
Made expo 2025, il più autorevole appuntamento italiano dedicato al mondo dell’edilizia e dell’architettura, in programma a Fiera Milano dal 19 al 22 novembre 2025 si prepara a ridefinire i confini del settore, con un’edizione carica di novità, protagonisti internazionali, alleanze strategiche e contenuti ad altissimo valore aggiunto. In un contesto che premia la visione e la progettualità, Made expo 2025 è in grado di intercettare e sostenere i segnali più dinamici del mercato. Secondo le anticipazioni del Rapporto congiunturale 2025, elaborate da Cresme, dopo il forte impulso trainato dagli incentivi come il Superbonus, nel 2025 gli investimenti in costruzioni sono destinati a contrarsi a valori correnti del 2,5%, dopo il -3,3% dello scorso anno. Performance frutto di un calo della riqualificazione nell’ordine del 15% nel 2024 e del 16% nel 2025, a fronte di una crescita delle opere pubbliche del 15,6% nel 2024 e dell’11% nel 2025.
Organizzato da Made eventi, società di Fiera Milano e Federlegno Arredo Eventi, Made expo nasce per rispondere a una necessità concreta: offrire una piattaforma evoluta dove innovazione, sostenibilità e cultura del costruire si fondono in un’unica visione. La manifestazione conferma il suo impianto espositivo suddiviso in due grandi aree: Salone Involucro e Salone Costruzioni. Quattro padiglioni e 625 aziende animeranno l’evento, di cui il 23% straniere in rappresentanza di 50 Paesi. Tra i mercati più rappresentati figurano Germania, Spagna, Romania, Polonia e Cina.
Oltre a grandi rientri nella filiera dell’alluminio, Made Expo 2025 vedrà il debutto di nuove realtà d’eccellenza nei serramenti e nell’outdoor, nei sistemi costruttivi innovativi e nei materiali performanti per l’edilizia. Un segnale chiaro e potente: il mercato riconosce la manifestazione come punto di riferimento imprescindibile per visione, contenuti e impatto. Made expo attrae chi vuole contare, e aggrega chi vuole progettare e costruire, davvero, il futuro del settore. A sostegno della manifestazione, la collaborazione con Ice-Agenzia che sostiene un articolato buyer program volto a favorire l’incoming dei più importanti operatori internazionali. Grazie anche a questa iniziativa, saranno ospitati oltre 150 buyer provenienti da 50 Paesi, con un focus particolare su Europa ma anche Usa, Emirati Arabi Uniti, Canada e Tunisia.
Più che una fiera, Made expo è un’intelligenza collettiva che alimenta cultura progettuale e strategia industriale. Con il supporto di knowledge partner di rilievo come il Politecnico di Milano e Cresme, la manifestazione si conferma una piattaforma di pensiero, capace di generare insight, scenari evolutivi e strumenti operativi per tutta la filiera. A Made Expo si incontrano sapere tecnico e visione sistemica, ricerca e impresa anche grazie alle partnership con le più prestigiose associazioni di categoria come Unicmi, Federparquet, Confartigianato, Confprofessioni, Conpaviper, Anit e Assorestauro. Completano il quadro delle collaborazioni Fondazione Eucentre, Collegio degli ingegneri e architetti di Milano, Fondazione dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Milano, Anci-Associazione nazionale Comuni italiani, Ance Lombardia e Green Building Council Italia.
Proprio grazie a queste sinergie, Made expo 2025 dedica un focus specifico alla 'sicurezza del costruito', un tema cruciale per il futuro delle città, con incontri, tavole rotonde e testimonianze che esplorano la prevenzione sismica, la resilienza strutturale e la manutenzione intelligente del patrimonio edilizio. Un impegno concreto per diffondere cultura tecnica e responsabilità sociale nel progettare e costruire in sicurezza. In questo scenario, la rinnovata presenza di Fel-Festival dell’edilizia leggera rappresenta un valore aggiunto di grande rilevanza portando in fiera l’unico evento nazionale verticalmente dedicato al mondo del colore in edilizia, alla ferramenta professionale e al magazzino edile. La compresenza di Made expo e Fel crea un ecosistema sinergico: da un lato la grande piattaforma internazionale per architettura, costruzioni e innovazione; dall’altro un evento verticale e specializzato, che intercetta le esigenze concrete di chi opera quotidianamente nei cantieri.
Made expo parla al mondo e lo fa con autorevolezza. In linea con i principi del New european Bauhaus (Neb), il movimento promosso dalla Commissione europea per un’architettura sostenibile che invita progettisti, architetti, ingegneri e costruttori a ripensare gli spazi in chiave di sostenibilità, bellezza e inclusività, l’edizione 2025 sarà profondamente connessa ai grandi temi internazionali. Tutti gli eventi di Made Expo saranno accomunati dai valori del Neb: Sostenibilità, con incontri dedicati ai materiali innovativi, al ciclo di vita degli edifici e alle nuove pratiche di economia circolare; Bellezza, con un focus su design, comfort abitativo e qualità architettonica, per sottolineare il valore estetico e culturale dell’architettura e Inclusività, con riflessioni su accessibilità, diversità e coesione sociale, con l’obiettivo di immaginare spazi urbani e abitativi capaci di rispondere alle esigenze di tutti.
In quest’ambito e agli stessi principi a cui si ispira il Neb, nasce la prima edizione del Made Sustainability Prize; un prestigioso riconoscimento e un’importante iniziativa scientifica e culturale, ideato grazie alla collaborazione col Politecnico di Milano, per premiare le aziende espositrici che si distinguono nella progettazione e realizzazione di soluzioni innovative e sostenibili.
Il palinsesto di Made Expo si conferma una piattaforma di dialogo aperta e dinamica, capace di unire mercato e visione, tradizione e futuro. Gli appuntamenti in programma offriranno ai professionisti non solo occasioni di aggiornamento, ma anche esperienze culturali che valorizzano la costruzione come motore di progresso sociale. Tutti gli eventi saranno articolati attorno a tre grandi filoni tematici - sostenibilità, inclusività e bellezza - e realizzati in collaborazione con partner editoriali, fondazioni, associazioni e centri di ricerca. Tra i momenti più attesi, un evento speciale sarà dedicato alla trasformazione dei padiglioni di Fiera Milano in venue olimpiche, un’occasione unica per approfondire come gli spazi espositivi si stiano adattando alle nuove funzioni legate ai Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
Accanto a questo tema, più in generale spazio, alle prospettive più attuali del design e della progettazione, con approfondimenti dedicati agli architetti e ai progettisti, in un confronto sulle tendenze estetiche e funzionali che stanno ridisegnando il settore; un focus sarà riservato anche ai nuovi scenari sociali legati al senior housing, con riflessioni sulla questione abitativa per la popolazione anziana e sulle soluzioni progettuali che rispondono alle esigenze di inclusione e qualità della vita. Non mancheranno aggiornamenti sugli sviluppi tecnologici più rilevanti e momenti dedicati al Bim (Building information modeling), strumento sempre più centrale per l’innovazione dei processi costruttivi e la gestione digitale dell’ambiente costruito.
Un capitolo a parte merita l’evento dedicato all’intelligenza artificiale. L'inspirational talk 'Ai architectural intelligence', in programma il 20 novembre a Fiera Milano, vedrà protagonisti i guru dell’innovazione e la community internazionale di architetti e ingegneri. Dai droni alla progettazione generativa, dalla manutenzione predittiva all’implementazione della supply chain, fino ai modelli di sostenibilità, l’Ai sta rivoluzionando il mondo delle costruzioni. Il mercato globale dell’Ai in edilizia è pronto a decollare, aprendo nuove prospettive ma anche interrogativi sul ruolo della creatività umana in un contesto in cui il digitale avanza con forza. L’incontro offrirà una panoramica su progetti già realizzati e sulle esplorazioni digitali più estreme, affrontando domande cruciali: Come l’Ai sta riscrivendo le regole della progettazione? Quali opportunità offre per migliorare gli spazi del futuro? Quale ruolo rimane al genio creativo di designer, artisti e architetti? Un appuntamento imperdibile per esplorare l’affascinante intersezione tra tecnologia e creatività, che segnerà uno dei momenti più attesi di Made expo 2025.
Un ulteriore elemento distintivo dell’edizione 2025 è Miba-Milan international building alliance, la piattaforma internazionale che riunisce in un unico ecosistema quattro manifestazioni leader nei rispettivi ambiti: Gee-Global elevator exhibition, Made Expo, Smart building expo e Sicurezza. Grazie a questa sinergia, Miba rappresenta un’opportunità unica per professionisti e aziende di accedere a un’offerta completa di tecnologie, materiali e soluzioni capaci di guidare la transizione ecologica e digitale di edifici e città. Miba amplifica la portata di Made Expo, rendendola parte integrante di un progetto più ampio, innovativo e internazionale, che coniuga visione olistica e concretezza di mercato.

Il paziente è vivo ma l'espianto degli organi dal donatore prosegue. Un caso scuote gli Stati Uniti dopo la segnalazione di due deputati repubblicani. Jason T. Smith e David Schweikert, al vertice del Ways and Means Committee alla Camera dei Rappresentanti, hanno inviato una lettera a Carolyn Welsh, presidente e Ceo di NJ Sharing Network, organizzazione che si occupa di donazione degli organi nel New Jersey.
Come riferisce il Washington Post, l'ente è accusato dai deputati di aver commesso "azioni scioccanti" che costituiscono potenziali violazioni di leggi statali e federali.
La lettera di 12 pagine si basa su documenti e conversazioni con una decina di persone informate e fa riferimento a situazioni che dimostrerebbero l'adozione di pratiche discutibili da parte dell'organizzazione: si va dalle pressioni sulle famiglie dei pazienti per ottenere il semaforo verde, fino all'espianto di 100 pancreas in uno solo giorno e all'assegnazione di organi a soggetti non compresi nella lista d'attesa nazionale.
L'accusa più grave fa riferimento, scrive il Washington Post, all'ordine che Welsh avrebbe dato al personale all'inizio di quest'anno. Lo staff, presso il Virtua Our Lady of Lourdes Hospital di Camden, sarebbe stato esortato a procedere con il prelievo di organi da un paziente caratterizzato da segni vitali. "Lei ha detto... al personale in loco che avrebbero dovuto procedere con il prelievo", secondo la lettera indirizzata a Welsh e riportata dal quotidiano.
Il paziente in precedenza era stato dichiarato morto e il processo di recupero degli organi era appena iniziato, si legge nella lettera. Quando il paziente ha mostrato segni di vita, il personale ha contattato Welsh.
"Il Comitato è a conoscenza non solo del fatto che... il personale in loco ha continuato a fare pressione sul personale ospedaliero affinché procedesse con la donazione, ma anche che lei è stata la persona che ha preso la decisione di proseguire con il processo di donazione", si legge nella lettera. "Il Comitato apprende inoltre che lei, senza alcuna esperienza clinica, abbia deciso di procedere dall'esterno dell'ospedale, nonostante il personale ospedaliero in loco avesse espresso preoccupazioni in merito alla sua decisione".
Il personale ospedaliero è intervenuto e l'espianto degli organi è stato interrotto. Secondo il Committee, la documentazione relativa al caso è stata cancellata o manipolata.
Come evidenzia il Washington, la lettera dei deputati alimenterà il dibattito sul sistema nazionale di donazione di organi. Nel 2022, un rapporto della Commissione Finanze del Senato ha attribuito 70 decessi a errori nello screening degli organi e ha rilevato lacune e carenze nel sistema. All'inizio di quest'anno, le autorità hanno scoperto che almeno 28 volte un'organizzazione operante nel Kentucky e in alcune parti del West Virginia e dell'Ohio potrebbe aver avviato le operazioni di espianto prima della conferma del decesso del donatore.

Ets e Ets2 cambiano le regole: costi in aumento di circa il 50% per lo shipping e di poco meno del 10% per il trasporto stradale pesante, ma GNL e bio-GNL restano le soluzioni più competitive. Lo studio di Bip Consulting commissionato da Assogasliquidi-Federchimica valuta scenari di lungo periodo e impatto sul Total Cost of Ownership (Tco) dell’Eu Emission Trading System (Ets 1 ed Ets 2) delle diverse commodity energetiche Secondo le proiezioni, l’aumento atteso del prezzo delle quote Ets e l’introduzione dell’Ets2 comporteranno costi aggiuntivi significativi: tra 0,7 e 1,4 miliardi di euro l’anno per il settore navale e 4-15 miliardi di euro per il trasporto stradale pesante in Italia entro il 2030.
Nel settore navale, l’Ets può incrementare il Tco fino al +50%, con un impatto potenzialmente doppio se combinato con FuelEU Maritime. In questo scenario, Gnl e bioGnl emergono come le opzioni più competitive rispetto ai combustibili tradizionali. Quanto al trasporto stradale pesante, l’Ets2 determina un aumento del Tco inferiore al 10%, sufficiente a rendere attrattive le soluzioni biogeniche. Rispetto infine all’industria off-grid, l’Ets2 può far crescere il Tco del 30-40%, confermando il Gnl e il bioGNL come alternative economicamente vantaggiose.
"Il Gnl e il bioGnl si confermano vettori strategici per la transizione energetica – commenta Matteo Cimenti presidente di Assogasliquidi-Federchimica – in grado di garantire competitività economica e riduzione delle emissioni nei settori più difficili da decarbonizzare, contribuendo a ridurre l’impatto gravoso della normativa Ets per le aziende ed i consumatori”.
Gli scenari di lungo periodo indicano una crescita significativa del mercato Gnl, trainata dal settore navale dove le alternative tecnologiche per la decarbonizzazione sono limitate. La domanda attuale (circa 200 kton/anno) potrebbe triplicare entro il 2030 e raggiungere oltre 2.000 kton/anno al 2050, trainata dal settore navale (con oltre 1.200 kton/anno) e dal settore del trasporto stradale pesante (oltre 750 kton/anno).
"Questi scenari ci confortano nelle scelte di investimento che le imprese stanno portando avanti ma sono realizzabili solo a patto che siano accompagnate da alcune importanti misure di policy abilitanti – aggiunge Costantino Amadei, presidente del Gruppo Gnl di Assogasliquidi-Federchimica – a partire dalla revisione urgente del Regolamento europeo sulle emissioni di CO₂ dei veicoli pesanti, che riconosca il valore dei biocarburanti attraverso l’introduzione del carbon correction factor. È fondamentale poi introdurre già nei provvedimenti di Bilancio 2026 oggi in discussione in Parlamento un contributo a rimborso - strutturale per almeno tre anni ed operativo fin dai primi mesi del 2026 - per le spese per l’acquisto di Gnl e bioGnl da parte delle imprese di autotrasporto. Bene la previsione contenuta nel disegno di legge Bilancio 2026 di una misura straordinaria operativa dal 2027 con risorse pari a 590 milioni per il rinnovo del parco dei mezzi, ma nella fase di attuazione è necessario che la ripartizione dei fondi preveda premialità importanti per l’acquisto dei mezzi alimentati a carburanti alternativi quali il Gnl ed il bioGnl".
"Va inoltre garantita – prosegue Amadei – la continuità degli incentivi alla produzione di biometano/bioGNL, anche oltre il Pnrr, la possibilità di conservare l’incentivo anche quando il prodotto è impiegato nella navigazione internazionale, nonché prevedere l’allocazione dei proventi delle aste Ets in favore dei settori che li hanno generati per supportare processi di decarbonizzzione. Servono contemporaneamente chiarimenti urgenti sull’utilizzo delle Garanzie di Origine ai fini Ets. È imprescindibile, infine, semplificare e omogeneizzare le procedure amministrative per le infrastrutture e il bunkeraggio. Solo così potremo cogliere appieno le opportunità offerte dal Gnl e dal bioGnl e costruire un futuro energetico più sostenibile e competitivo".

Con circa 4.000 iscrizioni all’evento, si è chiusa 'Talent & innovation day', la prima giornata della diciassettesima edizione del Forum Hr people & culture 2025, realizzata in collaborazione con l’università Iulm e promossa da Comunicazione Italiana. Nel corso dei lavori, 225 hr director, in qualità di speaker, si sono confrontati sui fenomeni che stanno ridisegnando in profondità la fisionomia del lavoro contemporaneo.
Il nuovo approccio generazionale e la pervasività dell’intelligenza artificiale nei processi organizzativi – inclusi quelli hr – stanno imponendo una revisione delle categorie interpretative tradizionali. Come stanno rispondendo le imprese? E in che modo gli operatori hr stanno reinterpretando ruoli, responsabilità e processi in un contesto che accelera più velocemente della capacità di assorbire gli effetti? È sempre più evidente che il paradigma è cambiato: non bastano strumenti nuovi, serve una cultura nuova. Una criticità umana capace di leggere la complessità e un approccio scientifico maturo in grado di orientare le decisioni senza sostituirle.
A fare da sfondo a tutti i panel è emersa con forza la linea sottile che oggi definisce il lavoro hr: governare la tecnologia senza esserne governati, integrare l’ai nei processi senza perdere la misura umana delle decisioni, mantenere al centro la persona senza ridurla a uno slogan. Una sfida culturale prima ancora che organizzativa, che richiede lucidità critica e responsabilità nel ridisegnare il futuro del lavoro.
Tra i partner presenti si è affermata una costante: la centralità della persona come punto di equilibrio più fragile e, al tempo stesso, più necessario. L’evoluzione dei processi hr sta assumendo una dimensione ibrida nella quale l’ai non è più un supporto laterale, ma un’infrastruttura che attraversa i task operativi. Una transizione che richiede competenze tecniche, certo, ma soprattutto la capacità – tutt’altro che scontata – di governare la tecnologia senza subire la sua logica.
Il talk di apertura delle ore 9 che ha aperto ufficialmente questa edizione ha affrontato il tema della talent acquisition e la sfida del bisogno di senso nel lavoro, che ha visto la partecipazione di Elisa Cristadoro, Italy hr director Amplifon, Luisella Giani, Vp emea South Agentforce Salesforce; Fabio Rezzoagli, sales director Indeed, Alessandra Rizzi, head of human resources & organization Zurich Italy Bank. Gianluca Bonacchi, senior talent strategy advisor Indeed ha condotto il main keynote speech dal titolo: 'Alla ricerca di una star'.
Domani, 20 novembre giornata conclusiva dal titolo 'Welfare & Sustainability Day'. Pluxee Italia, main partner del Forum, aprirà la seconda giornata con due momenti chiave dedicati al futuro del welfare aziendale e dell’engagement. Anna Maria Mazzini, marketing & product director, sarà protagonista del talk show di apertura 'Corporate welfare & future of work', dedicato all’evoluzione del welfare verso servizi sempre più digitali, personalizzati e a misura d’essere umano. Insieme a Tommaso Palermo, managing director di Pluxee Italia, interverrà poi al main keynote speech 'Le nuove regole dell’engagement', introducendo il concetto di engagement consapevole: un approccio che pone al centro ascolto, equilibrio e reciprocità nel rapporto tra persone e organizzazioni. Un doppio intervento che conferma l’impegno di Pluxee nel promuovere un welfare aziendale capace di generare valore umano e sostenibilità sociale.
L’evento vede la collaborazione dei main partner Indeed e Pluxee Italia; del main media partner Adnkronos; degli official partner Adequat, B2You Altroconsumo, Babbel for Business, Busuu, Carol, Cornerstone OnDemand, CVing, Gility, Howay, Jointly, nCore HR, Salesforce, Remote, Unobravo, XMetaReal, WellMakers by BNP Paribas; dei content partner ADP, Alveria, Axerta, Blue Health Center, British Council, Consecution Group, Corporate Benefits, Digit’Ed, Digital Attitude, Edenred Italia, Elty (DaVinci Salute), Eudaimon, GoodHabitz, HumanX (Selexi), Initial (Rentokil Initial), iSapiens, Klaaryo, Liane – LianeCare, Partner & Partners Holding Group, Qipo, SCS Consulting, Six Seconds Italia, Skillvue, Vitality+, Walà e Welfare Nest; dei forum partner 6Unico!, Asterys, Awair, AssessFirst, Bonoos, Certiquality, Cesop HR Consulting Company, Competence, Dicto AI, goFLUENT, Jobify, Kekyjob, La Luna del Grano, LDP Automation, Percinque, Pipeline, PlanEat, ProfessionAI, Radical HR, Risorse Professional, Sales Line, Simundia, Skillsincloud, SLI, Smart Info, Syllog, Talentware, Telepass Business, The Appointment Consulting, Top Employers Institute, Twenix, Vip District, Volocom, UGO, Waddi, WellDone Italia, Wellhub, WordWorks; del communication partner Satispay.

"Quando facciamo un acquisto online, gran parte di quello che ci arriva a casa, ben confezionato e imballato, è aria. Imballaggi troppo grandi, volume non utilizzato e packaging inefficiente contribuiscono ad alimentare il fenomeno dell’overpackaging, che porta con sé una serie notevole di conseguenze". Così Paolo Marini, Managing Director, South East Emea Ds Smith, an International Paper Company.
Infatti, "un imballo sovradimensionato non comporta soltanto un maggior numero di rifiuti da smaltire. Ogni centimetro cubo di spazio vuoto trasportato implica container meno efficienti, un maggior numero di viaggi e quindi più carburante consumato. Il risultato è un aumento significativo delle emissioni di CO2, oltre a costi extra lungo tutta la supply chain".
"Già nel 2018 uno studio di Ds Smith e Forbes Insights - spiega - aveva evidenziato il problema a livello internazionale. I dati raccolti mostravano che, in media, i pacchi spediti dagli operatori di e-commerce erano vuoti per il 45% del loro volume e molti rivenditori ammisero di spedire confezioni, grandi anche il doppio rispetto all’oggetto contenuto. Questa inefficienza aveva un prezzo altissimo: circa 122 milioni di tonnellate di CO2 emesse ogni anno solo per trasportare imballaggi e aria, un valore paragonabile alle emissioni di un Paese di medie dimensioni. Dal punto di vista economico, il costo globale dello spreco si aggirava sui 46 miliardi di euro all’anno. Nel frattempo, dal 2018 al 2025 il commercio online è più che raddoppiato, passando da circa 87 miliardi di pacchi spediti ogni anno a una proiezione di 200 miliardi e il problema è diventato urgente".
Packaging su misura: la soluzione fanfold
Da qui la ricerca di nuove soluzioni. "In Ds Smith abbiamo abbracciato la visione dell’economia circolare, sviluppando strumenti innovativi come le Circular Design Metrics che ci aiutano a valutare oggettivamente quanto un imballaggio sia efficiente e sostenibile lungo tutto il suo ciclo di vita. Grazie alle Circular Design Metrics, siamo in grado di analizzare e migliorare diversi aspetti chiave del packaging", continua Marini.
Innanzitutto, "riduciamo l’uso di risorse vergini, privilegiando materiali riciclati e facilmente riciclabili, in modo da diminuire l’impatto ambientale legato all’estrazione e alla produzione delle materie prime. In secondo luogo, minimizziamo gli sprechi, progettando imballaggi che usano solo la quantità di materiale realmente necessaria e che possono essere riutilizzati o riciclati facilmente. Inoltre, puntiamo a ottimizzare i costi logistici e produttivi, scegliendo soluzioni che permettano di trasportare più prodotti con meno spazio occupato e meno viaggi".
Un esempio concreto della filosofia di Ds Smith è rappresentato da "Fanfold, una soluzione di imballaggio innovativa e flessibile che consente la realizzazione di imballaggi su misura per ogni esigenza. Fanfold consiste in fogli continui di cartone che possono essere tagliati e piegati al momento, adattandosi perfettamente alle dimensioni del prodotto da spedire. Questo permette di eliminare gli spazi vuoti all’interno delle confezioni, di evitare l’uso di riempitivi superflui e di ridurre drasticamente il volume e il peso degli imballaggi".

"L’editore de L’Espresso Donato Ammaturo e il direttore Emilio Carelli sono stati ricevuti questa mattina al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dei 70 anni del settimanale". Lo comunica in una nota L'Espresso sottolineando che "le celebrazioni dell’anniversario si svolgono nel pomeriggio, a Palazzo Brancaccio, dalle 14 alle 21, con dibattiti, interventi istituzionali e l’allestimento di una mostra con le copertine storiche de L’Espresso.
"L’incontro con il Presidente Mattarella è un onore che rafforza il senso della nostra responsabilità pubblica. Guardiamo avanti con la consapevolezza che il futuro dell’informazione passa da un investimento continuo nella qualità e dalla salvaguardia dell’autorevolezza, principi che guideranno la nostra visione per i prossimi anni", ha affermato l’editore Ammaturo.
Il direttore Carelli ha ringraziato il Presidente Mattarella per l’attenzione che ha sempre rivolto alla stampa. "La nostra gratitudine al Capo dello Stato. Al Quirinale, abbiamo portato la testimonianza di una comunità che crede che informare non sia solo un lavoro, ma una missione e un servizio al Paese".

Fare meglio insieme: è questo l'obiettivo di 'Orbits-Dialogues with intelligence', il progetto firmato dalla Action di Manuela Ronchi e guidato da Luciano Floridi per accompagnare i leader d’azienda, i cittadini e le giovani generazioni attraverso le sfide dell’era digitale. E stamattina, durante la prima giornata dello 'show-how' giunto alla sua seconda edizione, oltre 500 partecipanti tra aziende, esperti, giornalisti, leader di oggi e di domani, si sono ritrovati tutti insieme a riflettere su come ognuno di noi può contribuire a 'fare meglio insieme' per un’evoluzione positiva e proattiva nell’ambito della rivoluzione digitale che stiamo vivendo. (Video[1])
Una giornata intensa, che ha intrecciato filosofia, musica, impresa e innovazione attorno al tema scelto per l’edizione 2025: il capitale semantico, ciò che dà significato al mondo, ci permette di interpretarlo e di progettarlo. Si tratta di quella ricchezza immateriale che attribuisce valore alle nostre vite e orienta la crescita culturale ed economica. Luciano Floridi ha aperto lo show-how con un intervento dedicato alla natura, al valore e ai rischi del capitale semantico: "È la ricchezza di idee, linguaggi, arti, esperienze e conoscenze che produciamo per dare senso alla realtà. È ciò che trasforma un insieme di dati in significato. Senza significato, la vita non è solo meno degna di essere vissuta, ma impossibile da vivere".
Il filosofo ha mostrato come il capitale semantico rappresenti oggi il punto di incontro tra esseri umani e intelligenze artificiali: le macchine non creano nuovo senso, ma lo rielaborano. Le tecnologie, infatti, non sono in grado di dare un ancoraggio a ciò che dicono e lavorano esclusivamente sul linguaggio, non sull'esperienza che lo ha generato e che esso stesso arricchisce. Il compito umano non è solo creare ma anche custodire, orientare e proteggere il significato dal degrado e dal rumore informativo. In futuro sarà proprio il capitale semantico a determinare le modalità attraverso le quali saranno gestiti i dati. Una gestione in cui prevarrà non solo chi detiene maggiori risorse economiche, ma soprattutto chi ha maggiore capitale semantico. Un concetto, quest'ultimo, molto rilevante per le aziende, dal momento che ognuna di esse ha il proprio capitale semantico, da custodire e arricchire.
Tra i momenti più emozionanti della mattinata l’incontro tra Luciano Floridi e il Maestro Giovanni Allevi, con un intenso scambio che ha intrecciato filosofia e musica in una riflessione sul significato profondo dell’armonia, della fragilità e del tempo. La sessione pomeridiana dell’evento ha poi visto Luciano Floridi dialogare con Alessandro Benetton: insieme hanno dato il via agli Orbits Academy Talks, sessioni tematiche sulle sfide delle principali aree aziendali a cura degli 11 membri della Orbits Academy, il primo percorso strategico che connette aziende, esperti di rilevanza internazionale e istituzioni educative. Hanno offerto prospettive diverse ma complementari sul tema del capitale semantico e sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel ridisegnare il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e innoviamo.
Massimo Sideri (Corriere della Sera) inaugura la sessione con una riflessione: gli esseri umani possono pensare? Se vogliamo sul serio confrontarci con le macchine allora dobbiamo ripartire dalle domande fondamentali: che cos'è l'intelligenza, l’innovazione. Citando Italo Calvino che ci ricorda di combattere l'astrattezza del linguaggio e ricordando che dalla natura non si smette mai di imparare. Claudio Calvino (Fti consulting) ha esplorato il rapporto tra capitale semantico ed expertise aziendale, spiegando come l’Ai possa amplificare il sapere umano rendendolo accessibile e condiviso, e Valter Fraccaro (Saihub) ha sottolineato il valore dell’Ai nel risolvere la complessità dei sistemi organizzativi. Oreste Pollicino (Università Bocconi) ha riportato il dibattito all’etica costituzionale, ricordando che la tecnologia non richiede una nuova Costituzione ma nuove interpretazioni dei principi di libertà e solidarietà, e Fabio Moioli (Spencer Stuart) ha parlato del legame tra capitale semantico e trasformazione aziendale, definendo l’Ai come una general purpose technology, 'la nuova elettricità' capace di abilitare ogni altra innovazione.
Annalisa Reale (Chiomenti) ha approfondito il tema della leadership e del 'management algoritmico', richiamando la necessità di una governance chiara e di un diritto alla spiegazione nell’era dei 'capo-Ai'. Giuseppe Stigliano (Ucl School of Management) ha invitato le imprese a considerare il capitale semantico come nuovo asset strategico del marketing, fondamento della fiducia e della rilevanza dei brand, mentre Marco Di Dio Roccazzella (Jakala) ha proposto un nuovo paradigma per il valore d’impresa, dove la potenza dell’Ai trova direzione solo se orientata dal capitale semantico. Adele Sarno (HuffPost) ha evidenziato come, in un mondo dove l’Ai può generare tutto ma non comprendere nulla, il capitale semantico resti la vera bussola della comunicazione aziendale, mentre Mirja Cartia d’Asero (Clessidra Group) ha posto l’accento sulla necessità di finanziare l’innovazione con coraggio e fiducia, affinché l’Europa possa competere a livello globale. Infine, Raffaele Gaito (Ia360) ha posto l’accento sul tema del mindset nell’era dell’Ai, invitando a spostare l’attenzione dagli strumenti alla cultura del cambiamento: "Quando ci guardiamo intorno e osserviamo la velocità a cui sta andando la tecnologia e l’innovazione, ci viene spontaneo chiederci: e ora? Che succede? Che si fa? Perché non è la tecnologia a determinare il futuro, ma il modo in cui impariamo ad adattarci, a sperimentare, a restare curiosi.
La giornata si è chiusa con la sessione 'Le aziende raccontano', che ha dato voce a chi, ogni giorno, traduce l’innovazione in pratica. In un video, Fortunato Costantino - direttore risorse umane, affari legali & corporate di Q8 Italia e docente di teoria generale della sostenibilità e dell’innovazione sociale presso Ese (European school of economics) - ha invitato a riflettere sulla necessità di un rapporto più consapevole tra essere umano e tecnologia. "L’intelligenza artificiale non è neutrale: è uno specchio in cui l'essere umano si riflette, con le sue ambizioni, paure e fragilità", ha spiegato. Per questo va governata, non subita: dobbiamo preservare la centralità della persona, i suoi diritti e la sua libertà di scelta, evitando che l’algoritmo diventi misura unica di ciò che è giusto o efficiente. Costantino ha sottolineato l’importanza di un nuovo modello educativo e culturale che unisca competenze scientifiche e capacità critica, affinché la tecnologia resti al servizio dell’umanità e non viceversa.
Stefano Sperimborgo (Ai & Data lead) di Accenture - azienda leader a livello globale nel settore dei servizi professionali che aiuta le aziende - ha presentato la visione dell’azienda sull’evoluzione del rapporto uomo-macchina: "Siamo passati da strumenti che eseguono istruzioni umane a sistemi che apprendono applicando inferenza statistica ad enormi moli di dati ad una velocità non possibile per l’uomo. Ma se vogliamo che l’intelligenza artificiale diventi davvero utile, dobbiamo colmare il divario tra tecnologia e significato, trasferendo nei sistemi la conoscenza collettiva e costruendo un vero 'cognitive digital brain', una rete di intelligenze che condividono valore e responsabilità. L'idea è elevare e connettere i singoli 'cognitive digital brain' in un 'digital brain network' (Dbn) capace di generare utilità diffusa per imprese, Pmi, cittadini e società. Ma più conoscenza significa anche più responsabilità e controllo nel guidare l’Ai".
Alessandro Premoli (head of people, culture & organization) e Francesca Porta (head of It) di Autogrill – parte di Avolta e primo operatore al mondo nei servizi di ristorazione per chi viaggia - hanno raccontato il progetto Ai Arena, un programma di coaching per sviluppare pensiero critico e soft skills nei team aziendali: "L’Ai accelera l’innovazione, ma solo l’essere umano, armato di conoscenza e curiosità, può darle senso. Con Ai Arena vogliamo formare 'decifratori di significato', persone capaci di interrogare la tecnologia e di trasformarla in uno strumento strategico rispettando i principi etici e i valori fondamentali dell'azienda". Autogrill ha inoltre mostrato come l’Ai possa diventare leva di coesione e formazione interna, grazie a un ecosistema di innovazione continua che include collaborazioni con startup e percorsi dedicati ai giovani talenti attraverso la Next gen innovation cup.
Luca Peyrano (chief executive officer - Cerved Group) ha spiegato ciò che il gruppo chiama capitale semantico: la risorsa che collega tecnologia e significato, dati e fiducia, conoscenza e azione. Attraverso un ecosistema che integra realtà come Cerved e Cedacri, il gruppo costruisce un’infrastruttura che rende i dati strumenti di fiducia, prevenzione e crescita. Dal rischio energetico al cambiamento climatico, dalle filiere produttive al Made in Italy, ogni informazione diventa leva di competitività e coesione sociale. Il capitale semantico non è solo una tecnologia, ma una cultura: un’infrastruttura condivisa che trasforma la conoscenza in valore per le imprese, le istituzioni e l’intero Paese.
Agostino Santoni, senior vice president Cisco South Europe - multinazionale specializzata nella fornitura di apparati di networking- ha chiuso la sessione invitando a leggere il nostro tempo come un nuovo 'Quarto Stato': un’umanità che avanza verso il futuro accompagnata, oggi, da un nuovo alleato — l’intelligenza artificiale. Non una minaccia, ma un compagno di viaggio capace di ampliare i confini dell’innovazione, a patto che le persone ne comprendano il potenziale e acquisiscano le competenze per governarla. Santoni ha sottolineato come "i talenti siano ovunque, ma non ovunque ci siano le opportunità", e il compito della tecnologia sia proprio quello di colmare questo divario.
'Orbits' è molto più di un evento. È un format nato per generare impatto culturale e trasformazione concreta e che vede impegnata, sin dal suo esordio, una squadra di eccellenze la cui visione sta generando un cambiamento epocale. Luciano Floridi: il filosofo dell’etica digitale, mente di 'Orbits', riferimento accademico che guida il dibattito sull’etica dell’AI. Manuela Ronchi, stratega del format, esperta di comunicazione strategica e progettazione di eventi immersivi. Sergio Pappalettera, direttore artistico, il creativo che trasforma le idee in esperienza.
"Orbits nasce per riportare al centro la qualità del pensiero in un’epoca che corre più veloce della comprensione -ha dichiarato Manuela Ronchi, ceo di Action Holding e co-ideatrice del progetto insieme a Luciano Floridi-. Attraverso le parole di Luciano Floridi e di tutti i protagonisti di questa giornata abbiamo visto che il capitale semantico non è un concetto astratto, ma una risorsa concreta: è ciò che tiene insieme persone, aziende e società, dando significato alla tecnologia e direzione al futuro. Il nostro obiettivo è continuare a costruire luoghi dove le idee si trasformano in azione e la conoscenza diventa motore di impatto reale".
Con la prima giornata dedicata a imprese e professionisti, 'Orbits 2025' conferma la propria vocazione a creare un ponte tra pensiero e azione, tra etica e innovazione, preparandosi ora alla seconda giornata del 20 novembre, interamente dedicata agli studenti e alle nuove generazioni.

Un cappuccio impigliato a un ramo e il gioco si è trasformato in tragedia: così avrebbe perso la vita il piccolo Leonardo Ricci, 2 anni e mezzo, nel giardino dell'asilo 'Ambarabà Ciccì Coccò' di Soci, frazione nel comune di Bibbiena in provincia di Arezzo. L'autopsia, eseguita all'ospedale di Siena dal professor Mario Gabbrielli, avrebbe escluso qualsiasi patologia preesistente, confermando che il decesso sarebbe avvenuto per asfissia meccanica, con possibili contributi da blocco circolatorio e shock neurologico.
La dinamica di quanto accaduto
La tragedia risale a mercoledì 12 novembre, quando il bambino, mentre giocava nel boschetto dell'asilo, è rimasto agganciato al ramo con il cappuccio del giubbotto. Nonostante l'intervento immediato del personale presente, per Leo non c'è stato nulla da fare. L'inchiesta della procura di Arezzo, coordinata dal pubblico ministero Angela Masiello e dalla procuratrice Gianfederica Dito, procede per omicidio colposo e vede indagate tre educatrici, un'assistente e la coordinatrice della struttura, mentre la maestra presente quel giorno che ha dato l'allarme non risulta coinvolta.
Giovedì 20 novembre il funerale
Il sopralluogo, condotto dai magistrati e la relazione autoptica del professor Gabbrielli, chiariranno i tempi trascorsi dall'incidente e se ci fossero margini per un intervento salvavita, come è stato spiegato all'Adnkronos. Intanto la comunità di Soci si prepara a dare l'ultimo saluto al piccolo: giovedì 20 novembre, alle ore 15, alla Pieve di Romena, in Casentino, sarà celebrato il funerale, richiesto dalla famiglia in forma silenziosa e raccolta, con amici e vicini stretti nel dolore. In memoria di Leo, i genitori hanno aperto una raccolta fondi destinata a progetti a favore dei bambini del Casentino, cercando di trasformare il dolore in un gesto di speranza per altri piccoli.

Rosanna Banfi dopo 16 anni colpita da un nuovo tumore. Ad annunciarlo è la stessa attrice 62enne, figlia di Lino Banfi, con un post su Instagram: "Dopo 16 anni 'l'ospite', assolutamente non invitato, si è ripresentato alla mia porta. Questa volta ha scelto un’altra stanza della 'mia' casa. L'abbiamo cacciato a calci nel culo. Tutto qua". Poi nelle storie ha condiviso anche una foto, in pigiama, sorridente e la scritta: "È andata".
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Un post condiviso da Rosanna Banfi (@rosannabanfi)[1]
Era il 2009 quando Rosanna Banfi veniva operata per un tumore al seno e da allora si è sempre impegnata nella sensibilizzazione per la prevenzione contro il tumore. Questa volta la malattia ha colpito un'altra parte del corpo, come spiega nel post Instagram, senza però specificare quale.
Nel febbraio 2024 ricordava quei giorni e ringraziava i medici che l'avevano curata: "Oggi, 15 anni fa, venivo operata di tumore al seno. Una mia amica mi disse: quando dimenticherai la data l’avrai metabolizzato. È vero, per diversi anni il 18 e il 25 febbraio (le due operazioni) in realtà la data l’ho dimenticata. Oggi però mi sono accorta che sono passati 15 anni. Il fatto è che ho avuto 15 anni in più. Ho potuto vedere e fare tante cose e per questo devo ringraziare 'solo' la medicina. Ogni tanto sento ancora parlare di 'santoni' e santi che guariscono. Non è vero, fidatevi e affidatevi ai medici. Gli scienziati da anni lavorano per noi per sconfiggere il cancro e ci stanno riuscendo. Le terapie sono più leggere si possono scoprire tumori al primissimo stadio e guarire senza conseguenze. Il segreto è fare prevenzione, controllarsi senza paura e affidarsi. Non fatevi incantare da terapie 'alternative': semmai, potete affiancare al protocollo degli aiuti naturali, lo yoga, le erbe... Non vi faranno guarire ma vi aiuteranno a superare il periodo difficile. Per aver conquistato questi 15 anni e tanti altri che mi aspettano ringrazio i ricercatori che passano la vita in laboratorio per noi, gli oncologi che passano la vita in ospedale, e i vari medici e infermieri che si occupano di un malato oncologico".

"I dazi antidumping del 91,74% sull'importazione di pasta italiana annunciati dagli Stati Uniti non sono, al momento, ancora entrati in vigore. Da quando sono stati comunicati, a inizio settembre, si è infatti aperta una finestra di 120 giorni per presentare ricorso e la procedura è tuttora in corso. Sommati al cosiddetto dazio reciproco del 15%, i dazi antidumping porterebbero il dazio totale per importare pasta dall'Italia agli Usa a quasi il 107%. Se guardiamo ai prezzi al dettaglio della pasta italiana in vendita nei supermercati americani, risulta davvero difficile immaginare che i produttori italiani di pasta pratichino dumping. In Italia mezzo chilo di pasta si vende intorno a 1 euro, 1 euro e 10 centesimi. Negli Stati Uniti un pound (454 grammi) viene venduto a 2,50, 2,99 fino anche a 3,20 dollari. Sembra difficile pensare a un ribasso artificiale. Se questi livelli di prezzo vengono considerati dumping, allora a quanto si dovrebbe vendere la pasta in America? Dieci dollari al pound? È evidente che l’accusa non regge". Ad affermarlo, ad Adnkronos/Labitala, Lucio Miranda, presidente di ExportUsa (società di consulenza che aiuta le imprese italiane a entrare, con successo, nel mercato americano).
"Analizzando i documenti del Dipartimento del Commercio americano, emerge - spiega - che alcune aziende sottoposte ad audit non avrebbero fornito tutte le informazioni richieste; in alcuni casi la documentazione è stata prodotta, ma in italiano. Queste imprese sono state classificate come 'uncooperative', ovvero non collaborative. Riteniamo, quindi, che i dazi antidumping siano stati imposti per questo atteggiamento 'uncooperative', piuttosto che per una ragione legata a vere e proprie pratiche di dumping sul mercato Usa. La logica del Dipartimento è chiara: se non mi dimostri che non stai facendo dumping, io applico il dazio".
"Proprio per questo motivo, un ricorso ben costruito e presentato nei tempi previsti può realmente avere effetto. I ricorsi vanno redatti con la massima accuratezza: se la motivazione del dazio è stata la presunta mancata collaborazione, allora bisogna dimostrare in modo impeccabile il contrario. Ne vale la pena e bisogna muoversi rapidamente perché il tempo stringe. Ricordo che nel 2024 l’Italia ha esportato negli Stati Uniti circa 750 milioni di dollari di pasta, su un mercato totale che vale 6,2 miliardi di dollari. Le importazioni complessive americane di pasta ammontano a circa 1,8 miliardi: l’Italia, con i suoi 750 milioni, rappresenta quindi quasi il 40%. Un settore di questo peso merita una difesa solida e ben strutturata", conclude.

Come e perché ordiniamo a casa non è più solo una questione di praticità: è uno specchio delle nostre emozioni, dei nostri rituali e del modo in cui costruiamo relazioni e identità. I nuovi italiani del delivery, infatti, usano il cibo per dire chi sono, cosa provano e in che 'mood' si trovano. C’è chi ordina sushi per sentirsi cosmopolita, chi finge che la lasagna arrivi dal proprio forno, chi semplicemente non ha voglia di cucinare, e non se ne vergogna affatto. Con il nuovo Osservatorio Just Eat, realizzato con Toluna, si fornisce una fotografia sulle abitudini, le emozioni e i piccoli rituali che trasformano ogni ordine in un gesto culturale. Città diverse, tre generazioni e un unico filo conduttore: il cibo consegnato a domicilio come specchio fedele del nostro modo di vivere, tra praticità, piacere e un pizzico di strategia sociale.
La consegna a domicilio non è più un “piano B”
Con una media di 1,5 ordini a settimana, ordinare a casa è ormai un’abitudine consolidata, più simile a un rituale che a un’emergenza da frigo vuoto. Chi ordina lo fa principalmente in compagnia (92%), spesso in coppia (55%) o in famiglia (49%), e non è raro dover scendere a compromessi sui gusti. La Gen Z lo usa come estensione della propria socialità - spesso si ordina in gruppo, si litiga sui gusti e si risolve con 'ordini paralleli' da ristoranti diversi (succede a più di metà dei giovani), confermandosi la generazione più inclusiva e democratica. I Millennials alternano momenti di convivialità a serate di comfort e binge watching, mentre la Gen X resta fedele ai propri locali di fiducia, quelli 'di sempre', spesso sotto casa. Quindi il delivery è il nuovo tempo per sé: condiviso o solitario, ma sempre meritato. Una curiosità quando si parla di convivialità? Napoli è la città più 'delivery social': il 70% ordina in compagnia, contro il 59% della media nazionale.
Libertà, praticità e piccoli piaceri
Il delivery permette anche di fare cose che altrimenti sarebbero complicate: ordinare quando non si può uscire (45%), provare piatti nuovi o cucine insolite (33%) e mangiare a orari non convenzionali (24%). L’umore e il contesto influenzano fortemente la scelta: il gusto, con le papille gustative, guida il 47% delle decisioni, il 30% con la pancia ordinando qualcosa che sia in grado di saziare, il cervello per il 13% con alimenti sani e nutrienti e l’estetica, con gli occhi, l’11%. Come dimostra la nuova campagna di Just Eat, che mette in scena con ironia la vera battaglia che succede “dal cervello alle papille gustative, è proprio quel momento in cui tutti noi siamo divisi... fino a premere 'Ordina'”.
Per i più attenti alle texture e ai suoni del cibo, il trend Asmr (Autonomous Sensory Meridian Response) si fa sentire: il 19% cerca piatti con consistenze particolari e il 22% si lascia attrarre dall’estetica del piatto. Chi sceglie cosa ordinare, poi, lo fa guidato da praticità e gusto: velocità (50%), costi di consegna (47%) e prezzo dei piatti (45%) sono i principali driver. Chiamare per ordinare divide nettamente le generazioni: la Gen X non lo vive come un problema, mentre Gen Z e Millennials preferiscono le app digital-first, più rapide e comode.
“L’ho fatta io” (forse): il fascino del delivery camouflage
Non tutti però giocano a carte scoperte: quasi 4 italiani su 10 ammettono di aver spacciato, almeno una volta, un piatto da asporto per una propria creazione. È il fenomeno del delivery camouflage, e riguarda soprattutto contesti informali, come cene con amici, aperitivi casalinghi, pranzi in famiglia. Le 'coperture' più frequenti? Lasagne, pasta al forno e dolci, piatti abbastanza credibili da sembrare homemade ma troppo impegnativi da voler davvero cucinare. E mentre la Gen Z lo vive con leggerezza e ironia, tra i Millennials prevale ancora il senso di 'furbizia': il 60% non lo ammette mai apertamente. Insomma, c’è chi cucina e chi sa solo ordinare bene. E se qualcuno chiede la ricetta? Sorriso, pausa tattica e cambio argomento: la consegna è già arrivata.
Delivery & chill: la nuova frontiera del self-care
Se un tempo ordinare cibo a casa era sinonimo di pigrizia, oggi è diventato un piccolo gesto di cura personale. Per il 57% degli italiani rientra nelle proprie routine di self-care: una serata film, il plaid, la pelle che respira grazie alla skincare e il cibo che arriva da solo. È una coccola low effort ma ad alto rendimento emotivo, che unisce comfort e benessere. La cucina ordinata non è più solo nutrimento, ma parte di un rituale che mette insieme tempo per sé, relax e gratificazione sensoriale. La Gen Z è la più 'wellness-oriented': per molti di loro, ordinare diventa quasi un mood stabilizer, il modo più semplice per sentirsi bene.
Estetica sì, ma senza esibizionismo
Contano la forma e il colore, ma non per fare colpo su Instagram. Il 67% degli italiani dichiara di curare l’estetica del cibo che serve a tavola, ma solo il 42% ammette di scegliere in base al potenziale 'instagrammabile'. Più che esibizione, è questione di cura e atmosfera: voglia di rendere speciale anche una cena a casa, di apparecchiare bene, di dare valore al momento. In fondo, il piacere non è solo nel gusto, ma anche nella scena che si costruisce intorno, quella che unisce la comodità di non cucinare alla soddisfazione di 'fare bella figura' con zero stress.
Il cibo non ha più genere - e il feed detta legge
Nel 2025, anche il cibo diventa genderless: il 61% degli italiani è d’accordo nel dire che non esistono più piatti 'da uomini' o 'da donne'. Il sushi non è più femminile, la bistecca non è più maschile: è solo una questione di gusto, umore e voglia del momento. A guidare molte scelte, poi, c’è l’universo digitale. Il 46% si lascia ispirare da serie Tv o film (e chi non ha ordinato ramen dopo aver visto un anime giapponese o mangiato un croissant dopo un format tutto parigino?) e il 57% ammette di aver copiato una ricetta o un trend dai social. Social network, piattaforme di streaming e Just Eat: la nuova triade del food pop contemporaneo.
I trend che stanno ridisegnando il gusto italiano
Le nuove abitudini del delivery italiano si inseriscono in un contesto globale in cui il cibo è sempre più linguaggio culturale, benessere e identità. Nel 2025 cresce la ricerca di equilibrio tra corpo e mente: il trend del 'mindful eating' guida la riscoperta di alimenti come matcha, kefir e cibi fermentati, protagonisti di un aumento delle ricerche online superiore al +50% negli ultimi due anni. Parallelamente, l’esperienza gastronomica si fa multisensoriale: suoni, consistenze e colori conquistano i social che porta anche l’Asmr nel mondo del gusto.
L’influenza della cultura coreana continua a crescere, trasformando piatti come kimchi e tteokbokki in veri simboli pop (+44% e +61% di contenuti TikTok in Italia nell’ultimo anno). Nell’ultimo anno, infatti, analizzando i dati della piattaforma, la cucina coreana ha avuto un boom tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, con un incremento di ordini di piatti tipicamente coreani come Kimchi (+76%), Bibimbap (+21%), fried chicken (+31%). La Corea è ormai entrata nelle case (e nei carrelli digitali) degli italiani, unendo comfort e curiosità globale.
Allo stesso tempo cresce la voglia di casa e autenticità: la 'conscious home cooking' è il nuovo modo per prendersi cura di sé e dove cucinare o ordinare diventa un gesto di creatività e cura. Infine, cibo e bevande si legano sempre più al mondo del self-care, tra beauty routine, comfort food e la nuova 'water bottle culture', che trasforma anche l’idratazione in un segno di stile. Il risultato è un ecosistema in cui il delivery si afferma come vero osservatorio culturale, capace di connettere tendenze globali e quotidianità italiana, trasformando ogni ordine in un gesto di espressione personale e benessere.
Uno sguardo al futuro
Guardando al futuro, il mondo del delivery si muove su più direzioni. Secondo Grand View Research, il mercato italiano continuerà a crescere nei prossimi anni, passando da circa 1,3 miliardi Usd nel 2024 a 1,8 miliardi Usd entro il 2030 (+4,8% annuo). Ma non è solo una questione di volumi: le nuove abitudini si intrecciano sempre più con il benessere, la sostenibilità e l’esperienza emotiva legata al cibo, ridefinendo il modo in cui gli italiani vivono il delivery. La convenienza si fa sempre più integrata e personalizzata: non si ordina solo per fame o mancanza di tempo, ma per ascoltare il proprio stato d’animo, condividere un momento o cercare conforto. In parallelo, cresce l’attenzione verso scelte alimentari più consapevoli e sostenibili, che uniscono valori e identità, perché ciò che si ordina racconta sempre di più chi siamo e come ci vogliamo sentire.
A sostenere questa evoluzione interviene la tecnologia: dati, logistica e nuovi modelli come le cloud kitchen rendono l’esperienza più fluida e vicina ai bisogni reali delle persone. Il risultato è un ecosistema maturo, dove il delivery non è più solo un servizio ma una forma di espressione quotidiana, capace di unire praticità, emozione e innovazione.
Un racconto anche visivo: la partnership con Santomanifesto
Per dare forma e colore ai principali insight emersi dall’Osservatorio, Just Eat ha collaborato con SantoManifesto,[1] collettivo creativo che ha interpretato i risultati della ricerca in chiave visiva. Nascono così due manifesti illustrati, veri e propri 'quadri del quotidiano', che raccontano con ironia e autenticità come gli italiani vivono oggi il delivery: tra convivialità, comfort e identità. I manifesti saranno disponibili in edizione limitata e acquistabili online, per portare a casa, letteralmente, una rappresentazione delle nuove abitudini del gusto.
In sintesi, il delivery è ormai molto più di un servizio: è un linguaggio quotidiano del benessere e dell’identità. Racconta chi siamo, come ci sentiamo e cosa vogliamo (anche senza dirlo). Tra la lasagna 'camouflage' e il poke del mercoledì, tra l’estetica curata e la pizza di conforto, l’Italia 2025 ha riscritto le sue abitudini del gusto, con ironia, autenticità e una buona dose di appetito per la vita, perché dietro ogni ordine c’è una piccola storia di tempo, appartenenza e voglia di sentirsi bene. Ordiniamo per fame, ma in realtà stiamo ordinando emozioni.

Il 'colpo del secolo' realizzato soltanto poche settimane fa in uno dei musei europei più grandi e importanti del mondo, ha messo in luce quanto possa scoprirsi fragile anche un sistema di sicurezza di un’eccellenza a livello globale. Tra videocamere analogiche e datate, sensori perimetrali inattivi, sistemi informatici non aggiornati, scarsa attenzione alle più semplici regole dettate dalla cyber security (password inefficaci e non cambiate frequentemente) e carenza di personale di vigilanza in servizio, il furto, al di là dell’enorme valore delle opere sottratte, appare di incredibile gravità proprio a causa delle tante concause che possono averlo reso, a tutti gli effetti, di semplice attuazione. Quanto accaduto si profila certamente come un caso di particolare riflessione per il settore della sicurezza museale, che rappresenta uno dei più interessanti contesti di applicazione delle tecnologie in mostra a 'Sicurezza', manifestazione dedicata a security&fire in programma da oggi al 21 novembre a Fiera Milano.
'Sicurezza' fa parte di Miba-Milan international building alliance, il format che la vede svolgersi in contemporanea con Gee-Global elevator exhibition, manifestazione dedicata alla mobilità orizzontale e verticale, Made expo, evento leader in Italia per il mondo dell’edilizia e dell’architettura e Sbe-Smart Building Expo, manifestazione della home and building automation e dell’integrazione tecnologica. Il 'colpo del secolo' non è certo un caso isolato: il database dell'Interpol, l'unico che contiene informazioni certificate dalla polizia su oggetti d'arte rubati e scomparsi nel mondo, registra, ad oggi, immagini e descrizioni di 57.000 opere mai ritrovate. Nel solo 2025 un’azione congiunta delle forze dell’ordine ha portato all’arresto di 80 persone e al sequestro di oltre 37.700 beni culturali implicati nel traffico illecito, a dimostrazione di un mercato attivo e ben organizzato.
In Italia è il comando carabinieri tutela patrimonio culturale a occuparsi del recupero di opere trafugate, ma la prevenzione resta lo strumento principale a tutela del patrimonio artistico, culturale e museale. Le soluzioni tecnologiche ci sono: l'Intelligenza artificiale a bordo delle videocamere è in grado di identificare movimenti sospetti e di seguire i malintenzionati anche in folle numerose, grazie all’elaborazione dei big data; i sistemi di controllo accessi sono capaci di reagire in modo autonomo a potenziali tentativi di effrazione e si possono avvalere di sistemi biometrico-digitali per accessi sensibili; soluzioni integrate di antintrusione permettono la gestione da remoto in un’unica piattaforma con alert automatici. Il tutto, reso efficiente e protetto grazie alle nuove potenzialità della cybersecurity, ambito ormai fondamentale per la gestione e la tutela di sistemi che gestiscono immense quantità di dati.
A 'Sicurezza' le soluzioni più avanzate saranno presentate da oltre 340 espositori italiani e internazionali, offrendo una tra le panoramiche più importanti a livello europeo per i settori della security e dell’antincendio. Ma la sola tecnologia, per quanto all’avanguardia, non basta: le soluzioni digitali della security funzionano solo se gestite da risorse professionali competenti, per creare sistemi 'ibridi' uomo-macchina efficaci e resilienti di fronte a minacce sempre più ampie e complesse, come quelle che possono insidiare il patrimonio artistico.
Per questo, 'Sicurezza' dedicherà un incontro di approfondimento a una nuova figura professionale, il cultural security manager: un professionista capace di integrare tecnologie avanzate, visione strategica e sensibilità culturale per garantire la protezione e la fruizione del patrimonio, trasformando la sicurezza in un fattore di sviluppo e reputazione per enti pubblici e imprese. Proprio per offrire l’opportunità concreta di acquisire gli skill necessari per questo profilo, Fondazione Enzo Hruby e Università di Pavia hanno lanciato un corso di perfezionamento in Cultural security management, un percorso unico in Italia che forma nuove competenze manageriali e tecniche al servizio della cultura. Il corso sarà illustrato domani, 20 novembre, dalle ore 14.15 nella Cyber & Security Arena (Pad. 5).
Attraverso 'Sicurezza', proprio da un Paese come l’Italia che è tra i più ricchi al mondo di opere d’arte, può, dunque, arrivare una risposta concreta all’esigenza di tutelare il patrimonio museale. Perché la sicurezza non è una spesa, ma un investimento e un dovere fondamentale per assicurarci che l’eredità culturale del nostro passato possa restare anche come parte del futuro di tutti noi.

Ha ucciso la sorella a coltellate e poi ha chiamato i carabinieri. È accaduto nel primo pomeriggio di oggi a San Paolo Belsito (Napoli). La vittima si chiamava Noemi Riccardi e aveva 23 anni. Dopo aver accoltellato la ragazza, il fratello Vincenzo Riccardi, 25 anni, ha immediatamente chiesto l'intervento dei carabinieri e si è consegnato ai militari dell'Arma. Sul posto è intervenuto il pm di turno della Procura di Nola che coordina le indagini.

Italia-Austria, quarti di finale di Coppa Davis, interrotta nel corso del primo match tra Matteo Berrettini e Jurij Rodionov. Ma cosa è successo? Dopo alcuni stop ai match visti durante l'ultima edizione delle Atp Finals a Torino, stavolta lo stop è legato a problemi tecnici. In particolare, un problema di illuminazione alla Super Tennis Arena di Bologna Fiere (si sono accese delle luci in più e l'illuminazione sul campo non è uniforme). Il match è ricominciato dopo circa un quarto d'ora, quando i tecnici hanno ripristinato le condizioni ideali per la ripresa della prima partita, in cui Berrettini ha vinto il primo set.

“Miba è l’unione di quattro manifestazioni: Made expo, Smart Building expo, Gee e Sicurezza. Quattro appuntamenti diventati una piattaforma di confronto per tutti gli attori della filiera. Ci saranno più di 1.300 espositori che metteranno in mostra il meglio della loro produzione, provenienti da 44 paesi. È il 28% la percentuale di internazionalità in manifestazione”. Così Paola Sarco, amministratore delegato di Made expo e responsabile di Miba, in occasione di Made expo 2025, il più autorevole appuntamento italiano dedicato al mondo dell’edilizia e dell’architettura, in svolgimento a Fiera Milano dal 19 al 22 novembre 2025.
“Miba è anche una piattaforma culturale – conclude Sarco - Saranno più di cento gli eventi organizzati durante i quattro giorni di manifestazione in collaborazione con i nostri partner, che toccheranno tutti i temi e i trend più importanti in questo momento all'interno del mercato delle costruzioni. Sono sostenibilità, digitalizzazione, transizione energetica, comfort e infine sicurezza, sicurezza del costruito ma anche sicurezza delle persone e delle cose”.

“Negli ultimi anni stiamo portando avanti un ampio programma di interventi strategici che riguardano non solo le infrastrutture tradizionali, ma anche la rigenerazione urbana, la digitalizzazione e l’innovazione dei sistemi di mobilità, temi che sono al centro di questo evento. L’integrazione delle tecnologie sostenibili, l’efficientamento energetico e la mobilità innovativa sono aspetti chiave per costruire un Paese più competitivo e pronto ad affrontare le sfide future”.
Così il Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, in una nota inviata nella giornata inaugurale di Made expo 2025, il più autorevole appuntamento italiano dedicato al mondo dell’edilizia e dell’architettura, a Fiera Milano dal 19 al 22 novembre 2025.
Un evento che “il Ministero seguirà con grande attenzione”, conclude Rixi.

L’Ufficio centrale per il referendum, costituito presso la Corte suprema della Cassazione, ha ammesso le quattro richieste di referendum sulla giustizia presentate da deputati e senatori di maggioranza e opposizione. Nell’ordinanza in particolare si dichiara che le richieste di referendum “sono conformi alle norme dell’articolo 138 della Costituzione e della legge 352 del 1979”.
L’ordinanza ora sarà “immediatamente comunicata, in copia autentica, al Presidente della Repubblica, ai presidenti delle Camere, al presidente del Consiglio dei ministri e al presidente della Corte Costituzionale” e verrà notificata “entro cinque giorni dal deposito, ai delegati dei parlamentari richiedenti”.

La malattia reumatologica è ad espressione clinica quindi per la diagnosi precoce è indispensabile prestare "attenzione ai primi sintomi e precisione nella loro identificazione così da poter inviare il paziente quanto prima dal reumatologo, il quale poi deciderà quali sono gli esami più importanti da fare. La prevenzione o la diagnosi precoce fatta attraverso il semplice esame del sangue ha diverse criticità: secondo me, è importante riportare l'attenzione sulla clinica". Lo ha detto Roberto Caporali, presidente eletto Sir - Società italiana di reumatologia, professore di Reumatologia presso l’università degli studi di Milano e direttore del dipartimento di Reumatologia dell’Asst Gaetano Pini-Cto, intervenendo oggi a Milano alla presentazione del Congresso Sir 2025, previsto dal 26 al 29 novembre, a Rimini.
"La prevenzione delle malattie reumatologiche - tema molto importante per noi e di cui, fino a qualche anno fa, non si parlava - si suddivide in due filoni - illustra Caporali - Quella primaria si fonda sul miglioramento degli stili di vita, come l'attenzione all’alimentazione, e di alcune situazioni ambientali, come il fumo di sigaretta, che va evitato soprattutto se si ha familiarità con queste patologie. Esiste poi la prevenzione attraverso i farmaci: importanti studi dimostrano che nelle fasi precocissime di malattia, ancora prima che si palesino i sintomi, è possibile interrompere il disordine del sistema immunitario e prevenire la malattia con delle terapie".
"Tenere sotto controllo le malattie reumatologiche è possibile - avverte l'esperto - se facciamo una diagnosi precoce e iniziamo" tempestivamente la somministrazione dei "farmaci attivi che abbiamo a disposizione. Utili a questo scopo sono anche i controlli ripetuti e gli esami fatti fin dal primo giorno, così come la radiografia e l’ecografia articolare. Riuscire a controllare la progressione di malattia significa cercare" di portare "i pazienti in una situazione di remissione - conclude - che, tendenzialmente, previene anche tutte le complicanze extra articolari".

Un brutto errore, costato l'eliminazione alla Francia in Coppa Davis. Corentin Moutet è stato protagonista in negativo della sfida dei quarti di finale contro il Belgio: nel decisivo match contro Raphael Collignon, dopo aver vinto il primo set e al servizio sul 5-6 per rimanere nel secondo (sul 15-15 nel dodicesimo game), il transalpino ha tentato una giocata totalmente no sense sotto rete. Moutet ha fintato lo smash, cercando in seguito di chiudere il punto con un tweener. Esito? Disastroso. Moutet non è riuscito a colpire la pallina, lisciandola e regalando così un punto cruciale all'avversario, che ha portato a casa il match in rimonta.
Nel secondo match, Rinderknech è stato poi messo ko da Bergs, con la conseguente eliminazione della Francia. Semifinale invece per il Belgio, che nel penultimo atto del torneo se la vedrà con la vincente di Italia-Austria.
Gabriele Tersigni, il carabiniere a cui Santino Tuzi, il brigadiere che dichiarò di aver visto Serena Mollicone entrare in caserma il 1 giugno del 2001, fece le sue confidenze prima di suicidarsi, è stato ammesso a testimoniare al nuovo processo di secondo grado sull'omicidio della 18enne di Arce. Lo ha deciso la terza sezione della Corte d’Assise d'Appello di Roma, presieduta da Galileo D'Agostino. Il processo d'Appello bis ha preso il via il 22 ottobre scorso, dopo che la Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione nei confronti dei tre imputati, l'ex comandante della locale stazione dei carabinieri, Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna Maria.
Oltre a Tersigni sono stati ammessi al processo tutti i testimoni che possano contribuire a ricostruire il presunto ingresso della 18enne di Arce nella caserma dei carabinieri dove, secondo la procura, la giovane sarebbe stata uccisa. La Corte ha inoltre disposto l'esame dei tre imputati e sono stati ammessi al processo i consulenti. Su questo punto la difesa ha chiesto che siano sentiti in contraddittorio tra loro e si è riservata di proporre gli abbinamenti. Saranno acquisite le intercettazioni, una ambientale (28 settembre 2008) e una telefonica (10 ottobre 2008), delle conversazioni tra Sonia Da Fonseca e il carabiniere Ernesto Venticinque.
Soddisfatta per l'ammissione al processo della testimonianza di Tersigni, Maria Tuzi, la figlia del brigadiere Santino che morì nel 2008 dopo aver dichiarato di aver visto Serena Mollicone entrare in caserma il 1 giugno del 2001. "Lui era un superiore di mio padre ma non partecipava alle indagini sul caso di Serena e ha raccolto le sue confidenze in qualità di amico non di superiore. Confidenze che vanno a confermare quanto mio padre affermava, ovvero di aver visto Serena entrare in caserma. Mio padre descrive i vestiti di Serena e la sua descrizione coincide con quelli che aveva quando è stata trovata morta. Tersigni fu uno dei primi a giungere sul posto".
Quanto alla morte del padre, Maria Luzi ha avanzato ancora dubbi e annunciato nuovi elementi che lo provano. "L'ho detto quasi sempre, mio padre non può essersi suicidato o se lo ha fatto non è stato per motivi passionali- ha continuato - Mio padre non aveva motivo di togliersi la vita, era diventato nonno da pochissimo tempo, mio figlio aveva solo 10 mesi, e la prima volta che si è commosso è stato proprio quando gli hanno dato tra le braccia mio figlio. Non può esserci sentimento più forte di quello che aveva per mio figlio. Io non credo al suicidio di mio padre".
"Ho dato mandato a un perito della balistica che sta facendo dei lavori importanti sulle foto della pistola (con cui Tuzi si sarebbe sparato ndr) - ha detto - Stiamo cercando anche un medico legale e una grafologa che possano aiutarci a capire di più di quello che già sappiamo". "Per noi oggi è un nuovo inizio. Per quanto mi riguarda non finisce qui: io ho già iniziato con delle nuove indagini e abbiamo degli elementi, anche abbastanza importanti, che finora non erano venuti alla luce. Stiamo ancora lavorando ma ci sono dei particolari che non ci portano al suicidio".

Un intervento modulato e intelligente che riprogramma il sistema immunitario alterato, senza aggredirlo, per spegnere l’infiammazione e tornare a una situazione di equilibrio. È lo scenario che si apre grazie a terapie innovative attualmente allo studio per il trattamento delle malattie reumatologiche autoimmuni. Insieme alla possibilità di fare diagnosi precoce, alla medicina di precisione e al contributo dell’Intelligenza artificiale (Ia) , queste nuove prospettive terapeutiche stanno ridisegnando il futuro della reumatologia. Se ne è parlato oggi, a Milano, nel corso della conferenza stampa di presentazione del 62° Congresso nazionale della Sir-Società italiana di reumatologia. L’evento, che si svolgerà a Rimini dal 26 al 29 novembre, celebra quest’anno il 75° anniversario dalla fondazione della Società Scientifica.
"L’innovazione più promettente sono le terapia cellulari nate dalla ricerca sui tumori", spiega Andrea Doria, presidente Sir, professore di Reumatologia dell’Università di Padova, che anticipa uno dei temi più attesi del prossimo Congresso. "Le Car-T (Chimeric Antigen Receptor T cells) sono linfociti del paziente riprogrammati in laboratorio per riconoscere e distruggere le cellule che producono gli autoanticorpi responsabili di infiammazione o altri danni ad organi e tessuti Già usate in oncologia, stanno mostrando risultati sorprendenti anche in alcune malattie autoimmuni come lupus e sclerodermia, con remissioni prolungate".
Ma adesso "la ricerca si sta già spingendo oltre, con una nuova generazione di Car-T dette ‘regolatorie’, più ‘gentili’, capaci di spegnere l’infiammazione invece di distruggere le cellule immunitarie - illustra - In uno studio presentato all’ultimo congresso dell’American College of Rheumatology, queste Car-Treg sono state testate nell’artrite reumatoide per riconoscere come bersaglio specifico la citrullina, molecola chiave in questa malattia, responsabile della produzione di autoanticorpi. Nel tessuto articolare, le Car-Treg legano la citrullina creando un microambiente antinfiammatorio e immunomodulante, riducendo il danno e senza gli effetti collaterali delle Car-T effettrici. Un altro filone emergente - aggiunge Doria - riguarda gli anticorpi bispecifici. Versione ‘smart’ delle terapie biologiche tradizionali, sono molecole capaci di legarsi a due bersagli contemporaneamente, aumentando l’efficacia degli anticorpi a singolo bersaglio. C’è poi il grande capitolo della medicina di precisione: biopsie sinoviali e analisi molecolari dei tessuti articolari promettono di identificare in anticipo quale farmaco funzionerà meglio per ciascun paziente. L’auspicio è che questi progressi entrino nella pratica clinica nei prossimi 4-5 anni. Non parleremo ancora di ‘guarigione’ – perché la predisposizione genetica all’autoimmunità resta – ma di remissioni durature, senza terapia e con una qualità di vita nettamente migliore".
Parlando di nuove frontiere della reumatologia, Roberto Caporali, presidente eletto Sir, professore di Reumatologia dell’Università degli Studi di Milano e direttore del dipartimento di Reumatologia Asst Gaetano Pini-Cto, ricorda come la prima vera rivoluzione non appartenga al futuro, ma al presente, ossia la diagnosi precoce. "Abbiamo conoscenze e strumenti per riconoscere molte malattie reumatiche nelle loro primissime fasi - afferma - Il problema, semmai, è organizzativo: i pazienti devono arrivare prima dal reumatologo, perché intervenire tempestivamente può cambiare la storia della malattia. Grazie a esami del sangue, genetica, profili metabolici, immagini e algoritmi di intelligenza artificiale sta, inoltre, diventando sempre più concreta la possibilità di predire l’andamento della malattia, lo sviluppo delle sue complicanze e la risposta ai diversi possibili trattamenti. Nella psoriasi, ad esempio- chiarisce Caporali - alcuni indicatori permettono già di capire quali pazienti sono più a rischio di sviluppare l’artrite psoriasica; nelle vasculiti o nelle miositi, test mirati possono suggerire se la malattia sarà più o meno aggressiva; nell’artrite reumatoide, l’analisi molecolare della biopsia sinoviale aiuta a distinguere chi risponderà meglio a una certa terapia".
Certo "non si tratta ancora di pratica clinica di routine - avverte - ma la distanza tra laboratorio e ambulatorio si sta accorciando. Alcuni marcatori già li conosciamo, e stiamo imparando a usarli. Altri sono in una fase di ricerca molto vicina all’applicazione reale. Stiamo andando nella direzione di poter scegliere il farmaco giusto, al momento giusto, per ogni specifico paziente. Oggi i reumatologi hanno a disposizione molte terapie - sottolinea l’esperto - ma non sempre è chiaro quale sia la migliore per ciascuno. Con i nuovi biomarcatori, oltre alle caratteristiche del paziente, sarà possibile evitare i tentativi ‘prova e sbaglia’, ridurre i mesi persi con terapie inefficaci e trattare subito in modo mirato i pazienti con malattia precoce o aggressiva”.
Ad accelerare queste trasformazioni c’è l’Intelligenza artificiale. "Le nostre malattie sono complesse, croniche, variabili nel tempo e per monitorarle servono tantissimi dati: clinici, di laboratorio, immagini radiografiche ed ecografiche", evidenzia Angela Anna Padula, vicepresidente Sir, direttrice dell’Uoc di Reumatologia dell’Aor San Carlo di Potenza e responsabile del dipartimento di Reumatologia della Regione Basilicata. "L’Ia può analizzare queste informazioni in modo rapidissimo e preciso, individuando connessioni che all’occhio umano possono sfuggire. È uno strumento potente, che migliora diagnosi, scelta terapeutica e follow-up".
"Al congresso Sir - anticipa Padula - saranno presentati 3 studi che mostrano come l’Ia stia già entrando nella pratica reumatologica. Il primo riguarda le artropatie microcristalline e il deep learning: un algoritmo ha riconosciuto automaticamente i cristalli nelle ecografie del ginocchio, rendendo la diagnosi più oggettiva e accessibile anche nei centri meno specializzati. Il secondo ha impiegato radiomica e machine learning per distinguere due fibrosi polmonari quasi identiche alla Tac (quella idiopatica e quella associata all’artrite reumatoide): una differenza fondamentale perché le terapie sono completamente diverse. Il terzo studio ha riguardato il lupus, con un modello in grado di prevedere il rischio di riattivazione della malattia a 12 mesi, permettendo follow-up più stretti e interventi più tempestivi. Insomma, pur non sostituendo il medico, l’Ia può supportarci in modo straordinario ma dobbiamo usarla con rigore - consiglia l’esperta - gli algoritmi sono tanto affidabili quanto lo sono i dati con cui vengono addestrati. Servono competenze, standardizzazione e collaborazione, non solo tra centri, ma anche tra diverse professionalità, ingegneri, data scientist e clinici".
A tale proposito, Fira- Fondazione italiana per la ricerca in reumatologia Ets lancerà la sua ultima iniziativa a sostengo di una maggior conoscenza e comprensione delle malattie reumatologiche. "La prima Borsa di Ricerca Carla Fracci, che abbiamo potuto finanziare grazie alla raccolta fondi promossa la scorsa primavera attraverso il 1° Gala Fira per la Ricerca, sarà assegnata tramite un bando del valore di 400mila euro destinato a sostenere un progetto dedicato all’epidemiologia delle malattie reumatologiche in Italia", annuncia Alberto Cauli, presidente Fira, professore ordinario di Reumatologia dell'Università degli Studi di Cagliari e direttore della struttura complessa di Reumatologia dell'Aou del capoluogo sardo. "A oggi, infatti, non disponiamo di dati consolidati e aggiornati sulla reale diffusione delle numerose patologie reumatologiche nel nostro Paese - osserva Cauli - Con questo studio intendiamo offrire una fotografia dettagliata, precisa e scientificamente fondata, utile ai decisori, alle Regioni e alle strutture sanitarie per pianificare al meglio le risorse necessarie a rispondere ai bisogni dei pazienti. Siamo convinti che conoscere i numeri reali renderà più efficace sia l’attività clinico-assistenziale sia quella di ricerca. Presenteremo ufficialmente il bando alla comunità dei reumatologi italiani durante il prossimo Congresso nazionale Sir di Rimini, e ci aspettiamo una partecipazione ampia e qualificata, così da poter procedere in tempi rapidi all’assegnazione della borsa".
Confermata anche quest’anno la SiRun, corsa non competitiva organizzata dalla Sir in occasione dell’apertura del suo Congresso nazionale (info e adesioni congressosir.com/sir-run/). A Rimini, verrà inoltre, presentata ufficialmente la nuova brochure Sir sulla prevenzione delle malattie reumatologiche, che sarà consegnata ai partecipanti.

"Nella terapia delle malattie reumatologiche stiamo assistendo a una grande innovazione, rappresentata dalle terapie cellulari. Oggi, anziché utilizzare gli anticorpi monoclonali come in passato, iniziamo ad utilizzare delle cellule ingegnerizzate per colpire dei bersagli specifici. Si tratta quindi di terapie mirate che permettono di targettizzare le cellule implicate nel processo patologico". Così Andrea Doria, presidente Sir - Società italiana di reumatologia e professore di Reumatologia all’Università degli studi di Padova, anticipando oggi a Milano i temi principali del Congresso Sir 2025, in programma a Rimini dal 26 al 29 novembre.
Tipicamente si utilizzano "i linfociti T che, dopo essere stati prelevati dal paziente attraverso la linfoaferesi - spiega Doria - vengono portati in laboratorio e ingegnerizzati ad esprimere il recettore chimerico per l'antigene che va a colpire i linfociti B, responsabili della produzione degli autoanticorpi, i biomarcatori specifici delle malattie reumatologiche. Questi vengono quindi infusi nel paziente e vanno a colpire le cellule verso cui sono diretti. Il meccanismo d'azione è molto più semplice rispetto a quello degli anticorpi monoclonali - osserva l'epserto - perché una volta che il linfocita T incontra il linfocita B, lo distrugge, determinando quindi una deplezione del numero dei linfociti B molto maggiore e molto più persistente rispetto a quella data dagli anticorpi monoclonali che abbiamo utilizzato fino adesso. Dal punto di vista clinico le terapie cellulari sono infatti in grado di indurre delle remissioni prolungate".
Rispetto alla Car-T tradizionale, impiegata in oncologia, che produce linfociti T effettori, "in studi recentissimi sono stati impiegati i linfociti T regolatori, che hanno dato il via a un'altra piccola rivoluzione - prosegue Doria - Quando questi linfociti T regolatori montano un recettore chimerico per l'antigene vanno a colpire l'antigene specifico - nel caso dell’artrite reumatoide, ad esempio, quello della citrullina - si legano a esso e inducono un ambiente antinfiammatorio immunomodulante. Il vantaggio è quindi quello di ridurre l'infiammazione senza distruggere le cellule".
La distruzione delle cellule B derivata dall’impiego di linfociti T effettrori "comporta infatti degli effetti collaterali - precisa il presidente Sir - come la sindrome da secrezione di tipo chimica che è molto importante, che si verifica in una frequenza piuttosto elevata e che si deve combattere ad esempio con l'impiego delle dell'anti interleuchina 6, oppure si possono verificare alterazioni neurologiche indotte da cellule effettrici. Sono convinto - aggiunge - che nei prossimi anni avremo la possibilità di manipolare il sistema immunitario dei nostri pazienti cercando di indurre una remissione il più profonda possibile con meno effetti collaterali possibili".
La disponibilità di terapie all’avanguardia e lo studio di trattamenti ancora più efficaci e con minori effetti collaterali si scontrano però con la difficoltà di diagnosi e presa in carica con cui i pazienti devono ancora troppo spesso fare i conti. "La reumatologia vive una sorta di contraddizione- afferma Doria - I reumatologi sono concentrati negli ospedali, dove però dovrebbero essere curate solo le malattie più gravi e rare. Viceversa, nel territorio ci sono le malattie reumatologiche più alto impatto epidemiologico, come l'artrosi, l'osteoporosi, la fibromialgia, ma ci sono pochi reumatologi. Questa è una contraddizione che deve essere curata. Una maggior presenza di reumatologi nel territorio porta a una diagnosi precoce e dunque a un riferimento precoce ai centri specialistici. Questi ultimi, a loro volta - conclude - verrebbero così sgravati da tutta quella mole di pazienti che potrebbero essere seguiti nel territorio, a grande vantaggio dei pazienti e anche dei reumatologi".
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