
La polizia australiana ha dichiarato di aver incriminato Naveed Akram, accusato di aver aperto il fuoco durante un evento ebraico sulla Bondi Beach di Sydney, di 59 reati, tra cui terrorismo. L'attacco di domenica durante la celebrazione dell'Hanukkah ha ucciso 15 persone e ne ha ferite decine.
Akram, 24 anni, gravemente ferito e risvegliatosi ieri dal coma, ha compiuto l'attacco insieme al padre, Sajid, ucciso sul posto. Akram rifiuta di essere interrogato dagli investigatori, riporta il Sydney Morning Herald.
Intanto il premier del Nuovo Galles del Sud in Australia, Chris Minns, ha dichiarato dopo il funerale del rabbino Eli Shlanger che proporrà modifiche alla politica sul possesso di armi. "Il Parlamento discuterà modifiche urgenti la prossima settimana", ha dichiarato. "La legge limiterà la quantità di armi che possono essere possedute, riclassificherà le tipologie di armi e ridurrà la capacità del caricatore per i fucili da caccia".
Il presidente Ferdinand Marcos Jr. "respinge con forza" la "descrizione fuorviante delle Filippine come hotspot per l'addestramento dello Stato Islamico". Lo ha rimarcato la portavoce, Claire Castro, come riporta The Philippine Star, mentre proseguono le indagini delle autorità australiane dopo la strage di Bondi Beach. Per le Filippine, "non ci sono prove confermate che dimostrino che i soggetti coinvolti nei fatti di Bondi Beach abbiano ricevuto una qualsiasi forma di addestramento nelle Filippine" e "non è stata fornita alcuna prova a sostegno delle affermazioni secondo cui il Paese è stato utilizzato per l'addestramento al terrorismo".
Ieri Manila ha confermato che Sajid Akram e il figlio Naveed, ritenuti responsabili per l'attacco costato la vita ad almeno 15 persone, erano stati nella zona di Davao, sull'isola di Mindanao, dal primo al 28 novembre.
Operazione della Guardia di Finanza sulle annualità 2022 e 2023... 
Vigili del Fuoco ed Enel hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per rinnovare la collaborazione e per rafforzare le attività di coordinamento e di soccorso e sviluppare progetti innovativi.
Il documento, firmato oggi dal Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile, Attilio Visconti, e dal Direttore Italia del Gruppo Enel, Nicola Lanzetta, nell’ufficio del prefetto Visconti individua le aree di comune interesse per sviluppare piani d’azione congiunti idonei a prevenire e a gestire situazioni critiche, emergenze e calamità naturali. Presente alla firma il Capo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, Eros Mannino.
“La prevenzione incendi è una delle funzioni istituzionali del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco e ha come obiettivi diretti la sicurezza e l’incolumità degli operatori e delle persone e la tutela dei beni e dell’ambiente. Per questo il Dipartimento assicura il coordinamento degli interventi tecnici caratterizzati dal requisito dell’immediatezza della prestazione per i quali siano richieste professionalità specialistiche e idonee risorse strumentali. Il protocollo che firmiamo oggi ci permette di adempiere a questi compiti anche con la promozione di adeguate attività di formazione e di collaborazione per adeguati e mirati percorsi di studio e ricerca”, afferma il Capo Dipartimento Visconti.
L’obiettivo del protocollo è migliorare la gestione delle attività di interesse comune per l’ottimizzazione delle procedure e dei flussi di comunicazione, l’elaborazione di attività di formazione e di esercitazione per incrementare la consapevolezza dei rischi associati alle diverse attività e azioni congiunte per facilitare ulteriormente la cooperazione e la conoscenza del territorio, la prevenzione degli incendi e di altre situazioni di emergenza.
Il Capo del Corpo Mannino ha sottolineato come “Protocolli operativi come quello firmato oggi contribuiscono allo scambio di informazioni e all’implementazione di procedure in modo da assicurare la sicurezza degli operatori e dei lavoratori”.
Il documento prevede infatti lo sviluppo condiviso di progetti ad alto contenuto tecnologico finalizzato a implementare l’adozione di piattaforme per supportare l’attività di soccorso anche mediante l’utilizzo di droni e robot a comando remoto e l’utilizzo di sistemi di sensoristica e intelligenza artificiale per l’acquisizione e la gestione dei dati.

"Il pericolo di guerra tra Russia e Nato è concreto". E anche la Svizzera si arma. Il quadro internazionale, caratterizzato dalla guerra tra Ucraina e Russia, incide anche sui piani della confederazione elvetica, che si appresta ad acquistare caccia F-35 dagli Stati Uniti e a varare una nuova 'Strategia in materia di politica di sicurezza', come ha spiegato il ministro della Difesa, Martin Pfister.
"Il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento federale della Difesa di presentare, entro la fine di gennaio 2026, i parametri di riferimento per l'ulteriore modo di procedere relativo al rafforzamento della sicurezza e della difesa della Svizzera e di elaborare delle priorità per gli anni 2026/2027", ha detto Pfister.
Per garantire una difesa aerea completa e orientata all'attuale situazione di minaccia, in base alle recenti considerazioni militari, non solo sono necessari un rinnovamento complessivo e un miglioramento dei sistemi di difesa terra-aria (ad esempio con l'acquisto di Patriot e IRIS-T SLM), ma anche con l'ampliamento della flotta aerea.
Il Consiglio federale ha reso noto che intende raggiungere un contingente di 55-70 aerei da combattimento moderni. Questo eventuale aumento dei mezzi di difesa aerea, oltre all'acquisto degli F‐35, viene esaminato dal DDPS indipendentemente dal tipo di velivolo, ha evidenziato il ministro. "Lo scorso anno - ha ricordato - l'Esecutivo e il Parlamento hanno deciso di aumentare le uscite per l'esercito all'1% del PIL entro il 2032". Il Consiglio federale ha preso atto della necessità di intervenire in maniera prioritaria per rafforzare ulteriormente la sicurezza e la difesa della Confederazione.
In un secondo momento, il governo intende quindi decidere in merito all'eventuale acquisto di ulteriori F-35 allo scopo di raggiungere il numero previsto di 36 aerei da combattimento. "La Svizzera necessita di una flotta aerea in questa misura, ma il processo democratico va rispettato", ha ribadito Pfister.
"La guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina ha segnato uno spartiacque per la politica di sicurezza e anche la Svizzera ne subisce direttamente le conseguenze", ha detto ancora. Mosca "continua a pretendere una propria sfera di influenza e orienta la propria economia verso la guerra e le proprie forze armate verso un possibile confronto con gli Stati occidentali", ha ribadito. Non si può quindi escludere "che questa guerra si estenda fino a diventare un conflitto tra la Russia e i Paesi della Nato. Il pericolo è quindi concreto". Parallelamente - ha detto Pfister - "gli Stati Uniti sono sempre meno disposti ad assumere il loro tradizionale ruolo di garanti dell'ordine mondiale".
Per noi, ha spiegato il "ministro" della difesa, "intervenire sulla difesa è ancora più urgente dal momento che l'apparato di sicurezza della Svizzera attualmente non è sufficientemente preparato a respingere attacchi ibridi".
In questo contesto, nella nuova strategia l'esecutivo illustra le caratteristiche rilevanti e le vulnerabilità della Svizzera. L'obiettivo è quello di "rafforzare la resilienza, migliorare la protezione e la difesa, aumentare la capacità di difesa".

Un 25enne bengalese è stato investito e ucciso da un'auto pirata nella notte mentre era in sella ad una bici elettrica: caccia all'investitore in provincia di Napoli. I carabinieri della sezione radiomobile e della stazione di Casoria sono intervenuti in via Marconi, a Casavatore, per un incidente stradale mortale. Un uomo alla guida di un’utilitaria avrebbe investito un 25enne in sella ad una bici elettrica, poi si sarebbe allontanato senza prestare soccorso. La vittima è Nayem Md, 25enne originario del Bangladesh, ma residente in zona. Indagini in corso per individuare il responsabile.
Sempre in provincia di Napoli è stato arrestato per omicidio stradale, dopo sei ore di ricerche, un uomo che ha investito e ucciso una donna con un camion per la raccolta rifiuti. I Carabinieri della tenenza di Ercolano e gli agenti della Polizia Municipale hanno arrestato a Pollena Trocchia un operaio 44enne di Massa di Somma per omicidio stradale. L’uomo è ritenuto gravemente indiziato della morte di Anna Maria Guariniello, 77enne di Torre del Greco, avvenuta ieri pomeriggio verso le 14 a Ercolano.
Dagli accertamenti di Carabinieri e Polizia Municipale coordinati e diretti dalla Procura di Napoli è emerso che poche ore prima il 44enne mentre era a bordo dell’articolato di proprietà della ditta “New Company Ambiente” con sede a Pollena Trocchia, e per la quale l’uomo lavora, avrebbe investito la vittima. Dalle analisi dei sistemi di videosorveglianza emerge come il 44enne dopo aver investito la vittima a corso Resina incrocio via Bossa si sarebbe fermato per poi allontanarsi in direzione del comune di Pollena Trocchia. Le ricerche hanno permesso di rintracciare l’indagato nella sede della società per cui lavora nella serata di ieri, dopo sei ore di ricerche. L’arrestato è stato trasferito in carcere come disposto dall’Autorità giudiziaria partenopea.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che ordinerà un blocco "totale e completo" di tutte le petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Venezuela. In un post su Truth Social, ha affermato che il governo del leader venezuelano Nicolás Maduro è stato designato come organizzazione terroristica straniera e lo ha accusato di furto di beni statunitensi, nonché di "terrorismo, traffico di droga e tratta di esseri umani".
"Il Venezuela è completamente circondato dalla più grande Armata mai radunata nella storia del Sud America", ha dichiarato Trump sulla sua piattaforma social. "Diventerà sempre più grande, e lo shock per loro sarà mai visto prima... oggi ordino un blocco totale e completo di tutte le petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Venezuela fino a quando non restituiranno agli Stati Uniti d'America tutto il petrolio, la terra e gli altri beni che ci hanno precedentemente rubato".
Questa escalation da parte dell'amministrazione Trump segue il sequestro di una petroliera al largo delle coste venezuelane da parte delle forze statunitensi, un'operazione di rilievo che ha fatto seguito a un dispiegamento di forze militari nella regione.
Il governo venezuelano ha replicato con una dichiarazione in cui accusa Trump di "violare il diritto internazionale, il libero commercio e il principio della libera navigazione" attraverso una "minaccia sconsiderata e grave" nei confronti della nazione sudamericana.
La dichiarazione governativa venezuelana ha aggiunto, in riferimento al post del Presidente Trump: "Sui suoi social media, presume che il petrolio, la terra e la ricchezza minerale del Venezuela siano sua proprietà. Di conseguenza, chiede che il Venezuela consegni immediatamente tutte le sue ricchezze. Il Presidente degli Stati Uniti intende imporre, in modo del tutto irrazionale, un presunto blocco navale al Venezuela con l'obiettivo di rubare la ricchezza che appartiene alla nostra nazione."
Il governo di Maduro ha anche annunciato l'intenzione di sottoporre la questione alle Nazioni Unite.

Donald Trump ha la "personalità di un alcolista". Ad affermarlo è stata Susie Wiles, capo dello staff della Casa Bianca, in un articolo pubblicato da Vanity Fair, che lei stessa ha poi descritto come "un atto di accusa presentato in modo disonesto". Figura chiave della campagna elettorale e ora del governo, Wiles ha concesso diverse interviste alla rivista americana, che fungono da filo conduttore di un lungo articolo dedicato alla cerchia ristretta del presidente americano.
Cosa dice nell'articolo
L'articolo contiene la sua opinione, non sempre lusinghiera, sul vicepresidente JD Vance e sulla ministra della Giustizia. Ma sono ovviamente le sue dichiarazioni su Donald Trump ad aver suscitato scalpore: ha la "personalità di un alcolista" - anche se non beve nemmeno un goccio di alcol, afferma - nel senso che "agisce con l'idea che non c'è nulla che non possa fare. Nulla, zero, niente".
Wiles dice di considerarsi "un po' esperta" in materia, per via di suo padre, un famoso giocatore di football americano e commentatore sportivo con gravi problemi di alcolismo. A pubblicazione avvenuta Wiles ha denunciato su X "un articolo accusatorio presentato in modo disonesto" e che dipinge "un ritratto caotico e negativo" del presidente e del suo team. Donald Trump "non ha un consigliere più formidabile e leale di Susie", ha assicurato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt sulla stessa piattaforma, mentre diverse altre figure del governo sono corse in aiuto della direttrice di gabinetto.
"Non l'ho mai vista essere sleale," ha commentato il vicepresidente J.D. Vance durante un comizio in Pennsylvania, "è esattamente la stessa persona, che il presidente sia lì o meno", ha aggiunto, riconoscendo tuttavia che tra loro c'erano alcuni "disaccordi". Susie Wiles afferma secondo la rivista che Donald Trump non intende ricandidarsi nel 2028 ma che tira regolarmente fuori l'argomento perché "lo diverte" e "fa impazzire le persone."
Il capo dello staff critica anche il procuratore generale Pam Bondi per la gestione del caso Jeffrey Epstein: "Si è completamente sbagliata a giudicare che fosse di interesse solo per un gruppo molto mirato di persone", mentre molti sostenitori del presidente repubblicano chiedono maggiore trasparenza su questo tema.
Interrogata sul cambiamento di opinione del vicepresidente J.D. Vance, da critico a sostenitore di Donald Trump, Wiles ha definito "la sua conversione" "un po' più politica" di quella del segretario di Stato Marco Rubio, che si era davvero schierato con il presidente americano per convinzione. Susie Wiles descrive anche il vicepresidente come un teorico della cospirazione. JVance e Rubio sono spesso presentati come rivali nella corsa per succedere a Donald Trump.
La posizione della Casa Bianca
L'intervista di Vanity Fair è ''purtroppo, un altro esempio di giornalismo disonesto, in cui un giornalista ha estrapolato le parole del capo dello staff dal loro contesto, senza includere il contesto in cui si svolgevano quelle conversazioni", afferma la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che c'è ''un'ondata di sostegno da parte delle persone a Capitol Hill'' nei confronti di ''Susie Wiles che è stata incredibile per il presidente Trump''.
Leavitt ha aggiunto che Trump ''è stato in grado di realizzare così tanto grazie alla sua leadership e alla sua tenacia, ma anche grazie alla leadership del capo di gabinetto Wiles e alla sua capacità di realizzare il suo programma''.

Il maltempo si allontana dall’Italia. Tuttavia le condizioni meteo faticheranno a trovare una certa stabilità anche nei prossimi giorni e la settimana di Natale si prevede piuttosto dinamica e movimentata, con il rischio di nuove precipitazioni su molte regioni.
Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it[1], conferma la fase alquanto altalenante di questa seconda parte di dicembre a causa del passaggio di un vortice di origine atlantica. Per oggi, mercoledì 17, sono previste le ultime precipitazioni sulle regioni settentrionali ed in Toscana con nevicate sull’arco alpino centro orientale oltre i 1600 metri di quota.
Successivamente il vortice (area di bassa pressione) scivolerà verso il Nord Africa, perdendo gran parte della sua influenza sull’Italia, dove le condizioni meteo sono previste in deciso miglioramento. Giovedì avremo quindi una prevalenza di sole ovunque (salvo qualche nebbia sulle pianure del Nord) con temperature ben oltre le medie climatiche grazie anche ai venti dai quadranti meridionali: a Roma, Napoli e Palermo si toccheranno i 17-18°C.
Poi, tra venerdì e sabato, il vortice riprenderà vigore muovendosi verso nord, rientrando alle basse latitudini del Mediterraneo e portando nuove piogge e temporali su Sicilia e Calabria prima di allontanarsi definitivamente verso oriente.
A parte questi ultimi disturbi, il weekend trascorrerà all’insegna di una maggior stabilità atmosferica grazie ad una temporanea rimonta dell’alta pressione che garantirà più sole su buona parte dei settori. Tuttavia, si tratterà solo di una breve pausa. Una nuova e intensa perturbazione atlantica inizierà infatti ad avvicinarsi da ovest, determinando un graduale peggioramento delle condizioni meteo. Le prime piogge faranno la loro comparsa già nel corso della giornata di domenica, tra il pomeriggio e la sera, a partire dai settori nord-occidentali e dalla Sardegna.
Dalla notte le precipitazioni si faranno via via più intense in particolare su Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria di Ponente. Sulle Alpi occidentali sono attese nevicate copiose oltre i 1000–1500 metri di quota. Questo rappresenterà il segnale di un nuovo peggioramento che inaugurerà la settimana di Natale, la quale si preannuncia piuttosto dinamica e movimentata, con il rischio di nuove precipitazioni su molte regioni.
NEL DETTAGLIO
Mercoledì 17. Al Nord: piogge sparse, ma solo al mattino. Al Centro: variabile e mite. Al Sud: nubi sparse e schiarite, mite.
Giovedì 18. Al Nord: generalmente poco nuvoloso, nebbioso in pianura. Al Centro: tempo stabile. Al Sud: poco o parzialmente nuvoloso.
Venerdì 19. Al Nord: piovaschi su Liguria, stabile altrove. Al Centro: deboli piogge su Toscana, sole altrove. Al Sud: verso sera e notte peggiora in Sicilia e bassa Calabria.
Tendenza: maltempo su Sicilia e Calabria, nebbioso al Nord, asciutto altrove.
Oggi, 17 dicembre, debutta al cinema l'attesissimo 'Avatar: Fuoco e Cenere', terzo capitolo della fortunata saga di James Cameron. Il film riporta il pubblico a Pandora in una nuova e coinvolgente avventura con il marine diventato leader Na'vi Jake Sully (Sam Worthington), la guerriera Na'vi Neytiri (Zoe Saldaña) e la famiglia Sully.
La trama
In seguito alla devastante guerra contro la RDA, Jake Sully e Neytiri affrontano una nuova minaccia su Pandora: il Popolo della Cenere, una tribù Na'vi violenta e assetata di potere guidata dagli spietati Varang. La famiglia di Jake deve lottare per la propria sopravvivenza e per il futuro di Pandora in un conflitto che li spinge ai loro limiti emotivi e fisici.
Il cast
Nel cast, oltre a Sam Worthington e Zoe Saldaña, anche Sigourney Weaver, Stephen Lang, Kate Winslet, Oona Chaplin, Trinity Jo-Li Bliss, Jack Champion, Brendan Cowell e Bailey Bass.
Il trailer
È il capitolo conclusivo della saga?
Non è chiaro se questo terzo capitolo metterà n punto al franchise. James Cameron ha spiegato che potrebbero arrivare altri due nuovi capitoli di 'Avatar', ma al momento niente di certo. In caso, ha spiegato il regista, 'Avatar 4' e 'Avatar 5' racconterebbero un'altra grande storia, proprio come accaduto al secondo e al terzo capitolo.

"La Camera è lieta di ospitare questa cerimonia che è divenuta nel tempo un appuntamento di rilievo nel panorama culturale italiano. In quasi 40 anni di storia, il Premio Laurentum ha raccolto le voci di poeti esordienti e di autori già affermati, dimostrando come la poesia sappia ancora parlare al cuore di tutti. Nelle sue numerose edizioni ha allargato il proprio orizzonte premiando personalità che si sono distinte in campo artistico e letterario, per il loro impegno nella promozione della cultura nelle sue molteplici forme". Lo dice il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, aprendo la cerimonia di premiazione del XXXIX edizione del Premio Laurentum per le Arti nella sala della Lupa della Camera dei deputati.
"Si tratta - spiega - di una rassegna che valorizza la creatività e che riconosce nella poesia un importante strumento di crescita personale e sociale. La poesia italiana, in particolare, non è mai stata solo un esercizio letterario. Ha accompagnato l’evoluzione del Paese, unendo generazioni, territori e linguaggi. Ha plasmato la nostra identità nazionale e ha contribuito a costruire quella memoria collettiva che costituisce il fondamento stesso di ogni comunità. La poesia si conferma un’arte viva e vitale perché riesce a cogliere con immediatezza gli aspetti più profondi della realtà. In un contesto come quello attuale, spesso dominato dalla rapidità e frammentarietà delle comunicazioni, abbiamo bisogno di spazi nei quali le parole non vengano consumate, ma scelte, meditate e condivise. È questa la grande sfida della poesia. Mantenere la profondità dello sguardo in un'epoca in cui si fa fatica ad andare oltre la superficie, restituendo alla lingua la sua dignità e la sua forza espressiva. Iniziative come questa hanno dunque il merito di diffondere quest'arte così significativa per la crescita culturale della società e di esaltare la capacità del nostro ricco patrimonio letterario e artistico di rinnovarsi".
"È un patrimonio inestimabile, da sostenere e tutelare non solo per il suo alto valore, ma perché custodisce la ricchezza delle nostre radici. Desidero quindi esprimere il mio sincero apprezzamento ai vincitori di questa 39esima edizione e rinnovare i miei sentimenti di stima e gratitudine al Centro Culturale Laurentum, al suo Presidente Giovanni Tarquini e al direttore del Premio Roberto Sergio. A loro va il ringraziamento per aver custodito questa tradizione con costanza e passione, mettendo la cultura al servizio della comunità. La poesia non ci chiede soltanto di leggere. Ci chiede di ricordare chi siamo e di guardare le sfide del nostro tempo da una prospettiva più profonda. È anche così che la cultura continua a ispirare il nostro impegno quotidiano a favore del bene comune", conclude Fontana.

Va al poeta Marco Amore il Premio Laurentum ‘Siae Giovani Talenti’, consegnato durante la cerimonia di premiazione della XXXIX edizione nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, a Palazzo Montecitorio.
“Mentre divide la propria attività fra il mondo dell’arte contemporanea (progettando mostre ed eventi) e il settore della finanza agevolata - recita la motivazione - il giovane Marco Amore scrive versi volutamente antilirici, versi che hanno qualcosa di simile a taglienti collage cubisti, a puzzle spigolosi e disimmetrici, a intarsi d’immagini segnate dal caos della nostra società squilibrata. La sua nuova raccolta L’ora del mondo si muove a zigzag tra i sinistri, grotteschi fantasmi del linguaggio amministrativo e burocratico, le innumerevoli maschere della falsità programmata e l’eccedenza di senso dell’anima, ‘invenzione’ irriducibile alle morse della scienza, della tecnocrazia e delle consuetudini. Se il ‘rito’ del capitalismo impedisce di ‘dare il giusto prezzo alle cose’ condannando l’uomo a diventare sempre più ‘speculare/al parco macchine’; se ‘cresce il tasso di povertà assoluta familiare’; se i discorsi si svuotano di senso e ‘l’etica diventa formale’, i poeti sanno ancora che ‘non esiste niente, al mondo, privo di poesia’ per chi sa sgombrare il suo sguardo dai paraocchi: che perfino quando ‘il canto degli uccelli è assopito sotto una coltre/ invisibile’, o quando ‘la luna/ illumina gusci vuoti’, qualche segno imprevisto resiste per mostrarci l’inconsistenza delle nostre illusioni, per estinguere in noi l’’euforia' degli inutili acquisti, per risospingere la ‘marea’ dei calcoli e delle menzogne ‘oltre il frangiflutti’ della cecità, verso ciò che non si può vendere né comprare: ancora e sempre l’anima”.
Va alla poetessa Mary de Rachewiltz, 100 anni, figlia del poeta statunitense Ezra Pound, il Premio Dante Alighieri, nell’ambito della cerimonia di premiazione della XXXIX edizione del Premio Laurentum, in corso nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, in Palazzo Montecitorio. "Che onore, che gioia", dice de Rachewiltz in un video mostrato durante l'evento. A ritirare il riconoscimento, l'amica di famiglia Gloria Mancinelli.
“Figlia del grande Ezra Pound, Mary de Rachewiltz ha testimoniato - recita la motivazione - nella propria opera poetica (sia in inglese che in italiano) tanto la sua fedeltà alla poesia del padre quanto la sua libertà e la sua distanza da essa: ha saputo filare e tessere parole capaci di dialogare con la grande avventura di lui senza esserne però risucchiate: ha saputo volteggiare nei propri versi con grazia, acume, verità e saggezza. Mentre il padre ha sempre inseguito nei Cantos la totalità dell’essere e del tempo, lei ha cercato parole brevi, fantasiose, icastiche e sciolte come api, farfalle, piccoli uccelli, vele, foglie: ha mimato i ritmi dello haiku o del tanka giapponese: ha lasciato che le immagini vagassero e tornassero sulla spola paziente, vivida e mobile della scrittura: ha liberato parole in grado di brillare e respirare come se fossero d’‘argento vivo’. Solo fare della passione per il vero una danza, solo ‘danzare la verità’ le ha potuto permettere di continuare a credere che, se di frequente la vita ci delude e la realtà ci ferisce, sempre altri doni, altre chance di leggerezza e bellezza potranno rinascere dalle pieghe delle occasioni. Così, libera da ogni trappola della storia, Mary de Rachewiltz ha ritrovato suo padre nel respiro del vento. L’ultimo messaggio dei Cantos non è forse ‘let the wind speak' (‘lascia parlare il vento’)”.

Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che terrà ''un discorso alla nazione, in diretta dalla Casa Bianca, alle 21'', di mercoledì 17 dicembre, le 3 di mattina di giovedì in Italia. Con un post sul suo Truth social, Trump si è rivolto ai suoi ''concittadini americani'' dicendo loro che ''non vedo l'ora di 'vedervi'''. ''E' stato un grande anno per il nostro Paese e il meglio deve ancora venire'', ha aggiunto Trump. Di cosa parlerà il presidente degli Stati Uniti?
In un momento chiave dei negoziati per la fine della guerra tra Ucraina e Russia, è stato ipotizzato un intervento di Trump in relazione alle trattative per la pace. E' stata la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, a offrire indicazioni.
Trump "parlerà molto dei successi degli ultimi 11 mesi, di tutto ciò che ha fatto per riportare il nostro paese alla grandezza e di tutto ciò che continua a pianificare di fare nei prossimi 3 anni", dice la portavoce.
Il presidente "è riuscito a realizzare così tanto grazie alla sua leadership e alla sua tenacia, ma anche grazie alla leadership di Susie Wiles", il capo dello staff, "e alla sua capacità di realizzare il suo programma".
Un esercito di 800mila soldati, con addestramento e armi fornite dall'Occidente. Una forza militare formata da soldati di paesi europei presenti in Ucraina. La supervisione degli Stati Uniti, con attività di intelligence per individuare eventuali azioni aggressive della Russia. Sono i 3 pilastri su cui si fonderebbero le garanzie di sicurezza per Kiev dopo l'eventuale accordo per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia.
Il New York Times delinea il quadro dopo i due giorni di negoziati andati in scena domenica e lunedì a Berlino sull'asse Usa-Ucraina-Europa. I colloqui, secondo il quotidiano americano, avrebbero portato alla stesura di due documenti destinati ad avere un ruolo chiave per porre fine al conflitto. Le garanzie inserite nei documenti dovrebbero convincere Kiev a rinunciare all'ingresso nella Nato e ad abbandonare il Donbass[1]. Se l'addio all'Alleanza appare scontato, più complesso appare il percorso per arrivare alla cessione della regione reclamata da Vladimir Putin.
I due documenti
Nessuno dei due documenti ad oggi è stato diffuso. Il primo, scrive il NYT, delinea i principi generali delle garanzie ispirate all'articolo 5 della Nato: tutti i membri del Patto Atlantico si impegnano a difendere un paese dell'Alleanza che subisce un attacco. Il secondo documento, invece, è un file che entra nel dettaglio del meccanismo militare complessivo. Il testo illustra come Usa e Europa collaborerebbero con l'esercito ucraino per scongiurare nuove aggressioni russe in futuro.
Il piano militare nel dettaglio
Il file definito 'operativo' dal quotidiano comprende direttive specifiche che dovrebbero rassicurare l'Ucraina in vari scenari legati ad eventuali aggressioni russe. Tra i primissimi punti spicca il piano per portare l'esercito ucraino a 800mila uomini in tempo di pace: Kiev avrebbe forze armate addestrate e dotate di armi ed equipaggiamenti ultramoderni. Nel corso della guerra, si fa notare, l'esercito ucraino è arrivato ad avere al massimo 900mila soldati. Insomma, il livello top verrebbe mantenuto.
Il documento fornisce anche dettagli su una forza militare creata dall'Europa e destinata ad operare in Ucraina per vigilare su cielo e mare. Le truppe avrebbero come base l'Ucraina occidentale, lontano da qualsiasi linea in cui scatterebbe il cessate il fuoco: si tratterebbe di un ulteriore deterrente contro qualsiasi futura aggressione russa. I paesi europei intenzionati a partecipare all'operazione - secondo Zelensky sarebbero già diversi - potrebbero scegliere il livello di coinvolgimento e di impegno.
L'operazione non riguarderebbe gli Stati Uniti: Trump, ricorda il Nw York Times, ha detto e ripetuto che Washington non invierà soldati. Gli Usa, però, intendono comunque recitare un ruolo di primo piano, come conferma il documento. Gli Stati Uniti utilizzerebbero i loro sistemi di intelligence per monitorare il cessate il fuoco e rilevare attività eventuali attività di Mosca potenzialmente finalizzate a nuove incursioni. Gli americani sarebbero anche responsabili di verificare il rispetto del cessate il fuoco.
Agli Usa, inoltre, competerebbe anche il controllo di eventuali tentativi russi di creare provocazioni per alzare la tensione e riprendere le ostilità: una strategia simile, si fa notare, non sarebbe una novità per Mosca. Per offrire ulteriori tutele all'Ucraina, le garanzie di sicurezza verrebbero approvate dai singoli paesi con procedure vincolanti.

Il Consiglio Europeo che si riunirà domani, giovedì 18 dicembre, a Bruxelles per decidere su come finanziare l'Ucraina nei prossimi due anni si preannuncia complicato. Il nodo principale del summit è il via libera, o eventualmente lo stop, a un prestito Ue all'Ucraina, il cosiddetto prestito di riparazione, basato sui beni congelati alla Banca centrale della Federazione Russa, che ammontano a 210 miliardi di euro, 185 dei quali sono nelle disponibilità di Euroclear, colosso belga che è uno snodo critico del sistema finanziario globale, attivo nella compensazione, regolamento e custodia di titoli su molti mercati finanziari, non solo europei ma anche americani e asiatici.
Favorevoli e contrari
Problema: i Paesi che hanno qualche perplessità, a vario titolo, sulla proposta presentata dalla Commissione non sono pochi. Se ne contano almeno sette, e sono solo quelli venuti allo scoperto. Il Belgio è contrario fin dall'inizio, essendo il Paese che rischia di più. Italia, Bulgaria e Malta hanno votato con Bruxelles per rendere semi-perenne, a maggioranza qualificata, il congelamento dei beni russi, invocando l'articolo 122 del Tfue, mossa che per Viktor Orban, affezionato al veto, equivale ad uno "stupro" del diritto Ue.
I quattro Paesi hanno però allegato una dichiarazione al voto in cui chiedono di esplorare opzioni alternative e meno rischiose. Un alto funzionario Ue tende a non attribuirle troppo peso: "E' solo una dichiarazione in cui gli Stati membri approvano la soluzione, ma chiariscono le condizioni", sostiene. Ungheria e Slovacchia sono da tempo su posizioni non allineate con la direttrice maggioritaria filo Ucraina, del sostegno 'as long as it takes', per tutto il tempo necessario. La Repubblica Ceca ha un primo ministro, Andrej Babis, appena tornato al potere, che viene dai Liberali ma che ora milita nei Patrioti per l'Europa, il gruppo del Rassemblement National e della Lega. Il miliardario ha già detto che Praga non intende contribuire alle garanzie necessarie affinché il prestito assomigli il meno possibile ad una confisca.
Il nodo unanimità e la strategia di Costa
Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, spiega la fonte, riterrebbe "ideale" avere un accordo "a 27", cosa che però "non sarà possibile", visto la scontata contrarietà dell'Ungheria, che peraltro, allo stato, sta bloccando le conclusioni su Ucraina e allargamento, come ha riferito la ministra danese Marie Bjerre. L'ideale sarebbe un ok "a 26", quindi "speriamo che sia il più vicino possibile a 26". Tuttavia, spiega, è impossibile fare previsioni ora: "Decideranno i leader". Il fatto è che l'alternativa messa sul tavolo dalla Commissione, un prestito basato sull'headroom del bilancio Ue, sulla falsariga 'tecnica' di Next Generation Eu, necessita dell'unanimità.
Unanimità che non c'è, perché l'Ungheria è contraria, non da oggi. Il problema, però, è politico e riguarda altri Paesi, in primis la Germania, dove l'AfD è prima nei sondaggi. Per questo, il cancelliere Friedrich Merz non può permettersi, in queste condizioni, di spiegare agli elettori tedeschi che occorre fare debito per aiutare l'Ucraina. Come ha confermato più volte l'Alta Rappresentante Kaja Kallas, l'idea di fare debito Ue per sostenere Kiev, da lei lanciata quando era ancora premier dell'Estonia, "non ha preso quota".
Per la fonte, questa ipotesi di lavoro, che pure la Commissione ha messo sul tavolo ben sapendo che sarebbe stata bocciata, "non è realistica", dato che la presidenza danese l'ha portata in Coreper e "uno Stato membro era chiaramente contrario". Pertanto, questa opzione "è stata messa sullo scaffale". E dunque, l'alto funzionario spiega che una "cospicua maggioranza" di Stati membri appoggia l'idea del prestito di riparazione, che resta la "soluzione sulla quale lavorare" per il Consiglio Europeo. "Vedremo che cosa succede", dice.
Lo scoglio belga
In teoria, il prestito di riparazione potrebbe essere approvato a maggioranza qualificata, mettendo il Belgio in minoranza. Ma tra il dire e il fare, c'è di mezzo parecchio: l'alto funzionario, a domanda diretta, risponde che si tratta della risposta "più complessa" da dare e che "la grande maggioranza del lavoro" è stato fatto "insieme al Belgio". Belgio che, tuttavia, resta sulle proprie posizioni, anche se, come ha detto il premier Bart De Wever, non ha la vocazione di comportarsi nell'Ue "come l'Ungheria" di Viktor Orban. Tuttavia, lo stesso De Wever ha detto di non voler credere che la Commissione possa spingersi a confiscare i soldi di una società privata contro la volontà di uno Stato membro sovrano, preannunciando azioni legali se dovesse succedere.
Intanto, una delle condizioni che il Belgio ha posto, di non essere l'unico Paese a vedersi semi-confiscati i beni della Banca centrale russa, dovrebbe essere soddisfatta. La proposta della Commissione già prevede la partecipazione dei beni russi congelati parcheggiati in altri Paesi. Un problema particolare è quello delle banche francesi, sugli averi russi delle quali mancano dettagli. La fonte, comunque, assicura che ci sono "evoluzioni positive" sul fronte della partecipazione di "tutti gli asset congelati" al cosiddetto prestito di riparazione all'Ucraina.
Lo spettro bancarotta per Euroclear
Un problema non piccolo, come spiegato recentemente dal Corriere della Sera, è che il prestito Ue all'Ucraina sarebbe costituito da titoli infruttiferi, che non producono interessi. Una caratteristica, questa, voluta dalla Germania perché, se i bond pagassero cedole, somiglierebbero molto agli Eurobond, che fanno inorridire Berlino. Il problema è che, se qualcosa dovesse andare storto, Euroclear non potrebbe usare quei titoli per chiedere liquidità alla Bce. In questo frangente, uno 'worst-case scenario' improbabile ma che non si può escludere a priori, Euroclear rischierebbe di andare in bancarotta. Evento che sarebbe catastrofico.
Tuttavia, alla Commissione sono convinti di avere ridotto i rischi al minimo. E la decisione sul prestito cosiddetto di riparazione resta "il principale punto del Consiglio Europeo", sul quale i leader sono chiamati a prendere "una decisione", spiega l'alto funzionario. Il presidente Costa "ritiene indispensabile" che una decisione venga presa questa settimana, "anche se i leader dovranno trattenersi un po' più a lungo del solito" nell'Europa Building. Contrariamente alla gestione di Charles Michel, sotto il quale summit interminabili erano la regola, sotto Costa sono rientrati in tempistiche meno abnormi, solitamente ridotti ad un giorno solo, ma questa volta sarà molto difficile comprimere i lavori in una sola giornata.
Tre giorni per un'intesa?
Costa ha ventilato la possibilità di trattenere i leader a Bruxelles fino a sabato 20. Dato che il Consiglio Europeo sarà preceduto, stasera, da un summit Ue-Balcani Occidentali, vorrebbe dire che i leader (probabilmente non tutti) dovrebbero trattenersi nella capitale belga per ben tre notti. Non sono poche, ma non è possibile escluderlo del tutto: nel luglio del 2020 ci vollero quattro giorni e quattro notti di summit per trovare l'accordo sul Quadro finanziario pluriennale 2021-27 e su Next Generation Eu.
Resta sempre la possibilità di approvare un prestito-ponte, in grado di accompagnare l'Ucraina per qualche mese, in attesa di vedere come andranno le trattative in corso, che hanno già spinto Kiev a non escludere la possibilità, dopo quasi quattro anni di resistenza all'invasore, di dolorose concessioni territoriali. L'alto funzionario Ue non ha scartato nettamente questa possibilità, ma ha ribadito che l'ipotesi di lavoro resta il prestito di riparazione, che è "l'opzione favorita da una grande maggioranza di Paesi".
Gli altri punti sul tavolo
La bozza delle conclusioni prevede altri punti, sui quali però non si prevedono grandi "discussioni" tra i leader. Una sarà sull'allargamento dell'Ue, ed è necessaria perché c'è la "possibilità realistica" che "a breve termine" alcuni Paesi candidati siano pronti ad aderire all'Ue: il più avanzato è il Montenegro, che ha chiuso 12 capitoli negoziali su 33. Quindi, l'Ue deve prepararsi al momento in cui dovrà decidere cosa fare: l'ultimo Paese che ha aderito all'Unione è la Croazia, entrata nel 2013, che oggi è nell'euro. Nel frattempo, l'Ue ha perso il Regno Unito, potenza nucleare con 70 milioni di abitanti.
La seconda discussione sarà sull'Mff 2028-34, la cui proposta andrebbe approvata "idealmente entro la fine del 2026", in modo da avere "tutto il 2027" per il lavoro legislativo necessario ad un avvio fluido del nuovo Quadro finanziario pluriennale. L'Italia ha già chiarito, per bocca del ministro agli Affari Europei Tommaso Foti, di non vedere ragione per inserire nelle conclusioni una deadline a fine 2026, dato che la 'negobox' prevede anche i 'rebates', gli sconti ai contributi dei contributori netti al bilancio Ue, che l'Italia, tutt'altro che isolata, considera "anacronistici" e "desueti". Anche il commissario al Bilancio Piotr Serafin ha detto che la Commissione non è "entusiasta" dei rebates.
La protesta degli agricoltori
Intanto, per domani è annunciata una protesta degli agricoltori a Bruxelles, contro la proposta di bilancio della Commissione, che accorpa Pac e politica di coesione in singoli piani nazionali, cosa che comporterà tagli. La protesta sarà diretta anche, con ogni probabilità, contro l'accordo Ue-Mercosur e potrebbe essere esacerbata dal malessere degli allevatori francesi, colpiti da focolai di dermatite nodulare che vengono combattuti abbattendo e incenerendo intere mandrie di bovini. Un metodo drastico, probabilmente inevitabile per eradicare la malattia, che però viene vissuto spesso come un trauma dai proprietari degli animali.
I leader discuteranno anche, in vista del Consiglio Europeo informale del prossimo febbraio, di "geoeconomia", cioè delle implicazioni strategiche che la dimensione economica ha sempre avuto. In questo ambito, verrà probabilmente discussa la nuova "postura" degli Usa di Donald Trump, che hanno applicato dazi all'Ue e ad altri partner e non nascondono la propria insofferenza per l'Unione. In questo contesto, verrà probabilmente sollevato anche il tema dell'accordo commerciale Ue-Mercosur, che i presidenti Antonio Costa e Ursula von der Leyen dovrebbero andare a firmare in Brasile sabato 20 dicembre.
Non è ancora detto che ci riescano. La Francia ha chiesto ufficialmente un rinvio, perché l'Ue deve "proteggere" i propri agricoltori dalla concorrenza di produttori che non sottostanno alle medesime regole, come ha detto il ministro francese agli Affari europei Benjamin Haddad. La leader del Rassemblement National Marine Le Pen ha detto che la Francia dovrebbe "dire no", anziché chiedere un rinvio. Si vedrà se l'Ue riuscirà a firmare un accordo commerciale con un'area di libero scambio da oltre 280 milioni di abitanti, utile a compensare almeno parzialmente il terreno perso negli Usa, dove il protezionismo è tornato in gran voga.
Il Consiglio Europeo dovrebbe prendere il via intorno alle 10 di domani, dopo i prevertici dei partiti, con il consueto intervento della presidente del Parlamento Roberta Metsola, seguito da un collegamento con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il programma, suscettibile di variazioni, prevede una prima discussione sull'Ucraina, poi una sull'allargamento, successivamente il bilancio Ue e poi una cena sulla geoeconomia e la competitività. Il summit si protrarrà "per tutto il tempo necessario", minacciano fonti Ue. (di Tommaso Gallavotti)

Con il Natale, il calendario indica una pausa dalle lezioni scolastiche, ma in famiglia non arriva automaticamente la calma tanto desiderata dopo mesi di agende piene di impegni, tra scadenze da rispettare, capricci da gestire e voti da recuperare. Sotto l’albero, se non ci si prepara adeguatamente, si rischia di trovare due settimane che mettono a dura prova la relazione genitori-figli, perché il vero problema non è il tempo a disposizione, ma come si gestisce quel tempo insieme. In Italia, secondo un recente sondaggio comparativo realizzato dall’istituto Eumetra nell’ambito del progetto 'Parents', quasi la metà dei genitori (47%) non si sente all’altezza del proprio ruolo educativo, un indicatore di come stress, impegni e carico di responsabilità possano influire negativamente sulla percezione di sé e sulla qualità del tempo dedicato ai figli. Situazione confermata anche dal Cisf Family Report 2025, secondo cui 6 italiani su 10 dichiarano di aver sofferto di ansia o stress lo scorso anno, con ripercussioni inevitabili sulla possibilità di dedicare tempo di qualità alla famiglia.
Cosa può succedere quindi se il tempo delle vacanze non è né strutturato consapevolmente né libero davvero? "Nei figli possono esserci regressioni comportamentali (capricci, atteggiamenti di sfida, gelosie tra fratelli,) e difficoltà a 'staccare' davvero dalla routine talvolta ansiosa legata alla scuola, e il rischio è che al rientro a gennaio siano ancora più stanchi, che i risultati scolastici non brillino, perché il periodo natalizio non è servito a ricaricarsi di entusiasmo ed energie", afferma Federica Ciccanti, pedagogista, pedagogista clinico, mediatrice familiare e autrice di 'Regole facili. Genitori felici (e figli anche)', edito da Vallardi. "Nei genitori, invece, si possono presentare sensi di colpa ('Non sto facendo abbastanza'), frustrazione ('Perché i miei figli non riescono a stare bene insieme senza litigare?') ed esaurimento ('Non voglio più sentir parlare di compiti'). Tutte sensazioni che ledono l’autostima e la capacità di sentirsi 'un bravo genitore' e che si ripercuotono nelle relazioni in famiglia: il filo della comunicazione si assottiglia, i genitori parlano sempre e solo di doveri, prestazioni e comportamenti da correggere e i figli sentono di non essere ascoltati, capiti e si comportano in certo modo solo per evitare rimproveri e non perché capiscono l’importanza di costruire un dialogo sincero con mamma e papà".
Nessun genitore vuole rovinare le vacanze dei figli, ma non sempre sa come affrontare tutti quei giorni di vacanza. C’è chi riempie il loro tempo di impegni, perché vuole che non perdano il ritmo, che non si annoino, che non trascorrano ore e ore parcheggiati davanti a un videogioco e pensa che, anche questa, sia una forma di amore e protezione. C’è chi, al contrario, pur non essendo negligente, 'molla la presa' e li lascia liberi di decidere cosa fare durante il giorno, e spesso lo fa per stanchezza e perché pensa sia sano lasciarli scegliere, almeno quando non c’è scuola. "Non c’è un comportamento giusto e uno sbagliato. In entrambi i casi, quella che dovrebbe essere un’occasione per rafforzare i legami in famiglia diventa fonte di stress, fraintendimenti e distanze. Non si pretendono sacrifici enormi e non si richiede di diventare 'genitori perfetti', ma semplicemente si chiede di essere consapevoli del valore del tempo condiviso. Il regalo di Natale più bello, e spesso più desiderato, è gratuito ed è il tempo insieme", continua Ciccanti. "Le vacanze non sono né un’estensione della scuola né un vuoto da riempire. Sono un’occasione per riscoprire che la relazione genitori-figli è importante e che migliora quando il tempo è lento, ricco di ascolto reciproco e rituali insieme. Ci saranno comunque discussioni, giornate caotiche, momenti di insofferenza, ma investire nel valore del tempo ripaga a breve e a lungo temine".
Ma come riuscirci tra compiti e relax? Ecco 5 consigli pratici della pedagogista per affrontare al meglio le vacanze di Natale in famiglia.
1) Negoziare i compiti, confrontandosi su tempi e modalità. Coinvolgere i figli nel decidere quando fare i compiti, come distribuirli nei giorni di vacanza li fa sentire parte attiva e non semplici esecutori. In questo modo percepiscono vicinanza e ascolto delle loro preferenze ed esigenze. Se sentono che una decisione è anche loro ('Mi alzo prima a fare i compiti, così poi ho il pomeriggio libero') sono più propensi a rispettarla e a portarla avanti in autonomia e vivono quell’impegno in modo diverso rispetto a quando sono costretti a sedersi alla scrivania alle sei di sera dopo una giornata in giro (“Dopo tutto il divertimento di oggi, adesso ti metti a studiare”). Una decisione consapevole e condivisa vince su un obbligo imposto.
2) Proporre piccoli rituali che creano fiducia. Ritagliarsi momenti insieme senza sgridare, controllare che sia tutto perfetto o insegnare qualcosa a tutti i costi, ma stare insieme per il semplice piacere di condividere tempo è uno dei modi più efficaci per nutrire il legame con i figli. Che sia una cena senza telefoni (né dei genitori né dei figli) in cui parlare di tutto tranne che di voti, compiti o modi di fare, o una passeggiata fatta solo per il piacere di camminare uno accanto all’altro, senza fretta e senza mete da raggiungere o, ancora, una merenda in cui siano i figli a condurre la conversazione non è mai tempo perso. È il tempo più prezioso, quello in cui il cervello e il cuore di un figlio registrano sensazioni di sicurezza, attenzione e amore. Sono piccoli rituali che costruiscono fiducia, rafforzano il legame e fanno sentire i figli ascoltati, molto più di qualsiasi spiegazione o lezione.
3) Ritagliarsi momenti insieme. Dire 'mi piacerebbe trascorrere del tempo con te' invece di 'devi finire i compiti' cambia il messaggio trasmesso. Nel primo caso non c’è imposizione, non c’è giudizio, non c’è un compito da portare a termine per meritare la presenza dei genitori. C’è semplicemente una proposta di relazione. Quando i figli sentono che i genitori desiderano stare con loro per come sono, senza dover dimostrare di essere come altri vorrebbero, si rilassano, sono più disponibili ad ascoltare, a collaborare e a mettersi in gioco. La loro motivazione diventa più forte di qualsiasi rimprovero o imposizione. Non si usa la relazione genitori-figli per ottenere un comportamento, ma un comportamento per rafforzare la relazione.
4) Rispettare il bisogno dei figli di 'fare niente'. Dormire un po’ di più, giocare senza uno scopo preciso, gironzolare annoiati finché non trovano da soli qualcosa da fare non sono spreco di tempo, ma spazi preziosi in cui il cervello si riposa, si riorganizza e ritrova equilibrio. Quando i genitori permettono questi momenti senza viverli come una mancanza di disciplina o un cedimento, trasmettono un messaggio importante: il riposo non è un premio, ma un diritto. Concedere la libertà di annoiarsi, di non essere sempre performanti, di prendersi pause significa insegnare loro a riconoscere i loro ritmi, ad ascoltare i bisogni di corpo e mente, e a costruire un rapporto sano con l’energia e il tempo. In un mondo che spinge al fare, concedere il lusso del non fare è uno dei più bei regali che un genitore possa offrire.
5) Parlare delle vacanze come di un 'regalo condiviso', non come di un intervallo. Se i genitori descrivono le vacanze di Natale come 'settimane fortunate in cui possiamo stare insieme senza la solita corsa quotidiana', i figli percepiscono che quel tempo ha valore, che è atteso e prezioso, e il loro atteggiamento diventa più aperto e sereno. Al contrario, quando dicono “Ora vi riposate e poi a gennaio si ricomincia con le cose serie”, il messaggio che si trasmette è tutt’altro: il tempo della famiglia passa in secondo piano rispetto a scuola, impegni e produttività. È come dire, anche involontariamente, che le vacanze sono solo una parentesi, non qualcosa di prezioso in sé. Vivere le vacanze come un dono reciproco, non come una pausa obbligata nel ritmo “vero” della vita, aiuta i figli a sentire che la relazione e la condivisione valgono quanto (se non più) dei risultati e degli obblighi. È questo che dà senso al tempo insieme e che costruisce ricordi che restano.

Terapie di coppia per la salute del cuore. Uno studio pubblicato sul 'Canadian Journal of Cardiology' suggerisce un n uovo approccio contro le malattie cardiovascolari primo killer nel mondo: "Il recupero non è solo fisico, ma anche emotivo e sociale", spiegano gli autori che dimostrano l'impatto di "relazioni solide e di supporto" nel migliorare il successo dei trattamenti. "I partner siano inclusi nei programmi di riabilitazione cardiaca per supportare la salute del cuore e la qualità della vita a lungo termine di entrambi i membri della coppia", chiedono i ricercatori. "Una valutazione dell'efficacia degli interventi di coppia su fattori di rischio cardiovascolare modificabili, esiti cardiaci, salute mentale e qualità della relazione negli adulti con cardiopatia diagnosticata e nei loro partner - riferiscono infatti gli scienziati - mostra che il 77% degli studi esaminati riporta miglioramenti nei comportamenti salutari, con evidenze sia per gli esiti cardiaci sia per quelli di salute mentale".
"Considerando la letteratura consolidata che evidenzia come la qualità della relazione influisca sulla salute cardiaca, è sorprendente che un numero limitato di studi abbia preso in considerazione questo parametro negli interventi" analizzati, osserva Heather E. Tulloch dello University of Ottawa Heart Institute. "Nel corso degli anni abbiamo imparato che gli eventi cardiaci non colpiscono solo il paziente, ma anche la coppia", sottolinea. Se "a volte le cardiopatie avvicinano le coppie, spesso rappresentano una sfida per la relazione e per entrambi i partner". Un problema ampio, considerando i numeri delle patologie cardiache a livello globale: "In Canada - ricordano gli autori - 1 adulto su 12 di età superiore ai 20 anni ha una diagnosi di cardiopatia", che significa "2,6 milioni di persone". E "nell'Unione europea le malattie cardiovascolari sono responsabili di un terzo di tutte le morti e del 20% dei decessi fra gli under 65".
"La maggior parte delle cure cardiovascolari si concentra esclusivamente sul singolo paziente", rilevano dunque i ricercatori, mentre i programmi di coppia esaminati nell'articolo mirano a cambiare paradigma "coinvolgendo entrambi i partner nel recupero e nei cambiamenti dello stile di vita".
Alla base della strategia c'è la convinzione che 'farlo in due' è meglio: "I partner sono spesso facilitatori chiave del recupero. Ad esempio preparando pasti salutari per il cuore, incoraggiando un'attività fisica regolare e assicurando la corretta assunzione dei farmaci" da parte dei pazienti. "Sebbene vi siano crescenti prove che questi interventi possano migliorare i comportamenti salutari, si sa meno su come influenzino l'adattamento emotivo o la qualità della relazione stessa", rimarcano gli scienziati auspicando che "la ricerca futura si concentri maggiormente sui fattori emotivi e relazionali per rafforzare il recupero e il benessere di entrambi i partner".
"I sistemi sanitari stanno sempre più enfatizzando l'assistenza incentrata sul paziente e orientata alla famiglia", ragionano i ricercatori. In quest'ottica, "gli approcci di coppia potrebbero aiutare gli operatori sanitari a supportare meglio sia i pazienti sia i loro partner durante la riabilitazione cardiaca". L'idea è che "non solo i pazienti riceveranno importanti interventi per migliorare la salute, ma anche i loro partner, che potrebbero presentare fattori di rischio cardiovascolare simili, potrebbero trarne beneficio".
Per Tulloch "dovrebbero essere sviluppati e testati interventi che includano il partner come partecipante attivo e affrontino in modo significativo ciò che accade nelle relazioni dei pazienti, con l'obiettivo di aiutare le coppie ad affrontare meglio la cardiopatia, migliorando la loro salute mentale e fisica e la salute della loro relazione". Gli autori dello studio propongono "un modello di assistenza graduale nell'ambito della riabilitazione cardiaca come percorso praticabile per uno screening sistematico e l'invio a servizi appropriati per aiutare le coppie ad affrontare il disagio". E "per colmare le attuali lacune nella conoscenza", ritengono che "gli studi futuri dovrebbero includere popolazioni più diversificate e misurare i risultati sia per i pazienti che per i partner".
"Dobbiamo curare il cuore e coltivare le relazioni per migliorare i comportamenti salutari, la salute mentale e, possibilmente, i risultati cardiovascolari tra le persone con cardiopatia - conclude Tulloch - Questo potrebbe portare a un migliore adattamento emotivo e sociale durante la convalescenza dei pazienti e, in definitiva, a migliori comportamenti salutari".

Sciopero del trasporto aereo oggi, mercoledì 17 dicembre, e possibili disagi per chi viaggia. Lo stop è di 4 ore, dalle 13 alle 17. A incrociare le braccia sono: personale Soc ENAV ACC Roma; personale delle aziende handling associate Assohandlers operanti nei sedimi aeroportuali italiani; personale Soc. ITA Airways; personale Soc. Vueling Airlines; personale di terra delle Società Air France e KLM.
Per quanto riguarda il personale di Ita Airways - sottolineano Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac e Anp - "serve il rinnovo del contratto nazionale con l’aumento dei salari e con una migliore qualità di vita, un piano industriale con più investimenti in flotta, più sviluppo e il recupero del personale che ancora usufruisce dell'ammortizzatore sociale e la stabilizzazione dei contratti a tempo determinato e infine il corretto pagamento del premio di risultato”. “Auspichiamo - concludono - che l’azienda riveda le sue posizioni in quanto le lavoratrici e i lavoratori di Ita meritano risposte positive”.
Nel caso di Vueling, la protesta è stata proclamata da Filt Cgil e Anpac, "in considerazione del mancato rispetto di alcuni articoli del contratto aziendale e della mancanza di trasparenza da parte della compagnia nell'utilizzo sistematico di personale estero sul territorio italiano”. La vertenza si è ''gravemente ed ulteriormente estesa'' dopo che Vueling ha deciso di cambiare rotta e abbandonare la capitale italiana chiudendo la propria base di Roma Fiumicino e, soprattutto, avviando la procedura per licenziare più di 80 assistenti di volo.
La motivazione della chiusura, secondo le organizzazioni sindacali, ''non ha un reale fondamento, considerati i voli pieni da e per Roma Fiumicino, alcuni dei quali continuano ad essere venduti anche per i periodi successivi alla chiusura della base e al licenziamento dei lavoratori. Esistono soluzioni concrete e percorribili per continuare a impiegare il personale sulle rotte che continueranno a essere operate da e per l’Italia, così come per ricollocare, rispettando professionalità ed esperienza maturate, i lavoratori presso altre basi italiane o estere della compagnia”. “Vueling - chiedono infine Filt Cgil e Anpac - deve aprire un confronto serio e costruttivo con le organizzazioni sindacali, ricercando soluzioni di ampio respiro per scongiurare gli effetti sociali di una decisione scellerata e assolutamente gestibile senza dover ricorrere ad alcun licenziamento”.
Voli garantiti
Sul sito di Enac (Ente nazionale per l’Aviazione civile) c'è la lista dei voli garantiti nel corso della mobilitazione (Guarda),
"Durante gli scioperi - fa presente Enac - vi sono le fasce orarie di tutela, dalle ore 7 alle 10 e dalle ore 18 alle 21, nelle quali i voli devono essere comunque effettuati. Inoltre informazioni dettagliate sull’operatività del proprio volo possono essere richieste alla compagnia aerea di riferimento."

Donald Trump dice che "la fine della guerra tra Ucraina e Russia non è mai stata così vicina". L'ottimismo del presidente degli Stati Uniti, condiviso dai funzionari americani che considerano l'accordo tra Washington e Kiev raggiunto al 90%, non sembra confermato in toto dal reale sviluppo dei negoziati e dalle posizioni ribadite dalle parti in causa. I nodi sono ampiamente noti e sono almeno due: il Donbass reclamato dalla Russia e le garanzie di sicurezza chieste dall'Ucraina.
Il nodo Donbass e il no di Kiev al sacrificio
Kiev cerca di opporsi a mutilazioni territoriali e il presidente Volodmyr Zelensky continua a respingere l'ipotesi di cedere il Donbass, obiettivo dichiarato di Vladimir Putin: la guerra finisce se l'Ucraina lascia la regione, dice il presidente russo. "L'Ucraina ha già perso territorio, ad essere sinceri", la sottolineatura di Trump, che non nomina regioni specifiche.
"I russi vogliono il nostro Donbass. E noi non vogliamo cedere il nostro Donbass", dice Zelensky, che si oppone alla concessione territoriale. Il sì di Kiev probabilmente sbloccherebbe la situazione. L'Ucraina dovrebbe cedere l'intera regione: non solo dovrebbe rinunciare alle aree occupate dalla Russia, ma dovrebbe anche ritirare le proprie truppe che controllano porzioni di territorio nel Donetsk, tra cui le città chiave di Sloviansk e Kramatorsk. Nel piano di Trump è prevista la creazione di una zona smilitarizzata, il territorio sarebbe riconosciuto a livello internazionale come appartenente alla Russia sebbene alle truppe di Mosca sarebbe vietato l'ingresso nella zona.
"Gli americani vogliono trovare un compromesso, offrono una 'zona economica libera'. E lo sottolineo ancora una volta: 'zona economica libera' non significa sotto la guida della Federazione Russa. Né de jure né de facto riconosceremo il Donbass come russo[1], ovvero la parte temporaneamente occupata", ribadisce Zelensky evidenziando che non c'è "consenso su questo tema" con gli americani. Il dialogo sulla questione territoriale rischia di trasformarsi in una strada senza uscita. Tra Ucraina e Usa c'è maggiore sintonia quando si parla di garanzie di sicurezza.
"Facciamo riferimento a cinque documenti. Alcuni riguardano garanzie di sicurezza: giuridicamente vincolanti, cioè votate e approvate dal Congresso degli Stati Uniti", dice Zelensky aggiungendo che i criteri "rispecchierebbero l'articolo 5" della Nato: se un Paese dell'Alleanza viene aggredito, gli altri membri intervengono in difesa. Il meccanismo prevederebbe anche l'invio di una forza multinazionale europea.
Il niet di Mosca alle truppe europee in Ucraina
E qui prende forma il 'niet' di Mosca, che boccia il coinvolgimento di Ue e Gran Bretagna nei recenti colloqui di Berlino[2], dove è andato in scena il confronto Ucraina-Usa. "La partecipazione degli europei'' ai negoziati ''non promette nulla di buono"[3], dice il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, affermando che ''potrebbero essere inaccettabili'' gli accordi raggiunti con la presenza europea.
Ancor più esplicito il vice ministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, che rilancia posizioni già espresse in passato anche da Putin: Mosca "non accetterà" le truppe della Nato nel territorio ucraino. "Noi non accetteremo mai, né sopporteremo, alcuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino", dice Ryabkov, in un'intervista con Abcnews in cui esclude "assolutamente" che la Russia possa accettare un accordo che comprenda la presenza di truppe di Paesi Nato in Ucraina.
"Siamo pronti ad avere un accordo", aggiunge, esprimendo la speranza che questo venga raggiunto "il prima possibile", passando poi a ripetere le richieste da sempre avanzate da Mosca riguardo alle concessioni territoriali da parte di Kiev. "Ne abbiamo in tutto cinque e non possiamo, in nessun modo, accettare compromessi su questo".

Nuova stretta sull'immigrazione da parte del presidente americano Donald Trump, che ha limitato ulteriormente l'ingresso di cittadini stranieri negli Stati Uniti. Nell'elenco figurano ora anche coloro che ''hanno un documento rilasciato dall'Autorità palestinese'', oltre a cinque nuovi Paesi e a due per i quali sono state inasprite le limitazioni. Si tratta di misure che, spiega la Casa Bianca, sono state adottate per ''proteggere la nazione dalle minacce alla sicurezza nazionale e alla sicurezza pubblica''.
Quello che si vuole è ''impedire l'ingresso di cittadini stranieri sui quali gli Stati Uniti non dispongono di informazioni sufficienti per valutare i rischi che rappresentano, ottenere la cooperazione dei governi stranieri, far rispettare le nostre leggi sull'immigrazione e promuovere altri importanti obiettivi di politica estera, sicurezza nazionale e antiterrorismo''.
La Casa Bianca sottolinea che ''è dovere del presidente intervenire per garantire che coloro che cercano di entrare nel nostro Paese non arrechino danno al popolo americano''.
Nel documento vengono confermati i 12 Paesi inseriti nel precedente documento 10949, ovvero Afghanistan, Birmania, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Eritrea, Haiti, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. A questi vengono aggiunti 7 Paesi più l'Autorità nazionale palestinese. Si tratta di Burkina Faso, Mali, Niger, Sud Sudan e Siria, oltre a Laos e Sierra Leone ai quali in precedenza erano state poste solo limitazioni parziali.

"Per la prima volta sono d'accordo con Landini". Vittorio Feltri, ospite di Bianca Berlinguer in collegamento con E' sempre Cartabianca su Rete4, viene interpellato dalla conduttrice dopo un servizio che documenta i provvedimenti assunti da un'azienda della grande distribuzione dopo alcuni 'test del carrello': alcuni ispettori hanno messo alla prova i dipendenti, che hanno 'fallito' la prova perché non si sono accorti della presenza di prodotti non pagati nel carrello. In alcuni casi sono scattati i licenziamenti. "Ho 58 anni, faccio questo lavoro da 33 anni. Vivo in una famiglia monoreddito, con figlio e madre disabile", racconta una lavoratrice colpita da licenziamento.
"E' stata una situazione umiliante, mi sono sentita male e sono stata portata al pronto soccorso. Al rientro, mi hanno consegnato il provvedimento", aggiunge. Sulla vicenda viene riportata la posizione del segretario della Cgil, Maurizio Landini: "I licenziamenti vanno ritirati e basta", dice Landini bocciando altre ipotesi che prevederebbero la commutazione del licenziamento in misure di altro tipo.
Alla fine, il parere di Feltri: "Per la prima volta sono d'accordo con Landini. E' un pretesto per colpire il lavoratore", dice il giornalista, che durante il collegamento è protagonista di un breve e vivace scambio con lo studente universitario che recentemente, a Atreju, ha contestato la ministra dell'Università, Anna Maria Bernini, sul tema del 'semestre filtro', il nuovo sistema di accesso alla facoltà di Medicina: "Non conosco la vicenda nel dettaglio. Tutti abbiamo fatto l'università, anche io ho fatto l'università e non ho fatto tutti questi casini. Dopo il semestre hai lavorato? Bravo, lavora e non rompere i coglio...", la sintesi di Feltri.

La proposta di istituire un tavolo di confronto sulla riforma delle procedure di accesso alla facoltà di Medicina e la disponibilità ad intervenire con modifiche già dal prossimo anno accademico: è la linea della ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, esposta in un incontro con il Consiglio nazionale degli studenti universitari.
Non si tornerà al test d'ingresso ma si potrebbe intervenire su altri aspetti, come ad esempio l'ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e gli appelli.
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