
(Adnkronos) - Il principio del riuso, la dichiarazione di conformità e i limiti di metalli pesanti e sostanze Pfas: dal 12 agosto 2026 entra in vigore il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr). Che cos'è e cosa prevede per le aziende? Lo abbiamo chiesto a Simona Fontana, direttore generale Conai, il consorzio nazionale imballaggi. Si tratta - spiega - "di una normativa uguale nei 27 Paesi dell'Unione, che punta a creare un mercato unico degli imballaggi e dei materiali di imballaggio e pone al centro il tema della circolarità dei materiali".
Il Ppwr prevede da un lato "obiettivi più sfidanti di riciclo", ma dall'altro "pone soprattutto l'attenzione alle caratteristiche di progettazione degli imballaggi, con particolare attenzione al tema del riutilizzo, del riciclo e anche delle prestazioni ambientali dei pack che vengono immessi al consumo in tutta l'Unione". Il nuovo Regolamento ha un orizzonte temporale al 2040. Nel concreto cosa prevede dal 12 agosto 2026? "Iniziano a entrare in vigore alcune primissime regolamentazioni, che riguardano in particolare la dichiarazione di conformità degli imballaggi rispetto a determinati requisiti", spiega il direttore generale di Conai.
Le principale novità è proprio la dichiarazione di conformità, che dovrà accompagnare gli imballaggi e contenere le prime informazioni previste dal Regolamento. In particolare la verifica sul rispetto dei limiti di metalli pesanti e di Pfas per i contenitori a diretto contatto con gli alimenti. "Inoltre - aggiunge Fontana - dovranno sempre essere riportati all'interno della dichiarazione di conformità l'indicazione della riutilizzabilità per quei pack progettati per essere riutilizzati. Questa è una prima grande novità: di fatto l'imballaggio stesso viene consierato un vero e proprio prodotto. E quindi il Ppwr va a introdurre le necessarie informazioni sulle caratteristiche di questo prodotto, che devono essere trasferite tra gli operatori delle filiera in tutti i 27 Paesi dell'Unione".

(Adnkronos) - Di solitudine si può anche morire. "L'isolamento sociale cronico è associato a circa 870.000 decessi ogni anno nel mondo, 100 ogni ora. Un impatto sulla salute, descritto in un report dell'Oms del 2025, che è paragonabile a quello di fumare 15 sigarette al giorno". Sono i dati diffusi dall'Istituto superiore di sanità in occasione del 30 luglio, Giornata mondiale dell'amicizia. Un vero e proprio salvavita, assicura l'Iss: "Le amicizie non fanno solo stare bene, ma aiutano a vivere meglio e più a lungo", spiega. "Le evidenze scientifiche ricordano infatti che una rete di relazioni solide rappresenta un vero fattore di protezione: favorisce il benessere psicologico, migliora la salute fisica e può aumentare fino al 50% le probabilità di vivere più a lungo".
"Eppure, la solitudine è un fenomeno in crescita - afferma Ilaria Lega, ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps) dell'Iss. "Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, 1 persona su 6 nel mondo si sente sola. Tra i giovani il fenomeno interessa 1 persona su 5, mentre nei Paesi a basso reddito coinvolge quasi 1 persona su 4". A incidere "non sono soltanto i cambiamenti demografici e gli stili di vita, ma anche il modo in cui si costruiscono oggi le relazioni. Nel caso dei più giovani, ad esempio, non sono i social media in sé a determinare la solitudine - precisa l'esperta - bensì le modalità con cui vengono utilizzati e la qualità delle esperienze vissute nel contesto virtuale. Quando sono impiegati come uno spazio di confronto, condivisione e partecipazione, possono rafforzare i legami sociali; al contrario, un utilizzo passivo o caratterizzato da interazioni negative e ostili può accentuare il senso di isolamento e di solitudine". Anche "gli anziani rappresentano una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile - rimarca l'Iss - Sebbene non siano il gruppo che riporta i livelli più elevati di solitudine, sono tra coloro che traggono i maggiori benefici dal mantenimento di relazioni significative e di opportunità di partecipazione alla vita della comunità".
E' in questo quadro che, sempre più, le relazioni sociali si delineano come "parte della cura". Contro l'isolamento varie nazioni, Italia compresa, stanno sperimentando nuovi strumenti. "Nel Regno Unito è stato istituito un ministero della Solitudine - sottolinea Lega - e in diversi Paesi tra cui l'Italia si sta diffondendo il modello della prescrizione sociale, attraverso cui i medici, accanto alle terapie tradizionali, possono indirizzare i pazienti verso attività come gruppi di cammino, cori, laboratori o iniziative di volontariato. Un approccio che riconosce il valore delle relazioni come parte integrante della salute".

Il Consiglio di presidenza di Fedecomlegno di FederlegnoArredo ha eletto Stefano Corà alla presidenza dell'associazione che rappresenta gli importatori, i commercianti e gli agenti di materia prima legno, semilavorati e derivati, per il quadriennio 2026-2030. Obiettivo di mandato, supportare le imprese del comparto ad affrontare un contesto di mercato caratterizzato da nuove sfide regolatorie, finanziarie e commerciali. Stefano Corà opera da oltre trent'anni nel settore del legno come imprenditore. Da quasi vent'anni partecipa attivamente alla vita associativa di Fedecomlegno, di cui è stato vicepresidente dal 2008 al 2014 e dal 2020 al 2026, oltre a essere componente del Consiglio di Ppresidenza e del Consiglio generale di FederlegnoArredo. Ha inoltre ricoperto incarichi in organismi europei e internazionali del settore, tra cui l'European Timber Trade Federation (Ettf) e l'Association Technique Internationale des Bois Tropicaux (Atibt), di cui è membro del Consiglio di Amministrazione dal 2006.
“Il settore del commercio del legno sta attraversando una fase di profonda trasformazione, determinata dalla volatilità dei prezzi delle materie prime, dalle dinamiche geopolitiche e da un quadro normativo europeo sempre più complesso. Fedecomlegno ha costruito negli anni un patrimonio importante di competenze, relazioni e rappresentanza che intendiamo valorizzare ulteriormente, mettendo a disposizione degli associati strumenti sempre più efficaci per leggere i cambiamenti e affrontare le nuove sfide, rafforzando al tempo stesso la presenza dell'associazione nei principali tavoli di confronto nazionali ed europei", commenta Stefano Corà. “Ringrazio il Consiglio di presidenza per la fiducia accordatami e il presidente uscente Alessandro Calcaterra per il prezioso lavoro svolto in questi anni. Il nostro impegno sarà proseguire nel percorso intrapreso dall’associazione, con particolare attenzione al Regolamento Eudr sulla deforestazione e agli aspetti legati alla tracciabilità delle materie prime”, aggiunge.
Particolare attenzione sarà inoltre riservata al rafforzamento del dialogo con le associazioni europee e internazionali del settore, allo sviluppo di iniziative per la formazione e l’innovazione digitale e all’individuazione di nuovi strumenti a supporto dell’accesso al credito, attraverso un maggiore confronto con il sistema finanziario. Fedecomlegno è l’Associazione nazionale degli importatori, dei commercianti e degli agenti di materia prima legno, semilavorati e derivati. Ad affiancare per i prossimi quattro anni il presidente Corà sarà il nuovo Consiglio di Presidenza di Fedecomlegno, così composto: Michele Alfano, Antonio Battaglia, Matteo Bonomi Pattini, Fabio Bruttini, Alessandro Calcaterra (past president), Domenico Corà, Giancarlo Frezza, Stefano Ghinassi, Piero Luvisoni, Massimo Micali, Piero Paganoni, Paola Pieraccini, Matteo Poli, Pierluigi Schifino, Ilaria Voltattorni.
Nel 2025 il comparto del commercio legno inverte, con un +2,6%, il ridimensionamento avviato nel 2023: complessivamente il giro di affari del settore, come attestano i dati del Centro Studi FederlegnoArredo, viene stimato sopra i 3,3 miliardi di euro (nei volumi di vendita del sono compresi gli scambi del materiale di legno di qualsiasi tipologia sia importato che prodotto in Italia e trasferito tra i comparti della Filiera Legno-Arredo). L’Italia ha carenza di materia prima, ed è molto dipendente dall’estero anche per il reperimento di legname. Nel 2025 le importazioni del macrosistema legno sono cresciute del +14,7% rispetto al 2024 per un valore pari a poco meno di 5,8 miliardi di euro. Si importano soprattutto prime lavorazioni legno (tronchi e segati: +28,6% la variazione sul 2024 per 387 milioni di euro in più), Pannelli (+14% la variazione per 176 milioni di euro in più) e prodotti per edilizia (+17,6% per 124 milioni di euro in più). A livello di mercati Austria e Germania si confermano i principali fornitori, entrambi in forte crescita.

(Adnkronos) - Via libera alla consultazione del materiale istruttorio inviato dalla Procura di Roma alla Camera dei deputati sul caso dell'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Lo ha spiegato il presidente della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio Devis Dori, al termine dell'Ufficio di presidenza.
I membri della Giunta potranno visionare il materiale, che dovrebbe contere le chat tra Delmastro e Carocci, a partire da domani mattina alle 10 e con il vincolo di riservatezza. La prossima settimana, probabilmente già lunedì o al più tardi martedì, la Giunta dovrà esprimersi sulla necessità di una integrazione istruttoria dopo la lettere inviata dal procuratore di Roma alla Camera sull'uso delle chat. Sull'accesso al materiale della Procura, ha spiegato sempre Dori, la maggioranza in Giunta si è espressa in modo contrario.
"La maggioranza non vuole consentire l'accesso alla documentazione e alle chat inviate dalla Procura di Roma. Io invece ho il dovere, come Presidente, di tutelare il diritto di tutti i membri Giunta di poter prendere visione della documentazione oer avere un quadro completo", ha detto il presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera Devis Dori al termine dell’Ufficio di presidenza.
"Non c'è motivo perchè la Giunta inibisca a se stessa tale accesso, pur entro gli usuali limiti di divulgabilità. Pertanto darò agli uffici, avendo anche vari precedenti, il via libera alla visione della documentazione a partire da domani mattina per consentire di organizzare la visione con criteri di non divulgabilità. Mai la Giunta ha limitato l'accesso a se stessa. Ci sono precedenti in tal senso e non intendo compromettere i diritti dei commissari e violare le prerogative parlamentari", ha aggiunto Dori.

(Adnkronos) - “Un sincero ringraziamento al presidente di Atac che ha organizzato questa importante mostra fotografica, che porta la firma di Ferdinando Mezzelani, una persona che per molti anni ha scattato momenti indelebili della storia dello sport, sia nei più grandi eventi sportivi italiani, ma anche internazionali, come le Olimpiadi”. A dirlo l’Amministratore Delegato di Sport e Salute, Diego Nepi Molineris, alla presentazione della mostra fotografica di Ferdinando Mezzelani, realizzata in collaborazione con Atac, fruibile per tutta la giornata del 30 luglio alla stazione Spagna della Metro A a Roma e fino ad ottobre prossimo, su uno dei treni in linea, che sarà allestito con le riproduzioni delle foto. L’iniziativa dal titolo ‘Tra sport e trasporto’, propone alcuni momenti che hanno segnato la storia dello sport italiano, come la vittoria nei mondiali di calcio del 2006 e la vittoria di Sinner al Foro Italico degli internazionali di Tennis.
“Ferdinando ha cresciuto generazioni come la mia - spiega l’ad di Sport e Salute - vedendo i suoi scatti, infatti, o determinati frame delle sue immagini, abbiamo riconosciuto ciò che può dare lo sport, ovvero il massimo della gioia di una vittoria, ma anche la sofferenza di una sconfitta e il fatto che dopo una sconfitta un atleta che si possa rialzare e andare avanti”.
“Credo che oggi Ferdinando possa essere un esempio - e con questa mostra lascia a tutti un messaggio importante - ovvero che nella vita si può vincere, ma si può anche perdere. Quando si perde, però, bisogna aver il coraggio di saperci rialzare e dare tutto ciò che possiamo per andare avanti e fare qualcosa di straordinario - conclude Nepi Molineris - Pertanto, grazie ad Atac per aver dato a tutti la possibilità di poter ammirare questi momenti, in qualsiasi collegamento logistico della nostra meravigliosa città, Roma”.

(Adnkronos) - Tensione in casa Lazio. Durante l'allenamento mattutino di oggi, giovedì 20 luglio, il tecnico biancoceleste Gennaro Gattuso ha avuto un'accesa lite con il centrocampista olandese Kenneth Taylor, tanto da cacciarlo, letteralmente, dal campo. La scena, trasmessa sul canale YouTube ufficiale del club, non ha fatto altro che confermare un'estate decisamente complicata per la Lazio, tra la protesta dei tifosi contro la società, con il boicottaggio della campagna abbonamenti, e un mercato che stenta a decollare. Ma cos'è successo a Formello?
Accade tutto durante la partitella, a circa un'ora dall'inizio della seduta. Taylor, arrivato a Roma lo scorso gennaio dall'Ajax e una delle poche note liete dell'ultima stagione, finisce a terra dopo un contrasto piuttosto duro con un compagno e si lamenta, visibilmente dolorante, all'indirizzo di Gattuso, arbitro della gara. L'allenatore gli fa cenno di rialzarsi e lascia correre il gioco, ma quando il centrocampista torna in piedi nasce una vera e propria discussione.
Taylor si lamenta platealmente con Gattuso per non aver fermato il gioco, l'ex ct della Nazionale risponde a brutto muso fino a ordinargli di lasciare il campo con un ampio gesto con le mani. Taylor quindi si toglie la pettorina e si avvia, a testa bassa, verso gli spogliatoi, per l'incredulità dei compagni, fermi immobili a osservare la scena.

(Adnkronos) - "Ogni volta che un medico finisce al centro di un'inchiesta giudiziaria o di una vicenda che suscita particolare clamore mediatico, la domanda che rimbalza immediatamente sui giornali, nelle trasmissioni televisive e sui social network è sempre la stessa: 'Dov'è l'Ordine dei medici? Cosa sta facendo?'". Oggi però non è possibile per gli Ordini informare i cittadini prima della fine dell'iter giudiziario, a tutela della privacy del professionista sottoposto a procedure disciplinari. "È tempo che il Parlamento e il Governo aprano una riflessione su questo tema, valutando un intervento normativo che consenta agli Ordini professionali di informare correttamente i cittadini sulla propria attività disciplinare, senza ledere i diritti della difesa e nel pieno rispetto della presunzione di innocenza". Lo chiede il presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi secondo il quale "il rischio è che la privacy finisca per proteggere non il diritto delle persone, ma il silenzio delle istituzioni. E quando un'istituzione è costretta al silenzio, la fiducia dei cittadini inevitabilmente si indebolisce".
Alla domanda "dov'è l'Ordine dei medici? Cosa sta facendo?", continua Magi, "la risposta, nella maggior parte dei casi, è semplice: l'Ordine ha già fatto tutto ciò che la legge gli consente di fare. Ma non può dirlo. È un paradosso che pochi conoscono e che merita di essere portato all'attenzione dell'opinione pubblica. Gli Ordini professionali non sono organismi di rappresentanza sindacale, ma enti pubblici sussidiari dello Stato ai quali è affidato il delicato compito di garantire il corretto esercizio della professione medica e la tutela della salute dei cittadini. Quando emergono fatti che possono integrare violazioni del Codice di deontologia medica, i consigli di disciplina hanno il dovere di intervenire, valutare i fatti, ascoltare le parti e, se necessario, adottare i provvedimenti disciplinari previsti dall'ordinamento. Questo lavoro viene svolto quotidianamente con rigore, imparzialità e nel pieno rispetto delle garanzie previste dalla legge. Il problema è che tutto ciò rimane confinato all'interno delle istituzioni. Le norme sulla protezione dei dati personali e le interpretazioni del Garante per la protezione dei dati personali impediscono agli Ordini di comunicare l'avvio di un procedimento disciplinare o l'adozione di una sanzione fino a quando il procedimento non sia definitivamente concluso, dopo l'eventuale pronuncia della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Ceepss). Una comunicazione anticipata potrebbe esporre l'Ordine a pesanti sanzioni. È qui che nasce una contraddizione difficilmente comprensibile", sottolinea Magi.
"Ogni giorno - osserva - assistiamo alla pubblicazione dei nomi di persone indagate, intercettazioni, misure cautelari, rinvii a giudizio e sentenze non definitive. La cronaca giudiziaria occupa pagine di giornali e ore di trasmissioni televisive ben prima che venga pronunciata una sentenza passata in giudicato. Gli Ordini professionali, invece, pur avendo già esercitato le proprie funzioni disciplinari, sono costretti al silenzio. Il risultato è che, mentre tutti parlano, l'unica istituzione che ha realmente il compito di vigilare sulla deontologia professionale non può spiegare ai cittadini ciò che sta facendo. Così il silenzio diventa, agli occhi dell’opinione pubblica, sinonimo di inerzia. Si alimenta l'idea che l'Ordine non intervenga, che protegga i propri iscritti o che sia incapace di esercitare il proprio ruolo. Nulla di più lontano dalla realtà. A rendere ancora più evidente questa distorsione contribuiscono i tempi, spesso incompatibili con le aspettative dei cittadini, necessari per arrivare a una decisione definitiva della Ceepss. Possono trascorrere anni - ricorda il presidente di Omceo Roma - prima della conclusione del procedimento disciplinare. Per tutto questo tempo l'Ordine continua a essere vincolato al riserbo, mentre il processo mediatico si è già celebrato e concluso da tempo. È lecito allora domandarsi se il sistema abbia ancora un equilibrio".
La tutela della privacy, precisa Magi, "costituisce un principio fondamentale e nessuno mette in discussione il diritto di ogni professionista a essere considerato innocente fino alla definitività delle decisioni. Tuttavia, occorre interrogarsi se sia ragionevole che questo principio impedisca completamente agli Ordini di rendere conto del proprio operato, persino quando ciò serve a dimostrare ai cittadini che i controlli esistono e funzionano. La trasparenza dell'azione disciplinare non rappresenta una forma di gogna mediatica. Al contrario, è uno strumento di garanzia per la collettività e rafforza la credibilità delle istituzioni".
"Nessuno propone di trasformare i procedimenti disciplinari in processi mediatici", chiarisce il presidente dell'Ordine dei medici di Roma. "Si chiede semplicemente che agli Ordini venga riconosciuta la possibilità di comunicare, nel rispetto delle garanzie e della presunzione di innocenza, che un procedimento è stato avviato o che un provvedimento disciplinare è stato adottato, precisando naturalmente che esso non è ancora definitivo. Una democrazia moderna deve saper conciliare due valori fondamentali: la tutela della persona e il diritto dei cittadini a conoscere come operano le istituzioni poste a presidio dell’interesse pubblico. Oggi questo equilibrio appare compromesso", conclude Magi.

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(Adnkronos) - Assoutenti apprende dagli organi di stampa che quattro consiglieri di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena avrebbero indirizzato una lettera al Presidente del Consiglio di Amministrazione della banca manifestando serie preoccupazioni in merito alle indiscrezioni, emerse negli ultimi giorni, relative a una possibile operazione di fusione tra Mps e Banco Bpm. Se tali ricostruzioni dovessero trovare conferma, ci troveremmo di fronte a una vicenda di estrema gravità, suscettibile di compromettere la trasparenza del mercato e di arrecare un concreto pregiudizio agli interessi dei risparmiatori e degli azionisti di entrambe le banche, i quali hanno diritto a ricevere un'informazione corretta, completa e tempestiva su operazioni potenzialmente idonee a incidere sul valore dei propri investimenti.
La vicenda appare ancor più delicata se si considera che Banco Bpm sarebbe qualificabile come parte correlata di Mps, circostanza che imporrebbe il rigoroso rispetto delle procedure, previste dalla disciplina applicabile in materia di operazioni con parti correlate, proprio al fine di prevenire conflitti di interesse e garantire la massima trasparenza nei confronti del mercato e degli investitori.
Alla luce delle informazioni emerse, riteniamo indispensabile che gli organi sociali interessati forniscano tempestivamente ogni chiarimento utile e che le Autorità competenti accertino se siano state rispettate tutte le regole di governance societaria, gli obblighi di trasparenza verso il mercato e la disciplina applicabile alle operazioni con parti correlate. Assoutenti seguirà con la massima attenzione gli sviluppi della vicenda e, qualora dovessero emergere violazioni delle norme poste a tutela del mercato e degli investitori, è pronta ad adottare ogni iniziativa utile a tutela dei risparmiatori e degli azionisti coinvolti.

(Adnkronos) - Dalla riforma di Roma Capitale al nuovo stadio della Roma, dalla rivoluzione delle case di comunità alle soluzioni per le liste d'attesa e il trasporto locale, in un'intervista esclusiva all'Adnkronos il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca annuncia: "Mi ricandido e il campo largo non mi preoccupa", dice. Poi sulla sua partecipazione alla manifestazione dei tifosi della Lazio contro Lotito spiega: "Sono andato per ascoltare".
Presidente Rocca, la riforma per dare più poteri a Roma Capitale è scomparsa dai radar. Pensa che sarà portata a compimento nella legislatura?
"Dopo l’approvazione della Camera, il provvedimento è ora all’esame del Senato. È una riforma costituzionale e richiede quattro passaggi parlamentari. Il tempo non è infinito, ma vi sono ancora le condizioni per completare il percorso entro la fine della legislatura. Serve, però, che tutte le forze politiche mantengano gli impegni assunti e smettano di utilizzare Roma come terreno di convenienza politica.
In prima lettura il Pd si è astenuto...
"Il comportamento del Partito democratico è stato grave. Il Pd ha condiviso il percorso della riforma, ha partecipato alla costruzione dell’accordo e poi, al momento del voto, si è sfilato per un calcolo politico. Non si è trattato di una scelta contro il centrodestra, ma di una scelta che ha indebolito Roma e danneggiato i cittadini della Capitale".
Una scelta opportunistica?
"Su un tema di questa importanza non si possono cambiare le proprie posizioni in base alla convenienza del momento o al timore di riconoscere un risultato alla maggioranza. Roma ha dimensioni, responsabilità e problemi che non sono paragonabili a quelli di qualsiasi altro Comune italiano. Ha bisogno di maggiori poteri, ma anche di risorse certe e strumenti amministrativi adeguati. Il centrodestra continuerà a lavorare per portare a compimento la riforma. Chi deciderà ancora una volta di sottrarsi dovrà assumersene pubblicamente la responsabilità. Perché non si può dichiarare di voler rafforzare Roma e poi, quando arriva il momento di votare, voltarsi dall’altra parte".
È stato appena nominato, insieme con Gualtieri, subcommissario per il nuovo stadio della Roma. Ha fiducia che si riuscirà a stare nei tempi?
"Assolutamente sì. Ci sono tutte le condizioni perché il nuovo stadio della Roma venga realizzato nei tempi stabiliti. La conferenza dei servizi serve proprio a questo. Parliamo di un progetto straordinario: uno stadio da oltre 60 mila posti, con un investimento compreso tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro interamente a carico della società, senza un euro di denaro pubblico, e circa 15 ettari di aree restituite alla collettività tra verde, piazze e percorsi pedonali. Non sarà soltanto lo stadio della Roma, ma un’infrastruttura strategica per la Capitale, per il Lazio e per l’intero Paese.La Regione farà fino in fondo la propria parte".
C'è chi teme problemi di mobilità
"Su questo aspetto vigilerò costantemente. La realizzazione dello stadio non dovrà produrre nuove criticità sulla viabilità né compromettere l’accessibilità dell’ospedale Pertini e degli altri servizi presenti nell’area. Ogni soluzione dovrà essere valutata con grande attenzione, assicurando collegamenti adeguati, sicurezza stradale e piena libertà di movimento per i mezzi di emergenza e per i cittadini. Questa volta ci sono un progetto solido, un quadro finanziario chiaro e una piena collaborazione istituzionale. Lo stadio si farà, e si farà presto e bene".
A quando lo stadio della Lazio?
"La Lazio ha formalmente presentato al Comune il progetto di riqualificazione dello stadio Flaminio e il percorso amministrativo è stato avviato. L’obiettivo indicato è quello di arrivare al nuovo impianto nel 2029. Il Flaminio è un bene straordinario, sottoposto a vincoli e inserito in una zona delicata sotto il profilo urbanistico e della mobilità. Occorre conciliare la tutela dell’opera di Nervi con le esigenze di uno stadio moderno e pienamente funzionale. Il nuovo stadio della Roma e quello della Lazio rappresentano entrambi grandi opportunità per il territorio. La Regione darà il proprio contributo per quanto di competenza e farà tutto il possibile affinché entrambi i progetti si realizzino nei tempi previsti.
Ha fatto scalpore la sua presenza alla manifestazione dei tifosi della Lazio contro Lotito. Perché lo ha fatto?
"Sono andato per ascoltare, non per decidere chi debba essere il proprietario della Lazio e neppure per interferire nella gestione di una società privata. Non ho aderito a insulti o invettive contro qualcuno. Ho incontrato migliaia di persone che manifestavano pacificamente e che esprimevano una sofferenza, un disagio e un forte senso di appartenenza. Un presidente di Regione non può considerare irrilevante una mobilitazione così ampia e composta. Sono un tifoso della Lazio e non l’ho mai nascosto, ma sono prima di tutto il presidente di tutti i cittadini del Lazio. Il calcio è identità, memoria familiare, comunità. La politica non deve impossessarsene, ma le istituzioni hanno il dovere di ascoltare. Proprio perché il presidente Lotito è anche un parlamentare della maggioranza di centrodestra, la mia presenza dimostra che non vi era alcuna convenienza politica. Vi era soltanto il rispetto per una comunità che chiedeva di essere ascoltata".
Lei ha già annunciato la sua ricandidatura alla presidenza della Regione. La coalizione è forte come tre anni fa? Il campo largo la preoccupa?
"La coalizione è solida e ha dimostrato in questi anni di saper governare, anche confrontandosi al proprio interno, come è naturale che sia. L’importante è condividere la direzione di marcia e anteporre gli interessi dei cittadini alle convenienze delle singole forze politiche. Il cosiddetto campo largo non mi preoccupa, ma lo rispetto. In democrazia ogni schieramento ha il diritto di organizzarsi e di presentare la propria proposta. Sarebbe un errore sottovalutare qualunque avversario, così come sarebbe un errore pensare di vincere soltanto grazie alle divisioni degli altri. Le elezioni, però, non si vincono con le formule politiche o con la somma delle sigle. Si vincono dimostrando di avere governato bene. Solo su questo saremo giudicati e su questo intendo presentarmi nuovamente davanti agli elettori".
In vista delle prossime elezioni regionali il centrosinistra ha annunciato che le darà filo da torcere su sanità e trasporto pubblico locale. Quali sono le tre cose che rivendica su questi due delicati fronti?
"Sulla sanità ne rivendico innanzitutto tre. La prima è il più importante investimento sul personale degli ultimi anni. Abbiamo autorizzato un piano da oltre 660 milioni di euro l’anno, con più di 14 mila assunzioni programmate. Non si ricostruisce la sanità pubblica senza medici, infermieri, tecnici e operatori sociosanitari. La seconda è il rinnovamento delle strutture e delle tecnologie. Sono state finanziate centinaia di grandi apparecchiature e nel 2026 abbiamo aggiunto un piano da circa 154 milioni di euro per edilizia sanitaria, diagnostica e innovazione. La terza è la ricostruzione della sanità territoriale, con quasi 953 milioni di euro destinati all’assistenza di prossimità, alle Case e agli Ospedali di comunità, alla domiciliarità e alla presa in carico dei pazienti cronici. Anche sulle liste d’attesa i problemi non sono risolti, ma i dati nazionali vanno riconosciuti. Il Lazio è tra le Regioni con le migliori percentuali di rispetto dei tempi delle prescrizioni e delle prime visite. Abbiamo inoltre introdotto il Pass di garanzia, ampliato le agende e integrato maggiormente nel Recup l’offerta delle strutture private accreditate".
E sul tpl?
"Sul trasporto pubblico rivendico il rinnovo della flotta ferroviaria, il programma per oltre 800 nuovi autobus, l’aumento delle risorse, il rafforzamento dei controlli sulla qualità del servizio e gli investimenti sulle infrastrutture ferroviarie e stradali. Sul servizio su gomma, invece, dobbiamo essere molto chiari. Abbiamo ereditato dall’amministrazione Zingaretti il Piano delle Unità di rete, che nella sua concreta applicazione sta creando numerosi problemi ai sindaci e ai territori. Non intendiamo nascondere queste criticità né scaricarle sugli amministratori locali. Stiamo correggendo il Piano, ascoltando i Comuni e intervenendo sulle situazioni che stanno producendo i maggiori disagi. Entro settembre contiamo di completare questo lavoro e di risolvere le principali difficoltà emerse".
Ogni problema risolto?
"Non sostengo che ogni problema sia stato risolto. Rivendico, però, che dopo anni di immobilismo abbiamo rimesso in moto investimenti, assunzioni e cantieri e che, quando ereditiamo scelte che non funzionano, abbiamo il coraggio di riconoscerlo e di correggerle. Chi vuole darci filo da torcere è benvenuto. Ci confronteremo sui numeri, sui risultati e non sugli slogan".
È migliorata la situazione dei pendolari del Lazio da quando c’è lei al posto di Zingaretti?
"Sì, è migliorata, ma non abbastanza e, soprattutto, non nello stesso modo su tutte le linee. Non intendo dire ai pendolari che va tutto bene quando subiscono ritardi, cancellazioni o informazioni insufficienti. Governare significa anche riconoscere ciò che ancora non funziona. La flotta regionale è stata profondamente rinnovata e comprende ormai decine di nuovi treni, molti dei quali a doppio piano. È un percorso di investimenti avviato negli anni precedenti e proseguito con convinzione dalla nostra amministrazione. Non ho alcun bisogno di appropriarmi del lavoro compiuto da altri, ma ho il dovere di garantire che quegli investimenti producano un servizio migliore".
Una parte rilevante dei disagi dipende dai lavori sulla rete e dalle infrastrutture gestite da Rete ferroviaria italiana...
"Ma questo non può diventare un alibi. La Regione deve controllare il contratto di servizio, contestare i disservizi, applicare le penali quando necessario e pretendere informazioni tempestive. Il pendolare non è interessato a sapere quale ente abbia sbagliato. Vuole arrivare al lavoro o tornare a casa in orario. È questo il parametro con il quale giudico il nostro operato".
È stata da poco finanziata dalla Regione Lazio una Casa di comunità per il carcere di Rebibbia.Cosa può fare ancora la Regione Lazio per migliorare le condizioni dei detenuti?
"Dobbiamo distinguere le competenze senza utilizzarle come alibi. Il sovraffollamento, la sicurezza, gli organici della Polizia penitenziaria e le condizioni strutturali degli istituti dipendono dallo Stato e dall’amministrazione penitenziaria. La Regione, però, è pienamente responsabile della tutela della salute delle persone detenute. La Casa di comunità di Rebibbia, finanziata con oltre 3,6 milioni di euro, servirà a garantire assistenza sanitaria, percorsi per le dipendenze, continuità delle cure e una riduzione dei trasferimenti esterni. È un passo concreto, ma non rappresenta certamente la soluzione di tutti i problemi".
Che altro si può fare?
"Dopo quanto accaduto a Viterbo, con l’incendio e l’intossicazione di detenuti e agenti della Polizia penitenziaria, è ancora più evidente la necessità di rafforzare la medicina penitenziaria, la salute mentale, il contrasto alle dipendenze, la telemedicina e i collegamenti con gli ospedali. Serve, inoltre, una continuità sociosanitaria al momento della scarcerazione, perché una persona lasciata senza assistenza, casa o terapia rischia di ricadere immediatamente nella marginalità. È necessario rendere stabile il confronto tra Regione, Ministero della Giustizia, amministrazione penitenziaria, prefetture e aziende sanitarie. La dignità e il diritto alla salute non si perdono entrando in carcere".
Caso Fakir, scontri a Bologna, minacce al sindaco Lepore. Cosa ne pensa?
"Sulla morte di Abderrahim Fakir devono essere accertati tutti i fatti, senza omissioni, condizionamenti o processi sommari. Ho piena fiducia nella magistratura e negli organi investigativi. Allo stesso modo, considero inaccettabili le minacce rivolte al sindaco Lepore, al quale esprimo la mia solidarietà personale. La solidarietà, però, non può cancellare le responsabilità politiche. Un sindaco non è un militante né un osservatore esterno. Rappresenta le istituzioni e ha il dovere di valutare le conseguenze delle proprie scelte. In una città come Bologna, nella quale sono presenti e organizzate aree antagoniste pronte a inserirsi nelle manifestazioni per cercare lo scontro, convocare una piazza nelle ore immediatamente successive a un fatto così drammatico, mentre gli accertamenti erano ancora in corso e la tensione era altissima, significava assumersi un rischio evidente".
Lepore avrebbe dovuto prevederlo?
"Sì. Non può presentarsi come una vittima del tutto inconsapevole di quanto è accaduto. Non penso naturalmente che volesse le violenze, ma un sindaco responsabile deve evitare di creare le condizioni politiche e simboliche nelle quali i professionisti del disordine possono trovare spazi. Quando vengono aggredite le forze dell’ordine, incendiate automobili e devastate strade, non sono ammesse ambiguità. La condanna deve essere immediata, netta e senza giustificazioni. Cercare la verità sulla morte di una persona e difendere le forze dell’ordine non sono principi alternativi. Le minacce contro Lepore devono essere condannate senza esitazioni, ma la scelta di convocare quella manifestazione è stata grave, imprudente e sbagliata. In quel momento Bologna aveva bisogno di un sindaco capace di raffreddare il clima e di unire la città. Lepore, invece, ha contribuito a soffiare sul fuoco".
La Cnn se la prende con il Comune di Roma, che ha speso molto per riqualificare piazza Risorgimento e farne un’oasi verde, ma a un anno e mezzo dalla riapertura gli alberi sono secchi e la piazza versa nel degrado. È un attacco ingiustificato?
"No. Una critica alla gestione di una piazza non è un attacco all’Italia. Difendere il nostro Paese non significa negare i problemi o accusare chi li racconta. Sono state mostrate piante secche, sistemi di nebulizzazione non funzionanti e uno spazio che non corrisponde al progetto presentato ai cittadini. Il caldo eccezionale è un elemento reale, ma proprio per questo le opere pubbliche devono essere progettate scegliendo essenze resistenti, impianti di irrigazione adeguati e una manutenzione costante. Spetta al Comune spiegare che cosa non abbia funzionato, sostituire gli alberi morti e restituire rapidamente decoro alla piazza. La risposta migliore a un servizio giornalistico non è gridare all’offesa nazionale, ma risolvere il problema. L’amore per Roma si dimostra curandola ogni giorno, non soltanto nel momento dell’inaugurazione".
I comitati dei residenti attaccano il termovalorizzatore di Santa Palomba e ne chiedono lo stop alla luce dei ritrovamenti archeologici. Come prevede che finirà?
"Il procedimento amministrativo proseguirà, garantendo contemporaneamente la piena tutela dei ritrovamenti archeologici. Nell’area interessata dal rinvenimento del basolato i lavori sono stati fermati ed è stata coinvolta la Soprintendenza. Questo dimostra che i controlli esistono e che il sistema di tutela sta funzionando. I reperti devono essere studiati, protetti e, ove possibile, valorizzati. Non possono, però, diventare automaticamente il pretesto per bloccare un’opera senza una valutazione tecnica".
Il problema rifiuti va risolto, certo, ma i territori?
"Roma non può continuare a dipendere da altre città e da altre regioni. La Capitale deve assumersi la responsabilità di chiudere il proprio ciclo dei rifiuti attraverso una soluzione ambientalmente sostenibile, tecnologicamente avanzata e sottoposta a controlli rigorosi. È altrettanto evidente, però, che i territori chiamati a ospitare un’infrastruttura di queste dimensioni hanno diritto a essere ascoltati e a ricevere compensazioni ambientali, infrastrutturali e territoriali adeguate. Non si può chiedere a una comunità di sostenere un’opera strategica senza prevedere interventi concreti sulla viabilità, sui servizi, sul verde, sulla qualità dell’aria e sul monitoraggio sanitario e ambientale. La realizzazione dell’impianto non deve avvenire contro il territorio, ma attraverso un confronto trasparente con i cittadini e con le amministrazioni coinvolte. Roma deve chiudere il proprio ciclo dei rifiuti, ma deve farlo rispettando la storia dei luoghi, garantendo la sicurezza ambientale e riconoscendo ai territori interessati il diritto a compensazioni reali, certe e proporzionate".
L’Adnkronos ha raccolto lo sfogo di un trentasettenne con una grave disabilità, che ha denunciato come i tempi di fornitura delle scarpe speciali che gli permettono di camminare siano passati da 12 a 18 mesi per i disabili deambulanti e a 24 mesi per i non deambulanti. Sono queste le distorsioni dell’autonomia differenziata nella sanità?
"No, l’autonomia differenziata non c’entra nulla. Appena siamo venuti a conoscenza del problema, abbiamo immediatamente preso contatto con la famiglia del paziente e con l’azienda sanitaria competente. Attraverso un dialogo diretto con i familiari abbiamo ricostruito la situazione e individuato una soluzione che consentisse di porre rimedio alla criticità e di garantire la continuità assistenziale".

(Adnkronos) - A quanto apprende l'Adnkronos, la scorta del ministro della Giustizia Carlo Nordio, già al massimo livello di sicurezza, è stata sensibilizzata alla massima attenzione dopo la scritta choc firmata Br "Nordio ti metto dentro una R4", comparsa ieri sera in via Portuense a Roma. Massima allerta, quindi, con l'aumento anche del passaggio delle auto del Gio intorno al via Arenula. Proseguono, intanto, le indagini dei carabinieri per rintracciare gli autori della scritta.
La scritta con la sigla Br e una stella a cinque è apparsa all'altezza del civico 473, sul muro perimetrale esterno di un edificio non lontano dalla caserma dei carabinieri nell'ex ospedale Forlanini. Il macabro e inequivocabile riferimento è alla Renault 4 rossa nella quale il 9 maggio 1978, in via Caetani, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, barbaramente ucciso proprio dalle Brigate rosse, dopo 55 giorni di prigionia: un'immagine - quella dello statista Dc senza vita in quell'auto - diventata un simbolo.
La scritta, di colore rosso, notata ieri sera dai residenti, questa mattina era ancora al suo posto. Poco prima delle 9 sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Villa Bonelli. Verifiche sono in corso circa la presenza di sistemi di videosorveglianza ed eventuali enti o siti istituzionali nelle immediate vicinanze. (di Giorgia Sodaro)

(Adnkronos) - Da oggi i lavori più rappresentativi del fotografo dei campioni Ferdinando Mezzelani saranno esposti in una mostra realizzata in collaborazione con Atac: oggi alla stazione Spagna e poi, fino ad ottobre prossimo, su uno dei treni in linea che sarà allestito con le riproduzioni delle foto. L’esposizione, intitolata 'Tra sport e trasporto', propone alcuni momenti che hanno segnato la storia dello sport italiano, come la vittoria nei mondiali di calcio del 2006 e la vittoria di Sinner al Foro Italico degli internazionali di Tennis. Presenti anche foto di manifestazioni sportive di altre discipline, come l’atletica, l’equitazione e le paralimpiadi.
Per tutta la giornata, l’atrio della stazione Metro Spagna sarà completamente brandizzato con immagini e contenuti della mostra, con la collaborazione di IGPDecaux, che metterà a disposizione in esclusiva tutti gli spazi dell’atrio della stazione. La domination visiva interesserà l’intero atrio di vicolo del Bottino, dove le immagini e i contenuti saranno trasmessi in loop su tutti gli impianti digitali presenti: i maxi led e gli schermi lcd creando un’esperienza immersiva e di forte impatto per i viaggiatori. Alla presentazione erano presenti la presidente di Atac Barbara Marinali e l’amministratore delegato di Sport e Salute, Diego Nepi Molineris.
La Giunta regionale, su proposta dell'assessora della Difesa
dell'Ambiente Rosanna Laconi, ha approvato gli indirizzi operativi
per la predisposizione del primo Piano regionale di gestione della
Posidonia oceanica, dando attuazione alla legge regionale n. 1 del
2020 e avviando un percorso organico per la tutela e la gestione
sostenibile delle spiagge della Sardegna.
Sul versante meridionale di Crastu Littu, a quota 740 metri e in
una posizione di straordinario valore strategico e paesaggistico, è
stata scoperta una tomba di giganti nel sito archeologico di
Carrarzu Iddia a Bortigali, nel centro Sardegna. È in questo
rilievo da cui si domina la piana di Macomer, gli altopiani di
Abbasanta e Paulilatino, fino ai rilievi del Nuorese e al golfo di
Oristano, che la tomba di giganti era completamente nascosta dalla
fitta vegetazione.
(Adnkronos) - "Avere da alcuni anni un governo di destra accentua i malumori da parte di gruppi estremisti, spinti a compiere azioni di un certo peso. Nordio viene indicato come obiettivo certamente perché è responsabile del sistema carceri". E' quanto ha detto all’Adnkronos Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pierluigi, ucciso a Milano il 16 febbraio 1979 da un commando dei Pac, commentando la scritta contro il ministro della Giustizia apparsa a Roma e firmata Br.
"Questi sono spauracchi, usano quelle terminologie perché non hanno altri spunti. Ma dà molto fastidio l’idea che si torni a pensare di imporre il proprio pensiero ideologico con la forza. Un po’ come i NoTav – sottolinea – vogliono creare paura per far rimanere le cose come sono. In questi 12 anni cosa hanno fatto per cambiare?".
Quanto al rischio di un possibile ritorno del terrorismo, Torregiani afferma che "sicuramente la componente più pericolosa è quella nascosta, che non si mostra, ma governo e autorità sanno come controllarla ed eventualmente intervenire".

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(Adnkronos) - "Negli ultimi anni la mancata copertura di molti posti di specializzazione in Medicina d'emergenza-urgenza (Meu) è stata raccontata da media, sindacati e politica come il segno di una 'crisi di vocazione' verso questa disciplina". Teoria smentita da uno studio condotto dalla Fondazione Irccs Ca' Granda ospedale Maggiore Policlinico di Milano, dall'università Statale del capoluogo lombardo e dall'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, pubblicato su 'Internal and Emergency Medicine'. La ricerca - spiega una nota - analizza per la prima volta in modo sistematico i dati ufficiali del concorso nazionale per l'accesso alle scuole di specializzazione dal 2019 al 2025, confrontando la Meu con le altre discipline. Risulta che il vero nodo non è la disaffezione dei giovani medici per la Meu, bensì la programmazione dei posti di specialistà.
Gli autori rilevano che, nel periodo considerato, i posti disponibili per la Meu sono più che raddoppiati: da 391 a 954, tra gli incrementi più alti in assoluto fra tutte le scuole di specializzazione italiane. Nello stesso periodo, la percentuale di posti coperti è scesa dal 90% del 2019 al 25% del 2024, risalendo poi al 47% nel 2025. "Se ci si ferma a questo dato la conclusione più immediata è che i giovani medici non vogliano più scegliere la Medicina d'emergenza-urgenza. Ma il quadro cambia se si guarda al numero assoluto di posti effettivamente coperti: tra il 2022 e il 2025, la Meu è cresciuta più rapidamente della maggior parte delle altre specialità. Nel 2025 è stata inoltre la terza scuola di specializzazione, tra quelle con un tasso di copertura inferiore al 90%, per numero di iscritti. Il problema, quindi, non è la mancanza di specializzandi, ma l'eccesso di posti messi a bando rispetto al numero di laureati in Medicina e Chirurgia che partecipano al concorso", spiega Ludovico Furlan, del Dipartimento Area medica del Policlinico di Milano, primo autore dello studio. Anche il confronto internazionale e i dati sulla soddisfazione dei medici in formazione vanno nella stessa direzione, sottolineano i ricercatori. In Italia i posti banditi in Meu corrispondono a circa il 9% del totale dei laureati in Medicina di un anno, contro il 6% della Francia, il 3% del Regno Unito e l’1% della Spagna. Le indagini ministeriali 2021-2022 collocano inoltre il gradimento della Meu su livelli comparabili a Cardiologia, una delle specialità più ambite, e superiori a Medicina interna e Chirurgia generale.
"Il rapporto tra posti coperti e posti disponibili è un indicatore che può ingannare quando il numero di posti offerti cambia così rapidamente: va sempre letto insieme all'andamento di candidati, laureati e posti assegnati in valore assoluto. È proprio incrociando questi dati sull'intera popolazione dei candidati dal 2019 al 2025, in Italia e nei principali Paesi europei, che il quadro di un forte disinteresse verso la Meu perde consistenza", evidenzia Giovanni Nattino, del Dipartimento di Epidemiologia medica dell'Istituto Mario Negri, che ha curato l'analisi dei dati.
Per gli autori dello studio, "continuare a leggere i posti scoperti come segno di disaffezione verso la specialità rischia di alimentare proprio la disillusione che descrive, scoraggiando i futuri medici indipendentemente dai dati oggettivi di interesse e soddisfazione".
"Questo non significa, però, negare le difficoltà reali di chi lavora in Pronto soccorso", puntualizzano i ricercatori. "Conosciamo bene, per esperienza diretta, quanto sia impegnativo lavorare in emergenza-urgenza: turni, sovraffollamento, aggressioni, un carico di responsabilità enorme. Proprio per questo è importante non confondere due problemi distinti: la fatica reale di questo lavoro, che va affrontata con investimenti concreti sulle condizioni economiche e di qualità della vita professionale, e un racconto sulla 'fuga dalla specialità' che i dati non confermano e che, se ripetuto, rischia di disincentivare proprio chi sta scegliendo oggi il proprio percorso", chiarisce Giorgio Costantino, direttore del Pronto soccorso del Policlinico di Milano e docente del Dipartimento di Scienze cliniche e di Comunità di UniMi.
"Ampliare il numero di posti di specialità - notano infine gli autori - non basta se non si affianca un aumento del numero di laureati in Medicina disponibili a coprirli".

(Adnkronos) - La Nazionale italiana ha un nuovo commissario tecnico: Roberto Mancini. Questa è stata la scelta del presidente della Figc Giovanni Malagò dopo i no di Carlo Ancelotti e Pep Guardiola e dopo il caso Andrea Pirlo. Lo stesso Ancelotti, ct del Brasile ha spiegato in una intervista ad Espn i motivi del suo no all'Italia e della decisione di restare alla guida del Brasile. Paolo Maldini, all'epoca direttore tecnico della nazionale italiana, ha dichiarato la scorsa settimana, prima delle dimissioni, di aver contattato Ancelotti per proporgli l'incarico di allenatore azzurro. "Non è una questione di contratto; non è questo il motivo", ha dichiarato Ancelotti ad Espn. "È perché ho un impegno nei confronti della Cbf e di questo Paese, perché questo Paese mi ha accolto così calorosamente durante questo primo anno. Voglio restare qui. E ho ringraziato la Federazione Italiana, naturalmente, ma voglio restare perché credo sia giusto e doveroso rimanere in un Paese che mi ha accolto così calorosamente, in un'istituzione che mi ha dato l'opportunità di lavorare".
Dopo Ancelotti, la Federazione Italiana ha annunciato il ritorno di Roberto Mancini con un contratto di quattro anni. Ancelotti ha firmato a maggio un prolungamento di contratto con la Confederazione calcistica brasiliana (Cbf) fino ai Mondiali del 2030, dopo aver assunto la guida della nazionale poco dopo aver lasciato il Real Madrid un anno prima. Sotto la guida di Ancelotti, il Brasile ha subito la sua più precoce eliminazione dai Mondiali dal 1990, con la sconfitta agli ottavi di finale contro la Norvegia. E il 67enne ha dichiarato di avere ancora delle questioni in sospeso con il Brasile. "Il risultato dei Mondiali non è stato positivo; ha deluso tutti e siamo tutti tristi", ha detto. "Ma dobbiamo guardare indietro a ciò che è già successo con un occhio e guardare al futuro con l'altro, perché questa nuova generazione di giocatori -questo Paese ha giocatori di talento- e possiamo costruire un futuro positivo".
Ancelotti è pronto a ripartire con una squadra rinnovata, visto che diversi veterani lasceranno la nazionale verdeoro. Tra questi c'è anche Neymar, il miglior marcatore di sempre del Brasile , che martedì ha ribadito la sua decisione di ritirarsi dalla nazionale. "Credo che, storicamente, una generazione giunga al termine e un'altra debba prendere il suo posto; deve essere migliore della precedente", ha affermato Ancelotti che in merito a giocatori come Alisson Becker, Casemiro, Danilo e Alex Sandro, tutti di 33 anni o più, Ancelotti non ha escluso un loro futuro in squadra, ma ha chiarito che ci saranno dei cambiamenti. "Pensiamo che alcuni potrebbero entrare a far parte della squadra, ma dobbiamo guardare ad un nuovo ciclo, e lo faremo, inserendo nuovi giocatori", ha affermato. "È un capitolo che si chiude. Ovviamente, dobbiamo ringraziarli tutti, e nutro un grande affetto per ognuno di loro".

(Adnkronos) - Minori e social network, l'Ue scende in campo. Alla Commissione europea è stato presentato un rapporto sulla sicurezza online di bambini e adolescenti, che sarà valutato per formulare una proposta. "Il documento propone un accesso progressivo alle tecnologie digitali", analizza lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, presidente dell'Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, Gap e cyberbullismo (Di.Te.): "Nessun utilizzo nei primissimi anni di vita; uso strettamente controllato dai 3 ai 5 anni; social media e videogiochi soltanto con il consenso e la supervisione degli adulti dai 6 ai 12 anni; autonomia crescente dai 13 ai 15 e relativamente autonoma tra i 16 e i 18 anni. Il report suggerisce inoltre una limitazione comune europea sotto i 13 anni, lasciando però aperta la possibilità di accesso con il consenso dei genitori o per finalità educative. I singoli Stati potrebbero adottare soglie più restrittive". L'esperto non nasconde le sue perplessità: "L'Europa ha finalmente riconosciuto che i social non sono giocattoli - afferma Lavenia - ma rischia di fermarsi a metà strada".
"Un genitore seduto accanto a un bambino di 8 anni non modifica l'algoritmo, non impedisce la raccolta dei dati e non neutralizza meccanismi progettati per trattenere l'attenzione. La supervisione può ridurre alcuni rischi, ma non rende TikTok o Instagram adatti all'infanzia", avverte lo psicologo. "Dire che un bambino può utilizzare i social purché sia presente un adulto - spiega - significa legittimare un accesso troppo precoce. Un genitore può vedere ciò che appare sullo schermo, ma non sempre può comprendere ciò che quello schermo sta producendo nella mente del figlio". Secondo il presidente Di.Te., il rapporto all'esame dell'Ue "commette anche l'errore di accostare esperienze digitali profondamente diverse. Una videochiamata con i nonni, un contenuto scolastico, un videogioco e un social non sono la stessa cosa. Il problema non è il digitale in sé, ma le piattaforme fondate sull'esposizione personale, sull'approvazione degli altri, sulla profilazione e sulla capacità degli algoritmi di orientare emozioni e comportamenti", precisa l'esperto di tecno-dipendenze che critica anche il limite dei 13 anni. "E' insufficiente", ammonisce Lavenia: "Tredici anni rappresentano una soglia amministrativa, non psicologica. Non si diventa improvvisamente capaci di gestire cyberbullismo, sessualizzazione, reputazione digitale, dipendenza e manipolazione algoritmica spegnendo 13 candeline".
Lo psicoterapeuta rilancia la proposta che nei giorni scorsi ha avanzato rivolgendosi al Governo italiano: "Vietare i social personali prima dei 15 anni e subordinare il successivo accesso al conseguimento di un Patentino digitale obbligatorio a punti, basato su un modello già sperimentato dall'associazione". Perché "prima di entrare nelle piattaforme - rimarca Lavenia - ragazze e ragazzi devono conoscere privacy, cyberbullismo, sexting, fake news, reputazione digitale, algoritmi, intelligenza artificiale e dipendenza. Devono inoltre sapere che le azioni online hanno conseguenze: se sbagli perdi punti; se comprendi, ripari e affronti un percorso educativo puoi recuperarli". E "la responsabilità - aggiunge lo psicologo - deve coinvolgere anche politica e aziende tecnologiche: le piattaforme devono verificare realmente l'età e il possesso del patentino, disattivare le funzioni che favoriscono l'uso compulsivo e rispondere dei danni prodotti. Per guidare un'automobile - chiosa Lavenia - non bastano l'età e il consenso dei genitori: serve una patente. Per consegnare la mente di un adolescente agli algoritmi, invece, continuiamo ad accontentarci di una data di nascita falsa e di un clic. Questa non è protezione: è una resa".

(Adnkronos) - Una serie tv racconterà la vita e la carriera di Giorgio Armani. Il progetto, ancora senza titolo, è firmato da Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con la maison fondata dal grande stilista scomparso nel 2025, con l’obiettivo di realizzare un biopic pensato per il mercato internazionale e capace di restituire la complessità di un artista che ha ridefinito l’eleganza italiana nel mondo.
A guidare la serie sarà Ferzan Ozpetek, regista turco naturalizzato italiano, autore che da anni unisce profondità artistica e successo popolare. La scelta non è casuale: Ozpetek ha conosciuto Armani personalmente, lo ha frequentato a lungo e ne ha colto tanto la visione quanto la concretezza. In una dichiarazione a Variety, il regista racconta: “Ho conosciuto, ammirato e frequentato Giorgio per molti anni, sia in occasioni ufficiali che in momenti più privati. Parlavamo di cinema, di cui era appassionato ed esperto. Ma anche di arte, costumi, architettura e, direi, della vita stessa. In lui vedevo un visionario e un artista brillante. Ma anche un uomo concreto e determinato.” E aggiunge: “L’opportunità di raccontare la sua storia è insieme un onore emozionante e una sfida che implica catturare le molte sfaccettature di una personalità così complessa, originale e affascinante.”
Ozpetek arriva alla serie dopo il successo globale di 'Diamanti' (2025), storia di un gruppo di artigiane romane della moda alle prese con un ordine impossibile negli anni ’70, e dopo l’esperienza televisiva con 'Le fate ignoranti', prima serie italiana originale di Disney+ tratta dal suo film omonimo. Alla sceneggiatura del biopic su Armani Ozpetek sta lavorando con Francesco Arlanch, head writer di Lux Vide, già firma delle serie 'I Medici', 'Hotel Costiera' e 'Doc'. Trame e struttura della serie su Armani restano per ora riservate.
La casa di moda Giorgio Armani ha deciso di sostenere la produzione, offrendo accesso ad archivi, creazioni e luoghi iconici per garantire uno sguardo senza precedenti sul mondo e sull’eredità del designer. In una nota, Fremantle parla di un accesso che offrirà “uno sguardo senza precedenti sul mondo e sull’eredità di una delle figure più influenti della moda”. Matilde Bernabei, fondatrice e presidente di Lux Vide, sottolinea: “Per anni Lux ha inseguito il sogno di raccontare al mondo la storia di Giorgio Armani, un artista che ha inventato uno stile unico e riconoscibile.” E definisce Armani “un portabandiera del Made in Italy che ha riscritto le regole dello stile e dell’eleganza.” Bernabei chiude così: “Sarà una serie ambiziosa, e siamo orgogliosi di sapere che il mercato ha immediatamente abbracciato questo progetto con interesse, confermandone con entusiasmo il potenziale internazionale.”
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