
(Adnkronos) - Un 19enne è stato fermato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne accoltellato la scorsa settimana alla stazione Certosa di Milano. Il ragazzo fermato, di nazionalità peruviana e residente nell’hinterland milanese - a quanto si apprende - potrebbe essere uno degli esecutori materiali del delitto. Altri giovani, tutti di origine sudamericana, sono stati perquisiti nel pomeriggio nell’ambito delle indagini, coordinate dalla Procura di Milano e affidate alla squadra mobile.
Il ferimento mortale del 22enne sarebbe seguito a una lite scoppiata tra una decina di persone il 26 maggio scorso. L'allarme era scattato intorno alle 22.30. Sul posto erano poi intervenuti gli agenti della polfer, che avevano trovato il giovane, nato a Milano, con una grossa ferita da arma da taglio e attivato i soccorsi. I sanitari dell'Areu 118 avevano trasferito il ragazzo in codice rosso all'ospedale Fatebenefratelli, dove era poi deceduto intorno alle 2 del mattino del 27 maggio.
Le modalità "brutali dell'aggressione" inducono a ritenere che l'omicidio "sia da ricondurre all'azione di una pandillas", cioè una banda di latinos, ma la fonte interpellata dall'Adnkronos non fa il nome della MS13, tra i gruppi più noti e sanguinosi. Il branco si sarebbe gettato sulla vittima colpendolo ripetutamente: "Hanno agito come degli animali, poi lo hanno gettato su un binario" come un oggetto di cui disfarsi. Una violenza rimasta impressa nelle immagini delle telecamere presenti in stazione e che la squadra Mobile di Milano ha analizzato per dare un nome ai volti in fuga su un treno diretto a Treviglio.

(Adnkronos) - Dopo la nuova inchiesta sul caso Garlasco, "siamo rimasti un po’ dispiaciuti. Posso capire le intercettazioni nel mio caso, avrei trovato più strano il contrario. Dispiace che fossero coinvolti i miei, a loro si potevano evitare. In generale, di questa indagine, ci ha amareggiato essere tenuti sempre da parte, quasi come se non esistessimo. Anche il prelievo del Dna di nascosto, dalla spazzatura o con modalità strane come nel mio caso, non è una cosa che ti fa piacere, perché la morte di Chiara è qualcosa di nostro". Questo uno dei passaggi dell'intervista a Marco Poggi, fratello di Chiara, uccisa a il 13 agosto 2007, in onda stasera a Quarto Grado.
A quasi 19 anni dai fatti, il fratello della vittima parla della nuova inchiesta della Procura di Pavia che non crede alla colpevolezza di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, e indaga su Andrea Sempio per l'omicidio pluriaggravato. "Capiamo le questioni dell’indagine, ma essere tenuti così in disparte ci ha amareggiato. Sinceramente, mi aspettavo anche che all’apertura delle indagini, prima ancora che uscisse sui media, ci convocassero per dirci banalmente 'So che siete convinti di altro. È stato condannato in via definitiva, però noi siamo convinti di un’altra cosa e abbiamo deciso di aprire questa indagine'. Non sarà scritto in nessun libro di diritto, di procedure però penso come segno di rispetto e umanità me lo aspettavo. Mi spiace che non ci sia mai stato neanche un colloquio di questo tipo" aggiunge.
Anche ora che Stasi tenta la strada della revisione - si attende ancora che la difesa depositi l'istanza - continua il silenzio. "Non abbiamo mai avuto nessun contatto con lui, non ci ha mai scritto". Una distanza che Marco Poggi si spiega, ma non esplicita. "Tengo per me quello che posso aver pensato e pensare. Perché in questo momento i toni sono talmente alti, le tifoserie talmente schierate e le opinioni così polarizzate che non voglio alimentarle. Vorrei che i toni si abbassassero un po'".
"Io non ho mai sopportato e forse neanche accettato tutta questa esposizione mediatica di quello che purtroppo è successo a Chiara. Da quest’ultimo anno, da questa riapertura, la mia figura è stata molto più coinvolta ed è stata un po’ più chiacchierata. Era da diverso tempo che pensavo di parlare, anche per fare finire tutte le relazioni, allusioni e questo alone di mistero che c’è sulla mia figura", le parole del fratello di Chiara.
Con la riapertura dell'inchiesta della Procura di Pavia, i riflettori si sono accesi sul fratello minore della vittima ed è diventato bersaglio di insulti e fake news. "Non è quello che pensavo ovviamente di dover affrontare diciotto anni dopo. Non so veramente come si sia arrivati a questo punto" spiega e sull'accusa che lo ha ferito di più non ha dubbi. "Ovviamente essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via. Ho imparato a conviverci".
Tra i sospetti della rete è che Marco Poggi non fosse in montagna in Trentino con i genitori quel 13 agosto del 2007. "Non è stato facile. (...) I sentimenti che ho provato di più in quest’ultimo anno sono rabbia e stanchezza". C’è chi ti ha voluto chiuso in una clinica psichiatrica. Chi ha sostenuto fosse in una clinica psichiatrica. "È stato detto di tutto e di più, probabilmente il fatto di non aver mai rilasciato interviste può avere alimentato anche queste voci. C’è anche un minimo di colpa da parte mia... nel senso che se forse avessi fatto interviste prima, tutte queste voci e teorie non sarebbero nate" spiega all'intervistatrice Martina Maltagliati. E sui social c'è chi ha paralato di un giro di droga: "Non l’ho neanche mai provata, per cui siamo nella fantasia che più fantasia" aggiunge.

(Adnkronos) - Dopo la nuova inchiesta sul caso Garlasco, "siamo rimasti un po’ dispiaciuti. Posso capire le intercettazioni nel mio caso, avrei trovato più strano il contrario. Dispiace che fossero coinvolti i miei, a loro si potevano evitare. In generale, di questa indagine, ci ha amareggiato essere tenuti sempre da parte, quasi come se non esistessimo. Anche il prelievo del Dna di nascosto, dalla spazzatura o con modalità strane come nel mio caso, non è una cosa che ti fa piacere, perché la morte di Chiara è qualcosa di nostro". Questo uno dei passaggi dell'intervista a Marco Poggi, fratello di Chiara, uccisa a il 13 agosto 2007, in onda stasera a Quarto Grado.
A quasi 19 anni dai fatti, il fratello della vittima parla della nuova inchiesta della Procura di Pavia che non crede alla colpevolezza di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, e indaga su Andrea Sempio per l'omicidio pluriaggravato. "Capiamo le questioni dell’indagine, ma essere tenuti così in disparte ci ha amareggiato. Sinceramente, mi aspettavo anche che all’apertura delle indagini, prima ancora che uscisse sui media, ci convocassero per dirci banalmente 'So che siete convinti di altro. È stato condannato in via definitiva, però noi siamo convinti di un’altra cosa e abbiamo deciso di aprire questa indagine'. Non sarà scritto in nessun libro di diritto, di procedure però penso come segno di rispetto e umanità me lo aspettavo. Mi spiace che non ci sia mai stato neanche un colloquio di questo tipo" aggiunge.
Anche ora che Stasi tenta la strada della revisione - si attende ancora che la difesa depositi l'istanza - continua il silenzio. "Non abbiamo mai avuto nessun contatto con lui, non ci ha mai scritto". Una distanza che Marco Poggi si spiega, ma non esplicita. "Tengo per me quello che posso aver pensato e pensare. Perché in questo momento i toni sono talmente alti, le tifoserie talmente schierate e le opinioni così polarizzate che non voglio alimentarle. Vorrei che i toni si abbassassero un po'".
"Io non ho mai sopportato e forse neanche accettato tutta questa esposizione mediatica di quello che purtroppo è successo a Chiara. Da quest’ultimo anno, da questa riapertura, la mia figura è stata molto più coinvolta ed è stata un po’ più chiacchierata. Era da diverso tempo che pensavo di parlare, anche per fare finire tutte le relazioni, allusioni e questo alone di mistero che c’è sulla mia figura", le parole del fratello di Chiara.
Con la riapertura dell'inchiesta della Procura di Pavia, i riflettori si sono accesi sul fratello minore della vittima, diventato bersaglio di insulti e fake news. "Non è quello che pensavo ovviamente di dover affrontare diciotto anni dopo. Non so veramente come si sia arrivati a questo punto" spiega e sull'accusa che lo ha ferito di più non ha dubbi. "Ovviamente essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via. Ho imparato a conviverci".
Tra i sospetti della rete è che Marco Poggi non fosse in montagna in Trentino con i genitori quel 13 agosto del 2007. "Non è stato facile. (...) I sentimenti che ho provato di più in quest’ultimo anno sono rabbia e stanchezza". C’è chi ti ha voluto chiuso in una clinica psichiatrica. Chi ha sostenuto fosse in una clinica psichiatrica. "È stato detto di tutto e di più, probabilmente il fatto di non aver mai rilasciato interviste può avere alimentato anche queste voci. C’è anche un minimo di colpa da parte mia... nel senso che se forse avessi fatto interviste prima, tutte queste voci e teorie non sarebbero nate" spiega all'intervistatrice Martina Maltagliati. E sui social c'è chi ha paralato di un giro di droga: "Non l’ho neanche mai provata, per cui siamo nella fantasia che più fantasia" aggiunge.
Poggi non ha dubbi su cosa avrebbe ferito di più la sorella, vittima di uno degli omicidi più mediatici della storia: "Non credo che avrebbe mai voluto tutta questa esposizione mediatica, tutte queste insinuazioni sulla sua doppia vita o sulla sua vita privata. Sicuramente non le avrebbe volute".
Quindi il passaggio su Stasi, l'allora fidanzato di Chiara condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l'omicidio: "All'inizio del 2007 non credevamo nella colpevolezza di Alberto Stasi. L'abbiamo difeso veramente tanto e anche quando era stato incarcerato, personalmente ero convinto che fosse innocente, convinto che stavano sbagliando. Quando è uscita la notizia della scarcerazione ero contento perché ero convinto che non c'entrasse nulla. Era proprio l'ultima persona che volevamo potesse essere stato, perché Chiara, in quel periodo lì, aveva lui come persona più vicina e che le dava più affetto".
"Leggendo le motivazioni della scarcerazione ho iniziato a chiedermi il perché di così tante bugie, di così tante cose che non tornano. C'erano dei passaggi sulla spiegazione del Dna di Chiara che fu trovato sui pedali che mi avevano lasciato un po' stranito. Non è che perché viene aperta un'indagine, significa che abbiamo un convincimento diverso. Secondo me, sarebbe ancora più grave se lo cambiassimo solo perché era partita questa indagine. Questo vorrebbe dire che non abbiamo creduto alla condanna che c'era stata negli anni passati" aggiunge il fratello della vittima che poi spiega perché crede nella colpevolezza di Stasi.
"Il convincimento nasce dall'aver seguito un po' tutti i processi e le discussioni in aula. (...) Tutte le prove, anche quelle nuove, che sono state discusse nei vari procedimenti, le perizie in contraddittorio e le sentenze che sono state emesse, ci hanno convinto in maniera definitiva" aggiunge.
Tra la famiglia Poggi e Stasi non c'è più nessun tipo di contatto e per chi li accusa di temere una revisione nei confronti della sentenza di colpevolezza per non restituire il risarcimento di 750.000 euro, Marco Poggi replica: "Quella somma, come hanno già detto i miei genitori, è depositata a parte. Una parte è stata utilizzata per pagare le spese legali e consulenti di tutta la trafila dei processi che c'erano stati. La nostra vita va avanti con i nostri stipendi. Mi sono fatto una vita a parte, sono in affitto e lo pago con il mio stipendio".
A favore di Stasi, dice, "c'è stata una forte campagna mediatica di notizie false, indiscrezioni che poi si sono rivelate false, che hanno sostanzialmente indirizzato l'opinione pubblica". Per il fratello di Chiara Poggi non è facile vedere la trasformazione di un assassino "in una vittima".
Gli elementi della nuova inchiesta della Procura di Pavia sull'indagato Andrea Sempio, invece, non convincono Marco Poggi. "Non mi hanno convinto. Ho letto un po' anche le varie memorie e le informative, non ho cambiato la mia idea. Ovviamente, vedremo. Non ci siamo mai nascosti, siamo convinti che Alberto Stasi è colpevole, e convinti che le ultime sentenze a cui siamo arrivati nei processi siano la verità. Non pretendiamo che la nostra convinzione diventi verità per tutti, non l’abbiamo mai preteso e non lo pretenderemo mai, quello che ci dispiace è che non ci sia rispetto".
Poggi è stato definito "ostile" dagli inquirenti, ma il fratello di Chiara non si riconosce nella definizione e spiega perché crede all'innocenza di Andrea Sempio. "Credo che si potevano, si dovevano usare parole diverse per esprimere il mio convincimento per cui la verità è stata già accertata e per cui credo veramente che Andrea Sempio sia estraneo. Non credo servissero parole provocatorie. Hanno deciso di definirmi così, lo accetto. Non è il messaggio sicuramente che volevo far passare".
Una sicurezza sul colpevole che non è parteggiare o 'coprire' l'amico di infanzia. "La cosa che forse non è chiara e che viene mal interpretata è che, se potessimo mettere un punto a tutta la vicenda, saremmo veramente i primi a volerlo, perché non so se si può immaginare quanto siamo stanchi di rivivere tutto, di rimettere in discussione tutto, di fare sempre e ciclicamente gli stessi pensieri", spiega ancora Marco Poggi.
"Penso proprio di sì, nel momento in cui è coinvolto un mio amico non vedo perché non abbia dovuto chiamarmi per dirmi ‘Guarda, questo mi sta veramente dando fastidio, è un problema per me, prova a sentirlo tu’. Questo me lo sarei aspettato, come mi sarei aspettato che l’avesse detto a qualcuno delle persone che vedeva in quei giorni lì, come Alberto Stasi o mia cugina. Se veramente qualcuno l’avesse importunata, qualcun altro avrebbe dovuto saperlo", la risposta che fornisce all'ipotesi investigativa che Andrea Sempio possa aver molestato telefonicamente la sorella.
La Procura di Pavia sostiene un movente a sfondo sessuale di Sempio nei confronti della vittima. "Sì, ho letto di questa ricostruzione. Faccio fatica a trovarci una logica perché non c’era nessun contatto, non ho nessun ricordo di Chiara con i miei amici - aggiunge Marco Poggi -. Non la incrociavamo neanche quando uscivamo, non li ricordo parlare con lei le volte in cui ci siamo incrociati in casa".

(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso SuperEnalotto - SuperStar numero 89 di oggi, venerdì 5 giugno 2026. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei punti '6' è 175,1 milioni di euro.
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
Ecco la combinazione vincente di oggi, venerdì 5 giugno 2026: 9, 25, 51, 63, 73, 89 numero Jolly 90 e numero SuperStar 40.

(Adnkronos) - Andre Agassi 'disperato' per Matteo Arnaldi. Oggi, venerdì 5 giugno, il tennista azzurro è stato costretto a ritirarsi prima di scendere in campo nella semifinale del Roland Garros 2026, a causa di un virus che lo ha colpito nelle ore precedenti. Flavio Cobolli è così volato in finale, dove troverà Alexander Zverev, senza giocare.
La notizia ha sconvolto tifosi e appassionati di tennis, tra cui Andre Agassi. L'ex giocatore americano, che si è fatto notare nelle ultime ore per alcuni commenti poco piacevoli su Jannik Sinner, è rimasto sconvolto dal ritiro di Arnaldi, con l'ultim'ora che è arrivata a pochi minuti dall'inizio del match.
Ospite fisso negli studi di TNT Sports, Agassi ha reagito portandosi le mani alla testa e abbassando lo sguardo, visibilmente colpito dalla notizia. "Quello che sta facendo Agassi è quello che i tifosi e appassionati di tennis stanno sentendo in tutto il mondo", ha detto il conduttore, mentre l'ex tennista scuoteva la testa.

(Adnkronos) - Un lavoratore "arrampicato in precario equilibrio su una scaletta al primo piano della sede nazionale di Federmanager in via Ravenna a Roma, senza i dispositivi di protezione individuali né gli ancoraggi prescritti dalla normativa sui lavori in quota". E' quanto denuncia il giornalista Piero Santonastaso pubblicando una foto dell'operaio sulla sua pagina Fb 'Morti di lavoro' dove si occupa dei temi legati alla sicurezza sul lavoro.
"La normativa in tema di lavori in quota, a un'altezza superiore ai due metri dal suolo, è molto stringente, prevede l'uso di di protezioni individuali come imbracature di sicurezza e casco, una linea di ancoraggio in caso di caduta o di perdita di equilibrio in modo da tutelare l'incolumità e il lavoratore - sottolinea all'Adnkronos Santonastaso - Non credo che Federmanager sia coinvolta direttamente, penso di più alla superficialità di una persona che si trovava lì a lavorare, però il fatto che anche nella sede di un'associazione, formalmente e dichiaratamente molto impegnata sul piano della prevenzione e della sicurezza, si debba assistere a un fatto del genere significa che in tema di cultura della sicurezza c'è ancora molto da fare".
Sulla sua pagina Santonastaso racconta le storie di infortuni sul lavoro e tiene il triste conteggio delle vittime in Italia: "Secondo i miei conteggi, che faccio personalmente con una selezione giornaliera nel panorama informativo, quest'anno siamo a 486 vittime con un aumento dell'8,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno passato".

(Adnkronos) - Flavio Cobolli 'piange' per Matteo Arnaldi. Oggi, venerdì 5 giugno, il tennista romano ha raggiunto Alexander Zverev nella finale del Roland Garros 2026 senza giocare a causa del ritiro del connazionale a pochi minuti dalla semifinale dello Slam parigino a causa di un virus che lo ha colpito nelle ore precedenti al match.
Una notizia che ha lasciato di stucco Cobolli, che si è mostrato profondamente dispiaciuto per il compagno di Coppa Davis, che conosce fin da piccolo, e che ha lasciato trasparire in conferenza stampa: "Quando è venuto da me un'ora fa, ho quasi pianto. È una cosa che non ti aspetti proprio. Ero pronto a giocare questa partita. Sono veramente triste per lui", ha detto il tennista azzurro, che grazie alla finale di Parigi sbarcherà per la prima volta in carriera nella top ten del ranking Atp.
"Arnaldi è una persona fantastica. Un giocatore fantastico e una delle migliori persone che ho conosciuto fuori dal campo, un'ispirazione per come prepara le partite e per come è concentrato nelle sue partite. Si merita i risultati conquistati questa settimana. Tutti noi ci aspettiamo questo tipo di risultati da parte sua", ha detto Cobolli parlando di Arnaldi.
"Allo stesso tempo sono felice del risultato che ho raggiunto in questa settimana", ha continuato Cobolli, "mio padre è arrivato da me e ci siamo abbracciati con tutto il team quando ho saputo della top ten. Tutte le volte che raggiungo un best ranking ci abbracciamo in questo modo. Ora sono felice e triste allo stesso tempo".
"Avevo iniziato la routine come sempre. Non mi sono svegliato molto presto, poi ho fatto un po' di fisioterapia e ho pranzato con il mio team", ha raccontato Cobolli ripercorrendo la sua giornata, "ho dormito un po' sul divano guardando l'altra semifinale e mi sono scaldato in campo. Ero pronto per giocare, ma poi è arrivata questa notizia quindi non mi sono nemmeno scaldato".

(Adnkronos) - Quando si gioca la finale del Roland Garros 2026 tra Flavio Cobolli e Alexander Zverev? Oggi, venerdì 5 giugno, il tennista azzurro ha raggiunto l'ultimo atto dello Slam di Parigi senza scendere in campo a causa del ritiro di Matteo Arnaldi, colpito da un virus nelle ore precedenti alla semifinale. Zverev invece ha battuto il ceco Jakub Mensik nel match della sessione diurna del Philippe-Chatrier, vinto in quattro set con il punteggio di 7-5, 6-2, 3-6, 6-3 in due ore e 59 minuti di gioco.
Cobolli arriva all'appuntamento dopo aver eliminato Pellegrino, Wu, Tien, Svajda, Auger-Aliassime e Arnaldi, mentre Zverev ha superato Bonzi, Machac, Halys, De Jong, Jodar e Mensik.
La finale tra Cobolli e Zverev è in programma domenica 6 giugno alle ore 15. I due tennisti si sono affrontati in quattro precedenti, con il tedesco che conduce il parziale 3-1. Nell'ultimo incrocio a vincere è stato Zverev, che ha superato Cobolli in due set nei quarti di finale dell'ultimo Masters 1000 di Madrid.
La finale del Roland Garros Cobolli-Zverev sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv, ma anche in chiaro sul NOVE. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.

(Adnkronos) - Il ritiro di Matteo Arnaldi a un passo dalla semifinale del Roland Garros "lascia l'amaro in bocca agli appassionati, e a chi aspettava il primo derby italiano della storia in semifinale a livello Slam. Oltre alla sfortuna di un evento del genere a un passo da una partita storica, quello che è capitato al tennista ligure fornisce degli interessanti spunti di riflessione" agli occhi del medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa).
"Arnaldi - spiega l'esperto all'Adnkronos Salute - non ha semplicemente giocato tanto, ma ha battuto ogni record di ore giocate per arrivare ad una semifinale Slam nella storia: 19 ore e 42 minuti di gioco effettivo. Questo non è infatti solo il primato del torneo parigino, ma rappresenta il record assoluto in tutti i tornei del Grande Slam da quando esiste il cronometraggio ufficiale. Aver accumulato un simile minutaggio significa aver portato l'organismo al limite" e "la letteratura scientifica spiega molto bene la suscettibilità alle infezioni gastroenteriche in condizioni di sforzi fisici", sottolinea Bernetti commentando l'ipotesi che sia stato un virus a mettere Ko l'atleta.
In conferenza stampa all'Open di Francia, infatti, Arnaldi ha descritto i sintomi che lo hanno costretto al ritiro: vomito ripetuto dalla scorsa notte e un malessere che "non migliorava. Non potevo mangiare" e "ogni volta che mi alzavo mi sentivo male. Credo sia una sorta di virus perché sentivo freddo. Penso di aver avuto febbre durante il giorno", ha detto.
"A causa dello sforzo massimale - illustra il medico-fisiatra - si verifica un picco di ormoni dello stress e una drastica riduzione transitoria dei linfociti e delle immunoglobuline di tipo A (molto importanti nella protezione delle pareti intestinali dalle aggressioni virali), creando una finestra temporale in cui l'atleta è paradossalmente molto più vulnerabile alle infezioni rispetto a una persona sedentaria. A questa temporanea riduzione delle difese immunitarie, si unisce una riduzione dell'apporto di ossigeno all'intestino in quanto il sangue viene preferenzialmente dirottato verso la muscolatura durante lo sforzo, con un danno delle complesse giunzioni proteiche che 'sigillano' la parete intestinale aumentandone la permeabilità. Di conseguenza batteri, tossine e virus hanno maggiore facilità ad attraversare la mucosa, innescando potenziali infezioni gastroenteriche".
"Per prevenire o mitigare questa drammatica cascata di eventi - suggerisce Bernetti - in primo luogo è fondamentale un protocollo di idratazione e reintegro glucidico, poiché la disidratazione amplifica questa situazione. Inoltre, l'assunzione preventiva di L-glutammina risulta essenziale, essendo questo amminoacido molto importante per le cellule intestinali, ed è capace di ridurre l'aumento della permeabilità intestinale indotta dall'esercizio estremo. A onor del vero - osserva lo specialista - è difficile dire cosa, e se, si sarebbe potuto fare di diverso. Il caso Arnaldi è infatti un caso unico, era dal 1992 che un atleta non giocava così tanto in un torneo Slam e stiamo parlando di un'era tennistica e della medicina estremamente distante da oggi, il suo fisico è stato veramente portato al limite. Speriamo che possa recuperare presto e andare in fondo ai prossimi tornei", conclude Bernetti.

(Adnkronos) - La Serie A ha svelato il suo calendario. Oggi, venerdì 5 giugno, è avvenuto il sorteggio del campionato 2026/27, che si apre subito con big match dalla terza giornata fino alla penultima. Ecco tutti gli incroci tra le big italiane e i derby in programma della prossima stagione:
Terza Giornata: Inter-Napoli; Juventus-Milan
Quarta giornata: Lazio-Milan
Quinta giornata: Fiorentina-Napoli, Juventus-Atalanta e Roma-Inter
Sesta giornata: Como-Roma
Settima giornata: Juventus-Lazio
Ottava giornata: Inter-Fiorentina e Napoli-Roma
Decima giornata: Juventus-Napoli e Milan-Inter
11esima giornata: Fiorentina-Juventus, Inter-Como e Napoli-Lazio
12esima giornata: Atalanta-Inter
13esima giornata: Como-Juventus
15esima giornata: Lazio-Roma e Napoli-Milan,
16esima giornata: Roma-Juventus
18esima giornata: Torino-Juventus
19esima giornata: Inter-Juventus
22esima giornata: Milan-Juventus e Napoli-Inter
24esima giornata: Inter-Milan e Napoli-Juventus
25esima giornata: Fiorentina-Inter e Juventus-Bologna
26esima giornata: Inter-Atalanta
27esima giornata: Torino-Fiorentina
29esima giornata: Atalanta-Milan e Juventus-Como
30esima giornata: Torino-Juventus
31esima giornata: Inter-Roma
32esima giornata: Milan-Napoli e Roma-Lazio
33esima giornata: Juventus Fiorentina
34esima Atalanta-Juventus, Bologna-Fiorentina, Como-Inter, Milan-Lazio e Roma-Napoli
36esima giornata: Juventus-Inter e Milan-Roma
37esima giornata: Inter-Lazio e Roma-Como

(Adnkronos) - La Francia è sotto choc per Lyhanna, la bambina di 11 anni scomparsa dal 29 maggio e uccisa probabilmente da un pedofilo noto alle autorità almeno dal 2017. Il corpo della studentessa che frequentava la scuola media, è stato ritrovato ieri in un silo agricolo abbandonato vicino al villaggio di Puycasquier, nel dipartimento del Gers. Le cause del decesso sono ancora sconosciute, precisa la procura di Agen in una nota. "Sono stati disposti ulteriori accertamenti e analisi", si legge nella nota.
"In attesa delle conclusioni delle indagini, non si possono menzionare eventuali responsabilità e tanto meno eventuali sanzioni future", hanno precisato il procuratore di Auch, i procuratori generali e quelli della Repubblica. Ma il principale sospettato, Jérome Barella di 41 anni e padre di famiglia, è già stato posto in custodia cautelare, come scrive l'emittente Bfmtv. L'uomo, che lavorava nell'azienda agricola dove ieri è stato trovato il cadavere, è oggetto di numerose denunce e segnalazioni, in particolare per violenza sessuale e stupro, alcune archiavate.
Intanto, mentre è stata aperta un'inchiesta per ''sequestro di persona, sottrazione di minore e omicidio di una minore di 15 anni", l'indignazione cresce, sia nella politica quanto nella società civile che si appresta a scendere in piazza con lo slogan 'Io sono Lyhanna'.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso "la solidarietà e l'affetto dell'intera nazione" alla famiglia e agli amici di Lyhanna. "Questo è un momento di riflessione, affetto, sostegno e pensiero", ha aggiunto il capo dell'Eliseo. Parlando dal Montenegro, dove si è recato in visita ufficiale, Macron ha detto che è evidente che "c'è stato un malfunzionamento" e che "sono emerse delle falle, e queste devono essere chiarite. Le cose non sono andate come avrebbero dovuto, questo è ovvio. Ed è inaccettabile". Macron ha aggiunto che "non possiamo guardare negli occhi la famiglia di Lyhanna e dire che tutto è andato bene", ma "dobbiamo esaminare le responsabilità collettive, sistemiche e individuali".
Il primo ministro francese Sébastien Lecornu si è detto "particolarmente scioccato" dalle irregolarità giudiziarie segnalate in relazione al rapimento di Lyhann e ha chiesto di verificare "se tutti i segnali d'allarme siano stati presi in considerazione". L'ufficio del Primo Ministro in una nota ha affermato che va verificato "se tutti i segnali di allarme siano stati presi in tempo, se tutte le procedure abbiano funzionato come avrebbero dovuto e se le priorità fossero corrette".
Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin e il ministro degli Interni Laurent Nuñez hanno tenuto un incontro dpemergenza a Matignon durante il quale, secondo quanto ha appreso l'emittente Bfmtv, si sarebbe parlato di "prove schiaccianti" che sono state ignorate. I due ministri hanno detto di considerare "incomprensibile" che il principale sospettato non sia stato interrogato nell'ambito delle indagini successive alla denuncia di stupro presentata lo scorso agosto. Secondo quanto appreso da Bfmtv, Lecornu auspica che le prime conclusioni dell'inchiesta amministrativa avviata da Darmanin e Nuñez siano disponibili "entro 15 giorni".
Con un post su 'X', Darmanin ha denunciato "le enormi e inaccettabili disfunzioni dei servizi statali" nella gestione delle denunce contro il sospettato nell'indagine sulla morte di Lyhanna. "Il nostro dovere è proteggere i bambini come priorità assoluta, come ho già richiesto fin dal mio arrivo al Ministero della Giustizia ", ha proseguito il ministro. Ll ministro della Giustizia ha invitato tutti i Procuratori Generali a una riunione di lavoro lunedì mattina alle 8:30 presso la Cancelleria.
Darmanin proporrà sanzioni contro i magistrati nel caso in cui dovessero essere accertate irregolarità e ''cattiva condotta'' in relazione al caso, ha intanto annunciato il ministero della Giustizia francese. Secondo quanto appreso da Bfmtv, al ministero della Giustizia c'è "grande irritazione" per le "decisioni prese dai vari magistrati" nel caso della piccola Rosa, che lo scorso agosto accusò Jérome Barella di stupro e che è stato "trattato come se fosse un semplice caso di furto con scasso". Secondo quanto appreso da Bfmtv, Rosa aveva sporto denuncia per stupro insieme alla madre contro Barella e il caso era stato trasmesso per posta dalla procura di Tolosa alla procura di Auch il 28 ottobre 2025. Si tratterebbe di una ''scelta discutibile'' perché il caso non è stato trattato come urgente.
Intanto vari gruppi e associazioni hanno indetto manifestazioni per lunedì a partire dalle 19 davanti ai tribunali di Francia e al ministero della Giustizia. In piazza ci saranno tra gli altri Nous Toutes, il collettivo Enfantiste e la Fondazione delle Donne, che hanno diffuso un appello a manifestare con lo slogan "Io sono Lyhanna". "Non possiamo più tollerare che i nostri figli vengano violentati da uomini noti al sistema giudiziario", ha scritto la regista Andréa Bescond sul suo account Instagram.
Degustazioni al tramonto, visite guidate nelle cantine e nei
vigneti, musica e dibatTiti attorno a un buon bicchiere di
vino.
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(Adnkronos) - "I grandi eventi sportivi rappresentano un volano decisivo per lo sviluppo della nautica e della vela, contribuendo anche ad avvicinare le nuove generazioni al settore". È quanto ha affermato Susanna Vitulano, Cfo di Italia Yachts, intervenendo alla Convention Satec 2026 organizzata a Borgo Egnazia, a Fasano.
"L’ausilio dei grandi eventi incide tantissimo e può essere un importante propulsore per la crescita della nautica e della vela - ha spiegato Vitulano - è necessario investire nella formazione e nella diffusione della cultura del mare fin dall’infanzia".
"Bisogna iniziare dai più piccoli - ha aggiunto - abbassando le barriere di accesso e investendo sulla formazione per far crescere sia gli armatori sia i giovani che possono entrare nella filiera". Vitulano ha richiamato il ruolo di eventi internazionali come l’America’s Cup e dei successi della vela olimpica italiana come strumenti di promozione. "La vela sta cambiando anche dal punto di vista tecnologico e questo permette ai giovani di avvicinarsi a uno sport non solo legato alla tradizione e al mare, ma anche all’innovazione e alla tecnologia".

(Adnkronos) - "L’industria nautica si è dimostrata resiliente anche in questi anni segnati da forte incertezza, che rappresenta la principale variabile esogena per le imprese perché incide sulla capacità di previsione, sulla volatilità dei margini e sulla fiducia dei consumatori". È quanto ha dichiarato Marina Stella, direttore generale di Confindustria Nautica, intervenendo alla Convention Satec 2026 organizzata a Borgo Egnazia, a Fasano.
La dirigente ha ricordato i primati del comparto: "L’Italia è il primo esportatore mondiale di unità da diporto e detiene il 52% del portafoglio ordini globale dei superyacht, oltre a posizioni di leadership nella componentistica, negli accessori tecnologici e nelle unità pneumatiche".
Stella ha quindi richiamato il ruolo economico e occupazionale della filiera: "Si tratta di un settore con uno dei più alti moltiplicatori dell’industria manifatturiera, con un forte impatto su investimenti e occupazione: per ogni addetto si generano 7,1 occupati nella filiera". Infine, il contributo macroeconomico: "Il settore contribuisce in modo rilevante al surplus della bilancia commerciale italiana, pari all’8,4%. In un contesto in cui il mare è riconosciuto come infrastruttura strategica, la nautica rappresenta una componente essenziale del sistema produttivo nazionale", ha concluso.

(Adnkronos) - "Posso solo dire che non è una questione personale: non c'è nessuna contrapposizione tra me e la Bruzzone, perché la vicenda non riguarda solo me, ci sono più programmi Rai che sono stati attaccati sistematicamente dai suoi post o da persone vicine a lei e quindi, dopo mesi, ho ritenuto di dover presentare una copiosa documentazione all'attenzione dell'azienda, che farà le sue valutazioni". A spiegarlo all'Adnkronos è Milo Infante, che taglia corto e chiarisce così i motivi che lo hanno spinto a rivolgersi al Comitato Etico della Rai presentando un dossier sulla criminologa Roberta Bruzzone, fino a novembre scorso una delle ospiti più assidue del programma del conduttore, 'Ore 14'. Infante, che è anche vicedirettore degli Approfondimenti, si è rivolto all'organismo della tv pubblica chiamato a valutare eventuali violazioni dei principi contenuti nel codice etico aziendale dopo una serie di post sui social della criminologa, al fine di chiedere un audit interna che ne possa valutare i comportamenti.
Scintille, quelle tra i due protagonisti della tv, che prendono il via il 27 novembre scorso, quando la Bruzzone lascia il programma di Infante suggerendo agli ospiti in studio di "leggere le carte". Infante risponde con fermezza, sottolineando che "lo facciamo anche noi lo sforzo di leggerle, non le ha lette solo lei". Da lì, un crescente sfilacciamento dei rapporti tra i due professionisti che arriva all'oggi. Ed oggi arriva la notizia, anticipata da 'Open' e che viene confermata all'Adnkronos, che è stato presentato all'azienda del materiale nei confronti della Bruzzone anche dal conduttore Salvo Sottile. "Io non ho ricevuto nessuna convocazione da parte del Comitato, ho moltissimo materiale nei confronti sia di Infante che di Sottile, verso il quale peraltro ho già proceduto a presentare denuncia-querela per diffamazione aggravata, quindi nel momento in cui dovessi ricevere una convocazione non sarò io a dovermi preoccupare", spiega all'Adnkronos Roberta Bruzzone, raggiunta telefonicamente.
"La questione è di natura personale tra me e questi soggetti, io non ho mai attaccato la Rai, mai messo in atto condotte che hanno messo in discussione il mio rapporto con la Rai -scandisce la criminologa- Ho studiato in questi giorni molto attentamente il Codice Etico, e non ritengo di aver violato alcun profilo legato al Codice. Ritengo invece che ci siano profili che il Comitato Etico debba conoscere in relazione alle condotte che hanno posto in essere loro, e al tipo di utilizzo che hanno fatto dei programmi che la Rai ha affidato a loro".
"Vista la situazione, spero vivamente che il Codice Etico decida di approfondire, ma a questo punto se anche non dovesse farlo, io il materiale lo manderò ugualmente -incalza la criminologa- Perché credo che avere una visione più ampia, precisa e dettagliata sia utile a tutti". Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato dal 'Domani',si sarebbe tenuta una riunione tra il vice direttore degli Approfondimenti Giuseppe Malara e la produzione de La Casa Rossa in merito alla docuserie 'Nella mente di Narciso', che indaga i profili narcisistici di alcuni dei casi di cronaca nera più noti e alla cui conduzione c'è proprio la Bruzzone, programma che adesso è dunque al vaglio dell'azienda. "Mi dispiacerebbe che il progetto non andasse in porto per un motivo risibile che riguarda rancori personali -commenta la Bruzzone all'Adnkronos - Perché ritengo che sia un programma in linea con il servizio pubblico, che affronta il tema delle truffe e che coinvolge tutti". Al momento, è doveroso dire che sul destino del programma non risulta alcuna decisione definitiva o provvedimento ufficiale da parte della Rai.

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(di Marzia Piga) Ultime ore di campagna elettorale e poi sarà il
momento delle urne. Domenica 7 giugno, dalle 7 alle 23, e lunedì 8
giugno, dalle 7 alle 15, poco più di 400mila sardi saranno chiamati
a eleggere sindaci e consigli comunali in 148 Comuni dell'Isola (su
377). Inizialmente prevista in 149 comuni, la sfida elettorale
perde Bidonì (Oristano), dove non sono state presentate
candidature, rendendo inevitabile l'arrivo di un commissario
straordinario nominato dalla Regione autonoma.
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(Adnkronos) - Geopolitica, commercio internazionale, intelligenza artificiale, trasformazione delle filiere produttive, competitività industriale e nuovi mercati dell'export. Sono questi i temi al centro della sessione pubblica della Convention Satec 2026 di Confindustria Nautica, dal titolo "Venti Globali e Correnti Digitali: il futuro dell'industria nautica. Strategie e scenari per il comparto nell'era delle tensioni globali e dei dati", realizzata con il contributo scientifico di The European House – Ambrosetti (Teha Group). L'iniziativa ha riunito a Borgo Egnazia, in Puglia, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, economisti, analisti e stakeholder della filiera per analizzare i profondi cambiamenti che stanno ridefinendo il contesto competitivo internazionale e il loro impatto sull'industria nautica italiana, una delle espressioni più dinamiche e internazionalizzate del Made in Italy. Ad aprire i lavori il videomessaggio del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni che ha dichiarato: “La nautica è una delle espressioni più avanzate del Made in Italy, uno dei settori nei quali la qualità italiana si misura con la competizione globale e l'eccellenza manifatturiera si trasforma in forza reputazionale. Il Governo è partito da questa consapevolezza per guardare al mare in un'ottica di sistema, visione che ha dato forma alla legge sulla valorizzazione della risorsa mare, che è stata appena approvata in Parlamento, che segna l'inizio di una stagione nuova in cui il mare viene finalmente considerato uno degli asset strategici di sviluppo della nazione. La nautica – ha proseguito la Premier Meloni - è una delle componenti fondamentali di questo asset, un settore che il Governo intende sostenere nella semplificazione, accompagnare nei processi di innovazione e internazionalizzazione, rafforzare nella formazione delle competenze. Ora la sfida che ci aspetta è quella di attuare concretamente la cornice normativa che abbiamo delineato, perché imprese e territori possano coglierne a pieno i benefici e per valorizzare come merita una delle filiere industriali più innovative, dinamiche e identitarie della nazione”.
Nel suo intervento introduttivo, il Presidente di Confindustria Nautica ha ringraziato la Premier Meloni per il riconoscimento del valore dell’industria nautica italiana, un settore che si trova oggi a operare in uno scenario nel quale competizione industriale, commercio internazionale, innovazione tecnologica e politica economica risultano sempre più interconnessi e nel quale la capacità di leggere e anticipare i cambiamenti rappresenta un fattore decisivo di competitività. Sono seguiti gli interventi istituzionali del Presidente di Ice – Italian Trade Agency Matteo Zoppas, del Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi e del Viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto in video collegamento, della Vicepresidente della X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati Ilaria Cavo.
L’industria nautica italiana, sottolinea Matteo Zoppas, Presidente di Ice – Italian Trade Agency, "rappresenta una delle eccellenze più riconosciute del Made in Italy nel mondo e i risultati raggiunti negli ultimi anni dimostrano la straordinaria capacità delle imprese del settore di competere sui mercati internazionali. In uno scenario caratterizzato da tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e crescente competizione globale, il ruolo del Sistema Paese diventa sempre più importante per accompagnare i processi di internazionalizzazione e sostenere la crescita delle imprese. Oggi abbiamo a disposizione strumenti, competenze e risorse che possono aiutare le aziende ad aprire nuovi mercati e consolidare la propria presenza all'estero. Parallelamente, l'intelligenza artificiale e la trasformazione digitale stanno cambiando profondamente il modo di fare impresa: non rappresentano una prospettiva futura, ma una leva competitiva già oggi determinante per innovare processi, aumentare produttività e mantenere la leadership internazionale del Made in Italy".
La crescita della nautica italiana, sottolinea Edoardo Rixi, Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, "dimostra quanto sia importante costruire un dialogo continuo tra istituzioni e imprese. In questi anni abbiamo lavorato per semplificare il quadro normativo, favorire lo sviluppo del settore e accompagnarne l'evoluzione con strumenti più adeguati alle esigenze delle aziende e dei territori. La sfida ora è proseguire su questa strada, investendo nelle infrastrutture, nella portualità turistica e nella cantieristica, per rafforzare ulteriormente il ruolo dell'Italia come piattaforma naturale della nautica nel Mediterraneo. La competitività del settore passa anche dalla capacità del Sistema Paese di sostenere chi investe, innova e crea valore". Per Francesco Paolo Sisto, Viceministro della Giustizia "diritto, innovazione e sviluppo economico sono oggi dimensioni sempre più connesse. L'intelligenza artificiale sta aprendo nuove opportunità per la nautica, la portualità e la logistica marittima, migliorando efficienza, sicurezza e capacità di innovazione. Il compito delle istituzioni è accompagnare questa trasformazione creando un quadro normativo che favorisca la crescita, tuteli la sicurezza delle infrastrutture digitali e sostenga gli investimenti nelle competenze necessarie ad affrontare le sfide del futuro. La vera sfida sarà mettere insieme innovazione e responsabilità, valorizzando il potenziale delle nuove tecnologie senza perdere il controllo dei processi che esse generano".
La nautica, sottolinea Ilaria Cavo, Vicepresidente della X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputat, "non può più essere considerata un comparto di nicchia, ma una componente strategica dell'economia del mare e del Made in Italy. Il percorso legislativo degli ultimi anni ha segnato un cambio di approccio importante, riconoscendo il settore all'interno di una visione unitaria delle politiche marittime e introducendo strumenti concreti di semplificazione e sostegno alla competitività. Oggi dobbiamo continuare a lavorare sulle sfide che guardano al futuro: formazione, innovazione, intelligenza artificiale, energia e sviluppo delle infrastrutture. È da questi fattori che dipenderà la capacità della nautica italiana di rafforzare la propria leadership e di creare nuove opportunità per le imprese e per le giovani generazioni".
In un messaggio inviato alla Convention Satec 2026, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha ribadito il valore strategico dell’industria nautica italiana: “I risultati confermano la forza di un settore chiave del nostro tessuto produttivo. Nel 2025 le esportazioni italiane della nautica hanno raggiunto 4,5 miliardi di euro, consolidando una leadership mondiale. La vostra è una filiera forte e competitiva, che genera innovazione, occupazione qualificata e valore economico, trasformando creatività e tecnologia in crescita e presenza internazionale. Per questo il comparto è centrale nella strategia di diplomazia della crescita che ho posto al centro dell'azione del Ministero degli Esteri. In un contesto internazionale complesso, continueremo a sostenere l'internazionalizzazione delle imprese, l'apertura dei mercati e la tutela del saper fare italiano. Proseguiremo inoltre nel sostegno ai grandi Saloni nautici italiani e nelle attività di promozione sui mercati ad alto potenziale, dall'India al Golfo, dall'Africa all'America Latina, per accompagnare la crescita internazionale della nautica italiana".
La prima parte della Convention, moderata da Andrea Bignami di Sky TG24 Economia, è stata dedicata all'analisi degli scenari geopolitici e tecnologici che stanno trasformando l'economia globale. Andrew Spannaus, giornalista e analista politico, ha approfondito l'evoluzione della competizione internazionale, caratterizzata dal ritorno delle politiche industriali, dalla ridefinizione delle filiere strategiche e dal crescente intreccio tra economia, tecnologia e sicurezza. “I cambiamenti dell’economia mondiale nell’ultimo decennio costringono tutti a ripensare obiettivi e regole per poter competere – ha affermato Spannaus. Il legame profondo tra sicurezza economica e sicurezza nazionale spinge gli stati a definire interessi geopolitici sui quali basare le politiche economiche. I rischi di questo approccio sono ovvi, soprattutto per un’Europa ancora frenata da una concezione di regole ancorate al modello di globalizzazione finanziaria. A questo punto serve flessibilità non solo finanziaria ma soprattutto mentale, e la disponibilità a mettere in atto politiche industriali che possano togliere i freni ad economie – come quella italiana – che hanno tutti gli elementi che servono per mantenere e creare ricchezza per i loro cittadini”.
A seguire, Corrado Panzeri, Head of InnoTech Hub & Partner di Teha Group, ha affrontato il tema della nuova rivoluzione industriale dichiarando: "L'intelligenza artificiale rappresenta per l'Italia un'opportunità storica: i nostri modelli stimano un potenziale di 336 miliardi di euro di valore aggiunto aggiuntivo all'anno entro il 2040, l'equivalente dell'intero settore manifatturiero nazionale. In un Paese che perderà 3,7 milioni di lavoratori per ragioni demografiche, l'AI non è un'opzione, è una necessità strutturale. Ma la tecnologia da sola non basta: oggi mancano 4,5 milioni di occupati con competenze digitali avanzate. Il vero collo di bottiglia non è la macchina: sono la cultura all'innovazione e le competenze delle persone. Nel frattempo, le Big Tech americane investiranno oltre 750 miliardi di dollari nel solo 2026: più di cinque volte l'intero investimento ICT dell'Unione Europea. Il Made in Italy ha tutti i presupposti per beneficiare di questa rivoluzione industriale, ma il tempo per accelerare è adesso".La seconda parte dei lavori è stata dedicata alla tavola rotonda moderata da Stefania Pinna di Sky Tg24, con la partecipazione di Piero Formenti, Susanna Vitulano (Italia Yachts), Alessandro Plateroti (UCapital.com), Andrew Spannaus e Corrado Panzeri. Nel corso del dibattito è emerso come l’industria nautica italiana debba affrontare una fase caratterizzata da forte instabilità geopolitica, nuove regolazioni, trasformazione digitale e cambiamenti nei modelli di consumo, mantenendo al contempo la propria leadership internazionale. Formenti ha richiamato il ruolo strategico dell'export per il comparto, ricordando che circa il 90% della produzione nazionale è destinato ai mercati esteri e che nel 2025 l'export di unità da diporto ha raggiunto un nuovo massimo storico, sfiorando i 4,4 miliardi di euro. Ha inoltre evidenziato la necessità di difendere la competitività internazionale delle imprese, accompagnare la doppia transizione tecnologica e sostenibile e consolidare la leadership italiana nei segmenti a maggiore valore aggiunto.
"Siamo entrati in una fase nella quale la competizione economica, industriale e tecnologica tende sempre più a sovrapporsi agli equilibri geopolitici", ha continuato Formenti. "Per un settore internazionale come il nostro questo significa saper leggere in anticipo i cambiamenti, rafforzare la resilienza delle filiere, investire in innovazione e presidiare le competenze che determineranno la competitività dei prossimi anni. La nostra sfida è accompagnare questa evoluzione senza perdere i fattori che hanno reso l’industria nautica italiana un punto di riferimento mondiale: qualità, competenze, integrazione di filiera e cultura industriale. Quando si è leader non si corre per inseguire gli altri, ma per continuare a innovare e mantenere il proprio vantaggio competitivo", ha aggiunto.
Susanna Vitulano, Cfo di Italia Yachts, ha posto l'attenzione sul tema delle competenze, della formazione e della capacità di attrarre nuove professionalità, elementi sempre più determinanti per sostenere la competitività della filiera e accompagnare l'evoluzione tecnologica del settore: "L’industria nautica italiana è nata dall'incontro tra saper fare e capacità di innovare. Oggi quella stessa combinazione deve evolvere attraverso competenze ibride che uniscano artigianalità, tecnica, digitale, sostenibilità e intelligenza artificiale. Le imprese non possono affrontare questa trasformazione da sole: servono investimenti nella formazione, un rapporto più stretto tra scuole, Its, università e cluster produttivi e una forte attenzione alle competenze che accompagneranno la transizione tecnologica ed energetica del settore. Il futuro della nostra competitività dipenderà dalla capacità di attrarre talenti e valorizzare il capitale umano lungo tutta la filiera nautica".
Alessandro Plateroti, Direttore editoriale di UCapital.com, ha analizzato le prospettive economiche e finanziarie dell'industria nautica, soffermandosi sull'attrattività del comparto nei confronti degli investitori, sul valore delle tecnologie innovative e sull'evoluzione dei criteri di valutazione delle imprese. “In una fase caratterizzata da guerre commerciali, instabilità geopolitica e crescente competizione internazionale per attrarre investimenti, l’industria nautica italiana continua a distinguersi come uno dei comparti più attrattivi del Made in Italy. Non soltanto per la forza dei suoi brand e per la leadership conquistata nei segmenti di eccellenza, ma perché sta vivendo una profonda trasformazione industriale e tecnologica – ha affermato Plateroti. Oggi gli investitori guardano sempre più alla capacità delle imprese di innovare, integrare nuove tecnologie, sviluppare competenze, presidiare la sostenibilità e costruire filiere resilienti. L'intelligenza artificiale, i nuovi materiali, la digitalizzazione dei processi e la transizione energetica stanno ridefinendo il valore delle aziende nautiche, che vengono sempre più valutate come realtà industriali ad alto contenuto tecnologico. In questo scenario la capacità di coniugare tradizione manifatturiera, innovazione e visione strategica rappresenta il principale fattore competitivo per attrarre capitali, sostenere la crescita e consolidare il ruolo della nautica italiana nei mercati globali."
La Convention Satc 2026 ha confermato la crescente centralità della nautica nelle strategie di sviluppo del Paese e il ruolo del settore come laboratorio avanzato di manifattura, innovazione e internazionalizzazione. Dalla geopolitica all'intelligenza artificiale, dalle infrastrutture alla formazione, dalle politiche industriali alla competitività dell'export, il confronto tra istituzioni, imprese e analisti ha evidenziato la necessità di una visione condivisa per accompagnare la crescita di una filiera che rappresenta una delle espressioni più dinamiche, innovative e internazionalizzate del Made in Italy. La Convention Satec 2026 si è svolta con il supporto dei Main Partner Alfa Romeo, Bper Banca ed Eberhard & Co. al fianco di Confindustria Nautica nella valorizzazione dell'eccellenza dell’industria nautica e del Salone Nautico Internazionale, a Genova dall’1 al 6 ottobre prossimi.
Nel 2024 il fatturato dell’industria nautica da diporto italiana ha raggiunto il massimo storico di 8,60 miliardi di euro (+3,2%). L’Italia si conferma primo esportatore mondiale nella cantieristica nautica, con un export di settore che nel 2025 raggiunge un nuovo massimo storico, crescendo del 2,6% fino a sfiorare i 4,4 miliardi di euro e una propensione all’export pari a circa il 90% della produzione nazionale. Il comparto contribuisce in modo strategico alla bilancia commerciale italiana: nel 2024 la nautica ha generato l’8,6% del surplus commerciale nazionale del settore manifatturiero. L’Italia detiene circa il 18% della produzione nautica mondiale e la leadership globale nei superyacht, con il 56% degli ordini mondiali per unità e il 36% del valore globale del mercato. Secondo il Global Order Book 2026, i cantieri italiani hanno in costruzione 568 superyacht, pari al 52% degli ordini mondiali. La filiera nautica italiana genera oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati, con una crescita dell’occupazione del 5,6%. Ogni euro prodotto dalla cantieristica attiva complessivamente 5,2 euro di valore aggiunto nell’economia italiana e ogni addetto del comparto genera 7,1 posti di lavoro lungo la filiera.

(Adnkronos) - La Corte d’Assise d’Appello ha assolto per legittima difesa la ventenne Makka Sulaev - che in primo grado era stata condannata dal tribunale di Alessandria a 9 anni e 4 mesi - per aver ucciso nel marzo 2024 con due coltellate a Nizza Monferrato il padre per difendere la madre nel corso di una ennesima lite in famiglia. La Corte d’Assise di Appello di Torino, invece, ha ritenuto sussistente l’eccesso colposo incolpevole in legittimità difesa.
''La condanna in primo grado pesava come un macigno, la sentenza di oggi è stata coraggiosa, ha reso giustizia perché quella di primo grado aveva considerato la mia assistita come una persona lucida in un momento in cui non poteva essere considerata tale - ha detto all’Adnkronos Massimiliano Sfolcini, legale della giovane che al momento della sentenza era in aula ed è scoppiata in lacrime -. C’erano delle ragioni da spendere ed è quello stato fatto fino all’ultima goccia di sudore. Ora aspettiamo di leggere le motivazioni, poi vedremo se la procura generale impugnerà in Cassazione”.
"La ragazza ora deve metabolizzare tutto, deve dare l’esame di maturità tra dieci giorni, quindi per lei è un momento di grandissima tensione - ha aggiunto il legale - questa era la parte più dura ovviamente. Adesso si può dedicare al suo diploma". La giovane che vive con la mamma e tre fratelli minori era libera ma aveva l'obbligo di firma.

(Adnkronos) - Daniel Vallejo si scusa dopo le frasi sessiste al Roland Garros 2026. Oggi, venerdì 5 giugno, il tennista paraguaiano è tornato a parlare dopo le frasi choc pronunciate contro la giudice di sedia che lo ha arbitrato a Parigi, giudicata non in grado, come tutte le donne, di arbitrare una partita di questa importanza.
"Voglio iniziare scusandomi con tutti coloro che ho offeso con i miei commenti. La verità è che mi sono espresso in maniera inappropriata", ha detto Vallejo ospite a Tigo Sports, "Sono l’unico responsabile di quella sconfitta, e nessun altro. Non credo che le donne siano incapaci di arbitrare una partita di questa importanza. Ho 22 anni, imparerò da questo e starò molto più attento la prossima volta".
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