
(Adnkronos) - Un 30enne aretino è stato condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione per aver staccato con un morso un pezzo della lingua alla compagna, al culmine di una lite. L’episodio risale alla notte tra il 14 e il 15 giugno 2025, in piazza Guido Monaco, nel centro di Arezzo. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, l’uomo, durante un litigio, avrebbe morso la fidanzata 29enne mentre la baciava, provocandole una grave mutilazione. Il frammento di lingua fu recuperato da un’amica presente e trasportato in ospedale insieme alla donna.
La vittima, che al momento dell’aggressione era incinta, venne soccorsa dal 118 e sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza all’ospedale San Donato, dove i medici riuscirono a riattaccare la parte amputata, avviando un percorso terapeutico reso più complesso dalla gravidanza.
L’imputato, attualmente detenuto nel carcere di Prato, era accusato di lesioni gravissime e maltrattamenti, emersi nell’ambito di una relazione caratterizzata – secondo l’accusa – da tensioni e violenze, anche legate all’assunzione di sostanze. Inizialmente denunciato dai carabinieri, era stato arrestato su richiesta della Procura di Arezzo per il rischio di reiterazione del reato.
Il processo, iniziato il 4 novembre 2025, si è svolto con rito abbreviato per il reato più grave, con conseguente riduzione della pena. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione. In aula erano presenti sia l’imputato sia la vittima, che nel frattempo ha dato alla luce un figlio riconosciuto dal padre. La donna, costituitasi parte civile, aveva già espresso in precedenza sentimenti di perdono e la speranza in un cambiamento dell’uomo. Il Tribunale ha disposto anche una provvisionale di 25mila euro in favore della vittima. Al termine dell’udienza, il trentenne è stato ricondotto in carcere. Nella precedente udienza aveva chiesto scusa, dichiarando di aver intrapreso un percorso di recupero.

(Adnkronos) - Riaperto lo Stretto di Hormuz dopo il 'sì' di Stati Uniti e Iran alla tregua di due settimane. Ma cosa cambierà per i voli a rischio per la crisi dei carburanti? Oggi il direttore generale dell'Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (Iata) Willie Walsh ha spiegato che ci vorranno mesi prima che le forniture e i prezzi del carburante per aerei si normalizzino, anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere aperto.
"Ci vorranno comunque mesi per tornare ai livelli di fornitura necessari, viste le interruzioni alla capacità di raffinazione in Medio Oriente", ha detto Walsh ai giornalisti. "Non credo che accadrà in poche settimane."
Inevitabile, spiega Walsh, l'aumento dei prezzi dei biglietti. "Non credo che tutti abbiano compreso appieno quanto fosse concentrata la capacità produttiva in alcune parti del mondo", ha aggiunto il direttore di Iata. L'esperienza passata dimostra che il settore dell'aviazione reagirà all'aumento dei prezzi del petrolio aumentando i prezzi dei biglietti, ha affermato. "È inevitabile".
Sebbene parte del traffico aereo che avrebbe attraversato il Medio Oriente sia stato dirottato verso compagnie aeree al di fuori della regione, si tratta di "un problema temporaneo", ha concluso Walsh. "Non c'è modo che possano sostituire la capacità fornita dalle compagnie del Golfo", ha aggiunto. "Credo che gli hub del Golfo si riprenderanno, e molto rapidamente."
A causa della crisi dei carburanti nei giorni scorsi sono iniziate le prime restrizioni. In 4 aeroporti italiani, negli scali di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia, sono scattate le restrizioni di rifornimento, con eccezione per le ambulanze e voli di stato di durata superiore alle tre ore.
Molte compagnie aeree stanno acquistando il carburante in anticipo per proteggersi dalle fluttuazioni dei prezzi, meccanismo che dovrebbe mettere al riparo i passeggeri almeno per un po'. Ma Federconsumatori aveva avvertito: "Se la situazione attuale dovesse protrarsi oltre la fine di aprile, le conseguenze potrebbero abbattersi in maniera pesante in termini di cancellazione dei voli e di aumento dei biglietti".

(Adnkronos) - Torna la Champions League con l'andata dei quarti di finale. Oggi, mercoledì 8 aprile, è il giorno della super sfida tra Barcellona e Atletico Madrid al Camp Nou. I balaugrana hanno eliminato il Newcastle agli ottavi, mentre i Colchoneros hanno avuto la meglio sul Tottenham. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Barcellona-Atletico Madrid, in campo stasera alle 21:
Barcellona (4-2-3-1) J. Garcia; E. Garcia, Pau Cubarsí, Gerard Martin, Cancelo; Bernal, Pedri; Lamine Yamal, Fermín López, Ferrán Torres; Lewandowski. All. Flick.
Atletico Madrid (4-4-2) Musso; Molina, Le Normand, Hancko, Ruggeri; Giu. Simeone, Llorente, J. Cardoso, Lookman; J. Alvarez, Griezmann. All. Simeone.
La sfida di Champions tra Barcellona e Atletico Madrid sarà trasmessa in diretta tv da Sky, ai canali Sky Sport Uno (numero 201) e Sky Sport (251). La gara sarà trasmessa anche gratis e in chiaro su TV8. Sfida visibile in streaming su Now e Sky Go.

(Adnkronos) - Venerdì 10 aprile potrebbe diventare una giornata difficile per chi ha in programma di viaggiare in aereo. È infatti previsto uno sciopero nazionale del comparto aereo. A proclamare l’agitazione i sindacati Uiltrasporti, UGL-TA, Astra e FAST-CONFSAL-AV, che hanno annunciato uno stop di 4 ore, dalle 13 alle 17. La protetsta potrebbe causare ritardi, cancellazioni e riprogrammazioni di numerosi voli.
"Dopo mesi di trattative infruttuose, senza risposte su salario, diritti e futuro, è il momento di farsi sentire. Recupero inflattivo insufficiente. Tutele messe in discussione. Carichi di lavoro in aumento. Nessun confronto reale sui cambiamenti organizzativi. Noi non abbiamo firmato accordi al ribasso. Noi stiamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori", si legge in un post su Facebook di Uiltrasporti Nazionale.
L'Enav nell'annunciare lo sciopero, nella stessa nota sottolinea come "saranno garantite le prestazioni indispensabili secondo norma vigente".
Come stabilito dalla regolamentazione italiana e dalle linee guida Enac, anche durante uno sciopero alcuni collegamenti devono essere assicurati per tutelare il diritto alla mobilità. Saranno quindi sempre operativi: i voli nelle fasce sempre garantite: dalle 07:00 alle 10:00 e dalle 18:00 alle 21:00; i voli di Stato e voli militari; voli sanitari, di emergenza e per trasporto organi; collegamenti di continuità territoriale, essenziali per le isole e per i collegamenti unici della giornata.
I voli programmati al di fuori della fascia 13-17 dovrebbero operare regolarmente, ma eventuali riorganizzazioni delle compagnie potrebbero comunque determinare modifiche dell’ultimo momento.

(Adnkronos) - È stato arrestato a Ventimiglia, in provincia di Imperia, l'uomo ricercato per l'omicidio di una donna avvenuto a Mentone lo scorso 28 marzo. L'uomo è stato catturato la scorsa notte dal personale della polizia di Stato, in servizio presso l’ufficio controllo del territorio del commissariato di Ventimiglia, nel corso dell’ordinaria attività di prevenzione e controllo del territorio.
Gli agenti hanno individuato un cittadino straniero aggirarsi con atteggiamento sospetto tra le vie cittadine. Gli operatori, insospettiti dalla condotta dell’uomo, hanno effettuato un controllo più approfondito, riuscendo a riconoscerlo grazie a una segnalazione diramata dalle autorità di polizia francesi. Dagli immediati accertamenti effettuati emergeva che si trattava della persona ricercata quale autore dell’omicidio di una donna che lo ospitava presso la propria abitazione da alcuni mesi in quanto lo stesso risultava senza fissa dimora.
Accompagnato presso gli uffici del commissariato di Ventimiglia, l'arrestato è stato sottoposto a rilievi fotodattiloscopici che ne hanno confermato l’identità. Al termine delle procedure di rito è stato arrestato in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso nei suoi confronti dall’autorità giudiziaria francese.

(Adnkronos) - Torna la Champions League con l'andata dei quarti di finale. Oggi, mercoledì 8 aprile, tocca al big match tra il Psg e il Liverpool, al Parco dei Principi. I francesi hanno eliminato il Chelsea agli ottavi, mentre i Reds arrivano dal successo in rimonta contro il Galatasaray. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Psg-Liverpool, in campo stasera alle 21:
Psg (4-3-3): Safonov; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Nuno Mendes; Zaire-Emery, Vitinha, Joao Neves; Kvaratskhelia, Dembelé, Barcola. All. Luis Enrique
Liverpool (4-3-3): Mamardashvili; Frimpong, Konaté, Van Dijk, Kerkez; Szoboszlai, Gravenberch, Mac Allister; Salah, Ekitiké, Wirtz. All. Slot
La partita dei quarti di Champions tra Psg e Liverpool sarà trasmessa in diretta e in esclusiva da Amazon Prime Video.

(Adnkronos) - Donald Trump annuncia la tregua di due settimane con l'Iran e poi si arrabbia subito. Il presidente degli Stati Uniti dice sì all'accordo che congela la guerra e riapre lo Stretto di Hormuz: per la Casa Bianca, come dice la portavoce Karoline Leavitt, è un successo per gli Usa. La Cnn e il New York Times, però, danno ampio risalto ad una nota del Supremo Consiglio della Sicurezza Nazionale, il principale organismo collegiale che si occupa della tutela degli interessi dell'Iran in ambito di sicurezza nazionale.
"Il nemico, nella sua guerra ingiusta, illegale e criminale contro la nazione iraniana, ha subito una sconfitta innegabile, storica e schiacciante. Le nostre mani restano sul grilletto e, al minimo errore da parte del nemico, risponderemo con tutta la nostra forza. Ci congratuliamo con il popolo iraniano per questa vittoria e ribadiamo che, fino a quando non saranno definiti i dettagli finali della vittoria stessa, funzionari e popolo devono rimanere uniti e determinati", il contenuto del comunicato che celebra la tregua come una vittoria ottenuta da Teheran contro un nemico sconfitto sul campo.
Per Trump è un affronto totale. Il presidente degli Stati Uniti si affretta a condividere la nota del ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, che usa toni più sfumati e riconosce il ruolo del presidente americano nel dialogo. "La presunta dichiarazione diffusa da CNN World News è una frode, come CNN ben sa. La falsa dichiarazione è stata collegata a un sito di fake news (della Nigeria) e, ovviamente, è stata immediatamente ripresa da CNN e diffusa come titolo 'legittimo'", scrive Trump in un post di fuoco. "La dichiarazione ufficiale dell'Iran è stata appena rilasciata e pubblicata su Truth", dice evidenziando la nota di Araghchi. "Le autorità stanno cercando di stabilire se sia stato commesso un reato con la pubblicazione della falsa dichiarazione di CNN World, o se si tratti di un individuo senza scrupoli. CNN ha ricevuto l'ordine di ritirare immediatamente questa dichiarazione e di scusarsi per la sua, come al solito, pessima 'informazione'. I risultati dell'indagine saranno annunciati a breve", aggiunge Trump.
Nessuna retromarcia da parte dei media americani. La nota del Supremo Consiglio continua a circolare, un'onta per il presidente americano. "Nessuno può credere che la CNN, con le sue notizie false, abbia diffuso una dichiarazione consapevolmente falsa e pericolosa, fingendo che provenisse dai più alti livelli del governo iraniano. Non è così!", rincara la dose Trump, proseguendo la sua battaglia. "È stata completamente inventata e pubblicata come titolo, forse con l'intento di esacerbare una situazione già molto delicata. Si trattava di un nuovo sito web nigeriano, noto per le sue attività di disturbo, e la CNN è stata beccata a barare: un'azione estremamente pericolosa".

(Adnkronos) - Nella puntata di ieri 7 aprile una concorrente ha lasciato definitivamente la casa del Grande Fratello Vip. Si tratta della modella Ibiza Altea, la meno votata dal pubblico ieri sera. È lei la terza concorrente eliminata di questa edizione condotta da Ilary Blasi.
In nomination, insieme a Ibiza Altea, sono finiti anche Marco Berry e Antonella Elia. Ilary Blasi poi ha comunicato ai concorrenti il verdetto del televoto e a venire eliminata è stata Ibiza Altea.
"Me lo sentivo. Sentivo che in questo percorso ho dato la mia visione, sono stata me stessa. Adesso è ora di tornare dal mio piccolo", sono state le parole di Altea che dopo l'eliminazione ha riabbracciato il figlio Angel.

(Adnkronos) - Lorenzo Musetti in campo nell'Atp Masters 1000 di Montecarlo. Oggi, mercoledì 8 aprile, il tennista azzurro affronta Valentin Vacherot nel match - in diretta tv e streaming - valido per il secondo turno del tabellone principale. L'azzurro è al suo esordio nel torneo, dopo il bye al primo turno, mentre il monegasco padrone di casa ha battuto Cerundolo al debutto. Ecco orario, precedenti e dove vedere il match in tv e streaming.
Il match sarà il quarto sul Court Ranier III, il Campo Centrale monegasco, a partire dalle 11: non dovrebbe dunque iniziare prima delle 17. La sfida è inedita nel circuito: i due non si sono mai affrontati in carriera.
Le partite di Lorenzo Musetti al Masters 1000 di Montecarlo, così come tutte quelle del torneo, saranno visibili in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. I match si potranno inoltre seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW. La finale del torneo invece sarà disponibile anche in chiaro su TV8, che trasmetterà anche una delle due semifinali ma in leggera differita.

(Adnkronos) - Prezzi del petrolio subito e bruscamente in calo oggi mercoledì 8 aprile dopo l'annuncio da parte del presidente Usa Donald Trump di una tregua di due settimane bella guerra con l'Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz.
Il prezzo di un barile di greggio Brent con consegna a giugno è crollato di circa il 16%, attestandosi intorno ai 92 dollari, il livello più basso da metà marzo. Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) con consegna a maggio ha registrato un calo simile. I prezzi del petrolio rimangono un indicatore chiave dell'inflazione e delle preoccupazioni economiche sul mercato.
Gli Stati Uniti e l'Iran hanno concordato la tregua poco prima della scadenza del termine fissato da Trump, che aveva minacciato attacchi su larga scala contro il settore energetico iraniano se Teheran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz. Entrambe le parti hanno annunciato la tregua poco prima della scadenza.
Lo stretto, arteria cruciale per il commercio globale di petrolio e gas, era stato di fatto bloccato dall'Iran durante il conflitto, causando un forte aumento dei prezzi del petrolio. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il transito attraverso lo stretto sarà ora possibile in sicurezza per due settimane.
In una dichiarazione diffusa tramite social media, Trump ha specificato che la sospensione delle ostilità è "soggetta" alla garanzia da parte dell'Iran di una riapertura "completa, immediata e sicura" dello stretto, essenziale per il transito globale del petrolio.
Anche le Borse asiatiche hanno reagito positivamente alla tergua con l'indice di riferimento giapponese, il Nikkei 225, che ha segnato un guadagno del 5%, attestandosi a 56.106,18 nelle prime fasi di negoziazione. L'S&P/ASX 200 australiano è progredito del 2,6%, raggiungendo 8.952,30. Il Kospi sudcoreano ha registrato un balzo del 5,9%, portandosi a 5.819,97. L'Hang Seng di Hong Kong è salito del 2,6%, chiudendo a 25.767,42, mentre lo Shanghai Composite ha aggiunto l'1,7%, arrivando a 3.957,55.

(Adnkronos) - Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, con lo stop alla guerra per 2 settimane, ruota attorno al piano in 10 punti elaborato da Teheran e consegnato a Donald Trump. Il documento, secondo il presidente americano, rappresenta "una base praticabile su cui negoziare" per arrivare alla conclusione definitiva della guerra e alla costruzione di una pace duratura. "E' stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l'Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l'intesa", afferma Trump nel post pubblicato sul social Truth. A stretto giro, arriva la nota del ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, che si esprime a nome del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica.
"Per un periodo di due settimane, sarà possibile il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate dell'Iran e tenendo in considerazione limitazioni tecniche", annuncia il numero 1 della diplomazia iraniana. Anche Araghchi accende i riflettori sui 10 punti elaborati da Teheran: il ministro riferimento alla "richiesta degli Stati Uniti di negoziati basati sulla loro proposta articolata in 15 punti" e cita "l'annuncio del presidente degli Stati Uniti in relazione all'accoglimento dello schema generale dei 10 punti proposti dall'Iran come base per le trattative".
L'Iran, in sostanza, evidenzia la propria iniziativa. Lo fa con toni ancora più netti in un'altra nota del Supremo Consiglio che, in particolare la Cnn e il New York Times, riportano subito dopo la fumata bianca: "Il nemico, nella sua guerra ingiusta, illegale e criminale contro la nazione iraniana, ha subito una sconfitta innegabile, storica e schiacciante. Le nostre mani restano sul grilletto e, al minimo errore da parte del nemico, risponderemo con tutta la nostra forza. Ci congratuliamo con il popolo iraniano per questa vittoria e ribadiamo che, fino a quando non saranno definiti i dettagli finali della vittoria stessa, funzionari e popolo devono rimanere uniti e determinati".
Al di là dei toni e delle formule, il fulcro è rappresentato dai 10 punti: la proposta di Teheran non è integralmente nota. Ciò che trapela, però, delinea un quadro ancora fluido e evidenzia l'importanza dei negoziati diretti tra i due paesi. Secondo il New York Times, il documento proposto dall'Iran non contempla la rinuncia esplicita all'arricchimento dell'uranio né lo smantellamento del programma nucleare. Trump ha sempre fatto riferimento ad un obiettivo prioritario nella guerra: impedire a Teheran di arrivare ad ottenere l'arma atomica. In teoria, la strada rimarrebbe aperta. Il testo, inoltre, prevederebbe la rimozione di tutte le sanzioni adottate da ogni amministrazione americana sin dalla presidenza di George W. Bush. L'Iran otterrebbe enormi benefici senza rinunciare, apparentemente, all'ambizione di diventare una potenza nucleare.
Anche la riapertura dello Stretto di Hormuz è un capitolo in evoluzione. Nel piano in 10 punti, l'Iran rivendica un ruolo di gestione del braccio di mare, con la definizione di regole. Non è chiaro se il sistema ipotizzato da Teheran arrivi a contemplare anche 'tariffe'. Trump fa riferimento, nel suo post, all'apertura "completa, immediata e sicura" dello Stretto senza spingersi oltre. Araghchi, invece, chiama in causa direttamente le "forze armate iraniane" alle quali sembra spettare un ruolo assolutamente centrale per garantire un "transito sicuro".

(Adnkronos) - Matteo Berrettini torna in campo nel Masters 1000 di Montecarlo. Oggi, mercoledì 8 aprile, l'azzurro affronta Daniil Medvedev nel secondo turno del torneo. Il tennista romano, al momento numero 90 del ranking Atp, arriva dal match giocato ieri contro lo spagnolo Bautista Agut (ritiratosi al termine del quarto game del primo set), mentre Medvedev è all'esordio nel torneo. Ecco orario, precedenti e dove vedere match in tv e streaming.
Il match tra Berrettini e Medvedev inizierà intorno alle 11. Fin qui, il russo ha vinto i 3 precedenti contro l'azzurro (tutti sul cemento outdoor).
Berrettini-Medvedev al Masters 1000 di Montecarlo, così come tutte le partite del torneo, sarà visibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. I match si potranno inoltre seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW. La finale invece sarà disponibile anche in chiaro su TV8, che trasmetterà anche una delle due semifinali ma in leggera differita.

(Adnkronos) - Tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran. Oggi, 8 aprile 2026, scatta lo stop alla guerra. Donald Trump annuncia il sì al cessate il fuoco, a patto che lo Stretto di Hormuz venga riaperto totalmente. Teheran esulta, affermando che gli Usa hanno accolto in toto il piano in 10 punti presentato dalla Repubblica islamica per porre fine al conflitto.
Le news e gli aggiornamenti.

(Adnkronos) - Tregua di 2 settimane tra Iran e Stati Uniti e guerra congelata se l'Iran riapre lo Stretto di Hormuz. Lo annuncia Donald Trump sul social Truth. La svolta arriva a meno di 2 ore dalla deadline fissata dal presidente degli Stati Uniti e dal prospettato 'attacco totale' alle centrali elettriche e alle infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. Il countdown si ferma prima delle 2 del mattino italiane dell'8 aprile, il limite fissato da Trump. La fumata bianca, seppur provvisoria, evita almeno per ora un'ulteriore escalation che per ore è apparsa inevitabile.
"Sulla base delle conversazioni avute con il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif e con il maresciallo di campo Asim Munir del Pakistan, nelle quali mi è stato chiesto di sospendere l'invio di forze distruttive in Iran previsto per questa sera e a condizione che la Repubblica Islamica dell'Iran acconsenta all'apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l'Iran per un periodo di due settimane", scrive Trump specificando che "si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale".
"Il motivo di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto con un accordo definitivo riguardante la pace a lungo termine con l'Iran e la pace in Medio Oriente. Abbiamo ricevuto una proposta in 10 punti dall'Iran e riteniamo che sia una base praticabile su cui negoziare. E' stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l'Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l'intesa", aggiunge. "A nome degli Stati Uniti d'America, in qualità di Presidente e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore vedere questo problema di lunga data vicino alla risoluzione", conclude Trump.
"Un'intera cività morirà per non tornare mai più", il messaggio con cui il presidente americano, nel corso della giornata cruciale, accende la miccia con un immediato effetto a catena. L'Iran interrompe ogni sforzo negoziale, anche se il dialogo non si arena totalmente. "Siamo pronti a tutti gli scenari", dice il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref. "La sicurezza nazionale e la sostenibilità delle infrastrutture sono oggetto dei nostri calcoli precisi. Il governo ha finalizzato in dettaglio le misure necessarie per tutti gli scenari. Nessuna minaccia è al di fuori della nostra preparazione e capacità di intelligence", afferma mentre si moltiplicano le manifestazioni di sostegno simbolico della popolazione ai ponti e alle infrastrutture energetiche del Paese.
Le autorità iraniane chiamano a raccolta "giovani, atleti, artisti, studenti e professori universitari", definiti "patrimonio essenziale" del Paese. La portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohajerani, definisce le minacce di Trump un "segno di ignoranza". "Mantenere la pace e la sicurezza dei cittadini è la priorità del governo, e le minacce non turberanno la calma pubblica. La porta del dialogo si apre con il rispetto. Il sentiero stretto delle minacce, della meschinità e dell’umiliazione non è una via d'accesso. inacciare una 'civiltà' è, più che altro, un segno di ignoranza verso la storia di una nazione che ha ripetutamente superato le crisi e continua a resistere", afferma.
Il muro contro muro è totale. "L'Iran deve sapere che abbiamo strumenti nel nostro arsenale che finora non abbiamo deciso di usare. Il presidente degli Stati Uniti può decidere di usarli e lo farà se gli iraniani non cambieranno la loro condotta", dice il vicepresidente americano JD Vance. Nelle sue parole, c'è chi legge un velato riferimento all'ipotesi di impiego di armi nucleari.
Deve intervenire la Casa Bianca per bocciare l'interpretazione: "Non c’è letteralmente nulla in ciò che ha detto il vicepresidente che suggerisca una cosa del genere, branco di buffoni". Il Pakistan, mediatore tra Washington e Teheran nelle ultime settimane, va a caccia del jolly in extremis: "Affinché la diplomazia possa seguire il suo corso, chiedo vivamente al presidente Trump di prorogare il termine di due settimane. Il Pakistan, in tutta sincerità, chiede ai fratelli iraniani di aprire lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane, come gesto di buona volontà", l'appello del premier pakistano Sharif. La proposta al fotofinish produce l'esito auspicato: ultimatum congelato.

(Adnkronos) - Stati Uniti e Iran dicono sì alla tregua di 2 settimane, guerra congelata e lo Stretto di Hormuz viene riaperto. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, annuncia per primo il sì alla proposta formulata dal premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, mediatore determinante tra Washington e Teheran. A stretto giro, anche l'Iran ufficializza l'ok al cessate il fuoco. La Cnn, sulla base di informazioni fornite da una fonte della Casa Bianca, evidenzia che la tregua coinvolge anche Israele.
La svolta arriva a meno di 2 ore dalla deadline fissata da Trump e dal prospettato 'attacco totale' alle centrali elettriche e alle infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. Il countdown si ferma prima delle 2 del mattino italiane dell'8 aprile, il limite fissato dal numero 1 della Casa Bianca. La fumata bianca, seppur provvisoria, evita almeno per ora un'ulteriore escalation che per ore è apparsa inevitabile. Lo Stretto di Hormuz, determinante per il 20% del commercio mondiale di petrolio, verrà riaperto e la navigazione riprenderà.
"Sulla base delle conversazioni avute con il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif e con il generale Asim Munir, nelle quali mi è stato chiesto di sospendere l'invio di forze distruttive in Iran previsto per questa sera e a condizione che la Repubblica Islamica dell'Iran acconsenta all'apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l'Iran per un periodo di due settimane", scrive Trump specificando che "si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale".
"Il motivo di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto con un accordo definitivo riguardante la pace a lungo termine con l'Iran e la pace in Medio Oriente. Abbiamo ricevuto una proposta in 10 punti dall'Iran e riteniamo che sia una base praticabile su cui negoziare. E' stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l'Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l'intesa", aggiunge. "A nome degli Stati Uniti d'America, in qualità di Presidente e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore vedere questo problema di lunga data vicino alla risoluzione", conclude Trump.
"Se gli attacchi nei confronti dell'Iran cessano, le nostre potenti forze armate fermeranno le operazioni difensive", dice il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi. "Per un periodo di due settimane, sarà possibile il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate dell'Iran e tenendo in considerazione limitazioni tecniche", aggiunge.
"Ci congratuliamo con il popolo dell'Iran per questa vittoria e ribadiamo che, fino a quando non saranno definiti i dettagli finali della vittoria stessa, funzionari e cittadini devono rimanere uniti e determinati", annuncia da Teheran il Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica. Secondo l'Iran, gli Stati Uniti hanno accettato tutti i 10 punti del piano proposto da Teheran per porre fine alla guerra.
"Un'intera cività morirà per non tornare mai più", il messaggio con cui il presidente americano, nel corso della giornata cruciale, accende la miccia con un immediato effetto a catena. L'Iran interrompe ogni sforzo negoziale, anche se il dialogo non si arena totalmente. "Siamo pronti a tutti gli scenari", dice il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref. "La sicurezza nazionale e la sostenibilità delle infrastrutture sono oggetto dei nostri calcoli precisi. Il governo ha finalizzato in dettaglio le misure necessarie per tutti gli scenari. Nessuna minaccia è al di fuori della nostra preparazione e capacità di intelligence", afferma mentre si moltiplicano le manifestazioni di sostegno simbolico della popolazione ai ponti e alle infrastrutture energetiche del Paese.
Le autorità iraniane chiamano a raccolta "giovani, atleti, artisti, studenti e professori universitari", definiti "patrimonio essenziale" del Paese. La portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohajerani, definisce le minacce di Trump un "segno di ignoranza". "Mantenere la pace e la sicurezza dei cittadini è la priorità del governo, e le minacce non turberanno la calma pubblica. La porta del dialogo si apre con il rispetto. Il sentiero stretto delle minacce, della meschinità e dell’umiliazione non è una via d'accesso. Minacciare una 'civiltà' è, più che altro, un segno di ignoranza verso la storia di una nazione che ha ripetutamente superato le crisi e continua a resistere", afferma.
Il muro contro muro sembra totale. "L'Iran deve sapere che abbiamo strumenti nel nostro arsenale che finora non abbiamo deciso di usare. Il presidente degli Stati Uniti può decidere di usarli e lo farà se gli iraniani non cambieranno la loro condotta", dice il vicepresidente americano JD Vance. Nelle sue parole, c'è chi legge un velato riferimento all'ipotesi di impiego di armi nucleari.
Deve intervenire la Casa Bianca per bocciare l'interpretazione: "Non c’è letteralmente nulla in ciò che ha detto il vicepresidente che suggerisca una cosa del genere, branco di buffoni". Il Pakistan, mediatore tra Washington e Teheran nelle ultime settimane, va a caccia del jolly in extremis: "Affinché la diplomazia possa seguire il suo corso, chiedo vivamente al presidente Trump di prorogare il termine di due settimane. Il Pakistan, in tutta sincerità, chiede ai fratelli iraniani di aprire lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane, come gesto di buona volontà", l'appello del premier pakistano Sharif. La proposta al fotofinish produce l'esito auspicato: ultimatum congelato.

(Adnkronos) - Stati Uniti e Iran dicono sì alla tregua di 2 settimane, guerra congelata e lo Stretto di Hormuz viene riaperto. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, annuncia per primo il sì alla proposta formulata dal premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, mediatore determinante tra Washington e Teheran. A stretto giro, anche l'Iran ufficializza l'ok al cessate il fuoco. La Cnn, sulla base di informazioni fornite da una fonte della Casa Bianca, evidenzia che la tregua coinvolge anche Israele.
La svolta arriva a meno di 2 ore dalla deadline fissata da Trump e dal prospettato 'attacco totale' alle centrali elettriche e alle infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. Il countdown si ferma prima delle 2 del mattino italiane dell'8 aprile, il limite fissato dal numero 1 della Casa Bianca. La fumata bianca, seppur provvisoria, evita almeno per ora un'ulteriore escalation che per ore è apparsa inevitabile. Lo Stretto di Hormuz, determinante per il 20% del commercio mondiale di petrolio, verrà riaperto e la navigazione riprenderà.
"Sulla base delle conversazioni avute con il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif e con il generale Asim Munir, nelle quali mi è stato chiesto di sospendere l'invio di forze distruttive in Iran previsto per questa sera e a condizione che la Repubblica Islamica dell'Iran acconsenta all'apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l'Iran per un periodo di due settimane", scrive Trump specificando che "si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale".
"Il motivo di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto con un accordo definitivo riguardante la pace a lungo termine con l'Iran e la pace in Medio Oriente. Abbiamo ricevuto una proposta in 10 punti dall'Iran e riteniamo che sia una base praticabile su cui negoziare. E' stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l'Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l'intesa", aggiunge. "A nome degli Stati Uniti d'America, in qualità di Presidente e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore vedere questo problema di lunga data vicino alla risoluzione", conclude Trump.
"Se gli attacchi nei confronti dell'Iran cessano, le nostre potenti forze armate fermeranno le operazioni difensive", dice il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi. "Per un periodo di due settimane, sarà possibile il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate dell'Iran e tenendo in considerazione limitazioni tecniche", aggiunge parlando a nome del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica. Araghchi fa riferimento alla "richiesta degli Stati Uniti di negoziati basati sulla loro proposta articolata in 15 punti" e cita "l'annuncio del presidente degli Stati Uniti in relazione all'accoglimento dello schema generale dei 10 punti proposti dall'Iran come base per le trattative".
"Un'intera cività morirà per non tornare mai più", il messaggio con cui il presidente americano, nel corso della giornata cruciale, accende la miccia con un immediato effetto a catena. L'Iran interrompe ogni sforzo negoziale, anche se il dialogo non si arena totalmente. "Siamo pronti a tutti gli scenari", dice il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref. "La sicurezza nazionale e la sostenibilità delle infrastrutture sono oggetto dei nostri calcoli precisi. Il governo ha finalizzato in dettaglio le misure necessarie per tutti gli scenari. Nessuna minaccia è al di fuori della nostra preparazione e capacità di intelligence", afferma mentre si moltiplicano le manifestazioni di sostegno simbolico della popolazione ai ponti e alle infrastrutture energetiche del Paese.
Le autorità iraniane chiamano a raccolta "giovani, atleti, artisti, studenti e professori universitari", definiti "patrimonio essenziale" del Paese. La portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohajerani, definisce le minacce di Trump un "segno di ignoranza". "Mantenere la pace e la sicurezza dei cittadini è la priorità del governo, e le minacce non turberanno la calma pubblica. La porta del dialogo si apre con il rispetto. Il sentiero stretto delle minacce, della meschinità e dell’umiliazione non è una via d'accesso. Minacciare una 'civiltà' è, più che altro, un segno di ignoranza verso la storia di una nazione che ha ripetutamente superato le crisi e continua a resistere", afferma.
Il muro contro muro sembra totale. "L'Iran deve sapere che abbiamo strumenti nel nostro arsenale che finora non abbiamo deciso di usare. Il presidente degli Stati Uniti può decidere di usarli e lo farà se gli iraniani non cambieranno la loro condotta", dice il vicepresidente americano JD Vance. Nelle sue parole, c'è chi legge un velato riferimento all'ipotesi di impiego di armi nucleari.
Deve intervenire la Casa Bianca per bocciare l'interpretazione: "Non c’è letteralmente nulla in ciò che ha detto il vicepresidente che suggerisca una cosa del genere, branco di buffoni". Il Pakistan, mediatore tra Washington e Teheran nelle ultime settimane, va a caccia del jolly in extremis: "Affinché la diplomazia possa seguire il suo corso, chiedo vivamente al presidente Trump di prorogare il termine di due settimane. Il Pakistan, in tutta sincerità, chiede ai fratelli iraniani di aprire lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane, come gesto di buona volontà", l'appello del premier pakistano Sharif. La proposta al fotofinish produce l'esito auspicato: ultimatum congelato.

(Adnkronos) - Donald Trump dice sì alla tregua di 2 settimane tra Iran e Stati Uniti: guerra congelata se l'Iran riapre lo Stretto di Hormuz. Il presidente degli Stati Uniti accoglie la proposta formulata dal premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, mediatore determinante tra Washington e Teheran. Secondo il New York Times, anche l'Iran accetta il cessate il fuoco. La Cnn, sulla base di informazioni fornite da una fonte della Casa Bianca, evidenzia che la tregua coinvolge anche Israele.
La svolta arriva a meno di 2 ore dalla deadline fissata da Trump e dal prospettato 'attacco totale' alle centrali elettriche e alle infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. Il countdown si ferma prima delle 2 del mattino italiane dell'8 aprile, il limite fissato dal numero 1 della Casa Bianca. La fumata bianca, seppur provvisoria, evita almeno per ora un'ulteriore escalation che per ore è apparsa inevitabile.
"Sulla base delle conversazioni avute con il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif e con il generale Asim Munir, nelle quali mi è stato chiesto di sospendere l'invio di forze distruttive in Iran previsto per questa sera e a condizione che la Repubblica Islamica dell'Iran acconsenta all'apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l'Iran per un periodo di due settimane", scrive Trump specificando che "si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale".
"Il motivo di questa decisione è che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a buon punto con un accordo definitivo riguardante la pace a lungo termine con l'Iran e la pace in Medio Oriente. Abbiamo ricevuto una proposta in 10 punti dall'Iran e riteniamo che sia una base praticabile su cui negoziare. E' stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l'Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l'intesa", aggiunge. "A nome degli Stati Uniti d'America, in qualità di Presidente e anche in rappresentanza dei Paesi del Medio Oriente, è un onore vedere questo problema di lunga data vicino alla risoluzione", conclude Trump.
"Un'intera cività morirà per non tornare mai più", il messaggio con cui il presidente americano, nel corso della giornata cruciale, accende la miccia con un immediato effetto a catena. L'Iran interrompe ogni sforzo negoziale, anche se il dialogo non si arena totalmente. "Siamo pronti a tutti gli scenari", dice il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref. "La sicurezza nazionale e la sostenibilità delle infrastrutture sono oggetto dei nostri calcoli precisi. Il governo ha finalizzato in dettaglio le misure necessarie per tutti gli scenari. Nessuna minaccia è al di fuori della nostra preparazione e capacità di intelligence", afferma mentre si moltiplicano le manifestazioni di sostegno simbolico della popolazione ai ponti e alle infrastrutture energetiche del Paese.
Le autorità iraniane chiamano a raccolta "giovani, atleti, artisti, studenti e professori universitari", definiti "patrimonio essenziale" del Paese. La portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohajerani, definisce le minacce di Trump un "segno di ignoranza". "Mantenere la pace e la sicurezza dei cittadini è la priorità del governo, e le minacce non turberanno la calma pubblica. La porta del dialogo si apre con il rispetto. Il sentiero stretto delle minacce, della meschinità e dell’umiliazione non è una via d'accesso. Minacciare una 'civiltà' è, più che altro, un segno di ignoranza verso la storia di una nazione che ha ripetutamente superato le crisi e continua a resistere", afferma.
Il muro contro muro sembra totale. "L'Iran deve sapere che abbiamo strumenti nel nostro arsenale che finora non abbiamo deciso di usare. Il presidente degli Stati Uniti può decidere di usarli e lo farà se gli iraniani non cambieranno la loro condotta", dice il vicepresidente americano JD Vance. Nelle sue parole, c'è chi legge un velato riferimento all'ipotesi di impiego di armi nucleari.
Deve intervenire la Casa Bianca per bocciare l'interpretazione: "Non c’è letteralmente nulla in ciò che ha detto il vicepresidente che suggerisca una cosa del genere, branco di buffoni". Il Pakistan, mediatore tra Washington e Teheran nelle ultime settimane, va a caccia del jolly in extremis: "Affinché la diplomazia possa seguire il suo corso, chiedo vivamente al presidente Trump di prorogare il termine di due settimane. Il Pakistan, in tutta sincerità, chiede ai fratelli iraniani di aprire lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane, come gesto di buona volontà", l'appello del premier pakistano Sharif. La proposta al fotofinish produce l'esito auspicato: ultimatum congelato.

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(Adnkronos) - Informazioni più complete su cartelle, avvisi e un unico prospetto di sintesi sulla situazione complessiva del contribuente. Sul sito di Agenzia delle Entrate‑Riscossione è online la nuova versione del servizio 'Situazione debitoria', che offre una panoramica più chiara sugli importi ancora da versare e quelli già saldati, sull’esistenza di eventuali procedure di riscossione in corso e sullo stato dei piani di rateizzazione o delle rottamazioni.
Con pochi clic, l’utente può approfondire il dettaglio dei singoli atti e, volendo, procedere al pagamento online. Il servizio, realizzato con la collaborazione del partner tecnologico Sogei, è accompagnato da una guida alla navigazione che illustra in modo semplice tutte le funzionalità disponibili.
Il servizio 'Situazione debitoria – Consulta e paga' è disponibile sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it sia nell’area riservata 'Cittadini' e 'Imprese' a cui si accede tramite identità digitale (Spid, Cie e Cns e, per professionisti e imprese anche con le credenziali dell'Agenzia delle Entrate) sia in EquiPro, l’area riservata agli intermediati fiscali abilitati a Entratel.
Le informazioni consultabili attraverso la nuova versione del servizio sono state arricchite per fornire al contribuente un quadro più completo della propria situazione debitoria. Il contribuente può consultare il dettaglio degli atti a suo carico e, su richiesta, può ottenere il prospetto di sintesi, che viene reso disponibile per il download entro 24 ore, con tutti gli atti riferiti al codice fiscale oggetto dell’interrogazione su tutti gli ambiti provinciali.
Nel prospetto sono riportati la tipologia del documento, l’ente creditore, la data di notifica, l’importo del carico iniziale, gli importi versati, le eventuali sospensioni, le somme interessate da misure agevolative, il residuo da versare e il totale aggiornato. Viene inoltre evidenziata la presenza di eventuali procedure cautelari o esecutive, di piani di rateizzazione o di definizioni agevolate.

(Adnkronos) - C’è un passaggio, nel discorso che Giorgia Meloni sta limando in queste ore, che nell'esecutivo considerano il cuore politico dell'informativa in programma domani, giovedì 9 aprile, a Montecitorio e Palazzo Madama. Non riguarda le misure, né i numeri. Ma il clima. E soprattutto il tono: un appello all’unità che la premier potrebbe rivolgere direttamente alle opposizioni, ancora una volta, chiedendo compattezza davanti a una fase che nel governo definiscono senza esitazioni "delicatissima".
Il punto di caduta è la crisi iraniana, con uno scenario internazionale che - tra escalation militare e il rischio di uno choc energetico - viene letto ai piani alti di Palazzo Chigi con crescente inquietudine. Non solo per il rischio di un allargamento del conflitto, ma per quello che più d’un ministro, in queste ore, descrive come il ritorno di uno spettro rimosso: quello nucleare. È su questo terreno che la presidente del Consiglio proverà a spostare il baricentro del confronto parlamentare, chiedendo una tregua - almeno temporanea - nello scontro politico.
Un messaggio che, non a caso, è stato anticipato in Aula da Guido Crosetto. Nel pieno dell’informativa sulle basi Usa, il titolare della Difesa ha scelto parole tutt’altro che casuali: il Paese, ha detto, "ha bisogno di unità per difendersi da una follia che sembra aver preso il mondo". Un richiamo netto, costruito attorno all’idea che la sicurezza nazionale - e il posizionamento internazionale dell’Italia - non possano diventare terreno di scontro.
Ma dietro la richiesta di unità c’è anche un’altra preoccupazione, più concreta e immediata. Ed è quella che riguarda l’energia. Il dossier che in queste ore occupa stabilmente i tavoli tecnici del governo è quello delle ricadute del blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per le forniture globali. Gli scenari che circolano in queste ore - tra indiscrezioni e simulazioni - parlano di misure drastiche: riduzione dei consumi, limiti all’uso dei condizionatori, rafforzamento dello smart working, fino all’ipotesi di targhe alterne. Viene esclusa categoricamente, invece, il ritorno alla didattica a distanza dopo la parentesi Covid: "Non è contemplata in alcun modo", taglia corto il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara.
In questo quadro torna in auge il decalogo diffuso lo scorso 20 marzo dall'Agenzia internazionale dell'energia (Iea) sulla riduzione del consumo di combustibili fossili. Il piano si muove su due binari: mobilità e gestione domestica. Le linee guida puntano a una drastica riduzione dei consumi attraverso lo smart working (almeno tre giorni a settimana), l'abbassamento dei limiti di velocità e l'incentivo ai mezzi pubblici. Nelle città si ipotizzano targhe alterne e car sharing, mentre per i lunghi spostamenti il diktat è preferire il treno all'aereo. Sul fronte quotidiano, la strategia passa per l'efficientamento della logistica industriale e un uso più razionale del calore e dell'elettricità.
Nel governo, però, frenano. Fonti dell'esecutivo interpellate parlano di ipotesi "molto premature", sottolineando come si tratti di scenari estremi, legati all’eventualità - tutt’altro che certa - di una chiusura prolungata di Hormuz. La linea ufficiale è quella della cautela: evitare allarmismi, mantenere il controllo della comunicazione, non alimentare paure che potrebbero riflettersi immediatamente sui mercati e sul consenso.
Nel frattempo, il lavoro tecnico va avanti. Dal ministero guidato da Gilberto Pichetto Fratin fanno sapere che sul tavolo dell’esecutivo stanno arrivando tutte le simulazioni possibili. Ma la precisazione è anche politica: "Sono decisioni collegiali che prenderà il governo. Interessano competenze di più ministeri. Noi forniremo soprattutto dei dati". Tradotto: la responsabilità finale sarà condivisa, e inevitabilmente peserà su Palazzo Chigi.
È qui che il discorso di giovedì rischia di cambiare natura. Nato per rilanciare l’azione dell’esecutivo e segnare l’avvio di una “fase due” della legislatura, l’intervento della premier potrebbe trasformarsi in qualcosa di diverso: una chiamata alla responsabilità collettiva, dentro e fuori la maggioranza. Anche perché il tema, sotto traccia, è destinato a toccare direttamente la vita quotidiana degli italiani. E a riportare in primo piano un interrogativo che sembrava archiviato. Era il 2022 quando Mario Draghi, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, lo sintetizzò così: "Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?". Una battuta, allora. Un possibile spartiacque politico.
(di Antonio Atte)

(Adnkronos) - Temperature sopra la media da qualche giorno in Italia ma la situazione potrebbe cambiare. "Sull'Italia si è imposto un campo di alta pressione di matrice subtropicale. Nei prossimi giorni avremo tanto sole su buona parte delle nostre regioni; da segnalare solamente una nuvolosità più compatta in Liguria", spiega all'Adnkronos Mattia Gussoni, meteorologo de 'iLMeteo.it'.
Questo fenomeno prende il nome di maccaja (o macaia) "e si verifica quando venti caldi e umidi meridionali scorrono sul mare ancora freddo: l'aria condensa in nuvole che restano poi 'intrappolate' tra la costa e i monti dell'Appennino retrostante - sottolinea l'esperto - Altrove la vera notizia riguarderà le temperature, previste ben oltre le medie climatiche di riferimento: specie domani arriveremo a toccare punte massime intorno ai 25°C (se non oltre) nelle principali città del Centro Nord. Valori insomma da pieno Giugno in città come Milano, Bologna, Trento, Firenze e Roma!".
"Tra venerdì e sabato poi si avvicinerà un fronte di aria più fresca in discesa dal Nord Europa che provocherà un calo dei valori termici ed un aumento della ventilazione da quadranti settentrionali; le precipitazioni al momento saranno relegate ai settori adriatici", evidenzia Gussoni.
"Più avanti torneranno i temporali e le piogge? Dal punto di vista climatologico il mese di aprile, e in parte anche quello di maggio, risulta parecchio estremo a causa dei cosiddetti 'scambi meridiani': i marcati contrasti termodinamici tra le prime masse d'aria di origine subtropicale e le ultime irruzioni fredde di estrazione polare ci fanno passare bruscamente da un caldo simil-estivo ai primi forti temporali di stagione. Quindi, per il momento, godiamoci questa fase di stabilità atmosferica; nella seconda parte del mese, infatti, il maltempo potrebbe tornare a bussare alle porte dell'Italia", conclude il meteorologo.

(Adnkronos) - Nessun 6 né 5+1 al concorso del Superenalotto di oggi, martedì 7 aprile 2026. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei 6 è di 146.700.000 euro.
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
La combinazione vincente del concorso di oggi del SuperEnalotto: 10, 16, 18, 47, 50, 59, Numero Jolly 7, Superstar 60.
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Sarda News - Notizie in Sardegna
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