
(Adnkronos) - L'infortunio di Kenan Yildiz tiene in ansia la Juventus. L'attaccante bianconero è alle prese con un problema fisico che lo mette in dubbio per il big match contro il Milan, valido per la 34esima giornata di Serie A e a tutti gli effetti uno scontro diretto per la Champions League.
Yildiz ha infatti riportato nei giorni scorsi un'infiammazione al ginocchio che lo ha tenuto fuori nell'ultima partita vinta contro il Bologna per 2-0 all'Allianz Stadium. Le sue condizioni però non sembrano preoccupare Spalletti, che potrebbe ritrovarlo in vista del big match di San Siro.
Yildiz, dopo un lavoro personalizzato, è infatti tornato ad allenarsi in gruppo e si candida a partire titolare contro il Milan. L'esclusione dalla sfida con il Bologna è stata infatti precauzionale, con Spalletti che non ha voluto rischiarlo in vista del rush finale per conquistare un posto nella prossima Champions League.

(Adnkronos) - Infortunio per Romelu Lukaku, anzi no. L'attaccante del Napoli è al centro di un nuovo caso, con notizie che arrivano dal Belgio (poi smentite) che preoccupano, ancora, il club partenopeo. Lukaku si trova attualmente ad Anversa per recuperare la miglior condizione possibile, soprattutto in vista dei prossimi Mondiali.
La decisione di non tornare a Napoli aveva creato qualche tensione con Antonio Conte e con la dirigenza, incomprensioni però che sarebbero state sanate da un colloquio avvenuto nei giorni scorsi, quando Lukaku è tornato in Italia proprio per chiudere il caso.
Il recupero di Lukaku dall'infortunio che lo ha tenuto fuori per tutta la stagione, con tanto ricaduta, però non sembra andare al meglio. Alcuni media belgi ha parlato infatti di un nuovo problema fisico che ha colpito l'attaccante del Napoli, che aveva infatti dovuto interrompere il proprio allenamento dopo pochi minuti.
Nessun allarme però. Nelle ore immediatamente successive è arrivata però sono stati propri i media belgi a smentire la notizia, con Lukaku che quindi continua il suo percorso di riabilitazione. Immaginarlo nuovamente in campo con la maglia del Napoli prima della fine della stagione, a poco più di un mese dal termine del campionato, appare improbabile, con l'obiettivo dichiarato che è qrecuprare la forma migliore in vista dei Mondiali.

(Adnkronos) - C’è interesse, ma non sempre piena comprensione. È questo il quadro che emerge dalla ricerca condotta da Caterina Cruciani e Ugo Rigoni dell’Università Ca’ Foscari Venezia nell’ambito del lavoro della Fondazione Grins tra il 2024 e il 2025. L’indagine, realizzata su un campione di 1.000 investitori retail e rappresentativa di un mercato che in Italia vale circa 4.000 miliardi di euro, mette a fuoco due nodi ancora aperti della finanza sostenibile: da un lato un’attenzione diffusa verso i prodotti Esg, dall’altro una conoscenza spesso incerta e un inatteso rischio di abbandono.
Il primo dato racconta un mercato potenzialmente ricettivo. Quasi sei investitori su dieci collocano il proprio interesse per i prodotti sostenibili in una fascia medio-alta. Eppure questa disponibilità non coincide sempre con una reale consapevolezza. Circa un investitore su cinque, infatti, dichiara di non sapere se i propri investimenti siano davvero sostenibili. Secondo lo studio, dietro questa incertezza pesano soprattutto una minore competenza percepita e un rapporto poco attivo con il consulente finanziario: chi delega in modo passivo tende più facilmente a non conoscere con chiarezza le caratteristiche Esg del proprio portafoglio.
Ma è soprattutto il tema della permanenza a lanciare un segnale d’allarme. La ricerca mostra infatti che il 16% di chi aveva investito in prodotti sostenibili ha poi lasciato questo segmento. Si tratta in media di investitori più giovani, meno avversi al rischio e con livelli di alfabetizzazione finanziaria più bassi rispetto a chi è rimasto. Non solo. Sono anche profili che si affidano più spesso ai social network, alle recensioni online o a consigli informali, invece che a fonti professionali e strutturate.
Lo studio suggerisce inoltre che i valori personali, da soli, non bastano a garantire continuità. L’attenzione ai temi ambientali e sociali favorisce l’ingresso nel mondo Esg, ma non assicura la permanenza. Gli ex investitori sostenibili, pur mostrando familiarità con questi temi, appaiono più orientati ai rendimenti di breve periodo e più esposti a eccesso di fiducia e minore diversificazione del portafoglio. Gli investitori che restano nel comparto, invece, manifestano una maggiore esposizione al cosiddetto disposition effect: tendono cioè a vendere più facilmente i titoli in guadagno e a mantenere più a lungo quelli in perdita.
Un capitolo specifico è dedicato alle donne, che rappresentano il 37% del campione. Tra quelle già attive nella finanza sostenibile emergono livelli più elevati di alfabetizzazione finanziaria e un ricorso più frequente ai consulenti, apprezzati anche per il supporto emotivo. Tra le donne che non investono ancora in prodotti Esg, invece, si registra una domanda più forte di chiarezza, coerenza con i propri valori e accompagnamento informativo: un segnale che lascia intravedere margini di crescita importanti, a condizione che il mercato sappia offrire strumenti e linguaggi più accessibili.
"La scarsa consapevolezza e l’uscita di una parte degli investitori dagli strumenti sostenibili mostrano che questo mercato resta vulnerabile e richiede interventi mirati. Per rafforzare la consapevolezza, una proposta molto semplice potrebbe essere quella di ricordare almeno una volta l’anno, per esempio quando si trasmette il rendiconto periodico su costi e oneri, la scelta espressa. Un richiamo chiaro e immediato aiuterebbe l’investitore a rileggere le proprie scelte con maggiore trasparenza e comprensione", osserva Ugo Rigoni, professore dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
Nel complesso, la survey restituisce l’immagine di un settore in espansione, ma ancora esposto a fragilità strutturali. La mancanza di consapevolezza, la dipendenza da fonti informative poco affidabili e l’incertezza sulle caratteristiche dei prodotti rischiano di frenare sia l’ingresso sia la permanenza nel mercato Esg. Perché la finanza sostenibile possa diventare una componente stabile delle scelte di portafoglio, conclude la ricerca, serviranno più trasparenza, alfabetizzazione mirata e una comunicazione semplice, coerente e continua lungo tutto il percorso decisionale.

(Adnkronos) - “Pura follia”. Commenta così con l’Adnkronos Rosangela Mattei, nipote del fondatore dell'Eni Enrico e sorella di Pietro, la notizia della diffida inviata dal fratello a Palazzo Chigi, che da tre anni ha lanciato il Piano Mattei per garantire all’Italia una maggiore autonomia energetica. “Dovremmo essere entusiasti, non fare cause, tantomeno denunce penali”.
Rosangela, detta Rosy, 77 anni, è la fondatrice del Museo Mattei di Matelica, allestito nel palazzo di famiglia dove custodisce foto, cimeli e documenti dello zio, “da quando ho 13 anni mi dedico alla tutela della sua memoria”, prosegue, “mio fratello Pietro non se n’è mai occupato. Non voglio prendermela con lui, ognuno segue la sua strada, ma davvero non capisco cosa c’entri la guerra in Palestina con la memoria di Enrico Mattei. Ha mischiato tutti, la Meloni, il Medio Oriente, i rapporti con gli Stati Uniti… ma dove portano queste cose? Da nessuna parte. Se non ti piace come si muove il governo, ci mancherebbe, ognuno può criticare, ci sono stati tanti governi che hanno sbagliato. Ma presentare una causa civile e una denuncia penale, che senso ha?”.
"Siamo in un momento in cui stiamo andando proprio male e io mi metto a parlare male del governo? Eh no. Se no, non sarei la nipote di Enrico Mattei. Non dobbiamo distruggere l’Italia", prosegue. "Se mio fratello ha fatto quella dichiarazione, sono problemi suoi. Io non posso dire 'ha ragione Pietro' o 'sbaglia la Meloni'. La Meloni - insiste Rosangela Mattei - non è mio zio Enrico, come non lo è stato Renzi, come non lo è quello del Pd, come non lo è quello di Forza Italia. Non lo è nessuno. Siamo in una fase in cui mancano le risorse, perché hanno svenduto tutto quello che aveva creato Mattei. Questo è il problema: non le polemiche sul piano o sulla Meloni".
Perché secondo lei suo fratello ha fatto questa mossa adesso? “L'ha fatta per raggiungere uno scopo, per avere visibilità. L'ha mai sentito nominare Pietro Mattei, prima di questa storia? No. Rosangela Mattei l'avete sentita nominare, sì. Io a titolo gratuito porto avanti questa missione da sempre. Se tutta la famiglia dovesse opporsi all’uso del nome, allora potrebbe avere titolo ad agire, sennò non c’è nessuna strada per farlo”.
L’orgoglio della nipote di Mattei non è una questione politica: “Nessuno è come Enrico Mattei, ma pochi l’hanno capito. La sinistra non l’aveva capito, e lo dico io che sono presidente femminile dell'Associazione partigiani cristiani. Per lo meno la Meloni ha avuto qualcuno che ha detto: usiamo il nome di Mattei per andare in Africa, perché è un continente cruciale per il nostro futuro”.
L’eredità Mattei ha creato frizioni anche per l’uso dei cimeli del fondatore dell’Eni, per cui la signora Rosangela è anche indagata: “Io ho chiesto la restituzione degli oggetti alla casa museo di Acqualagna, che non ha alcun titolo per esporli. Queste sono questioni legali serie, per cui se mio fratello volesse fare un’azione concreta, lavorerebbe per far riavere i cimeli al nostro museo, che è l’unico legittimo”.

(Adnkronos) - Potrebbe esserci una svolta nel giallo dell’avvelenamento di Pietracatella (Campobasso). L’avvocato di Gianni Di Vita, Vittorino Facciolla, ha confermato che martedì prossimo 28 aprile ci sarà un accertamento “irripetibile” sul cellulare di Alice, sorella della 15enne Sara e figlia di Antonella Di Ielsi, le due vittime dell’avvelenamento decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorso.
Il telefonino è stato acquisito nell’ambito della prima inchiesta, quella che vede indagati per omicidio colposo cinque medici e dove Alice Di Via è parte offesa. Martedì, sul suo cellulare, alla presenza degli avvocati delle parti, verranno verificati messaggi, telefonate e cronologia degli accessi a Internet.
L’avvocato Facciolla dichiara all’Adnkronos: “Alice ha consegnato il suo telefono volontariamente e senza alcun problema, lei nell’inchiesta sui medici è parte offesa e, siccome durante la fase del ricovero della madre e della sorella, era il punto di collegamento tra familiari e sanitari, probabilmente gli inquirenti vorranno acquisire ogni informazione utile alle loro indagini”.

(Adnkronos) - Furia Matteo Berrettini a Madrid. Il tennista azzurro è stato battuto dal croato Dino Prizmic nel primo turno del Masters 1000 spagnolo, che lo ha eliminato dal torneo imponendosi in due set 6-3, 6-4 al termine di una partita in cui Berrettini ha lasciato trasparire tutto il suo nervosismo.
Nelle fasi cruciali della partita, il tennista romano si è lasciato andare a un pesante sfogo verso il suo angolo, che stava provando a dargli qualche indicazione tattica per ribaltare un esito che sembrava ormai scontato: "Perché mi parli di tennis?", ha urlato Berrettini, "non sono in grado di competere, lo vedi o no?".
E poi, per ribadire il concetto ha aggiunto: "Non c’entra alzare la traiettoria della palla o altro". Tanta frustrazione per Berrettini, che sta vivendo l'ennesima stagione condizionata dagli infortuni, ma che si prepara a tornare in campo nel torneo 'di casa', agli Internazionali d'Italia.

(Adnkronos) - Rafa Leao smentisce il suo coinvolgimento nell'inchiesta escort che sta sconvolgendo la Serie A. Oggi, giovedì 23 aprile, l'attaccante del Milan, il cui nome era stato menzionato da alcuni media in riferimento a quanto emerso dalle indagini della Procura, ha voluto chiarire la sua posizione con un messaggio pubblicato sui propri canali social.
"In questi giorni il mio nome, come quello di altri calciatori, è comparso su siti, social e giornali in riferimento a un'inchiesta della Procura di Milano", ha scritto Leao, "ci tengo a chiarire in modo diretto che sono totalmente estraneo ai fatti oggetto dell'inchiesta".
"Non sono coinvolto e non ho commesso alcun reato. Invito tutti a evitare di associare il mio nome a questa situazione in modo arbitrario o superficiale, senza attenzione per la verità e rispetto per la vita privata. Prima che calciatori, siamo persone con una famiglia e una reputazione", ha continuato l'attaccante portoghese, "per questo ho già dato mandato al mio legale di tutelarmi in ogni sede nei confronti di chi continuerà a diffondere notizie false o lesive della mia reputazione".

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(Adnkronos) - Diminuiscono gli infortuni in azienda, segnale incoraggiante di una maggiore attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, il rischio di subire un incidente sul lavoro si sposta fuori dai luoghi tradizionali, correndo lungo le strade. Con 9.444 casi nel 2024, Roma è la provincia italiana con il più alto numero di infortuni in itinere. Ancora più significativo il dato sui decessi: 86 nel triennio 2022-2024, pari al 35,5% delle morti complessive sul lavoro nel territorio. Dopo la Capitale si collocano Milano, Firenze, Genova e Torino: realtà in cui gli incidenti durante gli spostamenti casa-lavoro incidono in modo rilevante sul totale degli infortuni.
E' quanto emerge dal focus della Fondazione studi consulenti del lavoro, 'L’incidentalità in itinere-Dati e tendenze', su dati Inail, diffuso alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, in programma il prossimo 28 aprile, e corredato da un’analisi dettagliata con tabelle a livello provinciale e regionale.
Il report è un’anticipazione dello studio più ampio che sarà presentato nell’ambito del Forum Salute e Sicurezza, realizzato in collaborazione con Inail al Festival del Lavoro (Roma, 21-23 maggio).
A livello regionale, dunque, il Lazio presenta l’incidenza più elevata (26%), mentre, considerando i soli casi mortali, è il Veneto a registrare il valore più alto, seguito da Lazio e Friuli Venezia Giulia. Il fenomeno, inoltre, è in crescita: tra il 2022 e il 2024 gli infortuni in itinere sono aumentati dell’8,8%, con un peso sempre maggiore anche tra quelli mortali. E nel 2025, stando ai dati ancora provvisori, l’incremento è del 3,2%.
Non si tratta solo di sicurezza stradale. Alla base dell’incidentalità incidono fattori strutturali come la frequenza e la durata degli spostamenti, l’utilizzo del mezzo di locomozione, lo stress e l’affaticamento legati al pendolarismo, oltre all’invecchiamento della forza lavoro che rappresenta un elemento strutturale rilevante. L’aumento dell’età media degli occupati è infatti associato a una maggiore vulnerabilità: gli over 55, pur rappresentando il 21,1% degli infortunati, costituiscono circa il 34% delle vittime.
Incide anche la limitata diffusione del lavoro da remoto: in Italia quasi l’80% degli occupati lavora sempre in presenza e solo il 21% ha accesso allo smart working, contro il 34% della media europea. Il quadro tracciato evidenzia come gli incidenti in azienda siano diminuiti grazie ai numerosi interventi normativi degli ultimi anni.
Ma resta evidente la necessità di ampliare l’approccio alla prevenzione anche agli infortuni in itinere. A tal proposito, i Consulenti del Lavoro evidenziano l’opportunità di includere il rischio stradale nel Dvr aziendale (Documento di valutazione dei rischi), così da adeguare le misure di tutela a un contesto in continua evoluzione.

(Adnkronos) - Il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha riconosciuto la validità del protocollo sui migranti Italia-Albania, è "una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate". A scriverlo sui social è la premier Giorgia Meloni, commentando così la conclusione dell'avvocato generale Nicholas Emiliou sulla causa intentata da due migranti che erano stati espulsi dall'Italia e portati in Albania.
"Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete", le parole della presidente del Consiglio.
Proprio in Albania i due migranti al centro della conclusione dell'avvocato generale della Corte Ue hanno quindi fatto domanda di protezione internazionale. Successivamente, sono stati emessi nei loro confronti due decreti di trattenimento, che la Corte d'Appello di Roma ha respinto, ritenendo che la normativa nazionale fosse in contrasto con il diritto Ue. Le autorità nazionali hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione, la quale si è rivolta alla Corte di Giustizia per avere lumi.
L'avvocato generale non dirime la causa, cosa che spetta ai giudici, ma fornisce una possibile soluzione giuridica, che non pregiudica l'esito del procedimento. Nicholas Emiliou è dell’opinione che, in linea di principio, la Corte debba considerare il protocollo Italia-Albania e la relativa normativa italiana compatibili con il diritto dell'Unione Europea, a condizione che i diritti individuali e le garanzie riconosciuti ai migranti in base al sistema europeo comune di asilo siano pienamente tutelati.
Per Emiliou, il diritto dell'Ue non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di trattenimento per i rimpatri al di fuori del suo territorio. Tuttavia, questo Stato resterebbe obbligato a rispettare tutte le garanzie previste dall’Ue per i migranti, incluso il diritto all'assistenza legale, all'assistenza linguistica ed ai contatti con i familiari e le autorità competenti.
In particolare, i minori e le altre persone vulnerabili devono godere di tutta la gamma di tutele previste dal sistema di asilo, incluso l'accesso all'assistenza medica e all'istruzione.
Inoltre, l'avvocato rileva che la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio di quello Stato.
Ciò nondimeno, gli Stati membri devono adottare le misure organizzative e logistiche necessarie a garantire ai migranti il godimento dei diritti e delle tutele previsti dal diritto dell'Unione, compreso il diritto di accesso a un giudice e ad un tempestivo riesame, per evitare un trattenimento illegittimo.

(Adnkronos) - Terremoto in Formula 1. Il capo del team britannico McLaren, l'imprenditore americano Zak Brown, ha denunciato i legami finanziari tra squadre rivali, affermando che questi minano "l'integrità del motorsport". Durante un incontro con la stampa, inclusa l'Afp, presso la sede della McLaren F1 nel sud di Londra, Brown non ha esplicitamente preso di mira il team franco-britannico Alpine, che secondo alcune indiscrezioni sarebbe in trattative con la Mercedes per la vendita di un quarto del suo capitale. "Tutti gli 11 team di F1 dovrebbero essere il più indipendenti possibile, perché credo che ci sia un alto rischio che l'integrità del nostro sport venga compromessa, il che allontanerebbe i nostri fan più velocemente di qualsiasi altra cosa", ha avvertito il multimilionario americano di 54 anni, che è amministratore delegato della McLaren da quasi dieci anni.
"Questo vale per chiunque, per i 'team A-B', per qualsiasi comproprietà", ha continuato Brown, alludendo al fatto che un singolo proprietario può possedere in F1 un grande team "A" e un team "B" più piccolo, come la Red Bull austriaca e i suoi due team Red Bull Racing (dove corrono l'olandese Max Verstappen e il francese Isack Hadjar) e Racing Bulls. Il leader americano aveva già denunciato nel 2024 il fatto che la presenza di un pilota della Racing Bulls in gara avesse permesso al team principale, la Red Bull Racing, di conquistare punti a scapito della McLaren. "Se parliamo di prestazioni, possiamo effettivamente massimizzarle quando due squadre dipendono dallo stesso gruppo. Questo è un vero problema in termini di integrità dello sport (...) e una questione seria per la sua equità", ha insistito Brown.
Interrogato in proposito, non ha menzionato direttamente le discussioni che, secondo quanto riportato dalla stampa, si sarebbero svolte tra il team anglo-tedesco Mercedes-AMG F1, della casa automobilistica Mercedes-Benz, e Alpine F1, di cui Renault detiene il 76% e il fondo di investimento newyorkese Otro Capital il 24%. Il costruttore di motori Mercedes-AMG non solo equipaggia il proprio team di Formula 1, con sede a nord-ovest di Londra, ma anche le scuderie britanniche McLaren e Williams e, da questa stagione, la franco-britannica Alpine, le cui sedi sono condivise tra Viry-Châtillon, vicino a Parigi, e Enstone, a nord-ovest di Londra.
(Adnkronos) - Donna ferita alla testa dal lancio di un monopattino: due minorenni in manette a Napoli. La scorsa notte, la Polizia ha eseguito un'ordinanza di applicazione della misura cautelare personale del collocamento in comunità emessa nei confronti di due minorenni ritenuti responsabili, in concorso e previo accordo tra loro, del reato di tentato omicidio con l'aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi.
Le indagini sono scattate dopo il ferimento di una donna avvenuto lo scorso gennaio nei pressi dello stadio Maradona. La vittimastava passando nel sottopasso Claudio, nei pressi di piazzale Tecchio, quando è stata colpita violentemente da un pesante oggetto che, all'esito di sopralluogo, è risultato essere un monopattino.
La donna ha riportato gravi lesioni ed è stata ricoverata prima presso l'ospedale San Paolo e poi al Trauma center dell'ospedale Cardarelli. Attraverso l'acquisizione e l'analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti sul luogo e in prossimità dei fatti, gli investigatori hanno ricostruito la dinamica dei fatti. In particolare è emerso che due minorenni, che si trovavano sulla strada sopraelevata il sottopasso, hanno lasciato cadere da un'altezza di 10 metri un monopattino abbandonato. Attraverso i rilievi tecnici della Polizia scientifica, considerati i dati di peso e grandezza dell'oggetto lanciato, ma anche e soprattutto tenuto conto dell'altezza dalla quale l'oggetto è stato lanciato, è stato possibile dimostrare, con dati scientifici, che il comportamento messo in atto poteva causare la morte della donna.
La gravità della condotta dei due minorenni risulta particolarmente rilevante e pericolosa soprattutto alla luce del fatto che risultava del tutto insensata, avendo i due compiuto il pericoloso lancio per motivi del tutto futili. Azione che mostra l'assoluta mancanza di considerazione per la vita e l'incolumità degli altri, esposti in maniera assolutamente fortuita a rischio di morte o di gravi lesioni.

(Adnkronos) - Marilyn Manson non sarà ospitato in convento dalle suore in occasione del suo concerto che si terrà sabato 11 luglio 2026 al Ferrara Summer Festival. La notizia arriva tramite un post pubblicato sul suo profilo Facebook dal sindaco della città, Alan Fabbri. "A cuor leggero ho dichiarato alla stampa una particolare verità sul concerto di Marilyn Manson - si legge - Tutti gli anni, in piazza Ariostea, gli artisti hanno potuto riposare (anche gli Slipknot) -prima dell'esibizione- nel backstage del palco, che per l’occasione è sempre stato il convento delle suore di San Vincenzo. Purtroppo, dopo tutta questa attenzione mediatica sulla notizia, le suore hanno comunicato di aver ricevuto ordini dall’alto, quindi immagino dalla Curia -con cui non posso dire di avere ottimi rapporti- di ritirarsi dal supporto per tutto il Ferrara Summer Festival e non solo per il concerto di Marilyn Manson".
"Dispiace e sono certo che le suore non abbiano colpe, e colgo l'occasione per ringraziarle per il grande aiuto offertoci in questi anni - scrive ancora il primo cittadino di Ferrara - Permettetemi però una riflessione: nella mia idea di Chiesa, quando ci si trova di fronte a quella che, nel linguaggio ecclesiastico, potrebbe essere definita una 'pecorella smarrita', a maggior ragione bisognerebbe cercare il dialogo e accoglierla".
"Nella mia lunga esperienza politica ho capito che tutti abbiamo un terreno comune da cui partire per instaurare un rapporto. E invece questa chiusura a prescindere, da chi solitamente non manca mai di attaccarmi pubblicamente proprio su questi temi, mi lascia un po’ perplesso - conclude Aalan Fabbri - Siamo già al lavoro per trovare una nuova struttura. Peccato, questa sarebbe stata davvero una bella immagine e storia da raccontare.Vi aspetto a #Ferrara! Anche quest'anno sarà un festival di grande musica".

(Adnkronos) - Segafredo annuncia un’evoluzione profonda della propria identità globale, ufficializzando il lancio del nuovo posizionamento 'Take Your Shot'. In un contesto globale segnato da ritmi frenetici e da una frammentazione delle scelte senza precedenti, infatti, il marchio ridefinisce il proprio ruolo: non più soltanto ambasciatore dell'espresso nel mondo, ma promotore di un approccio alla vita dinamico e consapevole. "Con 'Take Your Shot' presentiamo un approccio che parla alla contemporaneità," ha dichiarato Fabio Felisi, amministratore delegato di Segafredo. "Vogliamo che Segafredo sia il partner di chi decide di mettersi in gioco ogni giorno. In una realtà che va sempre di fretta, la nostra missione è trasformare la tazzina di caffè in un innesco positivo, un propulsore che dia alle persone la carica necessaria per affrontare le sfide quotidiane con dinamismo”, ha aggiunto.
Per tracciare la nuova rotta strategica, Segafredo ha voluto indagare a fondo le dinamiche della società moderna attraverso una ricerca condotta da AstraRicerche. I dati emersi delineano il profilo di un Paese ricco di aspirazioni ma spesso paralizzato dall'eccesso di stimoli: oltre 8 italiani su 10 (l’85,4%) ammettono di sapere esattamente cosa vorrebbero realizzare, ma di non riuscire a passare all'azione nell'immediato. Questa condizione porta il 41,8% dei cittadini a convivere con decisioni perennemente in sospeso, alimentando un senso di insoddisfazione e stress.
Sebbene i desideri legati al benessere (35,2%), ai viaggi (28,4%) o alla formazione (24,0%) restino spesso nel cassetto in attesa di un ipotetico 'momento giusto' (29,2%), emerge una spinta vitale al cambiamento. Per gli italiani, infatti, la paura del rimpianto (68,2%) pesa oggi molto più del timore di fallire (31,8%): un segnale inequivocabile che il 'non averci provato' è percepito come il vero errore da evitare attraverso l'azione consapevole.
In risposta a questa inerzia sociale, Segafredo presenta il 'Take Your Shot Manifesto', un documento programmatico nato per dare voce e sostanza a una trasformazione che va ben oltre il rebranding. Il Manifesto si pone come una vera e propria bussola identitaria, concepita per scardinare l'illusione della 'perfezione' e la continua ricerca di condizioni ideali che diventano l'alibi del rinvio. Attraverso questo testo, il brand invita il proprio pubblico a colmare il divario tra intenzione e realtà, celebrando l’atto intenzionale di agire nel presente e rivendicando il valore del tentativo rispetto all'attesa. In questa nuova visione, il concetto stesso di 'pausa caffè' subisce una metamorfosi semantica: non è più inteso come un momento di sospensione passiva o di semplice distacco dalla realtà, ma evolve in un rito attivo di preparazione mentale, dove la tazzina diventa un innesco per ripartire verso i propri obiettivi.
La trasformazione di Segafredo si rispecchia anche attraverso il lancio del nuovo sito globale, sviluppato insieme al partner tecnologico altermAInd. Il progetto si spinge oltre il concetto di portale 'tradizionale', definendo un vero e proprio ecosistema digitale in cui la narrazione del brand, contenuti ed e-commerce sono integrati per offrire all’utente finale un’esperienza unica e più fluida. Elemento centrale di questa evoluzione è l’integrazione dell’Agente Ai 'Tysh', un 'coffee advisor' progettato per colmare la distanza sensoriale tipica del digitale. L'assistente virtuale non si limita a informare, ma interpreta le preferenze dell'utente per guidarlo attivamente verso una scelta consapevole, traducendo le caratteristiche aromatiche in suggerimenti personalizzati. Grazie a questa architettura scalabile e centrata sull'utente, altermAInd e Segafredo ridefiniscono la relazione con il consumatore, rendendo l'esperienza online sempre più vicina alla ricchezza del mondo reale.
Il nuovo percorso di Segafredo si inserisce coerentemente nella visione globale di Massimo Zanetti Beverage Group dove, sotto la direzione dell’ad Tosato, si sta consolidando la creazione di un vero gruppo multinazionale capace di eccellere su scala mondiale. Mzbg, infatti, ha chiuso il 2025 con risultati record, raggiungendo un fatturato di circa 1,3 miliardi di euro, con Segafredo protagonista di una crescita a doppia cifra sul mercato italiano. Parallelamente, prosegue il potenziamento industriale con l’integrazione di On Caffè Factory, hub d’eccellenza dedicato al segmento single serve. L'operazione punta a portare il rituale dell’espresso Segafredo nelle case di tutto il mondo, con l'obiettivo di raggiungere una capacità produttiva di 800 milioni di capsule annue entro il prossimo quinquennio. Un assetto che consolida la forza di un marchio già presente in 110 Paesi, con oltre 43 milioni di tazze servite ogni giorno.

(Adnkronos) - La notte che vale una stagione si tinge di biancoceleste. A Bergamo, in una semifinale di ritorno di Coppa Italia tesa, nervosa, giocata sul filo dell’equilibrio, è la Lazio di Claudio Lotito a strappare il biglietto per la finale. Dopo il 2-2 dell’andata e novanta minuti vissuti sul punto di rottura e chiusi 1-1 con due gol nel finale dei tempi regolamentari, servono i calci di rigore per decidere chi affronterà l'Inter all'Olimpico il 13 maggio. E lì, sotto gli occhi anche del presidente biancoceleste va in scena uno spettacolo destinato a restare a lungo nella memoria collettiva del calcio italiano. Il protagonista ha 21 anni, indossa i guanti e si chiama Edoardo Motta, 'il pararigori', con quattro penalty parati consecutivamente nella lotteria finale (ne aveva già parato uno a Orsolini del Bologna in campionato) a regalare la finale ai biancocelesti.
Eppure la sua serata non nasce sotto una buona stella. Per lunghi tratti Motta appare teso, impreciso nel gioco con i piedi, quasi tradito dall’emozione del palcoscenico. L’Atalanta pressa, spinge e mette la Lazio alle corde. Poi il gol di Romagnoli e il pareggio di Pasalic nel giro di pochi minuti, l’inerzia sembra tutta dalla parte dei nerazzurri. È in quel momento che il destino decide di bussare alla porta del giovane portiere. Al quinto minuto di recupero, quando Bergamo già sente profumo di finale, Scamacca svetta di testa in area e incrocia. È un colpo che sa di sentenza. Motta vola, allunga la mano destra e con la punta delle dita devia sul palo. È una parata che vale più di un gol, perché non salva solo il risultato: accende una miccia. Da lì in poi la partita cambia volto, e soprattutto lo cambia il suo protagonista. Nei supplementari Motta cresce e comunica sicurezza alla difesa. Ma è nella lotteria dei rigori che la sua notte diventa leggenda. Scamacca, Zappacosta, Pasalic, De Ketelaere: quattro rigori, quattro parate consecutive. Una sequenza irreale dopo l'iniziale gol di Raspadori, che spezza l’Atalanta e trascina la Lazio in finale. Non sono solo riflessi: è lettura, freddezza, controllo totale del momento. L’Olimpico lo attende, il suo nome comincia a correre veloce.
Ma chi è Edoardo Motta, il ragazzo - alto 1 metro e 94 - che in una notte ha fermato il tempo a Bergamo e si è preso la scena? Nato a Biella il 13 gennaio 2005, Motta è un portiere cresciuto lontano dai riflettori. I primi passi li muove nella scuola calcio ASD Soccer Spartera, prima di entrare giovanissimo nel settore giovanile della Juventus. A Torino passa anni di formazione, senza mai arrivare al grande salto in prima squadra. La sua carriera prende strada attraverso la gavetta. Alessandria, Monza, poi Reggiana ed è a Reggio Emilia che Motta diventa davvero grande. Prima il ruolo di secondo, poi la titolarità in Serie B, con una stagione di crescita importante che attira l’attenzione dei dirigenti della Lazio. A gennaio 2026 il club biancoceleste decide di puntare su di lui come vice di Ivan Provedel, investendo circa un milione di euro per strapparlo alla Reggiana in un’operazione che testimonia fiducia e visione.
Il contratto che lo lega alla Lazio racconta molto di questa fiducia: scadenza fissata al 30 giugno 2030. Un accordo lungo, pensato non per l’emergenza, ma per il futuro. All’inizio Motta arriva senza clamore, destinato a fare il secondo, a imparare, a crescere. Poi l’infortunio di Provedel cambia tutto. Tocca a lui, all’improvviso, difendere la porta in Serie A. E Motta risponde con personalità, senza proclami, costruendo partita dopo partita la sua credibilità. La notte di Bergamo, però, è quasi irreale, da sogno. È il momento in cui un percorso fatto di pazienza e sacrifici incontra la grande occasione. Alla fine del match, davanti alle telecamere, Motta fatica persino a parlare. È festeggiato da compagnio e tifosi, emozionato, quasi incredulo. Non è la posa dell’eroe navigato, ma l’autenticità di un ragazzo che si rende conto solo allora di ciò che ha fatto. Per la Lazio questa finale rappresenta la possibilità di riscattare una stagione complessa. Per Motta è qualcosa di più: è la linea di confine tra il “prima” e il “dopo”. Nulla sarà più come prima per quel portiere di Biella, arrivato in punta di piedi e diventato, in una notte, il simbolo di una squadra intera. Ora c'è da finire la stagione, con il campionato e soprattutto la finale di Coppa Italia che regalerà alla Lazio un posto in Europa, il posto che merita 'MaraMotta', come è già stato definito.

(Adnkronos) - Promuovere una medicina sempre più attenta alle differenze di genere, capace di rispondere ai bisogni specifici delle donne e di accompagnarle lungo tutto il percorso di cura: è la sfida al centro della Giornata nazionale della salute della donna, che si è celebrata il 22 aprile, che richiama l’attenzione su un ambito in cui persistono ancora importanti lacune, soprattutto nella gestione delle patologie croniche. In linea con queste esigenze Ucb, in una nota, ribadisce il proprio impegno nel promuovere un’innovazione sanitaria inclusiva, che tenga conto delle specificità femminili lungo tutto l’arco della vita, in particolare per le malattie croniche e reumatologiche.
Sul piano istituzionale, cresce l’impegno per rafforzare la medicina di genere come elemento strutturale del Servizio sanitario nazionale. In occasione della Giornata nazionale della salute della donna, Ignazio Zullo, membro della X Commissione permanente del senato e primo firmatario del Ddl ‘Misure per il potenziamento della Medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale, nel ringraziare “tutti coloro che hanno sostenuto questa proposta di legge sulla medicina di genere”, ricorda che “il provvedimento punta a rafforzare un approccio sempre più personalizzato alla cura, valorizzando la medicina di genere all’interno del Servizio sanitario nazionale e coinvolgendo sia le strutture pubbliche, sia quelle private convenzionate, nelle attività assistenziali, nella formazione e nella ricerca clinica. Interviene, inoltre, sugli aspetti organizzativi e sulla definizione di specifiche Linee guida, con l’obiettivo di rendere questo approccio sempre più strutturale ed efficace. Il disegno di Legge - precisa - è già stato esaminato in Commissione Sanità del Senato, dove si sono svolte le audizioni dei soggetti interessati, e auspico che possa essere approvato entro la fine della legislatura”.
Emblematico il caso delle patologie reumatologiche croniche di origine autoimmune che“presentano una marcata specificità di genere, colpendo in misura significativamente maggiore le donne, spesso in età fertile e nel pieno della vita lavorativa e familiare”, spiega Roberto Caporali, presidente eletto della Società italiana di reumatologia (Sir) e direttore del dipartimento di Reumatologia e scienze mediche dell’Asst Pini-Cto. “Questa maggiore prevalenza - continua - è legata a fattori complessi, che includono differenze ormonali, genetiche e immunologiche. Nelle donne, inoltre, la malattia può avere un impatto particolarmente rilevante sulla qualità della vita, anche in relazione a gravidanza, maternità e gestione della quotidianità. Per questo è fondamentale promuovere un approccio clinico sempre più personalizzato, che tenga conto delle differenze di genere lungo tutto il percorso di cura. Allo stesso tempo, è necessario rafforzare la diagnosi precoce e l’accesso tempestivo alle terapie più appropriate, così da migliorare gli esiti clinici e ridurre il carico della malattia”.
In occasione della Giornata della salute della donna, “ribadiamo il nostro impegno - afferma Federico Chinni, amministratore delegato di Ucb Italia - nel promuovere un'innovazione sanitaria in grado di tenere conto dei bisogni specifici delle donne, in particolare di quelle che convivono con una malattia cronica. Per Ucb, empowerment significa rendere possibili scelte di salute informate e consapevoli, basate su dati affidabili. Da oltre 10 anni lavoriamo per colmare i gap di conoscenza sulla biologia femminile e sulle interazioni con le terapie, anche durante momenti delicati come quello dell'età fertile, della gravidanza, dell'allattamento e della menopausa, integrando la prospettiva delle donne nei percorsi di sviluppo clinico e di real life e contribuendo all’avanzamento della ricerca in ambiti ancora poco esplorati. Crediamo che l'innovazione debba essere al servizio della salute delle donne. Solo così è possibile favorire un dialogo veramente aperto e consapevole tra pazienti e professionisti sanitari”.
L’impegno che si traduce anche nel sostegno a iniziative di sensibilizzazione come ‘Genere donna’, campagna digitale indipendente dedicata alla medicina di genere nelle patologie croniche reumatologiche e dermatologiche - riferisce la nota - e ‘Fai la tua mossa’, campagna di sensibilizzazione Ucb rivolta in particolar modo alle donne affette da osteoporosi, con l’obiettivo di promuovere informazione, confronto ed empowerment.
“Le donne rappresentano una quota significativa dei pazienti affetti da patologie reumatologiche, spesso caratterizzate da diagnosi tardive e da un forte impatto sulla qualità della vita, sul lavoro e sulla dimensione familiare - sottolinea Silvia Tonolo, presidente di Anmar – Associazione nazionale malati reumatici - Si tratta di malattie che colpiscono la donna nella sua interezza, incidendo anche sul desiderio di maternità e sul ruolo sociale. Come Associazione siamo impegnati su più fronti: dalla diagnosi precoce all’accesso equo e continuo alle terapie, fino alla personalizzazione dei percorsi di cura, fondamentali soprattutto in presenza di comorbidità. In questo ambito si inseriscono anche progetti di sensibilizzazione come ‘Genere Donna’ e quelli dedicati all’osteoporosi, promossi da Ucb, con la nostra collaborazione”.
Sul fronte psicologico e sociale, la farmaceutica mette a disposizione strumenti come numeri verdi, incontri e webinar, oltre al sito ‘Genere donna’, che rappresenta una best practice riconosciuta anche a livello europeo. “Serve, inoltre, un approccio più umano da parte dei clinici e maggiore attenzione da parte delle Istituzioni - rimarca Tonolo - Accanto al 30% legato a ospedalizzazione e farmaci, esiste un 70% fatto di vita quotidiana spesso inascoltata. La Giornata nazionale della salute della donna deve ricordare che la salute femminile non è una semplice ricorrenza, ma una priorità, una battaglia quotidiana condivisa, che richiede sì risorse, ma anche attenzione e umanità”.
Osserva la presidente di Apmarr - Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare, Antonella Celano: “È sempre più evidente come tra uomo e donna esistano differenze sostanziali che vanno ben oltre il genere sessuale e che incidono profondamente su prevenzione, diagnosi e cura. Oggi la ricerca e lo sviluppo dei farmaci sono stati storicamente impostati prevalentemente sul modello maschile, e questo rende ancora più urgente un cambio di prospettiva. Parlare di medicina di genere significa considerare la persona nella sua interezza, nelle sue specificità biologiche e sociali, e adottare approcci realmente differenziati. Nel caso delle patologie reumatologiche, che colpiscono maggiormente le donne, è fondamentale promuovere campagne di prevenzione mirate e sensibilizzare le pazienti sull’importanza di dedicare tempo alla propria salute – rimarca Celano - Troppo spesso le donne, impegnate tra lavoro e famiglia, trascurano sé stesse, rimandando controlli e percorsi di cura. È invece essenziale che si prendano cura di sé, aderendo agli screening e adottando stili di vita sani. In questo senso, come Apmarr, collaboriamo - al pari di Anmar - a progetti di sensibilizzazione in partnership con Ucb, come ‘Genere donna’, per diffondere maggiore consapevolezza. Perché - conclude - se la donna sta bene, ne beneficia l’intero nucleo familiare: la salute femminile è un pilastro fondamentale per il benessere della società”.

(Adnkronos) - Vittoria di Italia1 nel prime time di ieri sera con la semifinale di Coppa Italia Atalanta-Lazio vista da 2.990.000 telespettatori pari al 16,5%. Secondo gradino del podio per Canale5 con il 'Grande Fratello Vip' che ha ottenuto 1.864.000 telespettatori e uno share del 15,7%. Medaglia di bronzo per Rai1 con il film 'Sister Act 2 – Più svitata che mai' che ha interessato 1.880.000 telespettatori (share dell'11%).
Fuori dal podio su Rai2 il programma 'Anche Stasera Tutto è Possibile' è stato visto da 1.429.000 telespettatori (share del 9,7%) mentre su Rai3 'Chi l’ha Visto?' ha raggiunto 1.487.000 telespettatori ( share del 9,2%). Su La7 'Una Giornata Particolare' ha ottenuto 1.074.000 telespettatori e il 6,1% mentre su Retequattro 'Realpolitik' ha interessato 388.000 telespettatori pari al 3% di share. Sul Nove 'Sento la Terra Girare' ha interessato 388.000 telespettatori con il 2,3%di share e su Tv8 '4 Ristoranti' ha realizzato 363.000 telespettatori (2,4%di share).
Nell'access prime time sulla rete ammiraglia della Rai 'Cinque Minuti' ha registrato 4.185.000 telespettatori (21,7% di share) e 'Affari Tuoi' ha conquistato 4.798.000 telespettatori (22,8% di share). Su Canale5 'La Ruota della Fortuna' ha interessato, invece, 4.652.000 telespettatori pari al 22,2%.

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(Adnkronos) - L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di Vorwerk Management e Vorwerk Italia, l'azienda nota per 'Folletto' e 'Bimby', per una pratica commerciale scorretta, a seguito di alcune segnalazioni di consumatori arrivate nel periodo novembre 2025-aprile 2026. Lo rende noto l'Antitrust in un comunicato. Le società, sottolinea l'Autorità, "avrebbero interrotto i servizi smart del robot Neato facendo venir meno le funzionalità essenziali di questo apparecchio e rendendolo, di fatto, inutilizzabile".
Secondo l'Autorità, questa condotta "potrebbe costituire una pratica commerciale ingannevole e aggressiva, ai sensi degli articoli 20, 21, 22 e 24 del Codice del consumo. Infatti, l’interruzione dei sistemi software di un apparecchio ancora perfettamente funzionante determina una modifica radicale della natura, della caratteristica e del valore del prodotto, ostacolandone la fruizione".
Ieri i funzionari dell’Autorità hanno svolto un’ispezione nelle sedi delle società Vorwerk Management s.r.l. e Vorwerk Italia s.a.s., con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

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Sarda News - Notizie in Sardegna
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SASSARI – Un sassarese pregiudicato, responsabile di una serie di rapine e furti ai danni di attività commerciali
VILLASIMIUS – Si sono concluse nel tardo pomeriggio di oggi le operazioni di ricerca di
ORISTANO – Un'operazione congiunta della Guardia di Finanza e della Polizia