
Un confronto su un tema poco noto al grande pubblico ma centrale per la sicurezza alimentare e per l’industria di processo: i M.O.C.A., cioè i materiali e oggetti a contatto con gli alimenti. L’intervento dell’avvocata Valeria Pullini, dal titolo “M.O.C.A e guarnizioni: le novità da conoscere”, ha offerto una panoramica chiara e accessibile su norme, obblighi e aggiornamenti europei che coinvolgono non solo imballaggi, ma anche macchine e componenti industriali. Pullini ha spiegato che per M.O.C.A. si intendono tutti quei materiali destinati a entrare in contatto diretto o indiretto con gli alimenti: non solo confezioni e packaging, ma anche macchinari, guarnizioni e strumenti utilizzati nella produzione e nel confezionamento. Un ambito ampio che spesso viene sottovalutato. “Abbiamo fatto chiarezza su un quadro normativo già esistente ma non sempre conosciuto — ha sottolineato — ricordando che i M.O.C.A. comprendono anche macchine, componenti e strumentazioni che entrano in contatto con gli alimenti, direttamente o indirettamente”.
L’intervento ha messo in evidenza come il sistema regolatorio sia composto da norme generali, valide trasversalmente, e da disposizioni specifiche legate ai singoli materiali. Nel caso delle macchine per il settore alimentare e per la produzione di imballaggi, le due discipline devono essere applicate insieme. “Non si tratta di differenze, ma di peculiarità — ha spiegato Pullini — perché le macchine alimentari e quelle per il packaging devono rispettare sia la normativa sui materiali a contatto con gli alimenti sia quella specifica sulle macchine, garantendo sicurezza lungo tutta la filiera”.
Particolare rilievo è stato dato alle novità legislative europee entrate recentemente in vigore, tra cui il regolamento su imballaggi e rifiuti di imballaggio del 2025, inserito nelle politiche del Green Deal e dell’economia circolare. Si tratta di aggiornamenti che incidono su progettazione, scelta dei materiali e gestione del fine vita degli imballaggi, con l’obiettivo di coniugare tutela del consumatore e sostenibilità ambientale. Il messaggio emerso dal panel è chiaro: conoscere la normativa M.O.C.A. non è solo un adempimento tecnico, ma un elemento strategico per le imprese che operano nel settore alimentare e del packaging. Una consapevolezza che riguarda l’intera catena produttiva — dalle macchine agli accessori fino ai materiali — e che diventa sempre più centrale in un contesto industriale orientato a qualità, sicurezza e sostenibilità.

"Combatto contro una vocina che mi dice di non mangiare". Arianna David ospite oggi, martedì 11 febbraio, a La volta buona ha raccontato la sua lunga battaglia contro un disturbo del comportamento alimentare (DCA) che l'accompagna da circa 30 anni. L'ex Miss Italia ha raccontato di non essere mai riuscita ad aumentare di peso e che ogni volta che prova a farlo "la testa lo rifiuta". Per questo motivo è seguita dalla Asl per riuscire a seguire un percorso psicologico e alimentare capace di spezzare questo meccanismo.
"Il disturbo del comportamento alimentare è insediato dentro di me da oltre 30 anni. Io convivo con una persona dentro, la vocina mi dice cosa posso e cosa non posso mangiare. È difficile, cerco di impegnarmi. Faccio quattro passi in avanti e tre indietro", ha spiegato David.
La modella italiana ha raccontato di star provando a cambiare gradualmente le abitudini alimentari adottate in questi anni: "Sto inserendo un po' di proteine la sera a cena. La mia alimentazione è soprattutto vegetale. Non mangio nulla come dolciumi. Mi alleno anche tanto in palestra".
In studio è intervenuto il dottor Calabrese che ha sottolineato come il problema sta alla base: "Lei consuma troppo e introduce poco. Provi a introdurre carboidrati complessi, come i legumi", ha consigliato il dottore. "Io mangerei tutto se non avessi la vocina dentro", ha concluso David ribadendo la difficoltà quotidiana di convivere con il disturbo.

"Il lupus eritematoso sistemico è una malattia autoimmune, cioè una condizione in cui il sistema immunitario, invece di difendere l'organismo, attacca strutture del corpo stesso. A differenza di altre malattie autoimmuni che colpiscono un singolo organo, il lupus è una patologia sistemica e, come tale, può interessare pelle, reni, mucose, occhi, cellule del sangue e molti altri organi. Può presentarsi in forme lievi, con manifestazioni cutanee o alterazioni di laboratorio, ma anche in forme molto gravi che, se non trattate adeguatamente, possono mettere a rischio la vita del paziente". Per questo, rivolgersi "a strutture dove sono presenti diversi specialisti permette di scegliere il trattamento personalizzato, ridurre le complicanze e consentire al paziente di mantenere una vita il più possibile normale, sul piano personale, relazionale e lavorativo". Lo ha detto Lorenzo Dagna, direttore dell'Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie rare all'Irccs ospedale San Raffaele e professore associato di Medicina interna all'università Vita-Salute San Raffaele, commentando all'Adnkronos Salute i risultati del progetto di ascolto 'Italian Systemic Lupus Erythematosus (Sle) Patients: Overview of Their Quality of Life and Unmet Needs', che descrive per la prima volta in modo strutturato l'impatto della patologia nel nostro Paese.
Il lupus eritematoso sistemico è una malattia altamente invalidante sul paziente. "I dati dimostrano che provoca un disagio non solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico, lavorativo e sociale, con un impatto socio-economico significativo - spiega Dagna - Se una persona giovane, tipicamente una donna nel pieno della sua attività produttiva, sviluppa il lupus, non solo vive male la propria vita personale e familiare, ma vede ridursi la propria capacità lavorativa e la propria indipendenza". Impostare una gestione integrata delle cure significa controllare meglio la patologia e prevenire le complicanze. "Una grossa quantità di pazienti", oltre il 60% degli intervistati, "continua a utilizzare il cortisone nonostante le linee guida ne raccomandino un uso molto limitato", sottolinea l'esperto. Questo farmaco "ha sicuramente un ruolo nelle fasi acute, ma l'uso cronico provoca più danni che benefici - avverte Dagna - Oggi abbiamo a disposizione farmaci molto avanzati che permettono di migliorare la cura dei pazienti e altri sono in sperimentazione. L'impiego di queste strategie può incidere non solo sull'attività della malattia, ma anche su tutti gli aspetti della qualità della vita del paziente, offrendo prospettive molto più positive rispetto a qualche anno fa".
Il lupus "è una malattia che colpisce molti organi e sistemi contemporaneamente - rimarca l'esperto - e richiede una gestione multidisciplinare con il coinvolgimento, se necessario, di nefrologi, neurologi, dermatologi e altri specialisti, in centri con una grande esperienza clinica. Solo così è possibile garantire il miglior trattamento disponibile e l'accesso alle terapie più innovative. Tenere il paziente lontano da queste possibilità e affidarlo a terapie non aggiornate, come l'uso cronico del cortisone, rischia di favorire danni irreversibili. E' molto più difficile recuperare un organo già compromesso che prevenire il danno intervenendo precocemente".

"Una diagnosi precoce cambia radicalmente la qualità della vita di chi convive con il lupus: senza un riconoscimento tempestivo aumentano la perdita di giornate di lavoro, la necessità di un caregiver, i costi a carico delle famiglie e il peso emotivo della malattia". Così Antonella Celano, presidente Apmarr-Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare, commenta la pubblicazione sul 'Journal of Clinical Medicine' del progetto di ascolto 'Italian Systemic Lupus Erythematosus (Sle) Patients: Overview of Their Quality of Life and Unmet Needs', che ha coinvolto oltre 150 pazienti italiani con lupus eritematoso sistemico, descrivendo per la prima volta in modo strutturato l'impatto sociale, funzionale ed emotivo della patologia.
Una presa in carico davvero multidisciplinare, secondo Celano, può rappresentare una svolta grazie anche agli strumenti digitali e al teleconsulto, ma l'accesso a questi servizi è ancora disomogeneo. "In alcune realtà - sottolinea - i pazienti non possono nemmeno prenotare il controllo specialistico direttamente dopo la prima visita, allungando liste d'attesa e amplificando differenze tra regioni e persino tra Asl della stessa area. Senza percorsi coordinati - avverte la presidente Apmarr - il rischio è quello di pazienti costretti a orientarsi da soli in un sistema frammentato, con ricadute sulla vita lavorativa, familiare e sociale".
Altro nodo critico è l'accesso alle terapie innovative. "Non intervenire precocemente significa compromettere non solo la salute della persona, ma anche l'equilibrio delle relazioni, del lavoro e dell'autonomia quotidiana, generando un circolo vizioso da cui è difficile uscire", rimarca Celano. Da qui un appello alle istituzioni affinché mettano in campo ogni misura possibile. "Vorrei richiamare l'attenzione sulla proposta di legge 946 a firma della senatrice Maria Cristina Cantù, dedicata alla riorganizzazione e al potenziamento dei servizi sanitari in ambito reumatologico. Come associazione - ricorda la presidente Apmarr - l'abbiamo sostenuta con convinzione e siamo stati auditi in commissione, perché include il lupus, insieme a fibromialgia, sclerosi sistemica e artrite reumatoide di recente insorgenza. Ci auguriamo che venga finalmente riconosciuta la giusta priorità a queste patologie, troppo spesso considerate di serie B, nonostante colpiscano persone di ogni età e possano manifestarsi in forme aggressive, se non diagnosticate precocemente. Servono attenzione, informazione e percorsi adeguati - conclude - affinché le malattie reumatologiche ricevano la considerazione che meritano".

La frutta è un pilastro della dieta mediterranea. E alcuni frutti, in particolare, hanno funzioni 'speciali' nel regime alimentare. Il medico dietologo Ciro Vestita ospite oggi, martedì 11 febbraio, a La volta buona ha mostrati quali sono gli alimenti che possono migliorare il benessere intestinale, spezzare la fame, favorendo un'alimentazione più controllata e favorendo il dimagrimento.
Vestita ha mostrato una semplice combinazione: kiwi e mele. I kiwi, meglio ancora leggermente acerbi e quindi ricchi di fibre, vengono definiti dal nutrizionista come "una pianta eccezionale, in particolare contro la stipsi", inoltre aiutano a "spezzare la fame". Le mele, invece, rilasciano etilene, un gas naturale che accelera la maturazione dei kiwi, rendendoli più morbidi e facili da consumare: "Basta mettere due mele con un kiwi in un sacchetto di carta. L'etilene delle mele accelera la maturazione dei kiwi, che diventano una pappa. Tre kiwi prima di cena spezzano la fame, in generale questo frutto regolarizza l'intestino e la flora batterica, soprattutto la mattina" contrastando la stipsi.
Tra gli altri alimenti suggeriti c'è l’ananas, ricca di bromelina, principio attivo noto per le sue proprietà antinfiammatorie, utile anche in caso di patologie articolari. In particolare, la parte centrale del frutto sarebbe efficace contro la stipsi. "Andrebbe consumata con molta frequenza", ha sottolineato Vestita. Infine, spazio anche ai limoni, che contengono naringenina, sostanza a cui vengono attribuite proprietà benefiche, tra cui un potenziale supporto nella lotta contro il virus dell’epatite C.
Tra le piante citate anche il carcadè, indicato per combattere diversi disturbi, come nel caso della gastrite. Un mix di alimenti naturali che, secondo l’esperto, può rappresentare un valido alleato per ritrovare equilibrio intestinale.

Jeffrey Epstein avrebbe "orchestrato" una relazione tra una donna della sua rete e Kimbal Musk, fratello minore di Elon e membro del board di Tesla, secondo quanto emerge dalle email contenute nei documenti diffusi dal Dipartimento di Giustizia Usa. I due avrebbero avuto una relazione per circa sei mesi tra il 2012 e il 2013, che lo stesso Musk definiva "una frequentazione". In un’email dell’ottobre 2012, dopo un pranzo nell’appartamento newyorkese di Epstein, Musk scriveva: "Jeffrey e Boris, molte grazie per avermi messo in contatto con la donna. Credo che abbiate entrambi avuto un ruolo. :)".
Dalle carte risulta che Epstein e Boris Nikolic – il medico croato che il finanziere aveva indicato come erede della "quota di riserva" del suo patrimonio, stimato in circa 578 milioni di dollari – lavorarono per favorire l’incontro, con Nikolic che suggeriva a Epstein di "preparare la donna". Durante la relazione, la donna – che Musk descrive come 30enne nel 2012 – inoltrava a Epstein messaggi personali ricevuti da Musk e gli chiedeva consigli, senza che vi sia alcuna indicazione che Musk ne fosse a conoscenza. In una risposta a Musk, Nikolic lo metteva in guardia: "È meglio che tu sia gentile con lei ;) Jeffrey impazzisce quando qualcuno maltratta le sue ragazze/amiche". "Messaggio ricevuto forte e chiaro. ;) Sono davvero molto felice del tempo trascorso finora con lei. È fantastica", replicava Musk.
Interpellato dal Guardian, Kimbal Musk ha risposto con un post su X sostenendo che Epstein non avrebbe presentato lui e la donna e che il suo unico incontro con il finanziere avvenne "nel suo ufficio a New York, in pieno giorno", aggiungendo di non essere "mai andato sulla sua isola".
"Il motivo per cui ha così tante email da parte mia è che era iscritto a una newsletter che mandavo a migliaia di persone - ha scritto, concludendo -. Il mio cuore è con le tante vittime di Jeffrey Epstein". Le email, tuttavia, dipingono un rapporto più stretto di quanto noto finora: Kimbal è citato più di 140 volte nei file, con scambi di messaggi anche su inviti reciproci a eventi, feste, gala e incontri, tra cui pranzi a casa di Epstein a New York.

"Il titolo inquadra benissimo il tema e a me fa piacere portare il saluto a questo evento organizzato da Sirm in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Un appuntamento a cui tengo molto, essendo da sempre impegnata nel far crescere la presenza femminile nelle discipline Stem". Così Diana Bracco, presidente e Ceo del gruppo Bracco, in un videomessaggio inviato alla Società italiana di radiologia medica e interventistica che oggi ha promosso al Centro diagnostico italiano (Cdi) a Milano, in collaborazione con Fondazione Bracco, l'edizione 2026 su 'Intelligenza artificiale: conoscenza, responsabilità e partecipazione'.
"Tra le tante iniziative portate avanti da Fondazione Bracco in questi anni - ha ricordato la presidente di Fondazione Bracco e presidente e Ceo del Cdi - cito due progetti per me particolarmente significativi: il 'Manifesto Mind the Stem Gap', rivolto a scuole, famiglie, ragazze e ragazzi per combattere gli stereotipi che ostacolano i percorsi femminili nelle discipline scientifiche; e la mostra 'Una vita da scienziata - I volti del progetto #100esperte', una serie di ritratti realizzati dal celebre fotografo francese Gerald Bruneau: una galleria di biologhe, chimiche, farmacologhe, ingegnere e tante altre, che vuole avvicinare il grande pubblico al volto femminile della ricerca e allo stesso tempo rappresentare la scienza come bellezza, accessibilità e, perché no, divertimento. La mostra è stata portata in diverse sedi italiane e internazionali - cito Washington, Philadelphia, Chicago, Los Angeles, New York, Città del Messico, Praga, Haifa, Panama, Costa Rica - e di recente ha avuto l'onore di essere ospitata presso la Galleria dei Busti della Camera, e presto arriverà anche in Senato".
"Tutto questo - ha sottolineato Diana Bracco - lo facciamo mossi da una convinzione molto concreta: senza la piena partecipazione delle donne, la scienza perde intelligenza, profondità e visione. E questo è inaccettabile, tanto più in un momento in cui stiamo affrontando una trasformazione tecnologica senza precedenti, la cui punta di diamante è rappresentata dall'intelligenza artificiale".
"Nel nostro ambito della medicina e delle Life sciences, ad esempio, l'Ia offre opportunità straordinarie - ha spiegato Diana Bracco - permettendo di riconoscere pattern che sfuggono all'osservazione umana e di trasformare enormi volumi di dati in informazioni utili per la prevenzione, la diagnosi precoce e la personalizzazione delle cure. In particolare, nel campo della diagnostica stiamo assistendo a un passaggio cruciale: dalle immagini come rappresentazioni visive alle immagini come fonti di informazione quantitativa. Questo significa offrire ai professionisti sanitari strumenti più affidabili per decisioni che incidono profondamente sulla vita delle persone. E' un cambiamento profondo che consolida anche la strada alla cosiddetta medicina predittiva: la diagnostica non si limita più a descrivere ciò che vediamo, ma contribuisce a prevedere ciò che potrebbe accadere, integrandosi in modo sempre più stretto con la medicina di precisione".
In questo scenario, ha proseguito, "il ruolo dell'industria è cruciale. Innovare non significa solo sviluppare nuove tecnologie, ma farlo con responsabilità, trasparenza e visione di lungo periodo. In Bracco investiamo con convinzione nelle tecnologie digitali applicate alla sanità e, in particolare, nell'uso dell'intelligenza artificiale per migliorare l'affidabilità e la qualità della diagnostica. Anche il nostro Centro diagnostico italiano, che ospita questo evento della Sirm, porta avanti delle iniziative importanti in ambito Ia. Tra l'altro, proprio tra oggi e domani, il Cdi ha organizzato un bell'evento scientifico a cui so che alcuni di voi parteciperanno su imaging, teranostica e radioligandi, riunendo radiologi, medici nucleari e radioterapisti in un percorso integrato".
"Tra i progetti più recenti del Centro diagnostico italiano - ha continuato Diana Bracco - voglio citare Copailot, un programma cofinanziato dalla Regione Lombardia che mira allo sviluppo di una piattaforma digitale collaborativa basata sul concetto di digital twin, una rappresentazione virtuale e dinamica del paziente che integra dati clinici, diagnostici e biologici per supportare la medicina predittiva e personalizzata. Attraverso modelli avanzati di intelligenza artificiale, la piattaforma consentirà di simulare l'evoluzione delle patologie e la risposta ai trattamenti, offrendo ai medici uno strumento di supporto alle decisioni cliniche". Il futuro dell'Ia in medicina, ha concluso, "non dipenderà solo dagli algoritmi, ma dalle persone che li progettano, li validano, li utilizzano e li governano. E le donne devono essere centrali, come forza trasformativa. Ecco perché abbiamo bisogno di più donne che guidino la ricerca, l'industria, la regolamentazione. Abbiamo bisogno del loro sguardo critico, della loro capacità di coniugare innovazione e responsabilità".

"La presenza femminile nelle Steam è ancora molto bassa: in Italia meno di 1 donna su 5 possiede una laurea in queste discipline. Questo si riversa anche nella ricerca: da un report dell'Unesco emerge che a livello mondiale circa il 28% delle donne si dedica a scienza e ricerca. Questo è un grosso problema". Così Stefania Montemezzi, coordinatrice della Commissione Dei (Diversità, equità e inclusione) della Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm), in occasione del convegno promosso oggi dalla società scientifica al Centro diagnostico italiano (Cdi) a Milano, in collaborazione con Fondazione Bracco, in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Una giornata "istituita dall'Organizzazione delle nazioni unite nel 2015 per promuovere l'approccio delle donne alle discipline scientifiche e tecnologiche e combattere gli stereotipi" di genere che portano le donne a "non sentirsi preparate a partecipare alle Steam, cioè scienza, tecnologia, ingegneria, matematica e arte", sottolinea Montemezzi.
Il convegno organizzato dal Sirm, su proposta della Commissione Dei, si intitola 'Intelligenza artificiale: conoscenza, responsabilità, partecipazione'. "Lo scopo della giornata di oggi è far conoscere a tutti i radiologi le basi fondamentali - spiega Montemezzi - Per questo abbiamo coinvolto le figure professionali che sull'Ia ne sanno molto più di noi radiologi. Sono state discusse tematiche importanti: la generativa Ia, l'explainable Ia, cioè la modalità che ha l'intelligenza artificiale di spiegare all'uomo perché ha preso una decisione".
Ma soprattutto, Montemezzi evidenzia come "l'Ia riflette tutte le prospettive e i valori di chi la progetta. Per questo motivo è molto importante che in queste prospettive vengano ascoltate più voci, più esperienze. Che vi sia la partecipazione delle donne perché altrimenti andiamo a creare dei modelli molto potenti ed efficienti, ma incompleti o non equi". Poi conclude con un incoraggiamento alle donne di domani: "Sprono i giovani, ma soprattutto le ragazze, a dire la loro, a farsi strada, affinché il mondo ascolti anche la voce femminile quando si tratta di intelligenza artificiale".

Dalle intuizioni di ricercatrici e ricercatori alla scoperta dei meccanismi di malattia, dalle idee delle associazioni di pazienti alle iniziative di assistenza per chi è colpito da malattie gravi e invalidanti. E' questo il percorso virtuoso che si propongono di promuovere Fellowship Program e Community Award Program, i due bandi di concorso promossi in Italia da Gilead Sciences che da lunedì 16 febbraio si riaprono con l'edizione 2026, la 15esima. I due programmi riconfermano il loro obiettivo: selezionare e finanziare idee innovative che dimostrino di avere il potenziale di diventare progetti concreti in grado di generare un impatto significativo sulla salute e sulla qualità dei percorsi di assistenza e di cura in quattro differenti aree (patologie infettive, del fegato, oncologiche e oncoematologiche).
Il Fellowship Program, rivolto a ricercatrici e ricercatori di enti di ricerca e cura italiani pubblici e privati (ospedali, università e Fondazioni di ricerca) - spiega una nota - punta a selezionare e finanziare progetti di natura scientifica e/o sociosanitaria finalizzati a migliorare gli esiti della malattia e la qualità di vita dei pazienti, e/o a favorire il raggiungimento degli obiettivi di salute pubblica in riferimento all'infezione da Hiv, alla colangite biliare primitiva (Cbp) e al tumore del seno. Il Community Award Program, dedicato alle associazioni di pazienti e agli enti del terzo settore operanti su tutto il territorio nazionale, seleziona e sostiene progetti finalizzati a migliorare la qualità di vita e l'assistenza terapeutica dei pazienti con infezione da Hiv, epatiti virali e Cbp, tumore del seno, leucemie e linfomi.
La candidatura dei progetti ai due bandi sarà possibile attraverso www.gilead.it fino alle ore 12 del 10 aprile. A fine giugno, sullo stesso sito, è prevista la pubblicazione dell'elenco dei progetti vincitori. A selezionarli saranno 4 esperti indipendenti la cui valutazione si baserà sui criteri predefiniti nei due bandi. Nell'ambito del Fellowship Program è previsto inoltre un premio speciale destinato al progetto che dimostrerà il miglior impiego dell'intelligenza artificiale, ad esempio, nell'ottimizzazione delle risorse disponibili o nel favorire l'avanzamento delle conoscenze o delle pratiche cliniche.
Nel corso delle loro prime 14 edizioni - riporta la nota - i due bandi di concorso hanno reso possibile la realizzazione di 732 progetti, grazie a un finanziamento complessivo di oltre ai 18 milioni di euro. Un sostegno che ha contribuito a trasformare idee di valore in iniziative concrete che hanno avuto un impatto tangibile sull'avanzamento delle conoscenze medico-scientifiche, sulla prevenzione di malattie gravi come quelle infettive e oncologiche e sull'assistenza di chi ne è colpito. Un sostegno all'insegna della collaborazione e della sinergia virtuosa tra industria, mondo della ricerca e del terzo settore.
"Con l'apertura della 15esima edizione di Fellowship e Community rinnoviamo il nostro impegno a sostegno e a fianco della comunità scientifica e delle associazioni di pazienti del Paese - dichiara Federico da Silva, Vice President e General Manager di Gilead Sciences Italia - Da quasi 40 anni lavoriamo per sviluppare soluzioni terapeutiche innovative che cambiano la storia di patologie complesse. E' un percorso che richiede la collaborazione di tutti gli attori del sistema salute: per questo sosteniamo sia la ricerca scientifica sia le attività delle associazioni di pazienti. E' la missione dei Bandi Gilead da ormai 15 anni".
Per il Fellowship Program sono stati premiati nelle precedenti 14 edizioni 479 progetti per un importo complessivo di oltre 12 milioni di euro. Progetti che hanno generato un'importante produzione scientifica con ricadute sulla pratica clinica, presentata a congressi, pubblicata o in corso di pubblicazione su autorevoli riviste scientifiche nazionali e internazionali, oltre a progetti di rilevanza nazionale e locale per lo screening e la lotta alle malattie infettive, oncologiche e oncoematologiche. Il Community Award Program ha invece consentito di realizzare ad oggi 253 progetti di assistenza e supporto al paziente e ai caregiver, ma anche di prevenzione e diagnosi precoce, grazie ad un sostegno economico complessivo di quasi 6 milioni di euro.

Per Carnevale è importante scegliere con attenzione i prodotti per truccare il viso dei bambini, puntando sempre sulla sicurezza. "La pelle dei più piccoli è molto più sensibile rispetto a quella degli adulti: assorbe di più e si irrita più facilmente. Anche se si tratta di un make-up di 1 o 2 giorni, è fondamentale scegliere sempre prodotti dermatologicamente testati, con marchio CE e ipoallergenici". Lo sottolinea all'Adnkronos Salute Lia Pirrotta, dirigente medico di I livello e specialista in Allergologia e Immunologia dell'Idi - Istituto dermopatico dell'Immacolata Irccs di Roma.
"I colori non sono tutti uguali - spiega la dermatologa - Il blu è tra i più allergizzanti perché può contenere nichel, ma vanno evitati anche i trucchi di colore rosso e, in generale, quelli profumati". Attenzione particolare va riservata alla zona degli occhi: "Le palpebre hanno uno spessore di 4-5 millimetri e rappresentano la parte più sottile e sensibile della pelle del corpo". Secondo Pirrotta, "un trucco sicuro deve essere a base acquosa, non a lunga tenuta e facilmente rimovibile". Dopo una giornata di Carnevale, aggiunge, "è importante pulire bene la pelle con detergenti delicati e poi idratarla adeguatamente". Se questi accorgimenti non vengono seguiti, avverte la specialista, i rischi per i bambini possono essere "reazioni cutanee di tipo irritativo, come dermatiti, rossore, prurito e gonfiore delle palpebre". Nei bimbi predisposti alle allergie, inoltre, "la pelle potrebbe sensibilizzarsi anche per il futuro".
Truccarsi insieme è un rito diffuso tra i più piccoli, ma "è bene che non condividano trucchi, pennelli o spugnette per applicare il make-up, perché possono essere veicoli di batteri e causare dermatiti e congiuntiviti virali", avverte ancora la dermatologa. Tra le altre raccomandazioni: "Evitare di coprire completamente le palpebre, evitare narici e bocca per non ingerire sostanze ed evitare il trucco se il bambino presenta irritazioni della pelle dovute al raffreddore, come la secchezza intorno a naso e bocca. Esistono trucchi specifici per bambini: vanno evitati quelli per adulti", conclude Pirrotta.
I dati della stagione 2025 illustrati dalla Regione alla Bit di
Milano... 
"Ci si può scherzare però mi dispiace molto per Andrea (Pucci, ndr) sia umanamente che professionalmente. La sua è stata una scelta autonoma". Così Carlo Conti in collegamento telefonico con 'La Pennicanza', il programma di Fiorello e Biggio. Lo showman ha chiamato in diretta il direttore artistico del festival, in questo momento a Sanremo per le prove, che ha ufficializzato la presenza di Pilar Fogliati come co-conduttrice della seconda serata.
Rispetto al passo indietro di Pucci, Conti ha ricordato anche il precedente della contestazione nei confronti di Maurizio Crozza per sottolineare la pressione del palco dell'Ariston e ha aggiunto: "Non pensavamo di creare un affare di Stato, la mia scelta era per un artista che riempie i teatri".
Sul fronte ospiti, Conti non ha dato conferma su una possibile presenza di Eros Ramazzotti, mentre ha smentito la partecipazione degli amici Leonardo Pieraccioni e Giorgio Panariello: "Non vengono, non hanno nemmeno prenotato l'albergo", ha assicurato con una battuta.

Enzo Iacchetti, tramite i propri legali, ha "formalmente diffidato Meta Platforms chiedendo la rimozione immediata di una serie di contenuti, diffusi su Facebook, gravemente e gratuitamente offensivi, oltre che falsi, usurpativi dell’immagine e tesi ad istigare all’odio". È quanto si legge in una nota diffusa dall'ufficio stampa di 'Striscia la notizia'.
"Contenuti che ledono l’onore, l’immagine e la reputazione dell’artista, nonché la sua serenità e libertà morale. I post segnalati - provenienti da diversi profili - presentano fotomontaggi e testi calunniosi e mendaci - alcuni che lo accostano all’ideologia nazista - del tutto estranei a qualsiasi forma di legittima manifestazione del pensiero, oltre che in violazione del diritto all’immagine e degli standard della community della piattaforma", prosegue la nota.
"Nella diffida, inviata a Meta Platforms Ireland Ltd e Meta Platforms, Inc., si chiede la rimozione dei contenuti, nonché l’adozione di misure idonee a impedirne la reiterazione, riservandosi in caso contrario ogni azione in sede giudiziaria, anche d’urgenza, per il risarcimento dei danni subiti. In alcuni dei post segnalati, il conduttore di Striscia la notizia viene raffigurato con baffi che richiamano esplicitamente l’iconografia di Adolf Hitler, mentre in altri viene rappresentato in atteggiamenti e contesti ostili all’Italia, con l’evidente intento di denigrare e mistificare la sua immagine pubblica", aggiunge il comunicato.
Parallelamente, Enzo Iacchetti ha annunciato una denuncia-querela nei confronti degli autori dei post offensivi e diffamatori, ritenuti responsabili della diffusione consapevole di contenuti falsi, denigratori e istigatori all’odio, in relazione all’ipotesi di diffamazione aggravata e a ogni ulteriore fattispecie di reato che dovesse emergere nel corso delle indagini. La decisione è stata presa da Iacchetti per tutelare non solo la propria immagine e reputazione, ma anche per contrastare con fermezza l’uso distorto dei social network come veicolo di odio e disinformazione.
“Come avviene per ogni personaggio pubblico, Enzo Iacchetti ha sempre accettato il confronto e anche le critiche più aspre, nel rispetto della libertà di espressione e del pluralismo delle opinioni - si legge in un passo della querela riportato nel comunicato - Ben diverso, però, è il caso di accuse volgari, mortificanti e basate su deliberata mistificazione, che travalicano ogni forma di critica legittima e si trasformano in aggressioni reputazionali, amplificate dall’uso distorto dei social network e accompagnate da evidenti intenti di incitamento all’odio. Contenuti che non possono e non devono essere tollerati”.

Il lupus eritematoso sistemico rappresenta una patologia complessa non solo dal punto di vista clinico, ma anche sul piano sociale e psicologico. "La priorità è una presa in carico globale e multidisciplinare" del paziente. "Noi specialisti ci occupiamo solo di una parte delle problematiche, mentre molte altre devono essere gestite da professionisti diversi, lavorando in modo coordinato". Così Luca Moroni, internista immunologo presso l'Irccs ospedale San Raffaele di Milano, commenta all'Adnkronos Salute i risultati del progetto di ascolto 'Italian Systemic Lupus Erythematosus (Sle) Patients: Overview of Their Quality of Life and Unmet Needs', appena pubblicato sul 'Journal of Clinical Medicine', che per la prima volta descrive in modo strutturato l'impatto sociale, funzionale ed emotivo della patologia in Italia.
L'importanza della presa in carico multidisciplinare ha a che fare con un aspetto centrale della malattia: la cronicità. "Chi vive con una patologia cronica spesso tende ad attribuire tutti i sintomi alla malattia stessa - spiega Moroni - Nel caso del lupus la stanchezza, i disturbi del sonno o quelli dell'umore, tra cui ansia e depressione, non sempre sono legati direttamente all'attività della malattia, ma, come emerge anche dai nostri studi e da numerose ricerche internazionali, rappresentano spesso il peso maggiore nella vita quotidiana dei pazienti". La stanchezza, in particolare, è uno dei sintomi più complessi da interpretare. "La fatica è un'esperienza comune nei pazienti con lupus - sottolinea l'esperto - ma non è detto che sia sempre dovuta all'infiammazione. Può essere legata a danni d'organo o alla presenza di disturbi dell'umore, come la depressione. Questo rende la valutazione clinica difficile anche dal punto di vista diagnostico". In alcuni casi, inoltre, "i disturbi psicologici possono precedere la diagnosi stessa della malattia. Spesso nei pazienti con lupus esiste una coesistenza di disturbi dell'umore che può essere anche premorbosa e che contribuisce a complicare il quadro clinico", precisa lo specialista.
Un nodo cruciale che emerge anche dai dati raccolti riguarda l'uso del cortisone, che "è stato un farmaco rivoluzionario e continua a salvare vite, soprattutto nelle fasi acute della malattia - rimarca Moroni - Tuttavia oltre il 60% dei pazienti intervistati, seguiti presso centri di tutta Italia, utilizza ancora questa terapia in modo cronico e, con la disponibilità attuale di farmaci biologici e terapie innovative, questo non è più accettabile. E' una responsabilità del sistema sanitario e della comunità medica garantire ai pazienti l'accesso alle cure più moderne". Secondo l'esperto, il cortisone dovrebbe essere considerato principalmente come "una terapia ponte per controllare rapidamente l'infiammazione e proteggere gli organi nelle fasi acute, ma non dovrebbe rappresentare un trattamento cronico, se non in casi selezionati".
Un'altra priorità evidenziata dal report riguarda la riduzione dei tempi per la diagnosi. "La consapevolezza della classe medica è sicuramente migliorata, ma non abbastanza - osserva l'esperto - Il ruolo della medicina territoriale è cruciale: il medico di medicina generale deve poter indirizzare rapidamente il paziente allo specialista o al centro di riferimento più appropriato. Questo permette di ridurre il ritardo tra l'insorgenza dei sintomi e la diagnosi, ma anche di intercettare precocemente eventuali danni d'organo. Un esempio particolarmente rilevante è il coinvolgimento renale, che può svilupparsi anche in pazienti già diagnosticati. Individuare precocemente questi segni - avverte Moroni - è fondamentale per prevenire danni irreversibili".
Il lupus "può coinvolgere praticamente qualsiasi organo - chiarisce lo specialista - ma tra le figure più importanti nel team multidisciplinare ci sono sicuramente il nefrologo, il dermatologo, il neurologo e il ginecologo ostetrico esperto nelle gravidanze a rischio. Non va poi dimenticato il ruolo dello psicologo, fondamentale per gestire l'impatto emotivo della malattia". Ricordando che la patologia colpisce prevalentemente donne in età fertile e che il tema della gravidanza rappresenta spesso una preoccupazione per le pazienti, l'esperto rassicura: "Nella maggior parte dei casi le donne possono affrontare la gravidanza, purché seguite con controlli più attenti e, se necessario, con terapie adeguate".
Infine, sul modello organizzativo, Moroni precisa: "Non dobbiamo immaginare una struttura fisica dedicata. La 'lupus clinic' è un modello funzionale, una rete di specialisti che conoscono la malattia, con agende dedicate, percorsi di accesso rapidi e momenti periodici di confronto sui casi clinici. E' soprattutto - conclude - una questione di connessione tra competenze".

Il lupus eritematoso sistemico per molte persone non significa soltanto convivere con stanchezza e dolore, ma dover rinunciare ad attività semplici e quotidiane come fare la spesa o pulire casa, avere difficoltà al lavoro, chiedere permessi continui per visite ed esami, limitare la propria vita sociale. E' la realtà quotidiana che emerge da 'Italian Systemic Lupus Erythematosus (Sle) Patients: Overview of Their Quality of Life and Unmet Needs', progetto di ascolto che ha coinvolto oltre 150 pazienti, appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale 'Journal of Clinical Medicine', che per la prima volta fotografa in modo strutturato l'impatto sociale, funzionale ed emotivo del lupus in Italia, evidenziando la necessità di cure integrate e personalizzate. L'iniziativa è stata svolta in più fasi. Ha visto il coinvolgimento attivo di due associazioni di pazienti di rilevanza nazionale, il Gruppo Les Italiano e Apmarr (Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare), oltre a medici specialisti nel trattamento del lupus, con il supporto incondizionato di Gsk.
"Dietro ogni numero c'è una persona che spesso deve riorganizzare completamente la propria vita - spiega Rosa Pelissero, presidente Gruppo Les Italiano - Il lupus è una malattia invisibile, ma le sue conseguenze sono molto concrete: isolamento, difficoltà lavorative, perdita di autonomia. Questa ricerca ha dato voce a questa realtà". Secondo Antonella Celano, presidente Apmarr, "i pazienti non necessitano solo di terapie farmacologiche, ma di essere accompagnati lungo tutto il percorso: dalla diagnosi alla gestione quotidiana, anche dal punto di vista psicologico, sociale e professionale".
Lo studio mostra come il lupus incida profondamente sul benessere complessivo: il divario nella salute fisica e mentale risultano inferiori di oltre 13 e 14 punti rispetto alla popolazione generale, riporta una nota. Questa differenza si traduce in difficoltà a lavorare, mantenere relazioni sociali attive e svolgere attività quotidiane. Quasi 1 paziente su 2 riferisce limitazioni nello svolgere attività fisiche di moderato impegno, come spostare oggetti in casa, usare l'aspirapolvere o andare in bicicletta, e il 41% ha difficoltà anche a salire pochi piani di scale. La mancanza di energia è una costante: il 51% non si sente quasi mai pieno di energie e il 43% si sente spesso scoraggiato o triste. Una condizione che rende difficile programmare le giornate, mantenere relazioni sociali regolari e affrontare con continuità gli impegni familiari e lavorativi. A questo si aggiunge il timore per il futuro: l'83% vive con la paura che la malattia possa peggiorare e colpire organi vitali come reni e cuore. Le conseguenze delle patologie si riflettono in modo particolarmente evidente sul piano occupazionale. Per il 76% il proprio stato di salute ha limitato il tipo di lavoro da svolgere, il 31% ha dovuto cambiare occupazione e, in media, ogni persona perde circa 6 settimane lavorative all'anno a causa del lupus. L'82% è costretto a utilizzare permessi o ferie per gestire visite ed esami.
"Il lupus è una malattia immunologica ad alto impatto sulle persone che ne sono affette e sulle loro famiglie. E' una condizione che attraversa ogni dimensione della vita. Curarla significa occuparsi anche delle conseguenze psicologiche, sociali e professionali", sottolinea Lorenzo Dagna, direttore dell'Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie rare dell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore associato di Medicina interna all'università Vita-Salute San Raffaele.
Accanto al peso della malattia sulla vita quotidiana - prosegue la nota - lo studio porta alla luce un altro elemento cruciale sul trattamento: il 64% dei pazienti risulta ancora in terapia continuativa con corticosteroidi. Farmaci che, se utilizzati a lungo, espongono a effetti collaterali rilevanti come osteoporosi, aumento di peso, rischio di infezioni, disturbi dell'umore e diabete. Questo avviene - osservano gli esperti - nonostante siano oggi disponibili opzioni terapeutiche alternative tra cui i farmaci biologici, in grado di agire più selettivamente sui meccanismi della malattia, ridurre l'infiammazione e il danno d'organo e limitare la dipendenza dal cortisone, consentendo in molti casi una gestione migliore del lupus. L'accesso equo a queste opzioni terapeutiche e una presa in carico multidisciplinare strutturata, rappresentano quindi una delle leve principali per migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti. Anche il percorso verso la diagnosi resta lungo e complesso: in media servono 2,7 anni e il consulto di 5 medici prima di ricevere una risposta chiara. Solo il 20% dei pazienti riferisce di aver ricevuto supporto psicologico nelle fasi iniziali e meno della metà è seguita in un centro multidisciplinare dedicato. Inoltre, oltre un terzo delle visite specialistiche avviene in regime privato, con una spesa media superiore ai 700 euro l'anno.
"Ridurre i tempi diagnostici è fondamentale - evidenzia Luca Moroni, internista immunologo presso l'Irccs ospedale San Raffaele di Milano - Ogni anno perso significa maggiore sofferenza e spesso un peggioramento della prognosi. Una presa in carico coordinata può cambiare radicalmente il percorso del paziente".
Questi risultati restituiscono un quadro difficile, ma indicano anche una direzione auspicabile: intervenire precocemente, utilizzare terapie innovative in modo appropriato e costruire percorsi di cura integrati potrebbe consentire a molte persone con lupus di recuperare autonomia e stabilità nella vita quotidiana, poter lavorare con continuità, programmare il futuro, mantenere relazioni sociali e familiari senza che la patologia interferisca con ogni scelta.
"Ascoltare i pazienti è parte integrante del nostro impegno nella ricerca - conclude Valentina Angelini, Patient Affairs Director di Gsk Italia - Comprendere cosa significhi convivere con il lupus ci aiuta a orientare l'innovazione verso soluzioni che rispondano davvero ai bisogni reali delle persone. Le terapie innovative e un modello di cura più integrato possono cambiare concretamente la vita di chi oggi convive con questa malattia".

Pilar Fogliati sarà la co-conduttrice della seconda serata del Festival di Sanremo 2026. L'attrice affiancherà Carlo Conti e Laura Pausini mercoledì 25 febbraio insieme ad Achille Lauro e Lillo. Lo ha annunciato il direttore artistico in collegamento telefonico con 'La Pennicanza', il programma di Fiorello e Biggio in onda dal lunedì al venerdì alle 13:45 su Rai Radio2, anche su RaiPlay e sul canale 202 del digitale terrestre. Lo showman ha chiamato in diretta Conti, che in questo momento è a Sanremo per le prove.
Ma non si tratta dell'unico annuncio. I Pooh - ha rivelato ancora il conduttore - celebreranno i loro 60 anni di carriera a Sanremo sul palco Suzuki, dove riceveranno una targa speciale. Sullo stesso palco di Piazza Colombo si alterneranno anche quattro protagonisti delle scorse edizioni del Festival: Gaia, Bresh, The Kolors e Francesco Gabbani.
All’anagrafe María del Pilár Fogliati, per tutti Pilar Fogliati. Classe 1992, nata ad Alessandria e cresciuta a Roma, è uno dei talenti più interessanti del panorama cinematografico contemporaneo. Attrice, autrice e regista, si forma all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, dove affina quella miscela di istinto comico e precisione drammatica che diventa la sua firma. Debutta al cinema e in televisione con ruoli che mettono subito in luce la sua versatilità, ma è con ‘Cuori’, la fiction Rai ambientata nel mondo della cardiochirurgia degli Anni 60, che conquista il grande pubblico.
Ancora prima, però, a farla esplodere è un video social diventato virale in pochissimo tempo: quello in cui sfoggia tutta la sua abilità e ironia nell’imitare gli accenti dei quartieri di Roma. Quelle cadenze - dai Parioli al Pigneto - finiscono poi in ‘Romantiche’, il primo film da lei scritto e diretto. Qui si fa in quattro. Letteralmente. Interpreta quattro protagoniste che, a loro modo, raccontano la romanità contemporanea. Un debutto che conferma la sua brillante capacità di trasformazione e una spiccata vena comica, ma anche un manifesto delle trentenni di oggi. Con ‘Romantiche’ rompe tabù su psicologia, sessualità, estetica, amicizia e amore.
Al cinema lavora con registi come Riccardo Milani in ‘Corro da te’, Giovanni Veronesi in ‘Romeo è Giulietta’, Paolo Genovese in ‘Follemente’ e Ludovica Rampoldi in ‘Breve storia d’amore’. È inoltre protagonista della serie Netflix ‘Odio il Natale’, una commedia romantica che ribalta con ironia il cliché dei cliché sull’amore: la corsa contro il tempo per trovare un partner per le feste. La serie gioca con i codici della rom com, li aggiorna, li smonta e li ricompone in un racconto che parla più di identità e aspettative sociali che di trovare l’amore a tutti i costi. (di Lucrezia Leombruni)
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