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(Adnkronos) - Nel pieno della corsa globale all’intelligenza artificiale, non tutte le aziende che si definiscono “AI company” riusciranno a creare valore. Per Ling Ge, chief investment and strategy officer di Tencent, la distinzione emergerà guardando alla capacità di risolvere problemi importanti e di lungo periodo. Lo spiega durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma.
Costruire prodotti sopra un grande modello linguistico è ormai alla portata di molti. Il vero vantaggio competitivo nasce da una combinazione più profonda: dati proprietari, competenza verticale dei fondatori, solidità tecnica e capacità di integrarsi nei flussi di lavoro reali degli utenti. È questa, per Tencent, la base del “moat” tecnologico, cioè della protezione competitiva di un’impresa.
Ling Ge guarda oltre l’attuale ondata di applicazioni generative. Internet ha cambiato il modo in cui accediamo all’informazione, il mobile ha trasformato l’accesso ai servizi. La prossima grande opportunità, nella sua lettura, sarà l’AI come acceleratore della scoperta scientifica e della conoscenza.
Il tema le è vicino anche per il suo percorso accademico, con un dottorato a Oxford in quantum computing. L’intelligenza artificiale applicata alla scienza può contribuire a rendere realtà campi oggi ancora difficili, dal quantum computing alla fusione nucleare. L’Europa, su questo fronte, ha un patrimonio enorme: circa 500 premi Nobel e una profondità scientifica che resta tra le più importanti al mondo.
La domanda è come trasformare queste scoperte in imprese da mille miliardi. La forza scientifica europea non basta, se non viene collegata a capitali, infrastrutture, talento imprenditoriale e capacità di esecuzione.
Tencent usa un criterio sintetico per valutare gli investimenti: le “3 P”, people, problem, perspective. Prima vengono le persone: fondatori ambiziosi, capaci di vedere i trend prima che diventino evidenti, imparare rapidamente, adattarsi, eseguire con velocità e mantenere una visione di lungo periodo.
Poi c’è il problema. Non basta aumentare l’efficienza di un consumatore o di un lavoratore con un prodotto basato su modelli linguistici. L’investitore deve chiedersi se quel prodotto sarà ancora rilevante tra uno o tre anni, se serve davvero gli utenti e se migliora nel tempo grazie ai dati e all’integrazione nei processi.
Infine conta la prospettiva dell’ecosistema. Tencent investe in AI da oltre dieci anni e guarda alle società anche come operatore, non solo come investitore. L’esperienza di WeChat, con 1,4 miliardi di utenti e milioni di mini-programmi, offre un osservatorio privilegiato su come i prodotti possano imparare dai dati, diventare più intelligenti e costruire vantaggi competitivi durevoli.
(Adnkronos) - Red Sea Global punta a portare l’Arabia Saudita sulla mappa globale del turismo di lusso, con 27 resort e hotel operativi entro la fine dell’anno e un collegamento diretto da Milano considerato decisivo per il mercato europeo. Lo spiega John Pagano, group ceo di Red Sea Global, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma.
Il gruppo sta sviluppando due grandi destinazioni turistiche nel Regno. Quattordici strutture sono già aperte, altre undici arriveranno entro la fine di agosto e l’intero portafoglio sarà completato entro fine anno. Per una destinazione turistica di questa scala, la connettività aerea è un fattore centrale.
La partnership con Beond ha portato il primo volo diretto da una grande città europea verso l’area. Milano è considerata un mercato strategico: secondo Pagano, gli italiani mostrano forte interesse per ciò che Red Sea sta costruendo. Il gruppo punta ad annunciare altri collegamenti diretti, mentre la destinazione è già servita attraverso Riad, Gedda, Doha e Dubai.
Il secondo elemento di svolta riguarda le nuove regole saudite sulla proprietà straniera. Per Pagano rappresentano un cambio di passo, perché aprono la possibilità di acquistare immobili nei progetti sviluppati dal gruppo. La domanda europea era già presente e molti potenziali compratori attendevano proprio la modifica normativa.
Le tensioni in Medio Oriente hanno provocato una pausa nelle decisioni di alcuni investitori, ma non un danno strutturale. Pagano vede una ripresa forte dell’interesse, anche grazie alla stabilità del Paese, al sostegno del governo, alla fiscalità favorevole e a un quadro normativo più aperto. La destinazione, conclude, ha tutti gli ingredienti per attrarre turismo e capitali internazionali.

(Adnkronos) - La patologia digitale non è più futuro, ma al Sant'Andrea di Roma è solida realtà. L'azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea, grazie a un accordo con GE HealthCare, società leader mondiale nel settore della tecnologia medica, della diagnostica farmaceutica e delle soluzioni digitali per la sanità, si candida seriamente a fare da modello. "Attraverso la sinergia tra patologi e ingegneri clinici, l'ospedale romano ha avviato la transizione verso un ecosistema digitale integrato che sta ridefinendo i flussi di lavoro clinici e migliorando l’accuratezza diagnostica, in particolare in ambito oncologico. A guidare la trasformazione ci sono il professor Andrea Vecchione, direttore di Patologia morfologica e molecolare del Sant'Andrea, e l'ingegnere Carla Ciciarelli, direttore Uoc Sviluppo delle tecnologie biomediche e dell'ecosistema digitale e responsabile per la Transizione al digitale dell'Aou Sant'Andrea.
"La patologia in senso tradizionale si è sempre basata sull'analisi microscopica di vetrini fisici. Un sistema che, di fronte all'aumento dei volumi dei casi e alla carenza di personale nel nostro particolare ambito medico, sta mostrando dei limiti sia nella capacità di gestione che nei tempi di esecuzione degli esami", spiega Vecchione. Grazie al software di digital pathology messo a disposizione da GE HealthCare, c'è stato un primo passo importante verso il digitale. Ma quali sono i vantaggi? "Prima di tutto velocità ed efficienza: l'accesso istantaneo ai vetrini digitalizzati riduce i tempi di refertazione. La maggiore sicurezza del dato conferita dall'eliminazione del trasporto fisico dei campioni ha azzerato eventuali rischi di perdita o deterioramento. Ogni attività è tracciata tramite audit trail strutturati. Un altro dato importante da sottolineare è la stretta collaborazione anche in smart working tra i patologi che sono in grado di richiedere consulti a distanza in tempo reale, superando i limiti fisici dei laboratori", aggiunge Vecchione.
Un altro dato importante è l'abbattimento dei silos informativi. "Il vero punto di svolta del progetto del Sant'Andrea risiede nell'interoperabilità - illustra Ciciarelli - Invece di creare sistemi isolati per ogni reparto, l'ospedale ha centralizzato i dati di radiologia, cardiologia e patologia digitale all'interno di un unico archivio indipendente dai singoli fornitori, denominato Vna (Vendor Neutral Archive). Parliamo di una piattaforma aziendale di Enterprise Imaging per archiviazione e visualizzazione di dati radiologici, anatomopatologici, cardiologici e di medicina nucleare, consentendo l'utilizzo integrato di strumenti di intelligenza artificiale per il supporto diagnostico, la preparazione semplificata dei tumor board e la collaborazione clinica da remoto con decisioni più rapide e data driven nei casi oncologici complessi, per esempio. I medici possono unire i dati radiologici, patologici e genomici dello stesso paziente in una sola schermata, gettando le basi per una vera e propria medicina di precisione".
Qual è il ruolo dell'intelligenza artificiale in questa iniziativa? "Sicuramente la nostra iniziativa è lo step propedeutico e indispensabile per l'integrazione di sistemi diagnostici assistiti dall'Ai, capaci di supportare e mai sostituire il medico nell'identificazione precoce delle patologie. I benefici tecnologici legati alla digitalizzazione dell'anatomia patologica sono davvero molteplici - aggiunge Ciciarelli - Il nostro obiettivo sin dal'inizio è stato quello di favorire una maggiore integrazione ospedaliera, azzerando la frammentazione dei reparti. In questo caso patologia, radiologia e cardiologia convergono in un unico archivio centralizzato e neutro rispetto ai fornitori chiamato Vendor Neutral Archive, una infrastruttura che si sposa con i sistemi già esistenti (Lis, Pacs e cartelle cliniche elettroniche)".
E dal punto di vista della privacy e della protezione dei dati? "La sicurezza informatica e la conformità alle normative sulla privacy sono componenti strutturali del nostro progetto. Tutti i dati sensibili possiedono una gestione degli accessi rigida e tracciabile. Senza contare che riunire i risultati in un'unica piattaforma abbatte i costi a lungo termine rispetto all'uso di singoli sistemi isolati", evidenzia il direttore Uoc Sviluppo delle tecnologie biomediche e dell'ecosistema digitale e responsabile per la Transizione al digitale dell'Aou Sant'Andrea.
Il progetto con GE HealthCare sarà esteso anche ad altri settori dell’ospedale? "Abbiamo scelto un partner tecnologico molto affidabile e con alti standard di cybersecurity ed esperienza; una volta testata e terminata la sperimentazione penseremo a un eventuale implementazione del servizio. Perché c'è un fatto evidente che non possiamo sottovalutare: la transizione digitale riguarda prima di tutto le persone. Per questo è fondamentale formare il personale e coinvolgere tutti i medici. Quello appena iniziato è una delle iniziative intraprese verso il cammino della transizione al digitale", conclude Ciciarelli.

(Adnkronos) - Euro digitale, tokenizzazione e registri distribuiti non sono soltanto temi finanziari o tecnologici. Per Fabio Massoli, cfo di Cassa Depositi e Prestiti, vanno letti dentro il confronto geopolitico più ampio tra Stati Uniti, Cina ed Europa. Il tema è stato al centro dell’intervista durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, dopo il panel su euro digitale, tokenization e futuro della finanza europea.
Gli Stati Uniti hanno accelerato grazie alla forza dei mercati privati e a mercati dei capitali molto profondi. La Cina si muove con un modello centralizzato e statale, capace di indirizzare risorse e sovvenzioni anche sulle tecnologie. L’Europa, invece, sconta un ritardo sui temi dell’innovazione, che riguarda anche l’euro digitale e l’adozione delle Dlt, i registri distribuiti di cui la blockchain fa parte.
Il continente è partito dalla regolamentazione, spesso accusata di arrivare prima dell’azione. Per Massoli, però, quando si parla di infrastrutture finanziarie la regolazione resta indispensabile, perché entrano in gioco la protezione degli investitori e in particolare di quelli al dettaglio. Cdp guarda a questi dossier con un’attenzione particolare: attraverso il risparmio postale gestisce il risparmio di 27 milioni di italiani, circa 300 miliardi di euro utilizzati anche per investimenti nell’economia.
La priorità, adesso, è accelerare. L’Europa deve farlo sia nei tempi sia nella capacità di costruire infrastrutture di dimensioni adeguate. L’ostacolo principale resta la frammentazione del mercato dei capitali. La Capital Markets Union è discussa da anni, ma il mercato europeo continua a essere diviso, con effetti negativi sulla crescita e sulla disponibilità di risorse per l’innovazione.
Le Dlt possono diventare uno strumento utile anche nei pagamenti istantanei, soprattutto nelle transazioni transfrontaliere, ma non si esauriscono in questo caso d’uso. La tokenizzazione permette di investire in frazioni di un asset, aumentando accessibilità e flessibilità. Trasparenza e tracciabilità sono altri elementi che possono rafforzare il mercato dei capitali.
Cdp ha già seguito questa strada sui digital bond, sia in fase sperimentale sia come strumento di rendicontazione all’interno dei green bond. Sono passi nella direzione giusta, ma non bastano. La vera sfida europea è uscire dalla logica dei singoli casi d’uso e adottare le Dlt come infrastruttura. Solo così la tecnologia potrà aiutare davvero il mercato dei capitali e gli investimenti, senza limitarsi ad adattarsi alla frammentazione esistente.

(Adnkronos) - I Mondiali 2026 regalano (anche) momenti comici e da ricordare, soprattutto sui social. Un paio di giorni fa, prima della partita del gruppo A tra Repubblica Ceca e Sudafrica ad Atlanta, al termine dell'esecuzione degli inni nazionali un tifoso ceco è stato per esempio protagonista di una piccola disavventura in campo.
Cos'è successo? Un portabandiera della Fifa è stato avvolto (letteralmente) nella bandiera della Repubblica Ceca, rimanendo 'intrappolato' alla fine della classica cerimonia pre-partita, con le bandiere dei due Paesi stese in campo.
Il ragazzo ha vissuto qualche secondo di paura, anche per la mancanza d'aria e la situazione di caos, poi però è stato 'liberato' dai suoi colleghi e per fortuna tutto si è chiuso per il meglio. Con un po' di paura e qualche risata per... sdrammatizzare.

(Adnkronos) - La vera prossima frontiera dell’intelligenza artificiale sarà la physical AI, l’applicazione dell’AI alla dimensione fisica: robotica, droni, umanoidi, fabbriche e vita quotidiana. Davide Dattoli, ceo e cofondatore di Talent Garden, lo spiega durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, raccontando il ponte costruito tra Milano e Shenzhen.
Per Dattoli, oggi la Cina è “nettamente più avanti” su questa frontiera, anche rispetto agli Stati Uniti. A Shenzhen si vedono già robot e droni integrati nella quotidianità e aziende capaci di crescere a ritmi difficili da immaginare in Europa. Una società cinese di umanoidi citata dal ceo di Talent Garden è passata da 200 robot prodotti nel primo anno a 2.000 nel secondo, con una previsione di 20.000 nell’anno in corso.
Talent Garden ha portato in Italia dieci unicorni cinesi proprio per trasferire competenze e visione sulla physical AI. Il punto, per Dattoli, è che non basta parlare di AI: bisogna inserirla nelle imprese, nelle fabbriche e nei processi produttivi. In Italia esistono talento e capitali, anche grazie agli investimenti di Cdp Venture, ma manca ancora una piattaforma industriale e culturale adeguata.
Il ritardo si vede anche nell’utilizzo degli strumenti di AI. Secondo Dattoli, l’uso di OpenAI o Claude in Italia è circa un quinto rispetto agli Stati Uniti, con un effetto diretto su efficienza e competitività. Le aziende tradizionali continuano spesso a vedere l’AI come qualcosa di lontano o limitato ai servizi, mentre la robotica sta già entrando nella produzione.
Il confronto con il Regno Unito mostra una strada diversa. Londra punta a non essere solo un ponte tra Stati Uniti ed Europa, ma un hub centrale nello sviluppo tecnologico, anche attraverso strategie di sovranità AI. L’Europa, e l’Italia in particolare, devono decidere se limitarsi a regolare ciò che arriva o provare a essere tra i primi a portarlo nella vita reale.

(Adnkronos) - A Harry e Meghan è stato offerto di soggiornare in una residenza reale quando, a luglio, torneranno nel Regno Unito con i figli Archie, di sette anni, e Lilibet, di cinque, per la prima volta in quattro anni. Lo riporta la Bbc precisando che il Duca e la Duchessa del Sussex non hanno ancora risposto all'invito. In occasione di precedenti visite, il principe Harry aveva rifiutato l'offerta di soggiornare a Buckingham Palace per motivi di sicurezza legati all'utilizzo di un edificio così prestigioso e visibile. Non è chiaro quale residenza reale sia stata messa a disposizione della famiglia questa volta.
In un'intervista alla Bbc lo scorso anno, il principe Harry aveva parlato del suo desiderio di una "riconciliazione" con la famiglia reale. L'ultima volta che re Carlo ha visto i suoi nipoti Archie e Lilibet di persona è stata durante le celebrazioni del Giubileo di Platino della Regina Elisabetta nel 2022.
Ironia, poesia e nuove geografie del racconto in scena per la
serata di chiusura del 24esimo Marina Cafè Noir (Mcn). La borgata
di Giliacquas (Elmas), sulla laguna di Santa Gilla accoglie il 21
giugno, tra gli ospiti, Dario Ferrari, Mokhtar Amoudi, Guido
Catalano e Tonino Carotone.
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(Adnkronos) - Crema solare, cappello e occhiali. Per godere della bella stagione proteggersi dai danni del sole è un imperativo categorico. E gli italiani hanno ormai una maggiore consapevolezza, anche se alcuni dubbi su come farlo al meglio restano, soprattutto quando sulla pelle ci sono nei, tatuaggi, vitiligine o una depilazione recente. A fare chiarezza in un'intervista all'Adnkronos Salute è Andrea Paro Vidolin, responsabile del Centro di fotodermatologia dell'ospedale Israelitico Roma.
Gli italiani sono davvero diventati più responsabili rispetto all'esposizione al solare? E soprattutto: si sanno proteggere?
"Sicuramente rispetto al passato siamo molto più bravi perché l'informazione, quella fatta da noi medici e quella fatta dai giornalisti, ha avuto i suoi effetti. A questo si aggiunga che i filtri solari sono anche molto cambiati e oggi proteggono ad ampio raggio. Un buon solare deve schermare dai raggi Uva, che sono la componente principale dell'esposizione al sole, ma anche dall'Uvb, dalla luce visibile e dall'infrarosso, cioè da tutto ciò che emette il sole. Quindi la prima regola è farsi consigliare un buon prodotto. Altra cosa fondamentale è insegnare al consumatore come mettere il solare, che significa, soprattutto, la necessaria quantità. Quando si fanno i test in laboratorio, infatti, si usano 2 milligrammi per centimetro quadrato, quindi tanto prodotto in poco spazio. Si deve, dunque, applicare tanto prodotto e rinnovarlo almeno ogni ora. Anche se è water resistant va comunque riapplicato per avere davvero quel fattore di protezione".
Si può scegliere qualsiasi formulazione del prodotto o ci sono differenze?
"È logico che la crema funziona di più. Poi, a scalare, un po' di meno il latte, l'emulsione, il gel e lo spray. La crema è quella che funziona di più, ma magari lo spray è il più comodo e va bene, ricordando però di riapplicarlo più frequentemente".
Rispetto al tipo di pelle e in presenza di nei si devono adottare strategie di protezione differenti?
"Per quanto riguarda i nei, va considerato il fototipo del paziente. Bisogna tenere presente che un fototipo più chiaro è più esposto a danni. Poi c'è un discorso anche di familiarità. Se ci sono stati in famiglia nei atipici o comunque melanomi o tumori, bisogna proteggere ancora di più e meglio. Un paziente con tanti nei non deve mai dimenticare di mettere lo schermo solare in dosi sufficienti e deve evitare più che mai esposizioni nelle ore centrali della giornata. La cosa però rischiosa per la nostra cute non è tanto l'abbronzatura, perché in realtà l'abbronzatura in sé è una protezione nei confronti degli ultravioletti. È la scottatura il problema, ed è il prodotto spesso dell'esposizione mordi e fuggi. Mi espongo il fine settimana, mi proteggo poco, non sono abituato al sole e la conseguenza sono eritema e ustione. Questo è il danneggiamento cellulare che può portare poi al fotoinvecchiamento cutaneo, ma soprattutto a problemi tumorali e alla fotocarcinogenesi. Tornando ai nei, se un neo è stato identificato come atipico, è bene utilizzare un prodotto solare stick per proteggerlo di più. Inoltre non ci sono solo i nei. Abbiamo anche tante altre formazioni tumorali da tenere d'occhio. Per esempio gli epiteliomi basocellulari che possiamo identificare come crosticine, delle feritine che non si rimarginano mai. Sono effetti di esposizione sconsiderata al sole e la protezzione attenta è d'obbligo".
Anche i tatuaggi vanno protetti. E quali indicazione per la pelle depilata?
"Sul piano strettamente medico, il tatuaggio non ha nessuna particolare necessità in termini di protezione se si esclude la prima fase, nell'immediatezza dell'intevento, quando la pelle è arrossata. Da un punto di vista estetico, invece, è logico proteggere il disegno con un supplemento di prodotto solare, perché comunque gli ultravioletti hanno un'azione immunosoppressiva e possono comunque danneggiare il colore. Anche per quanto riguarda la depilazione il problema è l'immediatezza. Se la depilazione viene fatta oggi, domani o si rinuncia ad esporsi al sole o ci si protegge moltissimo. Questo perché si tratta di una cute irritata, aggredita, che può andare incontro a follicoliti, brufoletti, infiammazioni. Ma soprattutto si può andare incontro a ipopigmentazioni o iperpigmentazioni. Praricamente ci si 'tatua' la pelle".
Quali sono invece i consigli per chi soffre di vitiligine?
"Rispetto al passato molto è cambiato. Oggi esistono anche dei solari dedicati per patologia. In passato si pensava di dover usare necessariamente la protezione 50 perché perché si temeva che la pelle bianca potesse essere più danneggiata. Ma in realtà parliamo di una pelle che ha comunque attivi dei meccanismi di difesa e può avere dei vantaggi da un'esposizione controllata al sole. La strategia migliore, quindi, è mettere una crema 50 sulla cute normalmente pigmentata, dove non c'è vitiligine, e una crema di media protezione - 25 o 30 - sulla chiazza di vitiligine per un'esposizione di 2 o 3 ore, ovviamente in orari non centrali. E solo successivamente una 50 su tutta la pelle. Questo per cercare di stimolare la pelle con la vitiligine attraverso l'elioterapia naturale e poi, anche da un punto di vista estetico, per cercare di equilibrare il colore tra la parte pigmentata e quella meno pigmentata".

(Adnkronos) - Crema solare, cappello e occhiali. Per godere della bella stagione proteggersi dai danni del sole è un imperativo categorico. E gli italiani hanno ormai una maggiore consapevolezza, anche se alcuni dubbi su come farlo al meglio restano, soprattutto quando sulla pelle ci sono nei, tatuaggi, vitiligine o una depilazione recente. A fare chiarezza in un'intervista all'Adnkronos Salute è Andrea Paro Vidolin, responsabile del Centro di fotodermatologia dell'ospedale Israelitico Roma.
Gli italiani sono davvero diventati più responsabili rispetto all'esposizione al solare? E soprattutto: si sanno proteggere?
"Sicuramente rispetto al passato siamo molto più bravi perché l'informazione, quella fatta da noi medici e quella fatta dai giornalisti, ha avuto i suoi effetti. A questo si aggiunga che i filtri solari sono anche molto cambiati e oggi proteggono ad ampio raggio. Un buon solare deve schermare dai raggi Uva, che sono la componente principale dell'esposizione al sole, ma anche dall'Uvb, dalla luce visibile e dall'infrarosso, cioè da tutto ciò che emette il sole. Quindi la prima regola è farsi consigliare un buon prodotto. Altra cosa fondamentale è insegnare al consumatore come mettere il solare, che significa, soprattutto, la necessaria quantità. Quando si fanno i test in laboratorio, infatti, si usano 2 milligrammi per centimetro quadrato, quindi tanto prodotto in poco spazio. Si deve, dunque, applicare tanto prodotto e rinnovarlo almeno ogni ora. Anche se è water resistant va comunque riapplicato per avere davvero quel fattore di protezione".
Si può scegliere qualsiasi formulazione del prodotto o ci sono differenze?
"È logico che la crema funziona di più. Poi, a scalare, un po' di meno il latte, l'emulsione, il gel e lo spray. La crema è quella che funziona di più, ma magari lo spray è il più comodo e va bene, ricordando però di riapplicarlo più frequentemente".
Rispetto al tipo di pelle e in presenza di nei si devono adottare strategie di protezione differenti?
"Per quanto riguarda i nei, va considerato il fototipo del paziente. Bisogna tenere presente che un fototipo più chiaro è più esposto a danni. Poi c'è un discorso anche di familiarità. Se ci sono stati in famiglia nei atipici o comunque melanomi o tumori, bisogna proteggere ancora di più e meglio. Un paziente con tanti nei non deve mai dimenticare di mettere lo schermo solare in dosi sufficienti e deve evitare più che mai esposizioni nelle ore centrali della giornata. La cosa però rischiosa per la nostra cute non è tanto l'abbronzatura, perché in realtà l'abbronzatura in sé è una protezione nei confronti degli ultravioletti. È la scottatura il problema, ed è il prodotto spesso dell'esposizione mordi e fuggi. Mi espongo il fine settimana, mi proteggo poco, non sono abituato al sole e la conseguenza sono eritema e ustione. Questo è il danneggiamento cellulare che può portare poi al fotoinvecchiamento cutaneo, ma soprattutto a problemi tumorali e alla fotocarcinogenesi. Tornando ai nei, se un neo è stato identificato come atipico, è bene utilizzare un prodotto solare stick per proteggerlo di più. Inoltre non ci sono solo i nei. Abbiamo anche tante altre formazioni tumorali da tenere d'occhio. Per esempio gli epiteliomi basocellulari che possiamo identificare come crosticine, delle feritine che non si rimarginano mai. Sono effetti di esposizione sconsiderata al sole e la protezzione attenta è d'obbligo".
Anche i tatuaggi vanno protetti. E quali indicazione per la pelle depilata?
"Sul piano strettamente medico, il tatuaggio non ha nessuna particolare necessità in termini di protezione se si esclude la prima fase, nell'immediatezza dell'intevento, quando la pelle è arrossata. Da un punto di vista estetico, invece, è logico proteggere il disegno con un supplemento di prodotto solare, perché comunque gli ultravioletti hanno un'azione immunosoppressiva e possono comunque danneggiare il colore. Anche per quanto riguarda la depilazione il problema è l'immediatezza. Se la depilazione viene fatta oggi, domani o si rinuncia ad esporsi al sole o ci si protegge moltissimo. Questo perché si tratta di una cute irritata, aggredita, che può andare incontro a follicoliti, brufoletti, infiammazioni. Ma soprattutto si può andare incontro a ipopigmentazioni o iperpigmentazioni. Praricamente ci si 'tatua' la pelle".
Quali sono invece i consigli per chi soffre di vitiligine?
"Rispetto al passato molto è cambiato. Oggi esistono anche dei solari dedicati per patologia. In passato si pensava di dover usare necessariamente la protezione 50 perché perché si temeva che la pelle bianca potesse essere più danneggiata. Ma in realtà parliamo di una pelle che ha comunque attivi dei meccanismi di difesa e può avere dei vantaggi da un'esposizione controllata al sole. La strategia migliore, quindi, è mettere una crema 50 sulla cute normalmente pigmentata, dove non c'è vitiligine, e una crema di media protezione - 25 o 30 - sulla chiazza di vitiligine per un'esposizione di 2 o 3 ore, ovviamente in orari non centrali. E solo successivamente una 50 su tutta la pelle. Questo per cercare di stimolare la pelle con la vitiligine attraverso l'elioterapia naturale e poi, anche da un punto di vista estetico, per cercare di equilibrare il colore tra la parte pigmentata e quella meno pigmentata".

(Adnkronos) - "In Italia, ogni anno, si stimano circa 5.000 nuovi casi di sarcoma, tumori rari caratterizzati da estrema eterogeneità, con almeno 100 varianti istologiche. Ma, oggi, per questi pazienti sono disponibili solo circa 20 farmaci. Una condizione fortemente penalizzante e discriminatoria, che richiede una modifica sostanziale delle regole di accesso alle nuove terapie nei tumori rari. L'opportunità, a livello europeo, è aperta dalla 'New Pharma Legislation', la più grande revisione delle regole sui farmaci in Europa degli ultimi 20 anni, che consentirà anche all'accademia di chiedere all'agenzia regolatoria europea (Ema) l'approvazione di nuove terapie, in base ai risultati di studi non sponsorizzati dalle aziende farmaceutiche. La legge europea, entro i prossimi 2 anni, dovrà essere implementata e recepita nei singoli Stati membri. Per questo l'Italian Sarcoma Group (Isg), che riunisce clinici e pazienti, chiede un confronto con l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), per definire gli strumenti necessari per allineare la norma italiana a quella europea. Un tavolo di lavoro necessario anche per ampliare i modelli, già disponibili nel nostro Paese, per favorire l'accesso ai farmaci per i pazienti colpiti da tumori rari". La richiesta arriva dagli esperti riuniti al convegno 'Italian Sarcoma Group incontra Aifa', che si svolge oggi a Milano alla Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori."I sarcomi possono colpire persone di ogni età, dal neonato all'anziano - afferma Silvia Stacchiotti, presidente dell'Italian Sarcoma Group e oncologa dell'Oncologia medica 2, tumori mesenchimali dell'adulto e tumori rari all'Int di Milano - Circa la metà dei pazienti guarisce. La carenza di trattamenti è determinata soprattutto dalla mancanza di un percorso regolatorio specifico, che renda questi farmaci disponibili. Da una parte, a causa della rarità della malattia è difficile condurre studi con le caratteristiche richieste per le neoplasie frequenti, dall'altra vi è lo scarso interesse delle aziende farmaceutiche in queste aree terapeutiche. Da qui le pochissime molecole a oggi disponibili. Infatti, per ottenere l'approvazione europea dei farmaci da parte di Ema, sono necessari studi sponsorizzati da aziende farmaceutiche, quindi profit. Questo sistema regolatorio è particolarmente penalizzante per i pazienti con malattie rare, come i sarcomi".
Un esempio emblematico - riporta l'Isg in una nota - è costituito dallo studio Sarc041 presentato al recente congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco), che ha coinvolto pazienti arruolati in 9 centri accademici negli Stati Uniti, promosso dalla Sarcoma Alliance for Research through Collaboration (Sarc). È stato valutato un inibitore delle cicline in pazienti con liposarcoma dedifferenziato avanzato o metastatico. Si tratta di uno dei 5 studi presentati in sessione plenaria al Congresso Asco 2026, a evidenziarne l'importanza nella cura di una patologia priva di terapie efficaci. "Questo studio - sottolinea Stacchiotti - è stato condotto dall'accademia e ha già portato all'inclusione della nuova molecola nelle linee guida americane, dove il sistema di rimborso ne consente l'immediato utilizzo clinico. Non così in Europa dove, in assenza di interesse da parte delle aziende, il farmaco non potrà essere disponibile. La 'New Pharma Legislation' cambia radicalmente le prospettive perché permette, all'articolo 048, anche all'accademia di chiedere a Ema l'approvazione di un farmaco in base ai risultati di studi no profit. Siamo certi di poter proseguire la proficua collaborazione fra Italian Sarcoma Group e Aifa avviata in questi anni, istituendo un tavolo di lavoro perché la nuova norma europea sia recepita in Italia dando spazio alla ricerca indipendente".
Al convegno all'Int interviene, tra gli altri, Paolo Foggi, dirigente Area Pre-autorizzazione e Ricerca di Aifa. "Mettiamo a disposizione di Aifa l'esperienza dell'Italian Sarcoma Group, che include il punto di vista di clinici e pazienti, anche per definire un nuovo modello italiano di raccolta dei dati clinici per favorire l'accesso ai farmaci", auspica Stacchiotti. "Nel nostro Paese - ricorda - la legge 648/1996 consente la prescrizione e l'erogazione a totale carico del Servizio sanitario nazionale di farmaci non ancora autorizzati per specifiche patologie. Questo è possibile esclusivamente in assenza di alternative terapeutiche valide. È però necessario che siano stati completati con esito favorevole studi di fase II o III. Va considerato che, nel caso dei sarcomi, non sono sempre disponibili sperimentazioni di questo livello, proprio per la rarità della patologia. Talvolta si tratta di tumori con meno di 10 casi all'anno in Italia. Chiediamo nuove regole di rimborsabilità dei farmaci che si adattino alle caratteristiche dei tumori rari, basandosi sempre sulla migliore evidenza scientifica possibile. Una possibile soluzione - conclude la presidente Isg - è costituita dall'utilizzo di studi osservazionali, che seguono un iter regolatorio e autorizzativo più snello rispetto ai trial clinici registrativi, ma non per questo meno rigoroso".

(Adnkronos) - È morto a 15 anni Davis Aloschi, allievo del quinto corso della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, in seguito a un drammatico incidente avvenuto a Siracusa, sua città natale. La notizia ha profondamente colpito la comunità dell’Accademia milanese, che ha espresso "immenso dolore e profondo sgomento" per la perdita del giovanissimo danzatore. "Tutta l’istituzione – dal direttore, Frédéric Olivieri ai docenti e alle assistenti ai minori, ai compagni di corso, al personale del Convitto Nazionale Pietro Longone che lo ospitava a Milano - è sconvolta da una perdita così dolorosa e inaccettabile", si legge in un messaggio di cordoglio.
Nato nel 2010, Davis Aloschi era entrato in Accademia nel 2022, inseguendo con determinazione e passione il sogno della danza. In questi anni milanesi si era distinto non solo per lo straordinario talento e l’assoluta dedizione allo studio, che lo avevano già portato a calcare il palcoscenico del Teatro alla Scala in produzioni come Coppélia di Alexei Ratmansky e Lo Schiaccianoci di Rudolf Nureyev, ma anche per le sue straordinarie doti umane. Davis era un ragazzo solare, generoso, amato da tutti per la sua inesauribile vitalità e per il profondo spirito di solidarietà che dimostrava quotidianamente verso i compagni.
"La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in tutta la comunità dell'Accademia, che si stringe in un abbraccio commosso alla famiglia di Davis", conclude il messaggio di cordoglio.

(Adnkronos) - A meno di tre settimane dalla finale del Premio Strega, la più prestigiosa competizione letteraria italiana è stata travolta da una polemica che rischia di modificare gli equilibri della gara. Al centro della vicenda c'è Michele Mari, grande favorito di questa edizione con" I convitati di pietra" (Einaudi), finito nella bufera per alcune frasi considerate sessiste e attribuitegli durante un viaggio con gli altri finalisti.
L'episodio sarebbe avvenuto giovedì 18 giugno, durante una trasferta in Puglia. I sei candidati della sestina stavano raggiungendo Bisceglie a bordo di un pulmino nell'ambito del tradizionale tour che precede la proclamazione del vincitore, in programma l'8 luglio in piazza del Campidoglio, a Roma. Secondo alcune ricostruzioni raccolte da diversi presenti, la discussione sarebbe nata nel corso di una conversazione tra Mari e la scrittrice Elena Rui, anch'essa finalista con "Vedove di Camus" (L'orma). Nel corso dello scambio, lo scrittore avrebbe espresso giudizi particolarmente duri nei confronti di Michela Murgia, la scrittrice sarda scomparsa il 10 agosto 2023 dopo una lunga malattia.
Le parole attribuite a Mari hanno immediatamente provocato la reazione di Teresa Ciabatti, anche lei in gara con "Donnaregina" (Mondadori) e legata da una profonda amicizia a Murgia. Secondo alcuni testimoni, Mari avrebbe sostenuto che l'autrice di "Accabadora" fosse "intransigente e violenta, perché era brutta. E sfogava così la sua rabbia". La discussione sarebbe poi degenerata quando il ragionamento si sarebbe allargato a considerazioni più generali sulle donne considerate insoddisfatte o non apprezzate dagli uomini (Mari avrebbe detto che "tutte le donne insoddisfatte e che non piacciono diventano rabbiose"). Frasi che Ciabatti avrebbe giudicato immediatamente "inaccettabili". La scrittrice, profondamente colpita anche sul piano personale per il rapporto che la legava a Murgia, avrebbe contestato con fermezza quelle affermazioni, dando vita a un acceso confronto all'interno del veicolo. Tra i presenti vi sarebbe stato anche Matteo Nucci, attualmente secondo nella classifica provvisoria dello Strega con "Platone. Una storia d'amore" (Feltrinelli).
Nel giro di poche ore la notizia ha iniziato a circolare negli ambienti editoriali e letterari romani, trasformandosi rapidamente nel tema dominante della campagna finale per il premio. Una polemica che arriva in un momento particolarmente delicato della competizione e che rischia di avere conseguenze non soltanto mediatiche. Di fronte all'amplificarsi delle indiscrezioni, Michele Mari ha deciso di intervenire pubblicamente attraverso una nota diffusa dal proprio editore. Lo scrittore ha respinto con decisione la versione circolata nelle ultime ore. "In relazione alle voci incontrollate che stanno circolando in merito a un mio diverbio con Teresa Ciabatti, tengo a precisare di non aver mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia, né mai mi sarei permesso", ha smentito Mari. "Con Teresa Ciabatti - continua il messaggio rilasciato dallo scrittore milanese - ci siamo poi chiariti, tanto che lei stessa mi ha detto di non volere dare seguito all’episodio. Mi sono comunque scusato con lei, se qualcosa nelle mie parole poteva averla ferita, così come non volevo certo offendere Michela Murgia, ma soltanto rievocare (peraltro in un contesto privato) un lontano episodio di reciproca incomprensione".
La vicenda ha però spinto a intervenire anche la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, l'ente che organizza il Premio Strega. In una presa di posizione ufficiale, la Fondazione "ritiene ogni espressione denigratoria e ogni giudizio lesivo della dignità delle persone incompatibili con lo spirito del Premio Strega". Parole che segnano una netta presa di distanza dalle dichiarazioni contestate e testimoniano la preoccupazione degli organizzatori per una controversia che rischia di oscurare il profilo culturale del premio.
Resta ora da capire quali effetti potrà avere la vicenda sulla fase finale della competizione. Michele Mari guidava la sestina con 'I convitati di pietra' (Einaudi), che ha ottenuto 280 voti; al secondo posto Matteo Nucci, con 242 voti per 'Platone. Una storia d'amore' (Feltrinelli). Terza Bianca Pitzorno con 'La sonnambula' (Bompiani), 195 voti, seguita da Teresa Ciabatti con 'Donnaregina' (Mondadori), 184 voti e da Alcide Pierantozzi con 'Lo sbilico' (Einaudi), 170 voti. Infine Elena Rui con 'Vedove di Camus' (L'orma), 163 voti. Numeri che fino a pochi giorni fa sembravano proiettare Mari verso una vittoria relativamente sicura. Oggi, invece, la corsa appare improvvisamente riaperta. Nelle grandi competizioni letterarie i voti si decidono anche attraverso relazioni personali, sensibilità culturali e percezioni pubbliche. E una polemica che tocca temi come il sessismo, il rispetto delle donne e la memoria di una figura molto amata come Michela Murgia potrebbe influenzare orientamenti e consensi negli oltre 700 giurati dello Strega.

(Adnkronos) - Un ragazzo di 17 anni ha perso la vita e un 18enne è rimasto ferito in un grave incidente stradale avvenuto nella notte lungo il lungomare della Versilia, in via Roma al confine tra Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi (Lucca). Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, i due giovani viaggiavano a bordo di uno scooter quando si sarebbero scontrati con un’automobile. Dopo l’impatto, il veicolo sarebbe fuggito senza fermarsi né prestare soccorso.
L’incidente è avvenuto tra le 3 e le 4 della scorsa notte. Sul posto sono intervenute le ambulanze della Croce Bianca di Querceta e della Misericordia di Lido di Camaiore, insieme ai soccorritori del 118. Per il 17enne non c’è stato nulla da fare: i sanitari hanno potuto soltanto constatarne il decesso. Il 18enne, ferito, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Cisanello a Pisa, dove si trova ricoverato. Le indagini sono affidate ai carabinieri, che stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e individuare l’automobilista che si sarebbe allontanato dopo lo scontro.

(Adnkronos) - I governi europei stanno facendo abbastanza per arrivare dove la Nato vorrebbe? Ci sono i giusti incentivi? “Penso che i governi stiano facendo molto”. Così l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare Nato, durante l’ultima giornata del Fii priority Europe a Roma. “C’è stato un forte cambiamento ma bisogna di fare di più. Credo che l’Europa stia rispondendo. In tempi moderni non c’è un'unica crisi e se siamo in un’alleanza matura, e lo siamo, se uno dei nostri alleati avrà bisogno saremo in grado di riempire i vuoti e credo che Canada e alleati europei siano pronti. Avviamo rivisto tutto il comando operativo che ora è europeo”.
“Dobbiamo fare in modo che chiunque abbia la tentazione di fare qualcosa nei confronti di un paese dell'alleanza abbia chiaro che la devastazione che ne deriverebbe per loro sarebbe molto maggiore” ha aggiunto Cavo Dragone. Sulla necessità di rendere più consapevoli i cittadini sui rischi e le differenze tra paesi mediterranei (tra cui l'Italia) e paesi baltici e dell'Europa dell'Est, l’ammiraglio dice che “ci sono delle differenze abissali. Se guardiamo quei paesi, sono degli esempi assolutamente invidiabili per come prendono il concetto di difesa, difesa completa, da parte di tutti gli strati della società. Dobbiamo smettere di parlare di sicurezza soltanto guardando alle forze armate o alle forze di polizia. È un problema che va affrontato a tutti i livelli, che va metabolizzato. Bisogna prendere coscienza. Noi abbiamo vissuto tanti anni di pace, questo è un grosso vantaggio, ma su questo non possiamo sederci”.
L’Europa, infine, ha fatto “grossi passi avanti e pretendo che a questo punto ci venga riconosciuto”. Cavo Dragone ricorda che tempo fa “c'è stata questa richiesta lecita, secondo me, da parte dell'alleato statunitense di una maggior presa di coscienza, una maggior suddivisione sia delle responsabilità e degli investimenti per la difesa”. Ma, aggiunge, “sento ancora risuonare parole uguali a un anno fa e non credo che questo sia corretto perché l'Europa ha fatto molto”.

(Adnkronos) - Caldo estremo e notti 'super tropicali'. Fiammata sull'Italia con la seconda ondata di calore e temperature di portata eccezionale sull'Italia. A causarle, un'imponente massa d'aria subtropicale in risalita dall'Algeria, che si è espansa verso nord arrivando incredibilmente a lambire la Danimarca: si tratta dell'Anticiclone Africano "Cerberus". Sono queste le previsioni meteo degli esperti per la giornata di oggi, sabato 20 giugno, e per i giorni a venire.
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, individua due fattori principali che rendono questa ondata subtropicale motivo di forte apprensione.
Il primo elemento di criticità è dettato dal calendario. Il caldo sarà esasperato dalla massima durata del giorno: domenica 21 giugno, in concomitanza con il Solstizio, il soleggiamento raggiungerà il suo apice con 15 ore e 41 minuti di luce a Milano e 15 ore e 13 minuti a Roma. Questo si tradurrà in un prolungato accumulo di calore diurno e in notti estremamente brevi, che non concederanno al nostro organismo il tempo fisiologico per recuperare le energie "bruciate" durante la giornata.
Il secondo motivo di allarme è l'eccezionale persistenza di questa figura atmosferica. Se normalmente una fiammata africana si esaurisce nell'arco di 6-8 giorni, l'opprimente cupola di Cerberus rischia di stazionare sul bacino del Mediterraneo per ben due settimane, prolungando il disagio fino all'inizio di luglio.
Le proiezioni termiche delineano una vera e propria mappa del calore. Nelle ore centrali i termometri schizzeranno fino a toccare punte estreme di 38-39°C in città come Benevento, Bologna, Cremona, Firenze, Grosseto, Mantova, Modena, Parma, Prato, Reggio Emilia e Terni. Anche Milano non sarà risparmiata, raggiungendo i 37°C proprio nel giorno del Solstizio.
Ma la vera sofferenza si registrerà al calar del sole. Entreremo nel logorante regime delle notti "super tropicali", caratterizzate da temperature minime che non riusciranno a scendere sotto la soglia critica dei 25°C. La zona dove si dormirà peggio in assoluto sarà la Pianura Padana: si prevedono minime notturne eccezionali di 27°C a Milano, 26°C a Cremona, Mantova, Monza e Verona, e 25°C a Bologna.
Analizzando la sinottica europea per i prossimi dieci giorni, il quadro appare del tutto bloccato. Una vasta e inossidabile alta pressione nordafricana ingloberà l'intero scacchiere centro-meridionale, estendendosi dall'Algeria fino a Spagna, Francia, Inghilterra e Danimarca. A godere di un clima più fresco e in linea con le medie resteranno solamente Norvegia, Svezia, Finlandia, Russia e Ucraina.
Quando potremo sperare in un vero cambiamento? Per vedere sgretolarsi la fortezza anticiclonica di Cerberus, i modelli matematici iniziano a ipotizzare, a lunghissima scadenza e come possibilità ancora tutta da confermare, la discesa di un profondo ciclone dall'Irlanda. Questo provvidenziale ribaltone atmosferico avrebbe il merito di spazzare via la calma piatta e bollente, ma per sperare nel suo arrivo bisognerà stringere i denti almeno fino ai primi di luglio.
Sabato 20. Al Nord: sole e caldo, ma con qualche temporale sulle Alpi. Al Centro: soleggiato, caldo in ulteriore aumento. Al Sud: sole, caldo.
Domenica 21. Al Nord: sole e caldo, temporali di calore in montagna. Al Centro: sole, caldo, qualche temporale sui rilievi. Al Sud: sole, caldo in aumento.
Lunedì 22. Al Nord: sole e caldo, temporali in montagna. Al Centro: sole, caldo in ulteriore aumento. Al Sud: sole, caldo in ulteriore aumento.
Tendenza: alta pressione subtropicale Cerberus ad oltranza con massime fino a 39-40°C e notti super tropicali; forte disagio fisiologico per il caldo e l’umidità.

(Adnkronos) - E' salito a cinque morti il bilancio del raid aereo israeliano condotto oggi contro la città di Arabsalim nel sud del Libano, nonostante l'accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah entrato in vigore alle 15 di ieri ora italiana. Lo riporta l'agenzia di stampa libanese Nna affermando che aerei da guerra e droni israeliani hanno effettuato una serie di attacchi nella zona di Nabatieh durante la notte e nelle prime ore del mattino, distruggendo edifici residenziali e case, mentre l'artiglieria israeliana ha bombardato Nabatieh e la sua periferia prima dell'alba.
L'intesa è arrivata ieri dopo una notte di attacchi condotti da Hezbollah nel sud del Libano - che hanno portato all'uccisione di quattro soldati israeliani - e la minaccia del ministro per la sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben-Gvir: "Tutto il Libano deve bruciare".
"Pagheranno un prezzo molto alto", ha tuonato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affermando che "Israele rimarrà nella zona di sicurezza nel Libano meridionale finché sarà necessario per proteggere le comunità del nord".
Dopo il raggiungimento dell'accordo con Hezbollah, il portavoce militare israeliano Avichay Adraee ha scritto su X che l'esercito israeliano"godrà di piena libertà operativa per eliminare le minacce in ogni area in cui il capo di Stato Maggiore ha disposto tutte le capacità necessarie alle forze militari sul campo".

(Adnkronos) - Le zanzare non sono soltanto un fastidio estivo, ma possono rappresentare un veicolo per alcune malattie infettive come Dengue e West Nile, protagonoste dell'estate 2025 con decine di casi in Italia. "Nel caso della Dengue l’uomo, se infettato, può diventare a sua volta un trasmettitore della malattia attraverso la puntura di una zanzara. Diverso il caso della West Nile: l’uomo può ammalarsi, ma non può trasmettere il virus ad altri perché è un 'binario morto'. Ad oggi, però, è impossibile prevedere che estate ci aspetta sotto questo punto di vista", spiega all’Adnkronos Salute l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr (Iret).
In Italia "sono presenti circa 40 specie di zanzare, mentre nel mondo se ne contano migliaia". Ogni specie ha caratteristiche diverse e si adatta a specifici ambienti. "Alcune hanno bisogno della pioggia per riprodursi, altre - come le zanzare tigre - riescono a sfruttare piccole raccolte d’acqua stagnante, come quelle presenti in sottovasi, contenitori abbandonati o acque di scarico", sottolinea l’esperto. Tra le specie più rilevanti e "impattanti per la salute umana ci sono la zanzara tigre (Aedes albopictus) e la zanzara comune (Culex pipiens). La prima si riproduce soprattutto in piccole raccolte d’acqua e può essere molto aggressiva durante il giorno: è in grado di individuare la presenza dell’uomo attraverso l’anidride carbonica emessa con il respiro e attaccare rapidamente - osserva l'esperto -. La zanzara comune, invece, vive soprattutto negli ambienti urbani e trova condizioni favorevoli in fogne, acque stagnanti e aree vicine agli allevamenti intensivi; è più attiva nelle ore notturne".
Un ruolo importante lo hanno anche le zanzare selvatiche, "legate ad ambienti naturali come paludi, canali e zone soggette ad allagamenti. La loro presenza dipende molto dalle condizioni climatiche e dalla disponibilità di acqua", precisa Pantaleoni. Per ridurre il rischio è fondamentale la prevenzione. "Le amministrazioni locali, come Comuni e Province, devono effettuare controlli sui focolai, mappare le aree a rischio e monitorare la presenza di larve nelle acque - evideniza l’entomologo. Anche i cittadini possono contribuire eliminando i ristagni d’acqua e utilizzando strumenti di protezione come zanzariere, repellenti e altri sistemi di barriera". Attenzione anche agli orari: "La zanzara comune tende a pungere soprattutto di notte, mentre alcune zanzare selvatiche sono più attive nelle ore serali. Nel Delta del Po, ad esempio, il picco può concentrarsi tra le 21.30 e le 23", conclude Pantaleoni.

(Adnkronos) - Una sostanza naturale contenuta nella rucola potrebbe aiutare a contrastare l’aumento di peso e gli effetti di una dieta troppo ricca di grassi. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica 'Phytotherapy Research' e coordinato dall’Università di Pisa, che ha analizzato gli effetti della glucoerucina, una molecola presente nelle verdure della famiglia delle Brassicaceae, come rucola, broccoli e cavoli.
Ricercatori e ricercatrici hanno studiato su un modello murino di obesità indotta da una dieta ricca di grassi gli effetti della glucoerucina, confrontando i risultati con un gruppo di controllo. Dopo dieci settimane, il gruppo che aveva assunto la sostanza mostrava un minore aumento di peso rispetto al gruppo di controllo, insieme a valori più bassi di glicemia e trigliceridi e a un ridotto accumulo di grasso addominale.
La sperimentazione ha mostrato anche cambiamenti importanti nel tessuto adiposo. Le cellule del tessuto adiposo risultavano più piccole, meno infiammate e più attive nel consumare energia. La glucoerucina ha infatti favorito cambiamenti nel grasso bianco, promuovendo un processo definito “browning”, che lo rende più simile al grasso bruno e il metabolismo più efficiente perché aumenta il consumo energetico dell’organismo.
“Abbiamo visto che la glucoerucina non si limita a ridurre l’accumulo di grasso, ma sembra rendere il tessuto adiposo più attivo dal punto di vista energetico”, spiega la professoressa Lara Testai del Dipartimento Farmacia dell’Università di Pisa. “Questo significa che l’organismo diventa più efficiente nel consumare calorie invece di accumularle”. La ricerca ha inoltre rilevato livelli più alti di irisina associati al consumo di glucoerucina. L’irisina è un ormone prodotto dai muscoli che stimola il consumo di energia e aiuta l’organismo a bruciare più calorie.
“La rucola è un alimento molto comune della dieta mediterranea, ma contiene molecole ancora poco conosciute”, aggiunge il professore Vincenzo Calderone del Dipartimento di Farmacia “I nostri risultati mostrano che alcune sostanze naturali presenti negli alimenti, ed in particolare molti composti naturali solforati – come la glucoerucina - che il nostro gruppo di ricerca studia ormai da diversi anni, possono influenzare il nostro metabolismo”.
Lo studio ha coinvolto dipartimenti di Farmacia e Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa: il gruppo di Farmacia si è occupato dello studio sul modello murino e delle analisi metaboliche e molecolari, mentre il gruppo di Veterinaria ha curato le analisi istologiche sul tessuto adiposo. Alla ricerca hanno collaborato anche il Crea – Centro di Ricerca Cerealicola e Colture Industriali di Bologna, che si è occupato dell’estrazione della glucoerucina e l’Università di Firenze e l’Università Federico II di Napoli.
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