
Una tempestiva e corretta presa in carico dei pazienti con steatosi epatica a maggior rischio di eventi clinici, in quanto affetti da Mash e/o da fibrosi avanzata, non rappresenta soltanto la miglior strategia per prevenire l'evoluzione verso la cirrosi e le sue complicanze - epatocarcinoma e insufficienza epatica - e per ridurre mortalità e necessità di trapianto di fegato, ma costituisce una concreta opportunità di risparmio di risorse per il Ssn. Con l'obiettivo di definire le migliori strategie diagnostiche e terapeutiche per affrontare la steatosi epatica, specie la forma più aggressiva, si è svolto oggi al Senato un Tavolo di confronto, su iniziativa della senatrice Ylenia Zambito, segretario X Commissione del Senato, a cui hanno partecipato rappresentanti della comunità scientifica, rappresentanti istituzionali e associazioni di categoria.
La steatosi epatica - si legge in una nota - sta rapidamente diventando una delle principali sfide per la sanità pubblica italiana: la diagnosi è spesso tardiva e questo comporta costi sanitari diretti (ricoveri ripetuti, complicanze, percorsi diagnostici complessi e trapianti) e costi indiretti elevati (perdita di produttività, pensionamento precoce, invalidità, morte prematura, carico crescente per caregiver e famiglie). La percentuale di pazienti con steatosi epatica e candidati a trapianto di fegato è aumentata significativamente negli ultimi anni (dal 12,54% al 20,16% nel periodo 2012-2022). La forma più severa della steatosi epatica, definita steatoepatite (Mash) rappresenta il fenotipo progressivo di questa condizione in grado di portare alla deposizione di fibrosi e, potenzialmente, di causare cirrosi. La fibrosi rappresenta il principale fattore di rischio per eventi clinici epatici che aumentano la mortalità e possono rappresentare un'indicazione di trapianto di fegato. E' dunque un predittore prognostico rilevante, e la sua stadiazione permette di mettere in atto programmi di sorveglianza e di cura. Infatti, più tardivi sono diagnosi e trattamento, maggiore è il rischio di progressione della malattia e l’incidenza di eventi clinici a essa correlati.
"Siamo di fronte a una condizione clinica molto complessa, con un impatto sociale e clinico rilevante - ha dichiarato la senatrice Zambito - E' una patologia che richiede una presa in carico del paziente strutturata e multidisciplinare sul territorio, percorsi condivisi e rapidità diagnostica. L'incontro di oggi, tra istituzioni, associazioni, parti terze e classe medica, ha lo scopo di analizzare la complessità della malattia, a partire dai dati epidemiologici che indicano chiaramente l'urgenza e l'opportunità della presa in carico dei casi severi per ridurre la mortalità e contenere in maniera significativa i costi diretti e indiretti a carico del Servizio sanitario nazionale".
"La steatosi epatica, insieme alla sua forma più progressiva (steatoepatite) - ha spiegato Giacomo Germani, segretario Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf) e direttore Unità Trapianto multiviscerale Aou di Padova - rappresenta oggi una delle principali cause di danno epatico nei Paesi occidentali e avrà un impatto sempre maggiore sull'insorgenza di cirrosi, epatocarcinoma e insufficienza epatica, con conseguente aumento della necessità di trapianto di fegato. In Italia ogni anno circa 16mila persone muoiono a causa della cirrosi e delle sue complicanze, e vengono effettuati circa 1.700 trapianti di fegato. Grazie a una presa in carico mirata dei pazienti a rischio, ovvero quelli affetti da malattia progressiva e/o fibrosi avanzata, e grazie all'innovazione terapeutica si potrebbero ridurre mortalità e costi associati. Non si tratta di una condizione limitata al fegato - ha precisato - ma di un quadro clinico e sistemico complesso che comporta un aumentato rischio di diabete, di eventi cardio e cerebrovascolari, di problematiche renali e un incremento di sviluppo di neoplasie". All'interno di questo contesto, ha evidenziato l'esperto, "il ruolo dell'epatologo sta evolvendo. Non è più lo specialista che si occupa della gestione della malattia epatica, ma è una figura clinica con competenze multidisciplinari, che lavora in un team integrato con diabetologi, cardiologi, internisti e medici di medicina generale, intervenendo durante tutto il percorso di presa in carico del paziente". L'epatologo, pertanto, diventa "centrale per assicurare non solo un approccio diagnostico tempestivo, ma anche un trattamento, che a breve sarà anche farmacologico. Tutto questo è fondamentale per affrontare una patologia in continua crescita e ad alto impatto sulla salute pubblica".
Il 3 novembre 2025, Aisf ha pubblicato i risultati della survey nazionale dedicata alla Masld (malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica)/Mash, con l'obiettivo di fotografare il volume, le caratteristiche cliniche e le modalità di gestione dei pazienti già riferiti ai centri specialistici italiani. "La steatosi epatica, specialmente nei suoi stadi avanzati, non può più essere considerata una condizione transitoria - ha affermato Massimiliano Conforti, neo-presidente dell'Associazione EpaC - E' una malattia seria e va affrontata con la stessa attenzione riservata alle altre patologie croniche del fegato. Per questo è fondamentale che i pazienti vengano seguiti da specialisti epatologi, gli unici in grado di garantire un percorso diagnostico-terapeutico appropriato e tempestivo. Riteniamo urgente che la steatosi epatica venga finalmente inserita nei livelli essenziali di assistenza e che venga creato uno specifico codice di esenzione, all'interno dell'attuale codice 016 dedicato alle epatiti croniche: un passo indispensabile per tutelare i pazienti, garantire equità di accesso e costruire percorsi di cura realmente efficaci".
Il presidente dell'Intergruppo parlamentare Epatiti virali e malattie del fegato, Gianni Berrino, ha sottolineato che "l'evoluzione epidemiologica di questa malattia impone un cambio di paradigma. Dopo i risultati ottenuti nella gestione dell'epatite C grazie a politiche sanitarie coordinate, è necessario ora concentrare l'attenzione sulla steatosi epatica, rafforzando la diagnosi precoce e la presa in carico dei pazienti a rischio. La popolazione che necessita di trattamento specialistico è numericamente contenuta, ma il suo peso clinico e sociale è significativo. La malattia genera un impatto economico rilevante per il nostro sistema sanitario. Il costo medio annuo per paziente con forma grave può arrivare a circa 13mila euro, mentre l'onere complessivo per il Servizio sanitario nazionale è stimato in oltre 7,7 miliardi di euro annui rispetto alla popolazione non affetta. Numeri che dimostrano come la prevenzione e l'intervento tempestivo non siano solo una scelta clinica, ma anche una strategia di sostenibilità per il sistema sanitario".

Torna Earth Hour - L’Ora della Terra, la più grande mobilitazione globale per il clima e la natura promossa dal Wwf, quest’anno alla sua ventesima ricorrenza. Sabato 28 marzo alle 20.30 il momento simbolico che unisce persone, città, istituzioni e imprese in ogni parte del mondo in un gesto semplice ma potentissimo: spegnere le luci per un’ora per accendere l’attenzione sulla crisi climatica e il futuro del Pianeta.
Nata a Sydney nel 2007, Earth Hour è cresciuta fino a diventare un evento planetario che nel 2025 ha coinvolto quasi 200 Paesi, con lo spegnimento simbolico delle luci di monumenti iconici, strade, piazze ed edifici pubblici e privati. Anche quest’anno l’Italia parteciperà con spegnimenti e iniziative locali, confermando l’impegno diffuso della società civile e delle municipalità.
A Roma si spegneranno le luci del Colosseo e di Fontana di Trevi, dove si terrà l’appuntamento centrale italiano. Si spegneranno a Firenze le luci di Palazzo Vecchio e Torre Arnolfo, parte di Ponte Vecchio, il David a piazzale Michelangelo, Torri e Porte storiche; a Milano la Torre del Filarete del Castello sforzesco, a Venezia Piazza San Marco, a Pescara la Torre Civica, a Lecce Porta San Biagio. A Napoli luci spente per il Maschio Angioino; parteciperà anche l’Arcidiocesi che spegnerà le illuminazioni di alcune chiese particolarmente rappresentative della città, tra cui il Duomo, la Basilica dell’Incoronata – Madre del Buon Consiglio (Capodimonte) e la Basilica di San Giovanni Maggiore.
Nell’anno in cui il Wwf Italia compie 60 anni, l’organizzazione torna a ribadire che "la lotta alla crisi climatica ha un ruolo fondamentale per la nostra vita e per fronteggiare i rischi che sta correndo la natura, e che ogni gesto che compiamo è un contributo enorme alla tutela del clima e della nostra sicurezza, oggi e nel futuro".
Con questa iniziativa il Wwf Italia chiede a tutti di compiere un gesto per il clima e il Pianeta per 60 minuti: "Un gesto concreto che, insieme a quello di migliaia di persone nel mondo, darà un contributo importante per un futuro più sicuro e sostenibile per tutti. Ognuno può partecipare non solo spegnendo le luci, ma anche dedicando quell’ora ad attività a beneficio dell’ambiente: iniziative di volontariato, eventi comunitari, momenti educativi o riflessioni personali sui propri comportamenti quotidiani".
Il Wwf Italia in questa occasione chiede alle municipalità di "impedire le pubblicità di combustibili fossili negli spazi pubblici, sul modello di quanto fatto in maniera pionieristica dalla città di Firenze o da alcune capitali europee come Amsterdam. Inoltre, è sempre più urgente l’approvazione di una Legge nazionale sul Clima, fondamentale per avviare una trasformazione profonda e trasversale di tutti i settori".

Nino 'Gaspare' Formicola, partner di Andrea Maria Cipriano Brambilla nello storico due 'Zuzzurro e Gaspare', è stato ospite oggi a La volta buona per ricordare l'amico e collega, insieme a Patrizia Aicardi, sorella di Gaspare e vedova di Brambilla, morto il 24 ottobre del 2013 dopo una battaglia contro il tumore ai polmoni.
Tra risate e nostalgia, Formicola ha ricordato anche i battibecchi familiari che si creano dopo il loro matrimonio: "Quando litigavano il problema ero sempre io", ha detto. "Lei mi diceva 'il cretino del tuo socio' e lui 'l'imbecille di tua sorella' e io finivo sempre in mezzo".
La moglie di Zuzzurro ha raccontato com'è nata la loro storia d'amore. All'epoca lavorava con il duo comico-cabarettistico come costumista e ha raccontato che fu proprio lui a corteggiarla con insistenza. "Io lavoravo con loro e lui mi faceva la corte. Poi siamo usciti dopo Natale, e alla fine… siamo andati a cena in un locale, lui arrivò senza telefono. A un certo punto squilla il mio: era il segretario. Gli passo il telefono e la serata finisce lì. Io me ne sono andata", ha raccontato con aria di sfida.
"Lei l’ha messo in riga", ha scherzato Gaspare, puntando sul carattere deciso della sorella.
Nonostante quell'inizio un po' movimentato, tra i due nacque una bella storia d'amore da cui sono nati due figli: "È stato un papà spettacolare", ha raccontato Patrzia Aicardi.
Gaspare ha raccontato un tenero retroscena che racconta molto chi era Andrea: "Stavamo lavorando a Venezia per un tour teatrale. Finivamo intorno a mezzanotte, Andrea partiva subito da Venezia per andare a Milano ed essere lì al mattino per accompagnare i bambini a scuola, e poi ritornava a Venezia per lavorare".

"La nutrizione è un elemento fondamentale nella cura dei pazienti oncologici e dovrebbe essere valutata fin dal momento della diagnosi. Il paziente oncologico può presentare problemi di malnutrizione già al momento della diagnosi e questa condizione tende a peggiorare nel corso della malattia, soprattutto durante le terapie attive". Lo ha spiegato Paolo Pedrazzoli, direttore dell'Oncologia del Policlinico San Matteo di Pavia Irccs e coordinatore del Gruppo di lavoro sulla Nutrizione del paziente oncologico dell'Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), nonché coordinatore delle Linee guida nazionali Aiom sulla Nutrizione nei pazienti oncologici in terapia attiva, intervenendo all'incontro stampa 'Prevenzione e screening nutrizionali precoci: un nuovo capitolo per il paziente oncologico', che si è tenuto oggi al Senato.
Secondo l'oncologo, la malnutrizione ha un impatto diretto sull'efficacia delle cure. "Un paziente malnutrito spesso non riesce a sostenere pienamente i trattamenti. Questo comporta un aumento della tossicità delle terapie, più ricoveri ospedalieri e quindi anche maggiori costi sanitari", ha sottolineato. La condizione nutrizionale influisce anche sulla possibilità di seguire correttamente le cure. "Quando il paziente è malnutrito - ha aggiunto Pedrazzoli - diventa più difficile rispettare tempi e dosaggi dei farmaci. Tutto questo incide non solo sulla qualità di vita, ma anche sulla prognosi". Per questo motivo, secondo l'esperto, la presa in carico nutrizionale dovrebbe iniziare subito. "Il mantenimento di uno stato nutrizionale adeguato è associato a risultati clinici migliori. Si stima che circa il 20% dei pazienti oncologici muoia per problematiche legate alla malnutrizione", ha rimarcato.
Negli ultimi anni il tema ha ricevuto crescente attenzione, anche grazie al lavoro delle società scientifiche come Aiom e delle associazioni di pazienti. Tra le richieste rivolte alle istituzioni c'è quella di rafforzare lo screening nutrizionale precoce. "Chiediamo che la valutazione nutrizionale diventi obbligatoria per tutti i pazienti oncologici, fin dal primo accesso in ospedale", ha precisato Pedrazzoli. Alcune Regioni hanno già adottato misure in questa direzione: "La Lombardia, ad esempio, ha introdotto un sistema che penalizza economicamente le strutture che non effettuano lo screening nutrizionale nei pazienti ricoverati". Tra le proposte avanzate dagli specialisti anche quella di garantire l'accesso gratuito ai supplementi nutrizionali orali e di rendere lo screening nutrizionale una pratica sistematica in tutti gli ospedali. "Alle istituzioni chiediamo più attenzione su questo aspetto per troppo tempo sottovalutato", ha concluso l'esperto.

"E' fondamentale individuare precocemente i pazienti oncologici a rischio di malnutrizione per migliorare gli esiti clinici e la tolleranza alle terapie". Lo ha detto Annalisa Mascheroni, segretario della Sinpe (Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo) e direttrice della Struttura di Nutrizione clinica dell'ospedale di Melegnano (Milano), intervenendo all'incontro stampa 'Prevenzione e screening nutrizionali precoci: un nuovo capitolo per il paziente oncologico', promosso dalla senatrice della Lega Elena Murelli (X Commissione del Senato), oggi a Roma.
"Il supporto nutrizionale precoce è essenziale per migliorare gli esiti clinici nei pazienti oncologici - ha affermato - Per intervenire in modo tempestivo è necessario identificare subito i pazienti malnutriti o a rischio di malnutrizione. Questo è possibile grazie a strumenti di screening validati che abbiamo già a disposizione". Una volta individuati i pazienti a rischio, è necessario avviare un trattamento nutrizionale idoneo adeguato. "L’intervento - ha spiegato Mascheroni - può consistere in counseling nutrizionale, supplementi nutrizionali orali oppure nutrizione artificiale, a seconda delle necessità cliniche". Secondo l'esperta, però, in Italia l'accesso a questi interventi non è uniforme. "La situazione è ancora molto eterogenea tra le regioni. In alcune, come la Lombardia da cui provengo, lo screening nutrizionale è stato reso obbligatorio e i pazienti possono accedere a trattamenti nutrizionali orali, come gli Ons. In altre regioni, invece, queste opportunità non sono ancora garantite".
Per quanto riguarda i pazienti più a rischio di malnutrizione, Mascheroni ha indicato alcune tipologie di tumore particolarmente critiche. "Sono soprattutto i tumori del pancreas, dell'apparato gastrointestinale - come esofago e stomaco - i tumori testa-collo e il tumore del polmone. Queste patologie hanno un impatto nutrizionale particolarmente forte, non caso sono 'big killer' dal punto di vista nutrizionale". "Detto questo - ha concluso - tutti i pazienti oncologici dovrebbero comunque essere sottoposti a una valutazione nutrizionale".

"La presa in carico nutrizionale del malato oncologico deve iniziare al momento della diagnosi e non quando le condizioni del paziente sono già talmente compromesse da impedire l’avvio dei trattamenti". Lo ha detto Maurizio Muscaritoli, presidente della Sinuc (Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo), intervenendo alla conferenza stampa 'Prevenzione e screening nutrizionali precoci: un nuovo capitolo per il paziente oncologico', promossa dalla senatrice della Lega Elena Murelli (X Commissione del Senato), oggi a Roma. "Lo diciamo chiaramente da anni - ha spiegato Muscaritoli - e lo abbiamo anche pubblicato: i concetti alla base di questa indicazione sono quelli del 'parallel pathway', cioè un percorso di presa in carico metabolico-nutrizionale del paziente oncologico che deve iniziare fin dalla diagnosi e procedere in parallelo al percorso diagnostico-terapeutico oncologico, che è già molto ben consolidato".
Secondo il presidente Sinuc, il supporto nutrizionale non deve fermarsi alla fase di cura: "Come ricordato oggi, questo percorso deve proseguire nel tempo. Anche quando il paziente è in remissione o guarito, infatti, le cicatrici nutrizionali della malattia e dei trattamenti possono rimanere". "Dobbiamo quindi pensare a una presa in carico sul lungo termine - ha aggiunto - per garantire, laddove possibile, anche il completo recupero funzionale di queste persone".
Per Muscaritoli, parlare di screening nutrizionale precoce significa portare alla luce un problema clinico e di salute pubblica spesso trascurato. "Per molto tempo - ha osservato - ci si è concentrati solo sull'eliminazione del tumore, senza considerare tutto ciò che circonda la malattia, cioè il paziente oncologico". Il tema è rilevante anche dal punto di vista terapeutico: "Un malato oncologico malnutrito tollera peggio i trattamenti. Intercettare precocemente la malnutrizione attraverso lo screening significa fare prevenzione terziaria, cioè evitare il progressivo aggravarsi della malattia", ha precisato il presidente Sinuc. "La malnutrizione - ha concluso - è una malattia nella malattia: quando compare in un paziente oncologico peggiora il quadro clinico e si associa a una prognosi molto più sfavorevole".

La malnutrizione oncologica è una condizione spesso sottovalutata, che compromette la tolleranza ai trattamenti e aumenta significativamente i costi sanitari: è quanto emerso oggi a Roma durante l'incontro 'Prevenzione e screening nutrizionali precoci: un nuovo capitolo per il paziente oncologico', promosso da Elena Murelli, membro della X Commissione del Senato. L'iniziativa ha rappresentato un'occasione per ribadire la necessità di dare piena attuazione alle misure previste dalla legge di Bilancio 2026, che ha stanziato risorse dedicate all'introduzione di un programma di screening nutrizionale per i pazienti oncologici, e per promuovere l'inserimento dello screening nutrizionale nei livelli essenziali di assistenza (Lea), garantendo equità e uniformità di accesso su tutto il territorio nazionale.
In apertura, la senatrice Murelli, ha sottolineato le responsabilità della politica nella gestione delle risorse destinate dall'ultima Manovra: "La malnutrizione in oncologia - ha detto - è una condizione che incide in modo determinante sulla qualità di vita dei pazienti. Le istituzioni hanno il dovere di garantire lo stanziamento tempestivo delle risorse previste per l'implementazione dei programmi di screening nutrizionale nei pazienti oncologici. L'introduzione standardizzata di uno strumento di screening rapido ed efficace, come il 'Pronto', nei percorsi di presa in carico permetterebbe di prevenire la malnutrizione, assicurando un efficientamento dell'utilizzo delle risorse pubbliche. Oltre a ciò, per delineare un percorso assistenziale continuativo, è necessario prevedere già da ora la stabilizzazione dei finanziamenti per il futuro".
Relativamente alla necessità di promuovere la centralità della nutrizione clinica nella presa in carico del paziente oncologico, Ugo Della Marta, direttore generale dell'Igiene e della Sicurezza alimentare del ministero della Salute, è intervenuto sostenendo che "è necessario superare le disuguaglianze nel supporto alla terapia nutrizionale. Un primo step è stato fatto in occasione della legge di Bilancio appena approvata, ma un'altra occasione utile in questo senso - ha ricordato - è rappresentata dal Dpcm di modifica dei livelli essenziali di assistenza. E' questo il momento giusto per includere nei Lea gli screening nutrizionali e l'accessibilità uniforme agli alimenti a fini medici speciali, per garantire ai pazienti pari diritti in tutto il territorio nazionale".
Nell'ambito del dibattito relativo ai percorsi di cura in oncologia, Maurizio Muscaritoli, presidente della Società Italiana di nutrizione clinica e metabolismo, ha spiegato che "la malnutrizione rappresenta una delle complicanze più frequenti nel paziente oncologico, con una prevalenza che può arrivare fino all'80% a seconda del tipo e dello stadio di tumore. L'identificazione precoce del rischio nutrizionale può quindi migliorare la tolleranza ai trattamenti e ridurre le complicanze cliniche. In quest'ottica, il 'Pronto', strumento di screening rapido sviluppato con il supporto non condizionato di Abbott, basato sull'evidenza e validato, può incidere positivamente sulla qualità della vita dei pazienti".
Una diagnosi precoce equivale, inoltre, a risparmi ingenti per il Servizio sanitario nazionale: "L'impatto economico della malnutrizione correlata all'oncologia è monumentale - ha evidenziato Annalisa Francesca Mascheroni, segretario della Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo - La malnutrizione aggrava il quadro clinico, rendendo i trattamenti più complessi e onerosi. Queste evidenze sottolineano come investire in programmi di screening nutrizionale precoce e in percorsi di nutrizione non sia soltanto una scelta clinica, ma anche un intervento di contenimento dei costi a medio e lungo termine per il Ssn". Inoltre, intervenire precocemente sullo stato nutrizionale significa tutelare la dignità e la qualità di vita delle persone con tumore: "Per i pazienti la nutrizione non è un aspetto accessorio, ma parte integrante del percorso di cura e un diritto che deve essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale", ha rimarcato Francesco De Lorenzo, presidente del Comitato esecutivo della Favo.
L'iniziativa, realizzata con il contributo non condizionante di Abbott, ha confermato l'urgenza di garantire lo stanziamento delle risorse necessarie all'implementazione dei programmi di screening nutrizionale e dei percorsi di nutrizione clinica per i pazienti oncologici, nonché di ribadire l'importanza della collaborazione tra oncologi e nutrizionisti per assicurare un percorso di cura equo e integrato.

L'insonnia è un disturbo caratterizzato da difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno durante la notte oppure da risvegli mattutini precoci che impediscono di riposare in modo adeguato. Le cause possono essere molteplici: stress, ansia, abitudini scorrette, condizioni mediche, variazioni ormonali e fattori ambientali. Per questo è importante riconoscerla e intervenire con strategie adeguate che includono una corretta igiene del sonno, tecniche di rilassamento, supporto psicologico e, quando necessario, trattamenti specifici. In occasione della Giornata mondiale del sonno che si celebra ogni anno il secondo venerdì di marzo, Synlab accende i riflettori sull'insonnia e in particolare sul ruolo del sonno nella salute femminile lungo tutte le fasi della vita. Perché l'insonnia è femmina, sottolineano gli esperti. Le donne - spiega una nota - presentano un rischio più elevato di sviluppare insonnia rispetto agli uomini, una vulnerabilità legata sia a fattori sociali sia, soprattutto, alle oscillazioni ormonali che influenzano in modo diretto i meccanismi fisiologici del riposo. Estrogeni e progesterone, infatti, intervengono direttamente nei meccanismi neurofisiologici che regolano l'addormentamento e la continuità del riposo. Quando la concentrazione di questi due ormoni varia, anche il sonno tende a perdere stabilità diventando più leggero, frammentato e associato a risvegli frequenti.
"Nel corso della vita di una donna i cambiamenti ormonali non hanno un impatto soltanto sul corpo, ma anche sul modo in cui si dorme - afferma Giorgia Chinaglia, neurologa ed esperta del sonno Aims (Associazione italiana di medicina del sonno), responsabile dell'Ambulatorio per i disturbi del sonno, Synlab Data Medica Padova - Durante la gravidanza, ad esempio, le oscillazioni ormonali del primo trimestre possono portare a una sonnolenza o a difficoltà di addormentamento, mentre nel terzo trimestre i cambiamenti fisici, come l'aumento del volume corporeo, rendono il sonno meno continuo". La gravidanza rappresenta uno dei momenti più delicati. In alcuni casi, oltre alle variazioni fisiche e ormonali può insorgere la sindrome delle gambe senza riposo, una malattia caratterizzata da un fastidioso impulso a muovere gli arti inferiori più frequente nelle ore serali, spesso associato a difficoltà ad addormentarsi e risvegli ripetuti, e che durante la gravidanza può comparire in soggetti predisposti a causa della carenza di ferro.
Anche la menopausa e il momento di transizione che la precede rappresentano un periodo in cui la qualità del sonno può deteriorarsi in modo significativo. E' in questa fase, caratterizzata da oscillazioni ormonali irregolari, che molte donne iniziano a sperimentare risvegli più frequenti e un sonno meno stabile, spesso accompagnato da vampate notturne e sudorazioni che interrompono la continuità del riposo. Oltre ai fattori fisiologici, questa frammentazione del sonno può influire sul benessere emotivo, contribuendo a irritabilità, sbalzi d'umore e, nei casi più complessi, alla comparsa o al peggioramento di disturbi depressivi. "La transizione verso la menopausa è un momento particolarmente sensibile per il sonno femminile. Non è tanto l'arrivo della menopausa in sé a creare difficoltà, quanto i mesi o gli anni che la precedono - chiarisce Chinaglia - In questa fase molte donne sperimentano risvegli ripetuti o un sonno frammentato, anche in assenza di un vero problema di addormentamento. La qualità del sonno peggiora e, proprio perché estrogeni e progesterone partecipano alla promozione del sonno profondo, la loro riduzione rende più vulnerabili ai disturbi del sonno".
Le apnee notturne colpiscono anche lei, 'sottovalutate e sottotrattate'
Accanto all'insonnia - prosegue la nota - un altro disturbo molto diffuso nelle donne, ma spesso sottovalutato, sono le apnee notturne. Nella popolazione generale le apnee sono più frequenti negli uomini, ma nelle donne la condizione è ampiamente sottostimata perché i sintomi si manifestano in modo diverso. Nelle donne, infatti, non sempre c'è un russamento evidente e spesso compaiono piuttosto insonnia, stanchezza diurna, sonno disturbato e risvegli frequenti. Dopo la menopausa, inoltre, l'incidenza nella donna tende ad avvicinarsi a quella maschile, con un impatto significativo sulla salute cardiovascolare e sulla qualità di vita.
Nonostante le terapie disponibili per migliorare la condizione, molte donne continuano a non aderire alla terapia, in particolare all'utilizzo della Cpap, considerata il trattamento più efficace nelle forme moderate e gravi. La scarsa aderenza è legata soprattutto a fattori psicologici e culturali poiché il dispositivo viene spesso percepito come ingombrante, poco estetico e difficilmente conciliabile con l'immagine femminile durante il riposo notturno.
"Nelle donne l'aderenza alla Cpap è ancora troppo bassa, spesso la mascherina viene percepita come poco estetica e difficile da accettare nel contesto della vita di coppia - riferisce Riccardo Drigo, pneumologo ed esperto del sonno Aims - Eppure, nelle forme moderate e severe, questa terapia rimane la più efficace. Per migliorare la compliance stiamo introducendo un nuovo modello di adattamento basato sulle '4 T': telemedicina, supporto dedicato, tracciabilità dell'uso e una personalizzazione sartoriale dei parametri. L'obiettivo è accompagnare le pazienti in un percorso più graduale e accogliente, così da favorire un utilizzo costante e realmente efficace della terapia".

Aveva 1 anno e mezzo Francesco, figlio del vincitore di Sanremo 2026 Sal Da Vinci, quando venne colpito dalla meningite. Una malattia che ancora oggi fa paura. Cause diverse, alto tasso di mortalità, sintomi inizialmente sfuggenti e un decorso che può diventare rapido e difficile da fermare. Non a caso, per l'Organizzazione mondiale della sanità "rimane una delle principali sfide globali per la salute pubblica". Perché la patologia - su cui si sono riaccesi i riflettori in Italia sull'onda del racconto di famiglia del cantante - può essere "devastante" e in grado di determinare "gravi complicanze a lungo termine". Epidemie di meningite se ne registrano in tutto il mondo, ricordano gli esperti, i microrganismi che possono causarla variano da batteri a virus, funghi, parassiti. A preoccupare in particolare medici e autorità sanitarie, per via del grave impatto, è la meningite batterica: circa 1 persona su 6 che contrae questo tipo di meningite muore e 1 su 5 presenta gravi complicazioni (da perdita dell'udito a difficoltà di linguaggio, memoria e comunicazione), segnala l'Oms in un focus, evidenziando che "il modo più efficace per fornire una protezione duratura" è ricorrere ai "vaccini" esistenti, che sono "convenienti e sicuri".
Come si manifesta la malattia e quali rischi comporta? La meningite, spiegano gli esperti, è l'infiammazione dei tessuti che circondano il cervello e il midollo spinale; può essere fatale, come testimonia anche la cronaca, e richiede cure mediche immediate. I sintomi più comuni sono rigidità del collo, febbre, confusione o stato mentale alterato, mal di testa, sensibilità alla luce, nausea e vomito. Ma le caratteristiche cliniche dei pazienti variano a seconda della causa, del decorso della malattia (acuto, subacuto o cronico), del coinvolgimento cerebrale (meningoencefalite) e delle complicanze sistemiche (sepsi). Anche ferite, tumori e farmaci causano un piccolo numero di casi. Ma è la meningite batterica il tipo pericoloso più comune e può purtroppo portare a decesso in poco tempo dalla scoperta dei sintomi, anche 24 ore. Colpisce persone di qualsiasi età, compreso i neonati che spesso presentano sintomi diversi rispetto agli adulti (i piccoli possono avere un comportamento insolito, essere meno attivi e difficili da svegliare, irritabili, avere un pianto debole e continuo, alimentarsi male e a fatica). Contro alcune delle principali cause batteriche esistono trattamenti e vaccini efficaci, ma "la meningite rimane una minaccia significativa in tutto il mondo", ribadisce l'Oms.
La maggior parte dei batteri che la causano è presente nel naso e nella gola e questi microrganismi si diffondono da persona a persona attraverso goccioline respiratorie o secrezioni faringee. Esistono 4 cause principali di meningite batterica acuta: meningococco (Neisseria meningitidis), pneumococco (Streptococcus pneumoniae), emofilo (Haemophilus influenzae), streptococco di gruppo B (Streptococcus agalactiae). Questi batteri sono responsabili di oltre la metà dei decessi dovuti a meningite a livello globale e causano altre malattie gravi come sepsi e polmonite. Importanti cause di meningite sono anche altri batteri come Mycobacterium tuberculosis, salmonella, listeria, streptococchi e stafilococco, ma anche virus come enterovirus e parotite, e ancora funghi (soprattutto il cryptococcus) e parassiti come l'ameba.
Chi è più esposto al pericolo? I bambini piccoli, senz'altro, ma non solo. I neonati sono maggiormente a rischio di streptococco di gruppo B, i bambini di meningococco, pneumococco e Haemophilus influenzae. Gli adolescenti e i giovani adulti sono particolarmente a rischio di malattia da meningococco, mentre gli anziani di malattia da pneumococco.
In Italia nel 2007 è stata attivata una sorveglianza nazionale delle malattie batteriche invasive. Nel complesso, secondo gli ultimi dati disponibili nel rapporto dell'Iss (Istituto superiore di sanità) pubblicato a ottobre 2025, in Italia nel 2024 l'incidenza dei casi di malattia invasiva da meningococco è stata pari a 0,20 casi/100.000 abitanti, 3,35/100.000 per pneumococco e 0,57/100.000 per emofilo. Rispetto alla diminuzione nel numero di segnalazioni per i 3 patogeni registrata nel biennio 2020-2021, influenzato dall'emergenza pandemica per Covid-19, nel triennio 2022-2024 le incidenze per questi 3 patogeni hanno mostrato tutte un incremento progressivo, si legge sul portale Epicentro. Relativamente ai tassi di segnalazione per Regione/Provincia autonoma, si evidenzia una variabilità interregionale, con un gradiente decrescente da Nord a Sud del Paese. Complessivamente in Italia i casi segnalati nel 2024 di malattie invasive da Neisseria meningitidis, Streptococcus pneumoniae, Haemophilus influenzae e di meningiti da altri batteri sono stati in totale 2.632 (erano stati 2.399 nel 2023 e 1.473 nel 2022). Nel complesso, per i 3 patogeni si osserva un tipico andamento stagionale, con un maggiore numero di casi segnalato durante il periodo invernale.
Nonostante i significativi progressi compiuti a livello mondiale negli ultimi decenni, la meningite rimane una malattia molto temuta, per le gravi conseguenze e il notevole impatto emotivo, sociale ed economico sulle persone, le famiglie e le comunità. Per questo l'Oms insieme ai partner e agli esperti coinvolti nella prevenzione e nel controllo della meningite ha sviluppato una roadmap globale per sconfiggerla entro il 2030. Tre gli obiettivi ambiziosi a cui si punta: eliminazione delle epidemie di meningite batterica; riduzione del 50% dei casi di meningite batterica prevenibile con vaccino e del 70% dei decessi; riduzione della disabilità e miglioramento della qualità della vita dopo meningite dovuta a qualsiasi causa.

Carlos Alcaraz batte
Arthur Rinderknech a Indian Wells
e vola agli ottavi di finale del Masters 1000 in
California.
Poi, dopo il match vinto in rimonta, commenta così la grande
prestazione del suo avversario: "A volte mi stanco di
giocare contro Roger Federer a ogni turno. Sembra proprio
che tutti stiano giocando a un livello pazzesco. Non so se lo sto
vivendo nel modo giusto, ho però la sensazione che succeda sempre
contro di me. Se giocassero a quel livello in ogni partita,
dovrebbero essere più in alto nel ranking. Mi preoccupa,
quando gioco ci penso".
Il fuoriclasse spagnolo, numero uno al mondo, ha aggiunto: "Tutto quello che posso fare è accettarlo, andare avanti e cercare di fare cose diverse durante la partita, cercare di non permettergli di essere aggressivo o di giocare con proprio stile, cercare di imporre il mio stile, il mio tennis, il mio livello nella partita e provare a ribaltare la situazione. Cerco di fare questo".

“Verona sta vivendo un momento molto particolare della sua storia, specialmente nell'ambito della logistica, confermando la volontà di essere un punto di riferimento costante, ben oltre la durata di questo evento. La nostra città si sta preparando a due grandi sfide infrastrutturali: il completamento del tunnel del Brennero e la nuova progettualità legata alla mobilità sull’A22. Sebbene i tempi per l'attraversamento del nuovo tunnel possano sembrare lontani, sono in realtà molto più vicini di quanto si pensi, e il territorio si sta attrezzando per gestire questi investimenti strategici”. Lo ha detto il primo cittadino del Comune di Verona, Damiano Tommasi, intervenendo oggi nella città veneta all’inaugurazione di LetExpo 2026, la kermesse punto di riferimento per i trasporti, la logistica, i servizi alle imprese e la sostenibilità, organizzata da Alis Service in collaborazione con Veronafiere e promossa da Alis - Associazione logistica dell'intermodalità sostenibile. L’evento, giunto alla quinta edizione, resterà a Veronafiere fino al 13 marzo.
Il sindaco di Verona porta all’attenzione della platea e delle istituzioni presenti a LetExpo “un elemento critico che necessita di una riflessione nazionale”: “Chi amministra le città e chi ha la responsabilità delle organizzazioni di categoria deve oggi affrontare il tema dell'abitare: anche il comparto della logistica sta soffrendo per un vulnus sociale in cui gli stipendi spesso non bastano più a coprire i costi di una casa”, fa sapere. “Oggi riscontriamo difficoltà nel reperire lavoratori e lavoratrici perché i costi di trasferimento superano i benefici salariali. È un problema che avvertiamo chiaramente qui a Verona, dove si concentra un alto numero di aziende, specialmente quelle legate all'ultimo miglio”, dice.
Se in passato sono stati fatti “grandi passi avanti sulla formazione attraverso gli ITS, che restano una risorsa fondamentale - fa notare il sindaco - oggi emerge con forza l'esigenza di un ragionamento nazionale su sgravi fiscali, incentivi o risorse dedicate al tema della casa per chi lavora. Non parliamo solo di emergenza abitativa in senso stretto - conclude - ma della dignità di chi, pur avendo un impiego, non può permettersi un'abitazione vicina al proprio luogo di lavoro”.

“Questa è la quinta edizione di una manifestazione che ha saputo crescere negli anni in maniera incredibile, facendo passi da gigante. La fiera si presenta oggi con numeri da record: oltre 550 espositori e un profilo sempre più internazionale, un dato fondamentale sottolineato dal 25% in più di presenze dall'estero”. Lo ha detto il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, intervenendo questa mattina a Verona all’inaugurazione di LetExpo, la manifestazione fieristica organizzata da Alis Service in collaborazione con la stessa Veronafiere.
“Con 60mila metri quadri espositivi e 5 padiglioni interamente occupati - evidenzia Bricolo - è stato fatto un lavoro straordinario da parte di Alis Service e di Alis nell'organizzare un evento che è riuscito a crescere in modo sorprendente. Chi si occupa di fiere sa bene che una manifestazione ha bisogno di tempo per radicarsi e crescere. Eppure - osserva - questa realtà è riuscita a inserirsi subito nel calendario internazionale, diventando un punto di riferimento assoluto per il mondo dei trasporti e della logistica sostenibile. Non si tratta solo di un'area espositiva all'interno del quartiere fieristico - si sofferma - ma di un vero e proprio hub di confronto diretto con il mondo delle istituzioni e con tutti gli stakeholder del settore. Abbiamo oltre 100 relatori per entrare nel merito di tutte le sfide che questo comparto sta affrontando in questo momento”.
Sfide, come le guerre, le crisi internazionali geopolitiche e le varie tensioni, che condizionano inevitabilmente i settori coinvolti nella fiera, “ma la forza di Alis - incalza il presidente di Veronafiere - è anche quella di essere un punto di riferimento nelle istituzioni. Per questo - aggiunge - vedrete in questi giorni molti dibattiti con gli interlocutori più importanti, tra cui sottosegretari, viceministri, ministri, rappresentanti di porti, interporti e aeroporti, oltre ai direttori generali dei vari ministeri. Sono tutti qui a Verona per interagire con gli operatori del settore e trovare le soluzioni necessarie”. Il primo ad essere presente nel giorno dell’inaugurazione è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. “La sua presenza è molto importante e richiesta da tutti gli operatori - dice Bricolo - avere un ministro che ci mette la faccia anche nei momenti meno facili, offrendo il supporto e l'appoggio di tutto il Governo a un settore che deve rimboccarsi le maniche e dare il massimo, è un segnale di estrema rilevanza”, conclude.

Oggi, 10 marzo, mancano esattamente 100 giorni alla Maturità 2026. Inizia per migliaia di studenti del quinto anno delle scuole superiori il countdown al 18 giugno, data in cui si svolgerà la prima prova dell'esame di Stato.
La tradizione dei 100 giorni
La tradizione di celebrare i 100 giorni prima dell'Esame di maturità è fortemente radicata nella cultura studentesca: non solo un simbolo di passaggio, ma anche un'occasione per festeggiare, confrontarsi e – tra riti scaramantici e momenti di convivialità – affrontare l'ansia pre‑esame con una carica di energia positiva.
La tradizione
Le origini della tradizione risalgono all’Ottocento, quando l’espressione piemontese 'mach pì cent' (ovvero "Ne mancano cento") — derivata dal gergo militare — veniva usata dai cadetti dell’Accademia Militare di Torino per indicare il tempo che mancava alla fine del corso. Con gli anni, l’usanza si è trasformata e diffusa in tutte le scuole superiori italiane.
Come si festeggia
Tanti i modi per festeggiare e scaricare la tensione insieme ai propri compagni: ci sono classi che si ritrovano per una cena, chi organizza gite oppure chi compie gesti simbolici come scrivere sulla sabbia il voto desiderato.
Ci sono anche tradizioni locali in luoghi iconici, come il rito dei 100 giri in Piazza dei Miracoli a Pisa, ed eventi organizzati ad hoc. A Roma quest'anno, Alice nella Città affianca l’evento speciale di 'Notte prima degli esami 3.0', invitando gli studenti degli ultimi anni di tutta Italia a vivere insieme il primo grande appuntamento ufficiale che dà il via al countdown verso l'Esame di Stato. Stasera, 10 marzo alle ore 19.15, allo scoccare dei 100 giorni che precedono la Maturità, il film sarà presentato a Roma al Cinema Adriano, in una speciale premiére evento alla presenza del cast, trasmessa in diretta streaming in simultanea in 100 cinema di tutta Italia.

"Sono felice di aprire la quinta edizione di LetExpo e lo faccio ringraziando le istituzioni, i partner, gli espositori e i relatori. Oggi qui si contano 550 espositori, il 10% in più rispetto al 2025, numeri che confermano questa fiera come punto di riferimento per il settore logistico e dei trasporti". Così Guido Grimaldi, presidente di Alis - Associazione logistica dell'intermodalità sostenibile, alla giornata inaugurale dell’edizione 2026 di LetExpo, la kermesse punto di riferimento per i trasporti, la logistica, i servizi alle imprese e la sostenibilità , in svolgimento a Verona fino al 13 marzo.
Poi spiega ancora: “Nata cinque anni fa come un progetto ambizioso, oggi LetExpo è una manifestazione di rilievo europeo, con una forte collaborazione con le Forze armate italiane e, per la prima volta, con il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. A loro si aggiunge la presenza di numerose autorità nazionali ed europee, più giornalisti di spessore che moderano i dibattiti e che completano il quadro”.
Entrando più nel dettaglio attuale, Grimaldi afferma: “Il contesto internazionale odierno evidenzia conflitti e tensioni in Medio Oriente, attacchi tra Usa, Israele ed Iran, ed un rischio importante per il traffico energetico nello Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale; le conseguenze principali sono l’aumento dei costi energetici, l’aumento del prezzo del gasolio, e il deciso impatto su trasporti marittimi, aerei e sulla logistica globale”. Secondo Alis ci sono necessità specifiche: “Servono politiche europee coordinate su sicurezza, energia e infrastrutture, una valorizzazione della posizione strategica dell’Italia nel Mediterraneo, e una maggiore stabilità internazionale per sostenere commercio e logistica”.
Nonostante le difficoltà, però, emergono segnali positivi per l’Italia. Lo stesso presidente di Alis spiega come il Belpaese sia tra i primi 6-7 esportatori al mondo e secondo in Europa solo alla Germania, con un export in rialzo che entro il 2027 toccherà quota 700 miliardi di euro; nel 2026 il Pil crescerà di circa +0,8%, mentre il record turistico nel 2025 è stato di 476 milioni di persone; bene il tasso di occupazione, è record con il 62,7%. Ma alla luce di questi discorsi e di queste cifre, qual è il ruolo della logistica e di Alis? “Alis rappresenta oltre 2500 aziende associate, 511 mila lavoratori, 160 miliardi di euro di fatturato aggregato, sostenendo così l’import-export, l’industria e generando occupazione”, sottolinea ancora Grimaldi.
Non mancano, però, le criticità, che il numero uno di Alis segnala: “Il sistema EU Emissions Trading System (Ets) nel trasporto marittimo rischia di ridurre la competitività dei porti europei, spinge verso un aumento dei costi sia per imprese che per consumatori, e riporta inevitabilmente migliaia di camion sulle strade. Le proposte per ovviare a queste dinamiche sono quelle di reinvestire nel settore marittimo i proventi dell’Ets e di rafforzare gli incentivi all’intermodalità come Sea Modal Shift e Ferrobus con almeno 100 milioni di euro annui ciascuno”. Intanto l’evoluzione prosegue anche in questo settore. Digitalizzazione, automazione, intelligenza artificiale, sono elementi chiave nel progresso, un progresso che comunque abbraccia numerose opportunità di lavoro tra cui marittimi, autisti di mezzi pesanti, operatori di bordo, controllori di volo, tecnici e specialisti digitali.
Poi conclude: “Questa fiera crea connessioni tra imprese, istituzioni, territori e giovani, ponendo attenzione anche sul sociale con il padiglione dedicato al terzo settore. Per me guidare Alis è un grande onore ma anche una responsabilità consapevole del fatto che il futuro del settore dipende dalla collaborazione tra imprese, istituzioni e lavoratori, ecco che allora LetExpo diventa un luogo ancora più essenziale dove poter costruire insieme innovazione, sostenibilità e competitività”.
'Abbiamo soprattutto bisogno di nativi digitali'...
L'evento apre la stagione turistica 2026...
L'incontro col pubblico è in programma il 15 marzo alle 11 a
Cagliari...
Testo approvato all'unanimità in Consiglio, al Crs4 nasce hub
regionale... 
"Io faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle. Votate sì, ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione". E' polemica per le parole sul referendum e sui magistrati espresse dalla capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, intervenuta sabato scorso alla trasmissione 'Il Punto' sull'emittente siciliana Telecolor. Dichiarazioni "inaccettabili" per le opposizioni e da più parti arriva la richiesta di dimissioni.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenuto già ieri, oggi si è nuovamente espresso sulla questione, interpellato in merito a margine di un evento a Torino sul referendum. "La stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura ma soltanto a quella piccola parte minoritaria che ha definito politicizzata", ha dichiarato il Guardasigilli.
"Sicuramente, come ho già detto, sono certo che la dottoressa Bartolozzi si scuserà per un'espressione che può essere stata interpretata in modo improprio, ma che conoscendola anche come magistrato non rappresenta certamente il suo pensiero", ha affermato Nordio, che ha aggiunto: "Alla magistratura alla quale mi sento ancora di appartenere perché una volta magistrato sei sempre magistrato tutta ovviamente la mia solidarietà anche se militiamo in questo momento in posizioni diverse per quanto riguarda il referendum non con tutti i magistrati ma con una parte di loro".
"Comunque il dissenso è il sale della democrazia e quindi io auspico che i toni vengano tenuti sempre bassi, secondo i saggi suggerimenti del presidente della Repubblica", ha detto ancora il ministro. E a chi gli domandava se Giusi Bartolozzi dovrebbe dimettersi, Nordio ha risposto: "No, queste sono considerazioni che in questo momento non vengono prese".
La Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati (Anm) ribadisce di non voler rispondere agli attacchi. "In queste ultime settimane abbiamo deciso di non rispondere mai agli attacchi ricevuti a più riprese da esponenti politici, anche di altissimo profilo. L'appello all'abbassamento dei toni che è stato rivolto a tutte le parti in causa dalla più alta carica dello Stato era, e ancora di più oggi, è assolutamente opportuno - sottolinea l'Anm - Per cui, anche se il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro Paese, continueremo a mantenere inalterata la nostra linea".

Gli amori fanno giri immensi e, a volte… tornano. A 'Scherzi a Parte'. È quello che è accaduto a Selvaggia Lucarelli e Max Giusti: dopo una relazione durata circa sette anni, tra i due è rimasto un legame fatto di affetto e stima reciproca.
Lo hanno dimostrato ieri sera nella seconda puntata dello storico programma di Mediaset in onda su Canale 5. Lui alla conduzione, lei vittima di uno scherzo “bastardo”. In studio, tra battute e sorrisi, i due non hanno nascosto il loro passato sentimentale.
Il botta e risposta a 'Scherzi a parte'
Giusti, con il tono ironico che lo contraddistingue, le ha chiesto di essere “buona” con gli altri ospiti presenti, tra cui Ermal Meta e Matteo Bassetti. La replica di Lucarelli, come spesso accade, è arrivata puntuale e tagliente: “Ma tu lo sai… anzi, tu lo dovresti proprio sapere – ha sottolineato tra le righe - quanti anni ho impiegato per farmi questa brillante reputazione da stronza?”.
Ma il botta e risposta non è finito qui. Poco dopo, quando Max Giusti l'ha chiamata "dottoressa", Lucarelli ha colto l'occasione per un'altra stoccata: "La ringrazio per il dottoressa. Ma non ti ricordi manco più i miei titoli... non sono dottoressa".
Giusti l'ha invitata ad accomodarsi su uno sgabello per farle indossare, in anticipo, i panni di opinionista del Grande Fratello Vip. "Partiamo da me, così ti sciogli", ha scherzato il conduttore. "Devo andare molto ma molto lontano indietro negli anni, devo andare a pescare negli anni '90".
A metterci del suo, anche Filippo Bisciglia ospite in studio, con un eloquente: "Eh...". "Sta già pensando al falò di confronto", ha rilanciato Giusti, facendo riferimento al noto programma condotto da Bisciglia, Temptation Island.
"Non ti ricordi? Mi stai rinnegando?", ha continuato Lucarelli il suo discorso, rivolgendosi all'ex. "C'è mia moglie a casa, devo tornarci eh...", ha replicato tra le risate del pubblico. Poi la rivelazione: "Siamo stati insieme 8 anni", ha ammesso Giusti. Lucarelli non si è fatta sfuggire l'ultima battuta: "Guarda che fiore che sei diventato, sei proprio migliorato". E ha concluso con l'ennesima stoccata: "Una qualità tua non mi viene in mente, ma qualcosa di buono c'ho visto se sono stata insieme con te 8 anni dai".
La relazione
Oggi entrambi hanno preso strade diverse. Lucarelli è legata allo chef Lorenzo Biagiarelli e i due sembra siano prossimi al matrimonio. Giusti, invece, è sposato con Benedetta Bellini con la quale ha avuto due figli. Eppure c’è stato un tempo, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, in cui i due hanno condiviso un pezzo di vita professionale e sentimentale.
A raccontare come tutto ha avuto inizio è stato lo stesso Giusti, ospite di Gianluca Gazzoli nel podcast Passa dal BSMT. Un incontro quasi casuale, e per certi versi ‘galeotto’.
Quella sera Lucarelli era uscita con Teo Mammucari e proprio in quell’occasione conobbe Giusti, che all’epoca era single. “Vedevo che era molto diversa da Teo… tra l’altro Teo ha rosicato un po’. Se gliel’ho fregata? Non stavano insieme, era la prima volta che uscivano, non è che ci fosse chissà cosa. E quella sera non è successo niente”, ha raccontato il conduttore.
Secondo il suo ricordo, fu proprio un momento apparentemente banale a far scattare la scintilla: Mammucari si allontanò per andare in bagno e lui e Lucarelli iniziarono a parlare. “Mi ha colpito molto. All’epoca faceva scuola di teatro, viveva a Civitavecchia in un appartamento con un’altra ragazza e condividevano la stanza, come fanno gli studenti. Mi piaceva molto la sua testa”.
Da quella conversazione nacque la relazione che si è conclusa dopo circa sette anni. Senza drammi. “Altrimenti saremmo rimasti insieme”, ha spiegato l’attore. “Ma ho sempre avuto molta stima di lei: è una che si è presa la propria vita sulle spalle e si è costruita un percorso”.
Per un lungo periodo i due hanno smesso di frequentarsi, salvo poi ritrovarsi anni dopo a Ballando con le stelle: lei nelle vesti di giurata, lui ospite per una sera. Nessuna ruggine, solo la consapevolezza che il sentimento di allora si fosse trasformato in qualcosa di diverso.
Un epilogo che, in fondo, non sorprende chi conosce la vita di Lucarelli. La giornalista mantiene infatti ottimi rapporti anche con l’ex marito Laerte Pappalardo: i due si sono sposati nel 2004 e si sono separati nel 2007, ma hanno continuato a condividere un legame di stima e amicizia, crescendo insieme il figlio Leon, nato nel 2005.
Perché a volte le storie finiscono, ma non necessariamente i rapporti. E certe complicità, anche quando cambiano forma, restano.
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