
(Adnkronos) - Achille Lauro lascia X Factor e non sarà giudice nel talent show della prossima stagione. "Dopo 2 anni bellissimi a X Factor con una squadra unica e momenti bellissimi che non dimenticherò mai, la mia avventura nel programma si conclude qui", annuncia il cantante dal proprio profilo Instagram. "Mi trovo in un momento stupendo della mia vita. Tra un enorme tour negli stadi e l'amore travolgente che sto ricevendo, ho deciso di dedicarmi completamente alla musica e a chi, in questi anni, mi ha dato tutto. La musica è la mia casa. Scrivo canzoni da quando ero piccolissimo, ho sognato questo per tutta la vita e voglio dare tutto me stesso alla mia gente e a questo sogno", aggiunge l'artista.
"Grazie di cuore a XF per questi anni bellissimi. Grazie ai miei amici Paola, Jake, Francesco, Manuel, Giorgia, ad Andrea Duilio e a tutta Sky, al team Fremantle, a Marco Tombolini, a Paola Costa, a Giacomo Carrera, Paolo Scarbaci e a tutta l'incredibile squadra che lavora dietro le quinte del programma", dice con una lunga lista di ringraziamenti. "Grazie di cuore per tutto, con infinita stima, amicizia e amore", dice prima di lasciare uno spiraglio aperto per il futuro: "E' stato stupendo e come sempre cito il grande Califano. 'Non escludo il ritorno'".

(Adnkronos) - "È dura, ma bisogna vivere e cerchiamo di farlo al meglio". Wilma Goich ha ricordato oggi, ospite a La volta buona, Susanna Vianello, la figlia scomparsa nel 2020 all'età di 49 anni a causa di un tumore ai polmoni.
"Il meglio per me è mio nipote, mi distrae molto", ha raccontato. La cantante ha spiegato di aver scritto per la figlia una canzone "bellissima" e spera di poterla cantare presto in pubblico: "Io ne parlo volentieri di mia figlia, perché Susanna è qui con me, c'è sempre per me".
Goich ha poi aggiunto di aver trovato delle vecchie foto che ritraggono la figlia, rivivendo quei momenti con il sorriso. La conduttrice Caterina Balivo commossa le ha detto: "Che forza che hai Wilma... da mamma te lo dico", senza riuscire a concludere la frase tra le lacrime.

(Adnkronos) - Parte ufficialmente domani, sabato 11 aprile, la campagna 'Note di Prevenzione' di Ats Città metropolitana di Milano per promuovere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Protagonista del progetto è 'l'orchestra della sicurezza', dove ogni strumento è un elemento di prevenzione e di uso di buone pratiche. Quando suonano tutti insieme, generano una sinfonia di attenzione e professionalità, capace di rendere più sicuri i luoghi di lavoro. In questa visione, ogni soggetto coinvolto è parte attiva del sistema di sicurezza: tutti sono musicisti e nessuno è spettatore. La campagna trasmette il messaggio che la sicurezza, come la musica, esiste solo quando tutti 'suonano bene la propria parte', trasformando l’impegno individuale in un risultato collettivo.
"'Note di prevenzione' -spiega Silvano Casazza, direttore generale di Ats Città metropolitana di Milano- vuole dire con forza che la prevenzione è il primo e più importante strumento per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Ogni comportamento corretto e ogni scelta consapevole contribuiscono a prevenire gli infortuni e a proteggere la salute dei lavoratori. In questo sistema, ogni ruolo e ogni persona sono fondamentali: solo quando tutti apportano il proprio contributo si costruisce un ambiente di lavoro davvero sicuro".
Per la campagna è stato realizzato un video spot dedicato e delle videoclip trasmesse su tv locali e canali social. A dirigere l’orchestra, nelle videoclip, è l’attore Lillo Petrolo. E' stata aperta anche una pagina web dedicata dove è possibile consultare materiale informativo e interrogare un agente conversazionale multilingua che fornisce risposte in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Saranno, inoltre, diffusi materiali grafici di promozione della campagna coinvolgendo tutti i Comuni di Ats Città metropolitana di Milano.
Il progetto Psal- Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro nasce dall’esigenza di rendere la cultura della salute e della sicurezza sul lavoro più accessibile, concreta e condivisa. Un tema spesso percepito come distante viene riportato nella quotidianità delle persone attraverso un linguaggio semplice, un’immagine forte e un sistema di comunicazione capace di unire informazione, esperienza e coinvolgimento. Il concept del 'lavoro d’orchestra' diventa la chiave narrativa dell’intero progetto: la sicurezza non è il risultato di un singolo gesto, ma l’armonia tra competenze, attenzioni e responsabilità diverse. Come in una sinfonia, ogni elemento ha un ruolo preciso e contribuisce a un risultato comune. Questa metafora permette di raccontare la prevenzione in modo immediato, positivo e memorabile, trasformando un messaggio istituzionale in un’esperienza emotiva e partecipata.
La campagna si sviluppa come un ecosistema integrato che combina canali tradizionali e digitali con una forte presenza sul territorio. Affissioni, stampa e video dialogano con attivazioni dal vivo pensate per intercettare un pubblico ampio e trasversale. Le installazioni immersive e le performance musicali portano fisicamente il progetto nei luoghi di passaggio quotidiano, creando occasioni di scoperta, interazione e racconto. L’esperienza diventa così il primo veicolo di consapevolezza. A questo si affianca una piattaforma digitale progettata come punto di accesso unico ai contenuti e ai servizi dedicati alla sicurezza sul lavoro. La landing page e l'agente conversazionale permettono di prolungare l'esperienza, offrendo informazioni chiare, orientate ai bisogni e facilmente fruibili, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Il digitale non è un canale separato, ma parte integrante del sistema, pensato per accompagnare le persone prima, durante e dopo il contatto con la campagna.
Il valore del progetto sta nella sua visione complessiva: unire linguaggi, strumenti e contesti diversi in un racconto coerente, capace di stimolare una nuova consapevolezza. Che non si limita a comunicare la sicurezza, ma la mette in scena, la fa vivere e la rende condivisa. Perché la prevenzione funziona davvero solo quando diventa un gesto collettivo, costruito giorno dopo giorno, in armonia.

(Adnkronos) - Alla Casa Bianca si respira un’atmosfera abbastanza rilassata, dopo il turbinio di emozioni e sensazioni contrastanti che hanno caratterizzato i giorni e le ore antecedenti all’annuncio di Donald Trump del cessate il fuoco temporaneo di due settimane. Un portavoce dell’amministrazione, all'Adnkronos, conferma che le sensazioni sono positive e ripete le parole del vicepresidente JD Vance prima d’imbarcarsi in aereo con direzione Islamabad, in quelli che saranno i negoziati di più alto livello fra i due Paesi fin dal 1979. “Se tenteranno di prenderci in giro, scopriranno che il team negoziale non è poi così ricettivo”, ha detto Vance. Il portavoce, senza giri di parole, sottolinea che gli iraniani devono evitare di “fare i furbi”, come durante i negoziati dei mesi scorsi in Svizzera e Oman, quando avevano tentato – a detta dell’inviato Steve Witkoff – di occultare dei numeri in una bozza preliminare d’accordo.
Nel “draft” presentato a Ginevra, secondo Witkoff, si chiedeva di poter arricchire più uranio all’interno di un reattore nucleare civile chiamato Trr (Reattore di ricerca di Teheran), utilizzato teoricamente per produrre radioisotopi a scopo medico e agricolo. Un luogo dove l’uranio, secondo la bozza presentata, sarebbe stato arricchito al 20%, quando il massimo consentito dall’accordo siglato dall’amministrazione Obama nel 2015 era del 3,67% d’arricchimento. "Partendo dal 20% ci vorranno forse tre o quattro settimane per arrivare al 90% di qualità per creare armi, il 60%, di cui avevano 460 chilogrammi, è a solo una settimana o 10 giorni di distanza dalla qualità necessaria per realizzare armi", aveva spiegato Witkoff in una chiamata a cui aveva partecipato anche l'Adnkronos. In quel momento, l’inviato aveva capito che il 20% avrebbe fatto risparmiare a Teheran un sacco di tempo nella corsa al raggiungimento di un'arma atomica.
Tornando ai negoziati di Islamabad, che potrebbero durare anche due o tre giorni – a seconda di come andranno – la delegazione guidata da Vance parte con delle direttive precise e chiare del presidente, che possono essere riassunte in due punti: no al programma nucleare militare iraniano, sì alla riapertura totale per tutte le navi, senza pedaggi, dello Stretto di Hormuz. Secondo il Washington Post, l'amministrazione Trump intende richiedere anche il rilascio degli americani detenuti dal regime degli ayatollah, tuttavia c’è preoccupazione che tale richiesta possa mettere in pericolo delle trattative già di per sé complicate.
In tutto questo, il cessate il fuoco di due settimane potrebbe addirittura essere prorogato se la Casa Bianca riterrà che siano stati compiuti progressi sufficienti in Pakistan. Di fatto, l'attuale stop alle ostilità potrebbe servire da trampolino di lancio per le trattative, fornendo ulteriore tempo per raggiungere un accordo di pace definitivo con la Repubblica Islamica. Allo stesso tempo, e lo hanno chiarito perfettamente sia il Pentagono che il presidente Trump, le forze americane rimangono in posizione nel Golfo Persico e saranno pronte ad attaccare di nuovo, se i negoziati naufragassero o se Teheran non dimostrasse di voler trattare in buona fede. Al New York Post, il presidente ha ribadito che, qualora non venga raggiunto un accordo di pace, gli Stati Uniti riprenderanno la loro azione militare con intensità ancora maggiore, affermando: “È in corso un reset". "Stiamo caricando sulle navi le migliori munizioni, le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle che abbiamo impiegato in precedenza, con le quali li abbiamo fatti a pezzi", ha dichiarato il presidente, aggiungendo che gli Stati Uniti le “utilizzeranno in modo molto efficace”, qualora non si giungesse a un’intesa. Trump, ha assicurato che "le prossime 24 ore" riveleranno se le trattative avranno successo: “Lo scopriremo presto”.
Nel frattempo, gli analisti rimangono cauti riguardo a una svolta definitiva, a causa di diversi "scenari da incubo". "Dipende in larga misura dal fattore Libano e da come Israele intenderà posizionarsi. In questo contesto, Trump è chiamato a giocare un ruolo strategico di equilibrio tra due potenze regionali che sono arcinemiche, Israele e Iran. Da un lato, Israele ha tutto l’interesse a proseguire le operazioni contro Hezbollah nel sud del Libano: i colpi inferti stanno producendo risultati significativi e potrebbero contribuire a mettere in sicurezza le comunità israeliane del nord, che restano tuttora sotto la minaccia dei razzi del gruppo sciita”, afferma Alissa Pavia, direttrice associata dei Programmi per il Medio Oriente del think tank Atlantic Council. Mentre Iran e Pakistan sostengono che il cessate il fuoco includa anche il Libano, Israele continua a colpire Hezbollah, con il premier Benjamin Netanyahu che ha dichiarato esplicitamente che non vi sia "alcun cessate il fuoco in Libano". E questo ha indotto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ad avvertire che i colloqui potrebbero diventare "privi di significato".
Secondo Elizabeth Threlkeld, direttrice del Programma per l'Asia meridionale presso lo Stimson Center, il Pakistan ha dei limiti al proprio potere negoziale. “Nonostante il suo ruolo di ‘mediatore indispensabile’, il Pakistan non possiede il potere di imporre concessioni qualora entrambe le parti si rifiutino di cedere su questioni fondamentali, quali la riapertura dello Stretto di Hormuz o l'arricchimento nucleare”. La fiducia fra i due paesi, secondo gli esperti, è fragile: Trump ha già accusato Teheran di aver svolto un "pessimo lavoro" nel mantenere le promesse relative allo Stretto di Hormuz, gettando dubbi sulla sostenibilità a lungo termine di qualsiasi accordo raggiunto a Islamabad. “Dall’altro lato, Trump ha un forte incentivo a raggiungere un accordo con Teheran. I mercati globali sono troppo fragili per sostenere a lungo una chiusura dello Stretto di Hormuz, e vi sono segnali che indicano una possibile disponibilità iraniana a negoziare almeno una riduzione parziale delle proprie scorte nucleari. Anche una concessione limitata potrebbe essere facilmente presentata da Trump come un successo politico”, sottolinea Pavia.
Secondo l'analista, tuttavia, Teheran difficilmente accetterà di sedersi al tavolo negoziale sul dossier nucleare mentre Israele continua a colpire Hezbollah. Una simile mossa verrebbe percepita come una resa unilaterale, con implicazioni potenzialmente esistenziali per il regime iraniano. La speranza, come ha espresso più volte il presidente, è che gli attuali leader iraniani sono meno radicali di quelli precedenti – quasi tutti uccisi durante la guerra, dice Trump – e si sono mostrati più ragionevoli e aperti ad accettare le richieste americane. Il presidente l’ha definito “il terzo regime”, precisando che le dichiarazioni dure e bellicose in pubblico non sarebbero poi le posizioni mantenute da Teheran in privato. Al New York Post, Trump ha poi espresso dubbi in merito ai messaggi diffusi dall'Iran: “Ci stiamo confrontando con persone di cui non sappiamo se dicano o meno la verità. Di persona, ci dicono che si stanno sbarazzando di tutte le armi nucleari, che è tutto sparito. E poi si rivolgono alla stampa dicendo: ‘No, vorremmo procedere con l'arricchimento’. Quindi, lo scopriremo”, ha concluso Trump. (di Iacopo Luzi)

(Adnkronos) - Emanuele Fiano, ex parlamentare Pd, verso l'addio ai democratici. "È veramente difficile se non impossibile rimanere in un Partito così", scrive su Fb. Una riflessione dopo la decisione del Pd milanese di sospendere il gemellaggio del capoluogo lombardo con Tel Aviv. Scrive Fiano sui social: "Il Partito Democratico Di Milano, non so se al termine di una lunga discussione nella direzione provinciale di cui non faccio più parte da quando non sono più parlamentare, o se per decisione presa solo dai vertici, chiede nuovamente di sospendere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv. Vedo che appoggiano questa richiesta portata una aula in Consiglio Comunale dalla capogruppo Beatrice Uguccioni, anche Pierfrancesco Majorino e ovviamente il segretario metropolitano Capelli".
"Bravi complimenti vi siete messi il cuore in pace così! Mentre a Tel aviv da tre anni centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra a Gaza prima e ora in Iran e Libano, hanno manifestato contro Nethaniau e i suoi ministri razzisti e reazionari e tutte le loro scelte, hanno manifestato per i diritti dei palestinesi, contro l’occupazione della Cisgiordania e le violenze disumane dei coloni contro i palestinesi, hanno manifestato i giovani che si rifiutano di servire l’esercito, e i giovani che sfilano con le foto dei bambini palestinesi uccisi. Mentre solo due giorni fa la polizia ha malmenato, per disperdere, in una di queste manifestazioni, Colette Avital una nostra anziana compagna laburista, già responsabile esteri dei laburisti israeliani, protagonista di tanti incontri con il Pds e i Ds ed il Pd, alla ricerca della pace, con Napolitano, Veltroni, Fassino. Ecco voi interrompete il legame con tutta Tel Aviv, anche quella che lavora senza tregua per la pace e contro la guerra da sempre. È un’idea geniale, di alta politica, utilissima alla pace".
"È un classico della semplificazione manichea, da una parte sta solo il male, dall’altra il bene. E con la prima parte bisogna recidere ogni rapporto. Come non averci pensato prima? Mi pare evidente che sia un grande contributo alla pace, nel giorno in cui 600 cattedratici israeliani denunciano firmandosi, la violenza dei coloni che vogliono cacciare i palestinesi dalla Cisgiordania in barba a qualsiasi diritto nazionale e internazionale o anche a qualsiasi principio di umanità. Quando ho cominciato a frequentare il Pci milanese e poi il Pds si organizzavano incontri con la sinistra israeliana e quella palestinese e addirittura viaggi in Israele e Palestina per capire, per conoscere, per studiare ( parola ormai desueta ) e per farsi protagonisti del dialogo. Mai visto niente del genere nel Partito di oggi. Mai visto chiedere a chi questa storia terribile la frequenta da decenni, un contributo, mai visto aprire una discussione. E come mai non chiedete l’interruzione del gemellaggio con Chicago negli USA, visto il comportamento di Trump? E come mai non chiedete di cancellare il gemellaggio con San Pietroburgo visto il comportamento di Putin?".

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Masterclass, incontri e il fascino della scena dal vivo. Lunedì 13
aprile nel Teatro delle Saline di Cagliari prende il via la terza
edizione di "Aspettando Actor Giovane", rassegna organizzata dalla
Scuola d'arte drammatica di Cagliari.
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(Adnkronos) - "Io e Antonella abbiamo rotto dopo che lei ha scoperto le mie chat notturne con le fans. Mi inviavano foto hot e mi chiedevano di vedermi. Ma non ho mai tradito la Elia e da quando non stiamo più insieme cioè da 6 mesi sono casto". Lo ha detto Pietro delle Piane a Monica Setta a 'Storie al bivio' nella puntata in onda sabato alle 15. 30 su Rai 2. A distanza di mesi dalla rottura con la Elia che ha fatto saltare le nozze programmate e con Antonella nella casa del Gf, delle Piane svela il motivo che, secondo lui, lo avrebbe fatto lasciare dalla compagna.
"Sono amareggiato e offeso dal fatto che Antonella pensa che io mi faccia pubblicità con la nostra storia" dice ancora l'attore "ma le voglio ancora molto bene".

(Adnkronos) - Gli effetti dei dolcificanti artificiali potrebbero trasmettersi di generazione in generazione. E' l'ipotesi esplorata in un nuovo studio condotto su animali, dal quale è emerso che la prole di topi che avevano assunto sucralosio o stevia presentava un'espressione alterata dei geni legati all'infiammazione e al metabolismo. Da tempo si discute dei potenziali effetti a lungo termine di questi dolcificanti e le organizzazioni sanitarie internazionali hanno acceso un faro. La preoccupazione è che potrebbero interferire con il metabolismo energetico e aumentare il rischio di sviluppare diabete o malattie cardiovascolari. Ma è un pericolo che si può circoscrivere a chi li consuma o può diventare una scomoda 'eredità' che poi passa sulle spalle dei propri discendenti? Il lavoro appena pubblicato su 'Frontiers in Nutrition' punta a indagare proprio su questo. Per farlo, gli autori hanno iniziato dividendo 47 topi, maschi e femmine, in tre gruppi, ognuno dei quali ha ricevuto acqua semplice oppure acqua con una dose di sucralosio o stevia, paragonabile alla quantità che un essere umano potrebbe consumare nell'ambito di una normale dieta. Questi gruppi di topi sono stati poi allevati per due generazioni consecutive, entrambe alimentate con acqua semplice.
Il primo punto emerso è che i due popolari dolcificanti hanno effetti negativi sul microbiota intestinale e sull'espressione genica, il che può compromettere potenzialmente la salute metabolica. "Abbiamo trovato interessante che, nonostante il crescente consumo di questi additivi, la prevalenza di obesità e disturbi metabolici come l'insulino-resistenza non sia diminuita. Questo non significa che i dolcificanti siano responsabili di questi trend, ma solleva la questione se influenzino il metabolismo in modi che non comprendiamo ancora appieno", spiega Francisca Concha Celume dell'università del Cile, autrice principale dell'articolo. I modelli animali utilizzati per il lavoro, illustra, "ci permettono di controllare le condizioni ambientali con grande precisione e di isolare l'effetto di un fattore specifico, come ad esempio un composto presente nella dieta, seguendo al contempo diverse generazioni in un lasso di tempo relativamente breve".
Da qui il senso dell'esperimento. Ogni generazione dei topi oggetto dello studio è stata sottoposta a un test di tolleranza orale al glucosio, che valuta la resistenza insulinica, un segnale di allarme per il diabete. I ricercatori hanno anche prelevato campioni fecali per individuare eventuali cambiamenti nel microbiota intestinale e nella concentrazione di acidi grassi a catena corta, che potrebbero segnalare cambiamenti epigenetici trasmissibili dai genitori ai figli: si ritiene che i dolcificanti influenzino gli acidi grassi a catena corta compromettendo la funzione del microbiota intestinale, il che può in ultima analisi alterare l'espressione genica. E' stata poi anche analizzata l'espressione di 5 geni coinvolti nell'infiammazione, nella funzione di barriera intestinale e nel metabolismo del fegato e dell'intestino. Questi geni sono stati scelti per fornire un quadro generale delle potenziali influenze epigenetiche sui fattori intestinali, infiammatori e metabolici che potrebbero essere responsabili di effetti negativi sulla salute derivanti dall'utilizzo di dolcificanti non nutritivi.
Gli scienziati hanno scoperto che i diversi dolcificanti producevano effetti diversi, che cambiavano nel tempo. Nella prima generazione, solo la prole maschile dei topi che consumavano sucralosio mostrava segni di ridotta tolleranza al glucosio, ma nella seconda generazione, livelli elevati di glicemia a digiuno sono stati rilevati nei discendenti maschi dei topi che consumavano sucralosio e nelle discendenti femmine dei topi che consumavano stevia. Quanto ai batteri intestinali, entrambi i gruppi di topi che avevano ingerito dolcificanti presentavano un microbioma fecale più diversificato, ma concentrazioni inferiori di acidi grassi a catena corta, il che suggerisce che i batteri producessero meno metaboliti benefici. Anche le generazioni successive mostravano concentrazioni inferiori di acidi grassi a catena corta. I topi che consumavano sucralosio erano colpiti in modo più grave e persistente dalle alterazioni del microbioma, con un maggior numero di specie patogene e un minor numero di specie batteriche benefiche nelle loro feci.
Il sucralosio sembra inoltre stimolare l'espressione dei geni legati all'infiammazione e attenuare quella dei geni legati al metabolismo per due generazioni dopo il consumo. Anche la stevia influenza l'espressione genica, ma i suoi effetti sono minori e non si trasmettono per più di una generazione. "Nel complesso, gli effetti legati al sucralosio si sono dimostrati più costanti e persistenti nel corso delle generazioni", evidenzia Concha. "I cambiamenti che abbiamo osservato nella tolleranza al glucosio e nell'espressione genica potrebbero essere interpretati come segnali biologici precoci correlati a processi metabolici o infiammatori", continua. "Ad esempio, gli animali non hanno sviluppato il diabete. Piuttosto, abbiamo osservato sottili cambiamenti nel modo in cui il corpo regola il glucosio e nell'attività dei geni associati all'infiammazione e alla regolazione metabolica. E' possibile che tali cambiamenti possano aumentare la suscettibilità ai disturbi metabolici in determinate condizioni, come una dieta ricca di grassi".
Il team sottolinea che, sebbene la ricerca identifichi associazioni tra diversi cambiamenti dello stato di salute, non stabilisce un rapporto di causalità. Inoltre, l'impatto dei dolcificanti non nutritivi sui topi non rispecchierà esattamente il loro impatto sugli esseri umani. "L'obiettivo di questa ricerca - puntualizza Concha - non è quello di creare allarme, ma di evidenziare la necessità di ulteriori indagini". Potrebbe essere "opportuno valutare una moderazione nel consumo di questi additivi - conclude - e continuare a studiarne gli effetti biologici a lungo termine".

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Mettere i giovani al centro, non come semplici beneficiari di
servizi, ma come protagonisti di un nuovo modello di comunità. È
questo il cuore del progetto varato dall'amministrazione comunale
di Cagliari "Innovazione del Sistema dei Servizi Educativi di
Prossimità e Inclusione Sociale in favore di minori e giovani:
Centri di quartiere", finanziato con fondi PN Metro Plus 21-27 e
partito con l'inaugurazione delle attività del centro di quartiere
a Sant'Elia, con sede presso l'ex asilo di Via Schiavazzi.
(Adnkronos) - Alla vigilia delle elezioni di domenica in cui il partito di opposizione Tisza appare in netto vantaggio, il governo di Viktor Orban accusa Facebook di danneggiare la campagna di Fidesz e favorire invece il partito di Peter Magyar. "L'algoritmo sta fondamentalmente lavorando contro i partiti governativi", ha detto a Politico il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs puntando il dito contro Meta per l'avanzata nei sondaggi dell'ex funzionario di Fidesz che ha lanciato la sua sfida ad Orban proprio con un post su Facebook due anni fa in cui accusava il partito appena abbandonato di corruzione e declino morale.
Facebook è il social più usato in Ungheria, con 4 milioni di visite nel febbraio scorso in un Paese di nove milioni di abitanti, ed è quindi una piattaforma politica importante per la politica ungherese e Magyar, pur avendo 'solo' 930mila follower, quasi la metà del 1,6 milioni di Orban, sta ricevendo molti più commenti e like, con oltre 14 milioni di interazioni a marzo per 287 post, quasi il doppio dei 7,8 milioni di interazioni per i 342 post di Orban. Secondo Kovacs, questo sarebbe colpa del fatto che "il primo ministro deve avere un profilo politico con ovvie limitazione mentre abbiamo il leader dell'opposizione con un profilo da figura pubblica che viene gestito da un diverso algoritmo".
Affermazioni smentite da Meta: "I nostri sistemi non trattano i profili professionali dalla pagine in modo diverso per quanto riguarda la distribuzione su Facebook, non ci sono restrizioni per gli account del primo ministro e nessun post è stato rimosso", ha dichiarato un portvoce del gigante tecnologico di Mark Zuckerberg.

(Adnkronos) - Una parte dello stabilimento Capanno Beach Club di Ostia è stato sequestrato dalla polizia di Roma Capitale e dalla Gdf. Sulla pagina Facebook dello stabilimento i gestori rassicurano i clienti spiegando che ''il provvedimento riguarda esclusivamente un’area circoscritta in fase di riqualificazione edilizia''.
''Siamo regolarmente aperti - si legge sul social - Vogliamo rassicurare tutti i nostri amici e clienti. Il Capanno continua la sua attività senza alcuna variazione. In merito agli accertamenti avvenuti nelle scorse ore, ci teniamo a fare chiarezza per evitare inutili allarmismi. Il servizio continua regolarmente. L’attività di somministrazione non ha subito interruzioni e vi aspettiamo come sempre con i nostri orari consueti. Il provvedimento riguarda esclusivamente un’area circoscritta in fase di riqualificazione edilizia. La presenza di materiali all’interno di quello spazio (vettovaglie e arredi già presenti) è stata erroneamente interpretata come attività in corso, laddove l’area era invece ferma proprio in attesa dei titoli definitivi. I nostri legali sono già al lavoro per chiarire l’equivoco e confermare che abbiamo agito nel pieno rispetto delle prescrizioni. Nulla cambia per voi: la cucina è operativa, lo staff è pronto e l’atmosfera è quella di sempre. Vi aspettiamo per goderci insieme questa stagione''.

(Adnkronos) - Seconda e ultima giornata della visita ufficiale nella Repubblica Ceca del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, con il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, in rappresentanza del Governo.
La giornata di Mattarella è iniziata con una passeggiata sul Ponte Carlo, sotto qualche fiocco di neve, dove ha incontrato due gruppi di studenti provenienti da Caltanissetta, che sorpresi ed entusiasti lo hanno salutato cantandogli l'Inno d'Italia.

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(Adnkronos) - Obesità addominale, ipertensione, alterazioni della glicemia e dislipidemia: è la sindrome metabolica. Le ultime analisi mostrano un aumento delle criticità con l'avanzare dell'età e l'Italia non è immune, circa il 20% della popolazione ne soffre. Ma la sindrome metabolica raddoppia raggiungendo il 40% tra i 60 e i 69 anni, e superando il 42% tra gli over 70. Dal momento che rappresenta un fattore di rischio sanitario crescente, la sfida non è soltanto trattarne le conseguenze, ma riconoscerla e correggerla con un approccio preventivo prima che si trasformi in patologie più importanti. E' proprio su questo terreno che si inserisce l'approccio di Cristina Tomasi, human metabolist e medico specialista in Medicina interna e Angiologia, che pone il metabolismo al centro di una strategia preventiva personalizzata e orientata alla longevità. "La sindrome metabolica non è una malattia isolata, ma il risultato di un sistema che ha perso la capacità di regolare energia, ormoni e infiammazione - spiega Tomasi - Il problema non è solo cosa mangiamo, ma quando, come viviamo e come interagiamo con luce, sonno e movimento. Il mio approccio parte da qui: riportare il metabolismo al centro, perché è il vero regista della salute. Quando il metabolismo torna a funzionare, migliorano glicemia, composizione corporea, energia e performance cognitiva. Non è una dieta: è un reset metabolico".
L'approccio sviluppato dall'esperta combina valutazione clinica avanzata e interventi mirati su tre assi principali: stabilità glicemica, massa muscolare e ritmo circadiano. E' su questi pilastri che si costruisce la resilienza metabolica, condizione necessaria per prevenire diabete, malattie cardiovascolari e declino cognitivo. Parallelamente, trasferisce strumenti pratici per ridurre l'infiammazione, gestire lo stress, ottimizzare energia e performance cognitiva, accompagnando la persona in un percorso educativo che rende la prevenzione metabolica sostenibile nel tempo. Alcuni di questi aspetti saranno illustrati durante l'evento 'La Rivoluzione del metabolismo', congresso aperto a professionisti sanitari e grande pubblico, in programma il 18 aprile a Bolzano presso il 'NOI Techpark'.
Tomasi ha sviluppato la 'Metabo-Challenge', un protocollo operativo in 10 punti per 'resettare' il metabolismo e invertire la rotta prima che sia troppo tardi: 1) Misura prima di curare: se non conosci glicemia, insulina, emoglobina glicata, profilo lipidico, Pcp e omocisteina, stai andando alla cieca; 2) Blocca le montagne russe glicemiche: i picchi insulinici sono il motore nascosto di fame, accumulo di grasso e infiammazione; 3) Costruisci muscolo o perdi salute: il muscolo non è estetica, è il tuo principale organo metabolico; 4) Rispetta l'orologio biologico: mangiare e dormire fuori ritmo altera ormoni, metabolismo e capacità di recupero; 5) La luce è un farmaco (gratuito): la luce naturale regola metabolismo e insulina. La luce artificiale serale li sabota; 6) Elimina il rumore alimentare: zuccheri e ultra-processati disorientano il metabolismo: meno è meglio; 7) Proteine (non opzionali): senza un adeguato apporto proteico, perdi massa magra e rallenti il metabolismo; 8) Lo stress ingrassa (anche senza calorie): cortisolo e infiammazione cronica bloccano il metabolismo; 9) Muoviti ogni giorno, non solo in palestra: il metabolismo si attiva con la costanza, non con l'intensità sporadica; 10) Il metabolismo si educa, non si forza: non servono soluzioni estreme, serve coerenza quotidiana.

(Adnkronos) - Ancora un episodio di violenza nelle scuole. Una ragazzina di 12 anni è stata ferita al collo a colpi di forbice da una coetanea nei bagni del'istituto. E' accaduto questa mattina in una scuola media della provincia di Pisa. Sulla vicenda indagano i carabinieri. La ragazzina ferita è stata ricoverata in ospedale in condizioni giudicate non gravi. La dodicenne responsabile dell'aggressione, della quale ancora non si conoscono i motivi, è stata accompagnata dai genitori nella caserma dei carabinieri.

(Adnkronos) - Ancora un episodio di violenza nelle scuole. Una ragazzina di 12 anni è stata ferita al collo a colpi di forbice da una coetanea nei bagni del'istituto. E' accaduto questa mattina in una scuola media della provincia di Pisa,a Castelfranco di Sotto
L’episodio è avvenuto poco dopo le 10, al termine dell’ora di educazione fisica, negli spazi della palestra dell’istituto. Secondo le prime ricostruzioni, la minore avrebbe attirato la coetanea in bagno con una scusa, per poi estrarre un paio di forbici e colpirla con più fendenti, anche al collo. In precedenza tra le due sarebbe nata una discussione, poi degenerata. La studentessa ferita è stata soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale, dove risulta ricoverata. Le sue condizioni non sarebbero gravi.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti e chiarire il movente. La presunta responsabile si trova in caserma insieme ai genitori per essere ascoltata dagli investigatori.

(Adnkronos) - Ancora un episodio di violenza nelle scuole. Una ragazzina di 12 anni è stata ferita al collo a colpi di forbice da una coetanea nei bagni del'istituto. E' accaduto questa mattina in una scuola media della provincia di Pisa. Sulla vicenda indagano i carabinieri. La ragazzina ferita è stata ricoverata in ospedale in condizioni giudicate non gravi. La dodicenne responsabile dell'aggressione, della quale ancora non si conoscono i motivi, è stata accompagnata dai genitori nella caserma dei carabinieri.

(Adnkronos) - Come sfameremo 10 miliardi di persone nel 2050? Aumentare la produzione delle risorse alimentari è davvero la scelta migliore? È a queste domande che risponde il nuovo documentario di Francesco De Augustinis, How to Feed the Planet (Come nutrire il Pianeta), un film che vuole mettere in discussione i grandi dogmi dell’industria alimentare, uno su tutti la dieta mediterranea, e che porta alla luce il ruolo sottovalutato delle risorse alimentari nell'innescare alcuni tra i più grandi conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Congo.
How to Feed the Planet, capitolo finale. Il documentario sarà presentato in anteprima il prossimo 11 aprile al Nuovo Cinema Aquila (Roma), durante il Festival delle Terre, la rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzata dal Centro Internazionale Crocevia. Con questo lungometraggio, De Augustinis chiude il cerchio del progetto indipendente ONE EARTH, iniziato nel 2019: dopo aver affrontato, con i precedenti lavori, il tema della deforestazione tropicale, aver esplorato le conseguenze devastanti dell’aumento della produzione zootecnica e aver mostrato perché l’acquacoltura rappresenti una “finta soluzione” al problema della sovrapproduzione di carne, questo film cerca di dare una risposta alla domanda “Come nutrire il Pianeta?”, assicurando cibo a tutti, senza deforestare, distruggere ecosistemi e portare altre popolazioni alla rovina.
La mistificazione della dieta mediterranea. Il film mette in discussione il concetto moderno di “dieta mediterranea”, grande baluardo dell’industria alimentare italiana che oggi è ridotto a uno strumento di marketing per promuovere esportazioni e influenzare normative europee, sostenendo interessi più economici che salutari e ambientali. È dal Cilento che comincia il viaggio del regista per risalire alle origini e al vero significato della dieta mediterranea, codificata dallo scienziato Ancel Keys nel secondo dopoguerra. Tutto è poi cambiato nel giro di pochi anni, quando la produzione industriale ha preso il sopravvento ed è aumentata esponenzialmente la produzione di carne e di pesce. Non tutto è perduto, però. In un viaggio che dal Cilento porta il pubblico fino a Boston, si mostra come i principi della dieta mediterranea originale siano alla base di un’altra dieta, diventata negli ultimi anni un punto di riferimento scientifico, che cerca di rispondere alla domanda delle domande e dà il titolo al documentario stesso.
Dall’Ucraina al Congo: è guerra per le risorse alimentari. Il viaggio di How to Feed the Planet non è solo nel tempo, ma anche nello spazio. Dall’Ucraina al Congo, passando per l’Argentina, il regista mostra come alcuni tra i più grandi conflitti del nostro tempo non siano innescati per conquistare solo petrolio e terre rare, ma anche per accaparrarsi terreni e risorse alimentari. È il caso dell’Ucraina, diventata nel giro di pochi anni il “granaio d’Europa” o delle comunità rurali in Argentina, alle prese con l’avanzata dell’industria della soia. O ancora dei villaggi nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove gli interessi dell’agribusiness contribuiscono a compromettere la stabilità di un Paese che si ritrova ogni anno in vetta alle classifiche delle crisi alimentari globali. “Si pensa che la RDC sia un grande territorio selvatico per cui tutti pensano di venire per stabilirsi, prendendo della terra a loro piacimento. Le grandi multinazionali stanno venendo in RDC per accaparrarsi delle grandi superfici - afferma nel film Simplex Malembe, portavoce dell’associazione congolese di produttori agricoli CONAPAC - C’è un collegamento tra la guerra e la produzione agricola. Le risorse minerarie sono la base ma vediamo sempre più che anche le zone agricole più produttive sono motivo di conflitto”.
Nuovo modello è scelta politica tra un futuro di pace e un futuro di guerra. “Il film ci mette di fronte a una scelta da cui non possiamo scappare, che è poi la scelta della nostra epoca - dice Francesco De Augustinis - Possiamo continuare a consumare un numero eccessivo di risorse, il che oggi significa legittimare un sistema basato sullo sfruttamento, sulla distruzione e sulla sopraffazione, ma domani significherà assistere a un numero sempre maggiore di conflitti per l'accaparramento di queste risorse agricole, alimentari e idriche. Oppure - prosegue il regista - possiamo riconoscere cosa non ha funzionato nel sistema che abbiamo costruito negli ultimi decenni e rimboccarci le maniche per correggere il tiro. È necessario costruire un nuovo modello basato su un uso sapiente, etico, equo e davvero sostenibile delle risorse. Questa è una scelta politica che siamo chiamati a fare oggi per decidere tra un futuro di pace e prosperità o un futuro di guerre”.
Anteprima a Roma. Il film sarà presentato in anteprima al Nuovo Cinema Aquila sabato 11 aprile alle 21 nell’ambito del Festival delle Terre, la rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzato dal Centro Internazionale Crocevia. Seguirà alla proiezione un dibattito con il regista Francesco De Augustinis, i giornalisti ambientali Stefano Liberti e Francesco Paniè, con la moderazione di Monica Di Sisto.
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