
"Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato". Così sui social Matteo Salvini commenta l'addio di Roberto Vannacci alla Lega[1]. Il partito, spiega il vicepremier e leader del Carroccio, "aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti".
"Io l'ho votato e fatto votare, ha tradito voto e fiducia dei cittadini"
"Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti. Gli abbiamo offerto l'opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee, io come tanti altri leghisti l'ho votato e fatto votare, lo abbiamo proposto come vicepresidente del gruppo dei Patrioti in Europa, lo abbiamo nominato vicesegretario del nostro partito. Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. Da parte mia e di tanti, sempre massima disponibilità".
"Siamo abituati a pensare - prosegue il leader leghista - che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini".
"Il destino del partito dipende dal popolo non dai generali"
"Dispiace umanamente - sottolinea Salvini nel lungo post - prima ancora che politicamente, ma andiamo avanti tranquilli per la nostra strada. Se è vero che nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile, la Lega ci ha insegnato in questi anni, spesso sola contro tutti, che gli uomini passano, le idee restano. La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali. Liberi e forti. Senza paura".

Aggiornamento di Lindsey Vonn sulle sue condizioni fisiche in vista dei Giochi di Milano Cortina: l'atleta ha il crociato rotto ma crede comunque che riuscirà a gareggiare domenica. "Venerdì scorso a Crans Montana, durante l'ultima gara di Coppa del Mondo, mi sono rotta completamente il legamento crociato anteriore. Ho anche un trauma osseo, un infortunio comune in caso di rottura del legamento crociato anteriore, oltre a un danno al menisco. Non sappiamo se fosse preesistente o dovuto all'incidente. Ho consultato dei medici, sono andata in palestra e oggi sono anche andata a sciare. Il mio ginocchio non è gonfio e, con l'aiuto di una ginocchiera, sono fiduciosa di poter gareggiare domenica", ha spiegato nel corso di una conferenza stampa a Cortina.
"Ovviamente, non è quello che speravo - sottolinea la 41enne statunitense -. Ho lavorato duramente per arrivare a questi Giochi in una posizione molto diversa. So quali erano le mie possibilità prima dell'incidente e so che non sono le stesse di oggi, ma so che c'è ancora una possibilità e finché ci sarà una possibilità, ci proverò. Mi affido a tutti i membri della mia squadra, ai miei fisioterapisti, ai miei dottori, ai miei allenatori, al mio preparatore atletico, tutti lavorano al massimo per farmi arrivare a un punto in cui mi senta sicura. Sono pronta a continuare a dare il massimo e, naturalmente, quello che ho fatto oggi non è stato un grande test, vedremo le prove. Mi sento molto meglio ora rispetto agli ultimi Campionati del mondo del 2019 e lì ho comunque vinto una medaglia".
"Purtroppo, nella mia carriera ho dovuto affrontare molte sfide. Ho sempre spinto oltre i miei limiti e la discesa libera è uno sport molto pericoloso, e tutto può succedere. La vita non è perfetta ma per quante volte sono caduta mi sono sempre rialzata. Mi sono già trovato in questa posizione. So come gestirla. Quindi, tutto sommato, anche se non vorrei trovarmi in questa situazione, so come comportarmi", conclude Vonn.

Nel post in cui certifica la nascita del suo nuovo partito, di Futuro nazionale, Roberto Vannacci sceglie alcune parole per definire il suo progetto. Tra queste "Identità'. "Quell'identità che ci rende unici, esclusivi: italiani -scrive- . L'Italia è la nostra Patria: ben delimitata da confini che devono essere protetti e difesi, abitata da un popolo che si riconosce negli stessi ideali e valori, governata da una classe politica eletta per fare gli interessi del popolo italiano. Viene prima l'Italia, poi lo Stato e le Istituzioni, che devono esserne al servizio, e infine, fintanto che gli interessi di questi due soggetti sono salvaguardati, il Diritto".
"L'Italia è il Paese più bello e più rilevante della storia mondiale: qui è nato I'Impero Romano; qui i popoli del Mediterraneo sono stati uniti; qui la religione di Cristo ha posto il proprio centro - "onde Cristo è romano", come scrive Dante; qui affondano le radici decisive della cultura medievale e rinascimentale; qui sono nate le più grandi menti del progresso, dell'esplorazione, della poesia e della bellezza. In Italia la grandezza non è ambizione o aspirazione, ma vocazione e inclinazione naturale. Può esserlo ancora. Deve esserlo ancora", conclude.
Iniziative dal 12 al Policlinico Sassarese e a Villa Elena nel
capoluogo... 
Mente visionaria dietro Tool e A Perfect Circle, Maynard James Keenan continua a muoversi lungo traiettorie parallele senza mai ripetersi. Con i Puscifer, il suo progetto più libero e sperimentale, torna oggi a interrogare il presente con 'Normal Isn’t', il nuovo disco in uscita il 6 febbraio prossimo, a cinque anni di distanza dall’ultimo lavoro 'Existential reckoning', che nasce dall’osservazione della realtà che ci circonda e di un mondo in accelerazione. Un lavoro che arriva mentre l’artista si prepara a tornare in Italia a giugno, con una data al Ferrara Summer Festival del suo progetto A Perfect Circle. Undici i brani che compongono ‘Normal Isn’t’, un disco che fonde l’elettronica oscura e l’umorismo tagliente tipici dei Puscifer con un processo creativo più spontaneo. Il disco incanala infatti le influenze post-punk che hanno segnato le prime esperienze musicali dei membri, spingendosi al tempo stesso verso territori più oscuri e maggiormente guidati dalla chitarra, in un luogo in cui, per sia stessa ammissione “il goth incontra il punk”.
Per Keenan, questo lavoro rappresenta anche un nuovo approccio alla scrittura: per la prima volta ha costruito autonomamente le idee dei brani attraverso un sistema di registrazione digitale, prima di condividerle con gli altri due membri della band, Mat Mitchell e Carina Round. Ma nell’album c’è soprattutto una riflessione sul tempo che stiamo vivendo, sulle tensioni globali e sulla trasformazione dei rapporti umani. Un tema che Keenan affronta senza filtri in un'intervista all’AdnKronos.
Iniziamo dal titolo di questo album, 'Normal Isn’'t. È già un’affermazione forte. Nasce da una riflessione personale e interiore oppure è soprattutto uno sguardo critico sulla realtà in cui viviamo oggi?
"Beh, sai, ho 61 anni e quando avevo 15 anni non esistevano i social media. Guardo mia figlia, che ora ha 11 anni, e sono impressionato da quanto ne è assorbita. Quando aveva 10 o 9 anni, le cose di cui parlava non erano le stesse di cui parlavo io alla sua età. C’è un’escalation e un’immediatezza della dipendenza dalla dopamina, e dall’algoritmo che alimenta questa dipendenza. È qualcosa senza precedenti. E il modo in cui influenza le persone, le aggancia e le polarizza, è preoccupante. Quindi questo non è normale. Il modo in cui vengono prese le decisioni non è un processo normale. Certo, il potere corrompe e il potere assoluto corrompe in modo assoluto. Questo non cambia. Ma il modo in cui le persone arrivano al potere, e chi ottiene quel potere, è piuttosto inquietante. Questo non è normale".
Come si traduce questo senso di anormalità nei testi e nell’atmosfera dell’album?
"È un’osservazione dal punto di vista in cui ti trovi. Siamo artisti. Il nostro ruolo è osservare, interpretare e raccontare ciò che vediamo. Ovviamente attraverso la nostra lente. E quella lente viene regolata in base al 'veleno' che ci viene inoculato attraverso l’algoritmo. Ma sento che, avendo iniziato molto prima che l’algoritmo prendesse il sopravvento, questo album rifletta davvero ciò che sta accadendo intorno a noi".
Puscifer è sempre stato il progetto in cui ti sei concesso più libertà e sperimentazione. Cosa rappresenta oggi per te rispetto agli altri progetti musicali?
"Tutti i miei progetti spingono i confini e li esplorano. Sono semplicemente conversazioni diverse con persone diverse. Sento di aver trovato una sintonia con Carina, Mat e Gunnar Olsen, (produttore e batterista, ndr) che ci aiuta a portare avanti idee e visioni, sempre al servizio della canzone e della musica. Credo che in Puscifer l'esplorazione sia più legata all’aspetto visivo e allo spettacolo. Questa è la differenza rispetto alle altre band. Ma per quanto riguarda la musica, non la affronto in modo diverso rispetto agli altri progetti. Si tratta sempre di superare i limiti, di osservare e raccontare ciò che vedo".
Questo album è caratterizzato da sonorità più oscure e abrasive, con un forte ritorno alla chitarra e alle radici post-punk. Quali sono state le principali influenze? Hai detto che è il punto in cui il goth incontra il punk.
"Credo che alcune di queste cose siano emerse in base agli strumenti che Matt ha usato all’inizio. Ha preso una nuova chitarra, ci è piaciuta molto e lui si è orientato di più in quella direzione. E i synth e l’attrezzatura che stavamo usando ricordano molto quelli del post-punk, goth e new wave di metà anni ’80. Penso agli Yes o all’album ‘Thriller’. Ci sono molte strumentazioni simili, anche in alcuni lavori dei Kraftwerk. Ma mi sembrava il momento giusto per rispolverare il rossetto nero e metterlo".
Si percepisce molto questa atmosfera nell’album. Il disco vanta diverse collaborazioni, come Danny Carey, tuo compagno di squadra nei Tool, ma anche Tony Levin, Gunnar Olsen e Ian Ross. Cosa hanno portato artisticamente a 'Normal Isn’t' e perché avete ritenuto importante coinvolgerli?
"C’è una canzone in cui suonano, e probabilmente, nello stile tipico dei Puscifer, ci saranno circa tre versioni di quella canzone. Abbiamo vari artisti che vi partecipano. È la canzone che finirà per avere molti ospiti. Ma per la maggior parte dell’album, Gunnar è la persona che ha sostenuto le parti ritmiche”.
I primi tre singoli estratti 'Self-Evident', 'Pendulum' e 'ImpetuoUs' mostrano lati diversi dell’album. Rappresentano tre anime distinte o sono semplicemente diversi punti di accesso per il pubblico?
"Direi che erano semplicemente i brani giusti da presentare per primi. Avevo un’idea cinematografica, e sembravano le canzoni giuste per introdurre quel mondo".
Hai usato una metafora potente, descrivendovi come 'falegnami' che costruiscono uno spazio musicale. Una volta finita una canzone, riesci a lasciarla davvero andare?
"Bisogna sempre trovare il momento in cui lasciarla andare. Lasciare che qualcun altro entri e occupi quello spazio. Se non siamo davvero soddisfatti, torniamo indietro e la rifacciamo. Ma sì, devi lasciarla andare il più possibile. Anche se nulla vieta di tornarci su e aggiungere qualcosa".
Spesso parli dell’osservare la realtà come responsabilità degli artisti. In un periodo così complesso per gli Stati Uniti, vediamo sempre più musicisti esporsi. Lo abbiamo visto con Bruce Springsteen, Lady Gaga, ma anche ai Grammy Awards, con nomi come Billie Eilish, Bad Bunny e altri schierati contro l'Ice. Pensi che gli artisti debbano usare la loro voce e prendere posizione?
"Credo che dire alle persone cosa pensare sia un approccio sbagliato. Spingere qualcuno a pensare come te solo perché hai il potere di farlo, alla lunga, non serve. Tuttavia, se la tua arte nasce fin dall’inizio da certi temi, allora in qualche modo diventi un educatore: aiuti le persone a capire che esiste una connessione, che c’è un percorso da seguire. L’empatia è fondamentale. Lavorare duramente per i propri obiettivi ed essere inclusivi dovrebbe far parte della tua arte. Io guardo sempre dal punto di vista degli emarginati, rivolgo lo sguardo ai più deboli. Salire sul palco e parlarne in modo diretto, forse, dieci anni fa sarebbe sembrato eccessivo. Ma quando le persone vengono uccise per strada, allora non ci sono più scuse: devi aprire la bocca. Devi dire qualcosa”.
Sei preoccupato per quello che sta succedendo oggi negli Stati Uniti?
"E' un caos totale. È assurdo, è brutto. È come dare da mangiare al lupo cattivo (il riferimento è alla parabola dei due lupi che rappresenta la lotta interiore tra bene e male presente in ognuno di noi, ndr). Non solo stai nutrendo quello cattivo ma stai anche facendo morire quello buono. Non capisco come siamo finiti così fuori strada. Spero davvero che le cose possano cambiare presto".
Dopo più di 30 anni di carriera, cosa ti motiva ancora a metterti in discussione e reinventarti?
"La vita, in generale. È questo il mio lavoro. Come artista osservi, cerchi di capire e poi racconti una storia. Ma, in fondo, il mio compito è nutrire le persone. Il mio lavoro è nutrire. Vengo da una lunga stirpe di educatori e ribelli. Prima di tutto devo nutrire: con gli orti, le anatre, le galline, le fattorie, i funghi e la mia trattoria. E poi, se non basta, ti facciamo anche bere, perché abbiamo il vino (Oltre alla musica, Keenan possiede un’azienda che produce vino, verdure e frutta che vende nei suoi negozi‑ristoranti, ndr). Ma soprattutto devo raccontare storie. Cerco di scrivere parabole che aiutino a nutrire il lupo buono. Ma non posso farlo io al posto tuo: devi ascoltare la storia e trovare la tua strada. Questo è il mio lavoro".
I tuoi bisnonni e nonni avevano origini italiane. Senti un legame speciale con questa parte della tua storia?
"La maggior parte delle mie uve sono italiane: Nebbiolo, Barbera, San Quintino, Vermentino, Sangiovese. Pianto soprattutto varietà italiane. Ma la mia natura ribelle viene dal Nord-Ovest dell’Italia. Per evitare la Tav la gente in Val di Susa si sdraia sulle rotaie per impedire che passino i treni. Quella è la mia gente. I miei bisnonni e nonni vengono dal Piemonte nord-occidentale. Ho radici familiari molto ribelli. È nel mio Dna".
Cosa speri che le persone portino con sé dopo aver ascoltato 'Normal Isn’t'?
"Spero che si sentano ispirati. Se non altro, che possano fare una pausa da ciò che c’è fuori. Che abbiano un posto sicuro dove poter esistere per un momento. E che si facciano le domande giuste. Perché è quello che conta. Non posso dire loro cosa pensare. Devono capire da soli quali domande porsi”.
Puscifer è diventato un universo narrativo, tra musica, video, personaggi e fumetti. Quanto è importante raccontare storie in più forme?
"È molto importante. Siamo spinti a raccontare storie e a condividere prospettive nel modo più efficace possibile per creare esseri umani migliori, una società migliore, con più compassione. È importante esprimersi. L’arte salva vite. È un fatto. Gli stivali sul collo non salvano vite”. (di Federica Mochi)

Il consiglio di amministrazione di Italian Exhibition Group (Ieg), attiva in Italia nell’organizzazione di eventi fieristici internazionali, ha approvato all’unanimità il piano strategico 2025-2030. La società si attende ricavi, al 2030, tra i 360 e i 365 milioni e un ebitda adjusted tra i 100 e 105 milioni; la posizione finanziaria netta si stima in flessione di 44 milioni (cash positive) e il piano Investimenti nel quinquennio a 210 milioni.
Il nuovo piano evidenzia dunque “una crescita di tutti i principali indicatori economico finanziari, in particolare di fatturato e margine operativo lordo con Cagr 2025-2030 attesi entrambi a circa il +7%, nonché un rafforzamento della solidità patrimoniale con una progressiva riduzione dell’indebitamento e della leva finanziaria in arco piano, nonostante un importante piano di investimenti di circa 210 milioni di euro finanziato principalmente tramite risorse proprie e solo in via residuale con ricorso all’indebitamento, che consentiranno al Gruppo di poter cogliere ulteriori opportunità di crescita per linee esterne”.
La strategia alla base si fonda su quattro pilastri: crescita del portafoglio, ampliando il numero di eventi in “un’ottica di diversificazione dei ricavi”, rafforzando i brand leader già presenti in portafoglio, grazie al lancio di “almeno una nuova fiera ogni anno, l’incremento del profilo internazionale delle manifestazioni, il rafforzamento dell’offerta dei servizi digitali a elevato valore aggiunto e l’espansione dei quartieri fieristici di Vicenza e Rimini”; espansione internazionale, da un lato acquisendo e lanciando nuove fiere nei Paesi in cui il gruppo è già presente, come Brasile ed Emirati Arabi, e dall’altro, entrando nei mercati strategici emergenti, come Turchia e India, tramite operazioni di M&A, sviluppando una “piattaforma commerciale unica, a servizio di tutte le fiere in Italia e all’estero”; Il terzo pilastro è il capitale umano come leva di crescita con percorsi di formazione volti all’aggiornamento continuo delle competenze rafforza produttività, innovazione e capacità di esecuzione; infine, il modello di crescita: “L’Esg Plan 2030 è completamente integrato nella strategia e nella governance, combinando sostenibilità, innovazione e performance economica per generare valore duraturo e concreto per tutti gli stakeholder”. In aggiunta, il piano prevede “una politica dei dividendi, capace di soddisfare le esigenze della società e gli interessi degli azionisti, proponendo un dividendo minimo pari al 20% del risultato netto”.

Jeffrey Epstein avrebbe contattato Lord Peter Mandelson, membro della Camera dei Lord britannica, per proporre annunci di lavoro per Leonardo DiCaprio. Lo scrive il Daily Mail, riportando l'ultima tranche di documenti pubblicati venerdì dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti[1] (DOJ).
Secondo il sito britannico, in un'e-mail del giugno 2009 inviata al laburista, che all'epoca era ministro delle Imprese, Epstein scrisse: "Riesci a pensare a qualcuno in India, Cina, Giappone, ecc., che potrebbe volere l'appoggio di Leonardo DiCaprio, Russia, ecc., automobili, ecc., sta cercando prodotti non statunitensi da promuovere per fare soldi". Dai documenti, emergerebbe che un accusatore di Epstein ha affermato in una deposizione che il finanziere amava vantarsi dei suoi stretti rapporti con star del cinema, come Leonardo DiCaprio e Cate Blanchett, ma che "queste affermazioni sembravano false e nient'altro che esagerate 'fanfaronate'".

Tobey Maguire, l'uomo ragno amatissimo dai fan, potrebbe tornare a indossare il suo costume iconico? Per ora si tratta solo di un desiderio del regista Sam Raimi. L'attore aveva interpretato Spider-Man nel 2002, 2004 e 2007, sotto la direzione di Raimi, firmando una trilogia che resta tra le più celebrate della saga cinematografica. Nonostante il successo di critica e pubblico, un quarto film non ha visto mai la luce, a causa di divergenze con gli studios di Hollywood sulla durata del lungometraggio.
Quasi vent'anni dopo, l'ipotesi di un nuovo capitolo con Maguire torna a far parlare di sé. Raimi ha dichiarato, secondo quanto riporta la stampa specializzata hollywoodiana, che "adorerebbe” dirigere un nuovo film su Spider-Man con l'attore americano, quando "arriverà il momento". Il regista ha inoltre sottolineato l'entusiasmo dei fan per il cameo di Maguire in 'Spider-Man: No Way Home' (2021), insieme ai suoi successori Andrew Garfield e Tom Holland, e ha aggiunto: "Credo che il pubblico sarebbe felicissimo di rivederlo sul grande schermo".
Tuttavia, Sam Raimi ha subito chiarito che si tratta solo di un desiderio personale. Marvel, infatti, punta oggi tutto sul suo Spider-Man interpretato da Tom Holland, integrato nell'universo degli Avengers. "Non sarebbe giusto interrompere questa fortunata serie di successi solo per permettermi di realizzare un altro film su Spider-Man", ha affermato il regista, in dichiarazioni riportate dal magazine 'Deadline'. In un'intervista recente a 'ScreenRant', Raimi ha confermato di rispettare la visione di Marvel, spiegando che sarebbe "ingiusto riportare in vita la mia versione" mentre la casa cinematografica è impegnata a sviluppare le storie del suo Spider-Man. "Il Peter Parker di Tobey Maguire e la Mary Jane di Kirsten Dust hanno preso altre direzioni, e non sono sicuro che si possano integrare nelle trame che vogliono raccontare oggi", ha concluso il regista, esprimendo gratitudine per aver contribuito alla leggenda del celebre supereroe. Al momento, dunque, l'eventuale ritorno di Tobey Maguire resta un sogno dei fan e un'ipotesi lontana, che difficilmente interromperà la marcia dello Spider-Man di Tom Holland nel Marvel Cinematic Universe. (di Paolo Martini)

"Sono vittima di una campagna di diffamazione". Lo scrittore e fumettista britannico Neil Gaiman, 65 anni, tra le figure più influenti della letteratura fantastica contemporanea, ha rotto il silenzio sulle accuse di aggressioni sessuali che lo coinvolgono dall'estate del 2024. In una dichiarazione, l'autore di 'Sandman' e 'American Gods' ha negato in modo netto tutte le accuse e ha sostenuto di disporre di prove che le smentirebbero "categoricamente". Gaiman ha sostenuto che le numerose accuse di molestie mosse contro di lui sono "semplicemente false".
Gaiman ha affermato di possedere "email, messaggi di testo e prove video" che contraddirebbero i fatti riportati da diverse donne negli ultimi due anni e ha denunciato un trattamento mediatico orientato più all'indignazione e alla ricerca di visibilità che alla verifica dei fatti. L'intervento dello scrittore arriva in una fase delicata di una vicenda che si è sviluppata per tappe, con ricadute significative anche sul piano editoriale e industriale. Dopo le accuse diversi progetti sono stati sospesi o ridimensionati: tra questi, l'adattamento cinematografico di 'The Graveyard Book' da parte di Disney e la terza stagione della serie 'Good Omens', conclusa con un epilogo abbreviato. Diversi partner hanno interrotto la collaborazione con Gaiman: Dark Horse Comics ha cessato di lavorare con lui, Dc Comics ha ritirato una ristampa prevista di 'The Sandman' e una produzione teatrale di 'Coraline' è stata annullata. Decisioni prese in assenza di verdetti giudiziari, ma motivate, secondo gli operatori del settore, dalla gestione del rischio reputazionale.
Sul piano giudiziario, uno dei procedimenti più rilevanti è quello avviato da Scarlett Pavlovich, che nel febbraio 2025 ha presentato una denuncia negli Stati Uniti accusando Gaiman di violenza sessuale, coercizione e traffico di esseri umani per fatti che sarebbero avvenuti nel 2022 in Nuova Zelanda. Nell'ottobre 2025, un tribunale statunitense si è dichiarato incompetente per territorio, rinviando la questione alle autorità neozelandesi senza entrare nel merito delle accuse.
Altre testimonianze sono emerse nel corso del 2024, tra cui quella di Caroline Wallner, ex collaboratrice dello scrittore, che ha parlato di presunte aggressioni risalenti alla fine degli anni 2010, in un contesto che descrive come segnato da pressioni economiche e da una relazione di dipendenza professionale. Ulteriori accuse fanno riferimento a episodi avvenuti tra il 2003 e il 2013, anche durante tournée promozionali.
Nella sua dichiarazione, Gaiman critica apertamente il modo in cui la vicenda sarebbe stata trattata da parte dei media, parlando di una "camera d'eco" che avrebbe ignorato elementi documentali a suo favore. Lo scrittore cita inoltre il lavoro di un blogger anonimo che scrive sotto lo pseudonimo di TechnoPathology, autore di una contro-analisi pubblicata su Substack, la quale sostiene che diverse accuse deriverebbero da relazioni consensuali rilette retrospettivamente come abusive. Gaiman afferma di non aver avuto contatti diretti con l'autore del blog, ma lo ringrazia per aver "esaminato le prove". Secondo questa contro-narrazione, le accuse mancherebbero di riscontri materiali pubblici e si fonderebbero principalmente su ricostruzioni mediatiche cumulative. Tuttavia, tali argomentazioni non hanno valore giudiziario e non sostituiscono le indagini ufficiali in corso o potenziali.
Nel suo messaggio, Gaiman afferma di essersi dedicato nuovamente alla scrittura e alla vita familiare, ringraziando i sostenitori per la "fiducia nella sua innocenza". "La verità emergerà", ha concluso.

Continua a far discutere l'affresco dell'angelo con il volto che assomiglia alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma. Il vicariato riferisce che al momento non ci sono ancora decisioni su una eventuale rimozione del cherubino. Mentre il 'giallo' su autore, obiettivi e committente si infittisce.
"La cappella nasce con mio padre (Carlo d'Amelio - ndr), ministro della Real Casa, che organizzò una cerimonia di suffragio di Umberto II e mise quella statua (il busto di Umberto II - ndr)". A parlare all'Adnkronos il Conte Antonio d'Amelio, Vice Presidente del Consiglio Gran Magistrale degli Ordini Dinastici che ha finanziato con la moglie Daniela d'Amelio Memmo, presidente della Fondazione Memmo insieme alla sorella Patrizia, il primo restauro. "In un secondo momento - spiega - nel 2000 a causa di successive infiltrazioni dalla terrazza sovrastante, in realtà un 'calpestio', io ho donato una somma per l'impermeabilizzazione ed il restauro della Cappella. Ma di questo ultimo restauro non so nulla".
Secondo d'Amelio, il volto dell'angelo che per molti osservatori somiglia alla presidente del Consiglio non era così nella versione originale: "Non c'era. È stato aggiunto dal restauratore, poi diventato sacrestano; lo ha fatto lui di sua iniziativa. Voleva dipingere un volto d'angelo ed è incorso in questo equivoco. Se gli parla le dirà che non ci pensava al volto di Giorgia", racconta. Dal suo punto di vista c'è anche un altro angelo che assomiglia a Conte, con la corona in mano? "Ah sì?!! – sorride – Eh non lo sapevo". Ma non le sembra che nella cappella si nasconda un garbato messaggio in codice? "E' stato il restauratore -assicura - che ha dipinto questi due volti inconsciamente...".
E sull'ipotesi che l'affresco possa essere una sollecitazione indiretta a consentire il rientro della salma di Umberto II al Pantheon, dato che nella lastra sottostante agli angeli c'è questo esplicito auspicio e che Giorgia Meloni si era espressa in favore, il Vice Presidente del Consiglio Gran Magistrale degli Ordini Dinastici risponde: "Io ne ho parlato con l'allora ministro dei beni culturali Gennaro Sangiuliano. L'ho conosciuto una sera a cena e gli ho detto: 'Senta lei deve fare una cosa storica: portare le salme di Umberto II e Vittorio Emanuele III al Pantheon' e lui mi ha risposto: 'No non sono ancora maturi i tempi. Sa... i monarchici a Roma sono ancora quattro gatti'...".
E adesso? pensa che i tempi siano maturi? "Ma sì dai! - esclama - Già ai tempi di Pertini si volevano rimpatriare le salme di Vittorio Emanuele III e della regina Elena, c'era il cerimoniale in moto ma Pertini voleva una lettera di riconoscimento, di formale accettazione della Repubblica da parte di Umberto II, dei Savoia, dal momento che la Repubblica italiana non è mai stata riconosciuta dalla Corona. Ma Umberto II si rifiutò e la salma di Vittorio Emanuele III non rientrò".
Guardando all'altro angelo (somigliante a Conte) che tiene in mano la corona c'è un possibile riferimento ai gioielli di casa Savoia? "Non credo. Questo non lo so. Io poi mi sono allontanato un po' dall'Unione monarchica, ho 86 anni". Ma non è proprio possibile che qualcuno voglia sollecitare? "Emanuele Filiberto non credo sia il tipo che fa queste cose. Ha incaricato un avvocato di fare questa richiesta dei gioielli... che poi tra l'altro siccome sono una marea, perché Vittorio Emanuele III aveva 5 figli che a loro volta hanno avuto figli, cosa si vanno a dividere? - osserva - Tra l'altro fu fatto un inventario di questi gioielli tanti anni fa da un certo Davide Ventrella (allora presidente della Federazione degli orafi - ndr) e non era un granché di roba perché non era una monarchia molto ricca quella dei Savoia. C'erano le perle della regina, molto belle, ma le perle come sa se non si indossano si ingialliscono e muoiono".
"Pensi - aggiunge - mio padre cercò di convincere Umberto II a ritirare la collezione numismatica da lui donata al popolo italiano che ha un valore enorme e sta a Palazzo Massimo, importantissima. Ci sono ancora gli appunti di Vittorio Emanuele III, con segnato quanto la aveva pagata e la storia di ogni moneta. Ma Umberto II disse: 'La volontà di mio padre va oltre l'atto pubblico'. La donazione non era infatti stata registrata con atto notarile ma attraverso una lettera di Vittorio Emanuele III che Umberto non volle mai impugnare. Eppure quando a Ginevra fanno le aste di monete, i valori che raggiungono i numismatici sono pazzeschi".
Cosa si deve fare per risolvere le controversie una volta per tutte ed approdare ad una pacificazione? "Portare le salme dei re d'Italia, di Umberto II e Vittorio Emanuele III al Pantheon e basta. Si chiude la storia della dinastia Savoia in Italia con il riconoscimento di questi due re".
E aggiunge: "Mio padre è stato per tanti anni collaboratore stretto della dinastia. Umberto II e Maria Jose erano in esilio e non potevano rientrare in Patria, quindi dovendo delegare un rappresentante incaricarono mio padre. Dopo il Trattato di Nizza della libera circolazione in Europa (firmato nel 2001 - ndr), poterono tornare in Italia. Nel frattempo, Cossiga e vari altri presidenti della Repubblica avevano sollecitato il Parlamento a eliminare la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana", che vietava l'ingresso e il soggiorno in Italia agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai discendenti maschi, sancendo l'esilio, l'ineleggibilità e il divieto di ricoprire uffici pubblici. "Poi mio padre morì e il Parlamento votò a Camere riunite, modificando formalmente la disposizione transitoria". Ciò avvenne con la Legge Costituzionale n. 1 del 23 ottobre 2002 che, lasciando in vigore il terzo comma relativo all'avocazione allo Stato dei beni della dinastia, mise fine all'esilio dei discendenti maschi di Casa Savoia (Vittorio Emanuele e il figlio Emanuele Filiberto).
A rientrare nel 2017 anche le salme di Vittorio Emanuele III e della moglie Elena di Savoia che si trovano nel Santuario di Vicoforte, vicino a Mondovì in provincia di Cuneo, in attesa di essere un giorno trasferite al Pantheon di Roma dove sono sepolti i regnanti: Vittorio Emanuele II (il primo re) ed Umberto I con la regina Margherita di Savoia. Le salme di Umberto II (ultimo re d'Italia) e della moglie Maria Josè sono invece ancora in Francia nell'Abbazia di Altacomba in Savoia. Il 18 marzo ricorre l'anniversario della sua scomparsa, in prossimità della quale si svolge la commemorazione. (Di Roberta Lanzara)
Resta escluso solo il nord ovest dell'Isola... 
Alis e Veronafiere illustrano in anteprima, insieme al Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, a le principali novità e tematiche della quinta edizione di LetExpo - Logistic Eco Transport, in programma da martedì 10 a venerdì 13 marzo nel quartiere fieristico di Verona. La manifestazione, promossa da Alis in collaborazione con Veronafiere, si conferma l’evento italiano ed europeo di riferimento per trasporti, logistica, mobilità sostenibile, servizi alle imprese, formazione e lavoro, rafforzando il dialogo tra imprese, istituzioni, territori e giovani. In fiera saranno presenti i top player del mercato, tra imprese di trasporto e logistica, porti e interporti italiani e internazionali, operatori delle filiere industriali, energetiche e tecnologiche, case costruttrici, società di servizi e consulenza, enti pubblici, associazioni, centri di ricerca ed enti di formazione. Elemento distintivo di LetExpo 2026 sarà l’innovazione, con un focus particolare su intelligenza artificiale e tecnologie digitali applicate a trasporti e logistica: dall’ottimizzazione di flotte e supply chain all’automazione dei processi, dall’analisi predittiva alla sicurezza operativa, da soluzioni di realtà virtuale a dimostrazioni tecnologiche ed esperienze interattive.
"Siamo giunti alla quinta edizione di LetExpo, che rappresenta un traguardo importante e al tempo stesso un nuovo punto di partenza per una manifestazione che cresce anno dopo anno grazie alla sinergia tra Alis e Veronafiere e alla fiducia di istituzioni, imprese, stakeholder, associazioni e giovani studenti. I numeri previsti per il 2026, così come la forte presenza di grandi gruppi industriali, energetici e tecnologici, testimoniano la fiducia del mercato e la centralità del nostro settore e sono in crescita rispetto all’edizione precedente: sono attesi circa 550 espositori (+10%), un’area espositiva di circa 65.000 metri quadrati (+10%) e una presenza internazionale in aumento del 25%", sottolinea Guido Grimaldi, il presidente di Alis.
"In un contesto globale complesso, segnato da transizioni profonde e nuove sfide geopolitiche, LetExpo vuole offrire quattro giornate di networking e di confronto concreto, innovazione e visione, mettendo al centro sviluppo sostenibile, competitività del Made in Italy, ruolo strategico della logistica, nuove rotte intermodali, digitalizzazione, welfare aziendale, occupazione, competenze e impegno sociale. È confermato infatti anche l’impegno di 'Alis per il Sociale', con un intero padiglione dedicato al volontariato, all’inclusione e alla solidarietà. E sempre più importante l’area di 'Alis Academy' con migliaia di studenti da tutta Italia. È questo lo spirito che anima la manifestazione e che condividiamo con tutti coloro che la vivranno a Verona", aggiunge Grimaldi.
"La quinta edizione di LetExpo - commenta Federico Bricolo, Presidente di Veronafiere - ribadisce la posizione di leadership della manifestazione nata dall’intuizione del Presidente di Alis, Guido Grimaldi. L’evento poggia su basi solide: una città che è snodo naturale dei flussi europei e un quartiere fieristico che sa tradurre la promozione di filiere industriali in grandi progetti di sistema. Verona è una capitale della logistica: ospita il più importante interporto italiano, è attraversata da due corridoi europei e concentra infrastrutture che collegano Nord e Sud, Est e Ovest del Paese. E Veronafiere, con la sua esperienza nel creare piattaforme di mercato e contenuti, mette a disposizione competenze, relazioni internazionali e capacità organizzativa per far evolvere insieme ad Alis la rassegna, anno dopo anno".
LetExpo, aggiunge Bricolo, "non è solo un appuntamento dedicato al business: è anche un luogo di confronto istituzionale, dove imprese, associazioni e decisori pubblici possono discutere di priorità, regole e investimenti per rendere più competitivo il sistema logistico italiano. In una fase segnata dall’instabilità geopolitica, dalla transizione energetica e dall’innovazione digitale, offriamo così in fiera a Verona un momento dove far sintesi, con l’obiettivo di trasformare le sfide attuali in nuove opportunità per il Paese".
"LetExpo favorisce il confronto tra imprese, istituzioni e territori su temi centrali come infrastrutture, intermodalità, sostenibilità e innovazione. Il settore dei trasporti e della logistica rappresenta una componente essenziale per la competitività dell’Italia e per il rafforzamento delle connessioni europee e internazionali. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti segue con attenzione gli eventi come questo che offrono un’occasione concreta di dialogo e proposta, contribuendo, attraverso il confronto con il mondo produttivo, alla definizione di politiche orientate allo sviluppo", aggiunge Edoardo Rixi, Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. LetExpo 2026 si conferma così un appuntamento imperdibile per il sistema logistico e industriale italiano ed europeo.

Buckingham Palace preme perché Andrew Mountbatten-Windsor dica ciò che sa sul caso Epstein. Secondo fonti reali citate dalla Bbc, il fratello minore di re Carlo è sottoposto a crescenti pressioni affinché fornisca prove sui fatti di cui è a conoscenza sul finanziere pedofilo morto suicida in carcere. "Chiunque abbia informazioni - hanno detto all'emittente britannica - dovrebbe prendere in considerazione l'idea di contribuire alle indagini. Ma in ultima analisi questa è una questione che riguarda Andrew Mountbatten-Windsor e la sua coscienza".
Le ultime e-mail pubblicate dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivelano che le autorità hanno ripetutamente tentato, senza successo, di chiedere aiuto ad Andrew per le indagini su Epstein. Gloria Allred, un noto avvocato che rappresenta alcune delle vittime del finanziere, ha dichiarato che "non è troppo tardi e lui è in possesso di informazioni che potrebbe condividere. Perché era disposto a parlare con la Bbc in un'intervista televisiva catastrofica di un'ora (avvenuta nel 2019, ndr), ma non è disposto a parlare con le forze dell'ordine? Non è lui che dovrebbe decidere se sa qualcosa che potrebbe essere utile alle indagini".
Ieri, riferendosi anche ad Andrew, il primo ministro Keir Starmer ha affermato: "Per quanto riguarda la testimonianza, ho sempre detto che chiunque abbia informazioni dovrebbe essere pronto a condividerle". Secondo fonti reali, la mancanza di commenti ufficiali da parte di Buckingham Palace in merito agli ultimi documenti pubblicati su Epstein non dovrebbe essere vista come un atto di compiacimento. Inoltre, gli assistenti reali comprendono appieno il senso di scontento dell'opinione pubblica. Si ritiene che il Palazzo non riceva alcun preavviso in merito ai file pubblicati e che gli assistenti reali abbiano monitorato quanto emerso.
La posizione ufficiale di Buckingham Palace resta che i "pensieri e la massima solidarietà del Re e della Regina sono stati e rimarranno con le vittime e i sopravvissuti di ogni forma di abuso". Ma finora Andrew non ha mostrato alcuna volontà di testimoniare. Ha sempre negato fermamente qualsiasi illecito. Fin dai primi mesi del 2020 ci sono stati diversi scambi di email tra il dipartimento di Giustizia americano e il team legale di Andrew, in cui le autorità statunitensi hanno cercato di stabilire un momento e un luogo in cui avrebbe potuto fornire la sua testimonianza. Lo scorso autunno, i democratici del Congresso degli Stati Uniti avevano fissato a novembre la scadenza per la testimonianza dell'ex principe su ciò che sapeva su Epstein, ma lui non ha dato alcuna risposta.
Report della Uil, a Sassari un aumento quasi del7%... 
Torna a Roma, dal 2 al 4 marzo, il Premio Film Impresa, il progetto ideato da Unindustria con il supporto di Confindustria che celebra il racconto audiovisivo del mondo del lavoro. La IV edizione, che si terrà al Cinema Quattro Fontane, vedrà tra i suoi protagonisti nomi di primo piano del cinema e della cultura italiana: a Pif andrà il Premio Ermanno Olmi 2026, Giuseppe Tornatore riceverà il Premio Speciale alla Creatività per il film "Brunello, il visionario garbato", mentre Sergio Castellitto, anche presidente di giuria, sarà insignito del Premio Speciale alla Carriera. A Brunello Cucinelli verrà consegnato il Premio Speciale per il Made in Italy all’estero. Il programma dell’edizione 2026 è stato presentato oggi, alla presenza del Presidente del Premio Giampaolo Letta, del Direttore artistico Mario Sesti, del Presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo, del Presidente di Giuria Sergio Castellitto e di Lidia Cudemo, project leader di UNI.verso Pfi.
Numerose le novità annunciate per quest’anno, a partire dall’istituzione di un Premio alla migliore musica originale, promosso da Caterina Caselli e Sugar Publishing, che amplia ulteriormente lo sguardo del Premio sul rapporto tra cinema, suono e linguaggi contemporanei. Con oltre 200 opere candidate, Pfi si conferma come un osservatorio privilegiato sul cinema d’impresa italiano. Il concorso è articolato in tre aree principali – Narrativa, Documentaria e II&S - Innovation, Image & Sound - affiancate da sezioni speciali e programmi fuori concorso, restituendo un panorama ampio e articolato dei linguaggi con cui oggi le imprese scelgono di raccontarsi.
“Alla IV edizione, Premio Film Impresa assiste ad una proposta di racconto, testimonianza, presa diretta, da parte delle imprese, che disegna un orizzonte sempre più ampio e ricco: dalla manifattura storica alla società sportiva, dalla cantieristica alla componentistica industriale, dal turismo al design, non c’è azienda che non senta il bisogno di raccontarsi in modo non convenzionale: ed è proprio il cinema, ancora una volta, ad offrire la più ricca library di stile e storie”, sottolinea Mario Sesti, direttore artistico del Premio.
“Il Premio Film Impresa è diventato negli anni un luogo di incontro reale tra cinema, industria e società”, dichiara Giampaolo Letta, presidente del Premio. “Un progetto che continua a crescere e che dimostra come il racconto audiovisivo possa essere uno strumento culturale capace di restituire il senso, il valore e la complessità del fare impresa oggi”.
“Il Premio Film Impresa, ideato e coordinato da Unindustria, nasce e cresce in un contesto industriale molto chiaro: oggi il cinema e l’audiovisivo sono una vera filiera produttiva strategica per il Paese. In Italia il comparto genera oltre 4,6 miliardi di euro di valore, ma è il Lazio a rappresentarne il baricentro industriale, concentrando circa il 60% del valore aggiunto nazionale, pari a quasi 2 miliardi di euro", ha dichiarato Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria. "La nostra regione conta oltre 2mila e 600 imprese del settore audiovisivo e quasi 15 mila addetti, con una leadership netta lungo tutta la filiera: produzione, post-produzione e distribuzione. In particolare, il Lazio ospita quasi la metà degli occupati italiani nella produzione cinematografica, oltre il 48% nella post-produzione e più di due terzi nella distribuzione".
"Roma non è soltanto un grande set naturale, ma una piattaforma industriale avanzata dell’audiovisivo italiano. In questo scenario, il Premio Film Impresa rappresenta uno strumento culturale e industriale insieme. Racconta l’impresa, il lavoro e l’innovazione attraverso il linguaggio dell’audiovisivo, valorizzando un settore che crea occupazione qualificata, attrazione di investimenti e competitività internazionale. Per Unindustria sostenere Film Impresa significa investire in una politica industriale moderna, capace di unire economia, cultura e territorio, e di rafforzare il ruolo del Lazio come capitale nazionale dell’audiovisivo”, conclude Biazzo.
“Abbiamo da subito aderito a questo progetto, oggi alla quarta edizione, perché riteniamo importante raccontare e far conoscere l’imprenditoria italiana, il suo genio, le sue capacità, la sua diversità. Attraverso queste storie valorizziamo il nostro magnifico Paese", commenta Roberto Fiorini, Regional Manager Centro Italia di UniCredit. “Il nostro scopo è fornire alle comunità le leve per il progresso, essere vicini alle nostre imprese agendo come motori di crescita e aiutandole a realizzare il loro potenziale. Il supporto a questa iniziativa va esattamente in questa direzione, valorizzando le loro storie con il mezzo più potente che c’è: il cinema”.
Accanto alle proiezioni, Premio Film Impresa rafforza il proprio ruolo di piattaforma di confronto attraverso un fitto calendario di incontri e momenti di dialogo. Lunedì 2 marzo, infatti, prende il via UNI.verso Pfi (“Crescere – Includere – Comunicare”), spazio di networking e relazione tra imprese, istituzioni e audiovisivo, coordinato da Lidia Cudemo, project leader del progetto di cui è ideatore il Team Pfi2026 e realizzato in collaborazione con Anica Academy ETS, che contribuisce al programma formativo e ai momenti di confronto con professionisti del settore. La manifestazione si chiuderà mercoledì 4 marzo con la cerimonia di premiazione, condotta da Paola Saluzzi, che assegnerà i riconoscimenti alle opere vincitrici e ai premi speciali dell’edizione 2026.

Baviera in subbuglio, l'ingresso all'Oktoberfest diventa a pagamento? L'ipotesi di introdurre un biglietto d'ingresso per l'evento - sempre rimasto gratuito nella sua storia - ha riaperto il dibattito sull'opportunità o meno che quello che, con oltre sei milioni di visitatori l'anno, è il più grande festival popolare del mondo, si finanzi esclusivamente grazie ai prezzi elevati della birra.
A rilanciare la proposta è stato Georg Schneider, presidente dell'Associazione dei birrai della Baviera, che in un articolo pubblicato sull'Augsburger Allgemeine ha evidenziato le dimensioni sempre crescenti della manifestanti. "Dobbiamo chiederci se eventi come l'Oktoberfest possano continuare a basarsi esclusivamente sul prezzo della birra per coprire tutti i costi", ha spiegato Schneider. Nel 2025 per acquistare un litro di 'bionda' tra gli stand si pagavano tra 14,50 e 15,80 euro.
La proposta è stata respinta sul nascere dal direttore del festival, Christian Scharpf, e dal sindaco di Monaco, Dieter Reiter. "È un festival pubblico e deve rimanere tale", ha affermato quest'ultimo, ricordando come parte del fascino della festa, conosciuta dai locali come Wiesn, sia che chiunque possa semplicemente passeggiare sul Theresienwiese senza pagare un biglietto d'ingresso. Tuttavia, l'anno scorso la Wiesn è stata chiusa a causa del sovraffollamento e ci sono state forti critiche per come è stato gestito l'elevato numero di visitatori. Reiter ha ammesso che qualcosa deve essere fatto per risolvere il problema, ma ha chiarito che esistono già alcune idee che non richiedono l'introduzione di un biglietto.
Tavolo tecnico in Prefettura, nuove verifiche partiranno a breve... L’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega non convince gli italiani sui social. Solo il 21,4% degli utenti esprime infatti un sentiment positivo rispetto alla decisione dell'ex generale di lasciare il partito guidato da Matteo Salvini. È quanto emerge dal report realizzato da Spin Factor in esclusiva per Adnkronos, attraverso Human, la piattaforma proprietaria di web e social listening sviluppata con algoritmo a base semantica italiana e integrata con l'intelligenza artificiale.

Il dato risulta inferiore anche rispetto al sentiment complessivo associato a Vannacci, che si attesta al 24,1%. Una differenza che, secondo l'analisi, segnala una dinamica potenzialmente regressiva sul piano del consenso personale, con l'uscita dalla Lega percepita più come un fattore critico che come un'opportunità politica.
Sui social Salvini cresce, Vannacci non percepito come leader
Diversa la performance social di Matteo Salvini: il vicepremier e segretario del Carroccio registra nell'ultima settimana un sentiment positivo pari al 30,2%, in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto al periodo precedente. Un dato che suggerisce, nel dibattito online, un rafforzamento della sua centralità all'interno del partito anche in relazione alla fuoriuscita di Vannacci.

Dall'analisi dei contenuti emerge inoltre come Vannacci non venga percepito come una figura di leadership strutturata. Le conversazioni che lo riguardano sono quasi esclusivamente concentrate sul suo posizionamento politico e sul cambio di partito, senza che emergano temi identitari forti, che avevano invece caratterizzato la sua discesa sulla scena politica.
Il posizionamento politico Vannacci percepito come divisivo
Per quanto riguarda Salvini, i principali temi discussi dagli utenti social riguardano il riconoscimento del suo ruolo centrale nella Lega (28%), sicurezza e immigrazione (18%), gestione delle risorse pubbliche (15%), relazioni internazionali (13%) e politiche economiche e sociali (10%).

Nel caso di Vannacci, invece, le discussioni si focalizzano prevalentemente su un posizionamento politico percepito come divisivo (25%), sulle tensioni interne alla Lega (20%), sul possibile rafforzamento dell'estrema destra (17%), sul dibattito relativo all'identità della destra italiana (16%) e sulle divisioni dell'area politica (14%).

L'analisi è stata condotta su oltre 22mila tra post e commenti pubblicati su Facebook, Instagram, Threads e X, nella settimana compresa tra il 28 gennaio e il 3 febbraio.

"Io gli dicevo sempre 'da soli valiamo mezzo, insieme valiamo per tre'". Nino 'Gaspare' Formicola, partner di Andrea Maria Cipriano Brambilla nello storico due 'Zuzzurro e Gaspare', è stato ospite oggi a La volta buona per ricordare l'amico e collega, morto il 24 ottobre del 2013 dopo una battaglia contro il tumore ai polmoni.
Gaspare ha ricordato gli ultimi mesi di vita di Andrea 'Zuzzurro' Brambilla, raccontando come l'artista avesse scelto di restare sul palcoscenico fino alla fine, trasformando il lavoro in una forma di resistenza contro la malattia che è stata "veloce e violenta".
Nel luglio del 2012, Zuzzurro si era sottoposto a dei controlli che non avevano messo in luce alcun tipo di problema. Fino al gennaio del 2013, quando il duo era in tournèe e arrivò la diagnosi: "Aspettavo che Andrea mi passasse a prendere. Poi, mi ha chiamato il nostro segretario per dirmi che Andrea aveva un tumore di 9 cm ai polmoni. Gli avevano dato 8 mesi di vita".
"Quella sera - ha raccontato Gaspare - io me la ricorderò per sempre. Io lo guardavo sapendo che l'avrei perso tra pochi mesi. È un ricordo terribile per me, peggio della morte stessa".
Nonostante la malattia, Zuzzurro continuò a occuparsi dei progetti artistici: "Noi parlavamo dei nostri progetti, fino a due giorni prima che morisse. Ha avuto poi una brutta crisi, arrivederci e grazie. Lui sapeva di essere messo male, ma era convinto che avrebbe superato quella fase".
Era prevista anche una conferenza stampa per comunicare pubblicamente quanto stava accadendo: "Sono andato alla conferenza da solo, perchè lui era in fin di vita". "Il pubblico non ci ha dimenticati e questo mi fa pensare che abbiamo fatto bene il nostro lavoro".

Nel 2025, le esportazioni italiane verso la Gran Bretagna hanno sfiorato i 21,5 miliardi di euro da gennaio a novembre, con un +1% sul 2024 e +3% sul 2023. A trainarle il manifatturiero seguito dall'agrifood, mentre arranca l'automotive arrancano. Roberto Costa, presidente dell'Italian Chamber of Commerce and Industry for the United Kingdom, delinea la situazione che si prospetta per il 2026. "Vedo grandi opportunità per quest'anno e rimango positivo" ha detto intervistato dall'Adnkronos, invitando le aziende "a misurarsi con il pragmatismo inglese per crescere".
Che 2025 è stato per gli scambi commerciali tra Gran Bretagna e Italia?
La bilancia delle esportazioni italiane verso la Gran Bretagna nel periodo da gennaio a novembre 2025 è stato di 21 miliardi e 400 milioni, un incremento dell’1% rispetto all’anno precedente e del 3% rispetto al 2023. Siamo noni per esportazioni e dodicesimi per interscambio. Il settore più in salute è il manifatturiero, l’agrifood ha subito una leggera contrazione, prevalentemente per i problemi avuti nell’hospitality dopo la Brexit, oltre alla chiusura di tantissimi locali e ristoranti che hanno portato a un fatturato minore. L’automotive è in empasse. Poi abbiamo moda e arredo dove siamo sempre un’eccellenza.
Il modo di fare impresa inglese è differente da quello italiano?
La grande differenza è il pragmatismo. L’imprenditore inglese è più pragmatico di quello italiano. L’imprenditore nostrano ha nel dna la passione e si fa prendere più emotivamente di quello inglese. Non discuto se sia meglio l’uno o l’altro: noi italiani abbiamo dimostrato di essere nel mondo grandissimi imprenditori e di essere riusciti a fare la storia, facendoci poi seguire da tutti. Questa è la differenza maggiore.
Quali sono le barriere principali che le imprese italiane incontrano oggi per fare affari in Gran Bretagna?
A livello di esportazione e impresa la Brexit ha spaventato più di quanto in realtà è accaduto. Non ci sono particolari blocchi in vigore, se non una burocrazia più pesante rispetto a prima. Il problema, a oggi, è nelle città: per le imprese è quasi impossibile trasferire personale dall’Italia alla Gran Bretagna. Per i lavoratori c’è un ristretto numero di possibilità di ricevere un visto, mentre prima della Brexit c’era un mercato assolutamente libero.
Quali opportunità vede per le PMI italiane nel mercato inglese per quest'anno
Vedo grandi opportunità per quest’anno e rimango positivo e propositivo per il Regno Unito. Londra e la Gran Bretagna rimangono un crocevia importantissimo tra Medio Oriente e Occidente. Le nostre pmi hanno la possibilità di esprimersi e farsi conoscere a Londra. Quello su cui noi vogliamo impegnarci ancor più è lavorare con il tessuto sociale inglese per avere un interscambio ancora maggiore. Puntiamo poi a dare opportunità alle imprese italiane che vogliono investire in Inghilterra di conoscere meglio la città e tutti i settori dell’imprenditoria. Credo sia importante perché troppe volte noi italiani ce la cantiamo e suoniamo da soli.
Quali sono le priorità strategiche per il 2026 per Icciuk?
Oggi più che mai l’Inghilterra è un hub per l’alta tecnologia e l’intelligenza artificiale nell’area europea. Puntare su questo aspetto potrebbe rivelarsi una mossa strategica. Ma sono anche un romantico: quello che sta facendo il governo italiano, come il grande investimento di Coldiretti sull’agricoltura, dovrebbe essere messo a terra anche all’estero. Abbiamo ricevuto dall’Unesco il riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità per la nostra cucina e credo che l’agrifood sia ancora un settore su cui puntare in maniera forte. È l’eccellenza. Ma non scadiamo nella guerra dei prezzi: non dobbiamo avere paura di far capire che la qualità e l’eccellenza costano più di quello che non lo è.
Come intende espandere le attività della Camera di Commercio in tutto il Regno Unito?
Come Camera di Commercio lavoriamo in maniera molto programmatica. Abbiamo preparato per il 2026 un ricco piano di eventi e lavoreremo alacremente per metterne a terra almeno due al mese. Si tratta di incontri istituzionali, ludici, di gala. Soprattutto organizziamo workshop all’interno della Camera di Commercio stessa per presentare quelle aziende che vogliono entrare nel mercato inglese, ma anche quelle aziende inglesi che vogliono conoscere meglio gli imprenditori e l’impresa italiana.
Parliamo di Brexit, dopo dieci anni pare che Starmer stia riconsiderando l’Unione Europea, è possibile un ritorno viste le tensioni con gli Usa?
Negli ultimi mesi ci sono stati grandi cambiamenti. Uk può essere l’ago della bilancia geopolitica, lo credo realmente. A seconda di quello che viene deciso dalle grandi potenze o dall’Europa stessa, allora la Gran Bretagna può avere una forza maggiore. Così se gli Stati Uniti vogliono lavorare sulla zona europea, ma non hanno alleati totali in Europa, la Gran Bretagna può giocare un ruolo strategico. Siamo in un processo di transizione dove il mondo di prima non esiste più, ma non sappiamo dove stiamo andando e tutto è estremamente veloce. Se prima era il pesce grande che mangiava quello piccolo, ora è il pesce veloce che mangia quello lento.
Ha un messaggio finale per gli imprenditori italiani che vorrebbero entrare nel mercato britannico?
A loro dico di crederci, di pensare di investire in Gran Bretagna perché è un paese con grandissime opportunità. La commistione tra il dna italiano e il pragmatismo inglese aiuta a diventare imprenditori più bravi. Misurarsi in Inghilterra oggi potrebbe essere un cambiamento che fa crescere gli imprenditori.

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi oggi, martedì 3 febbraio, parla alla Camera degli scontri, avvenuti a Torino durante il corteo per il centro sociale Askatasuna. "Dietro gli incidenti non c'è un deficit prevenzione - sottolinea nel corso dell'informativa in Aula -, ma una precisa intenzione criminale". Tre sono stati gli arrestati e 24 i denunciati a cui sono stati sequestrati "chiavi inglesi, coltelli e sassi", oltre a "indumenti per il travisamento".
L'assemblea prima della manifestazione
''L'iniziativa di sabato era stata preceduta e preannunciata, lo scorso 17 gennaio, da una assemblea nazionale, indetta da Askatasuna all'Università di Torino", rivela, "è stato sottolineato, cito testualmente, che il corteo avrebbe costituito 'una resa dei conti con lo Stato democratico', in quanto 'lo sgombero di Askatasuna alza l'asticella dello scontro'''. ''Il 31 gennaio era stato definito 'uno spartiacque, come una guerra di liberazione nazionale, nella prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta''', ha aggiunto.
"L'innalzamento dello scontro richiama dinamiche terroristiche"
Per il ministro Piantedosi ''siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti". È possibile dire, aggiunge, che "stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato''. Quanto avvenuto a Torino, avverte, "dimostra in modo chiaro che siamo ormai di fronte a episodi di violenza organizzata contro lo Stato, contro le forze dell'ordine, rispetto ai quali non ci possono essere ipocrisie, silenzi o ambiguità, ma solo una ferma condanna. Tutti devono prendere atto che non ci troviamo più in presenza di modalità più o meno discutibili dell'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, bensì a una vera e propria, sistematica strategia di eversione dell'ordine democratico''.
La denuncia: "Molti manifestanti pacifici hanno fatto da scudo"
''Va valutato il sostegno dato alla manifestazione", aggiunge il ministro dell'Interno, da parte di "coloro i quali ora intendono rimarcare la propria distinzione rispetto ai manifestanti violenti". E' bene uscire da "un'ulteriore ipocrisia riguardante la presunta differenza e distanza tra questi delinquenti e la gran parte dei cosiddetti manifestanti pacifici: le forze di polizia riferiscono che a Torino, nel momento in cui la manifestazione si è predisposta alle violenze, molti dei cosiddetti manifestanti pacifici hanno fatto scudo fisico[1] , anche aprendo gli ombrelli[2], per impedire che potessero essere visti i gruppi più violenti nel momento in cui si travisavano e si attrezzavano per l'assalto e per resistere ai lacrimogeni della polizia''.
Procura procede per il reato di devastazione
La procura di Torino procederà per il reato di devastazione, al momento contro ignoti. Sul tavolo dei pm è arrivata una prima informativa della Digos e ne sono attese altre. Intanto nelle prossime ora arriverà la decisione del gip per i tre arrestati: il 22enne grossetano Angelo Francesco Simionato, accusato di concorso in lesioni personali a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni, ritenuto di aver fatto parte del gruppo che ha accerchiato e aggredito il poliziotto Alessandro Calista, e i due torinesi Pietro Desideri di 31 anni e Matteo Campaner di 35 anni, accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Per tutti e tre la procura di Torino ha chiesto la convalida dell’arresto e la misura in carcere. Nell'ambito delle indagini su quanto accaduto sono state denunciate altre 24 persone accusate a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale, porto di armi improprie, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell'autorità.

Dopo la 'A di allattamento al seno', è dedicato alla 'A di aderenza alle vaccinazioni', pilastro della prevenzione pediatria, il nuovo episodio del vodcast 'Le 6 A – La salute si costruisce da piccoli', realizzato da Adnkronos in collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip) e online, da oggi, sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos. "Nonostante abbiano contribuito a ridurre di quasi il 50% la mortalità infantile negli ultimi 50 anni, le vaccinazioni non godono ancora di una fiducia pienamente condivisa", spiega Teresa Mazzone, pediatra di libera scelta e presidente della Sip Lazio, intervenendo al confronto a cui partecipano anche Silvia Ricci, membro del Consiglio direttivo della Società italiana di pediatria, e Rocco Russo, responsabile del Tavolo tecnico vaccinazioni della Sip.
A preoccupare gli esperti è il fatto che, per alcune patologie prevenibili, come il morbillo, ci sia una certa resistenza. Nel 2024 in Italia sono stati registrati circa mille casi, secondi solo alla Romania. "L’obbligo riguarda 10 vaccinazioni: difterite, tetano, pertosse, polio, epatite B, Haemophilus influenzae tipo b, morbillo, parotite, rosolia e varicella - elenca Mazzone - Le raccomandate sono quelle contro il meningococco – sierotipi B, A, C, W, Y – il rotavirus e il papillomavirus. La differenza nasce dalla priorità data ai vaccini che, prima dell’introduzione dell’obbligo nel 2017 con la legge Lorenzin, avevano coperture molto basse, ben al di sotto del 95% necessario per l’immunità di gregge che serve a proteggere chi non può essere vaccinato, persone fragili come i neonati che non possono ricevere la prima dose prima del 61° giorno di vita".
Secondo i dati aggiornati al 2024, riferiti ai nati del 2021 - si ricorda nel corso del vodcast 'Aderenza alle vaccinazioni: perché è importante in età pediatrica'- la copertura per l’esavalente è del 94,76%, per il morbillo del 94,64%. A 36 mesi, la copertura del morbillo sale al 95%. "Nonostante siano dati incoraggianti, se guardiamo i nati del 2016, la copertura del morbillo scende all’84,79% - osserva Mazzone - il primo richiamo di difterite, tetano, pertosse e polio è circa all’85%". Su questi dati, Ricci sottolinea il ruolo della disinformazione. "Non sapere quanto sia rischioso il morbillo, pensare sia una malattia lieve, ignorare l’importanza dell’obbligo vaccinale: tutto questo contribuisce al calo delle coperture - illustra la pediatra - Le fake news minano il rapporto di fiducia tra famiglie e operatori sanitari. Serve - aggiunge - educazione sanitaria fin dall’infanzia". E "il primo counselor è il pediatra - rimarca Mazzone - L’informazione che passa dal pediatra, di famiglia o ospedaliero, è fondamentale per aiutare le famiglie a fare scelte consapevoli".
Esempi virtuosi riportati dagli esperti riguardano le vaccinazioni scolastiche realizzate in Puglia, quelle negli ambulatori pediatrici in Toscana o progetti territoriali come quello della Asl Roma 1, che permette di vaccinare bambini, dai 61 giorni fino all’adolescenza, direttamente dal pediatra. "Non completare il ciclo vaccinale è come lasciare la porta socchiusa a virus e batteri - avverte Mazzone - Fare tutte le dosi, nei tempi giusti, aumenta la protezione individuale, rafforza l’immunità di gregge e protegge i più fragili".
In particolare, "l’infezione da meningococco è molto aggressiva e può manifestarsi con sintomi banali, come febbre o mal di testa, ma in poche ore può portare al decesso - spiega Russo - Anche sopravvivendo, i bambini possono riportare sequele gravi e permanenti. Vaccinare contro il ceppo B è fondamentale". Il pediatra di famiglia "segue il bambino dai primi giorni di vita fino all’adolescenza - afferma Mazzone - Diventa un punto di riferimento per la famiglia, informando, rassicurando e aiutando i genitori a fare scelte consapevoli".
A pesare sulla resistenza alla vaccinazione sono anche convinzioni errate come il legame tra vaccini e autismo. "È completamente falso - ribadisce Ricci - Altri falsi miti riguardano la presenza di presunte sostanze tossiche o la convinzione che sia meglio ammalarsi naturalmente. In realtà i vaccini addestrano il sistema immunitario senza rischi significativi", chiarisce il pediatra. E Mazzone aggiunge che "è importante informare i genitori sugli effetti collaterali possibili, che sono generalmente lievi, e spiegare come completare il ciclo vaccinale possa proteggere il bambino e la comunità". Il secondo episodio del vodcast con le '6 A per crescere bene', dal titolo 'Aderenza alle vaccinazioni: perché è importante in età pediatrica', è disponibile sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com.
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