Michele Pascali - Foto ufficio stampa

(Adnkronos) - Due tecniche italiane - 'Temporal More' e 'Total Smas' - stanno cambiando gli standard del lifting profondo per ridurre gli effetti del tempo sulla zona del contorno occhi in modo efficace e naturale. Se ne è parlato alla terza edizione di The New Frontiers of Face Lifting, ospitata recentemente tra il Parco dei Principi Grand Hotel, la Plastic Surgery Clinic e l'Università Campus Bio-Medico, a Roma. L’evento ha visto la partecipazione di oltre 300 specialisti provenienti da 48 paesi. La domanda di interventi meno invasivi cresce e il punto più dolente resta la regione del contorno occhi, dove la maggior parte dei chirurghi fatica a ottenere risultati naturali e dove l'abuso di filler ha prodotto, negli ultimi anni, esiti poco naturali.  

Uno studio sull’applicazione di una tecnica chirurgica italiana chiamata ‘Temporal More’ su 212 pazienti consecutivi, pubblicato sulla rivista ‘Plastic and Reconstructive Surgery’ ha dimostrato che “la soddisfazione dei pazienti, misurata con il questionario internazionale Face-Q, è passata da un punteggio preoperatorio medio di 34,29 a un punteggio postoperatorio medio di 80,11”, spiega Michele Pascali, fondatore della Plastic Surgery Academy. “Cinque chirurghi indipendenti - nessuno dei quali era a conoscenza dello studio - hanno inoltre valutato i risultati, confermando un'alta correlazione statistica tra il giudizio medico e quello espresso dai pazienti stessi”. Il risultato dell'applicazione - informa una nota - copre un arco operatorio che va da maggio 2021 a settembre 2022, con un follow-up medio di 21 mesi e riguarda un campione di pazienti consecutivi, che non è stato selezionato ad arte: un dettaglio che fa la differenza quando si parla di rigore scientifico.  

Le due tecniche sotto esame, il 'Temporal More' e il 'Total Smas', appartengono alla famiglia del deep plane che lavora sui tessuti profondi del volto invece di limitarsi a tirare la sola pelle - chiarisce la nota - Si tratta di un approccio strutturale che gran parte della letteratura specialistica considera oggi giorno il gold standard della chirurgia dell’invecchiamento del volto. La specificità italiana sta nell'estensione del riposizionamento profondo al muscolo orbicolare, quello che circonda l'occhio. “È come rimettere il muscolo a posto dove stava originariamente quando i pazienti erano più giovani - precisa Pascali - Il muscolo orbicolare che circonda interamente gli occhi e si trova sotto la pelle delle palpebre gioca un ruolo cruciale nell’invecchiamento del terzo superiore del volto: trattare specificatamente questo muscolo rimettendolo nella giusta posizione e ristabilendo la sua originaria tensione consente di avere risultati naturali e duraturi: ciò che chiedono principalmente i pazienti candidati a questo tipo di procedure”. 

 

Particolare attenzione è stata riservata “all’esasperato utilizzo di tecniche iniettive con filler di vario genere che hanno portato spesso allo stravolgimento dei volumi del volto - illustra Pascale - Capita di vedere zigomi gonfiati e troppo pronunciati, mandibole con profili innaturali o labbra deformate da quantità esagerate di filler”. L’osservazione non è restata isolata: il trend dominante - si legge sulla nota - si sta spostando verso la ricerca di un risultato più naturale e che non venga percepito come frutto di un trattamento di medicina o tantomeno di chirurgia estetica.  

In questo contesto - rimarcano gli esperti - si inserisce la ricerca di tecniche chirurgiche che siano in grado di riportare indietro la lancetta dell’orologio in maniera efficace e naturale senza sovvertire i volumi e le forme originali del viso. “Questo - continua la nota - è possibile con un riposizionamento profondo (Deep Plane) dei tessuti del volto che comprende uno scollamento sotto il piano muscolare e un successivo ritenzionamento che assicuri un risultato stabile nel tempo. In questo modo si risponde a una delle domande più frequenti dei pazienti”.  

Nell'ultimo anno la Plastic Surgery Academy ha accolto 180 medici di diverse nazionalità in programmi di fellowship dedicati che durano da una settimana a 3 mesi con un confronto quotidiano circa le tecniche chirurgiche e la possibilità di seguire i pazienti sotto la supervisione del team della Plastic Surgery Clinic, dalla valutazione pre-operatoria, fino alle visite successive all’intervento. Questo - conlcude la nota - consente agli specialisti di arricchire il proprio background in modo tale da essere indipendenti nella gestione dei propri pazienti, aspetto che “rende questo tipo di formazione unico nel suo genere e richiesto a livello internazionale”.