
(Adnkronos) - Ultimi temporali prima di una nuova ondata di caldo africano. La giornata di oggi, sabato 11 luglio, sarà caratterizzata dal passaggio di forti fenomeni temporaleschi al Nord, causati da un temporaneo indebolimento dell'alta pressione, ma l'instabilità avrà vita breve. Da domani, infatti, l'anticiclone subtropicale tornerà a dominare lo scenario meteorologico italiano, aprendo la strada a una nuova fase di caldo intenso destinata a interessare gran parte del Paese per tutta la prossima settimana.
Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma il rischio di fenomeni violenti specialmente sulle regioni settentrionali. Negli ultimi giorni il Paese ha accumulato una quantità eccezionale di calore e umidità nei bassi strati atmosferici: questo surplus energetico fungerà da vero e proprio carburante non appena l'aria più fresca in quota sfiorerà l'arco alpino. I contrasti termici saranno esasperati. Per questo motivo, i temporali, seppur localizzati e di breve durata, rischiano di evolvere in supercelle (strutture organizzate dotate di un moto rotatorio interno) capaci di generare forti colpi di vento e, soprattutto, grandinate. Le regioni sotto la lente d'ingrandimento e a maggior rischio saranno Piemonte. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
Smaltita l'instabilità del sabato, la giornata di domenica segnerà l'inizio della vera e propria escalation termica. Il motore di questo cambiamento è una nuova e potente pulsazione dell'anticiclone subtropicale africano. Questa gigantesca bolla d'aria rovente si solleverà direttamente dalle zone interne dell'Algeria e del Marocco, allungandosi con decisione sull'intero bacino del Mediterraneo e investendo in pieno l'Italia. La massa d'aria in arrivo porterà temperature anomale che si attesteranno fin da subito sui 7-8 °C oltre le medie storiche del periodo.
L'apice del calore verrà raggiunto nei primi giorni della settimana, con la Sardegna interna che potrebbe registrare picchi estremi fino a 43-45 °C. Anche al Centro-Sud e nelle pianure interne del Lazio e della Toscana si sfioreranno i 40 °C. Il Nord non sarà risparmiato, con valori massimi stabili tra i 36 °C e i 38 °C.
L’onda calda non darà tregua nemmeno dopo il tramonto. Le temperature minime faranno fatica a scendere sotto i 24-25 °C (notti super tropicali) nei grandi centri urbani e lungo le coste, configurando quelle che in meteorologia vengono definite "notti tropicali", con un forte impatto sul comfort del sonno.
Questa terza ondata di caldo dell'estate si preannuncia duratura e potrebbe bloccare la circolazione atmosferica sul Mediterraneo con tanto sole e caldo almeno fino al 18/20 luglio.
NEL DETTAGLIO
Sabato 11. Al Nord: caldo, temporali sparsi da ovest verso est. Al Centro: sole e caldo, qualche acquazzone sui monti. Al Sud: sole e caldo, qualche rovescio sui monti.
Domenica 12. Al Nord: sole e caldo, temporali in Romagna e sui monti. Al Centro: sole e caldo, temporali sui monti. Al Sud: sole e caldo, qualche rovescio sui monti.
Lunedì 13. Al Nord: sole e caldo in aumento. Al Centro: soleggiato ovunque. Al Sud: sole e caldo in ulteriore aumento.
Tendenza: nuova ondata di caldo intenso su tutta Italia.

(Adnkronos) - Inghilterra e Norvegia in campo per il terzo dei quarti di finale del mondiale 2026. Oggi, sabato 11 luglio, la nazionale dei tre leoni guidata in panchina dal ct Thomas Tuchel affronta gli scnadinavi di Stale Solbakken, in diretta tv e streaming. In palio un posto in semifinale nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Miami. Nel loro match degli ottavi di finale gli inglesi hanno superato per 3-2 il Messico grazie alla doppietta di Bellingham e al gol di Kane, mentre la Norvegia ha sconfitto per 2-1 il Brasile con due reti di Haaland.
La sfida tra Inghilterra e Norvegia è in programma oggi, venerdì 11 luglio, alle ore 23. Ecco le probabili formazioni:
Inghilterra (4-2-3-1): Pickford; Konsa, Stones, Guehi, O’Reilly; Anderson, Rice; Saka, Bellingham, Gordon; Kane. Ct: Tuchel.
Norvegia (4-2-3-1): Nyland; Ryerson, Ajer, Heggem, Wolfe; Berg, Berge, Odegaard; Nusa, Haaland, Schjelderup. Ct: Solbakken.
Il match tra Inghilterra e Norvegia sarà trasmesso in diretta televisiva su Rai1 e su Dazn e in streaming su Rai Play e sull'app di Dazn.

(Adnkronos) - I campioni del mondo in carica dell'Argentina tornano in campo per l'ultimo quarto di finale del mondiale 2026. Nella notte tra oggi, sabato 11 luglio, e domenica 12 luglio, la nazionale albiceleste guidata in panchina del ct Lionel Scaloni, affronta la Svizzera, in diretta tv e streaming. In palio un posto in semifinale nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Kansan City. Nel loro match degli ottavi di finale gli argentini hanno superato per 3-2 l'Egitto grazie ai gol di Romero, Messi e Fernandez, mentre gli elvetici hanno sconfitto ai rigori la Colombia.
La sfida tra Argentina e Svizzera è in programma nella notte tra oggi sabato 11 luglio e domenica 12 luglio alle 3. Ecco le probabili formazioni:
Argentina (4-4-2): Emiliano Martínez; Molina, Lisandro Martínez, Romero, Tagliafico; De Paul, Paredes, Enzo Fernández, Mac Allister; Messi, Julián Álvarez. Ct: Lionel Scaloni.
Svizzera (4-2-3-1): Kobel; Zakaria, Elvedi, Akanji, Ricardo Rodríguez; Freuler, Xhaka; Ndoye, Rieder, Vargas; Embolo. Ct: Murat Yakin.
Il match tra Argentina e Svizzera sarà trasmesso in diretta televisiva sula Rai e su Dazn e in streaming su Rai Play e sull'app di Dazn.

(Adnkronos) - Peppino Di Capri è morto oggi a 87 anni dopo una lunga malattia. Il cantante è scomparso nella sua amata isola, a villa Castiglione. A dare la notizia è stato il quotidiano partenopeo 'Il mattino'. Lascia il figlio Nico, avuto con la prima moglie, ed Edoardo e Daria, avuti con Giuliana Gagliardi.
Interprete della grande musica italiana e pianista raffinato, con Peppino di Capri se ne va un pezzo di storia della canzone, un artista che ha attraversato ottant’anni di musica italiana e internazionale con una naturalezza che appartiene solo ai grandi.
Peppino di Capri, pseudonimo di Giuseppe Faiella, era nato a Capri il 27 luglio 1939, in una famiglia dove la musica era un destino: il nonno nella banda dell’isola, il padre Bernardo con un negozio di dischi e strumenti e mille strumenti suonati nel tempo libero. Lui, a quattro anni, già si esibiva davanti alle truppe alleate di stanza sull’isola durante la guerra. A sei anni studiava pianoforte con una severa insegnante tedesca a Napoli, ma la sua vera vocazione arrivò presto: nel 1953, con l’amico batterista Ettore Falconieri, iniziò a suonare nei night club di Capri e Ischia come 'Duo Caprese'. Quando l’insegnante scoprì le sue esibizioni, lo cacciò. Da quel momento, Peppino si dedicò completamente alla nascente musica rock d’importazione americana.
Nel 1956 lui e Falconieri si esibirono a 'Primo applauso', condotto da Enzo Tortora, interpretando 'Cry' e 'Tu vuo’ fa’ l’americano': vinsero e portarono a casa un televisore. Due anni dopo nacquero i 'Capri Boys', con Pino Amenta, Mario Cenci e Gabriele Varano: un gruppo ispirato ai rockers americani, che alternava brani napoletani rielaborati e successi statunitensi. Nel 1958, durante una serata a Ischia, furono notati da un dirigente della Carisch: arrivò il contratto discografico e il nome che sarebbe diventato leggenda, 'Peppino di Capri e i suoi Rockers'.
Tra settembre e dicembre 1958 incideranno dieci brani negli studi Carisch. Il successo esplode con 'Nun è peccato', pubblicato il 28 novembre: un evergreen della canzone napoletana. Il primo 33 giri, uscito il 16 dicembre, diventa uno degli album più venduti della stagione. Nel 1959 arriva un altro trionfo con 'Voce ’e notte', classico del 1905 che Peppino porta di nuovo in cima alle classifiche.
Il 1960 è l’anno della consacrazione: pubblica vari 45 giri e due album, è onnipresente in hit parade, si esibisce al Ballo dei Re a Napoli e lancia evergreen come 'Nessuno al mondo', 'Nun giurà' e 'Luna caprese'. Inizia anche la carriera cinematografica, recitando accanto a Mina e Maurizio Arena nei musicarelli dell’epoca. Nel 1961 sposa la modella torinese Roberta Stoppa, si esibisce alla Carnegie Hall e conquista il Sud America. È anche il periodo delle celebri giacche di lamé, diventate un marchio di fabbrica.
A dicembre 1961 lancia il twist in Italia con 'Let’s Twist Again', che nel 1962 raggiunge il milione di copie e lo porta in vetta alle classifiche. Seguono 'Don’t play that song', 'St. Tropez Twist', tournée in Germania e negli Stati Uniti, e il successo di 'Speedy Gonzales'. Nel 1963 vince il Cantagiro davanti a Little Tony, Celentano e Paoli, scala le classifiche con 'Roberta' e incide 'Baby', versione italiana di 'Be My Baby'.
Dopo un periodo di calo, nel 1964 partecipa a 'Un disco per l’estate' con 'Solo due righe', rielabora 'Chiove', incide 'Girl' dei Beatles e 'Melancolie' in sette lingue. Nel 1965 apre i concerti italiani dei Beatles. Nel 1966 incide uno dei primi brani ska italiani, 'Operazione sole', e partecipa al Festival di Napoli. Nel 1967 debutta a Sanremo con 'Dedicato all’amore'. Nel 1968 incide 'È sera' e i Rockers si sciolgono, ma Peppino continua a esibirsi negli USA e riforma il gruppo come 'New Rockers'.
La rinascita arriva nel 1969 con 'Tu…', presentata al Festival di Napoli: è un successo enorme. Nel 1970 vince il Festival con 'Me chiamme ammore' e fonda la sua etichetta Splash. Pubblica gli album 'Napoli ieri - Napoli oggi', rielaborando classici partenopei in chiave rock. Nel 1971 torna a Sanremo con 'L’ultimo romantico', poi firma 'Amare di meno', sigla di 'Rischiatutto'. Nel 1973 vince Sanremo con 'Un grande amore e niente più' e pubblica 'Champagne', il brano che diventerà la sua canzone-simbolo nel mondo. Nel 1976 vince di nuovo Sanremo con 'Non lo faccio più'.
Negli anni successivi arrivano 'Incredibile voglia di te', 'Verdemela', 'Fiore di carta', 'Auguri', 'E mo’ e mo', 'Il sognatore'. Nel 1987 registra un album dal vivo alla Royal Albert Hall. Nel 1991 rappresenta l’Italia all’Eurovision con 'Comm’è ddoce ’o mare', arrivando settimo.
Nel 1995 torna a Sanremo con Gigi Proietti e Stefano Palatresi nel Trio Melody. Nel 1997 pubblica il suo primo CD singolo. Nel 2001 collabora con James Senese per 'Fase 3'. Nel 2005 partecipa per la quindicesima volta a Sanremo con 'La panchina' e viene insignito Commendatore della Repubblica da Carlo Azeglio Ciampi.
Nel 2007 esce 'Ad occhi chiusi… Napoli', poi 'Magnifique' (2011) e 'L’acchiappasogni' (2014). Nel 2008 festeggia i cinquant’anni di carriera con un concerto al Teatro Alfieri di Torino e pubblica il doppio DVD '50º'. Nel 2013 lancia una nuova versione di 'Champagne' con un videoclip a cartone animato. Nel 2015 partecipa al brano 'Fiumi di Champagne' di Gué Pequeno e al film 'Natale col boss'. Nel 2016 pubblica '…una musica infinita…'. Nel 2019 Rai 1 gli dedica una puntata speciale di Techetechete’. Nel 2019 esce il suo ultimo CD, 'Mister… Peppino di Capri'. Nel 2022 incide 'L’amore esiste'. Nel 2023 riceve il premio alla carriera 'Città di Sanremo'. Nel 2024 partecipa al docufilm '’O Festivàl'. Nel 2025 riceve le chiavi della città di Capri e Rai 1 trasmette il film biografico 'Champagne – Peppino di Capri'.
La sua vita privata è stata segnata da grandi amori e momenti difficili. Nel 1959 conobbe Roberta Stoppa, che sposò nel 1961. Sul finire degli anni Sessanta iniziò una relazione con Giuliana Gagliardi, studentessa di biologia. Nel 1970 nacque Igor, detto Nico, figlio concepito durante un breve ritorno con Roberta. Nel 1976 arrivò il divorzio e nel 1978 Peppino sposò Giuliana, con cui ebbe Edoardo e Dario. Giuliana è morta nel 2019 e nello stesso periodo le condizioni di salute del cantante hanno cominciato ad aggravarsi.

(Adnkronos) - Peppino di Capri è morto oggi dopo una lunga malattia. Avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 27 luglio. Il cantante è scomparso nella sua amata isola, a villa Castiglione. A dare la notizia è stato il quotidiano partenopeo 'Il mattino'. Lascia il figlio Nico, avuto con la prima moglie, ed Edoardo e Daria, avuti con Giuliana Gagliardi.
Interprete della grande musica italiana e pianista raffinato, con Peppino di Capri se ne va un pezzo di storia della canzone, un artista che ha attraversato ottant’anni di musica italiana e internazionale con una naturalezza che appartiene solo ai grandi.
È stato il ragazzo del pianoforte che imparò a suonare davanti ai soldati durante la guerra e diventò uno dei più grandi interpreti della musica italiana. E' stato il cantante che portò il rock and roll nelle piazze italiane, che trasformò la canzone napoletana in un linguaggio moderno, che fece ballare intere generazioni con il twist e commosse il pubblico con le sue ballate d’amore: 'Champagne', 'Un grande amore e niente più', 'Luna caprese', 'Voce ‘e notte', 'Roberta'.
Peppino di Capri, pseudonimo di Giuseppe Faiella, era nato a Capri il 27 luglio 1939, in una famiglia dove la musica era un destino: il nonno nella banda dell’isola, il padre Bernardo con un negozio di dischi e strumenti e mille strumenti suonati nel tempo libero. Lui, a quattro anni, già si esibiva davanti alle truppe alleate di stanza sull’isola durante la guerra. A sei anni studiava pianoforte con una severa insegnante tedesca a Napoli, ma la sua vera vocazione arrivò presto: nel 1953, con l’amico batterista Ettore Falconieri, iniziò a suonare nei night club di Capri e Ischia come 'Duo Caprese'. Quando l’insegnante scoprì le sue esibizioni, lo cacciò. Da quel momento, Peppino si dedicò completamente alla nascente musica rock d’importazione americana.
Nel 1956 lui e Falconieri si esibirono a 'Primo applauso', condotto da Enzo Tortora, interpretando 'Cry' e 'Tu vuo’ fa’ l’americano': vinsero e portarono a casa un televisore. Due anni dopo nacquero i 'Capri Boys', con Pino Amenta, Mario Cenci e Gabriele Varano: un gruppo ispirato ai rockers americani, che alternava brani napoletani rielaborati e successi statunitensi. Nel 1958, durante una serata a Ischia, furono notati da un dirigente della Carisch: arrivò il contratto discografico e il nome che sarebbe diventato leggenda, 'Peppino di Capri e i suoi Rockers'.
Tra settembre e dicembre 1958 incideranno dieci brani negli studi Carisch. Il successo esplode con 'Nun è peccato', pubblicato il 28 novembre: un evergreen della canzone napoletana. Il primo 33 giri, uscito il 16 dicembre, diventa uno degli album più venduti della stagione. Nel 1959 arriva un altro trionfo con 'Voce ’e notte', classico del 1905 che Peppino porta di nuovo in cima alle classifiche.
Il 1960 è l’anno della consacrazione: pubblica vari 45 giri e due album, è onnipresente in hit parade, si esibisce al Ballo dei Re a Napoli e lancia evergreen come 'Nessuno al mondo', 'Nun giurà' e 'Luna caprese'. Inizia anche la carriera cinematografica, recitando accanto a Mina e Maurizio Arena nei musicarelli dell’epoca. Nel 1961 sposa la modella torinese Roberta Stoppa, si esibisce alla Carnegie Hall e conquista il Sud America. È anche il periodo delle celebri giacche di lamé, diventate un marchio di fabbrica.
A dicembre 1961 lancia il twist in Italia con 'Let’s Twist Again', che nel 1962 raggiunge il milione di copie e lo porta in vetta alle classifiche. Seguono 'Don’t play that song', 'St. Tropez Twist', tournée in Germania e negli Stati Uniti, e il successo di 'Speedy Gonzales'. Nel 1963 vince il Cantagiro davanti a Little Tony, Celentano e Paoli, scala le classifiche con 'Roberta' e incide 'Baby', versione italiana di 'Be My Baby'.
Dopo un periodo di calo, nel 1964 partecipa a 'Un disco per l’estate' con 'Solo due righe', rielabora 'Chiove', incide 'Girl' dei Beatles e 'Melancolie' in sette lingue. Nel 1965 apre i concerti italiani dei Beatles. Nel 1966 incide uno dei primi brani ska italiani, 'Operazione sole', e partecipa al Festival di Napoli. Nel 1967 debutta a Sanremo con 'Dedicato all’amore'. Nel 1968 incide 'È sera' e i Rockers si sciolgono, ma Peppino continua a esibirsi negli USA e riforma il gruppo come 'New Rockers'.
La rinascita arriva nel 1969 con 'Tu…', presentata al Festival di Napoli: è un successo enorme. Nel 1970 vince il Festival con 'Me chiamme ammore' e fonda la sua etichetta Splash. Pubblica gli album 'Napoli ieri - Napoli oggi', rielaborando classici partenopei in chiave rock. Nel 1971 torna a Sanremo con 'L’ultimo romantico', poi firma 'Amare di meno', sigla di 'Rischiatutto'. Nel 1973 vince Sanremo con 'Un grande amore e niente più' e pubblica 'Champagne', il brano che diventerà la sua canzone-simbolo nel mondo. Nel 1976 vince di nuovo Sanremo con 'Non lo faccio più'.
Negli anni successivi arrivano 'Incredibile voglia di te', 'Verdemela', 'Fiore di carta', 'Auguri', 'E mo’ e mo', 'Il sognatore'. Nel 1987 registra un album dal vivo alla Royal Albert Hall. Nel 1991 rappresenta l’Italia all’Eurovision con 'Comm’è ddoce ’o mare', arrivando settimo.
Nel 1995 torna a Sanremo con Gigi Proietti e Stefano Palatresi nel Trio Melody. Nel 1997 pubblica il suo primo CD singolo. Nel 2001 collabora con James Senese per 'Fase 3'. Nel 2005 partecipa per la quindicesima volta a Sanremo con 'La panchina' e viene insignito Commendatore della Repubblica da Carlo Azeglio Ciampi.
Nel 2007 esce 'Ad occhi chiusi… Napoli', poi 'Magnifique' (2011) e 'L’acchiappasogni' (2014). Nel 2008 festeggia i cinquant’anni di carriera con un concerto al Teatro Alfieri di Torino e pubblica il doppio DVD '50º'. Nel 2013 lancia una nuova versione di 'Champagne' con un videoclip a cartone animato. Nel 2015 partecipa al brano 'Fiumi di Champagne' di Gué Pequeno e al film 'Natale col boss'. Nel 2016 pubblica '…una musica infinita…'. Nel 2019 Rai 1 gli dedica una puntata speciale di Techetechete’. Nel 2019 esce il suo ultimo CD, 'Mister… Peppino di Capri'. Nel 2022 incide 'L’amore esiste'. Nel 2023 riceve il premio alla carriera 'Città di Sanremo'. Nel 2024 partecipa al docufilm '’O Festivàl'. Nel 2025 riceve le chiavi della città di Capri e Rai 1 trasmette il film biografico 'Champagne – Peppino di Capri'.
La sua vita privata è stata segnata da grandi amori e momenti difficili. Nel 1959 conobbe Roberta Stoppa, che sposò nel 1961. Sul finire degli anni Sessanta iniziò una relazione con Giuliana Gagliardi, studentessa di biologia. Nel 1970 nacque Igor, detto Nico, figlio concepito durante un breve ritorno con Roberta. Nel 1976 arrivò il divorzio e nel 1978 Peppino sposò Giuliana, con cui ebbe Edoardo e Dario. Giuliana è morta nel 2019 e nello stesso periodo le condizioni di salute del cantante hanno cominciato ad aggravarsi.

(Adnkronos) - La MotoGp torna in pista. Oggi, sabato 11 luglio, il Motomondiale torna in pista con la gara sprint e le qualifiche del Gran Premio di Germania (visibili in diretta tv e streaming). Si riparte al Sachsenring dopo la tripletta Aprilia nel Gp d'Olanda, con le due Trackhouse di Ai Ogura e Raul Fernandez che hanno preceduto il pilota ufficiale Jorge Martin. A caccia di riscatto Marco Bezzecchi, caduto ad Assen sia nella sprint che nella gara della domenica, e superato da Martin in vetta alla classifica piloti. Ecco il programma di giornata e dove vedere i vari appuntamenti in tv e streaming.
Ecco tutti gli appuntamenti del Gp di Gemania oggi, sabato 11 luglio:
Ore 10.10 - seconda sessione di prove libere
Ore 10.50 - qualifiche
Ore 15 - sprint race
Le prove libere e le pre-qualifiche del Gp di Germania di MotoGp saranno trasmesse in diretta televisiva sui canali Sky Sport e in chiaro su Tv8. Si potranno seguire inoltre anche in streaming sull'app Sky Go, NOW e Tv8.it.

(Adnkronos) - Teheran, 11 lug. (Adnkronos)
Nuovo tentativo di rilanciare il dialogo tra Stati Uniti e Iran. Secondo fonti dell'amministrazione americana, le delegazioni dei due Paesi dovrebbero incontrarsi oggi in Oman per riprendere i colloqui sul nucleare e sulla sicurezza nel Golfo, anche se non è ancora arrivata una conferma ufficiale da Teheran. Il presidente Donald Trump ha annunciato che Washington e l'Iran hanno concordato di proseguire i negoziati, mentre la Repubblica islamica continua a negare di aver chiesto la ripresa del dialogo.
Al centro del confronto resta lo Stretto di Hormuz, dove il traffico marittimo è stato fortemente condizionato dalle recenti tensioni militari. Gli Stati Uniti chiedono che l'Iran garantisca pubblicamente la libertà di navigazione e si impegni a non colpire le navi commerciali. Secondo funzionari americani, senza queste garanzie non sarà possibile avviare un nuovo negoziato sul programma nucleare iraniano.
In questo contesto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è atteso a Muscat per colloqui con la mediazione omanita dedicati proprio alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. Da Washington ci si attende che dall'incontro possa arrivare una dichiarazione iraniana a favore della libera navigazione.
Intanto Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il Memorandum d'intesa raggiunto tra le parti, sostenendo in un messaggio pubblicato su X che Teheran "ha mantenuto la parola data" sulla fine del cessate il fuoco, mentre Washington avrebbe disatteso gli impegni assunti.
Sul fronte americano, Trump ha ribadito la linea dura nei confronti della Repubblica islamica. In un messaggio su Truth Social ha minacciato una risposta militare devastante qualora l'Iran tentasse di assassinarlo, affermando che gli Stati Uniti sono pronti a colpire con "migliaia di missili" e ad "annientare completamente" il Paese qualora il governo iraniano mettesse in atto la sua minaccia, annunciata in tutto il mondo, di assassinare, o tentare di assassinare, l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America, in questo caso, me". Contestualmente il Dipartimento del Tesoro ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro Teheran.
News e aggiornamenti di oggi

(Adnkronos) - A Wimbledon è il giorno della finale del torneo singolare femminile. Oggi, sabato 11 luglio, a Londra andrà in scena il derby ceco tra Linda Noskova e Karolina Muchova, nona e decima testa di serie, alla prima finale dello Slam inglese della loro carriera. Per un ultimo atto che incoronerà la decima campionessa diversa nelle ultime dieci edizioni dei Championships. Ecco orario, precedenti e dove vedere il match in tv e streaming.
La finale del torneo di singolare femminile tra Noskova e Muchova inizierà oggi, sabato 11 luglio, intorno alle 17. Le due tenniste si sono affrontate una sola volta, al terzo turno degli Us Open 2025, con vittoria di Muchova in tre set.
La finale Muchova-Noskova sarà visibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Sky Sport. Il match si potrà seguire anche in streaming sull'app Sky Go e su NOW.

(Adnkronos) - Si corre l'ottava tappa del Tour de France 2026. Oggi, sabato 11 luglio, la Grande Boucle va in strada con la frazione che parte da Perigueux e arriva Bergerac - in diretta tv, in chiaro, e streaming. I ciclisti affronteranno un totale di 180 chilometri, in una frazione che dovrebbe essere dedicata agli sprinter vista la tipologia pianeggiante del percorso.
Frazione per lo più pianeggiante, si parte a Perigueux in Bretagna per entrare nella Mayenne. Al chilometro 85 è previsto lo sprint intermedio di Vitré, un antipasto della probabile volata finale. L'unico Gran Premio della Montagna di giornata è previsto a 16 km dall'arrivo ma la Côte de Nuillé-sur-Vicoin non dovrebbe fare selezione in gruppo. Ultimo chilometro tutto in leggera salita.
La partenza della settima tappa del Tour de France è prevista per le 13.25, con l'arrivo che è invece in programma intorno alle 17.15. La Grande Boucle sarà trasmessa in diretta televisiva e in chiaro sui canali Rai, tra Rai 2 e RaiSport, ma anche sui canali Eurosport. Il Tour si potrà seguire anche in streaming su RaiPlay, HBO Max, Discovery+, Dazn, TIMvision e Prime Video Channels.

Sardegna, Crisi nei Call Center per l'Intelligenza Artificiale: Decine di Posti a Rischio. Proclamato Sciopero
SARDEGNA – Il settore dei call center, del Customer Relationship Management (CRM) e del Business Process Outsourcing (BPO) è in crisi anche in Sardegna a causa dell'introduzione dei sistemi di Intelligenza Artificiale. Decine di posti di lavoro sono a rischio nell'Isola, un'emergenza occupazionale che potrebbe mettere in ginocchio molte famiglie sarde. A denunciarlo sono i sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc Sardegna.
La Mobilitazione
I sindacati hanno promosso assemblee dei lavoratori per pianificare il primo sciopero nazionale del settore CRM/BPO, che si terrà dal 13 al 27 luglio. L'astensione dal lavoro interesserà il personale full time nelle ultime due ore del turno e il personale part time nell'ultima ora del turno.
Le Ragioni della Protesta
"Prima fra tutte il forte calo occupazionale che sta attraversando il comparto – sottolineano i sindacalisti – anche a causa dell'introduzione massiva e incontrollata dell'intelligenza artificiale all'interno delle aziende in un settore che registra un'occupazione femminile part-time al 70%". L'adozione di chatbot, assistenti virtuali e sistemi di gestione automatizzata delle richieste dei clienti potrebbe velocemente tagliare fuori dal lavoro decine di persone in Sardegna.
La Richiesta ai Sindacati
Per i sindacati è necessario "coinvolgere il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), fino ad ora sordo alle nostre richieste, dare forza alla vertenza e ottenere, al più presto, l'apertura di un tavolo strutturale dedicato al settore CRM/BPO, indispensabile per affrontarne le criticità e garantire prospettive occupazionali".
L'Appello ai Lavoratori
"La trasformazione è in atto – ribadiscono i sindacati – e procede a una velocità che non permette di perdere ulteriore tempo. Chiediamo ai lavoratori sardi di aderire allo sciopero e sostenere una vertenza fondamentale per il futuro del settore". Un appello che arriva in un momento cruciale per un comparto che impiega migliaia di persone in Sardegna.

(Adnkronos) - Nel concerto di Bresh a Roma c'è tutto. Voci, luci e strumenti. Un'arena sold out, sorrisi e un po' di nostalgia, per qualcuno dolce e per altri amara. Dopotutto non ci si può godere lo show di Andrea Brasi senza inconsapevolmente sentire una fitta al cuore, lì dove fa più male. Succede un ritornello dopo l'altro, quando canzoni con un ritmo da hit estiva si mischiano a strofe più profonde di quanto sembrino. La musica, anche stasera, ricorda che non è fatta solo per ballare, ma per riflettere, guardarsi dentro, imparare dai propri errori. In una parola, crescere.
L'Auditorium della Musica, per una sera, cambia veste e abbraccia qualcosa di nuovo. Il mare, questa volta, non arriva da Ostia, ma dalla Liguria scende fino a sommergere il quartiere Flaminio. Lì dove di solito si esibiscono i grandi della musica classica, che prende il nome da Ennio Morricone, ma si adegua ai tempi e si trasforma di pari passo con la musica italiana. E Bresh, su quel palco, ci sta benissimo. Lui, genovese doc, che Roma la considera una seconda casa e la celebra intonando Venditti. Che ammette di essere in soggezione ogni volta che scende nella Capitale. E come dargli torto.
Come tutti i liguri, anche Bresh è profondamente legato alla sua terra. Ama Genova e i suoi vicoli, canta la sua storia. Sul palco c'è posto per 'Creuza de ma', brano, tutto in genovese, creato dall'indimenticato Fabrizio de André e che Brasi ha fatto un po' suo cantandolo a Sanremo insieme al figlio di Faber, Cristiano. Un'esibizione maledetta, piena di problemi tecnici e ripetuta tre volte, ha dato nuova vita a una canzone leggendaria. Che strana storia. Bresh, in ogni caso, dice che Roma e Genova qualcosa in comune ce l'hanno: "il dissacrare". Quando qualcuno si eleva oltre il suo ruolo, fino a dimenticare se stesso e la sua funzione, lo buttano giù. E la storia va avanti.
È uno dei momenti in cui Bresh prova a spiegare qualcosa del suo percorso e del suo modo di pensare. Tutte cose che, chi è lì con lui, già sa. Una dopo l'altra suonano i successi del momento e le canzoni meno conosciute, che arrivano da un passato in cui pochi avrebbero scommesso su Andrea. Eppure lui si dice contento di cantare 'Non ho Eroi' e 'Hooligans', anche se non tutti conoscono i testi. Non ci sono ospiti, eppure il palco è affollato: basso, percussioni, batteria, trombe, sax e anche tre coriste. Ai suoi lati, Dibla, la 'sua' chitarra, e Shune, il primo produttore a credere in lui. Quelli che c'erano da sempre e che Brasi non smetterà mai di ringraziare.
E così Bresh si lascia andare a un "wow" mentre i telefoni si accendono per 'La tana del granchio', la canzone che forse ha cambiato rotta alla sua storia. Il Festival, dopotutto, può essere propulsore o freno. Nel suo caso, è stata la spinta decisiva per spiccare il volo o, come direbbe lui, per trasformarsi "in un Bresh alato". Brasi è passato da essere una delle voci più apprezzate della scena rap, proveniente da quella 'Drilliguria' che ha sfornato Tedua, Izi, Rkomi e ultimo Sayf, a mainstream. Lo ascoltano gli adolescenti, le madri, i cultori del genere e della musica più 'tradizionale'. Bresh non ha confini, fugge alle definizioni, parte dal rap ma abbraccia il pop, e quello che ne esce fuori è un mix da brividi.
La sensazione, vedendolo esibirsi per oltre due ore quasi senza sosta, è che Bresh sia davvero felice di essere lì. Ha il sorriso stampato sul volto, scherza con il pubblico, lancia indumenti con il passare delle canzoni, per la gioia delle fan. Si lascia andare a discorsi che sa dove iniziano e nemmeno lui capisce dove finiscono, ma anche questo è il bello della diretta. 'Mare Nostrum', il tour partito dalle quattro date di Genova che ha fatto tappa a Roma dopo l'uscita di 'Mediterraneo, il suo ultimo album, segna anche un momento di riscatto. L'onda lunga di Sanremo si era rivelata un boomerang, travolgendo il tour estivo dello scorso anno e costringendolo ad annullare le date.
Un anno dopo invece tutti sono lì per lui, che ancora non ci crede. Bresh funziona perché parla di vita vissuta traendo ispirazione dal quotidiano, racconta quello che vede. Un viaggio in Sudamerica ha dato vita a 'Torcida', un tramonto sul mare ha ispirato 'Guasto d'amore' e un cuore spezzato, dopo una storia finita male, ha creato un capolavoro. 'Introvabile' è un momento così intimo in un concerto sembra fuoriluogo: "E se riuscissi anche un secondo a non rincorrere le idee/E mi fermassi come un treno, quando tiri forte il freno/E se facessi pure finta di star bene senza te/Potrai sentire anche il mio battito, che non starebbe fermo un attimo".
Prima che partisse la canzone, Bresh aveva detto: "questa non c'è bisogno che ve la presento", e l'ha chiusa con un "quanti cuori spezzati questa sera". Nel breve silenzio che ne è seguito, prima del boato, ognuno si è guardato dentro e ha sorriso ai propri fantasmi. Ai traumi e agli incubi. A pensieri che non se ne vogliono andare e a rimpianti che tornano. E non importa quanto tempo sia passato. Ognuno porta con sé un bagaglio, che spesso assomiglia a una cicatrice. Tutti sentono il peso dei propri sbagli e faticano a trovare pace. Bresh invita a guardare quel dolore, abbracciarlo, e andare avanti. Perché il tempo cura tutto, ma a volte ci vuole una canzone.

(Adnkronos) - Cento anni, oggi sabato 11 luglio, per Teddy Reno, figura leggendaria della musica leggera, protagonista di un'epoca di eleganza melodica, di canzoni che parlano d'amore con grazia, di un'Italia che si scopriva moderna sognando attraverso la radio, la televisione e il Festival di Sanremo. Nel 1962 ideò il Festival degli Sconosciuti di Ariccia, una manifestazione che fece da trampolino a numerosi giovani talenti. Fu lì che conobbe Rita Pavone, allora giovanissima, che avrebbe sposato nel 1968 e con cui ha poi condiviso una vita di affetti e successi, lontano dalle luci della ribalta, nella tranquillità di Lattecaldo, in Svizzera, dove ha ottenuto la cittadinanza elvetica e ripreso il cognome originario, Merk.
"Per Teddy e per la nostra famiglia è una bellissima data - ha dichiarato la moglie Rita Pavone all'Adnkronos - Il geriatra mi ha detto che mio marito ha una tale forza che potrebbe arrivare anche a 105 anni. Facciamo in grande tranquillità una festa di compleanno in famiglia, che è la cosa più bella di tutte, dobbiamo godercelo noi questo traguardo. E oggi sono felice di aver lottato per stare sempre accanto a lui".
Nato come Ferruccio Merk Ricordi da padre austro-ungarico e da madre ebrea a Trieste l'11 luglio 1926, la sua infanzia è stata segnata dalla tragedia del fascismo e delle leggi razziali. Dopo l'8 settembre 1943 fu costretto a fuggire con la madre Paola, rifugiandosi prima a Cesena, poi a Milano Marittima e infine nel Ferrarese, dove furono arrestati e detenuti. La sua storia familiare è anche una storia di salvezza, di identità spezzate e ricomposte, che avrebbe segnato per sempre la sua sensibilità artistica.
Il suo debutto pubblico avvenne nel 1938, appena dodicenne, in un concorso per dilettanti a Rimini con la canzone "Tu sei la musica". Dopo la guerra, trovò nella musica il suo primo vero rifugio. Esordì a Radio Trieste sotto l'amministrazione alleata e, durante una tournée in Germania nel 1946 con l'orchestra di Teddy Foster, attraversò il Reno e trovò il nome d'arte che lo avrebbe consacrato. Dal 1948 cominciò a esibirsi con l'Orchestra di Pippo Barzizza e in numerosi programmi radiofonici come "Punto interrogativo" e "Il braccialetto di Sheherazade", raggiungendo rapidamente una popolarità nazionale.
Negli anni '50 divenne uno dei volti più amati della canzone italiana. Interprete raffinato del genere romantico-melodico, è stato interprete di "Addormentarmi così" (ripresa di un successo della cantante torinese Lidia Martorana), "Trieste mia, Muleta mia" (scritta dall'amico Lelio Luttazzi - anch'egli triestino - che lo seguì nell'avventura discografica come arrangiatore e direttore d'orchestra di tantissimi dischi editi dalla Cgd), "Aggio perduto o' suonno", "Accarezzame", "Na voce na chitarra e o' poco e' luna", "Chella lla", "Piccolissima serenata", "Come sinfonia", con le quali raggiunse una notorietà internazionale.
La sua voce calda e discreta, sempre vestita di garbo, fece breccia in un pubblico ampio e trasversale. Al Festival di Sanremo si classificò secondo nel 1953 con "Un bacio sulla fronte" e terzo nel 1954. Vinse il Festival di Napoli nel 1959 con "Sarrà chissà".
Teddy Reno non è stato solo interprete: è stato anche imprenditore. Fondò la CGD (Compagnia Generale del Disco), che lanciò nomi importanti della musica leggera (tra gli altri Jula de Palma, Giorgio Consolini, Betty Curtis e Johnny Dorelli) e successivamente la Galleria del Corso, etichetta con cui lavorò anche Bruno Lauzi. Negli anni '60 incise alcuni dischi usando un ulteriore pseudonimo, Rick Mantovani.
Teddy Reno fu anche volto popolare della televisione italiana sin dagli esordi, conducendo programmi come "Canzoni al caminetto" e "Souvenir", che ospitarono star internazionali come Kim Novak e Jennifer Jones. Anche il cinema lo volle tra i suoi interpreti: partecipò a una lunga serie di film tra gli anni ’50 e ’60, tra cui: "Totò, Peppino e la... malafemmina" (1956), "Peppino, le modelle e... chella llà" (1957), "Totò, Vittorio e la dottoressa" (1957), "Il giorno più corto" (1962), "Rita la zanzara" (1966) e "Little Rita nel West" (1967), questi ultimi due con Rita Pavone all'apice del successo. Sempre elegante, mai sopra le righe, Reno riusciva a portare sullo schermo la stessa misura che aveva sul palcoscenico.
La storia d'amore con Rita Pavone fu anche un caso mediatico, con la cantante più giovane di 19 anni: per sposarla nel 1968 in Svizzera, dovette a lungo, essendo già sposato con la produttrice Vania Protti, da cui aveva avuto un figlio, Franco. Dopo l'approvazione della legge sul divorzio, si sposarono civilmente ad Ariccia nel 1971. Da allora hanno vissuto insieme, lontano dai riflettori, in Svizzera, crescendo due figli -Alessandro (nato nel 1969) e Giorgio (nato nel 1974) - e condividendo progetti musicali e di vita.
Anche da anziano, Teddy Reno non ha mai smesso di cantare. Nel 2007 pubblicò "Se questo non è amore", un album di riletture dei suoi successi. Nel 2014 celebrò i 70 anni di carriera con un disco commemorativo, e nel 2016, a novant'anni, uscì il doppio album "Pezzi da... 90", con brani inediti come "L'amore non ha età" e "Uno come noi", dedicato a Papa Francesco.
Quello stesso anno, il Comune di Trieste gli conferì il Sigillo trecentesco d'argento: "È una delle giornate più belle della mia vita", disse emozionato, ricordando l'amico Lelio Luttazzi, con cui iniziò la carriera negli anni '40. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - I focolai di dengue che si verificano in Italia quando viene importato un caso dall'estero, si sviluppano quasi completamente a breve distanza dalla fonte di infezione principale, con trasmissione dell'infezione al massimo a 400 metri distanza. Lo indica uno studio coordinato dall’Istituto superiore di Sanità (Iss) e dalla fondazione Bruno Kessler con il contributo delle Regioni interessate da focolai di Dengue sierotipo 2 nel 2024 appena pubblicato da Eurosurveillance. La ricerca conferma come l’identificazione precoce e le misure rapide di controllo degli insetti vettori siano cruciali per il controllo del focolaio.
Le infezioni autoctone da dengue sono in aumento in Europa, in particolare in Francia, Italia e Spagna, a causa della presenza della zanzara Aedes Albopictus (la cosiddetta ‘zanzara tigre’), che è in grado di diffondere il virus quando si verifica un caso importato. Lo studio si basa sull’analisi dei focolai che si sono verificati in Italia nel 2024, che hanno portato a un totale di 296 casi, il numero più alto mai registrato in Europa continentale. Analizzando le caratteristiche spaziali e temporali della successione dei contagi e applicando dei modelli matematici i ricercatori hanno cercato di ricostruire le catene di trasmissione e di stimare le caratteristiche dei focolai, quantificando la proporzione di trasmissioni che si è verificata a varie distanze e stimando l’influenza di vari fattori, incluse temperature e mezzi di controllo applicati, sulla trasmissione secondaria del virus.
Durante i focolai, ha evidenziato lo studio, il tempo di trasmissione tra un caso primario e uno secondario è risultato di 18 giorni, con il contagio che si è verificato in casa nel 15,4% dei casi. Tra i casi di cui si è potuta ricostruire la catena di trasmissione meno dell’1% si è verificato a più di 400 metri dall’origine. Una volta scoperto il focolaio la trasmissibilità cala drasticamente, con il numero di casi secondari per infezione che scende da 1,4 a 0,4. Infine, le misure di controllo dei vettori sono in grado di far diminuire del 41,3% la trasmissione, che invece aumenta del 19,8% per ogni aumento di un grado della temperatura. "I focolai autoctoni di Dengue in Italia nel 2024 sono stati causati principalmente da trasmissione a breve distanza – concludono gli autori -. I nostri risultati confermano che la diagnosi precoce dei casi e il rapido controllo dei vettori sono fondamentali per ridurre la trasmissione".

(Adnkronos) - Una nuova, intensa ondata di calore sta per colpire l'Italia e l'Europa occidentale. Da lunedì 13 luglio, un'area di bassa pressione a ovest della Penisola Iberica richiamerà aria calda di origine desertica, che rinforzerà l'anticiclone già presente da settimane sul nostro Paese. Nello stesso momento, un'altra area di bassa pressione si consoliderà tra l'Europa orientale e il Mar Nero, dando vita a quella che i meteorologi chiamano 'configurazione a omega'. E' quanto fa sapere il Cnr in una nota.
Questa volta il cuore dell'anticiclone si sposterà più a est - spiega il Cnr - coinvolgendo l'intera penisola, comprese le regioni del Sud rimaste finora ai margini del grande caldo. Lunedì sono previste temperature fino a 37-39°C in Sardegna e 36-38°C nelle zone interne. Da martedì il caldo potrebbe intensificarsi ulteriormente, con punte di 40°C o oltre in Sardegna, Sicilia e nelle zone interne del Centro Italia. "Un anticiclone funziona come una grande cupola che intrappola l'aria calda - avvertono gli esperti - Questa aria scende verso il suolo, si comprime e si scalda ancora di più. Allo stesso tempo, l'alta pressione impedisce la formazione di nuvole e blocca l'arrivo di correnti più fresche, come quelle atlantiche. Il risultato: cielo sereno e temperature in costante aumento".
Non solo. "Un anticiclone è tanto più forte quanto più è calda l'aria che lo alimenta, in particolare alle quote 'medie' ovvero quelle comprese tra 4mila e 6mila metri. Quando l'aria calda proveniente dalle regioni subtropicali si dirige verso nord, verso l'Europa centrale, l'anticiclone ha un orizzonte di vita maggiore e può durare settimane. Perché questo accada, serve una specifica combinazione: una bassa pressione posizionata sul lato occidentale dell'anticiclone che, ruotando in senso antiorario (come avviene nel nostro emisfero), 'risucchia' aria calda dal deserto africano e la spinge verso l'Europa. Il sistema si comporta come un'onda: quando il picco di alta pressione si consolida, nella parte opposta dell'onda può formarsi un altro vortice di bassa pressione, che blocca l'anticiclone e lo costringe a restare fermo sulle stesse zone per lungo tempo".
"Questa 'configurazione a omega' non è di per sé un fenomeno eccezionale, ma il cambiamento climatico ne sta rafforzando la componente anticiclonica - chiarisce il Cnr - il picco di alta pressione si sposta sempre più a nord, portando il caldo fino al nord della Francia, all'Inghilterra e persino alla Scandinavia". Inoltre, "le masse d'aria coinvolte sono sempre più calde, e questo si traduce in temperature al suolo via via più elevate. È così che si formano ondate di calore lunghe ed estese su tutto il continente. Perché questi blocchi anticiclonici si indeboliscano, servono correnti fredde e vortici abbastanza intensi da rompere la cupola di alta pressione, portando piogge e un calo delle temperature. Ma più l'atmosfera si scalda, più questa 'controparte fredda' si indebolisce, rendendo sempre più difficile spezzare il blocco".
Non basta. "A tutto questo si aggiunge un circolo vizioso legato alla temperatura del mare: un'atmosfera calda e stagnante riscalda anche il mare, che a sua volta rilascia calore nell'aria, amplificando il fenomeno. In questo periodo il Mar Ligure, il Golfo del Leone e il Mar di Corsica registrano temperature superficiali di 7-8°C superiori alla media stagionale (circa 28-29°C), mentre le coste italiane sono 4-5°C sopra la norma. Quando arriveranno i temporali, questo calore in eccesso si tradurrà anche in maggiore 'energia' per venti e piogge più intensi e violenti", la previsione degli esperti.

(Adnkronos) - Quarant’anni di carriera non si festeggiano tutti i giorni. E Max Giusti ha deciso di farlo nel modo più naturale per lui: salendo su un palco. Il 16 luglio, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, porterà in scena "40 e sto", uno spettacolo che mescola celebrazione, sfida e ritorno alle origini. "In realtà sarebbero 41 anni – ride – perché il mio debutto risale alla stagione ’84-’85. L’anno scorso ce lo siamo dimenticati. Ma va bene così: festeggiamo adesso", dice Giusti, che da lunedì 13 luglio torna anche nel preserale di Canale 5 con 'The Wall'. "È un bel momento. Certo, domenica notte non dormirò in attesa degli ascolti. Ma sono felicissimo a Mediaset e contento anche di tornare sul palco con il mio show".
Per l'occasione e per tracciare un po' di bilanci a latere dell'anniversario, dopo la presentazione dei palinsesti Mediaset, Giusti ha incontrato un gruppo di giornalisti nel giardino a bordo piscina del ristorante La Pisanella, che gestisce insieme al circolo sportivo Play Pisana. È un luogo che gli somiglia: rilassato e pieno di vita. Un circolo sportivo rinomato per la pratica del tennis (Max è un appassionato da sempre) dove si allenano e si sono allenati diversi giovani campioni. È la sua seconda casa (anche perché abita poco distante), il posto dove si ferma a respirare tra un set televisivo e un palcoscenico.
E il palcoscenico, adesso, chiama forte. "L’anno scorso alla Cavea sono stato benissimo, è un posto bellissimo. Stavolta ho pensato a una sorta di ‘meglio di’, che non ho mai fatto: metà pezzi nuovi, metà cose attualizzate ma pescate dagli ultimi quindici anni. E alcune delle mie imitazioni-parodie, naturalmente. Mi piace vedere il pubblico come un toro: io mi metto lì con il drappo e lo sfido". Ci saranno sorprese, forse anche una guest star. "Non posso annunciarla perché… non lo sa ancora!", dice ridendo. "Posso solo dire che la mia prima ospitata in una trasmissione televisiva è stata anche la sua".
Questa volta, però, sarà diverso. "Sarà la prima volta che in platea non ci sarà mio padre. Vivo quella fase in cui i miei si sono fatti vecchietti e ho cercato di creare un team in casa che possa aiutarli. È una cosa che ti cambia lo sguardo, anche sul palco".
La paura del palco, quella dei primi anni, oggi non c’è più. "All’inizio sì, ce n'era tanta. L’incertezza sull’accoglienza di una battuta, il dubbio. Ora no. Mi rendo conto io prima se per la platea che ho davanti è meglio tagliarla. È un istinto che arriva con il tempo". Il “sentore di avercela fatta” per lui ha un luogo preciso: il Sistina. "Dieci sere al Sistina, il salotto buono di Roma. È come aprire una pasticceria a un diabetico e dirgli che non gli fa più male mangiare lo zucchero…". E il pubblico più difficile? "Napoli. Non fa applausi a scena aperta. Poi magari alla fine ti fa dieci minuti di applausi. È un pubblico che devi conquistare centimetro dopo centimetro".
Sul politicamente corretto ha una posizione netta: "Per me è la mia coscienza. Si può dire tutto, dipende come lo dici e in quale contesto. Per far ridere non posso buttare via anni di conquiste sociali. Non è questione di censura: è questione di rispetto. Io sono d'accordo con il principio che la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri". Il successo della stand up comedy lo ha spronato sul ritmo. "Oggi anche io vado più veloce". Ma, soprattutto, gli spettacoli sono influenzati dal clima che si respira intorno. "E in quarant’anni il clima è cambiato tantissimo: siamo cresciuti negli anni ’80, anni di benessere e spensieratezza. Ora è un’altra storia".
Ed è per questo che negli spettacoli di oggi ha tolto tutto ciò che non fa ridere. "C’era un periodo in cui prima del finale si faceva una riflessione più seria. Ma dati i tempi, l’unica regola che mi do è far ridere in maniera non banale. Ho tolto le riflessioni sull’attualità perché non sono pieno di certezze. Chi sono io per insegnarti a campare?". Concorda con Francesco De Gregori, quando dice che i proclami non vanno fatti sul palco? "No. Se uno se la sente, è giusto che lo faccia. Ma io non me la sento. Questo mondo sembra un B‑movie di terz'ordine. Non sono contento del mondo che sto vivendo e di quello che sto lasciando ai miei figli… Intendiamoci: io voglio campare altri trent’anni! Ma non me la sento di dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. E non mi piace nemmeno che me lo dicano altri: dimmi come la vedi tu, poi io mi faccio la mia idea", sottolinea.
Il racconto della sua vita è sempre attraversato da un senso "di gratitudine ma anche di rivalsa". "Sono cresciuto al Trullo, figlio unico di due genitori che facevano lavori umili. Ho smesso presto di studiare. Quando mi proposero la versione inglese di ‘Aggiungi un posto a tavola’ per il Covent Garden. Dovetti dire no per la lingua. Anche per questo ai miei figli ho fatto fare la scuola internazionale. E quando viaggio con loro rimango un po' male leggendo nei loro occhi l’imbarazzo per il mio inglese, pieno di perifrasi per ovviare al vocabolario ristretto", sorride.
Per il grande show alla Cavea ha un’idea spiazzante per l'incipit: "Vorrei iniziare con ‘Tarzan Boy’ di Baltimora. Tutti ricordano solo il ritornello ‘ohohoh‑ohoh‑ohohoh’ ma nessuno sa le parole. È un modo per tornare agli anni dei miei esordi".
Giusti si definisce "un onnivoro, un entusiasta" e ammette di aver imparato tardi a dire di no. "Il sì di cui mi sono pentito? Forse quello per ‘Stile Libero Max’. Io non sono capace a fare scherzi telefonici crudeli. Non era la cifra giusta per me".
Ma oggi sul fronte televisivo Max sta vivendo un momento che definisce senza esitazioni "un sogno". Il 13 luglio debutta la nuova edizione di 'The Wall' nel preserale di Canale 5, dopo il felice approdo a Mediaset l'anno scorso con 'Caduta Libera' e poi con 'Scherzi a parte', che tornerà anche nella prossima stagione dopo un debutto al 26% di share e una media oltre il 23%. "A Mediaset mi trovo benissimo. A Cologno Monzese c’è un welfare pazzesco: dall’asilo nido alla tintoria, dalla libreria al ristorante, dalla mensa al negozio di alimentari. È un posto dove ti senti sostenuto", rimarca.
E il sostegno, per lui, ha avuto in primis il volto di Pier Silvio Berlusconi ("un editore con una visione") ma anche di due colleghi speciali. "Mi piacerebbe fare una serata con Gerry Scotti, anche solo uno speciale. Lui per me è un punto di riferimento, e quando abbiamo testato ‘The Wall’, a girare il numero zero ad Atene mi ha accompagnato lui". Ma non è stato l’unico. "Mi sono sentito molto sostenuto anche da un’altra colonna di Mediaset: Paolo Bonolis. Fu lui a dirmi per primo che aveva parlato molto bene di me ai vertici Mediaset e che forse qualcosa si stava muovendo. Eravamo al Sistina: andai subito a dirlo all’orecchio a mia moglie. Ero tutto felice. Ma un anno fa non avrei mai sperato di essere dove sono ora. Mi sento fortunato e sono felicissimo".
Anche il cinema gli ha regalato soddisfazioni importanti. "Ho fatto tre film da protagonista: ‘Appena un minuto’ di Francesco Mandelli, ‘La seconda chance’ di Umberto Carteni e ‘Dicono di te’, sempre di Carteni. Di due ho scritto anche la sceneggiatura. Ma forse quello che mi ha dato più soddisfazione è ‘La seconda chance’ che non ho scritto, perché quando ti scrivi addosso la sceneggiatura tendi a essere indulgente con te stesso. Qui invece mi sono trovato a interpretare un professore di latino e sono stato molto fiero, anche pensando alla faccia della mia professoressa e a tutte le insufficienze che mi aveva dato al liceo scientifico", ironizza. "Ma insomma, per ora, se continuo a questo ritmo con la tv e con il teatro (in ballo c’è anche il ritorno al Sistina con ‘Il Marchese del Grillo’, ndr.) sarà difficile avere tempo per il cinema. Chissà, magari una serie tv, ma ora le vogliono fare tutti, non c’è più lo snobismo dei primi tempi da parte dei grandi nomi del cinema".
Infine, la radio. Con 'Radio2 SuperMax' è stato a lungo uno dei volti di punta del palinsesto di Rai Radio2. "Ora ho cambiato editore, ma mai dire mai. In radio mi sono divertito moltissimo".
Sui progetti futuri, Giusti non può dire molto, ma oltre agli impegni già noti qualcosa di altro si muove. Dopo il recupero di 'Scherzi a parte' con una versione innovativa e il pubblico in studio, circola voce che il conduttore sia stato coinvolto nei test sui numeri zero di altri titoli storici. E chissà che non ci sia di mezzo anche il ritorno di 'Ok il prezzo è giusto', annunciato da Pier Silvio Berlusconi per la prossima stagione. "Non so niente", si schermisce con un sorriso.
Quando invece gli si chiede quale programma della storia della tv abbia amato di più, non ha dubbi: "Portobello. Metà della tv di oggi è nata da lì. Rifarlo? No, non me la sentirei".
E Sanremo? "E a chi non piacerebbe? Ma non ne voglio parlare perché mi porta sfortuna. E poi fare Sanremo implica tutta una serie di giri che durano anni. Ora sto benissimo dove sto, ma se mi chiamassero e Mediaset mi desse la liberatoria, certo che non direi di no", conclude con un sorriso.

(Adnkronos) - L'Iran avrebbe un piano per assassinare Donald Trump. La presunta nuova minaccia, emersa da informazioni dell'intelligence israeliana, sarebbe stata presa molto sul serio dal presidente americano, che ha dichiarato di aver lasciato "istruzioni" nel caso in cui Teheran riuscisse a portare a compimento un attentato contro di lui. "Sono da molto tempo sulla loro lista. È questo il problema con cui abbiamo a che fare", ha detto al New York Post. Trump ha aggiunto di aver ordinato che, se dovesse essere ucciso, "li bombardino come mai è stato fatto prima". Il presidente ha voluto ribadire che l'Iran lo considera "l'obiettivo numero uno da molto tempo".
Sul piano diplomatico, intanto, sembra che un nuovo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran potrebbe svolgersi la prossima settimana, probabilmente in Svizzera. Lo scrive Axios, citando una fonte informata, dopo che Trump in un post sul Truth Social ha detto di aver accettato di "proseguire i colloqui, come richiesto da Teheran", pur ribadendo che il cessate il fuoco "è finito".
Secondo Axios negoziatori del Qatar sono andaati ieri in Iran, in coordinamento con Washington, per incontrare funzionari di Teheran e tentare di far rientrare l'escalation degli ultimi giorni. L'obiettivo è creare le condizioni per la ripresa dei negoziati. "È chiaro che entrambe le parti vogliono tornare al memorandum di intesa", ha detto un diplomatico informato della visita, riferendosi all'accordo firmato a metà giugno.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e quello omanita Badr al-Busaidi dovrebbero incontrarsi, infine, oggi a Mascate per discutere della crisi di Hormuz.
Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iran, sia direttamente sia tramite mediatori regionali, di pubblicare entro oggi una dichiarazione che confermi l'apertura dello Stretto di Hormuz e l’impegno a non sparare contro le navi commerciali in transito. Secondo tre alti funzionari americani, citati da Axios, Teheran avrebbe violato il memorandum d'intesa firmato tre settimane fa, sparando ripetutamente contro navi commerciali dentro e intorno allo Stretto. Per Washington, il mancato rispetto di un impegno così diretto solleva dubbi sulla volontà e la capacità dell'Iran di attuare un accordo nucleare molto più complesso.

(Adnkronos) - Impazza sui social la teoria di un uomo misterioso con il volto oscurato che avrebbe assistito al funerale di Ali Khamenei e che qualcuno ritiene possa essere il figlio Mojtaba. "L'uomo, in piedi a fianco di un piccolo gruppo di persone, è apparso in un video sgranato, diventato virale sui social media, alimentando il sospetto che si trattasse del figlio dell'ayatollah e nuovo leader supremo dell'Iran, Mojtaba Khamenei. Nel video il volto non era nitido e, a parte le vesti simili a quelle indossate da molti altri chierici sciiti alla cerimonia, non c'era nulla che indicasse che si trattasse proprio di Khamenei".
Successivamente, Reza Mousavi Vaez, un religioso iraniano, rileva la 'Cnn', ha dichiarato sui social network di essere lui l'uomo ripreso nel filmato. Tuttavia, il fatto stesso che il video sia diventato virale, sottolinea il canale all news Usa, "è emblematico: molti sostenitori erano più concentrati a cercare segni della presenza di Mojtaba che a seguire la solenne cerimonia per rendere omaggio al leader più longevo – e forse più influente – nei 47 anni di storia della Repubblica Islamica".
L'assenza dell'attuale Guida suprema Mojtaba Khamenei ai funerali del suo predecessore e padre Ali Khamenei ha sollevato anche interrogativi sul suo stato di salute e su una sua eventuale morte, ma potrebbe anche indicare un'evoluzione del ruolo del numero uno iraniano. Per sei giorni, milioni di persone hanno assistito alle cerimonie in onore di suo padre, ucciso in un raid israelo-americano il 28 febbraio, all'età di 86 anni, di cui quasi 37 trascorsi alla guida della Repubblica Islamica. I funerali si sono conclusi con la sua sepoltura nella città santa di Mashhad, dove hanno sfilato tutte le più importanti personalità politiche. Mentre Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento, Gholamhossein Mohseni Ejei, potente capo del potere giudiziario e Mostafa Khamenei, figlio maggiore di Ali, erano presenti ai funerali, non c'è stata traccia della nuova Guida suprema iraniana.
Nominato poco dopo la morte del padre, Mojtaba Khamenei non ha ancora fatto alcuna apparizione pubblica, né ha rilasciato alcuna dichiarazione scritta. Tra le ipotesi più accreditate c'è quella della possibilità che sia rimasto ferito gravemente o addirittura sfigurato nel raid che ha ucciso suo padre. Anche se è ancora troppo presto per farlo fuori dai giochi, Mojtaba Khamenei sembra essere comunque una figura politica ben diversa da quella di suo padre o del fondatore della Repubblica Islamica Ruhollah Khomeini. La nuova Guida suprema sembra, infatti, lasciare maggiore spazio ai Guardiani della Rivoluzione. "La sua scarsa visibilità pubblica e la sua assenza ai funerali del proprio padre non sono un buon auspicio per la sua immagine presso l'opinione pubblica, ma potrebbe trattarsi solo di una situazione transitoria", sottolinea Farzan Sabet, ricercatore presso l'Istituto di alti studi internazionali di Ginevra, intervistato dall'Afp. Secondo l'esperto, questa assenza è probabilmente legata a "diverse ferite che lo rendono impresentabile al pubblico" e a considerazioni di sicurezza "a causa del rischio che un'apparizione pubblica possa essere utilizzata per sorvegliarlo e preparare un attentato". Sabet comunque sostiene che potrebbe verificarsi una "lotta per il potere" tra Mojtaba Khamenei e Ghalibaf, diventato, complice la guerra, la figura politica iraniana più in vista.
Da parte sua, Jason Brodsky, esperto del think tank statunitense United Against Nuclear Iran (Uani), sottolinea che, sebbene la Guida suprema abbia potuto contare sul sostegno dei Guardiani della Rivoluzione per ottenere la sua carica, questo potrebbe renderlo "più dipendente" da loro. "L'equilibrio delle forze tra l'ufficio del leader supremo e i Guardiani della Rivoluzione è cambiato", osserva. Brodsky descrive Mojtaba Khamenei come un "leader più debole" rispetto a suo padre, ricordando che ad Ali Khamenei comuque sono serviti "anni per consolidare la propria autorità" dopo essere stato nominato nel 1989, alla morte di Khomeini. "Mentre l'Iran cerca di mostrarsi forte e unito" dopo la guerra, l'assenza del suo nuovo leader supremo dimostra che "la paranoia e la paura vivono dietro le quinte", a seguito della morte di numerosi funzionari nell'attacco del 28 febbraio. Alex Vatanka, ricercatore associato presso il Middle East Institute, evidenzia che Mojtaba Khamenei "non può superare il carisma di Khomeini né fingere di avere la stessa autorità di suo padre". Tanto più che il rifiuto delle "successioni ereditarie" ha alimentato la rivoluzione che ha travolto lo scià nel 1979. "Mojtaba dovrà governare più attraverso le istituzioni che ponendosi al di sopra di esse", scrive sulla rivista Al-Majalla.

(Adnkronos) - "Jannik è stato superiore". Novak Djokovic si inchina dopo la netta sconfitta contro Jannik Sinner in semifinale a Wimbledon. Il serbo, 39 anni, è stato sconfitto in 3 set dall'azzurro che in finale sfiderà il tedesco Alex Zverev. "Non credo avrei potuto far nient'altro, è stata una bella lezione. Ero mezzo passo più lento su ogni colpo, Jannik è stato superiore a me di almeno un livello. Io non stato abbastanza reattivo, non avevo sufficiente equilibrio: c'era poco da fare. Mi sentivo bene fisicamente, lui è stato dominante in campo: è stato semplicemente migliore, bisogna fare i complimenti e basta. Io il migliore del mondo in risposta? Lo ero...", dice Djokovic in conferenza stampa.
Il serbo oscilla tra la soddisfazione per una competitività 'eterna' e la delusione per la sconfitta. "Io do sempre il massimo. L'anno scorso ho raggiunto 4 semifinali nei tornei dello Slam. Quest'anno, finora, ho raggiunto una finale e una semifinale. Per il 99% dei giocatori sarebbe un risultato ottimo a livello di Slam, per me non è abbastanza buono. Sono fortunato e allo stesso tempo maledetto, sono abituato a risultati di altissimo livello. In un certo senso sto facendo i conti con me stesso: mi dico 'è incredibile che tu sia ancora in grado di giocare a un livello così alto e spingere i giovani al limite'", dice.
"Allo stesso tempo, continuo ad avere aspettative altissime. Mi piace la competizione, mi piace questo brivido e per viverlo sopporto un peso notevole a livello fisico. Sono contento che in questo torneo il corpo abbia retto piuttosto bene", ammette. "Quando sto bene, sento che sono ancora in grado di giocare come un top 5, sono ancora in grado di competere al livello più alto. Cerco di vivere un giorno alla volta, nessuno mi costringe a giocare e non avverto pressione particolare. Gioco perché voglio e perché posso farlo ancora ad alto livello", spiega ancora. Quindi, ci si vede a Wimbledon nel 2027? "Vediamo, mi piacerebbe giocare qui ancora un anno".

(Adnkronos) - "Mi godo la finale". Jannik Sinner ad un passo dal secondo titolo consecutivo a Wimbledon. L'azzurro, numero 1 del mondo, ha travolto Novak Djokovic in semifinale con un 6-4 periodico. Domenica, in finale, la sfida con il tedesco Alex Zverev, fresco trionfatore al Roland Garros.
"Vengo da 2 anni incredibili, sono di nuovo in una finale Slam e affronto tutto questo in modo 'naturale'. Sto giocando una stagione ottima, ho vinto tanti tornei e ho perso poche partite. Sto provando cose nuove dopo il Roland Garros, mi sembra stiano funzionando", dice analizzando la prestazione fornita in semifinale. "Ho servito molto bene, stiamo dedicando molta attenzione alla battuta. Sapevo di dover alzare il livello, ci sono riuscito. Mi sono mosso meglio del solito, ho giocato tutti i colpi con grande attenzione: ho interpretato tutti i punti bene a livello mentale. Contro Djokovic bisogna giocare il miglior tennis, altrimenti finisce male. In particolare in un torneo dello Slam. Novak gioca ancora ad altissimo livello, è davvero un modello per tutti. E' un onore giocare contro di lui, questi match sono speciali", aggiunge.
Contro Zverev, Sinner ha vinto gli ultimi 9 confronti diretti. "Non conta niente", taglia corto l'azurro. "Zverev sta benissimo, si vede l'effetto della vittoria al Roland Garros, gli ha dato enorme fiducia. Sta servendo benissimo, su questi campi è un fattore importante. E' un avversario difficile da affrontare su questa superficie", dice. "Io sono felice di essere in questa posizione e di potermi giocare il titolo qui. Io, ripeto, cercherò di fare il massimo. Per ora mi godo la possibilità di giocare una nuova finale a Wimbledon", conclude.

(Adnkronos) - Little Italy torna sulla mappa di New York City. Il sindaco della Grande Mela, Zohran Mamdani, annuncia la 'correzione' dopo la denuncia dell'Italian American Civil Rights League. Little Italy è stata esclusa dalla mappa delle 'enclave di immigrati di New York'. Gli italoamericani della Grande Mela hanno protesta in maniera veemente nelle ultime 48 ore, anche se la 'vecchia' Little Italy di fatto non esiste più. La comunità italiana a New York ovviamente non è più concentrata nei 2 'storici' isolati. L'esclusione dalla mappa, però, è stata considerata un affronto in ogni caso. Lo stesso trattamento, d'altra parte, è stato riservato a comunità ebraiche o irlandesi: tutte sparite dalla cartina.
"Questa mappa è stata creata nel 2023 dalla precedente amministrazione, l'abbiamo ereditata e abbiamo aggiunto diverse comunità", si difende Mamdani promettendo un intervento. "Non è una lista completa con tutte le 200 comunità che chiamano New York 'casa'. Ci saranno modifiche, questo comprende l'inserimento di Little Italy".

(Adnkronos) - A Montecassino il patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha ricevuto il premio Pacis Nuntius 2026, accolto dal padre Abate Dom Luca Fallica e dalla comunità benedettina. Nel monastero, raso al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, il cardinale ha richiamato la devastazione di Gaza, "l'80% è distrutta", ha detto, e ha lanciato un appello alla pace: il cambiamento deve partire dal basso, con lavoro sociale, culturale e un linguaggio non violento (VIDEO).
Nel suo saluto, Dom Luca Fallica ha ricordato il cammino spirituale che condurrà al 2029, fondato su pace, luce, comunione e speranza. "Stiamo scandendo il cammino che ci condurrà a celebrare nel 2029 i 1500 anni dell'arrivo di San Benedetto su questo colle e della conseguente nascita di questa abbazia di Montecassino" ha detto, spiegando che il premio è stato assegnato a Pizzaballa per il suo impegno in Terra Santa. Ha richiamato San Benedetto, San Paolo VI e la storia dell'Abbazia come simboli di ricostruzione e testimonianza di pace.
Pizzaballa ha confessato l’emozione di trovarsi per la prima volta a Montecassino, riconoscendo il valore simbolico del monastero nella memoria europea. Il cardinale ha lanciato un messaggio di speranza: il cambiamento deve partire dal basso, con lavoro sociale e culturale, facendo rete e curando il linguaggio, "prima forma di violenza". La pace, ha detto, richiede tempo, ma può arrivare se si crede nel percorso e si lavora insieme.
Nel chiostro dei Benefattori, la Gendarmeria Vaticana ha offerto un omaggio musicale. Poi una bandiera della pace lunga 20 metri, realizzata a mano, ha ricoperto la scala del chiostro del Bramante. La mattinata si è conclusa con la preghiera del cardinale nella cappella delle Reliquie e nell'oratorio di San Giovanni Battista, nel punto più vicino alla reliquia di San Benedetto.

(Adnkronos) - Jannik Sinner sorride dopo il successo in semifinale di Wimbledon contro Novak Djokovic. Il tennista azzurro ha superato il serbo in tre set e domenica 12 luglio si giocherà la finale del torneo inglese contro Alexander Zverev: "Penso sia speciale essere ancora in finale e averlo fatto con Novak, che ispira le nuove generazioni, lo è ancora di più" ha detto il numero uno del ranking Atp al termine del match. "Sapevamo che sarebbe stata dura oggi, ho perso con lui agli Australian Open. Serviva adattarsi, venivo da una partita dura ai quarti. Ho cercato di servire bene, ho mescolato un po' le cose e sono felice. Oggi ho alzato il livello".
Sinner ha anche trovato il tempo di sorridere con una considerazione sulla moda, visto che ad assistere alla sfida c'erano anche la direttrice di Vogue America Anna Winthur e lo stilista Tom Ford: "E' stato un po' strano giocare davanti a così tante stelle della moda, un po' inquietante" ha detto l'azzurro. "Sono però un tennista e devo mettere la palla in campo. Ci vediamo domenica".
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