(di Marzia Piga) E' un vero e proprio "vincolo strutturale" quello
che soffoca la competitività delle imprese sarde, alle prese con
gli alti costi dei trasporti delle merci, cui si aggiungono la
congiuntura internazionale, con il caro carburanti dovuto
all'instabilità geo-politica internazionale, e l'impatto della
tassa Ets. Un gap che frena lo sviluppo e incide sul costo della
vita dei sardi. È quanto emerge dallo studio "Il costo complessivo
delle merci per la Sardegna", curato dall'economista Andrea
Giuricin, per l'Istituto Bruno Leoni, che analizza le criticità del
trasporto isolano in una fase di forti tensioni sui costi
energetici, presentato questa mattina a Cagliari in un convegno
organizzato dai Riformatori Sardi.L'analisi mette a confronto tratte comparabili per l'autotrasporto di alimentari: un viaggio tra Cagliari e Milano "costa circa 2.600 euro", "contro i 2.150 euro della rotta Napoli-Milano". Questo significa che la sola componente del trasporto "è più cara del 21% per chi opera dall'isola".
Ma il dato più allarmante è quello sulla logistica: se si aggiungono i costi diretti e indiretti legati a magazzino, inventario e "costo del tempo", il peso complessivo dell'insularità porta i costi logistici a essere superiori del 40% rispetto a un trasporto puramente stradale continentale, con una perdita di competitività per le aziende sarde vicina al 30%, ha spiegato Giuricin.
A incidere in modo determinante è il carburante, che pesa tra il 35% e il 40% dei costi operativi delle compagnie marittime.
"La situazione internazionale incide moltissimo - ha chiarito Giuricin -. Il prezzo del jet fuel e del carburante marittimo viene fatto a livello globale. Abbiamo avuto un raddoppio dei costi nelle prime due settimane di guerra. Per un'isola come la Sardegna, che dipende da questi carburanti, la perdita di competitività è...




