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(Adnkronos) - Con l'arrivo dell'estate cambiano gli orari, si moltiplicano le occasioni di socialità e le giornate sembrano non finire mai. Per milioni di famiglie italiane, però, insieme a costumi e valigie torna anche una preoccupazione che accompagna gran parte della genitorialità: il sonno dei bambini. Il tema è tutt'altro che marginale.
on l'arrivo dell'estate cambiano ritmi, orari e abitudini familiari. E mentre per molti bambini iniziano vacanze, giornate all'aria aperta e serate più lunghe, per i genitori torna una delle preoccupazioni più diffuse: il sonno dei figli. Dormiranno di più dopo una giornata al mare? La montagna aiuta davvero a riposare meglio? E saltare la routine rischia di compromettere mesi di progressi? Domande che ogni anno accompagnano milioni di famiglie italiane e che alimentano dubbi, consigli non richiesti e convinzioni spesso lontane dalla realtà.
Diverse ricerche internazionali hanno evidenziato come i genitori possano perdere complessivamente oltre 700 ore di sonno nel primo anno di vita di un figlio e come gli effetti della deprivazione di sonno possano influire sul benessere psicofisico, sulla relazione di coppia e sulla gestione dello stress familiare. "Proprio per questo, quando arrivano le vacanze, molti genitori si trovano divisi tra due esigenze opposte: concedersi maggiore libertà e preservare gli equilibri costruiti durante l'anno. In questo contesto proliferano consigli, convinzioni popolari e regole tramandate che spesso finiscono per aumentare la confusione".
Secondo Chiara Baiguini, educatrice del sonno gentile, esperta di profili sensoriali e autrice del libro 'Nati per Dormire. L'approccio che rivoluziona il sonno dei bambini basato sui '4 profili Care' (Vallardi), molte delle credenze più diffuse sul sonno estivo non trovano riscontro nella realtà. "Il problema non è che in estate cambiano gli orari o le abitudini. Il problema è pensare che esistano regole valide per tutti. Ogni bambino ha un sistema nervoso diverso, reagisce in modo diverso agli stimoli e vive le vacanze in maniera diversa. Quando i genitori imparano a leggere il proprio figlio invece di inseguire regole rigide, il sonno smette di essere una battaglia", spiega Chiara Baiguini.
"'È probabilmente la convinzione più diffusa. Dopo una giornata trascorsa tra spiaggia, giochi, acqua e attività all'aria aperta, molti genitori si aspettano che il bambino crolli appena tocca il letto. In realtà la stanchezza fisica non coincide necessariamente con la predisposizione al sonno. Una giornata ricca di stimoli - si legge nella nota - può infatti generare un vero e proprio sovraccarico sensoriale. Rumori, nuove persone, sole, cambiamenti alimentari, ambienti diversi e ritmi alterati possono mantenere il sistema nervoso in uno stato di attivazione elevata proprio quando sarebbe il momento di rilassarsi. Per alcuni bambini, soprattutto quelli particolarmente sensibili agli stimoli ambientali, la sera può quindi diventare più difficile e non più semplice.
"Aria pulita, temperature più fresche e natura vengono spesso considerate una sorta di rimedio universale ai problemi del sonno. La realtà è più complessa - prosegue Se per alcuni bambini gli spazi aperti, il movimento e il contatto con la natura rappresentano condizioni ideali per scaricare energie e favorire il riposo, per altri l'ambiente nuovo può generare un aumento dell'attivazione emotiva. Rumori sconosciuti, stanze diverse da quelle abituali, nuovi odori o una routine modificata possono richiedere alcuni giorni di adattamento prima che il bambino riesca a sentirsi davvero a proprio agio. Non esiste quindi una destinazione che garantisca automaticamente notti perfette: ciò che conta è comprendere come il singolo bambino reagisce ai cambiamenti".
"Molti genitori vivono le vacanze con il timore di compromettere tutto ciò che hanno costruito durante l'anno. Una cena più tardi, un addormentamento diverso dal solito o una settimana in campeggio vengono percepiti come una minaccia alla stabilità raggiunta. Secondo Baiguini si tratta di una delle paure più infondate. Il sonno - si legge nel libro - non è un castello di carte destinato a crollare al primo cambiamento. Al contrario, la capacità di adattarsi a contesti nuovi rappresenta una competenza evolutiva importante. Un bambino che riesce a dormire in una casa diversa, a gestire orari leggermente differenti e a ritrovare gradualmente il proprio equilibrio dimostra di possedere risorse preziose. Al rientro dalle vacanze, nella maggior parte dei casi, bastano pochi giorni per ritrovare il ritmo abituale. L'approccio migliore consiste nel procedere gradualmente, evitando cambiamenti bruschi e tornando progressivamente agli orari consueti.
1) Rinunciare alla vacanza per paura di rompere i ritmi è una trappola. Qualche variazione negli orari non cancella i progressi costruiti durante l’anno. Se il genitore conosce i bisogni del proprio bambino e sa accompagnarlo con calma, la vacanza può diventare un’occasione di adattamento, non una minaccia.
2) Il bambino “stanco morto” che non si addormenta non sta facendo i capricci. Dopo una giornata intensa, il sistema nervoso può essere sovraccarico. Sole, rumori, persone nuove e attività continue possono rendere più difficile lasciarsi andare al sonno, anche quando il bambino è fisicamente esausto.
3) Il bambino che non vuole andare a letto quando è ancora chiaro non sta facendo i capricci. In estate la luce può confondere, ma il corpo del bambino continua a rispondere soprattutto alle abitudini consolidate. Per questo è importante osservare i segnali di stanchezza, più che aspettare il buio.
4) Non esiste la meta di vacanza che fa dormire meglio. Mare, montagna o lago non funzionano allo stesso modo per tutti. Alcuni bambini si rilassano con la natura e il movimento, altri possono sentirsi più stimolati o disorientati dal cambiamento di ambiente.
5) In macchina, treno e aereo ogni bambino ha bisogno di cose diverse. C’è chi deve scaricare energia prima di partire, chi ha bisogno di silenzio e oscurità, chi si tranquillizza sapendo in anticipo cosa succederà. Il viaggio non va gestito con una regola unica, ma leggendo il profilo del bambino.
E ancora:
6) Il sonno del bambino dipende anche dallo stato di chi lo mette a letto. La routine aiuta, ma non basta. Se il genitore è teso, agitato o esausto, il bambino lo percepisce. La calma dell’adulto diventa uno dei segnali più importanti per aiutare il bambino a regolarsi.
7) Le vacanze divise tra mamma e papà si gestiscono bene. Il bambino non ha bisogno che tutto sia identico, ma che ci sia continuità emotiva. Oggetti familiari, rituali conosciuti e un adulto presente e tranquillo possono rendere serena anche una vacanza con un solo genitore o con i nonni.
8) Se al rientro dalla vacanza non torna tutto come prima, niente panico. Come gli adulti, anche i bambini hanno bisogno di qualche giorno per ritrovare i propri ritmi. In genere è sufficiente riprendere gradualmente le abitudini, senza forzare tutto dal primo giorno.
9) L’inserimento al nido si prepara in estate, non a settembre. Il rientro o l’inizio del nido comporta nuovi stimoli, nuove persone e nuovi ritmi. Preparare il bambino con gradualità, raccontargli cosa accadrà e mantenere alcuni rituali familiari può rendere il passaggio meno faticoso.
10) Anche i genitori hanno un profilo sensoriale, e in vacanza conta. Un genitore sovraccarico, stanco o emotivamente saturo farà più fatica ad accompagnare il bambino al sonno. Prendersi cura del proprio equilibrio non è egoismo: è una condizione fondamentale perché anche le notti funzionino meglio.

(Adnkronos) - "La parola d'ordine è prevenzione: arrivare a una diagnosi precoce e, al contempo, implementare terapie in grado di rallentare l'insorgenza di demenze e dell'Alzheimer". Così Nicola Bonaccini, capo della segreteria tecnica del ministero della Salute, intervenendo all'evento internazionale 'MindShift - A cross-country mission to reshape Alzheimer's Care', in corso a Roma. Un appuntamento che ha radunato esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi per accelerare la trasformazione della cura dell'Alzheimer. "Parallelamente - ha proseguito - l'obiettivo del Governo, attraverso il finanziamento del Fondo per l'Alzheimer, è quello di sostenere non solo i pazienti, ma tutto il sistema che ruota intorno loro: i professionisti, le strutture sanitarie e, in particolare, i caregiver. Queste persone, che si prendono cura dei malati, ne custodiscono quotidianamente la dignità, garantendo loro la possibilità di vivere il proprio percorso di vita con serenità".
"Questo evento è estremamente importante - ha evidenziato Bonaccini - perché affronta una tematica cruciale per il futuro. Se pensiamo che nel 2050 la popolazione raggiungerà un'età media molto elevata, ci troviamo di fronte a una buona e a una cattiva notizia. La buona è che la scienza, grazie ai continui progressi terapeutici, sta spostando sempre più in alto l'asticella della longevità. La grande sfida, tuttavia, è riuscire a invecchiare nel modo più confortevole possibile", ha osservato. "Eventi come questo, che riuniscono esperti e società scientifiche, come la Società italiana di neurologia, sono fondamentali. Abbiamo discusso un tema chiave che unisce le politiche sostenute dal ministro Schillaci e dal ministero della Salute alle nuove frontiere della ricerca scientifica", ha concluso.

(Adnkronos) - "Negli ultimi decenni la ricerca ha dimostrato chiaramente che la malattia di Alzheimer è un disordine del sistema nervoso centrale estremamente complesso. Limitare l'analisi a una singola via patogenetica significherebbe ridurre la portata del problema in modo eccessivamente semplicistico". Lo ha detto Monica Diluca, presidente eletto della Società italiana farmacologia (Sif), nell'ambito dell'evento internazionale 'MindShift - A cross-country mission to reshape Alzheimer's Care', presso la sede di Cattaneo Zanetto Pomposo a Roma. Un appuntamento che ha radunato esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi per accelerare la trasformazione della cura dell’Alzheimer.
"In realtà - ha spiegato l'esperta - sappiamo che l'Alzheimer deve essere interpretato come una disfunzione di molteplici vie biologiche patogenetiche, strettamente interconnesse tra loro. Parliamo, ovviamente, dell'amiloide come aspetto centrale della malattia ma anche della proteina Tau". Diluca si è soffermata sulla complessità della malattia: “Dobbiamo prendere in considerazione molti altri fattori, come la disfunzione dei circuiti neuronali e sinaptici - che avviene, tra l'altro, in una fase molto precoce della patologia, rappresentando un segnale d'allarme significativo - così come le alterazioni di processi fisiologici fondamentali, quali il sonno e il metabolismo", ha osservato.
"Proprio per questa complessità la malattia dovrà essere affrontata nell'ottica della medicina di precisione. Oggi - ha precisato - la domanda che dobbiamo porci non è tanto se un particolare farmaco o una terapia innovativa funzionino, ma piuttosto perché funzionino proprio in quel determinato contesto biologico".

(Adnkronos) - "Quello che stiamo chiedendo in quasi tutti i Paesi europei è l'adozione di un Piano europeo per le demenze e per l'Alzheimer, sulla scia di quanto già realizzato per la lotta contro il cancro e le malattie cardiovascolari. Questo significherebbe avere una linea d'azione condivisa con regole omogenee in tutta Europa, garantendo i finanziamenti necessari per sostenere la prevenzione, la diagnosi precoce, l'uso dei biomarcatori e tutto ciò che serve per l'erogazione di nuovi farmaci e per le terapie non farmacologiche". Lo ha detto Beatrice Lorenzin, membro della Commissione Bilancio del Senato, partecipando all'evento 'MindShift - A cross-country mission to reshape Alzheimer's Care', in corso a Roma. Un'iniziativa internazionale che ha riunito esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi per accelerare la trasformazione della cura dell'Alzheimer.
Lorenzin si sofferma poi sull'importanza della misurazione degli outcome. "E' necessario che la spesa venga monitorata a livello regionale e che ne siano rendicontati i risultati - ha affermato la senatrice del Pd - Credo sia un obiettivo imprescindibile per tutti noi. Ricordiamoci che l'Italia è il Paese più vecchio d'Europa e il secondo al mondo dopo il Giappone. Più in generale, l'Europa è un continente che invecchia e che necessita di strumenti per affrontare l'invecchiamento attivo in modo positivo, oltre che per prendersi cura dei milioni di persone che saranno affette da demenza". Dunque, "l'impegno a livello internazionale deve concentrarsi assolutamente su questo piano europeo, tenendo conto anche di nuovi modelli regolatori per garantire la sostenibilità dei nuovi farmaci. Sotto questo aspetto - ha continuato - credo che il nostro Paese debba attuare una politica di rimborsabilità efficace. Indipendentemente dal modello che decideremo di adottare".
Seppure non esista ancora una cura definitiva per l'Alzheimer, oggi sono disponibili nuove terapie che, intervenendo sui meccanismi biologici della patologia, consentono di rallentarne la progressione e ritardare il declino cognitivo, soprattutto se somministrate nelle fasi iniziali. Si tratta però di "terapie rivolte a una specifica fascia di popolazione, che deve essere diagnosticata precocemente e necessita di biomarcatori per monitorare l'efficacia del trattamento", ha chiarito Lorenzin. "Per quanto riguarda la sostenibilità economica, il nostro sistema regolatorio offre gli strumenti per gestirla - ha sottolineato - Dobbiamo evitare di perdere questo treno, quello della ricerca e dell'avanzamento scientifico, anche perché, più di altri, siamo di fronte alla prospettiva di milioni di cittadini potenzialmente affetti da demenza". Se "da un lato dobbiamo lavorare sulla non autosufficienza sul piano sociale e socio-sanitario - ha evidenziato l'ex ministro della Salute - dall'altro non possiamo restare ai margini delle scoperte scientifiche. Dobbiamo essere capaci di restare al passo, come abbiamo dimostrato di saper fare negli ultimi anni", ha avvertito. "Il tema dell'invecchiamento della popolazione e la necessità di riorganizzare il sistema - ha concluso Lorenzin - devono entrare a pieno titolo nelle politiche italiane, non solo sanitarie, ma anche sociali, ambientali, urbane e dei trasporti. Significa adattare le nostre città a popolazioni più anziane, che hanno esigenze diverse. Non significa considerare tutti come 'malati', ma semplicemente riconoscere l'evoluzione demografica e calibrare di conseguenza le nostre politiche attive, che oggi risultano ancora troppo riduttive, parziali e frammentate".

(Adnkronos) - Ridisegnare la cura dell'Alzheimer integrando la diagnosi nei percorsi assistenziali, garantendo un accesso equo e tempestivo alle nuove terapie, rafforzando i sistemi sanitari e pianificando in modo più strategico, con una maggiore regia europea. E' il cuore del documento di consensus firmato a Roma nell'ambito di 'MindShift - A cross-country mission to reshape Alzheimer's Care', iniziativa internazionale che ha riunito nella Capitale esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi. Obiettivo: colmare il divario tra innovazione scientifica per l'Alzheimer e reale accesso dei pazienti a diagnosi precoce e terapie. Il white paper finale individua 5 priorità condivise: "Portare la diagnosi biologica nella pratica clinica, allineare modelli organizzativi e di rimborso per garantire accesso alle terapie innovative, potenziare le strutture sanitarie, adottare una pianificazione di lungo periodo e rafforzare il coordinamento tra Paesi". Una vera e propria roadmap europea per superare "approcci frammentati e ancora troppo tardivi nella presa in carico".
"L'Alzheimer è una patologia devastante che compromette memoria, identità e autonomia, con profonde ripercussioni su pazienti, famiglie, caregiver e società, anche sul piano economico. La Commissione europea sostiene il rinnovamento dell'assistenza, promuovendo ricerca, biotecnologie e accesso alle terapie. Con iniziative come Healthier Together e il Biotech Act lavoriamo per facilitare innovazione, sviluppo di nuovi farmaci e traduzione dei progressi scientifici in cure efficaci per i pazienti in tutta Europa. Per questo la vostra missione di ripensare l'assistenza all'Alzheimer è così importante e potete contare sul sostegno della Commissione europea", ha dichiarato in un messaggio Olivér Várhelyi, commissario europeo per la Salute e il benessere degli animali, aprendo i lavori.
L'Alzheimer viene oggi riconosciuta come una priorità di sanità pubblica: in Europa - ricorda una nota dall'evento - si stimano circa 9 milioni di persone con demenza, un numero destinato a superare i 14 milioni entro il 2050. In Italia sono oltre 1 milione, di cui circa il 60% con Alzheimer, con un impatto significativo su famiglie, caregiver e sostenibilità del sistema di welfare. La demenza è associata a un elevato carico assistenziale e a costi globali superiori ai 1.300 miliardi di dollari, mentre in Italia il costo complessivo è stimato in circa 23 miliardi di euro l'anno. "Il nostro rapporto del 2026 evidenzia chiaramente il crescente impatto della demenza in Europa, con una prevalenza che dovrebbe superare i 14 milioni di persone entro il 2050 - ha sottolineato Angela Bradshaw, Director for Research di Alzheimer Europe - Questi dati riflettono una sfida urgente per le persone, i sistemi di assistenza e le società, una sfida che non può più essere ignorata. E' fondamentale garantire un accesso equo e tempestivo alla diagnosi, alle cure, all'assistenza e al sostegno, sfruttando i recenti progressi della ricerca per migliorare la vita delle persone affette da demenza".
La buona notizia è che l'Alzheimer è entrato in una fase nuova, spiegano gli esperti. "Seppure non esista ancora una cura definitiva, oggi sono disponibili nuove terapie che, intervenendo sui meccanismi biologici della malattia, consentono di rallentarne la progressione e ritardare il declino cognitivo, soprattutto se somministrate nelle fasi iniziali. E' proprio qui che la diagnosi biologica, grazie all'arrivo dei nuovi biomarcatori ematici, gioca un ruolo decisivo: permette infatti di individuare la malattia molto prima e di identificare con maggiore precisione il target dei pazienti che possono beneficiare di queste terapie". Accanto ai trattamenti sintomatici, "si sta quindi affermando un nuovo approccio con il potenziale di modificare il decorso della patologia, a condizione di intervenire tempestivamente". E lo sguardo della scienza è già rivolto oltre. La ricerca sta infatti esplorando la possibilità di agire in fasi ancora più precoci, prima che i sintomi si manifestino: "Un orizzonte che rende oggi più urgente che mai costruire sistemi sanitari pronti ad accompagnare questo progresso".
"Le terapie per l'Alzheimer aprono prospettive nuove e richiedono un approccio rigoroso nella valutazione del loro impatto clinico. La sfida è trovare un punto di equilibrio tra accesso all'innovazione e tutela dei pazienti nell'interesse delle tante famiglie che vivono l'impatto di una patologia come l'Alzheimer. In questo senso, il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e pazienti, come quello avvenuto con MindShift, è essenziale per definire modalità di utilizzo appropriate, sicure e sostenibili", ha affermato Mario Zappia, presidente della Società italiana di neurologia (Sin).
Quella che si profila è "una possibilità che fino a pochi anni fa non esisteva. Una trasformazione che migliora sensibilmente la qualità di vita e le prospettive per i pazienti, ma che - si precisa nel consensus - rischia di restare incompiuta senza sistemi sanitari pronti a recepirla. Per i sistemi sanitari servono percorsi diagnostici più solidi, una migliore identificazione dei pazienti e modelli organizzativi e di accesso adeguati, in grado di garantire un utilizzo appropriato e tempestivo delle nuove terapie, abilitato da percorsi diagnostici più precoci e accurati, in grado di individuare la malattia prima e in modo più preciso e di trasformare la diagnosi precoce in una reale porta di accesso alla cura". L'obiettivo finale di MindShift è "fare in modo che i progressi della scienza incontrino l'impegno della politica e si traducano in diritti di cura più tempestivi, appropriati ed equi per tutti i pazienti che ne hanno diritto". Da qui il messaggio del nuovo documento internazionale: "Non limitarsi a registrare l'innovazione, ma costruire sistemi capaci di renderla concreta, garantendo benefici reali per le persone che vivono con l’Alzheimer, per le loro famiglie e per la sostenibilità dei sistemi sanitari".
La sottoscrizione del documento di consensus - si legge nella nota - è stata preceduta da una visita presso la Camera dei deputati, dove la delegazione internazionale ha incontrato i rappresentanti dell'Intergruppo parlamentare sull'Alzheimer, che da anni è impegnato nel miglioramento dell'ecosistema, rafforzando il dialogo tra comunità scientifica, associazioni di pazienti e decisori pubblici. Il percorso prosegue oggi con una visita al Policlinico Tor Vergata di Roma, una delle realtà pubbliche di riferimento in Italia nella gestione delle patologie neurologiche e dell'Alzheimer. Il racconto di questa esperienza concreta consentirà di approfondire sul campo i temi della diagnosi, dell'identificazione precoce dei pazienti e della presa in carico multidisciplinare, elementi considerati cruciali per accompagnare l'ingresso dell’innovazione nella pratica clinica e nell’organizzazione dei servizi.
MindShift nasce come una missione transnazionale per ripensare la cura dell'Alzheimer in Europa, mettendo in dialogo decisori pubblici, clinici e rappresentanti dei pazienti in un percorso condiviso fondato sulla fiducia, sul confronto multi-stakeholder e sulla ricerca di soluzioni comuni. L'iniziativa ospitata a Roma ha coinvolto delegazioni da Italia, Germania, Francia, Olanda, Spagna, Polonia, Austria, Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Svezia e Bulgaria, con l'obiettivo di rafforzare la preparedness dei sistemi sanitari rispetto a una fase nuova della lotta alla malattia.
MindShift è un'iniziativa realizzata con il patrocinio di Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), Fondazione Roma, Sibioc (Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica - Medicina di laboratorio), Sif (Società italiana di farmacologia) e Sin, e con il supporto non condizionante di Lilly, Biogen, Eisai, Fujirebio, Ge Healthcare, Roche SpA, Roche Diagnostics SpA e Siemens Healthineers.

(Adnkronos) - La nuova edizione di Temptation Island è sempre più vicina. Giovanni e Sabrina sono la terza coppia del reality show in partenza prossimamente su Canale 5.
“Ho perso la fiducia nei suoi confronti”, dice Giovanni nel videoclip di presentazione. Dopo le due coppie formate da Gabriele e Sara, e Francesca e Danilo, anche Sabrina e Giovanni sono pronti ad affrontare il viaggio nei sentimenti.
Giovanni e Sabrina sono fidanzati da sei anni, ma ultimamente il rapporto non è più lo stesso. A scrivere al programma è stato lui: Giovanni non ha più fiducia nei confronti della compagna. “Mi ha chiesto delle pause, non sa se mi ama ancora e anche la nostra intimità si è raffreddata molto”, ha spiegato.
Anche Sabrina è molto incerta sul loro rapporto e dei suoi sentimenti nei confronti del compagno: “Non sono più sicura di essere innamorata di lui”. Inoltre, ha ammesso di aver avuto una “distrazione” nell'ultimo periodo che le ha fatto nascere dubbi sul futuro con Giovanni.
Due serate di magia sotto le stelle con la voce potente e la
straordinaria presenza scenica di Amii Stewart. L'artista
americana, icona della scena musicale internazionale, dà il via, 7
e 8 luglio, a Rotte Sonore Summer, stagione estiva del Lirico di
Cagliari fino all'8 agosto in suggestivi scenari della Sardegna. Un
live inedito: sul palco ad accompagnarla tra hit di ieri e di oggi
e omaggi ai grandi della musica, sarà l'orchestra del Lirico. Il
concerto inaugura il Teatro del Mare, struttura a cielo aperto da
840 posti incastonata nel Parco Nervi, a Su Siccu a due passi dal
porto del capoluogo.
Il 14 giugno, nella sala conferenze Lo Quarter di Alghero,
studiosi, ricercatori e studenti si confronteranno sui benefici
dello sport outdoor per la salute, nel convegno nazionale "Attività
motoria e sportiva in ambiente naturale - Uniss 2026", organizzato
dall'Università di Sassari.
L'iniziativa riunirà docenti, ricercatori e
ricercatrici, esperti provenienti da numerosi atenei italiani, tra
cui l'Università di Sassari, "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara,
Padova, Roma "Foro Italico", l'Università della Calabria, Cassino e
del Lazio Meridionale, oltre a studiosi e professionisti afferenti
a numerose altre sedi e realtà di ricerca nazionali.
L'incontro sarà articolato in una serie di
relazioni scientifiche dedicate alle opportunità offerte dagli
ambienti naturali per la pratica delle attività motorie e
sportive.
Particolare attenzione sarà rivolta alle
caratteristiche del territorio sardo e del patrimonio ambientale
italiano, mettendo in evidenza il ruolo che tali contesti possono
svolgere nella promozione della salute, del benessere psicofisico e
della qualità della vita.
Sono attesi circa 150 partecipanti, tra
ricercatori, studiosi provenienti da università italiane e
straniere e studenti dei corsi di laurea in Scienze motorie delle
Università di Sassari e Cagliari.
Il programma prevede anche alcune attività
pratiche dedicate alla promozione dello sport in ambiente naturale.
Nel pomeriggio del 13 giugno si svolgerà un evento di orienteering
urbano nel centro storico di Alghero, coordinato dalla Federazione
italiana sport orientamento. Nella mattinata di domenica 15 giugno
, invece, la spiaggia di Porto Ferro ospiterà una surf activity
organizzata in collaborazione con la Federazione italiana surfing,
sci nautico e wakeboard (Fissw).
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(Adnkronos) - Dai catinoni sintetici alla ketamina, dalla cannabis alle sostanze con effetti atropinici, fino ai derivati del fentanyl e agli oppioidi come i nitazeni. "Sono alcune delle oltre 1.250 nuove sostanze psicoattive che circolano in Italia e nel resto del mondo e che destano crescente preoccupazione tra noi esperti". A lanciare l'allarme, in occasione del congresso nazionale della Società italiana di tossicologia (Sitox) in corso a Bologna, è Carlo Locatelli, già presidente della Sitox e direttore dell'Unità di Tossicologia, del Centro antiveleni e del Centro nazionale di informazione tossicologica dell'Irccs Maugeri di Pavia.
"Queste sostanze vengono assunte sempre più spesso dai giovani e in alcuni casi l'uso inizia già in età molto precoce, sotto i 10 anni di età - spiega Locatelli all'Adnkronos Salute - Non esiste una vera soglia anagrafica: si registrano consumi tra i giovanissimi, gli adolescenti ma anche tra gli over 60, spesso convinti che si tratti di sostanze meno pericolose rispetto alle droghe tradizionali. In realtà gli effetti sulla salute e l'impatto sul Servizio sanitario nazionale sono molto pesanti".
Le conseguenze sull'organismo possono essere estremamente variabili. "Tra i sintomi più frequenti - sottolinea Locatelli - figurano agitazione psicomotoria, eccitazione, tachicardia, allucinazioni, stati deliranti, sonnolenza e confusione mentale. A questi si aggiungono disturbi gastrointestinali, midriasi (dilatazione delle pupille), tremori e, nei casi più gravi, il coma". Negli ultimi due anni, in particolare, l'attenzione dei tossicologi si è concentrata sui catinoni sintetici. "La loro diffusione sta aumentando in modo molto significativo e stiamo osservando situazioni cliniche particolarmente gravi - mette in guardia Locatelli - I pazienti che arrivano nei reparti specialistici sono spesso difficili da trattare perché queste sostanze provocano effetti molto complessi e severi".
Secondo l'esperto, i catinoni sono oggi tra le "molecole maggiormente coinvolte nei casi di intossicazione acuta, abuso e comportamenti violenti - afferma Locatelli - Inoltre, vengono frequentemente assunti insieme ad altre droghe, come ketamina e cocaina, dando origine a miscele dagli effetti imprevedibili e particolarmente pericolosi". Queste combinazioni "possono avere conseguenze devastanti sulla salute mentale e neurologica", avverte. "Stiamo studiando in modo approfondito i possibili danni cerebrali associati a queste sostanze e alcuni dati suggeriscono la presenza di processi degenerativi che potrebbero risultare permanenti e difficili da trattare".
Per Locatelli il fenomeno delle droghe rappresenta una delle sfide più complesse per la sanità pubblica. "Pensare di eliminare completamente il problema è irrealistico. Da decenni si cerca di contrastare le dipendenze senza aver trovato una soluzione definitiva. Con le nuove sostanze la situazione si complica ulteriormente perché il mercato è estremamente dinamico: l'acquisto è facile, spesso avviene attraverso internet, e molti consumatori ritengono erroneamente che queste droghe siano meno dannose di quelle tradizionali".
"Dai numeri emerge inoltre che, per quanto riguarda il sesso, i casi di intossicazione grave rilevati dal Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe, sono prevalentemente maschili: 77% uomini e 23% donne. Rispetto all'età, il 3% riguarda soggetti con meno di 14 anni, il 53% interessa la fascia tra 14 e 25 anni, mentre il 44% riguarda persone dai 25 anni in su. Tra i pazienti ricoverati, il 51% viene ricoverato in rianimazione, il 34% in psichiatria e il 15% in altri reparti", conclude Locatelli.
Il mese di maggio segna una svolta per il turismo del Nord Ovest
della Sardegna, registrando flussi e tassi di occupazione che
iniziano a ricordare da vicino quelli tipicamente estivi. I dati
rilevati da Federalberghi-Confcommercio Nord Ovest, basati su un
campione statistico significativo che coinvolge un terzo delle
strutture iscritte (pari a 110 realtà provinciali, per un totale di
105.400 posti letto e oltre 46.000 camere processate nel mese),
evidenziano una crescita netta. A livello provinciale, il
riempimento delle camere ha raggiunto il 71,78%, con un balzo in
avanti importante rispetto al 64,35% dello scorso anno. A trainare
questa performance è una massiccia presenza internazionale, che
rappresenta il 74,88% dei visitatori totali, con Polonia, Svizzera,
Francia e Germania come mercati di riferimento.
(Adnkronos) - L'Italia "non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole". Così la presidemte del Consiglio Giorgia Meloni nel suo intervento all'assemblea generale di Confcommercio, sottolineando come "da 10 anni un premier non partecipa a una vostra assemblea". "Grazie dell'invito, grazie al presidente, a Carluccio. Ci conosciamo da qualche anno, abbiamo avuto molte occasioni di confronto. Non è la prima assemblea di Confcommercio alla quale partecipo, ma è certamente la prima alla quale partecipo da presidente del Consiglio dei ministri'', ha affermato.
"La storia della Repubblica è strettamente intrecciata con quella delle cittadine e dei cittadini che l’hanno costruita, abitata, vissuta e, vivendola, hanno esercitato la libertà di associazione garantita dalla Costituzione, divenendo protagonisti dello sviluppo e del progresso dell’Italia. È significativo che la celebrazione degli ottanta anni di vita della Repubblica e degli ottanta anni di vita di Confcommercio si siano sovrapposti. Il ruolo delle formazioni sociali che sono state traino nelle trasformazioni del Paese ne esce in tutta evidenza". Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al presidente di Confcommercio-Imprese per l'Italia, Carlo Sangalli.
"Sin dall’epoca delle libertà comunali, i mercanti -ricorda il Capo dello Stato- sono incisi nella storia d’Italia come uno dei passaggi che segnano la nostra identità nazionale, a conferma della funzione decisiva svolta dal settore per la circolazione di idee, costumi, innovazione. 'Ricordare il futuro' è stato l’efficace slogan scelto dalla vostra Confederazione nell’anniversario, per segnare la ferma volontà di essere parte delle nuove trasformazioni che ci attendono, in una realtà internazionale sempre più difficile e sfidante che richiede il coraggio di compiere scelte non facili".
"Il tessuto produttivo-imprenditoriale italiano è di fronte a complessità che richiedono autentico dialogo tra istituzioni e società, per promuovere un modello di sviluppo coerente con criteri di sostenibilità sociale e ambientale. Responsabilità particolari interpellano le parti sociali, alle quali compete in primis, nel dialogo contrattuale, la regolazione del mercato del lavoro, per contribuire, aderendo al dettato costituzionale, all’affermazione della coesione sociale, con la eliminazione di quelle distorsioni e pratiche che si traducono in arretramenti degli standard di tutela per i lavoratori", si legge ancora.

(Adnkronos) - Dieci ricette della tradizione italiana preparate in casa con i rispettivi equivalenti industriali disponibili nella Gdo. A metterli a confronto è una nuova ricerca dell'Università degli studi di Milano che svela alcuni falsi miti sui cibi ultra processati. Lo studio dal titolo 'La complessità delle etichette alimentari: confronto tra preparazioni domestiche e prodotti industriali', realizzato da Daniela Martini e Alessandra Marti, docenti del dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente dell'Ateneo milanese, emerge come "la lunghezza dell’etichetta alimentare, il numero degli ingredienti non sono, da soli, indicatori sufficienti per stabilire la qualità nutrizionale di un alimento". Insomma, spiegano i ricercatori "serve ripensare l’idea che le preparazioni industriali siano, per definizione, qualitativamente inferiori alle equivalenti casalinghe. Anche gli ingredienti tecnologici usati nelle preparazioni industriali, spesso finiti sotto accusa, rispondono a esigenze di stabilità e sicurezza, nel rispetto delle normative vigenti. La nuova ricerca che presentiamo oggi certifica, ancora una volta, quanto la qualità di un alimento dipenda dalla formulazione complessiva e non dal processo produttivo o dal numero di ingredienti usati".
La ricerca, realizzata con il finanziamento non condizionato di Unione Italiana Food, associazione di categoria aderente a Confindustria, e presentata oggi a Milano alla presenza, tra gli altri, delle autrici e della nutrizionista e divulgatrice scientifica Elisabetta Bernardi, ha messo a confronto lasagne al ragù, gnocchi alla sorrentina, pollo alla diavola, ciambotta, biscotti frollini con gocce di cioccolato, tiramisù, ciambella allo yogurt, crostata con confettura di albicocche, vitello tonnato e parmigiana di melanzane. Per ciascuna preparazione sono state analizzate le liste ingredienti, compresi additivi e relative funzioni tecnologiche, i valori nutrizionali per 100 grammi e per porzione, con l’obiettivo di verificare se la complessità dell’etichetta dipenda realmente dall’origine industriale e se questa fosse sufficiente a sostenere una minore qualità dell’alimento. Il punto di partenza è il dibattito intorno alla classificazione Nova, che associa gli alimenti cosiddetti ultra-processati a una valutazione fortemente negativa e che, nel dibattito pubblico, viene spesso semplificata nella contrapposizione tra cibo industriale 'cattivo' e cibo fatto in casa 'buono'. Secondo le autrici, questa lettura rischia, però, di essere riduttiva.
Lo studio mostra, infatti, che molte ricette casalinghe, se dichiarate con lo stesso livello di dettaglio e secondo normativa vigente previsto per i prodotti confezionati, generano spesso liste ingredienti altrettanto articolate. La complessità dell’etichetta, quindi, non dipende necessariamente dall’industrializzazione, ma spesso dalla natura stessa della ricetta, dalla presenza di ingredienti composti, dalla dichiarazione degli allergeni e dagli obblighi informativi previsti dalla normativa. Il sistema di classificazione Nova, oggi, è messo in discussione da una parte sempre crescente della comunità scientifica e accademica. "La classificazione Nova ha acceso il dibattito sugli alimenti cosiddetti ultra-processati - osserva Bernardi -, ma diventa tra l’altro fuorviante quando viene utilizzata come indicatore assoluto di qualità. I processi alimentari non nascono per peggiorare il cibo, ma per renderlo più sicuro, conservabile e accessibile. Inoltre, la ricerca mostra che alcuni processi possono influenzare favorevolmente caratteristiche nutrizionali e sensoriali degli alimenti. Per questo è importante valutare il prodotto nella sua interezza, considerando composizione, matrice alimentare, porzioni e frequenza di consumo, piuttosto che fermarsi alla sola classificazione".
Lo studio di Martini e Marti parte da un quesito semplice. Se davvero il numero degli ingredienti determinasse la qualità di un alimento, come apparirebbe l’etichetta di una ricetta tradizionale fatta in casa se fosse redatta secondo le regole previste per i prodotti confezionati? Per rispondere, le ricercatrici hanno selezionato 10 ricette rappresentative della tradizione gastronomica italiana e le hanno confrontate con prodotti industriali equivalenti, analizzando liste ingredienti, inclusi gli additivi e le loro funzioni tecnologiche, valutando valori nutrizionali e porzioni. Per le preparazioni domestiche sono state costruite etichette alimentari secondo le regole del Regolamento Ue 1169/2011, calcolando valori nutrizionali per 100 grammi e per porzione. Il risultato principale è che molte ricette percepite come 'semplici' diventano, se tradotte in linguaggio normativo, molto più articolate di quanto si immagini. "Il confronto sistematico del nostro studio - spiegano Daniela Martini e Alessandra Marti - ha mostrato come la contrapposizione tra grado di trasformazione e livello di qualità sia spesso fondata più su una percezione intuitiva che su un’analisi oggettiva. La complessità delle liste ingredienti non è necessariamente riconducibile a prodotti e processi industriali, ma spesso deriva dalla natura stessa della ricetta e dalla presenza di ingredienti composti".

(Adnkronos) - S&P Global Ratings ha confermato i rating di Engineering, tra i leader della Digital Transformation in Italia e con un'importante presenza a livello internazionale, a 'B-' e rivisto l'Outlook da Negativo a Stabile. A comunicarlo è lo stesso Gruppo, sottolineando che "la decisione dell'Agenzia riflette l'aspettativa di una graduale riduzione della leva finanziaria del Gruppo nei prossimi anni, sostenuta dalla continua crescita dei ricavi, dal progressivo miglioramento della redditività e dal rafforzamento della disciplina finanziaria. A tale dinamica contribuiranno anche la riduzione delle componenti di costo non ricorrenti e la normalizzazione del livello degli investimenti, con effetti positivi sulla capacità di generazione di cassa".
A supporto della valutazione, S&P evidenzia, inoltre, la solidità delle relazioni con i clienti, con un tasso di abbandono inferiore al 2%, una "confortevole" posizione di liquidità, sostenuta, tra l'altro, da consistenti disponibilità di cassa e da una linea di credito revolving (Rcf) inutilizzata, una più favorevole struttura del debito, senza scadenze rilevanti prima del 2028, grazie anche all'operazione di rifinanziamento completata all'inizio dello scorso anno.

(Adnkronos) - Nuovi possibili disagi per chi viaggia in treno. Nonostante la sospensione dello sciopero di 8 ore proclamato dai sindacati confederali dopo il confronto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, resta confermata la mobilitazione indetta dalle sigle sindacali di base Cub Trasporti e Sgb, che coinvolgerà il personale delle imprese ferroviarie dalle ore 3 di giovedì, alle ore 2 di venerdì 12 giugno.
"I lavoratori delle imprese ferroviarie sciopereranno dalle ore 3:00 di giovedì 11 giugno alle ore 2:00 di venerdì 12 giugno, a sostegno della piattaforma per un Ccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri", affermano Cub Trasporti e Sgb in una nota.
Alla base della protesta, spiegano i sindacati, vi è la contestazione del modello organizzativo del settore ferroviario, con particolare riferimento alle gare e ai processi di frammentazione delle attività. Lo sciopero è stato proclamato contro quello che viene definito "il buco nero delle gare e dello spacchettamento in ferrovia" e contro "il sistema azienda/firmatari che sta demolendo Mercitalia".
Per il personale di macchina e di bordo, Cub Trasporti e Sgb rendono inoltre noto di adottare integralmente la piattaforma elaborata dall'Assemblea nazionale Pdm/Pdb (personale di macchina e personale di bordo), rilanciando le richieste legate alle condizioni di lavoro, alla sicurezza operativa e al rinnovo contrattuale.
La mobilitazione delle sigle di base resta dunque confermata nonostante la revoca dello sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali confederali, sospeso dopo il tavolo convocato al Mit sul tema delle gare per i servizi ferroviari. La giornata di giovedì 11 giugno potrebbe quindi registrare cancellazioni o variazioni nella circolazione ferroviaria nazionale, con possibili ripercussioni sui servizi regionali e a lunga percorrenza.

(Adnkronos) - “Per la Pubblica amministrazione, l'intelligenza artificiale rappresenta uno strumento strategico per modernizzare i processi e offrire servizi piú efficienti agli utenti, cittadini e imprese. Affinché ciò avvenga è necessario rafforzare tutte quelle competenze, soprattutto manageriali, per fare in modo che le nostre persone possano guidare questa imponente transizione senza subirne gli effetti. Si tratta di un passaggio fondamentale poiché nessuna macchina potrà mai sostituire l’ingegno e la creatività dell’uomo”. A dirlo il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, in occasione della presentazione del primo AI management index di Cida e AI4I.
“Per questo motivo - spiega - abbiamo avviato una nuova stagione di reclutamenti con l’obiettivo di attrarre talenti, assumendo negli ultimi tre anni piú di 640mila persone. Allo stesso tempo abbiamo messo a terra un Piano di rafforzamento delle competenze che ci ha permesso di passare da appena 6 ore annue di formazione per dipendente, registrate nel 2022, a 40 e con il disegno di legge merito, all’esame del Senato, creiamo le condizioni affinché le persone che lavorano e producono risultati possano essere valorizzate attraverso percorsi di carriera e di crescita. La sfida, quindi, non è semplicemente quella di adottare strumenti innovativi ma di governarli con visione, competenza e senso delle istituzioni, affinché il progresso tecnologico si traduca in valore e sviluppo sostenibile per il Paese”.

(Adnkronos) - L'Intelligenza Artificiale è già entrata nel lavoro quotidiano dei manager italiani, ma non ancora con la stessa intensità nelle strategie, nella governance e nelle competenze delle organizzazioni.
È questa la principale evidenza che emerge dall'AI management index (Aimi), il primo indice italiano dedicato alla misurazione della maturità manageriale nell'adozione e nella governance dell'Intelligenza Artificiale, realizzato da Cida- Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità – e AI4I, l'Istituto italiano per l'Intelligenza Artificiale. Presentato oggi alla Camera dei Deputati nell'ambito di ‘Leadership e governo dell'Intelligenza Artificiale’ - primo appuntamento nazionale delle celebrazioni per gli 80 anni di Cida - l'indice ha coinvolto circa 1.800 dirigenti e manager pubblici e privati con l'obiettivo di comprendere il livello di preparazione reale delle organizzazioni italiane di fronte alla più importante trasformazione tecnologica degli ultimi decenni. All'iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, il sottosegretario di Stato ai Rapporti con il Parlamento Paolo Barelli, il Segretario dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati Francesco Battistoni, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, l'eurodeputato Brando Benifei e il deputato Antonio Baldelli, presidente dell'Intergruppo parlamentare ‘AI Empowerment e Mercati Emergenti’, insieme a rappresentanti del mondo delle istituzioni, delle imprese, dell'università e della ricerca.
"L'AI Management Index ci dice che il management italiano è già entrato nell'era dell'Intelligenza Artificiale. La vera sfida, oggi, non è adottare la tecnologia ma governarla. L’'AI non riduce il bisogno di leadership: lo aumenta, lo concentra. Più cresce la capacità delle macchine, più diventano importanti il giudizio umano, la responsabilità delle decisioni e la capacità di dare una direzione al cambiamento. È su questo terreno che si giocherà una parte importante della competitività del Paese nei prossimi anni. Il vero banco di prova non sarà la capacità di costruire macchine sempre più intelligenti, ma un'Italia capace di utilizzare quell'intelligenza per generare crescita, lavoro di qualità e sviluppo. In altre parole, una società all'altezza dell'intelligenza che stiamo creando", afferma Stefano Cuzzilla, presidente di Cida.
Secondo Fabio Pammolli, presidente di AI4I: "La missione di AI4I consiste nel creare le condizioni affinché l’Intelligenza Artificiale contribuisca alla competitività del sistema produttivo italiano attraverso ricerca, infrastrutture avanzate, trasferimento tecnologico e sviluppo delle competenze. I risultati dell’AI Management Index confermano che il management italiano sta affrontando questa trasformazione con attenzione, curiosità e crescente consapevolezza. Certo è che le competenze rappresentano uno dei principali fattori di sviluppo per questa nuova fase. Formazione continua, discipline STEM, collaborazione tra università, ricerca e imprese e valorizzazione dei talenti sono elementi essenziali per accompagnare l’evoluzione delle organizzazioni e tradurre il progresso tecnologico in produttività, innovazione e impatto industriale. In questo quadro, il lavoro svolto da Cida assume un valore strategico. Accompagnare manager e alte professionalità nella comprensione e nel governo dell’Intelligenza Artificiale significa rafforzare la capacità del Paese di utilizzare le nuove tecnologie in modo efficace, responsabile e orientato allo sviluppo economico e sociale".
Per Cida, i risultati dell’AI management index indicano e confermano alcune priorità strategiche per accompagnare la trasformazione dell’Intelligenza Artificiale in Italia. 1) Investire sulle competenze, rafforzando la formazione continua dei manager e dei lavoratori e promuovendo modelli di apprendimento integrati nei processi organizzativi. 2) Sostenere ricerca e innovazione, favorendo la crescita di un ecosistema nazionale ed europeo dell’AI capace di competere a livello globale.3) Costruire una governance dell’innovazione, con regole chiare, responsabilità definite e un quadro normativo che favorisca lo sviluppo senza frenare la competitività.4) Accelerare la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, valorizzando l’AI come leva per aumentare efficienza, qualità dei servizi e capacità amministrativa.
5) Rafforzare la sovranità tecnologica europea, riducendo le dipendenze strategiche e promuovendo un modello di sviluppo fondato su autonomia, sicurezza e valorizzazione del capitale umano. 6) Adeguare politiche fiscali e welfare alla transizione tecnologica, affinché una parte dei guadagni di produttività generati dall’AI torni al lavoro, attraverso strumenti fiscali e contrattuali capaci di sostenere competenze, redditi e qualità dell’occupazione.
"L'Intelligenza Artificiale sarà davvero un'opportunità se sapremo utilizzarla per valorizzare il capitale umano e non per sostituirlo. Dobbiamo fare in modo che una parte della produttività generata dall'innovazione venga reinvestita nelle persone, nella formazione continua, nell'aggiornamento delle competenze e nell'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. La sfida non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modello di sviluppo che vogliamo costruire. L'Italia dispone di un patrimonio unico di creatività, competenze e saper fare che rappresenta la vera forza del Made in Italy. L'AI può aiutarci a rafforzarlo e renderlo ancora più competitivo, a condizione che resti uno strumento al servizio della persona, del lavoro e della crescita del Paese". conclude Cuzzilla.

(Adnkronos) - “In questi ultimi tre anni abbiamo accelerato il nostro piano di investimenti impiegando oltre 250 milioni per essere davvero a fianco dei nostri clienti. Quello che abbiamo raggiunto e di cui siamo molto orgogliosi è il fatto di avere un prodotto e una soluzione Ai, già sul mercato, per ognuno dei nostri clienti”. Lo ha detto Tommaso Cohen, Ceo di TeamSystem, intervenendo nell’ambito della TeamSystem Tech Conference 2026 a Milano. L'appuntamento annuale dedicato alle persone di TeamSystem che in Italia e nel mondo lavorano all’implementazione dei progetti di Ricerca & Sviluppo.
L’azienda prevede un’ulteriore accelerazione degli investimenti al 2030 per incrementare l’impiego dell’Intelligenza Artificiale nelle soluzioni che imprese e professionisti usano ogni giorno, integrandola nei loro processi decisionali e operativi. “L’adozione delle Ai da parte dei nostri clienti viene a dire che sono ancora in una fase iniziale: sono molto curiosi, hanno voglia di provare, hanno voglia di sperimentare e di farlo insieme a noi perché sanno di avere un partner affidabile con cui possono costruire dei sistemi che funzionano davvero e non semplicemente poter fare qualche domanda alle Ai - osserva Cohen - Abbiamo deciso di accelerare ulteriormente gli investimenti perché osserviamo dei ritorni importanti soprattutto in termini di competitività per i nostri clienti - spiega - Questo è il nostro obiettivo: essere al loro fianco e costruire insieme un percorso che li renda sempre più competitivi”, conclude.

(Adnkronos) - Guido Mannaioni è il nuovo presidente della Società italiana di tossicologia (Sitox). Professore ordinario di farmacologia e tossicologia all'Università degli Studi di Firenze e direttore della Tossicologia medica e Centro Antiveleni dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, Mannaioni succede a Orazio Cantoni alla guida della società scientifica. Il passaggio di consegne è avvenuto a Bologna durante il 23esimo congresso nazionale Sitox, in programma fino ad oggi, 10 giugno, dedicato al tema 'Tossicologia e Salute Pubblica: dall'evidenza scientifica alle politiche sanitarie'. Nel suo intervento, Mannaioni ha rivolto un ringraziamento al presidente uscente per il lavoro svolto alla guida della Società e per il contributo dato al rafforzamento del ruolo scientifico e istituzionale di Sitox. "Raccolgo il testimone con gratitudine e senso di responsabilità - dichiara Mannaioni - nella consapevolezza del lavoro importante portato avanti in questi anni e della necessità di proseguire nel percorso di crescita, visibilità e autorevolezza della tossicologia italiana".
Nel suo mandato, Mannaioni punta a rafforzare il ruolo della tossicologia come disciplina trasversale e strategica per la salute pubblica, capace di integrare competenze cliniche, ambientali, regolatorie, forensi, alimentari e farmacologiche. "La tossicologia oggi è una disciplina cruciale, ma spesso frammentata - aggiunge Mannaioni - È presente nella clinica, nella ricerca, nella regolazione, nell'ambiente, ma raramente riesce a esprimere una voce unitaria. Il mio impegno sarà rafforzarne l'identità come disciplina strategica per la salute pubblica, la sicurezza dei cittadini e la tutela dell'ambiente".
Una priorità del nuovo mandato sarà la valorizzazione della tossicologia clinica e delle emergenze, con particolare attenzione alla rete dei Centri Antiveleni, alla gestione delle intossicazioni acute e alle nuove sostanze psicoattive. "Serve una maggiore integrazione tra Centri antiveleni, Pronto soccorso, Terapie intensive, 118, SerD e medicina territoriale - prosegue Mannaioni - Le emergenze tossicologiche richiedono percorsi condivisi, competenze riconosciute e una rete nazionale più omogenea".
Il nuovo presidente Sitox indica tra le sfide centrali anche la tossicologia ambientale, alimentare e di salute pubblica. Inquinanti emergenti, microplastiche, Pfas, esposizioni multiple e sicurezza degli alimenti impongono un approccio integrato, secondo il paradigma One health, che riconosce la salute umana, animale e ambientale come dimensioni strettamente connesse. "La tossicologia non può essere considerata solo una disciplina dell'emergenza - sottolinea Mannaioni - Deve contribuire alla prevenzione, alla valutazione del rischio e alle politiche sanitarie e ambientali, fornendo alle istituzioni evidenze solide su cui basare le decisioni".
Nel programma del nuovo mandato rientrano anche innovazione scientifica e nuove tecnologie: modelli cellulari avanzati, organoidi, cellule staminali pluripotenti indotte, intelligenza artificiale, big data ed esposomica, cioè lo studio dell'insieme delle esposizioni ambientali, alimentari e comportamentali che accompagnano l'individuo nel corso della vita e possono influenzare la salute. Un altro asse strategico sarà la formazione delle nuove generazioni. Sitox intende rafforzare scuole di specializzazione, dottorati, percorsi multidisciplinari e la community dei giovani tossicologi, con l'obiettivo di rendere la disciplina più attrattiva e riconoscibile anche sul piano professionale. "Dobbiamo offrire ai giovani percorsi chiari, innovativi e multidisciplinari - afferma Mannaioni -. La tossicologia deve essere percepita non solo come ambito di ricerca, ma come una competenza essenziale per la società, la clinica, la regolazione e l'ambiente".
Sitox - è emerso dall'Assemblea di nomina - punterà inoltre a "consolidare il proprio ruolo istituzionale come interlocutore scientifico per ministero della Salute, Istituto superiore di sanità (Iss), Regioni e decisori pubblici, contribuendo a linee guida, percorsi di prevenzione e politiche sanitarie. Centrale anche l'internazionalizzazione, con il rafforzamento dei rapporti con società e reti scientifiche europee e internazionali". Nel nuovo mandato, infine, spazio alla comunicazione verso cittadini e media, per contrastare la disinformazione su farmaci, sostanze d'uso, droghe, integratori e rischi ambientali. "La sfida che abbiamo davanti non è solo curare le intossicazioni - conclude il neo presidente Sitox Guido Mannaioni - ma posizionare la tossicologia come disciplina chiave per la sicurezza dei cittadini, l'uso appropriato dei farmaci, la tutela dell'ambiente e le politiche di salute pubblica".
Da Cagliari alla Galizia per partecipare a un Cammino inclusivo.
Oltre 115 chilometri percorsi in sette giorni lungo l'ultimo tratto
del Cammino di Santiago de Compostela. Sono partiti dal capoluogo
sardo con i loro accompagnatori, dieci pellegrini con una
disabilità visiva. Ieri il rientro in Sardegna con ancora
l'emozione di un'esperienza coinvolgente che coniuga attività
fisica, autonomia personale, inclusione sociale e crescita umana.
A guidare il gruppo Alessandro Casuccio, coach professionista e
accanto a lui una guida ambientale escursionistica, Hospitalera
volontaria e soccorritrice della Croce Rossa Italiana. "Il Cammino
è un viaggio di scoperta, crescita personale, autonomia e
condivisione". Con queste parole, la ministra per le disabilità
Alessandra Locatelli plaude all'iniziativa promossa da Ierfop.
(Adnkronos) - Lutto nel mondo dello spettacolo. È morta a 66 anni Patrizia Caselli, attrice, conduttrice televisiva, showgirl e cantante. La notizia è stata diffusa nella notte attraverso i suoi profili Facebook. Caselli, nata a Udine il 13 maggio 1960, era da tempo malata: nel giugno 2024, in un’intervista al Corriere della Sera, aveva rivelato di avere “un tumore al terzo stadio. Mi fa paura”.
Volto noto della tv degli anni Ottanta e Novanta, Caselli aveva iniziato la sua carriera giovanissima, tra pubblicità e cinema, lavorando anche con Nanni Loy. Si era poi affermata nelle televisioni private - Antennatre e Telealtomilanese - come showgirl e conduttrice, spesso al fianco di Walter Chiari, con cui ebbe una lunga relazione durata fino al 1987.
Negli stessi anni si era cimentata anche nella musica, incidendo diversi 45 giri, e nel teatro, recitando in Hai mai provato con l’acqua calda? con Chiari e Ivana Monti, e nella riedizione di Mi è caduta una ragazza nel piatto con Domenico Modugno.
Il debutto in Rai arrivò nel 1987 con il varietà estivo di Rai2 Bella d’estate, ancora accanto a Chiari. Seguì la partecipazione a Chi tiriamo in ballo? e, nel 1988, la conduzione in solitaria di Master 88. Nel 1989‑1990 fu al timone, insieme a Luciano Rispoli, del programma La rete.
Dal 1991 Caselli divenne il volto del contenitore pomeridiano di cronaca Detto tra noi, condotto con Piero Vigorelli: tre edizioni fino al 1994, anno in cui il programma si trasformò in La vita in diretta. Nel 1993 condusse anche il gioco del mezzogiorno Se fosse..., già portato al successo da Raffaella Carrà.
Dopo il 1994 lasciò la televisione per seguire Bettino Craxi ad Hammamet, al quale fu legata sentimentalmente per nove anni, fino alla morte dell’ex presidente del Consiglio nel 2000. “Gli sono rimasta accanto sempre”, aveva raccontato ricordando i giorni più difficili dello scandalo Mani Pulite. In precedenza aveva avuto una relazione con Walter Chiari; dopo la scomparsa di Craxi aveva sposato il medico Alberto Bossi, con cui aveva adottato un figlio, François.
Negli anni Duemila era tornata sporadicamente sul set, recitando nei film La fabbrica del vapore (2000) di Ettore Pasculli e Dentro la città (2004) di Andrea Costantini.
La sua scomparsa chiude la parabola di una figura che ha attraversato stagioni diverse della televisione italiana, tra varietà, cronaca e intrattenimento, lasciando un segno riconoscibile in un’epoca di grande trasformazione del piccolo schermo.
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