
(Adnkronos) - Se continuasse il conflitto in Medio Oriente e le limitazioni all'export di petrolio, gas e fertilizzanti per la guerra in Iran, "tutte le strade portano ad un aumento dei prezzi e a un rallentamento della crescita a livello mondiale". In un report pubblicato sul blog del Fmi firmato tra gli altri dal capo economista Pierre-Olivier Gourinchas, il Fondo lancia l'allarme sulle conseguenze economiche della guerra contro l'Iran e avverte che i governi con livelli elevati di indebitamento avranno un accesso limitato alle risorse che potrebbero essere utilizzate per attenuare gli effetti della crisi.
"In Europa, lo shock sta facendo riemergere lo spettro della crisi del gas del 2021–22, con Paesi come l’Italia e il Regno Unito particolarmente esposti a causa della loro dipendenza dall’energia elettrica prodotta dal gas, mentre Francia e Spagna sono relativamente protette grazie alla loro maggiore capacità nucleare e di energie rinnovabili", si legge.
“Sebbene la guerra possa influenzare l'economia globale in modi diversi, tutte le strade portano a prezzi più alti e a una crescita più lenta”, si sottolinea nell'analisi. "Un conflitto di breve durata potrebbe far impennare i prezzi del petrolio e del gas prima che i mercati si adeguino, mentre uno di lunga durata potrebbe mantenere elevati i costi energetici e mettere a dura prova i paesi che dipendono dalle importazioni", osserva il Fondo.
“Molto dipende dalla durata del conflitto, dalla sua estensione e dall'entità dei danni che infligge alle infrastrutture e alle catene di approvvigionamento”, si legge nel post, rilevando che storicamente, i picchi prolungati dei prezzi del petrolio hanno tendenzialmente spinto l'inflazione al rialzo e la crescita al ribasso.

(Adnkronos) - Il proxy advisor Iss ha raccomandato agli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena di votare a favore della lista presentata dal consiglio di amministrazione uscente, che vede Fabrizio Palermo candidato alla carica di amministratore delegato. Di contro, ha raccomandato agli azionisti della banca di votare contro la lista di Plt Holding, che sostiene Lovaglio, e contro quella di minoranza degli investitori istituzionali. Iss mette in evidenza che "pur riconoscendo le problematiche del processo" è il dissidente "che deve presentare argomentazioni convincenti a favore del cambiamento", elemento, spiegano, "ancora più cruciale quando si cerca di ottenere un cambio di maggioranza".
Per questo, spiega il proxy, la valutazione "del processo" deve essere fatto nella seconda votazione a cui sarà soggetta la lista del cda nel caso in cui risultasse vincente: a tal proposito, Iss raccomanda di votare contro il candidato presidente Nicola Maione per preoccupazioni che "riguardano la trasparenza, la pianificazione della successione e l'accountability complessiva" mentre consiglia di votare a favore dell'elezione del candidato ceo Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi che l'istituto bancario, sottolinea Iss, "ritiene in possesso delle competenze e dell'esperienza necessarie per ricoprire la carica di amministratore delegato" e che comunque - anche in caso di mancata elezione ad Ad - "potrebbero continuare a contribuire con la loro esperienza nel settore finanziario in qualità di consiglieri".
Nel report del proxy advisor viene suggerito di bocciare anche l'attuale presidente del comitato nomine Domenico Lombardi. Viene consigliato anche il voto contrario ad altri consiglieri ritenuti non in possesso dei requisiti di indipendenza.

(Adnkronos) - La procura di Roma indaga per maltrattamenti ai danni Camilla Sanvoisin, la 25enne trovata morta nel febbraio dello scorso anno in casa del compagno Giacomo Celluprica alla Giustiniana. Il 35enne, subito dopo i fatti, aveva riferito di aver assunto droga con Camilla e di essersi poi profondamente addormentato fino a quando, al risveglio, ha trovato la ragazza inerte accanto a lui e ha chiamato i soccorsi. Dall’autopsia non erano emersi segni di traumi esterni o violenza e gli esami avevano confermato la morte della giovane per arresto cardiaco.
Nel corso dell’indagine condotte dai pm capitolini sarebbero emersi però elementi, riferiti al periodo precedente alla morte della ragazza, che hanno portato adesso a ipotizzare l’accusa di maltrattamenti. Celluprica, nella cui abitazione i poliziotti avevano trovato diversi flaconi di metadone, è stato assolto lo scorso maggio dall’accusa di detenzione ai fini di cessione di stupefacenti.
Per la morte della 25enne, la cui famiglia è assistita dagli avvocati Enrico Modica ed Elisa Scaroina, è indagata, con l’accusa di morte come conseguenza di altro reato, la pusher che avrebbe venduto la droga alla coppia, rintracciata nel corso delle indagini attraverso l’analisi dei cellulari. (di Daniele Dell'Aglio)

(Adnkronos) - Le opposizioni annunciano battaglia sulla legge elettorale. Questa la reazione all'avvio domani, dopo i lavori d'aula, dei lavori in commissione Affari Costituzionali alla Camera. "La maggioranza applica lo schema Nordio", dicono i parlamentari che seguono il dossier, alludendo alla riforma della Giustizia approvata senza modifiche in Parlamento prima di andare a referendum. Il centrosinistra già domani 'ingaggerà' con il centrodestra sui primi aspetti procedurali, a partire dalla scelta di nominare 4 relatori, uno per ogni partito della maggioranza, considerata non certo un viatico a un eventuale dialogo. Ed insieme un segnale di debolezza: "Non ho memoria di 4 relatori... la verità è che si marcano a vicenda perché non si fidano gli uni degli altri", osserva un parlamentare Pd.
Anche sull'annunciata intenzione di arrivare ad un testo unico, l'opposizione è sugli scudi: il Pd ha ritirato le sue due proposte in commissione sulla legge elettorale. Quindi rimane, di fatto, solo il testo di FdI da adottare. Ci sono altre proposte già assegnate alla commissione ma non sono proposte di riforma della legge elettorale. C'è ad esempio la pdl di +Eu, firmata dal segretario Riccardo Magi, per "la raccolta digitale delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste e delle candidature". O quella di FI, firmata da Paolo Emilio Russo, per la "soppressione della distinzione per sesso e dell’indicazione del cognome del coniuge per le donne coniugate o vedove nelle liste elettorali". Tra queste c'è anche la proposta del deputato di Fdi eletto all'estero, Andrea Di Giuseppe, che delega il governo per la revisione del voto dei cittadini italiani residenti. E le opposizioni potrebbero sollevare la questione se la commissione deciderà di abbinare anche questo testo. "Deleghiamo il governo? Ma non esiste".
Siamo ancora alle prime battute procedurali e in attesa di vedere quale sarà lo sviluppo dei lavori in commissione, le opposizioni marcano le distanze. "Dopo il tentativo della separazione, bocciato dai cittadini al referendum, si arriva oggi a una proposta di modifica della legge elettorale che appare il frutto esclusivo di un accordo tra i partiti di governo, senza alcun reale confronto con le opposizioni. Su questi temi serve responsabilità, non prove di forza a colpi di maggioranza”, dice Simona Bonafè, vicepresidente del gruppo Pd e capogruppo in commissione Affari costituzionali della Camera.
Sottolinea Magi di Più Europa: "Lo stato confusionale li sta spingendo a provare a imporre una riforma della legge elettorale a colpi di maggioranza come hanno già fatto con la riforma costituzionale sulla magistratura. La legge elettorale di Meloni si avvicina più alla legge Acerbo del periodo fascista, che non alla legge Truffa del ’53. Siamo convinti che le forze di opposizione debbano opporsi strenuamente e in modo intransigente a questa schifezza. Questo è quello che faremo in Parlamento e nel Paese". Ed ancora Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali della Camera: "Mentre il Paese soffre, le bollette crescono e i salari si abbassano, la destra pensa a come ‘cucinare’ la propria legge elettorale, cioè a scrivere una misura che gli garantisca il successo elettorale. Non hanno imparato nulla dal recente voto. La legge elettorale o è condivisa o non è e per il momento non hanno neanche una bozza condivisa al loro interno”.
Enrico Borghi di Italia Viva fa "fatica a immaginare che la Lega e Forza Italia, all'indomani di quello che è accaduto, desiderino consegnare le chiavi di casa a Giorgia Meloni. E se lo facessero faccio molti auguri". E comunque osserva, sul tavolo "c'è un problema di metodo prima ancora che di merito. Il metodo è che quando si cambiano le fondamenta e le impalcature di un sistema democratico non si arriva, come accaduto per la riforma sulla giustizia, a dire 'prendere o lasciare', come invece mi pare che la presidente del Consiglio voglia fare".
Duro Alfonso Colucci, deputato del Movimento 5 stelle e capogruppo pentastellato in commissione Affari costituzionali: "A noi sembra incredibile che davanti a una situazione internazionale così complicata, con il caro bollette, il caro carburanti, il carovita, con 5 milioni di lavoratori poveri, infinite liste d'attesa, milioni di italiani che non riescono arrivare alla fine del mese, la priorità di Giorgia Meloni sia cambiare la legge elettorale. Questa sulla legge elettorale - dice Colucci all'Adnkronos - è una discussione che serve solo a Meloni per pensare di garantirsi la maggioranza nella prossima legislatura. Si sente franare il terreno sotto i piedi...".

(Adnkronos) - A guardarli sulla cartina degli Stati Uniti sembrano una macchia di cemento che continua a espandersi nel verde delle aree rurali. Negli ultimi mesi Epoch AI, un istituto di ricerca non profit, ha mappato l’espansione dei data center attraverso i dati pubblici disponibili sul web, ma anche immagini satellitari e richieste di permessi per costruire, creando una mappa interattiva in cui è possibile capire quanta acqua ed energia consumano e consumeranno in prospettiva, chi sono i proprietari e quali sono i costi. “I moderni data center per l'AI generano così tanto calore che i sistemi di raffreddamento si estendono al di fuori degli edifici”, si legge in una nota sul sito della non profit. Ma la battaglia per espandere i data center è soprattutto politica e in questi mesi, in vista delle elezioni di midterm dell’8 novembre, si sta intensificando. In questo momento, le lobby che sostengono l’industria dell’intelligenza artificiale hanno investito oltre 300 milioni di dollari per sostenere candidati che promettono leggi e regole meno restrittive per Big Tech. Per fare un paragone, nel 2024 Elon Musk, uno dei più grandi donatori del partito repubblicano, ha dato alla campagna di Donald Trump la stessa quantità di denaro.
Secondo un’analisi del New York Times, nel solo 2025 aziende, dirigenti e gruppi legati all’AI hanno donato almeno 83 milioni di dollari alle campagne federali, cifra che sale a circa 150 milioni includendo le iniziative a livello statale. A questi si aggiungono nuovi flussi di denaro. Un gruppo pro-AI, Innovation Council Action, sostenuto dall’area politica di Donald Trump e vicino al suo consigliere David Sacks, prevede di investire almeno 100 milioni di dollari nelle elezioni di novembre, sostenendo i candidati favorevoli alla deregolamentazione e penalizzando chi vuole regole più stringenti sull'intelligenza artificiale.
Il sistema si sta strutturando attorno a una rete di super PAC e gruppi paralleli. Leading the Future, sostenuto da investitori della Silicon Valley e figure legate a OpenAI, ha raccolto da solo circa 125 milioni di dollari. Meta ha destinato altri 65 milioni a campagne nei singoli Stati. Sul fronte opposto, organizzazioni favorevoli a una regolamentazione più severa stanno cercando di rispondere: Public First Action punta a raccogliere fino a 75 milioni di dollari, mentre il Future of Life Institute ha avviato una campagna pubblicitaria da 8 milioni. In questo modo la regolamentazione dell’intelligenza artificiale è diventata uno dei temi centrali nella corsa per il controllo del Congresso. Public First Action, il network finanziato da Anthropic, è impegnato a promuovere un’intelligenza artificiale più sicura: ha appena presentato una campagna pubblicitaria a sostegno di due democratici moderati, Josh Gottheimer e Valerie Foushee, sempre più centrali nel dibattito sulla regolamentazione dell’AI e co-presidenti della nuova commissione democratica della Camera dedicata al tema. L’obiettivo dell’industria è evitare una regolamentazione frammentata. “Vogliamo evitare un mosaico di leggi statali che rallenti l’innovazione”, è la linea sostenuta da molti attori del settore, che chiedono uno standard federale unico. Una posizione legata anche alla competizione con la Cina, sempre più presente nel dibattito politico sull’AI. Secondo CNBC, l’industria sta cercando di replicare la strategia usata dal settore delle criptovalute nel 2024, quando un singolo super PAC contribuì all’elezione di oltre 50 candidati favorevoli.
Una divisione che va oltre i partiti. Su questo punto si sta aprendo uno scontro sempre più netto. Una parte della sinistra democratica chiede di rallentare. Il senatore Bernie Sanders è tra i più critici e propone limiti più stringenti allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture collegate, inclusa una possibile moratoria sulla costruzione di nuovi data center. Il tema non è solo tecnologico ma anche ambientale e sociale, legato al consumo di energia, all’uso dell’acqua e all’impatto sulle comunità locali. Allo stesso tempo, una parte crescente dell’opinione pubblica si mostra scettica. Diversi sondaggi indicano che la maggioranza degli americani sostiene l’introduzione di regole per la sicurezza e la trasparenza dell’AI, anche a costo di rallentare lo sviluppo. Anche all’interno del campo conservatore non manca il dissenso: alcuni esponenti repubblicani hanno espresso dubbi su un approccio troppo permissivo e si sono opposti a limitare il potere degli stati. Negli ultimi mesi alcuni esponenti repubblicani hanno preso le distanze dalla linea più permissiva.
I senatori Josh Hawley e Marsha Blackburn hanno bloccato un tentativo dell’amministrazione di limitare il potere degli stati nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Una posizione condivisa anche da figure come il governatore della Florida Ron DeSantis, che ha difeso il ruolo degli stati contro un accentramento a livello federale. Nonostante queste divisioni, la linea dell’area politica legata a Donald Trump resta orientata all’accelerazione. L’intelligenza artificiale viene considerata un settore strategico nella competizione globale e quindi da sviluppare rapidamente. La Casa Bianca ha indicato la volontà di favorire un quadro normativo nazionale più leggero e di limitare la possibilità per i singoli stati di introdurre regole autonome, proprio per evitare ostacoli all’avanzamento del settore.
In questa direzione si inserisce anche la posizione di David Sacks, investitore della Silicon Valley ed ex responsabile per intelligenza artificiale e criptovalute alla Casa Bianca, che sostiene la necessità di un unico quadro regolatorio federale. Secondo questa visione, un sistema frammentato di leggi statali rischierebbe di rallentare la crescita americana e favorire i concorrenti internazionali, in particolare la Cina. Lo stesso Sacks è stato recentemente nominato alla guida del consiglio di consulenza scientifica e tecnologica del presidente, insieme a figure di primo piano del settore come Mark Zuckerberg, Jensen Huang, Larry Ellison e Marc Andreessen, a conferma del legame sempre più stretto tra industria tecnologica e processo decisionale politico.
Da Ashburn, in Virginia, a circa trenta minuti da Washington, si entra in quella che negli Stati Uniti è conosciuta come Data Alley. Qui si concentra la più alta densità di data center al mondo. Non vogliono parlare. Sorridono e salutano, ma fanno segno con la mano che non possono. Sono le quattro del pomeriggio e la maggior parte degli operai sta lasciando i cantieri. Intorno, decine di nuove costruzioni. Cubi di cemento armato, bassi ed enormi, spesso circondati da telecamere e sistemi di sicurezza. Gli oltre 200 data center presenti nell’area di Ashburn, che raddoppiano considerando l’intera Virginia del Nord, gestiscono circa il 70 per cento del traffico internet mondiale. Il primo è stato costruito nel 1998 da Equinix vicino alla sede di America Online. Oggi quella sede non esiste più, demolita nel 2023, mentre il settore continua a crescere. Secondo un’analisi di S&P Global, nei primi undici mesi del 2025 sono stati investiti circa 47 miliardi di dollari nella costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti e in Canada, su un totale globale di 61 miliardi.
“Per chi ci lavora è un’opportunità, ma per la comunità locale è stato un peggioramento”, dice ad AdnKronos Jeremy, 50 anni, incontrato in un birrificio della zona. La sua famiglia vive qui da generazioni. Il problema, raccontano diversi residenti, è prima di tutto economico. Le bollette dell’energia sono aumentate fino al 30 per cento negli ultimi anni. A questo si aggiunge il consumo di acqua necessario per raffreddare le strutture. Secondo uno studio della Interstate Commission on the Potomac River Basin, entro il 2050 la domanda idrica nella regione potrebbe crescere del 17 per cento. Lo spazio disponibile è sempre meno e i data center si avvicinano ai centri abitati. I residenti parlano di rumore costante, perdita di terreni agricoli e riduzione delle aree naturali. E c’è un grosso problema sia per i politici locali che per la Casa Bianca.
Secondo i dati di un sondaggio di NBC News, la maggior parte degli elettori, sia di destra che di sinistra, è a favore di regole più severe sull’espansione dell’AI, mostrando come la tecnologia crei più preoccupazioni e tensioni rispetto all’ICE, la polizia di frontiera usata da Trump negli ultimi mesi per arrestare gli immigrati senza documenti nelle città americane. “Stiamo perdendo biodiversità e parte della nostra storia per qualcosa che non conosciamo davvero”, sostiene una donna che preferisce rimanere anonima e che vive vicino a uno dei nuovi impianti. (di Angelo Paura)

(Adnkronos) - Archiviare rapidamente la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia e riscrivere le regole del gioco per garantire al futuro governo stabilità e piena agibilità, soprattutto nel caso in cui le prossime elezioni politiche consegnassero un sostanziale pareggio tra centrodestra e campo largo. È questa la linea tracciata da Giorgia Meloni.
In questo quadro, il tema della legge elettorale torna con forza al centro del dibattito politico, proprio alla vigilia dell’avvio, in Commissione Affari costituzionali alla Camera, dell’iter parlamentare del cosiddetto ‘Stabilicum’: il sistema proporzionale con premio di maggioranza pensato da Fdi-Lega-Fi-Nm per mandare in soffitta il Rosatellum. Il tutto mentre il centrodestra deve fare i conti con le turbolenze seguite al voto referendario - dalla raffica di dimissioni della scorsa settimana, su tutte quella della ministra del Turismo Daniela Santanchè - e con le persistenti voci di rimpasto e di elezioni anticipate, al momento smentite dai vertici della coalizione e, in particolare, da autorevoli fonti di Fratelli d’Italia.
La priorità, intanto, resta portare a casa la riforma della legge elettorale senza colpi di mano e lasciando aperta la porta al dialogo con Pd-M5S-Avs. “Ci confronteremo con le opposizioni. Il provvedimento sarà incardinato domani, ma senza forzature: non c’è alcuna intenzione di procedere a colpi di maggioranza”, spiegano fonti parlamentari di via della Scrofa. Quanto a eventuali modifiche, “è prematuro parlarne prima del confronto; siamo comunque disponibili a valutare eventuali correttivi, purché non venga stravolta la filosofia del testo”. L’impianto generale, nelle intenzioni di Fdi, resta quello di una legge proporzionale, con un premio di maggioranza che consenta di stabilire chiaramente, il giorno dopo il voto, chi ha vinto e chi ha perso: “Su questi punti non si può transigere”. Sulle modalità per arrivarci, invece, “il confronto è aperto”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Nazario Pagano, presidente della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio in quota Fi: “L’incardinamento della legge elettorale domani in Commissione rappresenta un passaggio importante che auspichiamo possa aprire un confronto serio e costruttivo anche con le opposizioni. Se vogliamo garantire stabilità al prossimo Parlamento, è necessario ragionare sul superamento del Rosatellum che, nelle attuali condizioni politiche, rischia di produrre un sostanziale pareggio tra le coalizioni, con conseguenti incertezze per il Paese”. D’altra parte, aggiunge all'Adnkronos l’esponente azzurro, “quella legge era stata concepita in un contesto parlamentare diverso e, alla luce delle modifiche intervenute col taglio dei parlamentari, ne sono emersi con evidenza tutti i limiti”. Da qui la necessità di “una nuova legge condivisa, capace di garantire stabilità e regole chiare per gli elettori nel rispetto del pluralismo e con la più ampia convergenza possibile”.
Concorda Alessandro Colucci, deputato di Noi moderati e tra i relatori della pdl: "Il confronto è sempre auspicato, l'importante che sia ben chiaro l'obiettivo: quello di dare governabilità a chi vince, chiunque sia il vincitore. Ragione per cui è importante ci sia un confronto sincero tra maggioranza e opposizione, non condizionato da politicizzazioni. Credo che sia interesse di tutti che non ci siano Aule parlamentari con maggioranze non chiare". Più netto Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della stessa Commissione: “Sulla legge elettorale andiamo avanti, al momento non ci sono controindicazioni”. Sul nodo delle preferenze, De Corato si dice favorevole alla loro introduzione, ribadendo la linea del partito: “Io sono per le preferenze, sono 40 anni che faccio campagna elettorale con le preferenze, per cui non mi sembra che creino un problema”.
Da Forza Italia filtra la convinzione che “sarà necessaria qualche correzione minima, ma l’impianto complessivo regge”. Sulle eventuali modifiche, "valuteremo dopo aver ascoltato le audizioni. Un punto su cui intervenire potrebbe essere quello relativo al premio di maggioranza, che è stato fin da subito tra gli aspetti più criticati dai costituzionalisti”. Anche la Lega sembra orientata a un approccio più prudente. Per il partito di Matteo Salvini, il percorso verso la riforma del sistema elettorale appare ormai tracciato. Un esponente di primo piano del Carroccio sintetizza così la linea: la legge è questa, l’iter è partito e “non saremo noi a metterci di traverso”.
Sul fronte politico, il governo continua a escludere l’ipotesi di un ritorno anticipato alle urne. “Nessuno pensa di andare a elezioni anticipate, pensiamo soltanto a migliorare la situazione economica e a fare tutto ciò che serve alla crescita dell'economia italiana", ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Netto anche l'altro vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini: il governo "tira dritto e arriva a fine legislatura senza nessun dubbio e senza nessun tentennamento".
Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro della Difesa Guido Crosetto, che lega ogni scenario elettorale anche al contesto internazionale: “Nessuno pensa di andare a elezioni anticipate, pensiamo soltanto a migliorare la situazione economica e a fare tutto ciò che serve alla crescita dell'economia italiana", ha detto il co-fondatore di Fratelli d’Italia in un’intervista a La Repubblica. "Non mi sembra che siano proprio in tantissimi a chiedere" di andare ad elezioni anticipate, "nemmeno tra le opposizioni", sottolinea da Bruxelles il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
Intanto, sui social, il partito di Meloni rivendica la tenuta del consenso, rilanciando un articolo di Libero secondo cui la sconfitta referendaria non avrebbe prodotto scossoni nel centrodestra. “Il consenso è stabile e la guida della Nazione resta saldamente nelle mani del centrodestra”. E ancora: “Con buona pace dei profeti di sventura - scrive Fdi - la maggioranza continua a rappresentare il punto di riferimento per un’Italia che chiede serietà, visione e concretezza nell’azione di governo”. (di Antonio Atte e Vittorio Amato)

(Adnkronos) - "Stiamo vivendo un incubo continuo, è un dramma sopra l’altro. Non so come fare ad andare avanti senza poter seppellire mia figlia". Lo ha dichiarato a 'Dentro la notizia' Una, la mamma di Pamela Genini, la modella di 29 anni uccisa a Milano lo scorso 15 ottobre dall'ex Gianluca Soncin, dopo la macabra scoperta lunedì scorso nel cimitero di Strozza (Bergamo): la bara della giovane donna aperta, con il corpo profanato e la testa sparita.
"È un dolore che non lascia vivere me e i miei familiari. Vi prego, aiutatemi a ritrovarla perché non possiamo più andare avanti così, non ce la facciamo più", dice Una, con la speranza "che si accelerino le indagini e trovino mia figlia, perché noi non viviamo più, non abbiamo più la forza di aspettare. Il nostro desiderio più grande, in questa Settimana Santa prima della Pasqua, è che queste persone abbiano un risveglio di coscienza e aiutino a ritrovarla. Che Dio li perdoni nella loro ignoranza. L’unica mia speranza è che spunti fuori qualcosa, che qualcuno parli o veda qualcosa. Spero che la persona che ha fatto questo gesto terribile possa pentirsi, anche se non so se lo potrà fare".
Il cadavere di Pamela Genini è stato trafugato dal cimitero di Strozza, il paese della Bergamasca, dove la donna era nata e cresciuta.
Secondo le indiscrezioni arrivate alla redazione del programma 'Dentro la Notizia', l'episodio risale a una settimana fa quando il feretro, custodito nel cimitero di Strozza, doveva essere trasferito dal loculo alla cappella di famiglia. E' allora che il corpo sarebbe stato trafugato e decapitato.
La Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per vilipendio di cadavere e furto. Le indagini sono affidate ai carabinieri della compagnia di Zogno e del comando provinciale di Bergamo.

(Adnkronos) - E' come un filo sottilissimo, diametro 1,5 millimetri, adatto anche ai pazienti più giovani. E in queste dimensioni microscopiche racchiude una speranza contro l'incubo della morte cardiaca improvvisa. A poche settimane dall’autorizzazione degli enti regolatori europei all'utilizzo nella pratica clinica dell'elettrocatetere transvenoso da defibrillazione "più piccolo al mondo", lunedì 30 marzo all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sono stati eseguiti "i primi due interventi in Italia, tra i primi a livello internazionale", con questo dispositivo di ultima generazione, informano dalla struttura. I pazienti sono due giovani adulti ad altissimo rischio di aritmie, condizioni associate a un elevato rischio di morte cardiaca improvvisa. Il duplice intervento è stato eseguito dall'équipe dell'Elettrofisiologia del Papa Giovanni XXIII, Unità diretta da Paolo De Filippo e afferente al Dipartimento Cardiovascolare.
La morte cardiaca improvvisa è una condizione - diversa dall'infarto miocardico - in cui il cuore cessa improvvisamente di pompare sangue. Determina perdita di coscienza e, in assenza di intervento, il decesso entro 5–10 minuti. La causa più frequente è rappresentata da aritmie ventricolari rapide, come tachicardia ventricolare o fibrillazione ventricolare. Questa condizione rappresenta circa il 50% dei decessi per malattie cardiovascolari ed è una delle principali cause di morte al di sotto dei 60 anni. In Europa si stimano circa 400mila arresti cardiaci ogni anno, di cui circa 60mila in Italia. In assenza di defibrillazione tempestiva, la sopravvivenza è inferiore al 10%. I defibrillatori impiantabili hanno il compito di riconoscere e interrompere le aritmie ventricolari potenzialmente fatali mediante l'erogazione di uno shock elettrico.
Il nuovo elettrocatetere, spiegano gli esperti, porta un significativo avanzamento nella gestione delle aritmie potenzialmente letali. Con un diametro di soli 1,5 millimetri, e grazie a una struttura priva di spazi vuoti interni, è attualmente il più piccolo elettrocatetere da defibrillazione disponibile. Le soluzioni tradizionali presentano diametri maggiori e possono aumentare il rischio di complicanze a carico del sistema venoso o della valvola tricuspide. Oltre alle dimensioni ridotte, il dispositivo svolge una funzione cruciale: monitora in modo continuo ogni battito cardiaco per tutta la vita del paziente ed eroga, quando necessario, lo shock salvavita generato dal defibrillatore impiantabile o dal dispositivo di resincronizzazione cardiaca con defibrillatore. Per questo motivo, la sua affidabilità nel lungo periodo è un elemento determinante.
L'ospedale Papa Giovanni XXIII è tra i primi centri al mondo a introdurre questa tecnologia, destinata ai pazienti a rischio di morte cardiaca improvvisa candidati a impianto di defibrillazione. Il dispositivo ha ottenuto di recente la marcatura CE sulla base dei risultati dello studio clinico globale Leadr Pivotal, che ne ha dimostrato sicurezza ed efficacia nei pazienti ad alto rischio aritmico. Lo studio, avviato nel 2021, ha visto l'ospedale bergamasco come unico centro italiano partecipante. E Paolo De Filippo è stato l'unico aritmologo italiano selezionato come membro del board internazionale, composto da 6 esperti, con il compito di disegnare e coordinare il progetto. Nell'ambito dello studio sono stati eseguiti con questo dispositivo 675 impianti su pazienti ad alto rischio di aritmia, 22 dei quali all'ospedale Papa Giovanni XXIII. I risultati ottenuti hanno portato, nel febbraio 2026, all'autorizzazione all'utilizzo clinico del dispositivo da parte delle autorità regolatorie europee. Il **30 marzo** sono stati quindi effettuati i primi interventi al di fuori del contesto sperimentale.
"Poter utilizzare questo nuovo elettrocatetere - commenta De Filippo - consente di offrire trattamenti sempre più personalizzati ai pazienti con aritmie potenzialmente pericolose per la vita. Il ruolo di coordinamento nello studio rappresenta un riconoscimento dell'elevato livello di esperienza e competenza della nostra équipe e della sinergia con tutte le professionalità del Dipartimento cardiovascolare, con cui collaboriamo quotidianamente nella cura di pazienti adulti e pediatrici".
Il dispositivo è attualmente l’unico al mondo ad aver ottenuto l’approvazione della Fda negli Stati Uniti per l'impiego anche in pazienti pediatrici a partire dai 12 anni. "Tra le principali opportunità offerte da questi dispositivi di nuova generazione - conclude Paola Ferrari, aritmologa dell'Unità di Elettrofisiologia - vi è il trattamento della popolazione pediatrica. La struttura sottile, associata a un'elevata resistenza alla rottura, offre vantaggi significativi in pazienti con vasi di piccolo calibro e lunga aspettativa di vita. È noto infatti che i pazienti pediatrici presentano un rischio maggiore di complicanze nel lungo periodo, anche per la maggiore probabilità di deterioramento del catetere".
Un'anfora in terracotta, con due manici per rappresentare l'aiuto
reciproco necessario per portare, o condividere, un peso. È Sa
Mariga de s'aggiuru, simbolo di sensibilizzazione contro la
violenza sulle donne, giunta oggi a Quartu Sant'Elena nell'ambito
della campagna partita da Domusnovas: un percorso che andrà a
toccare diversi Comuni della Sardegna per stimolare la cittadinanza
alla riflessione e al dialogo.
(Adnkronos) - Nuovi spazi per le attività sportive degli studenti della Vanvitelli. Oggi, il Comune di Capua ha proceduto alla consegna del 'Centro Polisportivo Plesso A e B ed annessa costruenda piscina', sito in via Martiri di Nassiriya (Rione Macello), all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, nello stato di fatto e di diritto in cui attualmente si trova. L’atto era stato redatto dal Dipartimento di Economia che ha sede nella stessa città di Capua. Alla cerimonia di consegna hanno preso parte il rettore Giovanni Francesco Nicoletti, il delegato all’edilizia professore Gianfranco De Matteis, il sindaco di Capua Adolfo Villani e l’architetto Raffaella Esposito, responsabile del settore patrimonio del Comune.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione del patrimonio pubblico, finalizzato all’ottimizzazione degli spazi e alla promozione delle attività sportive universitarie.
“Questa consegna – ha detto il tettore della Vanvitelli, Gianfranco Nicoletti - rappresenta un passaggio strategico per il nostro ateneo e per l’intero territorio. L’obiettivo è realizzare una vera e propria cittadella universitaria dello sport, capace di integrare formazione, benessere e inclusione. Ringrazio il Comune di Capua per la collaborazione istituzionale che ha reso possibile questo importante risultato, destinato a generare benefici concreti per studenti e comunità locale.” Il progetto congiunto tra Comune di Capua e Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli mira infatti alla creazione di un polo sportivo universitario di rilevanza provinciale, la cui gestione sarà affidata al Cus di Caserta, rafforzando il ruolo dell’Ateneo come motore di sviluppo culturale e sociale del territorio.

(Adnkronos) - Aumenti in arrivo per le bollette della luce. Nel secondo trimestre del 2026, la bolletta elettrica per il ‘cliente tipo’ vulnerabile servito in Maggior Tutela aumenterà dell’8,1%. L’aggiornamento riguarda unicamente i 3 milioni circa di clienti vulnerabili attualmente serviti in Maggior Tutela. Lo comunica Arera.
L’incertezza sulla durata del conflitto in Medioriente ha causato un inaspettato innalzamento dei prezzi dei prodotti energetici sui mercati internazionali con una ricaduta diretta sulle bollette di energia elettrica, in cui l’aumento della spesa per la materia energia è solo parzialmente compensato da una riduzione del 2,2% del prezzo di dispacciamento (PD). Attualmente rimane ancora invariata la componente degli oneri di sistema, grazie ad una gestione ottimizzata della liquidità attualmente disponibile. Inoltre, in attuazione del DL Bollette, l’Autorità ha previsto una riduzione dell’aliquota applicata all’energia prelevata della componente tariffaria Asos per gli utenti non domestici (non energivori).
La spesa annuale per l’utente tipo vulnerabile in regime di Maggior Tutela si attesterà a 589,34 euro nel periodo compreso tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, in aumento del 4,5% rispetto ai 563,76 euro registrati nel periodo precedente (1° luglio 2024 – 30 giugno 2025).
Marco Vignola, vicepresidente dell'Unione Nazionale Consumatori parla di "Caporetto. Per le famiglie già in difficoltà si tratta di una stangata insostenibile, frutto certo di speculazioni internazionali intollerabili ma anche di un Governo che se ne è lavato le mani, non azzerando gli oneri di sistema come avevamo chiesto di fare per attutire la scoppola. E giovedì è attesa una seconda mazzata, quella del gas".
Secondo lo studio dell'Unione Nazionale Consumatori, per il nuovo cliente tipo che consuma 2.000 kWh all'anno e ha una potenza impegnata pari a 3 kW, il +8,1% significa spendere 45 euro in più su base annua (+45,40 euro). La spesa totale nei prossimi dodici mesi (non, quindi, secondo l'anno scorrevole, ma dal 1 aprile 2026 al 31 marzo 2027, nell'ipotesi di prezzi costanti) sale così, per i vulnerabili, a 605 euro, che sommati ai 1208 euro dell'utente tipo che consuma 1100 metri cubi di gas, determinano una batosta pari a 1813 euro.
Se il prezzo della luce sale oggi dell'8,1%, rispetto ai tempi pre-crisi dell'aprile 2021, in base alla serie storica ricostruita secondo il nuovo cliente tipo, è ora superiore del 36,6%, mentre rispetto all'aprile del 2024, dopo quindi l'eliminazione di tutti gli sconti di Draghi, è superiore del 39,3%.
“Con le nuove tariffe decise oggi da Arera la bolletta media della luce per gli utenti vulnerabili salirà dal 1° aprile a quota 605 euro annui (a prezzi costanti e con un consumo da 2.000 kWh), con una maggiore spesa da +46 euro su base annua rispetto ai prezzi del primo trimestre. Considerando anche le forniture di gas (1.208 euro annui), la bolletta energetica totale per un utente vulnerabile sale a complessivi 1.813 euro”, commenta in una nota il Codacons.
“Come purtroppo previsto dal Codacons la crisi in Medio Oriente si è riversata sulle tariffe energetiche praticate ai consumatori, portando ad una sensibile impennata delle bollette: rispetto allo stesso periodo del 2021, le tariffe della luce del II trimestre risultano più care addirittura del +49%, pari ad un aggravio di spesa da +200 euro ad utenza”, spiega il Codacons. “A fronte di questi dati, è evidente come il decreto bollette varato dal governo non sia in grado di intervenire sulla situazione attuale né di calmierare l’impatto negativo della guerra in Medio Oriente sulle bollette degli italiani”, conclude.

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(Adnkronos) - Un 15enne ha aperto il fuoco in una scuola in Argentina uccidendo uno studente e ferendo 8 persone. I fatti, hanno spiegato fonti governative locali, sono avvenuti nella città di San Cristobal, nell'Argentina centrale.
Il sospetto assalitore è stato arrestato. Al momento sono ignoti i motivi per cui ha aperto il fuoco in una scuola. Secondo media locali, la vittima sarebbe un 13enne. Sui social arrivano intanto le prime immagini dello studente armato all'interno dell'edificio.

(Adnkronos) - La polizia israeliana, dopo aver impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa e a padre Francesco Ielpo di raggiungere il Santo Sepolcro durante la Domenica delle Palme nella Città Vecchia di Gerusalemme, ha autorizzato oggi le cerimonie pasquali solo in forma “simbolica e limitata” per motivi di sicurezza legati all’Operazione ‘Roaring Lion’.
La polizia israeliana in un post su X spiega che a seguito di "un proficuo incontro" con il cardinale Pizzaballa, è stato "definito un quadro reciproco per le prossime cerimonie pasquali". A causa della complessa realtà di sicurezza dell’Operazione 'Roaring Lion', sono quindi autorizzate cerimonie nella sola "forma simbolica e limitata", inclusa quella del "Santo Fuoco". "Questo coordinamentio assicura che la libertà di culto sia mantenuta accanto al nostro dovere comune e primario: la protezione della vita umana", afferma ancora la polizia israeliana, ricordando che "nelle ultime settimane, missili e detriti iraniani hanno colpito la Città Vecchia. Queste restrizioni salvavita sono una risposta diretta a un pericolo reale e presente per tutti i fedeli".
Nella tarda serata di ieri, era stato lo stesso primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu su X ad annunciare di aver "dato istruzioni alle autorità competenti affinché al cardinale Pierbattista Pizzaballa sia concesso pieno e immediato accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme".
Il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Custodia della Terra Santa confermano che "le questioni riguardanti la Settimana Santa e le celebrazioni di Pasqua presso la Chiesa del Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti. In accordo con la polizia israeliana, l'accesso per i rappresentanti delle Chiese è stato assicurato al fine di condurre le liturgie e le cerimonie e per preservare le antiche tradizioni pasquali presso la Chiesa del Santo Sepolcro". "Naturalmente, e alla luce dell'attuale stato di guerra, le restrizioni esistenti sui raduni pubblici rimangono in vigore per il momento - sottolinea in una nota il Patriarcato di Gerusalemme - Di conseguenza, le Chiese garantiranno che le liturgie e le preghiere siano trasmesse in diretta ai fedeli in Terra Santa e in tutto il mondo. Esprimiamo la nostra sincera gratitudine a sua eccellenza Isaac Herzog, presidente dello Stato di Israele, per la sua pronta attenzione e il suo prezioso intervento. Estendiamo anche il nostro apprezzamento ai capi di Stato e ai funzionari che hanno agito rapidamente per trasmettere le loro ferme posizioni, molti dei quali hanno contattato personalmente per esprimere la loro vicinanza e il loro sostegno. Desideriamo sottolineare che la fede religiosa costituisce un valore umano supremo, condiviso da tutte le religioni, ebrei, cristiani, musulmani, drusi e altri. Soprattutto in tempi di difficoltà e conflitto, come quelli attualmente sopportati, salvaguardare la libertà di culto rimane un dovere fondamentale e condiviso".
L’ambasciatore di Israele in Italia è stato convocato oggi alla Farnesina, a Roma, per chiarire quanto accaduto ieri. "Il Governo italiano ritiene assolutamente comprensibili e totalmente condivisibili le ragioni e le modalità di protesta che il cardinale Pizzaballa ha ritenuto di adottare; non ritiene che ulteriori commenti da parte di funzionari possano aiutare a far progredire il confronto", si legge in una nota diffusa dalla Farnesina dopo l'incontro tra Jonathan Peled, e la vice-segretaria generale e direttrice generale per gli Affari Politici, Cecilia Piccioni. Nel corso dell'incontro, precisa la nota, è stato fatto un punto aggiornato, dopo le nuove disposizioni date dal primo ministro, Benjamin Netanyahu.
All'Ambasciatore israeliano è stato sottolineato come l’Italia richieda di rispettare l’esercizio della libertà religiosa, considerando tutti i credenti che in Gerusalemme vedono la culla della propria fede. E' stato altresì chiesto alle autorità israeliane di tutelare la presenza delle comunità cristiane a Gerusalemme e in Cisgiordania, comunità che svolgono un’importante azione di mediazione e promozione di dialogo e tolleranza. L’Italia è storicamente impegnata per la tutela e promozione della libertà di religione e di credo, anche in quanto paese di tutela dello status quo dei Luoghi Santi.
Da parte sua, Peled ha dichiarato di aver avuto un incontro "molto aperto" alla Farnesina in merito alla questione. "Ogni incidente è un'occasione da cui imparare in seguito - ha ammesso Peled a Rtl 102.5 - Avremmo potuto agire tutti in modo diverso: magari anche le nostre forze di polizia… forse, però, il Patriarca è stato un po’ avventato. Il Governo italiano si è affrettato a condannare l’accaduto. Credo che tutti abbiamo imparato la lezione".
"Abbiamo avuto un dialogo molto aperto e ho spiegato più o meno ciò che sto spiegando a voi, che ciò è avvenuto per motivi di sicurezza - ha spiegato l'ambasciatore, secondo quanto si legge sul sito dell'emittente radiofonica - ma aggiungo che ci rammarichiamo dell’incidente e che ora abbiamo trovato una soluzione affinché il Patriarca e la comunità cristiana possano, in numero molto ridotto, celebrare la Pasqua nonostante siano sotto attacco missilistico iraniano".
"Non si è trattato - ha aggiunto - di una violazione della libertà di culto per il semplice motivo che né gli ebrei né i musulmani possono né potranno recarsi nella Città Santa di Gerusalemme mentre siamo sotto attacco missilistico iraniano". "La decisione - ha spiegato Peled - è stata presa per garantire la sicurezza del Patriarca e del suo popolo".
"Questa è una guerra che non abbiamo mai vissuto prima, ma comprendiamo la delicatezza, il significato della Domenica delle Palme, l’importanza per il Patriarca - ha aggiunto l'ambasciatore - pertanto abbiamo raggiunto un accordo con lui oggi per consentire una partecipazione molto limitata alla Pasqua, nel rispetto di tutte le restrizioni e le misure di sicurezza".
Ieri lo stesso cardinale Pizzaballa ha parlato di "fraintendimenti", definendo la "situazione molto complicata". "Non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto” ha detto in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. "È vero che la polizia – spiega il cardinale Pizzaballa - aveva detto che gli ordini del comando interno avevano impedito qualsiasi genere di aggregazione nei luoghi, dove non c'è un rifugio però noi non avevamo chiesto nulla di pubblico, solo una breve e piccola cerimonia privata per salvare l'idea della celebrazione nel Santo Sepolcro”.
“Non ci sono stati scontri, - sottolinea ancora - tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera”.
Secondo le autorità israeliane il provvedimento si sarebbe reso necessario per esigenze di sicurezza visti i continui attacchi missilistici compiuti dall'Iran. Negli ultimi giorni, sono caduti frammenti di missili nelle vicinanze della Città Vecchia rendendo necessaria la chiusura temporanea dei luoghi sacri a tutte le confessioni religiose.
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha espresso rammarico per quanto accaduto, parlando di un "incidente", legato al contesto di forte tensione e ribadendo l'impegno dello Stato di Israele a garantire la libertà religiosa. Le autorità hanno, inoltre, fatto sapere di essere al lavoro per consentire nei prossimi giorni un accesso regolato ai luoghi santi.
Negli ultimi giorni, hanno spiegato dall'ufficio di Netanyahu, "l'Iran ha ripetutamente preso di mira con missili balistici i luoghi sacri di tutte e tre le religioni monoteiste di Gerusalemme" tanto che "in un attacco, frammenti di missile sono caduti a pochi metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro".
Il caso ha avuto vasta eco a livello internazionale. "La decisione della polizia israeliana di impedire al patriarca latino di Gerusalemme di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro la Domenica delle Palme costituisce una violazione della libertà religiosa e delle consolidate tutele che regolano i luoghi sacri", ha scritto su X l'Alto rappresentante per la Politica estera dell'Ue, Kaja Kallas. "La libertà di culto a Gerusalemme deve essere pienamente garantita, senza eccezioni, a tutte le fedi", ha aggiunto Kallas, precisando che "il carattere multireligioso di Gerusalemme deve essere tutelato".
Un divieto di difficile comprensione anche per l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee. Si tratta, ha detto, di "una sfortunata forzatura che sta già avendo importanti ripercussioni in tutto il mondo". Dal momento che tutti i luoghi santi della Città Vecchia sono chiusi per motivi di sicurezza, legati ai raduni di massa, sottolinea, il provvedimento nei confronti dei rappresentanti della Chiesa cattolica appare sproporzionato. Le linee guida del Comando del fronte interno limitano gli assembramenti a un massimo di 50 persone e, secondo l'ambasciatore, i quattro rappresentanti della Chiesa cattolica rientravano ampiamente in tale soglia.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato la decisione, parlando di una preoccupante violazione dello status dei luoghi santi e ribadendo la necessità di garantire il libero esercizio del culto per tutte le religioni.
Per il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, si è verificato "un attacco ingiustificato alla libertà religiosa". "Il governo spagnolo condanna questo attacco ingiustificato alla libertà religiosa e chiede a Israele di rispettare la diversità di credo e il diritto internazionale. Perché senza tolleranza è impossibile convivere", ha scritto Sanchez su X, parlando di decisione presa "senza ragioni né motivi" e sottolineando la necessità di garantire il libero esercizio del culto e il rispetto delle diverse confessioni religiose.

(Adnkronos) - Un cielo rosso intenso, quasi apocalittico, ha trasformato il paesaggio dell’Australia Occidentale in uno scenario surreale, mentre il Ciclone Narelle si avvicinava alla costa. Le immagini, diventate virali, hanno fatto rapidamente il giro del mondo, conquistando le prime pagine di testate internazionali.
Nella zona di Shark Bay, a circa 500 km da Exmouth, dove il ciclone ha toccato terra, i residenti si sono trovati immersi in una luce rossa inquietante. "Il cielo diventava sempre più arancione, poi improvvisamente era rosso ovunque", ha raccontato una residente. L’aria era densa di polvere: "Si sentiva in bocca, tra i denti, persino negli occhi".
Secondo gli esperti del Bureau of Meteorology, il fenomeno è il risultato di una combinazione molto rara di fattori meteorologici e fisici legati al passaggio del Ciclone Narelle. Tutto è nato da una tempesta di polvere ricca di ferro sollevata dai venti violenti della tempesta. Le raffiche hanno infatti sollevato enormi quantità di terreno proveniente da aree desertiche come il Pilbara, noto per i suoi suoli rossastri ricchi di ossidi di ferro.
Ma non basta la polvere a spiegare il fenomeno. Ci sono stati tre elementi chiave:
1. Venti estremi del ciclone: Il ciclone ha generato raffiche molto intense che hanno “strappato” il suolo secco, sollevando nell’aria milioni di particelle di polvere fine.
2. Terreno ricco di ossidi di ferro: la tipica terra rossa australiana contiene ferro ossidato (ruggine naturale), che conferisce alla polvere quel colore rosso intenso. Quando viene dispersa nell’atmosfera, colora letteralmente il cielo.
3. Effetto ottico della luce (scattering): le particelle di polvere, molto più grandi delle molecole d’aria, modificano il modo in cui la luce solare si diffonde. Questo processo (noto come scattering di Mie) filtra le lunghezze d’onda più corte (blu) e lascia prevalere i colori caldi come rosso e arancione, rendendo il cielo molto più scuro e uniforme.
A rendere tutto ancora più spettacolare ha contribuito anche la copertura nuvolosa del ciclone, che ha attenuato la luce diretta del sole e amplificato l’effetto “apocalittico”, diffondendo il colore rosso in modo omogeneo su tutto il paesaggio.
Eventi simili possono verificarsi in regioni aride durante tempeste di sabbia, ma in questo caso la coincidenza tra vento estremo, suolo ricco di ferro e condizioni atmosferiche particolari ha creato uno degli esempi più spettacolari mai osservati.
Se Shark Bay ha evitato il peggio, il Ciclone Narelle ha lasciato una scia di distruzione altrove.
A Exmouth i tetti sono stati scoperchiati, il porto turistico gravemente danneggiato e l'aeroporto quasi distrutto.
Anche rifugi considerati sicuri hanno subito danni, mentre nell’area di Carnarvon agricoltori e allevatori contano perdite pesantissime, con raccolti distrutti fino all’80%.
Le foto del cielo rosso hanno attirato l’attenzione globale, rilanciate da testate come CNN e The New York Times, diventando simbolo della potenza e dell’imprevedibilità degli eventi meteo estremi.
Le autorità locali hanno già avviato le operazioni di pulizia e annunciato aiuti economici per le famiglie colpite. Intanto, il fenomeno del cielo rosso resta uno degli eventi più spettacolari e inquietanti degli ultimi anni, destinato a restare impresso nella memoria di chi lo ha vissuto.

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(Adnkronos) - Oggi presso la Sala Viglione di Palazzo Lascaris a Torino, il Moige ha partecipato alla tavola rotonda con gli esperti della prevenzione, consapevolezza, e responsabilità maschile. L'incontro ha visto al centro 'La Trappola Di Venere', un’iniziativa culturale dedicata alla prevenzione della violenza di genere realizzata dall’Associazione 'La Città delle Donne APS' in collaborazione con Gianluca Mech. A differenza degli approcci tradizionali, si legge in una nota, il progetto punta i riflettori sull’universo maschile e sui segnali psicologici e comportamentali che precedono le condotte violente, offrendo uno strumento prezioso per intercettare il fenomeno.
In questo scenario, il Moige ha inserito il tassello operativo con il progetto 'Be Active', volto a trasformare la consapevolezza in interventi concreti sul territorio. Il progetto finanziato dal Dipartimento per le pari opportunità, nasce dalla consapevolezza che la lotta alla violenza non può limitarsi alla gestione dell'emergenza, ma deve trasformarsi in una sfida culturale quotidiana. Il cuore dell'intervento parte dalle scuole, dove il Moige attiverà webinar e percorsi e-learning per docenti e studenti. Attraverso la peer education, oltre 100 'ragazzi ambasciatori' saranno formati per supportare i propri coetanei, supportati dalla diffusione di 17.000 booklet informativi. L'obiettivo è scardinare i modelli culturali errati sin dall'adolescenza, promuovendo una cultura del rispetto e della cittadinanza attiva.
Oltre alla prevenzione, 'Be Active' offre protezione immediata: il progetto garantisce infatti servizi di primo counselling psicologico, gruppi di mutuo-aiuto e assistenza legale gratuita per le donne e le famiglie. Parallelamente, l’unità mobile del Moige toccherà le principali piazze italiane per tre grandi Open Day di informazione, mentre campagne media nazionali, con il volto dell’attrice Sarah Maestri, porteranno il messaggio di sensibilizzazione su TV e radio. “La prevenzione è arma per scardinare la cultura della violenza prima che questa si trasformi in tragedia. Con 'La Trappola di Venere' abbiamo voluto analizzare i segnali precursori, quei meccanismi psicologici che spesso passano inosservati. Portare questo messaggio nelle scuole è fondamentale per educare i ragazzi a riconoscere queste 'trappole' psicologiche", dichiara Gianluca Mech.
“Siamo orgogliosi di presentare 'Be Active' in sinergia con un progetto di alto valore come 'La Trappola di Venere'. La violenza di genere è una piaga che si combatte solo se diventiamo tutti attori del cambiamento. Con questa iniziativa non vogliamo solo offrire un porto sicuro a chi è già vittima, attraverso il supporto legale e psicologico, ma vogliamo entrare nelle scuole per dare alle nuove generazioni gli strumenti critici per riconoscere e disinnescare quelle trappole psicologiche che precedono l'abuso. Educare oggi significa salvare vite domani", dichiara Antonio Affinita, direttore generale del Moige. Il percorso di 'Be Active' proseguirà nei prossimi mesi con la creazione di una 'Carta dei Servizi per le donne' in collaborazione con i Comuni e con cicli di alta formazione dedicati ad avvocati e psicologi, per garantire una rete di assistenza territoriale sempre più qualificata e presente.

(Adnkronos) - Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con la nota diramata a firma del Direttore Generale per i porti, la logistica e l’intermodalità, Donato Liguori, ha indicato le linee per un’applicazione uniforme del quadro normativo in materia di concessioni demaniali marittime, “evitando prassi interpretative idonee, di fatto, ad alterarne l’impianto”.
In particolare il Mit interviene sul ruolo della misura del canone nell’ambito dei procedimenti di affidamento delle concessioni demaniali marittime nell’ambito delle Autorità di Sistema Portuale, rilevando come il quadro regolatorio (art. 37 cod. nav. E D.P.R. n. 509/1997) non gli assegna un ruolo preponderante, diversamente “valorizza una serie di elementi per misurare la proficua utilizzazione del bene demaniale, al fine di determinare il migliore uso possibile per perseguire tutti gli interessi pubblici in gioco, quali, tra gli altri: la qualità degli impianti, dei manufatti e delle strutture da asservire alla concessione; l’offerta di servizi; l’esperienza tecnica e professionale dell'offerente”.
Ciò si spiega, si legge nella nota, “con l’intenzione del legislatore di inserire questa valutazione nell’ambito dell’esercizio delle funzioni di governo del territorio e amministrazione del demanio marittimo. L’utilizzo del canone quale criterio preponderante produrrebbe il rischio di effetti distorsivi e potenzialmente speculativi, oltre che non assicurare la proficua valorizzazione del bene del demanio marittimo, fine ultimo di ogni procedura selettiva”.
“E’ un primo passo che viene incontro alle nostre richieste e di cui ringrazio il Mit” - commenta il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti - “che esclude che dopo la presentazione di un piano economico finanziario per la realizzazione dell’opera portuale, che evidentemente ingloba il valore del canone, si possa procedere a rialzi nella scelta dell’affidatario. Tuttavia chiediamo che le Regioni si conformino a questo primo orientamento e che sia confermata l’esclusione del canone dai criteri di gara”.

(Adnkronos) - Avviare un dialogo "partecipato e continuativo con le istituzioni e le associazioni che operano sui territori, strutturando una vera e propria rete che rafforzi le politiche di prevenzione e inclusione sociale, nell’ambito del fenomeno delle dipendenze, che oggi include non soltanto l’uso di sostanze, ma anche forme di dipendenza digitale che coinvolgono sempre più precocemente i minori". È l’obiettivo della prima edizione della Giornata Regionale delle Dipendenze - nata in attuazione della Legge Regionale numero 5 del 2025, che ne istituisce la celebrazione annuale il 6 maggio - promossa dall’Asp Isma – Istituti di Santa Maria in Aquiro, su mandato della Regione Lazio. Il percorso preparatorio parte oggi da Viterbo, con un momento di ascolto, formazione e condivisione di buone pratiche tra i diversi attori del territorio. A dare l’avvio è stato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, insieme all’Assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, e al presidente dell’Asp Isma, Antonio De Napoli.
Le prossime tappe della Giornata Regionale delle Dipendenze saranno: Frosinone, Villa Comunale (venerdì 10 aprile); Rieti, Sala consiliare della Provincia (mercoledì 15 aprile); Latina, Palazzo Comunale (giovedì 23 aprile). L’evento conclusivo si svolgerà a Roma (mercoledì 6 maggio) all’Opificio Italiacamp, in via Luigi Pierantoni 2a.
Il quadro delle dipendenze nel territorio di Viterbo. Secondo gli ultimi dati disponibili, sono poco meno di 1.400 le persone seguite dall’Asl di Viterbo, di cui circa mille per dipendenze legate alle sostanze. Tra questi, la categoria più consistente resta quella degli oppiacei, pari al 65,3% dei casi. Seguono la cocaina (20,8%), e la cannabis (5,6%). La seconda area per numerosità è quella dell’alcol, con 355 persone seguite, di cui 250 uomini e 105 donne. I nuovi casi rappresentano il 28,2% del totale dell’utenza alcol-correlata. Si tratta della tipologia di dipendenza non da sostanze illegali più rilevante in assoluto, con una presenza femminile proporzionalmente più alta rispetto ad altre aree. La terza area riguarda il gioco d’azzardo patologico, che riguarda poco più di 50 casi, ma con quasi il 40% di nuovi ingressi. Il dato, pur numericamente più contenuto, conferma l’attenzione crescente verso le dipendenze comportamentali.
Secondo i risultati del Progetto Selfie su oltre 7mila studenti delle scuole medie e superiori della Tuscia, promosso e presentato a Caprarola lo scorso febbraio dall’Asl di Viterbo, si registra una crescente difficoltà nel gestire il confine tra vita online e offline. L’uso intensivo delle chat e dei social network aumenta con l’età e in alcuni casi assume le caratteristiche di vera e propria dipendenza digitale. I dati mostrano che l’uso eccessivo e notturno del digitale riguarda il 47% degli studenti delle medie e sale al 64% alle superiori, con effetti documentati su sonno e regolazione emotiva.
“Fare rete, in questo contesto, significa costruire legami che restano nel tempo, condividere responsabilità e visioni, impostare una strategia per il futuro, dando vita a un sistema più coeso e vicino ai bisogni reali, soprattutto dei più giovani. In questo percorso è fondamentale il ruolo della Regione Lazio, che ha scelto di affidare all’Asp Isma un progetto così rilevante e strategico su un tema complesso e in continua evoluzione come quello delle dipendenze. Si tratta di un segnale importante di fiducia e di attenzione istituzionale, che ci responsabilizza ulteriormente nel promuovere interventi efficaci, innovativi e radicati nei territori. L’obiettivo è quello di costruire una risposta integrata, valorizzando il contributo di tutti gli attori coinvolti e mettendo al centro le persone e le comunità”, conclude Antonio De Napoli, presidente dell’Asp Isma.

Trasformare la Sardegna in un polo di eccellenza per
l'innovazione tecnologica e la sostenibilità. E' l'obiettivo del
progetto e.INS - Ecosystem of Innovation for Next Generation
Sardinia, di cui si è svolto a Oristano l'evento conclusivo con gli
stati generali dell'ecosistema dell'innovazione per la
Sardegna.
Al progetto partecipano 18 soggetti pubblici e
privati, affiancati da una rete più ampia di oltre 40 realtà tra
imprese, enti e consorzi distribuiti sull'intero territorio
regionale.
Coinvolta la Regione, le Università di Cagliari
e Sassari, insieme a importanti attori del mondo produttivo e
finanziario, tra cui Banco di Sardegna, Confindustria Sardegna,
Fondazione di Sardegna, Legacoop Sardegna, So.G.Aer e Unioncamere
Sardegna.
"L'obiettivo condiviso - spiegano dall'Ateneo -
è sostenere l'innovazione e lo sviluppo, con particolare attenzione
alle piccole e medie imprese, attraverso strumenti dedicati e bandi
mirati, favorendo l'adozione di soluzioni innovative e l'accesso a
nuove opportunità di finanziamento". 289 le persone coinvolte
direttamente nelle attività dell'ecosistema, un investimento di
circa 60 milioni di euro annui e quasi 100 risultati già tradotti
in prodotti tutelati da proprietà intellettuale, tra brevetti e
proof of concept.
Nel corso dell'ultima giornata del progetto si
sono susseguiti gli interventi dei soggetti istituzionali
coinvolti, ma anche delle imprese. Presentazioni e approfondimenti
hanno illustrato i risultati raggiunti in diversi ambiti
strategici: medicina preventiva basata su genomica e telemedicina,
trasformazione digitale, turismo sostenibile, energia e transizione
low carbon, finanza per l'innovazione. Nel corso del suo intervento
il rettore dell'Università di Cagliari, Francesco Mola, ha
sottolineato il valore strategico delle nuove generazioni: "I
giovani cresciuti grazie a questi progetti rappresentano oggi la
nostra risorsa più preziosa - ha detto - .
È fondamentale continuare a investire su queste
risorse umane, che rappresentano il nostro futuro".
...

(Adnkronos) - Oggi vale circa 3.600 miliardi di dollari (circa una volta e mezza il Pil dell'intera Italia) ma per farla nascere bastarono 1.300 dollari, faticosamente racimolati da Steve Jobs e Steve Wozniak vendendo il Volkswagen Bus del primo e la calcolatrice HP del secondo. Basterebbero queste cifre per raccontare l'incredibile parabola di Apple che il 1° aprile festeggia i suoi 'primi 50 anni' dal momento che è in questa data del 1976 che venne fondata l'azienda destinata a cambiare il modo di progettare, produrre e anche di vivere la tecnologia. Un approccio che - mezzo secolo dopo - è stato imitato da molti ma mai superato, nonostante nella storia di Apple non siano mancati i momenti bui, le marce indietro, i flop anche colossali.
Guardando indietro molti dei segni di quello che sarebbe diventata la casa della mela morsicata erano già leggibili in quel primo aprile 1976 quando i tre fondatori firmarono un contratto di tre paginette, preliminare per la commercializzazione del primo prodotto, l'Apple I.
Già perché nella storia dell'azienda - seppur brevemente ma con un ruolo importante - c'è un terzo personaggio, Ronald Wayne, il 'fondatore dimenticato', che aveva conosciuto i due Steve nel suo lavoro presso Atari e che con i suoi 41 anni all'epoca era l''adulto' del gruppo (Jobs ne aveva 21 e Wozniak 26). Impressionato dalla visione, dall'eloquenza e dalle conoscenze tecniche dei due, Wayne accettò di entrare nella Apple Computer Inc., redigendo il testo dell'accordo sulla sua macchina da scrivere, scrivendo il primo manuale di istruzioni dell'Apple I e progettando il primo logo della nuova azienda. Che - a differenza di quanto si possa pensare - non è una versione primitiva della mela morsicata - ormai onnipresente - ma raffigura Isaac Newton seduto sotto un melo. L'immagine è ispirata a una citazione di Wordsworth, anch'essa incisa nel logo, che recita: "Newton... una mente che viaggia per sempre attraverso strani mari del pensiero".
E' indubbio che sin dall'inizio la 'start-up' (oggi la chiameremmo così) puntava in alto con un riferimento a uno dei più celebri scienziati di ogni tempo. In realtà - nel nome come nell'immagine - l'elemento chiave è proprio la mela. Un riferimento scelto per motivi piuttosto banali, visto che a Jobs piacevano gli alberi di mele e aveva passato del tempo in una piantagione in Oregon durante uno dei suoi precedenti viaggi 'spirituali'.
Ma fu proprio la spregiudicatezza di Jobs - che si sarebbe trasformato nel tempo in un leader visionario ma anche spietato - a spingere Wayne a uno dei più clamorosi 'suicidi finanziari' della storia. Al manager Atari i due fondatori (che detenevano il 45% delle quote) assegnarono un pacchetto di azioni pari al 10% del totale. Jobs e Wozniak con poche centinaia di dollari avevano assemblato a mano l’Apple I: una scheda madre venduta senza monitor, senza tastiera, senza case. Ma il loro rapporto era sin dall'inizio destinato a procedere su strade divergenti per le personalità quasi inconciliabili: Jobs era ferocemente attento alle questioni economiche e a promuovere la sua visione aziendale mentre l'altro - che oggi chiameremmo 'nerd' - era più affascinato dall'informatica e dai problemi tecnici. Consapevole di questa distanza, Jobs ebbe l'idea di dividere le quote tra sé e Wozniak, lasciando il restante 10% a Wayne, che avrebbe fatto da mediatore nelle controversie tra i due.
Tuttavia nei primi giorni dopo la nascita della società Wayne iniziò a registrare una serie di comportamenti preoccupanti. Jobs 'caricò' l'azienda con un ordine di 50 computer dal Byte Shop di Mountain View, che pensava di evadere grazie a un prestito di 5.000 dollari in contanti e componenti per un valore di 15.000 dollari.
Peraltro il Byte Shop — uno dei primi negozi di computer al dettaglio — aveva una scarsa reputazione sul pagare i propri debiti. E siccome Jobs e Wozniak erano praticamente senza un soldo, Wayne - che 5 anni prima aveva vissuto un fallimento traumatico in una azienda di slot machine a Las Vegas - temeva che i creditori prima o poi si sarebbero rivolti a lui, dal momento che era l'unico ad avere beni sui quali rivalersi.
Così, appena dodici giorni dopo aver redatto il documento che sanciva la nascita di Apple, Wayne tornò all'ufficio del registro delle imprese e rinunciò al suo ruolo nella società in cambio di 800 dollari. Quando Jobs e Wozniak presentarono la domanda di costituzione un anno dopo, Wayne ricevette una lettera in cui gli veniva chiesto di rinunciare ufficialmente a qualsiasi pretesa nei confronti dell'azienda, e ricevette un altro assegno, questa volta di 1.500 dollari. Inutile sottolineare come i i 2.300 dollari incassati come fondatore di Apple oggi varrebbero 360 miliardi.
Wayne, oggi 91enne, ha più volte affermato di non avere rimpianti per la scelta di allora: "Ho preso la decisione migliore che ritenevo fosse giusta in quel momento - ha spiegato a un giornalista - Non ha senso ripensare al passato e pensare cosa sarebbe successo se non avessi fatto una cosa del genere. Questa faccenda è finita in passato e pensarci non cambierà nulla". Nei 50 anni successivi, invece, partendo da quel computer primordiale, prodotto in 200 esemplari, Apple ha cambiato il mondo: come ha scritto in una lettera per i 50 anni l'attuale ad Tim Cook "se c’è qualcosa che abbiamo imparato da voi è che le persone folli abbastanza da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che alla fine ci riescono". Ronald Wayne, evidentemente, non era abbastanza folle per Apple.

(Adnkronos) - Il corpo senza vita di una persona è stato ritrovato oggi, verso le 11, da un gruppo di sci alpinisti austriaci e tedeschi che stavano risalendo la forcella del Mezdì in Val di Funes, vicino Ortisei, in Trentino-Alto Adige. Immediatamente è stato allertato il Soccorso Alpino. Sul posto sono intervenuti gli uomini dell’Aiut Alpin Dolomites con l’elicottero e una squadra del Soccorso Alpino della Val di Funes, che hanno provveduto al recupero della salma.
Il rinvenimento è probabilmente dovuto al distacco di una valanga che nei giorni scorsi ha trascinato il corpo più a valle fino ai 2000 metri dov’è stato trovato. Sulla base dei primi riscontri, si ipotizza che il corpo possa appartenere a Huang Peng, cittadino cinese 28enne, studente presso l’Università di Viterbo e grande appassionato di montagna, dichiarato disperso a gennaio nella stessa zona. L’identificazione formale è attualmente in corso da parte delle autorità competenti.
Huang Peng era arrivato il 19 gennaio ad Ortisei, per trascorrere alcuni giorni di escursioni tra le montagne della Val Gardena e della Val di Funes. La mattina del 20 gennaio, dopo aver fatto colazione in albergo ed essersi vestito adeguatamente per un’escursione, si è allontanato dalla struttura. Da quel momento non è più stato visto.
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