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06.Gen

Trump, la nuova 'dottrina': dopo il Venezuela, nella lista Messico a Colombia

Donald Trump - (Afp)

La Colombia, il Messico, l'Onu. Donald Trump, dopo l'operazione a Caracas con la cattura di Nicolas Maduro, non si ferma. Il presidente degli Stati Uniti si concentra sul Venezuela, indicando le priorità per ricostruire il paese, e invia messaggi chiari, riassunti da un post del Dipartimento di Stato: "Questo è il nostro emisfero, il presidente Trump non consentirà che la sicurezza venga minacciata". E', in sintesi, l'evoluzione della Dottrina Monroe: il giardino degli Usa, una volta rappresentato dall'America Latina, esiste ancora. E potrebbe allargarsi, a giudicare dalle mire sulla Groenlandia.

"In Venezuela comandiamo tutto"

Il blitz del 3 gennaio in Venezuela, secondo Trump, consente di assestare un colpo letale alla rete di narcotraffico legata a Maduro. "Voglio portare la pace", dice il presidente degli Stati Uniti, che riassume in una frase la strategia per costruire il Venezuela 2.0: "We're gonna run everything". "Gestiremo tutto". Formalmente, gli Usa mirano a garantire una transizione fluida. La presidente ad interim Delcy Rodriguez, 'approvata' da Washington, deve però muoversi entro un perimetro chiaramente definito[1].

Per Washington, si parla soprattutto di economia e in particolare di petrolio. Tutto il resto è secondario. "Stiamo parlando con le persone, non chiedetemi chi comanda perché vi darei una risposta controversa: comandiamo noi. Dobbiamo rimettere il Venezuela in piedi, è un paese morto in questo momento. Servono investimenti massicci delle compagnie petrolifere per ripristinare le infrastrutture", dice Trump.

Cosa deve fare Delcy Rodriguez? "Abbiamo bisogno di totale accesso al petrolio e ad altre cose. Noi eravamo pronti per un secondo attacco. Eravamo pronti e siamo pronti: se non si comportano bene, attaccheremo per la seconda volta. Rodriguez dovrà fronteggiare una situazione peggiore rispetto a quella di Maduro, che ha alzato le mani e si è arreso", il messaggio.

L'Onu critica gli Usa, a Trump non importa

Il blitz di Caracas viene stigmatizzato dall'Onu, attraverso le parole del segretario generale Antonio Guterres. "Rimango profondamente preoccupato per il mancato rispetto delle norme del diritto internazionale", dice nel corso della riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dedicata alla crisi in Venezuela. "Sono profondamente preoccupato per il possibile aggravarsi dell'instabilità nel Paese, il potenziale impatto sulla regione e il precedente che potrebbe creare per le relazioni tra gli Stati", aggiunge Guterres nell'intervento letto dalla sottosegretaria Onu per gli Affari Politici, Rosemary Di Carlo.

Agli Stati Uniti, tutto questo interessa poco: "Non permetteremo che l'emisfero occidentale venga usato come base operativa per gli avversari, i concorrenti e i rivali della nostra nazione", dice l'ambasciatore Usa alle Nazioni Unite, Mike Waltz.

Colombia, Cuba, Messico: ce n'è per tutti

Trump tira dritto e invia telegrafici messaggi agli altri inquilini del 'suo' emisfero. "La Colombia è guidata da un uomo malato, è un paese che produce cocaina. Ma non lo farà ancora per molto. Un'operazione in Colombia? Suona bene...", dice. Il siluro al presidente Gustavo Petro è pesantissimo. Il leader colombiano, però, non si limita ad incassare: "Sebbene non sia stato mai militare, conosco la guerra e la clandestinità. Ho giurato di non toccare più un'arma dall'Accordo di pace del 1989, ma per la Patria riprenderò le armi", scrive Petro, ex membro del gruppo di guerriglieri M-19. in un lungo post su X.

"Non sono illegittimo, né sono un narcotrafficante, come beni ho solo la mia casa di famiglia che sto ancora pagando con il mio stipendio. I miei estratti conto bancari sono pubblici. Nessuno può dire che ho speso più del mio stipendio. Non sono avido", prosegue Petro, dicendo di avere "enorme fiducia" nel popolo colombiano a cui "ho chiesto di difendere il presidente da qualsiasi atto violento e illegittimo. L'ordine alle forze dell'ordine è di non sparare al popolo, ma all'invasore".

Trump liquida Cuba in poche parole: "Molti cubani sono molti a Caracas, sono stati uccisi mentre cercavano di proteggere Maduro. Cuba è pronta a cadere. E' tutto legato al petrolio venezuelano e non ne stanno ricevendo".

Quindi, il Messico. Il vicino degli Stati Uniti torna ciclicamente nel mirino del presidente americano. "I cartelli sono molto forti in Messico, dobbiamo fare qualcosa. Amiamo il Messico, ma la droga passa per là". La presidente Claudia Sienbaum "ha un po' paura, è una splendida persona. I cartelli comandano in Messico". La risposta? "Le Americhe non appartengono a nessuna potenza", dice Sheinbaum. "Il continente americano appartiene ai popoli di ciascuno dei Paesi che ne fanno parte". Basterà per frenare Trump?

References

  1. ^www.adnkronos.com (www.adnkronos.com)
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