
(Adnkronos) - Anne Hathaway è incinta. L'attrice statunitense lo ha rivelato con un videoclip condiviso sul suo profilo social nelle ultime ore: "Baby sono tua", ha scritto riprendendo il celebre brano omonimo 'Baby I'm Yours' di Barbara Lewis.
Nel filmato appare Hathaway inizialmente con le braccia incrociate quasi a nascondere le forme. Poi, l'attrice con disinvoltura allontana le braccia e scopre il pancione già evidente.
Così l'attrice Hathaway - reduce dal successo de 'Il diavolo veste Prada 2' - ha annunciato sui social di aspettare il suo bambino, il terzo dal marito Adam Shulman.

(Adnkronos) - L’Italia è un Paese centrale nella strategia europea di Byd, non solo come mercato, ma anche come piattaforma per design, marketing e ricerca. A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Stella Li, Executive Vice President e CEO Americas, Europe and Mena di Byd Company Limited.
Li presenta Byd come "un’azienda di ingegneri". Il gruppo, spiega, ha quasi un milione di dipendenti e oltre il 10% lavora nell’ingegneria. Gli ingegneri dedicati alla ricerca e sviluppo sono 120mila e l’azienda, secondo i numeri indicati dalla manager, sviluppa 52 brevetti per giorno lavorativo. È da questa base tecnologica che nasce la strategia del gruppo cinese: entrare nei mercati non solo vendendo automobili, ma usando la tecnologia per cambiare l’esperienza di guida e la vita quotidiana delle persone.
In Europa, il principale ostacolo alla diffusione dell’elettrico resta la prudenza dei consumatori. Molti automobilisti esitano a passare ai veicoli elettrici perché temono la carenza di infrastrutture di ricarica e soffrono ancora la cosiddetta "range anxiety", l’ansia da autonomia. Per rispondere a queste preoccupazioni, Byd ha sviluppato la tecnologia Dmi, pensata per consentire un uso elettrico nei tragitti quotidiani e una modalità ibrida plug-in nei viaggi più lunghi, con consumi ridotti.
Il nodo infrastrutturale resta però decisivo. Secondo Li, le tre sfide principali per il settore nei prossimi anni saranno la rete di ricarica, le prestazioni a basse temperature e i tempi di ricarica. Da qui lo sviluppo della ricarica flash, con stazioni da un megawatt che, secondo la manager, possono rendere l’auto pronta in cinque minuti e portare la batteria dal 10 al 97% in nove minuti. Anche con temperature fredde, aggiunge, servirebbero solo tre minuti in più.
Byd lavora anche a una soluzione che combina caricatore e batteria, pensata per i luoghi in cui la rete elettrica non ha potenza sufficiente. Secondo Li, il sistema può essere installato dove siano disponibili almeno 100 kilowatt, senza aggiungere ulteriore pressione alla rete, sfruttando l’elettricità nelle ore serali e immagazzinandola nelle batterie per alimentare caricatori da uno a tre megawatt.
L’Italia, in questo quadro, ha un ruolo particolare. "È un Paese molto importante per noi", sottolinea Li. Byd ha un grande ufficio a Milano e ha creato una design house nel capoluogo lombardo. In prospettiva, questa presenza potrà diventare un quartier generale per il marketing e per il design fuori dalla Cina. La società intende inoltre spingere molto sulla ricerca e sviluppo nel nostro Paese.
Li cita anche il progetto Marco Polo, realizzato insieme al professor Jeffrey Sachs, come simbolo di una nuova via della seta elettrica. Se 750 anni fa Marco Polo impiegò anni per arrivare in Cina, il nuovo viaggio sarà percorso con auto elettriche Byd, partendo da Roma e attraversando circa 12 Paesi per 15mila chilometri in 43 giorni. Lungo questo percorso, definito "secret road", Byd installerà più di 15 caricatori flash per sostenere il viaggio.

(Adnkronos) - La prossima fase dell’AI non sarà soltanto nei grandi data center, ma nei dispositivi che usiamo ogni giorno: telefoni, laptop, auto, aerei, robot e sistemi industriali. A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Ramin Hasani, co-founder e CEO di Liquid AI.
Liquid AI, spiega Hasani, è una società nata tre anni fa come spin-off del Mit e lavora sui foundation model costruiti da zero. L’obiettivo non è semplicemente creare modelli sempre più grandi, ma massimizzare l’intelligenza nella versione più piccola possibile di un processore. "Vogliamo capire come costruire il tipo più potente di intelligenza, ma tenendo conto di dove questa intelligenza debba andare", osserva.
Il punto di partenza è una critica al modo in cui oggi si parla di AI. Gran parte dell’attenzione è concentrata su modelli potenti ma pesanti, collocati nei data center. Hasani ricorda invece che fuori dai data center esistono circa 35 miliardi di processori, distribuiti in dispositivi personali, computer, automobili, aerei, macchine industriali e infrastrutture. È lì che Liquid AI vuole portare l’intelligenza.
La tecnologia sviluppata dalla società si basa sui "liquid foundation models", definiti così per la loro flessibilità. Hasani precisa che non si tratta di un’architettura basata sui transformer, ma di una tecnologia diversa, pensata per portare capacità di AI avanzate nei dispositivi di uso quotidiano. La società lavora con clienti enterprise: produttori di smartphone, produttori di personal computer, aziende dei semiconduttori e costruttori automobilistici.
La differenza, secondo Hasani, sta nel progettare i modelli direttamente per i processori e nel considerare fin dall’inizio il costo energetico dell’intelligenza. Non è un adattamento successivo, ma una scelta strutturale. Questo approccio, aggiunge, rende i modelli utili anche nei data center, soprattutto in applicazioni che richiedono bassissima latenza, come e-commerce e tecnologie finanziarie.
Alla domanda sulla prossima grande frontiera dell’AI, Hasani indica prima di tutto "l’automazione dell’automazione". I grandi modelli sono ormai in grado di generare codice in modo autonomo e questo apre la strada a pipeline sempre più automatizzate, in cui gli esseri umani diventano coordinatori e orchestratori di grandi sistemi autonomi.
La seconda frontiera è l’AI nel mondo reale. Hasani cita la scoperta scientifica, dalla chimica alla fisica, dalla matematica alla ricerca di nuove soluzioni in diversi campi della conoscenza. Un altro ambito decisivo è la robotica. Per portare l’AI dentro i robot, però, servono modelli più affidabili, capaci di ridurre il rischio di allucinazioni e di funzionare in ambienti fisici dove l’errore può avere conseguenze concrete.
Per Hasani, le opportunità più importanti sono quindi nei sistemi autonomi, nell’AI applicata alla scoperta scientifica e nella robotica. Ma tutte queste frontiere richiedono una condizione: portare intelligenza potente, efficiente e affidabile fuori dai data center, dove oggi la maggior parte della discussione sull’AI continua a concentrarsi.

(Adnkronos) - L’accordo tra Brasile e Unione europea sui minerali critici può diventare un pilastro fondamentale per rafforzare il rapporto tra le due sponde dell’Atlantico e sostenere l’autonomia industriale europea. A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Ana Cabral, Co-Chairperson e CEO di Sigma Lithium, una delle principali società attive nel settore del litio.
Cabral colloca l’intesa dentro un quadro più ampio. L’Europa vuole industrializzare una parte della filiera dei materiali critici all’interno del continente, mentre il Brasile è interessato ad attrarre partner disposti a investire nel Paese e a sviluppare la catena del valore fino al punto in cui dispone di vantaggi competitivi. È in questo spazio intermedio, il cosiddetto midstream della supply chain, che le partnership strategiche possono diventare decisive.
Sigma Lithium, spiega Cabral, industrializza il litio fino alla produzione di ossido di litio. Non si tratta quindi di esportare semplicemente materia prima grezza, ma di portare avanti una prima fase di trasformazione industriale nel Paese produttore. Questo consente di rendere il materiale più competitivo e più coerente con le esigenze delle filiere internazionali.
Per l’Europa, il tema non riguarda solo l’accesso ai materiali. Secondo Cabral, il continente deve cercare ambienti produttivi a basso costo, ma anche materiali tracciabili e sostenibili, in linea con il proprio modello regolatorio e industriale. La competitività europea passa anche da qui: costruire autonomia senza perdere il vantaggio della sostenibilità e della trasparenza delle filiere.
L’America Latina, in questo quadro, può diventare un partner naturale. Cabral cita Brasile, Argentina, Cile e Perù come Paesi con un settore minerario e di trasformazione ormai industrializzato, sottoposto a regole stringenti e con una lunga tradizione di organizzazione del lavoro. Nel caso del litio, aggiunge, non esiste davvero la possibilità economica di vendere solo minerale grezzo: servono gradi diversi di industrializzazione nel Paese in cui il materiale viene prodotto.
La sostenibilità, per Cabral, non è un elemento accessorio, ma una condizione della collaborazione. Il Brasile, osserva, ha una delle normative sul lavoro più stringenti al mondo e le imprese devono rispettare livelli elevati di compliance. Sigma Lithium, ricorda, ha raggiunto 1.010 giorni senza incidenti con perdita di tempo e non ha mai registrato fatalità. Non viene presentato come un traguardo straordinario, ma come il rispetto di un obbligo.
È proprio questa combinazione di industrializzazione, tracciabilità, regole del lavoro e sostenibilità che può rendere il Brasile e l’America Latina partner importanti per l’Europa. Per Cabral, l’obiettivo brasiliano è trasformare la ricchezza mineraria in prosperità per il Paese, mentre l’Europa può trovare nella regione una base solida per rendere concreta la propria strategia sui materiali critici.

(Adnkronos) - In uno scenario internazionale caratterizzato da crescente instabilità geopolitica, competizione strategica tra potenze, minacce ibride e profonde trasformazioni tecnologiche, la capacità di comprendere e governare la complessità rappresenta una delle principali sfide per la tutela degli interessi nazionali. Questi i temi al centro del seminario 'Il sistema di sicurezza italiano di fronte alle sfide del nuovo disordine globale', promosso presso Europa experience 'David Sassoli', sede di rappresentanza del Parlamento europeo in Italia, nell'ambito del corso di alta formazione 'Leadership, intelligence e difesa', organizzato da Spes Academy 'Carlo Azeglio Ciampi', Fondazione Aises, ConnectEd Mind e Società italiana di intelligence (Socint).
Dopo i saluti istituzionali di Fabrizio Spada, responsabile dell'ufficio del Parlamento europeo in Italia, sono intervenuti Valerio De Luca, presidente della Fondazione Aises e direttore della Spes Academy, Luca Scognamillo, Capo di gabinetto del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), l'ambasciatore Francesco Talò, inviato speciale Imec e Daniele Ruvinetti, senior advisor della Fondazione MedOr.
Nel suo intervento introduttivo, Valerio De Luca ha evidenziato il legame tra sicurezza nazionale, leadership e qualità delle decisioni: "La sicurezza nazionale -ha affermato- dipende sempre meno dalla sola disponibilità di risorse e sempre più dalla qualità delle decisioni. È da questa consapevolezza che nasce ConnectEd Mind, la prima startup italiana dedicata alla sicurezza cognitiva, sviluppata per rafforzare i processi decisionali attraverso l'integrazione tra pensiero critico, leadership, intelligenza artificiale e metodo dell'intelligence. Oggi la frontiera della sicurezza è cognitiva e la capacità di una Nazione di affrontare le sfide del futuro dipende dalla qualità delle decisioni di chi la guida".
Nel corso del seminario è stato illustrato il ruolo del sistema del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica nel supporto ai processi decisionali dello Stato. Particolare attenzione è stata dedicata al nuovo modello di gestione delle crisi e alla innovazione introdotta dal Dpcm del 22 aprile 2026, volto a rafforzare il coordinamento interistituzionale e la capacità di risposta del sistema nazionale di fronte a minacce sempre più complesse e multidimensionali.
L'ambasciatore Francesco Maria Talò ha evidenziato come l'attuale fase di disordine globale imponga una riflessione sull'evoluzione dell'architettura della sicurezza internazionale e sul ruolo della cooperazione tra alleati e partner strategici: "L'architettura della sicurezza internazionale -ha spiegato- non si fonda più soltanto sugli equilibri militari, ma anche sulla capacità delle democrazie di garantire sicurezza energetica, tecnologica, economica e infrastrutturale. In un contesto segnato da competizione strategica e crescente frammentazione, il rafforzamento della cooperazione tra partner e alleati rappresenta una condizione essenziale per la stabilità, la prosperità e lo sviluppo. Il vecchio ordine internazionale non tornerà più, inutile averne nostalgia; dobbiamo adeguarci ad una realtà di caos ed incertezza; per questo occorre essere più agili nei processi decisionali ed abbattere i compartimenti stagni di strutture che non rispondono alle sfide orizzontali del momento".
Daniele Ruvinetti ha richiamato l'attenzione sulla necessità di rafforzare la resilienza strategica del sistema Paese in uno scenario caratterizzato da rischi sempre più interconnessi: "La sicurezza contemporanea -ha detto- richiede una visione integrata capace di coniugare intelligence, innovazione, resilienza economica e sviluppo del capitale umano. La capacità di proteggere infrastrutture critiche, filiere industriali strategiche ed ecosistemi dell'innovazione rappresenta oggi un elemento decisivo per la competitività e la sicurezza del sistema Paese. Investire nella cultura della sicurezza significa rafforzare la capacità delle istituzioni e delle organizzazioni di affrontare con efficacia scenari sempre più complessi e interconnessi". Nel corso del dibattito è emersa la necessità di rafforzare una cultura della sicurezza capace di integrare intelligence, innovazione tecnologica, sicurezza economica, resilienza democratica e sviluppo del capitale umano. In uno scenario internazionale sempre più competitivo e caratterizzato da profonde trasformazioni geopolitiche e tecnologiche, la formazione delle nuove classi dirigenti rappresenta un investimento strategico per la resilienza e la competitività del sistema Paese.

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La Sardegna raccontata da Grazia Deledda rivive in uno scenario di
grande fascino e nella voce di un'interprete raffinata come Laura
Morante. Sabato 11 luglio, alle 21.30, nel teatro del Parco
Archeologico di Monte Sirai, a Carbonia, l' attrice, e tra i nomi
di spicco del panorama teatrale e cinematografico italiano, porta
in scena una lettura tratta da Canne al vento, il romanzo più
celebre della scrittrice nuorese, che, unica italiana, 100 anni fa
è stata insignita del Nobel per la letteratura. È uno degli
appuntamenti più attesi della 13/a edizione del festival
internazionale Notti a Monte Sirai, all'interno del Festival
Multidisciplinare Sardegna 'Dancing Histor(y)ies' curato
dall'Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di
Spettacolo.
Con una giornata costruita per riflettere su guerre, diritti e
desideri che cambiano il mondo prosegue a Giliácquas (Elmas) Marina
Cafè Noir. Sul palco affacciato sulla laguna di Santa Gilla, il 20
è in programma il secondo appuntamento. Tra i momenti clou dalle 19
sarà protagonista Francesca Mannocchi, reporter di guerra tra le
più apprezzate e rigorose della sua generazione. Presenta Crescere,
la guerra, libro che intreccia testimonianze raccolte nei territori
attraversati dai conflitti e le trasforma in una forma poetica
capace di interrogare i lettori.
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"Pioniere. Le donne che hanno fatto l'Europa" è il titolo della
mostra, già aperta al pubblico, che sarà inaugurata lunedì 22 alle
10, nella Sala Gramsci della Biblioteca di Scienze Economiche
dell'Università di Cagliari.
L'esposizione, prodotta dal Centro per la
Cooperazione Internazionale con il sostegno del Comune di Rovereto
e realizzata in collaborazione con Anpi Rovereto-Vallagarina,
Europe Direct Trentino e Settenove Edizioni, racconta le storie di
undici donne che hanno contribuito in modo determinante alla
costruzione dell'Europa contemporanea. Rivoluzionarie, avvocate,
funzionarie, sindacaliste e docenti che, con il loro impegno, hanno
promosso i valori di pace, diritti, giustizia sociale e
uguaglianza.
"Attraverso un percorso che attraversa il
Novecento, dalla Resistenza ai processi di integrazione europea
fino alle sfide del presente - spiegano dall'Ateneo -, la mostra
restituisce visibilità al ruolo svolto dalle donne nei movimenti
pacifisti, nel mondo del lavoro e nelle istituzioni, evidenziandone
il contributo alla crescita democratica dell'Europa". L'esposizione
comprende 16 pannelli illustrati con testi di Pina Caporaso e
Giulia Mirandola, illustrazioni di Michela Nanut e progetto grafico
di MarameoLab, ispirati all'omonimo volume pubblicato da Settenove
Edizioni nel 2022.
La mostra è visitabile, fino al 30 giugno,
presso la Biblioteca di Scienze Economiche dell'Università di
Cagliari dal lunedì al venerdì, dalle 8.15 alle 19.45, e il sabato
dalle 8.15 alle 17.45. L'ingresso è libero e gratuito.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
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(Adnkronos) - L’uso di Instagram "potrebbe influenzare non soltanto il modo in cui vediamo il nostro corpo, ma anche il modo in cui il cervello percepisce il corpo che abitiamo come 'nostro', insomma potrebbe erodere il senso di sé fino al punto di non riconoscersi più nel proprio corpo, di non sentirsi più ‘a casa’ dentro di esso". È quanto suggerisce uno studio scientifico pubblicato sulla rivista internazionale 'Computers in Human Behavior' e condotto da un team di ricercatori coordinato da Giuseppe Riva, direttore del Humane Technology Lab, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Milano. Lo studio, guidato da Maria Sansoni, solleva l’ipotesi dell'erosione digitale dell'identità corporea (Digital erosion of bodily identity hypothesis): l'idea è che "anni di esposizione a selfie, volti filtrati e rappresentazioni digitali del sé possano gradualmente rendere più permeabili i confini percettivi che ci permettono di riconoscere il nostro volto come unicamente nostro. In altre parole, se per anni viviamo in un mondo digitale in cui tutti i volti tendono ad assomigliarsi, il rischio è che diventi più difficile ricordare ciò che ci rende unici".
La salute mentale di adolescenti e giovani adulti rappresenta oggi una delle principali sfide per la salute pubblica. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, "circa un adolescente su sette e un adulto su otto nel mondo convivono con un disturbo mentale. Tra i fattori che destano maggiore preoccupazione vi sono quelli legati al corpo e all'immagine di sé. In una cultura sempre più centrata sull’apparenza, l'aspetto fisico assume infatti un ruolo crescente nella costruzione dell'identità personale e nelle relazioni con gli altri. Non sorprende quindi che l'insoddisfazione corporea sia oggi associata a un ridotto benessere psicologico e rappresenti un importante fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari, depressione, ansia sociale e bassa autostima" riferisce una nota.
Negli ultimi anni il dibattito scientifico si è concentrato soprattutto sul ruolo dei social media. Piattaforme come "Instagram hanno trasformato il corpo in uno dei principali strumenti di comunicazione e autorappresentazione. In questi ambienti digitali, il volto e l'aspetto fisico - si legge - vengono continuamente esposti, osservati, confrontati, modificati attraverso filtri e valutati attraverso like, commenti e metriche di visibilità. Questo confronto costante con immagini idealizzate e standard estetici spesso irrealistici può aumentare la pressione percepita rispetto al proprio aspetto, contribuendo non solo a una maggiore insoddisfazione corporea ma anche a un giudizio più critico del proprio corpo.
Ma se il problema fosse più profondo? E se i social media non influenzassero soltanto il modo in cui valutiamo il nostro corpo, ma anche il modo in cui costruiamo il senso di chi siamo? È la domanda da cui nasce il nuovo studio che ha esplorato un aspetto finora quasi completamente trascurato: il rapporto tra l'uso di Instagram e i processi che permettono al cervello di riconoscere il proprio volto come appartenente a sé stessi. Il corpo non è infatti soltanto un'immagine da guardare. Ogni giorno il cervello integra continuamente informazioni provenienti dall'interno del corpo (come il battito cardiaco, la posizione degli arti e le sensazioni viscerali) con informazioni provenienti dall'ambiente esterno, ovvero ciò che vediamo e tocchiamo. Da questa integrazione nasce una sensazione apparentemente scontata ma fondamentale: la certezza che quel corpo sia il nostro corpo e che esistiamo come individui distinti dagli altri.
Le neuroscienze "mostrano che questi processi rappresentano uno dei fondamenti dell'identità personale. Quando funzionano correttamente, contribuiscono alla regolazione emotiva, alla consapevolezza di chi siamo e alla sensazione immediata che il nostro corpo ci appartenga - ricorda la nota - Quando si alterano, può diventare più difficile sentirsi pienamente 'a casa' nel proprio corpo, riconoscere con chiarezza i propri stati interni e mantenere una distinzione stabile tra sé e gli altri. Per questo motivo, alterazioni di questi meccanismi sono considerate un fattore di vulnerabilità per diverse condizioni cliniche, tra cui i disturbi alimentari o dissociativi".
"Il team - dettaglia la nota - ha coinvolto 95 giovani adulti, uomini e donne, con un'età media di 26 anni e una storia di quasi otto anni di utilizzo di Instagram. I partecipanti sono stati sottoposti in realtà virtuale a delle esperienze note come illusioni corporee. Attraverso la sincronizzazione di ciò che una persona vede e di ciò che sente sul proprio corpo, queste procedure possono temporaneamente indurre la sensazione che il volto o il corpo di un'altra persona appartenga a sé stessi. Utilizzate da anni nelle neuroscienze, le illusioni corporee permettono di studiare quanto siano solidi i confini che separano il sé dagli altri e che ci consentono di riconoscere il nostro corpo come 'nostro'. La facilità con cui una persona sperimenta queste illusioni rappresenta quindi un indicatore di quanto sia malleabile e plastica l’identità corporea dell’individuo".
I risultati dello studio hanno mostrato per la prima volta un fenomeno inatteso. I ricercatori hanno osservato una sorta di 'effetto dose': più lunga era la storia di utilizzo di Instagram (e quindi da quanti più anni la persona usava la piattaforma), maggiore era la probabilità che i partecipanti percepissero come proprio il volto dello sconosciuto mostrato in realtà virtuale. Il dato è particolarmente interessante perché riguarda il volto, probabilmente l'elemento più personale e più identitario del corpo umano. "È attraverso il volto che ci riconosciamo allo specchio, costruiamo la nostra individualità e veniamo riconosciuti dagli altri – dichiara Riva –. In altre parole, l'associazione non emerge in una qualsiasi rappresentazione corporea, ma proprio nella parte del corpo più strettamente legata al senso di chi siamo".
Secondo gli autori, questi "risultati suggeriscono che un'esposizione prolungata ad ambienti digitali fortemente centrati sull'immagine potrebbe influenzare alcuni dei processi più profondi attraverso cui il cervello costruisce il senso di appartenenza del corpo a sé stesso e distingue il sé dagli altri". Lo studio - conclude la nota - "non dimostra che Instagram provochi problemi di salute mentale, né che queste modificazioni abbiano necessariamente conseguenze negative. Tuttavia, apre una nuova prospettiva sul rapporto tra tecnologia e identità".
"I partecipanti coinvolti nello studio appartengono alla prima generazione cresciuta insieme ai social media: hanno iniziato a utilizzare queste piattaforme durante la tarda adolescenza e le hanno integrate nella propria vita quotidiana per quasi un decennio – chiosa Sansoni - Se già in questi giovani adulti emergono associazioni con processi fondamentali per la costruzione dell'identità corporea, la domanda che si apre riguarda le nuove generazioni e i nuovi adolescenti, che entrano in contatto con queste tecnologie sempre più precocemente e per periodi di tempo sempre più lunghi".

(Adnkronos) - “In Italia il 92% degli oncologi ha utilizzato farmaci antitumorali non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale e al di fuori di sperimentazioni cliniche. Otto su 10 giudicano buona la collaborazione con la farmacia della propria struttura per le richieste di accesso precoce alle terapie. Rimangono però difficoltà procedurali soprattutto a livello burocratico-amministrativo: i moduli risultano molto dispendiosi in termini di tempo di compilazione e i tempi di attesa sono spesso percepiti come lunghi rispetto alle esigenze cliniche”. È il quadro - riferisce una nota - che emerge da una survey dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) diffusa tra gli oncologi italiani a maggio 2026 e presentata oggi durante la Conferenza nazionale organizzata dall’Aiom. L’evento, che si apre oggi a Bologna, vede la partecipazione di rappresentanti di pazienti, clinici, Istituzioni, farmacoeconomisti e dell’industria farmaceutica. L’obiettivo è discutere nuove soluzioni e avanzare proposte per ottimizzare l’accesso precoce ai trattamenti antitumorali in Italia.
"Al momento - continua la nota - in Italia i principali percorsi di ‘early access’ che consentono la totale rimborsabilità da parte del servizio pubblico sono il Fondo Aifa del 5% e la legge 648/1996. Esiste poi l’uso compassionevole/nominale, con fornitura gratuita da parte dell’azienda farmaceutica. Inoltre, un medico può prescrivere un medicinale ‘off label’, ovvero al di fuori delle indicazioni approvate ufficialmente, sottoponendo la richiesta al proprio ospedale, che può decidere di farsi carico della spesa". “Il 44% degli oncologi però dichiara di aver incontrato difficoltà procedurali nell’ambito del fondo 5% dell’Agenzia italiana del farmaco. Ha ammesso lo stesso problema il 32% nel richiedere un farmaco ‘off label’ e il 13% nel ricorrere alla legge 648/96 e il 29% nell’utilizzare programmi uso compassionevole/nominale”.
In Italia “le procedure di negoziazione del rimborso fanno sì che passi un tempo non piccolo prima dell’effettiva disponibilità in pratica clinica di un nuovo farmaco approvato dall’Agenzia Europea dei Medicinali - sottolinea Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom - In oncologia, il fattore tempo è quasi sempre cruciale rispetto alla storia naturale della malattia e alle necessità cliniche dei pazienti. Da qui l’esigenza di avere strumenti efficaci e sicuri per un accesso rapido e precoce alle terapie innovative. L’early access è, infatti, un diritto che va garantito ai nostri pazienti. L’obiettivo dell’indagine presentata a Bologna - continua - era quello di valutare le conoscenze degli oncologi rispetto agli strumenti di accesso precoce, consapevoli che l’aggiornamento tempestivo è fondamentale per evitare una perdita di opportunità per i pazienti. Inoltre, abbiamo voluto indagare sulle eventuali difficoltà procedurali riscontrate”.
Rispetto a un’indagine identica condotta nel 2020 si evidenziano miglioramenti - precisa Di Maio - anche se non sempre i tempi per ottenere un farmaco sono sufficientemente veloci. Come società scientifica siamo inoltre convinti dell’assoluta necessità di valorizzare anche dal punto di vista scientifico i dati prodotti grazie all’early access. L’utilizzo precoce di determinate terapie produce preziose indicazioni per quanto riguarda tollerabilità, tossicità ed efficacia. Finora in Italia è stata poco sfruttata l’informazione scientifica proveniente da pazienti trattati in questo particolare setting. Tutto ciò - rimarca - può essere molto utile anche a fini regolatori in quanto sono potenzialmente dati che indicano come e quanto funziona un nuovo trattamento in una popolazione reale di pazienti italiani”.
“È evidente che in Italia l’accesso precoce ai farmaci innovativi si inserisce in un quadro normativo ancora eterogeneo e complesso - sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto Aiom - Strumenti come i programmi di uso compassionevole e le richieste di accesso al fondo 5% di Aifa rappresentano opportunità importanti, ma non sempre ottengono parere favorevole e, in alcuni casi, i tempi di risposta risultano difficilmente compatibili con le esigenze cliniche dei pazienti. Queste criticità, sommate alle numerose difficoltà che gli oncologi affrontano nella pratica quotidiana, rischiano di scoraggiare il ricorso a percorsi che, invece, possono fare la differenza per i malati”.
Secondo Berardi, “è quindi necessario semplificare le procedure, rendere più omogenei i percorsi e ridurre gli appesantimenti burocratici, affinché l’innovazione possa arrivare in modo più tempestivo a chi ne ha bisogno. Al tempo stesso - aggiunge - la nostra indagine evidenzia anche alcune lacune di preparazione da parte dei medici specialisti. Per questo è fondamentale garantire aggiornamento costante e percorsi formativi qualificati, così da rafforzare un ambito cruciale della nostra professione. Come società scientifica abbiamo già promosso in passato iniziative in questa direzione e intendiamo proseguire nei prossimi anni con nuovi progetti”.
“L’early access è una pratica consolidata in quasi tutti i Paesi Europei - sostiene Giuseppe Curigliano, presidente eletto Esmo-European Society For Medical Oncology - I meccanismi di regolamentazione sono diversificati e riflettono le caratteristiche del singolo servizio sanitario nazionale. Vi sono effettivamente difficoltà ma non bisogna dimenticare come il nostro sia stato finora uno dei primi Paesi in Europa per disponibilità nella pratica clinica di farmaci innovativi. Ciò risulta abbastanza evidente proprio in oncologia. La nostra sanità si ispira a principi universalistici e al diritto alla salute previsto anche dalla Costituzione. Vanno perciò sempre garantite tutte le opportunità di cura ai pazienti e quindi, in caso di necessità, anche un eventuale accesso precoce alle terapie”.
“L’Italia - evidenzia Pierluigi Russo, direttore Tecnico-scientifico Aifa - garantisce ai pazienti elevati standard di cura grazie, innanzitutto, al carattere universalistico del nostro Servizio sanitario nazionale. Proprio per questo è necessario prestare estrema attenzione all’uso delle risorse pubbliche, più di quanto avvenga in altri sistemi sanitari prevalentemente privatistici. In questo contesto le procedure amministrative rappresentano uno strumento essenziale a tutela dell’interesse pubblico: è importante riconoscerne il valore, pur continuando a lavorare per renderle più efficienti. Peraltro, l’Italia dispone già di diversi strumenti normativi per l’accesso precoce a carico del Ssn, in particolare in assenza di alternative di trattamento, e continueremo a impegnarci nella direzione del miglioramento continuo. Due aspetti vanno tuttavia considerati - puntualizza - Il primo riguarda i percorsi regolatori ordinari di autorizzazione a livello europeo e di valutazione della rimborsabilità da parte di Aifa: l’Agenzia ha già migliorato la propria performance, registrando tempistiche tra le migliori in Europa".
"Il secondo concerne l’insieme delle procedure amministrative che coinvolgono le Regioni: sul versante dei farmaci innovativi, la normativa vigente già prevede l’inclusione automatica di tali medicinali nei prontuari regionali; occorre tuttavia considerare anche le tempistiche legate allo svolgimento delle gare pubbliche a livello regionale. È imprescindibile - conclude - la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, a ogni livello organizzativo del Ssn, per garantire l’accesso ai farmaci associati alle migliori evidenze possibili, tenendo conto sia della gravità della patologia nonché del loro vantaggio terapeutico rispetto alle alternative disponibili, in un’ottica di considerazione responsabile della sostenibilità della spesa pubblica”.

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(Adnkronos) - Da Papa Leone XIV a Emmanuel Macron passando per Friedrich Merz e Keir Starmer. La premier Giorgia Meloni è solo l'ultima, in ordine di tempo, a essere stata attaccata dal presidente americano Donald Trump. Se il Pontefice è un debole e il presidente francese "sbaglia sempre", il Cancelliere tedesco non sa di cosa parla quando si esprime sull'Iran.
Meloni "mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena", ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in una intervista telefonica esclusiva a 'L'Aria che tira' su La7, il programma di David Parenzo, di cui si sente la traduzione in italiano ma non la voce del numero 1 della Casa Bianca. A stretto giro è arrivata la replica della premier che parla di "dichiarazioni totalmente inventate".
In realtà la presidente del Consiglio era già stata ataccata dal tycoon in occasione delle affermazioni di Trump su Papa Leone XIV. Il presidente degli Stati Uniti aveva criticato Meloni in un'intervista al Corriere della Sera: "Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo". La premier aveva definito inaccettabili le parole di "Trump nei confronti del Santo Padre". Il Pontefice era stato accusato di avere una posizione 'soft' nei confronti del'Iran: "E' debole contro il crimine, non sono un suo fan". Per poi accusare il Pontefice di "giocare con un Paese che vuole un'arma nucleare". Ma l'attacco del presidente è arrivato anche su Truth: "Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l'Iran possieda un'arma nucleare".
Il presidente francese Macron per anni è stato uno dei 'bersagli' preferiti di Trump. Dopo una fase iniziale di apparente sintonia, il rapporto si è trasformato in una successione di frecciate pubbliche, dalle critiche sulla Nato alle ironie sulla sua vita privata. Neanche Brigitte è stata risparmiata. "Lo tratta molto male", aveva detto della premier dame, riferendosi a una presunta lite che i due avevano avuto in favore di telecamere durante una missione in Vietnam. "Volutamente o meno, Emmanuel sbaglia sempre", aveva aggiunto Trump.
Anche il cancelliere tedesco Merz è finito nel mirino di Trump. Dopo le sue critiche alla strategia americana nella guerra con l'Iran, il presidente americano ha caricato a testa bassa pubblicamente: "Non sa quello che dice". Prima di lui Angela Merkel era stata ripetutamente accusata dal presidente di aver commesso un "errore catastrofico" con la gestione dei flussi migratori e di approfittare della protezione militare statunitense.
Non sono mancati poi gli attacchi contro il Regno Unito. Lo scorso 3 marzo, pochi giorni dopo l'inizio dei raid contro la Repubblica islamica, il capo della Casa Bianca si scagliò contro il primo ministro britannico Keir Starmer per il rifiuto iniziale a concedere l'utilizzo di basi militari britanniche nell'operazione militare. "Non sono contento del Regno Unito - disse Trump parlando ai giornalisti nello Studio Ovale - Ci sono voluti tre o quattro giorni per capire dove potevamo atterrare. Non abbiamo a che fare con Winston Churchill".

(Adnkronos) - Il 25 giugno alle ore 17, il Wmf-We make future, il più grande evento sull’innovazione: Ai, Tech & Digital, dal 24 al 26 giugno a BolognaFiere, accoglierà nuovamente sul mainstage Roberto Saviano, scrittore, sceneggiatore e giornalista protagonista dell'intervento 'Gomorra: 20 anni dopo', dedicato all'eredità culturale, civile e sociale dell'opera che ha segnato una svolta nel racconto delle mafie contemporanee, in dialogo con Cosmano Lombardo, founder e ceo di Search on media group e ideatore del Wmf.
"Crediamo che dare spazio a voci come quella di Roberto Saviano significhi assumersi una responsabilità precisa - afferma l'ideatore del Wmf, Lombardo-: quella di non distogliere lo sguardo da ciò che ancora oggi mina la libertà e la sicurezza delle nostre comunità. La lotta alle mafie non è un tema astratto, ma una realtà che coinvolge chi ogni giorno sceglie di esporsi, di raccontare e di indagare, spesso mettendo a rischio la propria incolumità. È a queste persone che il WMF vuole dare ascolto e spazio, perché senza il loro coraggio non esisterebbe consapevolezza collettiva né possibilità di cambiamento".
Il ritorno di Saviano al Wmf rinnova un dialogo che la manifestazione porta avanti da anni sui temi della legalità, della libertà di informazione e della responsabilità collettiva. Già nel 2019, durante la sua ultima partecipazione al Wmf, lo scrittore e giornalista aveva aperto il mainstage con un intervento dedicato al fenomeno delle fake news e alla necessità di contrastare la disinformazione, sottolineando come l'indifferenza e la neutralità di fronte alle falsità possano trasformarsi in complicità. A distanza di sette anni, il nuovo intervento si inserisce nello stesso percorso valoriale. Con 'Gomorra: 20 anni dopo' Saviano porterà al centro dell'attenzione l'evoluzione delle mafie e il ruolo che conoscenza, consapevolezza e partecipazione civica continuano ad avere nel contrasto ai fenomeni criminali.
A vent'anni dalla pubblicazione di Gomorra, il talk offrirà l'occasione per analizzare come le organizzazioni criminali si siano trasformate nel tempo e quali siano oggi le sfide da affrontare per costruire una società più consapevole, libera e democratica. L'intervento di Saviano si inserisce in un percorso che anche nell'edizione 2026 vedrà la partecipazione di autorevoli protagonisti dell'impegno contro la criminalità organizzata, tra cui il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nicola Gratteri e il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo. Una presenza che conferma come il contrasto alle mafie rappresenti da sempre uno dei temi cardine del Wmf e della sua visione di innovazione come strumento di progresso sociale.
Wmf-We make future è ideato, organizzato e prodotto da Search on media group. La manifestazione si svolge con il patrocinio della Commissione europea, Maeci-ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna.
Con il supporto del Maeci-ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, di Ice-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane e della Regione Emilia-Romagna. In partnership con Visit Emilia-Romagna. Con la collaborazione di BolognaFiere, Cineca ed Esa-European space agency. Main sponsor dell'edizione 2026 Philip Morris e Dell technologies e Intel.

(Adnkronos) - Dalla "lineare" ricostruzione delle sentenze di merito emerge "una chiara volontà, puntualmente ricostruita, di impedire che le precarie condizioni fisiche di Cucchi riscontrate dai due piantoni potessero, in una fase in cui il giovane era ormai deceduto, far ipotizzare che le stesse fossero state originate da situazioni verificatesi tra il suo arresto e il successivo collocamento nella camera di sicurezza e che, come tali, potessero essere ricondotte alle responsabilità degli appartenenti all’Arma dei Carabinieri in servizio presso articolazioni dipendenti dal Gruppo Roma di cui facevano parte tutti gli imputati e al cui vertice vi era Alessandro Casarsa". È quanto scrivono i giudici della Quinta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza del processo sui depistaggi seguiti al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi, il 31enne romano, arrestato il 15 ottobre del 2009 e deceduto sette giorni dopo all'ospedale Sandro Pertini. La Cassazione lo scorso 4 marzo aveva assolto il colonnello Lorenzo Sabatino mentre aveva rigettato i ricorsi degli altri carabinieri che erano stati condannati o per i quali era stata dichiarata la prescrizione nel processo d’Appello: confermate così le condanne per Francesco Di Sano e Luca De Cianni e la prescrizione per il generale Alessandro Casarsa, Francesco Cavallo e Luciano Soligo. Le accuse contestate nel procedimento, nato dall’inchiesta del pm Giovanni Musarò, a vario titolo e a seconda delle posizioni, vanno dal falso, al favoreggiamento, all’omessa denuncia e calunnia.
“E del resto - scrivono i supremi giudici nelle 90 pagine di motivazioni - la stessa circostanza che le annotazioni fossero state realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche, tali da non rendere identificabili le relative differenze, è stato ritenuto indicativo, con valutazione tutt’altro che illogica, dell’obiettivo di occultare le modifiche apportate e, in particolare, i passaggi della prima annotazione ritenuti compromettenti”. Le sentenze, evidenziano ancora i giudici della Cassazione "hanno ritenuto che la condotta di falso fosse finalizzata a coprire le eventuali, possibili, responsabilità dei Carabinieri appartenenti al ‘Gruppo Roma’ (dislocati presso le diverse Stazioni allo stesso afferenti), nella morte di Stefano Cucchi". In merito alla posizione di Sabatino i supremi giudici sottolineano invece che "risulta palesemente mancante l’indicazione di un qualunque elemento fattuale che, al di là di non consentite ricostruzioni congetturali, possa far ritenere che Sabatino abbia agito con il dolo richiesto. Ne consegue che l’ipotesi di una consapevolezza, in capo a Sabatino, della partecipazione" del collega "Cavallo al confezionamento delle false annotazioni, è rimessa unicamente al dato, anch’esso del tutto indimostrato, di una qualche forma di interlocuzione tra i due imputati, fondato in maniera totalmente congetturale e meramente suggestiva sul loro risalente rapporto professionale e sulla vicinanza fisica dei rispetti uffici". (di Assunta Cassiano)

(Adnkronos) - Il tumore al seno metastatico è una patologia sempre più cronicizzabile grazie a terapie innovative che consentono di convivere con la neoplasia e continuare ad avere una buona qualità della vita guardando al futuro.
Queste donne oggi hanno un aiuto in più grazie alla campagna 'In seno al futuro', promossa da Daiichi Sankyo e da AstraZeneca - giunta alla seconda edizione - che attraverso un video racconto costruito attorno a 4 parole chiave - ricerca, fiducia, percorso, relazione - sviluppa il percorso di cura delle pazienti mettendo al centro non la malattia la persona con le sue speranze e la voglia di futuro. L'ambassador del progetto è Diego Passoni, speaker e conduttore radiofonico di Radio Deejay, la voce narrante e il facilitatore che accompagna la riflessione sul significato più profondo di ogni singola parola, per approfondire i diversi aspetti della malattia e della cura. Solo in Italia sono 55.000 le donne che convivono con un carcinoma mammario metastatico. Nel 2024 le nuove diagnosi di tumore al seno sono state circa 54.000, di cui il 6-7% già di IV stadio. Si parla di metastasi quando le cellule tumorali si diffondono dalla mammella ad altre parti del corpo. Questo può accadere anche molti anni dopo l'intervento chirurgico e le terapie post-operatorie, nonostante il tumore primario sia stato completamente rimosso.
Nei video, uno per ognuna delle 4 parole, la voce narrante accompagna i dialoghi con i rappresentanti delle associazioni dei pazienti e delle esperte che hanno dato il loro contributo alla campagna. In particolare, Diego incontra Flori Degrassi, presidente di Andos nazionale Ets; Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia; Antonella Campana, presidente di Fondazione IncontraDonna; Chiara Milanesi, responsabile della sezione di Forlì di Salute Donna Odv, e le esperte Grazia Arpino, professore associato di Oncologia medica e responsabile del gruppo di tumore mammario all'università Federico II di Napoli; Valentina Guarneri, professore ordinario di Oncologia medica all'università di Padova; Manuelita Mazza, Section Head Breast Cancer Oncology presso la Cleveland Clinic di Abu Dhabi, e Gabriella Pravettoni, professore ordinario di Psicologia delle decisioni del Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell'università degli Studi di Milano. Un flusso di opinioni, un confronto aperto e sincero che offre una diversa prospettiva su cosa significhi convivere con la malattia e immaginare un futuro con una diagnosi di tumore al seno metastatico, attraverso le parole.
"Sono molto felice - afferma Passoni - di far parte di 'In seno al futuro', un progetto che vuole raccontare le nuove possibilità che la ricerca e l'innovazione offrono alle pazienti con tumore al seno metastatico che possono ora immaginare, insieme a caregiver, amici e familiari, un futuro con lunghe prospettive. Ricerca, fiducia, relazione e percorso sono le 4 parole simbolo della campagna, che ci hanno permesso di raccontare, in modo forte e autentico, questo cammino prospettico. Ringrazio, in particolare, le associazioni pazienti e i clinici che ho incontrato e che hanno raccontato insieme a me il cammino nuovo delle pazienti. Con un contributo valoriale immenso, hanno aiutato me e aiuteranno chi seguirà la campagna a capire il vero significato di questo percorso".
"Siamo orgogliosi di aver realizzato la seconda edizione di 'In seno al futuro' - dichiara Mauro Vitali, Vice President Head of Oncology Daiichi Sankyo Italia - È importante sostenere campagne come questa perché oggi il tumore al seno metastatico richiede una narrazione nuova e più aderente alla realtà delle pazienti e delle loro famiglie. Oggi possiamo parlare di futuro perché esistono innovazioni concrete e, grazie alla ricerca, è sempre più possibile convivere con questa patologia mantenendo una buona qualità di vita. Questo cambiamento va accompagnato da informazione, consapevolezza e ascolto. La campagna, che nasce dalla collaborazione tra associazioni pazienti e clinici e dall'alleanza tra Daiichi Sankyo e AstraZeneca, rappresenta il nostro impegno condiviso per dare risposte concrete ai bisogni delle pazienti e contribuire a un'evoluzione reale dei percorsi di cura". Tutti i contenuti, compresi gli approfondimenti e i numeri sulla patologia e una sezione dedicata ai contenuti della campagna del 2024, saranno pubblicati sul sito dedicato alla campagna, www.insenoalfuturo.it.

(Adnkronos) - Con 56.000 nuove diagnosi ogni anno, i tumori del seno rimangono al primo posto per incidenza e come causa di mortalità per cancro nella popolazione femminile mondiale. La prevenzione, in tutte le sue forme, rappresenta uno strumento molto efficace nell’azione di contrasto a questa patologia, tuttavia, ancora oggi permangono diseguaglianze nelle opportunità di tutela della salute che colpiscono soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione. Le persone anziane, in particolare, hanno più difficoltà ad accedere agli esami di prevenzione: difficoltà economiche nel sostenere i costi di esami diagnostici non completamente coperti dal sistema sanitario nazionale, la mancanza di una rete familiare adeguata, la sedentarietà e le ridotte possibilità di spostamento sono alcuni dei fattori che rendono più difficile una tutela efficace della salute in questa fascia della popolazione. Per colmare queste diseguaglianze assistenziali, in particolare nelle fasce più fragili delle persone anziane, Komen Italia realizza 'La Carovana D’Argento' che, con il supporto di Roma Capitale, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, l’Ospedale Isola Tiberina - Gemelli Isola e delle Case sociali delle persone anziane e del quartiere, offrirà gratuitamente opportunità 'a domicilio' di protezione della salute.
Il progetto - informa una nota di Komen Italia - partito simbolicamente in occasione della 27esima edizione della 'Race for the Cure di Roma', prevede un percorso di 26 tappe e raggiungerà ciascun Municipio di Roma offrendo esami gratuiti di prevenzione secondaria a oltre 3.000 donne che per l’età avanzata non beneficiano più dei programmi di screening oncologici regionali. Le Unità mobili della Komen Italia, allestite con dotazioni tecnologiche di ultima generazione - si legge - opereranno con un’équipe multidisciplinare composta da personale sanitario specializzato della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola e da personale sanitario volontario della Komen Italia.
"Roma grazie alla preziosa collaborazione con Komen Italia, con la Fondazione Policlinico Gemelli e l’Ospedale Gemelli Isola, sta raggiungendo negli anni migliaia di donne diffondendo il messaggio straordinario della prevenzione. Questa è un’edizione speciale: con la Carovana d’Argento portiamo nei territori, in periferia, in tutti i Municipi cliniche mobili, medici e volontari, rivolgendoci alle donne over 74 e a quelle che hanno maggiori difficoltà ad accedere agli screening. Saranno inoltre disponibili consulenze nutrizionali gratuite aperte a tutte le donne, anche a coloro che non rientrano nella fascia d’età interessata dall’iniziativa. È compito delle Istituzioni moltiplicare le opportunità e favorire concretamente il diritto alla salute". Così Mariano Angelucci, consigliere capitolino e metropolitano, presidente della Commissione Turismo, Moda e Relazioni internazionali di Roma. "La prevenzione è uno strumento che salva la vita e dobbiamo diffonderne la cultura in tutte le fasce della popolazione. Siamo orgogliosi della collaborazione con Komen Italia e con la Fondazione Gemelli che permetterà, grazie a medici e volontari, di raggiungere tante donne in tutti i Municipi di Roma e presso le Case Sociali delle Persone Anziane e del Quartiere per offrire screening gratuiti. Un messaggio positivo per dare più opportunità e più diritti" aggiunge Valeria Baglio, capogruppo in Assemblea capitolina.
"L’età è il principale fattore di rischio per lo sviluppo di un tumore del seno” - ricorda Riccardo Masetti, fondatore di Komen Italia -. Mentre a 50 anni si ammala di tumore del seno una donna ogni 40, all’età di 75 anni se ne ammala una ogni 9-10. E queste ultime per criteri di età non sono più incluse nei programmi regionali di screening oncologico. Ecco il valore aggiunto della Carovana D’Argento nell’offrire esami di diagnosi precoce dei tumori del seno a donne che per età risultano più vulnerabili e che hanno accesso ridotto ad opportunità di tutela della salute". "La prevenzione non ha età - commenta Alba di Leone, presidente di Komen Italia. Anticipare, contenere effetti collaterali, prendersi cura è l'impegno collettivo che in questa sinergia virtuosa vogliamo mettere in campo per raggiungere la nostra preziosa popolazione d'argento. Komen Italia ancora una volta chiama a raccolta la parte più bella della nostra società per rispondere a bisogni sussurrati e dare risposte concrete".
"Il Gemelli mette a disposizione di questo progetto la propria esperienza clinico-assistenziale e le competenze multidisciplinari dei nostri professionisti, perché crediamo che la qualità delle cure non possa fermarsi alle porte dell’ospedale, ma debba arrivare dove le persone vivono - afferma Daniele Piacentini, Direttore Generale Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs -. La ‘Carovana D’Argento’ rappresenta per noi un impegno concreto verso le donne anziane, che spesso hanno difficoltà ad accedere ai percorsi di screening e ad una diagnosi precoce: un’attenzione che sentiamo come parte della missione stessa della Fondazione Policlinico Gemelli. La collaborazione con Komen Italia, Roma Capitale e l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola dimostra quanto la sinergia tra istituzioni sanitarie, sociali e del territorio possa essere una strada efficace per integrare in modo capillare la rete di prevenzione e screening regionale, che invitiamo tutti i cittadini ad utilizzare sempre di più e con regolarità perché è una risorsa preziosa ed efficace per la tutela della nostra salute".
"Come Ospedale Isola Tiberina – dichiara il direttore generale Giovanni Arcuri – siamo particolarmente lieti di sostenere, al fianco di Komen Italia, il progetto Carovana d’Argento dedicato alla terza età. La nostra collaborazione con la Carovana della Prevenzione, già attiva attraverso due unità mobili, testimonia il nostro impegno per una sanità sempre più vicina alle persone. Questo nuovo progetto rafforza questa missione, portando prevenzione, informazione e salute direttamente sul territorio e promuovendo una cultura della cura che accompagni ogni fase della vita".
"Ad oggi, grazie l’ausilio delle 8 Unità Mobili della 'Carovana della Prevenzione' di Komen Italia - conclude la nota - sono state offerte opportunità di tutela della salute ad oltre 300.000 donne in 19 regioni italiane. 'La Carovana d’Argento' di Komen Italia vuole sensibilizzare sulla necessità di estendere la cultura della prevenzione e il monitoraggio clinico durante tutte le stagioni della vita, evitando che la terza età si traduca in una forma di esclusione dal diritto alla salute e alla diagnosi precoce".

(Adnkronos) - "Negli ultimi dieci anni l'immunoterapia ha cambiato profondamente la storia dell'oncologia. Non avevamo mai visto prima un'innovazione diffondersi così rapidamente e modificare in modo così significativo la capacità di cura e la qualità della vita dei pazienti". Lo ha detto Carmine Pinto, direttore dell'Oncologia medica del Comprehensive Cancer Center dell'Irccs di Reggio Emilia, intervenendo alle celebrazioni per gli 80 anni di Bristol Myers Squibb in Italia oggi a Roma (Centro Studi Americani). Secondo Pinto, l'introduzione dei farmaci immunoterapici ha rappresentato una svolta in diverse patologie tumorali. "Siamo passati da un'unica terapia disponibile a un'intera classe di trattamenti che hanno migliorato sopravvivenza e qualità di vita in tumori dove fino a pochi anni fa le prospettive erano molto limitate" ha spiegato.
Un esempio emblematico è quello del melanoma metastatico: "La sopravvivenza mediana - ricorda Pinto all'Adnkronos Salute - era inferiore a un anno per molti pazienti, mentre oggi con le combinazioni immunoterapiche una quota significativa di persone (oltre il 50% dei pazienti) è viva a distanza di sette anni. Questo significa che una parte dei pazienti può essere considerata guarita. Progressi importanti si stanno registrando anche nel tumore del rene, del polmone e nei tumori caratterizzati da instabilità microsatellitare, dove le nuove combinazioni terapeutiche stanno aprendo prospettive di sopravvivenza molto più lunghe e, per alcuni pazienti, di possibile guarigione".
La nuova frontiera, ha sottolineato Pinto, è "anticipare sempre di più l'utilizzo dell'immunoterapia. Il passaggio fondamentale è trattare la malattia nelle fasi iniziali, prima o dopo la chirurgia, per aumentare ulteriormente le possibilità di cura". Restano però alcune sfide aperte. "Abbiamo bisogno di migliorare la selezione dei pazienti attraverso biomarcatori sempre più efficaci, per offrire la terapia giusta al paziente giusto nel momento giusto". Secondo l'oncologo, inoltre, il cambiamento delle prospettive di sopravvivenza impone una nuova organizzazione dell'assistenza: "Alcuni tumori stanno diventando malattie croniche. I pazienti devono essere accompagnati nel tempo, perché emergono nuovi bisogni legati alla gestione delle terapie, degli effetti collaterali e della qualità della vita" ha poi concluso.

(Adnkronos) - "Negli ultimi 10-15 anni la prognosi delle malattie ematologiche è cambiata in modo straordinario grazie all'arrivo di nuove terapie e strategie di trattamento". Lo ha detto Armando Santoro, direttore del Cancer Center dell'Irccs Humanitas Research Hospital di Rozzano, intervenendo da remoto alle celebrazioni per gli 80 anni di Bristol Myers Squibb in Italia, oggi a Roma (Centro Studi Americani). Santoro ha ricordato come alcuni tumori del sangue abbiano beneficiato in modo particolare dell'innovazione farmacologica. "Un esempio è la leucemia mieloide cronica, una delle prime patologie in cui l'introduzione di nuovi farmaci ha permesso di ottenere risultati impensabili in passato, fino alla guarigione di una quota significativa di pazienti". Progressi importanti si sono registrati anche nel mieloma multiplo, una malattia che oggi "ha una storia completamente diversa rispetto a 10-15 anni fa. Grazie agli immunomodulanti, ai nuovi anticorpi e ai farmaci bispecifici, oggi molti pazienti possono raggiungere sopravvivenze superiori ai dieci anni" ha sottolineato.
Un ruolo sempre più importante è svolto inoltre dalle terapie cellulari avanzate, come "le Car-T, che hanno rappresentato una svolta soprattutto nel trattamento dei linfomi. Questa tecnologia ha prodotto risultati straordinari e il suo utilizzo si sta estendendo anche ad altre patologie ematologiche, compreso il mieloma multiplo".
Santoro ha evidenziato il valore dell'immunoterapia: "È stata una delle innovazioni più importanti in ematologia. Oggi viene utilizzata in diverse forme di linfoma, compresi il linfoma di Hodgkin e alcuni linfomi non Hodgkin, con percentuali elevate di risposta e, in molti casi, di guarigione". Guardando al futuro, secondo l'esperto, la sfida sarà "continuare a sviluppare nuove combinazioni terapeutiche. Sono in corso numerosi studi con nuove molecole e il nostro centro partecipa attivamente alla ricerca clinica. Le straordinarie innovazioni viste nell'ultimo decennio fanno pensare che nei prossimi anni potremo ottenere risultati ancora migliori, con una quota crescente di pazienti non solo in remissione, ma potenzialmente guariti", ha poi concluso.

(Adnkronos) - "La storia di Bristol Myers Squibb nel campo cardiovascolare è una storia di innovazione che ha contribuito a cambiare il destino di molti pazienti". Lo ha detto Gianfranco Sinagra, direttore del Dipartimento cardiotoracovascolare dell'Università di Trieste e presidente della Società italiana di cardiologia (Sic), intervenendo alle celebrazioni per gli 80 anni di Bms in Italia, oggi a Roma (Centro Studi Americani). Sinagra ha ricordato come la "ricerca abbia modificato nel tempo la gestione di importanti patologie cardiovascolari, migliorando la qualità della vita e aumentando la sopravvivenza dei pazienti. Dallo scompenso cardiaco alla fibrillazione atriale, fino alle alterazioni del colesterolo e alle più recenti innovazioni nella cardiomiopatia ipertrofica, la ricerca ha permesso di intervenire sempre più efficacemente sulle malattie".
Secondo il presidente della Sic, "il vero salto di qualità è arrivato dalla capacità della medicina moderna di agire sui meccanismi alla base delle patologie. Le nuove terapie - ha spiegato all'Adnkronos Salute - non si limitano più a controllare i sintomi, ma puntano direttamente alle cause della malattia, intervenendo sui meccanismi molecolari".
Un esempio significativo è rappresentato dalla cardiomiopatia ipertrofica, una "patologia spesso legata a fattori genetici che può colpire anche persone giovani" e avere un forte impatto sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie. "Le nuove terapie capaci di agire sui meccanismi della malattia rappresentano una vera innovazione perché permettono un approccio più preciso e personalizzato", ha aggiunto. Per Sinagra, questa è la direzione della cardiologia del futuro: "Dobbiamo continuare a investire nella ricerca per comprendere sempre meglio i meccanismi delle malattie e sviluppare trattamenti sempre più mirati, efficaci e capaci di migliorare i risultati nel lungo periodo".
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