
(Adnkronos) - Agguato questa mattina nella periferia est di Napoli: ucciso un 20enne. Poco dopo le 5 di oggi, i carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli e del nucleo operativo di Poggioreale sono intervenuti in via Carlo Miranda, nei pressi di un bar di Ponticelli. Sconosciuti in scooter hanno esploso alcuni proiettili, colpendo al torace il 20enne. Il giovane è stato trasportato al pronto soccorso di Villa Betania ed è lì che è morto. Indagini in corso da parte dei carabinieri per ricostruire dinamica e matrice.

(Adnkronos) - "Io spero che tutti si rendano conto di quello che stiamo vivendo. È una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti. C’è una somma di criticità che si accumula e si autoalimenta, sempre più difficile da risolvere. E questo pone chi ha voglia di ragionare di fronte alla grande debolezza del multilateralismo, che non ha saputo prendere lezioni da quanto era accaduto nel secolo scorso e non ha consolidato gli anticorpi per ciò che stiamo vivendo ora. Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla". Così Guido Crosetto, ministro della Difesa, in un'intervista esclusiva al quotidiano 'Il Corriere della Sera', parlando della guerra in Iran.
"Il rischio è la follia e quello che stiamo vivendo è un conflitto dove ad azione corrisponde reazione di un livello superiore. Trump è il leader di una nazione sovrana e nessuno dall’esterno è in grado di influenzarlo. Credo semplicemente che dovrebbe avere collaboratori più coraggiosi. Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il Capo. L’Iran degli ayatollah, a capo dell’integralismo, anti occidentale, che teneva sotto scacco ogni libertà era un problema di tutti. Con questa guerra decisa in due senza confronto e legittimità internazionale gli hanno fatto un regalo. Su tempi e modi sarebbe stata utile meno approssimazione - continua Crosetto - L’Europa fa ciò che può ma non mi pare con successo. Intanto ognuno dovrebbe fare la propria parte. Io rivendico che l’Italia abbia preso una posizione importante e seria quando ha detto di non condividere questa guerra cercando di limitare al massimo i danni".
"L’Italia non è alleata di Trump o Biden, noi siamo alleati degli Stati Uniti. Soltanto chi è stupido può pensare che si possa rompere questa alleanza. Pensiamo a oggi, pensiamo all’Iran che decida di reagire lanciando un razzo contro di noi. Se non ci fosse la difesa della Nato ogni Paese rischierebbe molto di più e sarebbe molto più indifeso - prosegue Crosetto - Non credo che Trump possa uscire dalla Nato. Gli servirebbe il voto del Congresso e dubito che sarebbe favorevole. Potrebbe invece decidere di ritirare i soldati dall’Europa. E questo ci renderebbe più deboli, meno difesi. In questo momento non siamo in grado di reagire tutti insieme sostituendoli. Dialogo, attività diplomatica. Trump ha l’agenda dettata dalla volontà di vincere in fretta anche perché dovrà confrontarsi con le elezioni di Midterm. Questa guerra sta mettendo a rischio anche gli Stati Uniti nella loro leadership mondiale".
In merito al viaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel Golfo e del fatto che l'opposizione lo abbia definito inutile, Crosetto dice che "è un atteggiamento infantile e ridicolo. Io non avrei mai criticato Renzi o Conte se fossero andati per garantire il nostro futuro, anche perché se fossero stati al nostro posto e fossero stati saggi avrebbero dovuto fare esattamente la stessa cosa. Questa cosa di vestire o svestire i panni a seconda se si governa o si è all’opposizione dimostra che la classe dirigente non è adeguata".
Rischio che tutto si blocchi nel giro di un mese? "E' ciò che si teme. Non tutto ma molto. I margini di manovra sono inevitabilmente limitati, soprattutto se non si agisce tutti insieme. Questa è l’occasione per dimostrare di essere in linea con i tempi senza limitarsi ad applicare la burocrazia. L’Europa deve capirlo. Ho appena parlato con il mio collega giapponese e con il ministro del Kuwait. La linea deve essere chiara: per sopravvivere non bisogna essere bloccati sulle regole burocratiche fissate in tempi di crescita. Maggioranza e opposizione devono deporre le armi, dobbiamo trovare momenti di coesione, collaborare per affrontare una crisi che, come ho detto, non ha precedenti", conclude Crosetto.

(Adnkronos) - Le 'Belve' di Francesca Fagnani sono tornate. Parte oggi, martedì 7 aprile, la settima stagione del programma cult ideato e condotto da Fagnani, prodotto da Fremantle, in onda ogni martedì in prima serata alle 21.20 su Rai 2 e on demand su Raiplay e Disney+.
Ospiti della prima puntata: Amanda Lear, Micaela Ramazzotti e Zeudi Di Palma. Tornano dunque i faccia a faccia in cui la giornalista si confronta, senza sconti, con personaggi del mondo dello spettacolo, del costume e della cronaca disposti a mettersi in gioco e a rispondere alle domande chiare, dirette e spesso irriverenti della conduttrice.
Da quest’anno in onda i provini di Belve: persone comuni siederanno sullo sgabello intervistate da Francesca Fagnani. Non mancherà, come di consueto, la sigla di chiusura con tutti i fuori onda degli ospiti, diventato nel corso degli anni uno dei momenti più attesi dal pubblico.

(Adnkronos) - Carlos Alcaraz oggi in campo nel secondo turno dell'Atp Masters 1000 di Montercarlo. Lo spagnolo, numero 1 del mondo e detentore del titolo, esordisce martedì 7 aprile nel match - in diretta tv e streaming - contro l'argentino Sebastian Baez, vittorioso al primo round per 7-5, 7-5 contro lo svizzero Stan Wawrinka. Alcaraz e Baez scenderanno in campo sulla terra rossa del Centrale nel terzo match della giornata. Il programma si apre alle 11 con la sfida tra Matteo Berrettini e Roberto Bautista Agut. A seguire, Jannik Sinner contro Hugo Humbert. E' probabile che Alcaraz e Baez inizino a giocare dopo le 15.
Alcaraz e Baez si affrontano per la quarta volta in carriera. Il numero 1 del mondo si è aggiudicato tutti i precedenti e conduce 3-0 in attesa della prima sfida sulla terra battuta. Lo spagnolo nel 2026 ha disputato 19 match vincendone 17: in bacheca quest'anno i titoli dell'Australian Open e del torneo di Doha. Il fuoriclasse di Murcia deve riprendere la marcia dopo la deludente parentesi sul cemento nordamericano, con i flop nei Masters 1000 di Indian Wells e Miami vinti da Sinner, che ha accorciato le distanze in classifica e può puntare al sorpasso già sulla terra rossa di Montecarlo.
Le partite dell'Atp Masters 1000 di Montecarlo saranno visibili in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. I match si potranno inoltre seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW. La finale del torneo invece sarà disponibile anche in chiaro su TV8, che trasmetterà anche una delle due semifinali ma in leggera differita.

(Adnkronos) - Jannik Sinner debutta all'Atp Masters 1000 di Montecarlo oggi, martedì 7 aprile 2026. L'azzurro, numero 2 del mondo, nel match del secondo turno - in diretta tv e streaming - affronta il francese Hugo Humbert, 27 anni e numero 34 del ranking, che al primo turno ha vinto il derby con il connazionale Moise Kouame per 6-3, 7-5. Sinner, all'esordio sulla terra rossa europea dopo i trionfi sul cemento americano nei tornei di Indian Wells e Miami, scende in campo nel secondo incontro sul Campo Centrale. Il programma si apre alle 11 con la sfida tra l'azzurro Matteo Berrettini, in tabellone con una wild card, e lo spagnolo Roberto Bautista Agut, nel main draw come lucky loser. E' presumibile che il match di Sinner, quindi, cominci non prima delle 13 - 13.30.
Sinner e Humbert si sono affrontati per 2 volte, con una vittoria a testa. Il primo confronto diretto risale addirittura al 2019. All'epoca, il francese si impose nel match della fase a gironi delle Next Gen Atp Finals. Nel circuito maggiore, Sinner ha avuto la meglio nel 2021 sulla terra rossa degli Internazionali d'Italia al Foro Italico. L'azzurro arriva all'appuntamento con un record di 19 vittorie e 2 sconfitte nella stagione in corso. Humbert ha vinto 11 dei 20 match disputati nel 2026.
Le partite di Sinner al Masters 1000 di Montecarlo, così come tutte quelle del torneo, saranno visibili in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. I match si potranno inoltre seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW. La finale del torneo invece sarà disponibile anche in chiaro su TV8, che trasmetterà anche una delle due semifinali ma in leggera differita.

(Adnkronos) - Nuove regole, tra multe e rischio arresto. Entrano in vigore da oggi le nuove regole sullo smart working introdotte dalla Legge annuale per le Piccole e Medie Imprese a tutela del lavoratore agile.
Come sancito dalla nuova normativa, da oggi cambiano infatti le regole riguardo alla sicurezza sul lavoro, con misure che prevedono sanzioni severe per i datori di lavoro inadempienti.
Secondo quanto prevedono le nuove regole per le Pmi, le multe scatteranno quindi in caso di mancata consegna dell’informativa scritta al lavoratore e al Rls, il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, sugli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Le sanzioni previste vanno dall’arresto da due a quattro mesi fino ad ammende a partire da 1.708,61 euro fino a 7.403,96 euro, come evidenziato dalla Fondazione studi consulenti del lavoro.
Secondo la legge il lavoro agile è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi. La prestazione lavorativa viene eseguita in parte all'interno dei locali aziendali e in parte all'esterno, senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell'attività lavorativa.

(Adnkronos) - La conferma sulla scadenza imminente dell'ultimatum all'Iran con la minaccia di distruggere il Paese "in una notte". Donald Trump torna all'attacco contro Teheran, in una giornata scandida dal tradizionale evento di Pasqua alla Casa Bianca ma anche da una conferenza stampa fiume dai toni altissimi.
Conferenza dove il tycoon ha più volte lanciato la sfida alla Repubblica Islamica sui negoziati, dopo il 'no' iraniano alla proposta Usa su una tregua e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Un rifiuto mal digerito dal presidente americano, che ha poi bocciato la controproposta in 10 punti giudicandola "importante", ma anche "non sufficiente". "Hanno fatto un passo molto significativo, vedremo cosa succederà", le parole del tycoon. Che poco dopo, però, è passato nuovamente alle minacce.
Ed è così che, se non si arriverà oggi a un accordo per la fine della guerra che dura ormai quasi da cinque settimane, il leader Usa ha promesso a Teheran che scatenerà "l'inferno".
L'intero Paese, le parole di Trump, "può essere distrutto in una notte e quella notte potrebbe essere domani" - e cioè alla scadenza dell'ultimatum fissato alle 20 di oggi ora locale, le 2 di mercoledì notte in Italia - mentre gli Stati Uniti hanno già pronto un piano per distruggere "in quattro ore" tutti i ponti e le centrali elettriche in Iran.
"Abbiamo un piano, grazie alla potenza delle nostre forze armate, che prevede che tutti i ponti dell'Iran siano distrutti entro la mezzanotte di domani sera (4 ore dopo la scadenza dell'ultimatum, ndr), che tutte le centrali elettriche dell'Iran siano fuori servizio e non potranno mai più essere utilizzate. E questo - ha avvertito - avverrà nell'arco di quattro ore, se solo lo volessimo".
"Noi abbiamo vinto, loro sono militarmente sconfitti", ha poi ribadito Trump in replica alle critiche di non avere una strategia chiara contro l'Iran. "Ho il piano migliore di tutti, ma non vi dirò qual è - ha quindi affermato il presidente -. Ogni singola cosa è stata pensata da tutti noi. Ma non posso rivelare il piano ai media".
Ma allora quando finirà la guerra? "Non posso dirvelo, dipende da quello che fanno, è un momento cruciale", la risposta del tycoon. "Hanno un periodo... Ho concesso loro una proroga", ha detto ancora il presidente ricordando che la sua deadline iniziale fissata per le scorse ore "era inappropriata, il giorno dopo Pasqua. Voglio essere una persona gentile. Ora vedremo cosa succede. Posso dirvi che stanno negoziando. Pensiamo in buona fede. Lo scopriremo".
Per ora però, sui negoziati le posizioni di Washington e Teheran rimangono distanti. "L'Iran potrebbe porre fine rapidamente alla guerra, c'è stato un regime change e ora le persone che negoziano per l'Iran sono molto più ragionevoli. Potete definirlo come volete, io dico che c'è stato un regime change. La guerra è legata ad una questione: l'Iran non può avere armi nucleari", ha rimarcato il presidente.
Secondo Trump, gli Usa avrebbero "a disposizione diverse opzioni. Potremmo andarcene ora e impiegherebbero 15 anni per ricostuire il Paese".
Ma intanto "se dipendesse da me, prenderei il petrolio: non possono farci niente. Purtroppo, il popolo americano vorrebbe vederci tornare a casa. Se dipendesse da me, prenderei il petrolio e mi prenderei cura del popolo iraniano. Ma voglio rendere felice il popolo del mio Paese, non credo capirebbe" se l'operazione continuasse. "Siamo in azione da oltre 30 giorni e abbiamo demolito una nazione molto potente", ha detto fornendo la propria visione del conflitto. Se l'Iran è stato demolito, perché la guerra non è ancora finita? "E' un paese grande, hanno ancora alcuni missili e hanno azzeccato un colpo fortunato".
"Il popolo iraniano vuole sentire le bombe perché vuole essere libero. La gente non scende in strada a protestare perché" il regime "aprirebbe subito il fuoco contro le persone. Noi abbiamo mandato armi, ma determinati gruppi di persone che avrebbero dovuto consegnarle se le sono tenute. Avrebbero dovuto distribuirle alla popolazione e invece se le sono tenute, sono molto arrabbiato con queste persone", ha poi aggiunto il presidente, che in precedenti dichiarazioni ha fatto riferimento ad armi affidate ai curdi come mediatori.

(Adnkronos) - "Ho 51 anni, mia moglie è una star di Hollywood". Donald Trump senza freni tra battute e invenzioni nei dialoghi con i bambini alla Casa Bianca. Il presidente ospita il tradizionale evento dell'Egg Easter Roll e intrattiene i giovanissimi ospiti in una giornata che sarà poi caratterizzata dalla lunga conferenza stampa dedicata alla guerra contro l'Iran. Nel South Lawn, giornalisti e operatori osservano Trump alle prese con i bimbi. E i microfoni catturano porzioni delle conversazioni a tratti surreali. Tra i giovanissimi ospiti, c'è chi chiede l'autografo del presidente sul proprio disegno.
"Potrei farvi gli autografi, ragazzi. E voi stasera potreste venderli per 25mila dollari su eBay", dice Trump con un'improvvisata lezione di business. "Li firmerò... Biden userebbe l'autopen, lui avrebbe l'autopen", dice facendo riferimento ad uno dei suoi argomenti preferiti.
Trump sostiene che il suo predecessore, Joe Biden, di fatto non firmasse i provvedimenti: lo staff avrebbe provveduto a replicare la firma del presidente con un dispositivo. "Lui non firmava, non era in grado di farlo. Quindi lo inseguivano dappertutto con questa macchinja. Sapete come si chiamava? Autopen!", racconta Trump ai ragazzini, che ascoltano il racconto con espressioni palesemente perplesse.
Sulla scena compare la First Lady, Melania. "E lei chi è?", chiede un bambino. "E' una star del cinema, è arrivata da Hollywood per essere qui", la risposta di Trump, che non perde occasione per celebrare il successo di 'Melania', il docufilm prodotto da Amazon MGM Studios.
Tra un pennarello e l'altro si parla anche di dati sensibili. "Quanti anni hai?", la domanda impertinente al 79enne presidente. Trump risponde, abbassandosi l'età di quasi 30 anni: "Ne ho 51", dice. Potrebbe anche osare di più, a giudicare dalla reazione della bambina alla sua sinistra: "Pensavo ne avessi 46". Anche tra i giovanissimi spunta almeno un sostenitore entusiasta: "Donald Trump, lei è il più grande presidente", l'endorsement di un bambino. La risposta? "Grazie, tesoro. Sono d'accordo".

(Adnkronos) - Come per i dazi, anche per la crisi energetica. La Cina non si è fatta trovare impreparata al secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca e alle conseguenze delle sue politiche di rottura. E pur rimandendo il principale importatore al mondo di gas e petrolio, con i tre quarti del petrolio che consuma importati, ha dimostrato resilienza alle conseguenze della guerra in Medio Oriente che stanno mettendo in ginocchio i Paesi asiatici, come Vietnam e Filippine che il mese scorso hanno chiesto aiuto a Pechino.
Il New York Times spiega come Pechino abbia aumentato le riserve di petrolio, e iniziato a sostituire dal 2019 il carbone al gas e al petrolio soprattutto nella crescente industria petrolchimica, e perseguito le energie rinnovabili come solare, eolico ed energia idroelettrica in modo tanto aggressivo che la sua domanda di petrolio raffinato, diesel e benzina è diminuita. Pechino ha sviluppato tecnologie per ridurre la sua dipendenza da materie prime straniere per alimentare la sua industria considerata dal Partito comunista al potere come fondamenta della sua strategia di sicurezza nazionale.
E dal primo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, il Paese ha affinato ed esteso questo approccio. "C'è stata una politica industriale sempre più top down, con un controllo centralizzato ancora più forte per sviluppare alcuni settori strategici che per Pechino devono essere rafforzati per non essere controllati dalle potenze occidentali", ha commentato Heiwai Tang, direttore dell'Asia Glibal Institute dell'Università di Hong Kong, intervistato dal quotidiano americano.
Se dieci anni fa la Cina era il mercato più vasto per le auto con motore a combustione, oggi è il mercato più importante per i mezzi elettrici. Se era l'importatore più importante di prodotti petrolchimici per produrre le componenti di plastica, gomma e metalli per alimentare le fabbriche, ora usa soprattutto carbone estratto localmente - con tecnologia sviluppata in Germania e sfruttata durante la seconda guerra mondiale - per produrre sostanze chimiche come il metanolo e l'ammoniaca sintetica. tutto, grazie alla pianificazione e agli investimenti del governo.
Già nel 2004 Pechino aveva iniziato ad aumentare le sue riserve di petrolio nel timore di problemi allo Stretto di Malacca, fra Indonesia e Malaysia e Singapore, passaggio cruciale per il petrilio che importava. Nei mesi scorsi aveva iniziato ad aumentare di nuovo le riserve, con un aumento delle importazioni di petrolio nel 2025 del 4,4 per cento, rispetto all'anno precedente, a fronte di un consumo aumentato del 3,6. Ma ha anche sviluppato una industria petrolchimica che l'ha liberata dalla dipendenza degli anni Novanta da aziende come DuPont, Shell e Basf, per dominare il sistema di rifornimento globale, sfornando i tre quarti del poliestere e nylon prodotti nel mondo. La domanda interna di petrolio raffinato, benzina e diesel sono tuttavia diminuiti per due anni di seguito. Il consumo di petrolio aumenta solo per l'industria petrolchimica.
"Ogni cosa che fa Trump innesca ancora più autosufficienza a Pechino", commentano gli analisti. "Trump 0.1 ha operato come chiara rottura che ha cambiato i calcoli geopolitici della Cina riattivango antiche paure", ha spiegato Lauri Myllyvirta, co fondatore del Center for Research on Energy and Clean Air. "Anche Xi ha parlato di resilienza delle catene di rifornimento. Tutto questo ha favorito il boom del petrolchimico". Nel 2020 la Cina aveva usato 155 milioni di tonnellate di carbonio per produrre sostanze chimiche. Nel 2024, ne ha usate 276 milioni. Nel 2015, c'è stato un ulteriore aumento di questo dato del 15 per cento, suprando il consumo di carbone negli Usa a 230 milioni di tonnellate. Il consumo di carbone viene considerato come un ponte fino allo sviluppo maggiore delle rinnovabili. Investimenti sono stati fatti anche per usare elettricità per il settore petrolchimico. La Cina produce un terzo dei fertilizzanti azotati gòobali e l'80 per cento di tale quota è prodotta con il carbone invece che con il petrolio. Dall'inizio della guerra in Medio Oriente i prezzi sui mercati internazionali dell'urea agricola, il principale prodotto chimico dei fertilizzanti, sono aumentati di oltre il 40 per cento mentre l'urea prodotta in Cina sono rimasti stabili alla metà del prezzo globale.

(Adnkronos) - È un Donald Trump convinto dei mezzi americani e della sua capacità di annichilire l’Iran quello che ha parlato per un’ora e 39 minuti dal podio della James Brady Briefing Room della Casa Bianca. “Tutto il Paese potrebbe essere eliminato in una sola notte e questa notte potrebbe arrivare domani”, minaccia il presidente, che però lascia ancora aperta la porta ai negoziati con Teheran, che ritiene stiano andando bene. "Il nuovo regime è più smart e meno radicale. Ma noi non lo abbiamo fatto per il cambio per il regime - ribadisce, parlando al 38esimo giorno di guerra -. Non posso parlare del cessate il fuoco, ma vi dico che dall'altra parte abbiamo un interlocutore attivo e disponibile”.
Allo stesso tempo, Trump conferma che l’ultimatum di martedì sera alle 20 (le due di notte di mercoledì in Italia, ndr) resta valido ed è pronto a colpire i ponti e le centrali energetiche del Paese, se un accordo non arrivasse in tempo. “Dicono che non ho un piano, invece ho il piano migliore di tutti ma non lo dico ai media”, sostiene, rivelando che tutte le infrastrutture iraniane potrebbero essere distrutte in meno di quattro ore dopo la scadenza dell’ultimatum.
“Ogni ponte in Iran sarà decimato entro la mezzanotte di domani, ogni centrale elettrica in Iran sarà fuori uso, in fiamme, esploderà e non sarà mai più utilizzabile. Intendo una demolizione totale entro la mezzanotte, e tutto ciò avverrà nell'arco di quattro ore. Se volessimo. Ma non vogliamo che accada", assicura il presidente. Che poi, inasprendo le sue minacce di devastare l'Iran se non riaprirà lo Stretto di Hormuz, aggiunge che se gli attacchi avessero luogo, Teheran impiegherebbe cent’anni a ricostruire tutto.
Con al fianco il segretario alla Difesa Pete Hegseth, l’inviato speciale Steve Witkoff, il capo degli Stati maggior riuniti Dan Caine e il direttore della Cia John Ratcliffe, Trump parla a lungo della missione di recupero dei due avieri dispersi in Iran, che ha definito come una delle più complesse nella storia degli Stati Uniti. “La Cia è stata incredibile, è stato come trovare un ago in un pagliaio”, commenta. L’operazione di soccorso "storica" ha coinvolto oltre 170 aerei, 155 solo per il secondo salvataggio, e centinaia di persone, sebbene “gran parte di essa fosse uno stratagemma” volto ad allontanare le forze iraniane dal pilota, rivela. E aggiunge che l'F-15E dell'Aeronautica militare statunitense è stato abbattuto venerdì scorso da un singolo missile spalleggiabile.
Durante la conferenza stampa, alla quale hanno presenziato alcuni dei membri della famiglia Trump come sua figlia Tiffany e il secondogenito Eric, Trump ribadisce l’importanza di riaprire lo Stretto di Hormuz. “È una priorità molto grande”, afferma, scartando poi l’ipotesi che Teheran possa imporre un pedaggio alle navi che attraversano l’importante via marittima: “Che ne dite se fossimo noi a riscuotere i pedaggi? Preferirei fare questo piuttosto che lasciarli a loro. Perché non dovremmo? Siamo noi i vincitori. Abbiamo vinto. D'accordo? Loro sono militarmente sconfitti”.
Per il presidente, qualsiasi accordo deve includere la riapertura dello Stretto. Sempre in giornata, durante un evento alla Casa Bianca, aveva detto che una proposta avanzata da altri Paesi come il Pakistan per un cessate il fuoco di 45 giorni “è un passo significativo, ma non è ancora abbastanza”. “Dobbiamo raggiungere un accordo che sia accettabile per me, e parte di tale accordo sarà la richiesta di libero transito per il petrolio e per ogni altra cosa”, ha dichiarato.
Durante la conferenza, il presidente è tornato a criticare duramente gli alleati degli Stati Uniti, accusandoli di non averli aiutati in questa guerra – al contrario dei paesi del Golfo Persico – e nominandoli uno per uno. “Il Giappone non ci ha aiutato, l'Australia non ci ha aiutato, la Corea del Sud non ci ha aiutato, e poi si arriva alla Nato: la Nato non ci ha aiutato”, ha detto.
Proprio parlando dell’Alleanza atlantica, il repubblicano ha ribadito la sua "delusione", suggerendo che il crescente divario tra gli Stati Uniti e la Nato abbia avuto inizio quando aveva proposto per la prima volta di acquisire la Groenlandia. “Sono molto deluso, molto. Credo che questo rappresenti una macchia per la Nato, una macchia che non sparirà mai; non sparirà mai dalla mia mente. Sapete, mercoledì verranno a trovarmi. Diranno: ‘Oh, faremo questo’, ‘Faremo quello’. Ora, tutto a un tratto, vogliono inviare materiale, capite?”, si è lamentato ancora, alla vigilia di una visita alla Casa Bianca del segretario generale dell'Alleanza Mark Rutte.
Il Presidente, in particolare, si è scagliato contro diversi membri della Nato per essersi rifiutati di fornire sostegno agli Stati Uniti nel conflitto con l'Iran, contestando specialmente la decisione di alcune nazioni di chiudere il proprio spazio aereo o le proprie basi militari alle forze armate statunitensi. “La Nato è una tigre di carta”, ha affermato Trump, liquidando con indifferenza l'ipotesi che gli Stati Uniti rinuncino al loro status di leader de facto dell'Alleanza e l’abbandonino. “Ovviamente non avevamo bisogno di loro, dato che non hanno fornito alcun aiuto”. E ancora: “Putin non ha paura della Nato. Putin ha paura di noi, ha molta paura di noi”.
Per quanto riguarda la possibilità di commettere dei crimini di guerra – violando la Convenzione di Ginevra – se prendesse di mira le infrastrutture civili dell’Iran, Trump ha risposto a un giornalista del New York Times assicurando di non essere preoccupato della cosa. Per lui, la priorità è impedire che Teheran ottenga un’arma nucleare: “Se pensate che permetterò loro di dotarsi di un'arma nucleare, potete dirlo ai vostri amici del New York Times: non succederà”.
Per il presidente, il momento è critico, ma tutto dipenderà da cosa farà ora l’Iran: “Possiamo bombardali senza pietà". Ciononostante, Trump è ancora convinto che si possa raggiungere un accordo nelle prossime ore e che l’Iran sia disposto ad evitare il peggio. In fondo, Trump è convinto: Dio sostiene le azioni americane nella guerra contro l'Iran, “Dio è buono”. Ma ha aggiunto che non gli piace “vedere persone uccise”. (di Iacopo Luzi)

(Adnkronos) - Il Napoli vola al secondo posto in classifica superando il Milan oggi ospite al Maradona: 1-0 il risultato finale del big match che chiude la 31esima giornata di Serie A. A siglare il gol della vittoria Politano verso l'80esimo, entrato da cinque minuti.
Al 13' occasione Milan con Pavlovic di testa su calcio di punizione, palla di poco fuori, dieci minuti tocca al Napoli con Spinazzola mancare di poco la rete con un tiro dalla media distanza. Replica il Milan con Nkunku al 35', anche questo tentativo di sbloccare il match va a vuoto di poco. Un minuto di recupero nella prima frazione.
Nella ripresa è Giovane a sfiorare il vantaggio al 50' con un tiro mancino che solo Maignan riesce ad annullare mandando in angolo. Maignan esce male su un calcio d'angolo al 73', la sua respinta viene intercettata da Anguissa che tira altrettanto male, il portiere francese riesce a evitare il gol.
La partita si sblocca con l'inserimento al 74' di Politano al posto di Spinazzola, comunque tra i migliori degli azzurri, e cinque minuti dopo, a quasi 80 minuti dal fischio d'inizio, sigla il vantaggio del Napoli di sinistro al volo grazie al lancio di Olivera. Si arriva al novantesimo senza altre occasioni, in una partità già avara: cinque i minuti di recupero.

(Adnkronos) - Elia Del Grande, l'autore della 'strage dei fornai', è evaso di nuovo. Sarebbe dovuto rientrare ieri sera nella casa lavoro di Alba (Cuneo) dopo una licenza di 11 ore. E invece ha fatto perdere le sue tracce. Secondo quanto riferisce Donato Capece, segretario generale del Sappe, il 50enne di Cadrezzate era con il cappellano e doveva far ritorno alle 21 nella casa lavoro dove prestava servizio, come volontario, presso la Caritas. Il prete si è accorto della sua scomparsa alle 20,30 facendo scattare così l'allarme.
Elia Del Grande, condannato per il triplice omicidio della famiglia nel 1998, si era allontanato anche lo scorso 30 ottobre dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia (Modena). Ora è caccia all'uomo con particolare attenzione sul suo luogo d'origine, Cadrezzate, in provincia di Varese, dove fu rintracciato l'ultima volta che fuggì.

(Adnkronos) - Flavio Cobolli al secondo turno dell'Atp Masters 1000 di Montecarlo. Il romano, testa di serie numero 10, al primo turno oggi lunedì 6 aprile supera l'argentino Francisco Comesana, proveniente dalle qualificazioni, con il punteggio di 7-5, 2-6, 6-3 in 2h30'. Cobolli incontrerà il belga Alexander Blockx. Finisce invece l'avventura di Matteo Arnaldi: entrato nel tabellone principale come lucky loser, cede al qualificato cileno Cristian Garin che si impone per 6-2, 6-4.
Nei match di giornata, cade solo una testa di serie. Il russo Karen Khachanov, numero 12 del tabellone, viene battuto dal francese Arthur Rinderknech che vince con il punteggio di 7-5, 6-2. Avanzano il ceco Jiri Lehecka (numero 11), il russo Andrei Rublev (numero 13), l'argentino Francisco Cerundolo (numero 16) e il baby fenomeno brasiliano Joao Fonseca.
Domani, con i primi match del secondo turno, entrano in scena i pesi massimi: attesa per il debutto di Carlos Alcaraz e di Jannik Sinner.

(Adnkronos) - E' record degli astronauti di Artemis II, che hanno battuto il primato della missione Apollo 13 del 1970 di massima distanza dalla Terra. I tre americani Christina Koch, Victor Glover e Reid Wiseman, e il canadese Jeremy Hansen si sono spinti oltre 400.171 chilometri nello spazio, ha annunciato la Nasa. "Gli astronauti della missione Artemis II raggiungono il punto di massimo avvicinamento alla Luna, allontanandosi dalla Terra più di quanto non abbiano mai fatto prima", l'annuncio sulla missione.
L'Apollo 13 56 anni fa aveva raggiunto quel punto dopo aver dovuto cambiare traiettoria a seguito di un'esplosione di un serbatoio di ossigeno in volo, con gli astronauti che avevano pronunciato la famosa frase "Houston, abbiamo un problema".

(Adnkronos) - Nessuna emergenza carburante nell'aeroporto di Brindisi e negli altri scali pugliesi. Ad assicurarlo è il presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile il presidente di Aeroporti di Puglia, in merito alla notizia sulla presunta carenza di carburante.
“Al momento non c'è alcuna emergenza per quanto riguarda la disponibilità di carburante negli scali pugliesi. La situazione è sotto controllo, anche e soprattutto a Brindisi e non c’è alcun motivo per creare preoccupazioni o allarmismi. Le forniture di carburante continuano regolarmente e non c'è alcun rischio di carenza imminente", le parole di Vasile.
"È importante mantenere la calma", aggiunge. "Ribadisco che Aeroporti di Puglia sta gestendo la situazione con la professionalità di sempre e attraverso un monitoraggio costante, in modo da garantire che tutto proceda normalmente. Si tratta di effetti indiretti connessi alle problematiche registrate da altri scali. In pratica gli aeromobili provenienti da Milano, Bologna e Venezia hanno fatto rifornimento a Brindisi riducendo significativamente la scorta, che verrà comunque ripristinata nella giornata di domani mattina”, conclude Vasile.

(Adnkronos) - La Juventus batte il Genoa per 2-0 nel match della 31esima giornata del campionato di Serie A, oggi 6 aprile 2026, e si avvicina al quarto posto. I bianconeri si impongono con i gol di Bremer e McKennie, a segno nel primo tempo. Il successo consente alla formazione allenata da Spalletti di salire a 57 punti, a una sola lunghezza dalla quarta posizione occupata dal Como. Il Genoa rimane a 33 punti, con 6 lunghezze di vantaggio sulla zona retrocessione.
La Juve sfonda subito e mette il match in discesa. Bremer al 4' va a segno con un colpo di testa sfruttando il suggerimento di Kelly nella co-produzione tra difensori: l'incornata dell'inglese diventa un assist, il brasiliano da distanza ravvicinata non sbaglia e firma l'1-0. I torinesi sono padroni del campo e spingono con continuità contro avversari che faticano a riprendersi dall'avvio choc. Il raddoppio arriva al 17' con la conclusione precisa di McKennie. Lo statunitense innesca Conceicao e si inserisce, sfruttando l'assist del portoghese che chiude la triangolazione: 2-0. La gara è un monologo bianconero e il risultato potrebbe assumere dimensioni più ampie prima dell'intervallo. Yildiz, McKennie e Conceicao non sfruttano le chance per il tris. Il copione non cambia nemmeno in avvio di ripresa. Al 47' il solito McKennie non trova l'imbucata vincente in scivolata, al 48' David si iscrive alla partita centrando il palo. Il Genoa, dopo 50 minuti da incubo, finalmente entra in campo.
I liguri iniziano a premere e approfittano della frenata bianconera. La Juve alza il piede dall'acceleratore e i rossoblu provano a riaprire la sfida. L'occasione migliore per gli ospiti arriva al 74'. Bremer stende Martin, il Var evidenzia che il fallo è all'interno dell'area: rigore. Martin calcia il penalty e si fa ipnotizzare da Di Gregorio, subentrato nel secondo tempo all'infortunato Perin. Il portiere bianconero, tornato tra i pali dopo un mese abbondante in panchina, nel prosieguo dell'azione dice ancora 'no' a Martin respingendo miracolosamente la girata ravvicinata. La fiammata del Genoa si esaurisce, la Juve - con qualche brivido di troppo - conduce in porto la vittoria che riapre totalmente la corsa alla Champions.

(Adnkronos) - Una donna di 51 anni è morta sabato scorso all’ospedale di Pescara per una forma particolarmente aggressiva e rara di meningite. La signora era stata accompagnata in ospedale dopo la comparsa dei primi disturbi, ma le sue condizioni si sono rivelate da subito estremamente critiche. Nonostante gli accertamenti e i tentativi dei sanitari, il quadro clinico è precipitato rapidamente fino al decesso. La Asl di Pescara ha quindi attivato le procedure previste, individuando le persone entrate in contatto stretto con la paziente e sottoponendole a profilassi.
E nel nosocomio di Pescara resta ricoverato, in gravi condizioni nel reparto di Rianimazione pediatrica, un ragazzo di 15 anni residente a Chieti, colpito da meningite meningococcica, l’unica forma trasmissibile per via aerea. Secondo quanto riferito dai medici, il giovane starebbe reagendo positivamente alle terapie farmacologiche più avanzate, ma la prognosi resta riservata.
L’adolescente era stato accompagnato nella notte tra giovedì e venerdì al Pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti con sintomi severi, tra cui febbre alta, forte mal di testa, malessere generale e alterazione dello stato di coscienza. La diagnosi è stata formulata in tempi rapidi, consentendo l’immediato avvio delle cure e il successivo trasferimento nel centro di riferimento regionale per la pediatria. Anche in questo caso, la Asl ha attivato tutte le procedure previste: ricostruiti gli spostamenti del giovane, sono stati sottoposti a profilassi antibiotica familiari, amici e tutte le persone entrate in contatto stretto con lui. Lo studente frequenta l’istituto tecnico Savoia di Chieti e una palestra di Pescara: entrambe le realtà sono state informate, con sanificazione degli ambienti sportivi e monitoraggio sanitario per studenti, insegnanti e frequentatori della struttura sportiva.

(Adnkronos) - Un'incursione ad alto rischio delle forze speciali statunitensi ha permesso di recuperare, due giorni dopo l'abbattimento nei cieli iraniani del caccia F-15E, il pilota aemricano disperso, per il quale Teheran aveva promesso una ricompensa in caso di cattura e che avrebbe voluto utilizzare come leva negoziale. La stampa americana ricostruisce l'operazione, con il New York Times che ricorda che i due membri dell'equipaggio si erano eiettati dal loro caccia pochi secondi dopo essere stati colpiti dal fuoco iraniano. L'F-15E Strike Eagle, il primo caccia perso a causa del fuoco nemico in questa guerra, si era schiantato violentemente al suolo, con i due militari che si trovavano in territorio ostile, da soli e armati solo di pistole. Il pilota dell'aereo era in “comunicazione costante” con la sua unità ed è stato salvato circa sei ore dopo da una forza che includeva aerei d'attacco ed elicotteri che sono stati sottoposti a fuoco pesante, hanno raccontato ufficiali americani.
Poco dopo lo schianto dell’aereo - riporta il Wall Street Journal - secondo quanto riferito da funzionari statunitensi, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore congiunto, hanno informato il presidente Donald Trump della situazione. Gli hanno comunicato che il Pentagono aveva pianificato da tempo uno scenario del genere e che era in grado di soccorrere il pilota. Una volta che il Pentagono è stato in grado di confermare l’identità del militare, Hegseth si è precipitato nello Studio Ovale per informare il presidente e chiedere un ordine definitivo, hanno riferito i funzionari. Trump ha dato immediatamente la sua approvazione: "Dobbiamo recuperarlo", ha detto, secondo quanto riferito dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
Ma l'ufficiale addetto ai sistemi d'arma dell'aereo era disperso. Nel caos dell'espulsione — una manovra violenta, ma salvavita — si era separato dal pilota, dando il via a una vasta operazione di ricerca che è diventata l'obiettivo principale delle truppe militari statunitensi e degli agenti della Cia in tutto il teatro delle operazioni per due giorni.
Fonti anonime hanno riferito al quotidiano che aerei da ricognizione e droni hanno setacciato l’area nei pressi del luogo in cui l’aereo era precipitato, ma non sono riusciti a trovare né l’ufficiale né alcun segno che fosse vivo. La sua missione si riduceva a due parole: fuga e sopravvivenza. Circondato da potenziali nemici, ha risalito una cresta a 2.100 metri e si è infilato in una fessura dove sperava di essere al sicuro fino a quando le forze americane non lo avessero trovato, hanno detto funzionari militari statunitensi. "Dio è buono", aveva comunicato via radio il colonnello dell’Aeronautica Militare una volta raggiunta una cresta sopraelevata, un messaggio che inizialmente era stato accolto con sospetto a Washington come una possibile trappola iraniana, mentre i funzionari si affrettavano a verificare che fosse ancora vivo.
Circa 14 ore dopo che il caccia era stato colpito, i funzionari statunitensi hanno individuato la posizione del pilota tramite un localizzatore che portava con sé, come previsto dai protocolli. I militari sono addestrati a non segnalare costantemente la loro posizione e a limitare l'uso del localizzatore, che può essere individuato dal nemico. Hegseth ha chiamato il presidente Trump e gli ha detto che, finché ci fosse stata la possibilità di ritrovare l'ufficiale, era necessario mantenere segrete le informazioni relative al salvataggio del pilota.
L'Iran aveva lanciato diverse squadre di ricerca, una delle quali si era radunata ai piedi della montagna dove si nascondeva il pilota. Per gli iraniani, il colonnello era una importante da poter eventualmente usare come leva nei negoziati con gli Stati Uniti. Per l'esercito statunitense, il cui motto è “nessun uomo lasciato indietro”, trovare l'ufficiale era un imperativo morale. Ferito per la forza dell’espulsione, l’ufficiale si è messo in attesa. Sapeva che sia le forze statunitensi che quelle iraniane avevano ingaggiato una corsa contro il tempo per trovarlo. Il primo compito per i militari americani era assicurarsi che la persona che aveva inviato la segnalazione fosse il pilota e non qualcuno che si spacciava per lui.
Dalla sua sede di Langley, in Virginia, la Cia intanto stava elaborando un piano di inganno per far guadagnare tempo, diffondendo la notizia in Iran che l’aviere era stato trovato e stava per essere portato fuori dal paese con un convoglio via terra. La speranza era che gli iraniani spostassero le loro ricerche dal luogo in cui si pensava si trovasse il pilota e si concentrassero invece sulle strade che portavano fuori dalla regione. Secondo un alto funzionario dell’amministrazione, l’operazione della Cia sembra aver seminato confusione tra le forze iraniane, che hanno tuttavia intensificato le ricerche, invitando la popolazione a catturare il pilota o i piloti nemici e a consegnarli vivi alle forze di sicurezza in cambio di una ricompensa di circa 60.000 euro.
In quel momento, i vertici militari statunitensi erano nelle fasi finali della preparazione di una vasta e complessa missione di salvataggio che coinvolgeva circa 100 forze delle Operazioni Speciali, guidate da elementi del Seal Team 6, con i commando della Delta Force e i Ranger dell’Esercito in standby se necessario. Una forza convenzionale molto più grande, composta da elicotteri, aerei di sorveglianza, caccia e aerei cisterna, era pronta a fornire supporto. Un ufficiale militare statunitense ha affermato che ci sono volute ore per individuare la posizione dell’ufficiale e determinare che si trattasse proprio di lui. I militari sono stati assistiti dalla Cia, che ha utilizzato una tecnologia speciale, esclusiva dell’agenzia, per localizzare il pilota, mentre l'intelligence americana e israeliana hanno raccolto informazioni per determinare se fosse solo, circondato da iraniani o fosse stato catturato.
Una volta accertato che era solo, gli ufficiali hanno atteso il calare della notte per lanciare la missione di salvataggio. Elicotteri delle Operazioni Speciali, a bordo dei quali viaggiavano i commandos, si sono precipitati verso il sito dove l’aviatore stava attendendo. Un alto funzionario statunitense ha descritto la missione di salvataggio come una delle più impegnative e complesse nella storia delle Operazioni Speciali statunitensi. I commandos hanno dovuto fare i conti con il terreno montuoso, le forze iraniane che presumevano si sarebbero precipitate ad attaccarli e le condizioni di salute del pilota, che rimanevano incerte. Mentre le forze speciali atterravano, aerei da guerra statunitensi e israeliani sganciavano bombe, sulla base delle indicazioni date dal pilota, che vedeva avanzare gli iraniani. Un primo tentativo di salvataggio ha dovuto essere interrotto dopo che due elicotteri H-6 sono stati colpiti da fuoco di armi leggere proveniente da terra, ferendo gli equipaggi di entrambi i velivoli e costringendoli ad atterrare in sicurezza in Kuwait. Il territorio in cui si nascondeva il pilota è stato descritto come fortemente ostile al regime iraniano.
Una volta che è stato recuperato il colonnello è stato trasportato d’urgenza in elicottero in un campo che le forse speciali avevano precedentemente allestito per possibili salvataggi o altre emergenze. Il piano prevedeva di imbarcare immediatamente il pilota e la squadra di soccorso su due aerei C-130 che avrebbero dovuto trasportarli al sicuro in un aeroporto in Kuwait. Ma, con un colpo di scena dell'ultimo minuto, il carrello anteriore di almeno uno, e forse di entrambi, gli aerei è rimasto incastrato nella sabbia della pista, secondo quanto riferito da funzionari militari. I tentativi di liberare le ruote bloccate sono falliti, quindi i commando ha chiesto l'intervento di tre aerei sostitutivi. Il successo di una missione pericolosa, che sembrava ormai quasi conclusa, era improvvisamente tornato incerto.
Dopo la partenza del pilota e delle forze speciali, i caccia rimasti a terra sono stati fatti saltare in aria e anche i quattro elicotteri delle Operazioni Speciali MH-6, per non lasciarli cadere nelle mani degli iraniani. I tre aerei 'sostitutivi' sono decollati in successione.
L'aereo che trasportava il pilota recuperato è poi partito per primo, seguito dagli altri. Quando alla Casa Bianca è giunta la notizia che l’aereo aveva lasciato lo spazio aereo iraniano, Trump ha annunciato il successo della missione.
"Quando un pilota cade, in paesi molto ostili, come in Vietnam, è impossibile recuperarlo", ha dichiarato Trump al Wall Street Journal ieri mattina. "È riuscito ad arrampicarsi, nonostante fosse ferito, è riuscito a infilarsi in una fessura", ha proseguito il presidente, aggiungendo che il colonnello riusciva a sentire le forze statunitensi che lo cercavano, "sono successe molte cose straordinarie". Le truppe guidate dal Comando Centrale hanno dispiegato una potenza di fuoco devastante per tenere a bada il nemico: quattro bombardieri B-1, parte di una più ampia flotta aerea, hanno sganciato quasi 100 bombe a guida satellitare e anche i droni MQ-9 Reaper hanno colpito gli iraniani mentre si avvicinavano al nascondiglio del colonnello.

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(Adnkronos) - Torna Belve, il programma cult di Rai2 ideato e condotto da Francesca Fagnani, giunto alla settima stagione: appuntamento in prima serata, ogni martedì alle 21.20, dal 7 aprile. Tra gli ospiti della prima puntata Amanda Lear, in un’intervista esilarante e profonda, tra ménage a trois, arte, Lsd, amori trasgressivi. A Fagnani l’artista racconta i momenti più belli e anche i più difficili della sua vita, dalla convivenza con Dalì e la moglie Gala al triangolo amoroso con Bowie, anche lui sposato, fino al doloroso ricordo del marito morto in un incendio in casa. Gli ospiti della prima puntata insieme ad Amanda Lear sono Micaela Ramazzotti e Zeudi Di Palma.
Alle domande di Fagnani sugli amori trasgressivi, Amanda Lear confessa: “Ho avuto delle relazioni con dei ragazzi bellissimi eterosessuali, ma dopo un po' mi annoio. Con un gay è diverso. Mi diverte sempre. Adoro gli omosessuali”. Il racconto più amaro sul marito morto in un incendio in casa “Alain Philippe è stato l’uomo che ho amato di più” dice Lear e Fagnani domanda: “Nelle relazioni ha amato più uomini omosessuali che etero e Alain lo era?”, e l’artista nello studio di Belve confida “No, mio marito era bisessuale”. Un momento di assoluta verità sull’ambiguità che l’ha accompagnata per tutta la carriera, Fagnani chiede quanto il suo personaggio l’abbia condizionata e Lear rivela: “A volte odiavo quella Amanda: quel personaggio è stato una gabbia”.
Sul finale l’amara confessione sul rapporto con Salvador Dalì, per la prima volta Lear ammette “Se fosse qui oggi gli direi, perché mi hai usata?”
Fagnani domanda del mènage a trois col pittore spagnolo e sua moglie, durato 16 anni: “Salvador Dalì è rimasto sempre sposato con Gala…” e qui Lear apre la porta ai ricordi inediti “Avrebbe dovuto essere gelosa. Invece mi disse: mio marito ha bisogno di te e mi accolse in casa come una figlia. Lei lo voleva compiacere”. A quel punto la giornalista incalza: “Possiamo parlare di un ménage à trois?” “Ma non c’era sesso, Dalì era impotente” la risposta di Lear che prosegue in un racconto pieno di colpi di scena. “Lui le presentava degli uomini?”, chiede Fagnani e Lear racconta “Mi presentava spesso un bellissimo fidanzato e godeva di sapere che ero felice con un bel ragazzo. Il giorno dopo mi chiedeva allora com’è andata?”
Sulla storia con David Bowie il racconto esilarante della cantante: “Non mi piaceva molto. Era tutto bianco, magrissimo, capelli rossi, niente sopracciglia… Faceva un po’ schifo”. “Pure lui era sposato! Ma come mai tutte queste mogli non vedevano l’ora di accoglierla?” domanda divertita Fagnani. E Lear rivela “un giorno mi viene a trovare Angie, la moglie di Bowie, e mi dice tu vai con mio marito, tranquilla, è ok. Non era gelosa, erano una coppia aperta”. Irresistibile botta e risposta sulla storia durata due anni con la rockstar “Ma era un mènage a trois?” domanda Fagnani , “no, io non sono mai stata a letto con sua moglie” ribatte Lear. “Però un po’ la comitiva le piaceva…”, è la chiosa ironica della giornalista.

(Adnkronos) - L'Iran "ha fatto una proposta significativa, è un passo rilevante ma non è abbastanza buono. Stanno trattando, vediamo cosa succede". Parola di Donald Trump che commenta così, durante l'evento tradizionale di Pasqua alla Casa Bianca - il White House Easter Egg Roll -, la controproposta di cessate il fuoco con Teheran avanzata dai Paesi mediatori dopo che lo Stato Islamico ha respinto il piano Usa.
Sui negoziati, quindi, le posizioni di Washington e Teheran rimangono distanti. "L'Iran potrebbe porre fine rapidamente alla guerra, c'è stato un regime change e ora le persone che negoziano per l'Iran sono molto più ragionevoli. Potete definirlo come volete, io dico che c'è stato un regime change. La guerra è legata ad una questione: l'Iran non può avere armi nucleari", dice.
"Abbiamo a disposizione diverse opzioni. Potremmo andarcene ora e impiegherebbero 15 anni per ricostuire il paese". Trump ha minacciato un attacco totale alle infrastrutture se non si raggiungerà un accordo entro la giornata di martedì. "L'ultimatum è definitivo. Niente ponti, niente centrali elettriche. Non vado oltre...", dice rispondendo ad una domanda sugli obiettivi dell'eventuale azione che scatterebbe.
"Se dipendesse da me, prenderei il petrolio: non possono farci niente. Purtroppo, il popolo americano vorrebbe vederci tornare a casa. Se dipendesse da me, prenderei il petrolio e mi prenderei cura del popolo iraniano. Ma voglio rendere felice il popolo del mio Paese, non credo capirebbe" se l'operazione continuasse. "Siamo in azione da 34 giorni e abbiamo demolito una nazione molto potente", dice fornendo la propria visione del conflitto. Se l'Iran è stato demolito, perché la guerra non è ancora finita? "E' un paese grande, hanno ancora alcuni missili e hanno azzeccato un colpo fortunato".
"Il popolo iraniano vuole sentire le bombe perché vuole essere libero. La gente non scende in strada a protestare perché" il regime "aprirebbe subito il fuoco contro le persone. Noi abbiamo mandato armi, ma determinati gruppi di persone che avrebbero dovuto consegnarle se le sono tenute. Avrebbero dovuto distribuirle alla popolazione e invece se le sono tenute, sono molto arrabbiato con queste persone", dice Trump che in precedenti dichiarazioni ha fatto riferimento ad armi affidate ai curdi come mediatori.
"Abbiamo effettuato migliaia di voli, hanno abbattuto un aereo con un colpo di fortuna, tutto qui", dice riferendosi all'operazione di salvataggio del secondo componente dell'equipaggio di un F-15 abbattuto venerdì.

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Sarda News - Notizie in Sardegna
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