
Claudio Santamaria in versione cantante nella serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, venerdì 27 febbraio. Sul palco dell’Ariston interpreta il brano 'Mi sei scoppiato dentro il cuore' di Mina, con Malika Ayane, in gara al Festival con il brano 'Animali notturni'.
Claudio Santamaria, chi è
Per chi conosce il mondo del cinema italiano, Claudio Santamaria non è certo un volto nuovo. Romano, classe 1974, è oggi considerato uno degli attori contemporanei più apprezzati del panorama nazionale.
Fuochi d’artificio di Leonardo Pieraccioni (1997), Ecco fatto, l’esordio di Gabriele Muccino (1998), L’ultimo capodanno di Marco Risi (1998), L’ultimo bacio di Muccino (2001) e La stanza del figlio di Nanni Moretti (2001), sono alcuni dei suoi maggiori successi durante gli anni degli esordi.
Il successo vero arriva grazie a Romanzo criminale di Michele Placido (2005) e Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti (2015), che gli è valso un David di Donatello come miglior attore protagonista.
Nel 2020 si unisce al cast del programma Celebrity Hunted: Caccia all’uomo in onda su Prime Video. E l’anno successivo invece arriva sul palco dell’Ariston durante la seconda serata del Festival di Sanremo insieme alla moglie Francesca Barra: i due sono stati protagonisti del secondo 'quadro' di Achille Lauro. La coppia ha ballato sulle note di 'Bam Bam Twist', regalando una performance rock and roll ispirata al famoso twist di Pulp Fiction.
'Mi sei scoppiato dentro il cuore', testo
… Era
Solamente ieri sera
Io parlavo con gli amici
Scherzavamo fra di noi
E tu, e tu, e tu
… Tu sei arrivato
M'hai guardato
E allora tutto è cambiato per me
… Mi sei scoppiato dentro il cuore
All'improvviso
All'improvviso
Non so perché
Non lo so perché
All'improvviso
All'improvviso
Sarà
Perché mi hai guardato
Come nessuno mi ha guardato mai
Mi sento viva
All'improvviso per te
… Ora, io non ho capito ancora
Non so come può finire
Quello che succederà
… Ma tu, ma tu, ma tu
Tu l'hai capito
L'hai capito
Visto che eri cambiato anche tu
Mi sei scoppiato dentro il cuore
All'improvviso, all'improvviso
… Non so perché
Non lo so perché
All'improvviso
All'improvviso
Sarà perché mi hai guardato
Come nessuno mi ha guardato mai
Mi sento viva all'improvviso per te
… Mi sei scoppiato dentro al cuore all'improvviso
All'improvviso non so perché
Non lo so perché
All'improvviso
All'improvviso
Sarà perché mi hai guardato
come nessuno m'ha guardato mai
Mi sento viva
All'improvviso per te.
'Non evitiamo le discussioni, ora bilancio di metà mandato'... 
Leggenda contro leggenda, monumento contro monumento della canzone italiana. A 86 anni Don Backy torna a rivendicare la paternità di "L'immensità" e lo fa nel momento più simbolico possibile: all'indomani della celebrazione di Mogol al Festival di Sanremo, dove giovedì 26 febbraio il celebre paroliere ha ricevuto il premio alla carriera. E "L'immensità" è stata citata come opera di Mogol, prossimo ai 90 anni. Il cantautore toscano ha rotto oggi il silenzio con una lettera pubblica per riaffermare quella che definisce la sua primogenitura sul brano simbolo del 1967. Una presa di posizione netta, che riporta sotto i riflettori una questione mai del tutto sopita e riaccende il confronto tra due protagonisti assoluti della nostra storia musicale. Con il contributo di Mogol al testo da anni oggetto di discussione.
"In relazione a quanto osservato sul palco del Festival di Sanremo, in occasione del Premio alla Carriera conferito a Mogol, ritengo doveroso precisare pubblicamente - scrive Don Backy - la mia posizione sulla paternità del testo de 'L'immensità', da me scritto (insieme alla musica) nell'ottobre 1966 e di cui conservo documentazione autografa originale, al quale il sig. Mogol sostituì ben 3 parole 3, 'Una Farfalla Volerà' al posto di ciò che avevo già scritto, ovvero: 'Ed in quel fiore troverai felicità'. Da quel momento, il sig. Mogol è diventato con-titolare del testo, percependo il 2/24mi. Che non mi si citi neanche di sguincio, nemmeno come co-autore, usando peraltro qualche secondo della mia immagine, del momento in cui la cantai, non mi è parso né giusto, né elegante". Parole che pesano come un macigno su una delle canzoni più amate della musica leggera italiana.
"L'immensità" fu presentata al Festival di Sanremo dal 26 al 28 gennaio 1967 in doppia esecuzione da Don Backy e Johnny Dorelli. Si classificò nona, ma il piazzamento non impedì al brano di diventare, nel giro di poche settimane, un successo travolgente, fino a trasformarsi in uno dei più incisi e venduti della storia della canzone italiana. L'idea nacque, secondo il racconto dello stesso Don Backy, in una giornata grigia e piovosa. Strade vuote, un senso di disagio, poi il ritorno a casa e l'urgenza di scrivere. Il testo prese forma in pochi minuti. Successivamente Detto Mariano contribuì a rifinire la parte musicale e ad arricchire l'arrangiamento. Il risultato fu una ballata sulla solitudine e sulla speranza, attraversata da versi rimasti nella memoria collettiva: "Per ogni goccia che cadrà / Un nuovo fiore nascerà". Il protagonista è solo, ma non sconfitto. Nell'immensità del mondo, qualcuno lo pensa, qualcuno lo aspetta. Una fiducia ostinata nell'esistenza di un legame invisibile. (di Paolo Martini)
"Una tragedia: due morti, uno era un passante, l'altro era a bordo del tram”. Queste le prime parole del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, arrivato sul luogo in cui questo pomeriggio alle 16 un tram della linea 9 è deragliato[1].
"Non appare una questione tecnica del tram, ma molto legata al conducente”, ha poi risposto a chi gli chiedeva se il deragliamento del tram possa essere stato causato da un guasto ai sistemi di sicurezza. “È difficile avventurarsi in analisi su quello che è successo, ci saranno le indagini”, ha premesso Sala, spiegando poi che “il mezzo è nuovo, il conducente molto esperto e in servizio da solo un’ora, quindi non era in straordinario. La cosa un po’ particolare è che ha saltato una fermata”, che si trova proprio pochi metri prima del punto in cui il tram è deragliato. Il fatto che il conducente abbia saltato la fermata “aggiunge un elemento di più a quello che è successo. Però ci saranno le indagini, è inutile che mi metta io a fare ipotesi”.
A chi gli chiedeva se l’incidente possa essere stato causato da un malore del conducente, ora ricoverato in ospedale in condizioni non critiche, il sindaco ha risposto: “Io non posso ipotizzarlo ma è certamente una delle ipotesi che si possono immaginare, ma non posso dirlo io. Arrivava in maniera normale in termini di velocità”.
Il tram 9 ha preso la curva a sinistra, girando verso via Lazaretto “perché lo scambio era orientato verso sinistra e il guidatore doveva orientarlo per andare dritto. Perché non l’ha fatto?”, si chiede sospendendo la risposta Sala. Ora “il conducente è in ospedale, verrà sentito, se non è già stato sentito” ed è “in buone condizioni”, riferisce il primo cittadino, escludendo che sui binari ci fossero lavori: “Da quello che ci risulta assolutamente no. Ci sono molti video, la dinamica è abbastanza chiara. Il tram arrivava in velocità. La cosa strana è che salta la fermata prima”.

C'è stata una "insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto" nel caso del piccolo Domenico, il bambino di due anni deceduto dopo due mesi dal trapianto di un cuore lesionato. È quanto riportato dai verbali dell'audit interno all'azienda ospedaliera dei Colli, che compaiono nella relazione che la Regione Campania ha trasmesso al Ministero della Salute.
Gli esperti hanno sottolineato "assenza o mancata applicazione delle procedure condivise per l'espianto, conservazione e trasporto dell'organo". Secondo l'indagine interna, ci sarebbero diverse contraddizioni nei racconti e "non sono state intercettate le criticità prima del completamento della cardiectomia", cioè dell'estrazione del cuore malato di Domenico prima dell'arrivo del nuovo organo, poi risultato "congelato". E ancora, tra le criticità evidenti, sarebbe emersa anche "l'assenza di monitoraggio e controllo della temperatura durante il trasporto", ma soprattutto "la mancata formalizzazione di ruoli, responsabilità e punti di verifica nelle fasi critiche del processo", il tutto dovuto a "una insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto".
Si sarebbe accorto solo dopo l'espianto del cuore di Domenico che il nuovo organo arrivato da Bolzano "era inglobato in un blocco di ghiaccio". A scriverlo nella sua relazione è il cardiochirurgo Guido Oppido, sull'intervento del 23 dicembre scorso. Il piccolo Domenico, poi, è morto dopo quasi due mesi lo scorso 21 febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli. Il chirurgo ha riferito che "l'estrazione del secchiello dal frigo da trasporto risultava inizialmente impossibile e solo dopo circa ulteriori 20 minuti e l'utilizzo di un ingente quantitativo di acqua si otteneva uno scongelamento parziale che consentiva la rimozione dal contenitore", mentre "l'estrazione dell'organo dai tre sacchetti sterili si rivelava estremamente difficoltosa e prolungata".
Il cuore era in "uno stato di profondo congelamento" ha scritto Oppido nella sua relazione ma, ormai, "in assenza di alternative" per non far morire il bambino in sala operatoria era quella di impiantare comunque quell'organo ormai lesionato. Purtroppo, però, nonostante i tentativi la situazione era ormai "gravemente compromessa" e il piccolo fu attaccato al macchinario per la circolazione extracorporea.

"La fenilchetonuria (Pku) è una malattia metabolica ereditaria causata dal deficit dell'enzima fenilalanina idrossilasi, responsabile della trasformazione della fenilalanina in tirosina. Si tratta di una patologia rara, e questa condizione di rarità incide in modo significativo sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie. La Pku è considerata una delle malattie metaboliche più rappresentative perché diagnosi e intervento tempestivi possono cambiarne radicalmente la prognosi. In assenza di diagnosi, infatti, la patologia può provocare conseguenze gravi a livello del sistema nervoso centrale: disabilità intellettiva, disturbi motori, problemi del comportamento e dell'umore, oltre ad alterazioni evidenziabili alla risonanza magnetica. Per questo lo screening neonatale è fondamentale: consente di intervenire precocemente". A dirlo all'Adnkronos Salute è Chiara Cazzorla, psicologa, psicoterapeuta Uoc Psicologia ospedaliera referente per il Centro regionale screening neonatale metabolico allargato azienda ospedaliera di Padova. (VIDEO[1])
"La terapia di riferimento per la Pku è di tipo dietetico - spiega Cazzorla - Il paziente deve seguire per tutta la vita un regime alimentare a controllato apporto di proteine, per mantenere sotto controllo i livelli di fenilalanina nel sangue e garantire uno sviluppo adeguato del paziente. Si tratta di una terapia efficace, ma con un impatto psicologico ed emotivo importante". La gestione costante dell'alimentazione, secondo l'esperta, può influire in modo significativo sulla vita sociale e relazionale, "soprattutto in una fase delicata come l'adolescenza. Parliamo infatti di una malattia cronica che richiede una terapia cronica: una condizione che può risultare invasiva nella quotidianità del paziente".
"Negli ultimi anni si stanno affacciando nuove opzioni terapeutiche con l'obiettivo di offrire un'alternativa alla dietoterapia. Tra queste - sottolinea - la terapia enzimatica sostitutiva. Si tratta di un percorso complesso e altamente personalizzato, che richiede una conoscenza approfondita del paziente e della sua famiglia. La terapia enzimatica sostitutiva può essere un'alternativa a quello che è l'impatto sociale della dietoterapia e permettere al paziente di raggiungere adeguati valori di fenilalanina, nonostante una dieta completamente libera. L'approccio è multidisciplinare con un piano terapeutico 'disegnato su misura'".
"L'esperienza del centro di Padova, che segue un numero significativo di pazienti adulti con Pku", mostra risultati incoraggianti, riporta Cazzorla: "Diversi pazienti, in tempi differenti e secondo un percorso personalizzato, hanno raggiunto la completa liberalizzazione della dieta, mantenendo valori adeguati di fenilalanina. Questo ha permesso loro di recuperare spazi di libertà nella vita sociale e relazionale. Viaggi, gite, vacanze - prima rigidamente pianificati o limitati - possono oggi essere vissuti con maggiore serenità".
Dal punto di vista clinico, questi risultati confermano quanto gli aspetti emotivi, psicologici e sociali siano centrali nella gestione di una malattia cronica come la Pku. Un'attenzione particolare va rivolta anche alla storia familiare: "E' importante, soprattutto in adolescenza e in età adulta, tornare all'impatto che la diagnosi ha avuto sui genitori e sull'intero nucleo familiare al momento dello screening neonatale. La gestione della fenilchetonuria richiede quindi una presa in carico globale del paziente, resa possibile dal lavoro di un'équipe multidisciplinare in grado di considerare non solo i parametri clinici, ma anche la dimensione psicologica e relazionale della malattia", conclude.

Via libera al ticket di accesso alla Ztl per le auto elettriche a partire dal 1° luglio a Roma. La giunta di Roma Capitale ha infatti approvato l’introduzione del permesso annuale a pagamento per l’accesso negli orari di funzionamento della Zona a traffico limitato del centro storico e delle altre Ztl dei veicoli a trazione esclusivamente elettrica, superando l’attuale regime di accesso gratuito per tutte le auto elettriche. Previste, però, alcune eccezioni.
Per mantenere un regime di favore verso questo tipo di veicoli, il permesso costerà il 50% in meno di quello per i veicoli equivalenti a benzina o diesel, e sarà disponibile per tutti i possessori di auto elettriche e non solo per quelli abilitati a richiedere il permesso per il centro storico.
Per chi resta gratuito l'accesso in Ztl
Il permesso, spiega il Campidoglio, continuerà a essere gratuito per i possessori di auto elettriche che rientrano in alcune tipologie come residenti, artigiani con laboratorio in Ztl, genitori che accompagnano figli nelle scuole del centro storico, medici convenzionati, aziende ed enti che svolgono servizi di interesse pubblico o di emergenza con mezzi identificabili, nonché per i servizi di car sharing.
Quanto costerà il ticket?
Per le altre categorie che utilizzano veicoli elettrici o a idrogeno, il nuovo permesso annuale costerà poco meno del 50% di quello per veicoli ordinari. Per fare alcuni esempi, costerà 1.000 euro per le tipologie di utenti che con un veicolo a alimentazione tradizionale pagherebbero 2.016, e 500 euro per quanti con un’auto non elettrica pagherebbero 1016 euro e 781 con un’auto ibrida.
Gli attuali titolari di autorizzazione riceveranno una comunicazione da Roma Servizi per la Mobilità con modalità e termini per richiedere il nuovo permesso, qualora intendano mantenere l’accesso alle Ztl, mentre per quanto riguarda le nuove immatricolazioni il permesso a pagamento entrerà in vigore non appena sarà operativo il nuovo sistema di rilascio, dal 1° luglio 2026.
Perché la ztl diventa a pagamento per le elettriche?
"La misura - ha dichiarato l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè - deriva dal forte aumento dei veicoli elettrici in circolazione e, di conseguenza, dal numero sempre più elevato di permessi per l’accesso alle Ztl. Sebbene si tratti di mezzi a emissioni zero, la loro crescita sta comunque contribuendo in maniera significativa alla congestione del traffico e alla riduzione degli spazi di sosta disponibili, in particolare nel centro storico. Il provvedimento rappresenta dunque una misura di regolamentazione della mobilità cittadina, in linea con quanto già deciso da molte grandi capitali europee che hanno aggiornato le agevolazioni per i veicoli elettrici nelle aree centrali, tutelando i centri storici e garantendo un equilibrio tra sostenibilità ambientale e gestione dei flussi di traffico". Secondo il Campidoglio infatti il numero delle immatricolazioni dei veicoli elettrici è cresciuto del 350% in quattro anni e in continuo aumento ogni mese. Un andamento che si è riflesso anche sull’impennata delle richieste di accesso alle Ztl presentate a Roma Servizi per la Mobilità, portando il numero complessivo degli autorizzati a circa 75mila, in costante crescita.
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri conferma che questo "non è l’unico intervento per decongestionare il centro: stiamo intervenendo colpire le truffe legate ai falsi permessi per invalidi, e abbiano convocato un tavolo con le categorie per migliorare la modalità di consegna delle merci. Un centro storico liberato dal traffico e dal congestionamento e più vivibile è interesse di tutti: di chi ci vive, di chi ci lavora e di chi lo visita. Chi amministra Roma ha il dovere di tutelare questo patrimonio dell’umanità". Roma Capitale conferma comunque il mantenimento di tutte le altre misure di sostegno alla mobilità elettrica, come le agevolazioni legate alle domeniche ecologiche e la gratuità della sosta sulle strisce blu, oltre al costo dimezzato per il permesso per il centro.
'Sconto in bollette minimo e mette a rischio lavoratori settore
biomasse'...
Studio della Camera di commercio di Sassari...
A chiamata della governatrice Todde hanno riposto anche
associazioni e comuni...
Arnas Brotzu rassicura le associazioni dei pazienti che sono
preoccupate...
Studio della Camera di commercio di Sassari...
L'amministrazione comunale avvia progetto di riqualificazione... 
Via libera dall'Agenzia europea del farmaco Ema all'immissione in commercio in Ue per il primo vaccino combinato contro Covid-19 e influenza. Ne dà notizia l'ente regolatorio, all'indomani della riunione (23-26 febbraio) in cui il Comitato per i medicinali a uso umano Chmp ha dato parere positivo. Si tratta di un vaccino a mRna (mCombriax*), sviluppato da Moderna, per la protezione delle persone di età pari o superiore a 50 anni contro la malattia causata da Sars-CoV-2 e l'influenza stagionale, infezioni che colpiscono principalmente l'apparato respiratorio, causando sintomi come tosse e congestione nasale, nonché sintomi sistemici come febbre e brividi.
"La maggior parte dei casi di Covid e influenza sono lievi o moderati - spiega l'Ema in una nota - ma si verificano anche casi gravi, in particolare nelle persone anziane e con un sistema immunitario indebolito. La co-infezione con influenza e Sars-CoV-2 può provocare una malattia più grave di quella che si verificherebbe con la sola infezione da uno dei due virus. Secondo i dati pubblicati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), all'1 febbraio 2026 in Europa erano stati segnalati oltre 281,7 milioni di casi di Covid. Anche l'influenza stagionale rappresenta un problema significativo, con un numero fino a 50 milioni di casi sintomatici che si verificano ogni anno nello Spazio economico europeo (See)".
La new entry mCombriax agisce come altri vaccini preparando l'organismo a difendersi dalle infezioni. Contiene Rna messaggero con istruzioni per la produzione di proteine presenti nel Sars-CoV-2 e in 3 virus influenzali stagionali: influenza di tipo A-H1N1, influenza di tipo A-H3N2 e influenza di tipo B del lignaggio Victoria. Essendo il primo vaccino combinato anti Covid e influenza, "offre alle persone la possibilità di ricevere un'unica dose per proteggersi da entrambe le malattie". Il ceppo di Sars-CoV-2 bersaglio del vaccino si basava sulle raccomandazioni Ema per il 2023-2024, mentre i ceppi influenzali bersaglio si basavano sulle raccomandazioni Oms per il 2023-2024. E "si prevede che la composizione di mCombriax venga aggiornata regolarmente per adattarsi ai ceppi virali circolanti nella comunità", sottolinea l'agenzia Ue. (segue)

In Italia oltre 2 milioni di persone vivono con una patologia rara. Un universo eterogeneo di condizioni spesso gravi, accomunate da bisogni complessi e da un percorso assistenziale che può diventare frammentato. Per chi convive con una malattia rara la difficoltà non è solo trovare una terapia. E' ottenere una diagnosi in tempi brevi, sapere a chi rivolgersi, non perdere punti di riferimento nel passaggio dall'infanzia all'età adulta, non dover cambiare regione per ricevere cure adeguate. In occasione della Giornata delle malattie rare che si celebra domani, 28 febbraio, Ucb Pharma conferma che "l'innovazione non può limitarsi allo sviluppo di nuovi farmaci, ma deve tradursi in un sistema capace di garantire continuità, equità e prossimità nella presa in carico".
Le malattie rare rappresentano una sfida strutturale per il servizio sanitario: bassa prevalenza, alta complessità clinica, necessità di competenze multidisciplinari e percorsi personalizzati, spiega l'azienda in una nota. In questo scenario, accanto alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative nelle neuroscienze e nell'area immunologica, diventa centrale la capacità di costruire reti integrate tra ospedale e territorio, rafforzare i registri, definire percorsi, quindi Pdta condivisi e superare le disuguaglianze regionali. Ucb è attiva - a livello di ricerca clinica o con terapie già approvate in Italia - in diverse patologie rare ad alta complessità, tra cui sindrome di Dravet, sindrome di Lennox-Gastaut, deficit di Cdkl5, miastenia gravis e TK2d. Ma la risposta ai bisogni dei pazienti non si esaurisce nella dimensione terapeutica. Per molte famiglie il nodo cruciale resta la continuità di cura lungo tutto l'arco della vita: dalla diagnosi alla gestione delle fasi più critiche, fino al delicato passaggio dall'età pediatrica a quella adulta, spesso caratterizzato da frammentazione e perdita di riferimenti clinici.
Proprio su questo fronte si inserisce il progetto DEEstrategy, promosso da Ucb in collaborazione con Edra, modello operativo orientato a garantire integrazione multidisciplinare e transizione strutturata nelle Encefalopatie dello sviluppo ed epilettiche. Nel 2025 il percorso ha trovato una declinazione concreta a livello regionale, in particolare nel Lazio, dove il confronto tra istituzioni, clinici e associazioni ha portato alla discussione di protocolli di transizione, attivazione di case manager dedicati e definizione di indicatori di qualità dei percorsi. Con il progetto DEEstrategy Ucb ha contribuito a definire un modello operativo orientato alla continuità assistenziale e all'integrazione multidisciplinare. Il documento individua 4 ambiti prioritari di intervento: gestione strutturata della transizione pediatrico-adulta; rafforzamento dell'approccio multidisciplinare; potenziamento della rete socioassistenziale e sviluppo della telemedicina.
Parallelamente - prosegue la nota - nel corso dell'ultimo anno Ucb ha sostenuto insieme a Omar, Osservatorio malattie rare, momenti di dialogo dedicati alla miastenia gravis, coinvolgendo clinici, associazioni e rappresentanti istituzionali. Gli incontri hanno evidenziato criticità comuni a molte malattie rare: necessità di diagnosi più tempestive, rafforzamento delle reti regionali, aggiornamento dei registri e costruzione di percorsi assistenziali strutturati. Le esperienze territoriali dimostrano come il confronto tra pubblico, professionisti sanitari e associazioni possa trasformarsi in proposte operative concrete, con l'obiettivo di rendere il sistema più efficiente e vicino ai bisogni reali delle persone. Dal confronto sono emerse infatti priorità condivise: potenziamento dei registri di patologia, integrazione della rete dei centri di riferimento, maggiore sensibilizzazione della classe medica. Sono temi che riflettono una sfida nazionale: garantire uniformità di accesso alle cure e continuità assistenziale lungo tutto il percorso di malattia. In quest'ottica, Ucb conferma la volontà di continuare a collaborare con le Regioni, le associazioni e i professionisti sanitari per sostenere modelli organizzativi capaci di coniugare appropriatezza clinica e sostenibilità.
In questo percorso di responsabilità condivisa si inserisce anche il sostegno alle iniziative promosse da Uniamo - Rare Diseases Italy in occasione della Giornata delle malattie rare 2026. L'azienda ha supportato la campagna nazionale #UNIAMOleforze, inaugurata il 29 gennaio al ministero della Salute e culminata nel convegno conclusivo che si è tenuto ieri, 26 febbraio, a Roma, con un momento di confronto tra istituzioni, professionisti sanitari, associazioni e comunità dei pazienti. Un ciclo di appuntamenti che ha rimesso al centro i temi dell'accesso equo, tempestivo e omogeneo alle terapie - farmacologiche e non - della qualità dell'assistenza e della costruzione di percorsi di presa in carico personalizzati.
"Innovare nelle malattie rare significa assumersi una responsabilità che va oltre la ricerca scientifica - afferma Federico Chinni, amministratore delegato di Ucb Pharma Italia - Vuol dire contribuire alla costruzione di modelli organizzativi che garantiscano continuità, appropriatezza ed equità. Per questo vogliamo essere partner delle istituzioni, delle associazioni e degli esperti nella progettazione di percorsi di cura capaci di fare davvero la differenza nella vita dei pazienti". L'impegno dell'azienda proseguirà nel 2026 con nuove iniziative di confronto e progettazione condivisa, nella consapevolezza che solo un'alleanza strutturata tra ricerca, governance sanitaria e comunità scientifica possa ridurre le disuguaglianze e offrire risposte tempestive a chi convive con una malattia rara.

Nonostante l'impatto sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita, le conseguenze dell'assunzione di molteplici terapie nella cura del cancro sono ancora sottovalutate. Due terzi dei pazienti oncologici in trattamento attivo sono a rischio di interazioni farmacologiche che, quando gravi, sono la causa del 2% dei ricoveri ospedalieri e possono contribuire al 4% dei decessi nelle persone colpite da tumore. E' quindi essenziale da un lato un approccio integrato e multidisciplinare che coinvolga oncologi e farmacologi, e dall'altro lo sviluppo di competenze trasversali e psiconcologiche che integrino la valutazione del rischio farmacologico con una riflessione più ampia sul percorso decisionale condiviso con il paziente, anche grazie a un utilizzo più diffuso dei Pro, cioè gli esiti di salute valutati direttamente dal paziente e basati sulla sua percezione della malattia e del trattamento. Serve pertanto una visione a 360 gradi. Lo hanno evidenziato gli esperti a confronto al convegno nazionale 'Le interazioni farmacologiche nella gestione del rischio clinico: guida ragionata nel percorso decisionale (e all'etica della scelta)', oggi all'università Statale di Milano.
Nel 2025 in Italia sono state stimate circa 390mila nuove diagnosi di tumore, ricorda una nota. "Nella cura del cancro il rischio di interazioni farmacologiche è aumentato dall'uso concomitante di farmaci di supporto come antiemetici, anticonvulsivanti, analgesici e corticosteroidi - afferma Gianluca Vago, direttore del Dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia (Dipo) della Statale di Milano - L'elevata prevalenza della politerapia nei pazienti oncologici pone una serie di sfide uniche, perché è in grado di compromettere l'efficacia e la sicurezza delle cure anticancro, portando a una riduzione dell'effetto terapeutico o a eventi avversi inaspettati. E' possibile che si verifichino interazioni farmacologiche o perdita di efficacia delle terapie oncologiche anche quando il paziente assume farmaci in autoprescrizione. Queste reazioni possono essere gravi e imporre un onere significativo al Servizio sanitario nazionale, per l'aumento dei ricoveri ospedalieri, della morbilità e della mortalità".
"In oncologia il tema è particolarmente delicato", spiega Gabriella Pravettoni, professore ordinario di Psicologia delle decisioni al Dipo della Statale di Milano e direttrice della Divisione di Psiconcologia dello Ieo, Istituto europeo di oncologia. "La scelta terapeutica, specie nei casi di malattia avanzata o metastatica, implica non solo la conoscenza delle interazioni, ma anche una valutazione etica del beneficio atteso. E' necessario chiedersi fino a che punto sia opportuno spingersi nel proporre un trattamento e come integrare l'expertise clinica con la soggettività del paziente, i suoi valori, le sue paure e priorità. L'etica della scelta terapeutica e il sostegno psiconcologico nel processo decisionale diventano così un esercizio di equilibrio tra appropriatezza, proporzionalità e rispetto dell'autonomia".
Un cambiamento culturale di grande rilevanza nell'oncologia degli ultimi anni è rappresentato dalla crescente attenzione agli esiti riferiti dal paziente attraverso questionari standardizzati, i patient-reported outcome. "I Pro sono strumenti importantissimi nella valutazione dei trattamenti anticancro e della qualità di vita, perché aggiungono i dati riferiti direttamente dai pazienti, senza alcun filtro, ampliando le conoscenze sul valore delle terapie - chiarisce Pravettoni - E' importante migliorare la tempestività con cui queste informazioni vengono raccolte. Oggi pochi ospedali adottano misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti. Serve un cambio di passo - evidenzia - perché la raccolta e l'analisi del punto di vista dei malati sull'esito di un trattamento non restino solo un principio teorico, ma diventino un metodo imprescindibile. I Pro, inoltre, possono favorire il 'patient empowerment', perché consentono al paziente di esprimersi in autonomia, facendo emergere anche effetti collaterali caratterizzati da una forte componente soggettiva".
"La diversità dei trattamenti oncologici, tra cui chemioterapia, terapie mirate, agenti ormonali, anticorpi monoclonali e anticorpi farmaco-coniugati, aggiunge complessità alle valutazioni sulle interazioni farmacologiche - sottolinea Romano Danesi, professore ordinario di Farmacologia al Dipo della Statale di Milano - Ogni classe di farmaci ha caratteristiche uniche, che richiedono un approccio individualizzato. Il metabolismo di ciascun farmaco è influenzato da molteplici fattori, tra cui genetica, età, funzionalità epatica e renale, dieta. Nonostante i progressi nelle terapie, le interazioni farmacologiche sono spesso sottovalutate nella pratica clinica. Anche l'interazione tra vari farmaci, alimenti e integratori può portare a potenziali effetti sinergici o antagonisti, che talvolta non vengono riconosciuti".
L'introduzione di nuove molecole antitumorali orali nella pratica clinica ha aumentato la complessità della gestione delle interazioni farmacologiche, riferiscono gli esperti. Uno studio su oltre 5.600 casi di interazioni farmacologiche ha rilevato che le terapie mirate rappresentavano il 63% delle interazioni, rispetto agli agenti citotossici (21%) e alle terapie ormonali (19%). "Anche l'immunoterapia sta cambiando la storia naturale di molte neoplasie - ricorda Giuseppe Curigliano, professore ordinario di Oncologia medica al Dipo della Statale di Milano e presidente eletto Esmo (Società europea di oncologia medica) - Può verificarsi una ridotta efficacia dei farmaci immunoncologici quando somministrati contemporaneamente ad antibiotici, corticosteroidi o inibitori della pompa protonica. Le terapie immunoncologiche si basano sul ripristino delle risposte delle cellule T, che possono essere compromesse da alterazioni dell'equilibrio del microbiota intestinale o da immunosoppressione. La collaborazione multidisciplinare tra oncologi e farmacologi nella pratica clinica consente di prevedere e gestire le interazioni farmacologiche".
"La competenza nella gestione delle interazioni farmacologiche richiede capacità di sintesi, dialogo e responsabilità multidisciplinare condivisa nella decisione clinica - osserva Ketti Mazzocco, professore associato di Psicologia al Dipo della Statale di Milano e psiconcologa allo Ieo - Si pensi all'effetto che lo stato psicologico ha sulla prognosi dei pazienti oncologici, come sottolinea un recente articolo pubblicato su 'Nature'. Il punto focale è lo sguardo alla complessità del sistema. Porto come esempio lo stato depressivo, che non solo diminuisce l'efficacia dei trattamenti farmacologici agendo sul comportamento, ma contribuendo anche a un cambiamento a livello del microbiota intestinale, della neuroinfiammazione e dell'infiammazione generale sistemica, favorendo la progressione di malattia. Una strategia chiave per prevenire le interazioni farmacologiche risiede nell'informazione dei pazienti e dei caregiver sui rischi associati alla politerapia e alla mancata aderenza alle cure. Questo primo convegno nazionale - conclude - nasce con l'obiettivo di costruire un ponte tra farmacologia clinica e psiconcologia, tra scienza e relazione, offrendo strumenti concreti per orientare la scelta terapeutica nel rispetto della persona, del contesto e della complessità".

Afghanistan e Pakistan di nuovo allo scontro armato. Bombardamenti e colpi di mortaio, durante il mese di Ramadan, dopo l'escalation dello scorso ottobre e l'annunciato accordo per un cessate il fuoco più fragile che mai. Su X il ministro della Difesa di Islamabad, Khawaja Asif, ha scritto che "la pazienza è finita" ed è "guerra aperta" all'Afghanistan in cui dal 2021 sono di nuovo al potere i Talebani. In un contesto di annose dispute nella regione, ha anche accusato i Talebani di aver fatto dell'Afghanistan una "colonia dell'India". Da Kabul dicono di volere il "dialogo".
Cosa succede
Tutto è iniziato lo scorso fine settimana quando dall'Afghanistan orientale sono arrivate notizie di raid aerei attribuiti alle forze pakistane con un bilancio di 18 civili uccisi, bambini compresi, e anche di operazioni nella provincia di Nangarhar e in quella di Paktika. Il Pakistan, dove i militari restano l'istituzione più potente, confermava di aver preso di mira "sette campi e covi di terroristi", parlando di "risposta" a una recente ondata di attacchi suicidi in terra pakistana. Il ministero della Difesa del governo talebano minacciava una "risposta adeguata".
Poi nelle scorse ore gli afghani avrebbero attaccato postazioni pakistane al confine. E il Pakistan, come riferito dalla tv pakistana, ha annunciato l'avvio dell'operazione "Ghazab lil-Haq"[1] ('Operazione Giusta Furia'), contro "il regime dei Talebani dell'Afghanistan" dopo l'"aggressione immotivata". Raid aerei delle forze di Islamabad, hanno riportato i media pakistani, hanno colpito "siti militari" a Kabul, con sei milioni di abitanti, Paktia e Kandahar, considerata la 'culla' dei Talebani, dove si ritiene viva il leader supremo Haibatullah Akhundzada. A Kabul, secondo una fonte militare afghana citata dal New York Times, è stato bombardato almeno un deposito di munizioni.
Dalla capitale afghana hanno raccontato alla Cnn di aver sentito una forte esplosione nel cuore della notte e di come siano poi seguite ore di paura. Dal distretto di Baizai, nel nordovest del Pakistan, hanno riferito alla rete americana di aver sentito "una serie di esplosioni" nella notte e di boati che sono andati avanti anche stamani.
Il bilancio
Il Pakistan afferma di aver ucciso 133 combattenti Talebani, dall'Afghanistan hanno parlato di otto "soldati" uccisi e sostengono di aver eliminato 55 militari pakistani. Il ministro dell'Informazione del governo di Islamabad, Attaullah Tarar, ha accusato su X combattenti dei Talebani del Pakistan di aver cercato di sferrare attacchi con droni contro le zone di Abbotabad, Swabi e Nowshera, nel nordovest del Pakistan, e ha parlato di episodi che "dimostrano ancora una volta legami diretti tra il regime dei Talebani dell'Afghanistan e il terrorismo in Pakistan".
Scambio di accuse
Islamabad accusa da tempo i Talebani del Pakistan per le violenze in terra pakistana e punta il dito contro Kabul, che - dicono le autorità pakistane - consente loro di vivere in territorio afghano. Kabul respinge da sempre ogni addebito. Lo scambio di accuse è continuo. E, sottolinea il Nyt, in privato funzionari afghani hanno riconosciuto la presenza di Talebani del Pakistan in Afghanistan. Secondo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il governo afghano ha fornito armi, anche droni, ai Talebani del Pakistan.
Le zone di confine hanno subito per decenni le conseguenze dell'insorgenza. Molti degli ultimi attacchi sono stati messi a segno con armi americane abbandonate durante il ritiro del 2021, ha denunciato la Cnn dopo un servizio in quelle che ha descritto come tra le aree più pericolose del Pakistan in cui alla troupe sono stati mostrati centinaia di fucili, mitragliatrici e fucili di precisione di fabbricazione americana finiti nelle mani di 'nuovi' jihadisti e insorti. Secondo dati che la rete cita spiegando che le sono stati mostrati dai militari pakistani, solo lo scorso anno in attacchi dei militanti nel Paese sono rimaste uccise più 1.200 persone, compresi militari e civili, il doppio rispetto al 2021. Stando ai dati del Pak Institute for Peace Studies, con sede a Islamabad, l'anno scorso sono state uccise in Pakistan più di 440 persone in attacchi dei Talebani del Pakistan e l'80% erano delle forze di sicurezza.
Ma c'è anche altro che alimenta le tensioni. Molti Talebani dell'Afghanistan, ha detto a novembre alla Cnn il ministro della Difesa del governo di Islamabad, hanno ancora proprietà e parenti in Pakistan. Nel post su X Asif ha accusato l'Afghanistan di "esportare il terrorismo".
Il quadro, sintetizza la rete americana, vede un Pakistan - dotato di armi nucleari - con un apparato della difesa sofisticato, mentre l'Afghanistan dispone di una "forza unica e unificata", stimata in meno di 200.000 uomini. Ovvero i Talebani, che non hanno le armi pesanti del vicino Pakistan, ma sono 'abituati' a decenni di guerra asimmetrica. In passato con la mediazione di attori come Arabia Saudita, Qatar e Turchia si era riusciti a far rientrare le tensioni. Adesso "qualsiasi forma di rappresaglia da parte degli afghani sarebbe nei centri urbani del Pakistan" e "questa è una ricetta per il caos ed è il caos che cercano le reti terroristiche per proliferare", ha commentato Abdul Basit della S. Rajaratnam School of International Studies, citato dalla Cnn.

Il dossier su Jeffrey Epstein ancora al centro dell’attenzione internazionale. Negli Usa dopo l'offensiva di Hillary Clinton, oggi tocca al marito Bill testimoniare. Mentre nel Regno Unito, il ministro della Difesa John Healey ha ordinato una revisione dei file interni per verificare se il finanziere abbia utilizzato basi della Raf per portare le ragazze che sfruttava e di cui abusava in Gran Bretagna.
La richiesta, che si estende su un arco di tempo di più di vent'anni, è stata formulata dopo che l'ex Premier Gordon Brown aveva scritto a sei diverse forze di polizia chiedendo l'apertura di indagini per chiedere di capire se l'ex principe Andrea avesse usato voli della Raf o comunque pagati dai contribuenti per incontrare Epstein quando era inviato per il commercio di Londra. "Il ministero della Difesa sostiene tutte le inchieste della polizia. I nostri pensieri vanno a tutte le vittime dei crimini vili commessi da Epstein", ha scritto il ministro.
Le basi della Raf possono essere aperte a voli privati a pagamento. Ma l'autorizzazione viene data solo quando l'attività in questione non incide sulla sicurezza o l'attività del sito.
Intanto negli Stati Uniti l’attenzione si sposta su Bill Clinton, chiamato a testimoniare davanti alla commissione di Vigilanza della Camera. L’audizione segue quella della moglie Hillary Clinton, che durante le sei ore di deposizione ha respinto ogni coinvolgimento personale[1] e attaccato politicamente Donald Trump.
Il presidente repubblicano della commissione, James Comer, che ha usato tutti i mezzi, anche la minaccia di un'incriminazione per oltraggio al Congresso per costringere l'ex coppia presidenziale a testimoniare di fronte alla commissione d'inchiesta sul caso Epstein, ha detto che prevede che la testimonianza di Clinton sarà "anche più lunga" di quella della moglie, riferendosi alle numerose volte in cui lei ha risposto "non lo so dovete chiedere a mio marito".
La posizione si svolgerà sempre a Chappaqua, la località dello stato di New York dove abitano i Clinton, sarò a porte chiuse, ma verrà registrata integralmente. Nel tentativo di evitare le deposizioni, considerate una mossa politica dei repubblicani, i Clinton il mese scorso hanno inviato una dichiarazione giurata in cui affermano di "non avere avuto nessuna conoscenza personale" di nessuna delle "attività criminali" di Epstein e della sua compagna Ghislaine Maxwell.
Hillary ieri ha potuto scandire di "non avere memoria di incontri con Epstein[2], non ho mai volato sul suo aereo, visitato la sua isola o il suo ufficio", prima di puntare il dito contro una commissione politicizzata che l'ha costretta a testimoniare "per distrarre l'attezione dalle azioni del presidente Trump ed insabbiare le legittime richieste di risposte" riguardo agli anni di amicizia e frequentazione tra il tycoon e il finanziere pedofilo.
Ma per Bill la situazione è diversa, ed oggi l'ex presidente, sopravvissuto a decine di inchieste e scandali, anche di natura sessuale, ed ad un processo di impeachment per aver mentito sulla sua relazione nello Studio Ovale con Monica Lewinsky, si troverà a rispondere ad un fuoco di fila di domande difficili. E' infatti provato che l'ex presidente ha volato decine di volte tra il 2002 e il 2003 sull'aereo di Epstein, lui stesso lo ha ammesso spiegando che il miliardario gli aveva "offerto un aereo abbastanza grande per accogliere l'intero staff e le guardie del corpo del Secret Service nei viaggi per il lavoro filantropico della Clinton Foundation".
Trump ha accusato Clinton di essere andato decine di volte nella famigerata isola di Epstein nei Caraibi, centro delle attività della rete di traffico sessuale, ma l'ex presidente nega di esserci mai stato, circostanza confermata da alcune mail pubblicate dal dipartimento di Giustizia e dalla testimonianza che Maxwell lo scorso anno ha rilasciato al vice ministro della Giustizia dell'amministrazione Trump nel carcere dove sta scontando una pena di 20 anni.
Nella dichiarazione giurata, Clinton ha poi ha ammesso che Epstein ha potuto partecipare a qualche evento alla Casa Bianca durante il suo mandato, "ed essere fotografato come me con altre decine di migliaia di persone", aggiungendo però di "non ricordare di averlo incontrato, o di aver avuto specifiche interazioni, mentre ero presidente". E infine afferma di "non ricordare di aver parlato con Epstein per oltre un decennio precedente al suo arresto del 2019", riferendosi all'arresto per le accuse federali, avvenuto poche settimane prima del suicidio del finanziere in carcere, avvenuto oltre 10 anni dopo il patteggiamento in Florida per sollecitazione di prostituzione minorile.
Ma forse le domande più imbarazzanti e insidiose saranno a riguardo di foto emerse dall'enorme archivio degli Epstein files, come quella in cui Clinton appare in un vasca di idromassaggio con accanto qualcuno coperto da un omissis, quella in cui nuota in una piscina insieme a Maxwell e un'altra donna, quella in cui è seduto al tavolo di quello che sembra l'aereo di Epstein con una ragazza seduta sulle sue gambe. O quella insieme a Epstein, entrambi con camice sgargianti che fanno pensare ad una festa.
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