
(Adnkronos) - “Il mercato dell’affitto sta cambiando: cresce la domanda, ma l’offerta resta ferma. Per rimetterla in moto bisogna rendere la locazione più attrattiva per i proprietari, intervenendo su tre leve: flessibilità dei contratti, fiscalità e sicurezza. Servono formule più adatte alle nuove esigenze abitative, incentivi per rimettere sul mercato gli immobili sfitti e, soprattutto, tempi certi per il rientro in possesso in caso di morosità. Solo così sarà possibile trasformare una domanda già forte in un mercato davvero accessibile e funzionante. È poi necessario incentivare la riqualificazione degli immobili oggi sfitti: molti proprietari non immettono sul mercato le proprie abitazioni perché non dispongono delle risorse per ristrutturarle. Prevedere meccanismi di incentivo mirati alla messa a reddito, come l’esenzione delle imposte sui canoni di locazione per un periodo definito e entro massimali prestabiliti, può rappresentare una leva concreta per riportare questi immobili sul mercato”. Così Silvia Spronelli, Ceo di SoloAffitti durante RentVolution, evento sulle locazioni che si è tenuto in Senato.

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Alghero e la capitale francese da sabato 18 aprile saranno sempre
più collegate. È atteso alle 20 infatti l'arrivo all'aeroporto di
Alghero del primo volo diretto proveniente da Parigi, operato da
Transavia. Il nuovo collegamento sarà attivo fino al 24 ottobre,
con una frequenza bisettimanale nei giorni di martedì e sabato.
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(Adnkronos) - Flavio Cobolli passa alla semifinale dell'Atp sulla terra rossa di Monaco. L'azzurro, n. 16 del ranking, ha superato il ceco Vit Kopriva, n. 77, in due set con il punteggio di 6-3 6-2 in meno di un'ora e mezzo di gioco.

(Adnkronos) - E' un'esperienza così comune da essere stata descritta nelle pagine di una moltitudine di romanzi e in migliaia e migliaia di scene cinematografiche ed è ormai riconosciuta da tutti come il 'segnale' che la protagonista aspetta un bambino. E' la nausea, il 'mal di gravidanza'. Nella sua forma più grave, questa condizione - che si chiama in gergo medico iperemesi gravidica - colpisce circa il 2% delle donne e causa nausea e vomito così intensi da rendere estremamente difficile persino mangiare. A lungo, spiegano gli esperti, questo disturbo è stato frainteso e spesso liquidato come qualcosa di origine psicologica, ma ormai sono sempre di più le prove raccolte dalla scienza che raccontano un'altra verità: la nausea in gravidanza è un problema che ha una solida base biologica e genetica. Questione di Dna, insomma. E un nuovo studio porta alla luce nuovi geni correlati.
Nel più ampio studio genetico mai realizzato su questo disturbo, gli autori, esperti della Keck School of Medicine della Usc e colleghi internazionali, hanno analizzato i dati di 10.974 donne affette dalla patologia - e di oltre 461mila donne esaminate come gruppo di controllo - di origine europea, asiatica, africana e latinoamericana. I risultati sono pubblicati su 'Nature Genetics' e offrono nuovi spunti di riflessione sulla malattia e una nuova speranza per le persone colpite.
"Siamo stati in grado di far emergere nuovi importanti dettagli precedentemente sconosciuti", evidenzia Marlena Fejzo, professoressa assistente di scienze della popolazione e della salute pubblica al Center for Genetic Epidemiology della Keck School of Medicine, che ha guidato sia questo studio che le precedenti ricerche che collegavano il gene Gdf15 all'iperemesi gravidica. "Il fatto che abbiamo studiato donne appartenenti a diversi gruppi etnici suggerisce che questi risultati potrebbero essere generalizzabili a una popolazione più ampia".
Capire l'origine di questa condizione è importante, sottolineano gli autori del lavoro, anche perché i rischi non sono da sottovalutare: l'ipermesi gravidica può portare a grave malnutrizione, mettendo a rischio sia la madre che il bambino. Il team di ricercatori dell'University of Southern California (Usc) che firma il nuovo studio aveva recentemente identificato il gene Gdf15, codificante per gli ormoni, come fattore chiave della nausea in gravidanza. Adesso però gli esperti hanno fatto un altro passo avanti individuando altri 9 geni collegati alla forma più grave, l'iperemesi gravidica. Sei di questi geni non erano mai stati precedentemente associati a questa patologia.
I ricercatori hanno identificato in tutto dunque 10 geni collegati all'iperemesi gravidica: 4 già noti e 6 nuovi. Il legame più forte, di gran lunga, è risultato essere con Gdf15, gene che produce un ormone omonimo, i cui livelli aumentano bruscamente durante la gravidanza. Precedenti ricerche di Fejzo e di un team internazionale avevano dimostrato che il legame risiede nella sensibilità a questo ormone: le donne esposte a livelli più bassi dell'ormone prima della gravidanza a causa di una mutazione genetica manifestano i sintomi più gravi, mentre quelle esposte a livelli più elevati prima della gravidanza presentano sintomi di nausea e vomito meno intensi. Gli altri geni identificati sono correlati a ormoni chiave della gravidanza, all'appetito e alla nausea, all'insulina e al metabolismo, al modo in cui il cervello apprende e si adatta, e a determinati esiti della gravidanza. "Ora che abbiamo più che raddoppiato il numero di geni associati all'iperemesi gravidica, possiamo approfondire la biologia alla base di questa condizione, nonché individuare nuove possibili vie terapeutiche", evidenzia Fejzo.
I ricercatori hanno condotto un'analisi che si chiama Genome-Wide Association Study (Gwas), scandagliando l'intero genoma alla ricerca di differenze tra le donne che hanno sviluppato iperemesi gravidica durante la gravidanza e quelle che non l'hanno sviluppata. I 4 geni precedentemente identificati erano Gdf15; Gfral, che produce il recettore per l'ormone Gdf15; e Igfbp7 e Pgr, entrambi coinvolti nello sviluppo della placenta. I 6 geni appena identificati offrono ulteriori indizi che potrebbero aiutare a spiegare le basi dell'iperemesi gravidica o indicare nuove modalità di trattamento. Si tratta di Fshb, Tcf7l2, Slitrk1, Syn3, Igsf11 e Cdh9. Il gene Tcf7l2 si distingue perché rappresenta uno dei più forti fattori di rischio genetico per il diabete di tipo 2 ed è anche associato al diabete gestazionale. Può influenzare il Glp-1 (famoso in quanto target dei nuovi farmaci antidiabete dimagranti), ormone intestinale che controlla la glicemia e può avere un impatto sull'appetito e sulla nausea. "Si tratta di un bersaglio completamente nuovo e non è ancora chiaro quale sia il suo ruolo durante la gravidanza", illustra Fejzo.
Molti degli altri geni identificati sono coinvolti nell'appetito e nella nausea, così come nella plasticità cerebrale, ovvero nel modo in cui il cervello apprende e si adatta alle nuove informazioni. Fejzo ipotizza che il cervello possa imparare ad associare determinati alimenti alla sensazione di malessere, portando a forti e durature avversioni durante la gravidanza. Sono necessarie ulteriori ricerche per approfondire questa possibilità. I ricercatori hanno inoltre scoperto che alcuni geni legati all'iperemesi gravidica erano associati ad altri esiti della gravidanza, tra cui una durata più breve e la preeclampsia, una grave complicanza. I risultati rivelano nuovi potenziali bersagli terapeutici e potrebbero anche contribuire ad adattare i farmaci esistenti alle pazienti in base al loro profilo genetico. Fejzo e il suo team hanno appena ricevuto l'approvazione per avviare una sperimentazione clinica sulla metformina, farmaco ampiamente utilizzato per il diabete che aumenta i livelli di Gdf15. Lo studio verificherà se l'assunzione di metformina prima della gravidanza possa desensibilizzare le donne all'ormone, riducendo potenzialmente nausea e vomito o prevenendo l'iperemesi gravidica nelle donne che ne hanno già sofferto.

(Adnkronos) - "Sicuramente Trump non è matto". Così Così il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ai microfoni di 'Mattino Cinque', dopo gli attacchi del presidente Usa alla premier Giorgia Meloni.
Trump "ha una sua chiara strategia che è l'interesse americano, che in questi ultimi mesi non coincide con quello italiano - ha sottolineato Salvini - A questo aggiungiamo che l'Europa sorda e assente mi impedisce di aiutare gli italiani in difficoltà. Occorre cambiare delle regole europee che in questo momento rischiano di massacrarci".
"L'Italia non c'era per noi, noi non ci saremo per loro", è l'ultimo, laconico, messaggio sul social Truth di Trump. Il presidente degli Stati Uniti è tornato ad attaccare il nostro Paese e Meloni dopo le critiche mosse negli ultimi giorni. Nel post ("Italy wasn’t there for us, we won’t be there for them!"), Trump propone un articolo del quotidiano britannico The Guardian relativo alla mancata concessione della base siciliana di Sigonella agli Usa: "L'Italia ha negato l'utilizzo di una base aerea in Sicilia ad aerei militari statunitensi che trasportavano armi destinate alla guerra in Iran, poiché gli Stati Uniti non hanno seguito la procedura di autorizzazione richiesta", si legge nell'incipit dell'articolo del 31 marzo.
Il presidente degli Stati Uniti ha mosso le prime critiche alla premier italiana in un'intervista al Corriere della Sera il 14 aprile. "Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo", ha detto Trump facendo riferimento alla mancata partecipazione dell'Italia - al pari degli altri membri Nato - alle operazioni americane nello Stretto di Hormuz. E il giorno dopo: "Non abbiamo più lo stesso rapporto", ha affermato il presidente americano a Fox News.

(Adnkronos) - “La disciplina dei contratti di locazione ad uso transitorio, prevista dalla Legge 431/98, non è più pienamente adeguata alle esigenze attuali. In un mercato caratterizzato da maggiore mobilità lavorativa e da una crescente domanda di soluzioni abitative flessibili, è necessario introdurre più semplicità e flessibilità, garantendo al tempo stesso certezza normativa e tutele per le parti. Serve avviare un confronto con il legislatore per aggiornare lo strumento e renderlo davvero funzionale al mercato di oggi”, così Francesco La Commare, Vicepresidente Nazionale vicario FIAIP, durante RentVolution, evento di SoloAffitti, sulle locazioni che si è tenuto in Senato.
In attesa dei dati ufficiali del 2025, le ultime stime elaborate
dal Centro Studi di Cna, basate su informazioni fornite
dall'assessorato al Turismo regionale, indicano che nell'anno
appena trascorso il numero di presenze totali nelle strutture
ufficiali della Sardegna ha sfiorato i 19 milioni. Partendo dai
dati disponibili al momento (marzo 2026), la previsione a sei mesi
suggerisce una tenuta o una leggera crescita degli arrivi nella
prima metà dell'anno (+0,1% sui livelli record del periodo
gennaio-giugno 2025). Questo esercizio, tuttavia, assume la
stabilità delle condizioni attuali e non incorpora shock
geopolitici su larga scala.
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(Adnkronos) - In Italia l’emergenza abitativa non nasce da una carenza di immobili, ma da un’offerta che fatica ad attivarsi. È quanto emerge dall’analisi della rete SoloAffitti, presentata a RentVolution, l’iniziativa istituzionale dedicata all’evoluzione del mercato delle locazioni, nella Sala Koch di Palazzo Madama. All’incontro hanno partecipato, il promotore dell’iniziativa, il senatore Massimo Garavaglia e il senatore Andrea De Priamo insieme a Silvia Spronelli (SoloAffitti), Giorgio Spaziani Testa (Confedilizia), Francesco La Commare (Fiaip) e Gian Battista Baccarini (Confassociazioni Real Estate) con Pasquale Ciacciarelli, Assessore alle Politiche abitative della Regione Lazio.
Nel corso dell’evento, SoloAffitti ha presentato i nuovi dati sul mercato e una serie di proposte di intervento nell’ambito del disegno di legge sugli affitti promosso dal senatore Garavaglia, con l’obiettivo di rimettere in circolo gli immobili oggi inutilizzati. L’analisi evidenzia un mercato in cui, a fronte di circa 4,3 milioni di abitazioni locate, gli immobili effettivamente sfitti sono circa 8 milioni, mentre gli affitti brevi si fermano tra le 500mila e le 600mila unità, secondo le elaborazioni di SoloAffitti. Il dato restituisce un paradosso evidente: il patrimonio abitativo esiste, ma una parte consistente resta fuori dal mercato, con un rapporto di circa 1 abitazione locata su 3.
A frenare l’offerta è innanzitutto un problema di fiducia. Secondo il Rapporto, l’86% dei proprietari indica il mancato pagamento del canone tra le principali preoccupazioni e il 62% teme il ricorso a una procedura di sfratto. Due elementi strettamente legati: da un lato l’inadempimento, dall’altro la difficoltà a rientrare in possesso dell’immobile in tempi certi. Anche quando i dati ufficiali parlano di circa 40 mila provvedimenti annui (40.158 nel 2024), il fenomeno reale è più ampio. Molte situazioni si chiudono prima della sentenza, ma producono comunque perdite economiche. Come evidenzia anche il Ddl Buonguerrieri, il numero degli sfratti rappresenta quindi solo la punta dell’iceberg di un problema più diffuso, fatto di ritardi nei pagamenti, accordi parziali e rilascio degli immobili senza saldo del dovuto. Nel tempo si è consolidata una vera e propria “memoria lunga dello sfratto”: oltre 1,1 milioni di provvedimenti dal 2004 e una stima che arriva a circa 2 milioni dal 1978. Un fenomeno diffuso che ha contribuito a radicare una percezione di rischio elevata e duratura, incidendo direttamente sulle scelte dei proprietari. È in questo contesto che una parte crescente dello stock immobiliare resta fuori dal mercato: non per mancanza di domanda, ma per un equilibrio che, oggi, non garantisce sufficiente sicurezza a chi affitta.
È proprio a partire da questo quadro che si inseriscono le proposte avanzate da SoloAffitti nell’ambito del disegno di legge sugli affitti promosso dal senatore Massimo Garavaglia, con l’obiettivo di intervenire sulle principali criticità del mercato. Secondo SoloAffitti, il ddl rappresenta un passo nella direzione giusta perché introduce elementi di maggiore flessibilità, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di incidere sul nodo centrale: la fiducia dei proprietari. Da un lato, la revisione delle durate contrattuali – con formule più brevi e flessibili – può contribuire ad avvicinare la normativa alla realtà delle locazioni, oggi caratterizzate da una permanenza media di poco superiore ai due anni. Dall’altro, il rafforzamento dei riferimenti ai valori di mercato può migliorare la trasparenza dei canoni, ma non è sufficiente da solo a riequilibrare il sistema.
Il punto decisivo resta quello delle tutele. Senza strumenti più efficaci di garanzia della rendita e senza una riduzione dei tempi e delle incertezze legate alle procedure di sfratto, difficilmente sarà possibile riportare sul mercato una quota significativa degli immobili oggi inutilizzati. È su questo equilibrio – tra flessibilità e sicurezza – che si gioca la reale capacità della riforma di incidere sull’emergenza abitativa. Il clima di incertezza spinge i proprietari a comportamenti difensivi. La selezione dell’inquilino è ormai generalizzata: la verifica della capacità reddituale è diventata quasi obbligatoria, spesso anticipata dagli stessi inquilini. Sul fronte delle garanzie, l’80% si affida al solo deposito cauzionale, che copre 2-3 mensilità ed è spesso inadeguato rispetto ai rischi. Quando emergono criticità, le soluzioni restano parziali: accordi, rilascio con perdite o tempi lunghi in sede giudiziale.
In questo contesto cresce la scelta di non affittare: molti proprietari preferiscono lasciare l’immobile vuoto o destinarlo ad altro uso. Non è una logica di rendimento, ma di riduzione del rischio. La composizione della proprietà immobiliare italiana è un elemento decisivo per comprendere il fenomeno. La maggioranza dei locatori è costituita da piccoli proprietari, spesso titolari di uno o due immobili. Solo il 29% ha un approccio pienamente economico all’investimento, mentre il 36% ha acquisito gli immobili per eredità e il 28% mantiene un legame affettivo con la casa. Questo dato cambia la lettura del mercato: la scelta di affittare o meno dipende soprattutto dal livello di sicurezza percepito, più che dal rendimento. Non sorprende quindi che molti proprietari preferiscano rinunciare alla locazione.
Nel dibattito pubblico, gli affitti brevi vengono spesso indicati come una delle principali cause della tensione abitativa. L’analisi dei dati suggerisce però una lettura più articolata. Il numero di immobili destinati alla locazione turistica resta nettamente inferiore rispetto a quelli residenziali e non rappresenta sempre un’alternativa diretta. In molti casi, infatti, il proprietario che sceglie il breve non avrebbe comunque optato per la locazione tradizionale, ma avrebbe mantenuto l’immobile in disponibilità o lo avrebbe destinato ad altre finalità. Anche nei contesti di grandi eventi – come il Giubileo a Roma o le Olimpiadi a Milano – si osserva un aumento dell’offerta turistica (+15% a Roma nel 2025, circa +10% a Milano in occasione delle Olimpiadi), ma senza un impatto strutturale sugli equilibri complessivi del mercato. In un sistema caratterizzato da un’offerta rigidamente limitata, anche variazioni numericamente contenute possono incidere sui prezzi, ma non sono sufficienti a spiegare da sole l’emergenza abitativa. Il nodo resta quindi interno al mercato residenziale e alla sua capacità di attivare l’offerta esistente.
Cambia la natura della domanda: secondo i dati della rete SoloAffitti, 3 inquilini su 4 scelgono l’affitto consapevolmente, mentre il 27% avrebbe preferito acquistare. Non è più una soluzione transitoria, ma una risposta a stili di vita più mobili. La flessibilità è il principale fattore attrattivo. La durata effettiva delle locazioni è di circa 28 mesi, ben al di sotto delle durate contrattuali formali. A incidere è anche il contesto economico: oltre la metà degli inquilini ha aumentato il budget per l’affitto di oltre il 10%. Eppure, la domanda non si riduce e, in presenza di un’offerta limitata, tende a prolungare la permanenza negli immobili, riducendo ulteriormente la disponibilità.
La domanda di locazione si articola su esigenze diverse: il 43,6% degli inquilini prende casa in affitto come abitazione principale, il 32,6% per motivi di lavoro, il 18,7% per motivi di studio e il restante 4,75% per altre ragioni. Sul piano della composizione, il 25% degli inquilini è single, il 38,5% è rappresentato da coppie senza figli, il 24,6% da coppie con figli, mentre l’11,8% riguarda situazioni di condivisione tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare. Si registra inoltre un progressivo aumento dell’età media degli inquilini, passata dai 35 anni del 2024 ai 37 del 2025. In calo la quota degli under 25 (dal 21,7% al 17,1%) e, seppur lievemente, quella tra i 25 e i 35 anni (dal 34,3% al 33,9%). Crescono invece gli inquilini tra i 35 e i 50 anni (dal 29,6% al 33,1%) e quelli sopra i 50 anni (dal 14,4% al 15,8%), a conferma di una domanda sempre più adulta e strutturata.
Il risultato è un mercato con un’offerta rigida a fronte di una domanda molto dinamica. I tempi di locazione si sono più che dimezzati rispetto agli anni precedenti (attestandosi oggi intorno a 1,8 mesi medi), segnalando una forte pressione della domanda. Sul fronte dei canoni, il quadro è più articolato di una semplice crescita generalizzata. Nel 2025 la media nelle città si attesta intorno ai 698 euro mensili (+4% rispetto al 2024), ma il dato medio nasconde andamenti molto differenziati tra i territori. Accanto a città in cui i canoni continuano a salire in modo significativo – come Genova e Trieste (+11%), Ancona e Palermo (+7%), Bari (+5%) – emergono segnali di assestamento e, in alcuni casi, di correzione (con valori medi come Milano 1.152 euro, Bologna 879, Napoli 906 e Torino 583).
Il caso più evidente è quello di Milano, dove si registra una flessione del 10%: un dato che non segnala tanto un’inversione strutturale, quanto una fase di riequilibrio dopo anni di crescita sostenuta e di forte pressione della domanda. Roma, invece, si mantiene su livelli elevati ma più stabili, con circa 1.019 euro medi mensili (+2%). Le variazioni dipendono anche dalle caratteristiche degli immobili: la presenza di un garage comporta una maggiorazione media dell’11% (circa +80 euro), un posto auto del 7% (circa +50 euro), mentre un immobile non arredato registra una riduzione del 9% (circa -66 euro) e uno parzialmente arredato del 5% (circa -34 euro). Nel complesso, più che una crescita lineare dei canoni, si osserva oggi un mercato ancora sotto tensione ma in fase di progressivo riassestamento, con dinamiche locali sempre più marcate.

(Adnkronos) - In oltre 75 anni di storia, Smeg ha fondato un linguaggio distintivo per gli elettrodomestici rendendoli protagonisti dell’ambiente in cui sono inseriti ed elevandoli da mero apparecchio funzionale ad oggetto di design.
Un’autentica expertise che ha saputo evolvere con stili e tendenze dell’interior sino a diventare signature del brand. E' in questo percorso che si inserisce Musa, la più recente collezione che arricchisce il catalogo Smeg con un’estetica raffinata e sofisticata, pensata per rispondere alle nuove esigenze dell’arredo contemporaneo. La cucina è un osservatorio privilegiato dell’evoluzione della casa: luogo di relazione, cura e trasformazione, in cui materiali, forme e luce contribuiscono a definire atmosfere e significati. Negli interni cresce l’attenzione verso volumi morbidi, stondature misurate, proporzioni equilibrate e un uso espressivo dell’illuminazione. (VIDEO)
Da questa visione nasce Musa, una collezione sviluppata da Smeg in collaborazione con BorromeodeSilva, che unisce rigore progettuale ed equilibrio visivo, linee essenziali e dettagli sinuosi, un’estetica che cambia percezione con la distanza e con l’incidenza della luce, restituendo profondità e dinamismo agli elementi della cucina.
“Musa rappresenta il frutto della nostra expertise nel design e nelle estetiche di prodotto. E' un’espressione dei valori che guidano Smeg da oltre 75 anni: ricerca della qualità, attenzione al dettaglio e capacità di coniugare innovazione e stile. Con questa collezione non presentiamo solo nuovi elettrodomestici, ma un linguaggio visivo coerente, capace di dialogare con gli spazi e con chi vive la casa, confermando l’identità e la visione estetica che contraddistinguono il marchio”, commenta Vittorio Bertazzoni, presidente di Smeg.
Il linguaggio visivo di Musa nasce dall’incontro tra geometria e curvature, interpretate attraverso un’alternanza calibrata tra superfici lucide e opache che diventa elemento identitario per generare profondità, movimento e texture. Una palette monocromatica, intensa e grafica, conferisce ai prodotti un’aura sofisticata, valorizzata da giochi di riflessi che cambiano a seconda dell’ambiente. “Abbiamo fondato il progetto - spiega lo studio BorromeodeSilva - su linee essenziali che valorizzano gli elementi d’uso e su proporzioni attentamente studiate . La relazione tra luce e superfici in vetro è stata indagata per esaltarne le qualità attraverso un gioco tra pieni e vuoti. Il risultato è un’estetica rigorosa ma seducente, caratterizzata da un’espressività formale coerente con la cultura e l’identità di Smeg”.
La collezione Musa si articola in diversi prodotti per offrire ampia libertà compositiva e rispondere alle esigenze di interior designer e utenti finali. I forni sono disponibili in due finiture – un nero opaco e un silver entrambi impreziositi dal contrasto con dettagli lucidi – due formati (60 e 45 cm) e molteplici varianti. Dal punto di vista tecnologico, la proposta si sviluppa lungo un percorso crescente di funzionalità: dai modelli essenziali, pensati per un utilizzo immediato e intuitivo, alle versioni dotate di display base e sistema pizza con pietra refrattaria dedicata, fino ai modelli più avanzati, che integrano funzioni evolute come la cottura a vapore o l’impiego delle microonde in combinazione con le modalità tradizionali.
In perfetta continuità estetica con i forni, i piani a induzione Musa riprendono gli elementi distintivi della collezione e si caratterizzano per un design grafico ottenuto dal dialogo tra lucido e opaco. La gamma comprende modelli di display Digi Touch e tecnologia Bridge, disponibili in diverse configurazioni di potenza e numero di zone, e soluzioni più evolute con display Compact Slider Plus e tecnologia Multizone. In occasione di Eurocucina saranno presentate anche la cappa a muro, i cassetti a parete e la macchina del caffè da incasso. Questa articolazione permette alla collezione di inserirsi con versatilità in contesti diversi, adattandosi con naturalezza sia a composizioni coordinate sia all’utilizzo come elemento singolo. Musa amplia e arricchisce così il catalogo Smeg fatto di collezioni iconiche come Classica, disegnata dall’architetto Guido Canali e che da più di 40 anni contraddistingue la proposta dell’azienda. La nuova estetica è però perfettamente coordinabile con altri prodotti Smeg, confermando la capacità del marchio di offrire soluzioni complete e sinergiche tra loro.

(Adnkronos) - Discalculia non vuol dire 'non saper fare i conti'. E' un disturbo più complesso, inserito nei Dsa (disturbi specifici dell'apprendimento), che coinvolge l'acquisizione e lo sviluppo delle abilità numeriche e di calcolo. E non è raro: "Secondo i dati epidemiologici disponibili, la prevalenza della discalculia evolutiva è compresa tra il 3% e il 6% della popolazione generale. Applicando questa percentuale ai circa 9 milioni di bambini e ragazzi in età evolutiva presenti nel nostro Paese, il dato assume un peso concreto, raggiungendo circa mezzo milione di minori", calcolano gli esperti della Federazione logopedisti italiani (Fli) alla vigilia del terzo convegno nazionale 'Quando i conti non tornano - Certezze e criticità nella diagnosi e nel trattamento della discalculia evolutiva', promosso dalla Fli e in calendario domani 18 aprile a Roma, in presenza e in diretta streaming. L'iniziativa, con crediti Ecm, si propone come "momento di confronto tra logopedisti e discipline mediche, secondo un approccio multidisciplinare fondamentale" che vede la Fli in prima linea lungo tutto il percorso di aiuto a chi convive con quello che va considerato "un disturbo nel neurosviluppo".
La discalculia, spiega la federazione, "frequentemente si manifesta in comorbidità con uno o più altri disturbi dell'apprendimento, elemento che suggerisce la necessità di un approccio diagnostico capace di considerare sia i fattori dominio-specifici sia le variabili più ampie del neurosviluppo". Una strategia in cui "i logopedisti svolgono un ruolo centrale sia nella diagnosi sia nella riabilitazione, che si articola in interventi mirati: dal potenziamento del senso del numero e del conteggio, agli esercizi graduati di lettura e scrittura dei numeri, fino all'acquisizione di strategie per il calcolo mentale e l'uso consapevole degli strumenti compensativi".
"Quando parliamo di discalculia evolutiva non ci riferiamo a una semplice difficoltà nei calcoli, ma a un disturbo che riguarda l'acquisizione e lo sviluppo delle abilità numeriche - afferma Tiziana Rossetto, presidente della Fli - E' fondamentale quindi considerare sia le componenti specifiche del sistema dei numeri sia le variabili più generali del neurosviluppo, soprattutto nei casi di comorbidità con altri disturbi dell'apprendimento".
Il confronto scientifico - approfondisce la Fli - si concentra oggi sui fondamenti teorici del disturbo, anche alla luce delle più recenti linee guida per la diagnosi e il trattamento dei Dsa. Il dibattito resta aperto tra l'ipotesi di un deficit del senso del numero e quella di carenze nei processi cognitivi generali che sostengono l'apprendimento matematico. "Il dibattito tra deficit del senso del numero e difficoltà nei processi cognitivi generali non è un aspetto teorico secondario - osserva Manuela Pieretti, docente a contratto di Logopedia all'università Tor Vergata di Roma - Ha infatti ricadute dirette sulla diagnosi e sulla scelta degli strumenti: significa valutare un'ampia gamma di competenze per garantire un inquadramento affidabile e coerente con le più recenti raccomandazioni cliniche".
La letteratura evidenzia come la variabilità nei criteri utilizzati per identificare la discalculia renda spesso difficile il confronto tra i diversi studi, rimarcano i logopedisti. "Questa eterogeneità - chiarisce Pieretti - incide sulla definizione delle abilità maggiormente significative, delle fragilità più rilevanti e delle prove più attendibili per la valutazione. Le attuali raccomandazioni suggeriscono pertanto di basare la diagnosi sulla valutazione di un'ampia gamma di competenze e di integrare l'esame delle abilità matematiche con una valutazione intellettiva multi-componenziale, per comprendere come le risorse cognitive generali influenzino le cadute specifiche negli apprendimenti matematici".
Particolarmente complesso - segnala la Fli - è il riconoscimento della discalculia in adolescenza, quando l'esiguità degli strumenti diagnostici disponibili può rendere difficile mettere in luce le difficoltà originarie, spesso sovrapposte a scarso profitto, lacune persistenti e atteggiamenti di sfiducia maturati nel tempo. "In adolescenza la valutazione richiede un'attenzione ancora maggiore - conferma Enrica Mariani, docente a contratto di Logopedia all'università Tor Vergata di Roma - Le difficoltà di apprendimento possono essere contaminate da anni di scarso rendimento e da vissuti di sfiducia. E' necessario distinguere tra le fragilità originarie e le conseguenze secondarie, per evitare interpretazioni riduttive".
Ma come si 'cura' la discalculia? "Negli ultimi anni la riabilitazione della discalculia evolutiva si è evoluta significativamente - descrive Mariani - passando da un ambito poco approfondito a una fase ricca di prospettive cliniche e ricerche mirate. L'obiettivo principale dell'intervento è individuare le componenti del sistema dei numeri e del calcolo non apprese e intervenire in modo specifico su di esse".
Sono 3 i concetti-chiave che oggi orientano l'intervento: analisi dell'errore, approccio multi-componenziale e personalizzazione. "Il trattamento - conclude Rossetto - deve partire dall'analisi dell’errore e dalla comprensione delle componenti del sistema numerico non adeguatamente apprese. Un approccio multi-componenziale e personalizzato consente di intervenire in modo mirato, costruendo percorsi coerenti con il profilo della singola persona e con le indicazioni delle linee guida più recenti".

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(Adnkronos) - “Guardando sotto il profilo del sistema energetico e di come i data center rappresentino un’opportunità per lo sviluppo del sistema industriale italiano, è importante immaginare questa risorsa come generatore capace di sostenere l’incremento delle altre risorse, quali ad esempio quelle rinnovabili, stabilizzando il consumo in alcune zone del paese; questa industria sta facendo passi importanti nella direzione della crescita, è bene metterla nella condizione di poter effettivamente partecipare con un ruolo attivo”.
Sono le parole di Orazio Privitera, Ceo Key to Energy, partecipando a Milano alla presentazione dello studio ‘Bit e Watt: un’alleanza strategica per accelerare la transizione energetica e digitale’, promosso da Engie Italia in collaborazione proprio con Key to Energy.
“In che modo è possibile tutto ciò? - aggiunge ancora Privitera - Muovendosi lungo gli anelli della catena industriale del settore stesso. Sono risorse che sicuramente hanno bisogno di energia, di altre facility, ma proprio guardando alla parte energetica il tema della connessione è molto importante”.
Poi conclude: “Ho letto dai media che c'è tanta preoccupazione intorno al discorso della saturazione della rete a causa della concentrazione di alcune iniziative: ecco, come tutte le risorse ormai che partecipano al mercato energetico, un mercato a livello europeo ma anche a livello italiano molto evoluto, dove le risorse non possono essere viste come singolo elemento ma in maniera integrata, anche per i data center sarà importante guardare alle opportunità di insediarsi in alcune zone del paese dove effettivamente l'impatto può essere addirittura positivo”.

(Adnkronos) - “L’idea di questa giornata di approfondimento - ha spiegato Massolo - è nata dal fatto che non è ignorabile una realtà come l’India per popolazione, per estensione, per avanzamento tecnologico, per ruolo strategico e per questa dottrina dell’allineamento variabile che il suo governo propugna. Il Centro studi americani, che chiaramente ha come asse di interesse quello di inseguire gli sviluppi della realtà internazionale, con particolare riguardo agli Stati Uniti, non poteva non occuparsi di questo importante attore della scena internazionale. Anche gli americani evidentemente puntano sull’India nell’ambito di un equilibrio globale che vede invece Cina e Stati Uniti come i maggiori rivali strategici di quest’epoca”.
Massolo ha poi commentato i possibili effetti dell’accordo commerciale di libero scambio firmato da Unione Europea e India, dopo circa 20 anni di trattative. “Naturalmente il mercato indiano è un mercato grande - ha sottolineato Massolo - che noi speriamo sia accogliente anche per i prodotti europei e viceversa. Quando si parla di rapporti fra grandi aree economiche integrate bisogna sfruttare le opportunità ma anche guardarsi dalle insidie. Del resto la via di accordi come questi è una via obbligata anche per l’Europa che deve cercare mercati di sbocco in un momento in cui qualche mercato tradizionale, a cominciare da quello americano, invece si chiude”.

(Adnkronos) - “Abbiamo atteso questo accordo di libero scambio tra Unione Europea e India dal 2008, è stato negoziato a lungo ed è sicuramente un accordo di estrema importanza per l’Europa e per l’Italia. Aldilà degli scambi commerciali, della riduzione delle tariffe, del tempo che ci vorrà per applicarlo e delle linee rosse che sono state messe a protezione dei rispettivi settori strategici, il vero sviluppo sarà quello di poter avere partenariati sugli investimenti di natura strategica, sui settori tech, che sono quelli di cui oggi l’India ha bisogno. Insieme ad altri paesi europei possiamo essere fornitori, quindi esistono grandissime prospettive, non immediate, ma sicuramente molto importanti per noi”. Lo ha dichiarato Lorenzo Angeloni, già ambasciatore d’Italia in India, a margine dell’evento “India potenza emergente: crescita, opportunità e impatti globali” organizzato dal Centro studi americani di Roma.
Angeloni ha poi commentato la politica di autonomia strategica dell’India: “È uno dei pilastri su cui questo paese basa le sue ambizioni di grande potenza. Secondo il punto di vista indiano, in un mondo in cambiamento e verso un approccio multipolare, la politica estera dell’India dipende sostanzialmente dall’India. Non ci sono alleanze preconfezionate ma eventualmente rapporti su basi concrete, su questioni non ideologiche. Una politica quindi che deve sapersi destreggiare, date queste premesse, e devo dire che il governo indiano appare in grado con Modi di saperlo fare. Si è registrato un grande incremento di accordi e di relazioni in questi anni, anche con grandi difficoltà nei confronti degli Stati Stati Uniti e della Cina che però vanno gestite accuratamente cercando di evitare che diventino dei conflitti. L’India riesce attraverso questo insieme di leve a gestire un rapporto di politica estera con tutto il mondo”.

(Adnkronos) - “Lo studio realizzato da Engie con la collaborazione di Key to Energy ha evidenziato una prospettiva di grande crescita dei data center in Italia nei prossimi anni, una crescita anche più alta rispetto a quella prevista in Europa. Governarla significa avere a che fare anche con la tematica energia. Noi pensiamo che questa possa essere un'opportunità di competitività e di abilitazione della transizione energetica”. Lo ha detto Monica Iacono, Ceo Engie Italia, commentando i risultati dello studio ‘Bit e Watt: un’alleanza strategica per accelerare la transizione energetica e digitale’, promosso dall’operatore energetico in collaborazione con Key to Energy e presentato a Milano.
Poi prosegue: “Accesso alla rete, approvvigionamenti da rinnovabili stabili e tempi di autorizzazione, autorizzativi certi, sono tutti fattori imprescindibili e abilitanti per cogliere questa opportunità. Engie si propone come operatore integrato su tutta la filiera energetica, quindi in grado di gestire questi progetti complessi dalla tematica energetica alla tematica anche operativa” afferma.
Soffermandosi poi sull’incontro a Milano, osserva: “La sintesi di questa giornata credo sia ben chiara, la trasformazione digitale ed energetica del Paese non è la sfida di un singolo settore, ma richiede il contributo coordinato di tutti gli attori coinvolti. Il digitale sta cambiando radicalmente il modo in cui lavoriamo, impariamo, ci muoviamo, siamo alle prese con una rivoluzione e dietro questa rivoluzione ci sono infrastrutture fisiche che stanno diventando a tutti gli effetti dei pilastri più sensibili del processo di modernizzazione del paese ovvero i data center”.
Infine: “Vogliamo creare un ambiente che abiliti l'interlocuzione tra tutti gli stakeholder, in grado di facilitare il confronto costruendo soluzioni condivise e contribuendo a governare una delle trasformazioni con impatto diretto sulla competitività e sulla sostenibilità del Paese; con questo spirito abbiamo promosso un momento di confronto e con lo stesso spirito intendiamo proseguire il lavoro, facendo dialogare energia e digitale per costruire insieme, un modello di sviluppo solido, sicuro e orientato al futuro”, conclude

(Adnkronos) - “I data center sono un abilitatore fondamentale per il salto industriale del Paese: rappresentano oggi quello che in passato sono state ferrovie e autostrade per lo sviluppo economico”. Sono le parole di Giovanni Savini, dirigente del ministero delle Imprese e del Made in Italy, intervenuto a Milano alla presentazione dello studio ‘Bit e Watt: un’alleanza strategica per accelerare la transizione energetica e digitale’, promosso da Engie Italia in collaborazione con Key to Energy.
Savini ha sottolineato come il settore stia registrando “un segnale di grande attenzione verso l’Italia, sia da parte di operatori nazionali sia internazionali”, evidenziato dall’elevato numero di richieste di connessione per nuovi progetti.
Dal lato istituzionale, ha spiegato, “l’obiettivo è creare le condizioni affinché questi investimenti restino in Italia e arrivino a compimento”.
Tra le misure adottate, Savini ha ricordato le procedure semplificate per i progetti strategici e il lavoro di coordinamento tra amministrazioni: “Abbiamo messo attorno ad un tavolo tutti i soggetti coinvolti, dal ministero dell’Ambiente a Terna, per risolvere criticità concrete e favorire lo sviluppo dei progetti” ha concluso Savini.

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