
"La Groenlandia appartiene al suo popolo". Lo hanno affermato in una dichiarazione congiunta i leader di Italia (Giorgia Meloni), Francia (Emmanuel Macron), Germania (Friedrich Merz), Polonia (Donald Tusk), Spagna (Pedro Sánchez), Regno Unito (Keir Starmer) e Danimarca (Mette Frederiksen).
Nella nota i leader affermano che "la sicurezza artica rimane una priorità chiave per l’Europa e per la sicurezza internazionale e transatlantica" e sottolineano che la Nato ha chiarito che la regione artica è prioritaria[1], con gli Alleati europei che "stanno intensificando la presenza, le attività e gli investimenti per mantenere l’Artico sicuro e scoraggiare gli avversari". Ricordano inoltre che "il Regno di Danimarca – inclusa la Groenlandia – fa parte della Nato" e ribadiscono che "la sicurezza nell’Artico deve essere ottenuta collettivamente, insieme agli alleati della Nato", compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini: "Questi sono principi universali, e non smetteremo di difenderli".
I leader evidenziano anche il ruolo degli Stati Uniti come "partner essenziale in questo impegno", sia come alleato Nato sia attraverso l’accordo di difesa tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti del 1951. Ribadiscono infine che "spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che le riguardano".
Casa Bianca: "Rivendicazioni sono posizione formale del governo"
Le rivendicazioni degli Stati Uniti sulla Groenlandia rappresentano la "posizione formale del governo Usa", ha intanto affermato alla Cnn Stephen Miller, vice capo dello staff del presidente Donald Trump, escludendo tuttavia la possibilità di un conflitto militare sull’isola artica. Secondo Miller, "nessuno combatterà militarmente gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia" e ha sostenuto che l’isola dovrebbe far parte degli Stati Uniti, sottolineando la necessità di controllarla per motivi di sicurezza nazionale e di influenza sull’Artico.
Miller ha messo in dubbio la sovranità della Danimarca sul territorio, definendolo una possibile "colonia danese" e chiedendo su quali basi legali l’isola appartenga a Copenaghen. La Groenlandia, pur essendo parte del Regno di Danimarca, gode di ampia autonomia e non fa parte dell’Unione Europea; la sua posizione strategica è legata sia alle risorse naturali sia al controllo militare dell’Artico.
Media: "Ecco il piano Usa"
L’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump starebbe lavorando a un possibile accordo diretto con la Groenlandia, valutando l’ipotesi di escludere la Danimarca dal negoziato, nel tentativo di rafforzare l’influenza americana sull’isola artica. Secondo quanto rivelato da The Economist, Washington avrebbe preso in considerazione la proposta di un "Compact of Free Association" ('Trattato di Libera Associazione") (Cofa), un’intesa già utilizzata dagli Stati Uniti con alcuni piccoli Paesi del Pacifico, che consentirebbe alle forze armate statunitensi di operare liberamente sul territorio in cambio di vantaggi economici e commerciali.
L’accordo, descritto da funzionari americani come un’intesa "vantaggiosa" per la Groenlandia, garantirebbe accesso privilegiato al mercato statunitense e possibili investimenti, rafforzando al contempo la presenza strategica degli Stati Uniti nell’Artico. Secondo il quotidiano britannico, l’amministrazione Trump avrebbe cercato contatti diretti con il governo groenlandese, senza passare da Copenaghen, incontrando finora resistenze sia da parte delle autorità locali sia da parte danese.
Premier: "Usa cerchino dialogo rispettoso attraverso canali corretti"
Da parte sua il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, esortando nuovamente gli Stati Uniti ad affrontare in modo diplomatico la questione del territorio. "Devo ancora una volta sollecitare gli Stati Uniti a cercare un dialogo rispettoso attraverso i corretti canali diplomatici e politici, utilizzando i forum già esistenti e basandosi sugli accordi attualmente in vigore con Washington", ha dichiarato.
"In una situazione in cui il presidente degli Stati Uniti ha ribadito che Washington è molto seria sulla Groenlandia, questo sostegno da parte dei nostri alleati della Nato è molto importante e inequivocabile", ha aggiunto Nielsen, riferendosi alla dichiarazione congiunta dei leader europei. Il premier groenlandese ha poi sottolineato che "il dialogo deve essere condotto nel rispetto del fatto che lo status della Groenlandia è radicato nel diritto internazionale e nel principio dell’integrità territoriale".
Le dichiarazioni arrivano dopo la presa di posizione di diversi leader europei, tra cui la premier Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron, che in una dichiarazione congiunta hanno affermato che "la Groenlandia appartiene al suo popolo". Secondo Nielsen, il sostegno degli alleati della Nato "significa molto" ed è "un segnale chiaro che integrità territoriale, sovranità e regole internazionali continuano ad applicarsi e a essere rispettate".
Dmitriev: "Canada il prossimo?"
"La Groenlandia sembra ormai un problema risolto. L’Unione europea continuerà a fare ciò che i vassalli sanno fare meglio: 'osservare la situazione' e dimostrare doppi standard", ha scritto su X Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione economica e gli investimenti internazionali e capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, chiedendosi inoltre se "il Canada sarà il prossimo?".
Commentando un post che mostrava una mappa del mondo divisa in sfere di influenza tra il presidente statunitense Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping, Dmitriev ha aggiunto che "è l’epoca della ridistribuzione delle sfere di influenza, mentre l’Ue 'segue attentamente' la situazione".
Protezione civile, domani nevicate sopra i 400 metri e pericolo
ghiaccio...
Sindacati denunciano, 'è stata una vera e propria rivolta'...
Orsa Tpl: 'salari fermi, turni massacranti e un integrativo senza
risposte'... 
Cinque giorni dopo il tragico incendio del bar Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera, che ha causato 40 morti e 116 feriti, la municipalità ha rilevato "gravi mancanze" nei controlli di sicurezza periodici. Lo si apprende da un comunicato in cui il Comune ha ammesso che, nonostante siano stati effettuati oltre 14.000 controlli antincendio nel solo 2025, è stato riscontrato un mancato controllo periodico dell’esercizio per il periodo 2020-2025. Le indagini sull’incendio, che hanno sconvolto la comunità locale, sono tuttora in corso per accertare le responsabilità.
Oggi il sindaco Nicolas Féraud e le autorità comunali hanno tenuto una conferenza stampa per fare il punto sulla sicurezza e sulle responsabilità. Féraud ha affermato che "la giustizia dirà l’influenza che ha avuto un tale mancanza nella catena di causalità che ha portato al dramma" e che il Comune si assumerà "tutta la responsabilità che la giustizia determinerà".
Il Consiglio comunale ha annunciato misure immediate per prevenire altri incidenti, tra cui il "divieto totale di artifici pirotecnici di qualsiasi tipo nei luoghi chiusi, su tutto il territorio comunale" e l’incarico a un ufficio esterno specializzato per effettuare "senza ritardo un controllo di tutti gli esercizi pubblici del Comune". Commentando un video precedente all’incendio che mostrava fuochi accesi sopra bottiglie di alcol, Féraud ha denunciato "la negligenza dell’esercente nella gestione dell’attività" e "una cultura del rischio inconsiderato".
Riguardo alla "gravi mancanze" rilevate nei controlli periodici del bar per cinque anni, il sindaco ha dichiarato di non avere "una risposta oggi. Siamo profondamente dispiaciuti per questo e so quanto sarà difficile per le famiglie". Sulla possibilità che il Comune venga coinvolto nell’inchiesta penale aperta dai procuratori svizzeri contro i gestori del locale, Féraud ha precisato che "spetterà ai giudici stabilire se faremo parte di questo caso o no", aggiungendo che il Comune si considera "anch’esso una vittima in questo caso".

La leader dell’opposizione venezuelana, María Corina Machado, ha annunciato di voler rientrare in Venezuela "il prima possibile" e ha espresso gratitudine al presidente statunitense Donald Trump per la cattura di Nicolás Maduro, definendo l’operazione "un giorno in cui si è fatta giustizia" e "un passo enorme per l’umanità, la libertà e la dignità umana". In un’intervista a Fox, Machado ha affermato che le piacerebbe "offrire personalmente il Nobel" al presidente americano. Pur evitando di commentare la 'roadmap' indicata da Washington per il futuro del Paese, la leader dell'opposizione ha sottolineato che "la transizione deve avanzare".
Machado ha criticato duramente la neo-presidente ad interim Delcy Rodríguez, definendola "una delle principali artefici della tortura, della persecuzione, della corruzione e del narcotraffico" e "alleata chiave di Russia, Cina e Iran", sostenendo che "non è qualcuno di cui i leader internazionali possano fidarsi e viene realmente rifiutata dal popolo venezuelano". Ha inoltre assicurato che, in elezioni "libere e giuste", l’opposizione vincerebbe "con oltre il 90% dei voti".
Rivolgendosi al popolo statunitense, Machado ha dichiarato che "un Venezuela libero significa, prima di tutto, un alleato in materia di sicurezza" per Washington e ha promesso di trasformare il Paese "nella potenza energetica dell’America", con "Stato di diritto e mercati aperti" e riportando a casa "milioni di venezuelani che furono costretti a fuggire". La leader dell'opposizione ha infine sottolineato che l’obiettivo è "lasciare alle spalle il regime socialista imposto al nostro popolo e rendere il Venezuela il principale alleato degli Stati Uniti in America".
Machado ha dichiarato di non aver avuto contatti diretti con Trump dallo scorso ottobre. "In realtà ho parlato con il presidente Trump il 10 ottobre, lo stesso giorno in cui è stato annunciato il Premio Nobel, ma da allora non più", ha affermato. Secondo il Washington Post, la riluttanza di Trump a sostenerla deriverebbe dal suo malcontento per l’assegnazione del Nobel, che il presidente Usa avrebbe ambito a ricevere.
Trump: "Non mi aspetto elezioni in 30 giorni, prima sistemiamo il Paese"
Dal canto suo, Trump ha dichiarato di non aspettarsi nuove elezioni in Venezuela entro i prossimi 30 giorni, affermando che il Paese deve essere prima "rimesso in piedi". "Dobbiamo sistemare il Paese prima. Non si possono fare elezioni", ha detto in un’intervista a Nbc News, aggiungendo che il processo richiederà tempo.
La posizione di Washington contrasta con quanto previsto dalla Costituzione venezuelana, che impone la convocazione di nuove elezioni entro 30 giorni in caso di assenza permanente del presidente. Il governo di Caracas continua però a considerare Nicolás Maduro, arrestato sabato dalle forze statunitensi, come legittimo capo dello Stato. Delcy Rodríguez, vicepresidente dal 2018, ha prestato ieri giuramento come presidente ad interim su mandato della Corte Suprema.
Secondo il presidente Usa, l’industria petrolifera americana potrebbe avviare operazioni di ampia portata in Venezuela in meno di 18 mesi, a fronte di "un’enorme quantità di denaro" che le compagnie statunitensi investirebbero e che potrebbe essere recuperata attraverso i ricavi o con rimborsi da parte dell’amministrazione Usa. Si tratterebbe, ha sottolineato, di un "grande investimento", senza tuttavia fornire stime precise sui costi.
Secondo Trump, un Venezuela nuovamente produttore di petrolio sarebbe vantaggioso per gli Stati Uniti perché contribuirebbe a mantenere bassi i prezzi dell’energia. Trump ha inoltre affermato che le compagnie petrolifere, pur non essendo state avvisate in anticipo dell’operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, "sapevano che qualcosa era in preparazione" e sarebbero pronte a intervenire. Il presidente ha ribadito che la sua priorità resta "sistemare" il Paese e rilanciare il settore petrolifero, più che favorire nell’immediato una transizione democratica.
Autorità avviano caccia a presunti collaboratori in operazione Usa
Le autorità venezuelane hanno avviato una caccia ai presunti collaboratori dell’operazione statunitense che ha portato all’arresto del leader Nicolás Maduro, secondo quanto previsto da un decreto che dichiara lo stato di emergenza nel Paese. Il provvedimento, entrato in vigore sabato ma pubblicato integralmente solo ieri, ordina a tutte le forze di polizia federali, statali e municipali di individuare persone che avrebbero sostenuto l’azione delle forze speciali Usa.
Secondo diversi media statunitensi, l’esercito americano avrebbe ricevuto appoggi sul terreno, anche all’interno della cerchia ristretta di Maduro, con una fonte che avrebbe fornito informazioni sui suoi spostamenti. Nel frattempo, il Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa (Sntp) ha denunciato il fermo di 14 giornalisti nelle ore successive all’operazione, precisando successivamente che tutti sono stati rilasciati.
Spari dopo avvistamento droni a Caracas, evacuati edifici governativi
Caracas è stata scossa nella notte da intense raffiche di fuoco nei pressi del Palazzo Presidenziale di Miraflores, dopo l’avvistamento di droni sopra lo spazio aereo ristretto dell’area governativa. Le autorità venezuelane hanno precisato che i colpi, sparati dalle forze di sicurezza – Guardia Presidenziale, Polizia Nazionale Bolivariana e unità delle Fanb – erano di avvertimento e dissuasione, e che la situazione è stata rapidamente riportata sotto controllo senza vittime ufficiali. L’episodio, iniziato intorno alle 20 locali (l'1 di notte in Italia) e durato meno di un'ora, sarebbe stato un "fuoco amico" dovuto a confusione interna tra le diverse unità di sicurezza, e non coinvolgerebbe droni esterni né operazioni straniere. Lo riportano i media venezuelani.
L’allarme ha provocato l’evacuazione precauzionale di edifici governativi e ministeri centrali, mentre sono state chiuse temporaneamente alcune attività commerciali e strade nei quartieri limitrofi a Miraflores, come Avenida Urdaneta, La Pastora e El Paraíso. Residenti e testimoni hanno descritto scene di panico durante le raffiche, con persone rifugiatesi in negozi o edifici, ma le misure si sono limitate alle zone interessate e la normalità è stata ristabilita entro poche ore. La Casa Bianca ha ribadito di monitorare la situazione senza alcun coinvolgimento degli Stati Uniti.
Milia, 'un'eccellenza che arricchisce il patrimonio storico e
culturale della città'... 
La sonnolenza, specie dopo pranzi e cenoni impegnativi, come quelli delle recenti feste, ha cause molteplici: la combinazione di pietanze ricche di carboidrati e grassi, il consumo di alcol e gli orari disordinati provocano stanchezza, torpore e interferiscono con il ciclo sonno-veglia. "Assopirsi per qualche decina di minuti, occasionalmente, non è dannoso". Nella maggior parte dei casi, la sonnolenza postprandiale "è un fenomeno fisiologico, ma quando diventa eccessiva può essere utile approfondire con il medico", avvertono gli esperti del portale 'Dottore ma è vero che...?' curata dalla Fnomceo (Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri)
Spesso si attribuisce questo fenomeno alla digestione, ipotizzando che il flusso sanguigno si concentri sullo stomaco e sull’apparato digerente a scapito del cervello. "Si tratta però di una credenza popolare - spiegano gli esperti - Se fosse vera, infatti, avremmo sonno anche durante l’attività fisica, quando il maggior afflusso di sangue è diretto ai muscoli". Tra i fattori coinvolti spiccano i ritmi circadiani, sono le naturali oscillazioni di più funzioni corporee (temperatura corporea, ormoni, metabolismo) nell’arco delle 24 ore. Dopo il picco mattutino necessario per svegliarsi, questo ritmo rallenta nel pomeriggio. Giocano un ruolo anche: la spinta al sonno (o colpo di sonno) che aumenta con il tempo trascorso da svegli, per questo capita dopo pranzo o cena e non dopo la colazione; il rallentamento dell’attività cerebrale - anche le funzioni cognitive diventano meno intense dopo mangiato - e le variazioni ormonali dato che diminuiscono gli ormoni associati allo stato di allerta e aumentano quelli che favoriscono il sonno (melatonina e serotonina).
Una lieve sonnolenza dopo i pasti è fisiologica. "Se però è intensa e accompagnata da nausea, vertigini o difficoltà di concentrazione- suggeriscono - meglio approfondire con il medico di medicina generale. L’assopimento potrebbe segnalare condizioni patologiche in corso, come diabete, ipotiroidismo, anemia, disturbi digestivi". In particolare, l’anemia causata da carenza di ferro, può compromettere la qualità del sonno notturno, provocando anche crampi e sindrome delle gambe senza riposo. Anche l’alcol è causa di letargia, ma produce un sonno notturno frammentato. Un brindisi durante le feste non si nega, ma attenzione a non esagerare con aperitivi e amari. A questo proposito, "l’amaro dopo un pasto - ricordano gli esperti - non fa digerire e ai bambini è vietato anche far assaggiare un goccio di spumante durante il brindisi".
Sul ruolo dei cibi, anche se gli studi sull’alimentazione sono difficili da svolgere e che quindi è spesso difficile arrivare a conclusioni definitive, i medici osservano che, in generale, "sembrerebbe che la sensazione di sonno aumenti quando si consumano cibi ricchi di grassi saturi (come fritture con burro, formaggi stagionati, carni rosse o lavorate) e carboidrati (come pane raffinato, dolci, succhi di frutta) che, facendo aumentare rapidamente la glicemia, possono provocare anche stanchezza". Inoltre, diversi alimenti – tra cui pomodori, banane, uova – contengono la melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia e favorisce l’addormentamento, ma perché abbiano un impatto bisogna mangiarne in grandissime quantità. Una dieta 'plant based', cioè a base vegetale, sembrerebbe impattare meno sulla sonnolenza postprandiale .
Per limitare il rischio di addormentarsi sul divano subito dopo il dessert, i medici elencano alcuni accorgimenti: nelle ricette con i carboidrati, come la pasta o i risotti, è bene dosare con equilibrio i condimenti e non esagerare con le quantità. Sono utili anche porzioni più piccole, da assaporare con un ritmo più lento e fermandosi prima di sentirsi sazi, senza affrettarsi nel chiedere un ‘bis’. Anche mantenersi idratati aiuta a sentirsi meno stanchi: bere acqua durante i pasti, e non solo, favorisce la regolarità intestinale. Consumare invece troppo caffè potrebbe alterare l’addormentamento la sera. Subito dopo il pasto, fare una camminata accelera la digestione e impedisce la formazione di gas intestinali; sono sufficienti quindici minuti.
In generale, "non solo durante le feste - concludono gli esperti - è bene curare la qualità e la durata del sonno e praticare regolarmente attività fisica per prevenire la stanchezza. E, naturalmente, se avvertiamo sonnolenza, è sconsigliato mettersi alla guida".

È salito ad almeno 35 morti il bilancio delle violenze legate alle proteste in corso in Iran. Lo riferisce l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency, che parla di oltre 1.200 persone arrestate in più di una settimana di proteste, precisando che tra le vittime ci sono 29 manifestanti, quattro minori e due membri delle forze di sicurezza, con dimostrazioni segnalate in oltre 250 località di 27 delle 31 province del Paese.
L’agenzia iraniana Fars ha invece riferito del ferimento di circa 250 poliziotti e 45 membri delle milizie Basij. L’escalation arriva mentre il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito Teheran che Washington potrebbe intervenire se i manifestanti pacifici venissero "uccisi violentemente". Le proteste, le più significative dal 2022 dopo la morte di Mahsa Amini, sono scoppiate sullo sfondo del collasso del rial e delle difficoltà economiche seguite a nuove sanzioni e alla recente guerra con Israele.

Puntata speciale di 'Affari Tuoi'. Oggi, martedì 6 gennaio, su Rai 1, alle 20.35, andrà in onda infatti 'Affari Tuoi – Speciale Lotteria Italia', in cui verranno svelati i biglietti vincenti di prima categoria, con il primo premio da 5 milioni di euro. Ad inaugurare la serata, ci sarà infatti l’estrazione in diretta di un premio speciale da 300mila euro durante il collegamento con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Tanti gli ospiti che arriveranno al Teatro delle Vittorie per una serata ricca di spettacolo, musica e divertimento: Nino Frassica, Francesca Chillemi, Brenda Lodigiani, Claudia Gerini, Noemi, Rocco Hunt, Francesco Paolantoni, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito, Vincenzo De Lucia, Nicola Savino, Simon & The Stars.
La serata inizierà con una partita classica del game show, giocata dal concorrente di una regione. Al termine, spazio al gioco legato alla Lotteria, con i cinque biglietti vincenti di prima categoria, compreso il primo premio da 5 milioni. L'entità degli altri premi di prima categoria verrà invece stabilita dopo il conteggio ufficiale dei tagliandi venduti. Lo scorso anno i premi totali furono 280, divisi in quattro categorie.
La vera novità della Lotteria Italia 2025 è rappresentata dal premio speciale di 300mila euro. L’estrazione avverrà sempre il 6 gennaio 2026, ma alle ore 20.30 – sempre su Rai 1 – in anteprima rispetto a quella finale, con la procedura che partirà dalle 21:00 nella sala delle lotterie nazionali di Roma.

Papa Leone XIV ha chiuso ufficialmente il Giubileo della speranza alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, chiudendo la Porta Santa che era stata aperta da Francesco.
"Ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi", ha detto poco prima di recarsi davanti alla Porta Santa che era stata aperta il 24 dicembre 2024 da papa Francesco, raccogliendosi e inginocchiandosi in preghiera silenziosa prima dell'atto. La Porta Santa di S. Pietro è stata chiusa dal Papa alle 9.41. Tra una decina di giorni poi la Porta verrà nuovamente murata.
Circa 3mila i fedeli in piazza per assistere alla cerimonia, stima la sala operativa per la gestione della sicurezza dei grandi eventi della questura di Roma. Il flusso di persone in arrivo è in aumento.
Secondo i forniti da mons. Rino Fisichella, a capo della macchina organizzativa giubilare nel corso di una conferenza stampa, il Giubileo della speranza si chiude con oltre 33 milioni di pellegrini a Roma. Nel dettaglio i pellegrini arrivati nella capitale sono stati 33 milioni 475 mila 369 pellegrini. “La presenza dei pellegrini- ha osservato - non ha tolto nulla a nessuno. Il Giubileo non è un investimento a perdere”.
Nel dettaglio, mons. Fisichella ha spiegato che i numeri dei pellegrini al Giubileo della speranza sono stati calcolati in diversi modi: "I primi numeri, preventivi, provenivano da uno studio fatto dalla facoltà di sociologia di Roma Tre e stimava 31 milioni. Quelli a cui arriviamo oggi tenendo conto di tutte le realtà sono i numeri dei pellegrini che hanno passato la Porta Santa di S. Pietro dove c'è una telecamera che conteggia le presenze. Sulla base di questo c'è una percentuale che viene fatta sulle altre basiliche: non hanno telecamere ma ci sono i volontari. Poi ci sono le registrazioni delle udienze e degli eventi. In questo Giubileo per la prima volta avevamo le iscrizioni di tutti quelli che Sulla base di tutto questo si è visto che i numeri sono cresciuti".

Torna in campo la Roma. I giallorossi sfidano oggi, martedì 6 gennaio, il Lecce nella trasferta della 19esima giornata di Serie A - in diretta tv e streaming. La squadra di Gasperini arriva alla trasferta del Via del Mare dopo la sconfitta con l'Atalanta a Bergamo, che si è imposta 1-0 grazie al gol di Scalvini, mentre i salentini di Di Francesco hanno pareggiato all'Allianz Stadium di Torino 1-1 contro la Juventus.
Lecce-Roma, orario e probabili formazioni
La sfida tra Lecce e Roma è in programma oggi, martedì 6 gennaio, alle ore 18. Ecco le probabili formazioni:
Lecce (4-3-3): Falcone; Perez, Gaspar, Tiago Gabriel, Gallo; Kaba, Ramadani, Maleh; Pierotti, Stulic, Banda. All. Di Francesco
Roma (3-4-2-1): Svilar; Celik, Ziolkowski, Ghilardi; Wesley, Cristante, Koné, Tsimikas; Soulé, Dybala; Dovbyk. All. Gasperini
Lecce-Roma, dove vederla in tv
Lecce-Roma sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali Dazn, visibili tramite smart tv, ma anche su quelli SkySport. Il match sarà inoltre disponibile sull'app SkyGo, su NOW e sulla piattaforma web Dazn.

Ci sono stagioni che non appartengono solo alla storia dello sport, ma diventano memoria collettiva. Il 1996 è una di queste. La nuova produzione originale firmata Sky Sport '1996, L’anno di Del Piero' è un racconto intenso e coinvolgente che rievoca il periodo in cui Alessandro Del Piero diventa leggenda del calcio mondiale, definito da lui stesso l’anno che gli cambiò la vita. Appuntamento con il primo episodio oggi, martedì 6 gennaio, alle 17.15 e alle 22.15 su Sky Sport Uno, alle 20 (dopo Lecce-Roma) e a mezzanotte su Sky Sport Calcio, in streaming su NOW e disponibile on demand. Lunedì 12 gennaio seguirà il secondo episodio.
La voce narrante è quella di Alessandro Del Piero, in una sorta di monologo-flusso di coscienza, che pronuncia in piedi, al centro dello studio, circondato dalle immagini e dai contributi d’archivio di quella storica stagione. Il protagonista guardando, rivive momenti, spezzoni di interviste e telecronache, e ci porta dietro le quinte di quanto successo, con una prospettiva del tutto nuova, trent’anni dopo.
Attraverso la propria voce, il campione bianconero e azzurro ripercorre un momento magico della sua carriera svelando dettagli mai raccontati prima. Al centro della storia c’è la Champions League vinta a Roma al termine della finale contro l’Ajax e decisa ai calci di rigore: Del Piero è il capocannoniere della squadra in quella competizione e il simbolo di una Juventus giovane e affamata, capace di tornare sul tetto d’Europa dopo undici anni. Una notte indimenticabile, quella del 22 maggio 1996 all’Olimpico, culminata con Gianluca Vialli che alza la coppa.
Pochi mesi dopo arriva la consacrazione definitiva a Tokyo, con la vittoria della Coppa Intercontinentale contro il River Plate: è proprio un gol di Del Piero a regalare ai bianconeri il titolo di campioni del mondo per club. Nel racconto trovano spazio anche il rapporto con Roberto Baggio, che in quella stagione lasciò la Juventus per il Milan, la sfida contro il Real Madrid nei quarti di finale di Champions e i profondi cambiamenti della squadra. Una Juventus protagonista anche sul mercato, capace di rinnovarsi con innesti importanti come Zidane e Boksic, dopo aver salutato figure chiave come Vialli e Ravanelli, aprendo così un nuovo ciclo vincente. Il racconto prende forma grazie a una potente e accurata ricostruzione d’archivio, un vero e proprio museo virtuale, ricreato in studio anche per mezzo dell’intelligenza artificiale, che restituisce l’energia di un’epoca, la magia degli stadi, l’esplosione emotiva di un talento allora poco più che ventenne, già capace di affacciarsi alla scena internazionale.
Programmi televisivi, parole di compagni e avversari pre e post partita, recuperate in mesi di lavoro d'archivio. E poi, per entrare ancora meglio dentro al senso di quel 1996 per Del Piero e per il valore che quell’anno ha avuto per il calcio italiano e mondiale, ecco quattro contributi importanti che fungono da analisi storica che accompagna il grande numero 10 della Juventus. Stiamo parlando di quattro grandi giornalisti che, 30 anni fa, hanno vissuto quei momenti da cronisti, telecronisti e inviati e ne ripercorrono i dettagli e il contesto. Una vera e propria ricostruzione che non tocca solo il campo di calcio, ma anche i risvolti politici e sociali di quell’anno a metà dei ’90. E così ad alternarsi nelle due puntate ci sono due giornalisti televisivi che hanno raccontato agli italiani quelle imprese. Bruno Longhi, storica voce di Mediaset che raccontò la notte di Roma con la vittoria dell’ultima Champions League da parte della Juventus, e Massimo Marianella che sempre nel 1996, da Tokyo per Telepiù, fu il telecronista del gol con cui Del Piero decise la coppa Intercontinentale contro il River Plate.
A Tokyo - per Tuttosport - era inviato anche Darwin Pastorin che celebra quella Juventus e quel giovane campione raccontando molte storie raccolte giorno dopo giorno, vissute al fianco a quella squadra così vincente, guidata da Marcello Lippi. Infine, Paolo Condò, oggi una delle prime firme, commentatore di Sky Sport, ma che nel 1996 era inviato per la Gazzetta dello Sport al seguito dei più importanti eventi sportivi. '1996, L’anno di Del Piero' non è solo un programma televisivo sul calcio. È una storia di talento, destino e forte identità. Un omaggio al campione e a quell’attimo preciso in cui un calciatore diventa eterno.

La Befana porta freddo e neve sull'Italia secondo le previsioni meteo di oggi, 6 gennaio 2026. Avremo anche tanta pioggia tra Sardegna, Lazio e Campania; una giornata dell’Epifania con il maltempo.
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it[1], conferma un ulteriore peggioramento delle condizioni meteo, con deboli o moderate nevicate a quote collinari (localmente qualche fiocco fino in pianura) in Emilia Romagna, con accumuli di 10-15 cm sull’Appennino Romagnolo; nevicherà in modo più intenso nelle Basse Marche con 25-30 cm in montagna ma con accumuli discreti fino a quote collinari; la dama bianca cadrà anche in Umbria, Toscana (qui in particolare sulle province di Arezzo e Siena), in Abruzzo e sull’appennino laziale: prudenza dunque su tutte le regioni centrali, soprattutto sulle strade che attraversano la dorsale appenninica.
Le temperature caleranno al Centro-Nord, saranno ancora decisamente eccezionali al Sud: si prevedono fino a 19 gradi in Sicilia, tra 15 e 18°C sul resto del meridione. Da mercoledì 7 gennaio il freddo dilagherà anche verso il Sud e porterà delle nevicate sugli Appennini meridionali oltre i 700-900 metri: sarà vero inverno ovunque.
Questo inizio 2026 con il botto, con un freddo stile anni ‘80, durerà però poco: da venerdì le temperature subiranno un repentino rialzo anche di 10°C e attenzione, a causa della neve caduta in montagna e in collina (che fonderà con l’aumento delle temperature) e in seguito alle piogge eccezionali di questi ultimi giorni sul Centro Italia (Lazio ed Abruzzo in primis), si teme un ulteriore aumento del rischio idraulico e idrogeologico su alcune regioni.
Un gennaio, dunque, diverso dal solito, con freddo polare ma anche con precipitazioni abbondanti: bizzarrie dell’inizio 2026, meglio controllare sempre il bollettino di criticità della Protezione Civile Nazionale (www.protezionecivile.gov.it), questo mese sembra decisamente anomalo e pericoloso.
NEL DETTAGLIO
Martedì 6. Al Nord: possibile neve a bassa quota su Emilia Romagna. Al Centro: piogge e neve in collina. Al Sud: piogge sparse.
Mercoledì 7. Al Nord: soleggiato, più nubi sulla Romagna. Al Centro: forti piogge e neve a bassa quota sulle adriatiche. Al Sud: piogge e temporali, neve in alta collina.
Giovedì 8. Al Nord: soleggiato; nevicate sulle Alpi di confine (specie Valle d’Aosta). Al Centro: poche nubi. Al Sud: ancora maltempo specie tra Calabria e Sicilia.
Tendenza: nuove piogge ma forte rialzo termico da venerdì (fino a 10°C in più).
La Juve torna in campo in Serie A. Oggi, martedì 6 gennaio, la squadra di Spalletti affronta il Sassuolo al Mapei Stadium nell'anticipo della diciannovesima giornata di campionato. I bianconeri, reduci dal pareggio contro il Lecce, vanno a caccia di 3 punti pesanti in ottica quarto posto Champions, mentre i neroverdi cercheranno di tornare a una vittoria che manca da un mese (ultimo successo il 6 dicembre, contro la Fiorentina). Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere Sassuolo-Juve.
Sassuolo-Juve, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Sassuolo-Juve, in campo stasera alle 20:45:
Sassuolo (4-3-3) Muric; Walukiewicz, Idzes, Muharemovic, Doug; Thorstvedt, Matic, Lipani; Fadera, Pinamonti, Laurienté. All. Grosso
Juventus (4-2-3-1) Di Gregorio; Kalulu, Bremer, Koopmeiners, Cambiaso; Locatelli, Thuram; Zhegrova, McKennie, Yildiz; David. All. Spalletti
Sassuolo-Juve, dove vederla
Sassuolo-Juve sarà disponibile su Dazn, ma anche su Sky per gli abbonati con Zona Dazn (canale 214). Partita visibile in streaming sull'app di Dazn.

Vertice dei 'Volenterosi' per l'Ucraina, oggi, martedì 6 gennaio, a Parigi con per rendere più concreti gli impegni di sicurezza per l’Ucraina e pianificare una forza multinazionale in caso di cessate il fuoco con la Russia.
Nella capitale francese sono attesi il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj e oltre 27 leader internazionali, insieme ai negoziatori statunitensi di alto livello Steve Witkoff e Jared Kushner. Presente anche la premier Giorgia Meloni. L’obiettivo è rafforzare una posizione comune tra Ucraina, Europa e Stati Uniti, da presentare successivamente a Mosca.
I colloqui per porre fine al conflitto hanno subito un’accelerazione da novembre, ma finora emergono pochi segnali di apertura da parte russa. Le dispute territoriali restano il principale nodo irrisolto e i combattimenti continuano senza un rallentamento significativo.
Secondo una nota inviata alle 35 delegazioni partecipanti, il vertice si concentrerà sulla creazione di una forza multinazionale da dispiegare in Ucraina in caso di cessate il fuoco, in coordinamento con Kiev e con il supporto degli Stati Uniti. Sul tavolo anche un pacchetto più ampio di garanzie di sicurezza, inclusi impegni vincolanti in caso di una nuova aggressione russa.
Nuovi attacchi incrociati
Nel frattempo un attacco ucraino con droni ha colpito nella notte la città russa di Tver, causando un morto e due feriti. Lo ha riferito il governatore ad interim Vitaly Korolev, secondo cui frammenti di un drone abbattuto hanno innescato un incendio in un edificio residenziale: una persona è deceduta e altre due sono state soccorse sul posto. È stata avviata un’indagine sull’accaduto.
Il raid è avvenuto alla vigilia della riunione di Parigi tra i leader Volenterosi, volta a cercare un avanzamento su un piano per porre fine al conflitto. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che nella notte sono stati intercettati 129 droni ucraini in oltre 20 regioni, tra cui Bryansk e Belgorod, al confine con l’Ucraina.
Zelensky silura il capo dei servizi.
Zelensky ieri ha rimosso il capo del servizio di sicurezza SBU, Vasyl Malyuk[1], in un ampio rimpasto dei vertici militari e di intelligence. Malyuk, coinvolto in operazioni chiave come l’attacco “Spiderweb” alle basi russe nel 2025, resterà comunque nella struttura in un nuovo ruolo. La mossa fa parte di una più ampia strategia di Kiev per accelerare l’efficacia difensiva mentre la guerra continua.

Non c'è soltanto la vecchina che di notte, calandosi dal camino, riempie di dolci o di carbone le calze lasciate dai bambini prima di andare a dormire. Non c'è soltanto la donna piegata su sé stessa che 'a bordo' di una scopa fa il giro delle case con il suo carico di delizie per tutti i palati. La nostra Befana, che arriva immancabile nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, nel mondo è in buona compagnia. Dagli elfi islandesi ai Re Magi spagnoli, infatti, sono tanti i modi in cui viene celebrata l'ultima notte delle feste, quella che segna di fatto la fine della pausa invernale. Il ricordo della visita dei re Magi a Gesù Bambino nella grotta di Betlemme - che nella tradizione popolare italiana è associata alla comparsa dell'anziana che 'vien di notte con le scarpe tutte rotte' - è celebrato in mille forme diverse da un Paese all'altro. Qualche esempio? Dal profondo Nord ai Paesi più vicine a noi - come la Spagna e la Francia - fioccano riti diversi, ciascuno con una sua peculiarità.
In Islanda
In Islanda, tanto per cominciare, l'Epifania è una questione di giorni. Tredici elfi nordici, chiamati Jólasveinar, ogni notte a partire dal 12 dicembre scendono uno a uno dalla montagna per fare scherzi e lasciare dolci ai bambini. Dopo il 25 dicembre, nei giorni che trascorrono dal Natale all'Epifania, compiono sempre uno a uno il percorso inverso tornando quindi a casa. Il 6 gennaio è il giorno in cui anche l'ultimo elfo lascia la città. È la fine delle feste che vengono salutate con una fiaccolata - cui partecipano anche il Re e la Regina degli elfi - che termina con un falò e dei fuochi d'artificio. Il classico paesaggio invernale, con le città sommerse sotto cumuli di neve fresca, viene animato quindi dagli Jólasveinar, gli elfi nordici. Si tratta di personaggi pittoreschi, figli dei troll Grýla, esseri inizialmente molto cattivi e minacciosi, che con il passare del tempo si sono addolciti.
In Francia
In Francia la questione dell'Epifania è un 'affaire' culinario. La visita dei Re Magi, per i nostri cugini transalpini, è il momento in cui si gusta la 'Gallette de Rois': una torta fatta con pasta sfoglia ripiena di crema frangipane alle mandorle. Secondo la tradizione la persona più giovane distribuisce le porzioni. Una fetta, però, viene sempre lasciata intatta per uno sconosciuto o un povero che dovesse passare. Questa fetta è 'la part du bon Dieu', ovvero 'la parte del buon Dio'. Ma c'è ancora un aspetto curioso. Nella torta si mette una fava: il fortunato che la troverà sarà il Re o la Regina della festa.
I Re Magi in Europa
In Spagna, invece, come da noi, il 6 gennaio si torna in qualche modo alla casella di partenza: dopo i regali di Natale arrivano quelli dei Re Magi. I bambini, la mattina presto, corrono a vedere i doni lasciati dai tre saggi provenienti dal lontano Oriente. Anche in Romania l'elemento centrale del 6 gennaio è l'arrivo dei Re Magi. Un avvenimento festeggiato dai bambini che, bussando di porta in porta, chiedono di poter entrare per raccontare qualche storie e ricevere piccoli regali in cambio.
Alla celebrazione dei Re Magi non sfugge neanche la Germania. Tradizione vuole che, nelle regioni cattoliche, i sacerdoti visitino le case per benedirle raccogliendo in cambio donazioni. I bambini, intanto, partecipano ai canti tradizionali o allestiscono presepi itineranti.
La Befana in Sudamerica
La Befana, con le sue cerimonie e consuetudini, è una vera 'viaggiatrice'. Allontanandosi dal Vecchio Continente, per approdare in Sudamerica, si può fare tappa in Messico dove il 6 gennaio coincide con 'El Dia de los Reyes', l'arrivo dei Re Magi. Per l'occasione si prepara la 'Rosca de Reyes', una ciambella che ricorda una corona con all'interno una figura di Gesù Bambino. Anche in altri Paesi dell'America Latina l'Epifania ha il suo posto d'onore nel calendario.
In Argentina, Paraguay e Uruguay è il giorno dei Re: i bambini lasciano le scarpe vicino alla porta nella speranza di ritrovarle, il giorno dopo, colme di regali; in Cile è il 'Día de los Tres Reyes Magos' ('il giorno dei tre Re Magi') o 'La Pascua de los Negros', ovvero il 'giorno sacro degli uomini neri'. La definizione non allude a un fatto religioso. Ma al fatto che, nel giorno dell'Epifania, in tempi lontani agli schiavi era permesso di non lavorare. Ancora una curiosità: nei Paesi Bassi si usa lasciare aperte le porte e le finestre per fare entrare la buona fortuna dell'anno appena cominciato. (di Carlo Roma)

Dopo il Venezuela, la Groenlandia? Donald Trump volta pagina dell'atlante e cerchia in rosso l'isola, territorio danese autonomo. Il presidente degli Stati Uniti, dopo aver accantonato il tema per mesi, negli ultimi giorni è tornato alla carica. "Dirò solo una cosa: abbiamo bisogno della Groenlandia a livello strategico, dal punto di vista della sicurezza nazionale. E la Danimarca non è in grado di garantirla. Sapete cosa ha fatto la Danimarca? Ha aggiunto una slitta", la risposta di Trump alle domande dei giornalisti.
Per la Casa Bianca, la Groenlandia è un pilastro della 'national security' vista la presenza sempre più minacciosa di Russia e Cina nell'Artico. Il presidente degli Stati Uniti si lascia sfuggire una deadline che, per quanto vaga, non passa inosservata: "Parleremo della Groenlandia in 20 giorni". Quindi, il messaggio che riguarda l'Unione Europea: "All'Ue serve che noi" controlliamo "la Groenlandia. E lo sa".
Se gli Stati Uniti attaccassero un Paese della Nato, sarebbe la fine di "tutto", avverte la premier danese, Mette Frederiksen. Più articolata, ma altrettanto perentoria, la replica del primo ministro della Groenlandia, Jens Frederik Nielssen: "Adesso basta"[1], dice il premier. "Basta pressioni. Basta allusioni. Basta fantasie di annessione. Siamo aperti al dialogo. Siamo aperti alla discussione. Ma tutto questo deve avvenire attraverso i canali appropriati e nel rispetto del diritto internazionale", scrive su Facebook. Più tardi, Nielsen usa toni più morbidi: "La situazione non è tale che gli Stati Uniti possano conquistare la Groenlandia. Non è questo il caso. Pertanto, non dobbiamo farci prendere dal panico. Dobbiamo ripristinare la buona cooperazione che avevamo un tempo. Dobbiamo cercare di ristabilire i contatti".
Per Trump, l'Ue sa che il controllo americano sull'isola è necessario. No, a giudicare dalle posizioni espresse a Bruxelles. "Abbiamo ascoltato quelle dichiarazioni. Non sono informata di alcuna discussione con gli Usa da parte dei nostri rappresentanti su questo tema", dice una portavoce della Commissione europea. "Ancora una volta, la Groenlandia ha la sua autonomia e, naturalmente, ogni Paese può essere molto interessante da molti punti di vista, ma questo non dovrebbe innescare alcun interesse che vada oltre, ad esempio, l'interesse commerciale, gli investimenti, eccetera. Nulla che vada oltre questo", ribadisce la portavoce.
Anche il Regno Unito, al di fuori del perimetro dell'Unione, "sostiene" la Danimarca, che "fa bene" a respingere le rivendicazioni di Trump, dice il primo ministro britannico Keir Starmer: "Sostengo" la premier danese Mette Frederiksen, "solo la Groenlandia e il Regno di Danimarca e solo loro devono decidere il futuro della Groenlandia".

La Colombia, il Messico, l'Onu. Donald Trump, dopo l'operazione a Caracas con la cattura di Nicolas Maduro, non si ferma. Il presidente degli Stati Uniti si concentra sul Venezuela, indicando le priorità per ricostruire il paese, e invia messaggi chiari, riassunti da un post del Dipartimento di Stato: "Questo è il nostro emisfero, il presidente Trump non consentirà che la sicurezza venga minacciata". E', in sintesi, l'evoluzione della Dottrina Monroe: il giardino degli Usa, una volta rappresentato dall'America Latina, esiste ancora. E potrebbe allargarsi, a giudicare dalle mire sulla Groenlandia.
"In Venezuela comandiamo tutto"
Il blitz del 3 gennaio in Venezuela, secondo Trump, consente di assestare un colpo letale alla rete di narcotraffico legata a Maduro. "Voglio portare la pace", dice il presidente degli Stati Uniti, che riassume in una frase la strategia per costruire il Venezuela 2.0: "We're gonna run everything". "Gestiremo tutto". Formalmente, gli Usa mirano a garantire una transizione fluida. La presidente ad interim Delcy Rodriguez, 'approvata' da Washington, deve però muoversi entro un perimetro chiaramente definito[1].
Per Washington, si parla soprattutto di economia e in particolare di petrolio. Tutto il resto è secondario. "Stiamo parlando con le persone, non chiedetemi chi comanda perché vi darei una risposta controversa: comandiamo noi. Dobbiamo rimettere il Venezuela in piedi, è un paese morto in questo momento. Servono investimenti massicci delle compagnie petrolifere per ripristinare le infrastrutture", dice Trump.
Cosa deve fare Delcy Rodriguez? "Abbiamo bisogno di totale accesso al petrolio e ad altre cose. Noi eravamo pronti per un secondo attacco. Eravamo pronti e siamo pronti: se non si comportano bene, attaccheremo per la seconda volta. Rodriguez dovrà fronteggiare una situazione peggiore rispetto a quella di Maduro, che ha alzato le mani e si è arreso", il messaggio.
L'Onu critica gli Usa, a Trump non importa
Il blitz di Caracas viene stigmatizzato dall'Onu, attraverso le parole del segretario generale Antonio Guterres. "Rimango profondamente preoccupato per il mancato rispetto delle norme del diritto internazionale", dice nel corso della riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dedicata alla crisi in Venezuela. "Sono profondamente preoccupato per il possibile aggravarsi dell'instabilità nel Paese, il potenziale impatto sulla regione e il precedente che potrebbe creare per le relazioni tra gli Stati", aggiunge Guterres nell'intervento letto dalla sottosegretaria Onu per gli Affari Politici, Rosemary Di Carlo.
Agli Stati Uniti, tutto questo interessa poco: "Non permetteremo che l'emisfero occidentale venga usato come base operativa per gli avversari, i concorrenti e i rivali della nostra nazione", dice l'ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, Mike Waltz.
Colombia, Cuba, Messico: ce n'è per tutti
Trump tira dritto e invia telegrafici messaggi agli altri inquilini del 'suo' emisfero. "La Colombia è guidata da un uomo malato, è un paese che produce cocaina. Ma non lo farà ancora per molto. Un'operazione in Colombia? Suona bene...", dice. Il siluro al presidente Gustavo Petro è pesantissimo. Il leader colombiano, però, non si limita ad incassare: "Sebbene non sia stato mai militare, conosco la guerra e la clandestinità. Ho giurato di non toccare più un'arma dall'Accordo di pace del 1989, ma per la Patria riprenderò le armi", scrive Petro, ex membro del gruppo di guerriglieri M-19. in un lungo post su X.
"Non sono illegittimo, né sono un narcotrafficante, come beni ho solo la mia casa di famiglia che sto ancora pagando con il mio stipendio. I miei estratti conto bancari sono pubblici. Nessuno può dire che ho speso più del mio stipendio. Non sono avido", prosegue Petro, dicendo di avere "enorme fiducia" nel popolo colombiano a cui "ho chiesto di difendere il presidente da qualsiasi atto violento e illegittimo. L'ordine alle forze dell'ordine è di non sparare al popolo, ma all'invasore".
Trump liquida Cuba in poche parole: "Molti cubani sono molti a Caracas, sono stati uccisi mentre cercavano di proteggere Maduro. Cuba è pronta a cadere. E' tutto legato al petrolio venezuelano e non ne stanno ricevendo".
Quindi, il Messico. Il vicino degli Stati Uniti torna ciclicamente nel mirino del presidente americano. "I cartelli sono molto forti in Messico, dobbiamo fare qualcosa. Amiamo il Messico, ma la droga passa per là". La presidente Claudia Sienbaum "ha un po' paura, è una splendida persona. I cartelli comandano in Messico". La risposta? "Le Americhe non appartengono a nessuna potenza", dice Sheinbaum. "Il continente americano appartiene ai popoli di ciascuno dei Paesi che ne fanno parte". Basterà per frenare Trump?

Pioggia, freddo e neve anche a quote basse. E con il maltempo, nel giorno dell'Epifania, oggi 6 gennaio 2026 scatta l'allerta meteo per il rischio in particolare di nubifragi al Centro-Sud con riflettori puntati su Roma. A delineare il quadro provvede Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it. "Il freddo e maltempo continueranno ancora per un po' di giorni e ci aspettiamo nevicate sino in pianura in particolare sull'Emilia Romagna e sul Friuli orientale e a bassa quota, cioè fino a quote collinari, su Toscana, Marche e Abruzzo", dice Gussoni all'Adnkronos, sottolineando che bisognerà fare i conti "ancora con la pioggia sul resto del Centro sud con rovesci e temporali molto intensi in particolare sul Lazio e sulla Toscana".
"Sul Lazio c'è l'allerta arancione della Protezione civile in particolare per Roma, Frosinone e Latina con fenomeni particolarmente intensi. Sulle regioni del nord andremo verso un graduale aumento, arriverà il sole ma farà freddo sin dal primo mattino, mentre al centro sud ci vorrà un poco più di tempo e fino alla fine della settimana ci saranno nuovi temporali con nevicate a quote collinari", dice Gussoni facendo riferimento per sommi capi all'allerta meteo.
L'allerta
Nel dettaglio, sottolinea la Protezione Civile, vengono adottati provvedimento per "precipitazioni diffuse, soprattutto sulle regioni tirreniche centro-meridionali, mentre sulle regioni centrali le temperature in calo causeranno nevicate fino a quote collinari".
Dalle prime ore di martedì, secondo il bollettino, temporali in agguato su Lazio, Molise, Campania, Basilicata e Calabria settentrionale. "L'avviso prevede inoltre nevicate in calo fino a quote di 300-400 m, e localmente fino a livello del mare, su Emilia-Romagna orientale, Marche, Umbria e Toscana orientale, in estensione dal pomeriggio all'Abruzzo e al Lazio orientale". Sulla base delle previsioni, per il 6 gennaio scatta l'allerta arancione meteo-idro su settori del Lazio e del Molise e allerta gialla su gran parte del Centro-Sud: sono interessate Marche, Umbria, Campania, Calabria e Sicilia, oltre ancora a Lazio e Molise.
Ordinanza a Roma
Viste le previsioni meteo per Roma il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato un’ordinanza che prevede divieto di svolgimento di attività aggregative ludico-ricreative o a carattere sportivo (non agonistiche), su aree pubbliche o su aree aperte al pubblico esposte ai fenomeni meteorici; divieto di accesso, transito o circolazione alle aree verdi, ai giardini, ai parchi e alle ville storiche; divieto di svolgimento di qualunque attività, già preventivamente autorizzata, nelle aree sottostanti ai carichi sospesi ed alla chioma delle alberature e nel raggio di loro potenziale caduta; chiusura al pubblico dei cimiteri cittadini, fatta salva l’esigenza di assolvimento di adempimenti improcrastinabili concernenti i servizi funebri e le attività di polizia mortuaria.
Lunga la lista di raccomandazioni destinate ai cittadini: evitare sottopassi, argini di fiumi, fossi o canali e zone a rischio allagamento; in casa, evitare seminterrati e non sostare a lungo sui balconi; all'aperto, cercare un luogo elevato e riparato ma non sotto le alberature o sotto i i carichi pendenti; cercare di rimanere in una posizione riparata, evitando così di essere colpiti dall’eventuale caduta di oggetti; evitare l’attraversamento e la sosta nelle aree verdi e strade alberate per il possibile verificarsi di rotture di rami, anche di grandi dimensioni, o cadute di alberi che potrebbero colpire le persone o intralciare le strade; prestare cautela nell’avvicinarsi alle zone costiere e ai litorali evitando di sostare su pontili e moli; prestare cautela alla guida di autoveicoli –specie se telonati e caravan- e motoveicoli, al fine di evitare possibili sbandamenti a causa delle raffiche di vento, all’occorrenza, fermarsi; tenersi informati sull’evoluzione della situazione e seguire le indicazioni fornite dalle Autorità.

"Sono stato rapito. Sono un prigioniero di guerra, sono innocente e sono un uomo perbene. Sono ancora il presidente del Venezuela". Nicolas Maduro si è presentato in aula a New York per la prima udienza del processo in cui è imputato con la moglie Cilia Flores. La coppia, catturata nelle prime ore del 3 gennaio a Caracas, si è dichiarata non colpevole davanti al giudice Alvin Hellerstein, 92 anni, in relazione a tutti i 4 capi d'accusa, compreso quello relativo al narcotraffico.
Lo show con le 'finte manette'
Maduro, con i piedi incatenati, è entrato in aula alle 12 locali scortato dagli US Marshal. Niente telecamere, niente fotografi: a raccontare l'udienza, i giornalisti ammessi in aula. Pantaloni color cachi forniti dal carcere, una maglietta blu navy a maniche corte sopra una maglietta arancione. Anche le scarpe di tela del leader venezuelano erano arancioni, un colore che le autorità carcerarie destinano ai detenuti ad alto rischio o che richiedono misure speciali di sicurezza.
Maduro non è mai stato ammanettato, dettaglio insolito per i detenuti federali in custodia cautelare. Le caviglie, invece, erano incatenati. L'imputato, secondo il Washington Post, ha compiuto un gesto 'teatrale' mentre veniva condotto in aula ha finto di essere ammanettato: ha portato le mani dietro la schiena unendo i polsi, che in realtà erano totalmente liberi.
I media presenti hanno descritto un Maduro a tratti nervoso, a giudicare dalle mani in costante movimento. Per lunghi tratti, ha scarabocchiato e preso appunti su un blocco giallo, che probabilmente potrà tenere. Allo stesso tempo, l'imputato ha effettuato le prime mosse per testare i limiti di azione nell'ambito del procedimento. In spagnolo, ha provato a rilasciare una sorta di dichiarazione spontanea alzandosi in piedi. "Ci sarà tempo e luogo", ha detto il giudice, limitandosi a chiedere le generalità: "Voglio solo sapere una cosa. Lei è Nicolas Maduro Moros?". "Sono Nicolas Maduro Moros", la risposta che ha sostanzialmente consentito al giudice di chiudere l'udienza durata poco più di mezz'ora[1].
Gli imputati non hanno chiesto la libertà su cauzione, potrebbero farlo più avanti, magari nell'udienza in calendario il 17 marzo. Maduro e la moglie, che si è definita "la primera dama della Repubblica del Venezuela" in linea con le dichiarazioni del marito, hanno chiesto una visita consolare in carcere. Maduro non ha nascosto la sua sorpresa quando gli sono stati letti i suoi diritti: "Non ne ero a conoscenza".
I legali hanno sollecitato anche controlli medici: Maduro è apparso zoppicante subito dopo l'arrivo a New York nella serata del 3 gennaio, Cilia Flores ha "gravi contusioni alle costole" e "avrà bisogno di cure adeguate" mentre è detenuta nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn. Secondo i media Usa, la donna avrebbe un livido sul volto. A udienza finita, spazio anche per un fuoriprogramma. Un uomo, identificato come il 33enne Pedro Rojas, ha urlato in spagnolo a Maduro "pagherai per i tuoi crimini". La risposta è stata immediata: "Conquisterò la libertà".
Rodriguez giura da presidente a Caracas
A Caracas, intanto, il Venezuela volta pagina. Delcy Rodriguez, 'osservata speciale' da Donald Trump per la ricostruzione del paese[2], ha prestato giuramento come presidente ad interim. I media locali precisano che l'ex vice presidente ha giurato davanti al fratello Jorge Rodriguez, rieletto presidente dell'Assemblea Nazionale, il Parlamento di Caracas. All'inizio della seduta, i deputati hanno scandito lo slogan "Vamos Nico" (Forza Nico) a sostegno di Maduro. L'Assemblea ha anche tributato una standing ovation quando è stato indicato il posto vuoto di Cilia Flores. Delcy Rodriguez ha definito Maduro e la moglie "due eroi" e ha promesso di garantire la pace nel Paese, "la tranquillità spirituale, la tranquillità economica e sociale del nostro popolo". La leader ha anche affermato di assumere l'incarico "con dolore per la sofferenza causata al popolo venezuelano dopo un'illegittima aggressione militare contro la nostra patria".
E' stato però Jorge Rodriguez a promettere di esplorare ogni via per "riportare indietro" Maduro. "La mia funzione principale nei giorni a venire... come presidente di questa Assemblea nazionale, sarà quella di ricorrere a tutte le procedure, a tutte le piattaforme e a tutte le vie per riportare indietro Nicolas Maduro Moros, mio fratello, il mio presidente", ha detto ai parlamentari.
Nell'asse tra due famiglie, Nicolas Maduro Guerra, figlio del leader, ha espresso il suo "sostegno incondizionato" alla presidente ad interim Delcy Rodriguez. "A te, Delcy Eloina, il mio sostegno incondizionato per il durissimo compito che ti è stato assegnato. Conta su di me", ha detto nel corso della sessione. Trattenendo le lacrime, ha poi aggiunto: "La patria è in buone mani, papà, e presto ci riabbracceremo qui in Venezuela".
L'influenza, con la variante K, rimane protagonista anche nei primi giorni del 2026 costringendo a letto migliaia di italiani. Il brusco calo delle temperature può portare a un aumento dei malanni di stagione, soprattutto delle infezioni respiratorie, ma non a un nuovo picco di influenza.
"Con il freddo è probabile vedere qualche caso in più di raffreddore e di infezioni respiratorie, anche di origine virale - spiega Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), all'Adnkronos Salute - ma non ci sarà una nuova impennata dell'influenza stagionale. Il picco è già stato raggiunto tra Natale e Capodanno e, dopo un calo dei casi, non si è mai osservata una nuova risalita".
Questo però non significa abbassare la guardia. "Con le basse temperature non bisogna scherzare – avverte l'esperto – perché l’aria fredda favorisce le infezioni delle vie respiratorie". Particolare attenzione è richiesta per anziani e persone fragili, come cardiopatici e immunodepressi, che dovrebbero evitare sbalzi di temperatura e, se possibile, restare in casa. Se uscire è necessario, Andreoni consiglia di "evitare luoghi chiusi e affollati per ridurre il rischio di contagio o di ricadute, soprattutto in chi ha appena superato l’influenza".
Le "nuove infezioni - precisa - spesso non sono dovute al virus influenzale, ma ad altri virus simili". Da qui l'invito a tornare a usare la mascherina nei luoghi pubblici chiusi, "come autobus, metropolitana e treni, per proteggere sé stessi e gli altri" conclude.
Un eventuale incremento dei contagi, quindi, non dipenderà dal freddo. Non direttamente, almeno. Un altro fattore può incidere sulla diffusione del virus. Con la "ripresa delle scuole è possibile un nuovo aumento dei casi di influenza", anche "se il numero di persone malate è attualmente in diminuzione. Quando parliamo di casi – ricorda l'epidemiologo Massimo Ciccozzi all'Adnkronos Salute– parliamo di persone che possono contagiarne altre. Il brusco calo delle temperature e il ritorno in classe favoriscono la circolazione di molti virus respiratori tipici di questo periodo, non solo quello influenzale".
Il freddo non è una causa primaria, ma può avere un impatto indiretto. "Il freddo", spiega l'esperto, "porta a trascorrere più tempo in ambienti chiusi", come case, bar e ristoranti. "Stare al chiuso ci protegge dalle basse temperature, ma aumenta il rischio di contagio. Per questo continuo a dare lo stesso consiglio a tutti: indossare sempre la mascherina sui mezzi di trasporto pubblico", conclude Ciccozzi.
Altri articoli …
- Elettricista morto a Sassari, due indagati per omicidio colposo
- Rapporto Antitrust sul caro-voli Sicilia-Sardegna, non ci sono fenomeni collusivi
- I bus del Ctm delle linee 3 e M saranno solo elettrici
- Madre e figlia morte a Campobasso, il medico legale: "Sostanza tossica o batterio le ipotesi al vaglio"
- Sinner e il 'no' a Mattarella, il retroscena di Binaghi: "Stava per andare in ospedale"
- La Groenlandia è una 'fissazione' di Trump. Ha un reale fondamento economico per gli Stati Uniti?
- Maduro al giudice: "Sono innocente, sono una persona perbene"
- Voli cancellati in Egitto e nello Yemen, 680 turisti italiani bloccati
- Calcio: il Cagliari su Nicolussi Caviglia, ma piace anche Brescianini
- Sull'Isola arriva il freddo dalle zone polari, con pioggia e neve dopo l'Epifania
- In casa munizioni, polvere da sparo e selvaggina, bracconiere arrestato a Sarroch
- Referendum sulla giustizia, a Sassari nasce il comitato per il No
- 'Il 2025 anno da dimenticare per le carceri sarde'
- Sull'Isola arriva il freddo polare, con pioggia e neve dopo l'Epifania
- Aggredirono forze dell'ordine a Silanus, scatta il Daspo urbano
- La Nona di Beethoven inaugura la stagione concerti del Lirico di Cagliari
- Grace di Monaco consolò Diana in lacrime durante la sua prima uscita pubblica
- Totti e Noemi Bocchi, capodanno a Dubai. Poi mare (e padel) in Malesia
- In Sardegna gasolio più caro della benzina, prezzo tra più alti in Italia
- Bianca Pitzorno, vi racconto La sonnambula e il suo coraggio
Pagina 10 di 964



