
La Russia ha lanciato nella notte un'ondata di droni contro Kiev, colpendo un edificio nella città. Tymur Tkachenko, capo dell'amministrazione militare della capitale ucraina, ha riferito che è scoppiato un incendio in un "edificio non residenziale" nel quartiere Solomiansky della città. I video pubblicati sui social media sembrano mostrare un vasto incendio che si sprigiona dall'edificio. Sono stati segnalati anche incendi di veicoli sul luogo dell'attacco del drone.
Il nuovo attacco a Kiev avviene mentre la città e i suoi residenti sono alle prese con le continue interruzioni di corrente dovute agli incendi. Il sindaco di Kiev Vitali Klitschko aveva precedentemente invitato i residenti della capitale a lasciare, se possibile, la città dopo che l'attacco russo del 9 gennaio aveva lasciato metà dei condomini cittadini senza riscaldamento. Mentre proseguono gli sforzi per ripristinare l'energia elettrica negli edifici residenziali, Klitschko ha avvertito che la situazione dovrebbe restare difficile, poiché si prevede che le temperature gelide persisteranno nei prossimi giorni.

Il freddo ha le ore contate: dopo la parentesi invernale, un netto cambio di scenario meteo è imminente con il ritorno di correnti più miti. Il gelo è previsto ritirarsi verso i Paesi dell’Est, mentre l’anticiclone farà il suo ritorno sull'Italia .
Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it[1], conferma che l'inizio della nuova settimana vedrà l'alta pressione affermarsi con decisione, stabilizzando il tempo su gran parte del territorio nazionale. Ci aspetta quindi un lunedì caratterizzato da tempo prevalentemente stabile e soleggiato. Tuttavia, è bene ricordare che, trovandoci nel cuore dell'inverno, queste strutture anticicloniche raramente possiedono la solidità delle loro controparti estive.
Le prime avvisaglie di un cedimento, infatti, si manifesteranno già tra martedì 13 e mercoledì 14. L'alta pressione perderà gradualmente colpi a causa della rotazione dei venti che dai quadranti meridionali veicoleranno masse d'aria più miti, ma soprattutto più umide. Questa iniezione di umidità sarà responsabile di un sensibile aumento delle nubi, che si addenseranno in particolare sui settori tirrenici e su parte del Settentrione.
Sarà il Nord-Ovest a sentire per primo gli effetti di questo peggioramento, con la possibilità di qualche piovasco sparso. Le aree più esposte saranno la Liguria e, occasionalmente, le coste più settentrionali della Toscana. Questa tendenza all'instabilità culminerà entro la giornata di giovedì 15, quando qualche precipitazione raggiungerà anche le coste del Lazio.
Il quadro generale sarà completato da un progressivo e diffuso aumento delle temperature, segnando così la definitiva conclusione della parentesi fredda vissuta nei giorni scorsi.
NEL DETTAGLIO
Lunedì 12. Al Nord: tempo grigio in pianura, qualche pioggia in Liguria. Al Centro: prevalenza di sole, nuvoloso in Toscana. Al Sud: stabile e soleggiato. Ventoso.
Martedì 13. Al Nord: molto nuvoloso, piovaschi su Liguria e bassa Lombardia. Al Centro: molte nubi ovunque. Al Sud: nuvoloso in Campania. Venti da sud.
Mercoledì 14. Al Nord: molto nuvoloso, qualche piovasco in Liguria. Al Centro: nuvoloso sulle tirreniche, meglio altrove. Al Sud poco o parzialmente nuvoloso.
Tendenza: nubi in aumento e piogge al Centro-Nord nel fine settimana.

Ore decisive per la conferma dell'arresto di Jacques Moretti, il titolare del locale Le Constellation di Crans Montana teatro della strage di Capodanno. Moretti è in custodia cautelare da venerdì 9 gennaio e oggi potrebbe arrivare la decisione del Tribunale vallesano per le Misure coercitive sulla convalida dell'arresto. La moglie di Moretti, Jessica, è in libertà con il braccialetto elettronico. L'arresto del marito è scattato perché, secondo la procura, esiste il ''rischio di fuga''. Il tribunale competente per la custodia cautelare adotta la decisione entro 96 ore dall'arresto sull'eventuale conferma della misura, come spiegano i media svizzeri.
I coniugi Moretti, secondo la Sonntags Zeitung, erano già finiti nel mirino della giustizia vallesana, senza però essere mai condannati. In particolare nel 2020 le autorità vallesane avrebbero infatti avviato indagini contro la coppia in relazione ai prestiti Covid elargiti agli esercizi pubblici durante la pandemia. Nel marzo del 2020, i Moretti avrebbero ricevuto un prestito di 75.500 franchi, ovvero una cifra corrispondente a circa il 10% del fatturato del bar durante la pandemia. Parte di quella somma sarebbe stata utilizzata per l'acquisto di una Maserati da oltre 33mila franchi, andando così ad ampliare un parco veicoli già notevole, composto da una Mercedes, una Bentley e una Porsche Cayenne.
Le autorità hanno quindi indagato sull'eventuale uso improprio dei prestiti Covid, stabilendo, un anno dopo, che ''non sussistevano gli elementi di reato'', in quanto i gestori del bar avrebbero dimostrato che la Maserati non appartenesse a loro privatamente, ma figurasse nei registri contabili dell'esercizio pubblico. Una seconda indagine avrebbe interessato la coppia nel 2022, questa volta ad opera dell'Ispettorato del Lavoro. Diversi dipendenti avrebbero infatti presentato reclami in merito alle condizioni di lavoro nel bar Le Constellation e nel ristorante Le Senso, sempre gestito dai Moretti.
Nella denuncia citati ''orari di lavoro non rispettati, lavoro notturno non retribuito e periodi di riposo non rispettati''. Nei locali sarebbero arrivati gli ispettori, ma sulla Sonntags Zeitung non sono stati condivisi i risultati di quei controlli.

Finisce l’odissea per Mario Burlò, l'imprenditore torinese detenuto per mesi in Venezuela dal novembre 2024 senza accuse formali. Il 53enne, è stato liberato oggi insieme ad Alberto Trentini ed ha già ha lasciato il carcere venezuelano di El Rodeo per rientrare in Italia.
Burlò era stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito con accuse che non sono mai state chiarite e i suoi legali hanno sempre sottolineato che era detenuto ‘arbitrariamente’ senza che a suo carico fosse formalizzata alcuna accusa.
Burlò, che aveva detto alla famiglia che sarebbe partito per il Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, risiede alle porte del capoluogo piemontese ed è noto nel mondo dei servizi e dello sport. Fondatore del gruppo OJ Solution, colosso dell’outsourcing con sede a Torino, era un volto noto del panorama economico piemontese.
La sua popolarità era cresciuta grazie alle sponsorizzazioni sportive: Burlò è stato l’ultimo patron della Auxilium Basket Torino prima del fallimento della storica società e ha sostenuto diverse realtà calcistiche e di pallamano tra Piemonte e Sardegna.
Nel febbraio 2025 è stato assolto in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un processo sulla ’ndrangheta in Piemonte e nei giorni scorsi il Tribunale di Torino aveva stralciato la sua posizione sul crac dell’Auxilium Basket.

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell è sotto inchiesta penale federale in relazione alla ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede centrale della banca centrale. Lo riferisce il New York Times, aggiungendo che Powell ha affermato che l'indagine era un pretesto perché la Fed aveva fissato "tassi di interesse basati sulla nostra migliore valutazione di ciò che sarebbe servito al pubblico, piuttosto che seguire le preferenze" del presidente Trump. Il Dipartimento di Giustizia ha citato in giudizio la Fed per ottenere informazioni sui lavori di ristrutturazione della sua base di Washington, ha affermato Powell in una dichiarazione video pubblicata ieri.
Trump ha ripetutamente chiesto alla Fed di tagliare i tassi di interesse e ha criticato personalmente Powell quando si è rifiutato di farlo. L'anno scorso ha definito il presidente un "idiota" e lo ha accusato di "rendere difficile per le persone, soprattutto i giovani, acquistare una casa". Nel video, condiviso su X, Powell afferma: "Venerdì il Dipartimento di Giustizia ha notificato alla Federal Reserve citazioni in giudizio da parte della giuria, minacciando un'incriminazione penale in relazione alla mia testimonianza davanti alla commissione bancaria del Senato lo scorso giugno. Tale testimonianza riguardava in parte un progetto pluriennale di ristrutturazione degli storici edifici adibiti a uffici della Federal Reserve".
Powell ha aggiunto: "La questione è se la Fed sarà in grado di continuare a stabilire i tassi di interesse in base alle prove e alle condizioni economiche, oppure se la politica monetaria sarà invece guidata da pressioni politiche o intimidazioni. Nessuno, e certamente non il presidente della Federal Reserve, è al di sopra della legge, ma questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni dell'amministrazione. Questa nuova minaccia non riguarda la mia testimonianza dello scorso giugno o la ristrutturazione degli edifici della Federal Reserve. Non riguarda il ruolo di supervisione del Congresso; la Fed, attraverso testimonianze e altre divulgazioni pubbliche, ha fatto ogni sforzo per tenere informato il Congresso sul progetto di ristrutturazione. Questi sono solo pretesti".

La notte degli 83esimi Golden Globe Awards ha confermato 'Una battaglia dopo l'altra' e 'Adolescence' come grandi protagonisti della serata: il film di Paul Thomas Anderson ha dominato le categorie cinematografiche, mentre la serie tv ha raccolto numerosi riconoscimenti nel settore televisivo.
Sul fronte cinema, 'Hamnet - Nel nome del figlio' di Chloé Zhao ha trionfato come miglior film drammatico e Miglior attrice protagonista in un film drammatico a Jessie Buckley, mentre 'Una battaglia dopo l'altra' su 9 nomination ha conquistato 4 statuette: Miglior film (musical o commedia), Miglior regista, Miglior sceneggiatura e Migliore attrice non protagonista a Teyana Taylor.
Un quadro chiaro: la sfida agli Oscar sarà tra questi due titoli. Da tenere sott'occhio anche 'I peccatori' di Ryan Coogler, vincitore di due statuette, Miglior risultato al cinema e al box office e Migliore colonna sonora, e 'L'agente segreto', Miglior film straniero e Miglior attore in un film drammatico per Wagner Moura.
Timothée Chalamet miglior attore per 'Marty Supreme'
Tra i vincitori dell'83esima edizione condotta dalla comica e attrice Nikki Glaser anche Timothée Chalamet, Miglior attore protagonista in un film (musical o commedia) per 'Marty Supreme' di Josh Safdie. Il giovane divo di Hollywood, vincitore del suo primo Golden Globe, ha battuto Leonardo DiCaprio ('Una battaglia dopo l'altra'), George Clooney ('Jay Kelly'), Ethan Hawke ('Blue Moon'), Lee Byung-Hun ('No Other Choice') e Jesse Plemons ('Bugonia'). "Qui siamo tutti vincitori", scherza Clooney dopo la battuta sul mancato premio di Don Cheadle, con lui sul palco per annunciare il Miglior film drammatico: "Timothée ora ha 30 anni, ma ne aveva tre anni l'ultima volta che hai vinto".
A tornare a casa con una statuetta tra le mani anche Rose Byrne per 'If I Had Legs I'd Kick You' (Miglior attrice protagonista di un film musical o commedia), Stellan Skarsgard per ‘Sentimental Value’ (Miglior attore non protagonista) e Teyana Taylor.
Tra i premi di recitazione, Wagner Moura ha vinto come miglior attore in un film drammatico per 'L’agente segreto', e Jessie Buckley è stata incoronata miglior attrice in un film drammatico per 'Hamnet'.
Il fenomeno KPop
La cerimonia di premiazione ha visto il trionfo anche di 'KPop Demon Hunters', diventato un vero e proprio fenomeno. La stampa estera gli ha assegnato il premio al Miglior film d'animazione e Miglior canzone originale per 'Golden', un brano andato subito virale. La storia della canzone coincide con quella di Ejae, una delle sue autrici, che sul palco dei Golden Globe ha raccontato il percorso che l’ha portata fin lì. "Quando ero una ragazzina ho lavorato senza sosta per dieci anni per inseguire un solo sogno, diventare una idol K‑pop, e mi sono sentita dire che la mia voce non era abbastanza". Ora "essere parte di una canzone che aiuta altre ragazze e persone di tutte le età ad accettarsi e superare le difficoltà è qualcosa che non avrei mai immaginato".
Sul fronte serie, 'Adolescence' con quattro Golden Globe, 'The Studio' e 'The Pitt' con due hanno dominato la cerimonia.
Momento amarcord 'E.R.'
Momento amarcord all'83esima edizione dei Golden Globe: George Clooney e Noah Wyle si sono ritrovati e abbracciati a oltre trent’anni da 'E.R. – Medici in prima linea', la serie che li ha consacrati e che ha segnato un'intera generazione di spettatori. Come riportano i media presenti alla cerimonia, l’incontro tra i due ha suscitato entusiasmo e un’ondata di nostalgia tra i presenti. Clooney ha ricevuto la nomination come miglior attore in un film commedia o musical (categoria vinta da Timothée Chalamet per 'Marty Supreme') per il suo ruolo da protagonista in 'Jay Kelly', mentre Wyle si è portato a casa la statuetta come miglior attore in una serie drammatica per 'The Pitt'. Due percorsi diversi, due carriere ormai lontane dall’ospedale di Chicago che li rese celebri, ma un legame professionale e affettivo che il tempo non ha scalfito. E il loro abbraccio lo conferma. Nostalgia anche con l'apparizione di Macaulay Culkin, celebre interprete della commedia natalizia degli Anni 90 'Mamma, ho perso l'aereo': "So che è strano vedermi fuori dal periodo natalizio, ma esisto tutto l'anno", dice con ironia prima di annunciare il premio alla Miglior sceneggiatura.
Standing ovation per Julia Robert
Durante la serata, anche una standing ovation per l'entrata di Julia Roberts al Beverly Hilton di Los Angeles per annunciare il miglior film drammatico, e frasi in francese da Clooney ("bonsoir, mes amis, c'est un honneur d'être ici", ovvero "buonasera amici miei, è un onore essere qui"). Nulla di casuale: era un riferimento alla sua recente acquisizione della cittadinanza francese, una scelta che ha sollevato polemiche su presunti favoritismi da parte del governo, soprattutto dopo che il divo di Hollywood ha ammesso di avere ancora difficoltà con la lingua nonostante le lezioni intensive.
Il monologo di Nikki Glaser
Per il secondo anno consecutivo la Cbs ha affidato la diretta a Nikki Glaser, che nel suo monologo iniziale ha fatto satira sulle fidanzate giovanissime di Leonardo DiCaprio, su George Clooney volto della Nespresso, sulla battaglia per l'acquisizione di Warner Bros. da parte di Netflix e Paramount, sul caso Epstein e anche sulla stessa Cbs. Insomma, la comica non ha risparmiato proprio nessuno. L'attualità è arrivata anche sul red carpet. Mark Ruffalo, Jean Smart Wanda Sykes e Natasha Lyonne hanno sfilato indossando le spillette anti-Ice per ricordare Renee Good, la donna uccisa a colpi di arma da fuoco da un agente dell'Immigration and Customs Enforcement a Minneapolis. Sulle spille bianche e nere gli slogan 'Be Good' e 'Ice Out'.
La cerimonia si è conclusa con l'omaggio al regista Rob Reiner. I Golden Globe non prevedono un segmento 'In memoriam' dedicato alle celebrità scomparse, ma la conduttrice Nikki Glaser ha voluto comunque ricordare il grande regista. Sul palco è apparsa con un cappellino da baseball nero con il titolo del suo film 'This Is Spinal Tap'. Reiner e sua moglie, Michele Singer, erano stati trovati morti il mese scorso nella loro villa a Brentwood. Una notizia che ha scosso profondamente il mondo di Hollywood.

Washington - Il presidente Donald Trump, nella notte di ritorno verso Washington, è tornato a parlare della Groenlandia, reiterando la necessità statunitense di ottenere il territorio danese in un modo o nell’altro.
"Se non prendiamo la Groenlandia, lo faranno la Russia o la Cina, e non permetterò che accada", ha detto ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, dopo aver trascorso il weekend nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida.
Nei giorni scorsi il leader di Washington aveva escluso, per ora, l’uso della forza militare per occupare l’isola, mentre la sua amministrazione continua a spingere per raggiungere un accordo economico con Copenhagen. "Certo, mi piacerebbe molto stringere un accordo con loro. Sarebbe più semplice. In un modo o nell'altro, avremo la Groenlandia”, assicura il repubblicano, il quale è convinto che i groenlandesi debbano essere i primi ad accettare l’offerta americana.
"La Groenlandia non vuole che la Russia o la Cina prendano il sopravvento. Non si avvicinino a quelle zone. Sono molto lontane dalla Groenlandia. E la difesa della Groenlandia, in pratica, si basa su due slitte trainate da cani. Lo sapevate? La loro difesa consiste in due slitte trainate da cani. Nel frattempo, ci sono cacciatorpediniere e sottomarini russi e cinesi ovunque", ha ripetuto.
Trump ha poi parlato del Venezuela, descrivendo la relazione attuale con il governo della nuova presidente ad interim Delcy Rodríguez come molto positiva, a solo nove giorni dalla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro. "In Venezuela le cose stanno andando davvero bene. Stiamo collaborando molto bene con la leadership”, dice il presidente, che non esclude che possa un giorno visitare il paese sudamericano.
Riferendosi a Rodríguez, Trump ha detto: "Ci ha chiesto: ‘Potete acquistare 50 milioni di barili di petrolio?’ E io ho risposto: ‘Sì, possiamo’. Si tratta di 4,2 miliardi di dollari e il petrolio è già in viaggio verso gli Stati Uniti".
Per quanto riguarda un incontro con l’ex vicepresidente di Maduro, Trump non lo esclude più avanti. Allo stesso tempo, conferma che in settimana s’incontrerà con Maria Corina Machado, la leader dell'opposizione venezuelana, a Washington, Al momento non sono ancora noti molti dettagli dell'eventuale incontro con la Premio Nobel, che sarà quasi sicuramente il mercoledì, considerando l'agenda di Trump del giorno prima che lo vedrà viaggiare fin dalla mattina a Detroit per un evento.
Dopo il Venezuela Trump guarda anche a Cuba e ammette che la sua amministrazione sta già discutendo con il governo dell'Avana. Per quanto riguarda un possibile accordo con i cubani, il tycoon di New York non ha voluto svelare nessun dettaglio.
"Lo scoprirete molto presto. E' una delle cose di cui voglio che ci si occupi, uno dei gruppi di persone di cui voglio che ci si prenda cura, sono le persone che provengono da Cuba...Soprattutto, in questo momento ci occuperemo delle persone provenienti da Cuba che non sono cittadini americani e che si trovano nel nostro paese", ha detto Trump a bordo dell'Air Force One.
Di fronte alla domanda di una giornalista che gli chiedeva di un possibile sequestro delle petroliere che si dirigono verso Cuba, Trump non ha negato la possibilità. "Molte persone del settore petrolifero sono davvero interessate", ha affermato, sorridendo, il presidente americano. (di Iacopo Luzi)

Alberto Trentini è libero dopo oltre un anno di carcere in Venezuela. Il 46enne cooperante umanitario, originario del Lido di Venezia, era detenuto dal 15 novembre 2024 senza accuse ufficiali a suo carico. La sua liberazione è avvenuta oggi, 12 gennaio 2026.
Esperto di cooperazione internazionale, ha lavorato con ong come Save the Children e Medici Senza Frontiere, partecipando a missioni in Etiopia, Nepal, Libano e Sud America. Al momento dell’arresto collaborava con l’organizzazione francese Humanity & Inclusion, attiva in 60 Paesi nell’assistenza alle persone con disabilità e inclusione sociale. Arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024 per una missione umanitaria, era stato fermato durante un controllo mentre viaggiava verso Guasdualito, nello stato di Apure, insieme all’autista locale Rafael Ubiel Hernández Machado, poi rilasciato dopo alcuni mesi.
Da allora Trentini era recluso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo I, vicino a Caracas, struttura nota per sovraffollamento e gravi violazioni dei diritti umani. Pur etichettato informalmente da fonti vicine al regime Maduro come "cospiratore" o "terrorista", non esistono capi d’imputazione né un processo a suo carico. Il caso viene considerato un esempio di "diplomazia degli ostaggi", con arresti arbitrari di stranieri usati come leva politica. Era detenuto in isolamento, con accesso limitato alla luce naturale e all’esercizio fisico. Trentini, secondo le informazioni diffuse, soffre di ipertensione cronica, gestita con farmaci forniti dall’ambasciata italiana, e durante la detenzione ha perso molto peso causa della dieta insufficiente. Aveva potuto telefonare alla famiglia solo tre volte nel 2025 e non dispone di un avvocato indipendente.
La famiglia – i genitori Armanda Colusso ed Ezio Trentini e la sorella – aveva inizialmente mantenuto il riserbo, salvo poi rivolgere appelli pubblici nell'ultimo anno lamentando lentezze ma riconoscendo l’impegno del ministro degli Esteri Antonio Tajani e della premier Giorgia Meloni. Il governo italiano ha seguito il dossier come prioritario, anche tramite l’inviato speciale Luigi Vignali. Il caso è stato sollevato in sedi internazionali, compresi G7 e Parlamento europeo. Oggi, finalmente, la buona notizia.

Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati in Venezuela. Lo annuncia il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. "Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell'ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sempre seguito la vicenda in prima persona", il messaggio di Tajani sui social. "Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto", aggiunge Tajani.
"Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa", dichiara la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
"Desidero esprimere, a nome del governo italiano - aggiunge Meloni -, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal residente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato", conclude la presidente del Consiglio.
"Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci", le parole della famiglia di Alberto Trentini, assistita dall’avvocata Alessandra Ballerini. "Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!".

Per le persone anziane, camminare anche una volta a settimana è un bonus notevole per il cuore. L'attività e il movimento, anche sporadici, riducono il pericolo di infarto e di altre patologie, contribuendo ad ad abbassare il rischio di morte. E' il quadro complessivo delineato da uno studio di Harvard.
L'esercizio, anche per le persone anziane, garantisce una serie di benefici per la salute. Per chi ha più di 60 o 70 anni, però, può diventare complicato svolgere attività fisica anche lieve. Lo studio confezionato dall'ateneo americano offre nuovi elementi utili per delineare il quadro e fissare alcuni parametri. Secondo la ricerca pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, camminare una o due volte a settimana è associato ad una riduzione significativa del rischio di morte e di malattie cardiovascolari.
Lo studio ha monitorato 13.547 donne americane di età superiore ai 62 anni, con un'età media di 72 anni. Le persone coinvolte nella ricerca hanno indossato un activity tracker per sette giorni consecutivi tra il 2011 e il 2015 e sono state seguite per oltre un decennio. Nessuna di loro, evidenzia la ricerca, presentava malattie cardiache o cancro all'inizio dello studio. Nel periodo di monitoraggio fino alla fine del 2024, 1.765 donne sono decedute e 781 hanno sviluppato malattie cardiache. Raggiungere almeno 4.000 passi in uno o due giorni alla settimana è stato associato a un rischio inferiore del 26% di morte per tutte le cause e del 27% di morte per malattie cardiache. Chi ha raggiunto questa soglia di passi in almeno tre giorni alla settimana ha abbattuto il rischio inferiore di morte per qualsiasi causa del 40%. I rischi legati a patologie cardiovascolari sono rimasti attorno al 27%.
L'elemento che emerge dallo studio, secondo gli autori, è l'importanza della quantità di passi. Passa in secondo piano il numero di giorni in cui si raggiungono un certo numero di passi. In media, le donne coinvolte nella ricerca hanno fatto 5.615 passi al giorno. Lo studio, bisogna evidenziare, è solo osservazionale non è opportuno trarre conclusioni definitive su rapporti causa-effetto. Oltretutto, gli scienziati hanno valutato esclusivamente donne.
Il lavoro, in ogni caso, "suggerisce che la frequenza del raggiungimento delle soglie di passi giornaliere non è critica (anche 1 o 2 giorni a settimana con 4.000 passi al giorno è stata correlata a una minore mortalità e malattie cardiovascolari), e che il volume dei passi è più importante della frequenza del raggiungimento delle soglie di passi giornaliere nella popolazione anziana".

Il Regno Unito in campo per placare Donald Trump e 'salvare' la Groenlandia. Il presidente degli Stati Uniti considera l'isola, territorio autonomo controllato dalla Danimarca, vitale per la sicurezza nazionale a stelle e strisce. "O facciamo un accordo con le buone o lo facciamo con le cattive", ha detto Trump, che vuole muoversi rapidamente per arginare l'influenza di Russia e Cina nell'Artico. Per evitare 'le cattive', ecco l'iniziativa a cui lavora il premier britannico Keir Starmer. Downing Street, come riferisce il Telegraph, starebbe trattando con gli alleati europei l'invio di una forza militare in Groenlandia che venga incontro all'esigenza di proteggere l'Artico espressa dalla Casa Bianca.
I funzionari britannici, in un'iniziativa che coinvolgerebbe alleati Nato, hanno incontrato i loro omologhi di paesi quali Germania e Francia per avviare i preparativi. I piani, ancora in fase embrionale, potrebbero prevedere lo schieramento di soldati, navi da guerra e aerei britannici per proteggere la Groenlandia dalle mire di Mosca e Pechino.
"Condividiamo l'opinione del presidente Trump: la crescente aggressività della Russia nell'Estremo Nord deve essere scoraggiata e la sicurezza euro-atlantica rafforzata. Le discussioni della Nato sul rafforzamento della sicurezza nella regione continuano e non potremmo mai fornire anticipazioni", le parole di una fonte governativa britannica. "Il Regno Unito sta collaborando con gli alleati della Nato per guidare gli sforzi volti a rafforzare la deterrenza e la difesa nell'Artico. Il Regno Unito continuerà a collaborare con gli alleati, come ha sempre fatto, su operazioni nel nostro interesse nazionale, proteggendo le persone in patria", continua la fonte.
Perché non basterà per Trump
Con sentinelle occidentali, Trump si accontenterà? Poco probabile, se si considera che per il presidente americano "Putin non teme l'Europa, teme me". Washington, d'altra parte, non sembra tener conto della versione proposta da diplomatici di paesi nordici[1] che, citati dal Financial Times, contestano la narrazione trumpiana secondo cui navi russe e cinesi opererebbero vicino alla Groenlandia.
"Non è affatto vero che i cinesi e i russi siano lì. Ho visto le informazioni dei servizi segreti. Non ci sono navi, né sottomarini", le parole di una fonte. "L'idea che le acque intorno alla Groenlandia siano piene di navi o sottomarini russi e cinesi non è affatto vera. Sono nell'Artico, sì, ma sul lato russo", il quadro delineato dall'altro funzionario.
Rubio in campo, incontro con ministro degli Esteri danese
Gli Stati Uniti intanto continuano a muoversi autonomamente alla ricerca di una soluzione diplomatica. La premier danese Mette Frederiksen conferma che il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen incontrerà il segretario di stato americano Marco Rubio la prossima settimana. "Siamo a un bivio", dice Frederiksen durante una conferenza del partito. Nei giorni scorsi Rubio aveva dichiarato di voler incontrare i rappresentanti danesi in tempi brevi. A perorare la causa di Copenhagen provvede il primo ministro svedese, Ulf Kristersson, che boccia la "retorica minacciosa" dell'amministrazione americana e elogia la Danimarca, un alleato "molto fedele" degli Stati Uniti.
In primavera, il vicepresidente JD Vance aveva definito la Danimarca un 'cattivo alleato', scatenando l'ira degli interessati, che avevano ricordato di aver affiancato gli americani in particolare in Iraq e in Afghanistan. "Gli Stati Uniti dovrebbero invece ringraziare la Danimarca, che nel corso degli anni è stata un alleato molto leale", dice Kristersson. "La Svezia, i paesi nordici, gli Stati baltici e diversi grandi paesi europei sono solidali con i nostri amici danesi".

Dopo il Venezuela, c'è Cuba nel mirino di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti prevede un crollo di L'Avana ribadendo le previsioni già formulate nei giorni scorsi. Per la prima volta, però, Trump fa riferimento ad un potenziale accordo con l'isola.
"Per molti anni Cuba ha vissuto grazie alle ingenti quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, Cuba ha fornito 'servizi di sicurezza' agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più!"!, scrive il presidente americano su Truth, ricordando il legame tra L'Avana e Caracas con il consolidato scambio tra uomini per la sicurezza di Nicolas Maduro e petrolio.
Il consiglio (o l'ultimatum)
Il leader venezuelano si è affidato a militari cubani per formare la propria scorta: nell'attacco del 3 gennaio, sarebbero morti almeno 32 uomini. "La maggior parte di quei cubani sono morti nell'attacco degli Stati Uniti della scorsa settimana, e il Venezuela non ha più bisogno di protezione dai teppisti e dagli estorsori che lo hanno tenuto in ostaggio per così tanti anni", dice Trump.
"Il Venezuela ora ha gli Stati Uniti d'America, l'esercito più potente del mondo (di gran lunga!), a proteggerlo, e noi lo proteggeremo. Non ci sarà più petrolio o denaro per Cuba. Zero!", prosegue il numero 1 della Casa Bianca prima della proposta nemmeno troppo velata: "Consiglio vivamente di raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi".
L'Avana risponde
L'invito, se così si può definire, viene respinto al mittente in maniera perentoria. ''Nessuno può dirci cosa dobbiamo fare'', afferma il presidente cubano Miguel Díaz-Canel. Cuba è "pronta a difendere la patria fino all'ultima goccia di sangue. Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana'', aggiunge in un post su X.
Sul social di Elon Musk si esprime anche Bruno Rodriguez, ministro degli Esteri di L'Avana. "Cuba non riceve né ha mai ricevuto compensi monetari o materiali per servizi di sicurezza prestati a qualsiasi paese. A differenza degli Stati Uniti, non abbiamo un governo che si presta al mercenarismo, al ricatto o alla coercizione militare contro altri Stati", scrive su X.
"Come ogni altro Paese - sottolinea poi - Cuba ha il diritto assoluto di importare combustibile dai mercati disposti ad esportarlo e che esercitano il proprio diritto di sviluppare relazioni commerciali senza interferenze o subordinazione alle misure coercitive unilaterali degli Stati Uniti". "Il diritto e la giustizia sono dalla parte di Cuba. Gli Stati Uniti si comportano come un egemone criminale e incontrollato che minaccia la pace e la sicurezza, non solo a Cuba e in questo emisfero, ma in tutto il mondo", dice ancora.

Centinaia di morti in Iran, dove le proteste di piazza vengono represse nel sangue. Donald Trump valuta una serie di opzioni militari con la possibilità di colpire il regime di Teheran. Dopo l'ennesima giornata di violenza, le vittime in totale sarebbero oltre 500 dall'inizio delle manifestazioni. Secondo l'ong statunitense Human Rights Activists News Agency, sarebbero morti almeno 490 manifestanti e avrebbero perso la vita anche 48 agente. Gli arresti nel paese sarebbero oltre 10mila.
La fondazione del premio Nobel Narges Mohammadi, invece, ha denunciato di "aver ricevuto resoconti assolutamente orribili di sparatorie di massa contro i manifestanti da parte delle forze governative iraniane''. Queste sparatorie, si legge, avrebbero ''causato la morte di oltre duemila manifestanti".
I video e la carneficina
Video verificati dalla Cnn e provenienti dalla provincia di Teheran mostrano una folla di persone al Kahrizak Forensic Medical Center mentre cercano di identificare i propri cari tra centinaia di cadaveri. Le persone sono radunate davanti a un monitor che mostra le foto dei defunti e secondo le informazioni visualizzate sullo schermo potrebbero esserci fino a 250 corpi.
Un'altra clip dalla struttura forense mostra corpi in sacchi neri allineati su un marciapiede fuori dall'edificio, con persone radunate intorno. Si sentono urla di angoscia e si vedono persone piangere accanto ai corpi. Alcuni corpi vengono adagiati su un'area sterrata vicino all'edificio, mentre le famiglie cercano freneticamente i loro cari.
L'agenzia di stampa statale Tasnim diffonde un video con scene dall'istituto di medicina legale. La clip mostra il giornalista dell'agenzia che parla con persone in lutto che raccontano che i loro parenti non erano manifestanti. Un uomo in lutto racconta in lacrime al giornalista che la sua amata è stata colpita alla testa da un sasso e che la vittime era filo-governativa. Parlando alla telecamera il giornalista afferma che tra le vittime ci sono anche manifestanti che "miravano a scontrarsi" con le forze di sicurezza o "volevano impadronirsi di una base militare o qualcosa del genere e potrebbero aver usato armi". "Ma la maggior parte di queste persone erano persone comuni e le loro famiglie sono famiglie comuni", aggiunge.
Le contromanifestazioni
Il governo iraniano, nelle stesse ore, ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale in onore delle vittime della "battaglia di resistenza" contro le proteste. Il presidente Masoud Pezeshkian si è detto "profondamente commosso" dalla perdita di vite umane e ha invitato gli iraniani a unirsi alla Marcia di resistenza nazionale oggi.
La giornata di lunedì 12 gennaio sarà caratterizzata da "raduni nazionali" per denunciare le proteste in corso, come riporta l'agenzia di stampa Irna. Una delle controproteste avrà luogo in piazza Enqelab, nel centro di Teheran, a partire dalle 14 ora locale. L'obiettivo, spiegano i media iraniani, sarebbe quello di "condannare le azioni dei rivoltosi e dei terroristi armati".
Le opzioni per Trump
Davanti a questo scenario - e dopo gli avvertimenti lanciati negli ultimi giorni - Trump sta esaminando una serie di potenziali opzioni militari, secondo le informazioni fornite alla Cnn da due funzionari. Il presidente americano ha ricevuto documenti relativi a eventuali piani di intervento: le valutazioni riguardano anche opzioni che non comportano l'uso diretto della forza militare. Le riflessioni delle prossime ore saranno determinanti per definire la strategia. Un eventuale attacco, però, potrebbe non essere immediato: le operazioni per preparare l'azione dovrebbero essere completate in toto e la procedura richiederebbe tempo.
All'interno dell'amministrazione, c'è chi teme che un eventuale raid - magari contro strutture non militari a Teheran - potrebbe penalizzare le proteste inducendo una parte della popolazione a sostenere il regime. Non viene esclusa l'ipotesi di una reazione di Teheran che potrebbe innescare un'escalation nella regione.
Domani vertice alla Casa Bianca
Il giorno chiave potrebbe essere martedì 13 gennaio. Domani, come riferisce il Wall Street Journal, Trump avrà martedì un briefing con i suoi collaboratori senior per discutere una serie di misure per rispondere alla repressione iraniana. Il 'menù comprende anche azioni informatiche ed economiche.
Durante l'incontro voluto dal presidente con alti funzionari dell'amministrazione si parlerà di una strategia complessiva, che comprende anche il rafforzamento delle fonti antigovernative online, l'impiego di armi informatiche contro siti militari e civili iraniani, l'imposizione di ulteriori sanzioni al regime. Sul tavolo, anche attacchi militari.
Alla riunione dovrebbero partecipare il Segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il Capo di Stato Maggiore Congiunto, il Generale Dan Caine. Secondo il Wsj non è previsto che Trump prenda una decisione definitiva durante l'incontro, poiché la valutazione è ancora in una fase iniziale.
Un nuovo attacco aereo contro l'Iran sarebbe il secondo autorizzato da Trump al Paese. Ad agosto 2025, i bombardieri stealth B-2 hanno danneggiato gravemente tre siti nucleari iraniani.
L'opzione Musk
Nel mosaico studiato dalla Casa Bianca c'è spazio anche per Elon Musk. Una delle opzioni in discussione è la possibilità di inviare in Iran terminali di Starlink, servizio internet satellitare che fa capo al magnate, per la prima volta durante l'amministrazione Trump.
Questa soluzione potrebbe aiutare i manifestanti a evitare il blocco di internet nel Paese, com'è avvenuto di recente. L'accesso online in Iran è bloccato da giorni, come evidenzia la ong di monitoraggio della sicurezza informatica Netblocks. "La connettività con il mondo esterno che rimane solo all'1% del suo livello abituale", afferma la ong su X. "Il crollo delle telecomunicazioni continua a influire sulla capacità della popolazione di accedere alle informazioni e di comunicare con i propri cari", si sottolinea.
L'amministrazione Trump, d'altra parte, è anche consapevole che agire in modo 'quasi simbolico', danneggiando il regime senza indebolirlo realmente, potrebbe demoralizzare i manifestanti, ad oggi convinti che Washington li sosterrà.

Mangiare poco, alzarsi da tavola non completamente sazi, limitare il più possibile il vino. Quando si mangia la pasta, meglio quella integrale. Sono le regole che il professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha illustrato nelle sue recenti apparizioni televisive tra La volta buona su Raiuno e Che tempo che fa, sul Nove.
Si parte da un dato basilare, valido per qualsiasi regime alimentare si scelga: "Bisogna mangiare poco e in modo vario. L'organismo non deve lavorare troppo". Il digiuno totale non è una soluzione: "Io a mezzogiorno prendo almeno una spremuta d'arancia o una banana", dice lo scienziato, che ha compiuto 97 anni. L'alimentazione è un bonus ulteriore se abbinata a scelte che orientano lo stile di vita in generale: "Ho cercato di fare tutto quello che si considera utile per favorire la longevità. Non ho mai avuto determinate forme di dipendenza, non ho mai fumato e ho sempre bevuto pochissimo alcol".
Capitolo vino: sulla tavola di Garattini, non c'è. "Da quando l'Oms ha detto che l'alcol è cancerogeno non bevo più alcol né lo regalo, perché non voglio dare cancro alla gente", sintetizza. Insieme all'alcol, nella spesa ideale dello scienziato non troverebbero posto due alimenti di uso estremamente comune. "Sconsiglio la carne rossa e il burro, che va sostituito con olio d'oliva. La carne rossa è un fattore di rischio per il tumore del colon ed è produttrice di alcune sostanze ritenute lesive a livello cardiovascolare", dice il professore. Se proprio non se ne può fare a meno, bisogna consumarla con moderazione: "Non dovremmo superare i 100-150 grammi a settimana, ci sono tante altre di proteine animali, a partire dal pesce, da preferire".
Il professore più volte si è espresso sul digiuno intermittente, ridimensionando l'importanza di una divisione della giornata in finestre: "Non è così importante quando si mangia, conta la quantità totale. Uno può anche mangiare 5 volte al giorno, basta che il totale sia relativamente poco. Si può mangiare 3 o 5 volte al giorno, conta cosa si mangia: frutta e verdura, se possibile pane e pasta integrali. Ma conta soprattutto il quanto", sottolinea.

Caos nel finale di Inter-Napoli, big match di Serie A di oggi, domenica 11 gennaio. Sul punteggio di 1-1, intorno al 70', l'arbitro Doveri ha concesso un rigore ai nerazzurri dopo un check Var. Cos'è successo? Tutto è partito da una bella percussione di Mkhitayan, che è stato chiuso in area da un pestone di Rrahmani. Poi il tiro di Dimarco, il muro della difesa azzurra e la successiva conclusione fuori di Bastoni. Dal Var richiamano Doveri al monitor e l'arbitro, dopo un'attenta revisione, concede il penalty.
Inter-Napoli, Conte espulso: "Vergognatevi"
San Siro esplode, ma Antonio Conte è una furia e viene espulso per proteste. Prima di uscire dal campo, il tecnico del Napoli ha un faccia a faccia con il quarto uomo Colombo, poi calcia stizzito un pallone e urla a più riprese "Vergognatevi" all'indirizzo della squadra arbitrale. Un episodio che farà discutere (e non poco) nel post-partita. Pochi minuti dopo il rosso all'allenatore azzurro, il secondo sigillo di McTominay per il 2-2 finale.
Conte, nessuna intervista dopo Inter-Napoli
Dopo la partita, come già accaduto in passato dopo altre espulsioni, Conte ha deciso di non rilasciare interviste. Ai microfoni di Dazn si è presentato così il suo vice Cristian Stellini: "Rigore? Non commento, passerei oltre perché veniamo da una settimana complicata. La prestazione della squadra è stata ottima e la reazione dopo il rigore ci dà grande fiducia e forza. Anche oggi, su un campo difficile e contro una squadra forte, il Napoli ha dimostrato di meritare lo scudetto dell'anno scorso. Mister Conte? C'è grande soddisfazione per la reazione. Abbiamo visto l'episodio e non lo commentiamo, anche perché sennò dovremmo riavvolgere il nastro e non vogliamo farlo".

Bob Weir, cofondatore dei Grateful Dead, chitarrista ritmico tra i più originali della storia del rock e custode di un'idea di musica come esperienza collettiva, è morto all'età di 78 anni. A darne notizia è stata la famiglia con un messaggio pubblicato su Instagram: Weir si è spento serenamente, circondato dall'affetto dei suoi cari, dopo aver combattuto il cancro con la determinazione che lo ha sempre contraddistinto. La causa del decesso sono state complicazioni legate a problemi polmonari.
"Bobby sarà per sempre una forza guida", hanno scritto i familiari. "La sua arte unica ha rimodellato la musica americana. Il suo lavoro non riempiva solo le sale di note, ma di luce: costruiva una comunità, un linguaggio, un senso di famiglia che generazioni di fan portano con sé". Un messaggio che restituisce l'essenza di Weir più di qualsiasi biografia: un musicista per il quale il palco era un luogo di condivisione, non di esibizione.
Nato a San Francisco, in California, il 16 ottobre 1947, adottato da una famiglia della Bay Area e segnato fin da giovane da una dislessia mai diagnosticata, Weir trovò nella chitarra una via di fuga e di espressione. L'incontro decisivo avvenne la notte di Capodanno del 1963, quando, ancora adolescente, incrociò Jerry Garcia in un negozio di strumenti a Palo Alto. Da quella jam improvvisata nacque un sodalizio destinato a cambiare la storia della musica rock. Nel 1965, con Garcia, Ron 'Pigpen' McKernan, Phil Lesh e Bill Kreutzmann, Weir fondò i Grateful Dead. La band, partita da radici folk e blues, si trasformò rapidamente in un laboratorio sonoro in cui rock psichedelico, improvvisazione jazz e narrazione americana si fondevano in concerti spesso irripetibili. Weir ne fu l'architetto: il suo stile ritmico, fatto di accordi spezzati, controtempi e soluzioni armoniche inusuali, creava lo spazio in cui Garcia poteva muoversi liberamente.
Autore e voce principale di molti brani simbolo del repertorio dei Grateful Dead, Weir firmò canzoni diventate veri e propri rituali dal vivo: Sugar Magnolia, con il suo inno solare alla libertà; Playing in the Band, che nei concerti poteva dilatarsi fino a superare i quaranta minuti; The Other One, cuore oscuro e sperimentale della band; Cassidy, dedicata al figlio dello scrittore Beat Neal Cassady; Throwing Stones, tra i brani più esplicitamente politici del gruppo. Ogni canzone era un punto di partenza, mai una destinazione.
Dopo la morte improvvisa di Jerry Garcia nel 1995, Weir affrontò quello che lui stesso definì un vuoto esistenziale. Ma, come ricordò il regista Mike Fleiss, "l'unico modo che conosceva per sopravvivere era continuare a suonare". Da allora portò avanti l'eredità dei Grateful Dead con numerosi progetti: Rat Dog, The Other Ones, The Dead, Furthur e infine Dead & Company, dimostrando che quel repertorio non apparteneva al passato, ma continuava a evolversi.
Nel 2011 fondò i TRI Studios a San Rafael, definendoli "il parco giochi definitivo per un musicista": uno spazio aperto alla sperimentazione, frequentato da artisti di mondi diversi, dai Phish ai Vampire Weekend. Anche visivamente, Weir incarnava una continuità fuori dal tempo: capelli lunghi ormai argentati, barba folta, pantaloncini sul palco, indifferente alle mode e al culto della celebrità.
La famiglia, nel saluto finale, ha voluto sottolineare la dimensione quasi spirituale del suo lascito: "Non c'è un vero sipario finale. Solo la sensazione che qualcuno stia ripartendo per un altro viaggio. Bobby parlava spesso di un’eredità di trecento anni, determinato a far sì che questo repertorio sopravvivesse ben oltre lui".
Bob Weir non temeva la morte. In una delle sue ultime interviste aveva dichiarato: "La considero l'ultima e migliore ricompensa per una vita ben vissuta". A giudicare dalla comunità che ha costruito e dalle canzoni che continuano a essere suonate, quella ricompensa è già diventata memoria collettiva. (di Paolo Martini)

Inverno pieno con maltempo, freddo e neve sull'Italia ma è in arrivo una svolta. Oggi, domenica 11 gennaio, sarà ancora pienamente invernale e fredda con la possibilità di nevicate fino a quote molto basse, ma da domani si attende l'alta pressione.
Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it[1], conferma gli ultimi effetti dell’affondo di aria gelida di origine artica, che da diversi giorni sta interessando gran parte del continente europeo, determinando tempeste di neve e valori termici eccezionalmente bassi, in alcuni casi i più rigidi degli ultimi anni.
Anche sull’Italia permangono condizioni di maltempo, in particolare sulle regioni del Centro-Sud. Le precipitazioni continueranno a interessare Abruzzo, Molise, Puglia settentrionale e Sicilia, con fenomeni localmente intensi.
Dal punto di vista termico si segnala un ulteriore calo delle temperature, accentuato dai forti venti dai quadranti settentrionali, che soffieranno con intensità di burrasca, raggiungendo raffiche superiori agli 80 km/h. L’afflusso di aria fredda favorirà il ritorno della neve fino a quote collinari lungo i settori interni dell’Appennino, mentre in Sicilia i fiocchi si spingeranno fino a 900–1000 metri di quota. Sul resto del Paese prevarranno maggiori schiarite, ma in un contesto climatico ancora piuttosto freddo.
La svolta
Da domani lunedì 12 gennaio è attesa una svolta importante a livello emisferico grazie all'avanzata di un campo di alta pressione che favorirà un miglioramento generale delle condizioni del tempo su tutto il Paese. Le temperature si manterranno inizialmente ancora basse al Centro Nord con estese gelate fino in pianura di notte e al primo mattino.
Salvo per deboli piovaschi (martedì 13 e mercoledì 14 Gennaio) su Liguria e regioni tirreniche, queste condizioni dovrebbero accompagnarci per la prima parte di settimana.
Successivamente, da metà mese in avanti, la tendenza è per una progressiva ripresa del flusso perturbato atlantico, con l’asse delle correnti occidentali nuovamente proteso verso l’Europa centro-meridionale e il Mediterraneo. Ne conseguirà una fase più dinamica e movimentata, caratterizzata dal transito di sistemi frontali organizzati, responsabili di precipitazioni più frequenti e localmente persistenti.
Nel dettaglio
Domenica 11. Al Nord: prevalenza di sole. Al Centro: ultime piogge sul Medio Adriatico con neve a bassissima quota. Al Sud: rovesci sul basso Tirreno.
Lunedì 12. Al Nord: piovaschi in Liguria, sole altrove, clima freddo. Al Centro: prevalenza di sole. Al Sud: stabile e soleggiato. Ventoso.
Martedì 13. Al Nord: piovaschi su Liguria e bassa Lombardia. Al Centro: molte nubi ovunque. Al Sud: nuvoloso. Venti da sud.
Tendenza: tornano le correnti atlantiche: nubi diffuse e piovaschi.

Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Stati Uniti in Iran, teatro di imponenti proteste contro il regime. A riferirne è Ha'aretz.
Nuove proteste sono scoppiate in serata a Teheran: decine di persone si sono radunate in un quartiere del nord della capitale nonostante il blackout di internet e la dura repressione delle autorità, come mostra un video verificato dall’Afp. Nel filmato, esplodono fuochi d’artificio su Punak Square, mentre i manifestanti battono pentole e intonano cori a sostegno dei sovrani Pahlavi, deposti dopo la rivoluzione islamica del 1979.
Il blocco nazionale di internet in Iran è ormai in vigore da oltre 60 ore. A dichiararlo è l'Osservatorio indipendente Netblocks. "La misura censoria rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento cruciale per il futuro del Paese", scrive su X, aggiungendo che il blackout "ha ormai superato le 60 ore".
L'Iran avverte il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: un attacco americano potrebbe portare Teheran a reagire contro Israele e le basi militari americane nella regione, definite "obiettivi legittimi". A dichiararlo al Parlamento è stato il presidente dell'Assemblea nazionale Mohammad Baqer Qalibaf, secondo quanto riporta il Times of Israel.
Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Stati Uniti in Iran, teatro di imponenti proteste contro il regime di Teheran. A riferirne è Ha'aretz, dopo che il Trump ha scritto in un post su Truth che "l'Iran sta guardando alla libertà, forse come mai prima d'ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!!![1]".
Nuove proteste
Nuove proteste sono scoppiate in serata a Teheran: decine di persone si sono radunate in un quartiere del nord della capitale nonostante il blackout di internet e la dura repressione delle autorità, come mostra un video verificato dall’Afp. Nel filmato, esplodono fuochi d’artificio su Punak Square, mentre i manifestanti battono pentole e intonano cori a sostegno dei sovrani Pahlavi, deposti dopo la rivoluzione islamica del 1979.
Il bilancio della repressione: 116 morti e 2600 arresti
Il bilancio della repressione delle proteste in Iran da parte del regime è salito ad almeno 116 morti. A riferirlo è la Ong statunitense Human Rights Activists News Agency, precisando che oltre 2600 persone sono state arrestate.
Blocco internet
Il blocco nazionale di internet in Iran è ormai in vigore da oltre 60 ore. A dichiararlo è l'Osservatorio indipendente Netblocks. "La misura censoria rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento cruciale per il futuro del Paese", scrive su X, aggiungendo che il blackout "ha ormai superato le 60 ore".

Evelina Sgarbi, figlia del critico d'arte Vittorio Sgarbi, sarà ospite oggi, domenica 11 gennaio, a Verissimo. La giovane torna nel salotto di Silvia Toffanin alla luce degli ultimi sviluppi sulla vicenda che vede coinvolto il padre.
L'ultima intervista rilasciata a Verissimo risale al 30 novembre, quando Evelina Sgarbi ha dichiarato: "Ho denunciato tutti per maltrattamenti e circonvenzione d'incapace, sono davvero stufa". Nei mesi scorsi, Evelina Sgarbi ha depositato un’istanza per la nomina di un amministratore di sostegno, sostenendo che Vittorio Sgarbi non sarebbe più in grado di seguire i propri interessi e inoltre ha accusato Sabrina Colle, compagna del critico d'arte, di tenerla lontana dal padre.
"Papà è" in condizioni da "schifo e io mi innervosisco sempre più a vedere le sue apparizioni pubbliche. Dicono che gli vogliono tanto bene, ma intanto lo mandano in tv in condizioni critiche", ha aggiunto Evelina che ha continuato a sostenere: "Papà è una persona che non sta bene, la sofferenza è evidente".
La ragazza ha anche fatto riferimento a presunti tentativi di suicidio: "Pare che lui abbia cercato due volte di andare sul terrazzo da solo, ma poi è stato fermato in tempo". E sul matrimonio in programma tra il padre e la storica compagna Sabrina Colle, Evelina ha dichiarato: "Sembra che a Venezia non si possa più fare, pare il prete non li vuole sposare: una persona che è stata sotto farmaci pesanti a quanto pare non può sposarsi regolarmente in Chiesa". Secondo la figlia, il matrimonio potrebbe svolgersi ad Arpino, in provincia di Frosinone: "Lui è il sindaco, magari si sposerà da solo".
Lo scorso 22 dicembre, l'avvocato di Evelina Sgarbi, Lorenzo Iacobbi, ha annunciato in una nota: “Esprimiamo piena soddisfazione in merito alla decisione del giudice di nominare un consulente medico Ctu che accerti il grado di autonomia decisionale del professor Sgarbi nel prendersi cura dei propri interessi”.
"Finalmente non saranno più pseudo-opinionisti, sedicenti postini o finti-amici del professore, vicini e lontani ad esprimere a spanne una valutazione priva di qualsivoglia competenza medica sulle condizioni di Vittorio Sgarbi, bensì un medico, com’è giusto che sia - ha aggiunto -. Raggiunto questo importante risultato, attendiamo sereni e fiduciosi l’esito della perizia con la consapevolezza di aver fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità per andare incontro alle legittime preoccupazioni di sua figlia Evelina Sgarbi e la soddisfazione di aver ottenuto un provvedimento che, contrariamente al contenuto della campagna d’odio mediatico scatenato ai danni di Evelina, mirava e mira ad esclusiva tutela ed interesse del professor Sgarbi".

Valeria Marini e la madre Gianna Orrù ospiti a Domenica In oggi nella puntata dell'11 gennaio 2026. Nel salotto di Mara Venier, la showgirl e la mamma - vittima di una truffa finanziaria nel 2018 - tornano a quasi un anno dall'ultima apparizione 'congiunta', caratterizzata dal gelo. La presenza di oggi, invece, dovrebbe sancire la pace e la fine delle incomprensioni.
Cosa era successo 2 anni fa? Gianna Orrù è stata ospite di Domenica In nella puntata del 13 aprile 2025. "Quando Valeria è entrata nel mondo dello spettacolo, che io non conoscevo, mi sono spaventata. Ho lasciato il mio lavoro per seguirla a Roma, ho cambiato la mia vita e me ne dolgo non poco. Amavo il mio lavoro, non ero una disoccupata", disse nella circostanza.
"Guadagnavo bene, mi piaceva da morire quello che facevo. Sono stata vicina a Valeria? E chi se ne frega, è stato strategicamente sbagliato. L'ho aiutata molto più di quanto non si sappia", aveva aggiunto prima di parlare del rapporto con la figlia, che assisteva alla conversazione dalla regia. "Non abbiamo litigato. Poi non c'è più tempo per ricomporre tutto? Pazienza", le parole della signora. "Io sto zitta, le cose private devono rimanere tali. E' un altro discorso se le usi sui giornali o in televisione, non lo approvo. C'è sofferenza? Allora sui giornali non ne parli. Valeria è fragile? Un'altra domanda?", la replica dell'ospite - irritata all'epoca dalle esternazioni della figlia - ai tentativi di mediazione di Mara Venier.
Nessun miglioramento nemmeno con l'ingresso di Valeria Marini in studio. "Non si fa, non è corretto", disse la signora Gianna. "Se ho sbagliato, ti chiedo scusa. Non me ne sono resa conto. Per te, ci sono e ci sarò sempre", il tentativo di Valeria Marini, apparentemente respinta. "Le cose private non vengono messe in piazza, le ha sbandierate ovunque", la replica della madre. Nessuna risposta positiva all'epoca nemmeno alla richiesta estrema: "Mamma, mi sblocchi sul cellulare?... Io ti vorrò sempre bene e ci sarò". Oggi, in studio, la situazione sarà diversa.

Francesca Tocca sarà ospite oggi, domenica 11 gennaio, a Verissimo. La ballerina, ex professionista di Amici, tornerà nel salotto di Silvia Toffanin per raccontare la nuova fase della sua vita dopo la fine del suo matrimonio con Raimondo Todaro.
Francesca Tocca chi è
Francesca Tocca è nata a Catania il 24 luglio 1989. Inizia a ballare fin da bambina, a 16 anni intraprende una carriera professionale che la porta a conquistare il secondo posto ai campionati italiani di danze latino-americane insieme a Raimondo Todaro. Il ballo li unisce personalmente, i due presto si innamorano e nel 2013 diventano genitori di Jasmine, l’anno successivo si sposano. Insieme fondano anche una scuola di danza a Catania.
La separazione
A gennaio del 2025 Francesca Tocca e Raimondo Todaro avevano annunciato la loro separazione sui social: "Consapevoli di aver dato tutti noi stessi al nostro amore e alla nostra vita insieme […] abbiamo deciso di proseguire il nostro percorso di vita singolarmente".
Lo scorso 27 settembre, Raimondo Todaro è stato ospite a Verissimo per parlare apertamente della fine della sua relazione con la moglie Tocca. "Io non la vedevo più felice, sorrideva poco", ha dichiarato il ballerino smentendo con fermezza le voci circolate su presunti tradimenti. "Non c'entrano terze persone, nemmeno la gelosia. Nessun flirt, niente di tutto ciò. Il rapporto è finito semplicemente perché doveva andare così". Raimondo ha aggiunto: "Ho la serenità di dire che ci ho provato, abbiamo fatto entrambi di tutto. Non ho rimorsi o rimpianti. Ho dato tutto, è andata così".
Altri articoli …
- Da noi... a ruota libera, domenica 11 gennaio: gli ospiti e le anticipazioni
- Serie A, oggi Fiorentina-Milan: orario, probabili formazioni e dove vederla
- Verissimo, oggi domenica 11 gennaio: gli ospiti e le interviste
- Inter-Napoli: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv
- Hellas Verona-Lazio: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv
- Domenica In, domenica 11 gennaio: gli ospiti e le anticipazioni di oggi
- Ondata di gelo sull'Italia, è allerta meteo in 5 regioni del Centro-Sud
- Proteste in Iran, il messaggio di Trump: "Pronti ad aiutare, vogliono la libertà"
- Caracas libera il prigioniero politico italo-venezuelano Buzzetta Pacheco
- Digiuno intermittente e dieta 'tradizionale', lo studio e il confronto
- Superenalotto, numeri combinazione vincente oggi 10 gennaio
- Iran, Wsj: possibile attacco Usa, Trump avvia 'discussioni preliminari'
- "Soldati Usa in Venezuela con la super arma", il racconto (o la bufala) vola sui social
- America's Cup, prime regate preliminari a Cagliari
- Comitato sanità Ogliastra, 'è finito il tempo dei rinvii'
- Bomba carta esplode nel cortile di un condominio a Sassari
- Garante detenuti Sardegna, 'urge convocazione della Camera sul 41bis'
- Vento oltre 100 km/h, 200 interventi dei Vigili del fuoco in Sardegna
- Cagliari, Pisacane pensa al turnover per la gara con il Genoa
- Neve sopra 800 metri e vento di burrasca, prorogata allerta in Sardegna
Pagina 1 di 964



