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(Adnkronos) - Due persone, l'addetta alla custodia dei bagni pubblici del Parco Rossani di Bari e il suo compagno, sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura per il pestaggio della studentessa universitaria di 26 anni, Giuditta D'Elia, avvenuto giovedì sera nel capoluogo pugliese. Le ipotesi di reato sono quelle di lesioni gravi e rapina.
Dopo l'identificazione da parte della Polizia locale intervenuta nell'area e la relazione dettagliata presentata alla magistratura, i due sono stati individuati come presunti autori dell'aggressione anche grazie alle telecamere di sorveglianza. Al vaglio della Procura competente la posizione di alcuni minorenni che, secondo quanto raccontato dalla vittima, avrebbero partecipato attivamente all'azione violenta.
La studentessa ha riportato una frattura scomposta del setto nasale non operabile e l'infrazione della parete dell'orbita oculare con una prognosi di 40 giorni a causa dei calci e dei pugni ricevuti vicino ai bagni pubblici dell'area verde.

(Adnkronos) - "Ottimo incontro". Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky fa il punto dopo l'incontro di oltre un'ora con Donald Trump. Il meeting nello Studio Ovale della Casa Bianca è andato in scena a porte chiuse. Nessuna dichiarazione prima dell'incontro e nessuna interazione con la stampa alla fine. "Ottimo incontro con il presidente Trump nello Studio Ovale", scrive Zelensky sul suo profilo Telegram. "Abbiamo discusso con il presidente delle licenze per la produzione di intercettori per i Patriot e di altre idee che potrebbero essere utili. Abbiamo parlato anche di diplomazia: è importante dare ulteriore impulso al processo diplomatico" per porre fine alla guerra con la Russia.
"I nostri team si accorderanno sui dettagli delle prossime comunicazioni. Siamo grati agli Stati Uniti per il loro forte sostegno", aggiunge il presidente ucraino, esprimendo gratitudine per l'impegno "per proteggere la vita degli ucraini e raggiungere la pace". Zelensky a Washington renderà omaggio al senatore Lindsey Graham, scomparso recentemente. "Ho espresso le nostre condoglianze al Presidente Trump per la scomparsa di Lindsey Graham. Era un vero amico dell'Ucraina".

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(Adnkronos) - Polemiche su Jannik Sinner. Il tennista azzurro è tornato ad allenarsi a Montecarlo dopo essersi concesso un periodo di vacanza in Sardegna insieme alla fidanzata Laila Hasanovic. Sinner è reduce dal trionfo di Wimbledon, il secondo consecutivo, dove ha battuto Alexander Zverev in finale ed è atteso da un'intensa stagione sul cemento, con il ritorno in campo che è fissato al Masters 1000 di Cincinnati. A far discutere è stata proprio la scelta di rinunciare a giocare il torneo di Montreal per il secondo anno consecutivo.
Al Masters 1000 del Canada Sinner avrebbe potuto continuare a sperare di segnare un record storico, diventando il primo tennista della storia capace di vincere tutti i tornei di categoria. In questa stagione Sinner si è infatti portato a casa i Masters 1000 di Indian Wells, Miami, Madrid e Roma, ovvero tutti quelli giocati finora.
All'appello, calendario alla mano, mancano quelli del Canada, di Cincinnati, di Shanghai e di Parigi. Il ritorno in campo di Sinner è in programma negli Stati Uniti, per giocare il primo torneo sul cemento americano, a cui arriva dopo il ritiro dalla finale dello scorso anno a causa di un malessere, e preparare al meglio gli Us Open, ultimo Slam della stagione.
Molti però, su X, hanno rovesciato tutto il loro rammarico per la rinuncia al possibile record di Sinner: "I record sono fatti per essere battuti, ma se nemmeno ci provi...", ha scritto un utente, seguito da "io ci credevo ai nove Masters 1000 di fila". Insomma, aver completato il Career Golden Masters, ovvero aver vinto in carriera tutti i tornei di categoria almeno una volta, non basta per qualcuno: "Era il momento perfetto per inseguire questo sogno, peccato".

(Adnkronos) - Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale italiana. La decisione è stata presa e annunciata dal presidente della Figc Giovanni Malagò dopo giorni infuocati che hanno visto le dimissioni dopo appena 16 giorni di Paolo Maldini e l’advisor Leonardo dopo il caso Andrea Pirlo. Malagò ha scelto il tandem Mancini-Ranieri, ma per quanto riguarda il nuovo ct si tratta di uno dei ritorni più sorprendenti. A quasi tre anni dalle sue dimissioni, (13 agosto 2023) l'uomo che ha riportato l'Italia sul tetto d'Europa è chiamato nuovamente a guidare una squadra che vive una fase delicata e che cerca di ritrovare identità, risultati e credibilità. Roberto Mancini è stato l'ultimo commissario tecnico ad aver arricchito la bacheca della Nazionale vincendo gli Europei del 2021 dopo un digiuno di 53 anni. Ma è stato anche il ct che ha fallito nel 2023, con il ko a Palermo contro la Macedonia del Nord agli spareggi, la qualificazione dell'Italia ai Mondiali in Qatar per poi lasciare la guida tecnica dell'Italia per accettare quella dell'Arabia Saudita con un ricchissimo contratto da 25 milioni netti all'anno fino al 2027.
Laureatosi campione d’Europa l’11 luglio 2021, oltre al trionfo di Wembley nei suoi cinque anni alla guida della Nazionale (dal maggio 2018 all’agosto 2023) Mancini ha raggiunto per due volte la fase finale della Uefa Nations League, piazzandosi al terzo posto nelle edizioni 2020/2021 e 2022/2023. Nella veste di commissario tecnico ha fatto inoltre registrare la striscia di 37 gare consecutive senza sconfitte sulla panchina della Nazionale, un primato superato solo pochi giorni fa dalla Spagna in occasione del successo con l’Argentina nella finale del Mondiale.
Ma per comprendere il significato della scelta di Mancini ct è necessario tornare al maggio del 2018, quando il tecnico di Jesi accettò la guida della Nazionale dopo il trauma sportivo della mancata qualificazione ai Mondiali di Russia. L'Italia era reduce dal fallimento dell'era Ventura e attraversava uno dei momenti più difficili della propria storia calcistica. Mancini ebbe il merito di avviare una vera e propria ricostruzione, puntando su un gruppo giovane, introducendo un calcio più propositivo e restituendo entusiasmo a un ambiente depresso e sfiduciato. Con lui la Nazionale iniziò una lunga serie positiva che culminò in un record di imbattibilità e nella conquista dell'Europeo disputato nel 2021 a Wembley, nella finale contro l'Inghilterra, dove l'Italia conquistò il secondo titolo continentale della propria storiae. Fu il punto più alto del ciclo di Mancini, costruito attorno a valori come il senso di appartenenza, il coraggio e la capacità di creare un gruppo fortemente unito anche grazie alla figura di Gianluca Vialli, collaboratore e amico fraterno del commissario tecnico.
Eppure, come spesso accade nello sport, il confine tra gloria e delusione è sottilissimo. Pochi mesi dopo il trionfo europeo arrivò la clamorosa eliminazione nei playoff per il Mondiale del 2022 contro la Macedonia del Nord che privò l'Italia della seconda partecipazione consecutiva alla Coppa del Mondo e macchiò inevitabilmente il bilancio del commissario tecnico. Nonostante il fallimento mondiale, la Federazione confermò la fiducia nel tecnico e Mancini rimase al suo posto e assunse anche ulteriori responsabilità nel coordinamento delle nazionali giovanili. Sembrava l'inizio di una nuova fase progettuale ma la vicenda prese una piega inattesa nell'agosto del 2023, quando a sorpresa Mancini rassegnò le sue dimissioni da commissario tecnico, mandando una pec dalle vacanze. Pochi giorni dopo arrivò l'ufficialità dell'accordo con la nazionale dell'Arabia Saudita. Una tempistica che generò polemiche durissime.
Negli anni successivi, tuttavia, lo stesso Mancini ha più volte manifestato un certo rimpianto per quella scelta. Le sue dichiarazioni hanno contribuito a riaprire un dialogo con l'ambiente federale, fino alla decisione maturata nell'estate del 2026 di riportarlo sulla panchina della Nazionale. Anche il presidente federale Giovanni Malagò ha sottolineato l'importanza delle spiegazioni e delle scuse avanzate dal tecnico nel percorso che ha portato al nuovo accordo. Ora comincia una seconda avventura inevitabilmente diversa dalla prima, con un supporto individuato da Giovanni Malagò, suo grande amico ed estimatore, in un uomo di grande esperienza come Claudio Ranieri.

(Adnkronos) - L'analisi delle conversazioni online del 28 Luglio relative al ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana evidenzia un clima diviso ma a prevalenza negativa. Il 59% delle conversazioni esprime una valutazione critica della scelta, contro il 41% di orientamento positivo, riconducibile principalmente a chi accoglie con favore il ritorno del ct che nel 2021 portò l'Italia al trionfo europeo. E' quanto emerge dal rapporto realizzato in esclusiva per Adnkronos da Spin Factor, società leader a livello nazionale nella consulenza strategica e analisi dei dati, attraverso Human, la propria esclusiva piattaforma di social listening AI driven.
Le emozioni prevalenti sono la delusione e l'amarezza per il modo in cui Mancini aveva lasciato la Nazionale nel 2023 (29%) e la rabbia per la scelta di andare in Arabia Saudita (27%), episodio che una parte consistente degli utenti dice di non aver dimenticato. Segue l'entusiasmo nostalgico di chi rivede con piacere alla guida degli Azzurri il ct del trionfo europeo del 2021 (19%), mentre la preoccupazione per la tenuta e il futuro di una Nazionale reduce da settimane di caos dirigenziale (16%) e la sorpresa per la velocità di questo nuovo dietrofront dopo il caso Pirlo (5%) completano il quadro emotivo.
Il monitoraggio rileva un uso significativo di linguaggio ostile, con termini come "traditore" e "indegno" ricorrenti nei commenti più critici nei confronti di Mancini, segno di un risentimento non ancora sopito legato al suo addio del 2023.
Il sentiment verso Giovanni Malagò e la FIGC resta negativo nel 69% delle conversazioni. Il presidente federale continua a essere percepito da larga parte del pubblico come il responsabile di una gestione confusa del dossier ct, arrivata a un terzo cambio di scenario in poche settimane.
Tra i temi principali del dibattito odierno emergono, oltre alla figura di Mancini stesso, la nomina di Claudio Ranieri come nuovo direttore tecnico degli Azzurri, le dimissioni di Maldini e Leonardo, a seguire il paragone tra Mancini e Pirlo con l'epilogo della sua breve candidatura, e il giudizio complessivo sulla capacità della nuova gestione federale di dare stabilità e visione alla Nazionale dopo settimane di caos dirigenziale.

(Adnkronos) - Cosmoprof Worldwide Bologna, la manifestazione di riferimento a livello globale per tutti i comparti dell’industria cosmetica, tornerà dal 18 al 21 marzo 2027. L’edizione celebrerà i 60 anni dalla nascita dell’evento e introdurrà una significativa evoluzione del layout espositivo, progettata per rendere l’offerta più leggibile, favorire flussi di visita più mirati e migliorare ulteriormente le opportunità di incontro e di business tra gli operatori. Il sessantesimo anniversario rappresenta un traguardo dal forte valore simbolico, che racconta non soltanto la storia e l’evoluzione della manifestazione, ma anche il percorso di crescita di un’intera industria. In sei decenni il settore cosmetico ha saputo trasformarsi, anticipare le dinamiche di consumo e affermarsi come uno dei comparti più dinamici e resilienti a livello internazionale. Cosmoprof Worldwide Bologna ha accompagnato le principali trasformazioni del beauty, contribuendo a definirne linguaggi, modelli di business e relazioni globali. Da manifestazione espositiva si è progressivamente evoluta in una piattaforma strategica per il business, il networking e l’aggiornamento professionale: un ecosistema internazionale in cui ricerca, innovazione e mercato si incontrano lungo l’intera filiera, dalla supply chain al prodotto finito.
In questo percorso si inserisce il nuovo layout previsto per il 2027. La riorganizzazione degli spazi risponde all’evoluzione dei mercati, alla crescita della partecipazione internazionale e alla necessità di offrire a espositori e visitatori un’esperienza sempre più efficace, specializzata e coerente con i diversi canali distributivi e professionali. L’internazionalità di Cosmoprof Worldwide Bologna è il frutto di un impegno strutturale e continuativo, dimostrato dagli ottimi risultati dell’edizione 2026: 3.104 espositori da 68 Paesi, l’80% dei quali internazionali, e oltre 255.000 addetti ai lavori da 155 Paesi, con il 53% di operatori provenienti dall’estero. La crescita dell’offerta internazionale e la presenza sempre più articolata di aziende, collettive e delegazioni professionali rendono necessario un modello espositivo capace di orientare i visitatori con maggiore immediatezza e di valorizzare le specificità dei diversi comparti.
“Il sessantesimo anniversario rappresenta un traguardo importante, ma soprattutto un’occasione per continuare a evolvere il ruolo di Cosmoprof come piattaforma globale al servizio dell’industria”, dichiara Enrico Zannini, direttore generale di BolognaFiere Cosmoprof. “Il nuovo layout è parte di un percorso di sviluppo che punta a rendere la manifestazione sempre più efficace, accessibile e capace di rispondere alle esigenze di un mercato internazionale in costante trasformazione. Continueremo a investire nell’innovazione del format, nei servizi e nei contenuti, per creare valore concreto per aziende e operatori".
La riorganizzazione prevista per il 2027 non rappresenta quindi una semplice ridistribuzione degli spazi, ma uno degli strumenti attraverso cui Cosmoprof intende consolidare ulteriormente la propria natura B2B. L’obiettivo è rendere più riconoscibili le diverse aree merceologiche, indirizzare i flussi verso i settori di maggiore interesse e creare condizioni ancora più favorevoli per incontri qualificati tra espositori, buyer, distributori, retailer, produttori e professionisti. Un layout più leggibile e specializzato permetterà agli operatori di ottimizzare il tempo trascorso in fiera, facilitando l’individuazione di aziende, prodotti, tecnologie e soluzioni pertinenti alle proprie esigenze e contribuendo a massimizzare il valore della partecipazione. Il layout di Cosmoprof Worldwide Bologna 2027 sarà caratterizzato da una significativa riorganizzazione degli spazi dedicati al prodotto finito. Il nuovo assetto consentirà di distinguere con maggiore chiarezza le aree rivolte al retail da quelle dedicate alla distribuzione destinata ai canali professionali oltre che ai professionisti dei saloni, dei centri estetici, delle spa e del mondo nail, rendendo più intuitivi i percorsi di visita e rafforzando l’identità dei diversi comparti.
Nel comparto Professional Hair, i Padiglioni 31, 32 e 33 manterranno l’attuale destinazione, mentre le aziende precedentemente collocate nel Padiglione 25 saranno trasferite nel Padiglione 37, che diventerà il principale polo dedicato al settore. On Hair Show si sposterà invece all’interno di Unipol Hall, il nuovo padiglione polifunzionale che sorgerà nell’area precedentemente occupata dal padiglione 35, e che ospiterà anche parte delle aziende di Nailworld. Il comparto Beauty & Spa sarà invece consolidato nei Padiglioni 25 e 26, spazi caratterizzati da una conformazione più funzionale e da un accesso diretto dal Centro Servizi, con l’obiettivo di rafforzare il settore sia in termini di superficie sia di qualità dei flussi. Nell’ammezzato tra i due padiglioni troverà inoltre spazio il Mall Stage, palco destinato a World Massage Meeting e Cosmo OnStage. NailWorld sarà maggiormente concentrato e integrato: le aziende saranno distribuite principalmente tra Unipol Hall (nell’area dell’ex padiglione 35), l’Area esterna 38 e una parte del Padiglione 27N, che ospiterà anche Cosmoshop (Padiglione 27).
Una delle principali novità sarà l’ampliamento dell’area dedicata alle collettive internazionali, che occuperanno anche la parte superiore del Mall, a conferma della crescente internazionalità della manifestazione e dell’aumento delle partecipazioni sostenute da enti e istituzioni locali. La distribuzione dei principali Country Pavilion resterà sostanzialmente invariata nei Padiglioni 16, 16A, 22, 22B e 34, mentre il Taiwan Pavilion si trasferirà al Padiglione 28. La sezione Green & Organic, dedicata a brand e prodotti biologici, vegani, eco-sostenibili, certificati e cruelty-free, rimarrà invece al Padiglione 21.
Per quanto riguarda il settore Cosmetics & Fragrances, il Padiglione 30 diventerà il nuovo hub dedicato a skincare e make-up, con circa 1.000 metri quadrati aggiuntivi rispetto alla configurazione precedente, mentre il Padiglione 36 accoglierà l’intera offerta di fragranze e personal care. Il nuovo assetto consentirà un maggiore consolidamento merceologico del comparto, insieme alla conferma delle aree speciali presenti nel padiglione: Cosmetics Stage, Buyer Lounge e servizi di catering e guardaroba. Anche Cosmoprime sarà interessata da un importante riposizionamento: storicamente collocato nel Padiglione 14, Cosmoprime sarà riposizionato nel Padiglione 29, più visibile e accessibile, continuando ad ospitare marchi premium con distribuzione selettiva per il retail e i segmenti high-end di cosmesi, profumeria, fragranze e beauty lifestyle. Ricollocate nel padiglione 29 anche le aree speciali Extraordinary Gallery, Beauty Tech Area e Italian Start Up, oltre alla Buyer Lounge. La nuova configurazione rafforzerà così il ruolo di Cosmoprime come laboratorio di innovazione, ricerca ed eccellenza, valorizzando ulteriormente un’area dalla quale, nell’edizione 2026, sono emersi quattro vincitori dei Cosmoprof & Cosmopack Awards.
Cosmopack rafforzerà ulteriormente il proprio ruolo di hub internazionale dedicato a tutti i settori della supply chain cosmetica, dalle materie prime e dagli ingredienti alla formulazione, dal contract manufacturing al packaging, fino ai macchinari, alle tecnologie di processo e alle soluzioni full service. La manifestazione manterrà la propria presenza nei padiglioni storicamente dedicati alla filiera produttiva — 15, 15A, 18, 19 e 20 — proseguendo il percorso di organizzazione e valorizzazione dell’offerta avviato nelle ultime edizioni.
In questo contesto, le imprese cinesi attive nei settori del contract manufacturing, del packaging e degli accessori, attualmente distribuite tra i Padiglioni 18, 19 e 20, saranno concentrate nel Padiglione 14. La nuova collocazione darà vita a un polo specializzato, rendendo l’offerta più facilmente identificabile e accessibile da parte dei visitatori interessati a questi segmenti. Il Padiglione 19 si confermerà il principale punto di riferimento per i macchinari e le tecnologie applicate alla produzione cosmetica, ospitando aziende produttrici di macchinari di processo, confezionamento e fine linea - robotica, tecnologie di controllo e ispezione, soluzioni per etichettatura, smart labelling e tracciabilità, intralogistica. Nel 2027 l’offerta del padiglione sarà inoltre arricchita da un’area dedicata ai fornitori delle collettive coreane, riuniti in uno spazio unitario per facilitarne l’individuazione da parte dei visitatori e valorizzare le competenze della K-supply chain. Nel complesso, il nuovo assetto rappresenta un ulteriore passo nel percorso di evoluzione di Cosmopack, volto a migliorare la fruibilità della manifestazione, valorizzare la varietà delle competenze presenti e favorire connessioni sempre più efficaci tra domanda e offerta lungo l’intera filiera produttiva. Dal 18 al 21 marzo, Bologna tornerà quindi a riunire i protagonisti dell’industria cosmetica mondiale, offrendo loro una piattaforma privilegiata per individuare nuovi partner, sviluppare progetti, condividere competenze e intercettare le trasformazioni che stanno ridefinendo il futuro del settore.
Simona Fanzecco è la nuova segretaria generale della Cgil Sardegna.
Prima donna a ricoprire l'incarico, subentra a Fausto Durante, in
carica da ottobre 2022, che lascia il mandato per aver raggiunto
l'età pensionabile. Il passaggio del testimone è avvenuto stamane a
Cagliari durante l'Assemblea generale del sindacato, alla presenza
del leader della Cgil, Maurizio Landini, e del segretario
organizzativo Pino Gesmundo.
(Adnkronos) - 22simba annuncia oggi '2 passi dal cielo non uno in più', il nuovo singolo fuori venerdì 31 luglio su tutte le piattaforme digitali. La traccia è stata anticipata dall’apertura del pre-order di 'Atto 2: Miria', il nuovo capitolo che compone l’omonimo album 'MIRIA' - in uscita nel 2026 - nei formati fisici lp autografato numerato e cd autografato numerato con artwork esclusivo dedicato.
In '2 passi dal cielo non uno in più' 22simba riflette sul proprio percorso di crescita e sulle responsabilità che lo accompagnano, tra la difficoltà di convivere con il peso delle aspettative, il rumore dei pensieri e la costante ricerca di un equilibrio.
Il brano prosegue le riflessioni avviate in 'Arricchiti', mettendo al centro il valore della vulnerabilità come punto di partenza per costruire la propria identità con maggiore consapevolezza, senza inseguire un’idea irrealistica di perfezione.
Il singolo anticipa 'Atto 2: Miria', il secondo dei tre atti che compongono 'Miria', l’album di 22simba di prossima uscita. Questo capitolo prende il nome dalla nonna dell’artista e riflette sul valore autentico della felicità: un atto che si ispira alla vita di Miria e alla sua capacità di apprezzare le piccole cose, e che si confronta con una generazione che fatica a sentirsi davvero soddisfatta. Questo capitolo arriva dopo 'Arricchiti', il singolo in collaborazione con Guè che ha dato il nome al primo atto dell’album e racconta il conflitto di chi ha inseguito i beni materiali e che, una volta guadagnati, si interroga sul significato di ciò che ha ottenuto.

(Adnkronos) - Le epatiti virali “sono patologie molto frequenti a livello globale. Comprendono varie infezioni, soprattutto croniche, che colpiscono il fegato. Ne esistono di diversi tipi: l’epatite A, B, C e Delta, che però presentano caratteristiche completamente differenti. Quelle che più ci interessano”, dal punto di vista clinico “sono sicuramente le epatiti che causano una patologia cronica, come l’epatite C, l’epatite B e l’epatite Delta, che però può svilupparsi solamente se è già presente l’epatite B”. Così Miriam Lichtner, professoressa di Malattie infettive all’università Sapienza e direttore all'ospedale Sant'Andrea di Roma, in occasione della Giornata mondiale delle epatiti, che si celebra oggi, 28 luglio, spiega come “l’epatite Delta sia oggi particolarmente sotto i riflettori perché, fino a pochi anni fa, era una patologia praticamente incurabile e fortemente associata al tumore del fegato. Oggi, invece, disponiamo di farmaci innovativi. Il problema è che si tratta di un’infezione molto insidiosa: alcune persone possono esserne affette senza saperlo. Per questo sono fondamentali programmi di programmi di testing che consentano una diagnosi precoce” e da offrire, per esempio come “screening durante un ricovero”.
Per quanto riguarda l’epatite B e Delta, “la popolazione più colpita è quella che non ha beneficiato della vaccinazione contro l’epatite B - chiarisce Lichtner - In Italia tutte le persone nate dopo il 1991 sono vaccinate e la vaccinazione è oggi ampiamente diffusa anche nel resto del mondo. Di conseguenza, chi non è stato vaccinato è maggiormente a rischio, in particolare le persone con più di 55 anni”.
Cosa possiamo fare per individuarle? “Sicuramente lo screening, che è molto semplice - illustra l’esperta - Basta un normale prelievo di sangue con la richiesta della sierologia per l’epatite B. Se questa risulta positiva, è necessario eseguire anche lo screening per l’epatite Delta. Questo passaggio è molto importante perché oggi disponiamo di farmaci in grado di bloccare sia l’epatite B sia, quando presente, l’epatite Delta. In questo modo possiamo prevenire la cirrosi epatica e il tumore del fegato”.
In questo contesto, “è importante ricordare che il tumore del fegato può svilupparsi anche senza passare attraverso la cirrosi - avverte Lichtner - soprattutto quando è legato a un’infezione da epatite B e, ancora di più, dalla Delta. Per questo - aggiunge - è fondamentale promuovere programmi di screening, che possano essere realizzati con diverse modalità: attraverso offerte rivolte alla popolazione, ad esempio con open day associati a eventi sociali, ma anche sfruttando un’altra importante opportunità, rappresentata dallo screening intraospedaliero”.
In questo caso, anche alla persona che entra in ospedale “per un motivo completamente diverso, ad esempio per una frattura del femore - chiarisce l’esperta - durante il ricovero le viene offerta la possibilità di effettuare lo screening per l’epatite B e, se necessario, anche per l’epatite Delta. In questo modo il paziente esce dall’ospedale con un patrimonio di salute in più: non solo avrà risolto il problema che lo ha portato al ricovero, ma saprà anche se deve eseguire ulteriori accertamenti o intraprendere una terapia per l’epatite B o per l’epatite Delta”.
A tale proposito, “nel nostro ospedale - precisa Lichtner - abbiamo avviato negli ultimi mesi un progetto pilota che prevede uno screening globale comprendente le epatiti B, Delta e C, l’Hiv, oltre a uno screening cardio-metabolico e per la depressione. Si tratta di un progetto che ha come obiettivo quello di aumentare il patrimonio di salute della persona che entra in ospedale, cogliendo ogni occasione di contatto con il Sistema sanitario - conclude - per individuare precocemente patologie spesso silenziose e migliorare la prevenzione”.

(Adnkronos) - I canoni continuano a salire, ma sempre più proprietari scelgono di lasciare il mercato degli affitti brevi. È uno dei segnali che emergono dalla nuova rilevazione di SoloAffitti, secondo cui il settore sta entrando in una fase di maggiore maturità: mentre il 61% degli operatori registra prezzi in aumento rispetto all'estate dello scorso anno, una parte dei locatori ritiene oggi più conveniente tornare al mercato residenziale, privilegiando formule che garantiscono maggiore stabilità e una gestione meno impegnativa. Il fenomeno non interessa ancora in modo uniforme tutto il territorio nazionale, ma nelle città assume dimensioni significative. A Roma, Catania e Como, secondo le stime della rete SoloAffitti, circa un quarto delle nuove locazioni residenziali proviene da immobili che fino a poco tempo fa erano destinati agli affitti turistici. Nei piccoli centri costieri, invece, il passaggio rimane più contenuto, a conferma di un mercato che continua a presentare dinamiche molto differenti tra località urbane e destinazioni a forte vocazione turistica.
Il dato appare ancora più significativo se letto insieme all'andamento dei prezzi. Rispetto all'estate 2025, il 12% degli operatori rileva un forte aumento dei canoni e il 49% un incremento più contenuto; il 31% parla di valori sostanzialmente stabili e appena l'8% registra una lieve flessione. Nessuno segnala un calo marcato. Il ritorno al mercato residenziale, dunque, non è il risultato di una domanda turistica in difficoltà. Al contrario, avviene in una fase nella quale gli affitti brevi continuano a mantenere quotazioni elevate. A cambiare è piuttosto la valutazione complessiva della redditività dell'investimento.
La principale ragione che spinge i proprietari ad abbandonare gli affitti brevi è la crescente complessità della gestione, indicata dal 24% degli intervistati. Seguono i rendimenti inferiori alle aspettative (22%), l'aumento degli adempimenti normativi e dei controlli (19%), le difficoltà operative legate a pulizie, manutenzioni e check-in (16%) e il peso di costi e tassazione (13%). Solo il 6% indica come motivo principale la stagionalità dei ricavi e la preferenza per un'entrata più stabile.
Secondo SoloAffitti, l'aumento della concorrenza ha reso il mercato più selettivo. Per mantenere tariffe elevate è sempre più necessario investire sull'immobile, garantire standard di servizio elevati e dedicare tempo alla gestione quotidiana, elementi che riducono il vantaggio economico atteso soprattutto per chi possiede una o poche abitazioni. "Il mercato sta entrando in una fase più matura. Dopo anni nei quali l'affitto breve è stato spesso percepito come la soluzione automaticamente più redditizia, oggi i proprietari valutano con maggiore attenzione quanto costa realmente produrre quel reddito. Gestione, investimenti, tempo e adempimenti incidono sul risultato finale. Per una parte dei locatori il residenziale torna quindi a essere competitivo, soprattutto quando consente di ridurre la complessità e rendere più prevedibile il rapporto tra rendimento e impegno", commenta Silvia Spronelli, Ceo di SoloAffitti.
Il ritorno al residenziale non coincide però con un ritorno ai contratti tradizionali di lunga durata. Tra i proprietari che hanno lasciato gli affitti brevi, il 54% sceglie infatti il contratto transitorio, mentre il 38% opta per il contratto agevolato 3+2 e solo l'8% preferisce il contratto libero 4+4. Il dato conferma come il mercato stia cercando un nuovo equilibrio: da una parte la riduzione dei costi e dell'impegno richiesto dalla locazione turistica, dall'altra l'esigenza di mantenere una certa flessibilità nella disponibilità dell'immobile.
Tra gli elementi emersi dall'indagine c'è anche un cambiamento nella percezione della sicurezza della locazione. Se in passato molti proprietari ritenevano che la breve permanenza degli ospiti riducesse il rischio di conflitti, oggi una parte dei locatori evidenzia come l'elevata rotazione possa invece aumentare la probabilità di comportamenti poco rispettosi e di problematiche nella gestione quotidiana. Al contrario, una selezione accurata dell'inquilino e adeguate garanzie possono contribuire a costruire rapporti locativi più stabili. "l punto non è decretare la fine degli affitti brevi, che continuano ad avere un mercato importante, ma riconoscere che non esiste una formula migliore in assoluto. Ogni immobile, ogni territorio e ogni proprietario hanno caratteristiche diverse. La vera evoluzione del mercato sta nella capacità di scegliere il modello di locazione più adatto, superando l'idea che una singola formula possa garantire sempre e comunque il rendimento più elevato", conclude Spronelli.

(Adnkronos) - La scelta del successore del portoghese Antonio Guterres alla guida delle Nazioni Unite entra nel vivo questa settimana. Il Consiglio di Sicurezza inizierà dopodomani le votazioni tese a valutare i candidati papabili, in un processo che, come ha riportato da Ginevra la piattaforma di giornalismo indipendente Geneva Solutions citando fonti a conoscenza del procedimento, sarà contrassegnato ancora una volta dall'opacità, malgrado le misure adottate per rendere la nomina più trasparente.
Quasi nove mesi dopo che i primi candidati sono venuti allo scoperto, inizierà un processo teso a scegliere uno tra i nomi in lizza, da sottoporre poi all'approvazione dell'Assemblea generale. I candidati sono sette, per la maggior parte dalle Americhe, perché, in base al principio di rotazione, ci si aspetta che il prossimo segretario generale venga da quella parte del mondo. Attualmente, sono quattro donne e tre uomini. Secondo gli osservatori, come riporta l'agenzia Afp, in questa fase è difficile individuare un favorito, sebbene alcuni nomi vengano menzionati con maggiore frequenza, come quello di Rafael Grossi.
Anche se un candidato ottiene il sostegno necessario da nove membri del Consiglio di Sicurezza, che seleziona il prossimo capo delle Nazioni Unite prima che la nomina venga approvata dall'Assemblea Generale, deve comunque evitare il veto di uno dei cinque membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito).
Michelle Bachelet: La socialista settantaquattrenne, perseguitata per la sua opposizione al regime di Augusto Pinochet, è stata la prima donna presidente del Cile (2006-2010 e poi 2014-2018), diventando una figura politica di spicco a livello internazionale. Il suo mandato come Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha suscitato alcune critiche. La Cina, ad esempio, ha puntato il dito su un rapporto estremamente critico sulla difficile situazione della minoranza uigura. La politica cilena ha anche ricevuto critiche dagli Stati Uniti per la sua posizione a favore dell'aborto. Sostiene la necessità di un segretario generale che sia "la voce della moralità", anche sotto la pressione delle grandi potenze. Ha inoltre espresso la speranza che il mondo sia finalmente "pronto" per una donna in questa posizione. La sua candidatura è sostenuta da Messico e Brasile. Il Cile ha ritirato il suo appoggio dopo l'insediamento del presidente di estrema destra José Antonio Kast.
Maria Fernanda Espinosa: L'ex ministra degli Esteri e della Difesa dell'Ecuador, 61 anni, difende le Nazioni Unite, "l'unica piattaforma universale per affrontare le sfide comuni dell'umanità", pur auspicando ulteriori riforme. L'ex presidente dell'assemblea generale delle Nazioni Unite suggerisce anche la creazione di un meccanismo di "allerta precoce", per raccogliere segnali dal campo e prevenire i conflitti prima che scoppino. Non è sostenuta dal suo Paese: la sua candidatura è proposta da Antigua e Barbuda.
Rafael Grossi: Diplomatico di carriera, l'argentino di 65 anni, nominato dal suo Paese, è salito alla ribalta quando ha assunto la guida dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) nel 2019. Questo incarico lo ha portato ad affrontare il programma nucleare iraniano e la questione della centrale nucleare di Zaporizhzhia in Ucraina, occupata dalla Russia. Si tratta di due questioni estremamente delicate che coinvolgono i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Non si è dimesso da questo incarico per la campagna elettorale, ritenendo che sarebbe stata "una negligenza del dovere". Secondo alcuni osservatori, ha presentato una posizione più radicale riguardo alla riforma delle Nazioni Unite e al ruolo del segretario generale, che deve essere "realmente" presente sul campo.
Rebeca Grynspan: L'ex vicepresidente del Costa Rica, 70 anni, che gode del sostegno del suo Paese, è a capo dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (Unctad), incarico che ha lasciato per la campagna elettorale. In questa veste, ha negoziato l'"Iniziativa del Mar Nero" con Mosca e Kiev nel 2022 per facilitare l'esportazione di grano ucraino dopo l'invasione russa. Facendo riferimento alla sua storia personale, con genitori ebrei che "sopravvissero a stento" all'Olocausto prima di emigrare in Costa Rica, lamenta che le Nazioni Unite siano diventate "un'organizzazione conservatrice in materia di rischi", non riuscendo a esercitare sufficiente influenza sui conflitti.
Carolyn Rodrigues-Birkett: Ex ministra degli Affari Esteri della Guyana, nominata dal suo Paese, dove ricopre la carica di ambasciatrice presso le Nazioni Unite, è, a 52 anni, la più giovane dei candidati in lizza. Sostiene la necessità di ripristinare la "credibilità" delle Nazioni Unite, sottolineando che l'organizzazione non dovrebbe essere giudicata solo in base a "pace e sicurezza", ma anche in base alle sue azioni in materia di sviluppo e diritti umani.
Macky Sall: L'ex presidente senegalese, 64 anni, è uno dei due candidati non provenienti dall'America Latina. Ha sottolineato il legame intrinseco tra pace e sviluppo. La sua candidatura, inizialmente proposta dal Burundi, ha ricevuto l'appoggio di Dakar solo di recente. Le autorità senegalesi lo avevano accusato di aver represso brutalmente le proteste politiche che hanno causato decine di morti tra il 2021 e il 2024.
Olara Otunnu: Candidato il 24 luglio dal governo ugandese malgrado sia un esponente dell'opposizione, è stato sottosegretario generale delle Nazioni Unite e rappresentante speciale per i bambini e i conflitti armati dal 1997 al 2005.
La coreografia per arrivare alla nomina, secondo Geneva Solutions, è piuttosto elaborata: i rappresentanti dei quindici membri del Consiglio di Sicurezza, inclusi i cinque membri permanenti, che hanno diritto di veto, riceveranno penne dello stesso colore e schede bianche, in modo da evitare che i votanti siano riconoscibili. In una riunione a porte chiuse nella sala del Consiglio di Sicurezza, ciascuno dei diplomatici dovrà barrare una tra tre opzioni poste al fianco al nome di ciascun candidato: incoraggiare, scoraggiare, nessuna opinione.
La votazione iniziale, tesa a sondare il terreno, viene ripetuta finché i membri permanenti del Cds non decidono che è arrivato il momento di passare alle schede colorate, mentre i membri non permanenti continuano con le bianche. Questo processo continua finché non emerge un chiaro favorito, cosa che avviene tipicamente dopo accordi sottobanco tra i membri permanenti del Cds. Quest'anno, dopo le accuse di opacità del passato, l'Onu ha organizzato discussioni informali pubbliche con i candidati. Nell'ultima tornata, giovedì scorso, i primi sei candidati (a parte Otunnu, la cui candidatura è più recente) sono comparsi nella sala dell'assemblea generale, difendendo le loro posizioni e rispondendo alle domande del pubblico. Malgrado le migliorie, il pallino resta saldamente in mano ai cinque componenti permanenti del Cds, che dispongono del diritto di veto e possono bloccare qualsiasi candidato risulti sgradito a uno di loro. Antonio Guterres, l'attuale segretario generale, è in carica dal 2016: al termine del primo quinquennio venne confermato per acclamazione, senza una votazione vera e propria.

(Adnkronos) - Le epatiti virali, “patologie subdole e complesse che, secondo le stime colpiscono quasi 280 milioni di persone nel mondo, comprendono diversi virus, tra cui il virus dell’epatite B, il virus dell’epatite C e il virus dell’epatite D, o delta. Sono infezioni altamente cancerogene e responsabili di un numero ancora molto elevato di decessi: ogni anno si stima che provochino quasi un milione e mezzo di morti, in larga parte prevenibili grazie agli strumenti terapeutici oggi disponibili”. Così Francesco Di Gennaro, professore di Malattie infettive e tropicali e direttore Scuola specializzazione Malattie infettive e tropicali università degli Studi di Bari Aldo Moro, segretario Study group Salute migrante della Società europea malattie infettive e microbiologia (Escmid), intervenendo in occasione della Giornata Mondiale contro le epatiti, del 28 luglio, evidenzia la necessità della “collaborazione tra istituzioni, terzo settore e mondo accademico”.
“Il burden di malattia resta molto elevato e colpisce soprattutto i contesti del mondo a basse risorse. Tuttavia, oggi disponiamo di importanti strumenti di prevenzione e cura - spiega Di Gennaro - Per quanto riguarda il virus dell’epatite B, abbiamo un vaccino estremamente sicuro ed efficace, oltre a terapie altamente performanti. Per il virus dell’epatite C - chiarisce - disponiamo invece di trattamenti che possono essere definiti, senza alcuna esitazione scientifica, eradicanti in quasi il 99% dei casi. Anche per il virus dell’epatite D sono oggi disponibili nuove terapie efficaci e sicure, in grado di proteggere il paziente e ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia”.
Tra le popolazioni vulnerabili, “quella dei migranti e dei rifugiati rappresenta un ambito particolarmente importante - sottolinea l’esperto - Il problema, tuttavia, non è tanto una maggiore prevalenza dell’infezione, quanto le numerose barriere di accesso ai servizi sanitari che queste persone incontrano. Comprendere davvero cosa significhi essere un migrante o un rifugiato non è semplice - osserva - Arrivare in un Paese con una lingua diversa, orientarsi in un Sistema sanitario sconosciuto e, spesso, trovare ospedali privi anche di una semplice segnaletica multilingue rende molto più complesso l’accesso ai percorsi di diagnosi e cura”. A queste difficoltà “si aggiungono la vulnerabilità economica e sociale - evidenzia Di Gennaro - Quando l’obiettivo quotidiano è riuscire semplicemente a sopravvivere e a ‘sbarcare il lunario’, prendersi cura della propria salute diventa inevitabilmente una priorità secondaria. Per questo motivo il Sistema sanitario è chiamato a una forte assunzione di responsabilità, cercando di ottimizzare i percorsi di prevenzione, diagnosi e presa in carico rivolti alla popolazione migrante e rifugiata. È un lavoro che diverse Regioni stanno portando avanti insieme al ministero della Salute”.
A Bari, in particolare, “abbiamo avuto la soddisfazione di ricevere 2 riconoscimenti come buona pratica da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità - illustra Di Gennaro - Il primo riguarda la Scuola di Specializzazione che, per prima, ha inserito nel proprio core curriculum il tema ‘Health and Migration’. Questo significa che tutti i giovani medici formati a Bari acquisiscono competenze specifiche sulla salute dei migranti e dei rifugiati. Il secondo riconoscimento - prosegue - riguarda il percorso di screening e presa in carico delle malattie infettive, comprese le epatiti virali, sviluppato per la popolazione migrante e rifugiata. L’Oms lo ha considerato una buona pratica perché può essere applicato e replicato in altri contesti internazionali”.
Uno dei progetti più significativi “si fonda sulla stretta collaborazione tra istituzioni, terzo settore e mondo accademico. In questo caso lavorano insieme la Regione Puglia, l’Ong italiana Medici con l’Africa Cuamm, l’Università e il Policlinico - precisa l’infettivologo - Le istituzioni garantiscono il coordinamento delle attività, mentre Università e Policlinico hanno il compito di sviluppare la ricerca, individuare i bisogni di salute e produrre evidenze scientifiche utili a migliorare gli interventi. L’elemento centrale di tutto il percorso è però il coinvolgimento attivo delle comunità - avverte - Senza la partecipazione diretta delle persone destinatarie degli interventi, fin dalla progettazione delle attività, è molto difficile ottenere risultati concreti”.
In questo contesto “è necessario sviluppare una reale cultura del diritto alla salute e, allo stesso tempo, ridurre il più possibile tutte le barriere: quelle linguistiche, amministrative, economiche e anche quelle legate allo stigma - puntualizza Di Gennaro - È fondamentale che una diagnosi non venga percepita come qualcosa che allontana dal sistema sanitario, ma come un’opportunità per essere presi in carico e curati. L’esperienza maturata finora, insieme alle evidenze scientifiche che continuiamo a produrre - conclude - dimostra che il coinvolgimento diretto delle comunità rappresenta l’elemento cardine per favorire l’inclusione, migliorare l’accesso ai servizi e rafforzare concretamente il diritto alla salute della popolazione migrante e rifugiata”.

(Adnkronos) - “Esistono molteplici iniziative in Italia, portate avanti dal Servizio sanitario nazionale o da Onlus che si occupano di screening” delle epatiti virali. “Una di queste iniziative è ‘Test in the City’ che, in molte città italiane, sta portando lo screening di prossimità per le epatiti virali B, C e Delta vicino alle popolazioni più vulnerabili. Cruciale è l'utilizzo di test di screening rapidi che si possono fare sul posto per identificare i pazienti potenzialmente a rischio e quindi poi indirizzarli in maniera stabile verso le strutture che poi se ne faranno carico. Sarebbe auspicabile che iniziative come questa, in cui il sociale e il sanitario lavorano insieme, venissero estese il più possibile”. Lo ha detto Giovanni Cenderello, direttore della Struttura complessa di Malattie infettive della Asl 1 Imperiese - ospedale di Sanremo e vicepresidente Simit – Società italiana malattie infettive e tropicali nella Giornata mondiale delle epatiti che si celebra oggi, 28 luglio.
Tale ricorrenza “è il momento in cui iniziare a lavorare focalizzandosi sulle popolazioni più vulnerabili - rimarca l’esperto - Le persone che fanno utilizzo di sostanze stupefacenti, gli immigrati che non hanno accesso al Servizio sanitario nazionale sono le nicchie in cui è necessario andare a lavorare per eseguire lo screening. Dobbiamo avvicinare queste persone per proporre lo screening per le epatiti virali B, C e Delta nei luoghi dove queste si ritrovano: luoghi di lavoro, aggregati di tipo religioso, oppure le scuole di italiano per adulti. Bisogna andare in prossimità e avvicinarle”, conclude.

(Adnkronos) - “La Giornata mondiale dell'epatite è sicuramente una occasione per puntare l'attenzione su delle patologie che hanno visto proprio una vera e propria rivoluzione nella loro gestione. L'epatite C, nel passato, era una malattia cronica con un elevato rischio di cirrosi, di carcinoma epatocellulare, di trapianto di fegato: oggi è una patologia in cui siamo in grado di guarire la quasi totalità dei pazienti. Nell'epatite B i progressi sono stati significativi e la malattia si è trasformata in una condizione che può essere facilmente controllata. Più recentemente, l'innovazione ha raggiunto anche la forma più grave di epatite, la delta, offrendo delle prospettive di trattamento laddove non ne esistevano”. Così Carmen Piccolo, Executive Country Medical Director di Gilead Sciences Italia, nella Giornata mondiale che si celebra oggi, 28 luglio, sottolinea come la farmaceutica “da sempre crede nell'innovazione” come presupposto per trasformare la vita delle persone”.
Fare innovazione “per noi - continua Piccolo - significa fare soprattutto ricerca e sviluppo: investiamo circa il 20% del nostro fatturato globale in R&S. Grazie a questo impegno siamo l'unica azienda ad avere oggi un portafoglio di farmaci per tutte le 3 forme di epatite virale. Abbiamo contribuito a trasformare l'epatite C da una malattia cronica a una patologia oggi curabile: i nostri farmaci hanno curato circa 10 milioni di persone. Abbiamo a disposizione farmaci che consentono una gestione efficace, nel lungo termine, anche dell'epatite B e abbiamo il primo trattamento specifico per l'epatite Delta”. Oggi, però, sono ancora “tante le persone che convivono con un'epatite virale senza saperlo e quindi non hanno accesso, a un trattamento adeguato. Per questo - evidenzia - è fondamentale continuare a lavorare con le istituzioni, con la comunità scientifica, con tutti gli attori del sistema salute e le associazioni pazienti, al fine di favorire una diagnosi precoce, migliorare l'accesso alle cure e quindi contribuire al raggiungimento dell'obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità di eliminazione delle epatiti virali”.
Oltre allo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche, “crediamo sia fondamentale continuare a lavorare sulla diagnosi precoce e anche sull'emersione del sommesso - illustra Piccolo - Molte persone oggi convivono ancora con un'epatite virale senza esserne consapevoli e quindi rischiano di non accedere in maniera tempestiva alle cure. Questo è il motivo per cui sosteniamo iniziative volte ad avvicinare i cittadini a opportunità di screening. Una di queste iniziative è, per esempio, ‘Test the City’. Altro aspetto fondamentale nel quale investiamo tanto - prosegue - è la formazione continua degli operatori sanitari attraverso iniziative come ‘The Gilead Hub’ con cui promuoviamo delle occasioni di aggiornamento scientifico, di confronto multidisciplinare sulle varie evidenze recenti nel campo delle patologie epatiche”. Filo conduttore tra queste iniziative “è la volontà di non lasciare nessun paziente indietro: dalla sensibilizzazione sul test alla diagnosi precoce fino all'accompagnamento al percorso terapeutico più appropriato per il paziente, Gilead c'è - rimarca Piccolo - La sfida delle epatiti virali è ancora aperta ed è una sfida che non possiamo affrontare da soli”. Per questo “crediamo nel valore della collaborazione con tutti gli attori del sistema salute - le istituzioni, la comunità scientifica, le associazioni pazienti - con l'obiettivo comune di eliminare le epatiti virali”.

(Adnkronos) - “La Giornata mondiale dell'epatite è sicuramente una occasione per puntare l'attenzione su delle patologie che hanno visto proprio una vera e propria rivoluzione nella loro gestione. L'epatite C, nel passato, era una malattia cronica con un elevato rischio di cirrosi, di carcinoma epatocellulare, di trapianto di fegato: oggi è una patologia in cui siamo in grado di guarire la quasi totalità dei pazienti. Nell'epatite B i progressi sono stati significativi e la malattia si è trasformata in una condizione che può essere facilmente controllata. Più recentemente, l'innovazione ha raggiunto anche la forma più grave di epatite, la delta, offrendo delle prospettive di trattamento laddove non ne esistevano”. Così Carmen Piccolo, Executive Country Medical Director di Gilead Sciences Italia, nella Giornata mondiale che si celebra oggi, 28 luglio, sottolinea come la farmaceutica “da sempre crede nell'innovazione” come presupposto per trasformare la vita delle persone”.
Fare innovazione “per noi - continua Piccolo - significa fare soprattutto ricerca e sviluppo: investiamo circa il 20% del nostro fatturato globale in R&S. Grazie a questo impegno siamo l'unica azienda ad avere oggi un portafoglio di farmaci per tutte le 3 forme di epatite virale. Abbiamo contribuito a trasformare l'epatite C da una malattia cronica a una patologia oggi curabile: i nostri farmaci hanno curato circa 10 milioni di persone. Abbiamo a disposizione farmaci che consentono una gestione efficace, nel lungo termine, anche dell'epatite B e abbiamo il primo trattamento specifico per l'epatite Delta”. Oggi, però, sono ancora “tante le persone che convivono con un'epatite virale senza saperlo e quindi non hanno accesso, a un trattamento adeguato. Per questo - evidenzia - è fondamentale continuare a lavorare con le istituzioni, con la comunità scientifica, con tutti gli attori del sistema salute e le associazioni pazienti, al fine di favorire una diagnosi precoce, migliorare l'accesso alle cure e quindi contribuire al raggiungimento dell'obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità di eliminazione delle epatiti virali”.
Oltre allo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche, “crediamo sia fondamentale continuare a lavorare sulla diagnosi precoce e anche sull'emersione del sommesso - illustra Piccolo - Molte persone oggi convivono ancora con un'epatite virale senza esserne consapevoli e quindi rischiano di non accedere in maniera tempestiva alle cure. Questo è il motivo per cui sosteniamo iniziative volte ad avvicinare i cittadini a opportunità di screening. Una di queste iniziative è, per esempio, ‘Test the City’. Altro aspetto fondamentale nel quale investiamo tanto - prosegue - è la formazione continua degli operatori sanitari attraverso iniziative come ‘The Gilead Hub’ con cui promuoviamo delle occasioni di aggiornamento scientifico, di confronto multidisciplinare sulle varie evidenze recenti nel campo delle patologie epatiche”. Filo conduttore tra queste iniziative “è la volontà di non lasciare nessun paziente indietro: dalla sensibilizzazione sul test alla diagnosi precoce fino all'accompagnamento al percorso terapeutico più appropriato per il paziente, Gilead c'è - rimarca Piccolo - La sfida delle epatiti virali è ancora aperta ed è una sfida che non possiamo affrontare da soli”. Per questo “crediamo nel valore della collaborazione con tutti gli attori del sistema salute - le istituzioni, la comunità scientifica, le associazioni pazienti - con l'obiettivo comune di eliminare le epatiti virali”.

(Adnkronos) - “La Fnopi accoglie con interesse l’analisi dell’Eurispes, che ha il merito di riportare il dibattito sulla professione infermieristica oltre la sola dimensione quantitativa della carenza di personale, evidenziando come il tema centrale sia la capacità del sistema di attrarre, reclutare, valorizzare e trattenere i professionisti”. Così la Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche, in una nota, commentando lo studio ‘Oltre il lavoro dipendente. Nuovi modelli organizzativi del lavoro nell’area infermieristica’ dell’istituto di ricerca - osserva che il report evidenzia come “il problema non riguarda soltanto il numero di infermieri disponibili, ma l’efficienza complessiva dei processi di impiego e valorizzazione delle competenze”.
Da tempo, la Federazione nazionale Infermieri - continua la nota - sostiene la necessità di “un profondo ammodernamento del sistema di reclutamento e gestione delle risorse umane, superando procedure spesso lente e poco rispondenti alle esigenze dei professionisti e dei servizi. Occorre rendere più attrattivo l’accesso alla professione e favorire percorsi lavorativi capaci di valorizzare le competenze acquisite, garantendo al tempo stesso stabilità, prospettive di sviluppo e una più efficace allocazione delle risorse sul territorio”. Altrettanto centrale è la “costruzione di un sistema che riconosca concretamente il valore del lavoro infermieristico attraverso istituti incentivanti e misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata”. La sostenibilità delle organizzazioni sanitarie “passa anche dalla capacità di offrire condizioni lavorative compatibili con le esigenze personali e familiari”, promuovendo il benessere professionale e contrastando così il fenomeno dell’abbandono della professione e della migrazione verso altri Paesi.
In questa prospettiva, la Fnopi ritiene indispensabile “investire sulla valorizzazione delle competenze, anche attraverso percorsi di studio accademici a indirizzo specialistico, come quelli introdotti dai decreti del 12 maggio scorso e pronti a partire già da questo autunno”. La crescita professionale - conclude la nota - deve tradursi in opportunità di carriera, responsabilità coerenti e adeguati riconoscimenti economici e professionali. Questo, perché la professione infermieristica rappresenta una risorsa strategica per il Servizio sanitario nazionale, patrimonio dell'intera collettività.

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(Adnkronos) - Il crollo delle nascite in Italia non è il risultato di un minore desiderio di diventare genitori, ma delle difficoltà che impediscono di realizzare il proprio progetto di vita. Il problema, insomma, sta nella crescente distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2% afferma infatti di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre soltanto il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Ancora più significativo è il divario tra intenzioni e realtà. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce. E' il quadro che emerge dal 'Dossier natalità 2026: volere o potere', realizzato dalla Fondazione per la natalità in collaborazione con l'Istat e presentato oggi a Roma a Palazzo Wedekind, nel corso di un evento patrocinato dall'Inps. Il rapporto fotografa un Paese in cui nel 2025 sono nati appena 355mila bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna, ma dove la rinuncia alla genitorialità è determinata soprattutto da ostacoli economici, lavorativi e sociali.
Nel dettaglio. Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi 1 donna su 2 (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiunge il peso del welfare con oltre 3 milioni di donne risultate inattive per motivi familiari, contro 151mila uomini, mentre 763mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani. Il rapporto descrive inoltre un Paese sempre più anziano e caratterizzato da uno squilibrio demografico crescente. Nel 2025, a fronte di 355mila nascite, si sono registrati 652mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297mila persone. Se da un lato l'Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo (83,4 anni), dall'altro questo primato rischia di mettere sempre più sotto pressione la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico, chiamati a sostenere una popolazione sempre più anziana con un numero sempre minore di giovani.
"Per anni - ha commentato Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la natalità - ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono. I dati dimostrano esattamente il contrario. Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Oggi il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere. Finché mettere al mondo un figlio continuerà a essere percepito come un rischio economico, lavorativo e sociale, continueremo ad assistere a un declino che riguarda tutti. La natalità non è una questione privata, ma la condizione da cui dipendono il futuro del welfare, dell'economia e della coesione del Paese".
Ridurre la distanza tra il 'volere' e il 'potere, sottolineano i redattori del report, significa affrontare una delle principali sfide economiche, sociali e culturali del Paese. "Per questo la Fondazione per la natalità rinnova l'appello affinché la natalità diventi una priorità strutturale dell'agenda politica, attraverso interventi capaci di sostenere il lavoro femminile, favorire la conciliazione tra famiglia e occupazione, promuovere una fiscalità più equa e garantire ai giovani condizioni di stabilità che consentano loro di costruire il proprio futuro. Una sfida di questa portata non può essere affrontata da una sola parte. È necessaria un’alleanza che coinvolga Governo e opposizione, imprese e sindacati, mondo della cultura, del Terzo settore e dell'associazionismo, per costruire insieme le condizioni che consentano alle nuove generazioni di scegliere liberamente di avere dei figli". Questi temi saranno al centro della sesta edizione degli Stati Generali della natalità, in caledario il 25 e 26 novembre 2026 presso l'Auditorium della Conciliazione a Roma.

(Adnkronos) - Asportata con successo una cisti ovarica gigante, di 7 chili e oltre 30 centimetri, che occupava quasi interamente l'addome di una ragazza di 16 anni. L'intervento record è stato eseguito all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, nella sede di Palidoro, utilizzando un'innovativa tecnica ibrida tra chirurgia tradizionale e mininvasiva. La procedura - riferiscono dall'Irccs - ha consentito di rimuovere completamente la massa evitando la dispersione del suo contenuto nell'addome, di preservare il tessuto ovarico sano, di ridurre al minimo l'invasività e di minimizzare l'impatto estetico dell’intervento. "Un intervento così complesso è stato possibile grazie alla collaborazione tra chirurghi, anestesisti e personale infermieristico e all'esperienza maturata dal nostro ospedale nella gestione dei casi più difficili e dei percorsi chirurgici d'avanguardia", afferma Massimiliano Silveri, responsabile dell'Unità operativa semplice di Chirurgia andrologica del Bambino Gesù.
La gigantesca formazione cistica - spiega una nota dell'ospedale - occupava gran parte della cavità addominale: misurava 33 per 18 centimetri, aveva un peso complessivo di circa 7 kg e conteneva oltre 6 litri di liquido. Le dimensioni della massa comprimevano gli organi addominali, con il rischio di comprometterne progressivamente la funzionalità. La rimozione della cisti, inoltre, doveva essere eseguita preservando il tessuto sano dell'ovaio e quindi la futura fertilità della ragazza. L'esame istologico effettuato dopo l'intervento ha identificato la formazione come un cistoadenoma sieroso, un tumore benigno dell'ovaio. Prima dell'operazione, tuttavia, non era possibile conoscere con certezza la natura della massa: era quindi necessario adottare tutte le precauzioni previste in presenza di una possibile patologia tumorale, evitando in particolare la fuoriuscita del contenuto della cisti nella cavità addominale.
Le eccezionali dimensioni della massa - descrivono dal Bambino Gesù - rendevano particolarmente complesso il ricorso alle tecniche chirurgiche convenzionali. La cisti occupava infatti quasi interamente l'addome e non consentiva, nella fase iniziale dell'intervento, di creare lo spazio necessario per operare in laparoscopia. L'équipe ha quindi utilizzato una procedura ibrida, combinando chirurgia tradizionale e mininvasiva. Attraverso una piccola incisione di appena 5 centimetri nella parte inferiore dell'addome, simile a quella di un taglio cesareo, i chirurghi hanno inizialmente isolato la cisti creando un'area protetta e a tenuta - una sorta di camera stagna - per evitare qualsiasi dispersione del suo contenuto. Una parte del liquido è stata quindi aspirata lentamente e in modo controllato, riducendo progressivamente il volume della massa. Uno svuotamento graduale era necessario per consentire agli organi addominali, a lungo compressi dalla cisti, di riadattarsi allo spazio liberato ed evitare pericolosi sbalzi della pressione e della circolazione sanguigna. La riduzione del volume della massa ha permesso di creare nell'addome lo spazio necessario per proseguire l'intervento in laparoscopia, con l'ausilio di una telecamera, e identificare l'origine della cisti dall'ovaio sinistro. Dopo la fase laparoscopica, la cisti è stata ulteriormente svuotata e la parte residua della formazione è stata portata all'esterno e asportata attraverso la stessa incisione di 5 centimetri.
"In una paziente così giovane era particolarmente importante ridurre al minimo anche l'impatto estetico dell'intervento", sottolinea Lorna Spagnol, la chirurga del Bambino Gesù che ha eseguito l'operazione. "Grazie alla tecnica utilizzata è stato possibile asportare una cisti di dimensioni eccezionali attraverso un'incisione di appena 5 centimetri, limitando le conseguenze fisiche e il possibile impatto psicologico di una cicatrice molto più estesa", aggiunge.
L'intervento, durato circa 2 ore, è stato eseguito da Spagnol e Ilaria Buconi, con la supervisione di Silveri, e ha coinvolto l'équipe di Anestesia e rianimazione e il personale infermieristico del comparto operatorio della sede di Palidoro. "La ragazza ha avuto un rapido recupero postoperatorio ed è stata dimessa in ottime condizioni di salute - riferiscono i sanitari - appena 4 giorni dopo l'intervento".

(Adnkronos) - Il governo italiano ha "prenotato" 14,9 miliardi di euro dei fondi Safe e deciderà "entro la fine dell'anno" quanto utilizzare dell'importo complessivo. Una decisione di utilizzare tutti i 14,9 miliardi ancora non è stata presa. Lo ha precisato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine dell'audizione in commissioni Esteri e Difesa a Roma,
Attraverso lo strumento di azione per la sicurezza dell'Europa (Safe), l'Ue fornisce assistenza finanziaria sotto forma di prestiti per un valore fino a 150 miliardi di euro. L'assistenza ha l'obiettivo di aiutare gli Stati membri dell'Ue ad aumentare rapidamente e in modo significativo gli investimenti nel settore della difesa mediante appalti comuni, si legge sul sito del Consiglio europeo.
Il regolamento che istituisce lo strumento Safe è entrato in vigore il 29 maggio 2025.
Safe è finanziato dall'Unione europea attraverso la sua capacità di prestito, in particolare mediante l'emissione di obbligazioni dell'Ue nell'ambito dell'approccio unificato esistente in materia di finanziamenti. Rappresenta il primo pilastro del piano ReArm Europe/Prontezza per il 2030 presentato dalla Commissione europea nel marzo 2025.
Lo strumento finanzia investimenti urgenti e su vasta scala nella base industriale e tecnologica di difesa europea. La ripartizione del bilancio è basata sulla domanda, spiega il Consiglio europeo. Le erogazioni assumono la forma di prestiti a lungo termine a prezzi competitivi, che dovranno essere rimborsati dagli Stati membri dell'Ue beneficiari. In linea di principio, le procedure di appalto comune devono coinvolgere almeno due Paesi partecipanti per poter beneficiare dei prestiti. Tuttavia, Safe consente anche appalti che coinvolgano un solo Stato membro per un periodo di tempo limitato.
Safe sostiene gli appalti di prodotti per la difesa appartenenti a due categorie.
Categoria 1:
munizioni e missili
sistemi di artiglieria, comprese capacità di attacco in profondità di precisione
capacità di combattimento terrestre e relativi sistemi di supporto, comprese attrezzature per soldati e armi di fanteria
droni di piccole dimensioni e relativi sistemi antidrone
protezione delle infrastrutture critiche
cyber-capacità
mobilità militare, compresa la contromobilità
Categoria 2:
sistemi di difesa aerea e missilistica
capacità marittime di superficie e subacquee
droni diversi da quelli di piccole dimensioni e relativi sistemi antidrone
abilitanti strategici quali, tra gli altri, il trasporto aereo strategico, il rifornimento in volo, i sistemi C4ISTAR nonché le risorse e i servizi spaziali
protezione delle risorse spaziali
intelligenza artificiale e guerra elettronica
In tutte le categorie i contratti di appalto devono garantire che non più del 35% del costo sia dovuto a componenti originari di Paesi terzi, dell'Ucraina o di Paesi che fanno parte dello Spazio economico europeo (See) e dell'Associazione europea di libero scambio (Efta): Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. I progetti che riguardano la categoria 2 devono soddisfare condizioni di ammissibilità più rigorose: per esempio, i contraenti devono avere la capacità di modificare le attrezzature, in caso di necessità, senza restrizioni relative ai Paesi terzi.
Safe segna un nuovo capitolo nella cooperazione con i Paesi terzi in materia di difesa. Sebbene soltanto gli Stati membri possano ottenere prestiti Safe, l'Ucraina e i Paesi See/Efta possono partecipare agli appalti comuni a parità di condizioni con gli Stati membri dell'Ue. A seguito della conclusione di un accordo bilaterale con l'Ue nel giugno 2026, sarà possibile affidare appalti anche all'industria canadese.
Possono partecipare agli appalti comuni anche i seguenti Paesi:
- Paesi aderenti, candidati e potenziali candidati all'adesione
- Paesi che hanno firmato partenariati in materia di sicurezza e difesa con l'Ue, come Albania, Canada, Corea del Sud, Giappone, India, Macedonia del Nord, Moldova, Norvegia e Regno Unito
Altri Paesi terzi possono aderire agli appalti comuni previa conclusione di un partenariato in materia di sicurezza e difesa con l'Ue, spiega il Consiglio europeo.
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