
(Adnkronos) - “Le recenti dichiarazioni del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, in merito allo stato e alla gestione del sistema sanitario regionale impongono una riflessione seria, equilibrata ma anche ferma da parte dell’Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma. Come istituzione, in quanto organo sussidiario dello Stato che rappresenta la professione medica e che nella sua mission ha la tutela della qualità dell’assistenza e della salute dei ai cittadini, riteniamo fondamentale ribadire alcuni principi non negoziabili: il rispetto del lavoro di tutti i professionisti sanitari, la centralità del paziente e la necessità di un confronto basato su dati oggettivi, non su semplificazioni comunicative divisive e forvianti”. Con queste parole Antonio Magi presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma risponde, in una nota, all’intervento che il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha tenuto il 27 marzo scorso in occasione della terza Conferenza Internazionale di Management e Leadership nei contesti di cura. Nel suo intervento - riferisce la nota - il presidente della Regione Lazio ha “pronunciato un intervento molto netto a favore solo degli infermieri parlando apertamente di pressioni e resistenze esercitate da diversi soggetti del sistema sanitario, arrivando a denunciare “un’intera lobby potentissima che si sta schierando e sta lavorando dietro le quinte perché non vi sia il passaggio di competenze”.
“Le affermazioni del presidente Rocca per come sono state espresse, nel corso della terza Conferenza Internazionale di Management e Leadership nei contesti di rischiano di generare una narrazione distorta della realtà sanitaria. In particolare, quando si attribuiscono criticità sistemiche a comportamenti individuali o al passaggio di competenze: quest’ultimo non può essere deciso dalla politica alla ricerca di preferenze, ma da anni di studi e di un preciso e chiaro percorso formativo diverso per lunghezza e contenuti tra medici, infermieri e professioni sanitarie. Parlando inoltre di presunte inefficienze della categoria medica - aggiunge - si alimenta un clima di sfiducia che non giova né ai cittadini né agli operatori che devono essere assieme coinvolti, appunto, ognuno per le proprie diverse competenze, in un lavoro di equipe multi professionale e multidisciplinare così come previsto dal Dm 77 senza il primato di nessuna delle componenti”.
Il Presidente Rocca “ritiene che si possano ridurre le liste d’attesa per visite specialistiche e per esami diagnostici specialistici o prendere in carico i malati cronici solo con gli infermieri? - domanda Magi - Il sistema sanitario del Lazio, come quello nazionale, attraversa da anni una fase complessa, segnata da carenza di personale, soprattutto infermieristico oltre che medico specialistico - osserva - e in alcune aree anche di medici di medicina generale, da sottofinanziamento cronico, da aumento della domanda assistenziale e progressivo invecchiamento della popolazione”.
In questo contesto, “i medici e tutti i professionisti sanitari continuano a garantire, per quanto possono - sottolinea Magi - tutti assieme e senza conflitti tra loro, nonostante tutto, livelli di assistenza elevati, spesso operando, ancora oggi, in condizioni di forte criticità e di pressione organizzativa. Ridurre tali criticità a responsabilità individuali o a presunte inefficienze professionali di medici e operatori sanitari o ‘addirittura a lobby potentissime’ che lavorerebbero per difendere interessi di categoria ostacolando il Dm 77 non solo è ingiusto - afferma - ma rischia di distogliere l’attenzione dalle vere priorità: investimenti strutturali, programmazione sanitaria efficace, valorizzazione delle risorse umane e riduzione delle disuguaglianze territoriali”.
Il presidente Magi - continua la nota - sottolinea inoltre con fermezza che “ogni intervento pubblico in materia sanitaria deve essere improntato a rigore scientifico e responsabilità istituzionale. Le parole di chi governa hanno un peso significativo: possono orientare l’opinione pubblica, influenzare il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario. Se chi governa continua ad esaltare, seppur solo a parole, soltanto una professione sanitaria questo comportamento rischia di incidere negativamente sulla motivazione degli operatori di tutte le altre professioni sanitarie che ricordiamo sono 31. Per questo motivo, auspichiamo che il confronto tra istituzioni politiche e professionali si sviluppi in modo costruttivo, attraverso tavoli tecnici e momenti di ascolto reale, evitando dichiarazioni inutilmente divisive o semplificatorie”.
In chiusura Magi rinnova “ancora una volta la nostra disponibilità a collaborare con la Regione Lazio, come del resto già fatto in passato, per individuare soluzioni concrete e sostenibili, nella consapevolezza che la tutela della salute pubblica richiede uno sforzo condiviso e una visione di lungo periodo d una armonia tra gli operatori che garantisca serenità ai cittadini che si rivolgono al Ssn in un momento di loro difficoltà e fragilità e che certo non hanno bisogno di vedere tensione tra componenti del team che li cura ed assiste ma armonia e collaborazione. Difendere la sanità pubblica – conclude – significa anche tutelare tutti coloro i quali, ogni giorno, ne garantiscono il funzionamento. Su questo punto non possono e non devono esserci né ambiguità né inutili fughe in avanti a tutela di qualcuno, chiunque esso sia”.

(Adnkronos) - Scrivono messaggi alla velocità della luce e sono capaci di gestire chat parallele con grande dimestichezza. Super connessi, super presenti in modalità digitale. Ma alzare la cornetta? Un gesto inconcepibile, tramontato. Se lo smartphone si illumina o squilla per segnalare una chiamata in entrata, restano immobili e lasciano andare finché non smette. Nessuna risposta, mai una chiamata in diretta 'live'. Piuttosto vocali lunghi minuti. La chiamano 'telefobia': è l'avversione della Gen Z per le chiamate telefoniche. A squarciare il velo su un fenomeno che in realtà è in corso da diversi anni è stata qualche tempo fa un'indagine rimbalzata con una certa eco sui media internazionali. La survey - promossa nel 2024 da Uswitch, compagnia che opera in diversi settori fra cui le telecomunicazioni - svelava che un quarto (23%) dei giovani tra i 18 e i 34 anni afferma di non rispondere mai alle chiamate.
Oltre la metà (58%) addirittura interpreta lo squillare del telefono come una chiamata improvvisa che implica cattive notizie. Crescere nell'era dei social media, ha portato la generazione più giovane proprio ad allontanarsi dall'abitudine della chiamata vocale preferendo alla tradizionale telefonata ad esempio i messaggi vocali. Dichiara questo il 37% degli under 35 intervistati. E per rendere l'idea della barriera che divide le generazioni, al contrario solo l'1% dei 35-54enni afferma di preferire i 'fastidiosi' vocali. In generale, invece, quasi due terzi (61%) dei 18-34 anni preferiscono ricevere un messaggio - che sia scritto o vocale - piuttosto che una chiamata audio. Questo perché - esaminano gli autori della survey - per la Generazione Z e i millennial più giovani il vocale è una modalità 'senza pressioni', offre un contatto personale ma senza l'urgenza di rispondere. Diversi studi hanno indagato su questa evoluzione delle relazioni interpersonali e la spiegazione che emerge non è che le nuove generazioni siano più asociali rispetto ai giovani del passato, rassicurano gli esperti. Un recente lavoro pubblicato su 'Psychology of Popular Media' approfondisce l'argomento e lascia trasparire i possibili vantaggi di preferire i messaggi alle chiamate, chiarendo per esempio che le persone più introverse tendono a sfruttare in modo particolare la distanza e l'asincronia della comunicazione digitale per creare connessioni, il che può pure aumentare la fiducia in se stessi.
Secondo gli esperti che hanno analizzato le radici della telefobia, i giovani esponenti della Gen Z hanno semplicemente sviluppato una modalità comunicativa che si adatta meglio al loro modo di elaborare le informazioni. Insomma, è da archiviare l'immagine anni '90 dell'adolescente che si chiudeva in camera per ore con l'unico telefono fisso di casa per confidarsi con l'amica o l'amico, e va semplicemente attualizzata l'iconografia. La sensibilità cambia e cambiano le abitudini e i modi di comunicare, anche in relazione all'evoluzione della tecnologia. Basti pensare che, se scrivere un messaggio di addio per lasciare una persona in passato era considerato un oltraggio, sinonimo di freddezza, ora viene interpretato come una forma di rispetto. La comunicazione asincrona è semplicemente quella scelta consapevolmente dai ragazzi, anche per una forma di autoconservazione e per una questione di qualità del contatto con l'altro, analizzano gli esperti.
Una telefonata - secondo quanto evidenzia la psicologia - impone al cervello l'attivazione di diversi processi in contemporanea, dall'ascolto all'elaborazione dell'informazione che si riceve fino alla pianificazione di una risposta appropriata. Il tutto avviene in tempo reale, senza pause. In un approfondimento della 'Social Anxiety Alliance Uk si evidenziano i profili che possono essere percepiti come più problematici: una telefonata può arrivare all'improvviso o quando non siamo preparati a riceverla, potrebbe capitare di ricevere una domanda inaspettata o di dover prendere una decisione per la quale non ci si sente pronti, la mancanza di espressioni facciali o linguaggio del corpo può spiazzare e rendere difficile interpretare le intenzioni altrui, è più difficile capire quando è il proprio turno di parlare o come terminare la chiamata, mentre è facile trovarsi alla fine a rimuginare su ciò che si è detto o non detto.
La Generazione Z, secondo diverse interpretazioni, elimina questa pressione e sceglie una modalità comunicativa più 'riflessiva'. Ed è talmente restia a parlare al telefono che - come riporta 'Fortune' in un focus di qualche tempo fa - anche i datori di lavoro hanno notato una differenza significativa e un college del Regno Unito ha addirittura lanciato un corso per aiutare le nuove generazioni a superare la 'telefobia'.

(Adnkronos) - Re Carlo e la regina Camilla si recheranno a fine aprile negli Stati Uniti, dove incontreranno il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo rende noto Buckingham Palace spiegando che la visita servirà a "celebrare i legami storici e le moderne relazioni bilaterali" tra i due Paesi nel quadro delle celebrazioni dei 250 anni dell'indipendenza americana. La Bbc spiega che re Carlo, durante il viaggio di ritorno a Londra, si recherà anche alle Bermuda, territorio britannico d'oltremare nell'Atlantico settentrionale.
I dettagli dell'itinerario negli Stati Uniti non sono ancora stati resi noti, ma si sa che re Carlo si recherà a Washington, spiega la Bbc. Prevista anche una cena di stato alla Casa Bianca e un discorso che il re terrà al Congresso.

(Adnkronos) - Non un'intossicazione alimentare, ma un avvelenamento. Sarebbe infatti la ricina la sostanza tossica responsabile della morte della madre e della figlia di Pietracatella, in provincia di Campobasso, lo scorso Natale. La risposta è arrivata dalle analisi svolte dal Maugeri di Pavia. Probabilmente per questo motivo è stata chiesta una proroga di 30 giorni per le autopsie. A questo punto l’indagine è per omicidio e bisognerà capire chi ha avvelenato le due donne con la ricina, un veleno potentissimo.
Il medico legale Benedetta Pia De Luca ha chiesto stamane alla Procura una proroga di 30 giorni per consegnare le relazioni con i risultati dell'autopsia. Tra il 24 e il 26 dicembre Antonella Di Jelsi e sua figlia Sara Di Vita, residenti a Pietracatella si sono recate ripetutamente al pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso accusando malori. Dopo essere state più volte rimandate a casa sono state accettate per un ricovero, ma sono morte poche ore dopo. Il 29 dicembre la Procura di Campobasso ha iscritto nel registro degli indagati cinque medici per le ipotesi di reato di omicidio colposo, lesioni personali colpose e responsabilità colposa in ambito sanitario. Oggi la svolta.

(Adnkronos) - La questione abitativa è oggi una delle principali criticità socio-economiche europee e, per la prima volta, è entrata stabilmente nell’agenda pubblica continentale. Negli ultimi dieci anni, infatti, i costi della casa sono cresciuti molto più rapidamente dei redditi, alterando gli equilibri tra lavoro, mobilità, accesso allo studio, sviluppo urbano e coesione sociale. In questo scenario, l’abitare ha superato la dimensione settoriale del mercato immobiliare per configurarsi come una vera e propria infrastruttura economica e sociale, capace di incidere sulla competitività dei territori e la qualità della vita. Da questo scenario prende avvio l’edizione 2026 di REbuild, (12 e 13 maggio a Riva del Garda -Tn), dedicata al tema Housing Remix: come evidenziato nel programma presentato in anteprima a Milano, l’evento si configura come una riflessione sul futuro dell’abitare che non si limita ad analizzare la crisi, ma chiama al confronto istituzioni, filiera delle costruzioni, della finanza, dell’innovazione ed esperti per ripensare modelli abitativi, strumenti finanziari e politiche urbane all’altezza di un cambiamento ormai strutturale confermato dai dati ufficiali.
“Se i numeri descrivono una tensione crescente – commenta Alessandra Albarelli, direttrice generale di Riva del Garda Fierecongressi, ente organizzatore dell’evento - la sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa pressione in un’occasione di ripensamento strutturale dell’abitare, nel segno dell’Housing Remix, capace di coniugare accessibilità, sostenibilità, vivibilità, coesione e sviluppo urbano. A REbuild offriremo una visione sistemica sul tema”. Le cifre delineano con chiarezza la portata del fenomeno. Secondo Commissione Europea ed Eurostat, tra il 2015 e il 2025 i prezzi delle abitazioni nell’Unione Europea sono aumentati mediamente di oltre il 50% (House Price Index), con picchi del +209,5% in Ungheria, +135% in Lituania e +124,4% in Portogallo. Anche il mercato delle locazioni ha registrato incrementi compresi tra il 20% e il 30%, con circa il 10% della popolazione che sostiene un costo superiore al 40% del reddito per l’affitto. Solo nel terzo trimestre del 2025, i prezzi delle case sono cresciuti di oltre il 5% su base annua e gli affitti di oltre il 3%. Parallelamente, l’edilizia sociale rappresenta oggi appena il 6–7% dello stock abitativo (contro l’11% del 2010), mentre in diversi Paesi fino al 20% degli immobili risulta vuoto o sottoutilizzato, evidenziando una crisi che è anche di distribuzione territoriale.
L’analisi dei numeri europei e italiani mostra che la crisi abitativa non è il risultato di una sola dinamica, ma dell’interazione tra politiche pubbliche, disponibilità di capitali, regole urbane, capacità produttiva della filiera e trasformazione dei modelli sociali dell’abitare. Per questo REbuild organizza il programma dell’edizione 2026 attorno a cinque filoni tematici - Politiche, Capitali, Regole, Costruire, Abitare - per restituire una lettura inedita e organica del problema. In risposta a queste dinamiche, la Commissione Europea ha presentato nel dicembre 2025 il primo European Affordable Housing Plan, segnando un passaggio storico: per la prima volta la casa viene trattata come una politica europea integrata. Il piano punta ad aumentare l’offerta di alloggi accessibili, mobilitare capitali, promuovere innovazione nella filiera delle costruzioni e intervenire su fenomeni che amplificano le tensioni, come gli affitti brevi nelle aree ad alta pressione abitativa e lo svuotamento dei centri storici.
Come spiega Ezio Micelli, docente Iuav, nonché Presidente del Comitato Scientifico di REbuild e unico esperto italiano selezionato tra i 15 membri dell’Advisory Board della Commissione Europea per la redazione del ‘Piano europeo per l’abitazione accessibile’ “per delineare una visione complessiva del tema, abbiamo individuato cinque parole chiave — Politiche, Capitali, Regole, Costruire, Abitare — come elementi fondamentali per strutturare il programma e facilitarne la comprensione. Questo approccio richiama la centralità delle politiche abitative a livello europeo e nazionale e sottolinea l’esigenza di integrare politiche, capitali e regole nel settore della casa”. A REbuild, il filone tematico relativo alle Politiche andrà ad analizzare come questa nuova agenda europea possa tradursi in stimoli e, soprattutto, strumenti concreti a livello nazionale e locale, riportando la casa al centro delle politiche sociali, urbane e territoriali.
Il nodo della disponibilità abitativa si intreccia con quello della capacità produttiva. Il dato offerto da Housing Europe nel recente rapporto State of Housing in Europe 2025 indica in 9,6 milioni (pari al 3,5% del patrimonio immobiliare attuale) il numero delle abitazioni mancanti in Ue nel 2025; quasi 1,3 milioni quelle in Italia. Secondo le proiezioni della Banca Europea per gli Investimenti, serviranno oltre 2 milioni di nuove case all’anno fino al 2035 in Ue, pari a circa 650.000 unità aggiuntive rispetto ai livelli attuali. In Italia, il Piano Casa governativo prevede la realizzazione di 100.000 nuove unità in dieci anni, obiettivo che richiede un rafforzamento significativo degli investimenti e della capacità produttiva del settore. Un comparto che, oltre a essere strategico — con un mercato immobiliare atteso crescere da 160 a 170 miliardi di euro nel 2026 (+8,4%, fonte Scenari Immobiliari) — è chiamato a innovare profondamente, attraverso industrializzazione, digitalizzazione, prefabbricazione e nuove tecnologie. Questi temi sono al centro del filone Costruire di REbuild. In questo quadro va ricordato un dato di fondo: le costruzioni rappresentano un comparto strategico per l’Italia e per l’Europa, perché ogni euro investito nella casa rimane nell’economia continentale, contribuendo a rafforzarne la base industriale.
Il Piano Casa Europeo rappresenta in quest’ottica una sfida e un’opportunità per il settore delle costruzioni, che negli ultimi anni ha subito un calo della produttività, una riduzione dei permessi di costruire e ha mostrato una innata resistenza all’innovazione, digitale in primis, come emerso anche nei dibattiti organizzati da REbuild negli ultimi anni. Le indicazioni europee puntano infatti a industrializzare e digitalizzare il settore, promuovendo, tra l’altro, la prefabbricazione, la costruzione modulare e off-site, l’uso dell’Intelligenza Artificiale e del BIM. Una domanda è doverosa: La riqualificazione profonda del patrimonio edilizio può costare meno grazie all’innovazione tecnologica e ai nuovi processi resi possibili dal digitale? La risposta è in recenti ricerche promosse dall’Università Iuav di Venezia. I risultati, esito di un’approfondita indagine sulle principali esperienze francesi in corso, mostrano una significativa riduzione dei costi unitari. Si parte da oltre il 50% per arrivare a sfiorare il 70% per alcune tipologie di edifici plurifamiliari. I principali processi di apprendimento che guidano la riduzione dei costi sono attribuibili alla maggiore replicabilità dei componenti prefabbricati, alla riduzione degli sprechi e all’ottimizzazione dei tempi di costruzione.
La crisi abitativa non è soltanto una questione di quantità, ma anche di accesso alle risorse finanziarie e di squilibri territoriali: alla carenza di alloggi accessibili nelle aree più dinamiche si affianca un vasto patrimonio inutilizzato. Per affrontare questa sfida è necessario attivare capitali pubblici, privati e sociali e sviluppare strumenti finanziari capaci di sostenere interventi di housing accessibile e rigenerazione urbana, temi al centro del filone Capitali di REbuild. In questo quadro, la finanza sociale assume un ruolo determinante: i capitali pazienti, orientati al medio-lungo periodo, consentono di strutturare operazioni che integrano sostenibilità economica, impatto sociale e trasformazione urbana, accompagnando i progetti lungo tutto il loro ciclo di vita, dalla raccolta delle risorse alla gestione delle comunità. Un approccio che consente anche di valorizzare gli interventi di efficientamento energetico, tema più che mai centrale oggi. In questa direzione, REbuild si prepara a rendere pubblici i risultati di una nuova ricerca realizzata per l’Osservatorio REbuild dal Dipartimento di Culture del Progetto dell’Università Iuav di Venezia, guidato dal professor Ezio Micelli.
Il contributo metterà in luce come il price premium — ovvero l’incremento di valore immobiliare associato all’efficienza energetica — rappresenti una leva strategica per orientare investimenti e politiche pubbliche nel settore dell’housing. Un elemento chiave che emergerà con forza è il ruolo del clima, determinante nel modulare l’entità di questo valore e, quindi, nel guidare scelte più consapevoli ed efficaci. Il caso italiano riflette e amplifica queste dinamiche. Secondo Istat, nel 2025 i prezzi delle abitazioni sono cresciuti del 4,1% su base annua (+4,9% per gli immobili esistenti e +1,5% per le nuove costruzioni). Circa 1,5 milioni di famiglie vivono in condizioni di disagio abitativo, con un’incidenza del costo della casa superiore al 30% del reddito (fonte Nomisma). I prezzi medi superano i 3.500 euro al metro quadrato a Milano (+6,3% nel 2025, Istat) e i 3.000 a Roma (+5% nel 2025, Istat), mentre nelle altre grandi città oscillano tra 2.200 e 2.600 euro. Anche il mercato delle locazioni resta sotto pressione, con canoni in aumento del 2,3% nel primo trimestre del 2025 (Idealista).
A questi dati si affiancano profonde trasformazioni sociali: una popolazione che invecchia (circa il 25% degli italiani ha più di 65 anni, Istat), nuclei familiari sempre più piccoli — a Milano circa la metà delle famiglie è composta da una sola persona — e una crescente difficoltà dei giovani a raggiungere l’autonomia abitativa, con in diversi Paesi europei quasi il 70% dei 18–34enni che vive ancora con la famiglia. Anche lo student housing evidenzia forti squilibri: a fronte di circa 2 milioni di studenti universitari (15% stranieri), l’offerta è di circa 80.000 posti letto, pari a una copertura del 4% contro una media europea del 16% (fonte JLL). In questo contesto emergono nuovi modelli abitativi — dal cohousing al senior living, fino al riuso di immobili dismessi — che REbuild esplora nel filone Abitare, arricchito da testimonianze di soluzioni ibride e collettive, capaci di favorire nuove forme di comunità, anche attraverso il riuso di patrimoni dismessi – conventi, caserme, uffici vuoti – e la sperimentazione di convivenze intergenerazionali: abitare non significa soltanto produrre nuove unità immobiliari, ma ripensare i meccanismi di aggregazione sociale.
Parallelamente, la casa si trasforma grazie alla tecnologia: intelligenze artificiali conversazionali, robotica domestica, sistemi di assistenza integrata possono sostenere autonomia e qualità della vita. Il quadro normativo italiano si caratterizza per una complessità significativa nei processi autorizzativi, che si traduce in una lentezza delle procedure operative. Tale situazione rappresenta un ostacolo concreto allo sviluppo di nuove iniziative nel settore dell’abitare. In parallelo, si rileva un patrimonio di case popolari — tra le 60.000 e le 80.000 unità — che risultano vuote e necessitano di interventi di riqualificazione. Questo dato mette in luce la necessità di adottare un approccio integrato, in cui strumenti urbanistici, politiche abitative e governance multilivello collaborino efficacemente, senza sacrificare la qualità degli interventi.
Per superare tali criticità, emerge la necessità di rafforzare l’efficacia dei processi autorizzativi e pianificatori, salvaguardando al contempo gli standard qualitativi e ambientali. L’obiettivo non è quello di procedere verso una deregolazione indiscriminata, bensì di promuovere una maggiore integrazione tra strumenti urbanistici, politiche abitative e governance multilivello. In questa prospettiva, diventa fondamentale anche una più ampia armonizzazione europea, considerando che nuovi modelli di rigenerazione urbana e valorizzazione del patrimonio pubblico stanno prendendo piede a livello internazionale. Il filone Regole di REbuild si concentra proprio sulla capacità dei sistemi normativi di abilitare la trasformazione urbana. Nei dibattiti in calendario, viene esplorata la funzione regolatoria come strumento per rendere possibili le trasformazioni urbane e rafforzare la competitività di città e territori nello scenario europeo. Si tratta di un percorso che pone al centro la qualità e l’efficacia delle regole, come condizione indispensabile per la rigenerazione e lo sviluppo sostenibile.
In questo scenario complesso, la sfida dell’abitare non riguarda soltanto la quantità di case da realizzare, ma la capacità di ripensare il rapporto tra città, economia e società. Affrontare la questione abitativa significa intervenire contemporaneamente su politiche pubbliche, investimenti, regole urbane, innovazione tecnologica e modelli sociali dell’abitare. È con questa visione sistemica che REbuild intende collocare il proprio contributo: un laboratorio di idee e soluzioni capace di trasformare una pressione crescente in un’opportunità di ripensamento strutturale per immaginare e proporre un nuovo equilibrio tra accessibilità, sostenibilità e qualità della vita nelle città del futuro. Con Housing Remix, REbuild si propone come luogo di confronto e di proposta per costruire una nuova agenda dell’abitare europeo.

(Adnkronos) - Beppe Grillo, è ufficiale, darà battaglia al Movimento 5 stelle per riprendersi il simbolo. Questo quanto confermato da fonti vicine al co-fondatore dei pentastellati all'Adnkronos. Il comico e l'associazione Movimento 5 stelle di Genova hanno notificato l'atto di citazione davanti al Tribunale di Roma per rivendicare la titolarità del nome e del simbolo "MoVimento 5 stelle", con la prima udienza prevista per luglio.
"SIMBOLO M5S: BEPPE GRILLO HA AVVIATO LA CAUSA PER RIPRENDERSELO". È questo il titolo di un lungo post sui social di Marco Bella, ex parlamentare del Movimento 5 stelle. "In un mondo normale, se io Beppe Grillo ti concedo a te Giuseppe Conte, di usare qualcosa che mi appartiene, non servirebbe alcuna azione legale affinché tu, Giuseppe Conte, mi restituisca ciò che non è affatto tuo - inizia a spiegare l'ex deputato pentastellato -. In un mondo normale, se io Beppe Grillo ho messo tanto lavoro, tanti soldi miei e mi sono beccato una serie infinita di querele per permettere a te, Giuseppe Conte, di diventare da signor nessuno presidente del Consiglio e di avere uno staff di decine di persone che si occupano della tua comunicazione, tu, Giuseppe Conte, dovresti essere almeno grato a me Beppe Grillo. In un mondo normale, se tu, parlamentare M5s, hai firmato un impegno e ti sei presentato agli elettori dicendo che avresti fatto solo due mandati, non ti dovrebbe nemmeno passare per l’anticamera del cervello che puoi cacciare chi ti ha permesso di sedere su quelle comode poltrone perché semplicemente ti dice che gli impegni si rispettano. In un mondo normale, nessuna forza politica cancella 70.000 iscritti (mai fatto prima) solo per cacciare chi la ha fondata. Purtroppo, non viviamo in un mondo normale".
Per Bella, "viviamo in un mondo ove il lavoro per i cittadini, la parola data, gli impegni presi…. purtroppo per qualcuno, non contano nulla" e quindi: "Volete vedere il simbolo e il nome del MoVimento associati a persone che li useranno esclusivamente per proprio tornaconto personale? Ovviamente no. Volete vedere il simbolo e il nome del MoVimento in una coalizione dove c’è Matteo Renzi, uno che in piena pandemia ha fatto cadere il governo Conte II sostenuto da Pd e M5s, e lo rivendica pure? Ovviamente no. Volete vedere il simbolo e il nome del MoVimento associati a persone che hanno rinnegato la propria storia per una poltrona? Ovviamente no, perché nemmeno Salvini con Bossi è arrivato a tanto".
"La battaglia legale sarà difficile, lunga e complessa. E chi sarà in prima fila sarà purtroppo Beppe. Proprio la persona che il MoVimento la ha fondato, costretto ancora una volta a metterci soldi suoi. Contro qualcuno che, invece, si è assicurato milioni di finanziamenti pubblici. La dignità, però, non ha prezzo. É una battaglia giusta e per quanto difficile va fatta. Se vi rimane ancora un po’ di dignità, ridate il simbolo e il nome del MoVimento a Beppe. E andate per la vostra strada. Fatevi il vostro simbolo. Loro, purtroppo, non credo molleranno. Noi nemmeno. Forza Beppe!", conclude Bella nel suo lungo post

(Adnkronos) - Ilaria Galassi vittima di insulti social dopo aver dichiarato di essersi sottoposta a un intervento di blefaroplastica, una proceduta di chirurgia plastica che rimodella le palpebre superiori. "Io non mi nascondo, sono vanitosa, mi piace la chirurgia estetica senza però cambiare i connotati facciali", ha raccontato la showgirl italiana ospite oggi a La volta buona.
Dopo aver mostrato sui social il risultato dell'intervento, Galassi ha raccontato di aver ricevuto numerosi commenti offensivi: "Sei un mostro, poveri i tuoi figli, ma che madre sei, ma che esempio sei", ha detto ricordando alcuni degli insulti particolarmente duri rivolti anche al suo ruolo di madre.
Nonostante le critiche, Galassi ha ribadito la propria posizione riguardo la chirurgia estetica, sottolineando di sentirsi a proprio agio sulle scelte fatte ed eventualmente di ricorrere in futuro ad altri interventi per migliorare il suo aspetto fisico: "Io mi amo e quando mi guardo allo specchio voglio vedermi meglio", ha aggiunto.

(Adnkronos) - Uno spareggio Mondiale senza... tecnologia. Almeno, in parte. La finale playoff tra Bosnia e Italia di oggi, martedì 31 marzo, non prevede l'utilizzo della goal line technology. Il motivo? Semplice, anche banale: lo stadio di Zenica, teatro della partita, non è attrezzato per questa tipologia di supporto.
L'arbitro Clement Turpin (designato per la sfida) scenderà dunque in campo senza il classico orologio al polso, per verificare la validità dei gol. E come si procederà? In caso di reti dubbie, il direttore di garà potrà avvalersi della goal line camera, la camera sulla linea di porta con cui il Var potrà ricontrollare le reti per decidere se assegnarle o meno. In Bosnia-Italia ci sarà quindi, regolarmente, il Var.

(Adnkronos) - Tra il 7 e l'8 ottobre del 1985 la nave da crociera Achille Lauro naviga tra Egitto e Israele quando viene dirottata da un commando palestinese. E' il prologo della crisi di Sigonella, con il celebre "no" di Bettino Craxi a Ronald Reagan, tornata di attualità con la decisione del governo italiano di non concedere l'uso della base agli aerei degli Stati Uniti in volo verso l'Iran. Il dirottamento dell'Achille Lauro innesca una lunga e complessa trattativa che coinvolge Italia, l'Olp di Yasser Arafat, Egitto, Siria e Stati Uniti al termine della quale i terroristi del Fronte di liberazione della Palestina accettano di rilasciare nave e ostaggi e fare rotta verso l'Egitto a un patto: una via di fuga dipomatica in cambio della promessa che non ci saranno vittime.
La vicenda sembra chiusa, i 4 responsabili del dirottamento a bordo di un Boeing della Egypt Air in volo verso Tunisi, quando emerge che in realtà una vittima sulla nave c'è stata: l'americano di origine ebraica Leon Klinghoffer, ucciso brutalmente dai terroristi. E qui la situazione precipita, perché gli Stati Uniti decidono in intervenire: dalla portaerei Saratoga decolla una squadriglia di jet che intercetta il Boeing con a bordo i terroristi con l'intenzione di costringerlo all'atterraggio. Malta viene scartata, la Grecia chiude lo spazio aereo e il gruppo di veivoli si dirige quindi sull'Italia, a Sigonella, sito della base americana.
Solo allora i vertici Usa avvertono il governo italiano innescando, nella notte tra il 10 e l'11 ottobre, un braccio di ferro tra gli stessi leader di Italia e Usa, Bettino Craxi e Ronald Reagan. Il presidente del Consiglio socialista non ha nessuna intenzione di cedere sovranità agli americani. Così il Boeing atterra ma resta parcheggiato sulla pista e viene circondato dai militari italiani. A loro volta, però, gli Usa confermano l'ordine di prendere in custodia i terroristi e circondano gli italiani. Da qui la famosa foto dei due cerchi di militari, armi in pugno, intorno all'aereo. Ognuno tiene a tiro l'altro. La tensione è altissima, Craxi sente Reagan nella notte e conferma direttamente al presidente americano il "no" alla possibilità di intervento americano.
Dopo ore di tensione altissima, la notte del 12 ottobre si decide di far ripartire il Boeing verso Ciampino. I jet statunitensi scortano il veicolo per tutto il viaggio. A Ciampino, i terroristi vengono arrestati dall'Italia. Tranne Abu Abbas, fondatore del Flp e mediatore per l'Achille Lauro che in realtà si scoprirà essere lo stratega del blitz terroristico sulla nave, che si imbarca per Belgrado e riesce mettersi in salvo. "In quei giorni del 1985 un uomo politico minoritario, ma che era stato in grado di elevarsi per suo merito al ruolo di statista, ebbe la forza e l’autorevolezza di contrastare, praticamente da solo, chi voleva sconfiggere la verità e le buone ragioni di una politica estera lungimirante e saggia che egli era stato in grado di esprimere e di far pesare in tutto il Medio Oriente una politica non a caso amica della pace e del progresso, alleata della giustizia e della verità", ha scritto l'allora segretario di Craxi Gennaro Acquaviva nel suo memoir su Sigonella.

(Adnkronos) - “Dobbiamo far sapere che per la malattia renale C3G lo screening e la prevenzione sono fondamentali: un banalissimo esame delle urine ci permette di avere un sospetto e di avviare un iter diagnostico che vale anche per molte altre malattie. La diagnosi precoce sicuramente può modificarne il decorso” anche perché “oggi abbiamo a disposizione una terapia specifica”. Così Giuseppe Grandaliano, professore di Nefrologia presso l'università Cattolica e direttore della Uoc di Nefrologia, Fondazione policlinico Gemelli Irccs, intervenendo oggi a Milano all’incontro con la stampa organizzato da Novartis in occasione del via libera dell'Ageniza italiana del farmaco (Aifa) al rimborso di iptacopan, il primo trattamento per adulti con glomerulopatia da C3, “una terapia specifica che agisce sui meccanismi intrinseci della malattia”.
La C3G è “una malattia cronica molto rara - spiega l'esperto - che colpisce soggetti giovani con un'età di diagnosi compresa fra 20-25 anni e ha la caratteristica di progredire in maniera importante verso un'insufficienza renale cronica terminale e la necessità di dialisi - specifica il nefrologo - Il 40-50% di questi soggetti, a 10 anni dalla diagnosi, sono in dialisi o hanno bisogno di un trapianto. La C3g è silenziosa, non dà segni clinici nelle prime fasi. Le uniche alterazioni sono laboratoristiche: all'esame delle urine si presenta una perdita di proteine e vi è la presenza di tracce di sangue. Qualche volta all'esame del sangue, nelle fasi precoci, può già essere presente un aumento della creatininemia quindi una riduzione della funzione renale”.
In presenza di alterazioni nelle urine, come “proteinuria e tracce di sangue” occorre che “il paziente sia visto dallo specialista nefrologo - avverte Grandaliano - per essere sottoposto a una biopsia”, poiché questo esame diagnostico “è assolutamente irrinunciabile nella diagnosi C3G. La diagnosi anatomopatologica e istopatologica di questa malattia richiede un anatomopatologo particolarmente esperto in malattie renali, per cui è importante parlarsi e comunicare fra i centri” specializzati “per identificare più facilmente la malattia - conclude - e indirizzare il paziente nei centri giusti”.

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(Adnkronos) - A fine partita si è presentato negli spogliatoi del campetto di calcio di un oratorio di Osio Sotto, in provincia di Bergamo, e ha chiesto di un bambino di 8 anni, sostenendo di doverlo prelevare. Peccato che non conoscesse né il piccolo, né i genitori, né nessuna delle persone presenti. E così l'uomo, un trentenne pachistano incensurato e residente nella Bassa Bergamasca, è stato arrestato dai carabinieri per tentato sequestro di persona.
L'episodio risale al pomeriggio di mercoledì 25 marzo. Dopo la richiesta dell'uomo, sconosciuto all'oratorio, gli adulti presenti hanno domandato al piccolo: "Lo conosci quel signore?". E il bambino, che in tutte le fasi del tentativo di sequestro non ha avuto alcun contatto con il trentenne, ha risposto di no. A quel punto l'allenatore ha impedito che potesse avvicinarsi. L'uomo però ci ha riprovato, continuando a ripetere il nome del bambino. Un secondo tentativo bloccato da altri adulti presenti, che nel frattempo avevano anche allertato i carabinieri.
Giunti sul posto i militari hanno fermato, identificato e poi arrestato il trentenne. "Ho sbagliato, ho sbagliato", si è giustificato lui. Una ricostruzione che non ha convinto chi indaga, dal momento che l'uomo ha più volte ripetuto il nome del bambino che voleva prelevare e a lui in realtà sconosciuto. L'arresto è stato convalidato dal gip del tribunale di Bergamo, che ha disposto per il trentenne la custodia cautelare in carcere.

(Adnkronos) - A Napoli scoppia il caso Romelu Lukaku. L'attaccante, dopo il forfait con la nazionale belga, ha deciso di restare in Belgio nonostante la chiamata del club azzurro per l'allenamento di oggi, martedì 31 marzo, a Castel Volturno. La società ha espresso la propria posizione con un comunicato:"SSC Napoli comunica che il calciatore Romelu Lukaku non ha risposto alla convocazione di oggi in vista della ripresa degli allenamenti. La società si riserva di valutare l’adozione degli opportuni provvedimenti disciplinari, così come la prosecuzione dell’attività del calciatore nel gruppo squadra a tempo indeterminato".
La decisione dell'attaccante potrebbe così portare a una presa di posizione del club del presidente Aurelio De Laurentiis, che sta valutando come agire. Tra le ipotesi sul tavolo, anche quella di mettere il centravanti fuori rosa.

(Adnkronos) - Resta un mistero il furto del maxi carico di barrette KitKat scomparso durante un trasporto internazionale tra Italia e Polonia. La Nestlé, dopo alcune indiscrezioni sul ritorvamento del carico, afferma che le ricerche continuano. Il gruppo svizzero in una nota, infatti, "smentisce la notizia relativa al ritrovamento del carico dei KitKat" e continua "a collaborare con la polizia e tutti i nostri partner per rintracciare i KitKat scomparsi".
Il gruppo, il 26 marzo scorso, aveva annunciato che un camion con a bordo 413.793 barrette di cioccolato del marchio Kitkat era stato rubato. Il carico, dal peso complessivo di circa 12 tonnellate, era partito dall’Italia centrale il tir avrebbe dovuto raggiungere diverse destinazioni europee, con un percorso di 1.250–1.350 km, e raggiungere la Polonia.
L’azienda, con sede a Vevey, in Svizzera, ha assicurato che non ci sono rischi per i consumatori e che la disponibilità del prodotto non sarà compromessa.
Dopo il furto la Nestlé ha evidenziato la potenziale immissione delle barrette mancanti in canali di vendita non ufficiali nei mercati europei. Tuttavia, l'azienda ha specificato che, in tal caso, tutti i prodotti sono rintracciabili mediante l'utilizzo del codice lotto univoco assegnato alle singole barrette.

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(Adnkronos) - L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha ammesso alla rimborsabilità iptacopan, il primo inibitore orale del Fattore B della via alternativa del complemento, primo nella sua classe, per il trattamento di adulti con glomerulopatia da C3 (C3G). Questo risultato, assieme al riconoscimento dello status di innovatività, risponde a un bisogno terapeutico insoddisfatto per i pazienti affetti da C3G essendo questa la prima terapia autorizzata e rimborsata con un meccanismo d’azione specifico per l’evoluzione della malattia ovvero la disregolazione della via alternativa del complemento centrale nella patogenesi della C3G. Questo approccio consente di agire sulla causa della malattia e non solo sui sintomi, con un potenziale beneficio in termini di rallentamento della progressione renale, stabilità dell’eGfr e riduzione della proteinuria.
La glomerulopatia da C3 - spiega Novartis in una nota - è una patologia renale ultra-rara e progressiva, con una prevalenza italiana di 1-1,5 casi ogni milione di persone. La malattia può avere un esordio precoce in età pediatrica, ma viene spesso diagnosticata in età di giovane adulto, e presenta una prognosi severa: entro dieci anni dalla diagnosi circa la metà dei pazienti può sviluppare insufficienza renale avanzata, rendendo necessario il ricorso alla dialisi o al trapianto di rene, con un impatto rilevante sulla vita personale, lavorativa e sociale. “La diagnosi di C3G richiede un inquadramento specialistico approfondito e si basa sulla biopsia renale, attualmente il gold standard diagnostico – spiega Giuseppe Grandaliano, professore ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma e direttore della Uoc di Nefrologia di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs – Una diagnosi accurata è fondamentale non solo confermare la patologia, ma anche per orientare correttamente il percorso terapeutico”.
Il complemento - riferisce la nota - è una componente del sistema immunitario, costituita da un insieme di proteine che contribuiscono alla difesa dell’organismo. Nella C3G, questo sistema si attiva in modo anomalo e persistente, causando l’accumulo della proteina C3 nei glomeruli e un danno progressivo al rene. All’interno di questo meccanismo, il Fattore B svolge un ruolo chiave come ‘interruttore’ della via alternativa del complemento. La molecola agisce bloccando selettivamente il Fattore B, riducendo l’attivazione incontrollata del complemento e contribuendo a proteggere i glomeruli dal danno infiammatorio. Nello studio di Fase 3 Appear-C3G, alla base dell’approvazione Aifa, la molecola ha dimostrato una riduzione della proteinuria del 35,1% rispetto al placebo, con un profilo favorevole di sicurezza e tollerabilità; la riduzione della proteinuria si è accompagnata a una stabilizzazione della funzione renale (eGfr) nel follow-up.
“Fino a oggi, la glomerulopatia da C3 era una patologia grave senza trattamenti mirati, con soluzioni disponibili di limitata efficacia e di conseguenza un’elevata probabilità di progressione verso dialisi o trapianto - chiarisce Luigi Biancone, professore ordinario di Nefrologia, direttore Sc Nefrologia dialisi trapianto U, presidio Molinette e Cto - Aou Città della Salute e della Scienza di Torino – Con questa approvazione si colma un vuoto terapeutico significativo: la disponibilità di uno strumento che interviene selettivamente sulla causa alla base della malattia rappresenta un cambiamento rilevante nel panorama di cura”.
La C3G - si legge nella nota - può manifestarsi già in età pediatrica, ma viene spesso diagnosticata più avanti nel tempo, con un’età media alla diagnosi intorno ai 21 annivii e con un impatto significativo sulla vita quotidiana limitando scuola, lavoro e attività sociali; circa il 25% dei pazienti segnala assenze da scuola o lavoro e il 21% soffre di depressione correlata alla malattia. “Per chi vive con la C3G, la difficoltà non è solo clinica - sottolinea Fabrizio Spoleti, presidente dell’associazione di pazienti Progetto Ddd Ets - Il percorso che porta alla diagnosi è spesso lungo e complesso, anche perché si tratta di una patologia ancora poco conosciuta. Una volta ottenuta la diagnosi, molti pazienti faticano a individuare un riferimento clinico stabile e sono costretti a spostarsi lontano dalla propria regione, con un impatto rilevante sulla vita quotidiana e sull’organizzazione familiare. I pazienti segnalano il bisogno di informazioni più accessibili, di centri di riferimento chiaramente identificabili e di percorsi di cura più coordinati. La gestione della malattia - aggiunge - richiede monitoraggi frequenti e tempo trascorso in ospedale, con ricadute su scuola, lavoro e qualità di vita. Come associazione, lavoriamo per rompere questo isolamento, favorire la condivisione delle conoscenze e contribuire a costruire reti e indirizzi di cura sempre più chiari, anche attraverso una collaborazione tra centri a livello nazionale e internazionale”.
Forte di una storia di oltre 40 anni iniziata nel trapianto, l’impegno di Novartis nella ricerca e sviluppo è mirato a proteggere la funzione del rene e ritardare o prevenire dialisi e/o trapianto. Accanto all’impegno nella C3G, la pipeline include anche altre patologie renali ad alto bisogno insoddisfatto, come la nefropatia da IgA (IgAN) e ulteriori condizioni glomerulari oggetto di studio clinico. “L’ammissione alla rimborsabilità di questa molecola rappresenta un traguardo importante per i pazienti italiani con C3G – conclude Paola Coco, Country Chief Scientific Officer e Head of Medical Affairs di Novartis Italia – Questo risultato conferma il nostro impegno nello sviluppo di soluzioni mirate per patologie complesse e ad alto bisogno clinico insoddisfatto. Il riconoscimento di innovatività attribuito alla molecola valorizza ulteriormente il contributo dell’innovazione terapeutica in questo contesto”.

(Adnkronos) - Ridurre il numero di fumatori è il primo obiettivo della proposta di legge d’iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. Un incremento del prezzo delle sigarette - secondo i sostenitori - può contribuire a tenere i più giovani lontano da questa pericolosa abitudine, proprio perché dispongono di meno risorse economiche. In Italia, più del 7% (7,5%) degli studenti fra 11 e 13 anni ha già provato un prodotto a base di tabacco (sigarette, tabacco riscaldato o sigarette elettroniche). La percentuale arriva al 37%, se si considerano i 14-17enni. E la maggioranza diventa tabagista in età adulta. A circa 2 mesi dal lancio della campagna ‘5 euro contro il fumo’ (https://5eurocontroilfumo.it), sono state raccolte ben 35mila firme, cioè il 70% delle 50mila necessarie per presentare la proposta di legge al Parlamento, che successivamente dovrà discutere il disegno di legge. La campagna - informa una nota - è promossa da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare sulla piattaforma del ministero della Giustizia utilizzando lo Spid, la Cie (Carta di identità elettronica) o la Cns (Carta nazionale dei servizi).
“La campagna sta riscuotendo uno straordinario successo - affermano Aiom, Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom - Abbiamo ottenuto il supporto di 48 società scientifiche e Istituzioni e di 27 associazioni e fondazioni. Grandi centri di cura hanno aderito. L’obiettivo è arrivare alle 50mila firme quanto prima, perché la proposta di legge possa essere discussa in Parlamento. In Italia, il 24% degli adulti fuma e troppi giovani si avvicinano ai prodotti a base di tabacco, per continuare per il resto della vita. L’abitudine tabagica, inoltre, è fortemente associata allo svantaggio sociale e coinvolge soprattutto le persone con difficoltà economiche, dove raggiunge il 36% rispetto al 21% fra chi dichiara di non averne. Esperienze internazionali hanno dimostrano che il drastico incremento del prezzo delle sigarette rappresenta la sola strategia efficace per ridurre il numero di fumatori – spiegano i promotori dell’iniziativa - Si stima una possibile riduzione del 37% del consumo di tabacco, aumentando di 5 euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo. Lo scopo è rendere il tabagismo un’abitudine davvero costosa e poco sostenibile, a partire dai più giovani e dalle persone che devono già affrontare difficoltà finanziarie. Chi fuma oggi un pacchetto al giorno, smettendo di fumare, guadagnerà prima di tutto in salute e risparmierà almeno 150 euro al mese, una cifra che pesa molto, soprattutto per chi ha risorse modeste. E, se ci sarà un incremento delle entrate, contribuirà a finanziare il Servizio sanitario nazionale, che ha sempre più bisogno di risorse per continuare a garantire gli attuali livelli di assistenza a tutti i cittadini”.
La campagna ‘5 euro contro il fumo’ è la prima iniziativa di raccolta firme per arrivare a una proposta di legge di iniziativa popolare realizzata da società scientifiche. “Siamo orgogliosi di aver promosso questa battaglia di civiltà, che potrà salvare migliaia di vite – concludono gli organizzatori - In Italia, si stimano 93mila morti ogni anno per il consumo di tabacco, che rappresenta il principale fattore di rischio oncologico. Basta pensare che il 90% dei casi di tumore del polmone e il 50% di quelli della vescica sono determinati proprio dal fumo, che è inoltre correlato a malattie cardiovascolari, come infarto e ictus, e respiratorie, come enfisema, asma e Bpco. Queste evidenze mostrano la necessità di interventi urgenti volti a diminuirne il consumo”.

(Adnkronos) -
Polizia di Stato e Alis – Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile hanno firmato una importante Convenzione finalizzata alla tutela delle infrastrutture digitali a supporto delle attività dell’Associazione e delle imprese associate. L’accordo, siglato dal Direttore Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica, Luigi Rinella, e dal Direttore Generale di Alis, Marcello Di Caterina, mira infatti a rafforzare le iniziative di prevenzione e contrasto delle minacce informatiche in un settore strategico per il sistema economico nazionale. La Convenzione prevede una collaborazione strutturata e continuativa tra le Parti, che comprende momenti di formazione e aggiornamento per associati e tecnici, la condivisione di informazioni, best practice e linee guida utili alla tempestiva individuazione di vulnerabilità, nonché la gestione di eventuali eventi critici di sicurezza cibernetica.
Le attività operative saranno svolte dalla Polizia Postale tramite il Cnaipic – Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche, in sinergia con le strutture tecniche di ALIS, anche attraverso il coordinamento operativo degli uffici territoriali della Polizia Postale e delle imprese associate. Al fine di presentare pubblicamente questa Convenzione, nel corso del panel di apertura dell’evento fieristico LetExpo, organizzato proprio da Alis in collaborazione con Veronafiere, è intervenuto il Direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, Ivano Gabrielli, che ha così sottolineato il valore dell’accordo: “La logistica e l’IT sono fattori abilitanti delle moderne economie, sempre più interconnesse. La tutela delle infrastrutture informatiche a supporto dei trasporti e della logistica è, pertanto, una delle principali mission per le strutture di sicurezza, di assoluta valenza strategica.”.
"Alis intende promuovere un ecosistema innovativo e sicuro incentrato su sostenibilità, coesione, digitalizzazione e crescita globale per rafforzare la competitività delle imprese. In quest’ottica - commenta il Direttore Generale Alis Marcello Di Caterina, intervenuto nella stessa sessione - la cooperazione avviata con il Servizio Polizia Postale è volta ad incrementare la sicurezza digitale delle imprese associate e ad assicurare la protezione alle infrastrutture critiche informatizzate, prevenendo e contrastando ogni forma di accesso illecito ai sistemi informativi delle nostre imprese e alle piattaforme digitali di interconnessione e gestione dei flussi logistici e al tempo stesso riducendo rischi e costi derivanti da eventuali interruzioni o compromissioni dei sistemi informatici e di telecomunicazioni”.

(Adnkronos) - Stop alla circolazione ferroviaria su una delle tratte più trafficate d’Italia: da sabato 11 aprile a domenica 12 aprile la linea Alta Velocità Roma-Firenze si ferma per lavori tecnologici. Una notizia che riguarda migliaia di viaggiatori e che avrà effetti anche nei giorni successivi.
La sospensione riguarda la linea gestita da Rete Ferroviaria Italiana e scatterà dalla mezzanotte di sabato 11 aprile alle 15 di domenica 12 aprile sulla linea AV, con uno stop anticipato sulla linea convenzionale tra Orte e Roma Tiburtina già dal pomeriggio di sabato.
Nello specifico: dalla mezzanotte di sabato 11 aprile alle ore 15 di domenica 12 aprile interruzione della tratta Rovezzano-Settebagni (Roma-Firenze AV) dalle ore 14 di sabato 11 aprile alle ore 5 di domenica 12 aprile interruzione della tratta Orte-Roma Tiburtina (Roma-Firenze convenzionale).
Durante queste ore nessun treno potrà circolare sulla direttrice principale tra Roma e Firenze. Prevista una forte riduzione dei collegamenti con soluzioni di spostamento alternative percorrendo la linea Tirrenica.
La circolazione riprenderà domenica pomeriggio, ma con limitazioni: ci saranno meno treni disponibili, con allungamenti dei tempi di viaggio per i treni che percorreranno la linea convenzionale alternativa a quella alta velocità. I collegamenti saranno visibili sui canali di vendita delle imprese ferroviarie
Disagi previsti anche lunedì 13 aprile, mentre il ritorno alla normalità per i treni AV, Intercity e Regionali è fissato per martedì 14 aprile.
Alla base dello stop c’è l’attivazione dell’ERTMS, il più avanzato sistema europeo per il controllo della circolazione ferroviaria. Si tratta di una tecnologia che migliora la sicurezza e la puntualità, aumenta la capacità della rete, riduce i costi di manutenzione.
L’intervento completa l’adeguamento dell’intera linea AV Roma-Firenze, in particolare nel tratto Orvieto-Settebagni.
L’operazione rientra in un piano più ampio di modernizzazione della rete ferroviaria italiana, con 147 milioni di euro investiti, finanziamenti anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, obiettivo di estendere la tecnologia ERTMS su migliaia di chilometri entro il 2026
Chi deve viaggiare in quei giorni dovrà controllare i collegamenti aggiornati sui canali ufficiali, considerare tempi più lunghi e valutare percorsi alternativi. I sistemi di vendita sono infatti in aggiornamento e mostrano solo i treni disponibili con le modifiche.

(Adnkronos) - Il ruolo svolto dal risparmio per lo sviluppo del Paese negli ultimi decenni e le sue prospettive di fronte alle trasformazioni economiche e sociali in atto sono stati i temi al centro dell’evento promosso da Cassa Depositi e Prestiti con Fondazione Collegio Carlo Alberto a cui hanno partecipato ha visto la partecipazione di studenti e ricercatori universitari. Il confronto, ospitato nella sede del Collegio Carlo Alberto, è stato caratterizzato dalla presentazione del libro ‘Famiglie e risparmio - Come cambiano le scelte finanziarie degli italiani’, pubblicato in occasione dei 175 anni dalla fondazione di Cassa Depositi e Prestiti e che, dopo un primo appuntamento territoriale a Bologna, arriva nel capoluogo piemontese dove Cdp è nata. Il volume analizza la distribuzione e la gestione della ricchezza prendendo come riferimento la dimensione più concreta, ovvero quella che contraddistingue la vita quotidiana. I lavori della mattinata sono stati aperti dagli interventi di Giorgio Barba Navaretti, presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto, di Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cdp e di Ezio Raviola, consigliere della Fondazione Compagnia di San Paolo. L’incontro è proseguito con un panel dedicato ai contenuti del volume, a cui ha preso parte Luigi Guiso, Professore presso Einaudi Institute for Economics and Finance, Giovanna Nicodano, Professoressa di Economia Finanziaria presso l’Università di Torino, e Mariacristina Rossi, Commissaria Covip e docente di Economia Politica all’Università di Torino.
"In quasi due secoli di storia, Cassa Depositi e Prestiti ha sostenuto la crescita dell’Italia anche attraverso la leva fondamentale del risparmio degli italiani”, ha evidenziato Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cdp che ha proseguito: “in qualità di Banca di sviluppo, infatti, il nostro ruolo è quello di convertire questo patrimonio in risorse attive e iniziative concrete per finanziare lo sviluppo e l'innovazione. Un tema sempre più centrale considerando anche che esiste una leva non sufficientemente utilizzata che è quella del risparmio non produttivo” “Capire e approfondire le caratteristiche del risparmio degli italiani è estremamente importante, soprattutto in momenti di grande incertezza come quelli che stiamo vivendo - ha aggiunto Giorgio Barba Navaretti, presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto - la Fondazione Collegio Carlo Alberto è alla frontiera nella ricerca su questi temi e anche sulla difficile questione dell’educazione finanziaria. Siamo onorati di ospitare la presentazione del libro ‘Famiglie e risparmio’ curato da Luigi Guiso e di celebrare a Torino il 175° anniversario della fondazione della Cassa Depositi e Prestiti, che nei suoi quasi due secoli di vita ha preservato e accresciuto il risparmio postale e lo ha bene utilizzato per la crescita del paese”.
Il Piemonte, evidenzia una nota, si conferma anche oggi una regione di rilievo nel panorama italiano del risparmio. Stando agli ultimi numeri aggiornati al 2024, il totale dei depositi bancari nella regione è pari al 6,6% del dato nazionale. Nel dettaglio, guardando al risparmio postale, i Buoni Fruttiferi e i Libretti emessi da Cdp e distribuiti da Poste italiane, contano nel territorio piemontese circa 1,7 milioni di clienti sottoscrittori di circa 4,4 milioni di titoli tra Buoni e Libretti, per un ammontare che ha raggiunto i 22 miliardi di euro. Solo nel 2024, nella regione sono stati venduti oltre 3 miliardi di euro di Buoni Fruttiferi Postali, corrispondenti all’8% di quanto collocato complessivamente nell’anno.

(Adnkronos) - Arrestato in flagranza di reato un dirigente del Comune di Benevento. Si tratta del capo di Gabinetto Gennaro Santamaria, 63 anni, gravemente indiziato del delitto di concussione. I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Benevento hanno eseguito l’arresto mentre intascava una mazzetta da 4mila euro.
L’operazione, coordinata dalla Procura beneventana, trae origine dalla coraggiosa e dettagliata denuncia sporta da un libero professionista, amministratore di una società di progettazione. Il professionista ha riferito agli inquirenti una serie di condotte vessatorie subite dal pubblico ufficiale il quale, abusando della propria posizione, avrebbe preteso un’ingente somma di denaro in cambio dello sblocco di procedimenti amministrativi e pratiche edilizie. Le istanze della vittima erano state sottoposte a un’anomala stasi istruttoria – tra ritardi burocratici e pretestuose richieste di integrazione documentale – finalizzata a indurre uno stato di soggezione e asfissia economica. Questa escalation è culminata nella richiesta esplicita di 70mila euro per sbloccare l’iter delle pratiche.
I Carabinieri sono intervenuti d’iniziativa subito dopo la consegna di una prima tranche di 4mila euro in contanti (denaro precedentemente censito dalla Polizia Giudiziaria e già restituito). Nel corso della successiva perquisizione presso l’abitazione del capo di gabinetto, oltre al sequestro di vari orologi di pregio (del valore stimato in circa 100mila euro), i Carabinieri si sono trovati di fronte a un vero e proprio “archivio” del contante: 157.400,00 euro in banconote (principalmente da 50 e 100 euro) suddivisi con chirurgica precisione in mazzette da 5mila euro ciascuna. Ogni mazzetta era inserita in una busta di carta recante all’esterno l’indicazione a penna della cifra contenuta. Le attività di perquisizione si sono svolte sia negli uffici comunali, tra cui Palazzo Mosti, sia presso l’abitazione dell’indagato.
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