
“Porgiamo le nostre scuse e chiediamo perdono a tutte le famiglie in lutto e afflitte dal dolore” per la strage di Capodanno. Lo ha detto la vicesindaca del comune di Crans-Montana, Nicole Bonvin Clivaz, intervistata dalla tv svizzera Rts. Quanto alle polemiche sul sindaco Nicolas Féraud per non aver chiesto scusa alle famiglie delle vittime in merito ai mancati controlli nel locale in cui è esploso l’incendio, la vicesindaca ha aggiunto: “Oggi è necessario formularle. Nel vivo dell’azione, siamo maldestri, non è comune vivere una situazione del genere. Ci è voluto davvero molto coraggio per affrontarla. E ne avremo ancora bisogno”. E sull’inchiesta in corso ha sottolineato: “Abbiamo una responsabilità nei confronti di questa mancanza”, aggiungendo che “oggi non abbiamo le risposte vere”.
Bonvin Clivaz ha ribadito che il municipio non intende dimettersi: “La questione non si pone affatto, al contrario. Stiamo lavorando sodo. Ogni giorno in municipio riceviamo e-mail offensive. Ma è comprensibile, è normale. Correggeremo il tiro. Abbiamo sbagliato, ora faremo la cosa giusta”, ha concluso la vicesindaca.
Ieri è stata disposta la custodia cautelare per Jacques Moretti, il gestore del bar Le Constellation[1] di Crans-Montana.

Lorenzo Musetti si qualifica per la prima finale del 2026, la nona in carriera, e diventerà il terzo azzurro in Top 5 nell'era del ranking Atp computerizzato, con l'Italia che per la prima volta nella sua storia avrà due giocatori tra i primi 5 del mondo. L'azzurro si è imposto oggi, sabato 10 gennaio, in rimonta in semifinale nel torneo Atp 250 di Hong Kong sul russo Andrey Rublev, testa di serie numero 3 del torneo, in tre set con il punteggio di 6-7 (3-7), 7-5, 6-4.
Il carrarino, numero uno del seeding, attende ora in finale il vincente dell'altra semifinale tra Giron e Bublik.
"Non avevo mai giocato così qui ad Hong Kong, grazie a tutto il pubblico. È stata una partita lunga di livello incredibile, ogni volta lui lo alzava e sono davvero orgoglioso di quello che ho fatto vedere sul campo e felice di essere in finale", ha detto Musetti dopo aver battuto Rublev, senza poi sbilanciarsi sul suo possibile avversario in finale, "Bublik o Giron? Guarderà la loro partita, vedremo chi sarà in finale, domani ne avrò due, cercherò di riposare e preparare la gara al meglio".

Il game show 'La Ruota dei Campioni', in onda ieri su Canale 5, ha dominato sia la fascia dell'access prime time che la prima serata. Il programma ha catturato 5.277.000 spettatori e uno share del 25.6% dalle 20:48 alle 22:26 e 4.090.000 spettatori con il 24.4% di share dalle 22:29 alle 23:25. Per quanto riguarda la prima serata, al secondo posto si posiziona Rai1 con 'Tali e Quali' che ha interessato 2.628.000 spettatori, pari al 16.4% di share mentre Rete 4 con 'Quarto Grado' ha totalizzato 1.218.000 spettatori, con uno share del 9%.
Fuori dal podio troviamo Italia 1 con 'Harry Potter e il principe mezzosangue'. Il sesto capitolo della saga del celebre mago ha incollato davanti allo schermo 1.190.000 spettatori, raggiungendo il 7.1% di share mentre La7 con 'Propaganda Live' ha raccolto 973.000 spettatori, con il 6.6% di share. Seguono: Rai 2 con 'Togo - Una grande amicizia' (753.000 spettatori, 4.1% share); Rai3 con 'Perfetta illusione' (642.000 spettatori, 3.3% share), Nove con 'I Migliori Fratelli di Crozza' (364.000 spettatori, 2.3% share) e Tv8 con 'Cucine da Incubo' (290.000 spettatori, 1.7% share).
In access prime time 'Affari tuoi' ha sfidato 'La ruota dei campioni'. Il gioco dei pacchi di Rai1 ha incollato allo schermo 5.041.000 spettatori raggiungendo il 23.8% di share mentre 'Otto e Mezzo' su La7 ha conquistato 1.542.000 spettatori (7.3% share).

Continua la guerra in Ucraina. Oggi, sabato 10 gennaio, il ministero della Difesa russo ha annunciato che la contraerea della Russia ha abbattuto 59 droni ucraini sul territorio della federazione nelle ultime ore. Di questi, ha precisato, 11 sono stati intercettati nella regione del Mar Nero e 10 sulla regione meridionale di Krasnodar.
Secondo il governatore della regione di Volgograd, Andrey Bocharov, un deposito di petrolio a Oktyabrsky è stato colpito dai detriti di un drone. Si è scatenato un incendio e i residenti sono stati evacuati a causa delle fiamme.
Tre feriti invece nella regione di Dnipropetrovsk per gli ultimi attacchi con droni sferrati nella notte dalla Russia. A dichiararlo è stato il governatore Oleksandr Hanzha, precisando che un uomo è rimasto ferito nel capoluogo regionale Dnipro, e due persone - un uomo e una donna - sono rimaste ferite nella città di Kryvyj Rih.
L'attacco ha causato il divampare di incendi, ha scritto Hanzha su Telegram. "Sono state danneggiate le infrastrutture e ci sono state interruzioni di corrente". Le difese aeree sono riuscite a intercettare 27 droni, ha concluso.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha condannato fermamente gli ultimi attacchi militari russi contro le infrastrutture civili ucraine. Guterres "condanna fermamente i continui attacchi mirati della Russia con missili e droni contro infrastrutture civili critiche in Ucraina. Questi attacchi hanno causato numerose vittime civili e privato milioni di ucraini di servizi essenziali, come elettricità, riscaldamento e acqua, in un momento di grave bisogno umanitario", si legge in una dichiarazione.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, almeno quattro persone sono state uccise a Kiev e circa altre 25 – tra cui tre bambini, secondo l'Unicef – sono rimaste ferite a seguito di questi attacchi, che hanno anche lasciato migliaia di condomini senza elettricità e danneggiato un edificio appartenente all'Ambasciata del Qatar nel paese europeo.
Guterres ha ribadito che gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili violano il Diritto Internazionale Umanitario. "Indipendentemente da dove si verifichino, sono inaccettabili, ingiustificabili e devono cessare immediatamente", ha concluso.

Continua il maltempo sull'Italia. Il weekend di sabato 10 e domenica 11 gennaio sarà segnato da temperature molto basse e possibili nevicate, anche a quote non elevate. A confermarlo è Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it[1], che conferma l’arrivo di una nuova fase instabile dovuta all’afflusso di correnti fredde provenienti dal Nord Europa, che favoriranno la formazione e l’approfondimento di un ciclone sui nostri mari. Il peggioramento interesserà soprattutto il Centro-Sud, con piogge battenti e il rischio di veri e propri nubifragi, soprattutto tra Campania e Calabria.
Il vero protagonista del weekend sarà però il vento di Maestrale, che soffierà con intensità crescente fino a raggiungere raffiche di burrasca. I colpi di vento più forti interesseranno in particolare le coste di Toscana, Lazio e Campania, i settori appenninici e le due Isole Maggiori, dove localmente si potranno superare anche gli 80-100 km/h, con possibili disagi e criticità soprattutto lungo le aree costiere. Il calo termico riporterà inoltre la neve fino in collina su Marche, Abruzzo, Molise e Sardegna.
Al Nord invece l’attenzione sarà rivolta alle Alpi di confine, dove l’afflusso di aria fredda e umida potrà determinare nevicate abbondanti e accumuli significativi. Altrove prevarranno schiarite, ma in un contesto climatico piuttosto freddo.
Domenica 11 Gennaio avremo un miglioramento grazie all'avanzata di un timido campo di alta pressione. Tuttavia, sul versante adriatico e all'estremo Sud, non mancheranno gli ultimi rovesci, specie su Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia.
Visto il freddo in ingresso non si esclude la possibilità di nevicate con fiocchi fin verso i 2/300 metri sulla fascia adriatica ed oltre i 700 metri sui rilievi calabresi e siciliani, anche a causa dei venti molto forti dai quadranti settentrionali. Le temperature si manterranno ancora piuttosto basse al Centro Nord con estese gelate fino in pianura.

Un uomo di 46 anni, Giuseppe Turano, insegnante di Matematica nella scuola media di Specchia, in provincia di Lecce, è morto ieri sera in un incidente stradale avvenuto nei pressi di Alessano. La sua vettura, un suv, si è capovolta e si è accartocciata dopo l'impatto con una Maserati. Feriti i due occupanti di quest'ultima auto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Tricase, i sanitari del 118 e i vigili del fuoco.
Il sindaco di Specchia, Anna Laura Remigi, unitamente alla giunta, ai consiglieri comunali, e tutta l’amministrazione comunale e all’intera comunità di Specchia esprimono "profondo cordoglio e sincera commozione. La notizia ha colpito duramente la nostra comunità, che perde un insegnante apprezzato per la sua professionalità, la dedizione al lavoro educativo e l’umanità con cui ha accompagnato la crescita di tanti giovani". Il primo cittadino si stringe "con affetto alla famiglia, alla dirigente scolastica, al corpo docente e a tutto il personale della scuola, esprimendo la più sentita vicinanza e le più sincere condoglianze".
L'incidente è avvenuto verso le 21 lungo la strada statale 275 e ha coinvolto complessivamente tre vetture: la Renault Scenic condotta da Turano, originario della Calabria ma residente ad Alessano, una Maserati Ghibli condotta da un uomo di 34 anni di Alessano con a bordo suo figlio 12enne e una Seat Arona condotta da un uomo di 40 anni, di Montesano Salentino.
Secondo una prima ricostruzione la Maserati stava percorrendo la strada in direzione Lucugnano. La Renault proveniva dal senso di marcia opposto. L'impatto, molto violento, è avvenuto nei pressi di via delle Industrie. Il terzo veicolo avrebbe urtato parti dei veicoli, riportando lievi danni, ma senza impatto diretto. Turano è morto sul colpo.
Il conducente della Maserati è stato ricoverato all'ospedale di Lecce in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita. Il 12enne è ricoverato nel Reparto Ortopedia dell'Ospedale di Tricase con fratture e prognosi di 30 giorni. I veicoli sono stati sequestrati.

La Polizia di Stato ha eseguito i decreti di perquisizione emessi dalla Procura di Roma nei confronti dei soggetti risultati coinvolti nell’attivazione e gestione della pagina Facebook 'Mia Moglie', oggetto di numerose segnalazioni lo scorso agosto alla Polizia Postale. Le indagini hanno portato all’identificazione di una donna di 52 anni, di un ragazzo di 24 e all’individuazione del titolare dell’account, con cui veniva gestito il gruppo Facebook, un settantenne leccese morto il 30 marzo 2025.
Nel corso delle perquisizioni, effettuate dagli operatori specializzati del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, del C.O.S.C. di Bari e della S.O.S.C. di Lecce, si è proceduto al sequestro di dispositivi informatici che ora verranno analizzati.
In seguito alla segnalazione della Polizia Postale il gruppo, costituito da migliaia di utenti che condividevano e commentavano immagini di donne, definite nei commenti mogli o compagne, pubblicate verosimilmente senza il consenso delle persone ritratte, è stato definitivamente chiuso dalla piattaforma social Facebook che ha collaborato con gli investigatori.
Piccolo 'mistero' a Seul per Jannik Sinner. A pochi minuti dall'inizio dell'esibizione in Corea del Sud contro Carlos Alcaraz di oggi, sabato 10 gennaio, il tennista azzurro si è fatto attendere al momento dell'ingresso in campo, entrando in ritardo e mandando 'in tilt' anche lo speaker dell'arena coreana. Alle 8 (italiane) in punto infatti Sinner è stato annunciato agli spettatori, ma non si è visto.
L'azzurro è rimasto negli spogliatoi, tanto che lo speaker ha dovuto chiamare una seconda volta il suo nome per 'spingerlo' a entrare in campo. Anche in questo caso però, Sinner non è uscito dal tunnel, tanto che le telecamere hanno ripreso il pubblico disorientato sugli spalti, già pronto con i telefoni per riprendere l'ingresso in campo dell'azzurro, ma rimasto (momentaneamente) deluso.
Dopo diversi minuti infine, il numero due del mondo è entrato in campo, sorridente e rilassato, alzando il braccio per salutare il pubblico e 'scusarsi' così per il ritardo.
Il buonumore di Sinner si è confermato nel corso del secondo set. Durante il quinto game, l'azzurro ha ceduto la sua racchetta a un bambino seduto a bordocampo, che ha potuto così rispondere al servizio di Alcaraz tra gli applausi del pubblico in delirio.
Jannik si è messo comodamente seduto e si è goduto lo scambio, vinto proprio dal bambino, che ha poi ricevuto il cinque dallo spagnolo.

Sciopero nazionale dei taxi martedì 13 gennaio 2026. Il servizio taxi "è un servizio pubblico regolato, con tariffe fissate dal Comune, controlli, obblighi di sicurezza e responsabilità precise verso l'utenza. Oggi questo modello è messo in discussione dall'ingresso aggressivo di multinazionali private che puntano a sostituire un servizio pubblico con piattaforme guidate da algoritmi e logiche di profitto". Per questo il 13 gennaio i taxi si fermeranno in una giornata di sciopero nazionale (Umbria esclusa), dalle 00 alle 24.
"Scioperiamo - fanno sapere le sigle che hanno proclamato lo sciopero - per difendere un servizio pubblico sicuro, trasparente, equo che appartiene alla città, non a società che operano nei paradisi fiscali". Le richieste: completamento della legge 12/2019 contro l'abusivismo; norme che regolino le piattaforme tecnologiche, evitando lo strapotere degli algoritmi; tutela del servizio pubblico.
"I tassisti difendono il loro lavoro, il sostentamento per le loro famiglie. Lo faranno anche da soli, ma il servizio pubblico lo difendiamo insieme, operatori e utenti. No al caporalato tecnologico", dice Nicola Di Giacobbe, Filt Cgil Taxi.
Queste le sigle che aderiscono alla protesta del 13 gennaio: Tam, Unione Artigiani, Claai, ConsulTaxi, Satam, Ugl Taxi, Uti, Fedartaxi Cisal, Fast Confsal Taxi, Uritaxi, Filt Cgil Taxi, Usb Taxi, Orsa taxi, Associazione tutela legale Taxi, Sitan, Unimpresa, Sul Taxi.

Nick Reiner, accusato dell'omicidio dei genitori, e il regista Rob Reiner, noto per il film 'Harry ti presento Sally', e Michele Singer, sarebbe consapevole di averli uccisi ma non comprenderebbe le ragioni della propria detenzione in carcere. Lo riferiscono fonti citate dal sito hollywoodiano di gossip Tmz, secondo cui il figlio 32enne sarebbe convinto di essere vittima di una cospirazione orchestrata dalle autorità che lo hanno arrestato.
Secondo quanto riportato, Reiner soffrirebbe di un grave disturbo schizoaffettivo e si troverebbe in uno stato di forte alterazione mentale. Le fonti parlano di una spirale psicotica iniziata circa un mese prima degli omicidi, in concomitanza con una modifica della terapia farmacologica prescritta per la sua patologia. Il cambiamento dei medicinali avrebbe provocato un peggioramento delle sue condizioni, rendendolo instabile, imprevedibile e potenzialmente pericoloso. A quanto risulta, i farmaci attualmente assunti non avrebbero ancora prodotto benefici significativi.
Il caso è al centro del documentario 'Tmz Investigates: The Reiner Murders – What Really Happened', in onda negli Stati Uniti su Fox e successivamente disponibile sulla piattaforma Hulu. Il programma ricostruisce gli eventi che hanno portato al duplice omicidio e analizza la strategia difensiva del team legale di Reiner. Secondo le informazioni diffuse, la difesa starebbe valutando una dichiarazione di non colpevolezza per infermità mentale. Negli Stati Uniti, questo tipo di linea difensiva non richiede necessariamente che l’imputato fosse incapace di distinguere il bene dal male, ma che non fosse in grado di comprendere la natura e la qualità delle proprie azioni al momento dei fatti. Anche in presenza di una pianificazione del delitto, una giuria potrebbe quindi arrivare a un verdetto di non colpevolezza per incapacità mentale. Le indagini e il procedimento giudiziario sono tuttora in corso.

"Non vogliamo essere americani". A ribadirlo oggi, sabato 10 gennaio, in una dichiarazione congiunta, sono stati i leader dei cinque partiti della Groenlandia rappresentati nel parlamento locale, dopo che Donald Trump ha ribadito le sue mire espansioniste, dicendo di voler "fare un accordo con le buone" per poi avvertire che "se non lo facciamo con le buone, lo faremo con le cattive".
"Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi", hanno scritto i leader dei cinque partiti. "Il futuro della Groenlandia deve essere deciso dal popolo groenlandese".
"Voglio la Groenlandia, con le buone o con le cattive. Putin non ha paura dell'Europa. Putin ha paura di me". A dirlo era stato proprio Donald Trump, in occasione di un incontro con i vertici delle compagnie petrolifere che dovrebbero operare in Venezuela. L'evento è stato così l'occasione per una conferenza stampa improvvisata.
Tra i temi d'attualità è spiccato la Groenlandia e il presidente non si è fatto pregare: l'isola nell'Artico, territorio autonomo che fa capo alla Danimarca, è vitale per gli Usa per questioni di sicurezza nazionale. L'Artico è la nuova frontiera geopolitica e economica, tra rotte strategiche e risorse vitali. La Groenlandia, nel mosaico del XXI secolo, è quindi considerata un pezzo chiave.
L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione, anche nel primo mandato di Trump, è sempre stato l'acquisto del territorio. La soluzione commerciale non è tramontata, ma al momento non è quella che Trump ha voluto porre sotto i riflettori. "Non parlerò di soldi per la Groenlandia, non ora. Potrei parlarne, ma non lo farò. Faremo qualcosa, che a loro piaccia o no. Se non lo facciamo, Russia o Cina si prenderanno la Groenlandia", ha detto preannunciando azioni per evitare l'allargamento delle sfere di influenza di Mosca e Pechino: "Non vogliamo Russia o Cina come vicini", ha dichiarato usando la stessa frase pronunciata per spiegare l'attacco al Venezuela: "Se non l'avessimo fatto noi, lo avrebbero fatto Russia e Cina".

Raffaella Fico sarà tra gli ospiti di oggi, sabato 10 gennaio, della puntata di Verissimo. Nel salotto di Silvia Toffanin, la modella parlerà del momento particolarmente difficile che sta vivendo insieme al compagno Armando Izzo. La coppia, che aspettava un figlio da 5 mesi, ha annunciato lo scorso 15 dicembre la perdita del bimbo.
"Prima che si creino false speculazioni, io e la mia compagna, Raffaella Fico, desideriamo comunicare che abbiamo avuto una grave perdita, purtroppo il nostro bambino di 5 mesi ci ha lasciati troppo presto e resterà per sempre nei nostri cuori", aveva scritto Izzo, difensore del Monza, per comunicare la notizia sui social. "In questo momento di immenso dolore chiediamo rispetto, silenzio e sensibilità, evitando qualsiasi forma di speculazione su una perdita così delicata. L'unica forza che ci permette di andare avanti in questo momento è il nostro amore. Grazie", queste le parole del calciatore che aveva chiesto rispetto e discrezione.
L'annuncio della gravidanza era arrivato proprio dagli studi di Verissimo, nella puntata andata in onda lo scorso 8 novembre. Ospite di Silvia Toffanin, Raffaella Fico aveva raccontato con emozione la dolce attesa. "Per me è come se fosse tutto nuovo, super emozionante. Non ricordo nulla della prima gravidanza". Fico sarebbe diventata mamma per la seconda volta. La modella è infatti già mamma di Pia, nata nel 2012 dalla relazione con Mario Balotelli.

La Roma torna in campo in Serie A. Oggi, sabato 10 gennaio, i giallorossi ospitano il Sassuolo all'Olimpico nel 20esimo turno di campionato. La squadra di Gasperini, quinta in classifica, arriva dal successo in trasferta contro il Lecce, mentre gli uomini di Grosso (undicesimi) arrivano dal ko dell'ultimo turno contro la Juventus al Mapei Stadium. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere Roma-Sassuolo in tv e streaming.
Roma-Sassuolo, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Roma-Sassuolo, in campo oggi alle 18:
Roma (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ziolkowski, Hermoso; Celik, Pisilli, Koné, Wesley; Dybala, Soulé; Ferguson. All. Gasperini
Sassuolo (4-3-3): Muric; Walukiewicz, Idzes, Muharemovic, Doig; Iannoni, Matic, Koné; Fadera, Pinamonti, Laurienté. All. Grosso
Roma-Sassuolo, dove vederla
Roma-Sassuolo sarà visibile in diretta e in esclusiva su Dazn. Partita visibile anche in streaming sull'app di Dazn.

Sicurezza e giustizia, con lo sguardo rivolto al prossimo referendum. Ma anche legge elettorale, rapporti con gli alleati di governo e con il Colle ("non sempre d'accordo con Mattarella, ma difende gli interessi dell'Italia"), fino alle ipotesi sul futuro politico personale. La conferenza stampa di inizio anno ha offerto a Giorgia Meloni l'occasione per fare il punto sui principali dossier di politica interna e per chiarire le priorità dell'esecutivo nei mesi a venire.
La sicurezza
Uno dei nodi affrontati dalla premier è stato quello della sicurezza, indicato insieme alla crescita come uno dei due focus principali dell'anno. Rivendicando il lavoro svolto dal governo, Meloni ha riconosciuto che i risultati raggiunti non sono ancora sufficienti: "Anni di lassismo non sono facili da cancellare... Questo deve essere l'anno in cui si cambia passo sulla sicurezza, in cui si fa ancora di più". La presidente del Consiglio ha ricordato le "moltissime iniziative varate" e ha annunciato nuovi provvedimenti allo studio, a partire da un intervento specifico contro le baby gang: "La situazione è fuori controllo". Tra le misure in preparazione, Meloni ha citato il divieto del porto di armi da taglio, aggravanti per chi agisce con il volto travisato, lo stop alla vendita anche online ai minori e sanzioni nei confronti dei genitori responsabili. Un capitolo centrale dell'intervento è stato dedicato al rapporto tra sicurezza e giustizia, con un appello esplicito alla collaborazione tra le istituzioni. "Se vogliamo garantire la sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione, governo, polizia, magistratura", ha affermato la premier, intervenendo con toni critici nei confronti delle toghe. Un richiamo, secondo Meloni, necessario "per non rendere vano il lavoro del Parlamento e delle forze dell'ordine".
A sostegno delle sue tesi, la presidente del Consiglio ha passato in rassegna alcune vicende di cronaca per evidenziare le difficoltà nell'azione di contrasto alla criminalità, citando, tra gli altri, il caso del capotreno ucciso e quello dell'imam di Torino liberato.
La magistratura
Meloni ha infine respinto le accuse di voler delegittimare la magistratura, ma ha attaccato duramente la campagna dell'Anm nelle stazioni contro il referendum sulla giustizia: "Mi fa arrabbiare, perché noi facciamo il contrario di quello che loro dicono, che vogliamo sottomettere i giudici alla politica. Noi togliamo al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm, questa è la realtà". E ha rincarato: "Spero si possa restare sul tema. Ma se l'Anm dice cose campate in aria allora quello diventa uno spot per il sì, vuol dire che non ha argomenti".
A proposito della consultazione sulla riforma della giustizia, la presidente del Consiglio ha indicato come "più ragionevole e probabile" la data del 22-23 marzo, chiarendo che la decisione formale spetterà al prossimo Consiglio dei ministri. Meloni ha parlato di un "intento dilatorio" nelle polemiche delle ultime settimane, ma ha escluso qualsiasi forzatura da parte del governo: "Non c'è nessuna impasse", spiegando che quella finestra temporale consentirebbe, in caso di esito favorevole, di approvare le norme attuative prima del rinnovo del Csm.
La riforma della legge elettorale
Ampio spazio anche alla riforma della legge elettorale. Meloni ha confermato che sono in corso interlocuzioni con le opposizioni, ribadendo la disponibilità a un confronto il più possibile ampio. La premier ha assicurato che il governo farà "tutto quello che può perché le norme siano condivise", pur avvertendo che, in caso di "chiusura pregiudiziale", non è escluso il ricorso al voto a maggioranza in Parlamento per garantire "che i cittadini abbiano la certezza che si fa quello che stabiliscono le elezioni".
In questo contesto Meloni ha chiamato in causa direttamente anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, sostenendo che dovrebbe essere "favorevole" alla riforma su cui sta lavorando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza. Si tratta, secondo la presidente del Consiglio, di "una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida", un meccanismo che "sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l'opposizione che per la maggioranza". A suo giudizio, "la partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l'attuale legge", perché "il tema non è solo vincere ma riuscire a governare". Da qui l'appello a restituire centralità agli elettori: "È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo".
Nel corso della conferenza la presidente del Consiglio ha anche rivendicato la solidità della maggioranza che sostiene l'esecutivo, respingendo le ipotesi di tensioni interne: "Non vedo rischi per la maggioranza che sostiene il mio governo". Meloni ha definito il suo esecutivo "forse il governo più solido tra le grandi democrazie" e ha escluso sia l'ipotesi di elezioni anticipate ("non è proprio nei miei radar") sia ambizioni quirinalizie personali, con una battuta: "Non so perché non mi proponete di andare a lavorare con Fiorello... Mi basta quello che sto facendo, mi appassiona, non c'è nei miei radar di salire di livello". Quanto al futuro, ha aggiunto, "quello che farò nella prossima legislatura dipenderà dagli italiani".
Ucraina
Davanti ai giornalisti c'è spazio anche per una stoccata (senza citarlo) all'europarlamentare della Lega Roberto Vannacci sull'invio di armi all'Ucraina. La premier ha detto di ritenere "uno sbaglio" l'auspicio che il decreto Ucraina non ottenga i voti e si è detta "stupita" che le critiche arrivino "da un generale", ricordando che le Forze armate sono fondamentali "per costruire la pace". La replica di Vannacci non si è fatta attendere: "Mai cambiato idea sull'invio di armi a Kiev. Dopo quattro anni di guerra questa strategia vede l'esercito russo avanzare. Mi stupisco che qualcuno se ne accorga solo ora", ha detto il vicesegretario del Carroccio all'Adnkronos. Meloni ha inoltre respinto l'ipotesi di un veto "filo putiniano" di Matteo Salvini e difeso il confronto interno alla maggioranza sul conflitto in Ucraina: "I fili li hanno i burattini, non i politici".
Il Quirinale
Un altro passaggio è stato dedicato anche alle relazioni istituzionali con il Quirinale. Meloni ha assicurato che i rapporti con il Capo dello Stato sono "ottimi": "Non sempre siamo d'accordo", ha ammesso, ma ha sottolineato che "quando si tratta di difendere l'interesse dell'Italia, il Presidente della Repubblica Mattarella c'è". Meloni ha evitato, poi, di entrare nelle dinamiche interne di Forza Italia elogiando però l'operato del segretario azzurro Antonio Tajani dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. "Ha fatto un lavoro straordinario insieme agli altri dirigenti di Forza Italia", ha detto la premier, rispondendo a una domanda sulle parole dei figli del Cav.
La conferenza ha toccato infine altri temi di politica interna, dal piano casa - un progetto "molto ampio" che punta a mettere a disposizione "100mila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni" - all'economia, con l'occupazione e il potere d'acquisto indicati come i dati più significativi per valutare lo stato di salute reale del Paese. Sul fine vita, Meloni ha ribadito la sua linea: "Io penso che il compito dello Stato e delle istituzioni non sia favorire percorsi per suicidarsi", chiarendo che sul tema "sta lavorando il Parlamento" e che il governo, al momento, "si rimette alle sue decisioni". (di Antonio Atte)

La conferma della linea filo-trumpiana in politica estera, bugie e propaganda sul piano interno compreso l'attacco ai giudici, l'assenza di proposte e idee per la crescita del Paese, la rimozione dei problemi a partire dalla sanità. In estrema sintesi questo il giudizio delle opposizioni sulla conferenza stampa della premier Giorgia Meloni[1]. La bocciatura è a 360 gradi. All'apertura dell'anno pre-elettorale, le distanze si accentuano. E anche un tema di confronto parlamentare come la legge elettorale parte in salita: in presenza di un no 'pregiudiziale', la premier intende andare avanti a maggioranza. "Una pistola sul tavolo", il commento da Avs.
In mezzo anche la data del referendum, confermata per il 22 e 23 marzo, e che oggi sarà tra gli argomenti dell'iniziativa del fronte del No a cui partecipano i leader del centrosinistra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Insieme ma ancora lontani da un progetto comune e condiviso. "Meloni era spompa ma noi non abbiamo una risposta alternativa comune da offrire al Paese. Quei due", ovvero Schlein e Conte, "non si parlano e invece dovremmo accelerare...", scalpita un esponente della sinistra in Transatlantico.
Schlein commenta la premier nel tardo pomeriggio. La segretaria del Pd batte sulle 'dimenticanze' di Meloni, ovvero i problemi del Paese, e sulla sua 'incoerenza': "In tre ore di conferenza stampa da Giorgia Meloni nemmeno una parola sulle principali preoccupazioni degli italiani: la sanità pubblica e il carovita e nemmeno sulla scuola. Prometteva di abolire le accise e invece le ha aumentate, prometteva di ridurre le tasse e invece siamo ai massimi da 10 anni. Promettevano di anticipare le pensioni e invece hanno ritardato l’età pensionabile. Davanti alla sua incoerenza toccherà a noi costruire un’Italia più giusta".
Conte attacca Meloni sull'assenza di proposte concrete. "Oltre due ore di conversazione, di programmi: 'vorrò', 'farò', 'programmeremo'. Nel penultimo anno a Palazzo Chigi, Meloni oggi sembrava al discorso di insediamento. Dopo tre anni di governo, non ci ha detto nulla e non ha dato una risposta ai 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure, alle lunghe liste di attesa, la sanità non è tra le priorità indicate. Invece ha taciuto una priorità, che è quella del riarmo. Giorgetti ha anticipato che creeranno uno scostamento per prendere soldi in deficit per le armi. Su economia e sicurezza tanti impegni ma dopo tre anni ci aspettavamo qualcosa di concreto".
Quindi il rapporto con Trump: "Per quanto riguarda il diritto internazionale, abbiamo scoperto che il diritto internazionale è tutta questione di geopolitica. Esiste fino a un certo limite, il limite lo stabilisce Trump e noi ovviamente a seguirlo". Nicola Fratoianni si rivolge così a Meloni: "Basta prese in giro, il governo della destra non ha fatto un bel niente per aumentare gli stipendi di chi lavora".
Incalza Angelo Bonelli: "Le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni raccontano un'Italia che non coincide con la realtà sociale ed economica del Paese". E per il leader di Avs è "grave anche l'ambiguità sulla politica internazionale. Meloni continua a non condannare con chiarezza le azioni di pirateria internazionale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dalla Groenlandia al Venezuela. Si richiama il diritto internazionale, ma lo si applica a geometria variabile".
Riccardo Magi parla anche della legge elettorale: "Se la retorica è quella di Atrjeu, possiamo ben dire che nella conferenza stampa di Giorgia Meloni ha vinto il nulla. Sul piano interno, l'unica notizia data è che il governo è pronto ad andare avanti a colpi di maggioranza sulla legge elettorale" su una riforma che "trasformerebbe una minoranza nel Paese in una forte maggioranza in Parlamento. Alla faccia del tanto decantato 'popolo'''.
Chirurgico Matteo Renzi: "Seguire la conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni permette di cogliere una semplice verità: su sicurezza e tasse la Premier è molto in difficoltà. Se il centrosinistra parla seriamente di sicurezza e tasse, Meloni perde le elezioni".

"Voglio la Groenlandia, con le buone o con le cattive. Putin non ha paura dell'Europa. Putin ha paura di me". Firmato, Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca incontra i vertici delle compagnie petrolifere che dovrebbero operare in Venezuela. L'evento è l'occasione per una conferenza stampa improvvisata. Tra i temi d'attualità spicca la Groenlandia e il presidente non si fa pregare: l'isola nell'Artico, territorio autonomo che fa capo alla Danimarca, è vitale per gli Usa per questioni di sicurezza nazionale. L'Artico è la nuova frontiera geopolitica e economica, tra rotte strategiche e risorse vitali. La Groenlandia, nel mosaico del XXI secolo, è un pezzo chiave.
L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione, anche nel primo mandato di Trump, è sempre stato l'acquisto del territorio. La soluzione commerciale non è tramontata, ma al momento non è quella che Trump vuole porre sotto i riflettori. "Non parlerò di soldi per la Groenlandia, non ora[1]. Potrei parlarne, ma non lo farò. Faremo qualcosa, che a loro piaccia o no. Se non lo facciamo, Russia o Cina si prenderanno la Groenlandia", dice preannunciando azioni per evitare l'allargamento delle sfere di influenza di Mosca e Pechino: "Non vogliamo Russia o Cina come vicini", dice usando la stessa frase pronunciata per spiegare l'attacco al Venezuela: "Se non l'avessimo fatto noi, lo avrebbero fatto Russia e Cina".
Per la Groenlandia "io vorrei fare un accordo, ma se non ci riusciamo con le buone, lo faremo con le cattive", dice mettendo in discussione il rapporto tra l'isola e Danimarca. "Io sono un grande ammiratore della Danimarca, ma il fatto che avesse una barca lì 500 anni fa non significa che sia proprietaria della terra. Al largo della Groenlandia ci sono navi e sottomarini di Russia e Cina, non vogliamo che questi paesi occupino la Groenlandia. Faremo qualcosa nel modo più gentile o più duro[2]", ribadisce. La via diplomatica non viene abbandonata: nei prossimi giorni il segretario di Stato, Marco Rubio, incontrerà i vertici di Copenhagen. Trump, però, intanto alza i toni con dichiarazioni che somigliano ad un ultimatum.
Dalla platea dei giornalisti, qualcuno chiede se sia ipotizzabile un 'trattamento Maduro' - il leader venezuelano catturato a Caracas - anche per Vladimir Putin, come auspicato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "Non credo sarà necessario. Ho sempre avuto un'ottima relazione" con Putin. "Credo che arriveremo ad un accordo" per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia. "Il mese scorso sono morte 31mila persone, soprattutto soldati russi. Il mese precedente i morti erano stati 27mila. E l'economia russa sta andando male", dice Trump, che si considera l'unico in grado di risolvere il conflitto.
"Putin non ha paura dell'Europa, Putin ha paura degli Stati Uniti che sono guidati da me. Non ha paura dell'Europa, che sta cambiando e sta perdendo terreno. L'Europa deve darsi da fare, io amo l'Europa: di fatto vengo da lì, le mie radici sono lì", dice il presidente americano. "Ora la Nato ha un grande leader (Mark Rutte, ndr), ma i paesi devono stare attenti con le loro politiche di immigrazione. Sono molto diplomatico, molti posti in Europa sono irriconoscibili".

La Russia lancia il missile Oreshnik contro l'Ucraina. L'uso dell'arma, che ha debuttato un anno fa, è un messaggio a Kiev e all'Europa, che lo scorso 6 gennaio ha certificato la volontà di inviare soldati in territorio ucraino dopo l'eventuale tregua nella guerra. Non sorprende, quindi, che dalle cancellerie del Vecchio Continente l'azione di Mosca venga considerata un'escalation.
L'Oreshnik, più volte esaltato da Vladimir Putin, secondo la Russia può volare per 5500 km e trasportare testate convenzionali o nucleari. L'arma, dice Mosca, non può essere intercettata dai sistemi di difesa attualmente disponibili. Da settimane, il missile ipersonico è dispiegato anche in Bielorussia, più vicino quindi all'Europa Occidentale che diventa un potenziale obiettivo. Nell'ultima 'missione', Oreshnik è stato utilizzato per colpire Leopoli, nell'Ucraina occidentale, in risposta all'attacco - presunto per non dire mai avvenuto - che Kiev avrebbe portato alla fine del 2025 con uno sciame di droni contro la residenza di Putin a Valdai[1].
Le nuove prove
In passato, l'Ucraina ha ridimensionato il peso specifico dell'Oreshnik, defindendolo anche una vecchia arma rivisitata. Il Servizio di Sicurezza ha localizzato e mostrato i frammenti del missile[2], che potranno essere analizzati per arrivare ad una valutazioni delle caratteristiche e delle potenzialità. I resti recuperati comprendono un'unità di stabilizzazione e guida, componenti del sistema di propulsione, frammenti del meccanismo di orientamento.
Mosca, intanto, non fa nulla per dissimulare il significato dell'azione condotta. L'attacco è un esempio di come agire contro i "pericolosi pazzi", dice il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, spiegando che "dall'inizio dell'anno le relazioni internazionali sono diventate un caos totale" e la Russia "deve agire di conseguenza: ci sono troppe persone indisciplinate in giro". L'Ucraina è nel mirino, ma il segnale è indirizzato anche ai partner.
Da Mosca arriva anche la nota del ministero della Difesa: il raid è stato compiuto "in risposta all'attacco terroristico del regime di Kiev alla residenza del Presidente della Federazione Russa[3] nella regione di Novgorod, avvenuto nella notte del 29 dicembre 2025. Sono stati colpiti gli impianti di produzione di droni utilizzati durante l'attacco terroristico, nonché l'infrastruttura energetica che garantisce il funzionamento del complesso militare-industriale ucraino. Qualsiasi azione terroristica da parte del regime criminale ucraino non rimarrà più impunita".
"Il missile Oreshnik è stato usato di nuovo, questa volta contro la regione di Leopoli. Ancora una volta, è avvenuto ostentatamente vicino ai confini dell'Unione europea. In termini di utilizzo di missili balistici a medio raggio, ciò pone la stessa sfida per tutti: Varsavia, Bucarest, Budapest e anche per molte altre capitali", scrive in un post sui social il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
"Tutti devono vedere la cosa nello stesso modo e con la stessa serietà: se i russi non si disturbano nemmeno a inventare una scusa plausibile per l'uso di tali armi, allora nessun legame personale e nessuna retorica proteggerà nessuno da questo", prosegue Zelensky, sottolineando che serve "un sistema di azione comune, un sistema di difesa collettiva che funzioni davvero. Esiste un sistema del genere oggi? È una domanda aperta, perché in tutta Europa c'è lo stesso dubbio: se la propria capitale verrebbe difesa nel caso in cui Vladimir Putin dovesse improvvisamente perdere il controllo".
La reazione dei Volenterosi
Il messaggio di Mosca non viene sottovalutato dai leader europei, in particolare da quelli alla guida della Coalizione dei Volenterosi. "Gli attacchi in corso da parte della Russia in Ucraina, compreso l'uso di un missile balistico a medio raggio Oreshnik nell'Ucraina occidentale questa mattina, costituiscono un'escalation inaccettabile", dicono il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che nelle ultime ore hanno avuto un colloquio telefonico.
"I leader hanno iniziato riflettendo sulla forte unità a sostegno dell'Ucraina emersa durante la riunione di martedì e sui buoni progressi compiuti in merito alle prossime mosse - si legge in una nota diffusa da Downing Street - E hanno accolto con favore la stretta collaborazione in corso con gli Stati Uniti per garantire una pace giusta e duratura all'Ucraina". Dal canto suo, Starmer ha affermato che "è chiaro che la Russia sta utilizzando accuse inventate per giustificare l'attacco".

Freddo, pioggia e una circolazione virale e batterica sempre più intensa, con l'influenza protagonista, nei primi giorni del 2026 mettono a dura prova il sistema immunitario e la pazienza. "Mentre i pronto soccorso faticano a gestire l'ondata di virus stagionali, si assiste a una corsa ai farmaci da banco spesso inutile, quando non controproducente", all'Adnkronos Salute l'immunologo clinico Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana alla Lum.
"La reazione istintiva al calo delle temperature è la scorta preventiva': un inventario di integratori e decongestionanti da fare concorrenza alle farmacie più fornite. Molti pazienti assumono questa tipologia di prodotti con la stessa leggerezza con cui si succhiano le mentine, convinti che 'male non facciano'. In realtà, i presunti salutisti finiscono per ingurgitare cocktail eterogenei che hanno l'unico effetto certo di trasformare il proprio organismo in un costoso banco di prova per prodotti che non accelerano la guarigione di un solo minuto", spiega il medico. "È la Medicina basata sull'evidenza a suggerire che molti dei nostri 'rituali' sono più psicologici che fisiologici".
L'immunologo prende in esame alcuni di questi 'rituali'. "Il caso vitamina C è un equivoco storico - avverte - È non di rado il primo acquisto di coloro che avvertono un pizzico alla gola o un qualche colpo di tosse. Tuttavia, la scienza è chiara: assumere vitamina C quando i sintomi sono già comparsi non serve praticamente a nulla. Le metanalisi Cochrane confermano che non riduce né la durata né la gravità del raffreddore se usata come cura d'urto. Potrebbe avere un senso solo in prevenzione cronica (per ridurre la durata dell'evento di circa l'8%) o per chi pratica sport estremi in climi rigidi".
La logica del meno è meglio: strategie supportate da studi clinici. "Per evitare (o limitare) l'uso e talvolta l'abuso di farmaci 'over the counter' che spesso mascherano i sintomi senza accelerare la guarigione, esistono alternative supportate da studi clinici. Il miele, per esempio, batte lo sciroppo - afferma Minelli - Una revisione della Oxford University ha dimostrato che il miele è più efficace dei farmaci comuni (come il destrometorfano) nel ridurre la frequenza e la forza della tosse. Agisce come un demulcente, creando una pellicola protettiva che calma i recettori della tosse meglio di molti prodotti sintetici".
IL POTERE DEL LAVAGGIO. "Invece di abusare di spray nasali vasocostrittori (che possono causare rinite farmacologica dopo soli 5 giorni), meglio puntare sui lavaggi con soluzione salina ipertonica - suggerisce - Non solo puliscono meccanicamente, ma riducono l'edema delle mucose per osmosi, 'sgonfiando' il naso chiuso senza effetti collaterali".
UMIDITA' E TEMPERATURA. "Il microclima conta, eccome. Spesso sottovalutato, il controllo dell'aria in casa è un presidio terapeutico. Un'aria troppo secca (sotto il 40-50%) asciuga il muco, rendendo le ciglia vibratili delle vie aeree incapaci di espellere i virus", ricorda l'immunologo. "E poi, se c'è un integratore che meriterebbe attenzione, non è la vitamina C, ma lo zinco. Se assunto sotto forma di acetato o gluconato entro 24 ore dai primi sintomi, può ridurre la durata del raffreddore di circa il 33%. È uno dei pochi rimedi con prove solide di efficacia nel 'tagliare' i tempi della malattia.
IL MITO DEL POTENZIAMENTO IMMUNITARIO. "Parallelamente ai farmaci sintomatici, domina il marketing degli immunostimolanti da banco. La narrativa social suggerisce che le difese immunitarie siano come un muscolo da 'gonfiare' a comando con l'integratore del momento - mette in guardia Minelli - Echinacea: nonostante la popolarità, le evidenze cliniche sulla prevenzione e il trattamento del raffreddore sono inconsistenti o di scarsa qualità. La maggior parte degli studi non mostra benefici superiori al placebo. Papaya fermentata: spesso presentata come scudo virale, manca di studi clinici robusti che ne confermino l'efficacia nel prevenire infezioni respiratorie o nel determinare un reale impatto sulla risposta immunitaria specifica.
Il sistema immunitario è un network complesso di segnali e cellule, non un serbatoio da riempire. "Rinforzare le difese in modo generico è un concetto privo di senso fisiologico: se il sistema immunitario fosse costantemente iper-attivato, ci troveremmo in uno stato di infiammazione cronica o autoimmunità - prosegue - Questi prodotti, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono altro che investimenti a fondo perduto. E poi c’è l’errore fatale: l’antibiotico 'fai-da-te'. Il culmine dell'automedicazione inappropriata si raggiunge con la richiesta (o il recupero dall'armadietto dei medicinali) dell'antibiotico per curare l'influenza o il raffreddore. Perché è un controsenso biologico? Gli antibiotici uccidono i batteri. Influenza, raffreddore e la quasi totalità delle faringiti stagionali sono causate da virus. Usare un antibiotico contro un virus è come cercare di spegnere un incendio con un ventilatore: non solo è inutile, ma alimenta il problema".
RESISTENZA BATTERICA. "L'uso improprio di antibiotici seleziona batteri resistenti, rendendo le infezioni future (quelle vere) potenzialmente incurabili", rimarca Minelli. Con danni collaterali, "gli antibiotici distruggono il microbiota intestinale, che è invece il vero pilastro della nostra salute immunitaria. E, a proposito di microbiota, vanno senz’altro menzionati anche i trattamenti probiotici come presidi importanti di prevenzione e cura degli acciacchi di stagione. Mai smetteremo di ripetere che non tutti i fermenti lattici sono uguali - avverte - L'efficacia è ceppo-specifica: non conta la quantità generica, ma la sigla alfanumerica che identifica il batterio. Per le vie respiratorie, per esempio, alcuni ceppi di Lacticaseibacillus rhamnosus e l’addizione di due ceppi specifici di Lb plantarum e Lb paracasei rappresentano oramai prove solide di efficacia nella riduzione dell'incidenza e della durata delle infezioni. Così come in caso di terapie antibiotiche, il lievito Saccharomyces boulardii è fondamentale perché non viene ucciso dal farmaco e previene la diarrea associata".
LA GESTIONE DEL SINTOMO. "Il miglior farmaco, tuttavia, rimane il tempo. La medicina moderna ci insegna che, nella maggior parte dei casi, il nostro compito non è 'combattere' i sintomi con una farmacia portatile ma supportare l'organismo mentre compie il suo naturale processo di guarigione. Come dire che abusare di paracetamolo solo per vedere velocemente il numero 36 sul termometro può, paradossalmente, prolungare l'infezione", conclude Minelli.
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