che rafforza ulteriormente il ruolo del Pascale come riferimento internazionale".
La nascita del laboratorio è legata alla storia personale del giurista Nicola Irti che - informa una nota - a seguito di un grave lutto familiare ha scelto di trasformare il dolore in speranza attraverso la Fondazione Irti. Con una donazione complessiva di 400mila euro, la Fondazione ha permesso l'acquisto di macchinari che pongono la Campania al centro della mappa scientifica europea. "Abbiamo fortemente voluto che questo investimento restasse al Sud e trovasse casa nel talento dei ricercatori dell'Irccs Pascale - conclude Natalino Irti - Trasformare una sofferenza privata in una risorsa collettiva è il modo più nobile per onorare la memoria e il futuro. Sapere che queste tecnologie porteranno nuove opportunità di cura per i pazienti è, per la nostra Fondazione, il risultato più prezioso".

Si chiama 'HyperArc' e rappresenta una delle innovazioni più significative per il trattamento delle metastasi cerebrali, specialmente quando sono multiple. Da qualche tempo è in uso presso l'Azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea di Roma, uno dei pochi centri in Italia a impiegare questa tecnologia che permette di somministrare dosi elevate di radiazioni in modo estremamente preciso, colpendo i tumori e risparmiando il tessuto sano circostante. "Quello che utilizziamo è un software avanzato integrato agli acceleratori lineari disponibili in reparto che automatizza la pianificazione e l'erogazione della radioterapia stereotassica. Nello specifico, la radioterapia stereotassica è una tecnica di radioterapia assolutamente non invasiva che usiamo per trattare volumi di piccole dimensioni. Il vantaggio principale sta nel fatto che si somministrano dosi alte di radioterapia (ablative) su un piccolo volume (diametro massimo 5-6 centimetri), capaci di uccidere tulle le cellule presenti dentro il bersaglio e non toccare minimamente i tessuti sani vicini". Così all'Adnkronos Salute Mattia Falchetto Osti, direttore del reparto di Radioterapia del Sant'Andrea.
Ma quali sono le novità di HyperArc? "Prima di tutto, a differenza delle tecniche più tradizionali, grazie a questo software è possibile colpire più metastasi contemporaneamente, utilizzando quello che noi radioterapisti definiamo un unico punto di rotazione (isocentro) - illustra il direttore - E tutto questo con una precisione millimetrica e quindi abbassando il rischio di danneggiare aree critiche del cervello, preservando così le funzioni cognitive e la memoria. La seconda caratteristica è che i tempi del trattamento sono assolutamente ridotti e veloci. Parliamo di una seduta di 10-15 minuti che non richiede anestesia o ricovero e permette al paziente di tornare anche a lavoro o a casa. Infatti, la radioterapia stereotassica ha anche minori effetti collaterali, perché circoscrivendo l'irradiazione del tessuto sano si eliminano gli effetti come affaticamento, perdita di capelli e nausea".
Esattamente come funziona? "Il macchinario ruota attorno al paziente compiendo archi complessi, permettendo al fascio di radiazioni di raggiungere il bersaglio, ovvero il tumore, da molteplici angolazioni, ottimizzando la conformazione della dose sul tumore", descrive lo specialista. Le risposte dei pazienti quali sono state finora? "Nel 97% dei casi sono positive, il che non vuol dire sempre la guarigione, ma che la malattia non è andata avanti o che la massa tumorale si è ridotta - precisa - Il trattamento, comunque, per le sue caratteristiche è ripetibile e ben tollerato. Chiaramente non è possibile usare la tecnica in tutti i casi. In genere i pazienti che si sottopongono alla radioterapia stereotassica sono in stadio avanzato, ma il controllo locale è elevatissimo e la prognosi dipende anche dalla evoluzione della malattia extracranica".
Su quanti pazienti è stata sperimentata la tecnica? “Circa 70. Va anche detto che per usare software e macchinari così sofisticati occorrono competenza ed esperienza, e in questo ci è di aiuto, per esempio, la fisica sanitaria che è fondamentale nella scelta della corretta dose da somministrare al paziente", sottolinea Falchetto Osti.
Un lavoro che avviene in sinergia con più reparti. "Il tumore - evidenzia - è diventato un nemico da combattere e per farlo la sinergia e la sintonia tra i reparti del nostro ospedale devono essere perfette. Siamo un'azienda ospedaliero-universitaria dove sperimentazione e ricerca sono il pane quotidiano di tutti noi. Il collaudo e l'utilizzo di nuovi modelli e terapie rappresentano lo strumento migliore per perfezionare le cure in ogni settore. Gli oncologi - rimarca l'esperto - hanno evidenziato che negli ultimi anni c'è stato un aumento della possibilità di sviluppare metastasi cerebrali e, considerata la difficoltà di intervenire in questa speciale parte del nostro corpo, oltre alla chirurgia la radioterapia, e in particolare questa nuova tecnologia, raffigurano una possibilità concreta per aumentare le aspettative di vita dei nostri pazienti. Opportunità che il Sant'Andrea è in grado di offrire".

L'Inmi Spallanzani di Roma compie 90. Negli anni l'istituto dedicatato alle malattie infettive ha affrontato tanti scenari, dalla lotta all'Hiv-Aids, passando per lo spauracchio del virus Ebola, fino a diventare il punto di riferimento della guerra alla pandemia Covid nel 2020. Questa mattina - alla presenza del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, del presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma, e dell'assessore regionale ai Servizi sociali, Massimiliano Maselli - l'Irccs ha inaugurato 'Casa Spallanzani'. "Si tratta di una foresteria con una ricettività di 22 posti letto, suddivisi in ampie camere doppie, destinata ad ospitare a prezzi calmierati parenti e/o caregiver di pazienti ricoverati presso l'Inmi e/o la vicina Ao San Camillo Forlanini, nonché discenti e docenti del Centro di formazione dello Spallanzani", si legge in una nota. Contestualmente, l'istituto ha presentato il logo 'Spallanzani 30-90' e le attività previste nel corso del 2026, anno di celebrazione del 90esimo anniversario della fondazione e del 30esimo anniversario del riconoscimento come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.
Come spiegato dalla direttrice generale, Cristina Matranga, "il nuovo logo, con il simbolo dell'infinito, richiama l'idea di un dialogo costante tra la cura dei pazienti, l'attività di ricerca e la trasmissione del sapere. Tre dimensioni che non sono separate, ma che si alimentano reciprocamente in un flusso continuo, da trent'anni. E' questo intreccio virtuoso che ha reso lo Spallanzani un punto di riferimento nazionale e internazionale nelle malattie infettive. Cambiano le sfide - dall'Aids al Covid, fino alle nuove esigenze di accoglienza e formazione - ma resta immutata la missione: prendersi cura, produrre conoscenza, condividerla. In un movimento continuo, come quel simbolo dell'infinito che oggi rappresenta non solo un logo, ma una visione".
Tra i momenti principali di questo anno di celebrazioni: l'inaugurazione di una nuova sezione diagnostica senologica, l'apertura della seconda sala operatoria della Chirurgia del paziente infetto, la presentazione e attivazione del primo e unico Bsl4 d'Italia, l'inaugurazione del Padiglione Pontano - destinato alle malattie infettive dell'apparato respiratorio - che verrà riaperto dopo i lavori di ammodernamento, la Giornata mondiale dell'Aids e l'ormai nota e tanto attesa Settimana della scienza di settembre, elenca l'Inmi.
Inaugurato nel 1936, nel corso dei decenni lo Spallanzani ha progressivamente adattato il proprio campo d'azione in risposta all’evoluzione epidemiologica delle principali malattie infettive: negli anni Trenta fu attivata una sezione dedicata alla cura e alla riabilitazione della poliomielite; nel 1957 l'ospedale svolse un ruolo importante nel contrasto alla pandemia influenzale denominata 'Asiatica'; nel 1970 fu la volta dell'epidemia di colera ed ebbe inizio l'impegno sistematico dell'istituto nella gestione dell'epatite virale, soprattutto in relazione ai problemi emergenti legati alla tossicodipendenza; a partire dagli anni Ottanta lo Spallanzani è divenuto uno dei maggiori centri europei per l'assistenza, la cura e la ricerca sulle infezioni da Hiv e sull'Aids, contribuendo in modo determinante allo sviluppo di nuovi percorsi clinici, diagnostici e terapeutici. In seguito, dalla riemergenza della tubercolosi, legata anche alla infezione da Hiv, lo Spallanzani ha assunto un ruolo sempre maggiore nella gestione di questa patologia fino a diventare polo di riferimento per la cura della tubercolosi, in particolare delle forme farmaco-resistenti.
Nel dicembre 1996 il ministero della Sanità ha riconosciuto lo Spallanzani come Irccs, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Tra il 2001 e il 2003 il ministero della Salute ha ulteriormente designato l'istituto come polo nazionale di riferimento per il bioterrorismo, la gestione della Sars e delle febbri emorragiche, consolidandone il ruolo strategico nella risposta alle emergenze infettive, emerso con particolare rilevo durante la pandemia Covid-19. Attualmente lo Spallanzani è articolato in due dipartimenti, il Dipartimento clinico e di ricerca delle Malattie Infettive e il Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca preclinica e Diagnostica avanzata.
Presso l'istituto è presente l'unico laboratorio italiano di livello di biosicurezza 4 (Bsl4), le cui attività saranno ulteriormente potenziate nel corso dell'anno attraverso l'attivazione di una nuova infrastruttura dedicata, oltre a 3 laboratori Bsl3. Dispone inoltre di una biobanca, parte del network Bbmri-Eric, dove sono attualmente raccolti e conservati 1.255.000 campioni biologici. È inoltre in fase di realizzazione il nuovo Polo dei laboratori 'Rita Levi Montalcini', che integrerà i laboratori di Virologia e Microbiologia, recentemente identificati come unici laboratori di terzo livello della Regione Lazio. La nuova struttura integrerà le funzioni, attualmente svolte dai laboratori, di riferimento per la diagnostica specialistica ad alta complessità, la caratterizzazione avanzata dei patogeni, il coordinamento delle reti di sorveglianza e il supporto alla gestione delle emergenze infettive ed epidemiche a livello regionale e nazionale.

Catherine Birmingham e Nathan Trevallion saranno al Senato mercoledì per incontrare il presidente del Senato, Ignazio La Russa. La notizia dell'invito a Palazzo Madama da parte della seconda carica dello Stato è stata resa nota dal quotidiano abruzzese 'Il Centro'. Nessuna conferma arriva dal Senato ma fonti vicine al presidente ricordano che La Russa in passato aveva espresso vicinanza alla famiglia del bosco di Palmoli, i cui tre figli si trovano da fine novembre in una casa famiglia di Vasto su ordine del Tribunale per i minorenni dell'Aquila.
Critiche a La Russa arrivano da Pd e M5S. "Ancora una volta La Russa interpreta il suo ruolo con faziosità e scarso rispetto per le istituzioni - dichiara il senatore Pd Walter Verini, intervistato da Radio Popolare - Tutti abbiamo davvero profondo rispetto per la tragedia emotiva che stanno vivendo i bambini Travallion e la sua famiglia. Proprio per questo mai e poi mai avremmo pensato che qualcuno - l’altro ieri la presidente del Consiglio, ieri il ministro Salvini, oggi addirittura la seconda carica dello Stato, domani Nordio con gli ispettori - avesse usato la vicenda per bassi scopi elettorali in vista del referendum. Tutto ciò è molto grave, dimostra cinismo, spregiudicatezza istituzionale, ma anche nervosismo in vista di domenica. In vicende come queste che riguardano ragazzini ci vogliono sensibilità, delicatezza, confronto serrato e disponibilità tra famiglia, psicologi, assistenti sociali, magistrati minorili, legali. La Russa in qualche modo ricorda lo stesso cinismo che venne usato in occasione della vicenda di Bibbiano".
"L’invito rivolto dal presidente La Russa a Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la cosiddetta famiglia del bosco, lascia esterrefatti, ma conferma almeno tre cose - sottolinea la senatrice del Pd Sandra Zampa - La prima è che la destra ha veramente paura di perdere un referendum a tal punto da strumentalizzare una vicenda che coinvolge bambini. La seconda è che il Presidente del Senato usa il proprio potere senza rispetto per le istituzioni, né per quella che lui rappresenta né per il sistema della giustizia italiano. La terza è che a lui dei bambini e del benessere dei bambini importa veramente poco e nulla arrivando ad ignorare persino l’appello che il padre ha rivolto ai media e a tutti i rappresentanti delle istituzioni a spegnere i riflettori sulla vicenda per il bene dei suoi bambini e della sua famiglia. Direi che La Russa batte persino i campioni di Bibbiano". "Sono profondamente indignata e dispiaciuta nell’assistere alla deriva autoritaria e populista delle istituzioni italiane e di vederle così mal rappresentate agli occhi degli italiani. Sono certa al contempo che questa destra proprio per come sta gestendo la cosa pubblica, sarà sconfitta", conclude Zampa.
Per la senatrice M5S Alessandra Maiorino "l’invito in Senato che il presidente La Russa ha rivolto ai genitori della cosiddetta ‘famiglia del bosco’ è l’ennesima operazione di becera propaganda costruita sfruttando una vicenda che fa presa sull’opinione pubblica, ma che non c’entra assolutamente nulla con la scellerata riforma portata avanti dalla maggioranza, che vuole smantellare pezzo dopo pezzo la nostra Costituzione. Non si tratta di tutela di minori, ma è solo teatro politico. Se davvero al governo stessero a cuore i destini dei bambini, metterebbero mano alle norme che producono ingiustizie reali e quotidiane, a partire dalla legge 54 del 2006 sull’affido condiviso, da cui derivano troppe situazioni in cui i figli vengono strappati alle madri e trascinati in contenziosi dolorosi. Questo invito, se confermato, dimostra solo la loro falsa coscienza: molta propaganda, pochissima volontà di risolvere i problemi veri delle famiglie e dei bambini".

Lite Fabregas-Gasperini dopo Como-Roma. Al termine dello scontro diretto per il quarto posto, che garantisce l'accesso alla prossima Champions League e vinto dai padroni di casa in rimonta per 2-1, c'è stata una scia di polemiche che ha coinvolto i due allenatori. Al triplice fischio Gasperini si è subito diretto negli spogliatoi senza salutare Fabregas, che non l'ha presa bene e l'ha fatto notare nell'immediato post partita.
"Quello di Gasperini non è stato un gesto sportivo", ha detto Fabregas a SkySport, "al termine della partita io vado sempre a stringere la mano all'allenatore avversario, ceh abbia vinto o perso o che sia arrabbiato o felice". Il tecnico del Como ha poi spiegato l'episodio: "Sono andato per salutarlo, ma ho visto che si incamminava verso il tunnel degli spogliatoio. Da dove vengo io si dà la mano all'avversario, anche se ti ha massacrato o se pensi che l'arbitro abbia sbagliato".
E proprio le decisioni di Massa, in particolare l'espulsione di Wesley per doppia ammonizione[1], sono alla base della furia di Gasperini, che si è riversata anche nel post partita con accuse, più o meno dirette, anche a Fabregas: "Wesley non commette fallo, si vede chiaramente", ha detto a Sky Sport, "si sposta per non prendere Diao. Non è la prima volta che il Como ha situazioni di questo tipo. Sono chiaramente situazioni cercate, un po’ troppo".
L'episodio che fa infuriare Gasperini arriva nel corso del secondo tempo di Como-Roma. Dopo il pareggio dei lombardi con Douvikas (che risponde alla rete iniziale di Malen, su rigore) la partita si accende con azioni in serie, da una parte e dall'altra. Al minuto 64, su un contropiede del Como viene espulso il difensore giallorosso Wesley per somma di cartellini gialli, dopo un fallo su Diao.
Furioso il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini, che stava per sostituire il calciatore. Dalla panchina, il tecnico non nasconde il suo disappunto per la decisione dell'arbitro. Il Var non può però intervenire in questa occasione, come da protocollo, ma le immagini mostrano un contatto quantomeno dubbio, o lieve, tra i giocatori, che sembrerebbe, almeno secondo l'allenatore giallorosso, aver indotto in errore il direttore di gara.

'Belve' di Francesca Fagnani si prepara a tornare dal 7 aprile nel prime time del martedì di Rai2, con una importante novità. Dopo l'esperimento andato in onda nell'ultima puntata della scorsa edizione, lo spazio dedicato ad un montaggio dei provini di persone comuni diventerà una 'striscia' presente in ogni appuntamento della nuova edizione. La conduttrice aveva chiuso la prima puntata della scorsa edizione autunnale del programma con un invito ai telespettatori a proporre la propria candidatura.
"Avviso ai naviganti: in molti mi chiedono di
intervistare persone comuni. Per dire cosa? Chi pensa di essere
giusto per questo sgabello, scriva a questo fantastico indirizzo",
aveva detto la conduttrice mentre sullo schermo appariva
l'indirizzo mail
Le puntate previste al momento, secondo quanto risulta all'Adnkronos, sono otto: cinque dovrebbero essere dedicate alla versione tradizionale del programma con le interviste senza rete a persone famose (con l'aggiunta appunto dei provini di gente comune) e tre allo spin off 'Belve Crime'. Sulle interviste, sono iniziate a circolare già le prime indiscrezioni, alcune delle quali trovano conferma: Amanda Lear e Micaela Ramazzotti saranno tra le ospiti che si siederanno sul temuto sgabello. Ma circolano anche rumors non confermati, come quello di un corteggiamento del cantante dall'identità misteriosa Tony Pitony.

Produrre vaccini precisi in tempi record grazie (anche) all'Ia. E' la promessa della Reverse Vaccinology 3.0, tecnologia descritta su 'Nature Reviews Microbiology' in un articolo firmato da Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, Emanuele Andreano, responsabile del Laboratorio di Sierologia della stessa Fondazione, insieme a Jason McLellan dell'università del Texas, Usa. 7
"Negli ultimi 25 anni abbiamo visto evolvere profondamente il modo di sviluppare i vaccini - spiega Rappuoli - Con la Reverse Vaccinology 3.0 integriamo genomica, immunologia e intelligenza artificiale per identificare antigeni e progettare vaccini in modo molto più rapido e razionale. L'Ia ci permette di analizzare grandi quantità di dati biologici e di individuare nuovi bersagli vaccinali in tempi che fino a pochi anni fa erano impensabili. E' un cambiamento profondo nel modo in cui possiamo studiare i patogeni e sviluppare nuove strategie di prevenzione".
Da un quarto di secolo a oggi, ricostruisce lo scienziato, "la vaccinologia ha vissuto tre grandi rivoluzioni. La prima è stata la Reverse Vaccinology introdotta nel 2000, che ha utilizzato l'analisi genomica per individuare antigeni protettivi dei patogeni. La seconda fase ha sfruttato lo studio degli anticorpi monoclonali umani per comprendere quali parti del virus o del batterio siano davvero responsabili della protezione immunitaria. La Reverse Vaccinology 3.0 aggiunge a questi strumenti la potenza dell'intelligenza artificiale e della modellistica strutturale. I dati sugli anticorpi e sugli antigeni possono essere analizzati con modelli computazionali avanzati, riducendo drasticamente i tempi necessari per identificare nuovi bersagli vaccinali e allo stesso tempo aumentando la qualità, sicurezza e stabilità dei prodotti che vengono disdegnati. Il metodo è stato applicato allo studio del virus Mpox, consentendo di identificare un nuovo antigene neutralizzante, denominato OPG153, attraverso modelli di previsione strutturale basati su AlphaFold e successivamente confermato con tecniche di microscopia strutturale".
"L'integrazione tra biologia e Ia potrebbe aprire una nuova fase nella progettazione di vaccini, anticorpi, e terapie immunologiche", prospetta il Biotecnopolo. "Questo approccio rappresenta un campo ancora emergente, ma con un grande potenziale per il futuro della medicina. Le stesse tecnologie potrebbero essere applicate anche ad altri ambiti della ricerca biomedica, dalla progettazione di anticorpi terapeutici fino allo sviluppo di nuove strategie contro tumori e malattie autoimmuni. La pubblicazione su Nature Reviews Microbiology - si legge in una nota - conferma il contributo della Fondazione alla ricerca internazionale sulle nuove tecnologie vaccinali e sull'uso dell'intelligenza artificiale nella biomedicina".

Paura e gioia in poche ore per Lameck Banda. Il giocatore del Lecce ha accusato un malore durante la partita contro il Napoli di sabato 14 marzo, vinta in rimonta 2-1 dagli azzurri di Conte, accasciandosi sul terreno di gioco e venendo trasportato in ospedale. L'esterno zambiano però è stato rapidamente dimesso ed è tornato a casa, dove ad accoglierlo c'era una sorpresa speciale.
È stato proprio il Lecce a comunicare, con un post pubblicato sui propri profili social, che Banda ha potuto assistere, nelle ore immediatamente successive, alla nascita della sua prima figlia: "La meravigliosa storia di Banda: dimesso dall’ospedale Cardarelli di Napoli, raggiunge Lecce giusto in tempo per la nascita della primogenita Rumi Ezlyn. L’abbraccio di tutto il Club a Lameck e alla compagna in questa meravigliosa giornata!".
Lo stadio Diego Armando Maradona, nei minuti finali di Napoli-Lecce, aveva vissuto attimi di paura[1]. Al minuto 87 della partita, sul punteggio di 2-1 per gli azzurri, Banda si era infatti accasciato a terra per un malore. Il tecnico del Napoli Antonio Conte è stato tra i primi ad accorgersi della situazione, attirando l'attenzione dei giocatori e dell'arbitro.
In seguito all'intervento dello staff sanitario, l'attaccante zambiano ha ripreso i sensi ed è stato accompagnato - in barella - verso una delle ambulanze a bordo campo, incoraggiato da un lungo applauso del Maradona.Il Lecce ha poi confermato come il calciatore fosse in buone condizioni, venendo poi dimesso.

Polemiche e riflettori accesi sull'atterraggio di due elicotteri militari dell’esercito americano, nel parco delle Madonie, in Sicilia. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, parla di "fatto gravissimo che può essere motivato come estrema ratio solo da ragioni di tipo emergenziale. Essere partner della Nato non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in un periodo in cui l’esercito Usa è impegnato attivamente nell’offensiva contro l’Iran. Non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani. Il presidente Schifani era stato informato? Il Parlamento certamente no, ne renda conto a sala d’Ercole".
"Senza voler mettere da parte la questione ambientale - sottolinea il deputato - considerando che l’atterraggio è avvenuto in un’area definita come A, cioè di massima tutela ambientale, si tratta di un accadimento che condanniamo fermamente e che non deve più ripetersi. Per questo serve un governo regionale intransigente. Il presidente della Regione risponda ai siciliani che lo hanno eletto, non agli americani e venga in Aula a riferire con urgenza", conclude il capogruppo M5S.
"L’atterraggio degli elicotteri da guerra della US Navy nel cuore del parco delle Madonie, a Piano Catarineci in pieno Unesco Global Geopark, è un preoccupante episodio", dicono il segretario generale Cgil Palermo, Mario Ridulfo, e il segretario Cgil Sicilia, Alfio Mannino, che aggiungono: "Il costruendo telescopio sul Monte Mufara, nel Parco delle Madonie (Palermo), è un avanzato progetto astronomico situato a 1865 metri sul livello del mare e include il Wide Feld Mufara Telescope (WMT) e il futuro Flyeye dell'Esa, finalizzati al monitoraggio di asteroidi e detriti spaziali. Ci chiediamo, visto ciò che è successo ieri, proprio nelle vicinanze, se questo progetto, del quale il Governo ha dichiarato l'interesse strategico nazionale, sia in verità collegato ad altro che non sia di interesse scientifico-astronomico".
Per i due leader sindacali, che raccolgono i timori espressi dalle comunità dei 22 paesi delle Madonie, nel Palermitano, e dall’intera Sicilia a proposito dell’esercitazione militare avvenuta ieri in un’area tutelata dall’Unesco, "è necessario che il Governo chiarisca in Parlamento e davanti all'opinione pubblica cosa sta succedendo sulle Madonie. Chiediamo al Governo nazionale e a quello siciliano di farsi carico delle domande e delle preoccupazioni dei siciliani e dei madoniti".

Tutto ha avuto inizio con il caso di un paziente seguito al Burlo Garofolo di Trieste. Da lì è partita un'indagine scientifica che ha portato i ricercatori a identificare una nuova malattia genetica rara. Lo studio, diretto dall'Irccs materno-infantile e pubblicato sulla rivista 'Genome Medicine', ha puntato l'attenzione sul gene SF3B3 identificandolo per la prima volta come causa di una malattia umana. La scoperta, spiegano gli esperti, aiuta a chiarire i meccanismi di alcuni rari disturbi del neurosviluppo. Coordinata da Luciana Musante della Genetica medica del Burlo e da Flavio Faletra dell'Istituto di Genetica medica di Asufc (Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale) e dell'Università di Udine, la ricerca ha preso avvio dal caso di un paziente seguito al Burlo: grazie all'analisi genetica, è stata individuata una mutazione nel gene SF3B3 che, finora, non era mai stato associato allo sviluppo di una patologia. Incrociando i dati relativi a 24 pazienti nel mondo, i ricercatori hanno dimostrato il suo diretto coinvolgimento nel provocare una nuova sindrome.
Nel dettaglio, SF3B3 è coinvolto nello splicing, il processo con il quale le cellule rielaborano le istruzioni genetiche prima di produrre le proteine: quando questo meccanismo si altera possono insorgere le cosiddette spliceosomopatie, malattie rare spesso associate a disturbi del neurosviluppo. Il lavoro si è sviluppato grazie a un'importante rete di collaborazioni nazionali e internazionali e al contributo di due istituzioni della ricerca triestine, ovvero l'Icgeb (International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology) con Emanuele Buratti e il gruppo Cnr - Istituto Officina dei Materiali coordinato da Alessandra Magistrato, che hanno aiutato a chiarirne il meccanismo molecolare.
"Parliamo di una sindrome con caratteristiche cliniche variabili", spiega Musante, prima autrice dello studio. "Si può presentare con ritardi nello sviluppo, nel linguaggio e nei movimenti, difficoltà cognitive e, in alcuni casi, malformazioni congenite multiple. In una parte dei piccoli pazienti osserviamo anche tratti dello spettro autistico. Nel loro insieme, questi elementi definiscono un quadro clinico riconoscibile, che si può presentare con forme molto severe, già in fase prenatale, o più lievi. Nel nostro studio abbiamo anche dimostrato che le mutazioni di SF3B3 modificano l’attività di centinaia di altri geni, alterando il funzionamento delle cellule".
La possibilità di prendere in esame 24 pazienti, un numero piuttosto consistente nel caso di una malattia rara, consentirà d’inserire questa scoperta nel database internazionale Omim (Online Mendelian Inheritance in Man), che cataloga le malattie genetiche ed è aggiornato regolarmente sulla base delle nuove pubblicazioni scientifiche. "Ogni gene in più che riusciamo a collegare a una malattia significa una risposta in più per i pazienti e per le loro famiglie. Identificare il gene associato a una sindrome è solo il primo passo: ora possiamo studiare meglio i meccanismi biologici alla base della malattia e capire come si sviluppa. Il nostro obiettivo - conclude Musante - è continuare su questa strada e far diventare il Burlo un punto di riferimento per la diagnosi e lo studio di queste condizioni genetiche rare".

Jannik Sinner all'assalto del primo posto nel ranking. Il tennista azzurro ha vinto il Masters 1000 di Indian Wells battendo Daniil Medvedev in finale, accorciando così su Carlos Alcaraz, eliminato proprio dal russo nella semifinale del torneo americano, nella classifica Atp. Ora per Sinner arriva Miami, altro appuntamento in cui l'attuale numero due potrà fare incetta di punti, non avendo potuto partecipare lo scorso anno, proprio come a Indian Wells, a causa della sospensione per il caso Clostebol. Ma quando può tornare numero uno?
Con il trionfo a Indian Wells, Sinner ha quindi già accorciato nel ranking Atp su Carlos Alcaraz[1]. Il primo assist per l'azzurro era arrivato proprio da Daniil Medvedev, che, come detto, ha eliminato Carlos Alcaraz in semifinale. Lo spagnolo ha chiuso dunque il torneo con gli stessi punti che aveva all'inizio: 13.550, visto che anche l'anno scorso si era fermato in semifinale.
Jannik, che invece non aveva preso parte al Masters 1000 in California nel 2025, ha toccato con questo successo quota 11.400 punti. Un distacco che ora è di 2150 punti dallo spagnolo.
Il sorpasso di Sinner sullo spagnolo non arriverà quindi dopo Miami, ma si potrebbe ipotizzare tra la primavera e l'inizio dell'estate, quando partirà la stagione della terra. I prossimi tornei per Jannik potrebbero essere infatti una vera e propria 'terra di conquista' fino a fine aprile. Un periodo che, nell'anno appena trascorso, è stato segnato dalla sospensione per tre mesi per il caso Clostebol. L'azzurro è stato infatti costretto a saltare, nel 2025, ben quattro Masters 1000: Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid, rientrando poi agli Internazionali di Roma, dove è stato battuto da Alcaraz in finale.
Mentre Sinner non avrà nulla da difendere e potrà continuare a fare incetta di punti, Alcaraz dovrà confermare, almeno, la vittoria di Montecarlo, dopo aver difeso la semifinale a Indian Wells. A Miami invece Carlos era stato eliminato al primo turno, con soli 10 punti conquistati, e aveva saltato Madrid per infortunio, mentre aveva partecipato all'Atp 500 di Barcellona, venendo battuto in finale da Holger Rune e conquistando così 330 punti.

Un robot umanoide ha provocato il panico per le strade di Macau, molestando una donna di 70 anni, al punto da dover richiedere l’intervento della polizia. L’episodio, che ha rapidamente fatto il giro dei social, solleva interrogativi sul comportamento dei robot in pubblico e sui rischi della tecnologia sempre più presente nelle città.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Macao Post Daily, l’incidente è avvenuto giovedì sera nel quartiere storico di Patane. La donna si era fermata brevemente in strada per controllare il cellulare, quando ha notato qualcosa alle sue spalle: un robot umanoide, apparentemente “appostato” proprio dietro di lei.
Un video diventato virale mostra la donna urlare: "Sei pazzo? Mi fai battere il cuore all’impazzata!". Il robot 'stalker' ha quindi alzato le braccia in segno di resa, ma non si è allontanato dalla passante rimanendo fermo accanto a lei. Solo l’arrivo della polizia ha interrotto l’inquietante scena, con un agente che ha afferrato il robot per il collo e lo ha portato via.
Si tratta del modello 'Unitree G1', molto diffuso in Asia. Secondo i media locali, il robot appartiene a un centro educativo che lo utilizza a scopo promozionale. Dopo l’intervento della polizia, il robot è stato restituito al proprietario, un uomo di 50 anni, che è stato ammonito a usare il dispositivo con maggiore cautela in pubblico.
La donna, scossa dall’accaduto, ha avuto problemi di nausea e si è recata in ospedale per accertamenti, venedo dimessa poco dopo. Nonostante lo spavento, ha deciso di non presentare denuncia per molestie.
L’episodio solleva domande sempre più urgenti: quanto sono sicuri i robot umanoidi nelle città affollate? E fino a che punto la loro programmazione può prevenire comportamenti 'invadenti' o indesiderati?

Nella notte più importante per il cinema mondiale, quella degli Oscar 2026, un pezzo d'Italia ha trionfato. La produttrice bolognese Valentina Merli è salita sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per ritirare l'Oscar per il Miglior Cortometraggio Live Action , vinto dal suo film 'Two People Exchanging Saliva' (premiato ex aequo con 'The Singers'). Unica candidata italiana dell'edizione 2026, Merli ha trasformato la sua nomination in una vittoria storica.
Nata a Bologna nel 1973, ha un percorso formativo che non nasce direttamente nel mondo del cinema. Dopo essersi laureata in Giurisprudenza con una tesi in diritto privato comparato, la sua passione per la settima arte, coltivata fin da giovane nelle sale del Cinema Lumière della Cineteca di Bologna, prende il sopravvento. La svolta arriva con uno stage a Eurimages , il fondo del Consiglio d'Europa per il sostegno alle coproduzioni cinematografiche. Questa esperienza si rivela fondamentale e, dopo un primo periodo sui set a Roma, nel 1999 decide di trasferirsi in Francia. A Parigi costruisce le fondamenta della sua carriera, fondando insieme a Violeta Kreimer la casa di produzione Misia Films, specializzata sia in cortometraggi che in lungometraggi d'autore.
Il suo nome è legato a produzioni di rilievo internazionale, come 'Lacci' di Daniele Luchetti, film che ha avuto l'onore di aprire la Mostra del Cinema di Venezia nel 2020, e 'Combat d'amour en songe' del celebre regista cileno Raúl Ruiz. Il progetto che le è valso la statuetta più ambita è un'opera suggestiva. Diretto da Natalie Musteata e Alexandre Singh, 'Two People Exchangeing Saliva[1]' è un cortometraggio di 35 minuti girato in bianco e nero. Il film immagina un mondo distopico in cui il bacio è un atto sovversivo, proibito e punibile con la morte. Al centro della narrazione, ambientata in un grande magazzino, c'è la storia d'amore clandestina tra i due protagonisti. La protagonista femminile è interpretata da Zar Amir Ebrahimi , attrice iraniana naturalizzata francese acclamata per le sue performance in film come 'Holy Spider' e 'Tatami'.

BolognaFiere rafforza la propria presenza sui mercati internazionali attraverso una nuova collaborazione con Informa in occasione dell’edizione 2026 del National Restaurant Association Restaurant, Hotel-Motel Show, in programma dal 16 al 19 maggio al McCormick Place di Chicago, tra i principali appuntamenti globali dedicati al settore foodservice. Per la prima volta all’interno della manifestazione verrà presentato il Padiglione Italian Wine, Spirits & Oil, uno spazio dedicato alla valorizzazione delle eccellenze italiane nel segmento beverage e dei condimenti gourmet, pensato per favorire l’incontro tra produttori italiani e operatori internazionali della ristorazione e dell’ospitalità.
Il padiglione sarà ospitato nella Beverage Room, l’area della manifestazione dedicata alle soluzioni beverage per il mondo Horeca, offrendo ai professionisti del settore un accesso diretto a una selezione di prodotti premium italiani sempre più centrali nella definizione dell’identità e della qualità dell’offerta gastronomica contemporanea.
"Gli operatori della ristorazione sono sempre più alla ricerca di ingredienti autentici e distintivi, in grado di arricchire i programmi beverage e valorizzare le proposte di menu", ha dichiarato Tom Cindric, President of Exhibitions di Informa Connect Foodservice Group. "Questo padiglione porta i prodotti premium italiani direttamente al centro della manifestazione, offrendo ai buyer uno spazio dedicato e facilmente accessibile per individuare nuove soluzioni e opportunità di approvvigionamento", ha continuato.
Il Padiglione Italian Wine, Spirits & Oil presenterà una selezione di prodotti ampiamente utilizzati nei moderni programmi di foodservice, tra cui aperitivi, bitter, digestivi, aceti speciali e oli extravergine di oliva di alta qualità, ingredienti sempre più richiesti per la mixology contemporanea, la ristorazione creativa e le applicazioni gastronomiche di alto livello. La sezione degli amari è realizzata in collaborazione con la Fiera dell’Amaro d’Italia, mentre per i condimenti BolognaFiere si è avvalsa della collaborazione di EVOLIO Expo (Senaf/Fiera del Levante). Molte di queste produzioni rappresentano eccellenze difficilmente reperibili con continuità sui mercati internazionali, soprattutto per gli operatori alla ricerca di prodotti autentici, di qualità certificata e fortemente legati ai territori di origine. La concentrazione di queste categorie all’interno della Beverage Room consentirà ai professionisti della ristorazione di orientarsi con maggiore efficacia tra le proposte espositive, facilitando la scoperta di nuovi prodotti e semplificando i processi di sourcing.
"Siamo orgogliosi di poter ampliare la collaborazione internazionale con il nostro partner e socio Informa nel settore dell’horeca. Attraverso questa iniziativa creiamo un ponte diretto tra l’eccellenza produttiva italiana e uno dei mercati foodservice più dinamici al mondo", ha dichiarato Antonio Bruzzone, ceo di BolognaFiere Group. "Portando a Chicago alcuni tra i più rappresentativi produttori italiani, offriamo ai buyer internazionali un contesto professionale in cui scoprire la qualità, la storia e la cultura del beverage e dei condimenti italiani, anche attraverso momenti di degustazione e approfondimento pensati per una valutazione tecnica dei prodotti", ha continuato.
Il nuovo Padiglione Italian Wine, Spirits & Oil si inserisce nella strategia del National Restaurant Association Show di sviluppare aree tematiche sempre più specializzate all’interno della manifestazione, facilitando percorsi di sourcing mirati e creando opportunità di business ad alto valore per espositori e buyer. Ulteriori dettagli sugli espositori partecipanti e sul programma delle attività del padiglione saranno annunciati nelle prossime settimane. Per maggiori informazioni e per registrarsi al National Restaurant Association Show 2026: www.nationalrestaurantshow.com
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Sarda News - Notizie in Sardegna
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CAGLIARI – La Polizia di Stato di Cagliari ha sottoposto a fermo due persone di 25 e 27 anni, originarie di Napoli
CAGLIARI – Un vero e proprio deposito di droga è stato scoperto dalla Squadra Mobile, Sezione
SASSARI – Un sassarese pregiudicato, responsabile di una serie di rapine e furti ai danni di attività commerciali
VILLASIMIUS – Si sono concluse nel tardo pomeriggio di oggi le operazioni di ricerca di
ORISTANO – Un'operazione congiunta della Guardia di Finanza e della Polizia