
Sayf è uno dei 30 concorrenti Big in gara al Festival di Sanremo 2026 e questa sera, giovedì 26 febbraio, torna sul palco dell'Ariston per la terza serata della kermesse canora. Il cantante e rapper ligure partecipa alla 76esima edizione del Festival con il brano intitolato 'Tu mi piaci tanto'.
Sayf è un rapper di 26 anni, classe 1999, nato da madre tunisina e padre italiano a Genova e cresciuto tra Rapallo e Santa Margherita Ligure. Si tratta di uno dei profili più interessanti della nuova scena urban in Italia, che riesce a coniugare stili diversi e non si ferma alle coordinate tradizionali del rap.
Sayf si avvicina alla musica da bambino, studiando tromba alle scuole medie. Uno strumento che lo accompagna ancora oggi nelle canzoni e nei concerti, e le cui sonorità si ritrovano in molti suoi brani. A quattordici anni nasce la sua passione per il rap e nel 2017 entra nel collettivo Luvre Muzik – fondato insieme al produttore genovese Zero Vicious – con cui pubblica due mixtape indipendenti: Sono triste (2019), progetto di 25 tracce poi "rinnegato", e Everyday Struggle (2020), scritto durante la pandemia mentre viveva a Sesto San Giovanni, a Milano.
La maturità artistica però arriva nel 2024, anno in cui Sayf fonda il collettivo Genovarabe e firma con ADA/Warner Music, pubblicando l’EP 'Se Dio Vuole' e cominciando a farsi notare con una serie di singoli che ne rivelano l’identità musicale.
Nascono quindi collaborazioni con Rhove,Disme ed Ele A e poi, nel 2025, quella con Bresh in 'Erica', uno dei brani più di successi dell'album 'Mediterraneo'. Il grande pubblico, in ogni caso, lo ha scoperto in estate con 'Sto bene al mare', brano firmato insieme a Marco Mengoni e Rkomi.
L'artista è innamorato del suo paese, l'Italia: "La amo, nonostante tutto. Siamo un paese incasinato, però rispetto a tanti nel mondo penso che sia veramente il migliore a livello di qualità della vita, di cucina, di cultura. La vedo difficilmente eguagliabile". Un amore viscerale che si lega a quello per la sua città, Genova: "È fondamentale, è mia madre. È una città viva, forse poco conosciuta e poco romanticizzata, però è bellissima".
Interrogato su un possibile impegno politico sul palco, sulla scia di Ghali, Sayf è chiaro: "Rispetto tantissimo Ghali, lo conosco e gli voglio bene, e rispetto il suo impegno politico e sociale. Detto questo, io non sono qui a fare Ghali 2.0 solo perché sono tunisino e ho i capelli simili. Credo che queste cose vadano fatte perché uno se le sente. Un impegno sociale del genere non è uno slogan, non va preso con leggerezza. Condivido le posizioni che ha preso finora e, se ci sarà una questione su cui sentirò di espormi, lo farò".
Sul suo rapporto con la religione, l'artista conferma di avere uno "spirito religioso" ma preferisce mantenerlo in una sfera privata. "Il rapporto con la fede è una cosa molto personale e sono restio a dargli un'etichetta. Essendo cresciuto con mia madre, ci sono pratiche che mi appartengono, come non mangiare il maiale e osservare il Ramadan. Ma ho enorme rispetto per chi si definisce in una religione e non vorrei mancare di rispetto definendomi, perché poi mi sento un peccatore da entrambe le parti".
Un brano che lui stesso definisce "una supposta": una melodia orecchiabile che nasconde un testo denso e stratificato. Nel brano, l'artista italo-tunisino mescola un viaggio tra citazioni spiazzanti. Si parte dal ricordo vivido dei Mondiali del 2006 ("Me li ricordo vividamente, tifavo in modo sfegatato"), si passa per un riferimento a Luigi Tenco per raccontare la pressione del debutto ("È forse la parte più personale, un modo per esprimere la paura di non venire capito") e si arriva persino a citare lo slogan di Berlusconi, "L'Italia è il paese che amo". "È una frase usata in modo sarcastico - spiega Sayf - ma col fatto di essere anche tunisino, per me ha un valore aggiunto".
Tu, figlio di un muratore
L’Emilia che si allaga
E la Liguria pure
E intanto che si ride
E che si fa l’amore
Le tue tasse vanno spese
In un hotel a ore
Io,
Amando a modo mio
Ho sbagliato tante cose
E tante mode non le seguo
Io,
Amando a modo mio
Avrei voluto darti
Meno cuore, amore mio
E allora
Corri contro il tempo
Che il denaro non ti aspetta
E cosa vuoi che sia la fretta
Su una macchina che scheggia
E non mi vedrai alla finestra
A farti una serenata
Perché il mondo non si ferma
Ma non ho fiato più
Rallenta
Quando si spegne la luce
Tu, con chi rimani?
Ti senti a posto
Col tuo vino rosso
Il nome su un bossolo?
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Noi siamo tutti uguali
Al bar e a lavorare
Figli di nostra madre
Vogliamo solo amare
E in questa avidità
E in questo dimostrare
Tu mi piaci tanto
L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro
L’Italia è tristemente nota per qualche fatto ma minimizziamo
Il cielo è azzurro, e il pomeriggio
Se ci armate, noi non partiamo
E come ha detto un imprenditore
“L’Italia è il paese che amo”
Amore, amore mio
Che paura di venir capito
In questa fase di tirocinio
Tenco è morto qui vicino
Non temere, amore mio
Farò meglio per nostro figlio
Schiaccerò quelli degli altri
Così giocherà da solo
Quando si spegne la luce
Tu, con chi rimani?
Ti senti a posto
Col tuo vino rosso
Il nome su un bossolo?
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Noi siamo tutti uguali
Al bar e a lavorare
Figli di nostra madre
Vogliamo solo amare
E in questa avidità
E in questo dimostrare
Tu mi piaci tanto
Ho fatto una canzonetta
È un fiore su una camionetta
E le botte delle piazze
Le dimentichiamo
Ho fatto una canzonetta
Spero che non vi spaventi
Che possiamo ripartire
Tutti a mano, a mano
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Noi siamo tutti uguali
Al bar e a lavorare
Figli di nostra madre
Vogliamo solo amare
E in questa avidità
E in questo dimostrare
Tu mi piaci tanto.

Michele Bravi è uno dei 30 concorrenti del Festival di Sanremo 2026 e questa sera, giovedì 26 febbraio, torna sul palco dell'Ariston per la terza serata della kermesse canora.
Per il cantante si tratta della terza partecipazione alla kermesse con il brano ‘Prima o poi'. Le sue precedenti partecipazioni in gara sono avvenute nel 2017 con 'Il diario degli errori', classificato al quarto posto, e nel 2022 con 'Inverno dei fiori'.
Michele Bravi è nato a Città di Castello, in provincia di Perugia, il 19 dicembre 1994. La passione per la musica nasce sin da piccolo quando comincia a cantare in un coro per bambini. Presto prende lezioni di pianoforte, di chitarra e inizia a scrivere e comporre canzoni.
Nel 2013 fa il suo debutto televisivo, partecipa al talent show X-Factor e viene affidato nel team di Morgan. La sua voce colpisce e viene notata da Tiziano Ferro che scrive per lui il brano 'La vita è felicità', l'inedito che gli ha consegnato il pass per la vittoria.
Dopo il trionfo al talent show, esce il primo album intitolato 'A passi piccoli' con brani scritti da autori affermati come Federico Zampaglione, Giorgia, Tiziano Ferro e Luca Carboni. Nel 2015 firma un contratto con la casa discografica Universal e pubblica un nuovo Ep, dal titolo 'I Hate Music', dove canta in inglese, e torna a X Factor, nelle vesti di ospite della finalissima.
Nel 2017, Michele Bravi partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, nella categoria Big. Il titolo del brano è 'Il diario degli errori', che ottiene un buonissimo riscontro, classificandosi al quarto posto. Nel 2018 partecipa nuovamente al Festival di Sanremo, ma come ospite nella serata delle cover duettando con Annalisa.
Nel 2017 Michele Bravi ha fatto coming out, non definendosi omosessuale, ma fluido. In un'intervista rilasciata alla rivista Vanity Fair, ha parlato di una storia con un ragazzo: "Mi sono innamorato. Una storia molto particolare con un ragazzo che fa il regista, molto diverso da me. È durata due anni. Io ho incontrato una persona che mi ha emozionato, che fosse un ragazzo è del tutto irrilevante: in futuro potrebbe succedermi anche con una ragazza".
A Belve Michele Bravi ha raccontato di essersi reso conto della sua omosessualità quando aveva 13 anni e di aver subito bullismo in passato: "In un primo momento l'ho avvertito come un pericolo, ho pensato fosse qualcosa di sbagliato. A scuola, mi chiamavano 'Michecca' e mi gettavano nella spazzatura. Non ero consapevole di aver subito bullismo, non avevo capito che impatto avrebbero avuto quegli episodio sulla mia vita. Semplicemente chiudevo gli occhi e aspettavo che finisse".
In un'intervista a 'One More Podcast' di Luca Casadei, Michele Bravi ha parlato del rapporto speciale con i nonni: "Fondamentalmente sono cresciuto con loro, perché i miei genitori erano molto giovani, soprattutto mia madre, perché mi ha avuto che aveva vent'anni. Da loro ho imparato tantissimo. Seppure nell'ignoranza avevano un'attitudine nel vivere le cose belle, la difficoltà, soprattutto, con una naturalezza enorme".
Nel 2018 Michele Bravi fu coinvolto in un incidente che cambiò per sempre la sua vita e nel quale rimase vittima una donna 58enne: La dinamica parla di un'inversione vietata che il cantante effettua per immettersi nell'opposto senso di marcia. Accusato di omicidio stradale, l'artista è rinviato a giudizio. Nel corso dell'udienza preliminare del 23 gennaio 2020 Bravi fa richiesta di patteggiamento, accettata dal giudice di Milano, con un anno e sei mesi di reclusione con sospensione della pena.
Quell'evento ha cambiato drasticamente la sua vita: lo portò ad allontanarsi e a prendersi una pausa dalle scene. "Quell'evento ha avuto delle ripercussioni fortissime in me. Ho perso il contatto con la realtà. Ho conosciuto cosa vuol dire vivere senza aderire al reale. Oggi lotto costantemente: devo essere sicuro che le cose che vedo e che sento esistono davvero. La mia mente ha avuto il bisogno di riscrivere quella realtà, mi chiedevo sempre se stessi sognando. Non riuscivo a parlare e sì, ho fatto pensieri drammatici e pericolosi. Pensavo che stessimo tutti in un sogno e che l'unico modo per svegliarsi fosse annientarsi. Ho sperato che le persone che amavo morissero insieme a me. Credevo di averle condotte in un incubo", ha detto in un'intervista rilasciata a Belve da Francesca Fagnani.
"Tornare a Sanremo per me è un modo per scardinare la mia figura artistica. Questa è la terza volta, la prima volta era una ballata cantautorale, stavolta il percorso parte dal sistema teatrale e narrativo nel costruire il brano. C'è un approccio molto cinematografico, e la scrittura armonica e lirica del brano segue questa visione. Poterlo presentare dal vivo mi dà modo di raggiungere questo scopo".
Il percorso verso Sanremo 2026 è nato quando l'artista ha iniziato a far sentire il pezzo ad amici e familiari: "Vedevo che c'era qualcosa diverso rispetto agli altri brani del disco che mi stupiva nella loro reazione", spiega. "Mia madre nella chat di famiglia mi ha detto 'finalmente una bella canzone'. Ed ecco che ho detto 'è questa'".
A 'Tv Sorrisi e Canzoni' il cantante ha spiegato: "Questo è un inno a non essere sempre e per forza ultra performanti".
Lo so fumare a letto è un brutto vizio
Piangersi un po' addosso
Poi la notte non dormo mai, mai
È vero
È vero che il bicchiere è mezzo pieno questa sera
Ma solo perché ho già bevuto una bottiglia intera
È che mi manchi da morire
E pure il cane non la smette di abbaiare
E sarà che ogni volta che ti penso
Ricomincio sempre
A scorrere le foto fino all'infinito
E ridere da solo
Pensa tu che scemo
E in fondo ancora ci spero
Che prima o poi
Smetterai
Che quando accendi la radio
Canti solo le canzoni ma degli altri
Dovresti vergognarti
Che dopo anni non la smetti di mancarmi
Ma guarda casa mia come è ridotta
Che non faccio i piatti da una settimana
Che non so l'ultima volta che ho fatto la spesa
Con il disco di Battisti ancora lì per terra
Con il cane che lo annusa perché un po' ti cerca
Ogni volta che ti penso
Ricomincio sempre
A scorrere le foto fino all'infinito
E ridere da solo
Pensa tu che scemo
E in fondo ancora ci spero
Che prima o poi
Smetterai
Che quando accendi la radio
Canti solo le canzoni ma degli altri
Dovresti vergognarti
Che dopo anni non la smetti di mancarmi
Se dopo anni non la smetto
Sempre a prendermi l'acqua per strada
Che non ho l'ombrello nemmeno stasera
Tienimi la fronte
Ma pensa io che scemo
Che non penso che a te
E sono sotto casa tua
E ti vorrei citofonare ma
Ma non so più il tuo nome
A forza di chiamarti amore
Non so nemmeno adesso più chi sei
Ma prima o poi
Smetterai che quando accendi la radio
Canti solo le canzoni ma degli altri
Dovresti vergognarti
Che dopo anni non la smetti di mancarmi
Se dopo anni non la smetto di.

E' una nuova pillola dimagrante della famiglia dei popolari agonisti Glp-1, si chiama orforglipron e un nuovo studio clinico controllato randomizzato di fase 3, pubblicato sulla rivista 'The Lancet', dimostra che nelle persone con diabete è in grado di portare a una maggiore riduzione dei livelli di glicemia e a cali di peso significativamente maggiori rispetto all'attuale Glp-1 orale disponibile.
Il trial (Achieve-3) è il primo studio di fase 3 a confrontare direttamente orforglipron (12 o 36 mg) con semaglutide orale (7 o 14 mg), che è oggi l'unico Glp-1 orale disponibile e deve essere assunto a stomaco vuoto. Orforglipron può invece essere assunto con o senza cibo ed è attualmente in fase di valutazione negli Usa da parte della Fda (Food and Drug Administration).
L'analisi pubblicata su 'The Lancet', si basa sui dati di oltre 1.500 persone con diabete di tipo 2 provenienti da 131 centri di ricerca e ospedali in Argentina, Cina, Giappone, Messico e Stati Uniti, randomizzate ad assumere per 1 anno o questo farmaco Glp-1 orale alternativo targato Lilly (a uno dei 2 dosaggi previsti) o semaglutide (a uno dei 2 dosaggi). I partecipanti che hanno assunto orforglipron hanno avuto, in media, un calo maggiore dei livelli di glicemia per entrambi i dosaggi rispetto a entrambi i dosaggi di semaglutide.
Quanto ai risultati sulla bilancia, i pazienti, con un peso medio iniziale di 97 kg, hanno perso in media il 6-8% del loro peso con orforglipron e il 4-5% con semaglutide. Tuttavia, viene evidenziato, il 9-10% di chi era nei gruppi trattati con orforglipron ha interrotto l'assunzione della pillola per via di eventi avversi (principalmente problemi gastrointestinali), rispetto al 4-5% dei gruppi trattati con semaglutide.
Lo studio di fase 3 testa-a-testa, della durata di 52 settimane, ha valutato sicurezza ed efficacia di orforglipron rispetto a semaglutide orale in adulti con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con metformina. I pazienti arruolati sono in tutto 1.698 in 4 gruppi di trattamento e - spiega Eli Lilly and Company in una nota in cui annuncia i risultati dettagliati di Achieve-3 - orforglipron ha dimostrato superiorità rispetto a semaglutide orale sull'endpoint primario e su tutti gli endpoint secondari chiave, con "miglioramenti significativamente maggiori di HbA1c", emoglobina glicata, "e peso". Alla luce dei dati, gli autori dello studio evidenziano dunque che orforglipron potrebbe rappresentare una nuova opzione terapeutica per le persone con diabete di tipo 2 che preferiscono la pillola all'iniezione e non desiderano restrizioni sull'assunzione di cibo e liquidi.
Orforglipron, si legge ancora nella nota dell'azienda, ha evidenziato miglioramenti clinicamente rilevanti rispetto al basale anche su fattori chiave di rischio cardiovascolare, tra cui colesterolo non-Hdl, colesterolo Hdl, colesterolo Vldl, colesterolo totale, pressione arteriosa sistolica e trigliceridi.
I risultati di Achieve-3, commenta Kenneth Custer, Executive Vice President e presidente di Lilly Cardiometabolic Health, "evidenziano i potenziali vantaggi di orforglipron rispetto a semaglutide orale nel diabete di tipo 2: maggiore riduzione dell'HbA1c, maggiore perdita di peso e possibilità di assunzione senza vincoli di tempo rispetto ai pasti o all'acqua. Una combinazione che può fare una differenza significativa per le persone che gestiscono la propria malattia giorno dopo giorno. Con le sottomissioni regolatorie già avviate a livello internazionale e l'azione della Fda sull'obesità prevista per il prossimo trimestre, ci stiamo concentrando per rendere questa opzione disponibile per i pazienti nel più breve tempo possibile".

Un'icona della musica italiana e una superstar mondiale insieme sul palco di Sanremo. È stato un momento di grande spettacolo quello che ha visto protagonisti Eros Ramazzotti, in smoking nero di Armani, e Alicia Keys, una tuta nera di pelle. L'omaggio è iniziato con un'introduzione d'eccezione: la voce di Pippo Baudo che, tramite un contributo audio-video, ha presentato l'artista romano la cui carriera è iniziata proprio il celebre conduttore televisivo.
Un emozionato Eros Ramazzotti ha fatto il suo ingresso cantando "Adesso tu", il brano con cui vinse il Festival esattamente nel 1986 e che quest’anno compie 40 anni. In questi anni "penso di non essere cambiato. Il successo non mi ha dato questo, mi ha dato solo una grande forza per fare quello che mi piace di più. Sappiamo però oggi quello che sta succedendo nel mondo e speriamo che le cose cambino", ha detto l'artista.
Al termine dello scambio di battute, il direttore artistico ha preparato il terreno per l'ingresso di Alicia Keys. "Amo l'Italia, fa parte della mia storia" ha detto l'artista ricordando le sue origini siciliane. "Sono felice di essere qui". Dopo un piccolo problema tecnico che costringe Conti a lanciare la pubblicità, Ramazzotti e Keys hanno duettato sulle note de 'L'Aurora'.
Keys ha suonato il pianoforte in piedi e per la prima volta, in anteprima mondiale, ha cantato il brano in italiano. La performance è stata omaggiata dal teatro Ariston con una standing ovation. Ma le sorprese non sono finite. Su invito di Conti, Alicia Keys si è poi è esibita solo piano e voce nella celebre hit 'Empire state of mind'.

Eddie Brock è uno dei 30 concorrenti Big in gara al Festival di Sanremo 2026 e questa sera, giovedì 26 febbraio, torna sul palco dell'Ariston per la terza serata della kermesse canora. Questa è la prima partecipazione per il cantautore romano alla kermesse canora con il brano 'Avvoltoi'.
Una consacrazione che arriva al culmine di un periodo di straordinaria esposizione mediatica, che ha trasformato l'artista indie nel personaggio più ricercato del momento.
Edoardo Iaschi, in arte Eddie Brock arriva sul palco più prestigioso d'Italia da "underdog", come qualcuno lo ha definito. Un'etichetta che non lo spaventa, anzi. "Mi piace abbastanza, mi mette una pressione positiva", ha detto l'artista. La partecipazione alla kermesse chiude un cerchio perfetto iniziato pochi mesi fa in maniera dirompente con l'uscita del singolo ‘Non è mica te’. La canzone si è imposta rapidamente come un fenomeno social, diventando il sottofondo di oltre 20mila video su TikTok e garantendo all'artista una presenza costante nella Viral Top 50 Italia. I numeri confermano l'exploit: il brano ha superato i 5 milioni di stream su Spotify, trasformando Edoardo da promessa dell'indie a nome di punta della nuova scena musicale.
Il nome d’arte scelto da Iaschi è un chiaro omaggio alla sua passione per i fumetti: Eddie Brock è infatti l'alter ego di Venom, celebre antagonista di Spiderman nell'universo Marvel. All'Adnkronos ha spiegato: "Sì, da bambino facevo impazzire mio zio perché mi disegnasse Venom, l'antagonista di Spider-Man, cento volte al giorno. Per prendermi in giro, visto che mi chiamo Edoardo, ha iniziato a chiamarmi 'Eddy'. Un giorno, a una gara di freestyle, dovevo scegliere un nome e ho detto: 'Boh, prendo Eddie Brock'. E me lo sono tenere dovuto. A un certo punto volevo cambiarlo, ma talmente pigro che ho lasciato perdere".
Alle spalle, il cantautore ha oltre sette anni di esperienza e un percorso costruito passo dopo passo. La sua avventura professionale nel mondo musicale ha preso il via concretamente nel dicembre 2018, quando è stato selezionato per il contest Coca Cola Future Legend entrando nel team di Annalisa e partecipando a diverse tappe live.
Nonostante il successo improvviso e i numeri da capogiro, Edoardo ha mantenuto i piedi ben saldi a terra. Come ha raccontato lui stesso in un recente monologo a 'Le Iene', continua a lavorare come operatore turistico e a gestire case vacanze insieme a suo cugino. 'Valigie, chiavi, check-in. La colazione è dalle sette alle dieci. Come Eddie Brock sono frastornato dalla botta emotiva, ma come Edoardo porto ancora le valigie ai turisti, consegno le chiavi delle loro stanze con vista su Roma', ha svelato l'artista. 'Continuate a fare quello che vi accende il petto, anche quando sembra inutile', è stato l'appello lanciato dall'artista che orale valigie dovrà prepararle per se stesso: destinazione Sanremo, per coronare il sogno di una vita.
"Non è una storia che ho vissuto in prima persona, mi annoio a scrivere delle mie cose. È la storia di una persona che mi ha raccontato la sua difficoltà nel dichiarare i propri sentimenti per paura di rovinare un'amicizia e di soffrire. Nelle mie canzoni, però, metto sempre la mia lente d'ingrandimento emozionale. Sono empatico e mi arrabbio o mi emoziono come se la storia fosse mia, per questo scrivo sempre in prima persona. So che era la canzone giusta per Sanremo perché, a differenza di altre, non mi ha mai stancato".
Ci ho provato lo sai
Ma non riesco a non pensare a un noi
Tanto so già che cosa dirai
Rovineremmo tutto
La nostra amicizia
Vale più di così
E fingendo
Che nessuno dei due lo sapesse
A far finta che non ci sia niente
Mi mordo la lingua fino a sanguinare
Ripetendoti che
Ma se lo sai
Che scegli sempre quello che ti farà male
E resti sola dentro un letto da rifare
Perché è più facile per te farti spogliare
Che spogliarti il cuore
Le parole si annodano in gola
E ti asciugo il mascara che cola
Per quell’uomo che non vale niente
E ci caschi ancora e ancora
Sei tu
Che non impari mai
E ci vai a letto
E poi torni da me a piangere sul petto
Bella come sei
Non potrai fidarti mai
Ma se lo sai
Che scegli sempre quello che ti farà male
E resti sola dentro un letto da rifare
Perché è più facile per te farti spogliare
Spogliare
Spogliare
È inutile che perdi il tempo
Consumandoti quegli occhi
Così belli
Piangendo per quel bastardo
Dicono sempre di esser degli eroi
Ma ti girano intorno come avvoltoi
Na na na na na na
Na na na na na na
Ma se lo sai
Che scegli sempre quello che ti farà male
E resti sola dentro un letto da rifare
Per la paura che ti fa sempre scappare
Da tutto questo amore.

Ubaldo Pantani sarà il co-conduttore della terza serata del Festival di Sanremo 2026. L'imitatore, insieme a Irina Shayk, affiancherà sul palco Carlo Conti e Laura Pausini questa sera, giovedì 26 febbraio.
Nato a Cecina, in provincia di Livorno, nel 1971. Ubaldo Pantani, dopo la laurea in Scienze Politiche, ingrana la sua carriera come attore teatrale. Presto viene notato da Gianni Boncompagni che lo invita a partecipare al programma ‘Macao’. Comincia così la carriera televisiva di uno degli imitatori più apprezzati e amati nel panorama italiano contemporaneo.
Nel 2004 debutta con la Gialappa’s Band a ‘Mai dire’, dove inizia a imitare diversi personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport e della politica. Il suo cavallo di battaglia è Lapo Elkann, personaggio di cui veste ancora oggi i panni da Fabio Fazio a ‘Che Tempo che fa’ e che ripropone anche nel 2009 a ‘Quelli che il calcio…’.
Un’imitazione a cui Pantani è particolarmente affezionato: "L’ho fatto per la prima volta nel 2005, poi c’è stata l’occasione di conoscere una persona straordinaria che oggi è un amico a cui voglio molto bene. È il personaggio che mi porto sempre dietro", ha detto in un'intervista.
Pantani ha dato vita a diverse imitazioni: tra quelle più iconiche oltre a Lapo Elkann, spiccano Gigi Buffon, Max Allegri, Luciano Spalletti, Bruno Barbieri e diversi politici.
Dal 2023 è nel cast del ‘GialappaShow’, dove imita personaggi come Bruno Barbieri, Flavio Insinna e Bruno Vespa. Due anni dopo partecipa come giurato a Freeze - Chi sta fermo vince!, nuovo game show di Rai 2 condotto da Nicola Savino e Rocio Morales.
Ubaldo Pantani è stato legato sentimentalmente per cinque anni alla comica e attrice Virginia Raffaele. Un rapporto mantenuto nel riserbo più assoluto, nessuno dei due ha mai parlato della fine del rapporto e del motivo che li ha portati alla separazione. L’attore comico è papà di una figlia, nata da una precedente relazione. Pantani ha scelto sempre di tenerla lontana dall’esposizione mediatica, evitando apparizioni pubbliche.

Nicolò Filippucci vince tra le Nuove Proposte al Festival di Sanremo 2026 imponendosi nella finale di oggi, giovedì 26 febbraio. Il giovane cantante umbro trionfa con il brano 'Laguna' superando in finale Angelica Bove.
Nicolò Filippucci, chi è
Classe 2006, originario di Perugia, Nicolò Filippucci è uno dei giovani cantautori emergenti della scena italiana. La musica entra nella sua vita sin da bambino: studia chitarra e presto arriva a cantare nel coro delle voci bianche del Conservatorio Morlacchi della sua città.
Nicolò costruisce il suo percorso musicale tra concorsi locali, piccoli progetti. La svolta arriva nel 2024 con l’ingresso nella scuola di Amici di Maria De Filippi dove mette a fuoco la sua identità artistica.
Nel 2025 pubblica il suo primo EP, Un’ora di follia. Un progetto che esplora relazioni, fragilità e cambiamenti, delineando uno stile personale sospeso tra introspezione e melodia pop. Per tentare l’accesso al Festival di Sanremo 2026, Nicolò sceglie 'Laguna', brano presentato a Sanremo Giovani.
Sulla sua vita privata Nicolò mantiene riserbo. Tra le sue passioni, spicca lo sport: pratica pallanuoto e lo faceva con un progetto futuro, prima che la musica prendesse definitivamente il sopravvento.
'Laguna', testo e significato
La canzone parla di una delusione d'amore, la fine di una relazione: racconta lo smarrimento e la malinconia che seguono una rottura, quando i sentimenti sono difficili da capire.
Non sono riuscito mai a farti capire quello che volevo
non era mai il momento giusto per aprire bocca
e sento il vuoto e ora vuoi parlare
solo quando senti che ti faccia bene
mancheranno queste cose tutte quelle cene insieme
i voli presi, le cascate, le ore in macchina a guidare
e fumavi sul balcone tutte quelle sere per non litigare
sai che non mi piace, preferisco stare qui a guardare, male
Ero pronto a mettermi continuamente in discussione
fino a dimenticarmi di me stesso, dimenticarmi di me stesso
La notte sembra un inferno, voglio ancora
averti a meno di un soffio
manca l’aria
quando mi perdi e senza una parola
ti prendi tutto e tutta la paura
e tu mi scivoli addosso
ora sei acqua passata
ci siamo persi in mezzo alla laguna
come radici in cerca della luna
Sai anche tu che questa storia non ci fa più bene
se le tue bugie sono l’unica cosa che mi dai da bere
La notte sembra un inferno, voglio ancora
averti a meno di un soffio
manca l’aria
quando mi guardi e senza una parola
ti prendi tutto e tutta la paura
e tu mi scivoli addosso
ora sei acqua passata
ci siamo persi in mezzo alla laguna
come radici in cerca della luna
Tu mi scivoli
addosso
tu mi scivoli
addosso
tu mi scivoli addosso
ora sei acqua passata
La notte sembra un inferno, voglio ancora
averti a meno di un soffio
manca l’aria
quando mi perdi e senza una parola
ti prendi tutto e tutta la paura
e tu mi scivoli addosso
ora sei acqua passata
ci siamo persi in mezzo alla laguna
come radici in cerca della luna.

Nessun '6' né '5+1' al concorso di oggi del Superenalotto. Centrati, invece, tre '5' che vincono 60.245,58 euro ciascuno. Il jackpot per il prossimo concorso sale a 126.900.000 di euro.
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
Estratta la combinazione vincente del concorso di oggi del Superenalotto: 18, 30, 36, 52, 67, 72. Numero Jolly: 69. Numero SuperStar: 47.

Irina Shayk è la co-conduttrice del Festival di Sanremo 2026 di stasera, giovedì 26 febbraio. La top model russa affiancherà Carlo Conti e Laura Pausini, portando sul palco dell’Ariston il fascino internazionale di una delle supermodelle più celebri degli ultimi vent’anni. Per Shayk "è un sogno che diventa realtà", come ha scritto sui social.
Nata nel 1986 a Emanželinsk, negli Urali, Irina Valer’evna Šajchlislamova — questo il suo nome completo — è figlia di un minatore tataro e di un’insegnante di musica russa. "La musica è stata la mia prima lingua", ha raccontato più volte: a sei anni suonava già il pianoforte, a nove studiava in una scuola musicale. La morte del padre, quando aveva appena quattordici anni, segnò un periodo difficile per la famiglia, costretta a reinventarsi per andare avanti.
Dopo il diploma si trasferisce a Čeljabinsk, dove abbandona gli studi di marketing per seguire la sorella in una scuola di estetica. È lì che viene notata da un’agenzia locale: nel 2004 vince il concorso Miss Čeljabinsk e inizia una carriera che la porterà sulle copertine di riviste internazionali e nelle campagne di marchi come Intimissimi, Guess, Lacoste, L’Oréal, Givenchy, Max Mara. Dal 2007 al 2016 è una presenza fissa della Sports Illustrated Swimsuit Issue, diventando una delle modelle più riconoscibili al mondo. Nel 2014 debutta anche al cinema, accanto a Dwayne Johnson, in Hercules – Il guerriero. Sfila per maison prestigiose come Givenchy alla Fashion Week di Parigi e partecipa al Victoria's Secret Fashion Show. È volto di campagne per Pronovias, Agent Provocateur, L'Oréal, Alberta Ferretti, Max Mara e molti altri marchi internazionali.
Icona globale, protagonista di campagne firmate da fotografi come Steven Meisel e Luigi & Iango, Irina Shayk ha attraversato moda, cinema e pop culture, diventando un volto familiare anche fuori dalle passerelle.
A contribuire alla sua fama anche le sue love story: dal 2010 al 2015 ha avuto una relazione con il calciatore Cristiano Ronaldo, conosciuto durante una campagna per Armani Exchange. Dal 2015 al giugno 2019 è stata legata all'attore Bradley Cooper, da cui nel 2017 ha avuto una figlia, Lea de Seine Shayk Cooper. La coppia si separa nel 2019, mantenendo però un rapporto sereno per il bene della bambina.
Dopo la fine della relazione con Cooper, i media parlano di un possibile legame con Kanye West, indiscrezione mai confermata ufficialmente dalla modella.

Maria Antonietta e Colombre, la nuova coppia d'autore in gara al Festival di Sanremo 2026 nella categoria Big, tornano questa sera, giovedì 26 febbraio, sul palco dell'Ariston per la terza serata della kermesse canora.
Non un duo estemporaneo, ma due colonne portanti della scena cantautorale italiana degli ultimi quindici anni, legati da un profondo sodalizio artistico e personale che ora culmina sul palco più prestigioso d'Italia.
Letizia Cesarini, in arte Maria Antonietta, è una delle voci più riconoscibili e influenti dell'indie italiano. Debutta nel 2012 con un album prodotto da Dario Brunori, ma è con i successivi 'Sassi' (2014) e 'Deluderti' (2018), entrambi co-prodotti proprio da Colombre, che consolida la sua identità artistica.
Il suo percorso è costellato di successi live, con tour in Italia e all'estero, la partecipazione a eventi come il Primo Maggio di Roma e l'apertura di concerti per artisti del calibro di Calcutta, Lana del Rey e Paolo Nutini. Artista poliedrica, è anche scrittrice, performer teatrale, giurata del Premio Strega Poesia e ha già calcato il palco dell'Ariston nel 2020 come ospite di Levante e Francesca Michielin. Il suo ultimo album di studio è "La Tigre Assenza" (2023).
Al suo fianco, Giovanni Imparato, ovvero Colombre. Cantautore e produttore tra i più stimati della sua generazione, esordisce nel 2017 con l'album 'Pulviscolo', subito candidato al Premio Tenco. Come produttore, oltre ad aver firmato i dischi di Maria Antonietta, ha lasciato il segno su lavori fondamentali come "Oceano Paradiso" di Chiello, certificato disco di Platino.
La sua firma compare in collaborazioni prestigiose che vanno da Francesco De Gregori ad Alan Sorrenti, da Ariete a Mac DeMarco, testimoniando una versatilità e una sensibilità uniche. Il suo ultimo lavoro solista è 'Realismo magico in Adriatico' (2023), che lo ha portato a esibirsi anche sul palco internazionale di Eurosonic 2024. Il progetto che li porterà a Sanremo nasce dal loro primo album scritto e cantato interamente insieme, 'Luna di Miele', uscito a settembre per Bomba Dischi / Numero Uno. Un disco nato da un gesto quasi magico, un "piccolo atto di archeologia sentimentale": il ritrovamento di alcune bozze di canzoni scritte 15 anni fa, agli albori della loro storia d’amore, e dimenticate in un hard disk. “Tutto va veloce, ma a volte le canzoni restano. Quelle bozze ci hanno aspettato, e non potevamo tradirle”, hanno raccontato i due artisti.
La loro partecipazione a Sanremo 2026 non è dunque un esordio improvvisato, ma l'approdo naturale di un percorso lungo quindici anni. Maria Antonietta e Colombre portano sul palco dell'Ariston non solo un nuovo album, ma una storia intera, fatta di carriere parallele, palchi condivisi e una complicità che ora si trasforma in un progetto comune, pronto a conquistare il grande pubblico.
A 'Tv Sorrisi e Canzoni' hanno raccontato: "Parla della felicità, che è un diritto di tutti, non il premio di una gara contro gli altri, te stesso o le aspettative del mondo. Se siamo vivi meritiamo di essere felici".
È più facile perdonarci,
Se tieni a mente siamo tutti debuttanti.
"Sii te stessa e andrà tutto bene",
Diceva la supermodella con la pelle splendida.
Quanto è bello essere te stessa sulle spiagge dei Caraibi,
E tu piangi sui diamanti in bikini tra i coralli.
Da quella chaise longue di pelle bianca
La tua vita non ti stanca.
Ma se abbiamo sete, abbiamo fame o siamo soli
La colpa non è nostra, non sono i nostri errori,
Non è così…
(I love you baby)
Non posso arrendermi.
(I love you baby)
Passo a prenderti.
Baby, facciamo insieme una rapina, baby,
Per riprenderci tutta la nostra vita.
Che cosa credi?
Credo che la felicità
Ce la prendiamo e basta.
Ce la prendiamo e basta.
È più facile se siamo insieme,
Mi difendo molto meglio dalle ansie passeggere
E dai pensieri nella testa… “Fare meglio, più convinta!”
Come diceva quella popstar sorridente in Valentino.
E a volte mi sento molto stanca,
E non riesco a tenere la testa alta.
Ma se abbiamo sete, abbiamo fame o siamo soli
La colpa non è nostra, non sono i nostri errori,
Non è così…
(I love you baby)
Passo a prenderti.
Baby, facciamo insieme una rapina, baby,
Per riprenderci tutta la nostra vita.
Che cosa credi?
Credo che la felicità
Ce la prendiamo e basta.
Baby, dall’ansia di un’aspettativa, baby
Scappiamo questo sabato mattina.
Che cosa credi?
Credo che la felicità
Ce la prendiamo e basta.
Ma se abbiamo sete, abbiamo fame o siamo soli
La colpa non è nostra, non siamo dei coglioni.
Baby, facciamo insieme una rapina, baby,
Per riprenderci tutta la nostra vita.
Che cosa credi?
Credo che la felicità,
Ce la prendiamo e basta.
Baby, dalla tristezza che è infinita, baby
Scappiamo questo sabato mattina.
Che cosa credi?
Credo che la felicità,
Ce la prendiamo e basta.
Baby,
Siamo ancora in piedi.
Credo che la felicità,
Ce la prendiamo e basta.
Ce la prendiamo e basta.

Ascoltare la musica con i figli "è un alleato per la crescita dei bambini: ha un impatto positivo sulle capacità cognitive, emotive e sociali". Se poi lo si fa davanti alla Tv seguendo il Festival di Sanremo va bene, ma "non deve alterare i preziosi ritmi sonno-veglia dei bambini. Dunque, a seconda dell'età, saranno i genitori a decidere quando far andare i bambini a dormire, recuperando l'ascolto di alcune canzoni i giorni successivi". A fare il punto sono gli esperti della piattaforma anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' curato dalla Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, chirurghi e degli odontoiatri.
"L'ascolto della musica è un alleato per la crescita dei bambini: ha un impatto positivo sulle capacità cognitive, emotive e sociali. Non si tratta solo di un passatempo piacevole, ma di un vero e proprio strumento di apprendimento che produce effetti duraturi. La musica va quindi ascoltata con i propri bambini fin da piccolissimi", suggeriscono gli specialisti. "Pensiamo che il cervello è particolarmente ricettivo agli stimoli musicali fin dalle fasi di sviluppo durante la gravidanza - sottolineano - Dunque è proprio in quel periodo che si può creare l'abitudine a condividere melodie e ritmi, da proseguire nel resto della vita". Già nelle prime ore dopo il parto i neonati sono sensibili alle note e al ritmo; suoni diversi suscitano nei più piccoli differenti reazioni, dal piacere al disagio. "Esiste una predisposizione musicale che inizia a manifestarsi soprattutto con le ninne nanne. Sembrerebbe anche che i neonati preferiscano la musica se vedono chi canta, come accade con le melodie sussurrate dai genitori prima del sonno".
Gli esperti del progetto 'Nati per la musica' (pediatri, neonatologi, musicisti, psicologi, educatori) hanno così sintetizzato le tappe della scoperta musicale: "Fino a 6 mesi: il suono e il canto dei genitori è un po' la colonna sonora delle attività insieme, dalla pappa al cambio pannolino; dai 6 ai 24 mesi: l'ascolto della musica dovrebbe essere condiviso da genitori e figli, accompagnato da giochi e balli e da oggetti sonori; dai 24 ai 36 mesi: il bambino comincia a selezionare i suoi brani preferiti e impara a memorizzare e interpretare canzoni, e si possono avvicinare i piccoli alla musica dal vivo; dai 3 ai 6 anni: la creatività fin qui coltivata porta il bambino a inventare melodie e storie da cantare".
Quali sono i benefici della musica per i più piccoli? "Cominciare ad avvicinare i bambini alla musica fin da piccoli è una buona abitudine", raccomanda dunque la scienza. "Con gli stimoli offerti dai genitori, i bambini sono capaci di acquisire facilmente abilità musicali, senza particolari istruzioni. E i benefici sono concreti e duraturi. Molti studi dimostrano che l'educazione musicale aiuta a imparare nuove parole (anche in un'altra lingua), a leggere e a fare calcoli. Ascoltare (e suonare) musica è una delle opportunità concrete per migliorare le capacità cognitive, proprio come studiare le materie scolastiche o imparare le regole di un nuovo gioco". Cosa succede al cervello di un bambino quando si ascolta musica? "Le funzioni e persino la struttura del cervello cambiano in risposta a stimoli ambientali - evidenziano gli specialisti - Questa capacità si chiama plasticità e nei primi 3 anni è particolarmente vivace. Il cervello del bambino, insomma, è più ricettivo di quello dell'adulto: sa come acquisire e organizzare conoscenze; nel farlo, si sviluppano le diverse funzioni".
"La musica riesce ad attivare i due emisferi cerebrali: il sinistro, responsabile delle funzioni verbali e della memoria; il destro, che regola le informazioni visive e spaziali, tra le quali l'attenzione", ricordano gli esperti. Ma la musica fa bene anche al feto? "Nel terzo trimestre di gravidanza il feto sviluppa la capacità di sentire i suoni. Nella pancia della mamma risuona il ritmo costante, ma attutito, del battito cardiaco e dell'aria presente nello stomaco. Arrivano però anche i suoni dall'esterno. Tra questi, i più frequenti sono le voci dei genitori; quella della mamma è percepita dal feto con la vibrazione delle corde vocali. Sono stimoli che aiutano a rafforzare il legame: suoni che rilassano o trasmettono emozioni positive alla mamma potrebbero avere lo stesso effetto sul nascituro".
Molti studi hanno cercato di rilevare le reazioni del feto alla musica classica, osservando i movimenti o registrando il battito cardiaco; è però molto complesso stabilire se la reazione motoria o emotiva sia collegata soltanto agli stimoli uditivi. E' vero che è la musica classica la più indicata per la crescita? "La credenza secondo la quale sia questo il genere ideale per sostenere lo sviluppo cognitivo dei bambini è molto popolare - prosegue l'analisi - C'è uno studio assai citato, risalente al 1993, che parla del cosiddetto 'effetto Mozart'. L'autrice, Frances Rauscher, sperimentò che con l'ascolto per 10 minuti della sonata per pianoforte K448 di Mozart i suoi studenti riuscivano a superare abilmente alcuni test di ragionamento spaziale rispetto allo stesso esperimento condotto nel silenzio o con altri generi musicali. Lo studio divenne popolare, consacrando Mozart come miglior stimolo per l'intelligenza". Ma "successivamente la ricercatrice ha precisato che qualsiasi composizione potrebbe avere lo stesso effetto: 'La chiave è che devi goderti la musica. Se odi Mozart non troverai un effetto Mozart. Se ami i Pearl Jam, troverai un effetto Pearl Jam'".
"In ogni caso i vantaggi dell'ascolto della musica per i bambini sono ormai noti: i genitori dovrebbero impegnarsi ad ascoltare insieme al bambino osservando le sue reazioni, aiutandolo a sviluppare preferenze, sperimentando generi diversi durante gli anni della crescita", consigliano i medici.

"L'apertura di questo punto vendita è sicuramente una tappa importante, perché raggiungiamo quota 800 negozi in Italia ma è anche un momento che ci proietta verso i mille punti vendita nei prossimi cinque anni. L'obiettivo di crescita, che rimane invariato, viene accelerato da un piano di investimenti molto importante". Così Emilio Arduino, amministratore delegato Servizi centrali e Sviluppo immobiliare di Lidl Italia, intervenendo in occasione dell’inaugurazione del punto vendita di Viale Corsica 21 a Milano, l'800esimo negozio Lidl in Italia.
Un traguardo, quello celebrato con l'apertura del nuovo negozio milanese, che conferma le prospettive di crescita dell’azienda della Gdo: "Abbiamo investito circa 2 miliardi di euro negli ultimi cinque anni per la crescita della nostra rete di punti vendita e di centri logistici e contiamo di investire ulteriori 1,5 miliardi circa nei prossimi tre anni -aggiunge-. Gli interventi che stiamo realizzando in Italia negli ultimi anni sono legati alla rigenerazione e alla riqualificazione urbana: più del 70% delle nostre filiali sono orientate in questa direzione e rispondono alle esigenze delle comunità locali. Questo connubio fra privato e pubblico e questa collaborazione continua permette di ridare spazio e di dare un contributo da parte nostra alla comunità, occupiamo metri quadrati ma riqualifichiamo spazi che erano ormai dismessi, così facendo riconsegniamo qualcosa ai cittadini".
"Il nuovo negozio di viale Corsica 21 a Milano presenta un inedito layout, completamente nuovo, che ci proietta in quella che è la nostra visione del punto vendita futuro -conclude Arduino-. Il colore blu accompagna il cliente in tutto il suo percorso tra gli scaffali e il giallo e il rosso esaltano gli elementi di freschezza e qualità, che teniamo a sottolineare perché è ciò su cui investiamo tantissimo".

Per il trattamento delle vene varicose degli arti inferiori c'è un nuovo laser hi-tech: una metodica di ultima generazione per il trattamento delle patologie varicose degli arti inferiori, basata sull'impiego del sistema laser simLa6 con lunghezza d'onda di 1940 nanometri. L'Aou Sant'Andrea di Roma è tra i pochi centri in Italia a usare la nuova metodologia. Il reparto di Chirurgia vascolare del Sant'Andrea, guidato da Luigi Rizzo, ha recentemente introdotto questa nuova tecnologia - ribattezzata 'a freddo' - che secondo i medici contrasta abilmente e con ottimi risultati una malattia largamente diffusa come le varici, o vene varicose.
Prima di tutto, cosa sono le varici? "Si tratta di dilatazioni permanenti e sinuose delle vene superficiali, causate da debolezza delle pareti venose e disfunzione valvolare - risponde Rizzo all'Adnkronos Salute - In genere provocano ristagno di sangue, oltre a diversi sintomi nei pazienti che ne sono affetti come pesantezza, gonfiore e dolore. Colpiscono prevalentemente le gambe e si gestiscono normalmente con delle calze elastiche, ma nei casi più importanti si può arrivare anche alla chirurgia. Familiarità, sedentarietà, obesità e lunghe ore in piedi sono tra le prime cause di questa malattia".
Ma in cosa consiste la nuova tecnologia? "Il sistema laser rappresenta un'ulteriore possibilità di cura della patologia - spiega lo specialista - Il laser, infatti, è un'evoluzione significativa nel trattamento endovascolare dell'insufficienza venosa cronica, grazie a un meccanismo d'azione altamente selettivo: la lunghezza d'onda di 1940 nm è fortemente assorbita dall'acqua contenuta nei tessuti, consentendo un'efficace chiusura del vaso con potenze di erogazione molto basse (3-4 watt), inferiori rispetto ai sistemi tradizionali". Quali sono le caratteristiche della nuova tecnologia? "Le principali caratteristiche della metodica sono: energia laser ad alta affinità per l'acqua tissutale, con maggiore precisione di azione e massimizzazione dei risultati; ridotta potenza di esercizio e una minore dispersione termica. A tutto questo va aggiunta anche la possibilità di poter eseguire la procedura senza anestesia tumescente in una quota significativa di pazienti", evidenzia Rizzo.
I vantaggi per il paziente sono molteplici? "Assolutamente sì. Quella che stiamo usando da qualche tempo - illustra l'esperto - è una procedura mini-invasiva e ben tollerata che comporta riduzione del dolore intra e post-procedurale rispetto alle altre metodiche ablative endovascolari, e ha il minimo rischio di complicanze termiche, ustioni cutanee o alterazioni cromatiche. Infine, offre la possibilità di trattare in sicurezza anche vene superficiali o prossime a strutture nervose. Il tutto con evidente riduzione dei tempi di trattamento e una ripresa pressoché immediata delle normali attività quotidiane".
L'introduzione di questa tecnologia dimostra l'impegno del reparto di Chirurgia vascolare nell'adottare soluzioni innovative, orientate alla massima efficacia clinica, alla sicurezza procedurale e al miglior comfort per il paziente.

Il Gruppo Nestlé in Italia corrisponderà un premio fino a 2.900 euro ai suoi collaboratori e collaboratrici che lavorano in tutte le sue sedi e fabbriche nel Paese e che l’azienda ha deciso di riconoscere per i risultati raggiunti nel 2025. Questo ha permesso alle persone del Gruppo Nestlé in Italia di avere fino a 13.925 euro di premio in 5 anni. Frutto del buon sistema di relazioni sindacali costruito negli anni, il premio di produzione è il risultato di un importante accordo con le organizzazioni sindacali e rappresenta un aiuto concreto a favore delle persone del Gruppo Nestlé in Italia.
”Siamo contenti di poter confermare anche quest’anno un importante premio di produzione. Supporto economico, servizi e soluzioni di welfare permettono di contribuire concretamente al benessere delle persone sul luogo di lavoro e nella loro vita privata, una priorità assoluta per il Gruppo Nestlé in Italia”, ha dichiarato Marco Travaglia, presidente e amministratore delegato del Gruppo Nestlé in Italia.
Oltre a questo contributo monetario, l’azienda prevede anche la possibilità di usufruire di diverse tipologie di servizi e di soluzioni di welfare. Tra queste, il Fab Working, il modello di smart working flessibile e bilanciato sviluppato da Nestlé, e il 'Nestlé Baby Leave', il congedo di paternità o per il secondo caregiver della durata di 3 mesi. Inoltre, l’azienda ha un importante piano di welfare, Wellnest, il Nestlé Welfare Program, nato per rispondere e adattarsi alle nuove richieste delle proprie persone. In particolare, da anni l’azienda dà la possibilità di fare visite mediche nei propri luoghi di lavoro, ad esempio visite per la prevenzione oncologica e supporto psicologico, convinta che la salute debba essere parte integrante della vita lavorativa. Inoltre, per venire incontro alle esigenze di tutti, ha lanciato una piattaforma di flexible benefit da cui è possibile scaricare buoni e voucher da utilizzare per l’acquisto di vari beni e servizi. Le persone potranno scegliere di convertire parte del premio di risultato, inclusa la relativa quota di contributi, in credito welfare.

Cosa aspettarsi dalla terza serata del Festival di Sanremo? Gli esperti Sisal hanno pronosticato le sfide che potrebbero rivelarsi le più accese tra i 15 cantanti che vedremo esibirsi questa sera. Tra queste, c’è sicuramente quella tra Arisa e Sal Da Vinci, due artisti che sono determinatissimi a conquistare il gran finale. Voci diverse, ma molto amate dal pubblico che si sfidano all’insegna di sogni e favole. In questo duello il cantante partenopeo potrebbe avere la meglio, a 1,65, contro il 2,10 per l’artista di “Magica favola”. Ma attenzione, perché in un testa a testa con Sayf, una delle rivelazioni di questo Festival, Arisa potrebbe invece dominare la scena: a 1,57 versus 2,25.
Scontro attesissimo poi tra grandi protagonisti della musica italiana capaci di riunire più generazioni: Raf e Francesco Renga, dove il primo potrebbe battere il secondo a colpi di 'Self Control'. Il loro testa a testa su Sisal.it è offerto a 1,50 per l’artista di Margherita di Savoia contro 2,40 per l’Angelo di Udine. Chi invece potrebbe conquistare la scena rap in questa terza serata all’Ariston? Se la battono Luchè e Tredici Pietro, entrambi alla loro prima partecipazione da protagonisti sul palco dell’Ariston. Favorito a 1,50, il rapper di Napoli è pronto a spodestare il figlio di Gianni Morandi, a 2,40.
Questa sera scopriremo anche chi vincerà tra le Nuove Proposte. Con la semifinale di ieri si è aperto il campo di battaglia tra Nicolò Filippucci e Angelica Bove. Gli esperti Sisal vedono nell’ex concorrente di Amici 24, offerto a 1,40, il candidato ideale per conquistare questa vittoria. Ma le probabilità che la Bove possa ribaltare la scena non sono da escludere, tant’è che un suo trionfo è offerto a 2,75.

"E' sicuramente molto oneroso stare accanto a chi soffre, a chi ha bisogno e a chi è fragile, però restituisce molto: tutte le persone che abbiamo intervistato ci hanno riferito quanto questa esperienza" di assistenza "li abbia arricchiti. Sappiamo che c'è un disegno di legge, così come sappiamo che si sta cercando di dare una forma e un ruolo concreto e reale alla figura del caregiver, ma l'obiettivo è fare in modo che siano riconosciuti anche dalla società. E' necessario accudire anche chi si prende cura, i cui bisogni sono profondi allo stesso modo" di quelli di chi assistono. Lo ha detto Donatella Romani, autrice, insieme a Roberto Amato, del documentario 'Parole in cerca d'autore', alla prima proiezione alla Casa del cinema di Roma. L'opera - che accende i riflettori sulla figura del caregiver, chi si prende cura di un familiare con disabilità, fragile o colpito da una malattia cronica - è stata realizzata con il contributo non condizionante di Fondazione Msd.
Per creare questo documentario, spiega Romani, "siamo partiti dall'esperienza di tanti di noi. Personalmente ho assistito mia mamma per molti anni, in un periodo in cui non si conosceva neanche il significato del termine caregiver. Molte esperienze di persone che hanno accudito e che si sono prese cura di qualcuno restano nell'ombra, quasi dimenticate. Abbiamo così pensato di accendere una luce su tutti loro, perché ogni storia è diversa, ma tutte hanno un 'fil rouge' che le accomuna: il grande amore e la grande passione per il loro 'lavoro', un impegno quotidiano".
L'autrice commenta le storie raccontate nel documentario: "Mi hanno colpito tutte. Ognuna ha la sua sfumatura e qualcosa di bello - osserva Romani - Ad esempio i 'Donatori di musica', che fanno concerti nei reparti oncologici per dare sollievo non solo ai pazienti, ma anche ai familiari", ma anche il Teatro Patologico di Dario D'Ambrosi, che "si prende cura di ragazzi con fragilità psichiche e dei loro genitori". L'autrice cita una frase dell'artista: "Dopo qualche settimana che i ragazzi vengono da noi, i genitori tornano con gli occhi più riposati, tornano meno stanchi, perché sanno di avere qualcuno che si prende cura dei loro figli e, di conseguenza, anche dei loro".
"Finora - afferma Amato - abbiamo realizzato molti documentari sulle storie dei pazienti, ma ci siamo accorti che, in realtà, ci sono anche altri protagonisti, ossia coloro che stanno al loro fianco, i caregiver".
Nel tentativo di bilanciare l'esigenza di assistenza del parente - uno sforzo che può impegnare oltre 50 ore settimanali - con la loro vita privata e lavorativa, i caregiver incorrono spesso in solitudine, isolamento sociale, sindrome da burnout, ma anche in difficoltà nello studio e nel lavoro. "Tra le storie raccontate nel documentario - rimarca Amato - ce n'è una molto interessante, quella di Erica: un ingegnere elettronico che è stata la caregiver della mamma per molti anni. Ciò le ha impedito di studiare" in modo preciso e continuo "perché studiava in ospedale, stando vicino alla mamma. Quando si è laureata in Triennale ha preso un punteggio sufficiente per la laurea, ma non per iscriversi poi alla specialistica. A quel punto tutta Italia si è prodigata ad aiutare Erica", finché non si è giunti alla creazione di "una legge che consentisse ai caregiver di avere lo stesso trattamento degli studenti lavoratori, che hanno diritto a circa 2 punti in più. Due punti che hanno permesso a Erica di potersi iscrivere alla laurea specialistica e a laurearsi finalmente con 110 e lode".

"Da un po' di tempo abbiamo deciso di supportare", attraverso varie iniziative, la conoscenza e la consapevolezza relativa a "temi molto importanti per la nostra società e per la sanità, come quello dei caregiver. A questo riguardo, mi preme ricordare innanzitutto che è una figura da tempo considerata una risorsa del nostro sistema, ma purtroppo non ha ancora una legislazione a favore". Lo ha detto Marina Panfilo, direttrice Fondazione Msd, in occasione della proiezione, alla Casa del cinema di Roma, di 'Parole in cerca d'autore', il documentario di Donatella Romani e Roberto Amato, realizzato con il contributo non condizionante della stessa Fondazione, che accende i riflettori sul mondo dei caregiver, quelle figure - spesso invisibili - che si prendono cura di un familiare con disabilità, fragile o con una malattia cronica.
L'opera cinematografica, disponibile su Amazon Prime Video, ha l'obiettivo di stimolare la riflessione e il dibattito sulle sfide psicologiche, le difficoltà e le barriere burocratiche che gli oltre 7 milioni di caregiver italiani, nel 75% dei casi donne, ma anche molti giovani, devono affrontare per destreggiarsi tra l'assistenza alla persona cara e la gestione della propria vita professionale e familiare. "Questa bellissima iniziativa - afferma Panfilo - credo sia in grado di mostrare, toccando l'anima, cosa significhi davvero essere un caregiver. Significa dare e ricevere amore. Vogliamo che questo messaggio arrivi, anche attraverso le altre iniziative che abbiamo sostenuto. Nel corso del progetto abbiamo avuto modo di scoprire delle associazioni, addirittura di giovani caregiver che, per sostenere un familiare, sottraggono tempo alla crescita della loro vita. In occasione del nostro ventennale - conclude - abbiamo quindi deciso di rappresentare come si dà aiuto e sostegno ad un malato che ha bisogno di assistenza".

Lidl Italia, azienda della Gdo leader nel Paese, prosegue nel suo percorso di crescita con il raggiungimento di un importante traguardo: l’inaugurazione del suo 800esimo punto vendita che si è tenuta questa mattina a Milano, in Viale Corsica 21, alla presenza del presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Federico Romani, del vicepresidente della Commissione educazione e food policy del Comune di Milano, Alessandro Giungi e del presidente del Municipio 4 di Milano, Stefano Bianco.
Il taglio del nastro si inserisce in un ritmato piano di sviluppo sul territorio nazionale che ha visto l'inaugurazione di ben 23 nuovi punti vendita nelle ultime sette settimane, di cui 11 nella sola giornata odierna. Le aperture di oggi si distribuiscono da Nord a Sud, toccando, oltre a Milano, le città di Gorizia, Villa Guardia (Co), Villa D’Almè (Bg), Verona, Lido Adriano (Ra), Foligno (Pg), Roma, Taranto, Barletta e Elmas (Ca). Per la realizzazione di tali interventi l'azienda ha investito, da inizio anno, oltre 220 milioni di euro e ha creato più di 320 nuovi posti di lavoro.
"Quando abbiamo aperto il nostro primo punto vendita in Italia, nel 1992, siamo partiti con una convinzione: raggiungere sempre più clienti con la nostra formula caratterizzata dal miglior rapporto qualità-prezzo -afferma Emilio Arduino, amministratore delegato sviluppo immobiliare e servizi centrali Lidl Italia-. Negozio dopo negozio, quella convinzione è diventata realtà. Oggi festeggiamo più di un semplice traguardo, celebriamo tutta la strada percorsa per arrivare fino a qui e prendiamo lo slancio per raggiungere la prossima tappa: 1.000 store entro il 2030".
Lidl Italia continua a consolidarsi come protagonista della Gdo nazionale, con una quota di mercato del 6% e un piano di sviluppo triennale da 1,5 miliardi di euro per la realizzazione di altri 150 nuovi store. La rete vendita, che è supportata da 12 hub logistici da nord a sud, si avvale di una filiera profondamente integrata nel territorio, con un contributo al Pil dello 0,4% e un indotto di circa 100 mila posti di lavoro.
Nel capoluogo lombardo, Lidl Italia può contare anche su una struttura dedicata al real estate, focalizzata sul reperimento delle migliori opportunità di espansione locale. Questa strategia ha portato a una fitta serie di aperture negli ultimi anni, tra cui via Polidoro da Caravaggio, via Padova, ad inizio di questa settimana la sede di via Maestri Campionesi, culminando oggi con il punto vendita di viale Corsica. Ognuno dei 26 store presenti in città è frutto di un approccio consapevole che integra l’interesse privato con la riqualificazione urbana, generando un valore aggiunto tangibile per il territorio senza ulteriore consumo di suolo.
Il nuovo punto vendita di viale Corsica è stato realizzato a seguito dell'acquisizione di un ramo d'azienda. Tale operazione ha incluso il mantenimento del contratto di lavoro per i 33 dipendenti, che ora fanno parte dell'organico Lidl. Lo store, infatti, fino a giugno dello scorso anno operava sotto un’altra insegna e, oggi, con i suoi 1.500 metri quadri di superficie di vendita, è il punto vendita Lidl più grande di Milano. Inoltre, in linea con i più recenti standard aziendali di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica è approvvigionato al 100% con energia proveniente da fonti rinnovabili ed è dotato di un sistema di illuminazione a Led che garantisce un risparmio del 50% rispetto alle tecnologie tradizionali.

La principessa Anna resta la risorsa più importante della famiglia reale dopo lo scandalo Epstein culminato nell'arresto di 11 ore dell'ex principe Andrew Mountbatten-Windsor. Un esperto reale ha avvertito che sarà essenziale per la sopravvivenza della monarchia. Il commentatore Richard Fitzwilliams ha definito la principessa 75enne, la "carta vincente" del Palazzo proprio per la sua reputazione di affidabilità e senso del dovere, in netto contrasto con la crisi che sta travolgendo l'istituzione.
Fitzwilliams ha dichiarato all'Express che la sorella di re Carlo sostiene "un carico di lavoro elevato e maggiori impegni rispetto a qualsiasi altro membro della famiglia. Tuttavia, preferisce evitare il circo mediatico che segue i reali più in vista. È assolutamente fondamentale per mantenere il sostegno pubblico alla monarchia". L'esperto ha anche suggerito che "ciò che Anna può offrire a re Carlo, che a quanto pare è stato messo sotto pressione da William per la sua gestione di questa crisi, sono consigli pratici".
Sebbene fratello e sorella "non siano sempre d'accordo", Fitzwilliams ha sostenuto che la gravità della situazione richiede che Charles ascolti anche voci in disaccordo, affermando che è "fondamentale che Charles senta opinioni diverse o opposte alle sue". Con la crescente pressione su Andrea affinché si ritiri dalla linea di successione, l'attenzione si è spostata su come potrebbe apparire una famiglia reale ristrutturata e su dove Anna si collocherebbe al suo interno.
Attualmente Anna si trova al 18° posto in linea di successione, una posizione determinata dalle regole di successione che, come ha osservato Fitzwilliams, "purtroppo non sono state applicate retroattivamente" dopo le modifiche apportate nel 2013. "Se lo fossero state, sarebbe stata quinta dietro William e la sua famiglia e il pubblico ne sarebbe senza dubbio lieto", ha affermato.

Diffondere tra i giovani i principi fondanti del Servizio sanitario nazionale - equità, solidarietà e universalismo - e promuovere una comprensione consapevole delle principali dinamiche che ne caratterizzano il funzionamento e il ruolo centrale per la coesione sociale e lo sviluppo del Paese. Sono gli obiettivi della nuova edizione dell'iniziativa 'La salute tiene banco' sostenuta dal Gruppo Rekeep, principale player italiano attivo nell'integrated facility management, al fianco della Fondazione Gimbe, organizzazione non profit che realizza attività di formazione, ricerca e sensibilizzazione finalizzate a integrare le migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni che riguardano la salute delle persone. Grazie al contributo non condizionante di Rekeep e con il patrocinio istituzionale della Regione Sicilia, 'La salute tiene banco' per la sua quarta edizione approda per la prima volta in Sicilia con incontri, affidati alla faculty multiprofessionale della Fondazione Gimbe, che si svolgeranno tra marzo e aprile 2026 e coinvolgeranno gli studenti del quarto e quinto anno di vari istituti di Catania, Agrigento e Palermo, dopo un primo incontro pilota a Modica.
L'iniziativa - riferiscono gli organizzatori in una nota - punta al miglioramento dell'alfabetizzazione sanitaria, attraverso percorsi formativi che forniscono agli studenti strumenti concreti per riconoscere e contrastare le fake news in materia di salute. Ogni incontro, inoltre, affronta temi chiave per la comprensione del valore del Ssn come: la sua struttura e la sua governance; il finanziamento; i livelli essenziali di assistenza; gli sprechi e le inefficienze; il ruolo dei medici di medicina generale e le opportunità offerte dal Fascicolo sanitario elettronico.
La collaborazione tra Rekeep e Gimbe - si legge nella nota - si inserisce nel più ampio impegno del gruppo a sostegno dei territori in cui opera e a favore di iniziative ad alto valore sociale e educativo, che si concretizza nei numerose collaborazioni con istituzioni e fondazioni locali e progetti dedicati alla formazione delle nuove generazioni, oltre a un programma di welfare aziendale che prevede diverse iniziative per i figli dei dipendenti, tra i quali l'erogazione di borse di studio, progetto su cui negli ultimi 10 anni il gruppo ha investito oltre 2,4 milioni di euro. "Sostenere iniziative come 'La salute tiene banco' significa per noi investire, in modo concreto e responsabile, nella crescita culturale delle nuove generazioni e nel futuro della sanità pubblica - afferma Claudio Levorato, presidente di Rekeep - Il Ssn rappresenta un pilastro essenziale del sistema Paese, non solo per la tutela del diritto alla salute, ma anche per la coesione sociale, lo sviluppo sostenibile e la tenuta complessiva delle comunità. In una fase storica caratterizzata da trasformazioni demografiche, sociali ed economiche profonde, diventa ancora più importante rafforzarne il valore e promuoverne una conoscenza diffusa, fondata su dati affidabili e sulle migliori evidenze scientifiche. Favorire la consapevolezza dei giovani sul funzionamento e sulle sfide del Ssn significa contribuire a costruire cittadini più informati e responsabili, capaci di riconoscerne l’importanza e di sostenerla nel tempo".
"Il Ssn rappresenta un patrimonio comune da preservare nel tempo - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - ed è essenziale offrire agli studenti strumenti culturali e conoscenze solide per renderli cittadini consapevoli del valore della sanità pubblica e capaci di compiere scelte informate sulla propria salute, fondate sulle migliori evidenze scientifiche. Entro il 2027 puntiamo a estendere 'La salute tiene banco' a oltre 100 scuole su tutto il territorio nazionale. Un traguardo importante che contiamo di raggiungere grazie al sostegno di cittadini e istituzioni pubbliche e private".

Le medaglie conquistate alle Olimpiadi di Milano-Cortina da Federica Brignone, tornata sugli sci dopo una operazione complessa e un lungo recupero, hanno fanno gridare al miracolo. Ma dietro questi exploit dopo un 'crack' c'è un team di specialisti che prevede una figura fondamentale: il fisioterapista sportivo. Sabato 28 febbraio a Roma si terrà il terzo Congresso nazionale della Federazione italiana fisioterapisti dello sport (Fifs), appuntamento dedicato al ruolo sempre più centrale di questo professionista nella tutela della salute e nella performance degli atleti di alto livello. Un momento di confronto tra professionisti dell'area tecnico-sanitaria per approfondire competenze, innovazione e lavoro di squadra. Con una certezza: "Il nostro settore, per sua natura, sarà probabilmente meno condizionato dall'intelligenza artificiale rispetto ad altri ambiti sanitari. Rimane un lavoro molto manuale", spiega il presidente Fifs, Riccardo Torquati, che anticipa all'Adnkronos Salute alcuni dei temi al centro della giornata.
Quale valore aggiunge il fisioterapista dello sport al team? Come lavora per far tornare un super campione alle competizioni dopo un infortunio? "I recuperi delle nostre atlete olimpioniche, in particolare quello di Federica Brignone, sono il risultato di mesi di lavoro intenso e della sinergia dell'équipe sanitaria che affianca l'atleta. In questo percorso il fisioterapista svolge un ruolo cruciale, soprattutto nella fase iniziale, quando è necessario recuperare la mobilità, controllare il dolore e ridurre il gonfiore - risponde Torquati - Successivamente il lavoro si integra con la preparazione atletica: si passa al rinforzo muscolare, al riadattamento progressivo allo sport, fino al ritorno all'attività agonistica e alle competizioni. Il lavoro di squadra è imprescindibile: il medico che ha eseguito l'intervento chirurgico, il fisioterapista, i preparatori atletici e i tecnici collaborano in modo costante. Questi ultimi, in particolare, curano la rieducazione al gesto tecnico, elemento decisivo per recuperare efficienza e precisione e per conquistare quei centesimi di secondo che fanno la differenza tra una buona prestazione e una medaglia".
"In questo contesto il fisioterapista rappresenta il vero punto di raccordo tra tutte le figure coinvolte: è la presenza costante accanto all'atleta, anche nelle fasi più avanzate del recupero, monitorando eventuali sovraccarichi, prevenendo infiammazioni, affaticamenti o compensi posturali", ricorda il presidente della Federazione italiana fisioterapisti dello sport.
Dal punto di vista formativo, oggi un giovane che vorrebbe intraprendere questa professione cosa deve fare? "La fisioterapia sportiva - illustra Torquati - richiede innanzitutto capacità di valutazione clinica e padronanza delle tecniche manuali, che sono fondamentali per ottenere risultati concreti in tempi rapidi, perché è questo che l'atleta chiede. Non sempre c'è la possibilità di applicare protocolli diluiti in molti giorni: spesso occorre prendere decisioni in pochi istanti, essere efficaci subito, intervenire sul problema e consentire all'atleta di proseguire la prestazione. Sono quindi indispensabili competenze nel massaggio sportivo, nelle tecniche di valutazione posturale globale e nelle correzioni manuali. E' altrettanto importante - continua - saper eseguire bendaggi contenitivi ed essere in grado di lavorare in coordinamento con le altre figure dell'area performance, dal preparatore atletico al nutrizionista, fino all'ortopedico. Questo tipo di percorso noi lo abbiamo strutturato in un programma formativo di 32 ore dedicato ai fisioterapisti impegnati sul campo, costruito sulla base della letteratura scientifica internazionale e delle linee guida già tracciate da diverse federazioni europee, adattandole al nostro contesto professionale".
La tecnologia ha un peso sempre più importante, quali sono oggi i dispositivi che usate? "La tecnologia ha assunto un peso anche nella fisioterapia sportiva, pur restando una disciplina fortemente legata alla manualità - precisa il presidente della Fifs - La fisioterapia nasce come arte manuale ausiliaria e si è evoluta nel tempo fino a diventare una professione sanitaria a tutti gli effetti, con un proprio Albo. Le nostre radici restano quindi profondamente ancorate alla pratica manuale". Rispetto alle tecnologie oggi a disposizione del fisioterapista dello sport, descrive Torquati, "riguardano innanzitutto i test di valutazione. Sempre più diffusi sono poi i dispositivi di biofeedback, che attraverso parametri come la risposta impedenziometrica o l'attività muscolare consentono di ottenere un riscontro immediato e di modulare in tempo reale la stimolazione o la contrazione muscolare. Accanto a questi strumenti troviamo un'ampia gamma di apparecchi elettromedicali".
"La tecnologia offre soluzioni sempre più evolute, capaci di dare risposte rapide e misurabili, ma resta comunque un supporto - ribadisce l'esperto - La differenza, infatti, continua a farla la competenza del professionista: la manualità e soprattutto la capacità di costruire un protocollo riabilitativo personalizzato sul singolo caso clinico, sull’atleta e sui suoi obiettivi specifici".
Tra i professionisti che prenderanno parte al congresso della Fifs figurano nomi di rilievo: Angelo De Carli, medico ortopedico e membro del team sanitario della Nazionale italiana di calcio, presenterà il caso relativo all'infortunio della sciatrice Lindsey Vonn alle Olimpiadi di Milano-Cortina; Giuseppe Porcellini, ortopedico di fama internazionale, porterà casi e attività legati al trattamento di atleti, tra cui i piloti della MotoGP; Giovanni Di Giacomo, specialista in chirurgia della spalla e responsabile medico degli atleti per l'Atp e la Wta agli Internazionali d'Italia di tennis, terrà una lezione magistrale sulla gestione completa degli sportivi. Interverranno inoltre Giuliano Cerulli e Andrea Ferretti, due senior dell'ortopedia mondiale, con contributi aggiornati sulla disciplina.
Spazio anche all'attività dei fisioterapisti sul campo: Carlo Zazza illustrerà il lavoro svolto con la Nazionale di sci, mentre Angelo Angi racconterà la sua esperienza in qualità di coordinatore dei fisioterapisti della Federazione italiana judo lotta karate arti marziali.
L'importanza di fare rete, le novità terapeutiche e tecnologiche, le 'best practice' che salvano il cuore in emergenza. Sono le direttrici lungo le quali si svilupperà il confronto fra i massimi esperti della cardiologia italiana, in programma a Firenze domani e dopodomani al Teatro del Maggio, in occasione della quinta Conferenza nazionale del Club delle Utic (Unità di terapia intensiva cardiologica) dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco). L'appuntamento spiegano i promotori, offre un'opportunità di crescita culturale per tutti i professionisti di area critica e si inserisce in un più ampio progetto strategico del Club delle Utic Anmco volto a promuovere lo sviluppo progressivo delle competenze clinico-assistenziali di medici e infermieri impegnati nelle Unità di terapia intensiva cardiologica del Ssn.
Il programma della Conferenza è stato progettato per offrire una visione completa e aggiornata delle principali tematiche dell'area critica cardiologica attraverso un approccio multidisciplinare che integra le competenze del cardiologo di area critica con le altre specialità. Le condizioni cliniche di elevata complessità quali lo shock cardiogeno, l’insufficienza cardiaca avanzata, le terapie sostitutive cardiache, le aritmie complesse, le metodiche di assistenza al circolo saranno affrontate in modo da valorizzare l’approccio integrato e il percorso più idoneo. L’evento si aprirà, come da tradizione, con una sessione dedicata alle simulazioni pratiche, finalizzata a consolidare competenze tecniche e decisionali nei contesti di alta complessità quali posizionamento di accessi venosi centrali, ganglio stellato, pericardiocentesi e pompa microassiale. Con i simulatori si preparano i giovani cardiologi ad affrontare le urgenze quando la rapidità e precisione del gesto possono salvare una vita.
L'edizione 2026 prevede "una forte partecipazione delle nuove generazioni attraverso una sessione interamente dedicata ai cardiologi intensivisti under 40", si spiega in una nota, con l'obiettivo di valorizzarne il contributo scientifico e clinico nel settore della terapia intensiva cardiologica. La sessione offrirà uno spazio per condividere esperienze, progetti, risultati di ricerca e favorire il dialogo tra i giovani professionisti e gli esperti del settore. Un corso accreditato a parte sarà dedicato alle 'Best Practice in Utic 2026', e si propone come un percorso formativo dedicato alla condivisione e confronto di buone pratiche, derivate da evidenze scientifiche aggiornate e strategie pratiche per ottimizzare la gestione del paziente critico nella pratica clinica. "Dalla letteratura internazionale - spiega Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore Cardiologia dell'ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari) - emerge che i pazienti cardiopatici critici, quali quelli con shock cardiogeno, se ricoverati in una Utic ad alto volume, affidati a cardiologi intensivisti, che lavorano in team con gli altri specialisti, hanno una migliore prognosi e la mortalità si riduce a livelli inferiori al 50%".
La riorganizzazione funzionale delle Utic è un obiettivo ritenuto imprescindibile dagli esperti per la cardiologia italiana, rappresenta il punto di partenza per ripensare e ridisegnare la cardiologia del Paese. La Conferenza nazionale del Club delle Utic punta a promuovere la discussione e l'approfondimento volto all'innovazione della medicina cardiovascolare nell'emergenza-urgenza. In linea con quanto sottolineato nel Position Paper Anmco sulle Terapie intensive cardiologiche, il Club Utic-Anmco "conferma il proprio impegno nel rafforzare la collaborazione in rete tra gli specialisti al fine di elevare e rendere più omogenea possibile la qualità delle cure dei pazienti critici sul territorio nazionale", prosegue Grimaldi. "A questo proposito l'Anmco, capofila di oltre 40 società scientifiche e su richiesta dell'Istituto superiore di sanità, ha appena concluso i lavori sulle Buone pratiche cliniche da adottarsi nei soggetti con sindrome coronarica acuta. Nel virtuoso rapporto con le istituzioni Anmco collabora fattivamente su diversi tavoli tecnici anche con il ministero e con Agenas".
L'Associazione, sottolinea Fabrizio Oliva, past president Anmco e direttore Cardiologia 1 dell'ospedale Niguarda di Milano, "suggerisce tre livelli di Utic con complessità differente in base alle caratteristiche dell'ospedale in cui sono inserite e collegate tra loro in una rete regionale delle Utic in modo da poter garantire tutte le complessità di cure di cui il paziente ha bisogno indipendentemente dall’ospedale di primo ricovero. Il modello proposto per la riorganizzazione è centrato sulla Rete delle Utic che prevede non solo lo spostamento dei pazienti in base al livello di criticità e alla necessità di supporti d'organo ma anche un continuo passaggio di informazioni e formazione tra i professionisti dell'area critica. La rete delle Utic dovrebbe prevedere sistemi di raccolta dati uniformati, mediante cartelle elettroniche o registri permanenti in grado di estrapolare/estrarre i dati necessari ai fini dell'autovalutazione e di ricerca clinica. E’ fondamentale una completa condivisione dei protocolli diagnostico terapeutici nell’ambito della rete affinché" queste Unità "lavorino come un unico heart team".
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