
(Adnkronos) - “Questa operazione rappresenta un modello di crescita. Parte da lontano, c’è una visione e una consapevolezza a livello nazionale ed europeo, ma le azioni concrete si delineano attraverso il management locale, attraverso persone che conoscono il territorio. Questa interazione è la chiave del successo”. Lo ha detto Chicco Porcu, presidente FlossLab e neoletto presidente di GreenShare, durante la conferenza stampa di presentazione dell’ingresso di GreenShare, azienda che costruisce soluzioni all’avanguardia per la mobilità, in FlossLab, società del gruppo Net Service Group. L’evento si è tenuto questa mattina all’Hotel Margherita a Cagliari.
“L’ecosistema regionale della transizione digitale dagli anni ’90 con il premio Nobel Carlo Rubbia, che apre il Crs4 – continua Porcu - Nasce con le prime imprese digitali, ci ricordiamo tutti di Video On Line e di Tiscali, poi continua ancora oggi con un sistema di competenze che coinvolge l’Università, Sardegna Ricerche e le imprese private. Quindi anche una realtà come questa, piccola, ma paradigmatica nel suo approccio perché è innovativa, può aiutare un sistema che si deve alimentare e che ha bisogno sempre di nuovi protagonisti”.

(Adnkronos) - L'Iran 'boccia' il ripescaggio dell'Italia ai prossimi Mondiali. L'ambasciata iraniana a Roma ha infatti commentato la notizia del Financial Times sulla proposta che sarebbe arrivata dall'inviato di Donald Trump, Paolo Zampolli, che vorrebbe escludere la Nazionale asiatica, a causa del conflitto in corso con gli Stati Uniti, in favore degli azzurri. Una prospettiva che però, a quanto pare, non piace a Teheran.
"Il calcio appartiene ai popoli, non ai politici", ha scritto su X l'ambasciata iraniana in Italia, "l'Italia ha conquistato la grandezza del calcio sul campo, non grazie a rendite politiche - prosegue il post - Il tentativo di escludere l'Iran dalla Coppa del Mondo mostra soltanto la 'bancarotta morale' degli Stati Uniti, che temono perfino la presenza di undici giovani iraniani sul terreno di gioco".
Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti in Italia, ha rivelato al Financial Times di "aver suggerito a Trump e al presidente della Fifa, Gianni Infantino, che l'Italia sostituisca l'Iran ai Mondiali". "Sono italiano e sarebbe un sogno vedere gli azzurri in un torneo ospitato dagli Stati Uniti. Con quattro titoli, hanno il prestigio necessario per giustificare la loro inclusione" nel torneo al via l'11 giugno. La guerra tra Stati Uniti e Iran, congelata dalla tregua appena estesa da Trump, mette infatti in discussione la presenza della selezione della repubblica islamica alla manifestazione.
A intervenire sulla questione era stato nei giorni scorsi il ct dell'Iran Amir Ghalenoei: "Non ci sono motivi per non partecipare al Mondiale. Se Dio vuole lo faremo", aveva detto all'agenzia tedesca Dpa.
Va comunque ricordato che la decisione finale spetta al governo iraniano, che in passato aveva espresso il netto rifiuto a giocare negli Stati Uniti, mentre si era detto disponibile a partecipare al torneo qualore le partite del suo girone fossero state spostate in Messico, condizione che finora sembra aver trovato il secco no della Fifa. Molto, comunque, dipenderà dagli sviluppi del conflitto in Medio Oriente.
E in questo senso particolare valore hanno avuto le parole del ministro dello Sport Ahmad Donyamali, che si era detto ottimista sulla partecipazione, a condizione che il cessate il fuoco concordato tra le parti in conflitto venga rispettato: "Più la situazione si normalizza, più è probabile la partecipazione".
Cosa succederebbe invece se, in uno scenario alternativo, l'Iran disertasse i Mondiali? La decisione finale potrebbe essere adottata direttamente dalla Fifa che, sulla base dell'articolo 6.7 del regolamento, può scegliere il sostituto "a propria esclusiva discrezione". La posizione nel ranking dell'Italia, 12esima, potrebbe quindi agevolare gli azzurri, ma al momento sembra una possibilità lontana.
L'eventuale vuoto lasciato dall'Iran, con ogni probabilità, verrebbe infatti colmato da una selezione asiatica. L'Iraq si è qualificato superando il playff contro la Bolivia e si è guadagnato da solo il biglietto per i Mondiali. Il ripescaggio premierebbe quindi in questo caso gli Emirati Arabi Uniti, eliminati proprio dall'Iraq nel cammino verso la fase finale.
L'ultima idea al vaglio della Fifa è stata rivelata direttamente da The Athletic. Il media americano parla infatti di un possibile super playoff intercontinentale, da organizzare in caso di forfait dell'Iran tra alcune delle Nazionali rimaste escluse dai Mondiali 2026 a ridosso della rassegna iridata, magari giocando direttamente negli Stati Uniti.
Un'ipotesi al momento lontana, che rimetterebbe sicuramente in corsa l'Italia, che sarebbe inclusa in quanto Nazionale con il ranking più alto tra quelle rimaste fuori. In particolare, le squadre partecipanti a questo super playoff sarebbero 4: due europee, vale a dire quelle con il ranking più alto, che potrebbero essere Italia e Danimarca (al 20esimo posto della classifica generale), e due asiatiche. Le quattro squadre sarebbero divise in due semifinali, con le vincenti che si sfiderebbero nella finalissima.
L'ipotesi acquista maggior corpo perché può contare su un precedente recente. Nella prima edizione del nuovissimo (e ricchissimo) Mondiale per Club, giocato la scorsa estate proprio negli Stati Uniti, l'esclusione dei messicani del Leon a causa della multiproprietà ha portato a uno spareggio tra il Club America, squadra messicana con il ranking più alto, e Los Angeles Fc, battuti dal Leon nella finale della Concacaf Champions League. L'organizzazione di un playoff simile (nel giro di poco tempo) da parte della Fifa rende dunque possibile l'ipotesi di un super spareggio che includerebbe anche l'Italia.
Come detto, l'eventuale ripescaggio dell'Italia ai Mondiali 2026 è a totale discrezionalità della Fifa. In caso di forfait dell'Iran, toccherebbe a un'apposita commissione il compito di valutare come riempire il vuoto lasciato nel girone G, con gli azzurri che manterrebbero comunque diverse chance di essere 'scelti'. All'articolo 6 del regolamento viene spiegato come debba essere il Consiglio Fifa o il comitato competente a decidere l'eventuale sostituzione della Nazionale rinunciataria.
Il Consiglio Fifa è un organo composto da 37 membri: un presidente, eletto dal Congresso Fifa, ovvero Gianni Infantino; otto vicepresidenti e altri 38 membri eletti tra le Federazioni affiliate associate al massimo organo di governo del calcio internazionale. Per la Uefa, l'uomo che potrebbe 'spingere' la candidatura dell'Italia è il presidente Aleksander Ceferin.
Al momento però è difficile definire l'orizzonte temporale della decisione della Fifa. Molto, come già detto, dipenderà dagli sviluppi in Medio Oriente, con il proseguo della guerra tra Stati Uniti e Iran che però non lascia immaginare, almeno al momento, spiragli per una partecipazione dell'Iran alla prossima rassegna iridata. Una decisione in ogni caso non potrebbe arrivare a ridosso del torneo, il cui fischio d'inizio è fissato per il prossimo 11 giugno.

(Adnkronos) - L'Italia sarà ripescata ai prossimi Mondiali? Il possibile forfait dell'Iran, a causa del conflitto con gli Stati Uniti, paese ospitante della rassegna iridata insieme a Canada e Messico, potrebbe rimettere clamorosamente in corsa gli azzurri, eliminati dalla Bosnia nella finale dei playoff. Una prospettiva che però non piace a Enrico Mentana.
"Essere ripescati ai mondiali di calcio da imbucati, al posto di una nazione qualificata sul campo, ma esclusa perché in guerra con il paese ospitante, sarebbe squallido e ingiusto e offensivo per la nostra storia sportiva", ha scritto in un post pubblicato sul proprio profilo Instagram il direttore del Tg di La7, commentando la notizia del Financial Times sulla proposta che sarebbe arrivata dall'inviato di Donald Trump, Paolo Zampolli, che vorrebbe escludere la Nazionale asiatica in favore proprio degli azzurri.
Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti in Italia, ha infatti rivelato al Financial Times di "aver suggerito a Trump e al presidente della Fifa, Gianni Infantino, che l'Italia sostituisca l'Iran ai Mondiali". "Sono italiano e sarebbe un sogno vedere gli azzurri in un torneo ospitato dagli Stati Uniti. Con quattro titoli, hanno il prestigio necessario per giustificare la loro inclusione" nel torneo al via l'11 giugno.
La guerra tra Stati Uniti e Iran, congelata dalla tregua appena estesa da Trump, mette infatti in discussione la presenza della selezione della repubblica islamica alla manifestazione.

(Adnkronos) - Flosslab, azienda Ict sarda controllata da Net Service Group (NSG), ha perfezionato il proprio ingresso nel capitale di GreenShare, realtà anch’essa espressione del contesto locale e cresciuta a partire dal mondo della ricerca universitaria, oggi attiva nello sviluppo di soluzioni digitali per la mobilità sostenibile con clienti su tutto il territorio nazionale. L’operazione è stata presentata ufficialmente oggi a Cagliari, nel corso di una conferenza stampa che ha posto l’accento non solo sul valore industriale dell’acquisizione, ma anche sul suo significato per il territorio: un percorso che nasce in Sardegna, valorizza competenze imprenditoriali locali e rafforza un ecosistema regionale dell’innovazione capace di competere su scala nazionale.
Con l’ingresso di GreenShare in Flosslab, Net Service Group consolida ulteriormente il proprio presidio nell’isola, superando i 5 milioni di euro di fatturato annuo e i 50 addetti, con una prospettiva di crescita che punta a raggiungere nel 2027 i 6 milioni di euro di fatturato e oltre 60 persone.
A rendere distintiva questa acquisizione è la scelta della capogruppo di non intervenire direttamente, ma di sostenere un percorso che valorizza due imprese radicate localmente, le loro competenze e il ruolo dei manager coinvolti anche come soci. In questo quadro di continuità e rafforzamento, Giuseppe Colistra mantiene il ruolo di ceo di GreenShare, Chicco Porcu, già presidente di Flosslab, ne assume la presidenza, mentre Daniele Sanna, già coo di Flosslab, entra in qualità di Consigliere nel nuovo CdA.
L’operazione ha previsto l’acquisizione iniziale del 51% di Greenshare da parte di Flosslab, con opzione call per il 100% delle azioni da esercitarsi in determinate condizioni. Nel corso dell’incontro sono emerse anche le forti sinergie tra le due aziende: entrambe nate come spin-off dell’Università di Cagliari, entrambe cresciute attraverso attività di ricerca e sviluppo, e attive su tecnologie abilitanti, dall’intelligenza artificiale alla blockchain, dall’IoT ai Big Data. L’integrazione dei team e delle competenze rafforza oggi la capacità di proposta verso i mercati della Pubblica amministrazione locale, del trasporto pubblico locale e, più in generale, dello sviluppo delle smart cities.
“Questa operazione rappresenta pienamente la visione di crescita di Net Service Group: costruire una rete di imprese specializzate, capaci di collaborare in modo sinergico e di generare più valore per i clienti e per i territori”, commenta Gianluca Ortolani, ceo di Net Service Group.
“L’ingresso di GreenShare, dopo quello di Oikos Area a fine 2025, rafforza ulteriormente il profilo multidisciplinare del Gruppo e amplia la nostra capacità di accompagnare organizzazioni pubbliche e private nei loro percorsi di transizione digitale. La Sardegna, in questa strategia, rappresenta per noi un territorio ricco di competenze, visione e potenziale", continua.
“Questa acquisizione ha un valore paradigmatico, perché dimostra che dalla Sardegna possono nascere e crescere operazioni capaci di generare sviluppo partendo dalle energie del territorio”, dichiara Chicco Porcu, Presidente di Flosslab e di GreenShare. “Abbiamo voluto costruire un percorso che rafforza la presenza del Gruppo nell’isola e, allo stesso tempo, mette al centro la crescita di un ecosistema locale dell’innovazione. In una regione che ha saputo distinguersi storicamente per la sua vocazione pionieristica nel digitale, questa operazione si inserisce in una prospettiva più ampia: contribuire a fare dell’innovazione una leva concreta di competitività, attrattività e sviluppo per la Sardegna", spiega.
“Per la nostra società questa operazione rappresenta un’accelerazione importante”, afferma Giuseppe Colistra, ceo di GreenShare. “Entrare, attraverso Flosslab, in un Gruppo come Net Service significa poter contare su maggiori sinergie industriali, su migliori economie di scala e su maggiori opportunità di evoluzione delle nostre soluzioni. Manteniamo la nostra identità e la nostra specializzazione nel campo della mobilità intelligente, ma con una capacità rafforzata di affrontare mercati più ampi e progetti sempre più sfidanti, solidi e integrati per i nostri clienti", continua.
L’operazione è stata supportata da Big Partners - con un team diretto dal Senior Partner Maurizio Baldassarini - in qualità di Advisor, dallo Studio Legale Eruzzi per gli aspetti legali e da Banco di Sardegna - BPER come Banca Partner.

(Adnkronos) - Come annunciato nella conferenza stampa del 9 aprile, le sezioni principali del 79° Festival di Cannes si arricchiscono di altri film. L’aggiunta più importante è Paper Tiger, crime drama con Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Tiller che segna la quinta partecipazione in concorso del regista statunitense James Gray. Completata la selezione ufficiale, si può dire formalmente che il cinema italiano è fuori dal cartellone. L’unica presenza italiana resta quella del cortometraggio 'Oh Boys!' di Antonio Donato alla Quinzaine, più alcune partecipazioni a coproduzioni internazionali (Fatherland, Paper Tiger, Parallel Tales, The Unknown). Una débâcle storica.
I nuovi titoli annunciati, come riporta il sito specializzato Cinematografo.it, sono: per il Concorso 'Paper Tiger' di James Gray; per Un Certain Regard, 'Victorian Psycho' di Zachary Wigon, 'Mémoire de fille' (A Girl’s Story) di Judith Godrèche, 'Titanic ocean' di Konstantina Kotzamani (opera prima) e 'Ulysse' di Laetitia Masson (film di chiusura della sezione); per Cannes Première, 'The end of it' di Maria Martinez Bayona (opera prima), 'Marie Madeleine' (Mary Magdalene) di Gessica Généus, 'Aquí' di Tiago Guedes, 'Mariage au gout d’orange' di Christophe Honoré e 'Si tu penses bien' di Géraldine Nakache; per gli Special Screenings, 'Spring' di Rostislav Kirpičenko (opera prima), 'Ashes' di Diego Luna, 'Tangles' di Leah Nelson (opera prima di animazione), 'Le triangle d’or' di Hélène Rosselet-Ruiz (opera prima), 'Groundswell' di Joshua & Rebecca Tickell (documentario); infine, per la sezione Family Screening, 'Lucy Lost' di Olivier Clert (opera prima di animazione).

(Adnkronos) - Ottima partenza per Michael, il biopic su Michael Jackson diretto da Antoine Fuqua: al primo giorno di programmazione il film ha incassato 1.099.269 euro con 2.295 euro di media copia.
Risultato migliore di Bohemian Rhapsody (anche quello prodotto da Graham King), che nel novembre 2018 aveva aperto con circa 825mila euro per poi incassare poco più di 29 milioni complessivi.
Lo scarto con gli altri titoli presenti in top ten è gigantesco: Lee Cronin – La mummia è in seconda posizione con 72.335 euro e 947.762 euro complessivi, seguito da The Drama, terzo, con 66.905 euro ma l’ottimo totale di 4.696.880 euro.
Super Mario Galaxy scende al quarto posto con 66.840 euro e 12.991.182 euro complessivi, con la riedizione di Prima dell’alba in quinta posizione con 23.306 euro (84.352 euro nei 3 giorni di programmazione).
L’altra uscita evento, Tabù – Egon Schiele, è sesta con 19.552 euro e 63.057 euro in 3 giorni.
Dal settimo al decimo posto troviamo L’ultima missione – Project Hail Mary (14.996 euro e 4.789.947 euro complessivi), ...Che Dio perdona a tutti (9.844 euro e 1.554.966 euro totali), Alla festa della rivoluzione (8.938 euro e 156.017 euro totali) e Lo straniero, con 7.921 euro e 492.830 euro complessivi.

(Adnkronos) - Non molto tempo fa, a fine 2023, una delle riviste 'bibbia' della comunità scientifica - Science - ha eletti i nuovi farmaci per la perdita del peso 'Breakthrough of The Year', la svolta dell'anno: nati come potenti anti-diabete, gli agonisti del recettore del Glp-1 proprio in quel periodo erano balzati agli onori delle cronache nelle vesti di anti-obesità, per la loro capacità di garantire significative perdite di chili e attenuare i problemi di salute associati. Nel focus la rivista scientifica illustrava le promesse dei farmaci della famiglia di Ozempic e l'impatto che avrebbero potuto avere sui pazienti con obesità. Da allora gli studi si sono moltiplicati come anche il numero di persone trattate. Solo negli Stati Uniti, secondo i dati disponibili, le persone clinicamente idonee all'uso dei farmaci Glp-1 per la perdita di peso si stima siano oltre 100 milioni di persone e circa il 18% degli adulti Usa sta attualmente utilizzando o ha utilizzato in passato un farmaco Glp-1.
E questo è uno dei casi in cui una svolta medica diventa anche un fenomeno 'sociale', alimentato sia dai post che viaggiano sui social network sia dai dibattiti che continuano ad animare l'opinione pubblica su diverse arene - politica, economica, di costume - e sia per la produzione di una ricca letteratura scientifica che ogni settimana esplora nuovi aspetti e aggiunge nuovi tasselli. Basta una foto, come quella pubblicata qualche giorno fa - per tornare in Italia - dalla cantante Emma Marrone sul suo profilo Instagram ad animare piogge di commenti che tornano insistentemente sul tema. In questo caso l'artista di origini pugliesi ha semplicemente messo online uno scatto che la ritrae in gran forma. E da un utente social è arrivata quasi istantanea la domanda: "Ozempic?". La cantautrice ha replicato: solo allenamento e piano alimentare. Ma nei commenti a seguire il tema dei nuovi farmaci dimagranti si è insinuato suscitando riflessioni di varia natura, segno di quanto questi medicinali stiano segnando profondamente questo momento storico.
Da un lato sempre più aziende lavorano a questa classe di farmaci: sul mercato si affacciano nuove versioni sempre più maneggevoli, dalle versioni in pillola che si aggiungono alle formulazioni iniziali da iniettare sottocute (con le famose penne pre-riempite), dall'altro lato nuove molecole che vanno ad ampliare la famiglia di semaglutide e tirzepatide. Per esempio, proprio a inizio aprile negli Usa la Fda ha approvato in tempi record il nuovo anti-obesità in pillola orforglipron, presentato come un farmaco che può essere assunto in qualsiasi momento della giornata senza restrizioni di cibo o acqua. E altri prodotti sono in cantiere sempre su questo filone.
Quanto alla ricerca scientifica, oltre a continuare lo studio sui diversi impatti di salute legati a questi trattamenti e la documentazione sul follow up che sta diventando sempre più lungo, si approfondiscono nuovi temi: per esempio, cosa succede quando si sospendono le terapie? Questa è una circostanza frequente, spiegano gli esperti. Se, infatti, ormai quasi un adulto su 5 affetto da obesità ha assunto un agonista Glp-1 per perdere peso, è anche vero che c'è chi interrompe il trattamento e queste persone sperimentano un 'effetto yo-yo', recuperando il peso perso in media entro 18 mesi. Uno studio, che è stato reso disponibile proprio oggi e sarà presentato a inizio maggio alla Digestive Disease Week (Ddw) 2026, ha sondato le potenzialità di una strategia, che prevede una "procedura di 'reset' dell'intestino" per prevenire il recupero del peso dopo l'interruzione dei GLP-1. Si chiama 'resurfacing' della mucosa duodenale e secondo gli autori potrebbe offrire al 70% circa delle persone che sospendono i farmaci una via per non riprendere i chili persi. Lo studio porta una prima evidenza sul valore di questo metodo.
"Trovare un trattamento che permetta ai pazienti di interrompere l'assunzione di questi farmaci senza riprendere peso o perdere i benefici metabolici rappresenta un'esigenza fondamentale ancora insoddisfatta - ha fatto notare l'autrice principale Shelby Sullivan, direttrice dell'Endoscopic Bariatric and Metabolic Program del Dartmouth Health Weight Center e docente di medicina alla Dartmouth Geisel School of Medicine - Questa procedura mininvasiva potrebbe garantire un mantenimento duraturo della perdita di peso". Il resurfacing della mucosa duodenale è una procedura endoscopica sperimentale che utilizza il calore mirato per ablare il rivestimento mucoso interno danneggiato del duodeno, la parte superiore dell'intestino tenue situata appena sotto lo stomaco. Lo studio Remain-1 valuta se, stimolando la crescita di nuovo tessuto sano, possa portare a un ripristino metabolico duraturo. E i risultati presentati si basano sul primo gruppo di partecipanti allo studio, che ora dispone di dati di follow-up a 6 mesi: 29 sono stati sottoposti a resurfacing e 16 a una procedura placebo, e tutti prima avevano perso almeno il 15% del peso corporeo totale utilizzando un farmaco anti-obesità, poi interrotto.
I pazienti hanno perso circa 18 kg con la terapia a base di Glp-1. Sei mesi dopo l'interruzione del farmaco, quelli che si sono sottoposti alla procedura fittizia hanno recuperato il 40% di peso in più rispetto al gruppo trattato col resurfacing. E chi, fra questi ultimi, aveva subito un maggiore rimodellamento del tessuto ha recuperato solo 3 kg, mantenendo oltre l'80% della perdita di peso, mentre il gruppo di controllo ha recuperato circa il doppio. L'effetto sembra essere duraturo, spiegano gli esperti, e "questo - osserva Sullivan - Questo ci dà la certezza di aver individuato il bersaglio biologico giusto".
Ma non ci sono solo gli aspetti pratici. C'è anche l'impatto psicologico su cui lavorare, evidenziano gli studiosi. Un nuovo studio ha esplorato ad esempio lo stigma associato all'uso di farmaci Glp-1 per la perdita di peso, rilevando che le donne che hanno perso peso utilizzando i trattamenti sono state giudicate più severamente rispetto a quelle che hanno perso peso attraverso la dieta e l'esercizio fisico, con reazioni negative dovute in gran parte alla convinzione che la perdita di peso assistita da farmaci sia una "scorciatoia". I risultati del lavoro, pubblicato nella prima metà di aprile sulla rivista 'Stigma & Health' dell'American Psychological Association, evidenziano come le narrazioni sociali sulle strategie di perdita di peso "accettabili" possano influenzare gli atteggiamenti nei confronti delle donne obese, anche quando la perdita di peso è clinicamente significativa. "I farmaci Glp-1 possono offrire significativi benefici per la salute delle persone obese, ma molti pazienti riferiscono di provare vergogna e senso di colpa per il loro utilizzo", ha evidenziato la psicologa sociale Stacy Post, ricercatrice post-dottorato al Lombardi Comprehensive Cancer Center della Georgetown University.
"I nostri risultati dimostrano che la percezione di una 'via più facile' non si limita a suscitare critiche superficiali. Può tradursi in uno stigma misurabile, che include la fobia del grasso e il desiderio di prendere le distanze sociali". Per lo studio sono state reclutate 402 donne statunitensi di età compresa tra i 30 e i 49 anni, che dichiaravano di essere in sovrappeso o obese. Le partecipanti sono state assegnate in modo casuale alla lettura di una breve descrizione di una donna di nome Evette che aveva perso il 15% del suo peso corporeo attraverso una dieta e l'esercizio fisico oppure con un farmaco Glp-1. I partecipanti hanno quindi valutato Evette in base a diverse dimensioni legate allo stigma, tra cui la fobia del grasso, l'antipatia, la tendenza a incolpare e hanno indicato se credevano che avesse preso una scorciatoia per perdere peso. Lo stigma è risultato più elevato quando Evette perdeva peso con un farmaco Glp-1 piuttosto che con dieta ed esercizio fisico. In generale, hanno osservato gli esperti, lo stigma legato al peso è associato a conseguenze negative per la salute, tra cui stress, depressione, sintomi d'ansia e comportamenti dannosi per la salute. E affrontare questo tema è importante perché - hanno rimarcato gli autori - il rischio è che le persone si scoraggino dal cercare cure basate sull'evidenza scientifica. "Le decisioni terapeutiche dovrebbero essere guidate dalla salute, non da giudizi su come una persona gestisce il proprio peso. Ridurre lo stigma significa sfidare l'idea che esista un solo modo 'giusto' per perdere peso, ovvero attraverso la sola forza di volontà, soprattutto per le donne, che subiscono un'intensa pressione sociale legata all'aspetto fisico e alla corporatura", ha concluso Post che con i colleghi ha aupsicato strategie di comunicazione che spieghino meglio il funzionamento biologico dei farmaci Glp-1, che ne evidenzino i benefici per la salute e che riducano la percezione che la perdita di peso assistita da farmaci sia intrinsecamente meno legittima rispetto agli approcci basati esclusivamente sullo stile di vita.

(Adnkronos) - È la foto di una famiglia separata dall'Ice, negli Stati Uniti, a diventare la World Press Photo of the Year 2026. Lo scatto è di Carol Guzy, si chiama 'Separati dall'Ice' ed è stato realizzato per il 'Miami Herald'.
L'immagine è stata scattata all'interno di uno dei pochi edifici federali statunitensi a cui era consentito l'accesso ai fotografi e racconta le violenze anti-immigrazione negli Usa. Descrive la reazione di una donna di fronte all’arresto del marito Luis da parte dell'Ice - Immigration and Customs Enforcement, dopo un'udienza del tribunale per l'immigrazione presso il Jacob K. Javits Federal Building, a New York, il 26 agosto 2025. È un migrante ecuadoriano che, secondo la sua famiglia, non ha precedenti penali ed è l'unico sostentamento della famiglia, composta da sua moglie Cocha e i loro tre figli (di sette, tredici e quindici anni).
"Questo premio – ha dichiarato Carol Guzy - sottolinea l'importanza cruciale di questa storia a livello globale. Siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro grazia e resilienza che trascende le avversità, un'esperienza che ci ha profondamente colpito. Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. E certamente questo premio appartiene a loro, non a me".
Proclamate oggi anche le due foto finaliste al World Press Photo 2026. Sono: 'Aid Emergency in Gaza' di Saber Nuraldin, Epa Images; e 'The Trials of the Achi Women' di Victor J. Blue, pubblicata da The New York Times Magazine. La prima descrive la disperazione dei palestinesi, colti durante l’assalto a un convoglio umanitario, nella Striscia di Gaza oppressa dagli attacchi militari, dall’isolamento e dalla carestia. La seconda testimonia la protesta delle donne Maya Achi, vittime di stupro etnico durante la guerra civile in Guatemala. Nel 2011, dopo quarant’anni, 36 di loro hanno denunciato i loro aguzzini, condannati per crimini contro l’umanità.
Dal 1955, il World Press Photo Contest premia e celebra ogni anno il miglior fotogiornalismo e la migliore fotografia documentaristica realizzati nell'ultimo anno. L'edizione 2026 del World Press Photo Contest coinvolge sei regioni del mondo: Africa; Asia-Pacifico e Oceania; Europa; Nord e Centro America; Sud America; Asia occidentale, centrale e meridionale. Tre le categorie ammesse: Singole, Storie e Progetti a lungo termine. Queste categorie accolgono opere che documentano momenti di cronaca, eventi e le loro conseguenze, nonché problematiche o soluzioni di natura sociale, politica e ambientale. Le fotografie premiate sono state selezionate tra 57.376 opere pervenute da 3.747 fotografi provenienti da 141 paesi.
Le opere sono state valutate in forma anonima. Le decisioni sono state prese in base alla qualità visiva, all'approccio narrativo e all'impegno per la diversità, con l'obiettivo di celebrare le voci locali, la dedizione e la varietà di stili.
Le opere sono state inizialmente valutate e selezionate da sei giurie regionali. I vincitori sono stati poi scelti da una giuria globale indipendente composta dai presidenti delle giurie regionali e dal presidente della giuria globale. Una volta che le giurie regionali hanno effettuato la loro selezione, la giuria globale – composta dai presidenti delle sei giurie regionali e dal presidente della giuria globale – ha scelto i 42 vincitori e, tra questi, una Foto dell'Anno e due finalisti. Ogni fotografo vincitore è eleggibile per il premio Foto dell'Anno. Quest'anno, 31 dei 42 vincitori sono residenti nella regione che hanno fotografato. Rispetto al concorso del 2025, si è registrato un aumento dell'11% dei partecipanti provenienti dal Sud America e del 14% da Asia-Pacifico e Oceania.
Offrendo un potente riflesso del nostro mondo, i vincitori del World Press Photo Contest 2026 mostrano le realtà che affrontiamo a livello globale segnate da fratture, crisi ma anche resilienza. Rivelano l'escalation della crisi climatica e il costo umano dei conflitti, portando al contempo alla luce storie di resistenza e ricostruzione. Nella selezione compaiono storie familiari, momenti ed eventi che hanno fatto notizia, così come altre rimaste inosservate o poco raccontate. Le fotografie oscillano tra prospettive globali e visioni profondamente personali e intime, offrendo una comprensione stratificata del mondo in cui viviamo.
La prestigiosa mostra internazionale di fotogiornalismo e fotografia documentaria World Press Photo Exhibition torna a Genova dal 25 settembre 2026. Le fotografie, selezionate da una giuria indipendente, saranno esposte a Palazzo Ducale, negli spazi della Loggia degli Abati. Testimoniano la realtà del mondo oggi e raccontano la vita vera, anche quella più nascosta. Sono state scattate dai migliori reporter in ogni angolo del globo e pubblicate dalle più importanti testate internazionali. Nell’insieme offrono uno sguardo su alcuni fra i più urgenti temi d’attualità, come conflitti devastanti, disordini politici, crisi climatica, migrazioni. La mostra è organizzata da Cime, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam, in collaborazione con Fondazione Palazzo Ducale Genova. Tra le foto in esposizione si potrà scoprire la foto vincitrice World Press Photo of the Year 2026, appena proclamata.

(Adnkronos) - L'infortunio di Kenan Yildiz tiene in ansia la Juventus. L'attaccante bianconero è alle prese con un problema fisico che lo mette in dubbio per il big match contro il Milan, valido per la 34esima giornata di Serie A e a tutti gli effetti uno scontro diretto per la Champions League.
Yildiz ha infatti riportato nei giorni scorsi un'infiammazione al ginocchio che lo ha tenuto fuori nell'ultima partita vinta contro il Bologna per 2-0 all'Allianz Stadium. Le sue condizioni però non sembrano preoccupare Spalletti, che potrebbe ritrovarlo in vista del big match di San Siro.
Yildiz, dopo un lavoro personalizzato, è infatti tornato ad allenarsi in gruppo e si candida a partire titolare contro il Milan. L'esclusione dalla sfida con il Bologna è stata infatti precauzionale, con Spalletti che non ha voluto rischiarlo in vista del rush finale per conquistare un posto nella prossima Champions League.

(Adnkronos) - Infortunio per Romelu Lukaku, anzi no. L'attaccante del Napoli è al centro di un nuovo caso, con notizie che arrivano dal Belgio (poi smentite) che preoccupano, ancora, il club partenopeo. Lukaku si trova attualmente ad Anversa per recuperare la miglior condizione possibile, soprattutto in vista dei prossimi Mondiali.
La decisione di non tornare a Napoli aveva creato qualche tensione con Antonio Conte e con la dirigenza, incomprensioni però che sarebbero state sanate da un colloquio avvenuto nei giorni scorsi, quando Lukaku è tornato in Italia proprio per chiudere il caso.
Il recupero di Lukaku dall'infortunio che lo ha tenuto fuori per tutta la stagione, con tanto ricaduta, però non sembra andare al meglio. Alcuni media belgi ha parlato infatti di un nuovo problema fisico che ha colpito l'attaccante del Napoli, che aveva infatti dovuto interrompere il proprio allenamento dopo pochi minuti.
Nessun allarme però. Nelle ore immediatamente successive è arrivata però sono stati propri i media belgi a smentire la notizia, con Lukaku che quindi continua il suo percorso di riabilitazione. Immaginarlo nuovamente in campo con la maglia del Napoli prima della fine della stagione, a poco più di un mese dal termine del campionato, appare improbabile, con l'obiettivo dichiarato che è qrecuprare la forma migliore in vista dei Mondiali.

(Adnkronos) - C’è interesse, ma non sempre piena comprensione. È questo il quadro che emerge dalla ricerca condotta da Caterina Cruciani e Ugo Rigoni dell’Università Ca’ Foscari Venezia nell’ambito del lavoro della Fondazione Grins tra il 2024 e il 2025. L’indagine, realizzata su un campione di 1.000 investitori retail e rappresentativa di un mercato che in Italia vale circa 4.000 miliardi di euro, mette a fuoco due nodi ancora aperti della finanza sostenibile: da un lato un’attenzione diffusa verso i prodotti Esg, dall’altro una conoscenza spesso incerta e un inatteso rischio di abbandono.
Il primo dato racconta un mercato potenzialmente ricettivo. Quasi sei investitori su dieci collocano il proprio interesse per i prodotti sostenibili in una fascia medio-alta. Eppure questa disponibilità non coincide sempre con una reale consapevolezza. Circa un investitore su cinque, infatti, dichiara di non sapere se i propri investimenti siano davvero sostenibili. Secondo lo studio, dietro questa incertezza pesano soprattutto una minore competenza percepita e un rapporto poco attivo con il consulente finanziario: chi delega in modo passivo tende più facilmente a non conoscere con chiarezza le caratteristiche Esg del proprio portafoglio.
Ma è soprattutto il tema della permanenza a lanciare un segnale d’allarme. La ricerca mostra infatti che il 16% di chi aveva investito in prodotti sostenibili ha poi lasciato questo segmento. Si tratta in media di investitori più giovani, meno avversi al rischio e con livelli di alfabetizzazione finanziaria più bassi rispetto a chi è rimasto. Non solo. Sono anche profili che si affidano più spesso ai social network, alle recensioni online o a consigli informali, invece che a fonti professionali e strutturate.
Lo studio suggerisce inoltre che i valori personali, da soli, non bastano a garantire continuità. L’attenzione ai temi ambientali e sociali favorisce l’ingresso nel mondo Esg, ma non assicura la permanenza. Gli ex investitori sostenibili, pur mostrando familiarità con questi temi, appaiono più orientati ai rendimenti di breve periodo e più esposti a eccesso di fiducia e minore diversificazione del portafoglio. Gli investitori che restano nel comparto, invece, manifestano una maggiore esposizione al cosiddetto disposition effect: tendono cioè a vendere più facilmente i titoli in guadagno e a mantenere più a lungo quelli in perdita.
Un capitolo specifico è dedicato alle donne, che rappresentano il 37% del campione. Tra quelle già attive nella finanza sostenibile emergono livelli più elevati di alfabetizzazione finanziaria e un ricorso più frequente ai consulenti, apprezzati anche per il supporto emotivo. Tra le donne che non investono ancora in prodotti Esg, invece, si registra una domanda più forte di chiarezza, coerenza con i propri valori e accompagnamento informativo: un segnale che lascia intravedere margini di crescita importanti, a condizione che il mercato sappia offrire strumenti e linguaggi più accessibili.
"La scarsa consapevolezza e l’uscita di una parte degli investitori dagli strumenti sostenibili mostrano che questo mercato resta vulnerabile e richiede interventi mirati. Per rafforzare la consapevolezza, una proposta molto semplice potrebbe essere quella di ricordare almeno una volta l’anno, per esempio quando si trasmette il rendiconto periodico su costi e oneri, la scelta espressa. Un richiamo chiaro e immediato aiuterebbe l’investitore a rileggere le proprie scelte con maggiore trasparenza e comprensione", osserva Ugo Rigoni, professore dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
Nel complesso, la survey restituisce l’immagine di un settore in espansione, ma ancora esposto a fragilità strutturali. La mancanza di consapevolezza, la dipendenza da fonti informative poco affidabili e l’incertezza sulle caratteristiche dei prodotti rischiano di frenare sia l’ingresso sia la permanenza nel mercato Esg. Perché la finanza sostenibile possa diventare una componente stabile delle scelte di portafoglio, conclude la ricerca, serviranno più trasparenza, alfabetizzazione mirata e una comunicazione semplice, coerente e continua lungo tutto il percorso decisionale.

(Adnkronos) - “Pura follia”. Commenta così con l’Adnkronos Rosangela Mattei, nipote del fondatore dell'Eni Enrico e sorella di Pietro, la notizia della diffida inviata dal fratello a Palazzo Chigi, che da tre anni ha lanciato il Piano Mattei per garantire all’Italia una maggiore autonomia energetica. “Dovremmo essere entusiasti, non fare cause, tantomeno denunce penali”.
Rosangela, detta Rosy, 77 anni, è la fondatrice del Museo Mattei di Matelica, allestito nel palazzo di famiglia dove custodisce foto, cimeli e documenti dello zio, “da quando ho 13 anni mi dedico alla tutela della sua memoria”, prosegue, “mio fratello Pietro non se n’è mai occupato. Non voglio prendermela con lui, ognuno segue la sua strada, ma davvero non capisco cosa c’entri la guerra in Palestina con la memoria di Enrico Mattei. Ha mischiato tutti, la Meloni, il Medio Oriente, i rapporti con gli Stati Uniti… ma dove portano queste cose? Da nessuna parte. Se non ti piace come si muove il governo, ci mancherebbe, ognuno può criticare, ci sono stati tanti governi che hanno sbagliato. Ma presentare una causa civile e una denuncia penale, che senso ha?”.
"Siamo in un momento in cui stiamo andando proprio male e io mi metto a parlare male del governo? Eh no. Se no, non sarei la nipote di Enrico Mattei. Non dobbiamo distruggere l’Italia", prosegue. "Se mio fratello ha fatto quella dichiarazione, sono problemi suoi. Io non posso dire 'ha ragione Pietro' o 'sbaglia la Meloni'. La Meloni - insiste Rosangela Mattei - non è mio zio Enrico, come non lo è stato Renzi, come non lo è quello del Pd, come non lo è quello di Forza Italia. Non lo è nessuno. Siamo in una fase in cui mancano le risorse, perché hanno svenduto tutto quello che aveva creato Mattei. Questo è il problema: non le polemiche sul piano o sulla Meloni".
Perché secondo lei suo fratello ha fatto questa mossa adesso? “L'ha fatta per raggiungere uno scopo, per avere visibilità. L'ha mai sentito nominare Pietro Mattei, prima di questa storia? No. Rosangela Mattei l'avete sentita nominare, sì. Io a titolo gratuito porto avanti questa missione da sempre. Se tutta la famiglia dovesse opporsi all’uso del nome, allora potrebbe avere titolo ad agire, sennò non c’è nessuna strada per farlo”.
L’orgoglio della nipote di Mattei non è una questione politica: “Nessuno è come Enrico Mattei, ma pochi l’hanno capito. La sinistra non l’aveva capito, e lo dico io che sono presidente femminile dell'Associazione partigiani cristiani. Per lo meno la Meloni ha avuto qualcuno che ha detto: usiamo il nome di Mattei per andare in Africa, perché è un continente cruciale per il nostro futuro”.
L’eredità Mattei ha creato frizioni anche per l’uso dei cimeli del fondatore dell’Eni, per cui la signora Rosangela è anche indagata: “Io ho chiesto la restituzione degli oggetti alla casa museo di Acqualagna, che non ha alcun titolo per esporli. Queste sono questioni legali serie, per cui se mio fratello volesse fare un’azione concreta, lavorerebbe per far riavere i cimeli al nostro museo, che è l’unico legittimo”.

(Adnkronos) - Potrebbe esserci una svolta nel giallo dell’avvelenamento di Pietracatella (Campobasso). L’avvocato di Gianni Di Vita, Vittorino Facciolla, ha confermato che martedì prossimo 28 aprile ci sarà un accertamento “irripetibile” sul cellulare di Alice, sorella della 15enne Sara e figlia di Antonella Di Ielsi, le due vittime dell’avvelenamento decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorso.
Il telefonino è stato acquisito nell’ambito della prima inchiesta, quella che vede indagati per omicidio colposo cinque medici e dove Alice Di Via è parte offesa. Martedì, sul suo cellulare, alla presenza degli avvocati delle parti, verranno verificati messaggi, telefonate e cronologia degli accessi a Internet.
L’avvocato Facciolla dichiara all’Adnkronos: “Alice ha consegnato il suo telefono volontariamente e senza alcun problema, lei nell’inchiesta sui medici è parte offesa e, siccome durante la fase del ricovero della madre e della sorella, era il punto di collegamento tra familiari e sanitari, probabilmente gli inquirenti vorranno acquisire ogni informazione utile alle loro indagini”.

(Adnkronos) - Furia Matteo Berrettini a Madrid. Il tennista azzurro è stato battuto dal croato Dino Prizmic nel primo turno del Masters 1000 spagnolo, che lo ha eliminato dal torneo imponendosi in due set 6-3, 6-4 al termine di una partita in cui Berrettini ha lasciato trasparire tutto il suo nervosismo.
Nelle fasi cruciali della partita, il tennista romano si è lasciato andare a un pesante sfogo verso il suo angolo, che stava provando a dargli qualche indicazione tattica per ribaltare un esito che sembrava ormai scontato: "Perché mi parli di tennis?", ha urlato Berrettini, "non sono in grado di competere, lo vedi o no?".
E poi, per ribadire il concetto ha aggiunto: "Non c’entra alzare la traiettoria della palla o altro". Tanta frustrazione per Berrettini, che sta vivendo l'ennesima stagione condizionata dagli infortuni, ma che si prepara a tornare in campo nel torneo 'di casa', agli Internazionali d'Italia.

(Adnkronos) - Rafa Leao smentisce il suo coinvolgimento nell'inchiesta escort che sta sconvolgendo la Serie A. Oggi, giovedì 23 aprile, l'attaccante del Milan, il cui nome era stato menzionato da alcuni media in riferimento a quanto emerso dalle indagini della Procura, ha voluto chiarire la sua posizione con un messaggio pubblicato sui propri canali social.
"In questi giorni il mio nome, come quello di altri calciatori, è comparso su siti, social e giornali in riferimento a un'inchiesta della Procura di Milano", ha scritto Leao, "ci tengo a chiarire in modo diretto che sono totalmente estraneo ai fatti oggetto dell'inchiesta".
"Non sono coinvolto e non ho commesso alcun reato. Invito tutti a evitare di associare il mio nome a questa situazione in modo arbitrario o superficiale, senza attenzione per la verità e rispetto per la vita privata. Prima che calciatori, siamo persone con una famiglia e una reputazione", ha continuato l'attaccante portoghese, "per questo ho già dato mandato al mio legale di tutelarmi in ogni sede nei confronti di chi continuerà a diffondere notizie false o lesive della mia reputazione".

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....
La Sardegna si prepara alla trentesima edizione di Monumenti
Aperti, che dopo l'anteprima di Cagliari, chiusa con il record
storico di 120.156 visite, entra nel vivo con un programma diffuso
su tutto il territorio regionale e nazionale.
Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....

(Adnkronos) - Diminuiscono gli infortuni in azienda, segnale incoraggiante di una maggiore attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, il rischio di subire un incidente sul lavoro si sposta fuori dai luoghi tradizionali, correndo lungo le strade. Con 9.444 casi nel 2024, Roma è la provincia italiana con il più alto numero di infortuni in itinere. Ancora più significativo il dato sui decessi: 86 nel triennio 2022-2024, pari al 35,5% delle morti complessive sul lavoro nel territorio. Dopo la Capitale si collocano Milano, Firenze, Genova e Torino: realtà in cui gli incidenti durante gli spostamenti casa-lavoro incidono in modo rilevante sul totale degli infortuni.
E' quanto emerge dal focus della Fondazione studi consulenti del lavoro, 'L’incidentalità in itinere-Dati e tendenze', su dati Inail, diffuso alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, in programma il prossimo 28 aprile, e corredato da un’analisi dettagliata con tabelle a livello provinciale e regionale.
Il report è un’anticipazione dello studio più ampio che sarà presentato nell’ambito del Forum Salute e Sicurezza, realizzato in collaborazione con Inail al Festival del Lavoro (Roma, 21-23 maggio).
A livello regionale, dunque, il Lazio presenta l’incidenza più elevata (26%), mentre, considerando i soli casi mortali, è il Veneto a registrare il valore più alto, seguito da Lazio e Friuli Venezia Giulia. Il fenomeno, inoltre, è in crescita: tra il 2022 e il 2024 gli infortuni in itinere sono aumentati dell’8,8%, con un peso sempre maggiore anche tra quelli mortali. E nel 2025, stando ai dati ancora provvisori, l’incremento è del 3,2%.
Non si tratta solo di sicurezza stradale. Alla base dell’incidentalità incidono fattori strutturali come la frequenza e la durata degli spostamenti, l’utilizzo del mezzo di locomozione, lo stress e l’affaticamento legati al pendolarismo, oltre all’invecchiamento della forza lavoro che rappresenta un elemento strutturale rilevante. L’aumento dell’età media degli occupati è infatti associato a una maggiore vulnerabilità: gli over 55, pur rappresentando il 21,1% degli infortunati, costituiscono circa il 34% delle vittime.
Incide anche la limitata diffusione del lavoro da remoto: in Italia quasi l’80% degli occupati lavora sempre in presenza e solo il 21% ha accesso allo smart working, contro il 34% della media europea. Il quadro tracciato evidenzia come gli incidenti in azienda siano diminuiti grazie ai numerosi interventi normativi degli ultimi anni.
Ma resta evidente la necessità di ampliare l’approccio alla prevenzione anche agli infortuni in itinere. A tal proposito, i Consulenti del Lavoro evidenziano l’opportunità di includere il rischio stradale nel Dvr aziendale (Documento di valutazione dei rischi), così da adeguare le misure di tutela a un contesto in continua evoluzione.

(Adnkronos) - Il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha riconosciuto la validità del protocollo sui migranti Italia-Albania, è "una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate". A scriverlo sui social è la premier Giorgia Meloni, commentando così la conclusione dell'avvocato generale Nicholas Emiliou sulla causa intentata da due migranti che erano stati espulsi dall'Italia e portati in Albania.
"Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete", le parole della presidente del Consiglio.
Proprio in Albania i due migranti al centro della conclusione dell'avvocato generale della Corte Ue hanno quindi fatto domanda di protezione internazionale. Successivamente, sono stati emessi nei loro confronti due decreti di trattenimento, che la Corte d'Appello di Roma ha respinto, ritenendo che la normativa nazionale fosse in contrasto con il diritto Ue. Le autorità nazionali hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione, la quale si è rivolta alla Corte di Giustizia per avere lumi.
L'avvocato generale non dirime la causa, cosa che spetta ai giudici, ma fornisce una possibile soluzione giuridica, che non pregiudica l'esito del procedimento. Nicholas Emiliou è dell’opinione che, in linea di principio, la Corte debba considerare il protocollo Italia-Albania e la relativa normativa italiana compatibili con il diritto dell'Unione Europea, a condizione che i diritti individuali e le garanzie riconosciuti ai migranti in base al sistema europeo comune di asilo siano pienamente tutelati.
Per Emiliou, il diritto dell'Ue non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di trattenimento per i rimpatri al di fuori del suo territorio. Tuttavia, questo Stato resterebbe obbligato a rispettare tutte le garanzie previste dall’Ue per i migranti, incluso il diritto all'assistenza legale, all'assistenza linguistica ed ai contatti con i familiari e le autorità competenti.
In particolare, i minori e le altre persone vulnerabili devono godere di tutta la gamma di tutele previste dal sistema di asilo, incluso l'accesso all'assistenza medica e all'istruzione.
Inoltre, l'avvocato rileva che la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio di quello Stato.
Ciò nondimeno, gli Stati membri devono adottare le misure organizzative e logistiche necessarie a garantire ai migranti il godimento dei diritti e delle tutele previsti dal diritto dell'Unione, compreso il diritto di accesso a un giudice e ad un tempestivo riesame, per evitare un trattenimento illegittimo.

(Adnkronos) - Terremoto in Formula 1. Il capo del team britannico McLaren, l'imprenditore americano Zak Brown, ha denunciato i legami finanziari tra squadre rivali, affermando che questi minano "l'integrità del motorsport". Durante un incontro con la stampa, inclusa l'Afp, presso la sede della McLaren F1 nel sud di Londra, Brown non ha esplicitamente preso di mira il team franco-britannico Alpine, che secondo alcune indiscrezioni sarebbe in trattative con la Mercedes per la vendita di un quarto del suo capitale. "Tutti gli 11 team di F1 dovrebbero essere il più indipendenti possibile, perché credo che ci sia un alto rischio che l'integrità del nostro sport venga compromessa, il che allontanerebbe i nostri fan più velocemente di qualsiasi altra cosa", ha avvertito il multimilionario americano di 54 anni, che è amministratore delegato della McLaren da quasi dieci anni.
"Questo vale per chiunque, per i 'team A-B', per qualsiasi comproprietà", ha continuato Brown, alludendo al fatto che un singolo proprietario può possedere in F1 un grande team "A" e un team "B" più piccolo, come la Red Bull austriaca e i suoi due team Red Bull Racing (dove corrono l'olandese Max Verstappen e il francese Isack Hadjar) e Racing Bulls. Il leader americano aveva già denunciato nel 2024 il fatto che la presenza di un pilota della Racing Bulls in gara avesse permesso al team principale, la Red Bull Racing, di conquistare punti a scapito della McLaren. "Se parliamo di prestazioni, possiamo effettivamente massimizzarle quando due squadre dipendono dallo stesso gruppo. Questo è un vero problema in termini di integrità dello sport (...) e una questione seria per la sua equità", ha insistito Brown.
Interrogato in proposito, non ha menzionato direttamente le discussioni che, secondo quanto riportato dalla stampa, si sarebbero svolte tra il team anglo-tedesco Mercedes-AMG F1, della casa automobilistica Mercedes-Benz, e Alpine F1, di cui Renault detiene il 76% e il fondo di investimento newyorkese Otro Capital il 24%. Il costruttore di motori Mercedes-AMG non solo equipaggia il proprio team di Formula 1, con sede a nord-ovest di Londra, ma anche le scuderie britanniche McLaren e Williams e, da questa stagione, la franco-britannica Alpine, le cui sedi sono condivise tra Viry-Châtillon, vicino a Parigi, e Enstone, a nord-ovest di Londra.
(Adnkronos) - Donna ferita alla testa dal lancio di un monopattino: due minorenni in manette a Napoli. La scorsa notte, la Polizia ha eseguito un'ordinanza di applicazione della misura cautelare personale del collocamento in comunità emessa nei confronti di due minorenni ritenuti responsabili, in concorso e previo accordo tra loro, del reato di tentato omicidio con l'aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi.
Le indagini sono scattate dopo il ferimento di una donna avvenuto lo scorso gennaio nei pressi dello stadio Maradona. La vittimastava passando nel sottopasso Claudio, nei pressi di piazzale Tecchio, quando è stata colpita violentemente da un pesante oggetto che, all'esito di sopralluogo, è risultato essere un monopattino.
La donna ha riportato gravi lesioni ed è stata ricoverata prima presso l'ospedale San Paolo e poi al Trauma center dell'ospedale Cardarelli. Attraverso l'acquisizione e l'analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti sul luogo e in prossimità dei fatti, gli investigatori hanno ricostruito la dinamica dei fatti. In particolare è emerso che due minorenni, che si trovavano sulla strada sopraelevata il sottopasso, hanno lasciato cadere da un'altezza di 10 metri un monopattino abbandonato. Attraverso i rilievi tecnici della Polizia scientifica, considerati i dati di peso e grandezza dell'oggetto lanciato, ma anche e soprattutto tenuto conto dell'altezza dalla quale l'oggetto è stato lanciato, è stato possibile dimostrare, con dati scientifici, che il comportamento messo in atto poteva causare la morte della donna.
La gravità della condotta dei due minorenni risulta particolarmente rilevante e pericolosa soprattutto alla luce del fatto che risultava del tutto insensata, avendo i due compiuto il pericoloso lancio per motivi del tutto futili. Azione che mostra l'assoluta mancanza di considerazione per la vita e l'incolumità degli altri, esposti in maniera assolutamente fortuita a rischio di morte o di gravi lesioni.
Pagina 37 di 207
Sarda News - Notizie in Sardegna
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Per proporre i tuoi feed o un contenuto originale, scrivici a info@sardanews.it
CAGLIARI – La Polizia di Stato di Cagliari ha sottoposto a fermo due persone di 25 e 27 anni, originarie di Napoli
CAGLIARI – Un vero e proprio deposito di droga è stato scoperto dalla Squadra Mobile, Sezione
SASSARI – Un sassarese pregiudicato, responsabile di una serie di rapine e furti ai danni di attività commerciali
VILLASIMIUS – Si sono concluse nel tardo pomeriggio di oggi le operazioni di ricerca di
ORISTANO – Un'operazione congiunta della Guardia di Finanza e della Polizia