
Msd Italia annuncia l'ingresso di Benedetta Sica nel proprio Leadership Team nel ruolo di Executive Director Policy, Communication & Esg, a diretto riporto di Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata.
Laureata in Giurisprudenza all'università di Pisa - informa l'azienda in una nota - Benedetta Sica ha completato diversi percorsi executive e master in ambito sanitario, management, marketing, comunicazione e public affairs, costruendo nel corso degli anni un profilo solido e multidisciplinare al servizio delle politiche sanitarie e delle relazioni istituzionali. Porta in Msd una pluriennale esperienza in ambito governmental affairs, public affairs e relazioni istituzionali, maturata in primarie aziende del settore farmaceutico e dei medical devices, oltre che in contesti istituzionali nazionali. Da ultimo, ha ricoperto il ruolo di Head of Government Affairs & Institutional Alliances in AstraZeneca Italia, guidando le strategie di relazione con Governo, Parlamento e principali enti regolatori. In questo incarico ha contribuito allo sviluppo di strategie di corporate affairs e alla costruzione di alleanze tra stakeholder in aree terapeutiche chiave, con particolare attenzione alle esigenze del sistema sanitario e dei pazienti. In precedenza, ha lavorato in Becton Dickinson come field stakeholder manager e in Baxter come Communication, Advocacy, Government Affairs and Public Policy Director per Italia e Grecia. Ha inoltre maturato una significativa esperienza istituzionale come consulente legislativo presso il Parlamento e il sistema delle federazioni industriali, consolidando una profonda conoscenza dei processi decisionali e regolatori a livello nazionale.
Nel suo nuovo ruolo in Msd - spiega l'azienda - Benedetta Sica sarà responsabile della definizione e dell'implementazione delle strategie di government affairs e delle alleanze istituzionali, assicurandone il pieno allineamento con le priorità di policy, comunicazione e Esg dell'azienda. Un ruolo strategico che implica la capacità di rafforzare il dialogo con le istituzioni e con tutti gli stakeholder chiave del sistema sanitario, con l'obiettivo di sostenere l'accesso all'innovazione e alle migliori opzioni di cura per i pazienti. "Siamo lieti di accogliere Benedetta Sica nel leadership team di Msd Italia - ha dichiarato Luppi - La sua rilevante esperienza nell'ambito delle politiche sanitarie, del government affairs e delle relazioni istituzionali rappresenta per noi un valore strategico, in un momento in cui il confronto strutturato e continuativo con le istituzioni è determinante per l'evoluzione del sistema salute. Nel suo nuovo ruolo sarà responsabile dell'indirizzo complessivo delle attività di policy, comunicazione e Esg, con l'obiettivo di promuovere un approccio sempre più integrato tra dialogo istituzionale, responsabilità sociale e creazione di valore per i pazienti. Il suo autorevole percorso professionale e la sua visione ci permetteranno di rafforzare ulteriormente il ruolo di Msd come interlocutore credibile e responsabile all'interno del panorama sanitario nazionale".

"Dopo la nostra conferenza stampa in cui abbiamo denunciato il caso, c'è stato un passaparola molto importante nel mondo del calcio. In poco più di due settimane siamo stati contattati da circa 300 ex professionisti: non solo calciatori e allenatori, ma anche preparatori atletici e figure che operavano in ambito dirigenziale. Vanno ad aggiungersi ai circa 200 che già seguivamo prima della conferenza stampa, e quindi si è quindi ampliata la fetta di quanti sono interessati a fare luce e chiedere trasparenza sul Fondo di Fine carriera. Anche coloro che hanno già ritirato il loro Tfr, perchè in sostanza di questo si tratta, comunque vogliono fare richiesta per avere delle delucidazioni, per vederci chiaro". Così, con Adnkronos/Labitalia, l'avvocato Gianmarco Vocalelli, dello studio associato T-Legal Brigida-Vocalelli & Partners, racconta gli ultimi sviluppi sulla vicenda della gestione del 'Fondo di fine carriera'.
Il caso nelle scorse settimane ha suscitato grande clamore nel mondo del calcio e non solo[1], con oltre 150 ex tesserati, tra cui giocatori e tecnici, che hanno chiesto, con l'assistenza della società di consulenza Offside FC e dello Studio Associato T-Legal Brigida-Vocalelli & Partners, chiarezza sulla gestione del 'Fondo' e, contestualmente, di rendere accessibili i bilanci generati dai contributi versati durante le loro carriere calcistiche. L'obiettivo? L'esigenza di rendere più consapevoli i professionisti di ieri, oggi e domani rispetto ai loro diritti e più in generale a un tema che impatta sulla fine del loro percorso. E il numero di ex-professionisti che vuole vederci chiaro aumenta di giorno in giorno.
"E' un numero in divenire -sottolinea Vocalelli- soltanto nella giornata di venerdì scorso abbiamo avuto una quarantina di contatti. Stiamo ampliando anche in canali comunicativi, per arrivare agli stranieri: francesi, tedeschi, brasiliani". Il perchè di questo crescente passaparola è presto detto. "Noi abbiamo messo in luce sicuramente degli elementi molto importanti: tra cui il fatto che ci confrontiamo con un fondo che è un'associazione non riconosciuta, senza scopo di lucro. E giocatori, allenatori e altri professionisti nel corso della loro carriera hanno l'obbligo, quando firmano un contratto con una società di versare l'1,25% della loro busta paga mensile, mentre un altro 6,25 deve essere versato dalla società. A questo obbligo dei professionisti non corrisponde però nessun obbligo da parte del Fondo di dover informare il professionista del fatto di poter avere il diritto di ottenere queste somme a fine carriera dopo i versamenti effettuati. Non c'è nulla di automatico, tutto facoltativo".
Non solo, sottolinea il legale. "La cosa più rilevante è il fatto che quando ne facciamo richiesta in una prima istanza loro ci negano la possibilità, nei confronti degli iscritti, gli ex iscritti, di poter visionare i bilanci, come vengono gestiti e le somme in capo al fondo. Le somme versate dai professionisti del calcio nel corso della loro carriera vengono accantonate all'interno di questa associazione non riconosciuta che ha la facoltà di poter investire queste somme in 'n' modi, quindi con la possibilità di far fruttare queste somme. Il problema qual è? Che nel momento in cui vengono investite queste somme portano degli avanzi di gestione, degli utili, delle opportunità, e di questo il professionista non viene messo per niente al corrente, anche nel momento della liquidazione gli viene fornito un estratto conto molto generico con una quietanza da firmare senza ulteriori specifiche. Questo è il vero e proprio problema, cioè il fatto che oltre alla mancata informazione nei confronti del professionista che ha il diritto di poter richiedere queste somme, c'è anche questo punto interrogativo su come queste somme vengono gestite", sottolinea l'avvocato.
E Vocalelli chiarisce che "non è il nostro obiettivo quello di delegittimare il fondo. La cosa però importante è quella invece di rendere consapevoli gli iscritti su come queste somme vengono gestite. E a oggi questo ci è stato negato. Con Emiliano Viviano, ex portiere di Fiorentina e Palermo oltre che della nazionale abbiamo richiesto i bilanci degli anni in cui lui ha versato queste somme, abbiamo ottenuto un decreto ingiuntivo davanti a un giudice di Roma a dicembre e il Fondo si è opposto dicendo che in capo a Viviano non esiste alcun diritto di ispezione e controllo dei bilanci, ma ovviamente questo è riferito a tutta la categoria. Nel momento in cui viene negato a lui viene negato ai 60.000 e più giocatori solo di Serie A e di Serie B che hanno versato quotidianamente le somme all'interno di questo fondo", sottolinea Vocalelli.
E nonostante il clamore mediatico dopo la conferenza stampa di denuncia, però, nessun contatto è stato avviato con il Fondo. "Questo è l'elemento mancante -spiega Vocalelli- nel senso che la conferenza stampa aveva proprio questo obiettivo, quello di andare a creare il tavolo, di andare ad essere supportati dagli enti che il fondo definisce direttamente responsabili. Noi ad oggi non abbiamo avuto alcun contatto, io non ho avuto alcun contatto con il Fondo, Emiliano Viviano nemmeno". E nessun contatto neanche dalla Figc, dall'associazione calciatori e da quella degli allenatori, che a quanto è dato sapere, sono all'interno del Consiglio del Fondo. "Purtroppo non siamo stati contattati da nessuno -ribadisce Vocalelli- noi sollecitiamo quando possiamo il fatto che siamo disponibili a iniziare un confronto, anche perché poi noi non vogliamo andare davanti a un giudice, il nostro fine è quello di avere un contatto prima".
"A oggi l'unico riscontro -sottolinea il legale- è stato il comunicato che è stato fatto dal Presidente del fondo, nella quale non si entrava minimamente nel dettaglio delle richieste che noi abbiamo avanzato e dopo quel comunicato non abbiamo avuto alcun tipo di contatto. Quindi ad oggi abbiamo ancora un muro davanti", sottolinea amaro Vocalelli secondo il quale però "l'unica possibilità per abbattere questo muro sia o una decisione favorevole del giudice o anche sfavorevole, nel senso che per noi il giudice sarà fondamentale perché delineerà un po' i diritti degli iscritti, degli obblighi del Fondo e già quello sarà un passo molto importante. Credo anche che parallelamente l'aumentare di questi professionisti che si affidano a noi per fare queste richieste, per avere semplicemente la condizione della propria situazione contributiva e amministrativa possa essere un messaggio molto importante che possa arrivare agli enti direttamente responsabili", sottolinea ancora.
Ma come si sa degli investimenti del Fondo? "Noi possiamo capire qualcosa -spiega Vocalelli- su come avvengono gli investimenti per adesso solamente attraverso gli estratti conto che vengono riconosciuti ai professionisti, tanto che le richieste che vengono fatte dai professionisti a noi sono utili per poter un po' mettere insieme i pezzi", sottolinea. Ma c'è altro. "Sappiamo di questa Sport Invest 2000, una società partecipata al 100% dal Fondo e che si occupa degli investimenti immobiliari del Fondo. Abbiamo chiesto chiarimenti ma non li abbiamo ottenuti. I consiglieri della società sono il presidente dell'Aic, dell'associazione italiana allenatori, tutti coloro che nominano il Fondo. I dati della società sono pubblici: nel 2024 ha avuto un fatturato importante di oltre un milione e mezzo di euro con una perdita di 300mila euro. Sappiamo che sono investimenti immobiliari ma allo stesso tempo non abbiamo minimamente contezza di come possono essere gestite le somme accantonate da questi professionisti del calcio", ribadisce Vocalelli.
E il legale in conclusione sottolinea un paradosso. "Se non ci fossero i calciatori il Fondo sarebbe a zero, ma allo stesso tempo loro non hanno il diritto di poter conoscere i movimenti che vengono fatti attraverso queste somme che vengono gestite dal Fondo. Senza contare che appunto c'è una società, una Spa, che investe queste somme. Noi riponiamo la massima fiducia nei confronti del giudice. Delle due l'una: o ci dà ragione a noi e abbiamo quella famosa trasparenza con la quale per noi si conclude questa vicenda, a meno che non troviamo altre cose di cui ora non mi permetto di millantare qualcosa perché sono un legale e rimango nei confini del diritto, o invece se il giudice ci dà contro capiamo bene che c'è un problema. Si è creato un sistema chiuso che è perfetto perché c'è un'obbligatorietà da parte del calciatore ma non c'è un'obbligatorietà da parte del Fondo", conclude Vocalelli. (di Fabio Paluccio)

Per tre giorni la Fiera di Rimini diventa il punto di incontro della comunità internazionale dell’energia. Prende il via domani mercoledì 4 marzo fino a venerdì 6 marzo, la nuova edizione di Key - The Energy Transition Expo, l’evento di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica.
La manifestazione sarà inaugurata domani alle 12 alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Alla cerimonia di apertura interverranno anche Maurizio Renzo Ermeti, presidente di Italian Exhibition Group, Anna Montini, assessora alla Transizione Ecologica del Comune di Rimini, Maurizio Forte, direttore centrale per i Settori dell’Export dell’Agenzia Ice, Vinicio Mosé Vigilante, amministratore delegato Gse, e Irene Priolo, assessora all'Ambiente, Programmazione territoriale, Mobilità e Trasporti, Infrastrutture Regione Emilia-Romagna.
Con oltre 1.000 brand espositori, di cui circa il 30% dall’estero, e più di 500 hosted buyer e delegazioni internazionali da 50 Paesi, coinvolti in collaborazione con l’Agenzia Ice e con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), Key 2026 si conferma come piattaforma europea per tecnologie, servizi e soluzioni integrate che stanno accelerando la decarbonizzazione.
La manifestazione si concentra sulle politiche energetiche europee e pone al centro il tema della finanza e del controllo dei costi dell’energia. Inoltre, in linea con le priorità del Piano Mattei, rafforza la cooperazione con l’Africa incentivando gli incontri di business e il networking fra imprese, istituzioni, Associazioni africane di settore e investitori nella nuova area Africa Investment Hub. Con un palinsesto di oltre 150 eventi, di cui 90 a cura del suo Comitato Tecnico Scientifico, Key offre uno spazio di confronto strategico su presente e futuro dell’energia.
Fra gli appuntamenti in programma nella giornata di domani: Key Energy Summit alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, con la presentazione dello studio 'Transizione energetica scenari globali, tecnologie e governance' realizzato da Althesys e la tavola rotonda dedicata alle proposte delle Associazioni; ForumTech di Italia Solare; 'Intelligenza Artificiale a supporto della decarbonizzazione dell’ambiente costruito' a cura del Comitato Tecnico Scientifico di Key; 'Il Clean Industrial Deal e il ruolo della domanda industriale: come accelerare il cleantech in Italia e in Europa' a cura di Cleantech for Italy; cerimonia di consegna del Premio Innovation Lorenzo Cagnoni.
In concomitanza con Key, torna una nuova edizione di Dpe - International Electricity Expo, la manifestazione dedicata all’ecosistema della generazione, trasmissione, distribuzione, sicurezza e automazione elettrica, organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l’Associazione Generazione Distribuita - Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata Anima Confindustria - e Federazione Anie - che rappresenta nel Sistema Confindustria le imprese attive nelle filiere dell’Elettrotecnica e dell’Elettronica e i General Contractor industriali.

Il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’offensiva Usa‑Israele contro l’Iran, sta già avendo effetti importanti sui mercati energetici globali e potrebbe riflettersi presto anche sulle bollette di luce e gas delle famiglie italiane. Dopo l’escalation bellica, petrolio e gas hanno registrato forti rialzi, con impatti diretti sulle quotazioni all’ingrosso e, di conseguenza, sui costi dell’energia.
Uno dei fattori più preoccupanti è la riduzione del traffico nello Stretto di Hormuz[1], una via cruciale per il transito di circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale. Parallelamente, la compagnia QatarEnergy ha fermato la produzione di GNL[2] e ha annunciato oggi che sospenderà parte della produzione downstream dopo attacchi iraniani contro impianti energetici nel paese, provocando un ulteriore shock di offerta nei mercati energetici globali.
Almeno 121 euro per la bolletta del gas e 45 euro per quella dell'energia elettrica, sono gli aumenti previsti dagli analisti di Facile.it per le bollette delle famiglie italiane. Il calcolo, effettuato considerando le stime di Pun e Psv per i prossimi 12 mesi, porta quindi il conto complessivo a 2.593 euro nell'anno, pari al 7% in più rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto.
Vista la situazione, continuano gli analisti, ora più che mai è importante verificare quali siano le opzioni presenti sul mercato e, ove necessario, valutare l'ipotesi di proteggersi da ulteriori futuri rincari, scegliendo ad esempio una tariffa a prezzo fisso.
"Il governo sta valutando l'impatto" del conflitto in Iran ed è "preoccupato delle conseguenze che si possono avere sul costo dell'energia, a prescindere dall'approvvigionamento energetico che non manca", ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel rispondere alle domande in conferenza stampa al termine dell'incontro in mattinata con il ministro dell'Industria francese Sébastian Martin. "I tempi del conflitto avranno conseguenze sul sistema energetico e produttivo, tanto più che alcuni Paesi coinvolti sono investitori in Italia e destinatari dei nostri prodotti. Sarà necessario - ha aggiunto - un confronto a breve tra il governo e il sistema produttivo per realizzare misure che possano al meglio dare supporto".
Inoltre, ha ribadito Urso, la situazione attuale "deve indirizzarci ancora di più in sede europea verso l'autonomia strategica, a partire da quella energetica".

"La tecnologia più conosciuta dal paziente sulla correzione dei difetti visivi è sempre il laser, ma una percentuale più piccola e crescente conosce anche queste lenti fachiche, note anche come lenti Icl. E' necessario spiegare con chiarezza questa tecnologia ai pazienti che arrivano da noi convinti di fare un intervento laser, spiegando loro che si tratta di una tipologia di tecnica che per certi versi è superiore al laser, senza trascurare" altri aspetti "come il fatto che si tratta di un intervento che viene eseguito in una sala operatoria", elemento che può "rivelarsi un vantaggio". Così Alessandro Mularoni, specialista in Oftalmologia che opera a Bologna, Rimini e San Marino, parlando della tecnologia delle lenti intraoculari Icl (Implantable collamer lens), che rappresentano una soluzione consolidata nella chirurgia refrattiva per la correzione di miopia, astigmatismo e ipermetropia. Accanto alla qualità visiva, uno degli aspetti che più caratterizza questa procedura è la rapidità della riabilitazione, spesso descritta dai pazienti come un vero e proprio 'effetto wow'.
"I dubbi dei pazienti sono tanti - spiega Mularoni - Non fanno domande troppo specifiche, ma chiedono se è più invasiva, se le complicanze sono maggiori e se il risultato è 'meno buono' rispetto alla tecnica laser, con cui fanno sempre molti paragoni, poiché più familiare, e sulla quale hanno già preso molte informazioni. Pertanto è importante avere una serie di informazioni chiare da condividere con il paziente, che viene informato gradualmente su sicurezza, efficacia e, nella maggior parte dei casi, anche riguardo alla superiorità di questa tecnologia rispetto alle altre".
"La chirurgia refrattiva eseguita con Icl ha una caratteristica peculiare: riabilitare immediatamente il paziente - sottolinea l'esperto - C'è, infatti, un effetto molto veloce di recupero della vista, anche per difetti molto importanti, per cui il paziente passa da una bassa a un'ottima visione, sia in termini quantitativi (vedere le cose più lontane) sia qualitativi (vede le cose con un'ottima qualità visiva), senza problematiche specifiche legate a contorni o ghost images. Pertanto, si tratta di una quantità associata alla qualità".
La decisione sulla tecnica da proporre a ciascun paziente “a volte è molto semplice, perché può essere riabilitato solo con le Icl, altre volte meno perché esistono delle controindicazioni - chiarisce Mularoni - Tra le ragioni più comuni si annoverano: una cornea troppo sottile, oppure, ormai problematica molto frequente, la secchezza oculare, che è sempre più presente nei nostri pazienti perché portatori di lenti a contatto da lunga data o perché esposti a fenomeni atmosferici o perché sono presenti malattie generali, che sostengono questo tipo di problematica. E' necessario, pertanto, elencare i pro e i contro delle tecniche - laser e lente fachica o Icl - e permettere al paziente di scegliere in libertà. I casi in cui entrambe le tecniche sono utilizzabili stanno diventando sempre più frequenti, perché la lente Icl inizia a essere utilizzata con maggiore sicurezza rispetto al passato. Pertanto, va a intercettare fasce di difetti visivi progressivamente più bassi".
L'intervento si svolge "in una sala operatoria attrezzata - illustra lo specialista - dove il paziente viene preparato mediante l'uso di colliri midriatici per dilatare la pupilla e mediante l'uso di gocce per anestetizzare la superficie corneale. Si tratta di un'anestesia definita topica perché non si utilizzano punture, iniezioni o altre tipologie di anestesia, a eccezione dell'instillazione di gocce. Si utilizza, poi, un microscopio e un set specifico di ferri per preparare la lente che viene piegata, caricata e introdotta all'interno dell'occhio attraverso incisioni molto piccole. All'interno dell'occhio si dispiega e viene correttamente posizionata". Ai pazienti che sono preoccupati di provare dolore "la risposta è che non vi è alcun tipo di dolore, in quanto i colliri anestetizzano la superficie dell'occhio". Per quanto concerne la durata, Mularoni rassicura che "l'intervento è una pratica veloce, che permette dopo qualche minuto, il tempo di completarlo correttamente, di far alzare il paziente dal lettino e farlo accomodare in una stanza dove può rilassarsi".
Fondamentale il ruolo della tecnologia: "Un centro di chirurgia refrattiva ha una strumentazione completa, che prevede tutti gli strumenti necessari per fare il calcolo e decidere il potere di una lente Icl - sottolinea l'esperto - Acquisire tecnologie sempre più precise che studiano sempre meglio l'anatomia dell'occhio, dove la lente andrà posizionata, ovvero dietro dell'iride e davanti al cristallino, è un plus per il risultato finale".

La dieta mediterranea, modello di longevità, si aggiorna e diventa 'a 3 dimensioni', aggiungendo per la prima volta alla quantità e alla qualità dei nutrienti anche la loro collocazione temporale in armonia con i ritmi biologici, ormonali e metabolici, nell'arco delle 24 ore. Questo nuovo approccio - sviluppato dalla Società italiana di endocrinologia (Sie) insieme all'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), pubblicato su 'Current Nutrition Reports' a pochi giorni dalla Giornata mondiale contro l'obesità del 4 marzo - ridisegna la piramide della dieta mediterranea tradizionale sincronizzando le raccomandazioni alimentari, che restano invariate, con l'orologio biologico e le oscillazioni ormonali (insulina, cortisolo e melatonina), offrendo così una strategia concreta contro obesità e malattie metaboliche.
"La dieta mediterranea non è più solo una questione di cosa si mangia, ma soprattutto di quando lo si fa - spiega Diego Ferone, presidente Sie, ordinario di Endocrinologia all'università di Genova. "Le evidenze scientifiche più recenti - sottolinea - dimostrano infatti che il metabolismo è profondamente regolato dagli ormoni e segue un'organizzazione circadiana. Ormoni chiave come insulina, cortisolo, melatonina, leptina e grelina oscillano nel corso delle 24 ore, modulando la risposta metabolica ai nutrienti, l'appetito, il dispendio energetico e la qualità del sonno. Mangiare gli stessi alimenti in momenti diversi della giornata può quindi produrre effetti metabolici differenti, con implicazioni rilevanti per il rischio di sovrappeso e obesità e disfunzioni endocrine associate all'incremento ponderale, non solo diabete mellito di tipo 2, ma anche alterazioni della funzionalità delle ghiandole endocrine".
Il nuovo modello introduce dunque la dimensione tempo, inserendo i simboli del sole e della luna accanto al disegno della piramide, per indicare i momenti migliori per consumare determinati alimenti. "Il simbolo del sole suggerisce il consumo quotidiano entro la prima parte della mattina, per sfruttare la massima sensibilità all'insulina, di carboidrati complessi (cereali, pasta e pane preferibilmente integrali), legumi, frutta, verdura e ortaggi. Il simbolo della luna orienta invece verso i pasti serali, quando aumenta il rischio di picchi glicemici e accumulo di grasso, il consumo di proteine magre, verdure e alimenti amici del sonno come noci, semi e latticini, ricchi di triptofano e melatonina che favoriscono il riposo e la rigenerazione muscolare notturna", illustra Luigi Barrea, primo firmatario del documento di aggiornamento e consigliere Sie, ordinario di Nutrizione clinica e Dietetica applicata all'università Pegaso di Napoli. Infatti, prosegue, "consumare 40 grammi di proteine prima di dormire può aumentare la sintesi proteica muscolare del 33%, contrastando la perdita di massa muscolare. E spostare il 5% dell'energia dai grassi ai carboidrati durante la colazione aiuta a ridurre drasticamente il rischio di sindrome metabolica". Quanto all'olio extravergine d'oliva, "rimane il protagonista indiscusso, utilizzabile in modo flessibile per le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti universali, sia di giorno che di sera - specifica Massimiliano Caprio, ordinario di Endocrinologia dell'università Telematica San Raffaele di Roma. "Un alto consumo di olio evo - ricorda - riduce il rischio di malattie cardiovascolari del 39% e dimezza la mortalità. E per ogni incremento di soli 10 g al giorno di olio evo si riduce ulteriormente il rischio cardiovascolare del 10%".
La vera innovazione del modello, rimarcano gli esperti, è l'attenzione al cronotipo individuale. I 'gufi', persone con cronotipo serotino, tendono a saltare la colazione e a concentrare l'assunzione di cibo nelle ore serali, quando la sensibilità insulinica è ridotta e la regolazione glicemica è meno efficiente, con potenziali conseguenze negative sulla salute metabolica. La nuova piramide della dieta mediterranea li aiuta a riallinearsi gradualmente, concentrando il carico calorico nelle ore di luce per evitare il social jetlag metabolico, cioè il disallineamento con i ritmi biologici interni, dovuto all'irregolarità delle attività sociali. Le 'allodole', persone mattiniere, sono invece naturalmente predisposte a una maggiore aderenza alla dieta mediterranea, e beneficiano di una colazione ricca, di un pranzo sostanzioso e di una cena leggera, principalmente su base proteica.
La nuova piramide non è solo una guida alimentare, ma un manifesto che rafforza il concetto di dieta mediterranea come stile di vita globale. "Il nuovo modello include infatti anche attività fisica alla luce del sole, sonno di qualità, convivialità e rispetto della biodiversità stagionale che concorrono in modo integrato al mantenimento della salute endocrino-metabolica - evidenzia Salvatore Cannavò, presidente eletto Sie, ordinario di Endocrinologia all'università di Messina - In linea con il riconoscimento Unesco della dieta mediterranea come Patrimonio culturale immateriale dell'umanità, il nuovo modello valorizza una visione olistica che unisce tradizione, sostenibilità e innovazione scientifica".
"Integrare la dimensione temporale e ormonale nella dieta mediterranea significa aggiornare un patrimonio culturale straordinario alla luce delle più moderne conoscenze endocrinologiche. Questa nuova piramide rappresenta uno strumento utile non solo per la prevenzione, ma anche per la pratica clinica, in un'ottica di nutrizione sempre più personalizzata e fisiologicamente fondata", conclude Ferone.

Contro sovrappeso e obesità non solo dieta e movimento, ma azioni mirate su cervello, abitudini e funzioni cognitive per riportare in equilibrio i meccanismi che regolano fame, sazietà e consumo energetico. È la nuova strategia indicata dal progetto Resilient dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Intervenire tra i 6 e gli 11 anni – nella fase di massima plasticità cerebrale – consente di “rimettere in carreggiata” le vie neurali del metabolismo e correggere la disfunzione metabolica in modo duraturo, in alcuni casi potenzialmente definitivo. Uno studio su 120 bambini dimostra che un percorso multidisciplinare di 5 mesi migliora peso, metabolismo, sonno e capacità cognitive, aprendo nuove prospettive nella lotta a una condizione che in Italia riguarda quasi un bambino su tre. Il progetto di ricerca Resilient coordinato dal Bambino Gesù è stato finanziato dall’Unione europea con fondi Pnrr (Pnrr-Mad-2022-12376459) e realizzato in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa e con l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno. Lo studio ha coinvolto un team multidisciplinare composto da endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, neuropsicologi, chinesiologi, infermieri, biologi e biostatistici.
In Italia l’eccesso di peso in età pediatrica continua a rappresentare una delle principali emergenze di salute pubblica. Secondo i dati più recenti del sistema di sorveglianza OKkio alla Salute dell’Istituto superiore di sanità, il 29,7% dei bambini presenta un eccesso ponderale: il 19% è in sovrappeso, il 10,7% obeso e il 2,1% con obesità grave. Percentuali che, pur in lieve diminuzione negli ultimi anni, restano tra le più alte in Europa. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù, in particolare, si registrano ogni anno circa 1.700 accessi ambulatoriali e 1.000 Day hospital dedicati a bambini e adolescenti con eccesso di peso e obesità, inclusi circa 200 casi di forme secondarie o genetiche. All’interno dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia guidata dal prof. Stefano Cianfarani, è attivo un apposito servizio di Educazione Alimentare (referente dott. Danilo Fintini) dedicato alla gestione clinica dei pazienti con problemi ponderali e al coinvolgimento delle famiglie nel percorso di cura.
Tutti i bambini inclusi nello studio coordinato dalla dott.ssa Melania Manco dell’unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva e dalla dott.ssa Deny Menghini responsabile di Psicologia del Bambino Gesù, presentavano obesità o sovrappeso, condizioni che in età pediatrica non riguardano solo il peso corporeo ma si associano frequentemente a disturbi del sonno, difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, riduzione della qualità di vita e fragilità cognitive, come alterazioni della memoria e dell’autoregolazione. Già in età precoce, inoltre, possono emergere alterazioni della composizione e della forza muscolare, con il rischio di obesità sarcopenica, caratterizzata dalla coesistenza di eccesso di massa grassa e riduzione della massa o funzionalità muscolare. "L’obesità infantile - sottolinea Menghini - è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive. I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro funzionamento quotidiano".
Il progetto ha coinvolto bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni (con una prevalenza femminile del 58%) perché in questa fase della vita il cervello – organo che controlla appetito, sazietà, spesa energetica e numerosi processi chiave del metabolismo intermedio – è ancora estremamente plastico. Questo significa che, attraverso un intervento mirato sugli stili di vita e sulle funzioni cognitive, è possibile reindirizzare le vie neurali che regolano il metabolismo, correggendo in modo duraturo la condizione dismetabolica. "Intervenire tra i 6 e gli 11 anni significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica - afferma Manco -. Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo".
L’approccio terapeutico del progetto Resilient, della durata complessiva di 5 mesi - riporta una nota - ha integrato educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori. Nelle prime 8 settimane i bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo (professionista dell’attività fisica), seguiti da una fase di consolidamento meno intensiva. Un gruppo di bambini ha partecipato anche a un training cognitivo computerizzato, con esercizi adattivi per potenziare attenzione e memoria. Proprio questo elemento ha mostrato un beneficio aggiuntivo, in particolare sul sonno e sulle capacità di autoregolazione.
Il risultato di questo percorso, per l’intera popolazione pediatrica inclusa nel progetto - conclude la nota - è stato un miglioramento generalizzato di tutte le variabili considerate nello studio: composizione corporea, peso, forza muscolare, metabolismo, controllo della fame, qualità del sonno, aspetti comportamentali e abilità cognitive. Le ricadute cliniche del progetto sono immediate: i risultati dello studio Resilient dimostrano l’efficacia di percorsi pediatrici completi e personalizzati che integrano nutrizione, movimento, mente e partecipazione attiva della famiglia per incidere in modo duraturo su una condizione complessa come l’obesità. L’utilizzo di strumenti digitali e sessioni da remoto, inoltre, rende il modello più accessibile e potenzialmente replicabile su larga scala.

Tre su 4 riconoscono obesità e sovrappeso come gravi rischi per la salute e la maggioranza della popolazione è consapevole delle cause e dei principali strumenti di prevenzione. Eppure, esiste un evidente divario tra consapevolezza generale e percezione di sé di fronte alla bilancia: sebbene l’8,9% degli intervistati risulta clinicamente obeso solo il 2,7% si definisce tale. A dirlo è un’indagine di AstraRicerche per il Gruppo Edulcoranti di Unione italiana food - condotta su un campione di oltre 1.000 connazionali di età compresa tra i 18 e i 70 anni - che, in occasione della Giornata mondiale dell’obesità, che si celebra il 4 marzo, pone l’accento sull’importanza di saper riconoscere questa patologia, promuovendo un corretto stile di vita.
A sottostimare il proprio peso è il 17,7% degli intervistati, con picchi tra gli uomini (26%, in particolare Gen X e baby boomers) e tra chi risulta obeso secondo il Bmi (ben 73%). Al contrario, la sovrastima del proprio peso è un fenomeno che riguarda più le donne (17% contro una media del 9,9%) e chi risulta sottopeso secondo il Bmi (72%). In generale, quando parliamo di obesità, gli italiani la identificano correttamente come una condizione multifattoriale. Tra le principali cause vengono annoverate la sedentarietà (citata dal 66,6% del campione), un’alimentazione ipercalorica (56,4%) e l’eccesso di zuccheri (55,9%) e grassi (52,6%). Accanto a questi emergono anche i fattori ormonali (48,8%), lo stress (38,5%, in particolare donne e giovani delle Gen Z e Millennials) e la predisposizione genetica (35,8%). Gli aspetti psicologici (26,1%, che salgono però a 37% tra le Gen Z e a 48% tra le donne della Gen Z) e i problemi del sonno (19,7%) sono presenti, ma meno.
Per contrastare il problema, la ricetta degli italiani resta lo stile di vita: mangiare sano (63%), muoversi di più (62,8%) e svolgere attività fisica regolare (62,2%) sono le strategie indicate da più di 6 italiani su 10. Gli edulcoranti vengono promossi come alleati: la maggioranza sa che possono essere usati a casa al posto dello zucchero (70%) e che rappresentano uno strumento utile per ridurre l’assunzione calorica (59,2%). Oltre metà del campione riconosce anche il loro ruolo nel supportare le linee guida nutrizionali sulla riduzione degli zuccheri (51,8%) e nel controllo della glicemia (51,2%). Secondo l’indagine di AstraRicerche, gli edulcoranti sono utilizzati da oltre un terzo degli italiani (36,6%, specie tra la Gen Z e i Millennials). L’uso in famiglia è diffuso soprattutto tra adulti ed è spesso personale (60,4%). Gli edulcoranti entrano nella routine non come soluzione occasionale ma come sostituto abituale dello zucchero.

La città che genera salute. E' questo il focus al centro dell'iniziativa in programma 4 marzo alle 18 allo Spazio WeGil di Roma, in occasione della Giornata mondiale dell'obesità. Un appuntamento che mette in relazione in modo diretto urbanistica, qualità degli spazi urbani e contrasto a una delle patologie croniche più rilevanti del nostro tempo. L'incontro - spiega una nota - nasce all'interno della mostra 'Roma Terzo Millennio', ideata dall'ambasciatore Umberto Vattani e promossa dall'associazione Art Diplomacy. Il progetto espositivo propone una lettura della Capitale come organismo dinamico, capace di estendersi dal centro storico fino al mare, di riconnettere quartieri e paesaggi, di superare una visione frammentata della città. Vattani, presentando la mostra, ha richiamato l'idea di una Roma che non vive solo di memoria, ma che interpreta il presente e costruisce il proprio destino attraverso una nuova consapevolezza dello spazio urbano. Mercoledì questa visione si confronta con il tema della salute pubblica. L'obesità sarà affrontata come malattia cronica complessa, che incide sulla qualità della vita e aumenta il rischio di patologie cardiovascolari e metaboliche. Non si tratta di una questione individuale - è il messaggio - ma di una sfida collettiva che coinvolge ambiente, organizzazione sociale e scelte politiche.
Le città influenzano in modo profondo gli stili di vita. La presenza di spazi accessibili, percorsi pedonali, aree verdi e servizi di prossimità orienta il movimento quotidiano e favorisce relazioni. Una pianificazione attenta può sostenere comportamenti sani. Una progettazione disattenta può amplificare sedentarietà e disuguaglianze. La riflessione proposta il 4 marzo parte da questa evidenza e punta a rafforzare il legame tra governo del territorio e prevenzione, spiegano i promotori dell'evento. La mostra Roma Terzo Millennio ha evidenziato la necessità di leggere la Capitale come sistema integrato, capace di generare nuove centralità e nuove connessioni fino ad Ostia. In questa prospettiva la città diventa infrastruttura di salute. Diventa spazio che educa, che orienta scelte quotidiane, che può contribuire in modo concreto alla promozione di stili di vita positivi".
Partecipano al confronto: Vattani; Orazio Schillaci, ministro della Salute; Francesco Rocca, presidente Regione Lazio; Simona Renata Baldassarre, assessore Regione Lazio; Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio superiore di sanità; Paolo Sbraccia, direttore Uoc Medicina interna - Centro dell’obesità Policlinico Tor Vergata; Patrizia Marrocco, deputato; Andrea Urbani, direttore della Direzione Salute e Integrazione sociosanitaria del Lazio; Luciano Nobili, presidente Intergruppo Consiglio regionale del Lazio; Iris Zani, presidente Amici obesi onlus; Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs & Patient Access Lilly Italy Hub. Modera Vira Carbone, giornalista Rai. L'iniziativa intende offrire un momento di approfondimento per il mondo dell'informazione e per chi osserva le politiche urbane e sanitarie. Perché la salute non si costruisce solo nei luoghi di cura, ma anche nei quartieri, nei parchi, nelle strade e negli spazi pubblici. Una città più vivibile, dunque, è una città che investe nel proprio futuro e nella qualità della vita dei suoi cittadini. L’evento prevede la proiezione di 'Corpo Libero', documentario di Donatella Romani e Roberto Amato prodotto da Telomero Produzioni con il contributo di Lilly e il patrocinio dell'associazione Amici Obesi. Presentato in anteprima nell’ambito della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, è il primo documentario che affronta a 360 gradi la patologia obesità, raccontata sia dal punto di vista dei clinici sia attraverso il percorso dei pazienti: 4 storie emblematiche di chi, passo dopo passo, si è allontanato dal proprio corpo, perdendo il contatto con il proprio benessere e la salute, per poi ritrovarsi e cercare una nuova connessione con se stesso, riconquistando la libertà di vivere appieno.

Una giornata interamente dedicata alla psoriasi, con servizi gratuiti clinico-diagnostici e informativi: l’11 marzo Fondazione Onda Ets promuove l'(H)Open day sulla psoriasi in collaborazione con Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse), e con il patrocinio di Apiafco (Associazione psoriasici italiani amici della fondazione Corazza). In oltre 90 presidi aderenti al network con il Bollino rosa, saranno offerte alla popolazione visite dermatologiche, consulenze ed eventi informativi.
La psoriasi è una malattia cronica che interessa circa il 2-3% della popolazione generale, spiega Fondazione Onda in una nota. Sebbene la manifestazione più evidente riguardi la pelle - con la forma a placche che rappresenta circa il 90% dei casi e si caratterizza per lesioni eritematose spesso associate a prurito, dolore e bruciore - si tratta a tutti gli effetti di una patologia sistemica, associata a comorbilità rilevanti, tra cui artrite psoriasica, malattie cardiovascolari, diabete e patologie infiammatorie intestinali. L'impatto non è soltanto clinico: il coinvolgimento di aree visibili come volto, mani o cuoio capelluto può condizionare profondamente la sfera relazionale, sociale e professionale, con ripercussioni sul benessere psico-emotivo e sulla qualità della vita. "L'(H)Open day sulla psoriasi - afferma Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda Ets - nasce con un duplice obiettivo: sensibilizzare su una patologia spesso sottovalutata e facilitare l'accesso ai percorsi di diagnosi e cura promuovendo una presa in carico appropriata e multidisciplinare. Il network degli ospedali Bollino rosa rappresenta un presidio fondamentale sul territorio per intercettare i bisogni di salute e offrire risposte adeguate e tempestive".
Durante l'(H)Open day saranno offerti gratuitamente alla popolazione, a seconda della disponibilità dei singoli presidi aderenti, visite dermatologiche, consulenze specialistiche ed eventi informativi. L'elenco completo delle strutture aderenti e dei servizi disponibili è consultabile sul sito http://www.bollinirosa.it.
"Gli Open day offrono ai pazienti l'opportunità di ricevere un parere specialistico personalizzato sulla forma e sulla gravità della patologia - commenta Valeria Corazza, presidente di Apiafco - oltre a informazioni chiare e aggiornate sui trattamenti più appropriati disponibili".
Sebbene non esista una terapia definitiva, oggi sono disponibili opzioni terapeutiche sempre più efficaci e personalizzate, ricorda Onda. Se nelle forme lievi si ricorre prevalentemente a trattamenti topici, nelle forme moderate-severe - che interessano circa 1 paziente su 3 - possono essere indicati fototerapia, farmaci sistemici e biologici. Nonostante le innovazioni terapeutiche, tuttavia, persistono criticità nella diagnosi tempestiva e nella gestione integrata della patologia, che richiede un approccio multidisciplinare.
"La psoriasi è una patologia cronica ad alto impatto clinico e psicologico - sottolinea Giovanni Pellacani, presidente Sidemast, direttore della Uoc di Dermatologia del Policlinico Umberto I di Roma e professore ordinario alla Sapienza università di Roma - L'(H)Open day rappresenta un'importante occasione per favorire diagnosi precoce, corretta presa in carico e accesso alle terapie, valorizzando il ruolo centrale della dermatologia nei percorsi di cura". L'iniziativa, realizzata in collaborazione con Sidemast e con il patrocinio di Apiafco, è sostenuta col contributo incondizionato di Bristol Myers Squibb.

Oggi circa 430 milioni di persone nel mondo hanno bisogno di riabilitazione per affrontare una perdita dell'udito (ipoacusia) invalidante. Eppure nei bambini quasi il 60% dei casi è dovuto a cause evitabili che possono essere prevenute. Allo stesso modo le cause più comuni negli adulti, come l'esposizione a suoni forti e farmaci ototossici, sono prevenibili. Conoscere i fattori di rischio e adottare comportamenti corretti può fare la differenza, soprattutto per i più giovani. Lo ricorda la pagina dedicata alla divulgazione 'Dottore, ma è vero che?' della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) domani, martedì 3 marzo, nella Giornata mondiale dell'orecchio e dell'udito istituita dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Proprio l'Oms insieme ai principali organismi sanitari internazionali indica alcune misure efficaci di prevenzione. Sul fronte della protezione dal rumore, per esempio, è importante limitare il volume dei dispositivi audio al di sotto del 60% del massimo consentito, e indossare tappi o cuffie antirumore quando si lavora in ambienti con rumore elevato o si frequentano luoghi molto rumorosi. L’Oms stima che circa 1,1 miliardi di giovani tra i 12 e i 35 anni siano a rischio di perdita dell'udito a causa dell'uso scorretto di dispositivi audio personali (come le cuffie) e della frequentazione di luoghi con musica ad alto volume come discoteche e concerti. Il rischio dipende sia dall'intensità del suono (misurata in decibel) sia dalla durata dell’esposizione. Purtroppo, il danno da rumore si accumula silenziosamente nel tempo: spesso ce ne si accorge solo quando la perdita è già importante. Sul fronte delle infezioni, invece, vaccinare i bambini contro malattie come la meningite e la rosolia contribuisce a ridurre i casi di ipoacusia di origine infettiva. Anche la vaccinazione materna contro la rosolia prima della gravidanza è raccomandata. E' importante, inoltre, seguire con attenzione le indicazioni del proprio medico di medicina generale quando si assumono farmaci potenzialmente tossici per l'udito. Infine, non bisogna trascurare le infezioni all'orecchio nei bambini piccoli: un'otite media cronica non trattata è una delle principali cause prevenibili di perdita dell'udito.
Per quanto riguarda i controlli, in Italia lo screening uditivo è già previsto alla nascita: si chiama test delle otoemissioni acustiche ed è eseguito di routine nei punti nascita per individuare precocemente eventuali problemi. Nei bambini più grandi e negli adulti, invece, la perdita dell'udito avviene spesso gradualmente e quasi senza accorgersene: si fa più fatica a capire le conversazioni in ambienti rumorosi, si alza il volume della televisione, si chiede spesso di ripetere quello che viene detto. In presenza di questi segnali - suggerisce 'Dottore, ma è vero che...?' - il primo passo è parlarne con il proprio medico di medicina generale: può valutare i fattori di rischio individuali e indirizzare verso gli specialisti appropriati per una valutazione audiologica approfondita.
In Italia le persone con problemi di udito sono circa 7 milioni. Cifre importanti perché sentire non è solo una questione di decibel, ma di qualità di vita e di relazioni. Infatti individuare tempestivamente un deficit uditivo significa prevenire conseguenze rilevanti sullo sviluppo del linguaggio nei bambini, sul rendimento scolastico, ma anche sulla produttività lavorativa e, negli anziani, sul rischio di isolamento sociale e può rallentare il declino cognitivo. Non a caso prevenire, fare diagnosi precoce e prendersi cura dei disturbi uditivi sono le tre azioni chiave da fare come ricorda la Commissione di albo nazionale dei tecnici audiometristi della Fno Tsrm e Pstrp in una nota.
Il tecnico audiometrista "è una figura spesso poco conosciuta, ma determinante", evidenzia la Commissione. Specializzati nell'esecuzione di esami strumentali audiometrici e vestibolari, gli audiometristi sono indispensabili per valutare la funzionalità dell'apparato uditivo e dell'equilibrio, e contribuiscono alla diffusione di una cultura all'insegna della prevenzione e per il superamento dello stigma, delle barriere culturali, come di quelle emotive che circondano le persone che soffrono di tali difficoltà. Dallo screening neonatale ai controlli in età scolare, fino al monitoraggio dell'ipoacusia nell'adulto e nell'anziano, il tecnico audiometrista interviene in tutte le fasi del percorso di vita.
Questi tecnici operano in stretta collaborazione con medici otorinolaringoiatri, audiologi, logopedisti e tecnici audioprotesisti, contribuendo alla definizione del quadro clinico attraverso esami oggettivi e soggettivi altamente specializzati: audiometria tonale e vocale, impedenzometria, potenziali evocati uditivi, esami vestibolari. Ogni esame audiometrico eseguito, ogni attività di screening, ogni momento di consulenza rappresenta un tassello di un percorso più ampio volto a promuovere inclusione, comunicazione e qualità della vita. "Il 3 marzo offre l'occasione per riconoscere e valorizzare una figura professionale spesso poco visibile, ma essenziale nel sistema sanitario, nel preservare l'udito, un senso fondamentale per la persona e per la comunità", conclude la nota.

Gyala, società italiana deep tech attiva nella cyber resilienza di infrastrutture IT, OT e IoT, ha chiuso un round di finanziamento in equity da 4 milioni di euro sottoscritto da Deep Ocean Sgr S.p.A – in qualità di lead investor -, Terna Forward S.r.l, Cdp Venture Capital Sgr S.p.A. e Ventive S.r.l. L’operazione rappresenta una tappa strategica per Gyala, che sviluppa tecnologie proprietarie interamente italiane, inizialmente concepite in collaborazione con il comparto Difesa e oggi impiegate anche per la protezione di infrastrutture critiche civili, dall’energia alla sanità, con un focus su scenari IT/OT ad alta complessità. Grazie ad Agger, la piattaforma proprietaria full stack per la detection e reaction automatizzata in ambienti IT/OT/IoT, Gyala rappresenta un unicum nel panorama della Ot Cyber Resilience.
Il nuovo capitale accelererà la roadmap di Agger, con focus su visibilità OT avanzata, difesa autonoma e orchestrazione intelligente delle risposte, permettendo di potenziare il team tecnico e di R&D, rafforzare le attività di go-to-market in Italia e consolidare la presenza della soluzione nei settori critici (come energia, industria, sanità, difesa) creando fondamenta solide per l’espansione internazionale.
“Gyala nasce con un Dna tecnologico italiano e una visione globale”, spiega Andrea Storico Chairman e co-founder.“Vogliamo portare resilienza dove le soluzioni tradizionali non arrivano, supportando la trasformazione cyber dei sistemi più sensibili del Paese. La fiducia degli investitori istituzionali conferma la solidità della nostra visione industriale. I nostri obiettivi sono concreti; intendiamo costruire la prossima generazione di difesa cyber - accelerando l’evoluzione tecnologica di Agger - rafforzare la presenza sul mercato e affrontare con solidità la fase di scala internazionale, mantenendo al centro una tecnologia proprietaria italiana, pensata per la protezione di ciò che è davvero strategico per il Paese”.
“Quello che ci ha colpito di Gyala come Deep Blue Ventures” - commenta Domenico Nesci, Partner di Deep Blue Ventures, “è l'integrazione nella propria piattaforma della protezione da attacchi esterni dell'infrastruttura OT delle imprese clienti. La capacità della tecnologia proprietaria di Gyala di difendere efficacemente ambienti IT/OT anche estremamente complessi colma un gap importante nella catena del valore della cybersecurity. La solidità del team, inoltre, e l'opportunità con il round di consolidare la presenza nazionale e sviluppare quella internazionale ci hanno definitivamente convinto a investire. Con Gyala il nostro Paese dimostra di poter esprimere tecnologie proprietarie fortemente strategiche, non solo per l'Italia”.
“Gyala rappresenta un caso raro nel panorama europeo della cybersecurity industriale: una tecnologia proprietaria, sviluppata interamente in Italia, con radici profonde nel comparto Difesa e una piattaforma, Agger, pensata per rilevare e neutralizzare automaticamente le minacce negli ambienti nevralgici più complessi”, dichiara Mario Scuderi, Responsabile del Fondo Evoluzione di CDP Venture Capital. “La solidità tecnica del team e la chiarezza della visione industriale ci hanno portato a sostenere questo progetto con convinzione: siamo certi che Gyala abbia tutte le carte in regola per affermarsi come riferimento internazionale nella protezione delle infrastrutture strategiche”.
Roberto Sfoglietta ceo & Founder di Ventive afferma: “Gyala ha dimostrato di aver costruito non solo una piattaforma tecnologica solida, ma anche un modello di business scalabile, adatto a mercati complessi e regolamentati. Il nostro investimento sostiene una fase di consolidamento organizzativo e commerciale, fondamentale per trasformare una forte base tecnologica in leadership di mercato”.

Indagato per disastro ferroviario il conducente del tram della linea 9 deragliato a Milano, in viale Vittorio Veneto, il 27 febbraio. Un atto dovuto che gli consentirà di nominare propri consulenti e partecipare agli accertamenti tecnici dell’inchiesta.
L'ipotesi di reato è contenuta nella relazione inviata dalla Polizia locale di Milano alla pm Elisa Calanducci che coordina le indagini sull’incidente che ha coinvolto un mezzo Atm (società non indagata). Nell'incidente hanno perso la vita due passeggeri, Ferdinando Lavia e Abodu Karim Tourè, e alcune decine di persone sono rimaste ferite, alcune delle quali ancora in gravi condizioni.
Perquisita intanto oggi la sede Atm di via Monte Rosa a Milano. Gli agenti della Polizia locale stanno eseguendo, su richiesta della pm Elisa Calanducci, un decreto di sequestro della documentazione tecnica relativa al Tramlink e delle comunicazioni di venerdì pomeriggio, giorno dell'incidente, tra il conducente del tram e la centrale operativa Atm.
"Mi sono sentito male, ho avuto un malore", aveva spiegato il conducente del tram subito dopo l’incidente[1]. L’uomo, portato in ospedale, è stato sottoposto agli accertamenti di rito.
L'uomo ha una lunghissima esperienza da tranviere. Sessant’anni, ne ha trascorsi 34 da dipendente di Atm. Conduce in particolare i tram della linea 31 e 9, proprio quella su cui è avvenuto l’incidente. Un tratto di strada quello tra piazza della Repubblica e Porta Venezia, con lo scambio a metà per consentire ai tram della linea 33 di girare a sinistra in via Lazzaretto, che il sessantenne conosce alla perfezione. Poco prima dell’incrocio in cui è avvenuto l’incidente, però, il tranviere ha saltato la fermata di viale Vittorio Veneto. Così il tram non ha perso velocità e, infilandosi nello scambio per Lazzaretto, è deragliato.

Quando gioca Jannik Sinner? Il tennista azzurro si prepara a tornare in campo nel Masters 1000 di Indian Wells, in programma dal 4 al 15 marzo. Nella notte tra oggi, lunedì 2 marzo, e domani, martedì 3, andrà in scena il sorteggio del tabellone principale del torneo, a cui Sinner arriva dopo la delusione dell'Atp 500 di Doha, dove è stato eliminato nei quarti di finale da Jakub Mensik, e dalla sconfitta nella semifinale degli Australian Open per mano di Novak Djokovic.
Il sorteggio del Masters 1000 di Indian Wells è in programma notte tra oggi, lunedì 2 marzo, e domani, martedì 3 alla mezzanotte ora italiana. Sarà possibile seguire i sorteggi in diretta streaming su 'The Tennis Channel', mentre non sarà garantita una diretta televisiva.
Il torneo invece sarà trasmesso in diretta tv e in esclusiva sui canali SkySport, visibili anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW.
Ranking alla mano, Sinner, confermato numero due del mondo, potrà sfidare Carlos Alcaraz soltanto in finale, mentre nel penultimo atto del torneo potrà incrociare uno tra Novak Djokovic, nella rivincita di Melbourne, o Alexander Zverev. Ai quarti invece potrà pescare dalla testa di serie numero 5 fino all'8: si tratta di Lorenzo Musetti, Alex De Minaur, Taylor Fritz e Ben Shelton.
Agli ottavi c'è il 'pericolo' di un derby italiano con Flavio Cobolli, fresco vincitore dell'Atp di Acapulco e numero 15 del mondo. Nel terzo turno potrà affrontare tennisti tra il 25esimo e il 32esimo posto del ranking, mentre più 'agevole', sulla carta, il secondo turno, a cui Sinner arriverà senza giocare grazie al bye del primo, e dove non troverà teste di serie.

L'industria della moda resta uno dei settori più inquinanti al mondo, responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di gas serra e del 20% dello spreco idrico industriale secondo i dati delle Nazioni Unite. Eppure, proprio nei contesti di massima visibilità mediatica, le scelte di stile possono trasformarsi in potenti messaggi culturali. È su questo terreno che si innesta l'iniziativa di Aceper – Associazione Consumatori e Produttori Energie Rinnovabili – che per il secondo anno consecutivo ha pubblicato una classifica dei brand di moda più sostenibili presenti al Festival di Sanremo, analizzando i look indossati dai cantanti in gara non per il loro valore estetico, ma sulla base di parametri concreti: uso di materiali a basso impatto, trasparenza della filiera produttiva, politiche ambientali e impegno sociale. Veronica Pitea, presidente di ACEPER, spiega la filosofia alla base dell'operazione: "Per noi la sostenibilità è un valore che attraversa tutti i settori, dalla transizione energetica alla responsabilità sociale, fino alla moda. Anche il palco dell'Ariston può diventare uno spazio di racconto per un cambiamento culturale più ampio". Non si tratta dunque di un esercizio di costume, ma di un tentativo di portare criteri oggettivi dentro un mondo che troppo spesso si affida a dichiarazioni di intenti prive di riscontri misurabili.
In cima alla classifica 2026 si posiziona Louis Vuitton, indossato da Luchè, brand del gruppo Lvmh che si distingue per il programma ambientale 'Life 360', strutturato su obiettivi di tracciabilità, riduzione delle emissioni e impiego di materiali a minor impatto. Al secondo posto Emporio Armani, scelto da Levante e da altri artisti, che negli anni ha avviato un percorso di integrazione di pratiche ambientali e materiali più responsabili. Terzo gradino del podio per Golden Goose, indossato da Tredici Pietro, che con i suoi 'Forward Store' promuove riparazione, risuolatura e personalizzazione dei prodotti per estenderne il ciclo di vita, andando oltre il semplice utilizzo di materiali riciclati. "La moda a Sanremo non è solo spettacolo", sottolinea Pitea. "I look scelti dagli artisti diventano sempre più strumenti di comunicazione culturale e sociale. In un contesto in cui il pubblico è attento ai temi ambientali, le scelte sartoriali possono contribuire a promuovere filiere più trasparenti e innovazione nei materiali".
Un principio che si riflette nelle posizioni successive della graduatoria: Jil Sander, quarto classificato e scelto da Fedez insieme a Masini, appartiene al gruppo Otb che promuove progetti sociali attraverso la Otb Foundation con politiche su energia e materiali a basso impatto. Corneliani, indossato da Colombre, utilizza prevalentemente fibre naturali e organiche da fornitori selezionati e impiega energia proveniente per la maggior parte da fonti rinnovabili. Barena Venezia, scelta da Enrico Nigiotti, concentra la produzione quasi interamente in Veneto, riducendo significativamente le emissioni legate ai trasporti.
Nella parte centrale della classifica si colloca Ami Paris, che veste Fulminacci e sta rafforzando il proprio percorso attraverso l'eliminazione progressiva di sostanze chimiche pericolose e l'incremento di materiali certificati. Vivienne Westwood, indossato da Mara Sattei, porta sul palco un marchio storicamente legato all'attivismo climatico e alla critica del consumismo. Lardini, che ha vestito Eddie Brock, pone al centro quella che definisce "sostenibilità umana", con un forte codice etico a tutela di lavoratori e territorio e una produzione di qualità pensata per durare nel tempo. Chiude la graduatoria Antonio Marras, definito il re dell'upcycling creativo, che ha realizzato un outfit artigianale su misura per Michele Bravi. L'impatto sociale dell'iniziativa va oltre la semplice curiosità da red carpet.
"Osservare il Festival anche attraverso la lente della sostenibilità significa ribadire che la transizione verso un modello più responsabile riguarda ogni settore, inclusa l'industria creativa", afferma Pitea. "Perché la sostenibilità non è una tendenza, ma un percorso che coinvolge energia, imprese, cultura e stile di vita». A rafforzare questo messaggio, Aceper ha istituito il Green Carpet Award, un riconoscimento simbolico destinato agli artisti che hanno scelto di indossare il marchio ritenuto più green secondo i criteri dell'associazione. «Premiamo non solo la musica, ma anche le scelte consapevoli di stile, capaci di promuovere una cultura della sostenibilità e di responsabilità nel mondo della moda", precisa Pitea.
Le prospettive di mercato sembrano dare ragione a questo approccio. La crescente attenzione dei consumatori verso la sostenibilità nella moda riflette un cambiamento significativo nelle aspettative del pubblico e nelle pratiche del settore. I brand che investono in trasparenza di filiera, economia circolare e riduzione dell'impatto ambientale non rispondono soltanto a un imperativo etico, ma intercettano una domanda di mercato in espansione. Il palcoscenico di Sanremo, con i suoi milioni di telespettatori, amplifica questa dinamica trasformando ogni abito in una dichiarazione pubblica. "Ogni scelta fatta sotto i riflettori dell'Ariston ha il potere di orientare la percezione di milioni di persone", conclude Pitea. "Se un artista sceglie un brand che investe davvero nella sostenibilità, quel messaggio arriva più lontano di qualsiasi campagna pubblicitaria".

L'arrivo di marzo avvicina anche l'ora legale. Poche settimane e la primavera abbandonerà l'ora solare, per spostare le lancette degli orologi avanti di un'ora. Il cambio di ora, con l'avvento di quella legale, è prevista per l'ultimo weekend del mese, nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo. Ecco quando arriva e come cambia l'ora con quella legale.
Nel 2026 l'ora legale arriverà in anticipo. Il suo avvento è previsto infatti un giorno prima rispetto al 2025, iniziando un trend che continuerà nei prossimi anni. L'ora legale infatti continuerà ad anticiparsi nei prossimi tre anni, fino al 25 marzo del 2029. Tutto, o quasi, cambierà invece dal 2030, dove il ciclo sarà 'resettato' e si tornerà a spostare gli orologi il 31 marzo.
L'arrivo dell'ora legale segna una serie di cambiamenti nella vita quotidiana. Come detto, dalla notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, le lancette verranno spostate un'ora avanti: le 2 diventeranno le 3 e così via. Nella notte del cambio ora si dormirà un ora in meno, ma ciò porterà le giornate ad allungarsi: il tramonto arriverà infatti un'ora più tardi, garantendo quindi un pomeriggio più 'lungo' e illuminato dal sole.
Questo aiuterà ovviamente anche a ridurre le spese energetiche, con la riduzione dell'illuminazione artificiale, a beneficio di quella naturale, e un effetto diretto sulle bollette.
Con l'arrivo dell'ora legale le giornate andranno progressivamente ad allungarsi. Al mattino farà giorno più tardi, ma il buio arriverà più avanti nel corso della sera. Il picco si avrà il giorno del solstizio d'estate, fissato come sempre per il 21 giugno 2026. L'ora legale sarà in vigore fino all'ultima domenica di ottobre, quella del 25, quando tornerà invece l'ora solare e le lancette degli orologi dovranno essere spostate nuovamente un'ora indietro.

Parte ufficialmente oggi, lunedì 2 marzo 2026, la settima emissione del BTP Valore, il titolo di Stato pensato per gli investitori retail. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha comunicato i tassi cedolari minimi garantiti validi per il collocamento in corso fino a venerdì 6 marzo (ore 13), salvo chiusura anticipata.
La struttura dei rendimenti è “step-up”, cioè crescente nel tempo:
- 2,50% per il 1° e 2° anno
- 2,80% per il 3° e 4° anno
- 3,50% per il 5° e 6° anno
Le cedole sono pagate ogni tre mesi, offrendo così un flusso periodico di entrate. Al termine del collocamento, il MEF potrà confermare o rivedere al rialzo i tassi definitivi in base alle condizioni di mercato del giorno di chiusura.
Il titolo ha scadenza a 6 anni (2032) e prevede un premio finale extra dello 0,8% del capitale investito per chi lo detiene fino alla scadenza naturale.
Il collocamento avviene sulla piattaforma MOT di Borsa Italiana al prezzo di 100 (alla pari), senza commissioni di sottoscrizione.
- Investimento minimo: 1.000 euro
-- Nessun tetto massimo
- Ordini interamente soddisfatti (salvo chiusura anticipata)
La sottoscrizione è possibile tramite home banking abilitato al trading online, oppure rivolgendosi alla propria banca o ufficio postale.
Come per tutti i titoli di Stato italiani, il BTP Valore beneficia di:
- Tassazione agevolata al 12,5% su cedole e premio finale
- Esenzione dall’imposta di successione
- Esclusione dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro investiti in titoli di Stato

Treni, aerei e trasporto pubblico: a marzo 2026 c'è più di una data da segnare sul calendario per ricordare in quali giorni bisognerà fare i conti con gli scioperi.
Primo scoglio da superare quello di lunedì 9 marzo, giorno dello sciopero generale nazionale che coinvolgerà quasi tutti i settori, pubblici e privati, con disagi a cascata non solo sui trasporti, ma anche su scuola, sanità, uffici e servizi vari.
Il 18 marzo è la data nera del trasporto aereo, con lo sciopero nazionale del personale di Ita Airways e di Easyjet indetto da Usb Lavoro Privato, dalle 13 alle 17; di Alha a Milano e Varese indetto da Cub Trasporti da mezzanotte alle 23.59; di Gda Handling a Brescia indetto da Usb Lavoro privato da mezzanotte alle 23.59 e di Airport Handling e Dnata a Milano e Varese da mezzanotte alle 23.59 (Cub Trasporti).
Mezzi pubblici a rischio, invece, il 27 e 28 marzo, a causa di una serie di proteste locali che interesseranno il settore del Tpl un po' in tutta Italia. Il 27 a Milano, Monza e Brianza a incrociare le braccia saranno i lavoratori di Atm per uno sciopero di 24 ore indetto da Ai Cobas; a Napoli si ferma il personale di Eav, dalle 19.00 alle 23.00 (la protesta è stata indetta da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Faisa Cisal); a Novara scioperano i lavoratori di Sun, dalle ore 17.30 alle 21.30, (Ai Cobas). Il giorno dopo, il 28, sarà la volta di Bari, con lo sciopero unitario indetto per l'intera giornata e che riguarderà i lavoratori di Amtab; stop anche a Molfetta, dalle 8.30 alle 12.30, per la protesta indetta da Fit Cisl e Uilt Uil e che interessa Mtm.
Se il 9, il 18, il 27 e il 28 marzo sono le date in cui, per rilevanza nazionale o concomitanza delle mobilitazioni, il disagio sarà più evidente e diffuso, nel resto del mese non mancheranno altri scioperi locali a complicare i rapporto tra cittadini e trasporti.
Oggi, lunedì 2 marzo, inaugurerà il mese e la settimana lo sciopero dei lavoratori di Sasa a Bolzano, proclamato da Orsa Trasporti, Usb Lavoro Privato e Ugl, che vedrà i lavoratori fermarsi dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle 15.00 a fine servizio.
Il 6 marzo sarà la volta di Napoli: qui, Confail Faisa ha proclamato lo sciopero di 24 ore di tutto il personale viaggiante, divisione ferro-linee vesuviane, dei dipendenti Eav, nel rispetto delle fasce orarie di garanzia.
Il 13 marzo scioperano, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 a fine servizio, i lavoratori di Arriva Udine. Il 16 marzo giornata nera del trasporto pubblico locale siciliano quando si fermeranno i lavoratori di Etna Trasporti a Catania (dalle ore 00.00 alle ore 5.59, dalle ore 9.00 alle ore 13.29 e dalle ore 16.30 alle 23.59), di Autoservizi Russo e Segesta Autilinee a Palermo e di Interbus a Enna dalle ore 00.00 alle ore 5.59, dalle ore 9.00 alle ore 13.29 e dalle ore 16.30 alle 23.59. Il 16 marzo la protesta toccherà anche l'Abruzzo con lo sciopero dell'intera giornata, nel rispetto delle fasce di garanzia, di Tua, protesta indetta da Orsa Trasporti.

La Russia sta preparando nuovi attacchi contro le infrastrutture ucraine. A suonare il campanello d'allarme, secondo quanto riferisce Ukrinform, è il presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky nel suo videomessaggio e citando i rapporti dell’intelligence.
"Sappiamo che i russi non intendono fermare i loro attacchi. È un dato di fatto. Stanno preparando nuovi attacchi. Contro le infrastrutture. L’intelligence fornisce le informazioni pertinenti. Pertanto, tutti coloro il cui lavoro o servizio è proteggere l’Ucraina dagli attacchi devono essere concentrati in primavera, ora, come lo sono stati in inverno", ha sottolineato Zelensky.
Secondo il presidente ucraino, ogni minaccia deve ricevere una risposta e gli obiettivi russi devono essere abbattuti il più possibile. "La situazione in Medio Oriente[1] dimostra quanto sia difficile garantire una protezione al 100% contro missili e droni Shahed. Anche nei Paesi del Golfo, che dispongono di sistemi di difesa aerea migliori di quelli finora forniti a noi dai nostri partner e in numero maggiore, non riescono comunque ad abbattere tutti i missili balistici. Ci sono anche Shahed che non sono stati fermati dai sistemi di difesa aerea nella regione. Tutti vedono ora che la nostra esperienza nella difesa è in gran parte insostituibile", ha affermato Zelensky.
Il presidente dell'Ucraina ha spiegato che Kiev è pronta a condividere questa esperienza e ad aiutare quei Paesi che l’hanno sostenuta durante l’inverno e nel corso della guerra. "L’Europa deve ancora dotarsi di una reale forza, di una reale capacità di difendere il proprio cielo, la propria terra e il proprio mare da qualsiasi tipo di attacco. In particolare, ciò richiede la costruzione di una sufficiente capacità produttiva di difesa aerea — sia contro i droni sia contro i missili balistici", ha evidenziato Zelensky. Come riportato da Ukrinform, la Russia ha lanciato contro l’Ucraina 738 missili, oltre 14.600 bombe aeree guidate e quasi 19.000 droni nel corso dell’inverno.
"Oggi è il giorno in cui ognuno di noi può dire a ragione: abbiamo superato questo inverno, il più difficile di tutti gli anni di guerra. I russi volevano trasformare questo inverno nella distruzione dell'Ucraina e degli ucraini", aveva sfatto presente Zelensky sottolineando: "Ma l'Ucraina non si è spezzata. Abbiamo preservato il nostro sistema energetico. L'Ucraina ha respinto un gran numero di massicci attacchi quest'inverno".
Zelensky ha reso noto che, nel corso della stagione invernale, le forze armate russe hanno lanciato 738 missili, oltre 14.600 bombe aeree guidate e quasi 19.000 droni d'attacco: "Ma nonostante tutto, gli ucraini hanno superato questo difficile inverno, quando la Russia non ha nemmeno cercato giustificazioni per i suoi attacchi bestiali contro le infrastrutture critiche civili".
Zelensky ha inoltre specificato che la maggior parte dei droni impiegati dalle forze russe in queste operazioni offensive erano modelli di fabbricazione russo-iraniana, identificati come Shahed. Ha aggiunto che questi stessi droni vengono attualmente impiegati dal regime iraniano contro nazioni del Medio Oriente.

Francia, Germania e Regno Unito sono pronte a difendere i propri interessi e quelli dei propri alleati nel Golfo, se necessario, adottando "azioni difensive" contro l'Iran. L'Europa batte un colpo nella crisi che infiamma il Medio Oriente, a 48 ore dall'attacco portato da Stati Uniti e Israele contro Teheran.
Parigi, Berlino e Londra prendono posizione con una dichiarazione congiunta. I 3 paesi si dicono "sconvolti dagli attacchi missilistici indiscriminati e sproporzionati lanciati dall'Iran contro i Paesi della regione", in rappresaglia per quelli condotti da Stati Uniti e Israele in Iran.
"Adotteremo misure per difendere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati nella regione, potenzialmente consentendo azioni difensive necessarie e proporzionate per distruggere la capacità dell'Iran di lanciare missili e droni alla fonte", si legge nella dichiarazione congiunta.
La Francia in particolare esprime la sua ''condanna inequivocabile, la piena solidarietà e il totale sostegno'' ai '' Paesi del Medio Oriente sono stati presi di mira da attacchi massicci e ingiustificati da parte dell'Iran'', dice il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot in un post su 'X'
''Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Oman e Giordania vengono trascinati in una guerra che non hanno scelto'', aggiunge Barrot dicendo di essere ''in stretto contatto con i rispettivi ministri degli Esteri''.
Il Regno Unito "non si unirà all'offensiva in Iran", ma ha accettato di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi militari britanniche per colpire i siti missilistici iraniani, chiarisce nelle stesse ore il premier britannico Keir Starmer, dando un aggiornamento sulla situazione in Medio Oriente.
"Tutti ricordiamo gli errori commessi in Iraq e ne abbiamo imparato qualcosa", ha osservato il primo ministro britannico in un video pubblicato su X.
"Non siamo stati coinvolti negli attacchi iniziali contro l'Iran e non ci uniremo ad azioni offensive ora", dice Starmer nel videomessaggio pubblicato sui social, aggiungendo di ritenere che "la strada migliore per la regione e per il mondo sia una soluzione negoziata". Tuttavia, precisa, la Gran Bretagna sostiene "l'autodifesa collettiva dei nostri alleati e del nostro popolo nella regione" perché "l'Iran sta perseguendo una strategia di terra bruciata".
L’Unione europea segue "con la massima preoccupazione" gli sviluppi in Iran e in Medio Oriente ed esorta tutte le parti alla de-escalation, chiedendo "massima moderazione, protezione dei civili e pieno rispetto del diritto internazionale", inclusi i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto umanitario internazionale, ha affermato l'Alto rappresentante degli Affari esteri Ue, Kaja Kallas, in un comunicato a nome dei 27 membri. Bruxelles sottolinea che "il Medio Oriente rischia di perdere enormemente da una guerra prolungata" e definisce "inaccettabili" gli attacchi iraniani e le violazioni della sovranità di diversi Paesi della regione.
L’Ue ricorda di aver adottato "ampie sanzioni" contro Teheran in risposta alla "brutale repressione e alle violazioni dei diritti umani contro il popolo iraniano", nonché alle minacce alla sicurezza regionale e internazionale legate ai programmi nucleare e missilistico balistico e al sostegno a gruppi armati. Bruxelles afferma che continuerà a "proteggere la sicurezza e gli interessi dell’Ue, anche attraverso ulteriori sanzioni", ribadendo l’impegno diplomatico per "impedire all’Iran di acquisire un’arma nucleare" e chiedendo piena cooperazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
Dal canto suo la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha avuto un colloquio al telefono con l'emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani. ''Abbiamo discusso delle conseguenze degli attacchi sconsiderati e indiscriminati dell'Iran contro il Paese. Con la regione in profonda crisi, il Qatar può contare su una forte solidarietà europea'', ha scritto Von der Leyen in un post.
''Il rischio di un'ulteriore escalation è reale. Ecco perché è urgentemente necessaria una transizione credibile in Iran. Una transizione che ripristini la stabilità e apra la strada a una soluzione duratura'', ha aggiunto affermando la necessità di ''interrompere i programmi nucleari e missilistici militari dell'Iran e le azioni destabilizzanti in aria, terra e mare. Soprattutto, si deve e sostenere le aspirazioni democratiche del coraggioso popolo iraniano''.
L'Ue nel frattempo rafforzerà la sua missione navale nel Mar Rosso con ulteriori navi, poiché la rappresaglia dell'Iran agli attacchi Usa-Israele minaccia il traffico marittimo. Due nuove navi francesi si uniranno alla missione Aspides dell'UE, portando a cinque il numero di navi da guerra partecipanti, ha dichiarato un diplomatico europeo all'Afp a condizione di anonimato, dopo che i ministri degli Esteri dei 27 Paesi dell'Unione hanno tenuto colloqui sull'Iran.
''L'Europa farà ascoltare la sua voce, anche dopo che sarà chiusa la fase incandescente, per avviare un dialogo diplomatico a favore della transizione in Iran'', dice il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa alla Farnesina[1]. ''E' stata confermata la decisione di continuare con le missioni Aspides e Atalanta'', ha aggiunto Tajani al termine di una riunione straordinaria del Consiglio Affari Esteri Ue.
Durante la riunione, spiega Tajani, è stata riconosciuta ''la responsabilità dell'Iran'', è stata espressa ''solidarietà totale ai Paesi del Golfo aggrediti dall'Iran. Sono stati espressi preoccupazione e coinvolgimento comune per tutelare i cittadini europei che vivono o sono di passaggio nell'area'' con un ''coordinamento per il loro rientro in Europa''.
Il comandante supremo alleato della Nato in Europa, il generale statunitense Alexus Grynkewich, sta seguendo "da vicino" gli sviluppi in Iran e in Medio Oriente, adeguando le forze alle necessità per difendere l’Alleanza da "potenziali minacce", spiega la Nato in un post su X.
L'Alleanza "ha adeguato e continuerà ad adeguare la postura di forza della Nato per garantire la sicurezza dei suoi 32 Paesi membri e difendere l’alleanza da potenziali minacce", citando il rischio rappresentato da "missili balistici o veicoli aerei senza pilota provenienti da questa o altre regioni".

Dopo l'uccisione della Guida Suprema, Ali Khamenei, in un attacco congiunto di Israele e Stati Uniti, l'Iran ha annunciato l'avvio della procedura costituzionale per la successione, con la formazione di un Consiglio di leadership ad interim.
L'Iran avrà una nuova Guida Suprema "entro uno o due giorni", ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Il Consiglio è composto dal presidente, dal capo del potere giudiziario e da un giurista del Consiglio dei Guardiani. Un ruolo centrale nella fase di transizione è attribuito anche al capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Ecco i profili dei protagonisti.
Masoud Pezeshkian, 71 anni, è uno dei tre membri del Consiglio ad interim che guiderà il Paese fino all'elezione della nuova Guida Suprema da parte dell'Assemblea degli Esperti. Cardiochirurgo di formazione e politico riformista, è entrato in carica nel giugno 2024 dopo la morte del suo predecessore, Ebrahim Raisi, in un incidente in elicottero.
Nato nel 1954 a Mahabad, nella provincia dell'Azerbaigian Occidentale, da padre iraniano di origine turca e madre curda, è considerato un tecnocrate dal profilo pragmatico. Ha guidato il governo in una fase segnata dalla guerra di 12 giorni con Israele e da proteste per il caro vita. Dopo la morte di Khamenei ha definito l’attacco una "dichiarazione di guerra contro i musulmani"[1], affermando che la risposta dell'Iran sarà un "dovere e un diritto legittimo".
Gholamhossein Mohseni Ejei, 68 anni, è un religioso sciita di lungo corso nell'apparato giudiziario e di sicurezza della Repubblica islamica. Nato nella provincia di Isfahan, è stato nominato capo del potere giudiziario nel 2021 proprio da Khamenei.
Formatosi nella città santa di Qom, dove ha completato gli studi islamici, detiene il titolo religioso di hojatoleslam, un grado inferiore a quello di ayatollah. Nel 2010 è stato sanzionato dagli Stati Uniti per "gravi violazioni dei diritti umani" legate alla repressione delle proteste seguite alla contestata rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad nel 2009, quando ricopriva l'incarico di ministro dell'Intelligence.
Alireza Arafi, 65 anni, è il religioso scelto per far parte del Consiglio di leadership ad interim. Dirige il centro che sovrintende ai seminari sciiti in Iran ed è secondo vice presidente dell'Assemblea degli Esperti, l'organo incaricato di nominare e vigilare sulla Guida Suprema. È inoltre membro del Consiglio dei Guardiani.
Trasferitosi a Qom nel 1971 per studiare scienze islamiche, secondo il suo sito ufficiale fu incarcerato a 16 anni per opposizione allo Shah Mohammad Reza Pahlavi. Considerato il meno noto dei tre membri del Consiglio, ha in genere mantenuto toni prudenti, ma dopo la morte di Khamenei ha affermato che "la nazione continuerà sul cammino della rivoluzione" e che sarà vendicato "il sangue del popolo, dei giovani e degli studenti".
Ali Larijani, 68 anni, guida il Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale ed è ritenuto una figura chiave nella gestione della transizione. Nato nel 1957 a Najaf, in Iraq, da una famiglia religiosa influente e vicina al fondatore della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini, ha ricoperto ruoli di primo piano nelle forze armate, nei media di Stato e nel Parlamento.

Il pranzo è finito da poco. Ma la scatola dei biscotti è lì a portata di mano, e una voglia irresistibile spinge ad aprirla, anche quando si è sazi. La scienza però assolve i 'golosi'. Secondo un nuovo studio, infatti, è tutta colpa del cervello umano che continua a rispondere a stimoli alimentari allettanti anche dopo aver mangiato a sufficienza. La ricerca è firmata da un team dell'University of East Anglia (Uk) e potrebbe finalmente le ragioni di tutto questo. In un mondo di pubblicità infinite e spuntini a ogni angolo, gli esperti affermano che le scoperte messe a segno fanno luce sul motivo per cui così tanti fanno fatica a mantenere un peso sano.
"L'obesità - osserva il ricercatore principale dello studio, Thomas Sambrook della Facoltà di Psicologia dell'ateneo - è diventata una grave crisi sanitaria mondiale. Ma l'aumento" dei casi "non è semplicemente una questione di forza di volontà: è un segno che i nostri ambienti ricchi di cibo e le risposte apprese a stimoli 'appetitosi' stanno sopraffacendo i naturali controlli dell'appetito del corpo".
"Volevamo capire meglio come il nostro cervello reagisce agli stimoli alimentari quando ci sentiamo già sazi - prosegue - Abbiamo studiato le onde cerebrali delle persone dopo aver mangiato e abbiamo scoperto che, anche se i loro stomaci potevano essere pieni, il loro cervello non sembrava curarsene. In effetti, nessuna quantità di sazietà era in grado di inibire la risposta del cervello a cibo dall'aspetto delizioso. Questo suggerisce che gli stimoli alimentari possono innescare un'alimentazione eccessiva in assenza di fame".
Nello studio, condotto in collaborazione con l'University of Plymouth e pubblicato sulla rivista 'Appetite', 76 volontari sono stati monitorati tramite elettroencefalogramma mentre giocavano a un gioco di apprendimento basato sulla ricompensa con cibi come dolci, cioccolato, patatine e popcorn. A metà del compito, ai partecipanti è stato offerto un pasto di uno degli alimenti finché non ne hanno voluto un altro boccone. Secondo i ricercatori, a quel punto i partecipanti erano davvero sazi: hanno riferito un desiderio drasticamente ridotto per il cibo e il loro comportamento mostrava che non gli davano più valore. Ma il loro cervello raccontava una storia diversa. L'attività elettrica nelle aree associate alla ricompensa ha continuato a rispondere con la stessa intensità alle immagini del cibo, ora indesiderato, anche dopo che i partecipanti erano completamente sazi. "Quello che abbiamo visto - dice Sambrook - è che il cervello si rifiuta semplicemente di sminuire l'aspetto gratificante di un cibo, indipendentemente da quanto si sia sazi".
"Anche quando le persone sanno di non volere il cibo, anche quando il loro comportamento mostra che hanno smesso di dargli valore, il loro cervello continua a inviare segnali di 'ricompensa' nel momento in cui il cibo appare - continua l'esperto - È la ricetta per mangiare troppo". I risultati suggeriscono che le risposte agli stimoli alimentari "potrebbero funzionare come abitudini: reazioni automatiche e apprese, forgiate nel corso di anni di associazione di determinati alimenti al piacere - analizza Sambrook - Queste risposte cerebrali abituali potrebbero operare indipendentemente dalle nostre decisioni consapevoli. Quindi, mentre potresti pensare di mangiare perché hai fame, il tuo cervello potrebbe semplicemente seguire un copione ben consolidato".
Lo studio non ha trovato alcun collegamento tra la capacità delle persone di prendere decisioni orientate a un obiettivo e la resistenza del loro cervello alla svalutazione del cibo. Ciò significa che anche le persone con un eccellente autocontrollo possono essere indebolite dalle risposte neurali automatiche. "Se hai difficoltà con gli spuntini di mezzanotte o non riesci a dire di no anche quando sei sazio, il problema potrebbe non essere la tua disciplina, ma il cablaggio innato del tuo cervello", conclude Sambrook. "Non c'è da stupirsi che resistere a una ciambella possa sembrare impossibile".
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