
(Adnkronos) - "La Comunità di Sant'Egidio dispone di una rete di case di accoglienza diffuse sul territorio cittadino, dove vengono intercettate e seguite persone che, per diverse ragioni, rischiano di essere escluse dal Servizio sanitario nazionale, spesso a causa di problemi legati alla documentazione o a condizioni di particolare fragilità. Attraverso il Progetto San Bartolomeo segnaliamo queste persone all'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, affinché possano accedere alle cure di cui hanno bisogno. Si tratta di un progetto di democrazia sanitaria, perché la democrazia di un Paese si misura anche dalla capacità di includere chi rischia di restare ai margini". Lo ha detto Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio intervenendo alla conferenza stampa "Progetto San Bartolomeo - Tre anni di impegno e risultati". L'incontro, ospitato nell'Aula Magna dell'Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola, è stato l'occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future dell'iniziativa, che dal 2023 a oggi ha consentito a oltre mille persone in condizioni di fragilità sociale ed economica di accedere alle cure, evitando in molti casi la rinuncia ai percorsi sanitari.
"Oggi sappiamo che molte persone, anche per motivi economici, non riescono ad accedere ai servizi sanitari, mom hanno la possibilità di farlo. Per questo - ha ricordato Impagliazzo - il nostro impegno è accompagnarle verso percorsi di assistenza e cura. Essere arrivati a questo risultato rappresenta per noi una grande soddisfazione".
Alla domanda sul ruolo svolto dalla Comunità di Sant'Egidio, il presidente ha sottolineato l'importanza dell'attività di mediazione culturale e accompagnamento: "Molte persone che non hanno rapporti con il sistema sanitario, e quindi non sono abituate a curarsi, provano timore o diffidenza e spesso non sanno come orientarsi nei servizi pubblici. Il nostro compito è proprio quello di accompagnarle, costruire un rapporto di fiducia e rendere più semplice l'accesso ai percorsi sanitari. Grazie a questa mediazione, il cammino verso la cura diventa più facile e accessibile" ha poi concluso.

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(Adnkronos) - Forma particolare e molto aggressiva, il glaucoma pseudoesfoliativo è una malattia oculare che si caratterizza per la tendenza a progredire e a peggiorare in tempi molto rapidi. La patologia, che colpisce più di 100mila persone in Italia, rappresenta fino al 30% di tutti i casi della patologia ad angolo aperto.
“Come per tutte le forme di glaucoma però il numero di casi reali potrebbe essere molto più alto in quanto è una malattia sottodiagnosticata. Si caratterizza da una pressione oculare molto elevata e quindi le capacità visive peggiorano rapidamente. Per questo è ancor più fondamentale intervenire tempestivamente per poter evitare danni permanenti alla vista. Esistono diversi possibili trattamenti chirurgici che possono bloccare lo sviluppo della malattia e preservare la vista ai pazienti”, afferma Luciano Quaranta, professore, direttore e fondatore del Centro oculistico italiano, che alle forme più gravi di glaucoma - informa una nota - ha appena dedicato 2 corsi formativi per gli specialisti. Gli eventi sono stati promossi insieme alla Associazione italiana per lo studio del glaucoma e dall’European Glaucoma Society.
Al centro della discussione scientifica ci sono stati i principali interventi curativi e le ultime evidenze prodotte dalla ricerca. “Stiamo parlando di una patologia oculare molto seria e che rappresenta una delle principali cause di cecità nel nostro Paese - sottolinea Quaranta - Comprendere le diverse opzioni di terapia disponibili e scegliere la migliore è il primo passo da fare per proteggere la vista a lungo termine. Il glaucoma pseudoesfoliativo è associato alla dispersione di materiale a provenienza dalla capsula del cristallino. Come intervento chirurgico ‘preventivo’ vi è l’estrazione della cataratta in fase molto precoce e dopo, in base alla gravità del quadro clinico, sono diverse le possibili opzioni. Negli ultimissimi anni - chiarisce - sono stati introdotti nuovi interventi mini-invasivi che però al momento non possono ancora rappresentare il nuovo standard di cura”.
“Come è emerso dal recente corso che abbiamo promosso, gli interventi ‘classici’ (trabeculectomia e scelerectomia profonda) sembrano funzionare meglio rispetto alle 'nuove' chirurgie. Quest’ultime sono però di solito più gradite ai nostri pazienti in quanto a volte si verifica effettivamente un recupero visivo più rapido. Inoltre, in caso di fallimento possono essere intrapresi ulteriori trattamenti più invasivi”, prosegue.
In Italia si calcola che le persone colpite da glaucoma siano oltre 500mila ma potrebbero esserci altrettanti casi sommersi e non ancora diagnosticati. “La chirurgia ‘tradizionale’ per tutte le forme di glaucoma consiste soprattutto in interventi a filtrazione sottocongiuntivale - illustra Quaranta - Riusciamo a creare una comunicazione fra la porzione anteriore dell’occhio e lo spazio sottocongiuntivale. In questo modo possiamo far uscire il liquido umor acqueo e regolarizzare la pressione interna dell’occhio. Sono trattamenti molto efficaci soprattutto quando svolti all’inizio dell’insorgenza di una patologia che però è quasi sempre silente. Intervenire precocemente, contro il glaucoma, è molto difficile", rimarca l’esperto.
"La diagnosi stessa è spesso tardiva a causa di sintomi non sempre evidenti o comunque sottovalutati dai pazienti. Esistono delle persone che devono essere considerate a rischio e quando iniziano ad avere problemi di vista devono rivolgersi subito ad uno specialista. La patologia, infatti, colpisce sopra i 50 anni e spesso in presenza di altre malattie oculari come la miopia o ipermetropia elevata. C’è poi l’ereditarietà che non è un fattore trascurabile e quindi ‘osservati speciali’ - conclude - sono tutti coloro che hanno già avuto casi di famiglia”.

(Adnkronos) - Al Mic di Faenza va in scena da oggi al 28 luglio la mostra Nordic Table Design. Una silenziosa rivoluzione femminile (1900–1970), curata da Fabia Masciello, racconta settant’anni di design nordico al femminile attraverso una selezione di oggetti per la tavola e approfondisce il ruolo che intellettuali, designer, artigiane, architette, artiste e imprenditrici, provenienti da Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia, hanno avuto nella trasformazione della società del XX secolo.
Questa inedita storia del design, costruita attraverso molteplici voci, racconta il passaggio dalla tradizione alla modernità, dall'artigianato all'industria, da una società gerarchica a una più inclusiva. Un percorso che si intreccia con le battaglie delle donne per l'emancipazione e per la conquista della parità di genere. L’esposizione riunisce oltre duecento opere, tra pezzi storici provenienti da musei, archivi e collezioni private e oggetti tuttora in produzione concessi da aziende. I manufatti esposti testimoniano come il design della tavola abbia rappresentato molto più di una semplice ricerca estetica o funzionale: un autentico laboratorio di sperimentazione sociale, capace di ridefinire ruoli domestici, relazioni familiari e modelli culturali.
Una rivoluzione silenziosa ma profonda, portata avanti da donne che hanno dimostrato come anche un semplice gesto quotidiano — apparecchiare la tavola, condividere un pasto, stare insieme — possa trasformarsi in un atto di libertà e di cambiamento. Il loro approccio progettuale, profondamente umanista, coniuga creatività, estetica, funzionalità e accessibilità, ponendo al centro le persone, i loro bisogni e la qualità delle relazioni. Il design è spesso associato all’idea di lusso, prestigio e visibilità. La mostra sceglie invece di rivolgere lo sguardo altrove: verso un design discreto ma essenziale, capace di abitare la quotidianità e di trasformarla. Al centro vi sono le donne che, partendo dalla tavola — cuore della vita domestica e luogo simbolico di relazione, cura e condivisione — hanno contribuito a ripensare e ridefinire le forme del nostro vivere. In un mondo caratterizzato dalla velocità e dal consumo, la rivoluzione delle designer nordiche appare straordinariamente attuale: ci invita a riflettere sul significato del progettare oggi, riscoprendo un design fondato sull’empatia e sui bisogni reali delle persone, in cui la tavola può tornare ad essere uno spazio cui esprimere valori, identità e forme di convivenza.
L’esposizione vanta un legame speciale con la storia del MIC. Tra il 1964 e il 1974, il Premio Faenza – Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte ospitò una sezione dedicata al disegno industriale. Moltissime manifatture nordiche guidate da donne vi presero parte stabilmente, ottenendo prestigiosi riconoscimenti. La mostra evidenzia inoltre il ruolo del MIC Faenza come luogo di incontro tra la tradizione ceramica italiana e il design internazionale, valorizzando il contributo delle protagoniste femminili del design nordico come figure centrali di una più ampia trasformazione culturale europea.
Aino Aalto, Herta Bengtson, Estrid Ericson, Nora Gulbrandsen, Grethe Meyer, Ulla Procopè, Marianne Westman e molte altre protagoniste, guidano il visitatore in un percorso articolato in sette sezioni. La prima, “Il Grande Nord”, introduce la cultura nordica e i valori condivisi che hanno contribuito a definire un’identità comune nel campo del design, pur nel rispetto delle specificità nazionali. La seconda sezione, “Bellezza per tutti”, racconta la nascita del design democratico nei Paesi nordici all’inizio del Novecento. In questi anni le donne, fino ad allora relegate prevalentemente alla sfera domestica, iniziano a rivendicare un ruolo attivo nella vita politica e professionale. Tra gli anni Venti e Trenta emergono le prime designer, direttrici di dipartimento nelle manifatture di porcellana e imprenditrici che sfidano un sistema dominato dagli uomini per affermare la propria ricerca creativa parallelamente alle battaglie per il riconoscimento dei diritti femminili. La terza sezione, “La rivoluzione a tavola”, descrive il clima di rinascita e ottimismo del secondo dopoguerra e i cambiamenti del gusto tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in parallelo alla crescente affermazione delle donne nel mondo del design.
Con “Il design entra in cucina”, la quarta sezione, la mostra esplora le trasformazioni sociali che accompagnano l’ingresso sempre più massiccio delle donne nel mondo del lavoro. La riduzione del tempo dedicato alle attività domestiche modifica profondamente abitudini, ruoli e dinamiche familiari, influenzando direttamente il design degli oggetti destinati alla vita quotidiana. La quinta sezione, “Verso una nuova libertà”, racconta la contestazione degli ideali borghesi negli anni Settanta e l’affermazione di uno stile di vita più libero e informale. Anche il design della tavola riflette questi cambiamenti, valorizzando convivialità, spontaneità e socializzazione. La sesta sezione, “Una forza invisibile”, rende omaggio alle operaie che hanno contribuito, con il loro lavoro quotidiano, alla realizzazione di questi oggetti e alla costruzione di un patrimonio culturale condiviso. Una presenza spesso rimasta ai margini della narrazione ufficiale, ma fondamentale per la storia del design.
Chiude il percorso “Il design nordico e il Premio Faenza”, dedicata al legame tra il design nordico e il Premio Faenza, Concorso Internazionale d’Arte Ceramica. Tra il 1964 e il 1974 il concorso prevedeva una sezione dedicata al disegno industriale, alla quale parteciparono regolarmente le principali manifatture nordiche. Numerosi riconoscimenti furono assegnati a designer donne, tra cui Grete Rønning, Marianne Westman, Rut Bryk, Hertha Bengtson e Lisa Larson. I manufatti premiati, oggi parte delle collezioni del MIC Faenza, vengono esposti per la prima volta tutti insieme, offrendo una preziosa testimonianza di questa stagione creativa. La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano/inglese) pubblicato da Silvana Editoriale.

(Adnkronos) - "Oggi la gestione della fauna selvatica può contare su strumenti moderni, fondati su dati, competenze scientifiche, pianificazione, controlli e responsabilità istituzionale e in questo senso la riforma non vuole cancellare le tutele ma aggiornare regole nate oltre trent’anni fa, in un contesto territoriale, faunistico e amministrativo profondamente diverso da quello attuale. Nelle ultime settimane il confronto su un tema complesso come la gestione della fauna selvatica è stato spesso attraversato da ricostruzioni non corrispondenti al testo del provvedimento. Si è parlato di caccia nei parchi, nelle città, sulle spiagge, di cancellazione del ruolo di Ispra, di rischio per le specie protette, di liberalizzazione generalizzata dell’attività venatoria. Sono affermazioni false o gravemente fuorvianti". Lo ha detto Maurizio Zipponi presidente del Comitato Nazionale Caccia e Natura in merito al Disegno di Legge di modifica della Legge 157/1992 che è in riesame al Senato.
Una delle accuse più ricorrenti è che la riforma permetterebbe l’inizio della caccia in spiaggia, Zipponi ha spiegato che "è falso. Teoricamente, nel nostro Paese la caccia lungo le coste, spiagge comprese, è già possibile durante la stagione venatoria, secondo le regole vigenti e non per effetto delle modifiche oggi in discussione. Sono le Regioni, attraverso i piani faunistico-venatori e la normativa regionale, a stabilire limiti, regolamenti e aree effettivamente cacciabili. Va detto con chiarezza: nessun cacciatore potrà mai circolare sulle spiagge durante la stagione balneare. Parlare di caccia sulle spiagge come conseguenza diretta del Ddl significa alimentare un allarme che non trova riscontro nel testo. La pianificazione del territorio - ha spiegato Zipponi - resta di competenza regionale, nel rispetto dei principi stabiliti dalla legge nazionale. L’eventuale aggiornamento di aree e mappe non equivale a cancellare le tutele, ma a rendere la pianificazione più aderente alla realtà ecologica attuale. La fauna, gli habitat, l’uso del territorio e le pressioni sulle attività agricole sono cambiati in modo significativo negli ultimi decenni. Governare questi cambiamenti richiede strumenti aggiornati, non slogan".
Zipponi poi ha assicurato che non si potrà cacciare nei parchi o nelle città: "I parchi nazionali e regionali restano aree sottratte all’attività venatoria, così come le oasi di protezione e le zone di ripopolamento. Lo stesso vale per i centri abitati, dove l’esercizio della caccia resta incompatibile per evidenti ragioni di sicurezza e ordine pubblico. Vorrei fosse chiaro che il testo non introduce alcuna liberalizzazione del prelievo venatorio urbano. Le eventuali attività di controllo o selezione in aree protette sono fattispecie diverse dalla caccia ordinaria e sono già disciplinate da strumenti normativi specifici non modificati dal Ddl". E ancora: "non è previsto alcun obbligo generalizzato di riduzione delle aree protette. Il punto è un altro: assicurare una pianificazione coerente, aggiornata e rispettosa dei limiti stabiliti dalla legge e delle competenze istituzionali. La fauna selvatica resta patrimonio indisponibile dello Stato. L’attività venatoria continua a essere consentita solo per le specie previste dalla legge, nei limiti dei calendari, della pianificazione regionale e della normativa europea e sovranazionale. Le specie protette restano tali".
In merito al rischio che foreste demaniali, valichi montani e terreni innevati diventeranno zone senza regole, il presidente di Cncn ha assicurato che "anche in questo caso si confonde la pianificazione con l’assenza di controllo. L’eventuale inclusione di determinate aree nella pianificazione venatoria non elimina divieti, limiti, distanze di sicurezza, periodi consentiti, specie cacciabili, controlli e misure specifiche di tutela. La gestione moderna non significa deregolamentazione. Significa al contrario collocare ogni scelta dentro un quadro ordinato, verificabile e coerente con le esigenze ambientali e di sicurezza". Riguardo ad Ispra, Zipponi ha spiegato che "Ispra resta il riferimento tecnico-scientifico nazionale in materia di tutela e gestione della fauna. Con l’approvazione del Ddl, il suo contributo viene inserito in un sistema consultivo più ampio, nel quale possono confrontarsi competenze scientifiche, istituzioni, Regioni e rappresentanze del mondo venatorio, agricolo e ambientalista. Il principio deve essere quello di una decisione pubblica informata, fondata su competenze e dati, capace di tenere insieme tutela ambientale, equilibrio faunistico, sicurezza, agricoltura e presidio del territorio".
"Non esiste alcun atto formale di bocciatura del Disegno di Legge da parte della Commissione europea. Le interlocuzioni tecniche tra Commissione e Stati membri rientrano nel normale dialogo istituzionale, a maggior ragione quando si discute di un testo ancora in corso di esame parlamentare. È corretto confrontarsi con il quadro europeo, non è corretto trasformare un’interlocuzione tecnica in una bocciatura che, formalmente, non esiste". Alcuni sostengono che il provvedimento favorisca il bracconaggio: "È una tesi infondata. - ha evidenziato Zipponi - Il testo prevede nuove sanzioni e l’inasprimento di quelle esistenti. Il bracconiere è chi agisce fuori dalle regole: senza titolo, fuori periodo, in aree vietate, su specie non consentite o con mezzi proibiti. Il bracconaggio è il primo avversario dei cacciatori regolari. Confondere chi rispetta norme, calendari, controlli e autorizzazioni con chi viola la legge significa indebolire il fronte della legalità". E ancora, in merito alla caccia al lupo Zippone ha sottolineato che "il lupo non diventa specie cacciabile. La specie mantiene il proprio regime di tutela nazionale ed europeo. Ogni eventuale adeguamento dovrà avvenire nel rispetto della Direttiva Habitat e della Convenzione di Berna. Su un tema così delicato servono rigore scientifico, responsabilità istituzionale e rispetto delle norme sovranazionali senza scivolare in errate semplificazioni".
E riguardo all’inserimento di oche e piccioni inselvatichiti tra le specie gestibili, Zipponi ha detto ancora che "l’eventuale prelievo riguarda specie particolarmente diffuse e adattabili, che possono generare impatti su colture, edifici, igiene pubblica e altre specie. Ma non vi è alcun automatismo: le Regioni non sono obbligate a inserirle nei calendari venatori: ogni scelta deve basarsi su valutazioni scientifiche e su una pianificazione coerente. Parlare di liberalizzazione è quindi improprio". Il presidente di Cncn ha poi evidenziato che l’uso di visori notturni e dispositivi optoelettronici è previsto solo in specifici contesti di caccia di selezione agli ungulati e nei limiti della normativa. Non si tratta di introdurre una caccia indiscriminata, ma di consentire strumenti che, in determinati interventi, possono migliorare sicurezza e precisione. La selezione, quando prevista e regolata, è parte di una gestione faunistica ordinata. Deve essere svolta con strumenti adeguati, sotto controllo e dentro regole certe".
Zipponi ha poi parlato dei calendari venatori che "restano soggetti alla normativa nazionale ed europea. Devono rispettare i periodi sensibili delle specie, tra cui riproduzione, migrazione e fasi di maggiore vulnerabilità. La definizione dei calendari non può prescindere dal quadro scientifico e normativo. È questo il presidio che garantisce equilibrio tra attività venatoria e tutela della fauna. Nel Disegno di Legge - ha aggiunto Zipponi - non è prevista l’eliminazione delle giornate di silenzio venatorio. La disciplina dei tempi e delle modalità resta affidata alla normativa vigente e ai calendari regionali. Anche su questo punto è necessario attenersi al testo, evitando interpretazioni improprie che non trovano riscontro nel provvedimento".
Zipponi ha precisato poi che "le aziende faunistico-venatorie operano già su autorizzazione pubblica e sotto controllo regionale. Sono soggette a obblighi di gestione ambientale, ripristino degli habitat e tutela delle specie. La riforma chiarisce il loro regime giuridico e organizzativo, favorendo maggiore trasparenza. Non si tratta di sottrarre spazi al controllo pubblico, ma di rendere più chiaro e ordinato il quadro esistente". E riguardo ai cacciatori stranieri Zipponi ha spiegato che "il riconoscimento delle abilitazioni rilasciate in altri Paesi dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo non elimina in alcun modo l’obbligo di rispettare le leggi italiane. Chi esercita l’attività venatoria in Italia deve rispettare calendari regionali, divieti, limiti, norme di sicurezza e tutte le disposizioni vigenti. Il principio è semplice: sul territorio italiano valgono le regole italiane".
"Il nostro auspicio è che il confronto torni pienamente nei luoghi istituzionali e nel merito delle questioni. La gestione della fauna selvatica non può essere affrontata attraverso allarmismi, campagne di pressione o contrapposizioni ideologiche. Servono dati, pianificazione, controlli, responsabilità e collaborazione tra istituzioni, mondo scientifico, territori, agricoltori, cacciatori e associazioni. L’Italia ha bisogno di una gestione faunistica moderna, scientifica e responsabile, - ha concluso Zipponi - capace di tenere insieme tutela della biodiversità, sicurezza, agricoltura, sanità animale e presidio del territorio. La scelta di procedere attraverso un Disegno di Legge, e non con uno strumento d’urgenza, conferma che esiste uno spazio parlamentare per approfondire, confrontarsi e, se necessario, migliorare il testo. È lì che deve svolgersi il dibattito: con rigore, equilibrio e rispetto della verità dei fatti".

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(Adnkronos) - Intorno alle 4 di mattina del 24 giugno del 2016, l'Ue cambia per sempre. I dati che affluiscono da tutto il Regno Unito segnalano un solido vantaggio per il Leave: la Brexit ha vinto. Nigel Farage, l'eurodeputato che ha fatto della Brexit il suo cavallo di battaglia, festeggia concedendosi una colazione al Ritz di Londra bevendo champagne. A Bruxelles, i portavoce della Commissione di Jean-Claude Juncker sono sotto choc: il Regno Unito ha deciso di lasciare l'Unione Europea. Se ne vanno: goodbye, fare thee well, bye-bye Brussels. Da 28 Paesi membri, l'Ue passerà a 27, perdendo 66 milioni di cittadini, il 13% della popolazione.
Il referendum del 23 giugno 2016 ha visto un successo netto dei favorevoli alla Brexit: il Leave ha vinto con il 51,9%, contro il 48,1% di favorevoli al 'Bremain'. La scommessa del primo ministro David Cameron, che aveva voluto il referendum per sconfiggere e mettere a tacere una volta per tutte l'ala euroscettica dei Tories, che gli faceva la fronda, si è rivelata un clamoroso autogol: la Brexit ha vinto, il Regno Unito esce dall'Ue. Lo stesso 24 giugno, Cameron annuncia le proprie dimissioni, che diverranno effettive il 13 luglio 2016. Intanto, la sterlina crolla nel cambio con il dollaro a livelli che non vedeva dal 1985, ma anche le Borse europee sprofondano: a Milano piazza Affari perde oltre il 12%, uno dei crolli peggiori della sua storia.
Il tanto vantato 'statuto speciale' per il Regno Unito strappato da Cameron a Donald Tusk e Jean-Claude Juncker prima del referendum non è servito a nulla. A Bruxelles i quattro presidenti dell'Unione, Jean-Claude Juncker (Commissione Europea), Donald Tusk (Consiglio Europeo), Martin Schulz (Parlamento Europeo) e Mark Rutte (Consiglio Ue), tengono una riunione d'emergenza e pubblicano una dichiarazione: "L'Unione dei 27 Stati membri - assicurano - andrà avanti. L'Unione è la cornice del nostro futuro politico. Ci legano storia, geografia e interessi comuni: svilupperemo la nostra cooperazione su queste basi. Insieme affronteremo la sfida comune di generare crescita, aumentare la prosperità e assicurare un ambiente sicuro ai nostri cittadini. Le istituzioni giocheranno pienamente il proprio ruolo in questo".
Quella che si è determinata dopo il risultato del referendum in Gran Bretagna, aggiungono i leader Ue mettendo nero su bianco il loro sgomento, "è una situazione senza precedenti, ma siamo uniti nella risposta. Rimaniamo fortemente determinati a sostenere i valori chiave dell'Ue, la difesa della pace e del benessere dei suoi popoli". Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, chiarisce che si aspetta "segnali" da Francia e Germania sul futuro dell'Ue, che ha perduto una delle sue più grandi economie, nonché una delle due potenze nucleari del Vecchio Continente.
La Brexit decisa dal referendum del 23 giugno 2016 verrà realizzata compiutamente solo anni dopo, nel 2023, quando viene sistemato definitivamente il nodo più complicato, quello dell'Irlanda del Nord, un vero rompicapo che i fautori della Brexit, apparentemente, non avevano calcolato. L'Ulster è stata pacificata dopo decenni di guerra civile con gli accordi del Venerdì Santo del 1998: il confine tra le due Irlande non esiste più, sono di fatto unificate grazie alla libera circolazione delle merci e delle persone consentita dall'appartenenza dell'Irlanda e del Regno Unito all'Ue.
La prospettiva di un'uscita del Regno Unito dall'Ue rimette tutto in discussione, c'è chi paventa un ritorno della guerra civile nell'Ulster. Ci vorranno anni di negoziati e ben due accordi successivi (il protocollo del 2020 e il quadro di Windsor del 2023) per trovare una soluzione. Quello che il capo negoziatore per l'Ue, il francese Michel Barnier, vuole assolutamente evitare è il risorgere del 'border' tra l'UIster e la Repubblica d'Irlanda: sarebbe la fine degli Accordi del Venerdì Santo, mettendo a repentaglio la pacificazione della regione, raggiunta dopo anni di negoziati.
La soluzione per l'Ulster arriva in due tappe. Con il protocollo del 2020, la frontiera doganale tra l'Ue e il Regno Unito viene sostanzialmente spostata sul Mare d'Irlanda, di fatto separando l'Ulster dal resto del Regno, almeno per il traffico merci. E' una soluzione tampone, che crea molti problemi pratici: occorrerà arrivare al 2023, con il Quadro di Windsor negoziato dal conservatore Rishi Sunak, per trovare una soluzione più duratura, quella dei 'corridoi' per le merci verdi e rossi, in vigore dal 2024.
Per tradurre la Brexit in realtà il capo negoziatore scelto dall'Ue, il francese Michel Barnier, ha dovuto negoziare ben due accordi quadro con il Regno Unito. Il primo è stato l'accordo di recesso, che stabiliva i termini del 'divorzio' tra Ue e Gran Bretagna, i cui negoziati si sono protratti per oltre due anni e che è stato firmato nell'ottobre del 2019, permettendo l'uscita del Regno il 31 gennaio 2020. Successivamente, Barnier e la sua squadra dovettero negoziare un secondo accordo, quello sulle relazioni commerciali tra Regno Unito e Ue, che venne concluso in extremis alla vigilia di Natale del 2020, in piena pandemia di Covid, a pochi giorni dalla scadenza del periodo di transizione. Oltre alla questione Ulster, una delle questioni più difficili da negoziare è stata quella della pesca e dell'accesso alle acque britanniche, cara soprattutto alla Francia.
La Brexit, per molti osservatori, è stato un evento 'lose-lose', in cui tutte le parti hanno perso. Il Regno Unito, dal referendum in poi, è entrato in un'era di instabilità politica in precedenza sconosciuta alla patria del bipartitismo: dal 2016 ad oggi il Regno ha cambiato ben cinque primi ministri. Alla conservatrice Theresa May (2016 - 2019), che non riuscì a far passare alla Camera dei Comuni l'accordo trovato con l'Ue, è succeduto il Tory Boris Johnson (2019 - 2022), seguito dalla meteora Liz Truss (2022), che si dovette dimettere dopo aver causato una crisi dei Gilt, i Buoni del Tesoro britannici. Dopo Truss è stata la volta di un altro Tory, Rishi Sunak (2022 - 2024), cui ha fatto seguito il laburista Keir Starmer (2024 - oggi), la cui posizione appare tutt'altro che solida, malgrado la schiacciante vittoria riportata alle politiche di due anni fa.
Economicamente, lasciando l'Ue il Regno non ha fatto un buon affare, almeno finora: secondo uno studio del National Bureau of Economic Research di Cambridge, Massachusetts, la Brexit ha ridotto il Pil britannico nel decennio al 2025 nella misura del 6-8%, gli investimenti del 12%, l'occupazione del 3-4% e la produttività di altrettanto. A pesare sugli investimenti è stata soprattutto l'incertezza generata dalla decisione di lasciare l'Ue.
Ma anche l'Unione Europea è uscita parecchio ammaccata dalla Brexit. Le illusioni del 2016, quando si pensava che, senza i britannici, l'Ue avrebbe accelerato sulla strada della 'ever closer Union', si sono rivelate per quello che erano: wishful thinking. La speranza di strappare alla City di Londra il titolo di seconda piazza finanziaria mondiale, a vantaggio delle Borse continentali, è andata clamorosamente delusa, con l'Unione bancaria e l'Unione dei mercati dei capitali impantanate nell'Eurogruppo, vittime dei disaccordi tra gli Stati membri. Le Borse europee restano piccole, separate e poco rilevanti, mentre Londra rimane un centro finanziario globale di prim'ordine.
Soprattutto, la Brexit ha fallito la principale promessa che era stata fatta ai cittadini britannici: quella di ridurre l'immigrazione. L'immigrazione dall'Ue è effettivamente diminuita: poco prima del referendum del 2016 sull'adesione all'Ue, ricorda il Migration Observatory, i cittadini dell'Unione costituivano la maggioranza del saldo migratorio netto verso il Regno Unito (esclusi i cittadini britannici).
A seconda della fonte, i cittadini Ue hanno contribuito per una quota compresa tra il 59% e il 77% del saldo migratorio netto stimato nell'anno conclusosi a marzo 2015. Questo picco era in parte dovuto a fattori temporanei: il pieno accesso al mercato del lavoro britannico concesso nel 2014 ai cittadini rumeni e bulgari e i flussi migratori provenienti dai Paesi dell'Europa meridionale, dove la disoccupazione giovanile era elevata a causa della crisi dell'Eurozona.
Dal referendum in poi, il quadro è nettamente cambiato e ora il saldo migratorio con l'Ue è addirittura negativo: nel 2025 è stato di -42mila persone. Ma il calo dell'immigrazione dai Paesi Ue è stato compensato da un forte aumento dell'immigrazione dai Paesi extra Ue che, dopo un picco negli anni 2021-23, è calata nei due anni successivi per via delle misure adottate dal governo per contrastarla, rimanendo tuttavia a livelli più che doppi rispetto al periodo pre-Brexit.
Ora che la Brexit è una realtà consolidata, le ragioni della geopolitica sono tornate a farsi sentire, con tutto il loro peso. La guerra scatenata dalla Russia contro l'Ucraina nel febbraio 2022 ha favorito un riavvicinamento tra il Regno Unito e l'Ue: per iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron è stata creata la Comunità Politica Europea, che si è riunita per la prima volta a Praga nell'ottobre del 2022 e che fornisce un quadro per i rapporti tra l'Ue e gli altri Paesi europei, Gran Bretagna in primis. Il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, con l'attacco all'Iran condotto insieme ad Israele senza consultare gli alleati europei, ha favorito un ulteriore riavvicinamento, nella crescente consapevolezza che, in un mondo in rapida trasformazione dove le vecchie regole sembrano non contare più, gli europei devono darsi da fare. E' presto per dire se tutto questo favorirà un ulteriore ravvicinamento tra Bruxelles e Londra. Ma i rapporti bilaterali, dai tempi di Boris Johnson che accostava l'Ue ad Adolf Hitler o ad un capo di intimo femminile troppo stretto, sono decisamente migliorati.

(Adnkronos) - Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che "Teheran non ha intenzione di consentire agli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) di visitare i siti nucleari bombardati durante la guerra". La dichiarazione di Baghaei contraddice le affermazioni del vicepresidente statunitense JD Vance, il quale aveva affermato che i negoziati in Svizzera tra Usa e Iran avevano portato a un accordo per consentire all'Aiea di visitare i siti iraniani.
L’Iran sostiene di avere prove del coinvolgimento di alcuni Paesi della regione nel conflitto condotto da Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica. "Abbiamo prove conclusive che alcuni Paesi della regione hanno partecipato alla guerra Usa-Israele contro l'Iran - ha affermato Baghaei, aggiungendo che tali Stati potrebbero essere esposti a conseguenze legali - Ci rammarica vedere questo. Adotteremo tutte le misure necessarie a questo riguardo".
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(Adnkronos) - "E così ci siamo, mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirò (dal portone di Via R. Majetti, 70), ponendo fine ad un’esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni". E' quanto si legge in un lungo post sui social di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e leader di Indipendenza, detenuto a Rebibbia, che domani potrà lasciare il carcere. "Un’esperienza che non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente", scrive, ripercorrendo la sua esperienza carceraria. "Che mi ha portato a incontrare di nuovo (ero già stato in carcere a vent’anni per un episodio di militanza politica) un universo carcerario, che ho trovato molto più degradato e abbandonato a se stesso di quanto me lo ricordavo. Ho scoperto celle di 4 posti riempite con 6 persone una sull’altra, nel degrado degli ambienti e delle condizioni igienico-sanitarie. Percorsi trattamentali (studio, lavoro e cultura) ridotti a un privilegio per pochi. Una burocrazia penitenziaria lenta e prepotente, Tribunali di sorveglianza con pochi magistrati e troppe pratiche, che rendono difficili tutte le decisioni e inutilmente angosciosa la vita carceraria".
"Abbiamo provato a batterci, insieme a Fabio Falbo, contro tutto questo, ma il muro di gomma della politica, dei media e dell’Amministrazione penitenziaria ci hanno ampiamente rimbalzato. Vi dico l’ultima: il 21 maggio sono stati scaricati in questo carcere 3 camion pieni di attrezzi per le palestre dei nostri reparti, donati dall’azienda privata Matrix con la supervisione dell’ente di promozione sportivo ASI. È passato un mese, ma ancora nulla è arrivato nelle nostre palestre, che rimangono preistoriche, scassate e arrugginite come al solito... un mese per trasportare degli attrezzi dai magazzini a reparti che distano al massimo 2-300 metri!", è il suo racconto alla vigilia della liberazione.
"L’unica 'vittoria' che abbiamo ottenuto è stata la concessione da parte del Presidente Mattarella della grazia parziale ad Antonio Russo, il povero vecchietto di 88 anni (e malato) che sta qui dentro da 6 anni. Pensate che sia uscito? Assolutamente no, perché tra magistrati che non erano stati informati della Grazia, relazioni sanitarie che non arrivavano, 'sintesi trattamentali' da chiudere e mille altre diavolerie burocratiche, neppure i provvedimenti di clemenza del Capo dello Stato sono riusciti a rompere il maledetto muro di gomma (mica sono tutti così fortunati da ricevere la Grazia prima di entrare in carcere come la Minetti...)", scrive ancora.
Il racconto prosegue: "Intanto Fabio Falbo continua a rimanere nel Carcere calabrese di Rossano, dove era stato portato l’11 giugno per permettergli di usufruire di un permesso di 5 ore per incontrare il padre di 92 anni gravemente malato. Fabio il padre l’ha incontrato dopo 6 giorni di attesa inutile (e molto pericolosa visto le condizioni di salute dell’anziano genitore), adesso attende da 4 giorni che qualcuno lo riporti nella sua cella, che ancora oggi rimane chiusa con tutta la sua roba accatastata all’interno. Intanto ci ha fatto sapere che nel Carcere di Rossano non ci sono né il Direttore né il Comandante, mentre su 100 persone 'in media sicurezza' solo 8 lavorano. Quasi ogni carcere (non solo Sollicciano recentemente sequestrato in parte dalla Magistratura) è ormai un disastro... Ma ho conosciuto anche una popolazione detenuta che stringe i denti e che – tra battute in romanesco e calabrese, pranzi cucinati con il camping gas, solidarietà di cella, messe con Don Lucio e allenamenti sportivi – tira avanti e non si lascia tramortire. Non tutti, perché ci sono pure quelli che crollano e, se non si suicidano, si uccidono di noia e di altro... Ho conosciuto anche tanti agenti, graduati e ufficiali della Polizia penitenziaria che si comportano bene (con le dovute eccezioni...) e che spesso sono come fratelli per le persone detenute, con cui condividono la sofferenza per le stesse mancanze organizzative e per lo stesso sovraffollamento. Adesso sono arrivate anche numerose nuove giovani leve, che si danno da fare con discreto entusiasmo e molta correttezza".
"Ci sono - continua - anche le giovani infermiere del reparto, guidate dalla decana Rossella, che, nonostante il fare scorbutico (necessario anche a tenere a bada le non poche avance...), il loro lavoro lo fanno con il cuore, mettendoci una pezza di fronte ad una assistenza sanitaria con troppi buchi (e poche scorte per arrivare agli ospedali). Ho conosciuto educatrici e psicologhe che ci mettono il cuore e la testa nel loro lavoro e che diventano una specie di ammortizzatore tra le persone detenute e le lentezze burocratiche di chi sta sopra di loro. Ecco perché - spiega - uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze. Certo, in tanti mi hanno chiesto di continuare la lotta contro il sovraffollamento carcerario, con Fabio Falbo si sono costruiti un’amicizia e un ponte di collaborazione che nessuno potrà rompere, ma riuscirò ugualmente a farmi sentire quando il 'muro di gomma' si frapporrà tra me e l’universo carcerario? Riuscirò a parlare con il Ministro Nordio, a spiegargli che neppure l’ultimo provvedimento in itinere alla Camere (quello che aumenta i benefici per i detenuti tossicodipendenti) sarà sufficiente a cambiare la situazione delle nostre carceri?", si domanda.
"Soprattutto, riuscirò a spiegare ai media e all’opinione pubblica, prima ancora che ai 'politici', che non c’è nessuna contraddizione tra la difesa intransigente della sicurezza dei cittadini e la necessità di costruire un sistema penitenziario che rispetti la dignità delle persone e promuova la loro capacità di riabilitarsi? Anzi, che senza un carcere di questo tipo è assolutamente impossibile difendere il cittadino contro l’aumento della criminalità? Si proverò, con tutte le mie forze, sempre con l’aiuto e l’amicizia di Fabio, collaborando con tutte le persone di buona volontà a prescindere dal loro colore politico. Questo ve lo prometto, perché un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza. E dove la Repubblica Italiana si gioca la sua faccia", conclude Alemanno.

(Adnkronos) - Quattordicesimo giorno consecutivo di ribassi dei prezzi dei carburanti. I valori medi alla pompa in modalità 'self service' lungo la rete stradale nazionale registrano un valore pari a 1,829 euro/l per la benzina e 1,922 euro/l per il gasolio. Lo rende noto il ministero delle Imprese e del Made in Italy, in base agli ultimi dati rilevati dall'Osservatorio prezzi del Mimit. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,926 euro/l per la benzina e 2,013 euro/l per il gasolio.
"Bisognerà capire verso il 6 luglio, tra una decina di giorni, come saranno i prezzi" dei carburanti "a livello nazionale. Bisognerà fare una valutazione su quello", ha detto il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine dell'assemblea di Utilitalia a Roma, rispondendo a una domanda sugli interventi previsti dal governo sulle accise.

(Adnkronos) - Tragedia ieri sera nella frazione Pieve di Coriano del comune di Borgo Mantovano (Mantova), dove un uomo di 54 anni è stato trovato morto all'interno della sua abitazione, distrutta da un rogo. Le fiamme sono divampate ieri sera alle 23 nello stabile di due piani. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Magnacavallo, i vigili del fuoco e i sanitari del 118. Durante le operazioni di spegnimento la macabra scoperta: il corpo carbonizzato dell'uomo, Claudio Ferioli. La salma è stata trasportata all’obitorio di Mantova per l'ispezione cadaverica. Oltre all’appartamento dove si è sviluppato l’incendio, completamente distrutto, i vigili del fuoco hanno dichiarato inagibile anche un altro appartamento. Le persone evacuate hanno trovato ospitalità da familiari e amici
Imponente e immediata la macchina dei soccorsi che ha visto in campo, sotto la regia della Prefettura di Mantova, i carabinieri della Compagnia di Gonzaga e il Nucleo operativo e radiomobile. Non risultano altre persone ferite o intossicate. Sono in corso gli accertamenti per stabilire la causa dell’incendio, che sembrerebbe dovuto a un corto circuito di una presa elettrica.

(Adnkronos) - Tre morti sulle strade della Puglia. A perdere la vita a Bari un giovanissimo centauro e un pedone investito da un'auto. A Brindisi è morto invece un uomo, investito mentre si trovava sul monopattino.
Un giovane di 19 anni è morto nella notte, intorno all'1.30, in un incidente stradale avvenuto in viale Europa, quasi in corrispondenza con via Bruno Buozzi. Era a bordo di una motocicletta che si è scontrata con un'automobile. Sul posto è intervenuta la Polizia Locale che ha eseguito il sequestro dei mezzi. Accertamenti sono in corso sempre da parte della Polizia Locale, coordinata dall'autorità giudiziaria per stabilire, tra le altre cose, la dinamica dell'incidente.
Ieri pomeriggio, verso le 19, un'altra vittima si è registrata nel quartiere di Palese, su via Nazionale, in prossimità di via Maione. Un pedone di 69 anni è stato investito da un veicolo in transito. E' stato subito soccorso dai sanitari ma è morto in ospedale. Il veicolo è stato sequestrato. Accertamenti sono in corso da parte della Polizia Locale intervenuta per i rilievi.
Un uomo di 54 anni è stato investito da un'automobile ed è morto questa notte a Brindisi mentre percorreva, quasi certamente a bordo di un monopattino, via Maestri del Lavoro, una strada vicina allo stabilimento Leonardo Elicotteri. Sul posto è intervenuta la Polizia Stradale di Fasano.

(Adnkronos) - Addio a Guesch Patti, cantante francese dalla personalità inconfondibile che negli anni Ottanta seppe lasciare un segno profondo nella musica europea grazie a “Étienne”, una delle canzoni più provocatorie, originali e riconoscibili del decennio. E' morta all'età di 80 anni nella notte tra il 21 e il 22 giugno a Parigi, dopo una lunga malattia, come annunciato dal suo rappresentante Sébastien d’Assigny. Con lei scompare una figura atipica del panorama musicale francese: cantante, ballerina, attrice e performer capace di attraversare generi e linguaggi artistici senza mai piegarsi completamente alle logiche dell’industria dello spettacolo.
Nata come Patricia Porrasse il 16 marzo 1946 a Neuilly-sur-Seine, alle porte di Parigi, Guesch Patti proveniva da una famiglia legata al mondo dello spettacolo. Era figlia dell’impresario e direttore artistico Jean Porrasse e figlioccia del celebre attore Bernard Blier. Il nome d’arte che l’avrebbe resa famosa univa il soprannome con cui era chiamata da bambina, “Guesch”, a una versione abbreviata del suo nome di battesimo, Patricia. Prima della musica arrivò la danza. Fin da giovanissima mostrò un talento straordinario che la portò, a soli nove anni, a entrare come “petit rat” all’Opéra di Parigi, una delle scuole più prestigiose del mondo. Lavorò con figure fondamentali della coreografia francese e internazionale come Roland Petit, Carolyn Carlson e Pina Bausch, costruendo una formazione artistica rigorosa e raffinata. Quella disciplina del corpo e del movimento sarebbe rimasta una componente essenziale della sua identità artistica, influenzando profondamente anche le sue future esibizioni musicali.
Negli anni Sessanta tentò per la prima volta la strada della canzone. Accanto al pianista Yves Gilbert, che sposò nel 1964, registrò alcuni dischi che passarono quasi inosservati. Per molto tempo il successo sembrò sfuggirle. Mentre altri artisti della sua generazione conquistavano il pubblico, Patti continuava a cercare una propria dimensione espressiva, dividendosi tra danza, televisione e spettacolo. La svolta arrivò sorprendentemente tardi. Nel 1984 fondò il trio Dacapo, esperienza breve ma significativa che anticipò il suo ritorno sulla scena musicale. Tre anni dopo, nel 1987, pubblicò da solista “Étienne”, il brano destinato a cambiare per sempre la sua carriera. Con la sua voce roca, sensuale e immediatamente riconoscibile, e con un testo ricco di allusioni erotiche, “Étienne” diventò un autentico fenomeno internazionale. La canzone conquistò le classifiche francesi ed europee, superando il milione e mezzo di copie vendute solo in patria e ottenendo il disco d’oro. Anche il videoclip, girato in bianco e nero, contribuì a trasformare il brano in un simbolo della cultura pop degli anni Ottanta. In un’epoca ancora relativamente prudente sul piano della rappresentazione della sessualità, Guesch Patti apparve come una figura libera, provocatoria e anticonformista.
Il successo di “Étienne” fu enorme. Nel 1988 la cantante ottenne il Prix Vincent Scotto come miglior singolo dell’anno e conquistò la Victoire de la Musique nella categoria dedicata alla rivelazione femminile, imponendosi davanti a future stelle della canzone francese. Nello stesso periodo ricevette riconoscimenti in Belgio, nei Paesi Bassi e in Germania e partecipò come ospite al Festival di Sanremo, dove venne premiata come rivelazione dell’anno. Per il pubblico italiano il suo volto e la sua voce divennero immediatamente familiari. Sull’onda di quel trionfo arrivò “Labyrinthe”, album che confermò la sua vocazione artistica fuori dagli schemi. Lontano dalla semplice formula commerciale, il disco affrontava temi difficili come l’emarginazione sociale, la prostituzione e la dipendenza dalle droghe. Brani come “Let Be Must The Queen” proseguivano il percorso provocatorio dell’artista, unendo ricerca estetica, critica sociale e forte impatto visivo.
Tuttavia il successo di “Étienne” si rivelò anche un peso difficile da sostenere. Negli anni successivi Patti tentò di sottrarsi all’etichetta di fenomeno pop effimero pubblicando lavori sempre più personali e complessi. “Nomades”, uscito nel 1990, affrontava temi politici e sociali e includeva una satira contro i nazionalismi e le derive autoritarie. Nonostante una tournée internazionale e concerti negli Stati Uniti e in Canada, l’album non raggiunse i risultati del predecessore. La stessa sorte toccò a “Gobe” nel 1992 e a “Blonde” nel 1995, oggi rivalutato da molti critici per la qualità delle collaborazioni artistiche. In quel disco comparivano nomi importanti della scena francese come Étienne Daho, Matthieu Chédid e Françoise Hardy. Alcuni brani furono successivamente scelti dal regista britannico Peter Greenaway per la colonna sonora del film “I racconti del cuscino”, offrendo una nuova visibilità internazionale al suo lavoro. Mentre il mercato discografico sembrava allontanarsi da lei, Guesch Patti continuò a seguire la propria vocazione artistica. Incise numerose reinterpretazioni di classici della canzone francese, da Jacques Brel a Michel Berger, da Francis Cabrel ad Alain Bashung, dimostrando una sensibilità interpretativa spesso sottovalutata. Con l’arrivo degli anni Duemila pubblicò “Dernières nouvelles”, album dai toni più intimi e malinconici, caratterizzato da atmosfere introspettive e da una riflessione sulla solitudine e sulla condizione dell’artista. Fu l’ultimo grande capitolo della sua produzione discografica.
Parallelamente si dedicò sempre più al teatro, alla danza e al cinema. Apparve in produzioni cinematografiche francesi e internazionali, partecipò a spettacoli teatrali di successo e continuò a lavorare come performer, senza mai rinunciare alla ricerca e alla sperimentazione. Nel 2006 entrò anche nella giuria di un popolare programma televisivo dedicato alla danza, tornando simbolicamente alle origini della sua carriera. Negli ultimi anni era rimasta una figura rispettata e amata soprattutto dagli appassionati della musica francese e dagli artisti che ne avevano riconosciuto l’originalità. Pur non avendo più conosciuto il successo travolgente degli anni Ottanta, Guesch Patti aveva mantenuto intatta la propria libertà creativa, preferendo percorsi personali alle scorciatoie commerciali. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Italia nella morsa di un caldo anomalo e rovente che ci farà letteralmente bollire nel weekend con temperature tanto tanto elevate. Dopo il dominio dell'anticiclone Cerberus, nei prossimi giorni assisteremo a un ulteriore rafforzamento dell'alta pressione con l'arrivo dell'Anticiclone Africano Caronte, spiegano i meteorologi de iLMeteo.it, destinato a imporsi come una delle figure anticicloniche più estreme mai osservate nel mese di giugno per intensità e persistenza su almeno metà dell'Europa.
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma dunque anomalie termiche spaventose: in Francia si registrano valori 15-17°C oltre la media stagionale con picchi fino a 42-43°C, in Inghilterra i termometri arriveranno a sfiorare i 39°C, anche a Londra. Si tratta della seconda ondata di calore per queste zone e per il Centro-Nord Italia, un evento straordinario considerando che non siamo nemmeno a luglio. A rendere questa situazione ancor più critica è l'eccezionale persistenza atmosferica. Stiamo vivendo un mese di giugno che probabilmente batterà persino il tristemente noto giugno 2003: all'epoca registrammo in Italia due fiammate distinte, una all'inizio e una alla fine del mese, durate 6-7 giorni ciascuna. Questa volta, invece, l'ondata, iniziata il 17 giugno, si protrarrà come un unico, ininterrotto blocco rovente per oltre due settimane. A livello di stress fisiologico per il corpo umano, una fase opprimente così prolungata risulterà di gran lunga peggiore di due fasi più brevi.
L'escalation termica toccherà vette impensabili nei prossimi giorni: entro il fine settimana verranno frantumati numerosi record storici mensili; Milano, ad esempio, dovrebbe superare il suo precedente primato assoluto di 37°C spingendosi almeno a 38°C. Ancora più estrema la previsione per Firenze, che entro lunedì 29 giugno potrebbe raggiungere la soglia dei 41°C, oltrepassando quasi ovunque i limiti della normale sopportazione umana.
E purtroppo dovremo tollerare anche lo spauracchio di quelle che ormai definiamo notti "super tropicali": in Pianura Padana minime notturne di 26-27°C rappresenteranno sempre più la nuova e insostenibile normalità, trasformando il clima di metropoli come Milano in quello umido e soffocante di Bangkok.
Nemmeno rifugiarsi lungo le coste garantirà un vero sollievo: a La Spezia, nel pomeriggio di domenica 28 giugno, si prevedono 38°C reali con un tasso di umidità del 65%; una combinazione micidiale che farà schizzare la temperatura percepita oltre i 45°C. Un disagio fisico peggiore persino di quello del deserto del Sahara, dove il calore estremo ha perlomeno il pregio di mantenersi secco. Ma attenzione, con tutto questo caldo, insieme all’umidità e all’enorme quantità di energia, l'instabilità sarà in agguato: fino alla giornata di giovedì avremo la possibilità di assistere a violenti scrosci di pioggia, accompagnati da grandine, lungo la fascia alpina e appenninica, con locali sconfinamenti verso le regioni tirreniche. Città come Roma e Napoli potrebbero essere ancora lambite da questi pericolosi fenomeni. In seguito la cupola di alta pressione si rafforzerà ulteriormente, soffocando questi ultimi focolai temporaleschi.
Ma allora, quando finirà questo incubo climatico? Al momento, i modelli matematici a lunghissima scadenza indicano un possibile calo della pressione e delle temperature solamente dopo il 5 luglio. Trattandosi di proiezioni lontane, sono inevitabilmente soggette a variazioni. Quel che è certo, oggi, è che la morsa dell’anticiclone africano sarà ancora più potente almeno fino a lunedì della prossima settimana.
Martedì 23. Al Nord: sole e caldo, temporali sui rilievi, occasionali in pianura. Al Centro: sole, caldo, qualche temporale dai rilievi verso il settore tirrenico. Al Sud: sole, caldo, qualche temporale dai rilievi verso il settore tirrenico.
Mercoledì 24. Al Nord: sole e caldo, temporali sulle Alpi e locali pure in pianura e in Liguria. Al Centro: sole, caldo, qualche temporale dai rilievi verso il settore tirrenico. Al Sud: sole, caldo, qualche temporale dai rilievi verso il settore tirrenico.
Giovedì 25. Al Nord: sole e caldo, temporali più isolati sulle Alpi. Al Centro: sole e caldo, qualche isolato temporale sui rilievi. Al Sud: sole e caldo, temporali di calore, anche forti, sui rilievi.
Tendenza: anticiclone subtropicale sempre più forte, dal weekend punte di 41°C.

(Adnkronos) - "Il via libera all'Amis è il coronamento di un percorso industriale e amministrativo lungo e complesso che il Gruppo Fnm ha portato avanti con determinazione e professionalità per raggiungere l’obiettivo ormai sempre più vicino di cambiare volto al sistema di mobilità della Valcamonica e della provincia di Brescia". Lo dichiara il consigliere delegato di Fnm Fulvio Caradonna.
"Tagliare questo traguardo, per ora unico in Italia, richiede competenze e visione", sottolinea Caradonna, ringraziando "tutte le persone delle nostre aziende, i partner tecnici e istituzionali e in particolare Regione Lombardia. Lavorare tutti insieme con dedizione ha reso possibile l'avvio di questa fase decisiva verso l'esercizio commerciale".

(Adnkronos) - Un colpo scuote il mercato Nba. I Milwaukee Bucks cedono Giannis Antetokounmpo ai Miami Heat in un maxiscambio. Il 31enne greco lascia Milwaukee dopo 13 stagioni impreziosite dal titolo vinto nel 2021. I Bucks ottengono un pacchetto di giocatori: Tyler Herro, Kel'el Ware, Jaime Jaquez Jr.e Kasparas Jakucionis. Miami cede anche 3 prime scelte (2026, 2031 e 2033) e accetta di scambiare la prima scelta 2030 e la seconda nel 2033 come riferisce il network Espn.
L'attuale contratto di Antetokounmpo scade al termine della stagione 2026-2027. L'ala sarà in grado di firmare un nuovo accordo già a gennaio, con un prolungamento da 275 milioni per 4 anni. Se il giocatore decidesse di prolungare l'attuale accordo esercitando l'opzione per il 2027-2028, poi potrebbe firmare un triennale da 214 milioni. In entrambi i casi, Miami punta ovviamente a trattenere il giocatore con un progetto a lungo termine.

(Adnkronos) - Il caldo record che sta investendo in questi giorni l’Italia, "con alcune città che registrano temperature superiori anche di 10 gradi rispetto la media stagionale, rappresenta un serio pericolo per la salute umana, specie per soggetti più fragili come anziani, bambini e cittadini con patologie preesistenti". Lo ricordano gli esperti della Società italiana di Medicina ambientale (Sima) che lanciano oggi l’allarme circa le ripercussioni del repentino rialzo delle temperature sul corpo umano.
“Il caldo eccessivo determina problemi sanitari in quanto può alterare il sistema di regolazione della temperatura corporea – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – Il corpo umano si raffredda attraverso la sudorazione, ma in determinate condizioni ambientali questo non è sufficiente: una umidità eccessiva impedisce al sudore di evaporare, con il calore corporeo che aumenta rapidamente e può arrivare a danneggiare organi vitali e il cervello. Temperature eccessivamente elevate possono provocare disturbi lievi come crampi, svenimenti, edemi, ma anche problemi gravi, dalla congestione alla disidratazione, aggravando le condizioni di salute di persone con patologie croniche preesistenti”.
Nello specifico, tra i disturbi legati al caldo, i più frequenti sono: "Insolazione: determina eritemi o ustioni anche accompagnate da una sintomatologia analoga al colpo di calore; crampi: dolori fisici causati da una perdita di sodio dovuto alla sudorazione e ad una conseguente modificazione dell'equilibrio idrico-salino; edema: causato da una ritenzione di liquidi negli arti inferiori come conseguenza di una vasodilatazione periferica prolungata - elenca la Sima - Congestione: causata dall'assunzione di bevande ghiacciate in un organismo surriscaldato, i sintomi sono costituiti da sudorazione e dolore toracico; disidratazione: sintomi principali sono sete, debolezza, vertigini, palpitazioni, ansia, pelle e mucose asciutte, crampi muscolari, abbassamento della pressione arteriosa; colpo di calore: si verifica quando la fisiologica capacità di termoregolazione è compromessa e si manifesta con una ampia gradazione di segni e sintomi a seconda della gravità della condizione. Il primo sintomo è rappresentato da un improvviso malessere generale, cui seguono mal di testa, nausea, vomito e sensazione di vertigine, fino ad arrivare a stati d’ansia e stati confusionali".
La Società italiana di Medicina ambientale lancia inoltre una guida con i consigli pratici per difendersi dal caldo: "Evitare di esporsi al caldo e al sole diretto e uscire di casa solo nelle ore più fresche; assicurare un adeguato ricambio di aria in casa e agevolare la ventilazione naturale; mantenere le stanze fresche schermando le finestre esposte al sole (utilizzando tapparelle, persiane, tende); chiudere le finestre durante il giorno e aprirle durante le ore più fresche della giornata (la sera e la notte); fare bagni e docce frequenti e con acqua tiepida; assumere almeno 1,5/3 litri di acqua durante la giornata, evitare alcolici e preferire cibi che contengono molta acqua, come frutta e verdura; quando si esce di casa, proteggere gli occhi con occhiali da sole e prevenire scottature con creme solari ad alto fattore protettivo; indossare abiti in fibre naturali (lino o cotone) e indumenti traspiranti, meglio se di colore chiaro; evitare l'attività sportiva all'aperto nelle ore più calde".

(Adnkronos) - Era il 2021 quando sulla rivista 'Parasites & Vectors' un team di ricercatori guidato dall'università Statale di Milano descriveva l'arrivo e l'ascesa in Lombardia della super zanzara coreana resistente al freddo. L'Aedes koreicus, originaria appunto della Corea e di altre aree dell'Estremo Oriente, era stata intercettata nell'estate del 2020 durante un'attività di sorveglianza a cavallo tra le province di Bergamo e Brescia, e ha proprio questa caratteristica: sopravvive a temperature in grado di mettere fuori gioco le 'colleghe' e, anzi, ama proprio il clima fresco.
Per questo motivo gli esperti di parassitologia sono rimasti alquanto sorpresi quando ad aprile di quest'anno sono arrivate delle segnalazioni della sua presenza nell'area di Monza, "per la precisione a Muggiò. Quindi si può dire che l'Aedes koreicus è ormai praticamente alle porte di Milano". A pochi passi dalla grande metropoli lombarda, spiega all'Adnkronos Salute Sara Epis, professore associato di parassitologia all'università degli Studi di Milano e nel direttivo della Società italiana di parassitologia.
"Qui - precisa Epis - non l'avevamo mai avuta e mi ha molto stupito. Vuol dire che specie invasive", come appunto la zanzara coreana, "o anche l'Aedes japonicus, stanno continuando ad espandersi. Nel caso della koreicus, siamo ormai vicini alle zone periferiche del capoluogo meneghino. Queste specie meritano attenzione e richiedono un monitoraggio costante, proprio perché si stanno diffondendo nel Nord Italia". Finora, per rendere l'idea, l'Aedes koreicus era stata intercettata in zone prealpine o preappenniniche, mai in 'pianura'. "L'anno scorso ci sono state segnalazioni per la prima volta a Piacenza e a Parma". E ora assedia Milano. Certo adesso, col caldo, l'avanzata potrebbe andare in stand-by. "Poiché queste zanzare non tollerano molto le alte temperature, può essere che adesso già vadano incontro a un crollo numerico, per dare spazio invece alla zanzara tigre", riflette l'esperta.
Ma quali fattori contribuiscono alla comparsa di queste zanzare in aree insolite? "Le specie invasive - approfondisce Epis - si adattano molto bene a nuovi territori, hanno grande plasticità ecologica. Utilizzano un'ampia varietà di siti larvali, tombini, contenitori artificiali, piccoli ristagni naturali. E questa flessibilità permette di adattarsi facilmente a contesti urbani, periurbani e rurali. Poi sicuramente anche il cambiamento climatico ha il suo peso. Come per la zanzara tigre, infatti, inverni più miti aumentano la sopravvivenza delle uova, e stagioni vegetative più lunghe consentono un'attività prolungata".
Insomma la globalizzazione non vale solo per le merci, o le persone. Anche le zanzare e altri insetti vivono la loro, non si fermano davanti ai confini geografici. E se la popolazione di zanzare che 'abita' Milano resta più o meno stabile, con "nessuna nuova specie introdotta al momento", non è detto che la situazione non si evolva in un futuro prossimo. Intanto i numeri parlano chiaro. In Italia sono già parecchie le specie presenti. "La 'Mosquito fauna' nostrana è composta da 75 specie di zanzare - conclude Epis - e 34 di queste sono competenti per trasmettere patogeni all'uomo e agli animali".

Con i suoi quasi 2.000 chilometri di costa, la Sardegna è un vero e proprio gioiello del Mediterraneo che non smette mai di stupire. Ogni anno, l'isola si conferma regina indiscussa delle classifiche internazionali, con ben 22 spiagge nella top 30 delle più amate d'Italia in base
recensioni Google . Come orientarsi in un'offerta così straordinaria? Abbiamo preparato per te una guida completa alle spiagge più belle della Sardegna, da nord a sud, passando per le calette più selvagge e i lidi più attrezzati.
Il nord dell'isola è la patria delle spiagge da cartolina, quelle che tutti hanno visto almeno una volta in fotografia. La Spiaggia della Pelosa a Stintino è forse l'emblema di questa bellezza: sabbia finissima e acque turchesi basse incorniciate dalla Torre aragonese e dal profilo dell'Asinara sullo sfondo . È così famosa che per preservarla è stato introdotto un numero chiuso di 1.500 persone al giorno .
Sempre nel nord, l'Arcipelago della Maddalena custodisce alcune delle gemme più preziose. La Spiaggia Rosa di Budelli, con la sua sabbia dai riflessi rosati, è un paradiso protetto e inaccessibile, visibile solo da lontano via mare . Cala Coticcio a Caprera, soprannominata la "Baia di Tahiti", è un'altra meraviglia raggiungibile solo a piedi o in barca . La Cala Spinosa a Santa Teresa Gallura, con le sue rocce granitiche modellate dal vento, è invece la scelta perfetta per chi cerca pace e silenzio .
La Costa Smeralda, con la sua esclusività, offre perle come la Spiaggia del Principe, un tempo frequentata dal Karim Aga Khan, con la sua sabbia bianca e le acque color smeraldo . Poco più a sud, La Cinta a San Teodoro è una lunga distesa di sabbia bianca con fondali bassi, ideale per le famiglie .
La costa orientale è il regno delle calette selvagge e delle falesie a picco sul mare. Cala Goloritzé, nel comune di Baunei, è stata incoronata la spiaggia più bella del mondo nella classifica "The World's 50 Best Beaches" del 2025 . Questo angolo di paradiso, Patrimonio UNESCO, è dominato dall'imponente guglia calcarea di Punta Caroddi ed è accessibile solo via mare o con un trekking impegnativo .
A pochi chilometri, Cala Mariolu, seconda nella classifica delle spiagge più amate d'Italia, incanta con i suoi ciottoli bianchi e rosa levigati e un mare di una trasparenza unica . Cala Luna, con le sue suggestive grotte che si aprono sulla sabbia, è un'altra tappa obbligata, resa celebre anche dal film "Travolti da un insolito destino" . Queste due calette, insieme a Cala Goloritzé, sono state inserite nella "Hall of Fame" del sito The World's 50 Best Beaches, un riconoscimento che le consacra tra le spiagge più iconiche della storia del turismo mondiale .
Il sud della Sardegna offre un litorale più dolce, con lunghe spiagge dorate e baie incantevoli, spesso premiate con le "5 Vele" di Legambiente. Tuerredda, a Teulada, è una delle spiagge più fotografate dell'isola: una baia protetta con un mare calmo e trasparente in cui si specchia un isolotto roccioso . È terza nella classifica di Holidu con oltre 15.800 recensioni che ne certificano la qualità .
Poco distante, la Baia di Chia offre un susseguirsi di meraviglie come Su Giudeu, con le sue dune sabbiose e l'isolotto raggiungibile a nuoto, e la più intima Cala Cipolla, incastonata tra scogli di granito rosa . Nella zona di Villasimius, Porto Giunco (nella foto) è soprannominata "i Caraibi della Sardegna" per la sua sabbia bianchissima e il mare turchese, incorniciata da una torre spagnola e dallo stagno di Notteri dove vivono i fenicotteri rosa .
Per chi cerca un'alternativa accessibile e low cost, Solanas rappresenta una scelta eccellente. Questo arenile nel comune di Sinnai, sulla costa sud-orientale, è un'oasi di tranquillità e convenienza [citation:link]. A differenza di altre località blasonate, Solanas offre parcheggi completamente gratuiti e stabilimenti balneari con ombrellone e lettini a partire da 20 euro, un vantaggio non da poco in una regione dove i costi della sosta possono pesare [citation:link]. La spiaggia, lunga quasi un chilometro, vanta un mare cristallino ed è stata scelta anche da Jasmine Carrisi per le sue vacanze, a testimonianza del suo fascino autentico .
La costa occidentale è il versante più selvaggio e meno turistico dell'isola, il regno del vento e delle dune. La Costa Verde è famosa per le sue distese di sabbia dorata come Piscinas e Scivu, dove dune alte fino a 50 metri creano un paesaggio lunare e desertico .
Nella penisola del Sinis, vicino Oristano, si trovano Is Arutas e Mari Ermi, famose per la loro sabbia di quarzo dai colori rosa, bianco e verde che brilla sotto il sole . Queste spiagge, meno affollate rispetto ad altre, offrono un'esperienza di mare più intima e a contatto con la natura. Cala Domestica a Buggerru, con la sua baia incastonata tra le rocce e la torre spagnola a fare da guardiana, è un'altra tappa imperdibile per chi ama i paesaggi suggestivi .
La fama delle spiagge sarde ha portato all'introduzione di alcune regole per proteggere questo patrimonio inestimabile. Oltre al ticket per La Pelosa, anche Cala Goloritzé ha un limite di 250 accessi giornalieri . È fondamentale informarsi prima di partire e, dove possibile, prenotare in anticipo. Portare con sé una stuoia da mettere sotto l'asciugamano è diventato obbligatorio in alcune spiagge come La Pelosa per preservare la sabbia [citation:link].
Nonostante queste restrizioni, che sono un piccolo prezzo da pagare per preservare tanta bellezza, la Sardegna offre una varietà infinita di litorali per tutti i gusti. Dai lidi attrezzati per famiglie come Cala Sinzias e Simius alle baie selvagge raggiungibili solo in barca o a piedi . Ogni spiaggia è unica, e la vera sfida non sarà trovarne una bella, ma scegliere tra tutte quelle meravigliose che l'isola ha da offrire.
Disclaimer: Questo articolo ha uno scopo puramente informativo e descrittivo. Le informazioni relative a costi, accessi e normative (come il numero chiuso) sono fornite a titolo indicativo e potrebbero subire variazioni. Si consiglia di verificare sempre le informazioni aggiornate direttamente sui siti ufficiali dei Comuni o degli enti preposti prima di organizzare la propria visita.

Solanas, la Spiaggia Accessibile a Tutti: Parcheggio Gratuito e Ombrellone da 20 Euro. L'Alternativa a Punta Molentis
SOLANAS – Mentre in questi giorni le testate nazionali e internazionali hanno puntato i riflettori sui costi e i limiti di Punta Molentis a Villasimius (10 euro a persona, 10 euro di parcheggio e un solo ombrellone a famiglia), esiste un'altra spiaggia, a pochi chilometri di distanza, che offre un mare cristallino e servizi accessibili a tutti.
Solanas: Bellezza a Costo Zero
Solanas, frazione del Comune di Sinnai, si trova sulla costa sud-orientale della Sardegna. Il suo nome evoca l'estate e il sole cocente, e la sua spiaggia – lunga quasi un chilometro – è un'oasi di tranquillità e convenienza.
I Servizi: Parcheggio Gratuito e Ombrelloni a Prezzi Modici
A differenza di molte altre località della zona, Solanas offre:
La Cornice: Un Borgo Autentico
Solanas è una borgata modesta, tranquilla e per nulla sfarzosa. Le attività commerciali sono semplici e accolgono i turisti con il sorriso:
La Smentita di una Classifica
La località era recentemente finita sulla stampa nazionale per un articolo che parlava di una rilevazione olandese che la piazzava tra le più care. "Probabilmente una delle classifiche più errate degli ultimi decenni", commentano gli operatori locali, che invitano a scoprire la vera Solanas.
Un'alternativa concreta per chi cerca una spiaggia bellissima senza spendere una fortuna, dimostrando che in Sardegna l'accessibilità e la bellezza possono andare di pari passo.

(Adnkronos) - Paura in Norvegia-Senegal. Oggi, martedì 23 giugno, la Nazionale scandinava ha sfidato quella africana nella seconda giornata della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, in una partita condizionata anche da qualche momento di apprensione per Edouard Mendy. Il portiere del Senegal ha rimediato un infortunio dopo il terzo gol norvegese firmato Haaland.
Succede tutto al 58'. Berg si avventa su un pallone vagante in area e trova un assist per Haaland, che colpisce al volo e segna il tris scandinavo. Mendy si tuffa ma non può evitare la rete dell'attaccante del Manchester City, rimanendo a terra negli istanti successivi. L'ex portiere del Chelsea, oggi all'Al Ahli, cade male e resta a terra dolorante.
Inizialmente si pensava a un colpo alla testa rimediato durante la caduta, in realtà però il problema di Mendy è al ginocchio destro. Immediato l'intervento dello staff medico del Senegal, che tratta per qualche secondo il portiere prima di chiamare la sostituzione. L'estremo difensore senegalese esce sulle sue gambe ma visibilmente dolorante, con Diaw che entra al suo posto.
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