
(Adnkronos) - La benzina a due euro al litro alla vigilia del primo grande esodo agostano (1,995 euro, per la precisione); il gasolio, dopo tre giorni di calo per il taglio delle accise, torna a salire con forza riportandosi verso 2,10 euro, con il risultato che i rialzi delle quotazioni si sono già 'mangiati' sette dei 17 centesimi di “sconto”.
Oggi, venerdì 31 luglio, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,995 €/l per la benzina (+6 millesimi rispetto a ieri), 2,081 €/l per il gasolio (+15), 0,742 €/l per il Gpl (invariato) e 1,610 €/kg per il metano (+4). Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 2,081 €/l per la benzina (+5), 2,175 €/l per il gasolio (+10), 0,875 €/l per il Gpl (-1) e 1,610 €/kg per il metano (+1). Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Eni ha aumentato di due centesimi al litro i prezzi consigliati del gasolio. Per IP registriamo un rialzo di 2 centesimi sulla benzina e 4 sul gasolio. Per Tamoil +2 centesimi sulla benzina e +5 sul gasolio.
Venendo al dettaglio per modalità di vendita e per marchio sui dati rilevati alle 8 di ieri mattina, considerando tutti i circa 20mila punti vendita che comunicano i prezzi all'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy (rete stradale e autostradale insieme), queste sono le medie dei prezzi praticati elaborati dalla Staffetta: benzina self service a 1,991 euro/litro (compagnie 1,995, pompe bianche 1,982), diesel self service a 2,068 euro/litro (compagnie 2,062, pompe bianche 2,081). Benzina servito a 2,126 euro/litro (compagnie 2,166, pompe bianche 2,052), diesel servito a 2,212 euro/litro (compagnie 2,242, pompe bianche 2,158). Gpl servito a 0,751 euro/litro (compagnie 0,760, pompe bianche 0,741), metano servito a 1,606 euro/kg (compagnie 1,596, pompe bianche 1,614), Gnl 1,446 euro/kg (compagnie 1,450 euro/kg, pompe bianche 1,443 euro/kg).
Sulla benzina self service Eni è a 1,992 euro/litro (2,199 il servito); IP a 2,004 (2,170 servito); Q8 a 1,993 (2,152 servito); Tamoil a 1,988 (2,065 servito); sul gasolio self service Eni è a 2,035 (2,248 servito); IP a 2,086 (2,259 servito); Q8 a 2,060 (2,250 servito) e Tamoil a 2,039 (2,134 servito).
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,995 euro/l per la benzina e 2,080 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,081 euro/l per la benzina e 2,175 euro/l per il gasolio.
Nell'estate 2026 l'economia sarda mostra segnali di tenuta e lo fa
con una resilienza superiore alla media nazionale. Nonostante un
contesto geopolitico e commerciale internazionale estremamente
complesso, il sistema produttivo isolano regge il passo con una
crescita del Pil stimata al +1,1%, un dato che supera sia la media
nazionale (+0,5%) sia quella del Mezzogiorno (+0,7%). E' questo, in
sintesi, ciò che emerge dal report "Navigare nell'incertezza: le
tendenze dell'estate 2026 per l'economia e imprese della Sardegna",
realizzato dall'Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, che ha
analizzato l'andamento tra marzo 2025 e maggio 2026 con i dati di
Istat, ministero del Lavoro, Svimez e Banca d'Italia.
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(Adnkronos) - Si è insediato il 29 luglio, nella Sala Tina Anselmi del ministero della Salute, il Tavolo tecnico nazionale sulla salute respiratoria istituito dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, con l'obiettivo di rafforzare le strategie nazionali di prevenzione, diagnosi precoce e innovazione dei percorsi clinico-assistenziali dedicati alle patologie respiratorie. Il tavolo - si legge in una nota - è coordinato da Paola Rogliani, designata dal ministro con il decreto istitutivo, ed è composto da rappresentanti dei Dipartimenti e delle Direzioni generali del ministero competenti in materia di prevenzione, ricerca e innovazione sanitaria, della Società italiana di pneumologia (Sip-Irs), dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg), della Società italiana di pediatria (Sip) e della Consulta della pneumologia. La Consulta ha scelto di essere rappresentata al tavolo dalle associazioni dei pazienti, espressione diretta dei bisogni, delle esperienze e delle aspettative delle persone che convivono con le malattie respiratorie. Nel corso della prima sessione dei lavori, il tavolo ha istituito 3 sottogruppi risperttivamente dedicati a prevenzione, rapporto ospedale-territorio e reti pneumologiche di area critica.
"Il tavolo - afferma Rogliani - avrà il compito di elaborare documenti di indirizzo finalizzati a promuovere la prevenzione delle patologie respiratorie, potenziare la diagnosi precoce, individuare soluzioni innovative nei percorsi di cura e approfondire le ulteriori tematiche che emergeranno nel corso dei lavori. L'insediamento del tavolo tecnico conferma l'attenzione che il ministro della Salute, professor Orazio Schillaci, ha riservato alla salute respiratoria, un ambito di primaria rilevanza per la sanità pubblica in considerazione dell'impatto epidemiologico, clinico e sociale delle patologie respiratorie. Ringraziamo il ministro per aver promosso questa iniziativa, che rafforza il confronto tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti sanitari e cittadini, con l’obiettivo di sviluppare strategie sempre più efficaci e integrate per la tutela della salute respiratoria".
La composizione multidisciplinare del tavolo - conclude la nota - riflette la complessità delle sfide poste dalle patologie respiratorie e la necessità di un approccio integrato, capace di coniugare prevenzione, innovazione, appropriatezza dei percorsi assistenziali e attenzione ai bisogni delle persone.

(Adnkronos) - La fedeltà dimostrata ai colori rossoneri, il carisma esercitato dentro e fuori dal campo e l'eccellenza raggiunta con il proprio gioco hanno fatto di Franco Baresi una delle figure più autorevoli e rispettate nella storia del calcio italiano e internazionale. Morto oggi venerdì 31 luglio a 66 anni, è stato uno dei più grandi difensori della storia del calcio e una delle bandiere più rappresentative del Milan. Per vent'anni, dal 1977 al 1997, ha vestito esclusivamente la maglia rossonera, della quale è stato capitano per quindici stagioni, diventandone il simbolo e il punto di riferimento di una delle epoche più vincenti del club. Con il Milan ha conquistato un palmarès straordinario: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe Uefa e quattro Supercoppe italiane. Sotto la guida di Arrigo Sacchi e Fabio Capello è stato il leader della difesa che, insieme a Mauro Tassotti, Paolo Maldini e Alessandro Costacurta, è entrata nella storia come una delle più forti mai viste, contribuendo a fare del Milan una delle squadre più dominanti del calcio moderno.
Anche con la Nazionale ha ricoperto un ruolo di primo piano. Campione del mondo nel 1982, pur senza scendere in campo in quanto riserva del più esperto Gaetano Scirea, fu il capitano dell'Italia finalista al Mondiale del 1994 negli Stati Uniti. In tredici anni di carriera azzurra collezionò 81 presenze, partecipando a tre Campionati del mondo e a due Campionati d'Europa.
Difensore di eccezionale intelligenza tattica, dotato di straordinario senso della posizione, capacità di lettura del gioco e qualità di leadership, Baresi ha rivoluzionato l'interpretazione del ruolo di libero, imponendosi come punto di riferimento per intere generazioni di calciatori. Le sue qualità gli hanno valso il riconoscimento tra i migliori giocatori del XX secolo, l'inserimento nella Fifa 100, la lista dei 125 più grandi calciatori viventi stilata da Pelé nel 2004, e l'ingresso nella Hall of Fame del calcio italiano.
Nato a Travagliato, in provincia di Brescia, l'8 maggio 1960, Franco Baresi crebbe in una famiglia numerosa, nella quale il calcio rappresentava una passione condivisa. Gli anni dell'infanzia furono però segnati da un evento destinato a incidere profondamente sul suo carattere: la perdita di entrambi i genitori quando aveva appena quattordici anni. Una prova difficile che contribuì a renderlo precoce nella maturità e nel senso di responsabilità, qualità che avrebbero accompagnato tutta la sua carriera.
Fin da bambino il pallone occupò un posto centrale nella sua vita. Come molti ragazzi della sua generazione trascorreva interi pomeriggi a giocare per strada insieme ai fratelli Angelo e Giuseppe, quest'ultimo destinato a diventare anch'egli un calciatore professionista. Fu proprio seguendo le orme del fratello maggiore che Franco sostenne il primo provino con l'Inter, società nella quale Giuseppe era già entrato a far parte del settore giovanile. L'esito, tuttavia, fu negativo: il giovane difensore venne giudicato troppo gracile per affrontare il calcio di alto livello. Quel rifiuto, destinato a diventare uno degli episodi più ricordati della sua giovinezza, cambiò il corso della sua carriera. Pochi mesi più tardi il Milan gli offrì una nuova opportunità. Dopo alcuni provini convincenti, grazie anche alla fiducia degli osservatori del settore giovanile rossonero, entrò a far parte delle squadre giovanili del club, iniziando un percorso che non avrebbe più interrotto.
Sin dai primi anni emerse una qualità che lo distingueva dai coetanei. Più che per le caratteristiche fisiche, Baresi colpiva per la capacità di leggere le situazioni di gioco, di scegliere sempre il tempo giusto dell'intervento e di guidare i compagni con una personalità sorprendente per la sua età. In quegli anni gli fu attribuito il soprannome di "Piscinin", il "piccolino" nel dialetto milanese, un riferimento alla statura minuta che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera, fino a essere sostituito, negli anni della piena maturità calcistica, da quello di "Kaiser Franz", in omaggio al tedesco Franz Beckenbauer, altro interprete straordinario del ruolo di libero.
L'esordio in prima squadra arrivò il 23 aprile 1978. A soli diciassette anni Nils Liedholm lo schierò nella trasferta di Verona, affidandogli una responsabilità non comune per un calciatore della sua età. Quella presenza rappresentò l'inizio di una storia destinata a durare vent'anni. Già nella stagione successiva il tecnico svedese gli assegnò stabilmente un posto nell'undici titolare, intuendone le qualità tecniche e la maturità tattica.
Il campionato 1978-79 segnò la sua definitiva affermazione. Ancora diciottenne, Baresi fu protagonista della squadra che conquistò il decimo scudetto della storia del Milan, quello della stella. In pochi mesi il giovane difensore si guadagnò la fiducia dei compagni più esperti e della dirigenza, tanto che Gianni Rivera, capitano e simbolo del club negli anni precedenti, ne intuì immediatamente il valore, individuando in lui uno dei protagonisti del futuro rossonero.
I primi anni Ottanta coincisero con uno dei periodi più complessi della storia del Milan. Nel 1980 la società fu retrocessa in Serie B in seguito allo scandalo del calcio scommesse e, appena due anni più tardi, conobbe una seconda retrocessione, questa volta maturata sul campo. In entrambe le circostanze Baresi scelse di rimanere. Nonostante le richieste di altri club e la possibilità di proseguire la carriera altrove, preferì condividere il destino della squadra che lo aveva formato, contribuendo in prima persona al ritorno in Serie A. Fu una decisione che contribuì a consolidare il legame con il mondo rossonero e che anticipò quello che sarebbe diventato uno dei tratti distintivi della sua carriera: una fedeltà assoluta al Milan, mantenuta anche quando avrebbe avuto l'opportunità di intraprendere percorsi diversi. Nel 1982, a soli ventidue anni, gli venne affidata la fascia di capitano, un'investitura destinata a segnare l'inizio di uno dei capitoli più importanti della storia del club.
Quando Franco Baresi divenne capitano del Milan, la fascia rappresentava soprattutto una responsabilità. Il club attraversava ancora una fase di ricostruzione e lontana sembrava l'epoca dei grandi successi che aveva caratterizzato il passato rossonero. Baresi era diventato il volto della squadra in un periodo nel quale servivano prima di tutto appartenenza e pazienza. Negli anni successivi il difensore continuò a crescere fino a trasformarsi in uno dei migliori interpreti del ruolo. Il Milan non era ancora tornato stabilmente ai vertici del calcio italiano, ma attorno al suo capitano iniziava a costruirsi una nuova identità. Baresi rappresentava il punto fermo di una squadra che cercava una nuova dimensione.
La svolta arrivò nel 1986 con l'arrivo di Silvio Berlusconi alla presidenza del club. La nuova proprietà aveva l'ambizione di riportare il Milan ai vertici nazionali e internazionali e avviò un progetto destinato a cambiare la storia del calcio. Accanto agli investimenti sul mercato, la scelta più importante fu quella dell'allenatore: Arrigo Sacchi. L'incontro tra Sacchi e Baresi non fu immediatamente semplice. Il tecnico romagnolo portava idee profondamente innovative: pressing organizzato, difesa alta, movimenti collettivi, partecipazione di tutti i giocatori alle due fasi di gioco. Era un calcio diverso rispetto alla tradizione italiana dell'epoca, spesso basata su una maggiore prudenza tattica e sull'individualità dei difensori.
Per Baresi, abituato a interpretare il ruolo di libero secondo schemi più classici, si trattò di una trasformazione importante. Sacchi gli chiedeva non soltanto di difendere, ma di guidare un sistema nel quale ogni movimento doveva essere sincronizzato con quello dei compagni. Il capitano, però, aveva una qualità fondamentale: la capacità di adattarsi e migliorarsi continuamente. La sua intelligenza calcistica gli permise di comprendere rapidamente la nuova filosofia. Quello che inizialmente sembrava un cambiamento radicale divenne il contesto ideale per esaltare le sue caratteristiche.
La stagione 1987-88 segnò il primo grande trionfo della nuova era. Il Milan conquistò lo scudetto al termine di un campionato combattuto, superando il Napoli campione in carica di Diego Armando Maradona. La vittoria non fu soltanto un successo sportivo: rappresentò la conferma che il progetto di Berlusconi e Sacchi aveva trovato la propria strada. Al centro di quella squadra c'era ancora una volta Baresi. Il capitano era il riferimento della difesa e il garante dell'equilibrio di un gruppo ricco di talento. Attorno a lui stavano nascendo alcuni dei protagonisti più importanti del calcio mondiale: Paolo Maldini, ancora giovane ma già destinato a una carriera straordinaria, Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e, poco dopo, gli olandesi Ruud Gullit, Marco van Basten e Frank Rijkaard.
Il Milan di Sacchi non era soltanto una squadra vincente: era una squadra rivoluzionaria. La difesa non aspettava l'avversario, ma lo affrontava lontano dalla porta. La linea arretrata si muoveva come un unico organismo e Baresi ne era il regista. Il suo modo di giocare cambiò anche la percezione del difensore. Fino ad allora il centrale veniva spesso associato soprattutto alla forza fisica e alla capacità di neutralizzare gli attaccanti. Baresi aggiunse una nuova dimensione: il difensore poteva essere anche un pensatore, un costruttore, un leader tecnico. Nel 1989 arrivò il primo grande trionfo europeo. Il Milan conquistò la Coppa dei Campioni battendo in finale la Steaua Bucarest per 4-0 al Camp Nou. Quella notte rappresentò il ritorno del club ai vertici continentali e Baresi alzò al cielo il trofeo più prestigioso del calcio europeo. Pochi mesi dopo il capitano sfiorò anche un riconoscimento individuale di enorme prestigio. Nella classifica del Pallone d'Oro 1989 arrivò secondo, alle spalle del compagno di squadra Marco van Basten. Un risultato che raccontava il valore raggiunto da quel Milan: ai primi posti del premio più importante del calcio mondiale c'erano due giocatori della stessa squadra. Baresi non visse quel mancato successo personale come una delusione. La sua idea di calcio era profondamente legata al gruppo. Per lui il riconoscimento più importante rimaneva sempre quello collettivo: vincere insieme ai compagni.
Il Milan continuò a dominare anche nelle stagioni successive. Nel 1989-90 arrivarono la Supercoppa Uefa, la Coppa Intercontinentale e una seconda Coppa dei Campioni consecutiva. La squadra di Sacchi era diventata un modello studiato in tutto il mondo. Baresi, intanto, era ormai considerato uno dei migliori difensori della sua generazione. La sua leadership non dipendeva soltanto dalle prestazioni tecniche, ma dalla capacità di tenere unito lo spogliatoio e di rappresentare i valori della squadra.
Il rapporto con Sacchi, tuttavia, nel tempo divenne più complesso. L'allenatore chiedeva sempre il massimo ai propri giocatori e il livello di pressione all'interno del gruppo era altissimo. Dopo anni di successi e di tensioni crescenti, il ciclo del tecnico sulla panchina rossonera arrivò alla conclusione. Nel 1991 il Milan aprì un nuovo capitolo affidando la guida della squadra a Fabio Capello. Per Baresi significava ritrovare un ambiente conosciuto: Capello era stato suo compagno di squadra negli anni Settanta e conosceva perfettamente il valore del capitano. Con il nuovo allenatore il Milan avrebbe continuato a vincere, ma con una filosofia diversa. Meno spettacolare rispetto alla squadra di Sacchi, più concreta e pragmatica, la formazione di Capello avrebbe confermato la centralità di Baresi come leader assoluto. Il capitano era ormai diventato il punto di equilibrio di una squadra che stava attraversando una delle epoche più gloriose della propria storia.
Con l'arrivo di Fabio Capello sulla panchina del Milan iniziò un nuovo capitolo della storia rossonera. La squadra aveva appena concluso il ciclo straordinario costruito da Arrigo Sacchi, ma non aveva perso la propria ambizione. Cambiarono alcuni principi di gioco, cambiò l'approccio tattico, ma rimase immutata una certezza: Franco Baresi al centro della difesa e dello spogliatoio. Capello conosceva bene il valore del suo capitano. Negli anni Settanta era stato suo compagno di squadra e aveva visto da vicino la crescita di quel giovane difensore diventato, nel tempo, il leader di una generazione. Il nuovo allenatore affidò a Baresi il compito di continuare a guidare una squadra ricca di campioni e di mantenere alto il livello di competitività.
La prima stagione della nuova gestione fu subito storica. Nel campionato 1991-92 il Milan conquistò lo scudetto senza subire alcuna sconfitta, un risultato mai raggiunto nell'era del girone unico. Quella squadra, soprannominata successivamente "gli invincibili", aveva nella solidità difensiva uno dei suoi punti di forza principali. Baresi era il comandante di quel reparto. Al suo fianco giocavano Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e un giovane Paolo Maldini destinato a raccogliere, negli anni successivi, la sua eredità come simbolo del Milan. Era una linea difensiva capace di unire esperienza, tecnica e organizzazione tattica, diventando un modello studiato in tutto il mondo. La forza di Baresi non risiedeva soltanto negli interventi difensivi. Il suo contributo andava oltre il semplice compito di fermare gli avversari. Era il primo riferimento nella costruzione del gioco, il giocatore che dava ordine alla squadra e che trasformava un recupero difensivo nell'inizio di una nuova azione offensiva.
Negli anni di Capello il Milan continuò a dominare il calcio italiano. Arrivarono altri tre scudetti, conquistati nel 1992-93, nel 1993-94 e nel 1995-96, oltre a diverse Supercoppe italiane. La continuità di rendimento della squadra era impressionante e Baresi, nonostante l'avanzare dell'età, rimaneva un protagonista assoluto. Il tempo non sembrava diminuire la sua influenza. Al contrario, la sua esperienza rendeva il suo ruolo ancora più importante. In un calcio nel quale velocità e atletismo assumevano un peso sempre maggiore, Baresi continuava a dimostrare che l'intelligenza poteva compensare ogni limite fisico.
Il 1993 rappresentò un altro momento significativo. Il Milan stabilì il record di imbattibilità nei principali campionati europei, rimanendo senza sconfitte per 58 partite consecutive. Quel primato raccontava soprattutto la forza di una difesa che aveva fatto della precisione e della concentrazione il proprio marchio distintivo. Il punto più alto di quell'epoca arrivò nella stagione 1993-94. Il Milan conquistò nuovamente la Champions League, al termine di una delle finali più celebri della storia della competizione. Ad Atene, contro il Barcellona allenato da Johan Cruijff e considerato favorito alla vigilia, i rossoneri offrirono una delle prestazioni più memorabili del calcio europeo, vincendo per 4-0. Baresi, però, non poté vivere quella serata da protagonista sul campo. Una squalifica gli impedì di disputare la finale. Fu un'assenza dolorosa per il capitano, che aveva contribuito in modo decisivo al percorso della squadra fino a quel momento. Anche senza giocare, però, il suo ruolo rimase evidente: quella vittoria apparteneva anche alla sua leadership e al lavoro costruito negli anni precedenti.
Il Milan di Capello rappresentava una squadra diversa rispetto a quella di Sacchi. Meno legata alla rivoluzione tattica e più orientata alla gestione dei momenti della partita, ma ugualmente vincente. In entrambe le versioni, Baresi era stato il punto di equilibrio.
La storia di Baresi con la Nazionale italiana fu più complessa rispetto a quella con il Milan. Nonostante il talento evidente, nei primi anni in azzurro trovò davanti a sé un campione affermato come Gaetano Scirea, considerato uno dei migliori liberi della sua generazione. Durante il Mondiale del 1982 Baresi faceva parte della squadra che avrebbe conquistato il titolo in Spagna, ma non scese mai in campo. Per un giocatore abituato a essere protagonista con il proprio club non fu un percorso semplice. Tuttavia, quella fase contribuì alla sua crescita. Baresi imparò ad aspettare il proprio momento e a mettere il gruppo davanti alle ambizioni personali, una caratteristica che avrebbe contraddistinto tutta la sua carriera.
Il suo ruolo nella Nazionale cambiò progressivamente con il passaggio delle generazioni. Con l'arrivo di Azeglio Vicini sulla panchina azzurra diventò uno dei punti fermi della squadra e partecipò da protagonista al Campionato europeo del 1988 e al Mondiale del 1990 disputato in Italia. In quel torneo gli azzurri arrivarono fino alla semifinale, persa ai rigori contro l'Argentina di Diego Armando Maradona. L'Italia chiuse comunque la competizione al terzo posto, ma per Baresi fu la conferma definitiva del proprio status internazionale. Nel 1991, con l'arrivo di Arrigo Sacchi alla guida della Nazionale, Baresi ricevette finalmente la fascia di capitano azzurro. Era un riconoscimento importante: l'uomo che aveva guidato il Milan nei suoi anni più gloriosi diventava anche il riferimento della squadra nazionale.
Il momento più intenso della sua esperienza con l'Italia arrivò nel 1994, negli Stati Uniti. Il Mondiale americano fu probabilmente il capitolo più drammatico e simbolico della carriera internazionale di Franco Baresi. L'Italia iniziò il torneo tra difficoltà e aspettative elevate. Nella seconda partita del girone, contro la Norvegia, il capitano azzurro riportò un grave infortunio al ginocchio. Sembrava impossibile che potesse tornare in campo in tempi brevi. Ma Baresi fece di tutto per rientrare. Dopo appena venticinque giorni riuscì a recuperare e Sacchi decise di schierarlo nella finale contro il Brasile. Fu una scelta coraggiosa, perché il capitano non era ancora al massimo della condizione, ma rappresentava troppo per quella squadra per essere lasciato fuori. La finale di Pasadena fu una partita tesa, equilibrata, rimasta nella storia come la prima finale mondiale decisa ai calci di rigore. Baresi giocò una gara straordinaria. Nonostante l'infortunio e la condizione fisica non ideale, guidò la difesa italiana con la solita autorevolezza. Poi arrivò il momento del tiro dal dischetto. Il suo rigore terminò alto. Fu un'immagine rimasta impressa nella memoria collettiva: il capitano azzurro, uno dei più grandi professionisti della storia del calcio, piegato dalla delusione dopo aver dato tutto per la propria squadra. Ma quella scena non avrebbe mai potuto cancellare il valore della sua prestazione né ciò che rappresentava per il calcio italiano. La grandezza di un campione non si misura soltanto dai momenti di vittoria. A volte si riconosce anche nella capacità di affrontare una sconfitta. Baresi uscì da quella finale senza la Coppa del mondo, ma con un rispetto ancora maggiore da parte di tifosi e avversari.
Negli ultimi anni della sua carriera Franco Baresi continuò a rappresentare per il Milan molto più di un semplice calciatore. La squadra stava cambiando volto: alcuni protagonisti dell’epoca d’oro di Sacchi e Capello lasciavano progressivamente spazio a una nuova generazione, ma il capitano rimaneva il punto di riferimento dello spogliatoio e il custode di una cultura sportiva costruita attraverso anni di successi. Il calcio, però, stava entrando in una nuova fase. I ritmi aumentavano, gli attaccanti diventavano sempre più rapidi e il ruolo dei difensori richiedeva caratteristiche atletiche diverse rispetto al passato. Baresi, ormai vicino alla fine della carriera, continuava a compensare il naturale passare degli anni con l’esperienza, la posizione e quella capacità di leggere il gioco che lo aveva reso unico.
Nella stagione 1995-96 arrivò un altro scudetto, il sesto della sua carriera. Era il successo di una squadra profondamente rinnovata, guidata in campo ancora una volta dal suo capitano. Accanto ai veterani rimasti dalla grande epoca precedente stavano emergendo nuovi protagonisti, ma il ruolo di Baresi non era cambiato: era ancora lui il punto di riferimento, il giocatore al quale guardare nei momenti più difficili. Il 6 aprile 1996 raggiunse un traguardo simbolico: 501 presenze in campionato con la maglia del Milan, eguagliando il record appartenuto a Gianni Rivera. Quel dato statistico raccontava soltanto una parte della storia. Dietro quelle presenze c'erano vent'anni di fedeltà, migliaia di allenamenti, vittorie memorabili e anche momenti di difficoltà affrontati sempre con la stessa professionalità.
La stagione successiva fu l'ultima. Il Milan attraversava un periodo complicato, dopo la conclusione del ciclo vincente di Capello e il tentativo di avviare una nuova fase. Baresi, tuttavia, aveva già maturato la decisione più difficile: lasciare il calcio giocato. Il 19 gennaio 1997, dopo aver disputato la sua settecentesima partita con il Milan, annunciò il ritiro al termine della stagione. Non fu soltanto l'addio di un grande calciatore. Fu la fine di un'epoca.
L'ultima partita ufficiale arrivò il 1º giugno 1997 a San Siro contro il Cagliari. Quel giorno lo stadio salutò il proprio capitano, consapevole di assistere alla conclusione di una storia irripetibile. Al termine dell'incontro il Milan decise di compiere un gesto senza precedenti nel calcio italiano: ritirare la maglia numero 6. Da quel momento nessun altro giocatore avrebbe più indossato quel numero. Non era soltanto un omaggio a un campione, ma il riconoscimento del legame indissolubile tra un uomo e una maglia.
La carriera di Franco Baresi può essere letta attraverso i numeri, ma i numeri da soli non riescono a spiegare completamente il suo valore. Con il Milan ha disputato venti stagioni, conquistando sei campionati italiani, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe Uefa e quattro Supercoppe italiane. È stato protagonista di due generazioni leggendarie del club: prima quella costruita da Arrigo Sacchi, poi quella guidata da Fabio Capello. Ha vissuto il passaggio da un Milan in difficoltà a una squadra capace di dominare in Italia e in Europa. È stato presente nei momenti della ricostruzione e in quelli del trionfo, mantenendo sempre lo stesso ruolo: quello del leader. Il suo nome è legato soprattutto alla difesa che ha fatto la storia del calcio mondiale. Insieme a Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e Paolo Maldini formò un reparto considerato tra i più forti mai esistiti. Una linea difensiva capace non soltanto di impedire agli avversari di segnare, ma di controllare la partita attraverso organizzazione, tecnica e intelligenza. Baresi non era un difensore spettacolare nel senso tradizionale del termine. Non cercava il gesto fine a se stesso. La sua grandezza nasceva dalla precisione: un anticipo al momento giusto, un passaggio verticale, una scelta tattica effettuata qualche secondo prima degli altri. Era un giocatore che sembrava conoscere in anticipo lo sviluppo dell'azione.
Dopo il ritiro Franco Baresi rimase vicino al mondo del calcio e soprattutto al Milan. La sua storia con il club non si interruppe con l'ultima partita giocata. Entrò inizialmente nei quadri dirigenziali rossoneri, mettendo a disposizione la propria esperienza. Successivamente ebbe una breve parentesi all'estero come dirigente del Fulham, prima di tornare definitivamente al Milan, dove ricoprì diversi incarichi legati alla crescita del settore giovanile e alla rappresentanza della società. Nel corso degli anni è rimasto una figura di riferimento per il club, un ambasciatore dei valori rossoneri e un collegamento tra epoche diverse della storia milanista. Il suo rapporto con i tifosi è rimasto intatto. Per il popolo rossonero Baresi non è stato soltanto un grande giocatore: è stato il capitano che ha rappresentato il Milan nei momenti difficili e nelle vittorie più importanti. Nel 1999, durante le celebrazioni per il centenario del club, i tifosi lo votarono come "Milanista del secolo", un riconoscimento che spiegava meglio di qualsiasi statistica il suo rapporto con la squadra.
Nel corso della sua carriera Franco Baresi ha ricevuto numerosi riconoscimenti individuali. È stato inserito tra i migliori calciatori del XX secolo nelle classifiche internazionali più autorevoli, è entrato nella Fifa 100 selezionata da Pelé nel 2004 e nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2013. Per molti avrebbe meritato il Pallone d'Oro. Nel 1989 arrivò secondo, alle spalle del compagno di squadra Marco van Basten, in una stagione nella quale il Milan dominava il calcio europeo. Ma forse il riconoscimento più importante non è arrivato da una giuria o da una classifica, è arrivato dal tempo. A distanza di anni dal suo ritiro, il nome di Franco Baresi ha continuato a essere associato a concetti che nel calcio moderno sembrano sempre più rari: appartenenza, continuità, responsabilità, professionalità. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Ha preso il via a Perugia la prima tappa del Roadshow territoriale “Da 15 anni nei territori, guardando al futuro”, promosso da Philip Morris Italia e Coldiretti per celebrare i quindici anni dalla firma del più importante accordo di filiera sottoscritto con il ministero dell’Agricoltura. Un modello di collaborazione che negli anni ha sostenuto lo sviluppo del comparto tabacchicolo italiano attraverso una visione di lungo periodo fondata su investimenti, innovazione e valorizzazione dei territori. Particolare rilievo è stato dedicato al valore generato dall’accordo in Umbria, dove Philip Morris acquista circa il 45% della produzione tabacchicola regionale, con un valore aggiunto annuo pari a 68,3 milioni di euro e un impatto occupazionale stimato in circa 9.500 lavoratori tra diretto, indiretto e indotto. La centralità della regione in questo percorso è testimoniata anche dalla presenza del ‘Leaf Innovation Hub’, centro di eccellenza dedicato alla ricerca, alla sperimentazione e allo sviluppo di nuove competenze, con iniziative come la ‘Call for Innovation BeLeaf Be The Future’ e il programma ‘Digital Farmer’.
“Quindici anni fa abbiamo scelto di investire in un modello di filiera integrato fondato sulla programmazione, sulla responsabilità condivisa e sulla valorizzazione del lavoro degli agricoltori – ha dichiarato Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale Coldiretti, presidente Ont Italia e presidente Unitab Europa – Oggi possiamo affermare che quella scelta ha garantito stabilità alle imprese, sostenuto investimenti e occupazione e valorizzato un'eccellenza dei nostri territori. L'accordo di filiera Coldiretti-Philip Morris dimostra che una collaborazione di lungo periodo tra agricoltura e industria genera valore per l'intero sistema economico e sociale. È un modello che va difeso anche in Europa, dove la revisione della Direttiva sui Prodotti del Tabacco (Tpd) e delle altre normative comunitarie dovrà tenere conto degli effetti sulla produzione agricola, sull'occupazione e sulla competitività delle imprese. Continueremo a lavorare affinché la voce dei produttori sia ascoltata e il modello dell’accordo di filiera Coldiretti-Philip Morris possa rappresentare un riferimento per lo sviluppo sostenibile della filiera europea”, ha concluso Masiello.
Nata nel 2011 e recentemente estesa con un nuovo accordo decennale, l’intesa tra Philip Morris Italia, Coldiretti e Ministero dell’Agricoltura rappresenta un modello verticale ed end-to-end, unico per durata, ampiezza e integrazione sul territorio, riconosciuto come riferimento a livello nazionale e internazionale. In questo quadro Philip Morris conferma il proprio ruolo di principale investitore privato nella tabacchicoltura italiana, con l’impegno ad acquistare ogni anno circa la metà della produzione nazionale di tabacco greggio. “La ricorrenza dei quindici anni dall'accordo di filiera rappresenta un traguardo significativo: questo percorso vincente ha dimostrato come una visione condivisa e di lungo periodo possa generare benefici concreti per le imprese agricole, per i territori e per l’intero sistema produttivo nazionale”, ha dichiarato Cesare Trippella, Direttore Value Chain e External Engagement di Philip Morris Italia.
“Per continuare a sviluppare questo modello – ha aggiunto – sarà fondamentale il contributo delle istituzioni regionali e delle amministrazioni locali, chiamate a fare rete con i territori coinvolti in questa grande filiera del made in Italy. L’Umbria è uno dei principali punti di riferimento di questo percorso e continuerà ad esserlo, grazie alla capacità di unire competenze, tradizione e innovazione, contribuendo a tutelare il valore economico, occupazionale e di export che la filiera genera per il Paese”, ha concluso Trippella.
La prima tappa del roadshow ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo agricolo e delle imprese per riflettere sul valore generato dagli accordi di filiera e sulle prospettive future del comparto. L’iniziativa proseguirà nei prossimi mesi con appuntamenti in Veneto, Campania e Puglia

(Adnkronos) - "Con la scomparsa di Franco Baresi, l'Italia perde non solo uno dei più grandi campioni della sua storia sportiva, ma anche un esempio di lealtà, serietà e dedizione". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla morte della leggenda rossonera morto oggi, venerdì 31 luglio.
"Capitano del Milan e della Nazionale, ha indossato gli stessi colori per un'intera carriera, vivendo la fedeltà come un valore e la fascia come una responsabilità. Ha dimostrato che si può diventare leggenda senza mai smettere di essere un punto di riferimento, dentro e fuori dal campo. Alla sua famiglia, ai tifosi e a tutti coloro che gli hanno voluto bene va il mio più sincero cordoglio", conclude.
"Purtroppo è stato ufficializzato ciò che tutti abbiamo sperato non fosse vero. Franco Baresi. Piscinin. Kaiser Franz. Un simbolo. Uno dei più grandi difensori di sempre. Eroe rossonero, per me eri e resterai il vero Milan, il vero calcio. 6 per sempre Capitano. Vola con la tua curva. Sei stato e resterai la nostra bandiera". Così Matteo Salvini su X.

(Adnkronos) - La crisi migratoria di Ceuta, territorio della Spagna in Africa, per Elon Musk è una nuova versione di World War Z, la guerra degli zombie al centro del film interpretato da Brad Pitt nel 2013. "La situazione è folle, sembra World War Z", scrive su X il magnate rilanciando i video che documentano l'ingresso di migliaia di persone dal Marocco. "Sono tutti uomini in età di leva militare, significa che è un'invasione. Svegliatevi prima che sia troppo tardi", aggiunge Musk, da sempre critico nei confronti delle politiche migratorie dell'Europa.
"L'intero bilancio della Spagna verrà distrutto dai migranti illegali. È matematica elementare: se la Spagna offre ai migranti un sostegno gratis superiore al 90% del tenore di vita della Terra, crea un meccanismo forzato affinché il 90% della Terra si trasferisca in Spagna, circa 7 miliardi di persone!", aggiunge.

(Adnkronos) - “Il giudizio sugli accordi che Philip Morris ha stipulato insieme agli agricoltori è straordinario. Abbiamo più volte evidenziato come questo modello deve diventare un esempio per tutta l'agricoltura italiana, perché dobbiamo creare valore e puntare sul Made in Italy cercando di costruire un'alleanza sempre più forte tra la filiera agricola e l'industria di trasformazione che, tra l'altro, è interamente italiana”. Così Raffaele Nevi, segretario e capogruppo commissione Agricoltura della Camera dei Deputati e responsabile Agricoltura Forza Italia, oggi a Palazzo Donini a Perugia alla prima tappa del Roadshow territoriale “Da 15 anni nei territori, guardando al futuro”, promosso da Philip Morris Italia e Coldiretti per celebrare i quindici anni dalla nascita dell’accordo di filiera con il Ministero dell’Agricoltura.
"A cominciare dai contributi che abbiamo dato alle filiere e che mirano proprio a sviluppare una sinergia sempre più forte tra agricoltura e industria”, sottolinea infine Nevi.

(Adnkronos) - Sono 18 i corpi rinvenuti di migranti morti nell'attraversamento del confine tra il Marocco e l'exclave spagnola di Ceuta dopo che migliaia di persone giovedì 30 luglio, intorno a mezzogiorno, hanno varcato il confine. El Mundo ha parlato di oltre 20mila migranti . Molti hanno raggiunto il territorio spagnolo a nuoto.
La Guardia civil e i servizi di emergenza, sopraffatti, sono riusciti a prestare soccorso solamente ai feriti. Nel tardo pomeriggio di ieri, il governo aveva mobilitato le unità dell'esercito dislocate a Ceuta per supportare la polizia. Oggi è previsto l'arrivo del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez nella città autonoma.
Intanto l'Italia valuta la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. "Mi sono confrontata con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’Italia non resterà a guardare. Stiamo convocando gli organismi preposti, e all'esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna", ha scritto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.
La crisi, ha scritto El Pais, ricorda quella del 2021, quando circa 5.000 persone attraversarono il confine in meno di 24 ore. "Siamo sopraffatti, siamo sull'orlo del collasso", l'allarme degli agenti della polizia Nazionale e della Guardia Civil di stanza a Ceuta, come riportano i media.

(Adnkronos) - 'Per sempre Capitano'. Così il Milan Fc annuncia su X la morte di Franco Baresi. "La storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del Dna e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un'ora così dura".

(Adnkronos) - Proseguono le ricerche dei sei dispersi sotto le macereie della plazzina crollata parzialmente giovedì pomeriggio a Messina, in contrada Pistunina, lungo la statale 114. Ricerche rese ancora più complicate e difficili a causa di un incendio che cova, per ora senza fiamme, in una parte dell'edificio crollato.
"Dalle testimonianze acquisite possiamo escludere la presenza di altre persone. Abbiamo avuto notizie indirette degli operai feriti che hanno riferito che non ci sarebbero altre persone", ha detto nella notte il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Messina Michele Burgio, che coordina le ricerche. Si cercano l'imprenditore Carmelo Leone, le sorelle Sara e Rosa Leone, il marito di quest'ultima Santino Magazzù e un domestico che era con loro, il cingalese Lhairu Warnakulasuriya. Dispersa anche la commessa del bazar cinese che si trovava al primo piano, la messinese Alessandra Frazzica.
Nel frattempo è stato dimesso nella tarda serata di ieri uno dei tre operai rimasti feriti nel crollo. Era stato ricoverato inc odice verde ma è stato dimesso dal Policlinico poche ore dopo il ricovero. Nel disastro sono rimasti feriti altri tre uomini, attualmente ricoverati al Policlinico di Messina.
Ci sarebbero stati dei lavori di manutenzione al pianterreno della palazzina. La struttura è formata da tre livelli, il primo dei quali ospitava un supermercato chiuso da mesi, il secondo un’attività commerciale di cinesi e il terzo alcune abitazioni.

(Adnkronos) - La Juventus torna in campo in amichevole. Oggi, venerdì 31 luglio, la squadra bianconera sfida il Nizza - in diretta tv e streaming, in chiaro - in un test importante e di livello verso la nuova stagione, con il campionato che scatterà il weekend del 23 agosto. Gli uomini di Spalletti hanno già affrontato due amichevoli in questo precampionato, pareggiando 0-0 contro il Basilea alla prima uscita e vincendo poi 1-0 con lo Standard Liegi.
La sfida tra Juventus e Nizza è in programma oggi, venerdì 31 luglio, alle ore 18 allo Juventus Training Center di Torino. Ecco le probabili formazioni:
Juventus (4-2-3-1): Di Gregorio; Kalulu, Gatti, Kelly, Cambiaso; Douglas Luiz, Locatelli; Licina, Miretti. Boga; Durmisi. All. Spalletti.
Nizza (3-4-2-1): Boulhendi; Jannson, Ndayishimiye, Mantsounga; Clauss, Coulibaly, Abergel, Mandz; Tsiendi, Louchet; Diop. All. Haise.
Juventus-Nizza sarà trasmessa in diretta televisiva su Dazn, visibile tramite smart tv, ma anche in streaming sull'app Dazn e, in chiaro e gratis, sul sito web ufficiale del club bianconero.

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(Adnkronos) - "Oggi, il Board of Peace ha raggiunto uno storico accordo per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Si tratta di un passo fondamentale verso una pace e una sicurezza durature. Questo accordo rappresenta un passo cruciale verso la definitiva istituzione di un nuovo governo palestinese a Gaza, che collaborerà strettamente con il Consiglio per la Pace per aiutare il popolo palestinese. Allo stesso tempo, Israele godrà della sicurezza che merita, con Gaza non più utilizzata come base per attacchi terroristici". Lo scrive il presidente Usa, Donald Trump, sul suo social Truth. "L'accordo sarà attuato in fasi attentamente pianificate -prosegue il post di Trump-. Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza per i suoi abitanti e per i paesi limitrofi".
"Un anno fa imperversava una violenta guerra, una crisi umanitaria e ostaggi tenuti in brutale prigionia. Abbiamo compiuto progressi storici, ma c'è ancora molto da fare. Desidero ringraziare i mediatori – Egitto, Qatar e Turchia – per il loro importante impegno, e in particolare il mio straordinario team, il cui instancabile lavoro ha reso possibile questa svolta storica. Non sarà permesso alla minaccia emersa da Gaza il 7 ottobre di ricostituirsi! In virtù di questo accordo, Gaza sarà finalmente nelle mani di un nuovo governo palestinese al servizio del suo popolo. Congratulazioni a tutti per questo straordinario traguardo, che tutti ritenevano impossibile!".

(Adnkronos) - L'Italia si prepara a un altro weekend di caldo record, un inizio d'agosto infuocato per la quarta ondata. L'ultimo bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute prevede per domani, sabato 1 agosto, ben 19 città bollino rosso su un totale di 27 capoluoghi monitorati. L'allerta sarà massima (livello 3) a Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Possibili rischi per la salute di tutti, da Nord a Sud. Cinque le città in arancione (livello 2, con pericoli per i fragili): Bari, Catania, Genova, Palermo e Trieste. In giallo (livello 1, di pre-allerta) le 3 restanti: Ancona, Messina e Reggio Calabria.
Oggi, venerdì 31, il mese di luglio si chiuderà con 11 capoluoghi in codice rosso (Bolzano, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Rieti, Roma, Torino e Viterbo), 12 città arancioni (Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Pescara, Trieste, Venezia e Verona) e le altre gialle.

(Adnkronos) - L'Italia si prepara a un altro weekend di caldo record, un inizio d'agosto infuocato per la quarta ondata. La canicola africana porterà le temperature fino a 40 gradi.
L'ultimo bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute prevede per domani, sabato 1 agosto, ben 19 città bollino rosso su un totale di 27 capoluoghi monitorati. L'allerta sarà massima (livello 3) a Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Possibili rischi per la salute di tutti, da Nord a Sud. Cinque le città in arancione (livello 2, con pericoli per i fragili): Bari, Catania, Genova, Palermo e Trieste. In giallo (livello 1, di pre-allerta) le 3 restanti: Ancona, Messina e Reggio Calabria.
Oggi, venerdì 31, il mese di luglio si chiuderà con 11 capoluoghi in codice rosso (Bolzano, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Rieti, Roma, Torino e Viterbo), 12 città arancioni (Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Pescara, Trieste, Venezia e Verona) e le altre gialle.

(Adnkronos) - Dall'Iraq alla Giordania e al Libano fino all'Arabia Saudita, il Kuwait e l'Egitto dove un drone ieri ha colpito una metaniera americana nel porto di Damietta. Dopo giorni di calma apparente il conflitto contro l'Iran iniziato con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele dello scorso 28 febbraio si sta allargando pericolosamente con un numero crescente di Paesi coinvolti. L’Arabia Saudita - assediata su tre fronti dall’Iran, dagli Houthi yemeniti e dalle milizie filoiraniane in Iraq -, ha messo fine alle sue reticenze e lo scorso 29 luglio insieme agli Stati Uniti ha colpito obiettivi delle Forze di mobilitazione popolare in Iraq.
Nella notte tra il 28 e il 29 luglio l'Iran, dal canto suo, ha lanciato missili balistici contro una base statunitense in Giordania. La notte scorsa invece è arrivata la risposta puntuale degli Stati Uniti con raid sull'Iran in linea con le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che aveva promesso di colpire duramente Teheran dopo l'attacco alla base Usa. Dopo un raid iraniano in Kuwait oggi è morto un dipendente di un'azienda cinese nel nord del paese.
L'escalation, osserva il 'New York Times', "arriva mentre i tentativi di riprendere i negoziati di pace si sono arenati e la portata del conflitto sembra essersi ampliata". Dalla rottura del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, i gruppi legati a Teheran in tutta la regione hanno aperto nuovi fronti e ne hanno riaperti di vecchi, coinvolgendo forze in Arabia Saudita, Iraq, Libano e Giordania. "La partecipazione dell'Arabia Saudita agli attacchi di mercoledì - scrive il quotidiano Usa - ha rappresentato un'escalation. Il regno finora aveva evitato di diventare apertamente un combattente diretto nella guerra Usa-Israele contro l'Iran". L'esercito saudita aveva lanciato alcuni attacchi di ritorsione contro l'Iran, ma erano stati compiuti in segreto, secondo alti funzionari statunitensi.
Una reazione di Riad che arriva dopo che questa settimana, l'Arabia Saudita ha dovuto affrontare decine di attacchi di droni contro le proprie strutture petrolifere. Gli attacchi alle petroliere saudite da parte dei militanti Houthi, l'alleato iraniano in Yemen che controlla ampie fasce di quel Paese lungo il Mar Rosso, hanno ulteriormente minacciato le rotte di navigazione petrolifera, con conseguenze potenzialmente disastrose per i Paesi del Golfo che fanno forte affidamento sulle forniture del Medio Oriente. "L'espansione dei combattimenti in Medio Oriente - sottolinea il New York Times' - rischia di complicare la possibilità per l'amministrazione Trump di uscire da questa guerra impopolare" e questo mentre si stanno avvicinando le elezioni di mid term previste per quest'autunno negli Usa. La nuova escalation rischia di peggiorare la situazione economica e in particolare di provocare una nuova impennata del prezzo del petrolio spingendo di conseguenza al rialzo l'inflazione.
L'esercito statunitense ha spiegato che i raid di mercoledì in Iraq sono stati una rappresaglia per oltre 30 attacchi di droni compiuti da gruppi proxy iraniani nelle 72 ore precedenti. Un funzionario statunitense ha riferito che gli obiettivi erano membri delle Forze di Mobilitazione Popolare, una coalizione di milizie basate in Iraq con legami con l'Iran. I raid hanno ucciso circa 20 consiglieri iraniani, tra cui alti consulenti tecnici e ufficiali di collegamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Nessun gruppo di miliziani iracheni ha rivendicato la responsabilità degli attacchi con i droni. E anzi oggi, Sabah Al-Numan, il portavoce del primo ministro iracheno ha spiegato all'agenzia di stampa irachena, che non ci sono prove che il territorio iracheno sia stato utilizzato per lanciare attacchi contro l'Arabia Saudita all'inizio di questa settimana: "nessuna parte ha fornito finora alcuna prova a sostegno di queste affermazioni".
Anche il cessate il fuoco in Libano sta reggendo a fatica mentre Israele e Beirut stanno cercando di attuare l'accordo per porre fine a mesi di combattimenti che è stato respinto da Hezbollah. Ieri l'esercito israeliano ha accusato Hezbollah di una "palese violazione del cessate il fuoco", affermando che il gruppo militante sostenuto dall'Iran ha lanciato un drone contro un veicolo israeliano nella zona del Libano meridionale attualmente controllata dall'esercito israeliano.
Secondo Dana Stroul, alta funzionaria del Pentagono durante l'amministrazione Biden, citata dal 'Washington Post', sia Trump che Teheran sembrano essere in una situazione di stallo, poiché nessuna delle due parti vede vantaggi nel proseguire il conflitto o ritiene che i negoziati possano portare a un esito decisivo. "C'è un crescente pessimismo in entrambe le capitali riguardo all'incapacità delle parti di impegnarsi in un accordo diplomatico", ha osservato. Stroul, oggi direttrice della ricerca presso il Washington Institute for Near East Policy, ha aggiunto che "sembra quasi che entrambe le parti continuino a lanciare attacchi militari da una posizione di debolezza". Secondo la sua analisi, Trump appare riluttante ad avviare operazioni militari su larga scala che potrebbero compromettere il sostegno della sua base elettorale in vista delle elezioni di mid term mentre l'Iran sembra ritenere di trovarsi in "un momento unico di massima leva strategica" Finora, secondo il Pentagono, nel conflitto sono morti 18 militari statunitensi e oltre 600 sono rimasti feriti. Il ministero della Salute iraniano invece parla di oltre 3.500 morti iraniani.

(Adnkronos) - "Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein". E' quanto si legge sul sito della Difesa. "Il contingente nazionale è costituito da circa 400 militari dell’Aeronautica Militare, schierati in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein", secondo quanto spiega il ministero della Difesa, e "la Task Force Air-Arabia è comandata dal Colonnello Michele Schiavi".
"La Task Force Air-Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area", si legge ancora. Inoltre, secondo quanto riportato dal 'Giornale' e da 'Repubblica', sul campo ci sarebbero, oltre a numerosi uomini, pure una batteria SAMP-T per la difesa anti-aerea e anti-missile e altri sistemi di difesa militari.
“Abbiamo presentato un’interrogazione sia alla Camera sia al Senato per chiedere chiarezza in merito alla nuova task force in Arabia Saudita che vede impegnati militari italiani in un teatro caratterizzato da tensioni crescenti". Così in una nota i capigruppo dem in commissione Esteri e Difesa di Senato e Camera, Alessandro Alfieri, Enzo Amendola e Stefano Graziano e il responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano.
"L’ultima delibera che riguarda le missioni internazionali per il 2026 ha previsto, nell’ambito della scheda 4, la proroga, oltre che delle missioni in Iraq, dell’impiego di militari italiani negli Emirati arabi uniti, in Kuwait, in Bahrein e in Qatar per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medioriente e Asia. L’Arabia Saudita non rientra quindi nei paesi previsti dalla scheda 4 della delibera di proroga. Abbiamo già in più occasioni contestato il tentativo del governo di forzare le nuove norme che permettono l’interoperabilità degli assetti militari e del personale tra operazioni diverse, purché rientrino nella stessa scheda autorizzata dal Parlamento. Poiché si danneggia la trasparenza e la chiarezza delle informazioni a danno dei parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, che devono prendere decisioni delicate. Ma in questo caso, se le notizie fossero confermate, siamo andati oltre, utilizzando assetti e personale militare in un paese che non rientra espressamente nella proroga che autorizza le missioni per il 2026”, sottolineano i dem.

(Adnkronos) - Il governo spagnolo reagisce duramente alle parole del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, sull'arrivo di massa di migranti a Ceuta, exclave spagnola sulla costa nordafricana. Replicando a un post su X di Tajani, il ministro degli Esteri iberico, José Manuel Albares, ha risposto sullo stesso social: "Questo messaggio è indegno del ministro degli Esteri di un Paese partner e amico da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica. I fatti di oggi hanno a che fare con una sentenza, niente a che vedere con ciò che dice il tweet. Ho convocato domani l'ambasciatore italiano".
"Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del Ministro Piantedosi - aveva scritto Tajani - L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani".
Fonti del governo spagnolo, riferisce l'emittente Rtve, affermano che la crisi "non ha nulla a che vedere" con la regolarizzazione dei migranti approvata dal governo Sanchez. "È falso che chiunque abbia attraversato il confine negli ultimi giorni possa beneficiare di questa procedura, poiché richiede condizioni molto specifiche, come dimostrare la residenza in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e aver risieduto in Spagna per cinque mesi consecutivi al momento della domanda", fanno notare le stesse fonti, evidenziando che l'attuale crisi di Ceuta è legata ad un'interpretazione di una recente sentenza della Corte Suprema: si vieta il rimpatrio di coloro che attraversano il confine a nuoto e tale interpretazione è stata "sfruttata da mafie e organizzazioni criminali".

(Adnkronos) - La crisi migratoria scoppiata nella città autonoma spagnola di Ceuta questo giovedì 30 luglio, con l'ingresso di migliaia di persone attraverso la frontiera, è la più grave degli ultimi cinque anni, da quando il Marocco allentò le misure di controllo nel maggio 2021 e circa 8mila persone entrarono nel territorio spagnolo. A seguito della crisi l'Italia sta valutando la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna.
Madrid ha annunciato l'invio di soldati a Ceuta per garantire la sicurezza. "Le forze armate rafforzeranno la Guardia Civil nell'esercizio dei suoi poteri e di qualsiasi altra misura necessaria per mantenere la sicurezza nella città di Ceuta", riporta un comunicato del ministero dell'Interno. Le unità incaricate del controllo delle frontiere hanno recuperato dal mare i corpi senza vita di dieci persone nelle ultime 24 ore. Sono 38 gli stranieri trovati morti quest'anno nelle sue acque, deceduti nel tentativo di attraversare a nuoto la frontiera con il Marocco.
Negli ultimi giorni sono aumentati gli arrivi di migranti nella città autonoma, circa un centinaio al giorno, dopo che la Corte Suprema ha pubblicato una sentenza che vieta i respingimenti immediati di chi arriva a nuoto a Ceuta e Melilla.
Ma oggi a mezzogiorno il ritmo degli ingressi è salito alle stelle e il flusso di migranti ha cominciato ad essere continuo. Per ore, migliaia di giovani marocchini, anche famiglie con bambini, hanno continuato a nuotare lungo il frangiflutti di Tarajal con l'aiuto di galleggianti e anche a piedi, costeggiando la recinzione di confine, senza che agenti marocchini e spagnoli li fermassero.
Sebbene il governo abbia assicurato di aver concordato con il Marocco il rimpatrio di "tutti" coloro che sono entrati illegalmente, nel tardo pomeriggio numerose persone hanno continuato ad attraversare la frontiera e a nuotare verso la costa.
In assenza di dati ufficiali sul numero di persone entrate questo giovedì, si tratta dell'episodio peggiore dalla crisi del maggio 2021, in cui le autorità marocchine allentarono i controlli e consentirono il passaggio di circa 8mila persone tra il 17 e il 19 di quel mese.
Spagna e Marocco erano allora immersi in una grave crisi diplomatica, scatenata dall’accoglienza in un ospedale di Logroño di Brahim Ghali, uno dei principali leader Sahrawi del Fronte Polisario, nemico di Rabat.
L’allora ministra degli Esteri, Arantxa González Laya, affermò che il ricovero era avvenuto per ragioni umanitarie, a causa della grave malattia di cui soffriva il leader Sahrawi, ma il Marocco rispose ritirando la sua ambasciatrice a Madrid, Karima Benyaich, e facilitando l’ingresso in Spagna di migliaia di suoi connazionali.
Il governo di Pedro Sánchez rispose schierando personale militare e veicoli pesanti per contenere gli ingressi irregolari. Ma questa volta l'esecutivo ha evitato di fare questo passo, nonostante il presidente della città, Juan Jesús Vivas (Pp) e il resto dei partiti, compreso il Psoe di Sanchez, abbiano chiesto la chiusura della frontiera, l’azione delle forze armate e la dichiarazione di emergenza nazionale.
Due mesi dopo quella crisi, nel luglio 2021, Sánchez licenziò González Laya e la sostituì con l'attuale ministro degli Esteri, José Manuel Albares, anche se evitò di chiarire che si trattava di una richiesta di Rabat, che la considerava la principale responsabile dell'accoglienza di Ghali.
Le tensioni tra Madrid e Rabat sono continuate fino a quando, nel marzo 2022, il governo ha cambiato la sua posizione tradizionale sul Sahara Occidentale e ha assunto quella del Marocco.
In un successivo incontro tra Sánchez e il re del Marocco, Mohammed VI, la crisi bilaterale è stata ufficialmente chiusa.
Tuttavia, pochi mesi dopo, nel giugno 2022, si verificò un altro tragico episodio, questa volta al valico di frontiera di Melilla, dopo che circa 2mila persone di origine subsahariana tentarono di attraversare il confine. Trentasette migranti morirono a causa dell'affollamento e dello schiacciamento sul lato marocchino, dopo che circa 400 persone erano rimaste intrappolate in un cortile senza via di fuga.

(Adnkronos) - Un moldavo di 34 anni, che oggi pomeriggio si trovava con la famiglia a Calto (Rovigo) su una spiaggetta lungo le rive del fiume Po, non è più riemerso dopo essersi tuffato in acqua per portare in salvo la figlia più piccola. Le ricerche, cominciate alle 17.30, vedono impegnati sul posto i vigili del fuoco di Castelmassa, supportati dall’elicottero del reparto di Bologna, che ha trasportato sul luogo dell’intervento due sommozzatori per una prima fase delle ricerche. Poi sono giunti anche i sommozzatori dei vigili del fuoco di Mestre che stanno proseguendo la ricerca in acqua. Presenti anche il personale del Suem 118 e le forze dell’ordine.
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