
(Adnkronos) - Il tema della prevenzione, che poi arriva anche alla prevenzione delle malattie infettive e quindi ai vaccini, “è cruciale rispetto agli strumenti per far fronte a questi trend demografici. L’aumento dell’aspettativa di vita è un successo della medicina, ma chiaramente ha un peso sociale ed economico e anche un impatto sulla salute. Se l’aspettativa di vita in Italia è quasi a 85 anni, quella in buona salute si ferma a 58-60 anni. Per cui gli obiettivi di sanità pubblica sono preservare la buona salute, non solo diagnosticare e curare le patologie e le comorbidità che, chiaramente, grazie al driver dell’età, aumentano. E qui entra il tema della prevenzione”. Lo ha detto Anna Odone, professore ordinario di Sanità pubblica all'Università di Pavia, presidente sezione 3 Consiglio superiore di sanità, partecipando al dibattito ‘La demografia cambia la società’ organizzato oggi in occasione della sesta edizione dell’appuntamento annuale di Adnkronos dedicato ai temi dell'evoluzione demografica a Palazzo dell’Informazione a Roma
La prevenzione primaria “si occupa di preservare la salute - spiega Odone - Si riferisce alla vaccinazione, agli screening, agli stili di vita corretti perché si guadagna in salute e, in una prospettiva di popolazione, ha un impatto economico molto importante. Nell’ambito della prevenzione delle malattie infettive, siamo abituati a parlare di vaccinazioni pediatriche, ma con questi numeri demografici la prevenzione diventa uno strumento di invecchiamento in salute e attivo anche per la popolazione adulta, anziana e fragile. Abbiamo a disposizione straordinari strumenti di vaccinazione nei confronti di patologie diffuse nella popolazione anziana, per le quali l’età rappresenta un fattore di maggiore rischio per forme complicate o gravi”.
Sul tema della prevenzione di prossimità, “legato al Pnrr, il monitoraggio dell’implementazione - illustra Odone - mostra, nei diversi contesti territoriali, alcune criticità importanti, che vengono affrontate dai diversi servizi regionali, e riguarda anche la prevenzione vaccinale. Pensare una prevenzione che si allontana dai luoghi tradizionali, ospedali e dipartimenti di prevenzione, e abbraccia modelli sperimentati in contesto emergenziale, come la vaccinazione nelle farmacie, significa costruire un sistema che resta e può essere utilizzato anche a regime. Sono modelli di prevenzione che avvicinano il cittadino. La medicina di prossimità - conclude - integra farmacisti, medicina di famiglia e servizi territoriali, e unisce le necessità sanitarie con quelle sociali, in un’ottica di integrazione sociosanitaria e promozione della salute”.

(Adnkronos) - e ha conseguenze reali. Fino a pochi anni fa, una terapia come quella che ho ricevuto sembrava impensabile. Oggi rappresenta una possibilità concreta per tanti pazienti. Essere stata la prima persona in Italia e in Europa ad affrontare questo percorso mi fa sentire ancora più forte e consapevole della responsabilità di testimoniare quanto la ricerca possa fare la differenza”.
Sono le parole di Shrika che nel 2025 ha ricevuto una nuova terapia genica. Si tratta del primo caso in Italia ed Europa.
“Quando i medici mi hanno parlato della terapia genica ho pensato che la mia vita potesse davvero cambiare - racconta la giovane - Dopo anni trascorsi tra ricoveri, crisi, trasfusioni e complicanze, ero abituata a convivere con la malattia e a gestirne le conseguenze. Per la prima volta, mi sono trovata davanti a una cura, alla possibilità di poter riscrivere la mia storia. È stato, al tempo stesso, un momento molto delicato: non avevo punti di riferimento, essendo la prima persona in Italia e in Europa a intraprendere questo percorso. Non potevo parlarne con qualcuno che lo avesse già vissuto o che potesse dirmi cosa aspettarmi. Ho avuto paura, è impossibile negarlo - ammette - Ma quella paura era accompagnata da una speranza ancora più grande. Pensavo a tutto ciò che la malattia mi aveva tolto e alla possibilità di riconquistare quello che avevo sempre desiderato: una vita meno condizionata”.
Di fatto “convivere con l’anemia falciforme e la talassemia significa affrontare una malattia che non concede pause”, spiega Shrika che fin da bambina ha dovuto imparare “a convivere non solo con il dolore, ma anche con ricoveri frequenti, terapie continue e l’incertezza costante di non sapere come mi sarei sentita il giorno successivo”. “Nel mio caso - continua - la malattia ha avuto un impatto importante sulla vita quotidiana. Le crisi dolorose hanno richiesto spesso il ricovero ospedaliero e l'uso di terapie molto forti, fino alla morfina. Ho subìto complicanze ossee significative, come infarti ossei, che hanno limitato i miei movimenti e reso difficili anche le attività che per molte persone sono normali”.
Oltre alla sofferenza fisica, quella emotiva: “La fase più difficile non è solo quella fisica, è convivere con la consapevolezza che ogni progetto, ogni viaggio, ogni scelta deve tenere conto della malattia - riflette - Bisogna imparare a essere forti anche quando si è stanchi e continuare ad andare avanti nonostante le difficoltà. Questa esperienza mi ha insegnato molto: a non dare nulla per scontato, ad apprezzare i momenti di benessere e a trovare la forza anche nei periodi più complessi”.
Poi una luce ha acceso la speranza. La terapia genica ha cambiato la vita di Shrika: a un anno dalla prima infusione, “riesco a guardare al futuro in un modo che prima non mi era possibile - racconta - Per anni, la mia vita è stata composta solo da trasfusioni, visite e dalle paure indotte dalla malattia, che era sempre presente e influenzava ogni decisione. Oggi continuo il percorso di controlli, ma sento di aver acquisito una libertà che non avevo mai conosciuto: la possibilità di vivere senza essere costantemente in attesa della prossima complicanza. Questo ha cambiato profondamente il mio modo di vedere la vita. Ora riesco a fare progetti con maggiore serenità, a immaginare un futuro con fiducia e a dedicarmi alle cose che amo. Il cambiamento più importante non è solo fisico, ma anche emotivo: dopo tanti anni trascorsi a combattere contro la malattia, oggi sento di poter finalmente dare più spazio alla persona che sono, non solo alla paziente che sono stata”.
La terapia ha avuto un impatto tale su Shrika che la giovane ha potuto finalmente assecondare un desiderio prima inesaudibile: “Sono sempre stata un’amante della montagna, ma non potevo fare lunghe camminate. Uscita dall’ospedale, sono andata a fare due settimane di trekking in montagna e sono arrivata in cima, un traguardo che fino a due anni fa non avrei mai immaginato. La terapia mi ha aperto a una vita diversa - sottolinea - non solo fisicamente ma anche mentalmente: quando sono arrivata fin su, ho pensato a quante cose mi ero persa e a quante attività adesso ho la possibilità di recuperare”.
“Ho scelto di fidarmi della ricerca, dei medici che mi seguivano e di tutto il lavoro che aveva reso possibile questa opportunità - si sofferma ancora - È stata una delle decisioni più importanti della mia vita e oggi sono orgogliosa di aver trovato il coraggio di fare questo passo. Se ho avuto l’opportunità di accedere a una terapia innovativa - conclude - è grazie a decenni di studio, al lavoro dei ricercatori e dei medici e a chi ha creduto nella ricerca scientifica”.

(Adnkronos) - “La talassemia e l’anemia falciforme sono due malattie genetiche del sangue. Oggi disponiamo di diverse strategie per affrontarle. La prima è rappresentata dalle terapie mediche di supporto, che mirano, da un lato, a correggere l’anemia attraverso le trasfusioni e, dall’altro, a ridurre gli episodi acuti e le complicanze dell’anemia falciforme.
Fino a oggi, l’unica terapia consolidata con la potenzialità di portare a una guarigione completa e definitiva era il trapianto allogenico di midollo osseo. Si tratta di un trattamento efficace, supportato da un’esperienza di oltre quarant’anni, che presenta però un limite importante: la necessità di disporre di un donatore compatibile. Per questo motivo, non tutti i pazienti affetti da talassemia o anemia falciforme hanno potuto beneficiare del trapianto.
Fortunatamente, negli ultimi anni si è resa disponibile una procedura estremamente avanzata: la terapia genica. Questa tecnica consente di partire direttamente dalle cellule del paziente, prelevarle e correggerle in laboratorio, rendendole nuovamente capaci di funzionare in modo adeguato e di produrre emoglobina corretta”.
Sono le parole di Marco Zecca, direttore della SC Oncoematologia Pediatrica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. Nel 2025, Zecca è stato tra i primi specialisti in Europa e in Italia a trattare con una nuova terapia genica due giovani pazienti, entrambe ventenni: una affetta da anemia falciforme e l’altra da talassemia.
Si tratta di malattie che hanno un impatto molto rilevante sulla qualità di vita dei pazienti.
“Nel caso della talassemia, si osserva un difetto nella produzione dell’emoglobina e dei globuli rossi. Nell’anemia falciforme, invece, vengono prodotti globuli rossi ed emoglobina alterati. Il risultato finale è molto diverso, ma in entrambi i casi la malattia condiziona profondamente la vita quotidiana.
Nella talassemia, il paziente dipende dalle trasfusioni fin dai primi mesi di vita e per tutta la vita: deve infatti ricevere trasfusioni di globuli rossi ogni due o tre settimane per sopravvivere. Nell’anemia falciforme, invece, i globuli rossi difettosi possono causare complicanze a carico di diversi organi — scheletro, cervello, polmoni, reni, milza e fegato — e provocare frequenti crisi dolorose, che rendono molto difficile svolgere le normali attività quotidiane”, spiega Zecca.
Grazie alla terapia genica, le due pazienti trattate al San Matteo hanno potuto intraprendere un percorso terapeutico con l’obiettivo di liberarsi dal peso della malattia e recuperare una vita il più possibile ordinaria.
Ma, nello specifico, che cosa accade quando le cellule “riparate” in laboratorio vengono nuovamente infuse nel paziente?
“Dopo essere state corrette in laboratorio, le cellule vengono reinfuse nel paziente, a seguito di un breve ciclo di chemioterapia preparatoria. Una volta rientrate nell’organismo, riprendono progressivamente a funzionare e si dimostrano in grado di modificare in modo sostanziale il quadro clinico delle due malattie, fino ad azzerarne le principali manifestazioni e complicanze”, spiega Zecca.
La terapia genica è il risultato di un lungo e prezioso lavoro scientifico.
Sono convinto che investire nella ricerca sia la cosa più importante che possiamo fare per noi stessi ma, soprattutto, per i nostri figli. La ricerca rappresenta il futuro”, conclude Zecca.

(Adnkronos) - Il progetto Age-It, “finanziato con il Pnrr è un progetto fondamentale sull’invecchiamento, che ha avuto un forte investimento sia in termini economici sia di personale. Abbiamo più di mille ricercatori e oltre 2mila pubblicazioni. Abbiamo fatto veramente tantissime cose. Questo non è solo un progetto, ma un programma. Non vogliamo che, finito il Pnrr, tutto si chiuda, perché altrimenti sarebbe un investimento sprecato. L’idea è continuare a lavorare e portare nel dibattito pubblico una visione di demografia positiva: l’invecchiamento è una sfida, non un problema. Noi dobbiamo pensare che esiste una nuova fase della vita, dopo quella che consideriamo età pensionabile, intorno ai 65 anni, c’è una fase in cui le persone sono istruite, ancora in buona salute, si dedicano al volontariato e possono continuare a dare molto”. Così Cecilia Tomassini, Università del Molise - Age-It, intervenendo al dibattito istituzionale 'La demografia cambia la società', nuovo appuntamento del ciclo di eventi Adnkronos Q&A, in corso al Palazzo dell'Informazione di Roma.
L’invecchiamento “non è tutto uguale e i nuovi anziani sono più istruiti - aggiunge Tomassini - e questo significa che fanno maggiore prevenzione, hanno uno stato di salute migliore e vivono più a lungo. In Italia, un uomo con una laurea vive in media sei anni in più rispetto a chi non ha un titolo di studio alto: quando pensiamo alle pensioni c’è anche questo elemento da considerare. I nuovi anziani, inoltre, sono più digitali rispetto al passato, quindi hanno maggiori possibilità di intervenire su vari aspetti: la salute, la telemedicina, l’accesso alle conoscenze attraverso internet. Sono tutti elementi che migliorano rispetto al passato. Le famiglie quindi sono più povere in termini di componenti orizzontali, meno fratelli, sorelle, cugini, ma con più interazioni verticali, con figli, nipoti e probabilmente anche pronipoti”.
Gli studi portati avanti con Age-It “misurano come contrastare il declino cognitivo, ma anche le disuguaglianze: territoriali, generazionali - sottolinea Tomassini - Abbiamo creato indici che cercano di capire se gli anziani, in termini di risorse e di peso politico, abbiano lo stesso peso dei giovani. Lo facciamo anche rispetto al carico di cura, perché le donne passano circa il 30% della loro vita in condizioni di maggiore carico rispetto agli uomini. Sono tutti aspetti che ci aiutano a comprendere meglio la sfida dell’invecchiamento e - conclude - a prendere decisioni politiche più consapevoli e più sagge”.

(Adnkronos) - “Una caratteristica distintiva del San Matteo è quella di aver voluto unire discipline diverse attorno alla missione della ricerca. Penso che il segreto del successo e della competitività della nostra realtà nel panorama nazionale sia proprio questo: coniugare competenze molto differenti tra loro. Nel corso della mia carriera, ho lavorato in importanti ospedali di ricerca negli Stati Uniti e soprattutto nel Regno Unito. Questa esperienza mi ha permesso di confrontare da vicino realtà scientifiche considerate tra le migliori al mondo e di constatare direttamente lo straordinario valore dei ricercatori del San Matteo e delle ricerche che qui vengono sviluppate”.
Lo ha detto il direttore scientifico della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, Vittorio Bellotti, in occasione del lancio della campagna per il 5xMille a sostegno della ricerca.
Nell’istituto “lavorano più di cento giovani ricercatori, sono figure forse poco visibili al pubblico, ma fondamentali per la ricerca - si sofferma Bellotti - Non sono tutti Medici, alcuni sono specialisti in discipline come la fisica, la matematica, l'ingegneria e la chimica. Solo grazie all'integrazione del loro lavoro con quello del personale sanitario - medici e infermieri - possiamo affrontare sfide complesse. Conosco questi ricercatori - afferma – li frequento e vedo ogni giorno la loro passione e la loro soddisfazione anche di fronte a un piccolo progresso, ma ne vivo anche le frustrazioni, un aspetto che va ricordato. Donare il 5xMille al San Matteo significa aiutare questi giovani ricercatori, non lasciarli soli davanti alle difficoltà, costruendo una vera alleanza tra i cittadini e queste figure così importanti”.
“Sempre di più ci troviamo di fronte a patologie complesse: malattie per le quali la diagnosi è molto difficile, le terapie non sono completamente efficaci o, in certi casi, non abbiamo ancora cure disponibili - prosegue il direttore scientifico - L’approccio interdisciplinare del San Matteo permette di affrontare queste tematiche difficili. Così, accanto a un'eccellenza in ematologia, ne troviamo ad esempio una in ostetricia, fondamentale per affrontare una malattia rara ematologica in corso di gravidanza. Direi che è proprio la sinergia tra le tante discipline eccellenti a fare del San Matteo una realtà davvero unica nel panorama nazionale e territoriale”.
Il Direttore Scientifico si sofferma poi sull’importanza di riunire ricerca e cura in un unico istituto: “La medicina ha ancora molti limiti. Esistono situazioni nelle quali non abbiamo tutte le risposte ed è per questo che bisogna svolgere un'attività di ricerca di frontiera, al limite delle conoscenze - osserva - Questo approccio ha un impatto ovvio sulla possibilità di sviluppare nuove cure più efficaci, ma incide anche sulla sostenibilità, consentendo di evitare trattamenti non appropriati”.
“Un altro tema centrale - aggiunge - è quello di rendere le cure accessibili al maggior numero di persone, un ambito in cui il San Matteo svolge un'attività molto importante. La ricerca, infatti, non si focalizza solo sulla patologia, ma riguarda anche il miglioramento dell’organizzazione e della presa in carico del paziente, considerato non solo per il suo problema medico, ma anche per il suo vissuto rispetto alla malattia. Per questo motivo offriamo un supporto psicologico dedicato alle patologie più complicate e difficili. Al San Matteo il paziente è al centro, insieme ai suoi diritti: il modo migliore per garantire la sua individualità e identità è la necessità di lavorare per la sua cura”, conclude.

(Adnkronos) - Rafa Leao litiga con un giornalista ai Mondiali 2026. L'attaccante del Milan è stato uno dei protagonisti dell'esordio del Portogallo contro il Congo, che è riuscito a fermare Cristiano Ronaldo e compagni sull'1-1. Subentrato al 71', Leao non è riuscito a lasciare il segno, tanto da meritarsi più di qualche critica al termine della partita e tradendo un certo nervosismo.
In zona mista, un giornalista gli ha chiesto le ragione di una prestazioni giudicata "molle", definizione che ha fatto infuriare Leao: "Molle? In che senso?", ha risposto l'attaccante del Milan, "ho cercato di fare il massimo. Se non fai gol o assist non significa essere entrati molli in partita".
"In campo ci sono anche gli avversari, e difendono bene quindi bisogna anche dare merito a loro, che vengono con 2-3 giocatori addosso a marcarti", ha spiegato, piuttosto stizzito, Leao, "io cercherò sempre di puntare l'uomo, a volte va bene e altre no. La cosa più importante resta la squadra, abbiamo fatto un punto e non ci resta che alzare la testa e pensare alla prossima partita".

(Adnkronos) - A Londra si celebrano i vent'anni dall'uscita al cinema di 'Notte prima degli esami' con una speciale maratona in programma al Regent Street Cinema, la più antica sala inglese inaugurata nel 1896 con il debutto in Uk dei fratelli Lumière. Nel pomeriggio del 27 giugno verrà proiettata la prima delle due pellicole cult dirette da Fausto Brizzi, e alle 19.30 il sequel 'Notte prima degli esami, oggi', uscito l'anno successivo. Quella della capitale inglese non è una scelta casuale, dato che qui vive stabilmente uno degli attori principali, nonché protagonista dei Q&A che faranno seguito alle due proiezioni: Nicolas Vaporidis. "Esportiamo un po' di cultura pop italiana degli anni Ottanta. Sarà un tuffo nella nostalgia, che manca tanto a noi italiani che l'abbiamo vissuta in prima persona, utile anche al pubblico internazionale che interverrà, il quale avrà così modo di conoscere ancora più da vicino quanto l'Italia, proprio in quel periodo, abbia dato a livello mondiale in termini di moda, musica e costume", racconta ad Adnkronos Vaporidis - nel film il maturando Luca Molinari - oggi 44 anni, sposato da due anni con la compagna italo-inglese Ali Rinaldo e da poco diventato papà del piccolo Leonardo.
La maratona si tiene mentre oltre mezzo milione di studenti è alle prese con gli esami di maturità. "Se potessi viaggiare nel tempo e dare un consiglio a quel giovane Luca, così come a tutti i suoi colleghi di oggi, gli direi di ascoltare più se stesso e fidarsi di più del suo istinto, cercando di avere meno paura di quello che pensano gli altri di lui. Con il senno di poi, tutto quello che ho scelto con l'istinto, con la pancia, ha funzionato, mentre le decisioni dettate dalla testa o dalla mera convenienza si sono rivelate fallimentari e dolorose. Sbaglia, ma scegli tu", è il monito che Vaporidis regalerebbe al se stesso del passato, perché la consapevolezza di aver scelto in prima persona "ti fa digerire meglio il fatto di aver fallito poi nel risultato".
Per l'attore romano, vedere proiettato a Londra il film che non ha segnato il suo debutto sul grande schermo, ma che lo ha lanciato come giovane star sulla scena italiana, rappresenta un traguardo emotivo fortissimo. Unisce due aspetti della sua vita che sono tuttora importantissimi. "L'uno con il cinema, un percorso di vita intenso e meraviglioso. L'altro con Londra, il mio secondo grande amore, dove vivo e ho messo radici con la mia nuova famiglia. Li ho definiti un po' come mamma e papà, e vederli insieme anche se solo per un giorno, mi fa davvero sorridere e stare bene". Proprio nella capitale inglese, Vaporidis da alcuni anni ha dato vita a un altro progetto professionale legato alla ristorazione. Si tratta di un locale, 'Taverna Trastevere', gestito in tandem con il socio Alessandro Grappelli, che offre cucina tipicamente romanesca. Quella stessa romanità, tra accenti, ambientazioni ed emozioni, che fa da cornice a 'Notte prima degli esami', diventato parte del successo stesso della pellicola.
Tra gli attori principali della pellicola, anche Giorgio Faletti, il temibile professor Martinelli, scomparso nel 2014 all'età di 63 anni, del quale Vaporidis ha ancora dei ricordi molto forti. "Le sue improvvisazioni sul set sono state la parte più difficile per me, allora un giovane e sicuramente ancora poco esperto attore. Tra cui una delle frasi in assoluto più iconiche della pellicola, non prevista dal copione, è stata 'Non è importante quello che trovi alla fine della corsa ma quello che provi mentre corri', diventata un cult negli anni a seguire l'uscita al cinema. Proprio quelle improvvisazioni mi hanno insegnato molto. Mi hanno fatto capire quanto siano la forza dei grandi, quale lui era, come attore, comico, scrittore e musicista, ovvero la rara capacità di prendere molto sul serio quello che si fa e molto poco sul serio se stessi, regalando alla vita una preziosa leggerezza". L’evento di Londra è organizzato da 'Nervosa Pictures' in collaborazione con Complitaly Tv con il patrocinio dell'Istituto Italiano di Cultura di Londra. (di Alessandro Allocca)

(Adnkronos) - Sono 42 le molecole di Bristol Myers Squibb in sperimentazione in Italia e spaziano dall’oncologia all’ematologia, dalle malattie cardiovascolari fino all’immunologia e alle neuroscienze. Negli ultimi 5 anni, l’azienda ha investito oltre 90 milioni di euro nella ricerca clinica nel nostro Paese, e oggi è impegnata con più di 120 studi in oltre 700 centri ospedalieri e il coinvolgimento di più di 2200 pazienti. Questi numeri testimoniano la partnership consolidata di Bristol Myers Squibb con l’Italia. È una storia di successo e di continua innovazione a favore dei pazienti, iniziata esattamente 80 anni fa. Il ruolo centrale del nostro Paese nella strategia globale dell’azienda è evidenziato in una conferenza stampa oggi a Roma, al Centro Studi Americani, con gli interventi di Marta Costanzo Youth (Deputy Chief of Mission US Embassy) e Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio e il videomessaggio del ministro della Salute Orazio Schillaci.
"Da 80 anni la nostra ricerca si concentra dove c’è più bisogno, in aree terapeutiche che hanno segnato passaggi decisivi nell’evoluzione della medicina. Dalla disponibilità degli antibiotici alle terapie in virologia, dalle soluzioni per le patologie cardiovascolari e neurodegenerative fino alle più recenti innovazioni in immuno-oncologia, abbiamo ridefinito il paradigma di trattamento di molte malattie gravi - spiega Regina Vasiliou, Vice President e General Manager di Bristol Myers Squibb Italia -. Nel corso dei decenni abbiamo portato nel Paese oltre 80 farmaci che hanno contribuito a trasformare gli esiti di salute e le prospettive di cura, migliorando la qualità di vita dei pazienti. Il contributo di Bristol Myers Squibb in Italia non si misura solo nell’innovazione terapeutica resa disponibile, ma anche nel nostro ruolo di partner industriale del Paese. Nel triennio 2023–2025 l’azienda, come media annua, ha infatti contribuito a generare in Italia 369 milioni di euro di Pil, secondo l’impact assessment report redatto da PwC. La nostra responsabilità è continuare a costruire, insieme alla comunità scientifica e alle Istituzioni, un percorso fatto di ricerca, innovazione e progresso".
"A livello globale, il punto di forza della pipeline di Bristol Myers Squibb risiede nella sua ampiezza e profondità, sostenute da piattaforme innovative e da un impegno costante nelle aree terapeutiche a più elevato bisogno medico insoddisfatto - afferma Cristian Massacesi, Executive Vice President, Chief Medical Officer and Head of Development, Bristol Myers Squibb -. L’Italia riveste un ruolo strategico per la ricerca e lo sviluppo clinico di Bristol Myers Squibb. Siamo orgogliosi della solidità dell’ecosistema clinico e accademico italiano e del contributo che i ricercatori e i centri italiani apportano ai nostri programmi globali di sviluppo clinico”. “Guardando al futuro - continua Cristian Massacesi - la nostra ambizione è continuare a elevare gli standard di cura per i pazienti in tutto il mondo affetti da alcune delle patologie più difficili da curare".
In oncologia, Bristol Myers Squibb - informa una nota - "ha introdotto terapie che hanno segnato tappe fondamentali nella storia del trattamento dei tumori, molte delle quali sono ancora oggi ampiamente utilizzate. Tra queste, un farmaco appartenente alla classe dei taxani, sviluppato in collaborazione con il National Cancer Institute statunitense. Successivamente, l’azienda ha contribuito alla rivoluzione dell’immunoterapia, con l’introduzione nella pratica clinica dei checkpoint inhibitors, che ha trasformato la prognosi del melanoma metastatico: se dieci anni fa la sopravvivenza a cinque anni era inferiore al 10%, oggi supera il 50%".
"I taxani hanno rivoluzionato le cure contro il cancro e costituiscono ancora oggi capisaldi della chemioterapia – afferma Carmine Pinto, direttore Oncologia medica Ausl-Irccs di Reggio Emilia -. Nel 2025, in Italia, sono state stimate circa 390.000 nuove diagnosi di tumore e, negli ultimi 10 anni, vi è stata una riduzione del 9% dei decessi oncologici. L’innovazione, insieme alla prevenzione e all’adesione agli screening, ha contribuito a questo risultato. Oltre al melanoma, l’immunoterapia ha modificato l’algoritmo terapeutico di numerose neoplasie solide. In alcuni casi, i risultati ottenuti nei pazienti affetti da malattia avanzata rappresentano il razionale per l’utilizzo anche negli stadi più precoci, aumentando così le possibilità di guarigione. Le sfide della ricerca passano attraverso la comprensione dei meccanismi di resistenza all’immunoterapia e la definizione della corretta sequenza di terapie".
In ematologia - riferisce la nota - Bristol Myers Squibb "ha contribuito in modo determinante alla definizione degli standard di cura, a partire dal mieloma multiplo, ambito in cui un farmaco immunomodulante ha rappresentato per anni il cardine del trattamento. La ricerca dell’azienda ha portato alla prima terapia cellulare Car-T approvata in Italia nel mieloma multiplo e ad un’altra Car-T, disponibile per i pazienti con linfoma a grandi cellule B, la forma più frequente di linfoma non Hodgkin". "Le neoplasie ematologiche spesso hanno rappresentato l’apripista di trattamenti innovativi, come le target therapies, che poi sono stati utilizzati anche nei tumori solidi – spiega Armando Santoro, direttore Cancer Center Irccs Humanitas Research Hospital (Rozzano) -. L’innovazione terapeutica nel mieloma multiplo negli ultimi 25 anni è stata rappresentata dall’introduzione di farmaci con azione diretta verso le plasmacellule e verso il 'microambiente midollare', primi tra tutti gli immunomodulatori. Le Car-T, linfociti del paziente modificati geneticamente, sono il risultato dello straordinario lavoro svolto in laboratorio e nella pratica clinica e costituiscono la frontiera più avanzata dell’immunoterapia. Le terapie Car-T sono approcci 'chemio-free', che non prevedono l’impiego della chemioterapia in associazione, offrendo così potenziali vantaggi significativi per i pazienti. La ricerca è orientata verso lo sviluppo di trattamenti sempre più tollerabili, con l’obiettivo di preservare al meglio la qualità di vita dei pazienti".
Nelle malattie cardiovascolari - dettaglia la nota - Bristol Myers Squibb ha introdotto il primo ACE-inibitore, che ha rappresentato una rivoluzione nel trattamento dell’ipertensione arteriosa e ha lanciato un antiaggregante che, per decenni, è rimasto lo standard globale nella prevenzione degli eventi tromboembolici. Successivamente un anticoagulante orale di nuova generazione ha contribuito a ridefinire la prevenzione degli eventi cardiovascolari. A novembre 2025, un altro importante traguardo raggiunto, con l’approvazione della prima terapia che agisce sui meccanismi all’origine della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva.
"In Italia, oltre 350mila persone sono colpite da cardiomiopatia, di cui più di 100mila presentano forme ipertrofiche - sottolinea Gianfranco Sinagra, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic) -. La forma ipertrofica, causata da ispessimento del muscolo cardiaco, presenta una forte componente genetica. Si stima, infatti, che circa il 50% dei pazienti abbia una conclamata predisposizione ereditaria. Il nostro Paese vanta una cultura decennale nella cura delle cardiopatie genetiche e i centri di riferimento per questa patologia sono diffusi su tutto il territorio. I ricercatori italiani, inoltre, hanno offerto un contributo decisivo allo sviluppo di questa terapia innovativa in grado di offrire risposte concrete ai bisogni dei pazienti, perché può migliorare la loro qualità di vita, riducendo l’entità dei sintomi ed il ricorso all’intervento chirurgico in più dell’80% dei casi e condizionando favorevolmente l’espressività biologica di malattia".
In neurologia, la ricerca di Bristol Myers Squibb ha sviluppato una terapia orale innovativa per la cura della sclerosi multipla, disponibile in Italia dal 2021. Ogni anno, nel nostro Paese, si stimano circa 3.600 nuove diagnosi, con un forte impatto sulla qualità di vita dei pazienti. "La sclerosi multipla è una delle patologie neurologiche croniche più diffuse nelle persone giovani adulte – afferma Eleonora Cocco, direttrice Sc Centro Regionale Sclerosi multipla, Asl Cagliari/Università di Cagliari –. I sintomi più frequenti riguardano, tra gli altri, la vista, la sensibilità, le capacità motorie e il controllo sfinterico. I deficit cognitivi sono presenti in una percentuale significativa di persone fin dagli stadi precoci e sono correlati all’atrofia cerebrale che si instaura nel tempo. È fondamentale, quindi, disporre di terapie in grado di modificare il decorso della malattia fin dalle fasi iniziali, prevenendo la progressione della disabilità fisica e cognitiva. Preservare la riserva cerebrale fin da subito è il presupposto essenziale per garantire l'efficacia di un approccio integrato, mirato a proteggere la qualità di vita e l’autonomia delle persone".
La ricerca di Bristol Myers Squibb - riferisce la nota - "è focalizzata anche nello sviluppo di una molecola in grado di controllare i sintomi e stabilizzare il declino cognitivo nell’Alzheimer e schizofrenia, aree terapeutiche in cui persiste un elevato bisogno clinico insoddisfatto". "Sono orgogliosa di quanto abbiamo costruito in questi 80 anni - conclude Regina Vasiliou –. Questo anniversario non rappresenta un traguardo ma una tappa del nostro percorso, per continuare a generare valore nel lungo periodo. Stiamo vivendo una fase di straordinaria accelerazione scientifica. In questo contesto, il settore farmaceutico rappresenta una leva strategica fondamentale per rafforzare la competitività e il futuro del nostro Paese. Investire in salute significa prima di tutto ampliare le opportunità di cura per i pazienti e generare un beneficio concreto per la comunità, ma anche contribuire allo sviluppo economico e sociale dell’Italia”.

(Adnkronos) - Tra le tracce proposte per l’analisi del testo della Maturità 2026 compare 'Passerò per Piazza di Spagna', una delle liriche più intense e visionarie di Cesare Pavese. Il componimento colpisce per la sua straordinaria luminosità, che però convive con un sottofondo di inquietudine e malinconia, tipico dell’ultima fase della produzione pavesiana.
Il testo risale al 28 marzo 1950 e appartiene alla raccolta postuma 'Verrà la morte e avrà i tuoi occhi', pubblicata nel 1951 da Einaudi e curata da Italo Calvino. Si tratta di una delle opere più celebri e drammatiche dello scrittore e poeta piemontese, in cui confluiscono gli ultimi componimenti d’amore e di riflessione esistenziale, scritti in un momento di forte crisi personale. Gran parte di questi testi nasce infatti dal legame sentimentale tra Pavese e l’attrice americana Constance Dowling, figura centrale e idealizzata che attraversa molte delle poesie della raccolta. La fine della relazione contribuisce ad accentuare il senso di solitudine e disillusione che caratterizza gli ultimi mesi di vita dello scrittore, fino al suicidio avvenuto il 27 agosto 1950 all'Hotel Roma, in piazza Carlo Felice a Torino.
'Passerò per Piazza di Spagna' è una poesia costruita interamente sull’attesa di un incontro amoroso che non è mai descritto direttamente, ma che diventa il centro emotivo di tutto il testo. L’ambientazione romana non è realistica in senso stretto: Piazza di Spagna si trasforma in uno spazio simbolico, luminoso e quasi irreale, dove la città stessa sembra partecipare al sentimento del poeta. Uno degli elementi fondamentali del componimento è l’uso costante del tempo futuro (“sarà”, “s’apriranno”, “canteranno”). Questo crea un effetto di proiezione: tutto ciò che viene descritto non sta accadendo, ma è atteso, immaginato, desiderato. La poesia diventa così una visione, una costruzione mentale in cui il poeta anticipa un incontro che ancora non si è realizzato. La città appare viva e animata: le strade si aprono, le pietre sembrano cantare, le fontane e i fiori assumono comportamenti umani. È un mondo in cui natura e città si fondono e tutto contribuisce a creare un’atmosfera di intensa vitalità. Tuttavia, questa energia non è solo gioiosa: dietro la luminosità si avverte una tensione emotiva crescente. Il cuore del poeta diventa progressivamente parte dello scenario urbano. Il “tumulto delle strade” coincide con il “tumulto del cuore”, come se la realtà esterna e quella interiore fossero inseparabili. L’attesa dell’incontro si carica così di una forte intensità emotiva, quasi dolorosa. Il momento decisivo arriva nel finale, quando compare la figura della donna attesa: “Sarai tu – ferma e chiara”. La sua presenza è essenziale e definitiva, ma anche immobile. È una figura idealizzata, che riassume in sé la luce e la stabilità cercate lungo tutta la poesia. Tuttavia, proprio questa perfezione la rende distante, quasi irraggiungibile. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - “Il primo pneumatico prodotto in Arabia Saudita da Pirelli arriverà entro metà 2027”. Lo ha detto Andrea Casaluci, Ceo di Pirelli, durante il livestream che Adnkronos ha dedicato al Fii Priority Europe, il summit europeo del Fii Institute, la piattaforma nata in Arabia Saudita e cresciuta negli ultimi anni come uno dei principali luoghi di incontro tra fondi sovrani, grandi investitori, governi, imprese globali e innovatori. Lo pneumatico, specifica il Ceo di Pirelli, sarà “il primo in assoluto ad essere prodotto nel Paese”.
Nel 2023 il Public investment fund (Pif) dell’Arabia Saudita e Pirelli hanno siglato un accordo di joint venture per la costruzione di una fabbrica di pneumatici in Arabia Saudita. Il Pif ha una quota del 75% della Jv, mentre Pirelli ha il restante 25%.
“Credo che il sistema Italia, e il sistema Europa, sia un bacino straordinario di innovazione. Il nostro progetto di cybertire e pneumatici intelligenti, ad esempio, si sviluppa in Italia e si avvale di partnership europee. Quando invece parliamo di diversificazione geografica, dei rischi della supply chain, di tutti i fattori fondamentali per la competitività in un mondo che è sempre meno prevedibile e sempre più esposto a volatilità o a fenomeni di crisi geopolitica, allora sì, credo che essere con le produzioni vicino ai clienti finali sia un fattore competitivo fondamentale. Pirelli da anni sta investendo per far crescere la capacità produttiva negli Stati Uniti, nell'Arabia Saudita, così come ha fatto in passato in Cina e in tutti i mercati dove vediamo un'opportunità di crescita”, sottolinea Casaluci

(Adnkronos) - Cristiano Ronaldo diventa un caso per il Portogallo? La domanda comincia ad aleggiare tra tifosi e non solo all'indomani dell'esordio flop ai Mondiali 2026, dove la Nazionale lusitana ha pareggiato 1-1 con la Repubblica Democratica del Congo. Un risultato inaspettato e deludente per la squadra del ct Martinez, che al centro dell'attacco ha schierato proprio il suo numero 7, autore però di una prova fortemente negativa.
Dopo il gol di Neves, il Portogallo ha effettuato soltanto sei tiri in porta, con Martinez che ha sostituito, nel corso della ripresa, tutti i suoi giocatori offensivi a eccezione di Ronaldo, che a 41 anni continua a essere intoccabile. E proprio su di lui si sono concentrate le critiche di Thierry Henry nell'immediato post partita: "La squadra deve segnare, non tu", ha detto l'ex attaccante francese, che ha poi preso a esempio un'azione in cui un movimento in area di Ronaldo ha ostacolato Bruno Fernandes, "se avesse continuato la sua corsa, avrebbe portato via un difensore e liberato Bruno Fernandes, ma siccome vuole segnare lo ha ostacolato".
"Ma è la squadra a dover segnare, non lui. Abbiamo visto infatti la reazione di Bruno Fernandes", ha concluso Henry. Le difficoltà di Ronaldo, e del suo Portogallo, sono riassunte anche nei numeri: nonostante abbia giocato tutti i 90 minuti, CR7 ha concluso con soli tre tiri, zero occasioni create, due progressioni palla al piede (il secondo numero più basso tra i titolari del Portogallo), due passaggi progressivi (anche in questo caso il secondo numero più basso), due duelli aerei vinti, nessun tentativo di duello a terra e, come spesso capita, zero interventi difensivi e un solo recupero palla.
Martinez ha comunque difeso Ronaldo e la sua scelta: "Penso che in una partita come quella di oggi, in cui abbiamo faticato a entrare in area di rigore, avremmo potuto sfruttare di più la qualità di Ronaldo", ha detto il ct del Portogallo nel post partita, "il Congo aveva una difesa a cinque, che a tratti sembrava addirittura a sei, lasciavano molti giocatori in area. Non aveva senso far uscire il miglior marcatore del mondo in una partita in cui hai bisogno di gol".

(Adnkronos) - Perché oggi si può tornare a investire in Europa? "Rappresenta una grande fonte di stabilità nello scenario geopolitico, e vediamo che con le tensioni che abbiamo vissuto c’è la volontà ovunque di stabilire nuovi canali e rafforzare quelli esistenti. Abbiamo una grande capacità tecnologica, manifatturiera e d ricerca: c’è forse maggiore prudenza ma sicuramente valore e capacità di sviluppo".
Lo ha detto il viceministro alle Imprese e al Made in Italy Valentino Valentini aprendo il livestream che Adnkronos ha dedicato al Fii Priority Europe di Roma il summit europeo del Fii Institute, la piattaforma nata in Arabia Saudita e cresciuta negli ultimi anni come uno dei principali luoghi di incontro tra fondi sovrani, grandi investitori, governi, imprese globali e innovatori. All’evento hanno partecipato alcuni dei più grandi fondi d’investimento del mondo
Sull’Italia il viceministro dice che “spesso mi trovo a spostare attenzione dei nostri interlocutori dal Made in Italy tradizionale a un Paese dove c’è una manifattura fantastica, una grande capacità di automazione e imprese di nicchia che possono fare cose che altri non possono fare. Dobbiamo spiegare al resto del mondo che siamo un Paese all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e che concorriamo con il Giappone come quarto esportatore mondiale”.

(Adnkronos) - Ritardi e disagi sulle linea ferroviaria Napoli-Roma. Oggi, giovedì 18 giugno, la circolazione sulla linea alta velocità è fortemente rallentata per danneggiamenti sulla tratta da parte di ignoti nei pressi di Tora e Piccilli. I treni Alta Velocità, sottolinea il gruppo Fs, possono essere instradati da Napoli a Roma sulla linea convenzionale via Formia e registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 90 minuti.
Dalle 8.30 la circolazione ferroviaria sulla linea Alta Velocità Roma-Napol è comunque in ripresa , dopo il danneggiamento dell’infrastruttura avvenuto alle 6.50 I tecnici di Rfi sono intervenuti tempestivamente per ripristinare la piena funzionalità della linea. Secondo quanto si apprende ci sarebbero stati cavi tagliati e un furto di cavi.

(Adnkronos) - Lieve rimbalzo per la quotazione del gasolio, continua a scendere quella della benzina. Prosegue anche il dei prezzi dei carburanti alla pompa. Oggi giovedì 18 giugno il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,862 €/l per la benzina (-10 millesimi rispetto a ieri), 1,963 €/l per il gasolio (-11), 0,775 €/l per il Gpl (-2) e 1,561 €/kg per il metano (invariato). Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 1,956 €/l per la benzina (-8), 2,052 €/l per il gasolio (-8), 0,883 €/l per il Gpl (-3) e 1,584 €/kg per il metano (invariato). Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Tamoil ha ridotto i prezzi consigliati della benzina di tre centesimi al litro e quelli del gasolio di uno.
Venendo al dettaglio per modalità di vendita e per marchio sui dati rilevati alle 8 di ieri mattina, considerando tutti i circa 20mila punti vendita che comunicano i prezzi all'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy (rete stradale e autostradale insieme), queste sono le medie dei prezzi praticati elaborati dalla Staffetta: benzina self service a 1,874 euro/litro (compagnie 1,872, pompe bianche 1,879), diesel self service a 1,977 euro/litro (compagnie 1,978, pompe bianche 1,975). Benzina servito a 2,014 euro/litro (compagnie 2,049, pompe bianche 1,949), diesel servito a 2,118 euro/litro (compagnie 2,157, pompe bianche 2,045). Gpl servito a 0,784 euro/litro (compagnie 0,791, pompe bianche 0,776), metano servito a 1,561 euro/kg (compagnie 1,561, pompe bianche 1,562), Gnl 1,462 euro/kg (compagnie 1,465 euro/kg, pompe bianche 1,460 euro/kg).
Sulla benzina self service Eni è a 1,865 euro/litro (2,076 il servito); IP a 1,879 (2,049 servito); Q8 a 1,866 (2,048 servito); Tamoil a 1,869 (1,953 servito); sul gasolio self service Eni è a 1,974 (2,188 servito); IP a 1,983 (2,154 servito); Q8 a 1,971 (2,152 servito) e Tamoil a 1,968 (2,057 servito).

(Adnkronos) - Per quasi vent’anni la sua voce è stata una delle firme più riconoscibili degli Alt-J, band capace di vincere il Mercury Prize, conquistare le classifiche britanniche e costruire una carriera da miliardi di stream. Oggi Joe Newman sceglie una strada in solitaria sotto lo pseudonimo di JJerome87, progetto nato lontano dalle dinamiche di gruppo e alimentato da una fase della vita che lo ha cambiato profondamente: la paternità. Il 26 giugno uscirà 'The Canyon', album d’esordio solista registrato a Los Angeles insieme al produttore Carlos de la Garza, un lavoro che mescola soul, songwriting cinematografico e frammenti di quotidianità tra realtà e immaginazione. Un disco che prende il nome da un piccolo caffè di Echo Park e che racconta al tempo stesso i coyote incontrati all’alba sulle colline di Los Angeles, le ossessioni digitali della vita contemporanea e la scoperta di osservare il mondo attraverso gli occhi di una figlia.
In una tiepida giornata di primavera l'AdnKronos incontra Newman a Milano per parlare di questa nuova avventura. Seduto davanti a un caffè, il musicista britannico racconta senza filtri la necessità di allontanarsi temporaneamente dagli Alt-J, il rapporto con il cinema che da sempre alimenta la sua scrittura e il modo in cui la nascita di sua figlia abbia cambiato il suo sguardo sulle cose. "Continuavo a scrivere - confessa - Stavo vivendo una quantità di emozioni nuove e avevo bisogno di raccontarle con una voce diversa".
Dopo quasi 20 anni con gli Alt-J, cosa ti ha fatto pensare che fosse il momento giusto per iniziare un progetto solista?
"Dopo aver finito un album come 'The Dream' (uscito nel 2022, ndr) di solito sei un po’ svuotato creativamente e hai esaurito tutte le tue energie. Normalmente fai una pausa, inizi la promozione e fai il tour, ma io continuavo a scrivere. E credo fosse perché stavo vivendo una sorta di ondata di emozioni nuove: ero appena diventato padre. Stavo vivendo esperienze molto intense: la nascita di mia figlia e il doverla crescere. Questo ha generato molta nuova scrittura. Mi sono reso conto che mi sentivo più a mio agio nello scrivere queste separatamente dalla band, perché erano molto personali. E mi sembrava un po’ strana l’idea di tornare a lavorare con la band avendo tanto materiale su mia figlia, considerando che anche loro hanno figli. Ho pensato che fosse più giusto, sia per me che per la band, portare avanti questa cosa da solo, per un periodo. E poi, anche se è un cliché, se sei abbastanza fortunato da avere successo con una band e durare nel tempo, arriva un momento in cui senti il bisogno di fare qualcosa da solo per via delle dinamiche interne. In fondo sono come fratelli. E penso che sia una decisione sana provare a scrivere senza un 'comitato' che controlla tutto quello che fai, che è un po’ quello che succedeva con gli Alt-J. Quindi volevo fare qualcosa da solo e vedere che forma avrebbe preso".
Anche il fatto che tu abbia scelto un nome diverso, il nickname Jerome, è stato un modo per prendere le distanze da Joe Newman?
"Sì, credo di sì. Joe Newman nel Regno Unito non è un nome molto distintivo. E poi c’è un artista che si chiama John Newman. Il mio nome completo è Joe Jerome Newman e il mio nome su Instagram è JJerome87. Mi piaceva anche l’idea di avere un numero nel nome, quindi ho scelto JJerome87".
'The Canyon' è pieno di riferimenti visivi molto vividi. Quanto è stato importante per te costruire anche un’atmosfera cinematografica nel disco?
"È quello che mi motiva a scrivere: pensare per immagini. Sono un grande amante del cinema, adoro i film. Molte delle mie idee vengono da quello che vedo sullo schermo. Inoltre tendo a 'montare' i testi in modo cinematografico. È la mia comfort zone: lasciarmi andare alle fantasie che ho nella testa e 'dirigerle' attraverso le canzoni. È il mio modo di comunicare i miei interessi. Il cinema è una parte enorme di come scrivo, ed è qualcosa che amo profondamente. Ho anche una grande immaginazione, che spesso mi distrae. Usarla in modo positivo significa scrivere. Voglio che le persone vedano il mondo che ho nella testa, quindi è uno strumento fondamentale".
C’è stata un’immagine iniziale da cui sei partito per costruire l'album?
"Sì. Nei primi anni ho avuto una rivelazione quando ho scritto 'Matilda', che è ispirata a Léon', il film di Luc Besson con Jean Reno e Natalie Portman. Me ne sono innamorato da piccolo. L’immagine finale, quando lui è sdraiato sul pavimento e il detective apre il suo giubbotto pieno di granate è stato il momento in cui ho capito che potevo scrivere di ciò che vedevo e che mi colpiva. Potevo raccontare queste storie. Molti cantano della propria vita tormentata ma io ho avuto un’infanzia molto serena, genitori fantastici, niente di cui lamentarmi. Quindi mi sono chiesto: cosa mi distrae davvero? I film. È la cosa che amo di più. Così ho iniziato a scrivere di quello. Da lì ho sempre fatto riferimento al cinema, alle immagini, alle scene. Anche in questo album è stato così: è una sorta di rifugio per me".
Oltre al cinema da cosa ti sei lasciato ispirare?
"Ovviamente prendo anche spunto dalla vita di tutti i giorni. Per fare un esempio: una volta ho litigato con la mia compagna e dopo le ho detto scherzando: 'Mi ami ancora?'. E lei ha risposto: 'Sì, ma è sepolto in profondità'. Da lì è nata un’idea per una canzone. Oppure 'Two Hearts Again' deriva da una frase che lei aveva scritto come didascalia sotto una foto — 'two hearts in one body'. Le ho chiesto se fosse sua, e quando mi ha detto di sì, le ho chiesto se potevo usarla. Quindi sì, prendo molto dagli altri, dalla vita quotidiana".
Sei un osservatore e un narratore...
"Molto del mio lavoro è cucito insieme da appunti presi in momenti diversi: cose che ho pensato, sentito, conversazioni con amici o familiari. Scrivo tutto perché è una risorsa incredibile quando non hai idee sul momento. Non entro in una stanza e scrivo una canzone tutta d’un colpo: la costruisco lentamente, pezzo per pezzo. Il miglior consiglio che posso dare è: scrivete tutto ciò che vi colpisce. Frasi, letture, pensieri. Poi nel tempo li filtrate, li trasformate e li adattate. Così ogni verso ha un senso e una forza. Non è improvvisazione: è una raccolta costruita nel tempo".
Nell'album c'è una canzone, 'Quaalude', in cui descrivi lo smartphone come un sedativo moderno. Come hai trasformato questa esperienza in musica?
"È iniziato dal notare che il mio stato mentale si riflette nel modo in cui uso il telefono. Se non sto bene, lo vedo da quello che guardo su YouTube. Nel brano c’è una frase: 'CCTV images of industrial accidents on YouTube for way too long now'. Guardavo compilation di incidenti industriali. Mi sono chiesto: perché mi attraggono queste cose così disturbanti? Credo sia una forma di voyeurismo, qualcosa di lontano dalla tua vita ma accessibile. Ti desensibilizza. E ho capito che il telefono è un’estensione del modo in cui elaboro il mondo. Un esempio: il compleanno di mia figlia. Compiva due anni e io stavo guardando su Wikipedia una lista di persone famose morte quel giorno. Non ero presente. Il telefono ti permette di accedere a qualsiasi cosa, anche alle curiosità più oscure, proprio quando dovresti essere nel momento reale. È privato, anche quando sei in pubblico. Questa facilità di accesso rende tutto molto più dipendente. È ancora una relazione complicata per me. E quando ho scritto quella prima frase, ho capito che poteva essere un ottimo punto di partenza per raccontare qualcosa che viviamo tutt"i.
Hai parlato molto di tua figlia di cinque anni. Come ha cambiato il tuo modo di scrivere?
"Quando hai un figlio capisci che ami qualcosa più di te stesso. È una risorsa enorme per scrivere. Osservi come vede il mondo, come lo interpreta. Diventi più sensibile, più consapevole della realtà, della politica, della mortalità. Perdi anche un po’ la tua identità, e nasce una nostalgia per chi eri prima: il bere, le droghe… cose che non faccio più. Ma proprio per questo ora riesco a rifletterci meglio e ne parlo di più nei testi. Ti permette di compartimentare il passato e usarlo come materiale creativo".
Le canzoni dell’album esplorano molte forme di amore. Come tieni insieme tutte queste emozioni?
"In realtà lavoro una canzone alla volta. Non penso all’album come un insieme. Poi, quando metti tutto insieme, capisci che funziona perché viene da te. E spesso sono gli altri — pubblico, fan, interviste, a spiegarti il senso del disco. Lo trovo molto interessante. Io scrivo, poi gli altri interpretano e mi aiutano a capire meglio quello che ho fatto. Molto nasce da esperienze formative, come il primo grande cuore spezzato. Quella è stata una fonte di energia enorme per tutta la mia scrittura. Ancora oggi torno a quelle emozioni. Anche se sono passati anni, riesco ad accedervi e usarle per raccontare nuove storie".
Questo album sembra l’inizio di un nuovo capitolo. Dove vedi andare questo progetto? E porterai qualcosa di questo nuovo linguaggio negli Alt-J?
"All’inizio non sapevo quale fosse la mia voce. Poi, nel tempo, si è evoluta. Ora sto tornando alle mie radici: la soul music. Sto cantando in modo più vicino a ciò che mi ha ispirato all’inizio, come Sam Cooke e Otis Redding. Questo si sente molto in questo disco. In futuro continuerò su questa strada, anche con la band. È uno stile in cui mi sento a casa, anche se è solo un ingrediente. C’è un’evoluzione lenta, naturale. Non voglio mai forzare le cose o ripetere il successo. È facile cadere nella trappola di replicare un album riuscito, ma noi non l’abbiamo mai fatto. Preferiamo evolverci insieme a ciò che viviamo".
Lo porterai dal vivo?
"Sì, mi piacerebbe molto. Sto mettendo insieme una band. Farò un concerto il 25 giugno a Londra, al Bush Hall, e spero di portarlo in tour in Europa. Mi piacerebbe tantissimo anche venire in Italia. Amo il vostro Paese e i fan italiani sono incredibili. Ricordo un concerto a Milano una decina d'anni fa: sembrava di essere nei One Direction. C’era la sicurezza ad accompagnarci dal palco al bus. Non succede spesso e non lo dimenticherò mai. Mi piacerebbe rivivere quella energia con il progetto solista. Spero davvero di tornare". (di Federica Mochi)

(Adnkronos) - Svolta nelle indagini sull'omicidio di Giuseppe Florio, il 66enne trovato morto il 26 aprile nelle campagne di Mitogio, nel Comune di Castiglione di Sicilia (Catania). I carabinieri hanno arrestato per il reato di omicidio aggravato in concorso una donna di 53 anni, originaria di Sesto San Giovanni e domiciliata in provincia di Vercelli. Il provvedimento è stato emesso dal gip su richiesta della procura di Messina.
La donna era già stata fermata il 27 aprile per occultamento dl cadavere ma non era stata applicata alcuna mlsura cautelare ed era stata scarcerata. Successive indagini, eseguite anche con il supporto tecnico della sezione cyber dei carabinieri di Catania, hanno permesso di acquisire nuovi indizi. In particolare, le intercettazioni ambientali e telefoniche del periodo successivo alla scarcerazione, hanno fornito, sottolineano gli investigatori, "un serio riscontro alle ipotesi accusatorie di concorso della donna, tratta in arresto, nell'omicidio di Giuseppe Florio".

(Adnkronos) - Il nuovo Rapporto AlmaLaurea, su dati relativi all'anno 2025, "conferma l'elevata e rapida integrazione nel mercato del lavoro da parte dei laureati in Infermieristica. Con un tasso di occupazione dell'89,1% a un solo anno dalla laurea abilitante e un tempo medio di reperimento del primo impiego di soli 2,4 mesi dal conseguimento del titolo (che scendono a 1,8 mesi dall'inizio della ricerca), la classe L/Snt1 (professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche) si conferma uno dei percorsi accademici a più alta efficacia occupazionale in Italia". Così in una nota la Fnopi, la Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche. I dati del rapporto, confrontati con quelli dell'anno precedente, "mostrano un consolidamento dell'efficacia occupazionale di questo percorso di studi; il tasso di occupazione passa dall'85,1% nel 2024 all'89,1% nel 2025 a un anno dal titolo, con segnali di miglioramento sia in termini di tassi di occupazione che di inquadramento contrattuale".
"La quasi totalità degli occupati (98,2%) svolge infatti professioni coerenti con il titolo conseguito, dichiarando che la laurea è 'efficace/molto efficace' nel lavoro svolto (97,9%), e un alto livello di soddisfazione (8,1 su una scala di 10). L'88,9% degli occupati dichiara di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite all'università - emerge dal report - L'87,6%, inoltre, ritiene la formazione professionale accademica molto adeguata per lo svolgimento del proprio lavoro. L'analisi si basa su un collettivo di 11.671 neolaureati, con un tasso di risposta del 59,9%. L'età media alla laurea è di 25,2 anni, con un voto medio di 103,2 su 110". Secondo AlmaLaurea, "la durata media del percorso è di 3,9 anni, con un indice di ritardo contenuto, Nel 2025 solo il 6,8% dei neolaureati si è iscritto immediatamente a una laurea di secondo livello, rispetto all'8,9 dell'anno precedente. Appare evidente che questa tendenza sia motivata dall'attesa dell'attivazione delle tre nuove magistrali cliniche".
"Tra chi non prosegue gli studi di secondo livello - sottolinea ancora la Fnopi - la motivazione che ha portato a tale scelta è prevalentemente legata ad aspetti di natura lavorativa (64,5%), a conferma dell'attrattività immediata del mercato. L'11,1% degli intervistati si è iscritto a un master di primo livello. La ricerca del primo lavoro inizia quasi subito dopo la laurea (0,6 mesi di attesa media) e si conclude positivamente in meno di due mesi. Il 25,6% degli occupati a un anno dalla laurea lavora nel Nord-Ovest. La mobilità verso l'estero è limitata allo 0,6%, a un anno dalla laurea conseguita.
"Nonostante la forte componente di contratti a tempo indeterminato (52,4%, in crescita di circa 1 punto rispetto al 2024), persiste una significativa quota di precariato contrattuale (35,8% a tempo determinato) e una prevalenza del settore privato (54,0%) rispetto a quello pubblico (41,8%) nel primo anno post-laurea. Degna di nota la quota del 7,1% (in crescita) dei laureati che preferiscono aprire partiva iva e impostare una carriera da libero professionista. Sempre più giovani infermieri stanno quindi mettendo alla prova il proprio spirito imprenditoriale, optando per la flessibilità della libera professione preferendola al posto fisso, meno dinamico", prosegue il Rapporto AlmaLaurea.
"La retribuzione mensile netta media dichiarata dalla totalità degli intervistati è di 1.745 euro, rispetto ai 1.724 rilevati l'anno precedente. Si osserva tuttavia un gap di genere: gli uomini percepiscono mediamente 1.804 euro contro i 1.728 euro delle donne, che rappresentano il 79,1% dei neolaureati. È diminuita - precisa il report - la quota di occupati che dichiara di essere alla ricerca di un altro impiego: dal 24,9% del 2024 al 22,7% del 2025. Tuttavia, persistono criticità locali, con punte superiori al 30% tra i laureati in atenei situati in regioni come Calabria, Campania, Sicilia e Umbria, suggerendo una potenziale insoddisfazione per le condizioni locali o contrattuali iniziali".
"Nonostante l'elevata occupabilità nel settore sanitario, il sistema Italia affronta sfide strutturali che rischiano di compromettere la disponibilità di professionisti qualificati nel lungo periodo", rimarca la Fnopi. Secondo il Rapporto annuale Istat 2026, "l'Italia continua a essere uno dei Paesi europei con la più bassa quota di laureati tra i giovani adulti. Nel 2024, solo il 31,6% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possedeva un titolo di istruzione terziaria, a fronte di una media Ue27 del 44,1%. Questa criticità è aggravata dal calo generalizzato della popolazione giovanile dovuto alla denatalità (nel 2025 le nascite sono diminuite del 3,9% rispetto all'anno precedente, toccando il minimo storico di 1,14 figli per donna). Parallelamente alla scarsità di nuovi titoli, poi, si assiste a una crescente mobilità di chi ha già completato gli studi. Nel 2024, il saldo migratorio dei giovani laureati italiani è stato fortemente negativo, con una perdita complessiva netta di 21mila talenti in un solo anno in tutti i settori analizzati. Anche al di fuori dell'ambito sanitario, le ragioni principali sono la ricerca di retribuzioni migliori e di opportunità professionali più adeguate alle proprie competenze".

(Adnkronos) - Al via la prima prova della Maturità 2026 oggi, giovedì 18 giugno. Assemblea Costituente, con un brano tratto dal discorso di insediamento del presidente Giuseppe Saragat, è una telle tracce di testo argomentativo (B1) per il tema di italiano.
Uno dei due temi di attualità ruota invece attorno al concetto di 'Incanto': la fonte è un articolo della giornalista Wenke Husmann, 'Funziona a meraviglia', apparso sulla rivista 'Internazionale' nel gennaio 2026.
'Passerò per Piazza di Spagna', poesia di Cesare Pavese, e un brano tratto da 'I piaceri' di Vitaliano Brancati sono i testi protagonisti delle tracce di analisi secondo il portale Skuola.net.
Una delle tracce di testo argomentativo (B2) parte da un brano del giornalista e scrittore Piero Bianucci, tratto da “Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire”. Che stimola delle riflessioni su storie di creatività scientifica.
Una delle tracce di testo argomentativo (B3) affronta il tema delle 'Frontiere'. Lo spunto di partenza è un passaggio di un'opera del sociologo Frank Furedi, 'I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere'.
La prima prova propone in tutto sette tracce, suddivise in tre tipologie. Per la tipologia A 'Analisi del testo' saranno proposti due testi narrativi o poetici dall'Unità d'Italia a oggi, da affrontare con comprensione, analisi stilistica e riflessione personale. Per la tipologia B ci sarà il 'testo argomentativo' con tre tracce che spazieranno dalla Storia, alla Filosofia, ma anche ambiti artistici, letterari, scientifici, sociali ed economici. Gli studenti dovranno sviluppare una tesi solida e coerente. Con la tipologia C, infine, l''attualità' ci saranno due tracce su temi contemporanei, per far emergere personalità, consapevolezza civica e capacità critica. La prova dura sei ore, con obbligo di permanenza minima di tre. Il punteggio massimo è 20 punti.
I candidati all'esame sono 527.747, un dato in aumento dello 0,6% rispetto ai 524.415 del 2025. In particolare, i candidati interni sono 513.738, mentre lo scorso anno erano 511.349 (un aumento dello 0,5%). Gli esterni sono 14.009 rispetto ai 13.066 del 2025 con un aumento del 7,2%.
Meloni: "In bocca la lupo a tutti i maturandi, dimostrate quello che siete"
"Cari maturandi, in bocca al lupo. Ricordatevi tutti i sacrifici che avete fatto per arrivare dove siete, tutte le volte che avete pensato che non ce l'avreste fatta e poi ce l'avete fatta, tutte le volte che siete stati fieri di voi. Fate una sintesi di tutto questo e portatelo con voi all'esame di maturità, dimostrate chi siete". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video messaggio sui social in occasione dell'inizio degli esami di Maturità.

(Adnkronos) - Un incendio è scoppiato oggi giovedì 18 giugno, nelle prime ore di questa mattina, nella zona industriale di Livorno, in via dell’Ecologia, presso una ditta di stoccaggio di rifiuti. "Si è formata una nube di fumo che sta interessando per adesso la zona nord della città", si legge sul sito del comune di Livorno.
La Protezione civile comunale sta seguendo la situazione e ha aperto il Coc, Centro operativo comunale, e sta monitorando l'evoluzione dell'evento. E' attiva ARPAT per le valutazioni ambientali ed accertamenti. Saranno sospese le attività didattiche ed educative dei seguenti servizi: educativi scolastici pubblici e privati (nidi e scuole di infanzia ); delle scuole primarie (elementari) e secondarie di primo grado (medie).
Non saranno sospese le attività nelle scuole secondarie di secondo grado limitatamente allo svolgimento della prima prova scritta dell'esame di Maturità e non saranno sospese nelle secondarie di primo grado (medie) in cui sono programmati gli esami, si legge ancora sul sito.
Al momento si raccomanda di: chiudere e mantenere chiuse porte e finestre; disattivare, ove possibile, impianti che prevedano l'immissione di aria dall'esterno; limitare le uscite e la permanenza all'aperto ai soli casi di assoluta necessità; evitare attività lavorative, sportive, ludiche e ricreative all'aperto; mantenere, per quanto possibile, gli animali da affezione e da cortile all'interno di locali chiusi per la sospensione di tutte le attività all'aperto; provvedere al lavaggio di tutti gli ortaggi e della frutta coltivata all'aperto sul territorio comunale, prima del loro consumo.

(Adnkronos) - L’Università degli studi di Roma Tor Vergata consolida e rilancia la sua posizione nel panorama accademico globale. Secondo l'edizione 2027 del QS World University Rankings pubblicata oggi da QS Quacquarelli Symonds, l’Ateneo compie un importante passo in avanti, salendo al 342° posto mondiale e guadagnando ben 13 posizioni rispetto all'anno precedente. "Il risultato di quest'anno non è un caso isolato, ma corona una traiettoria di sviluppo straordinaria nel lungo periodo. Nell'arco dell'ultimo decennio Tor Vergata si è distinta come uno dei progressi più marcati dell’intera top 10 italiana, compiendo un balzo in avanti di ben 137 posizioni e registrando un incremento del +28,6%. Questo slancio certifica l'Ateneo come una delle realtà italiane a più rapida evoluzione e sviluppo nell'impatto della ricerca prodotta. Si tratta di una progressione dalla posizione 479 alla 342: negli ultimi 4 anni Tor Vergata compie un importante avanzamento dal 14 all’8 posto su scala nazionale", si legge in una nota dell'ateneo.
A fare da traino a questo posizionamento d’eccellenza è l’indicatore legato alle Citazioni per docente dove l’Ateneo si posiziona al 252° posto globale, confermandosi il vero e proprio punto di forza di Tor Vergata e testimoniando l'altissimo valore scientifico, l'autorevolezza e l'impatto internazionale delle pubblicazioni firmate dai ricercatori dell'Ateneo.
Accanto al primato nella ricerca, i dati estratti dal report ufficiale evidenziano ottime performance e importanti segnali di crescita sul fronte della reputazione e dell'internazionalizzazione. Si registra infatti un significativo incremento nella Employer Reputation (+44 posizioni), segno di un forte apprezzamento del mercato del lavoro verso i laureati dell'Ateneo, un netto incremento nell'attrattività degli studenti Internazionali (+17 posizioni) e una crescita costante della Academic Reputation (+6 posizioni).
I dati di Tor Vergata si inseriscono in un quadro di eccezionale vitalità per la Capitale e per l'intero Paese. In controtendenza rispetto al resto d'Europa, dove i grandi sistemi universitari di Germania, Francia e Spagna arretrano, l'Italia è l’unico grande sistema dell'Unione europea in netta crescita. In questo scenario, Roma si posiziona come una delle geografie della crescita più competitive, con una variazione media di +35 posizioni che ha visto salire tutti e tre i suoi principali atenei storici.
Il rettore Nathan Levialdi Ghiron commenta: “Questo risultato della classifica QS World University Rankings 2027, che ci vede salire di 13 posizioni e consolidare un trend di crescita decennale straordinario, è il riconoscimento del talento, della dedizione e della passione della nostra intera comunità accademica. Scalare 137 posizioni in dieci anni dimostra che la traiettoria intrapresa da Tor Vergata è solida e orientata costantemente all'eccellenza. Il nostro punto di forza si conferma la qualità della ricerca scientifica, un dato che ci rende orgogliosi".
"Sapere che Roma traina la crescita del Paese e che il nostro Ateneo è parte attiva di questo motore scientifico ci sprona a fare ancora meglio. La nostra sfida per il futuro sarà quella di tradurre questa crescente reputazione internazionale in una capacità sempre maggiore di attrazione di talenti globali, offrendo ai nostri studenti un ambiente formativo connesso con le migliori reti della conoscenza mondiale”, conclude.

(Adnkronos) - Grave incidente stradale nella notte a Chieri, nel torinese. Nello scontro frontale tra due auto è morto il conducente di una delle due vetture, un 19enne che è deceduto all’arrivo in ospedale. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 di Azienda Zero che hanno tentato ogni manovra per salvargli la vita iniziando la rianimazione sul luogo dell’incidente e proseguendola fino all’arrivo in ospedale, ma ogni tentativo è stato inutile.
Sono stati soccorsi anche gli occupanti della seconda auto coinvolta, due persone trasportate in ospedale in codice verde.
(Adnkronos) - "Non è stata una cosa facile...". Donald Trump si lascia sfuggire una 'confessione' mentre firma l'accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra. Il presidente americano sigla una copia del memorandum d'intesa a Versailles, alla cena di gala organizzata dal presidente francese Emmanuel Macron in chiusura del G7.
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