
(Adnkronos) - Barbara D'Urso fa causa a Mediaset. A tre anni dalla sua uscita forzata dagli schermi e a seguito di un tentativo di mediazione non andato a buon fine, la conduttrice ha deciso di portare in tribunale l'azienda di Cologno Monzese. La notizia, che segna un ulteriore passo nel rapporto tra la presentatrice e il Biscione, per cui ha lavorato per oltre vent'anni, è stata riportata in esclusiva dal quotidiano 'La Stampa'.
Secondo quanto ricostruito, sul tavolo della contesa ci sarebbero diverse questioni. In primo luogo, la richiesta di scuse mai pervenute per un post social del marzo 2023, pubblicato dal profilo ufficiale 'Qui Mediaset', che però, secondo l'azienda, era stato hackerato. A questo si aggiunge la contestazione, da parte dei legali della D'Urso, del mancato pagamento dei diritti d'autore per i programmi firmati in 16 anni di lavoro e per il format di sua proprietà, 'Live non è la D'Urso'.

(Adnkronos) - Il protocollo Italia-Albania in materia di migrazioni è "compatibile con la normativa Ue" sulle procedure di rimpatrio e di asilo, "a condizione che i diritti dei migranti siano pienamente tutelati". E' la conclusione cui è giunto l'avvocato generale della Corte di Giustizia dell'Ue Nicholas Emiliou, relativamente ad una causa intentata da due migranti che erano stati espulsi dall'Italia, portati in Albania, dove avevano fatto domanda di protezione internazionale.
Successivamente, sono stati emessi nei loro confronti due decreti di trattenimento, che la Corte d'Appello di Roma ha respinto, ritenendo che la normativa nazionale fosse in contrasto con il diritto Ue. Le autorità nazionali hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione, la quale si è rivolta alla Corte di Giustizia per avere lumi.
L'avvocato generale non dirime la causa, cosa che spetta ai giudici, ma fornisce una possibile soluzione giuridica, che non pregiudica l'esito del procedimento. Nicholas Emiliou è dell’opinione che, in linea di principio, la Corte debba considerare il protocollo Italia-Albania e la relativa normativa italiana compatibili con il diritto dell'Unione Europea, a condizione che i diritti individuali e le garanzie riconosciuti ai migranti in base al sistema europeo comune di asilo siano pienamente tutelati.
Per Emiliou, il diritto dell'Ue non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di trattenimento per i rimpatri al di fuori del suo territorio. Tuttavia, questo Stato resterebbe obbligato a rispettare tutte le garanzie previste dall’Ue per i migranti, incluso il diritto all'assistenza legale, all'assistenza linguistica ed ai contatti con i familiari e le autorità competenti.
In particolare, i minori e le altre persone vulnerabili devono godere di tutta la gamma di tutele previste dal sistema di asilo, incluso l'accesso all'assistenza medica e all'istruzione.
Inoltre, l'avvocato rileva che la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio di quello Stato.
Ciò nondimeno, gli Stati membri devono adottare le misure organizzative e logistiche necessarie a garantire ai migranti il godimento dei diritti e delle tutele previsti dal diritto dell'Unione, compreso il diritto di accesso a un giudice e ad un tempestivo riesame, per evitare un trattenimento illegittimo.

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(Adnkronos) - Una nuova pista sul caso Garlasco che vedrebbe coinvolto nell'omicidio di Chiara Poggi ancora Andrea Sempio e farebbe riferimento a pressioni sulle indagini e depistaggi. E' quella che spunta dall'esposto, con più audio allegati, depositato oggi, giovedì 23 aprile, alla Procura di Milano.
Del materiale sonoro aveva parlato, in più occasioni, la criminologa Roberta Bruzzone ospite in diverse trasmissioni tv dedicate al caso. Oggi lo studio legale Gasperini Fabrizi ha formalmente depositato all’attenzione della Procura generale di Milano "i contenuti audio relativi a condotte suscettibili di assumere rilievo nell’ambito della nuova indagine" sul delitto del 13 agosto 2007.
"Il deposito è stato accompagnato da una articolata ricostruzione, finalizzata a contestualizzare il significato dei suddetti materiali e a definirne la possibile rilevanza". Gli audio fanno riferimento a conversazioni carpite quest'anno e si riferirebbero a una presunta pista alternativa che coinvolge più persone (tra cui Andrea Sempio, indagato con l'assassino Alberto Stasi per l'omicidio in concorso) e uno scenario alternativo rispetto alla verità giudiziaria. Da quanto trapela in alcune registrazioni, una persona farebbe riferimento a presunte pressioni esercitate nel tentativo di deviare le indagini.

(Adnkronos) - E' morto Darrell Sheets, star del reality 'Affari al buio' (titolo originale 'Storage Wars'), apparentemente per suicidio, nella sua abitazione a Lake Havasu City, in Arizona. Aveva 67 anni. Secondo quanto riferito dalla polizia locale, come riportano i media Usa, l’attore sarebbe deceduto a seguito di una ferita da arma da fuoco autoinflitta alla testa. Gli agenti sono intervenuti intorno alle 2 del mattino (ora locale) di mercoledì 22 aprile, dove hanno rinvenuto il corpo e ne hanno dichiarato il decesso. Il caso è stato affidato all’unità investigativa criminale, che ha avviato accertamenti tuttora in corso per verificare se si tratta effettivamente di un suicidio. La salma è stata trasferita all’ufficio del medico legale della contea di Mohave per ulteriori verifiche.
Nato il 13 maggio 1958 in California, Sheets era diventato uno dei volti più noti del programma 'Affari al buio', incentrato sulle aste di depositi abbandonati, seguendo veri acquirenti professionisti che fanno offerte senza conoscere il contenuto delle merci. Tra il 2010 e il 2023 Sheets, soprannominato 'The Gambler' (Il Giocatore d'azzardo), aveva preso parte a 163 episodi, distinguendosi per uno stile diretto e competitivo, spesso orientato alla ricerca del 'colpo grosso'. In Italia il programma è stato trasmesso principalmente su Dmax Italia
Nel 2019 Sheets era stato colpito da un infarto, evento che lo aveva portato a ridurre significativamente le apparizioni televisive, anche in seguito a un intervento chirurgico. Negli ultimi anni si era trasferito in Arizona, dove gestiva un negozio di antiquariato chiamato Havasu Show Me Your Junk: qui abitanti del posto e fan potevano ancora incontrare la sua personalità fuori dal comune. Secondo la biografia ufficiale del programma, era appassionato di aste di magazzini da oltre trent’anni, sempre alla ricerca di ritrovamenti di valore, tra opere d’arte e collezioni rare. Sheets era apparso anche in programmi televisivi come 'The Tonight Show with Jay Leno' e nello show di Rachael Ray.René Nezhoda, un’altra star di 'Affari al buio', ha reagito alla notizia della morte di Sheets pubblicando un video su Instagram, in cui ha denunciato che il collega sarebbe stato bersaglio di cyberbullismo, chiedendo che i responsabili vengano chiamati a risponderne.
Secondo una testimonianza raccolta dal sito Tmz, Darrell Sheets sembrava felice e di buon umore solo poche ore prima della sua morte improvvisa e scioccante. Tmz ha ottenuto una foto del volto amatissimo di 'Affari al buio', scattata martedì 21 aprie intorno alle ore 17 nel suo negozio di antiquariato a Lake Havasu, l'attività che gestiva da quando si era allontanato dalla tv. Una persona presente nel negozio ha raccontato che Darrell era allegro e cordiale durante l’incontro, "rendendo la notizia della sua morte ancora più sconvolgente", secondo Tmz.
La polizia di Lake Havasu in un comunicato riportato da 'Variety' ha ricostruito la scoperta del corpo senza vita di Darrell Sheets. “Il 22 aprile 2026, intorno alle ore 02:00, gli agenti del Dipartimento di Polizia di Lake Havasu City sono intervenuti presso un’abitazione situata nel isolato 1500 di Chandler Drive a seguito della segnalazione di una persona deceduta. Giunti sul posto, gli agenti hanno rinvenuto un soggetto di sesso maschile che presentava quella che sembrava essere una ferita da arma da fuoco autoinflitta alla testa - si legge nella nota - L’uomo è stato dichiarato morto sul posto e l’Unità Investigativa Criminale del Dipartimento di Polizia di Lake Havasu City è stata allertata, intervenendo per assumere la conduzione delle indagini. Il corpo è stato successivamente affidato all’ufficio del medico legale della contea di Mohave per ulteriori accertamenti. L’uomo è stato identificato come Darrell Sheets, 67 anni, residente a Lake Havasu City, e la sua famiglia è stata informata. L’episodio resta sotto indagine e ulteriori informazioni saranno diffuse non appena disponibili”. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Il principe Harry è arrivato a Kiev, in Ucraina, oggi giovedì 23 aprile, per una visita che non era stata annunciata. A riferirne, sui social, è stata l'agenzia governativa ucraina Centro contro la disinformazione. Sempre sui social il gestore della rete ferroviaria del Paese ha pubblicato un video dell'arrivo in treno di Harry.
Il principe ha visitato l'Ucraina più volte per mostrare il suo sostegno ai soldati che combattono l'invasione della Russia dal 2022. "È bello essere di nuovo in Ucraina", ha dichiarato.
È previsto che il duca del Sussex, per la terza volta in Ucraina dall'inizio della guerra, intervenga al Kyiv Security Forum.
Il principe ha anche in programma di incontrare gli artificieri della charity HALO Trust, organizzazione che ha beneficiato del sostegno della madre, la principessa Diana.
Intantoo le autorità ucraine hanno annunciato la morte di due persone e il ferimento di altre otto negli ultimi attacchi sferrati dalla Russia contro il territorio del paese. Mosca intanto denuncia la morte di una persona in un attacco ucraino. "Due persone sono morte e otto sono rimaste ferite...Una persona risulta ancora dispersa", ha dichiarato su Telegram Oleksandr Ganzha, capo dell'amministrazione regionale di Dnipro. Tra i feriti figurano due bambini di nove e quattordici anni che sono stati ricoverati in ospedale, ha aggiunto Ganzha.
Nella regione sud-occidentale russa di Samara, un attacco ucraino ha causato un morto, secondo quanto riferito su Telegram dal governatore regionale Vyacheslav Fedorischev. Il ministero della Difesa russo ha intanto dichiarato di aver intercettato 154 droni ucraini.

(Adnkronos) - E' morto il generale di Corpo d'Armata in congedo Maurizio Stefanizzi. A quanto si apprende le esequie si terranno venerdì 24 aprile alle 11 nella Basilica di Santa Giustina a Padova.
A esprimere il proprio cordoglio tra gli altri il ministro della Difesa Guido Crosetto: "Ho appreso con profondo dolore la notizia della scomparsa del Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri Maurizio Stefanizzi, già Comandante Interregionale Carabinieri Vittorio Veneto. Ufficiale Generale di grande valore, servitore dello Stato esemplare, ha interpretato ogni incarico con rigore, equilibrio, competenza e profondo senso del dovere. Ma insieme al profilo altissimo del Comandante, resta il ricordo di un Uomo perbene, di grande umanità, capace di unire autorevolezza e sensibilità. Chi ha avuto modo di conoscerlo conserva il ricordo di un militare esemplare e di un uomo sincero, legato profondamente al proprio dovere e ai territori che ha servito. Ai suoi cari, all’Arma dei Carabinieri e a tutti coloro che oggi ne piangono la perdita rivolgo, con commozione, il mio più sentito pensiero di cordoglio".

(Adnkronos) - L’industria dei gas liquefatti condivide l'urgenza di rafforzare l'autonomia energetica dell'Unione e apprezza i richiami della Comunicazione diffusa oggi dalla Commissione ai sustainable fuels e allo sviluppo della produzione di biometano. Contemporaneamente il settore considera il documento sbilanciato verso lo sviluppo del vettore elettrico, soprattutto nell'individuazione delle misure operative. L'attuale instabilità geopolitica dimostra, infatti, che è necessario diversificare le fonti e le basi di approvvigionamento. Per Assogasliquidi, la vera resilienza non si ottiene restringendo il campo tecnologico, ma valorizzando un mix energetico plurale. E in questo senso biocarburanti e gas rinnovabili possono garantire una riduzione immediata delle emissioni senza shock economici, utilizzando il grande patrimonio di infrastrutture esistenti integrando sin da subito gli obiettivi di 'AccelerateEu'.
Il documento della Commissione, pur contenendo riferimenti a tali prodotti, non riconosce il ruolo che possono svolgere negli impieghi finali. Vale nella mobilità leggera per il Gpl che, con i suoi sviluppi bio, garantisce già oggi la riduzione dell’impronta carbonica dei veicoli nuovi e circolanti, così come nel trasporto pesante, stradale e marittimo, grazie a Gnl e bioGnl tecnologie pronte, disponibili e infrastrutturalmente già operative, in grado di rispondere ai bisogni di comparti ancora più 'hard to abate'. Quanto ai consumi termici residenziali, lo studio Bip 'Decarbonizzazione dei consumi termici residenziali' conferma che l'efficientamento delle tecnologie a gas esistenti, come le caldaie a condensazione, genera benefici ambientali immediati con investimenti limitati per le famiglie.
"Non possiamo permetterci di ripetere gli errori del passato – commenta il presidente di Assogasliquidi-Federchimica, Matteo Cimenti – la sicurezza dell’Europa non si costruisce con oligopoli tecnologici, ma con la diversificazione ed un realismo basato sulla massimizzazione dell’uso di tutte le fonti energetiche disponibili. I gas e le loro produzioni rinnovabili sono gli alleati naturali di un mix energetico che garantisca di non trovarsi mai più alla mercé di un unico fornitore; solo una pluralità di soluzioni può rendere la transizione davvero sostenibile, inclusiva, sicura e rispettosa dei bisogni dei cittadini. In questo senso – prosegue – è necessario modificare approccio al documento, a partire da quanto indicato nell’Annex presentato dalla Commissione, prevedendo non solo il supporto alle tecnologie elettriche, ma anche a quelle basate su carburanti e combustibili gassosi alternativi e rinnovabili in compliance con la direttiva Red III", conclude.

(Adnkronos) - Avanzo in crescita del 16%, solidità patrimoniale oltre i 3 miliardi, rafforzamento della sostenibilità a lungo termine e garanzie su prestazioni pensionistiche adeguate. Questi i pilastri del bilancio consuntivo della Cassa italiana di previdenza e assistenza dei geometri liberi professionisti approvato dal comitato dei delegati riunitosi nella sede di Palazzo Corrodi a Roma. L’esercizio 2025 si chiude con un avanzo economico di 153,2 milioni di euro, in aumento del 16,1% rispetto ai 131,9 milioni del 2024, in continuità con il percorso di rafforzamento degli equilibri economico-finanziari avviato negli ultimi anni, in un contesto macroeconomico ancora caratterizzato da elementi di incertezza.
Il bilancio evidenzia un incremento del +3,5% – +5,4% per rivalutazione inflattiva – della spesa pensionistica che sale a 599,2 milioni. Ciò nonostante, il saldo previdenziale rimane positivo a 244,4 milioni (+12,7 milioni sul 2024) e il rapporto contributi/pensioni è stabile sull’1,4. Questo andamento si inserisce in un quadro di progressivo rafforzamento del welfare di categoria, con un’attenzione crescente alle esigenze sociali e assistenziali e alla sostenibilità complessiva del sistema. La crescita delle prestazioni è sostenuta da una base contributiva solida: i ricavi contributivi salgono a 844,4 milioni facendo segnare un +4,1% rispetto al valore di 811,5 milioni dell’anno precedente e contribuendo in modo significativo alla tenuta del sistema.
Il valore della produzione si attesta sui 896,9 milioni (+4,7% rispetto all’anno precedente), il patrimonio netto raggiunge i 3,046 miliardi (+5,3% rispetto ai 2,893 miliardi 2024), e l’indice di copertura del patrimonio netto agli oneri pensionistici è pari a 5,19 annualità. In questo contesto, la gestione previdenziale evidenzia un equilibrio strutturale, sostenuto anche dai risultati positivi della gestione finanziaria, che registra proventi netti pari a 62,4 milioni di euro (+30,8% rispetto all’anno precedente). La combinazione tra crescita delle entrate contributive, incremento del patrimonio e risultati della gestione finanziaria consente di rafforzare ulteriormente la sostenibilità del sistema nel lungo periodo, garantendo stabilità ed equilibrio intergenerazionale.
Il bilancio 2025 conferma quindi la capacità della Cassa di coniugare equilibrio economico-finanziario e tutela delle prestazioni, assicurando continuità e adeguatezza nel tempo. Il rafforzamento della base contributiva e del patrimonio rappresenta, infatti, la condizione essenziale per sostenere nel tempo il livello delle prestazioni pensionistiche e assistenziali, rispondendo in modo efficace alle esigenze degli iscritti e dei pensionati.
Il presidente di Cassa geometri, Diego Buono, ha commentato: "Il bilancio consuntivo 2025 conferma la solidità della Cassa e la capacità dell’Ente di affrontare con equilibrio un contesto economico complesso, segnato da incertezze macroeconomiche e dal progressivo invecchiamento della platea degli iscritti. Ma la sola sostenibilità non basta. Grazie alla recente riforma approvata dai Ministeri vigilanti che ha incrementato sia l’aliquota contributiva che la retrocessione dell’integrativo, siamo intervenuti per garantire l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche: solo per fare un esempio, a fronte di un reddito medio di categoria pari a 40 mila euro e di un volume d’affari di 55 mila euro, con un’aliquota contributiva del 22% e la retrocessione del 60% del contributo integrativo, un geometra potrà beneficiare di un assegno pensionistico di 23.500 mila euro, pari a un tasso di sostituzione del 59%. Prima della riforma, invece, l’assegno pensionistico si attestava a 18.500 mila euro, con un tasso di sostituzione del 46%, quindi con una prestazione inferiore di circa il 22% e un tasso di sostituzione più basso di 13 punti percentuali".
"Gli ottimi risultati - ha detto - ci spingono a proseguire lungo questa strada, a beneficio delle generazioni attuali e future. La Cassa geometri continuerà, inoltre, a sostenere le molte iniziative già avviate in collaborazione con il Consiglio nazionale geometri e finalizzate a favorire la formazione dei giovani geometri e la loro professionalizzazione, a potenziare il welfare a favore di tutti gli iscritti e a promuovere la cultura previdenziale nella nostra comunità, anche grazie al lavoro di ricerca, analisi e comunicazione della Fondazione geometri italiani".

(Adnkronos) - Dopo la tregua prolungata a tempo indeterminato da Donald Trump nella guerra tra Iran e Usa, prosegue tuttavia il blocco navale americano nello Stretto di Hormuz. Oggi, giovedì 23 aprile, secondo le ultime notizie le forze statunitensi hanno ordinato a 31 navi di invertire la rotta o di tornare in porto.
Intanto il Pentagono ha annunciato via social che il Segretario alla Marina degli Stati Uniti, John Phelan, lascerà l'incarico "con effetto immediato". Phelan "lascia l'amministrazione, con effetto immediato", ha dichiarato il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, in una dichiarazione su X, aggiungendo che sarà sostituito ad interim dal sottosegretario Hung Ca.

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(Adnkronos) - Oggi, giovedì 23 aprile, in tutto il mondo si celebra l'importanza e il potere della lettura. Per il trenteesimo anno il 23 aprile è la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore, una giornata promossa dall'Unesco a partire dal 1996 per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright.
La data scelta dall'Unesco non è causale, ma è invece legata a una coincidenza. Proprio in questo giorno, nell'anno 1616, morirono tre grandi scrittori: il peruviano Garcilaso Inca de la Vega (nato nel 1539), lo spagnolo Miguel de Cervantes (nato nel 1547) e l’inglese William Shakespeare (nato nel 1564).
Inoltre nel corso degli anni il 23 aprile ha visto la nascita di altre personalità del mondo della letteratura: il francese Maurice Druon (1918-2009), il russo Vladimir Nabokov (1899-1977), il colombiano Manuel Mejía Vallejo (1923-1998) e l’islandese Halldór Laxness (1902-1998), innovatore della letteratura islandese e Premio Nobel per la letteratura nel 1955. Sempre il 23 aprile, ma del 1981, è morto lo scritttore e giornalista catalano Josep Pla.
Questa ricorrenza è particolarmente sentita in Catalogna, dove coincide con la Diada de Sant Jordi (giorno di San Giorgio), conosciuta anche come 'Giornata dei libri e delle rose'. Una tradizione di origine medievale vuole che in questo giorno ogni uomo regali una rosa alla sua donna e ricollegandosi a questa antica usanza, il 23 aprile i librai della Catalogna sono soliti regalare una rosa per ogni libro venduto.
Quest’anno, grazie all’impegno delle libraie e dei librai di ALI (Associazione Librai Italiani) Confcommercio, le rose di Sant Jordi arrivano anche in Toscana: oggi, nelle librerie aderenti della provincia fiorentina, per ogni libro acquistato si riceverà in dono una rosa. Un gesto semplice ma ricco di significato, per ricordare che l’amore per la lettura è anche un atto di cura verso sé stessi e verso gli altri. La conoscenza è uno dei doni più preziosi che possiamo fare a noi stessi e alla comunità, e con questa iniziativa i librai – custodi e promotori di cultura – vogliono ribadirlo.

(Adnkronos) - E' un composto derivato da una pianta con proprietà psicoattive. Se assunto ad alte dosi può produrre effetti simili a quelli degli oppioidi. Si chiama kratom la nuova droga che minaccia la salute di sempre più persone negli Usa. Il suo utilizzo è esploso, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista 'Addiction', che rileva una crescita fino a 65 volte in poco più di un decennio dei casi arrivati all'attenzione dei centri antiveleni statunitensi. Un incremento che viene definito a ragione "vertiginoso", sia nelle segnalazioni di esposizione al kratom che nel numero di consumatori che hanno riportato gravi conseguenze mediche. Nel dettaglio, lo studio rileva che i casi di esposizione al kratom segnalati ai centri antiveleni americani sono aumentati da 19 nel 2010 a 1.242 nel 2023 (+6.500%) e i casi con esiti medici gravi - cioè eventi che comportano effetti potenzialmente letali, disabilità significativa o decesso - sono saliti da zero nel 2010 (il 2012 è stato il primo anno in cui è stato segnalato un esito grave) fino a 158 casi nel 2023.
"Il kratom - spiega Ryan Feldman, autore senior dello studio e docente del Medical College of Wisconsin - non è incluso nell'elenco delle sostanze controllate in base all'Us Controlled Substances Act né è approvato per uso medico dalla Fda (Food and Drug Administration), il che lascia i singoli Stati americani liberi di stabilire le proprie normative. O di non farlo". E infatti "diversi Stati Usa non regolamentano affatto il kratom" e proprio questi territori, nello studio, "hanno costantemente registrato risultati peggiori rispetto agli Stati che ne hanno vietato l'uso". I divieti sul kratom, rilevano gli esperti, hanno costantemente portato a tassi inferiori di esposizione, di esiti gravi e di ricorso all'assistenza sanitaria rispetto a quanto accade negli Stati che adottano approcci di tutela dei consumatori o non prevedono alcuna regolamentazione.
Non è un problema da poco, avvertono i ricercatori. "Le evidenze dimostrano infatti che il kratom può causare gravi effetti sulla salute, come convulsioni, aritmie cardiache, danni al fegato e problemi respiratori - precisa Feldman - Quasi 1 caso su 7 segnalato a un centro antiveleni per esposizione al kratom come unica sostanza ha richiesto il ricovero in ospedale, e 1 su 16 il ricovero in terapia intensiva. Se poi il kratom viene assunto in combinazione con altre droghe, come spesso accade, la sua tendenza a interferire con i processi metabolici può aumentare i rischi associati all'assunzione concomitante di altre sostanze". Con il boom del consumo di kratom e la crescente preoccupazione per i rischi associati, "i legislatori di tutto il Paese stanno discutendo le modalità migliori per regolamentarne l'uso. I dibattiti politici in corso riflettono la scarsità di prove scientifiche di alta qualità, evidenziando la necessità di ricerche più rigorose e imparziali a supporto della legislazione", conclude l'esperto. Anche perché, chiosa, "come dimostra la nostra ricerca, il problema del kratom non si risolverà a breve".

(Adnkronos) - Il fenomeno dell'allergia alimentare balza agli onori delle cronache solo in occasione di eventi drammatici che si verificano al ristorante, a mensa, a cena a casa di amici, o in altre occasioni di vita quotidiana a seguito dell'ingestione di 'alimenti contaminati'. Alcuni cibi, infatti, possono uccidere. "In Italia la top 5 delle allergie alimentari è rappresentata da latte, uova, arachidi/frutta secca, crostacei e pesce, negli Stati Uniti sono le arachidi a occupare il podio e nei Paesi scandinavi il pesce", spiega Cristiano Caruso, segretario alla presidenza della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic).
L'allergia alimentare è "una reazione avversa causata da una risposta immunitaria specifica e ripetibile a un determinato alimento. Colpisce più frequentemente i bambini rispetto agli adulti e mostra una distribuzione diversa a seconda delle aree geografiche", afferma l'esperto, professore aggregato di Medicina interna all'università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uosd di Allergologia e Immunologia clinica della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs di Roma. "Tra gli allergeni alimentari - sottolinea - rientrano anche le lipid transfer protein (Ltp), proteine ampiamente distribuite in frutta, ortaggi, frutta a guscio, semi e cereali. Sebbene svolgano un ruolo di difesa delle piante nei confronti di patogeni, nell'uomo possono essere responsabili di reazioni allergiche sistemiche, talvolta fino all'anafilassi. Le Ltp sono particolarmente rappresentate nella pesca e nelle altre Rosaceae (pere, mele, ecc.) con una maggiore concentrazione nella buccia".
Delle allergie alimentari non esiste un 'censimento' preciso, tuttavia gli esperti stimano che almeno il 4-5% degli italiani soffra di allergia alimentare e 1 su 10 tra questi è a rischio di shock anafilattico, ricorda una nota del Gemelli. Il policlinico - si legge - è uno dei pochi centri del Ssn della Rete Lazio‑Abruzzo abilitati alla desensibilizzazione agli alimenti, erogata sia in ambito pediatrico sia in quello dell'adulto, configurandosi come un intervento potenzialmente salvavita.
La reazione anafilattica "è la forma più grave e potenzialmente letale di allergia alimentare - continua Caruso - e si manifesta rapidamente (secondi o minuti) dopo l'esposizione all'alimento 'incriminato' coinvolgendo cute, mucose, apparato respiratorio e sistema cardio-vascolare.
I sintomi possono includere intenso prurito palmo-plantare, orticaria, edema di labbra e lingua, nausea, vomito, dolori addominali, dispnea ingravescente e un improvviso abbassamento della pressione arteriosa. In assenza di intervento immediato, lo shock anafilattico può essere fatale nel giro di pochi minuti".
In caso di reazione allergica grave, "è essenziale intervenire immediatamente chiamando il numero di emergenza sanitaria - raccomanda l'esperto - In soggetti noti per allergia alimentare va prontamente somministrata per via intramuscolare l'adrenalina, mediante auto-iniettore, non appena riconosciuti i segni clinici di anafilassi. Porre il paziente in posizione supina con gli arti superiori sollevati per contrastare l'ipotensione e garantire un adeguato flusso sanguigno cerebrale. Non lasciare mai sola la persona fino all'arrivo dei soccorsi. Le cure proseguiranno poi in pronto soccorso e, se necessario, in terapia intensiva".
"Dopo una reazione allergica grave - prosegue lo specialista - è importante attendere 4–6 settimane prima di effettuare la valutazione allergologica, per consentire al sistema immunitario di stabilizzarsi. L'iter diagnostico prevede innanzitutto un'accurata anamnesi allergologica, particolarmente rilevante nei soggetti non precedentemente noti per allergia alimentare. Segue l'esecuzione di esami sierologici mirati all'identificazione dell'allergene responsabile. Nel caso di sospetta allergia al latte andranno indagate le IgE specifiche per alfa-lattoalbumina, beta-lattoglobulina e caseina; nel caso di sospetta allergia all'uovo quelle per ovoalbumina e ovomucoide, e nel caso di allergia alla frutta secca/a guscio e per i prodotti del mare (pesce, crostacei, molluschi) esami ematici di allergologia molecolare per definire le proteine specifiche responsabili (ltp, tropomiosione, parvalbumine, etc.)".
L'approccio molecolare consente una diagnosi più precisa, una migliore stratificazione del rischio e una gestione clinica personalizzata del paziente. Inoltre, i 'prick test' con gli estratti commerciali o i 'prick by prick' con l'alimento fresco contribuiscono a confermare la diagnosi. "I prick test - precisa Caruso - devono essere effettuati dopo sospensione di eventuale terapia antistaminica e cortisonica da almeno 7-10 giorni; la procedura prevede l'applicazione di una goccia dell'estratto commerciale dell'alimento sospetto sulla cute che poi viene delicatamente 'punta' con una lancetta per favore la penetrazione dell'allergene negli strati superficiali della cute. In caso di allergia, si dovrebbe osservare un pomfo, circondato da eritema cutaneo nel sito di applicazione".
"Nei pazienti che hanno già avuto uno shock anafilattico - puntualizza l'esperto del Gemelli - prima di avviare un eventuale percorso di desensibilizzazione è indispensabile una valutazione approfondita per individuare la presenza di altri fattori di rischio (concomitante terapia con farmaci antinfiammatori non steroidei - Fans, esercizio fisico, utilizzo di gastroprotettori o assunzione di alcolici) e garantire la massima sicurezza. Utile effettuare il dosaggio della triptasi sierica basale per verificare l'attivazione dei mastociti, le cellule responsabili del rilascio di istamina. Valori molto elevati di triptasi basale possono essere alla base di una patologia detta mastocitosi che rende la desensibilizzazione più complessa. Inoltre, è fondamentale valutare attentamente la presenza eventuali comorbidità atopiche (ad esempio dermatite atopica, asma o rinosinusite cronica con poliposi nasale) controllate e non controllate prima di avviare il trattamento desensibilizzante. In presenza ad esempio di asma grave o rinosinusite con poliposi nasale severa non controllate, può essere indicato un trattamento preventivo con anticorpi monoclonali anti‑IgE (come omalizumab), da iniziare mesi prima della desensibilizzazione e da proseguire anche durante e dopo il trattamento, per aumentare la sicurezza del percorso terapeutico".
"Il trattamento desensibilizzante - illustra Caruso - è caratterizzato dalla somministrazione giornaliera di dosi crescenti inizialmente dell'alimento diluito in acqua e somministrato per via sublinguale e, successivamente, dell'alimento non diluito e somministrato per via orale fino ad arrivare ad una dose massima (quella di mantenimento) pari al consumo medio giornaliero dell'alimento. Al termine del trattamento è necessario continuare ad assumere l'alimento almeno 2-3 volte a settimana, al fine di mantenere lo stato di tolleranza. Presso i nostri ambulatori il paziente effettua, in regime protetto e supervisionato da personale dedicato ed esperto nel campo, la somministrazione delle prime dosi di ogni diluizione e, una volta raggiunta la dose di mantenimento, effettua tutti i test di provocazione orale con i derivati dell’alimento coinvolto (ad esempio, nel caso del latte, con mozzarella e formaggi)".
Per l'allergia alle arachidi, conclude lo specialista, "sono attualmente in corso trial di fase 3 con nuovi farmaci biologici mirati, tra cui gli inibitori della tirosin-chinasi di Bruton (Btk), come il remibrutinib, specificamente sviluppati per il trattamento di questa forma di allergia. Il Policlinico universitario A. Gemelli Irccs è uno degli unici due centri italiani arruolatori per questi studi clinici, essendo un centro di riferimento nazionale e internazionale nel campo delle allergie alimentari e delle terapie innovative".

(Adnkronos) - Li chiamano tumori 'freddi': sono neoplasie povere di segnali capaci di attivare le difese dell'organismo, praticamente 'invisibili' al sistema immunitario. Una caratteristica che accomuna alcuni tumori solidi, tra cui la maggior parte dei tumori del colon-retto, del pancreas e del seno, che non rispondono all'immunoterapia grazie a questo 'potere dell'invisibilità'. Un dono che adesso potrebbero perdere. Un team di ricercatori italiani, in collaborazione con colleghi internazionali, ha infatti scoperto una nuova strategia che sembra essere in grado di vincere la sfida di rendere visibile l'invisibile: gli esperti sono riusciti ad 'accendere' dei piccoli 'segnalatori molecolari' nelle cellule tumorali che il sistema immunitario può riconoscere più facilmente per sferrare il suo attacco.
L'immunoterapia, sottolineano gli scienziati, rappresenta una delle rivoluzioni più importanti dell'oncologia moderna perché, invece di colpire direttamente il tumore, aiuta il sistema immunitario a riconoscerlo e combatterlo, con risposte che possono portare all'eradicazione anche in fase avanzata, come avviene in alcuni pazienti con melanoma e in alcune forme di tumore al polmone. Tuttavia altre neoplasie solide, cioè proprio quei tumori freddi dal punto di vista immunologico (e invisibili), non rispondono oggi ai farmaci immunoterapici. E per la maggioranza dei pazienti con questi tipi di cancro l'immunoterapia non rappresenta dunque ancora una risorsa. "Nel tumore del colon-retto solo una piccola quota dei casi metastatici, circa il 5%, presenta le caratteristiche molecolari che oggi permettono di predire una buona risposta all'immunoterapia; nel tumore del pancreas questa percentuale scende a circa l'1-3%, mentre nel tumore della mammella il beneficio è per ora limitato soprattutto a sottogruppi selezionati, tra cui alcune forme di tumore triplo negativo", spiega Alberto Bardelli, direttore scientifico di Ifom (Istituto di oncologia molecolare di Fondazione Airc) e professore ordinario dell'università degli Studi di Torino.
I risultati dello studio sono stati pubblicati su 'Cancer Discovery', a cura dei ricercatori di Ifom, dell'ateneo di Torino e dell'università Statale di Milano. I dati ottenuti, spiegano gli esperti, hanno mostrato come una molecola sperimentale possa accendere dei segnalatori sul tumore, trasformarlo in un bersaglio per il sistema immunitario ed estendere il beneficio dell'immunoterapia a tumori che oggi ne sono esclusi.
I ricercatori si sono concentrati in particolare su uno dei sistemi che mantengono fedele l'informazione contenuta nel Dna, il cosiddetto 'mismatch repair', meccanismo cellulare che corregge gli errori che si accumulano quando il Dna viene copiato durante la replicazione cellulare. In modo apparentemente controintuitivo, gli scienziati non hanno cercato di preservarne la funzione, ma hanno trovato il modo di bloccarne temporaneamente l'attività. "I risultati dimostrano che è possibile usare una molecola per trasformare un tumore inizialmente invisibile al sistema immunitario in uno riconoscibile e quindi trattabile con immunoterapia. E' un cambio di paradigma: non colpiamo solo la crescita del tumore, ma ne riscriviamo il dialogo con l'organismo", commenta Bardelli. Fino ad oggi si sapeva che i tumori con difetti naturali in questo sistema accumulano numerose mutazioni e diventano più facilmente riconoscibili da parte del sistema immunitario. Non era noto però che fosse possibile riprodurre farmacologicamente questo stato, inducendo artificialmente la stessa vulnerabilità. I dati hanno mostrato che è possibile grazie a NP1867, una piccola molecola sperimentale capace di bloccare in modo selettivo PMS2, una delle proteine chiave del sistema di mismatch repair.
I ricercatori hanno effettuato esperimenti con cellule tumorali in coltura e animali di laboratorio con alcuni tipi di cancro, effettuando analisi genomiche longitudinali per seguire l'evoluzione delle cellule dopo trattamento prolungato con l'inibitore del meccanismo di riparazione del Dna. Dopo il trattamento le cellule tumorali hanno acquisito le caratteristiche tipiche dei tumori naturalmente sensibili all'immunoterapia: un alto carico mutazionale, ovvero un grande numero di alterazioni genetiche, una presenza di nuovi antigeni e una maggiore immunogenicità. Le nuove mutazioni generate dal trattamento agiscono come segnalatori, producendo proteine anomale che il sistema immunitario può riconoscere più facilmente e rendendo visibile un tumore che prima sfuggiva alle difese dell'organismo. L'originalità dell'approccio sta nel fatto di puntare a guidare l'evoluzione tumorale verso uno stato vulnerabile all'immunoterapia, si spiega in una nota. Un cambio di prospettiva: "Nel 2017 abbiamo pubblicato su 'Nature' la dimostrazione che i tumori con difetti naturali del mismatch repair rispondono in modo straordinario all'immunoterapia - ricorda Giovanni Germano, professore associato di istologia ed embriologia umana al Dipartimento di Biotecnologie mediche e Medicina traslazionale dell'università degli Studi di Milano e coautore dell'articolo - Quella scoperta ha posto una domanda precisa: possiamo indurre artificialmente questo stato nei tumori che oggi ne sono privi? Questo studio risponde di sì. E' un passo concettuale importante, con implicazioni molto concrete per il trattamento di tumori oggi ancora resistenti". Allo studio - che ha potuto contare sul sostegno di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro ed European Research Council (Erc), hanno collaborato anche l'azienda inglese NeoPhore e altri partner internazionali.
"Decisivo è stato osservare che, dopo un'esposizione prolungata al composto, le cellule tumorali accumulavano progressivamente le stesse firme mutazionali e l'instabilità dei microsatelliti tipiche dei tumori con deficit del 'mismatch repair'. Quando poi questi tumori sono diventati sensibili all’immunoterapia, abbiamo capito che l'approccio non stava solo modificando il Dna, ma stava realmente riprogrammando la relazione tra tumore e sistema immunitario", racconta la ricercatrice Ifom Eleonora Piumatti, prima autrice dell'articolo.
Il vero momento 'eureka', ripercorrono gli esperti, è arrivato quando i tumori derivati da cellule pretrattate con NP1867 hanno mostrato un ritardo di crescita e in alcuni casi una regressione completa dopo l'immunoterapia con anti Pd-1, mentre quelli non pretrattati restavano completamente resistenti. Le analisi molecolari hanno evidenziato un aumento dei linfociti infiltranti e una maggiore attivazione dei geni coinvolti nella presentazione degli antigeni, i segnali che rendono il tumore visibile alle difese immunitarie.
Che prospettive apre lo studio? La possibilità di rendere sensibili all'immunoterapia tumori oggi refrattari, in particolare quelli colorettali e pancreatici, oltre ad altre neoplasie immunologicamente fredde, auspicano gli autori. Il prossimo passo sarà sviluppare molecole con proprietà farmacologiche adatte alla somministrazione prolungata in modelli più complessi e avviare studi preclinici più vicini ai pazienti, per definire tempi, dosi e combinazioni terapeutiche ottimali per la sicurezza e l'efficacia. "E' un'avventura - dice Germano - nata da una scommessa scientifica: che fosse possibile indurre artificialmente la stessa vulnerabilità immunologica dei tumori con difetto naturale del mismatch repair, che porta a risposte eccezionali all'immunoterapia. Oggi abbiamo la dimostrazione che quella scommessa era fondata, anche se il percorso verso i pazienti richiederà ulteriori validazioni". L'obiettivo, conclude Bardelli, è "ampliare il potenziale dell'immunoterapia proprio nei 'big killer' dell'oncologia moderna, come i tumori del colon-retto, del pancreas e della mammella, che ancora oggi restano in larga parte invisibili al sistema immunitario. La prospettiva è arrivare a farmaci capaci di creare, in modo controllato, una vulnerabilità immunologica laddove oggi non esiste. Il prossimo obiettivo è di sviluppare una molecola da utilizzare in sperimentazione clinica, così da ampliare il numero di pazienti potenzialmente candidabili all'immunoterapia".

(Adnkronos) - Appuntamento a Cipro oggi e domani per i capi di Stato e di governo dell'Ue. Su invito della presidenza di turno del Consiglio dell'Unione, cipriota in questo semestre, i leader si ritroveranno nell'isola di Afrodite, lo Stato più orientale dei 27, ad appena un centinaio di km dalle coste siriane, per discutere principalmente delle conseguenze della guerra contro l'Iran scatenata da Israele e Usa, con il successivo blocco dello Stretto di Hormuz, e del Quadro Finanziario Pluriennale dell'Ue 2028-34, per poi confrontarsi, infine, con i loro omologhi di Siria, Giordania (in questo caso verrà il principe Hussein bin Abdallah, non il re), Egitto, Libano e con il segretario del Consiglio di Cooperazione del Golfo.
Il vertice informale a Cipro sarà diviso in tre momenti, in due luoghi diversi. Questa sera i capi di Stato e di governo si riuniranno ad Agia Napa, una località balneare nella parte nord della Repubblica di Cipro, a pochi passi dal confine con Cipro Nord, la parte dell'isola occupata da un'entità statuale, la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo da Ankara, creata dopo la divisione dell'isola, nel 1974. Cipro Nord è formalmente territorio dell'Ue, dato che l'occupazione non è riconosciuta, ma l'applicazione del diritto comunitario è sospesa.
Il premier uscente ungherese Viktor Orban, sconfitto alle elezioni dopo sedici anni ininterrotti al potere, non parteciperà al Consiglio Europeo informale, del quale è il componente con la maggiore anzianità di servizio. Potrebbe esserci un'altra assenza, dovuta a motivi differenti, riferisce un alto funzionario Ue senza dare ulteriori dettagli, ma gli altri 25 hanno assicurato la loro presenza.
La prima parte della serata sarà dedicata, come d'abitudine da quando la Russia ha invaso il suo vicino, all'intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky (non è ancora chiaro se in presenza o in collegamento). Entro oggi dovrebbero essere approvati, per procedura scritta dopo l'ok in Coreper, il prestito da 90 miliardi di euro destinato a finanziare l'Ucraina nel 2026-27 (di fatto più simile a un trasferimento, a fini geopolitici, perché sul rimborso effettivo è lecito nutrire dubbi), concordato nello scorso dicembre, e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che avrebbe dovuto essere approvato entro il 24 febbraio.
Entrambi erano stati bloccati dai veti di Ungheria e Slovacchia, dovuti al fatto che l'oleodotto Druzhba, costruito dall'Urss per rifornire di petrolio i Paesi del Comecon e tenerli legati alla 'madrepatria rossa', nello scorso gennaio ha smesso di consegnare greggio russo ai due Paesi senza sbocco al mare, dopo un attacco sferrato dagli stessi russi in territorio ucraino. Gli ucraini non si sono precipitati a ripararlo, anche perché i russi, ha detto Zelensky, usano tornare sul luogo degli attacchi, per uccidere i tecnici e i soccorritori.
Orban, in piena campagna elettorale, ha accusato Zelensky di non riparare apposta l'oleodotto, per condizionare il voto del 12 aprile in Ungheria. Il presidente ucraino gli ha risposto per le rime, minacciandolo, tra l'altro, di morte, non troppo velatamente. Orban ha posto il veto, spalleggiato dallo slovacco Robert Fico, sia al prestito che alle nuove sanzioni, una mossa per lui non insolita. Con i rapporti ungaro-ucraini, già pessimi per via della minoranza magiara nella Transcarpazia ucraina, ai minimi storici, la Commissione ha inviato una missione di tecnici per verificare esattamente come stessero le cose.
L'esito della missione Ue è tuttora un mistero, perché la Commissione non ha mai fornito informazioni sulle attività condotte dai suoi esperti. Non è stato mai neppure confermato che abbiano visitato il luogo in cui si è verificato l'attacco. Zelensky ha annunciato martedì che l'oleodotto Druzhba è stato riparato e che riprenderà presto l'attività di consegna del greggio (in anticipo di circa tre settimane sulla tempistica che aveva indicato prima del voto).
Ieri la compagnia petrolifera ungherese Mol ha comunicato che si attende l'arrivo del petrolio per oggi "al più tardi". Orban, che aveva sempre detto che il veto sarebbe rimasto finché l'Ungheria non avesse ricevuto il petrolio russo, ha già annunciato la rimozione del veto.
Così la situazione si è sbloccata: lo slovacco Fico fa più fatica a bloccare tutta l'Ue da solo, mentre la Repubblica Ceca di Andrej Babis, passato da Renew ai Patrioti con il suo Ano (Azione dei cittadini insoddisfatti), ha una posizione meno intransigente (la causa ucraina è piuttosto popolare nella Repubblica Ceca).
Il prestito, comunque, è stato concordato a 24, senza Budapest, Bratislava e Praga, con una cooperazione rafforzata: ma per realizzarlo occorreva una modifica al bilancio, e quindi l'unanimità (la stessa cooperazione rafforzata, tra l'altro, richiede l'ok unanime dei 27).
Dopo avere ascoltato il presidente ucraino, i leader passeranno a discutere della situazione in Medio Oriente, della guerra in Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz, che sta causando grossi problemi all'Ue per l'approvvigionamento di energia.
Si tratta, sottolinea un alto funzionario europeo, di una crisi che l'Ue "non ha creato", ma di fatto ha subito, assistendo impotente all'attacco sferrato da Israele e Usa contro la Repubblica Islamica, che ha appiccato il fuoco all'intero Golfo Persico, strategica per l'Europa (meno per gli States, che sono energeticamente autosufficienti grazie al fracking).
L'Ue "non è direttamente coinvolta" nella guerra, nota la fonte, ma "molti Paesi europei e la stessa Ue, attraverso la sua missione navale nella regione, hanno detto di essere pronti a contribuire, per mantenere aperto lo Stretto".
Una parte importante della discussione sarà dedicata alle misure che la Commissione Europea ha messo sul tavolo ieri per affrontare le conseguenze della chiusura dello Stretto sul piano energetico, che erano state richieste dai leader nel Consiglio Europeo del mese scorso: si tratta di una comunicazione, senza atti legislativi vincolanti, che lascia agli Stati ampi margini di discrezionalità su come muoversi.
Sono state accantonate le opzioni più controverse, come il consiglio di imporre alle aziende almeno un giorno alla settimana di telelavoro, cosa che aveva fatto gridare al ritorno dei lockdown imposti durante la pandemia di Covid-19.
Dovrebbe essere anche toccato il tema dell'articolo 42.7 del Tue, che prevede la mutua assistenza tra i Paesi dell'Ue in caso di attacco (assistenza è cosa diver). Viste le condizioni in cui versa la Nato, attaccata senza requie dal presidente degli Usa Donald Trump, l'Unione tenta di trovare un qualche sostituto all'articolo 5 del Trattato dell'Atlantico del Nord, la cui validità appare al momento dubbia (funziona come una banca: se viene meno la fiducia, non funziona).
Per questo l'Alta Rappresentante Kaja Kallas, che è estone e sente molto vicina la minaccia russa, ha lanciato un'esercitazione, a livello diplomatico, per capire come renderlo "operativo". Le esercitazioni su questo articolo, spiega l'alto funzionario, "non sono una novità", perché ce ne sono state anche negli anni scorsi, ma "è ovvio che l'attuale situazione geopolitica le rende ancora più attuali". Pertanto, si è deciso di fornire ai capi di Stato e di governo un aggiornamento sul tema.
Venerdì mattina, intorno alle 9, i premier e presidenti si ritroveranno nella capitale Nicosia, l'ultima città dell'Ue divisa da un muro, la Green Line presidiata dall'Onu, che separa la parte greco-cipriota da quella turco-cipriota, nel centro congressi Filoxenia, dove si tengono abitualmente i Consigli informali di questo semestre.
La sessione mattutina, dopo l'intervento della presidente del Parlamento Roberta Metsola, sarà interamente dedicata a discutere un tema poco 'sexy', ma che impegna gli Stati membri, e il loro personale diplomatico, in negoziati lunghi ed estenuanti, quello del Quadro finanziario pluriennale dell'Ue (o Mff), il piano di bilancio dell'Ue per il 2028-34.
Il Consiglio Europeo avrebbe dovuto discuterne nella sessione di marzo ma, a causa della Terza guerra del Golfo scatenata da Israele e Usa senza consultare gli alleati europei, non c'è stato il tempo, perché i capi di Stato e di governo erano assorbiti da altre priorità. Il presidente Antonio Costa ha deciso di dedicare a questo tema, cruciale per il funzionamento dell'Ue, la parte centrale dell'informale di Cipro, perché "è importante che i leader ne parlino e che ne parlino ora", nota l'alto funzionario Ue.
Il punto è che esiste un notevole divario tra le nuove responsabilità che l'Ue dovrebbe assumere e che ha di fatto assunto, anche nel campo della difesa, e i mezzi finanziari a disposizione per mettere effettivamente in pratica le azioni necessarie. Gli Stati membri hanno storicamente, e hanno tuttora, posizioni assai diverse su come dovrebbe essere composto il bilancio Ue: tendenzialmente i nordici, con in testa la Germania e l'Olanda, preferiscono tenere stretti i cordoni della borsa, per così dire, mentre i meridionali, Francia inclusa, vorrebbero allargarli.
La via che la presidenza del Consiglio Europeo predilige, anche perché dovrebbe essere in teoria la meno divisiva, è quella di istituire nuove risorse proprie dell'Ue. Le risorse proprie sono fonti di gettito che affluiscono direttamente nelle casse delle istituzioni comunitarie: quelle attuali non sono sufficienti a coprire il divario finanziario tra ambizioni e risorse. Le alternative sono meno allettanti: aumentare i contributi nazionali, cosa assai sgradita ai nordici, che sono contributori netti al bilancio Ue, oppure istituire nuovo debito comune, sul modello di Next Generation Eu.
Si tratta degli eurobond, obbligazioni emesse dall'Ue, un tema politicamente radioattivo nei Paesi nordici, tanto che nella Commissione di Ursula von der Leyen, a guida tedesca, persino la parola resta un tabù, anche nei briefing in background. Pure sulle nuove risorse proprie, non c'è da aspettarsi risultati concreti in questo summit, "né domani (oggi, ndr.) né questa settimana", prevede la fonte, perché "è una discussione difficile".
Nel negoziato sul bilancio, che è sempre lungo e complesso e viene portato avanti principalmente a livello tecnico e diplomatico, "nulla è concordato finché tutto non è stato concordato", ma "il negoziato deve andare avanti" e, quindi, "è importante che i leader non solo siano consapevoli delle sfide che comporta l'equazione finanziaria dell'Mff, ma anche che siano a proprio agio con la maniera in cui le cose devono procedere". Anche perché, per approvare il bilancio pluriennale, serve l'unanimità: tutti devono essere 'a bordo'.
E pertanto, sottolinea la fonte, è "altrettanto importante" che la discussione avvenga in presenza della presidenza cipriota, perché saranno i ciprioti a dover riempire la cosiddetta 'negobox', la 'scatola negoziale' con le cifre che daranno poi consistenza all'Mff 2028-34. "E' importante - spiega la fonte - che la presidenza cipriota ascolti direttamente i leader e possa così ricavare un equilibrio dalla discussione, da tradurre poi nel suo lavoro" sulla negobox, in modo che possa costituire un terreno di atterraggio accettabile per tutti, per arrivare ad un necessario compromesso.
Di fatto, semplificando molto, i nordici ritengono che il gap di finanziamento possa essere colmato togliendo fondi alla Pac e alla politica di coesione, i due maggiori capitoli di spesa, mentre i mediterranei, e la Francia, spingono per un aumento delle dotazioni finanziarie dell'Ue, senza operare troppi tagli alla coesione e alla politica agricola comune, entrambe politicamente molto sensibili. I contributori netti sono anche affezionati ai rebates, gli sconti ai contributi al bilancio Ue nipotini del 'rebate' britannico, ottenuto da Margaret Thatcher al grido di "I want my money back". I mediterranei ritengono che i rebates siano una eredità del passato e sono contrari, anche se nello scorso Qfp l'Olanda di Mark Rutte ottenne un sostanzioso sconto, in cambio del via libera a Next Generation Eu.
In genere, i negoziati sono faticosi, ma alla fine un compromesso viene raggiunto, avvicinandosi per gradi successivi. Le trattative sull'Mff 2028-34 saranno lunghe e complicate: per chiudere il precedente Mff 2021-27 ci vollero un Consiglio Europeo fallito, il 20 febbraio del 2020, proprio mentre nel Lodigiano veniva identificato il presunto 'paziente zero' o 'paziente uno' del Covid, Mattia Maestri, più un summit fiume di quattro giorni e quattro notti a Bruxelles, nel quale vennero concordati sia il quadro di bilancio che Next Generation Eu. L'obiettivo, ma non è certo che venga raggiunto, è di ottenere un accordo prima delle presidenziali francesi, nell'aprile del 2027.
L'ultima parte del summit vedrà i 25 o 26 capi di Stato e di governo riunirsi con i leader di Siria, Egitto, Libano, Giordania e con il segretario del Consiglio di Cooperazione del Golfo, per un confronto sulla guerra in Iran e soprattutto sulla situazione in Libano, colpito duramente da Israele per rappresaglia contro gli attacchi degli sciiti di Hezbollah. I Paesi della regione, secondo la fonte, vedono l'Ue come un partner "affidabile" e "stabile", due qualità rare di questi tempi. Il tutto dovrebbe finire nel pomeriggio di venerdì. (dall'inviato Tommaso Gallavotti)

(Adnkronos) - "La tregua non ha una scadenza". Donald Trump ha esteso il cessate il fuoco con l'Iran e, apparentemente, non mette fretta a Teheran. I negoziati per porre fine alla guerra sono fermi, complice il braccio di ferro sullo Stretto di Hormuz: gli Stati Uniti non revocano il blocco navale, considerato un atto di terrorismo dalla Repubblica islamica. "Non c'è una scadenza", ripete Trump, che attende una proposta dall'Iran per riprendere il dialogo. In realtà, come sottolinea in particolare il New York Times, c'è un conto alla rovescia che non può essere ignorato.
Lo stesso presidente, in una delle numerose dichiarazioni delle ultime ore, si sbilancia ipotizzando la ripresa delle trattative già domani con un'accelerazione che appare a dir poco improbabile. Secondo Axios, la proroga concessa da Trump coprirebbe al massimo 5 giorni. "Il presidente non ha fissato una scadenza precisa per ricevere una proposta iraniana, a differenza di alcune notizie che ho visto. Alla fine, la tempistica sarà dettata dal comandante in capo", dice la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. "Il presidente è soddisfatto del blocco navale e comprende che l'Iran si trova in una posizione molto debole, le carte sono nelle mani del presidente Trump in questo momento. Stiamo strangolando la loro economia".
Gli Stati Uniti, con Israele, hanno attaccato l'Iran lo scorso 28 febbraio. Trump ha avviato l'operazione Epic Fury come comandante in capo con l'obiettivo diproteggere le basi statunitensi in Medio Oriente e per "promuovere i vitali interessi nazionali degli Stati Uniti". L'azione è stata intrapresa per "autodifesa collettiva dei nostri alleati regionali, incluso Israele". Per la Casa Bianca, il presidente sta agendo nel perimetro istituzionale relativo ai poteri di guerra: c'è un termine di 60 giorni entro il quale un presidente può ritirare le forze americane dalle ostilità senza l'autorizzazione del Congresso all'uso della forza militare. Trump ha notificato formalmente l'operazione al Congresso il 2 marzo, dando inizio al periodo di 60 giorni che si concluderà il primo maggio. Alcuni esponenti repubblicani, scrive il quotidiano, hanno già fatto sapere che non sosterranno alcuna proroga oltre i 60 giorni.
Scaduti i due mesi, il presidente ha uno spazio ridotto per continuare una campagna militare senza l'approvazione del Congresso. Trump avrebbe sostanzialmente tre possibilità: chiedere l'autorizzazione del Congresso per continuare la campagna, iniziare a ridurre gradualmente il coinvolgimento degli Stati Uniti o varare una proroga straordinaria di 30 giorni. La legge consente un'estensione una tantum di 30 giorni del dispiegamento delle forze armate, ma il presidente deve certificare con un atto che la proroga serve a garantire il ritiro in sicurezza dei soldati e non alla prosecuzione di operazioni offensive.
Trump, in realtà, potrebbe anche sfruttare a proprio vantaggio un precedente firmato Barack Obama. Nel 2011, il presidente democratico proseguì l'intervento militare in Libia oltre i 60 giorni previsti, sostenendo che la legge non si applicava perché "le operazioni statunitensi non implicano combattimenti prolungati o scambi di fuoco attivi con forze ostili, né coinvolgono truppe di terra statunitensi". La posizione della Casa Bianca fu oggetto di critiche bipartisan. Non è escluso, però, che Trump possa riproporre il copione con successo.
Il quadro cambierebbe se Trump chiedesse e ottenesse dal Congresso l'autorizzazione a continuare l'operazione. I repubblicani sinora si sono mostrati compatti per bloccare i tentativi dei democratici di fermare la guerra. Gli esponenti della maggioranza, però, dovrebbero confermare la propria posizione autorizzando esplicitamente la prosecuzione del conflitto: una scelta cruciale a 6 mesi dalle elezioni di midterm. Il Congresso non ha votato a favore dell'uso della forza militare dal 2002, anno in cui i legislatori lo autorizzarono contro l'Iraq.

(Adnkronos) - L'intelligenza artificiale diventa la guida 'smart' del femtolaser, laser robotico per la chirurgia della cataratta. Grazie a sofisticati algoritmi che elaborano migliaia di scansioni oculari e mappano le strutture anatomiche dell'occhio in tempo reale, il 'super laser' integrato con l'Ia potenzia la precisione micrometrica dell'intervento e lo adatta alle caratteristiche specifiche dell'occhio di ogni paziente. Un'evoluzione che non sostituisce il chirurgo, ma ne massimizza le capacità. La nuova tecnologia debutta "per la prima volta in Italia" all'Irccs 'Sacro Cuore Don Calabria' di Negrar, annuncia l'istituto nel Veronese. Si chiama Ally (Adaptive Cataract Treatment System) e conta oggi "meno di 200 installazioni nel mondo".
"La cataratta consiste nell'opacizzazione del cristallino, la lente naturale dell'occhio - spiega Grazia Pertile, direttrice Oculistica Irccs Negrar - Con il tempo l'alterazione delle proteine rende questa lente meno trasparente, impedendo alla luce di raggiungere la retina. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, la cataratta è la principale causa di cecità e disturbi visivi al mondo, con circa 20 milioni di persone che hanno perso la vista a causa di questa patologia".
Con circa 650mila procedure l'anno, l'intervento di cataratta è il più eseguito nel nostro Paese e si stima che gli impianti supereranno i 900mila all'anno entro il 2030 a causa dell'invecchiamento della popolazione, tenuto conto che tra il 60 e il 70% degli over 70 presenta questo disturbo visivo, percentuale che supera l'80% tra gli 80enni, ricorda una nota dell'istituto. "Attualmente - prosegue Pertile - l'unica cura definitiva è la chirurgia, che sostituisce il cristallino opaco con una lente intraoculare artificiale (Iol). In questo scenario, la nuova piattaforma rivoluziona l'approccio chirurgico, fungendo da assistente intelligente che potenzia le capacità del chirurgo".
"Grazie a sofisticati algoritmi dell'IA e alla capacità di imaging avanzato che sfrutta 6 telecamere integrate - descrive la specialista - il sistema è in grado di ottenere una scansione dettagliata del cristallino, identificando automaticamente e in tempo reale la densità, la posizione e gli strati della cataratta, consentendo trattamenti personalizzati. Il flusso di lavoro così ottimizzato consente di eseguire la procedura di frammentazione laser del cristallino in pochi secondi e l'intero processo può essere completato in tempi molto rapidi. Ma, ancora più della velocità di esecuzione, conta la precisione con cui vengono pianificate ed eseguite le incisioni: un elemento fondamentale per ottenere il miglior risultato visivo possibile".
"I benefici del nuovo approccio - rimarca Pertile - emergono in modo particolare nell'impianto di lenti intraoculari progettate per simulare la capacità del cristallino naturale di mettere a fuoco a diverse distanze. Queste lenti, a differenza di quelle standard, correggono non solo la miopia o l'ipermetropia, ma anche la presbiopia e l'astigmatismo, consentendo nella maggior parte dei casi di ridurre o addirittura eliminare la necessità degli occhiali nelle attività quotidiane". Sebbene richiedano una valutazione specialistica approfondita, l'uso di queste lenti è in rapida crescita, rilevano gli specialisti: negli Stati Uniti, ad esempio, sono passate dal rappresentare meno del 10% 10 anni fa a circa il 30% oggi.
"La chirurgia della cataratta entra così in una nuova era in cui la competenza medica, la chirurgia e l'intelligenza artificiale collaborano per ottenere risultati sempre più affidabili e una visione sempre più vicina a quella naturale", conclude Pertile.
Dichiara Claudio Cracco, amministratore delegato dell'Irccs di Negrar: "La nuova piattaforma contribuisce a rendere la chirurgia della cataratta più efficiente, precisa e sicura, confermando la nostra posizione come polo d'eccellenza, all'avanguardia nell'innovazione tecnologica. L'aggiornamento del femtolaser, il primo in versione robotica assistito dall'Ia, potenzia un'Unità operativa di Oculistica che oggi comprende 15 aree specialistiche a copertura dell'intero spettro delle patologie oculari".

(Adnkronos) - Prevenire nuove morti improvvise nelle famiglie degli under 50 uccisi da un arresto cardiaco extraospedaliero, individuandone le cause genetico-molecolari. E' questo l'obiettivo dello studio 'GenetiCA', promosso e condotto dalla Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia con la collaborazione di Areu, Agenzia regionale emergenza urgenza della Lombardia. Il progetto, che ha ottenuto un finanziamento dalla Fondazione regionale per la ricerca biomedica (Frrb), viene definito "il primo al mondo a valutare in modo omogeneo e trasversale tutti i pazienti vittime di arresto cardiaco extraospedaliero in un'intera area geografica, la Lombardia, indipendentemente dall'esito del soccorso". In regione si stimano 787 arresti cardiaci extraospedalieri all'anno per cause mediche in persone sotto i 50 anni, di cui 575 sottoposti a rianimazione cardiopolmonare, ricordano dal San Matteo.
Lo studio prevede di identificare tra 86 e 144 casi l'anno di varianti genetiche patogeniche associate a malattie cardiache ereditarie, così da estendere lo screening ai familiari per una concreta azione di prevenzione.
L'arresto cardiaco extraospedaliero rappresenta una delle principali emergenze sanitarie anche nei giovani, con un'incidenza fino a 20 episodi ogni 100.000 abitanti, spiega una nota dell'Irccs pavese. In molti casi l'evento è legato a patologie miocardiche strutturali o aritmogene di origine genetica. Gli studi finora disponibili hanno dimostrato una causa genetica nel 15-25% dei casi, ma hanno analizzato un numero limitato di geni o popolazioni selezionate, come i pazienti sopravvissuti o i pazienti in cui è stata eseguita un'autopsia. La prima finalità scientifica di GenetiCA è definire la prevalenza di varianti patogeniche o verosimilmente patogeniche (P-Lp) associate a malattie cardiache ereditarie nei pazienti con età inferiore ai 50 anni colpiti da arresto cardiaco extraospedaliero. Dal punto di vista clinico, lo studio mira a identificare i familiari portatori dello stesso disordine genetico, permettendo di avviare percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati per prevenire ulteriori morti cardiache improvvise. Tra gli obiettivi secondari rientrano l'analisi delle differenze di prevalenza in base al genere, alla distribuzione geografica provinciale e ai livelli di inquinamento.
Il protocollo prevede l'acquisizione un prelievo ematico che verrà analizzato nei laboratori genetici del Policlinico San Matteo, attraverso un pannello multigenico che valuta 174 geni associati a cardiopatie strutturali o aritmogene geneticamente determinate. In presenza di varianti patogeniche, verosimilmente patogeniche o di significato incerto, ai familiari di primo grado vengono offerti gratuitamente un percorso di counseling genetico e una valutazione clinica completa, comprensiva di elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, con l'obiettivo di individuare precocemente eventuali condizioni a rischio.
"Grazie allo studio GenetiCA saremo in grado di identificare varianti genetiche potenzialmente causative dell'arresto cardiaco nei cittadini lombardi sotto i 50 anni di età sottoposti alle manovre di rianimazione avanzata sul territorio indipendentemente dall'esito del soccorso - afferma Enrico Baldi, responsabile scientifico dello studio e cardiologo della Sc Cardiologia del Policlinico San Matteo - Questo ci darà la possibilità di identificare le stesse varianti nei loro familiari, offrendo l'importantissima opportunità di prevenire ulteriori morti cardiache improvvise in giovane età nella stessa famiglia. In termini pratici, si tratta di offrire una possibilità di protezione dalla morte improvvisa a circa 150 famiglie ogni anno: numeri importanti che sottolineano la rilevanza di questo studio".
"Lo studio GenetiCA evidenzia come il Policlinico San Matteo rappresenti da anni un punto di riferimento strategico per la Regione Lombardia nella gestione delle patologie cardiovascolari ad alta complessità e per le emergenze cardiologiche tempo-dipendenti - commenta Leonardo De Luca, direttore Sc Cardiologia del San Matteo - Nello specifico, l'efficacia dell'intervento sull'arresto cardiaco si fonda su una rete integrata che accompagna il paziente dalla fase extra-ospedaliera fino alle cure avanzate in ambito ospedaliero".
"In questo contesto - conclude Gianluca Marconi, direttore Sc Aat dell'Agenzia regionale emergenza urgenza - la collaborazione strutturata con Areu, che metterà a disposizione tutta la flotta di oltre 100 mezzi avanzati dislocati strategicamente sul territorio, rappresenta un elemento imprescindibile per garantire tempestività, appropriatezza e continuità assistenziale".

(Adnkronos) - La Russia si starebbe preparando a un possibile conflitto con la Nato e potrebbe arrivare a essere pronta ad attaccare l'Alleanza atlantica entro un anno dalla fine della guerra in Ucraina. E' quanto emerge da un rapporto del servizio di intelligence militare dei Paesi Bassi, il Mivd, che definisce Mosca "la minaccia più grande e diretta" per l'Europa.
Secondo il Mivd, è "altamente improbabile" che la Russia apra un nuovo fronte finché è ancora impegnata militarmente in Ucraina. Tuttavia, il rapporto sottolinea che il Cremlino sta acquisendo crescente fiducia e capacità, anche grazie ai legami sempre più stretti con la Cina. In particolare, Pechino avrebbe ormai sviluppato capacità di cyber-spionaggio di Pechino paragonabili a quelle degli Stati Uniti. Il direttore del Mivd, il vice ammiraglio Peter Reesink, ha descritto le operazioni informatiche cinesi come "molto avanzate e organizzate in modo complesso", avvertendo che l'Europa resta vulnerabile e non sempre in grado di individuare tutte le minacce.
Il rapporto, rilanciato dal sito del Daily Mail, evidenzia inoltre che la crescente cooperazione militare tra Mosca e Pechino sta rafforzando la percezione russa di poter colpire obiettivi militari e civili in Occidente. Da un lato Mosca punta a sfruttare le esportazioni cinesi per sostenere la propria industria bellica, dall'altro Pechino è interessata a trarre insegnamenti dall'esperienza maturata da Mosca sul campo di battaglia in Ucraina.
In un'intervista al Times pubblicata mercoledì scorso, il generale Michael Claesson, capo di Stato maggiore della difesa della Svezia, ha avvertito che la Russia può occupare un'isola nel Mar Baltico "in qualsiasi momento" al fine di testare l'integrità della Nato. Il generale ha spiegato che il suo Paese si sta preparando a tale eventualità. Si tratterebbe di una tattica per tentare di esporre le divisioni nell'alleanza, in un momento in cui il presidente Usa Donald Trump minaccia regolarmente di abbandonare i partner europei.
"Credo sia importante sottolineare che dobbiamo stare all'erta e che dobbiamo scoraggiare la Russia da questo tipo di avventura attraverso la nostra presenza in aree interessanti nel Nord e naturalmente nel Mar Baltico", ha detto il generale svedese nell'intervista. Come rileva la testata britannica, gli strateghi europei sono "sempre più preoccupati per il rischio di escalation in mare, in particolare nel Mar Baltico", dove le forze armate russe hanno iniziato a scortare regolarmente le navi commerciali della flotta ombra russa.
Le forze Nato hanno condotto frequenti esercitazioni relative a sbarchi russi su alcune delle isole più grandi e strategicamente utili dell'area, come Gotland in Svezia, Bornholm in Danimarca o Hiiumaa e Saaremaa in Estonia. Tuttavia, Claesson ha evidenziato che ci sono circa 400.000 isole nel Mar Baltico, quindi il Cremlino ha l'imbarazzo della scelta. "Credo che si possa raggiungere l'obiettivo di cercare di sfidare l'alleanza posizionandosi su quasi qualsiasi di esse", ha detto, sottolineando che non serve "un'operazione di ampia portata: basta lanciare un segnale e aspettare di vedere cosa potrebbe accadere sul piano politico".
Claesson ha affermato anche che una fine del conflitto in Ucraina offrirebbe alla Russia la possibilità di riorganizzarsi e riallocare risorse sul fianco orientale della Nato, in vista di una potenziale operazione militare. "Non escludo nemmeno che si preparino a qualche forma di confronto militare con l'obiettivo di ripristinare una certa estensione geopolitica che ricordi il vecchio impero russo, forse persino l'Unione Sovietica", ha aggiunto.
Negli scorsi mesi il Mar Baltico è già stato teatro di scaramucce tra Svezia, membro ufficiale della Nato dal 2024, e Russia: l'ultimo esempio è stato l'abbattimento di un drone russo mentre si avvicinava alla portaerei francese Charles de Gaulle, ormeggiata nel porto di Malmö, a febbraio. Mosca ha iniziato a dotare le navi della sua flotta fantasma di personale di sicurezza e aumentare le scorte da parte di aerei militari e fregate, rileva il Times.
Nel mentre, anche Stoccolma ha intensificato l'attenzione che dedica alle operazioni marittime: nelle ultime sei settimane la guardia costiera svedese ha abbordato tre navi sospettate di appartenere alla flotta ombra russa. "Mantenere la legge e l'ordine in mare è certamente un'ambizione", ha spiegato Claesson, secondo cui si tratta anche di protezione ambientale. "Navigare sotto falsa bandiera, condurre navi in cattive condizioni di navigabilità con equipaggi impreparati rappresenta un rischio enorme per l'ambiente del Mar Baltico".
(Adnkronos) - Arriva la rimonta dell'alta pressione e, con lei una nuova svolta meteo con il bel tempo sull'Italia. La lunga fase di instabilità che sta tenendo la Penisola sotto scacco, infatti, "sta finalmente per esaurirsi. Il fronte di aria fredda, alimentato da una vasta circolazione ciclonica posizionata sull'Europa nord-orientale, sta perdendo la sua spinta propulsiva, lasciando spazio a un cambiamento radicale della circolazione atmosferica". A dirlo all'Adnkronos è Mattia Gussoni, meteorologo de 'iLMeteo.it', che tuttavia avverte: "Il passaggio di consegne tra il maltempo e il sole non sarà però immediato per tutti"
Nella giornata di ieri, continua l'esperto, il fronte perturbato ha continuato "a scivolare verso le regioni meridionali dopo aver interessato il Nord e il Centro". Questo movimento ha mantenuto "un contesto di viva incertezza soprattutto sul Lazio, l'Abruzzo e il Molise, per poi estendersi lungo i rilievi appenninici del Sud e sulla Puglia, - spiega Gussoni - dove sono arrivate piogge sparse e locali rovesci". Al contrario, sottolinea, il Nord ha già iniziato a respirare un'aria diversa con la pressione è in netto aumento e il tempo rapidamente proiettato verso una stabilizzazione definitiva.
La vera svolta è comunque attesa a partire da oggi, "quando lo scenario meteorologico cambierà volto grazie a una vigorosa rimonta dell’alta pressione, pronta a ripristinare condizioni di stabilità e bel tempo su tutto il bacino del Mediterraneo. Pure nel corso del prossimo weekend, che sarà aperto dalla Festa della Liberazione (sabato 25 Aprile), avremo un'egemonia pressoché assoluta dell'alta pressione con tanto sole e temperature massime fin verso i 25°C in città come Torino, Milano, Bologna, Firenze e Roma", conclude Gussoni.

(Adnkronos) - 'Appello' a Donald Trump e al presidente della Fifa, Gianni Infantino, per il ripescaggio dell'Italia ai Mondiali 2026 che si svolgeranno negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. L'autore dell'iniziativa è Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti in Italia. "Ho suggerito a Trump e al presidente della Fifa, Gianni Infantino, che l'Italia sostituisca l'Iran ai Mondiali", dice al Financial Times. Sono italiano e sarebbe un sogno vedere gli azzurri in un torneo ospitato dagli Stati Uniti. Con quattro titoli, hanno il prestigio necessario per giustificare la loro inclusione" nel torneo al via l'11 giugno. La guerra tra Stati Uniti e Iran, congelata dalla tregua appena estesa da Trump, mette in discussione la presenza della selezione della repubblica islamica alla manifestazione.
Il quadro si definirà nelle prossime settimane. La Fifa avrebbe anche valutato l'idea di un super playoff intercontinentale a quattro squadre per individuare la nazionale destinata a sostituire l'Iran. Da Teheran arrivano messaggi contrastanti. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato firmato dal ministro dello Sport e della Gioventù del Paese Ahmad Donyamali: "Forse la decisione sarà di non partecipare al Mondiale, ma se andremo, dobbiamo essere pronti per una presenza forte. Ancora una volta, la decisione dipenderà dalle condizioni e sarà presa dal governo e probabilmente dal Consiglio di Sicurezza Nazionale".
A commentare l'ipotesi ripescaggio per l'Italia è stata Evelina Christilin, ex membro aggiuntivo della Uefa nel consiglio Fifa: "Vedo abbastanza difficile la partecipazione dell'Iran al Mondiale. Il presidente della federcalcio iraniana ha detto che vogliono giocare, mentre il governo mi sembra molto più prudente. Manca un mese e mezzo all'inizio del Mondiale, veramente difficile immaginare la loro partecipazione, anche se io me lo auguro", ha detto a Radio Anch'io Sport su Rai Radio 1. "È tutto nelle mani della Fifa: secondo il regolamento 6.7 il Consiglio Fifa può decidere".
Infantino e Trump sono legati da un rapporto estremamente solido. Il presidente della Fifa è una presenza abituale alla Casa Bianca, ha consegnato al presidente degli Stati Uniti il 'premio Fifa per la pace' nella cerimonia del sorteggio dei Mondiali e ha trovato posto anche nella cerimonia che ha segnato il debutto del Board of Peace creato da Trump per Gaza. Il numero 1 della Casa Bianca cita l'organizzazione dei Mondiali 2026 come uno dei risultati di maggior prestigio ottenuti, al pari delle Olimpiadi 2028 che saranno ospitate da Los Angeles. Il 'soccer' sta guadagnando spazio nell'agenda sportiva del presidente, consapevole che la World Cup costituirà un palcoscenico di primissimo piano.
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