
“Con la legge approvata a ottobre l’Italia è il primo Paese al mondo ad aver riconosciuto l’obesità come malattia cronica. Non è una questione estetica ma una condizione che può aprire la strada a molte altre patologie che incidono, nel tempo, sia sulla qualità della vita delle persone sia sulla sostenibilità dei sistemi sanitari”. Per questo “la prevenzione non può essere considerata un costo da tagliare, ma un investimento: chi è obeso ha maggiori probabilità di sviluppare diabete o problemi cardiovascolari, con conseguenze importanti sia per la salute dei cittadini sia per i costi del sistema sanitario”. Lo ha detto Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio, intervenendo al convegno ‘Obesità, una malattia cronica: il ruolo della Regione Lazio tra prevenzione, cura e lotta allo stigma’, che si è svolto oggi a Roma.
Nel suo intervento, il presidente del Consiglio regionale ha ricordato come l’iniziativa riunisca diversi attori coinvolti nel contrasto alla patologia: associazioni dei pazienti, ordini professionali, medici di medicina generale, mondo della ricerca, farmacisti, rappresentanti del settore sportivo e della promozione dei corretti stili di vita, oltre alle organizzazioni del comparto agroalimentare. Aurigemma ha inoltre ricordato il ruolo del Parlamento nell’approvazione della normativa, ringraziando i promotori della legge e sottolineando il lavoro dell’intergruppo che si è costituito, sul tema, anche nel Consiglio regionale del Lazio. “L’obiettivo - ha spiegato - è proseguire nel percorso avviato con la legge e sviluppare iniziative concrete sul territorio. Tra queste rientra anche un progetto sperimentale” che è stato illustrato nel corso dell’incontro che “potrebbe essere il primo progetto sperimentale che parte in Italia dopo l’approvazione della legge”, ha concluso, evidenziando l’importanza di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, professionisti sanitari e associazioni per affrontare in modo strutturato il tema dell’obesità.

I piloti di Formula 1 sviluppano adattamenti fisiologici altamente specifici, strettamente legati alle esigenze della guida ad altissima intensità. Accelerazioni fino a 3–4 g, carichi meccanici sul collo, posture obbligate, stress termico e recuperi ridotti modellano il corpo del driver in modo unico. È quanto emerge da una review internazionale condotta dall’Università di Trieste in collaborazione con la University of Roehampton (Londra) e con il coinvolgimento diretto di tre performance coach di Formula 1 attivi ai massimi livelli, tra cui gli allenatori di Charles Leclerc e Max Verstappen.
Lo studio, volto a colmare la mancanza di conoscenze scientifiche specifiche sulla fisiologia dei piloti, è stato pubblicato sul 'British Journal of Sports Medicine', la principale rivista scientifica 'peer-reviewed' nel campo della medicina e della scienza dello sport.
I piloti di Formula 1, spiegano gli autori, "non sono necessariamente 'fuori scala' per parametri generali come statura, massa corporea o capacità aerobica rispetto ad altri atleti professionisti". Emergono però adattamenti altamente specifici, "primo fra tutti lo sviluppo della forza del collo, essenziale per contrastare le elevate forze multidirezionali che agiscono sulla testa – e sul casco – in curva, in frenata e in accelerazione e per preservare la qualità dello sguardo, la precisione della guida e i tempi di reazione, fattori decisivi per la performance e la sicurezza". Oltre alla forza del collo, i ricercatori hanno individuato altri adattamenti specifici: "la capacità di sostenere carichi ripetuti e asimmetrici – anche sugli arti inferiori, soprattutto al momento della frenata –, l’adattamento dei muscoli del tronco, della cintura scapolare, degli stabilizzatori profondi, la capacità del cuore di gestire picchi di frequenza cardiaca".
'Accelerazioni, frenate, stress termico, posture obbligate e recuperi ridotti si sommano per tutta la stagione'
Alex Buoite Stella, coautore dello studio e docente di Fisiologia presso il Dipartimento universitario clinico di Scienze Mediche, chirurgiche e della salute dell’Università di Trieste, spiega: “La Formula 1 è uno degli sport più affascinanti e mediaticamente rilevanti al mondo, ma anche tra quelli che impongono al corpo dell’atleta sollecitazioni tra le più complesse in assoluto. Accelerazioni, frenate, stress termico, posture obbligate e recuperi ridotti si sommano per tutta la stagione. Con questo lavoro abbiamo voluto capire, in modo sistematico, come l’organismo del pilota risponde e si adatta a queste richieste, mettendo insieme ricerca scientifica ed esperienza diretta dei coach che operano in Formula 1.”
Lo studio mette, inoltre, in evidenza il peso crescente dei fattori ambientali e logistici della Formula 1 moderna. Con ventiquattro gare in ventuno paesi, trasferte intercontinentali e appuntamenti in condizioni climatiche estreme, lo stress termico e la gestione del recupero diventano elementi centrali. I ricercatori dell’Università di Trieste, insieme ad alcuni studenti del Racing Team UniTS – team dell’ateneo di Formula Sae (Society of Automotive Engineers), competizione universitaria internazionale di design ingegneristico –, hanno analizzato le condizioni ambientali di tutte le gare dell’ultimo campionato, stimandone il potenziale impatto termico sui piloti. Episodi recenti, come il Gran Premio del Qatar 2023, hanno mostrato come il caldo possa rappresentare un rischio concreto non solo per la prestazione, ma anche per la salute.
'Il lavoro identifica le aree in cui servono nuovi studi e propone strategie pratiche per ottimizzare performance'
In questo contesto, strategie come acclimatazione al caldo, raffreddamento pre‑gara e gestione mirata dell’idratazione sono sempre più diffuse, ma – sottolineano gli autori – molte pratiche restano guidate dall’esperienza più che da dati raccolti direttamente in gara. Le interviste strutturate ai 'performance coach' hanno permesso di descrivere come le richieste fisiologiche si traducano in programmi di allenamento altamente personalizzati, adattati al tipo di circuito, alle caratteristiche del pilota e alle condizioni ambientali attese.
“Unendo competenze cliniche e di ricerca con l’esperienza maturata quotidianamente nel paddock, siamo riusciti a costruire il quadro più aggiornato oggi disponibile del profilo fisiologico del pilota di Formula 1. Il lavoro non solo identifica le aree in cui servono nuovi studi, ma propone anche strategie pratiche per ottimizzare performance e tutela della salute degli atleti”, osserva ancora Buoite Stella.
Gli autori e i coach indicano come priorità future studi sempre più specifici per la Formula 1 e più vicini alle condizioni reali di competizione, capaci di misurare parametri come frequenza cardiaca, temperatura corporea, consumo di ossigeno e lattato, e di chiarire anche i possibili effetti a lungo termine sulla salute, in particolare per quanto riguarda la zona lombare e l’esposizione alle vibrazioni delle monoposto. Kim Keedle, preparatore atletico dei piloti di Formula 1 coinvolto nello studio, conclude: “Poiché il regolamento vieta l’uso di dispositivi all’interno dell’auto, ci basiamo sui dati raccolti dall’esterno del veicolo, e questo comporta alcune limitazioni. Per esempio, sarebbe interessante confrontare la risposta della frequenza cardiaca durante la guida su circuiti diversi e in condizioni differenti. Rispetto ad altri sport, la misurazione della frequenza cardiaca può sembrare poca cosa, ma rappresenterebbe un grande passo avanti e ci permetterebbe di quantificare con precisione le sollecitazioni e preparare di conseguenza i piloti.”
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Giro di vite negli Usa su farmaci antidiabete dimagranti preparati in modo da eludere il processo di approvazione della Food and Drug Administration (Fda) e promossi al pubblico con claim non rispondenti alle loro reali caratteristiche. L'ente regolatorio statunitense ha inviato lettere di avvertimento a 30 aziende di telemedicina contro il marketing illegale di questi prodotti.
Si tratta di farmaci Glp-1 'compounded', realizzati da preparatori. Alle aziende viene contestato l'aver diffuso affermazioni false o fuorvianti sui medicinali in questione offerti sui loro siti web. Non è la prima volta che la Fda diffida delle aziende riguardo alla pratica. Le ultime lettere annunciate sono il secondo gruppo di 'warning' inviati a società di telemedicina e farmaceutiche da quando l'agenzia ha avviato a settembre un giro di vite sulla pubblicità farmaceutica ingannevole rivolta direttamente al consumatore. Negli ultimi 6 mesi, informa l'ente regolatorio in una nota informativa, l'agenzia ha inviato migliaia di lettere di avvertimento per far rimuovere pubblicità ingannevoli, "più di quante ne fossero state inviate nell'intero decennio precedente".
Le principali violazioni identificate e segnalate includono affermazioni che sembrano suggerire l'identità dei prodotti con farmaci approvati dalla Fda e l'occultamento dell'origine dei prodotti pubblicizzando farmaci con il nome o il marchio dell'azienda di telemedicina senza alcuna qualificazione, insinuando che si tratti del preparatore. I farmaci compounded, chiarisce l'ente, "non sono approvati dalla Fda. Ciò significa che l'agenzia non ne verifica la sicurezza, l'efficacia o la qualità prima della commercializzazione. I farmaci preparati non sono inoltre equivalenti ai farmaci generici, che sono invece approvati dalla Fda".
"È una nuova era - ha commentato il commissario Fda, Marty Makary - Stiamo prestando molta attenzione alle affermazioni fuorvianti diffuse dalle aziende di telemedicina e farmaceutiche su tutte le piattaforme media e stiamo intervenendo rapidamente. I farmaci compounded possono essere importanti per superare le carenze o soddisfare le esigenze specifiche dei pazienti, ma i preparatori non dovrebbero cercare di comporre i farmaci in modo da eludere il processo di approvazione della Fda".
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Sì all'ecografia nel primo trimestre per individuare precocemente eventuali malformazioni fetali, oltre a quella già raccomandata nel secondo trimestre. Sì anche all'offerta dello screening nel primo trimestre delle anomalie cromosomiche più frequenti, tra cui la sindrome di Down, mediante test combinato o test del Dna fetale, da proporre a tutte le donne indipendentemente dall'età. Raccomandata l'esecuzione della misura della distanza tra fondo dell'utero e sinfisi pubica ad ogni bilancio di salute a partire dalle 24 settimane gestazionali per valutare l'accrescimento fetale. Rimane non raccomandata l'ecografia nel terzo trimestre, salvo specifica indicazione clinica. Sono queste le principali novità introdotte dalla terza parte dell'aggiornamento della linea guida 'Gravidanza fisiologica', presentata durante un webinar a cura dell'Istituto superiore si sanità, al quale si sono iscritti 850 professionisti sanitari. Il documento è stato sviluppato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps) dell'Iss, nell'ambito delle attività del Sistema nazionale linee guida (Snlg).
La possibilità di individuare già nel primo trimestre eventuali malformazioni consente alla donna e al partner di prepararsi consapevolmente alla nascita, valutare eventuali terapie intrauterine, programmare il parto in strutture adeguate alle necessità assistenziali neonatali o decidere per una interruzione volontaria della gravidanza, spiega l'Iss. "L'ecografia è uno strumento straordinario che ha rivoluzionato l'assistenza ostetrica. Tuttavia, non tutto ciò che è tecnicamente possibile è clinicamente appropriato e non tutto ciò che rassicura è realmente necessario", afferma Serena Donati, responsabile scientifica dell'aggiornamento. "In Italia si eseguono in media 6 ecografie in gravidanza, senza differenze tra gravidanze fisiologiche e patologiche: ben oltre quelle raccomandate dalle linee guida nazionali e internazionali. Quando la pratica clinica si discosta dalle evidenze scientifiche - sottolinea - è fondamentale spiegare con chiarezza alle donne quali siano le indicazioni appropriate agli esami e, quando opportuno, avere il coraggio di dire che non sono necessari. Le linee guida rappresentano una bussola istituzionale per garantire qualità dell'assistenza, equità di accesso alle cure e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale".
Tra le principali novità dell'aggiornamento, la linea guida: raccomanda l'ecografia del primo trimestre per la diagnosi precoce di malformazioni fetali e per una corretta datazione della gravidanza; conferma l'offerta universale dello screening nel primo trimestre delle anomalie cromosomiche più comuni, introducendo l’esame del Dna fetale; sottolinea l'importanza del counselling, per rispondere in modo completo e trasparente ai bisogni informativi delle donne rispetto agli accertamenti per anomalie congenite; ribadisce il valore della percezione dei movimenti fetali come indicatore del benessere del feto; raccomanda la misurazione della lunghezza fondo-sinfisi come monitoraggio per la crescita fetale dopo la 24esima settimana; raccomanda di limitare ai soli casi con indicazione clinica l'ecografia per la valutazione della crescita fetale nel terzo trimestre.
L'obiettivo del nuovo aggiornamento - chiarisce l'Iss - è offrire ai professionisti uno strumento completo, facile da consultare, in cui il collegamento tra prove scientifiche e raccomandazioni risulti esplicito e tracciabile. Il documento definisce indicazioni, limiti, requisiti formativi e implicazioni organizzative dei diversi interventi di screening basati sull'ecografia, con l'obiettivo di ridurre la variabilità ingiustificata e contrastare indicazioni inappropriate.
Il Sistema nazionale linee guida dell'Iss - evidenzia una nota - ha il ruolo di garante metodologico e di governance nazionale del processo di produzione di linee guida di buona qualità, informate dalle migliori prove disponibili e rispondenti ai bisogni di salute del Paese, sulla base di criteri di rilevanza e impatto clinico, economico e sociale. Nel 2010, il Snlg ha pubblicato la linea guida 'Gravidanza fisiologica' in cui sono stati definiti gli interventi da offrire alle donne con una gravidanza in fisiologica evoluzione.
Gli esami raccomandati in gravidanza sono stati successivamente inclusi nei livelli essenziali di assistenza (Lea) come prestazioni specialistiche escluse dalla partecipazione al costo per i cittadini. Nel frattempo, nuove ricerche e nuove conoscenze cliniche hanno modificato l'assistenza alle donne in gravidanza fisiologica e, per questi motivi, il Snlg ha deciso di aggiornare la linea guida. Il panel multidisciplinare di esperti chiamato ad aggiornare la linea guida ha formulato 97 quesiti. A ognuno la linea guida risponde con una o più raccomandazioni per la pratica clinica, elaborate attraverso un'analisi sistematica della letteratura secondo il metodo 'Grade' per garantire trasparenza, rigore metodologico e solidità scientifica.
Dighe al 94%, dato più alto dal 2023 quando erano all'80%... 
Un rebus più intricato di quello che si potrebbe immaginare. E' il glaucoma, seconda causa di cecità irreversibile nel mondo. La malattia in molti pazienti continua a progredire anche quando la pressione intraoculare è sotto controllo, suggerendo che alla base vi siano processi più complessi, legati alla sofferenza metabolica delle cellule ganglionari retiniche e dei loro assoni, particolarmente ricchi di mitocondri. Tre molecole - nicotinamide, piruvato e coenzima Q10 - potrebbero aprire una nuova prospettiva nella protezione del nervo ottico nel glaucoma. Studi recenti indicano infatti che la loro associazione è in grado di ridurre la morte cellulare e la neuro-infiammazione, stimolando al tempo stesso l’attività energetica delle cellule nervose.
In occasione della Settimana Mondiale del Glaucoma, che si celebra dall’8 al 14 marzo 2026, questi risultati vengono presentati al Congresso dell’Associazione italiana per lo studio del glaucoma (Aisg), accendendo i riflettori su uno dei meccanismi più cruciali alla base della perdita della vista: la disfunzione mitocondriale, ovvero il deficit energetico delle cellule nervose dell’occhio. Oggi, infatti, il glaucoma viene considerato una vera neurodegenerazione che segue le orme dell’Alzheimer e del Parkinson. Al centro della progressiva perdita di cellule ganglionari retiniche c’è la disfunzione mitocondriale.
È in questo contesto che si inserisce il lavoro scientifico presentato nell’ambito del Congresso dell’Aisg che si svolgerà a Roma dal 12 al 14 marzo. Lo studio, presentato da Luca Agnifili, professore associato e responsabile del Centro regionale dei glaucomi all’Università G. d'Annunzio Chieti-Pescara, rappresenta un’evoluzione significativa di una linea di ricerca dedicata al supporto bioenergetico mitocondriale come possibile strategia neuroprotettiva. “Negli ultimi anni - evidenzia Agnifili - importanti studi preclinici pubblicati su riviste scientifiche come 'Science' e 'Pnas' hanno dimostrato che la supplementazione orale con molecole ad azione mitocondrio-stimolante può aumentare la resistenza delle cellule che formano il nervo ottico agli stress indotti dal glaucoma, quali la pressione intraoculare elevata. Studi più recenti su colture di cellule neuronali, i cui risultati sono in via di pubblicazione, indicano che l’associazione di nicotinamide, piruvato e coenzima Q10, tris di molecole ad azione elettiva sui mitocondri, offre una protezione ancora maggiore rispetto ai singoli componenti: riduce i processi di morte cellulare e neuro-infiammazione e, allo stesso tempo, stimola l’attività energetica delle cellule”.
Nel quadro della Settimana Mondiale del Glaucoma, questi risultati - osservano gli esperti - contribuiscono ad ampliare il dibattito scientifico e clinico su approcci innovativi che affianchino le terapie tradizionali, puntando non solo al controllo della pressione oculare, ma anche alla protezione metabolica dei neuroni della vista. "La pressione oculare elevata - prosegue Agnifili - è il principale fattore di rischio del glaucoma ed è l’unico trattabile direttamente. Tuttavia, la malattia danneggia le cellule ganglionari e il nervo ottico, che hanno un elevato fabbisogno energetico. Nel glaucoma la funzione dei mitocondri è compromessa, rendendo le cellule più vulnerabili anche con pressione controllata. Questo indica che intervengono meccanismi indipendenti dalla pressione, come stress ossidativo e infiammazione. Per questo oggi il glaucoma è considerato una malattia neurodegenerativa: la terapia non mira solo a ridurre la pressione, ma anche a proteggere nel tempo le cellule nervose".
Anche se è ancora lontana una piena traduzione clinica di queste evidenze, nei pazienti con glaucoma la neuroprotezione viene già consigliata in abbinamento alla terapia per abbassare la pressione oculare. "Nei pazienti con glaucoma diagnosticato - conclude Agnifili - la ricerca sta esplorando il ruolo di nutrienti coinvolti nella funzione mitocondriale. Tra le nuove soluzioni oggi disponibili il tris di molecole (piruvato, nicotinamide, coenzima Q10) è in grado di migliorare la funzione energetica mitocondriale e proteggere il mitocondrio dalla neurodegenerazione. Questi approcci non sostituiscono le terapie prescritte dall’oculista, ma possono affiancarle in una strategia di protezione a lungo termine".
Un cambio di prospettiva che secondo gli esperti, potrebbe aprire nuove strade nella lotta contro una patologia silenziosa, spesso diagnosticata troppo tardi, e che continua a rappresentare una sfida sanitaria globale. In Italia si stima che il glaucoma colpisca circa il 2,5-3% della popolazione, percentuale che aumenta con l’età. Tuttavia, proprio per l’assenza di sintomi nelle fasi iniziali, si ritiene che circa la metà delle persone affette non sappia di esserlo. Questo rende fondamentali i controlli oculistici periodici, soprattutto dopo i 40 anni e in presenza di familiarità.
Msc, 'entro sabato 1000 potranno lasciare l'area con 5 charter'...
Le vittime sono due anziani che abitavano a Ghilarza... 
L'Iran e l'evoluzione del quadro internazionale al centro delle comunicazioni che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il ministro della Difesa, Guido Crosetto, terranno oggi giovedì 5 marzo in Parlamento. L'appuntamento in Aula alla Camera è alle 10. I due ministri interverranno anche al Senato. Ieri intanto a Palazzo Chigi si è svolto un nuovo vertice dedicato all'analisi degli sviluppi della crisi in Medio Oriente e alle relative implicazioni economiche, presieduto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Le opposizioni in pressing chiedono un'informativa della premier. "In questo momento bisogna parlarsi pur partendo da posizioni non coincidenti. Ho sentito sabato Tajani, sono venuti in commissioni Esteri Tajani e Crosetto ma è chiaro che questo non è sufficiente. Chiediamo alla Meloni di venire a dare una valutazione politica in Parlamento", dichiara la leader dem Elly Schlein ad Agorà, su Raitre.
"Su ogni cosa" le opposizioni "chiedono che Meloni venga in aula. La presidente del Consiglio viene tutte le volte che può, nel frattempo vengono ministri importanti a parlare in Parlamento, sono già venuti Crosetto e Tajani, quindi il governo non si è tirato indietro, anzi si confronta continuamente con il Parlamento - risponde Giovanni Donzelli ai giornalisti - È un momento molto delicato, credo che quello che è importante è che Giorgia Meloni continui a far tenere all'Italia una posizione di cui essere orgogliosi, molto serena, molto determinata, utile". "Le opposizioni chiedono una linea chiara della premier? Legittimo che le opposizioni facciano le opposizioni, noi in questo momento stiamo pensando all'Italia, credo che con la delicatezza della situazione internazionale in questo momento è importante avere una postura in cui ci si preoccupa del bene della nazione, e non solo della nazione, e meno degli interessi di parte", dice Donzelli.
Ma le opposizioni incalzano. "Meloni fugge dal Parlamento e non ci mette la faccia di fronte alla guerra scatenata dal suo amico Trump e dal criminale di guerra Netanyahu - afferma Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde - Avevamo chiesto, come opposizioni, la comunicazione della presidente Meloni sulla guerra in Iran e Libano, ma ancora una volta ha deciso di non venire a riferire in Parlamento, mandando Crosetto e Tajani che hanno dimostrato la loro imbarazzante inadeguatezza. Meloni non ha il coraggio di fare quello che ha fatto il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, che ha detto no a Trump e ha difeso la dignità e la sovranità della Spagna dalla logica folle della guerra. Perché Meloni teme di venire in Parlamento? Perché fugge?", chiede Bonelli.
Parlamentari Fdi 'precettati' in Aula per comunicazioni Tajani-Crosetto
Tutti precettati in Aula per le comunicazioni di Tajani e Crosetto. È questa, a quanto si apprende, la direttiva partita dai vertici di FdI e indirizzata a tutti i parlamentari alla vigilia delle comunicazioni in Parlamento dei ministri degli Esteri e della Difesa. L'indicazione è chiara: garantire la massima presenza e la puntualità in Aula. Per oggi è inoltre prevista la presentazione di una risoluzione, che sarà sottoposta al voto.

Via libera del Senato al ddl sull'antisemitismo. L'Aula di Palazzo Madama ha approvato il testo in 5 articoli, che adottata ''la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA) il 26 maggio 2016, ivi inclusi i relativi indicatori, necessari ai fini dell’applicazione della legge medesima". Inoltre nel provvedimento non risultano previsioni di sanzioni penali, mentre si introduce la figura del "coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri". Ecco il testo approvato[1], atteso ora da Montecitorio per il via libera definitivo, dal titolo 'Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di Antisemitismo.
Art. 1. (Definizione)
1. La Repubblica italiana, in attuazione dell’articolo 3 della Costituzione, ripudia ogni forma di antisemitismo, favorisce azioni volte a contrastarne qualunque espressione e ostacola la diffusione del pregiudizio antisemita in Italia, ferme restando la libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di riunione e di associazione, nel rispetto dei princìpi costituzionali.
2. Ai fini delle attività e delle disposizioni di cui alla presente legge, in attuazione della risoluzione sulla lotta contro l’antisemitismo 2017/2692 (RSP) del Parlamento europeo, del 1° giugno 2017, considerata l’unicità storica del fenomeno e delle sue conseguenze, è adottata la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA) il 26 maggio 2016, ivi inclusi i relativi indicatori, necessari ai fini dell’applicazione della legge medesima. Ai sensi della definizione operativa di cui al periodo precedente, per antisemitismo si intende una determinata percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici.
3. Le istituzioni della Repubblica collaborano per individuare gli interventi necessari al fine di prevenire e contrastare qualunque atto o manifestazione di antisemitismo, come definito ai sensi del comma 2, che costituisca una minaccia non solo verso una parte dei cittadini, ma anche nei confronti della convivenza civile, della stabilità sociale e della sicurezza pubblica.
Art. 2. (Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo)
1. Coerentemente a quanto previsto dal punto 5 della risoluzione sulla lotta contro l’antisemitismo 2017/2692 (RSP) del Parlamento europeo, la Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo è adottata dal Consiglio dei ministri sulla base della proposta elaborata dal Coordinatore di cui all’articolo 4.
2. La Strategia, adottata su base triennale, nell’ambito delle risorse di cui al l’articolo 5 e secondo le linee di azione di cui all’articolo 3, persegue le seguenti finalità: a) prevenire e contrastare ogni forma di antisemitismo, nonché di odio e discriminazione nei confronti delle persone ebree e delle comunità e delle istituzioni ebraiche; b) promuovere la conoscenza, il rispetto e la valorizzazione della storia, della cultura e della vita ebraiche; c) rafforzare la coesione sociale e assicurare adeguate misure di sicurezza alle comunità ebraiche e ai loro luoghi di aggregazione.
Art. 3. (Linee di azione per la Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo)
Al fine di contrastare qualunque atto di antisemitismo, come definito ai sensi dell’articolo 1, comma 2, nonché al fine di consolidare una cultura libera da pregiudizi e stereotipi nei confronti degli Ebrei in quanto popolo, la Strategia nazionale per la lotta all’antisemitismo si sviluppa sulle seguenti linee d’azione, che possono essere ampliate e integrate su proposta del Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo di cui all’articolo 4:
a) utilizzare la banca dati di cui all’articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121, anche per il monitoraggio dei dati sugli episodi di antisemitismo, come definito ai sensi dell’articolo 1, comma 2, al fine di acquisire una visione completa del fenomeno in Italia, nonché di promuovere il coordinamento delle attività di monitoraggio tra gli organismi coinvolti nella raccolta dei dati;
b) prevedere, nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, apposite misure per contrastare la diffusione del linguaggio d’odio antisemita sulla rete internet, sentita l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
c) facilitare, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, la promozione di azioni formative rivolte a docenti e attività didattiche rivolte agli studenti, anche in occasione del Giorno della Memoria di cui alla legge 20 luglio 2000, n. 211, in merito alla conoscenza del fenomeno dell’antisemitismo, come definito ai sensi dell’articolo 1, comma 2, e della diaspora ebraica, rafforzando la consapevolezza su tali temi e sulle loro implicazioni sul piano culturale e storico, anche al fine di favorire il dialogo fra generazioni, culture e religioni diverse. Le istituzioni scolastiche, in esito al monitoraggio svolto dai tavoli permanenti di cui all’articolo 4, comma 2-bis, della legge 29 maggio 2017, n. 71, in relazione agli episodi di antisemitismo, comunicano al tavolo tecnico di cui all’articolo 3 della medesima legge n. 71 del 2017 e al Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo le azioni attuate per contrastare i fenomeni di antisemitismo;
d) favorire, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigenti, ivi comprese quelle di cui al Fondo per la promozione del dialogo di cui all’articolo 1, comma 536, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, la realizzazione di attività di ricerca, seminari e incontri in collaborazione con istituzioni universitarie nazionali e internazionali, volti a promuovere il confronto e il rispetto reciproco, nonché a prevenire ogni forma di preclusione o intolleranza, anche in coerenza con le finalità di contrasto all’antisemitismo della presente legge. Le università adottano, nel rispetto della propria autonomia organizzativa e regolamentare e nell’ambito delle risorse del proprio bilancio, misure volte alla prevenzione, al monitoraggio e al contrasto degli atti di antisemitismo e possono individuare al loro interno un soggetto preposto alla verifica e al monitoraggio delle azioni per contrastare i fenomeni di antisemitismo, in linea con il codice etico delle stesse università e in conformità a quanto previsto dalla Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. Ai fini del monitoraggio, le università collaborano con il Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo;
f) promuovere iniziative di formazione specifica per il personale delle Forze di polizia in merito alla conoscenza del fenomeno dell’antisemitismo, ai fini di una corretta individuazione della natura antisemita di un reato, sia in base a quanto previsto dalla definizione operativa di antisemitismo di cui all’articolo 1, comma 2, sia nei casi in cui gli obiettivi dell’atto criminoso siano precipuamente individuati in quanto Ebrei, ebraici, legati agli Ebrei o percepiti come tali;
e) potenziare, nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, specifiche iniziative di formazione e aggiornamento rivolte alle Forze armate, alle Forze dell’ordine e al personale della carriera prefettizia e della magistratura sul fenomeno dell’antisemitismo;
g) promuovere, nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nell’ambito delle attività associative e sportive, momenti di formazione e conoscenza sul fenomeno dell’antisemitismo, come definito ai sensi dell’articolo 1, comma 2.
Art. 4. (Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo)
1. Il Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri a seguito della risoluzione sulla lotta contro l’antisemitismo 2017/2692(RSP) del Parlamento europeo, è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ed è incaricato di curare la predisposizione della Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, di cui all’articolo 2 della presente legge, e i successivi aggiornamenti della stessa.
2. Il Coordinatore presiede il Gruppo tecnico di lavoro incaricato di coadiuvare il Coordinatore medesimo nella redazione, nello sviluppo e nell’aggiornamento della Strategia di cui all’articolo 2. Il Gruppo tecnico di lavoro è composto da rappresentanti designati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, dal Ministero del l’interno, dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dal Ministero della giustizia, dal Ministero dell’istruzione e del merito, dal Ministero dell’università e della ricerca, dal Ministero della cultura nonché dalle Autorità politiche delegate in materia di sport, di politiche giovanili, di pari opportunità, di innovazione digitale e di informazione ed editoria. Sono inoltre componenti del Gruppo tecnico di lavoro rappresentanti designati dall’IHRA, dall’Unione delle comunità ebraiche italiane, dall’Unione giovani ebrei d’Italia, dalla fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea, dalla fondazione Museo della Shoah, dal Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah. Possono altresì essere chiamati a far parte del Gruppo tecnico esperti e rappresentanti del mondo scolastico e universitario, dell’informazione, dell’editoria, del giornalismo e delle istituzioni culturali e scientifiche. Per la partecipazione alle attività del Gruppo tecnico, fermo quanto previsto dal comma 4, non spettano compensi, gettoni di presenza o altri emolumenti comunque denominati, fatto salvo il rimborso per le spese di missione a valere sulle risorse allo scopo previste nel bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri.
3. I componenti del Gruppo tecnico di lavoro di cui al comma 2 sono nominati con decreto del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri. 4. Qualora sia previsto un compenso a favore del Coordinatore nazionale di cui al presente articolo, lo stesso è determinato, nei limiti previsti per il contingente di cui all’articolo 9, comma 5, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e a valere sulle risorse allo scopo previste nel bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri.
5. Con decreto del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, è altresì definito il contingente di personale di supporto tecnico e amministrativo al coordinatore, cui si provvede nei limiti delle ri¬sorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 5. (Clausola di invarianza finanziaria)
1. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti dalla presente legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

"L'Iran è spacciato e lo sa". Gli Stati Uniti e Israele avviano la seconda fase dell'attacco contro l'Iran. L'ondata più massiccia preannunciata da Donald Trump prende forma nel quinto giorno dell'offensiva: le difese di Teheran vengono spazzate via, i missili lanciati dalla repubblica islamica diminuiscono. "L'America sta vincendo in maniera decisiva, devastante e senza pietà", dice Pete Hegseth, segretario alla Difesa, con un bilancio dopo circa 100 ore di operazioni. "La missione non è compiuta: è iniziata da pochi giorni[1] e i risultati sono stati incredibili, storici. Come ha detto il presidente Trump, andremo avanti finché sarà necessario. I nostri avversari sono spacciati e lo sanno. O, in caso, lo scopriranno presto", dice il numero 1 del Pentagono prospettando lo scenario che dovrebbe concretizzarsi a breve.
"In pochi giorni, avremo il completo controllo dello spazio aereo iraniano. Questo significa che voleremo giorno e notte colpendo missili e basi. I leader alzeranno gli occhi e vedranno solo aerei americani e israeliani. E l'Iran non potrà farci niente: per tutto il giorno arriverà morte e distruzione dal cielo. Non è una lotta equilibrata, non lo è mai stata e non era previsto che lo fosse: stiamo colpendo mentre sono al tappeto ed è così che dovrebbe essere", dice Hegseth.
"Questa operazione ha una potenza 7 volte superiore alla guerra dei 12 giorni condotta da Israele a giugno 2025 e gli attacchi più duri devono ancora arrivare", dice fornendo indicazioni di massima sulla ‘fase 2'. "Useremo bombe da 500, 1000 o 2000 libbre (225, 450 e 900 chili, ndr), abbiamo disponibilità illimitata di queste munizioni", dice, smentendo anche le indiscrezioni relative ad una gestione problematica dei sistemi di difesa: che secondo i democratici sarebbero stati ‘prosciugati' dalle strategia adottate da Trump in politica estera.
Pentagono smentisce emergenza munizioni
"La disponibilità di Patriot rimane notevole, mentre l'Iran non può più lanciare la quantità di missili dei giorni scorsi. Possiamo proseguire questa guerra a questo ritmo per tutto il tempo necessario. L'unico limite che abbiamo è il desiderio del presidente Trump di raggiungere obiettivi specifici", dice Hegseth disinnescando l'allarme. Secondo il Washington Post, però, il tema delle dotazioni rimane caldo: potrebbe essere necessario spostare sistemi difensivi dall'Indo-Pacifico al Medio Oriente. La Casa Bianca propone uno scenario totalmente diverso: "Gli Stati Uniti hanno una capacità più che sufficiente non solo per condurre con successo l'operazione Furia Epica ma anche per andare ben oltre. Abbiamo a disposizione armi che molti, al mondo, ignorano", dice la portavoce Karoline Leavitt.
Teheran sta finendo i missili
A integrare il quadro provvede il generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti: "I lanci di missili balistici da parte dell'Iran sono calati dell'86% dall'inizio dello scontro e del 23% nel giro delle ultime 24 ore. I lanci di droni sono diminuiti del 73% dal primo giorno". Si ritiene, in sostanza, che Teheran abbia bruciato buona parte del proprio arsenale nella fase iniziale del conflitto, con una strategia basata su lanci indirizzati verso tutti i paesi del Golfo. Bahrain, Emirati Arabi, Qatar e Arabia Saudita si sono protetti utilizzando anche i sistemi gestiti autonomamente, senza la collaborazione diretta degli Stati Uniti. "Ora inizieremo a colpire in profondità nel territorio iraniano. Abbiamo sufficienti munizioni di precisioni a livello offensivo e difensivo, non voglio parlare però di quantità. L'Iran ha lanciato più di 500 missili balistici e oltre 2000 droni colpendo in maniera indiscriminata anche obiettivi civili", aggiunge Caine.
Da Teheran, quotidianamente, arrivano proclami relativi all'imminente uso di ‘nuove armi'. Per gli Stati Uniti si tratta di propaganda priva d fondamento. La macchina bellica di Teheran è a pezzi: "Non hanno difese aeree, non hanno navi, non hanno centri di controllo", dice Hegseth. Questo, però, non significa che si possa abbassare la guardia.
L'Iran sarà in grado di lanciare ancora missili e droni, i suoi proxy potranno provare a colpire civili: li troveremo e li uccideremo. La differenza tra la loro capacità di colpire e la nostra capacità di difenderci diventa sempre più ampia. Dettiamo noi i termini di questa guerra", afferma il segretario prima di rendere noto un risultato 'storico'.
"Un sottomarino americano ha affondato una nave iraniana che pensava di essere al sicuro in acque internazionali. Invece, è stata affondata da un siluro. E' il primo affondamento di una nave nemica con un siluro dai tempi della Seconda guerra mondiale". Il ministro degli Esteri dello Sri Lanka, Vijitha Herath, rende noto che la nave – formalmente battezzata IRIS Dena – aveva 180 persone a bordo ed era a circa 40 miglia nautiche dalle coste sudorientali srilankesi. I soccorsi sono riusciti a trarre in salvo circa 30 marinai. I corpi recuperati sarebbero circa 90.

Il digiuno intermittente è una 'strategia alimentare' a cui si affidano molte persone per perdere peso. Le domande abbondano e riguardano anche i potenziali rischi legati a questo regime. La scienza, da tempo, discute sulla validità del modello che viene applicato con modalità differenti. La più comune e gettonata probabilmente è quella che si articola secondo lo schema 16/8: si digiuna per 16 ore e si concentra l'alimentazione nelle rimanenti 8. Molti esperti evidenziano che il digiuno intermittente non è una formula magica: conta cosa si mangia e non quando, in estrema sintesi. L'attenzione nei confronti dell'intermittent fasting ha portato ad individuare anche potenziali rischi.
Lo studio
Uno studio sottoposto a revisione paritaria in Diabetes & Metabolic Syndrome: Clinical Research and Reviews, in particolare, ha destato l'attenzione dei media, compresa la Bbc. I ricercatori, analizzando i dati di oltre 19.000 adulti, hanno scoperto che chi che limitava il consumo di cibo a meno di otto ore al giorno presentava un rischio del 135% più elevato di morire di malattie cardiovascolari (problemi al cuore e ai vasi sanguigni) rispetto alle persone che mangiavano per più di 12-14 ore nell'arco di una giornata.
Cosa significa 'rischio cardiovascolare elevato'? Una persona, in base alle proprie condizioni e allo stile di vita, ha maggiori probabilità rispetto ad altri soggetti di sviluppare patologie come l'infarto o l'ictus. Il legame con la mortalità complessiva - vale a dire i decessi per qualsiasi causa - è risultato debole e poco coerente. Il rischio cardiovascolare, però, è risultato costante in tutti i gruppi monitorati a prescindere dall'età, dal sesso e dallo stile di vita.
In sintesi, lo studio ha evidenziato un debole collegamento tra l'alimentazione concentrata in una finestra oraria breve e i decessi complessivi. Il rischio di morire di malattie cardiovascolari, però, si è rivelato più elevato rispetto a quello collegato ad altri fattori. La ricerca non ha individuato un reale rapporto causa-effetto, ma - sottolinea la Bbc - le conclusioni dell'analisi sono sufficienti per mettere in discussione l'assenza categorica di pericoli per la salute.
I ricercatori hanno monitorato adulti americani per otto anni. I soggetti coinvolti hanno ricostruito le proprie abitudini alimentari: sulla base di ogni agenda sono state stimate le finestre alimentari di ogni persona. Lo studio ha rilevato che coloro che mangiavano entro una finestra di otto ore correvano un rischio maggiore di morire di malattie cardiovascolari rispetto a coloro che distribuivano i pasti nell'arco di 12-14 ore.
Chi rischia di più
L'elevato rischio cardiovascolare era più rilevante tra fumatori e persone con diabete o malattie cardiache preesistenti: per queste categorie, quindi, l'approccio a regimi alimentari associabili all'intermittent fasting deve essere attentamente ponderato.
I ricercatori hanno scoperto che il collegamento è rimasto valido anche dopo aver corretto la qualità della dieta, la frequenza dei pasti e degli spuntini. "La scoperta inattesa è che affidarsi a una finestra alimentare breve, inferiore a otto ore, per anni è stato collegato a un aumento del rischio di morte per malattie cardiovascolari", afferma il professor Victor Wenze Zhong, autore principale della ricerca e epidemiologo presso la Facoltà di Medicina dell'Università Jiao Tong di Shanghai in Cina. La ricerca mina profondamente la convinzione, legata soprattutto a studi di breve durata, secondo cui un'alimentazione a tempo limitato migliora la salute del cuore e del metabolismo.
Nella stessa pubblicazione si esprime anche il professor Anoop Misra, endocrinologo. Il digiuno intermittente può favorire la perdita di peso, gestire la glicemia e tenere sotto controllo la pressione. "I potenziali svantaggi però includono carenze nutrizionali, aumento del colesterolo, fame eccessiva, irritabilità, mal di testa", elenca, ribadendo l''alert' relativo a chi è affetto da diabete: "Il digiuno non monitorato rischia di provocare pericolosi cali della glicemia e favorisce l'assunzione di cibo spazzatura durante la finestra alimentare. Per gli anziani o per chi soffre di patologie croniche, il digiuno prolungato può peggiorare la fragilità o accelerare la perdita di massa muscolare".

Restano confuse le notizie (e le smentite) sull'inizio dell'offensiva di terra da parte dei curdi-iracheni in Iran. Notizie che aprirebbero una nuova fase nel conflitto iniziato con gli attacchi di Stati Uniti e Israele.
Le news sull'offensiva di terra vengono diffuse in particolare da 24News, secondo cui un funzionario statunitense ha confermato l'offensiva in Iran. Anche un corrispondente di Axios ha riportato la conferma di un alto funzionario americano, e un corrispondente di Fox News ha scritto su X che "migliaia" di curdi iracheni hanno lanciato un'offensiva di terra in Iran, secondo una fonte ufficiale statunitense.
Ma a stretto giro una fonte del Partito democratico del Kurdistan iraniano (Kdp) frena e all'emittente del Kurdistan iracheno Rudaw dichiara: "Nessuna delle nostre forze è entrata nel territorio dell'Iran". Restano confuse le notizie (e le smentite) sull'inizio dell'offensiva di terra da parte dei curdi-iracheni in Iran. Dopo l'annuncio del via alle operazioni, lo stesso Axios che aveva diffuso la notizia ammette che "ci sono resoconti contrastanti su quanto sta accadendo attualmente nell'Iran nordoccidentale, vicino al confine con l'Iraq. Non è chiaro se un'offensiva terrestre delle milizie curdo-iraniane sia già iniziata o possa essere lanciata nelle prossime ore. Un alto funzionario di una delle fazioni curdo-iraniane ha negato che un'offensiva terrestre sia iniziata". Il governo regionale del Kurdistan assicura che "nessun curdo iracheno è entrato in Iran e queste voci non sono vere".
Lo sviluppo sarebbe coerente con i piani delineati e ribaditi dagli Stati Uniti: Donald Trump e il Pentagono hanno ripetutamente ridimensionato l'ipotesi di invio di truppe americane sul terreno, senza però escludere la possibilità di vedere 'boots on the ground'. Ora, la potenziale svolta appare affidata all'azione delle milizie curde, chiamate a scardinare un apparato militare duramente provato da 100 ore di bombardamenti.
Le notizie relative al nuovo scenario, dopo 5 giorni di raid condotti da Stati Uniti e Israele, arrivano sulla scia delle indiscrezioni diffuse dai media americani nelle ultime ore. La Cia si sarebbe attivata lavorando per armare le forze curde con l'obiettivo di fomentare una rivolta popolare in Iran, aveva rivelato la Cnn citando varie fonti a conoscenza del piano. L'amministrazione del presidente Donald Trump ha aperto un dialogo con i gruppi dell'opposizione iraniana e i leader curdi in Iraq per fornire loro supporto militare.
I gruppi armati curdi iraniani hanno migliaia di forze operative lungo il confine tra Iraq e Iran[1], principalmente nella regione del Kurdistan iracheno. All'inizio dell'operazione militare israelo-americana contro l'Iran, gruppi di curdi iraniani hanno chiesto alle forze militari iraniane di disertare. Per contro, il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica dell'Iran ha attaccato i gruppi curdi affermando di aver lanciato decine di droni contro di loro.
Le news sull'invasione di terra arrivano al termine del quinto giorno di guerra[2], caratterizzato da raid di Stati Uniti e Israele sempre più violenti[3]. Il Pentagono ha evidenziato che le difese di Teheran sono state sostanzialmente smantellate: "Controlliamo i cieli dell'Iran", ha detto il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, annunciando la fase 2 dell'offensiva con azioni destinate a colpire il territorio nemico in profondità. Teheran continua a lanciare proclami senza modificare la propria posizione: "Non negozieremo".
Il conflitto ha rischiato di sconfinare in Turchia[4], con l'abbattimento di un missile destinato a entrare nel territorio del paese membro della Nato. Provvidenziale, in tal senso, l'intervento di un cacciatorpediniere.

"In una scala da zero a 10, direi che siamo a livello 15". Donald Trump promuove a voti pieni la prima fase dell'operazione Furia Epica che gli Stati Uniti, con Israele, stanno conducendo contro l'Iran. Gli attacchi si intensificheranno, secondo i programmi di Washington. Le prime 100 ore dell'offensiva hanno consentito di conquistare un controllo quasi totale dei cieli. Ora, i raid potranno spingersi ancor più in profondità nel territorio nemico.
"La leadership dell'Iran sta svanendo rapidamente. Chiunque sembri intenzionato a diventare leader, finisce per morire. Davanti ai vostri occhi sta accadendo qualcosa di strepitoso", dice Trump in un evento alla Casa Bianca. "Se non avessimo attaccato, lo avrebbe fatto l'Iran contro Israele", aggiunge il presidente, confermando la linea ribadita solo qualche ora prima dalla portavoce Karoline Leavitt.
"Il presidente non si aggiunge alla lista di chi è rimasto fermo limitandosi a passare la questione con la minaccia diretta alla successiva amministrazione", dice Leavitt. "Il presidente aveva la sensazione, basata sui fatti, che l'Iran avrebbe colpito gli Stati Uniti, prendendo di mira i nostri asset nella regione. E ha deciso, sulla base di queste ragioni, di lnciare l'operazione Furia Epica", aggiunge la portavoce.
Trump, nelle sue esternazioni quotidiane, fa riferimento spesso e volentieri al tema della leadership iraniana. A sentire Leavitt, il 'regime change' non è in cima alle priorità. "Gli obiettivi di questa operazione sono stati definiti molto chiaramente e il presidente li ha elencati nel suo discorso quando ha lanciato l'operazione", afferma Leavitt. Trump "ha fatto riferimento alla distruzione della Marina iraniana, dei programmi missilistici e nucleari e alla garanzia che Teheran non possa più supportare i proxy". A questi 3 punti si aggiunge la priorità assoluta: "Evitare che l'Iran arrivi all'arma nucleare".
E il regime change? Apparentemente - e sorprendentemente - non è nella top list di Trump. "Ovviamente, come ha detto il presidente numerose volte, non vogliamo vedere l'Iran guidato da un regime terrorista. Quindi, ogni giorno in cui gli Stati Uniti d'America eliminano un terrorista è un buon giorno per il nostro paese e un buon giorno per il nostro popolo". Trump sta "considerando e discutendo attivamente con i suoi consiglieri" quale sarà il ruolo degli Stati Uniti in Iran una volta terminata la guerra: "Ma il suo obiettivo principale ora è garantire il successo rapido ed efficace dell'operazione".

Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, annuncia di aver presentato un esposto "ai consigli dell’Ordine dei Medici di Cosenza e Benevento solo per il dottor Oppido e per la dottoressa Farina che verte sulla mancata comunicazione dell’esito negativo del trapianto ai pazienti". "Ci aspettiamo che i consigli dell’ordine e anche il Consiglio nazionale con il presidente Anelli prendano posizione, perché al di là di quello che sarà l’esito delle indagini il fatto che non sia stata data comunicazione dell’esito ai genitori credo sia un fatto abbastanza certo a oggi e che vada sanzionato disciplinarmente" aggiunge il legale nel giorno dei funerali del bambino[1].
L'avvocato: "Valutare lesioni da cuore durante l'espianto"
"Siamo contenti che non sia stata riscontrata una lesione in fase di espianto perché sarebbe stato un ulteriore scempio al corpo di Domenico e poi erano un po’ ambigue le dichiarazioni rese dagli austriaci in merito" aggiunte il legale. "Quello che ora dovrà essere valutato a livello microscopico sono le lesioni da congelamento ed eventuali lesioni riportate dall’organo in seguito alla congestione che ha avuto durante la fase dell’espianto, il famoso ingrossamento del cuore che avrebbe potuto ledere le camere interne, ma questo lo diranno gli anatomopatologi che con tanta forza la difesa ieri ha cercato e ottenuto di far nominare all’interno del collegio di parte in quanto la difesa degli indagati ha cercato di estromettere il dottor Iacobelli dall’alveo del collegio difensivo". "Ci ha pensato però lo stesso medico legale del gip. Dopo che il gip aveva rigettato la nomina da parte della difesa di Iacobelli è stato lui stesso a chiedere in udienza l’ausilio di un anatomopatologo e quindi darci la possibilità di nominare anche noi un anatomopatologo. Gli esami degli anatomopatologi saranno fondamentali all’interno di questo incidente probatorio, perché loro vanno studiare al microscopio le lesioni sui tessuti dovute ai traumi".
La lettera dello staff del Monaldi
E' stato lo stesso avvocato della famiglia a leggere una lettera, datata 27 gennaio, firmata dal personale infermieristico, Oss e tecnico della sala operatoria e diretta a tutti i vertici dell'Azienda ospedaliera dei Colli, a cui afferisce il Monaldi di Napoli, a partire dalla direttrice generale, Anna Iervolino, per "sottoporre una situazione di estrema gravità che, da tempo, sta compromettendo in modo significativo il benessere professionale e umano degli operatori, nonché la sicurezza dell'assistenza, erogata ai pazienti". Nella lettera i professionisti del Monaldi "palesano la situazione, creata dal dottor Oppido", dice il legale, citando brani della missiva, in cui "si parla di una 'sfiducia reciproca: la gerarchia medico-centrica e la comunicazione assente hanno portato a una percezione di insicurezza diffusa tra gli infermieri, Oss e tecnici, che non si sentono attualmente più sicuri di collaborare con il dottor Guido Oppido. Le accuse di essere totalmente incuranti dei bisogni dei pazienti e del loro stato di salute non sono più accettabili e tollerate dall'intera équipe'".
"Il personale segnala comportamenti sistematici e quotidiani messi in atto dal Dott. Guido Oppido, tra cui urla e aggressività verbale, umiliazioni e svalutazioni pubbliche delle competenze professionali, linguaggio offensivo e denigratorio, bestemmie e imprecazioni, atteggiamenti intimidatori tali da inibire la comunicazione in équipe, reazioni ostili e aggressive anche in contesti formali di confronto (come avvenuto, ad esempio, durante l'incontro del 24 novembre 2025), mancato ascolto e considerazione", prosegue la lettera. "Tali comportamenti avvengono prevalentemente in sala operatoria e si ripetono con una frequenza tale da configurare un clima lavorativo caratterizzato da paura, tensione costante e perdita di fiducia reciproca all'interno dell'équipe multiprofessionale - concludono nella lettera - . Gli effetti sul personale sono significativi: si osservano ansia persistente, tremori, difficoltà di concentrazione durante le attività correlati a pressione emotiva, stress e diffuso stato di burnout. L'intera équipe ha considerato, in maniera congiunta, la possibilità di trasferimento".

"In questo momento l'immunizzazione e lo screening rappresentano il pilastro più importante della prevenzione. Ovviamente è importantissimo continuare a lavorare e a raggiungere quanta più popolazione target possibile, per ottimizzare le strategie. In Italia ci sono dei piani specifici, in particolare per la vaccinazione contro il Papillomavirus. A 360 gradi si è cercato di integrare la raccomandazione su screening e vaccinazione sia nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale, sia nel Piano nazionale cronicità, sia nel Piano nazionale oncologico". Lo ha detto Caterina Rizzo, professoressa di Igiene e Medicina preventiva all'università di Pisa, intervenendo all'Health Summit Investing for Life organizzato oggi a Roma da Msd Italia.
"Sarebbe necessario - sottolinea Rizzo - mettere in atto una strategia di azione molto più strutturata per l'eliminazione del Papillomavirus, in modo che non possa più circolare e causare tumori come quello della cervice uterina, della faringe, dell'ano, della vagina e della vulva". Per questo "il test Hpv è importantissimo e, oggi, raccomandato in tutte le donne a partire dai 30 anni - chiarisce l'esperta - Le Regioni si stanno attivando. I medici di medicina generale raccomandano lo screening, ma poi le donne devono essere chiamate dai servizi territoriali per poter avere accesso a questa importantissima misura di prevenzione che, al momento, ci permette di identificare quelle donne che ancora non sono state tracciate attraverso lo screening e che magari non sono state vaccinate. Quindi è anche l'occasione per poterle vaccinare e proteggere nei confronti del tumore della cervice uterina".
La vaccinazione non riguarda solo le donne. "In Italia lo scatto culturale è stato fatto - afferma Rizzo - Da diversi anni offriamo la vaccinazione anche alla popolazione maschile. C'è ancora da lavorare: le coperture sono leggermente più basse negli uomini che nelle donne, ma si può riuscire a raggiungere anche tutta la popolazione maschile". L’anti-Hpv "va fatto sia per proteggere gli uomini dal tumore di faringe, pene e ano, ma anche e soprattutto per ridurre la circolazione del virus".
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